lunedì 31 agosto 2009

MEZZA ITALIA TORNA SUI LIBRI IL 14 SETTEMBRE.

Con la scelta della Sicilia è stato completato il calendario scolastico 2009-2010. Se le campanelle d'inizio lezioni torneranno a suonare il 14 settembre in ben tredici regioni, gli ultimi a tornare in classe saranno gli studenti dell'Abruzzo, il 21 settembre. Hanno scelto la data del 14 settembre per il ritorno tra i banchi Alto Adige (Bolzano), Calabria, Campania, Lazio (per il primo ciclo, per il secondo è il giorno dopo), Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Toscana, Trentino, Umbria, Valle d'Aosta e Veneto. Con più calma, e i motivi sono intuibili, inizieranno gli studenti dell'Abruzzo, appunto il 21 settembre. L'Emilia Romagna, il Friuli-Venezia Giulia e il Lazio per il secondo ciclo hanno scelto il 15 settembre, mentre la Basilicata e le Marche il 16. Il 17 settembre, invece, è stato preferito dalla Sardegna, il 18 dalla Puglia e dalla Sicilia. Anche sulle date di chiusura delle attività didattiche la maggior parte delle regioni si è trovata d'accordo. Hanno scelto il 12 giugno come stop alle lezioni Abruzzo, Alto Adige (nelle scuole in cui le lezioni sono articolate su 6 giorni settimanali), Basilicata, Campania, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sicilia, Toscana e Valle d'Aosta. Gli studenti di Calabria, Emilia-Romagna, e Trentino lasceranno per primi i banchi di scuola, il 5 giugno, e poi, il 9 giugno, sarà la volta di Marche, Puglia e Veneto. Dovranno pazientare qualche giorno ancora, invece, gli scolari della Sardegna e dell'Umbria che smetteranno il 10 giugno, e dell'Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia l'11 giugno. Le vacanze natalizie oscillano di poco in quanto tutte le regioni convergono nell'arco che va dal 23-24 dicembre 2009 fino al 6 gennaio 2010, tranne per il Piemonte dove le vacanze inizieranno il 21 dicembre. Per le vacanze di Pasqua l'arco va dal 29 marzo al 6 aprile 2010 per Alto Adige (Bolzano), Lazio, Liguria, Umbria e Veneto. Il resto delle regioni è più compattato in quanto ha scelto l'intervallo 1-6 aprile per la pausa pasquale.

martedì 18 agosto 2009

Buone ferie a tutti i nostri lettori.

E’ un’Italia piccola, piccola, quella che la Lega di Bossi vuole “dialettizzare” proponendo nuovi esami per i docenti chiamati ad insegnare in terra padana. E’ un’Italia piccola, piccola quella che il premier ha consegnato alle cronache giudiziarie e che sta regalando al gossip scandalistico fatto di “donnine poco serie”, che prima o poi presentano conti talmente salati, che nessuno - neanche se a chiamrsi è Silvio Berlusconi - può “soddisfarle” tutte insieme! E’ un’Italia piccola, piccola quella delle cosiddette “primarie” del Pd che, imprigionato nei suoi apparati burocratici con gerarchie interne sclerotizzate ed organigrammi generazionalmente vecchi, si affanna a trovare l’uomo-guida sul modello della diretta concorrenza. Ma di “Silvio”, per fortuna o per sventura, nostra o loro, ce n’è uno solo! Appare fuor di dubbio che le vicende politiche italiane non hanno contribuito e non contribuiscono a dare dell’Italia un’immagine positiva, ma soprattutto l’immagine di un Paese impegnato a superare, tra non poche difficoltà, una crisi “strutturale” senza precedenti. Manca, a tutti i livelli - parlamento, governo, opposizione, magistratura, mezzi d’informazione, enti locali, ministeri, tribunali, ospedali - il “Senso dello Stato”. La Nazione, Il Paese, L’Italia, meriterebbe una classe politica e istituzionale più “coesa”, una dirigenza più “capace” meno pasticciona e soprattutto meno egoista e meno arida, più attenta al “bene comune” ed un po’ meno al proprio tornaconto personale! Ci piacerebbe immaginare un’Italia più disponibile e capace, più attenta a se stessa e alla sua “gente”, la vorremmo non più china, prona e con gli occhi bassi impegnata a guardare la punta dei propri piedi pronti a camminare solo sul velluto di condoni e amnistie politiche e morali. Un’Italia più vera, più grande, più unita: un’ Italia operaia! La Lega del Nord, come quella ancor più fasulla che è pronta a scendere in campo al Sud, sono forse la manifestazione più evidente di quella "Italietta" che non riesce a decollare, concentrando tutti i suoi sforzi nell’inutile e pericoloso gioco del revanchismo economico e sociale di tipo individualistico che sembra accomunare sia il ricco Nord che quel povero Sud dove negli ultimi cinquant'anni sono finite ingenti risorse dello Stato italiano con risultati il più delle volte catastrofici. Tutto questo a danno di una "unità nazionale" degna veramente di questo nome che da sempre stenta a prendere corpo. E’ purtroppo un Paese "distratto", il nostro, e "poco solidale" quello che lasciamo in queste ore per andare in vacanza insieme ai nostri lettori ai quali diamo appuntamento a settembre più che mai convinti ed impegnati ad ampliare i risultati fin qui raggiunti dal nostro SocialNetwork.

