mercoledì 30 settembre 2009

Il prezzo del latte fresco: dal bar al discount il risparmio è di 0,71centesimi!

Un saluto alla Redazione,
volevo segnalare, con la presente, l'assoluta e ingiustificata differenza del prezzo del latte fesco. Se acquistato presso un normale bar o supermercato il prezzo è di 1,60/1,70 euro se acquistato in un discount il prezzo del latte fresco italiano è 0,99euro! Ci sono ben 0,61/0,71 centesimi di differenza (parliamo di 1180circa delle vecchie lire)! Il latte quale alimento primario e completo non dovrebbe avere un prezzo super controllato? I bambini crescono con il latte, gli anziani quando a fine mese non arrivano a fare la spesa comprano il latte per mangiare! Il misterioso Mister Prezzi su cosa vigila? Chi mi sa dire come farglielo sapere, visto che non se n'è accorto? Ho mandato una segnalazione anche al Codacons, ma chissà... Intanto anche se devo fare molta strada in più compro il latte al discount, non tutti hanno la stessa possibilità, e risparmio ben 1,22 euro al giorno (ne compro due litri al giorno perchè ho i bambini) per 365 giorni fanno 445,50 euro l'anno. Vi sembra poco?
di Ida B.

L'Istat continua a... dare i numeri!

Provate a chiedere ad un qualsiasi lavoratore dipendente o ad un pensionato in fila allo sportello delle Poste se oggi ha avuto dei soldi in più in busta paga rispetto allo scorso anno. Noi lo abbiamo fatto e per poco non ci hanno mandato... a quel paese! Ma evidentemente l'Istituto Nazionale di Statistica ha le "sue" fonti, dispone di metodi più rigorosi e di tecniche certamente più avanzate delle nostre, dal momento che, con i suoi dati, arriva a sostenere l'esatto contrario di quello che la "gente" vive quotidianamente sulla propria pelle! Tant'è, che secondo Via Cesare Balbo, le retribuzioni orarie ad agosto sono aumentate dello 0,3 per cento rispetto al luglio 2009 e del 2,4% rispetto all'agosto 2008, sottolinenando che nel mese gli occupati in attesa di rinnovo del contratto erano 1,7 milioni (il 13,3% del totale). L'Istat segnala che ad agosto i prezzi erano saliti dello 0,3% congiunturale e dello 0,1% tendenziale. L'aumento congiunturale dello 0,3% delle retribuzioni orarie - spiegano i tecnici dell'istituto - è il risultato di miglioramenti economici previsti in sei contratti. I principali sono quelli delle Regioni e autonomie locali (+3,6% rispetto a luglio) e il servizio sanitario nazionale (+3,5% congiunturale), per un totale di oltre un milione di lavoratori coinvolti. L'Istat sottolinea che alla fine di agosto erano in vigore 54 accordi che regolano il trattamento economico di circa 11,3 milioni di dipendenti e un'incidenza in termini di monte retributivo pari all'84,9%. Risultano invece in attesa di rinnovo 24 contratti per 1,7 milioni di dipendenti, che corrispondono al 15,1% del monte retributivo. Ove non avvenissero rinnovi, la quota in termini di monte retributivo dei contratti collettivi in vigore rimarrebbe costante fino al dicembre 2009 per poi scendere al 27,9% a partire da gennaio 2010. A fine anno, infatti, c'è un gran numero di contratti di lavoro in scadenza. L'indice delle retribuzioni orarie contrattuali per l'intera economia proiettato per l'anno 2009, in base alle sole applicazioni previste dai contratti in vigore alla fine di agosto, registrerebbe un incremento medio annuo del 3%. Le retribuzioni orarie nei primi otto mesi dell'anno sono cresciute rispetto allo stesso periodo del 2008 del 3,1%.In calo del 71% le ore di sciopero. Le ore di sciopero nei primi sei mesi dell'anno in Italia, rileva l'Istat, sono state 941mila, in calo del 71,4% rispetto allo stesso periodo del 2008. Le retribuzioni orarie ad agosto sono aumentate dello 0,3 per cento rispetto al luglio 2009 e del 2,4% rispetto all'agosto 2008. Lo comunica l'Istat sottolinenando che nel mese gli occupati in attesa di rinnovo del contratto erano 1,7 milioni (il 13,3% del totale).L'Istat segnala che ad agosto i prezzi erano saliti dello 0,3% congiunturale e dello 0,1% tendenziale. L'aumento congiunturale dello 0,3% delle retribuzioni orarie - spiegano i tecnici dell'istituto - è il risultato di miglioramenti economici previsti in sei contratti. I principali sono quelli delle Regioni e autonomie locali (+3,6% rispetto a luglio) e il servizio sanitario nazionale (+3,5% congiunturale), per un totale di oltre un milione di lavoratori coinvolti. L'Istat sottolinea che alla fine di agosto erano in vigore 54 accordi che regolano il trattamento economico di circa 11,3 milioni di dipendenti e un'incidenza in termini di monte retributivo pari all'84,9%. Risultano invece in attesa di rinnovo 24 contratti per 1,7 milioni di dipendenti, che corrispondono al 15,1% del monte retributivo. Ove non avvenissero rinnovi, la quota in termini di monte retributivo dei contratti collettivi in vigore rimarrebbe costante fino al dicembre 2009 per poi scendere al 27,9% a partire da gennaio 2010. A fine anno, infatti, c'è un gran numero di contratti di lavoro in scadenza. L'indice delle retribuzioni orarie contrattuali per l'intera economia proiettato per l'anno 2009, in base alle sole applicazioni previste dai contratti in vigore alla fine di agosto, registrerebbe un incremento medio annuo del 3%. Le retribuzioni orarie nei primi otto mesi dell'anno sono cresciute rispetto allo stesso periodo del 2008 del 3,1%.In calo del 71% le ore di sciopero. Le ore di sciopero nei primi sei mesi dell'anno in Italia, rileva l'Istat, sono state 941mila, in calo del 71,4% rispetto allo stesso periodo del 2008. ha le "sue" fonti se dagli ultimi dati pubblicati da Le retribuzioni orarie ad agosto sono aumentate dello 0,3 per cento rispetto al luglio 2009 e del 2,4% rispetto all'agosto 2008. Lo comunica l'Istat sottolinenando che nel mese gli occupati in attesa di rinnovo del contratto erano 1,7 milioni (il 13,3% del totale). L'Istat segnala che ad agosto i prezzi erano saliti dello 0,3% congiunturale e dello 0,1% tendenziale. L'aumento congiunturale dello 0,3% delle retribuzioni orarie - spiegano i tecnici dell'istituto - è il risultato di miglioramenti economici previsti in sei contratti. I principali sono quelli delle Regioni e autonomie locali (+3,6% rispetto a luglio) e il servizio sanitario nazionale (+3,5% congiunturale), per un totale di oltre un milione di lavoratori coinvolti. L'Istat sottolinea che alla fine di agosto erano in vigore 54 accordi che regolano il trattamento economico di circa 11,3 milioni di dipendenti e un'incidenza in termini di monte retributivo pari all'84,9%. Risultano invece in attesa di rinnovo 24 contratti per 1,7 milioni di dipendenti, che corrispondono al 15,1% del monte retributivo. Ove non avvenissero rinnovi, la quota in termini di monte retributivo dei contratti collettivi in vigore rimarrebbe costante fino al dicembre 2009 per poi scendere al 27,9% a partire da gennaio 2010. A fine anno, infatti, c'è un gran numero di contratti di lavoro in scadenza. L'indice delle retribuzioni orarie contrattuali per l'intera economia proiettato per l'anno 2009, in base alle sole applicazioni previste dai contratti in vigore alla fine di agosto, registrerebbe un incremento medio annuo del 3%. Le retribuzioni orarie nei primi otto mesi dell'anno sono cresciute rispetto allo stesso periodo del 2008 del 3,1%.

Cancellate le norme 'antifannulloni': tanto rumore per nulla!


















Doveva essere la "rivoluzione" del Pubblico Impiego!
Ma, come sempre, alla rivoluzione è seguita l'involuzione e la restaurazione. E così è stata silenziosamente abrogata con un decreto legge pubblicato l’1 luglio (poi diventato la legge n.102/2009) la normativa "antifannulloni" varata l’anno scorso dal ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, che prevedeva disposizioni penalizzanti per gli impiegati pubblici, tra le quali indennità di malattia ridotta, e fascia di reperibilità per i dipendenti in malattia estesa praticamente a tutta la giornata (con un’unica "ora d’aria" dalle 13 alle 14). Le fasce orarie di reperibilità sono tornate due di due ore ciascuna, la certificazione medica è stata nuovamente affidata al medico convenzionato, e sono state abrogate alcune delle norme che prevedevano penalizzazioni economiche! Ai dipendenti pubblici non è rimasto che chiedersi il motivo per il quale quando sono state introdotte certe norme, come la reperibilità di 11 ore al giorno in caso di malattia, lo si è fatto con le “fanfare”, tuonando contro i dipendenti pubblici assenteisti e fannulloni ed ora che fa marcia indietro il ministro Brunetta non rilascia nemmeno uno straccio di dichiarazioncina alla stampa! Forse perché il provvedimento era ampiamente incostituzionale. Le norme, ora abrogate, erano soltanto frutto di un eccessivo accanimento! Cittadini e imprese possono, purtroppo, vedere che laddove i servizi funzionavano più o meno bene continuano a farlo, così come laddove funzionavano male non è cambiato proprio un bel niente, anzi... Semmai c’è il rischio che - con tutti i tagli fatti dal governo ed i quattro centesimi stanziati solo "virtualmente" per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego - anche laddove le cose funzionavano non troppo male adesso vadano peggio! Prima di mettere mano a questa materia in modo così ideologico e sconsiderato, scatenando la campagna mediatica contro i fannulloni, forse il ministro Brunetta (ma è ancora Lui il ministro degli statali?!) avrebbe dovuto verificare cosa davvero non funziona negli uffici pubblici e in particolare nei dirigenti e nella politica che mette le mani dappertutto. Interessi profondi e molto concreti, altro che i dipendenti fannulloni!!! Adesso la sua campagna pubblicitaria, i suoi spot, i suoi torpiloqui, gli si stanno rivoltando contro. E infatti gli ultimi dati che sono usciti sull’incidenza delle malattie fanno vedere che ad agosto c’è stato un aumento! Dopo questa sgradevole vicenda rimane la sensazione di un ministro che non incide in alcun modo sui problemi veri della Pubblica Amministrazione, che non ha alcuna intenzione, per esempio, di intervenire sugli sprechi e sulle consulenze i cui costi si aggirano intorno ai due miliardi annui!

martedì 29 settembre 2009

Energia pulita, come risparmiare e vivere meglio.

