giovedì 24 dicembre 2009

Da Liberalvox buon anno a tutti!
















Il nostro Social Network in questi giorni - proprio in prossimità delle festività natalizie - spegne le “due candeline”. Dopo due anni di intensa attività, il bilancio è più che positivo. Mille accessi al giorno, una media di due articoli pubblicati quotidianamente dalla redazione ed uno dai nostri lettori “opinionisti”. Con i pochi mezzi a disposizione, senza alcun finanziamento pubblico e privato, senza nessun politico alle spalle, non possiamo che essere soddisfatti dei risultati raggiunti, naturalmente, insieme a Voi.

Abbiamo fatto delle nostre pagine la "voce libera" degli italiani, quello che la tv di Stato, la stampa e la politica non dicono o non vogliono far sapere. Abbiamo cercato di dare la massima visibilità alle Vostre opinioni e se non ci siamo riusciti compiutamente Vi chiediamo di aiutarci, collaborando attivamente con la nostra redazione per migliorare il servizio.

La visibilità, oggi, è la speranza di chiunque ha un’opinione da esprimere, da comunicare e da condividere con il resto del mondo: questa visibilità “Liberal” te la offre ogni giorno liberamente e gratuitamente! Lavoriamo insieme per aumentare il numero degli accessi, per promuovere la nostra e la Vostra iniziativa, per avere un pubblico sempre più numeroso, attento e attivo!

Internet è, in primo luogo, comunicazione. Non avrebbe senso scrivere un articolo per "restare in famiglia", in un blog personale, in un sito “fai da te”. Si cadrebbe nell’errore di fare l’equivalente di un diario di carta, e per questo è sufficiente un quaderno: noi invece siamo un Social Network, il tuo Network!

Liberal VOX diventa ogni giorno più grande, importante ed ascoltato nel panorama mediatico italiano, esercitando la sua influenza, sempre più incisivamente, non solo nella società civile, ma anche nel mondo politico. Siamo consapevoli di dire cose che spesso non trovano spazio nei media tradizionali e sapere che stiamo diventando “influenti” porterà nuove forze ad unirsi a questa iniziativa editoriale, mirata a farsi conoscere, a rendere più semplice ed efficace difendere i diritti di chi non riesce a farlo soltanto con le proprie forze.

Dunque, sapere che in poco più di due anni si è conquistato con pochi mezzi, ma con tanta buona volontà, un tale risultato ci conforta e ci dà una spinta ancora maggiore per fare di questo servizio pubblico, di questo spazio libero un avamposto della libertà di tutti.
Buone feste a tutti voi.

Capodanno in Piazza Italia!














Divertimento, musica e balli per tutti i gusti... aspettando il 2010! Anche quest'anno alcune delle principali città italiane cercano di proporre ai cittadini e ai turisti che le visitano una serie di artisti e di eventi (preferibilmente gratuiti!). A cominciare dalla capitale: a Roma il classico concertone ai Fori Imperiali vedrà quest'anno protagonista il più romano dei cantautori, Antonello Venditti. Emblematicamente, lo farà avendo alle spalle la "maestà der Colosseo". Ad aprire la serata, gli Zero Assoluto. La città di Napoli si prepara a festeggiare l'anno che verrà a partire dal classico concerto in Piazza Plebiscito che quest'anno ospita Renzo Arbore, accompagnato dall’Orchestra Italiana. Lo showman pugliese salirà sul palco per interpretare i classici della canzone napoletana e i suoi grandi successi. Colpaccio di Salerno che per la notte di San Silvestro si è assicurata Tiziano Ferro, in concerto gratuito in Piazza della Libertà. Mentre ad Avellino gioca quasi in casa Gigi D'Alessio. Dopo la mezzanotte a Genova si esibiranno i Bastard Sons of Dioniso, giovanissima rock band emersa trionfalmente da X Factor l'anno passato. Milano vedrà impegnate tre delle sue piazze: Piazza Vittoria con Elio e le Storie Tese, Santo Stefano con Frankie Hi-Nrg e Piazza Stuparich con Fausto Leali e Nora De Stefani. E' un capodanno "gemellato" quello di Firenze, che per l'occasione si unisce a Bologna per lo scambio di auguri e di artisti. Sul palco si esibiranno Lucio Dalla, Irene Grandi ma non solo: la musica dei Negrita, la rock band toscana nata a Cortona, suonerà prima a Bologna e poi Firenze. Grandi nomi anche in Sardegna: Alex Britti ed Edoardo Bennato saranno le star del capodanno di Alghero. A Sassari suoneranno gli Almamegretta, Claudio Baglioni canterà a Cagliari dopo la mezzanotte mentre Olbia festeggia con Laura Pausini. Infine a Rimini, in piazzale Fellini, ci sarà il consueto spettacolo trasmesso in diretta dalla Rai con la novità di Fabrizio Frizzi al posto di Carlo Conti. Fra gli ospiti, Massimo Ranieri, Malika Ayane, Max Pezzali, Fausto Leali, Little Tony, Luisa Corna, i Los Locos e tanti altri.

Gli Auguri di Natale di Silvio Berlusconi.