lunedì 17 agosto 2009

Bossi: «La Lega non è contro Fratelli d'Italia, chiede stipendi equi»

«Per non parlare dei salari, delle gabbie salariali e della necessità di aumentare i salari si sono inventati che la Lega è contro l'inno italiano. Invece noi siamo per aumentare i salari e chiediamo i salari su base territoriale legandoli al costo della vita. I giornali d'estate non vendono, per questo fanno qualche forzatura, io ho solo detto che ero commosso per il fatto che i padani conoscessero benissimo l'inno della Padania ‘Và pensiero’. Da lì uno può fare della dietrologia: se cantano ‘Và pensiero’ sono contro ‘Fratelli d'Italia’, ma non è così».
Anche i dipendenti pubblici devono avere salari differenziati in base al costo della vita nel territorio dove lavorano: è questo uno dei paradigmi del federalismo fiscale secondo il ministro dell'Agricoltura Luca Zaia, esponente della Lega Nord."Commisurare i redditi al costo della vita, anche nel pubblico, costringera' il Mezzogiorno ad imparare a camminare con le proprie gambe", scrive Zaia sul suo sito. "Le gabbie salariali non possono più essere un tabù - continua Zaia - se si vuole il federalismo lo si deve volere fino in fondo. Per migliorare le condizioni di vita reali di sei, sette regioni italiane occorre metter mano a una risorsa fin qui poco usata: la responsabilità di chi dirige alla quale deve corrispondere una uguale responsabilita' di chi è amministrato". Secondo Zaia, le alternative sono poche. "Lo stato che distribuisce in Calabria come in Campania (e con quali e quanti risultati) non ha più ragion d'essere. C'è una pagina memorabile dei Promessi Sposi, quella della rivolta del pane, in cui ad un certo punto è tanta e tale la folla che per vedere qualcosa alcuni si sono alzati sulle punte dei piedi. E così, maldestramente hanno impedito la vista a tutti. Se non vogliamo che il Sistema Paese faccia la stessa fine - conclude Zaia - dobbiamo fare in modo che le diversità virtuose siano in grado di contaminare, una volta per tutte, quelle che non hanno funzionato".
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Cara Redazione,
Finalmente un argomento che interessa i comuni mortali! Bravi! Sono un funzionario pubblico di Roma e con il mio stipendio è impossibile comprarsi casa qui. Visto che di aumenti salariali non si può parlare e se c'è chi lo fa - come la Lega di Bossi - viene preso per matto, sarebbe ora che almeno i prezzi scendessero o che tuttalpiù fossero livellati agli stipendi medi degli italiani.
di Claudia Sc.

venerdì 14 agosto 2009

Vacanze low cost e solo nel fine settimana!

Sul litorale romano quest’anno la crisi limita il piacere del mare quasi esclusivamente al week- end. Con il risultato che sulla spiaggia, nei parcheggi, lungo le strade il caos è assicurato. Stringono i cordoni della borsa i lavoratori dipendenti romani appassionati di mare. Nei giorni feriali limitano le uscite al massimo per riservarsi le economie al sabato e alla domenica. Sempre con grande sobrietà e senza fare follie affollano i treni della Roma-Lido, le arterie di collegamento con la città e le spiagge libere. Ritornano i “fagottari”! I bagnanti-romani-squattrinati che si limitano all’essenziale: vengono in comitiva in una sola macchina, si portano panini e bibite da casa e al bar prendono al massimo un caffè o un gelato. Fanno a meno persino dei lettini. Durante la settimana le “buste paga” romane restano in città, escono la sera, con il fresco. Insomma, si fa economia rinunciando alle spese superflue o, comunque, concentrandole nel weekend. In ogni caso questa situazione si risente soprattutto nei bar e nella ristorazione: a tavola il barometro segna un meno trenta per cento. Un dato che non tradisce le suggestioni di categoria è quello del consumo del caffè: si è registrato un crollo di fatturato che supera il 20 per cento. La verità è che nei bar e nei ristoranti di Ostia si lavora forte solo il sabato e la domenica o nei festivi. Basta affacciarsi sul lungomare nei giorni feriali: sono vuote persino le spiagge libere!

mercoledì 12 agosto 2009

Debito pubblico: la "cartina tornasole" del fallimento di Brunetta!