Energia pulita? Vuol dire meno inquinamento ma anche bollette dimezzate e nel salvadanaio alcuni euro in più. L’energia solare rappresenterebbe quindi, anche un business ecocompatibile che se divulgato e ampliato su tutta le rete della Regione Lazio, sia nel pubblico che nel privato incrementerebbe, in modo “sano”, “compatibile” e “salutare” l’economia del nostro paese, creando nuovi indotti e nuove possibilità di occupazione donando nuova linfa anche alla nostra qualità della vita incrementando l’impegno per l’abbattimento di emissioni di CO2. Solo poche, anzi pochissime Regioni italiane, stanno dimostrando in questo senso, abilità politica e capacità di interpretare e di rappresentare quello standard europeo richiesto. La Regione Lazio fin’ora, purtroppo, non è fra queste! Non possiamo permettere che una delle Regioni più importanti d’Italia rimanga fanalino di coda in tal senso. Il Lazio, non solo dovrà allinearsi alle poche Regioni virtuose, ma dovrà fare da traino basandosi su una progettualità programmata e realmente attuabile offrendosi una grande opportunità: quella monetaria, quella d’immagine. Ecco come: La Regione anticiperà i fondi del costo dell’ installazione dei pannelli fotovoltaici per le famiglie, le quali avrebbero nell’immediato un fortissimo abbattimento del costo della bolletta (circa un 50%). Certamente alla Regione Lazio quest’operazione costerà milioni di euro, ma le risorse economiche potranno essere reperite presso i fondi comunitari molto generosi per interveti legati a progetti di questa natura e ancora disponibili per molte Regioni italiane che ancora non li hanno richiesti. Ovviamente, parallelamente, andranno istituiti e attivati dei finanziamenti agevolati. Questo tipo di intervento produrrà un’ enorme volume di istallazioni, e la nascita di nuovi indotti produttivi locali e nazionali oggi ancora non concretamente ramificati. Potranno, tra l’altro, essere coinvolte, in un coordinamento con la Regione, le Agenzie Energetiche Provinciali che da anni promuovono le rinnovabili offrendo consulenza ai cittadini. Il tutto coordinato da un’Agenzia Nazionale per l’Energia Rinnovabile composta da tecnici del settore e da economisti. Questo istituto, fornirà inoltre, una guida per un percorso corretto e per un fondamentale aiuto alla politica del nostro paese su tali e dibattute tematiche. L’investimento, se pur oneroso da parte delle istituzioni locali e nazionali, non comporterebbe enormi rischi, e a lungo e medio termine confermerebbe dei guadagni. Singoli cittadini stanno già sperimentando l’energia prodotta dai pannelli installati sui tetti delle loro abitazioni con grandi soddisfazioni. L’energia prodotta finisce nella rete nazionale e la bolletta si azzera. In questo modo il singolo cittadino diventa “produttore” di energia guadagnando in euro una somma che potrebbe aggirarsi intorno ai 50 centesimi per ogni kilowattora. La Regione Lazio potrebbe economicamente rientrare dei costi proprio così, in cambio della cessione e dei costi dell’installazione gratuita dei pannelli, si richiederebbe al cittadino di rinunciare all’importo dell’energia prodotta, per un periodo da concordare (potrebbe essere di circa vent’anni). I soldi andranno nelle casse delle istituzioni coinvolte per ammortizzare la spesa iniziale. Il costo dei pannelli solari da tre kilowattora, capaci di soddisfare il bisogno energetico annuo di una famiglia di quattro persone, costa circa 20mila euro, ma in vent’anni, ne restituisce all’utente circa 36mila. Questo non vuol dire evitare il dibattito e l’ipotesi di una scelta politica che guardi anche con favore verso il nucleare. Molti importanti ambientalisti, con una nuova concezione, moderna e alternativa a quella più ideologica e tradizionalista, ritengono che l’ultima generazione del nucleare risulta essere molto sicura oltre che necessaria. Ma i tempi utili per la realizzazione di nuovi impianti e per la scelta dei siti idonei, non sarà certo generosa. E non trascurabile sono anche, ovviamente, i costi. Indubbiamente il percorso corretto e perseguibile, quasi inevitabile, sarà quello di ipotizzare entrambe le scelte. Due scelte di natura “mista”, fortemente divergenti ma che entrambe, se supportate da un pacato e sensato dibattito funzionale e non strumentale, porterà ad un auspicato equilibrio utile al nostro futuro per il bene della nostra Regione e del nostro paese. Come funziona? La luce del sole passa attraverso il pannello di vetro, che possiede un rivestimento antiriflesso, in un semiconduttore: uno strato fatto di silicio che ha un polo positivo e uno negativo. Quando le particelle di luce colpiscono il polo negativo gli elettroni vengono scaricati nel silicio. dopodiché gli elettroni passano al polo positivo creando corrente elettrica.
di Alessandro Cardente

Primarie PD: Bersani mette la freccia e stacca tutti!

A due settimane dal congresso e a tre dalle primarie, mentre i "circoli locali" - le storiche sezioni del vecchio P.C.I. - sono impegnati nelle assemblee sulle tre mozioni, la corsa alla segreteria del Pd sta ormai entrando nel vivo! Pierluigi Bersani, pupillo dalemiano, mette la freccia e stacca tutti confermandosi il favorito numero uno nella corsa alla segreteria del Partito Democratico. Secondo il sondaggio effettuato da Liberal Vox “il Social Network che fa opinione", l'ex ministro dello Sviluppo gode infatti del 54% dei consensi. Il segretario attuale, Dario Franceschini, si ferma al 16%. Mentre l’outsider, Ignazio Marino, supera anche lui la doppia cifra attestandosi tra i due con il 28% delle preferenze dei nostri lettori. Il dato di Bersani mette evidentemente le ali ai piedi ai sostenitori della prima mozione, quella dell'ex ministro dello Sviluppo. Ma questi sono soltanto i dati di un sondaggio! A frenare gli entusiasmi di tutti ci pensa, però, il dato sull'affluenza reale. Soltanto l'8% dell'intero elettorato italiano, infatti, dichiara che parteciperà all'elezione del nuovo segretario. Una percentuale che riflette lo scarso interesse che le primarie hanno in questo momento sul popolo del centrosinistra.

Si sgonfia la "Cura-brunetta": in rialzo le assenze per malattia!
















Tornano a crescere le assenze per malattia nella pubblica amministrazione: ad agosto, rispetto allo stesso mese del 2008, sono aumentate del 16,7% (stima riferita al complesso delle amministrazioni pubbliche, ad esclusione dei comparti scuola, universita' e pubblica sicurezza). Rispetto ad agosto 2008, gli eventi di assenza superiori a 10 giorni mostrano un aumento del 10,2%; le assenze per altri motivi non evidenziano rilevanti scostamenti rispetto allo stesso mese dello scorso anno (-0,1%). Come per i mesi precedenti, la rilevazione è stata realizzata dall'Istat in diretta collaborazione con il Dipartimento della Funzione pubblica che ha provveduto a comunicarne l'avvio alle amministrazioni interessate e, per quanto concerne le principali tipologie di amministrazioni locali, attraverso l'intermediazione di associazioni quali l'Anci, l'Upi e la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Dall'inizio dell'anno è disponibile, per le amministrazioni rispondenti, una procedura online che permette di trasmettere i dati anche via web. A partire da marzo questa procedura è diventata l'unico canale di acquisizione dei dati, con conseguente eliminazione della trasmissione via e-mail finora utilizzata.
Insomma tanto rumore per nulla? Sono tutti qui i prodigisi effetti della cura-brunetta? Non proprio, se si considera che - per centrare certi obiettivi - centinaia di dipendenti pubblici sono stati "distratti" dal proprio lavoro d'istituto e altrettanti dipendenti privati sono stati "appaltati" per conteggiare le malattie dei "fannulloni": alla resa dei conti, sempre più in rosso per le amministrazioni pubbliche con la "gestione-brunetta", tanti impiegati "mal-impiegati" e una valanga di soldi "mal-spesi"! Tanto paga "pantalone"!!!

Unico 2009, ultimi giorni per la consegna.

Il 30 settembre è l'ultimo giorno per presentare al Fisco il modello Unico 2009 - redditi 2008. La scadenza riguarda chi, per obbligo o per scelta, presenta la denuncia dei redditi per via telematica. L’invio on line può essere effettuato: 1) direttamente dal contribuente, tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate; 2) attraverso gli intermediari abilitati (commercialisti, Caf, ecc.); 3) tramite gli uffici dell’Agenzia delle entrate, che forniscono assistenza anche per la compilazione. In ogni caso, prima di pigiare il tasto “invio” è bene stampare la dichiarazione e dargli un ultimo sguardo. Ecco, una breve check list per evitare gli errori più frequenti. Il primo controllo va fatto sulla dichiarazione dell’anno scorso (Unico 2008 o 730): verificate se ci sono eventuali crediti relativi al 2007 di Irpef o di altri tributi non chiesti a rimborso (quadro RX) che possono ridurre le imposte da pagare. Chi nel 2008 ha utilizzato in tutto o in parte questi crediti in compensazione con la delega F24, deve indicare nell’apposita riga del quadro RN quanto ha già utilizzato. Verificate il quadro RP, quello degli oneri detraibili e deducibili. Dalle spese mediche sostenute avete tolto la franchigia di 129 euro? Le ricevute sono tutte del 2008? Il mutuo prima casa è nel rigo giusto? Ma soprattutto, avete rispettato gli importi massimi previsti dalla legge (per esempio, 4.000 euro e valore dichiarato nell’atto per i mutui prima casa, 1.291 euro per l’assicurazione sulla vita, 258 euro per le spese veterinarie ecc.)? In Unico 2009 deve essere riportato anche l’importo versato in acconto per i redditi del 2008. Chi ha pagato la prima rata di acconto 2008 con la maggiorazione dello 0,40% scattata per il ritardo, nella denuncia deve riportare l’acconto versato al netto di tale maggiorazione. Controllate il riepilogo dei redditi, dei crediti d’imposta e delle ritenute: in generale, ogni importo deve trovare corrispondenza nel relativo quadro e la somma dei redditi deve corrispondere al totale indicato nella riga RN1. Utilizzate l’utile “schema riepilogativo redditi e ritenute” delle istruzioni ministeriali di Unico 2009. Se durante il controllo è scattato l’allarme non disperate: la dichiarazione si può sempre correggere e chi ha pagato meno del dovuto può ricorrere al ravvedimento operoso: oltre alle maggiori imposte (o minor credito spettante), si dovrà versare la sanzione (fino al 3%) e gli interessi del 3% annuo, calcolati fino al giorno di pagamento. Per saperne di più si può consultare il sito http://www.agenziaentrate.it/.

lunedì 28 settembre 2009

I veri fannulloni sono i dirigenti: strapagati per quel poco che fanno!
