Aumenta a dismisura la spesa pubblica. Eppure gli stipendi degli Statali, accusati di essere la palla al piede dell’economia italiana, sono stati praticamente dimezzati e pesano esattamente la metà sulle casse dello Stato da quando la "Lira" ha lasciato il suo posto all’"Euro"! Non solo! I salari dei dipendenti pubblici non hanno subito aumenti sostanziali da oltre 15 anni, anzi, dopo essere retrocessi, sono rimasti legati al palo dagli indici dell’inflazione programmata a dir poco fantasiosi e inadeguati dell'Istat. Ma non basta! Oltre ai tagli a scuola, sanità, ordine pubblico, giustizia e a tutta la Pubblica Amministrazione in genere, e nonostante la benché minima traccia di interventi “reali e concreti” per l'emergenza economica in cui versa il paese, incredibilmente, la spesa pubblica continua a lievitare e si gonfia sempre più, fino a livelli impensabili. Un "buco nero" di migliaia e migliaia di milioni di euro! E’ “allarme-sfascio”: i conti dello Stato sono allo sbando e il governo gonfia come un pallone la spesa corrente per tenersi buoni i consensi e va avanti a furia di colpi di fiducia, ben 23 in un anno, al ritmo, quasi, di un decreto al giorno. Tremonti non si è presentato una sola volta in Parlamento a discutere della crisi economica. Lui, il vero capo del governo, il ministro dell'Economia, che sfugge con i decreti al controllo collettivo del "suo" Consiglio dei ministri, del Parlamento e poi dell'opposizione. Così diventa difficile capire dove finisce il fiume di soldi che tracima dalle casse dello Stato. Una cosa, però, è certa: siamo il paese con un debito pubblico da record. Solo per renderlo concreto, dal momento che detto così potrebbe sembrare solo una metafora, si tratta di un fardello di circa 30mila euro per ogni cittadino italiano. Le cause del dilagare del "buco nero"? I motivi del fallimento? Ognuno ha le sue responsabilità, governo, opposizione, sindacati, mezzi d'informazione e ai cittadini non restano che le proprie opinioni. E un'idea del “buco nero” gli italiani se la son fatta! Anzitutto è il fallimento di Brunetta, il ministro della Pubblica Amministrazione: la sua sbandierata lotta ai “fannulloni” si è tradotta in un gigantesco sperpero di risorse pubbliche. Tutti soldi della macchina statale, che se ne vanno in super-stipendi per lo spoil system della pubblica amministrazione e per i tanti, troppi dirigenti che non sanno e non vogliono dirigere un bel nulla (tant'è che hanno richiesto il controllo elttronico dei "tornelli" per il controllo del personale, dacchè loro in ufficio sono "latitanti"), per commissioni e sottocommissioni, appalti per suppellettili inutili e softwere stravecchi e superati, per sondaggi, studi di settore, convegni e conferenze, facce e faccine colorate, auto blu, ecc, ecc. Ma questo fiume di denaro non scorre certo nella direzione della gran massa dei dipendenti pubblici, se poi partono una raffica di scioperi e lamentele, dagli impiegati ai poliziotti, dagli infermieri ai magistrati, dai bidelli alle maestre che lamentano solo tagli e sono costretti a “lavorare” in condizioni d’emergenza. Brunetta fa una “presunta” lotta all'assenteismo tutta "spot" e solo di “facciata”, ma nella realtà dei fatti non riesce a mettere sotto controllo né le assenze dei dipendenti pubblici, nè la spesa nella pubblica amministrazione, né a rendere civile ed accettabile il servizio pubblico ai cittadini utenti. Brunetta è la sintesi magistrale di un duplice malessere nazionale: l’insoddisfazione di chi lavora per lo Stato ed il malcontento di chi dallo Stato si aspetta dei servizi all’altezza delle tasse che paga e non certo del ministro della P.A. che quegli stessi servizi dovrebbe garantire! Di fatto, al netto degli incrementi delle spese obbligatorie nella P.A., spicca l'anomalia dei consumi intermedi per gli acquisti di beni e servizi. A tutto questo si accompagna una minore entrata fiscale. L’evasione dilaga! Il debito pubblico è la risorsa infinita di Tremonti con la quale tenere sotto scacco l'intera nazione! Da inizio anno il debito pubblico è cresciuto di quasi 90 miliardi di euro. Ma anche il debito ha un punto di non ritorno, ed ormai è vicino. Tremonti e Draghi lo sanno! Quando avranno finito di giocare a “monopoli”, quando saranno costretti a dire che i soldi sono finiti, allora chi pagherà il conto? Noi una mezza idea ce l’abbiamo…

martedì 11 agosto 2009

"GABBIE SALARIALI": intervista a L. Angeletti segr. gen U.I.L.