Fino ad oggi i si è sempre dato addosso agli "impiegati statali", senza distinzione di sorta, sostenendo che guadagnano chissà quanto (1.100euro netti per un impiegato medio!) e che sono tutti dei fannulloni. Ma se c'è qualcuno da colpevolizzare nel settore pubblico, non è certo l'anello terminale della catena amministrativa della cosa pubblica - "il semplice impiegato" - non è certo la coda, ma la testa del pesce, che "puzza" e che deve essere riformata: "la dirigenza"! Se l'organizzazione della P.A. non funziona come dovrebbe e le pratiche non vengono evase con la celerità e la competenza dovuta, è per colpa di chi dirige, della dirigenza, non certo di chi è chiamato ad eseguirne le "direttive"! E poi, se è vero che "tutti" i dirigenti dello Stato percepiscono a fine anno dai 7.000 ai 50.000 euro a titolo di "premio" per "il raggiungimento degli obiettivi", questi "obiettivi" grazie a chi li hanno raggiunti? Evidentemente se i risultati vengono ottenuti da chi "comanda", chi "esegue", chi materialmente lavora "la pratica" non deve poi essere sì tanto fannullone! Molto più probabile, invece, che questo infamante appellativo venga loro affibbiato da chi si pasce di becero qualunquismo, luoghi comuni e crassa ignoranza. Ma la realtà è un'altra! E' che i dipendenti, sia pubblici che privati, sono da anni "tutti" sottopagati! Basta fare il confronto con gli stipendi a pari mansioni dei travet in Europa e i relativi costi della vita, le tasse pagate ed i servizi offerti, e via discorrendo. Soltanto il senso civico e di responsabilità dei dipendenti statali ha permesso che il "sistema-italia" non saltasse per aria: lo hanno dimostrato per anni, accettando aumenti contrattuali ridicoli e tali da non recuperare la perdita del potere d’acquisto di uno stipendio sempre più impoverito e dimezzato dall'entrata in vigore della moneta europea! Un funzionario statale, tanto per capirsi, percepisce poco più di una "badante": un'ora di lavoro straordinario gli viene retribuita 9,50euro e l’ultimo contratto firmato e già scaduto, prevede aumenti mensile di 8 (otto!) euro LORDI per il 2008 e, per il 2009, sempre LORDI, gli euro sono ben 65! Al netto fanno una pizza e un'acqua minerale! Comunque sia - considerato il poco spessore della direttiva-brunetta - i tanto sventagliati tagli ai premi di produttività degli statali, il merito e tutte le altre brunettate, sono state spazzate via dal governo, anche se non per intero: le risorse tagliate (circa 500 milioni di euro) saranno reintegrate più o meno per i tre quarti, il restante 25% non arriverà mai più. Il ministro dell’Economia ha autorizzato le amministrazioni a spendere i soldi. La decisione veniva data ormai per scontata da tempo. In particolare, si possono utilizzare subito le risorse destinate ai dipendenti del Tesoro, del dipartimento Politiche fiscali, delle agenzie fiscali, dell’Inps, dell’Inpdap, dell’Inail, del ministero della Salute e del Lavoro. Cioè quelle amministrazioni che hanno una loro autonomia finanziaria, potendo disporre di entrate proprie: chi conta sul recupero dell’evasione fiscale, chi sui contributi previdenziali, chi sugli introiti delle cosiddette “cartolarizzazioni”, chi su alcune entrate tariffarie. Il discorso è più complicato per le altre amministrazioni, cioè quasi tutti i ministeri, che non hanno risorse autonome. Per loro la partita non è ancora del tutto chiusa, ma sembra ormai assodato che si potrà attingere a un fondo messo a disposizione del ministro Brunetta tempo fa proprio per questo scopo. Del resto non servono tanti milioni, i dipendenti in questione sono poche migliaia. Il recupero dei fondi, come si diceva, non sarà integrale. Si perderà un 25% dei soldi. E in qualche caso si tratta di una perdita consistente: per i dipendentidell’Inps o del Tesoro, ad esempio, il danno finale in busta paga sarà mediamente superiore ai mille e 200 euro lordi. Al ministero della Salute supererà addirittura i 2.500 euro. A questo taglio va inoltre sommata l’altra decurtazione prevista dalla Finanziaria: quella che riduce del 10% tutti i fondi di amministrazione. In totale, per chi lavora al Tesoro o in un ente previdenziale o in un’agenzia fiscale il reddito da quest’anno si ridurrà grosso modo di 2 mila euro lordi. In questi giorni al Tesoro si è diffuso un pò di malcontento fra gli impiegati. Di solito a luglio o ad agosto l’amministrazione versa al personale una parte del salario accessorio (cioè i premi di produttività). Quest’anno invece non è ancora arrivato niente. Ma ad accrescere l’insoddisfazione è stato il fatto che nelle buste paga dei dirigenti il salario accessorio è arrivato, eccome: cifre che superano i 15 mila euro, lo stipendio di un intero anno che lo Stato corrisponde ad un "semplice" impiegato! In realtà i due eventi non hanno alcun collegamento fra loro. Anzi i premi dei dirigenti sono stati ritardati di qualche mese: avrebbero dovuto essere pagati ad aprile, e sono stati spostati ad agosto proprio per cercare di farli coincidere con quelli degli impiegati. Tentativo non riuscito, perché i premi degli impiegati hanno subito un ritardo. Dovrebbero comunque arrivare entro settembre.

Le consulenze d'oro di Palazzo Chigi.

La collettività li paga complessivamente 2,2 milioni di euro, sono i 123 consulenti e collaboratori a libro paga del governo. Non tutti sono noti al pubblico, perché parecchi ministri - i loro datori di lavoro - li tengono "nascosti". Ma nell'ultimo numero del "Mondo" alcuni nomi (ed emolumenti) saltano fuori. Il più famoso è l'ex ministro dei Beni Culturali, Giuliano Urbani, che si mette in tasca 18mila euro da gennaio a dicembre 2009 come superconsulente del presidente Silvio Berlusconi. Uno stipendio da precario ma sopravviverà, visto che è stato appena nominato presidente del Museo nazionale della scienza e della tecnica. Certo che la sua consulenza è svalutata se paragonata quella dell'avvocato Salvatore Lo Giudice (figlio del noto difensore di Bettino Craxi), che guadagna 40mila euro (più Iva) come "esperto giuridico del dipartimento editoria e supporto al segretario generale", alle dipendenze dirette della presidenza del Consiglio. Nella schiera degli "esperti" anche le laureande Elena Lombardo e Marianna Schiavon che, dal primo gennaio al 4 marzo 2009, hanno guadagnato 3.600 euro ciascuna come collaboratrici dell'"unità per la comunicazione del governo". Pare ci abbiano pure scritto un libro: "I mestieri della parola". Adele Cavalleri, ex direttore di produzione Mediaset e collaboratrice della (defunta) Tv delle Libertà del ministro Michela Vittoria Brambilla, lavora proprio alle dipendenze del ministero del Turismo: per lei, 2.916 euro al mese, dal primo febbraio al 31 luglio, in qualità di "esperto per le attività di comunicazione connesse al rilancio dell'immagine dell'Italia in campo turistico". L'unità per la semplificazione amministrativa del ministro Roberto Calderoli è "semplicemente" cara: paga 116mila euro a 9 componenti dell'unità "taglia-leggi", 106mila a 5 "esperti per la semplificazione" e 276mila a 14 addetti della segreteria tecnica.

Busta Paga troppo bassa: è caccia al secondo lavoro!

Poliziotti che si prestano come autisti, docenti che offrono ripetizioni in economia per single, trainer in pattinaggio a rotelle, insegnanti di pesca sportiva, impiegati imbianchini, impiegate "accompagnatrici", ecc, ecc. Se lo stipendio non basta, gli italiani cercano un secondo lavoro. Rigorosamente in "nero", per sfuggire alle maglie del fisco e far rendere al massimo la paga così faticosamente ottenuta. Lo ha certificato l'Ocse: i salari italiani sono tra i più bassi d'Europa, e le buste paga più leggere a causa del peso del cuneo fiscale. Ma se il lavoro sommerso cresce in tempo di crisi, aumenta anche il ricorso alle cosiddette “attività plurime non dichiarate”: secondo l'ultimo rapporto Istat, “registrano un ritmo di crescita sostenuto” arrivando nel 2006 a poco più di 1 milione (erano 915 mila unità nel 2000). Su internet il termometro della “Borsa del secondo lavoro”: in un anno gli annunci sono cresciuti del 16%. Lavoro "nero"? NO! Forse sarebbe meglio chiamarlo "Lavoro Grigio" figlio della crisi, nipote di quello nero! Buste paga sempre più leggere, spese quotidiane in aumento, tasse più pesanti. Cresce la caccia degli italiani al secondo lavoro! Più diffuso tra i dipendenti pubblici, con orari più ristretti, il fenomeno cresce tra i cassintegrati o i lavoratori in mobilità. Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2006 i lavoratori non regolari erano 2 milioni e 900 mila su 24 milioni e 800 mila regolari (circa il 12%), ma secondo altre stime se ne possono contare 5 milioni. Tra questi si nasconde il lavoro “grigio” che raggiunge la metà delle unità completamente in nero: dal secondo lavoro al falso impiegato part-time, dallo straordinario pagato fuori busta, al lavoratore a progetto utilizzato come subordinato. Se al Nord domina questo tipo di sommerso, al Centro-Sud prevale invece l’irregolare totale.

venerdì 25 settembre 2009

Finanziaria: 9 EURO LORDI ai "fannulloni di brunetta"!

Non è questione di destra o di sinistra, di Prodi o di Berlusconi, di governo e opposizione, nè tantomeno di sindacati e di contrattazione! E' stato da sempre così! Quando si parla di pubblico impiego - ma attenzione, del personale "impiegatizio", non certo della "dirigenza" che nello Stato ha gettato le fondamenta della propria "casta" e che dal pozzo senza fondo della Pubblica Amministrazione ha tirato fuori "stipendi d'oro" e "profitti da capogiro" con appalti&consulenze sulle quali ha fondato le proprie fortune e quelle d'intere generazioni!!! - s'intende quella "categoria di lavoratori mal pagati" e forse proprio per questo "poco inclini al lavoro" che tanta celebrità ha conferito al suo Ministro, tal Brunetta! Con tutti i governi (Prodi nel 2006 aveva addirittura previsto 8 euro!), ogni stagione contrattuale è stata sempre "sofferta" e impostata all'insegna del risparmio: alla fine si è puntualmente risolta con pochi spiccioli che vanno a finire nelle tasche, già mezze vuote, dei dipendenti pubblici, o meglio di certi impiegati dello Stato. Dacchè altri dipendenti della P.A., ben più fortunati dei loro colleghi ministeriali, come gli impiegati del Quirinale, del Senato, della Camera, della Presidenza del Consiglio, ecc, ecc, riescono, invece, a percepire stipendi che si attestano al doppio, triplo e a volte qudruplo dei "comuni impiegati dello Stato" che ricordiamo essere sempre lo stesso Stato: lo Stato Italiano! Comunque sia, con i soldi previsti dalla "Finanziaria-Leggera" di Tremonti, i dipendenti pubblici avrebbero diritto ad un aumento di 9 euro. Lordi! A partire dal prossimo aprile. Che diventerebbero circa 20 euro, LORDI, con successive tranche, nel 2012. Una cifra chiaramente troppo esigua, sia pure in un periodo di bassa inflazione come questo. Sono del resto i soldi che servono per la “vacanza contrattuale”, cioè quell’indennità che si paga quando i contratti non si rinnovano. Una sorta di anticipo sugli aumenti futuri. In sostanza il testo della Finanziaria dice: per adesso i contratti non li rinnoviamo, ne parleremo più avanti. All’articolo 2 comma 16 si trova un impegno esplicito alla «individuazione delle ulteriore risorse finanziarie occorrenti». Risorse che al momento non vengono quantificate!

Stop al canone Rai!

Cara Redazione,
l'Italia è il paese delle tasse, non le pagano tutti, questo è vero, ma rimane sempre una nazione tartassata dal fisco! Non credo esista al mondo un paese più tassato del nostro. Io passo 20-25 giorni l'anno a Roma e nel mio appartamento ho un televisore. Qualche anno fa la RAI ha cominciato a scrivere lettere arroganti e minacciose sia a mia moglie che a me. Io avrei continuato a non pagare la tassa RAI, in Italia non ci sto mai... lavoro all'estero, ho la famiglia all'estero, perchè dover pagare una tassa del genere? Ma mia moglie si è impressionata ed impaurita per la gravità delle frasi minacciose contenute nelle lettere della RAI e ha voluto assolutamente che io pagassi! Francamente mi sembra di aver acconsentito ad un sopruso, ad un abuso, tanto che sto seriamente pensando di disdire l'abbonamento una volta per tutte! Vorrei che ci mettessimo d'accordo, tutti gli italiani, ma proprio tutti, tutti, e, ad un segnale convenuto, nessuno più pagasse questa tassa del cavolo! Magari, in futuro, anzichè scendere in piazza, potremmo darci appuntamento su questi forum o blog ed usarli come grandissima Conference-Room, capace di accogliere centinaia di migliaia di partecipanti e magari metterci d'accordo più velocemente e senza i compromessi ed i giochetti che fanno alla Camera e al Senato. Sinceramente... della RAI ne posso fare a meno, ma del rispetto per la libertà e per la Costituzione ...proprio no!
di F. Colombo
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Decine di mail come questa, in poche ore, hanno intasato la posta elettronica di Liberal Vox. Dopo il sondaggio lanciato dal nostro Social Network («STOP AL CANONE RAI?» SI. ABOLIRLO PER LEGGE: 85% - 677voti - NO. MA BASTA PUBBLICITA’ IN RAI: 13% - 108 voti - NO. MA PROVENTI DEL CANONE ANCHE ALLE PRIVATE: 8% - 8 voti ) sono arrivate lettere piene di domande, proteste e suggerimenti sulle modalità di disdetta del canone Rai. Ricordiamo che per non pagare più il canone basta una raccomandata con ricevuta di ritorno indirizzata a “Agenzie delle entrate Ufficio Torino 1 - Sat Sportello abbonamenti TV - Casella Postale 22 - 10121 Torino”, allegando un versamento di euro 5,16 sul conto corrente 3103 intestato allo stesso ufficio torinese dell’Agenzia delle Entrate in cui si chiede «la cessazione del canone tv». Si tratta di una richiesta che rispetta la disciplina di legge vigente. Se presentata entro il 31 dicembre, la dispensa dal pagamento del canone scatta dal 1° gennaio dell’anno successivo. La richiesta deve altresì riportare l’ulteriore richiesta di mandare “i propri incaricati ad insaccare (in un sacco di juta o di plastica) e sigillare il televisore che l’utente dovrà mettere a loro disposizione che così recita: Intendo far suggellare il mio televisore ed indico il numero del mio abbonamento n°...”. La ricevuta di ritorno va conservata finché il funzionario dello Sportello abbonamenti tv o la Guardia di finanza su incarico della Sat, viene a bussare a casa vostra su appuntamento “concordato in precedenza”. Perché per entrare coattivamente in una casa privata senza incorrere nel reato di violazione di domicilio serve un mandato del magistrato. Spetterà alla Sat, dunque, inviare un modulo di dichiarazione aggiuntiva (da rispedire) dove dovranno essere indicate marca della tv, ubicazione in casa e disponibilità oraria per procedere all’operazione. Se non dovesse venire nessun funzionario o agente delle Fiamme gialle, non c’è comunque alcun rischio di incorrere nell’eventuale reato di evasione fiscale, visto che in questo caso è lo Stato ad essere in torto. Nessuno può contattarvi per chiedere se avete o meno in casa un televisore (c’è una comunicazione ad hoc del Garante della Privacy) e che in caso di ispezione qualsiasi atteggiamento si ritenga fondatamente minaccioso, inquisitorio o intimidatorio - sostiene il Garante - può essere segnalato allo stesso Garante.

Il "fannullone" non teme più gli strali di Brunetta.

Gli effetti prodigiosi della "cura-brunetta" per i fannulloni della P.A. sarebbero il fiore all’occhiello di questo governo. Della sua terapia miracolosa, il ministro Brunetta è riuscito a convincere tutti, dagli statistici agli stessi politici d’opposizione. Per la gente comune, grazie a "lui" l’impiegato lavativo è stato rimesso in riga. D’altronde come interpretare altrimenti il mirabolante "meno 40 per cento di assenze per malattia" propagandato a più riprese dal suo ministero? La realtà, però, è diversa dai fuochi d’artificio che vengono sparati dal ministero di mister br. Soltanto poche coraggiose voci "fuori dal coro" sgonfiano quei numeri, ridimensionando l’ormai... afflosciato "effetto-brunetta" che si fonda, o meglio che affonda, su tre pilastri di cartapesta. Primo: l’analisi si limita agli enti che ci tengono a farsi belli della propria virtuosità (mentre gli asini se la battono). Secondo: nei suoi conti mancano all’appello grossi pezzi dell’apparato statale - come l’istruzione e le forze di polizia - nonché i ministeri ed i comuni più importanti. Terzo: le sue statistiche tagliate con l’accetta spesso finiscono col premiare chi non se lo merita e punire chi non ha colpa. Senza dimenticare che gli stessi dati del ministero iniziano a riconoscere che "l’onda" si sta ritirando: pare che il "fannullone" non abbia più così paura degli strali di Brunetta. Ed è proprio il suo ministero a raccontarcelo: la riduzione delle assenze per malattia registrata a settembre dello scorso anno, quando si era raggiunto il meno 44,6 per cento, è stato il picco dal quale poi non si è fatto altro che scendere. In modo graduale, ma inesorabile: meno 41 a novembre, meno 33 ad aprile, meno 27 a giugno, per finire con il meno 17 di luglio. Mai come in quest’ultimo mese ci sono state tante amministrazioni che hanno invertito la tendenza, col meno che si è andato trasformando in più. L’afflosciarsi dell’effetto Brunetta è però solo una parte di quello che il ministro non dice. Come dimostrano i dati della Ragioneria generale dello Stato, è già da fine 2004 che si verifica nella popolazione dei dipendenti pubblici una concreta diminuzione di chi si dà malato. Ovverosia già molto prima dell’avvento dell'era-brunetta nel pubblico impiego. Alla Provincia di Pisa, per esempio, lo sanno bene: dall’inizio del 2005 l’ente toscano è riuscito nell’impresa di abbassare del 20-30 per cento il tasso d’assenteismo. Al di là di questa appropriazione indebita, cosa più grave nel bluff mediatico del ministro-economista è la mancanza di attendibilità dei dati che diffonde ogni mese. Appellandosi alla collaborazione ed alla buona volontà delle singole amministrazioni, il ministero, di fatto, non pubblica tutti i numeri degli enti, ma solo quelli inviati di loro spontanea volontà. Per capirci, è come se a scuola venissero interrogati solo i ragazzi che si offrono volontari: ai somari per cavarsela basta restare zitti. In questo modo il campione non è rappresentativo, nè attendibile e i risultati tanto strombazzati non hanno alcun valore statistico, perché inevitabilmente sovrastimano la realtà. Che i numeri del ministero siano tutt’altro che uno specchio fedele della realtà lo si capisce anche da altre falle, più o meno grandi. Prima di tutto c’è quella postilla con cui si avvertono i lettori che nell’analisi mensile non rientrano scuola, università, regioni e pubblica sicurezza. Cioè un bel pezzo dell’apparato statale. Inoltre, gli stessi enti i cui dati trovi di un mese, magari latitano il mese prima o quello successivo! Tanto che spiccano frequenti assenze di lusso: a luglio mancavano i dati del Ministero degli Interni e di quello dei Trasporti, della Provincia e del Comune di Milano, dei Comuni di Torino, Bari e Venezia. Quasi tutti, ad eccezione sempre del Viminale e del capoluogo pugliese, erano invece presenti nella rilevazione del mese precedente. Infine, meno della metà delle 10 mila burocrazie italiane compila i moduli on line. Ma statistiche e studi di settore a parte, certo è che non basta tenere la gente in ufficio (magari con 38 di febbre) per farla essere produttiva. La soluzione non è costringere gli impiegati ad andare al lavoro in qualsiasi condizione di salute, visto che si può arrivare a perdere fino a 50 euro al giorno in caso di malattia. In realtà servibbero "dirigenti più capaci e più presenti" che invece, affaccendati in tutt'altre materie, se ne fregano altamente del lavoro d'istituto!
di G. Del Vecchio

«FUORI L'EUROPA DA KABUL»



«E' una vergogna far parte di un’alleanza i cui dirigenti non tengono in nessun conto le vite umane. Quello che stanno facendo i vostri governi sotto l’egida Nato è uccidere donne, bimbi e anziani per volontà Bush. Non chiediamo nulla di iniquo: ora tocca a voi mettere fine all'ingiustizia e ritirare i vostri soldati. Se l’Europa avesse visto quello che i vostri alleati statunitensi e i loro collaboratori hanno fatto nel nord dell’Afghanistan, in che modo migliaia di afgani venivano stipati nei container come sardine, chiudendoli dentro fino a farli morire asfissiati, avrebbero capito le cause di eventi sanguinosi come Madrid e Londra.»
Osama Bin Laden

giovedì 24 settembre 2009

Brunetta e l’informatizzazione della Pubblica Amministrazione













Il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta ha annunciato l’arrivo della rivoluzione informatica nel settore di sua competenza: "Entro pochi mesi, niente più file per fare documenti, ma tutti avranno una casella di posta elettronica certificata per comunicare con gli uffici. E chi non ha un computer lo riceverà dallo Stato!" Brunetta promette che entro gennaio tutti gli italiani che lo richiederanno potranno avere un account gratuito (non si capisce se si tratta di un semplice indirizzo email o qualcosa di più articolato) che permetterà di evitare le lunghe code agli sportelli pubblici. Ma il Ministro non si ferma certo qui, promette infatti di portare direttamente a casa di chi non lo possiede un computer. Quante belle parole, vero? Di sicuro io sono il primo a volere l’informatizzazione di questo vecchio e decadente paese, però quando queste promesse arrivano dalla bocca di “mister tanto fumo e niente arrosto” non posso fare a meno che rimanere a bocca aperta. Lasciamo da parte le chiacchiere e concentriamoci sui fatti che legano l’attuale Governo all’informatica e alla tecnologia. Un fatto è che il Ministro Brunetta questo annuncio lo aveva già fatto a marzo 2009 e ancora non è cambiato nulla. Un altro fatto degno di nota è la tragica affermazione del suo capo Silvio Berlusconi che è arrivato a dire una frase come: “Non ho bisogno di Internet, io ho Gianni Letta”. Oppure vogliamo ricordare per esempio il progetto Italia.it che si trasformò in nient’altro che un enorme spreco di denaro pubblico? Come credere a questi annunci visto il feedback informatico dei nostri rappresentanti? Come credere a queste promesse quando un giorno si e l’altro pure esce una nuova proposta di legge per spezzare le gambe alla Rete? Ma lo scacco matto a questa becera propaganda arriva proprio dalla collega Gelmini che, con un colpo di spugna, ha cancellato l’informatica dalle scuole. Mi chiedo come l’informatizzazione della P.A. possa portare benefici se le persone nemmeno lo sanno usare un computer? Insomma altro nodo al fazzoletto per Renato Brunetta. Ne riparliamo quando invece di fare le solite chiacchiere pubblicitarie il Ministro passerà ai fatti… le sue dimissioni!
di L. M. Gallerano

mercoledì 23 settembre 2009

Primarie PD: la litigiosità è nel dna di questa sinistra!