"Le gabbie salariali sono solo una stupidità"! A dirlo, alla nostra Redazione, è il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, che esclude anche ipotesi di “autunno caldo”. Non ci sara’ nessun corteo ma solo preoccupazione per chi vive del proprio lavoro. Dunque l’autunno non sarà caldo, ma c’è il rischio che sia assai tiepido, per non dire fin troppo “freddo” !
L'Italia a "busta paga", i lavoratori dipendenti, gli operai salariati - che Lei e la sua O.S. rappresenta - reclamano stipendi adeguati al costo reale della vita e non a quello presunto dettato da indici "fasulli" e statistiche di "parte"! Insomma, il mondo del lavoro sarebbe ben favorevole ad un ritorno alle "gabbie salariali". Un suo parere su questa proposta. "Sono una stupidaggine che si applicava in Italia e in Urss negli anni ’50: due esperienze che si sono estinte negli anni ’90 positivamente nel nostro paese e in ben altro modo nell’Unione sovietica. Nessuno riesce a dire come potrebbero essere applicate".
Ed un ritorno alla "scala mobile" - auspicata sempre dalla base, da chi cioè lavora negli uffici e nelle fabbriche a fronte di contratti nazionali a dir poco "miseri" - anche questa secondo Lei è una stupidaggine? "E’ anche questa una stupidaggine, perchè il salario e le retribuzioni compensano il lavoro come si fa e non dove si fa. I politici dovrebbero essere un pò più attenti quando affrontano problemi salariali perchè sono questioni fondamentali per chi vive solo del proprio lavoro. D’altronde non c’è nessun imprenditore italiano o associazione di imprese favorevole a un’idea del genere e un motivo, evidentemente, ci sarà. Quello che dovrebbe fare il governo è sostanzialmente applicare, per quanto lo riguarda, il modello contrattuale che ha sottoscritto anche nella sua figura di datore di lavoro. Il nuovo modello contrattuale offre una grande flessibilità che garantirà aumenti salariali in funzione della produttività: e questo dovrebbe essere più che sufficiente per rilanciare la competitività dell’azienda Italia".
Se non fossimo al cospetto del Segretario Generale dell'Unione Italaina dei Lavoratori, queste sembrerebbero parole dettate da Confindustria o nella peggiore delle ipotesi dal Governo, ma mai parole pronunciate da un... "sindacalista"!

lunedì 10 agosto 2009

Le gabbie salariali dividono l'Italia!

Il consenso alla proposta di adeguare i salari al costo della vita nelle singole realtà locali, risente, per forza di cose, del clima che da sempre si respira nell’Italia delle tante regioni, delle inutili province e dei mille comuni. Un’Italia “unita” sulla carta costituzionale, ma da sempre divisa nei fatti in tutto e per tutto. Un’Italia "campanilista", sempre e soltanto protesa all’interesse del singolo, quasi mai attenta all'altro e al bene comune! La prova chiara e lampante viene fuori quando si parla di smaltimento dei rifiuti, discariche, rigassificatori, alta velocità, fonti di energia rinnovabili e centrali nucleari: tutti approvano, tutti acconsentono, ma fuori e ben lontano dalle mura di… “casa propria”! Per cui se chiedi ad uno di Canicattì (senza offesa per i canicattinesi, beati loro!?) di adeguare il salario al costo reale della vita della sua città, sicuramente ti senti risponde l’esatto contrario di quello che ti risponderebbe uno che vive e lavora a Roma! Ognuno guarda al proprio orticello e come sempre accade nel bel paese a prevalere non è “il bene comune”, ma l’interesse del "singolo"! Ma è proprio in questi casi che si ha il polso della "classe politica" di una grande nazione, in cui tempi e decisioni devono essere dettati e scanditi non da interessi “elettorali”, ma da politiche serie, ferme e decise. Se un chilo di pane costa 3euro in una grande città e 1euro al paesello, se un appartamento di 100mq viene a costare 650mila euro a Roma, mentre a Canicattì con la stessa cifra ci esce fuori una villa con piscina, è proprio in questi casi che un governo serio, un sindacato degno ed un a classe dirigente adeguata modulano le proprie decisioni ed operano le proprie scelte! Inutile buttarla sempre in caciara e ricorrere alle solite divisioni tra Nord e Sud d’Italia! Ma "gli studi di settore" - evidentemente pilotati da chi non vuole seriamente porre mano ad un problema che pure esiste - battono la lingua sempre dove il dente duole! Dall'analisi disaggregata per area geografica, infatti, emerge una netta polarizzazione delle opinioni: tre cittadini su quattro al Nord si dicono favorevoli alle gabbie salariali, al Sud si dichiarano contrari. Insomma un'Italia divisa in due, in maniera netta. E non potrebbe essere altrimenti: ognuno tira l'acqua al proprio mulino! A "Canicattì" - dove il costo della vita è tre quattro volte inferiore rispetto a Roma - non ci stanno a vedersi tagliare lo stipendio a favore di un operaio o un impiegato della capitale che invece sarebbe ben lieto di vedersi arrivare in busta paga sette/ottocento euro in più al mese! Nella parte settentrionale del Paese è prevalente la convinzione che il provvedimento costituirebbe anche un incentivo allo sviluppo del Meridione. Tra i cittadini del sud, al contrario, è maggioritaria la sensazione che la differenziazione del costo del lavoro finirebbe con l'accentuare ulteriormente le diseguaglianze tra le diverse aree del Paese. Tornando sul piano nazionale, l'incertezza va anche ricondotta al fatto che la differenziazione dei salari è considerata “erroneamente” come già acquisita: il 58% degli italiani ritiene che esista una sensibile disparità di trattamento a livello economico tra lavoratori del Nord e del Sud, tale da rendere superflua l'introduzione delle gabbie salariali(!?). Ma signori miei, quali campioni siete andati a scovare? Se si prende in considerazione la busta paga di un impiegato alle poste, al catasto o all’agenzia delle entrate, oppure lo stipendio di un poliziotto o di una maestra dove sono tutte queste disparità di trattamento a livello economico tra chi lavora al Nord e chi al Sud? Allora o s’interviene sui salari (non togliendo a nessuno, ma dando qualcosa in più a chi vive in aree metropolitane con il costo della vita più elevato!) oppure s’interviene sul reale costo della vita: una cosa è certa, così non si può più andare avanti!

venerdì 7 agosto 2009

Brunetta: ''La Pubblica Amministrazione è una palla al piede"!