Adesso litigano pure tra di loro! Quando nel PD si perde di vista il “bersaglio-che-unisce”, il “collante-che-cementa", Silvio Berlusconi, per l'appunto, allora la litigiosità, il rancore, il livore, la rissa e l’astio politico ed umano che caratterizzano la sinistra di oggi - ancora in cerca di una "propria" identità e di un "vero" leader, dai tempi della caduta del muro di Berlino - cambiano repentinamente e con estrema naturalezza la mira e l’alzo punta dritto al cuore del partito, trasformandosi in “lotta intestina”. Il dibattito congressuale nel PD si addentra su terreni scivolosi, che rischiano di far slittare il confronto nella rissa: a lanciare il sasso sono stati Ignazio Marino, che ha parlato di brogli nei congressi in Calabria, e anche Dario Franceschini, che ha chiesto a Pier Luigi Bersani una maggiore sobrietà nell'uso dei soldi per la campagna in vista delle primarie. Il comitato Bersani ha replicato accusando Franceschini di volerla «buttare in caciara» per il nervosismo a causa dei primi risultati dei congressi dei circoli.Ad aprire le polemiche ci ha pensato Marino, che ha riferito di gravi irregolarità in alcuni circoli della Calabria, uno dei feudi di esponenti dalemiani, dove si sta imponendo Bersani e dove avrebbero votato più persone degli iscritti. Marino ha parlato di un «bubbone» da estirpare. Anche Franceschini ha definito «sconcertanti» questi episodi. La commissione di Garanzia regionale è subito intervenuta con verifiche, accertando (con voto all'unanimità) la regolarità del voto a Catanzaro, l'irregolarità in diversi circoli in provincia di Vibo Valentia, e preannunciando di voler accogliere il ricorso del comitato Franceschini per Reggio Calabria, se esso sarà non generico ma circostanziato. La falla è stata dunque arginata subito, ma si presta alla polemica.Il segretario uscente, in una lettera agli altri due candidati, ha preso spunto dalla campagna di affissioni a pagamento di Bersani, per chiedere un «codice di autoregolamentazione» che eviti la pubblicità a pagamento. Questo per ragioni di sobrietà di fronte alla crisi economica, e perchè i militanti si sono lamentati che i soldi non vengano utilizzati invece in campagne contro il governo. Bersani ha replicato a muso duro, con il suo comitato che ha ricordato che il Codice di autoregolamentazione c'è già. Ma il punto è proprio questo. In effetti la commissione di Garanzia ha stabilito, il 21 luglio scorso, un tetto di spesa di 250.000 euro per ciascun candidato, quindi le parole di Franceschini alluderebbero a uno sforamento del tetto da parte di Bersani. Anche se non lo si vuole dire apertamente, al comitato Franceschini sono in molti ad essere convinti che ciò sia avvenuto. Le parole del segretario sarebbero un primo segnale per dimostrare che l'attenzione su questo punto è alta, e che non si transigerà.

Dichiarazione Inps per redditi da lavoro autonomo nel 2008.

Entro il 30 settembre prossimo devono essere dichiarati all'INPS i redditi da lavoro autonomo conseguiti nel 2008 dai titolari di pensioni che sono soggette al divieto di cumulo parziale. La dichiarazione, da rendere preferibilmente con il modello posto a disposizione dall'INPS, deve essere effettuata al netto dei contributi previdenziali e assistenziali e delle eventuali perdite d'impresa deducibili ma al lordo delle ritenute erariali. La dichiarazione non deve essere rilasciata dai pensionati non soggetti al divieto di cumulo: tra di essi, i titolari di pensione diretta di qualsiasi categoria con decorrenza anteriore al 31 dicembre 1994, i titolari di pensione di vecchiaia, i titolari di pensione di anzianità o di invalidità con anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni, i titolari di pensione di anzianità che hanno effettuato il versamento per accedere al regime di totale cumulabilità. Inoltre le disposizioni non si applicano nei confronti dei titolari di pensione di invalidità o di assegno di invalidità che hanno conseguito un reddito da lavoro autonomo pari o inferiore a 5.766,28 euro. Sono cumulabili anche le indennita' percepite per le funzioni di giudice di pace, di giudice tributario o di giudice onorario aggregato, i gettoni di presenza percepiti dagli amministratori locali e le indennità connesse a cariche pubbliche elettive. I pensionati tenuti alla comunicazione devono anche comunicare il reddito da lavoro autonomo che prevedono di conseguire nel corso del 2009, in modo da consentire all'INPS di effettuare le relative trattenute in via provvisoria, da conguagliare poi con la dichiarazione a consuntivo che verrà resa nel 2010. Sono esonerati dall'obbligo i titolari di pensioni di anzianità, che dal 1° gennaio 2009 sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro, di pensioni contributive liquidate a donne con più di 60 anni di età e ad uomini con più di 65, e i titolari di pensioni contributive di vecchiaia liquidate con più di 40 anni di contribuzione.

In Finanziaria la 'norma-gancio' per il contratto degli Statali.

Ammontano a complessivi 1,8 miliardi per il triennio 2010-2012 le risorse previste in finanziaria a titolo di vacanza contrattuale per la categoria degli statali. Lo prevede l'articolo 2 del provvedimento approvato oggi dal Cdm. In particolare, per gli statali propriamente detti (ad esempio ministeri, scuola) sono previsti 215 milioni per il 2010, 370 milioni per il 2011 (che comprende i 215 milioni dell'anno precedente e 155 milioni di nuovo aumento) e 585milioni a decorrere dal 2012. Per il restante personale statale in regime di diritto pubblico (comparto sicurezza, vigili del fuoco, prefetti,ambasciatori) le risorse per i miglioramenti economici sono pari a 135 milioni per il 2010, 201 milioni per il 2011 e 307 milioni a decorrere dal 2012, con specifica destinazione di 79, 135 e 214 milioni per il personale delle Forze armate e dei corpo di Polizia. Per quanto riguarda il personale di Regioni e enti locali, la finanziaria, come è ovvio, non prevede stanziamenti, perchè le relative risorse sono a carico dei bilanci degli enti. La finanziaria contiene però una norma in cui si dice che ''i comitati di settore provvedono alla quantificazione delle risorse attenendosi ai criteri e ai parametri di determinazione degli oneri previsti dal personale dello Stato''. I tecnici del governo calcolano che la cifra si aggirerà attorno a 1,6 miliardi. In finanziaria ci sono poi altre due disposizioni sui contratti pubblici. Si precisa che i risparmi derivanti dall'efficienza ''previa verifica da effettuarsi entro il primo semestre 2010 sulla base dei dati di consuntivo del 2009'' saranno utilizzati dalle stesse amministrazioni, con un decreto del ministro Brunetta, per il trattamento accessorio del personale. Inoltre è specificato l'impegno all'individuazione e allo stanziamento delle ulteriori risorse occorrenti per i rinnovi contrattuali del triennio 2010-2012, una volta che il nuovo assetto sara' completato.

CONTRATTI STATALI
3,4 miliardi nel 2010-2012 per i contratti del pubblico impiego (1,8 miliardi circa per gli statali e 1,6 miliardi per i non statali), ma la maggior parte è destinata a coprire l'indennità di vacanza contrattuale. Per i dipendenti dello Stato, quindi, "ai fini dei rinnovi contrattuali del triennio 2010-2012 gli oneri posti a carico del bilancio statale per la contrattazione collettiva nazionale sono quantificati complessivamente in 215 milioni per il 2010, 370 milioni per il 2011 e 585 milioni a decorrere dal 2012".
AUMENTI SALARIALI
Arriva una norma "gancio" che stabilisce che all'individuazione delle ulteriori risorse per i rinnovi 2010-2012 dei contratti dei dipendenti pubblici si provvederà al termine della fase di ridefinizione dell'assetto contrattuale delle amministrazione pubbliche dopo la riforma del sistema contrattuale.
POLIZIA E FORZE ARMATE
Nella dote complessiva destinata ai dipendenti pubblici ci sono anche le risorse destinate ai "miglioramenti economici del rimanente personale statale in regime di diritto pubblico", che ammontano a 135 milioni per il 2010, 201 milioni per il 2011 e 307 milioni a decorrere dal 2012.
C'è però una "specifica destinazione" rispettivamente di 79, 135 e 214 milioni per il personale delle forze armate e dei corpi di polizia.
AUTONOMIE LOCALI
Per i dipendenti di enti e amministrazioni diversi dall'amministrazione statale (come quelli di Regioni ed enti locali), invece, "gli oneri derivanti dai rinnovi contrattuali per il triennio 2010-2012 sono posti a carico dei rispettivi bilanci". Le risorse previste per questo comparto - secondo il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta - sono pari a circa 1,6 miliardi.
RISPARMI DELLA P.A.
Oltre alle risorse indicate nella manovra, le amministrazioni potranno usare i risparmi ottenuti dalla razionalizzazione delle spese di personale. Questi fondi aggiuntivi "confluiscono in un apposito fondo istituito nello stato di previsione del ministero dell'Economia", per essere destinate, su proposta del ministro della Funzione pubblica, a migliorare il trattamento economico dei dipendenti pubblici.

PENSIONI: se le donne del pubblico impiego piangono, quelle del privato hanno poco da ridere!

Innalzare l'età pensionabile delle donne anche nel settore privato. E' la nuova "invenzione" di quel "piccolo" genio del Ministero della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta: "L'innalzamento dell'età pensionabile delle donne, nel pubblico impiego, ci è stato imposto da una sentenza della Corte Europea di Giustizia, che ci aveva condannato per aver discriminato gli uomini. Sembra quasi uno scherzo, ma è così. Ciò non toglie che sia un giusto provvedimento e, a questo punto, trovo naturale che il problema si ponga anche nel settore privato, perchè, in caso contrario, avremmo una discriminazione interna, a sfavore delle donne che lavorano per l'amministrazione pubblica".

martedì 22 settembre 2009

Il 'pezzo di carta' fa ancora la differenza, soprattutto per i fuori-corso!