''Conto di migliorare del 50% la produttività e la qualità della Pubblica Amministrazione (ma solo qualche mese fa prometteva il 100% e prestazioni della P.A. ai livelli di una Ferrari!)''. E' quanto dichiarato dal ministro Renato Brunetta a Milano per presentare il suo libro e per sottoscrivere un protocollo d'intesa con Confcommercio per la realizzazione di servizi avanzati a favore degli "amici" imprenditori! ''La Pubblica Amministrazione - dice Brunetta - pesa: è una palla al piede dell'economia italiana e delle imprese italiane. Abbiamo già raggiunto grandi risultati (ma quali!?), abbiamo ridotto del 40% l'assenteismo (come, quando, dove!? ...e poi aspetta a dirlo, adesso che son tornate le "vecchie" fasce di reperibilità!), abbiamo recuperato 14 milioni di giornate lavorative che sono tutti servizi in più per i cittadini (dai nostri sondaggi, dalle lettere che c'inviano i nostri lettori, emerge una realtà ben diversa!). Con le nuove tecnologie, l'Ict, le reti amiche, con la nuova legge di riforma, la meritocrazia e la trasparenza, porteremo a termine la rivoluzione. Conto entro l'anno di avere 100.000 nuovi punti di accesso alla pubblica amministrazione quando questa non c'è, come nel fine settimana, o durante le ore di chiusura, senza fare file e con operatori di qualità, e senza un euro di costo in più. Stiamo aprendo punti d'accesso alla pubblica amministrazione - ha aggiunto Brunetta - utilizzando le reti che già esistono: poste, farmacie, tabaccai, carabinieri, stazioni ferroviarie e, nel caso specifico, centri commerciali dove sarà possibile sbrigare pratiche burocratiche gratuitamente, magari nel fine settimana quando si va a fare shopping (!?)". Queste sono parole di chi vive "fuori dalla realtà" e lontano dal "mondo del lavoro"! Questo è il delirio di chi non ha mai pagato un conto corrente alle poste, di chi non ha mai richiesto un rimborso Ici, di chi non ha mai fatto la denuncia dei redditi, di chi non paga un mutuo, di chi non è mai entarto in un ospedale, di chi non ha una causa civile in fieri da 20anni, di chi non ha mai aspettato un autobus alla fermata! Questo il paradosso di un'Italia che mette nei suoi "punti-strategici" gente "qualunque"! Un Ministro della Pubblica Amministrazione che non ha mai visto nè conosciuto un ufficio pubblico, che non immagina neppure cosa sia un "numero di protocollo", un "fascicolo", un "faldone", una "pratica", un "archivio", una "scrivania", un "sedia". Gente che conosce solo "poltrone" e "auto blu"! Loro sono la vera "palla al piede", il "cappio al collo" degli italiani "onesti"!

Gli effetti della "cura brunetta": disservizi e inefficienza!

















Buongiorno,
sono un Vs lettore e approfitto di questo spazio per denunciare una situazione vergognosa (probabilmente già nota) che spero sia pubblicata. Il giorno 24 Luglio 2009 ho accompagnato mia moglie alla sede centrale dell'Inps di Ostia, in via delle Baleniere, insieme a nostra figlia di 8 mesi, poiché dovevamo presentare la domanda di proseguimento della maternità. Siamo entrati verso le 10.00 e davanti a noi c'erano circa altri 50 numeri. Abbiamo allora approfittato ad uscire e fare colazione. Al nostro ritorno, dopo circa 0.30 minuti, erano andati avanti solo di 3 numeri... A parte i locali piccoli nei quali dover aspettare, ma la cosa grave è che c'era un'impiegata soltanto e c'erano donne incinta, donne che stavano allattando bambini di pochi mesi, persone che aspettavano sulla scale perchè la sala d'attesa era troppo piccola. Decidiamo quindi di tornare piu' tardi. Bene, ci siamo riaffacciati alla 12.00, ho aspettato in macchina con mia figlia, ma ho rivisto mia moglie uscire dagli uffici... alle 14.00! L'impiegata che ovviamente non ha colpa, anzi non sarei voluto stare al suo posto, ci ha anche detto che hanno fatto poco tempo fa un sciopero di un giorno contro l'Amministrazione per denunciare lo stato di degrado in cui si trovano a lavorare e il disservizio che viene offerto. Ed aggiungo che i moduli che avevamo scaricato da internet (sito INPS) non erano validi perché ormai vecchi... e abbiamo dovuto ricompilare lì quelli nuovi... per ottenere cosa? Un semplice timbro di autenticazione! Beh, in tempi di digitalizzazione e di autocertificazione è veramente ridicolo tutto ciò. Ma la cosa piu' grave è la condizione che devono affrontare le tante donne incinte o con neonati che devono "comunicare" con l'Inps. Per concludere, mi rendo conto dei tanti disservizi, anche molto più gravi di questo, però da cittadino voglio rendere pubblica la nostra esperienza con la speranza che possa far "riflettere" qualche "alto dirigente" o meglio... qualche ministro forse troppo "basso" per l'incarico che svolge o che dovrebbe svolgere!
Cordiali saluti
di Dr. Trani Michele

Le scadenze fiscali di agosto.