"Fuori Corso": una macchia indelebile sul curriculum vitae. Sei fuori corso e allora non conta più chi sei e cosa hai fatto nella tua vita. Non contano i libri che hai letto, i lavori e i viaggi che hai fatto, le persone che hai conosciuto, non contano le abilità che hai acquisito, non la tua vivacità intellettuale... tutto ciò non ha indici di riferimento e allora accade che "fuori-corso" sia sinonimo di inconcludente. E' un marchio di cui vergognarsi e che se tutto va bene, ti escluderà da un lavoro di prestigio, a meno che tu non possa contare su "conoscenze" e parentele. Se va male, ti farà sentire un disadattato e ti farà cadere in depressione. Era l'inizio di novembre 2008 quando un giovane professore (Michel Martone) avvertiva nel suo blog. " L'università italiana non funziona anche perchè è intasata da migliaia di studenti fuori corso(...) da noi i fuori corso sono troppi e non sono penalizzati in alcun modo(...): perchè non premiamo gli studenti che si laureano in corso, penalizzando con un aumento delle tasse universitarie, quelli che non fanno esami da anni? Ovviamente, facendo attenzione a non penalizzare quelli che non hanno potuto studiare, per problemi seri come malattie o lavoro. Che ne pensate?" Già, che ne pensate? Ma prima di ciò, domandatevi se sapete chi si nasconde dietro l'acronimo "fuori-corso". Per dirla in termini presi a prestito dalla psicanalisi, è "un tipo sociale", abbastanza vicino al "border line". Spesso è un individuo molto sensibile, che non regge al distacco da casa, alle aspettative dei genitori, che non si stima abbastanza, che ha paura di fallire ed è allora incerto se buttare la spugna o recuperare le proprie ambizioni. Sa che il "pezzo di carta", ancora oggi, fa la differenza perchè in Italia - solo in Italia - il "dottore" occupa un gradino sociale più alto. Non importa, poi, se molti laureati non conoscano bene la grammatica italiana, o peggio ancora siano inadatti al mercato del lavoro. Aumentare le tasse dunque, ma farlo senza violare un principio di equità. Deve aver pensato in questi termini la Sapienza, il mega ateneo romano con i suoi 51102 fuori corso. L'università romana ha pensato di mettere a punto un programma denominato "laurea tutoring" che consiste in corsi di recupero e docenti tutor per tenere un contatto più diretto con gli studenti. Si tratta di un iter personalizzato che consente di arrivare in tre anni alla laurea, dopodichè scatta l'aumento delle tasse del 50%. Per chi non accetta questo percorso, scatta l'incremento delle tasse universitarie già dall'anno accademico 2010/2011. Con delle piccole diversificazioni tra gli studenti del vecchio e del nuovo ordinamento, in sostanza è una "mano tesa" verso chi è rimasto indietro. L'ateneo romano si era già contraddistinto in passato per l'istituzione di un servizio di consulenza piscologica rivolto agli studenti, seguendo l'esempio di un'altra università romana, la Luiss Guido Carli. Quest'ultima è stata la prima a dotarsi di un programma di sostegno psicologico, "Luiss ti ascolta", uno spazio di ascolto e riflessione per favorire, attraverso il dialogo, il superamento di momenti di difficoltà o confusione facendo leva sulle risorse e potenzialità personali. Sicuramente laurearsi in corso e con voti alti è importante, ma non è sempre indice di qualità nello studio e nel lavoro. Spesso vince la furbizia sulla bravura, soprattutto agli orali. Ad esempio è una prassi consolidata quella del professore che, per non interrompere la media, reitera il voto precedente, magari di quello studente che lo ha seguito per mesi, sedendosi in prima fila e annuendo alle lezioni come un cagnolino ammaestrato. Se non esistesse il titolo legale in una assunzione aperta a molti, ad esempio, non si considererebbero gli anni di studio, ma si richiederebbe solo la dimostrazione del fatto che si sa svolgere quella determinata mansione o meno. Ma siamo sicuri che si è fuori corso solo perchè si è troppo sensibili, rinunciatari, dispersivi? Oggi le università italiane, complici i tagli agli investimenti, offrono tanta teoria e poca pratica. Il progresso dovrebbe partire dagli investimenti e non da chi paga per apprendere. Nelle università private si ottiene di più perchè le attività sono lautamente compensate. Succede che si diffonda la sfiducia nelle università delle regioni del sud, nella convinzione che gli atenei di Roma, Pisa, Bologna, Milano, tanto per citarne alcune, garantiscano un futuro migliore. Se vogliamo prendere ad esempio sistemi che si basano sulla meritocrazia, guardiamo al Giappone o agli Usa che investono notevoli risorse per le loro università e che mettono la ricerca al centro della propria economia. Chi desidera studiare ha diritto di svolgere il suo percorso formativo come e quando gli pare, non si può vietare il diritto a studiare e addirittura sanzionarlo. Andrebbero sanzionati invece i docenti assenteisti, i sistemi informatici che non funzionano, i relatori irreperibili per finire la tesi, le poche sessioni di laurea raddoppiate solo per i "3+2". In altri Paesi ai docenti "fannulloni" o "incompetenti" viene dato il benservito se la valutazione del loro operato è negativa (rilevazione fatta attraverso la compilazione di questionari, cui gli studenti rispondono in anonimato). In Italia invece, il professore universitario è "intoccabile", per non parlare delle baronie e delle consorterie che sono il vero cancro delle università. Gli studenti fuori corso pagano già più tasse di quelli in corso, semplicemente perchè si iscrivono per più anni. Inoltre in genere, non essendo frequentanti, devono fare i conti con il cambiamento di programmi, l'obsolescenza degli esami. Un fuori corso non può mostrare di avere una laurea ad un eventuale colloquio, nè quindi può aspirare a completare la propria formazione sul campo. Scrive giustamente una studentessa "su 100 persone dello stesso corso e dello stesso anno di iscrizione, se ne laureano in tempo solo 30/35, le altre, scaduto il tempo massimo, dovrebbero andar via dall'università. Intanto avranno 25/26/27 anni e andranno ad elemosinare lavoro. Qui in Italia siamo messi male con il favoritismo, quindi se non disponiamo di posizioni sicure in famiglia, siamo destinati a diventare gente nulla facente. Una famiglia di un fuori corso, reddito medio 3000€ al mese, con un fitto da pagare o peggio un mutuo, non potrebbe più aiutare il figlio e questo lo costringerebbe a cercare un lavoro. Resoconto del bilancio: meno cultura, più disoccupazione, meno competenze e meno competizione per l'Italia a livello mondiale".
di R. L. Cauntela

Quasi nulla in Finanziaria per lavoratori e pensionati: le solite briciole!

Lavoratori, famiglie e pensionati aspettano da quattro finanziarie un intervento serio e concreto contro l’impoverimento dei redditi iniziato ancor prima della crisi! Il governo fa sapere che ci sarebbero fondi per 693 milioni per il rinnovo dei contratti pubblici nel 2010 e l'estensione delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni anche nel 2012. E poi una norma per evitare un buco da 3 miliardi sulle pensioni agricole. Non manca, poi, la formula di rito in base alla quale le maggiori risorse che "dovessero" emergere dai conti pubblici saranno utilizzate per abbattere le tasse sui lavoratori dipendenti con famiglie numerose e a basso reddito. Ecco cosa prevede la bozza.
CONTRATTI, 693 MLN PER 2010: La Finanziaria apposta solo le somme "gia scontate" nelle previsioni fatte nel passato per il rinnovo dei conti pubblici. In attesa di definire il nuovo modello contrattuale e raggiungere gli acconti. Gli importi complessivi ammontano a 3,4 miliardi per il prossimo triennio: 693 milioni per il 2010; 1.087 milioni per il 2011 e 1.680 milioni per il 2012.
79 MLN A SICUREZZA; 135 MLN A PRECARI: Per i rinnovi dei contratti pubblici si stanziano 350 milioni per i contratti a carico dello Stato e 343 per il settore non statale. Dei fondi dello stato 215 milioni saranno per i dipendenti Aran, ma a questi si aggiungono 135 milioni per il personale statale non contrattualizzato, in pratica per i precari. 79 milioni sono poi per i corpi e le forze di polizia.
BONUS RISTRUTTURAZIONI: Vengono estese fino al 2012 le agevolazioni previste per le ristrutturazioni edilizie e anche per l'acquisto di immobili già ristrutturati. La norma prevede anche l'applicazione dell'aliquota, al 10%, dell'Iva sui lavori. La misurà avrà un impatto di 324 milioni nel 2012, 743 milioni sia nel 2013 sia nel 2014.
GIU' TASSE LAVORO SE MAGGIORI RISORSE: La norma non era stata inserita nel testo della scorsa finanziaria varata dal Cdm. Venne invece inserita durante l'iter Parlamentare e ora, visto il pressing dei sindacati, acquista nuovo valore. "Le maggiori disponibilità di finanza pubblica che si realizzassero nell'anno 2010 rispetto alle previsioni del Dpef - è scritto nell'articolo 1 della Bozza - sono destinate alla riduzione della pressione fiscale nei confronti delle famiglie con figli e dei percettori di reddito medio-basso, con priorità per i lavoratori dipendenti e pensionati".
TRASFERIMENTI ALL'INPS: L'importo annuo che viene trasferito all'Inps sarà aumentato annualmente in base alle variazioni dell'indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, aumentato di un punto percentuale. Con lo stesso criterio viene adeguata la somma per l'onere pensionistico delle pensioni di invalidità.
PENSIONI AGRICOLE: Una norma interpretativa sulle pensioni dei lavoratori agricoli a tempo determinato, evita che recenti sentenze della Corte di Cassazione possano trasformarsi in un buco di 3 miliardi nel primo anno di applicazione e di 270 milioni per gli anni successivi.
SINDACATI: «Già lo scorso anno ero critico sull'impostazione della Finanziaria: ora lo sono di più». Con queste parole il segretario generale della Cgil ha introdotto il suo intervento al tavolo con il governo sulla Finanziaria, un tavolo super affollato, più di cento persone e mancavano all'appello i governatori delle Regioni, praticamente una "folla": impossibile interloquire. Ognuno dice la sua e alla fine il governo chiude la riunione con un "grazie per la collaborazione"! «E' stata fatta la scelta politica di mettere pochi soldi - ha aggiunto il leader di Corso d'Italia - mentre altri paesi hanno fatto molto di più. Abbiamo chiesto i soldi per il rinnovo dei contratti pubblici perché allo stato non risulta nulla!!! Così come non risulta alcun intervento fiscale per i lavoratori dipendenti e i pensionati!!! Gli unici che continuano a pagare!!! È una manovra che fa molto poco, che non dà nessuno stimolo alla ripresa. Una manovra, in continuità con gli anni scorsi e che quindi non fa neanche quest'anno quanto necessario per sostenere l'economia ed è esattamente opposta a quella di altri Paesi».

lunedì 21 settembre 2009

La "cura-brunetta", un placebo che stiamo pagando tutti a caro prezzo!

Su ciascun italiano grava un peso tributario annuo, fatto di sole tasse, imposte e tributi, pari a 7.777 euro. In Germania la quota pro capite ha raggiunto i 7.052 euro. Tra i principali paesi dell'area Euro solo la Francia sta peggio di noi. Ma si tratta di una situazione relativa, perché i cugini transalpini versano una media di 8.053 euro di tasse allo Stato ma vengono "ricompensati" con una spesa sociale pro capite pari a 10.494 euro. I tedeschi ricevono, invece, 8.972 euro pro capite l'anno, mentre a noi italiani tra spese per la sanità, l'istruzione e la protezione sociale si raggiungono appena i 7.749 euro: vale a dire circa 2.745 euro in meno della Francia e 1.223 euro in meno della Germania. Se l'attenzione, invece, si sofferma sul saldo, vale a dire sulla differenza pro capite tra quanto riceviamo in termini di spesa e quanto versiamo in termini di tasse, per i francesi risulta essere positivo e pari a 2.441 euro. Anche il differenziale tedesco registra una valore positivo pari a 1.920 euro. Solo noi italiani segniamo un saldo negativo cioé sono maggiori le tasse che versiamo di quanto ci viene restituito in termini di spesa e il risultato è pari a 28 euro pro capite. La situazione è fortemente sconfortante perché dimostra ancora una volta come pur in presenza di un peso tributario tanto elevato, in Italia non vengano destinate risorse adeguate per la casa, per aiutare le famiglie indigenti, i giovani, i disabili e chi vive ai margini della società. E' evidente a tutti che le tasse così elevate nel nostro Paese sono la conseguenza di una spesa pubblica eccessiva che ha dimostrato quanto inadeguata ed inefficace sia stata la “cura-brunetta” della quale - finito l’effetto mediatico - nessuno si “cura” più! E' innegabile che il problema dell'evasione fiscale pesi sull'Italia. Se Brunetta e soci, invece di concentrare le loro attenzioni sugli statali, avessero studiato una strategia efficace a far emergere l'economia sommersa e a far pagare chi è completamente sconosciuto al Fisco, adesso avremo qualche fannullone in meno e qualche soldo in più nelle nostre tasche! Non c'é giustizia ed equità nel continuare a pagare più tasse e ad avere i salari più bassi degli altri paesi europei, avendo in cambio servizi più scadenti in qualità e quantità. E’ necessario tagliare le intollerabili inefficienze della Pubblica Amministrazione per ridurre le imposte e razionalizzare la spesa pubblica così come avviene in tutta Europa: è del tutto inutile accanirsi contro gli effetti terminali del "male" - i fannulloni che nessuna colpa hanno se vengono lasciati in “salamoia” a poltrire - se poi non si ha il coraggio di affrontarne seriamente le cause!


Brunetta: «La sinistra vada a morì ammazzata!»
Ma Renato Brunetta... insiste! Errare è umano, ma Lui persevera, perchè è diabolico! Dopo la sparata contro le "elites" di «parassiti» e «irresponsabili» che starebbero progettando «un colpo di Stato» e l'attacco alla sinistra «per male», irretita dalle stesse "elites", e che dovrebbe andare «a morire ammazzata», oggi il ministro della Pubblica amministrazione ribadisce e rincara la dose: «Non sono un ipocrita, non mi scuso per i toni che ho usato: se i giornalini o i giornaloni si attaccano a una battuta ironica fatta in romanesco facciano pure, nel merito di quello che ho detto non ho ricevuto nessuna obiezione. I benpensanti dicono che ho usato toni forti, ma qui è in gioco la democrazia. Io ho fatto un identikit delle élites parassitarie che si appoggiano alla sinistra e che vogliono far cadere un governo democraticamente eletto. Non chiedetemi i nomi: la domanda la giro a voi, pubblica opinione e giornalisti, basta cercare sulle pagine dei giornali negli ultimi cinque mesi». Quando si arriva ad usare certi toni, quando non si ha rispetto per nessuno, né per gli avversari politici, né per i dipendenti pubblici che prestano servizio allo Stato, nè per i cittadini utenti di questo servizio ed elettori di questo governo e si discredita la politica, c'è una sola spiegazione: si è arrivati al capolinea e allora... bisogna scendere! In ogni caso esternazioni di questo genere non meritano nessuna attenzione, si commentanao da sole e discreditano soprattutto chi le fa e la parte politica che lo sostiene! Le sparate di Brunetta intristiscono i cittadini che vorrebbero ministri che parlino al Paese, che lo rassicurino senza creare ansie e divisioni.

Lavoro occasionale di tipo accessorio negli enti pubblici.

Anche gli Enti pubblici possono ricorrere al lavoro occasionale di tipo accessorio utilizzando il sistema dei buoni lavoro. Lo precisa l'INPS con una circolare con la quale riepiloga le innovazioni normative recentemente intervenute sulla materia. Per Enti pubblici si devono intendere le Amministrazioni dello Stato, gli Enti locali, Comunità montane, scuole e università, Camere di Commercio, Enti pubblici non economici, il SSN, l'ARAN. La possibilità di avvalersi dei buoni lavoro per i committenti pubblici è però limitata allo svolgimento di prestazioni per manifestazioni sportive, culturali, fieristiche o caritatevoli e di lavori di emergenza e di solidarietà come attività comprese nelle funzioni amministrative proprie di molti enti pubblici (ad esempio, il lavoro di "nonni vigili", interventi per calamità naturali o terremoti, ecc). Per quanto riguarda la possibilità dei dipendenti pubblici di svolgere attività di tipo accessorio, essi devono rispettare la norma in base alla quale va richiesta l'autorizzazione all'amministrazione di appartenenza per lo svolgimento di tutti gli incarichi, anche occasionali, non compresi nei compiti d'ufficio, per i quali è previsto un compenso. Sono esclusi dall'obbligo di richiesta solo i dipendenti part-time, i docenti universitari a tempo definito e quelle categorie che possono svolgere attività libero professionale. La circolare dell'INPS, nell'illustrare le ultime modifiche, precisa che per lavoro occasionale accessorio devono intendersi attività non riconducibili a tipologie contrattuali tipiche del lavoro subordinato o autonomo, che vengono definite al solo scopo di assicurare loro le tutele minime previdenziali in funzione di contrasto al lavoro irregolare. Inoltre il lavoro occasionale deve essere svolto direttamente a favore dell'utilizzatore, senza il tramite di intermediari, come nel caso dell'appalto o della somministrazione. Possono svolgere questo tipo di lavoro gli studenti, le casalinghe, i pensionati e i titolari di prestazioni di integrazione salariale e di sostegno al reddito. Gli studenti, con meno di 25 anni di età regolarmente iscritti ad un ciclo di studi, possono svolgere il lavoro compatibilmente con gli impegni scolastici il sabato e la domenica e nei periodi delle vacanze natalizie, pasquali ed estive. Le casalinghe (cioè le persone che svolgono, senza vincolo di subordinazione, esclusivamente lavori non retribuiti in relazione a responsabilità familiari) possono svolgere come lavoro occasionale attività agricole di carattere stagionale purchè non abbiano prestato lavoro subordinato in agricoltura nell'anno in corso ed in quello precedente. Tutti i lavoratori occasionali non possono percepire compensi superiori a 5.000 euro netti nell'anno solare da parte dello stesso committente. Per coloro che percepiscono integrazioni salariali o trattamenti di mobilità o disoccupazione il limite dei compensi è fissato, invece, a 3.000 euro allo scopo di consentire il cumulo per intero dei compensi con i trattamenti di integrazione del reddito.

L'Italia dà l'addio ai parà uccisi.


E' stato accolto da un lungo applauso l'arrivo del corteo funebre dei sei parà caduti in Afghanistan. Nella Basilica di San Paolo a Roma, alla presenza delle massime autorità dello Stato, i funerali di Stato. Le bare hanno fatto il loro ingresso tra gli applausi e le urla della gente che gridava "Viva la Folgore"!

sabato 19 settembre 2009

A Monaco di Baviera per l'Oktoberfest.

E' partita la festa più famosa della Germania. Per numero di partecipanti è seconda solo al Carnevale di Rio. Dal 19 settembre e fino al 4 ottobre, Monaco ospita la festa della birra più famosa al mondo: l'Oktoberfest. Un'ottima occasione per visitare il capoluogo della Baviera, a pochissime ore di volo dall'Italia (almeno sette-otto in treno). I turisti che si riversano nel "Wiesn" (abbreviazione per Theresienwiese, il prato in dialetto bavarese), la grande spianata creata nel 1810 per festeggiare le nozze del principe ereditario Ludwig, forse non sanno che si tratta di una ricorrenza storica e semplicemente festeggiano nei giganteschi tendoni delle birrerie a suon di birra, patate, salsicce e würstel. Durante la manifestazione, tutte le maggiori case produttrici di birra (Augustinerbräu, Hackerbräu, Löwenbräu, Paulanerbrauerei, Spatenbräu, Hofbräuhaus) allestiscono dei grandissimi stand in cui vengono serviti i celebri boccali di birra da un litro (il prezzo varia tra 8.30 e 8.60 euro), che accompagnano la cucina e i tradizionali balli. Immancabili anche gli sfiziosissimi bretzel, dei tipici bicotti salati che sembrano essere l'accompagnamento ideale per la birra weiss. Uno dei momenti più importanti della kermesse è la cerimonia d'apertura, alle 12 di sabato 19 settembre al tendone Schottenhamel, quando il sindaco di Monaco è chiamato a spillare la prima birra e pronuncia "O' Zapft is!" (è stappata). A quel punto, la festa è ufficialmente iniziata e anche i visitatori possono dare inizio alle danze. Nel Wiesn è presente anche un grande luna park, un sacco di attrazioni e ottovolanti aspettano tutti i temerari che hanno voglia di affrontare evoluzioni estreme dopo aver bevuto litri e litri di birra. I tendoni e il luna park sono aperti ogni giorno dalle 10 (le 9 il sabato, la domenica e i giorni festivi) fino alle 22.30.

venerdì 18 settembre 2009

40euro lordi di aumento: Poliziotti e Carabinieri contro Brunetta.

Poliziotti e Carabinieri sul piede di guerra dopo il primo incontro con il governo per il rinnovo del contratto del comparto sicurezza. Le risorse previste, denunciano i sindacati del settore, sono «assolutamente insufficienti» e, senza un'inversione di tendenza, le trattative non riprenderanno e ci sarà una mobilitazione generale. I rappresentanti delle Forze dell'ordine e delle Forze armate hanno incontrato oggi nella sede della Funzione pubblica il ministro Renato Brunetta e il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, che hanno messo sul tavolo del rinnovo una cifra che comporterebbe, secondo i calcoli dei sindacati, un aumento in busta paga di circa 40 euro mensili lordi. In pratica, il 60% in meno degli stanziamenti accordati dal governo Prodi per il precedente biennio economico. E questo, sottolineano, dopo una manovra finanziaria che ha tagliato 3,5 miliardi di euro al comparto. Si tratta, secondo i sindacati di categoria, «di una mancanza assoluta di serietà e credibilità da parte del governo verso gli operatori della sicurezza, dopo averne lodato in più occasioni con dichiarazioni pubbliche l'azione ed i risultati conseguiti. Se nella prossima Finanziaria non saranno previsti adeguati stanziamenti economici, coerenti con gli impegni formalmente assunti, e non si riscontrerà anche una netta inversione di tendenza anche in ordine alle modalità e ai tempi di gestione delle risorse disponibili, non siamo disposti ad avviare alcun confronto che veda la presenza dei sindacati di polizia al tavolo negoziale ed inizieremo, al contrario, una inevitabile stagione conflittuale e di generale mobilitazione della categoria per la difesa della propria identità e della specificità professionale». I sindacati accusano anche l'esecutivo di «tentare di minacciare» le organizzazioni, visto che il ministro Brunetta ha sostenuto che «se la trattativa sul rinnovo non sarà chiusa entro la fine dell'anno, egli si riserva la facoltà di utilizzare la norma che gli consente di anticipare unilateralmente al personale l'80% della somma stanziata». Anche il Cocer carabinieri annuncia la «propria indisponibilità a proseguire gli incontri per il rinnovo alla luce delle risorse finanziarie assolutamente irrisorie messe a disposizione dal governo» ed esprime disappunto per il comportamento del ministro Brunetta «che ha limitato a pochi minuti la sua presenza» all'incontro.


...MORIRE PER QUATTRO SOLDI IN BUSTA PAGA!