Lunedì 17 Agosto 2009
* Modello Unico - ravvedimento
Ultimo giorno utile per regolarizzare con sanzione ridotta a 1/12 del minimo (oltre a interessi calcolati dal 16 luglio e maggiorazione dello 0,4%) gli omessi o insufficienti versamenti risultanti dal modello Unico 2009, la cui scadenza era il 16 luglio 2009. Il versamento dell'imposta deve essere effettuato tramite il modello F24 cartaceo o telematico.

Lunedì 31 Agosto 2009
* Bollo auto
Pagamento del bollo auto scaduto a luglio 2009. La scadenza del bollo auto generalmente corrisponde ogni anno al mese successivo a quello della prima immatricolazione. Fanno eccezione alcune Regioni (es: Lombardia e Piemonte) che per certe tipologie di vetture fissano la scadenza del bollo nello stesso mese della prima immatricolazione del veicolo.
* Imposta di Registro
Registrazione e versamento dell'imposta per i contratti di locazione con decorrenza 1° agosto 2009. L'imposta si paga per varie situazioni, fra cui la registrazione dei contratti di locazione. Il versamento deve essere effettuato tramite il modello F23.
* Modello Unico
Versamento della 4a rata del saldo risultante da Unico 2009 per rateizzazioni iniziate il 16 giugno; 3a rata per rateizzazioni iniziate il 16 luglio. Il versamento dell'imposta deve essere effettuato tramite il modello F24 cartaceo o telematico.
* Modello Unico - ravvedimento
Ultimo giorno utile per regolarizzare, pagando gli interessi e la sanzione ridotta a 1/12 del minimo, gli omessi o errati versamenti della terza rata (per rateizzazioni dal 16 giugno) o della seconda rata (per rateizzazioni dal 16 luglio con maggiorazione dello 0,4%) risultante dal modello Unico 2009, la cui scadenza era il 31 luglio 2009. Il versamento dell'imposta deve essere effettuato tramite il modello F24 cartaceo o telematico.

giovedì 6 agosto 2009

E' boom di auto blu: ennesimo flop della "cura brunetta"!

In Italia è boom delle auto blu, sono quasi 630mila: dieci volte più che in Usa! Lo Stivale detiene il primato mondiale, è il paese in cui più si utilizzano le vetture in dotazione della pubblica amministrazione: in soli sei mesi sono cresciute del 2,7% raggiungendo il tetto record di 624.330 unità, utilizzate in "qualunque modo" e per "qualunque motivo" dai privilegiati della P.A.. Nel conteggio delle vetture di servizio, quasi tutte di grossa cilindrata, rientrano sia quelle acquistate direttamente dalla P.A. che quelle in leasing, in noleggio operativo e noleggio a lungo termine, presso Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Asl, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici, Società misto pubblico-private e Società per azioni a totale partecipazione pubblica. Insomma l'auto blu - Brunetta - non la nega proprio a nessuno! Dopo la legge del 1991 che limitava l'uso esclusivo delle auto blu ai soli Ministri, Sottosegretari e ad alcuni Direttori generali, si sono sempre proposte regolamentazioni e tagli, mai effettuati. Nella classifica dei paesi che utilizzano le "auto blu" primeggia l'Italia con 624.330 seguita dagli USA con 72.000, Francia con 63.000, Regno Unito con 56.000, Germania con 55.000, Turchia con 51.000, Spagna con 42.000, Giappone, con 30.000, Grecia con 30.000 e Portogallo con 22.000. L'ennesimo "capolavoro" da ascriversi alla fallimentare "cura brunetta": l'Italia va a piedi, "loro" in carrozza. Naturalmente a sbafo!!!

Il servizio on-line "Inps-risponde" ...che non risponde!

Spett.le Redazione,
si parla tanto di migliorare la burocrazia italiana, ma la luce in fondo al tunnel è ancora molto lontana. E' lodevole l'iniziativa pilota "mettiamoci la faccia" promossa dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, in partnership con enti nazionali ed amministrazioni locali, per rilevare in maniera sistematica attraverso l'utilizzo di emoticons la soddisfazione di cittadini e utenti per i servizi pubblici erogati agli sportelli o attraverso altri canali (web, email, fax e telefono). Ancora più lodevole sarebbe vedere alcuni miglioramenti reali e concreti dei servizi. Ad esempio il sottoscritto ha inviato 7 richieste di informazione e chiarimenti all'Inps, tramite il servizio on-line Inps risponde, la più vecchia con data 12-01-09, la più recente il 14-07-09. Ad oggi non ho ricevuto alcun cenno di risposta. Magari oltre le tre faccine verde, gialla e rossa... aggiungerei anche quella Nera! Cordiali Saluti.
di Andrea Ciccorelli

mercoledì 5 agosto 2009

Retribuzioni parametrate al reale costo della vita.