Attentato a Kabul, colpiti blindati italiani. Sono 6 le vittime italiane confermate dal ministero della Difesa e dallo Stato maggiore. L'esplosione ha ucciso tutti e cinque gli occupanti del primo blindato. Danni gravi anche al secondo "Lince": uno dei militari a bordo è morto e altri quattro sono rimasti feriti, ma sembra non siano in pericolo di vita. Appartengono tutti alla brigata paracadutisti Folgore i sei soldati morti facevano parte del 186/mo reggimento ed erano di stanza a Kabul dove ci sono circa 450 militari italiani. I morti sono quattro caporal maggiore, un sergente maggiore e il tenente che comandava i due Lince. Dei quattro militari italiani feriti tre sono dell'Esercito e uno dell'Aeronautica. Nessuno di questi sarebbe in pericolo di vita. Onore e rispetto ai morti della Folgore. Chi disprezza tricolore e patria, chi ha atteggiamenti ostili nei confronti di quanti prestano servizio nello Stato, pensi, prima di parlare a vanvera, a coloro che ogni giorno si applicano con grande abnegazione e spirito di sacrificio, con encomiabile dedizione e spiccata professionalità nell'ambito lavorativo pubblico: dagli insegnanti che educano i nostri figli, al personale ospedaliero che opera in condizioni a dir poco improbe, a chi ha dato e continua a dare la propria vita per questo Paese!

...tre cose non riesco proprio a digerire!

Egregio Direttore,
tre cose non riesco proprio a digerire e spero che lei nel suo spazio web le pubblichi senza… censure!
1) Com’è possibile che l’Istat ogni tre mesi circa afferma che le retribuzioni sono aumentate quando questo può accadere soltanto con i contratti che tra l’altro vengono rinnovati solo dopo due o tre anni dalla loro scadenza elargendo in più soltanto qualche decina di euro? Che la verità sia questa lo si può constatare dalla sofferenza delle famiglie a far quadrare il bilancio familiare. Una volta quando c’era la scala mobile allora effettivamente le retribuzioni aumentavano in base all’inflazione e non c’erano tutte queste difficoltà economiche. A Roma si direbbe: "aridatece la scala mobile"!
2) Ma l’Istat che cosa fa? Perché non chiude bottega? Chi sono i signori che fanno sondaggi ed elaborano statistiche sulla falsa riga dei "due polli a testa" di Trilussa? Scommetto tutti amici dei politici, messi lì con raccomandazioni. Lavoro in un ente pubblico e nello stipendio non ho visto nessun aumento, anzi con l’euro il mio salario si è dimezzato. L’Istat invece - mantenendo fede alla sua linea - dice sempre grandi stupidate: “aumentano gli stipendi degli italiani”!
3) Infine, invito tutti a riflettere sull’abilità di essere “banderuola” di Vittorio Feltri, che su L’Indipendente del 30 luglio 1992, riferendosi ai corrotti di Tangentopoli, scriveva: “Il dottor Silvio di Milano 2, l’amico antennuto del Garofano, pretende tre emittenti, pubblicità pressoché illimitata, la Mondadori, un quotidiano e alcuni periodici. Perché non dargli anche un paio di stazioni radiofoniche, il bollettino dei naviganti e la Gazzetta ufficiale, così almeno le leggi se le fa sul bancone della tipografia?” Ma cambiare idea oggi è di moda! Lo ha fatto Fini rinnegando il fascismo ed eliminando dal suo guardaroba la... "camicia nera", lo ha fatto pure D'Alema gettandosi alle spalle il comunismo, la lotta di classe e gli operai! I socilogi, quelli che hanno studiato, le chiamerebbero le "moderne evoluzioni del pensiero", per me, uno del popolo, sono soltanto... bandiere al vento che non hanno più neanche la faccia per "arrossire"!
di Antonio F.

Al parlamento europeo ex modelle, golpisti, astronauti e... Ciriaco de Mita!

Chi ha un asteroide, chi ha vinto medaglie olimpiche, chi ha tentato un golpe, chi è stato poeta di corte, chi gioca ai pirati e chi arriva a Strasburgo in bicicletta...Il Parlamento europeo fa concorrenza a quello italiano e si conferma un curioso mix tra politici d'esperienza, quelli prestati alla causa e qualche personaggio sui generis. C'é un ex-presidente della Repubblica, il lituano Rolandas Paksas, otto ex-premier, tra cui Ciriaco de Mita, il più anziano dell'emiciclo, e quattro ex-commissari europei. E poi ci sono gli altri, i personaggi. Tra questi la più glamour è senza dubbio Elena Basescu (nella foto), la 29enne Paris Hilton rumena, peraltro apparsa alla prima sessione di Strasburgo in un castigato tailleur, stile Mara Carfagna. Oggi l'ingresso in politica, ieri un passato da modella e animatrice della vita notturna di Bucarest condito da una laurea in economia e un breve stage proprio al Parlamento. Ad aiutarla il cognome del Presidente del paese, suo padre. Sempre da Bucarest vengono i due eurodeputati di Romania Mare, Grande Romania, formazione razzista e xenofoba che ha mandato in Europa George Becali, Presidente della Steaua Bucarest e uomo più ricco del paese, e Corneliu Vadim Tudor, antico poeta di corte di Ceasuscu. A dire il vero "Gigi" Becali dovrà ancora attendere prima di prendere possesso del suo seggio. Non può infatti abbandonare il paese visto che la giustizia rumena sta indagando sul sequestro di tre uomini che avevano provato a rubargli l'auto. Il 38enne ceco Edvard Kozusnik ha scelto invece la bicicletta, ha percorso gli 871 chilometri che separano Praga da Strasburgo su due ruote e si e è presentato alla plenaria come se stesse per partire per una tappa del tour de France, scarpini, maglietta e pantaloncini. "Era una promessa fatta ai miei elettori e l'ho mantenuta". Un anno fa lavorava al Senato come funzionario, da oggi è eurodeputato conservatore. Dallo spazio viene invece Vladimir Remek, primo cecoslovacco a entrare in orbita nell'ormai lontano 1978. Una volta rimesso piede a terra gli venne conferita la medaglia di "Eroe dell'Urss". Oggi ha invece rimesso piede a Strasburgo, per il suo secondo mandato come indipendente nelle file del Partito comunista ceco. E' l'unico dei 736 eurodeputati a poter vantare un asteroide con il suo nome, il 2552 Remek. Due medaglie d'oro ornano il petto dell'ungherese Pal Schmitt, vincitore alle Olipiadi di Città del Messico 1968 e Monaco 1972 nella spada a squadre. Poi ha fatto il direttore d'hotel, l'ambasciatore in Spagna e Svizzera ed ha anche puntato, con scarsa fortuna, alla Presidenza del Cio. Gli è andata meglio oggi: è uno dei 14 vicepresidenti del Parlamento europeo, in quota popolare. Dall'Ungheria viene anche Adam Kosa, il primo sordomuto eletto in Europa. Come a Budapest, dov'é stato deputato, anche a Strasburgo e Bruxelles Kosa sarà aiutato da due interpreti che tradurranno per lui gli interventi in aula. Christian Engstrom è invece l'ormai famoso pirata che sull'onda della battaglia contro il copyright è approdato dalla Svezia a Strasburgo. Il danese Jens Rohde ha invece fatto un percorso molto particolare. Tra tanti artisti o presunti tali che si buttano in politica, lui ha scelto il cammino inverso: dopo anni di militanza nel partito liberale ha raggiunto i suoi 15 minuti di fama vincendo il programma "Showtime". Ancora più spericolata la parabola del lettone Alfreds Rubiks, ultimo Presidente del soviet di Riga, capo del Partito comunista, quindi in carcere nel 1991 per un tentativo di golpe e rilasciato sei anni dopo per buona condotta. Ora è approdato a Strasburgo, anche lui.

DE MAGISTRIS E MASTELLA SI RITROVANO A STRASBURGO.
Clemente Mastella? ''Non è un tema importante per me, qui siamo in tanti''. Luigi De Magistris, ex magistrato e ora eurodeputato per l'Idv risponde così a chi gli chiede se ha visto l'ex guardasigilli, anch'egli approdato a Strasburgo con la casacca del Pdl. Dopo le vicende giudiziarie che li hanno posti a confronto, De Magistris e Mastella, l'indagatore e l'indagato, si ritrovano ora a frequentare lo stesso emiciclo parlamentare e sono destinati inevitabilmente, prima o poi, a incontrarsi. Ma De Magistris si mostra totalmente concentrato sul suo nuovo incarico. ''Non verremo a scaldare poltrone'', ha assicurato. ''Ho trovato un clima di confronto che mi ha colpito molto. Gli italiani qui possono costruire qualcosa di importante per l'Italia e per l'Europa''. De Magistris, secondo le informazioni raccolte, e' destinato al 99% ad assumere la giuda della commissione del Parlamento Ue che si occupa del controllo del bilancio comunitario. Se così sarà, assicura l'ex magistrato, ''mi impegnerò molto nella lotta contro la corruzione e le frodi e per fare in modo che i fondi europei vengano usati per lo scopo a cui sono destinati. E penso che la mia esperienza potra' essere utile''.

giovedì 17 settembre 2009

Quando il servizio pubblico è piegato all'interesse politico di parte.

Il mondo ancora ”libero” dei blog e il settimanale "L'Espresso" spiattellano in prima pagina il fallimento della “cura-brunetta” e della “fasulla guerra ai fannulloni” negli uffici pubblici concordando - a seguito d'inchieste e sondaggi "veri" tra la "gente-vera" - che "il fenomeno-brunetta" è sato tutto un bluff! Tempo qualche ora e sul sito Istituzionale del Ministero dela Pubblica Amministrazione - che “dovrebbe” essere al servizio dei cittadini in quanto spazio pubblico gestito e finanziato con i soldi dei contribuenti, ma che per l’occasione viene invece asservito ai “bisogni” del tutto privati e personali di mister br, che utilizza il pubblico per il privato - appare la replica, stravagante e del tutto personale alle accuse rivoltegli dalla "blogsfera"! Basta digitare sul browser l'indirizzo del portale governativo ed il gioco è fatto: l'home page tradizionale è sparita! Al suo posto un titolo a caratteri cubitali a giustificare e ad inveire contro chi ha l’ardire di non pensarla come Lui e di verificare i Suoi dati fin troppo “addomesticati” ai Suoi …bisogni! Il Capo del dicastero dell'innovazione, manco a dirlo, innova e stupisce: relega in un angolino in basso il link al vecchio portale e si sbizzarrisce come Sua consuetudine nei Suoi divertentissimi sproloqui! Ora, al di là del merito circa i dati forniti da Mister br, quello che colpisce è l'utilizzo privatistico di strumenti di comunicazione istituzionale e di servizio pubblico. Piegare all'interesse politico di parte l'informazione di servizio è un fatto grave, che deve preoccupare tutti! Il Presidente del Consiglio può permettersi di utilizzare la televisione pubblica per i suoi spot. Il ministro Brunetta, che evidentemente non può arrivare a tanto, ha scelto per i suoi "spot privati" il sito internet del ministero della P.A. affidando al suo portavoce, Vittorio Pezzato, una imbarazzante quanto improbabile "difesa d’Ufficio" che svicola goffamente le accuse, sparpagliate sul web, e ricorda agli italiani che... "non capiscono" e che... "non studiano", che soltanto Mister br è «una persona seria» e che soltanto i Suoi dati «sono scientifici e forniti sulla base di rilevazioni»!!!

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