Senza spaccature tra Nord e Sud d’Italia, senza provincialismi ridicoli ed anacronistici, un dato va pur tuttavia denunciato. Nel belpaese ci sono città dove i prezzi sono più bassi e si spende meno, altre come le grandi metropoli dove la vita costa mediamente più del doppio. Un esempio su tutti, la casa: in provincia la casa costa mediamente il 60% in meno di quello che costa nelle grandi città! La differenza viene rilevata da Bankitalia che in un occasional paper redatto dai suoi ricercatori valuta la differenza complessiva del costo della vita intorno al 16-17%. Un dato che rilancia l'idea delle gabbie salariali: adeguare le buste paga al livello territoriale dei prezzi. Cioè buste paga più pesanti dove la vita è più cara. Bankitalia intanto oltre al problema dei prezzi indica anche una strada: servono - dicono sempre i ricercatori di Palazzo Koch - più scuola, infrastrutture, servizi ed una Pubblica Amministrazione più efficiente. Il costo degli affitti (effettivi e figurativi) nel Mezzogiorno è pari a circa il 60% di quello del Centro-Nord. Sulla base dei calcoli comparativi, che considerano anche l'indagine Istat sui consumi delle famiglie, i ricercatori della Banca centrale arrivano ad un indice complessivo del costo della vita che per le regioni del Sud è inferiore del 15% rispetto a quelle del Centro-Nord. Aggiungendo altre voci (come il costo dell'energia o i servizi) si arriva quindi ad una differenza fino al 17%. Da questi dati - ma non c’era certo bisogno di scomodare i ricercatori di Bankitalia o i fasulli “panieri” dell’Istat, ma guardarsi un po’ intorno - appare del tutto evidente come il "popolo delle buste paga" annaspi e sia in evidente sofferenza dappertutto, ma in special modo laddove il costo della vita ha assunto livelli di “guardia” preoccupanti! Prima che il governo affidi al “solito Bertolaso” una situazione ai limiti della catastrofe, andrà posta la massima attenzione a tutte quelle proposte riguardanti l’adeguamento delle buste paga al “reale” costo della vita e perché no, anche ad eventuali parametri retributivi legati alle diverse realtà territoriali del Paese. Intanto, dopo l’annuncio del ministero dell’Interno del “decreto-Ronde”, il governo si appresta ad un altro passo indietro: un tuffo nel passato. Ricordate la ”Cassa del Mezzogiorno”? Ebbene, una nota del ministero delle Finanze informa che "il professor" Giulio Tremonti sta da tempo lavorando ad un progetto tutto "privato" di "Banca del Mezzogiorno": una recrudescenza del vecchio assistenzialismo dal sapore tutto democristiano che tanti danni ha fatto e che tanti continuerà a farne!

PARAFARMACIE: in arrivo il dl per "regolare" la materia!

Para-Farmacie: sta arrivando un decreto legislativo per "regolare" la materia. La norma prevede, infatto, il divieto di usare la denominazione "parafarmacia" e la "croce verde"! In precedenza, come avevamo visto, l'allora sottosegretario alla Salute (promosso viceministro nel maggio di quest'anno: il Prof. Ferruccio Fazio, tanto per non fare nomi!) aveva sostenuto che le parafarmacie avrebbero dovuto dimostrare la propria utilità per essere autorizzate a sopravvivere. Laddove avere clienti e stare sul mercato, in condizioni certamente non facili, non era evidentemente una dimostrazione sufficiente. Oggi si dice che il divieto di usare nome e simbolo serve a evitare confusione nei cittadini. Quegli stessi cittadini che negli ultimi due anni hanno potuto sperimentare un minimo di concorrenza nel settore dei farmaci da banco (le stesse farmacie ufficiali sono state indotte in vari casi ad abbassare i prezzi). Tutto ciò naturalmente in nome del cittadino-utente, non di un ristretto gruppo di interessi, quello dei farmacisti titolari di licenza, che lo ricordiamo non sono tutti i “farmacisti” in circolazione, ma solo una sparuta, piccola minoranza, ma una grande “lobby”! Forse sarebbe opportuno rendere trasparenti e pubblici i rapporti che intercorrono tra questa e altre lobby e la politica? Non crede Signor Ministro Brunetta? Ma mentre il Paese “annaspa” in una crisi economica senza precedenti il Governo non ha nient’altro di meglio da fare che preparare il "funerale delle parafarmacie". Si tratta dell’ennesimo episodio posto in essere dalla compagine governativa contro una delle liberalizzazioni più gradite dalla maggioranza degli italiani (61%): un vero e proprio strangolamento della libera iniziativa in favore di monopoli e corporazioni. A nulla sono valsi i richiami a principi costituzionali della libertà d’impresa, a nulla valgono i sacrifici di coloro che hanno investito i propri risparmi in un’impresa che li realizza professionalmente: gli interessi della “casta” dei privilegiati che già gode di una "esclusiva ingiustificata" a vendere non solo farmaci, ma profumi, cosmetici, scarpe, pane, pasta, biscotti, farina, zucchero, sale, accessori, abbigliamento ed ogni altro tipo di mercanzia, sono superiori a quelli dei cittadini che con questa liberalizzazione hanno scoperto i vantaggi della concorrenza in uno dei settori più chiusi dell’intero sistema professionale italiano insieme a quello di notai e dentisti! Basti pensare che con l'avvio della liberalizzazione del farmaco (seppure agli inizi) si erano già creati più di 5000 nuovi posti di lavoro, riconoscendo finalmente il diritto di esercitare la professione per chi ha studiato per farlo, ma che non dispone di 4, 5, 6 milioni di euro per comprarsi una “licenza”. Inoltre il vantaggio per tutti è innegabile: si parla di una riduzione media dei costi del farmaco (le stime sono al ribasso) che va dal 10% al 40%. Ma perchè questi temi sul SocialNetwork degli Statali? Perchè il problema riguarda "tutti": primo perchè tutto ciò impatta sul nostro portafoglio e secondo perchè si ledono le fondamentali regole del liberalismo moderno, violazioni che oggi colpiscono il farmaco domani possono colpire tanti altri settori a discapito di chi non è sufficientemente protetto e potente!

martedì 4 agosto 2009

L'8 agosto parte la "privatizzazione" dell'Ordine Pubblico!















«Siamo pronti, in settimana firmo il decreto che stabilisce le regole per l'attuazione delle cosiddette ronde e dall'8 agosto si parte». Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, annuncia che già dalla prossima settimana scatteranno le ronde dei cittadini per la sicurezza. Il titolare del Viminale assicura che le regole ci sono, «sono precise e anche molto severe». In primo luogo c'è il principio che «le ronde si fanno se e soltanto se il sindaco valuta che siano necessarie. Sarà il primo cittadino, cioè, a decidere se e dove si faranno», spiega Maroni. «Con il nostro modello, il "modello Verona" - continua il ministro - il sindaco valuta, decide se vuole o meno le ronde e nel caso stipula convezioni con delle associazioni. Poi interviene la prefettura, che si limiterà a fare controlli su chi partecipa. Mi sembra che tutto questo basti a evitare che sulle strade ci finiscano dei matti. Cosa che può succedere oggi, ma che dall'8 agosto non potrà più accadere». Forse perchè a ferragosto anche i "matti" vanno in vacanza o forse perchè per quella data il Ministro dell'Interno ha in mente di riesumare, dopo gli "squadristi" del ventennio, anche la "legge 180" che nel 1978 sancì la chiusura dei manicomi in Italia?

lunedì 3 agosto 2009

Al sud quasi il 50% dei fondi statali per le borse di studio.

Il 10 giugno u.s. il Ministero dell'Istruzione ha pubblicato la tabella di ripartizione dei finanziamenti statali, in tutto circa 120 milioni di euro, che lo Stato, in vista del prossimo anno scolastico, invierà alle scuole statali e paritarie per permettere la concessione di borse di studio rivolte a studenti di famiglie in difficoltà economica (con reddito disponibile netto inferiore a 15.493,71 euro). In relazione alla disputa di questi giorni tra Nord e Sud d'Italia è venuta fuori anche la questione sulla ripartizione settentrionale o meridionale delle risorse dedicate alla scuola. Dalla tabella, infatti, si evince che la parte più consistente, quasi la metà, circa 55.000 dei complessivi 119.580.109 euro destinati dallo Stato, andranno al Meridione: alla Sicilia 21.875.163 ero, alla Campania 20.130.767 ed alla Puglia 13.024.549. L'unica regione del nord presente tra le prime cinque che riceveranno più fondi è la Lombardia (10.628.451). Poi, al quinto posto, figura una regione del centro: il Lazio con 8.671.798 euro. Lo sbilanciamento in favore delle regioni del Sud si deve all'alta presenza in queste zone d'Italia di famiglie disagiate: in Sicilia gli alunni meno abbienti risultano ben 272.912 su un totale di 742.629 (in pratica quasi uno studente su tre, il 36,7%). Seguono, appunto, la Campania e la Puglia: rispettivamente con 251.149 alunni (su 913.269) e 162.493 alunni (su un totale di 584.506).Se poi si guarda solo alle percentuali il divario Nord-Sud è ancora maggiore: tutto il blocco del Meridione, tranne la Sardegna (19,4%) fa risultare una presenza superiore al 20% di alunni-studenti iscritti appartenenti a nuclei familiari in difficoltà economica. E rimanendo alle fredde percentuali è la Calabria a detenere la "piazza d'onore", sempre dietro alla Sicilia: in Calabria, infatti, a fronte di 285.504 iscritti complessivi ben 99.641 (il 34,9%) appartengono a famiglie che dichiarano al fisco meno di 15.493,71 euro l'anno.

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