Caro Direttore, Gentile Rino Scribano,
La ringrazio per il sostegno e l'incoraggiamento di questi giorni. Mi ha molto confortato sapere di essere circondato e sostenuto dall'affetto di tante persone come Lei, che vogliono costruire e non distruggere, che vogliono il bene di tutti e a nessuno augurano il male. Come sa, ho ripreso a lavorare perchè tante sono ancora le cose da fare per mantenere fede al mio impegno con Lei e con tutti gli italiani: cambiare in meglio la nostra Italia. Chiedo a Lei e a tutti coloro che partecipano al network on line, Forzasilvio.it, un doppio sforzo: regalare un’iscrizione al Popolo della Libertà e far registrare un altro amico su http://www.forzasilvio.it/news/712 Come ho detto due domeniche fa a Milano in Piazza Duomo, l'obiettivo della campagna di tesseramento del Pdl è raggiungere un milione di adesioni. Un milione di persone che chiamo a lavorare insieme a noi a favore del bene del nostro Paese e degli italiani. Le chiedo di essere al mio fianco per raggiungere questo obiettivo e Le chiedo anche di diffondere ulteriormente Forzasilvio.it, per fare in modo che il maggior numero di nostri sostenitori possa continuare a ricevere informazioni dirette sull'attività del governo. Troppo grande è la distanza fra quello che il governo fa e quello che i cittadini vengono a sapere per colpa della disinformazione dei giornali e della tv. Forzasilvio.it serve anche a questo: a colmare questa distanza. Grazie per quello che farà. Auguro a Lei e a tutti i Suoi cari di trascorrere un Natale sereno e che il nuovo anno Le consenta di realizzare tutti i desideri di bene e di amore che sono nel Suo cuore.
Cordialmente
Silvio Berlusconi

mercoledì 23 dicembre 2009

Panettone industriale o artigianale: questo il dilemma.














Di fronte a differenze di prezzo che possono arrivare al rapporto 1 a 35 uno se lo chiede cosa hanno a che fare i panettoni industriali con quelli artigianali? Sono immangiabili i primi? Sono follie da nababbi i secondi? Niente di tutto questo. Per andare più a fondo, è necessario conoscere un po’ meglio l’industria, la pasticceria, il mercato. Tanto per cominciare, a decidere che cos’è un panettone è una legge dello Stato Italiano. Questo vale sia per l’industriale, sia per l’artigianale. Leggendola, scoprirete che tutti i panettoni devono essere fatti di farina, zucchero, uova fresche (tuorli: non meno del 4% del totale), burro (non meno del 16% del totale), uvetta e scorze di agrumi candite (non meno del 20% del totale), lievito naturale costituito da pasta acida, sale. In più, a discrezione del produttore, potranno esserci altri ingredienti, tra cui alcuni conservanti. Ora, mentre gli artigiani che puntano alla qualità assoluta utilizzano gli ingredienti più costosi, dalle farine iperspecializzate ai burri nordeuropei, dalle uvette australiane 5 Corone alle bacche di vaniglia del Madagascar, ogni industria che fa il panettone dovrà comunque usare lievito naturale, cioè una pasta madre acida, i cui fermenti vengono alimentati quotidianamente con nuova farina, uova di categoria A, vale a dire fresche, destinate al consumo diretto, burro e non margarina, proprio come fanno gli artigiani; la base degli ingredienti, dunque, è la stessa. Passiamo alla lavorazione, che dura un minimo di 30 ore. Si parte dal lievito naturale, che viene impastato la sera con parte degli ingredienti. La prima lievitazione dura in genere una notte; la mattina dopo si reimpasta con gli altri ingredienti. Dopo un ulteriore riposo, si procede alla spezzatura dell’impasto nelle quantità previste per i singoli panettoni e l’inserimento di quelle negli stampi in carta che daranno loro la forma. Dopo un’altra lievitazione si inforna. A cottura avvenuta, i panettoni si girano al contrario, per non far perdere loro la forma bombata, e si lasciano raffreddare per 10-12 ore. In alcune industrie, questa operazione viene ridotta a pochi minuti grazie all’utilizzo di tecnologie tipo il sottovuoto. A parte questa pratica, non condivisa neppure da tutti i produttori, le industrie utilizzano gli stessi sistemi degli artigiani. Il punto è, però, che per l’industria, il tempo è prevalentemente tempo-macchina, per l’artigiano è tempo-uomo, che ha un costo molto diverso. L’industria ha anche altri vantaggi rispetto all’artigiano. Per affrontare il panettone, uno dei dolci più difficili e più faticosi, dispone di dottori in scienze alimentari che possono testare gli ingredienti, tenere sotto controllo temperatura, umidità e pH dei ceppi di lievito madre, progettare sistemi di lavorazione perfetti e sempre uguali a se stessi. L’artigiano, che non ha tutte queste facilities, deve affidarsi alla sua esperienza e al massimo a un piaccametro (misuratore di acidità), perché può succedere che l’impasto sia pronto per la fase successiva anche un’ora prima o dopo del previsto, quindi bisogna star lì a presidiare, magari per 30 ore di seguito, altrimenti 50 o 100 chili d’ingredienti possono andarsene a ramengo. L’industria, invece, può standardizzare i processi in modo da ridurre quasi a zero l’imprevisto, il dispendio di tempo-uomo e lo spreco di ingredienti, ed elevare al massimo il rapporto qualità/prezzo. I panettoni industriali costano così poco anche per un altro motivo, indipendente dall’industria. Ad avere l’ultima parola sui prezzi è chi vende, cioè la grande distribuzione. Anni fa i supermercati hanno cominciato a utilizzare i lievitati da ricorrenza come prodotto civetta, cioè sottocosto, con lo scopo di attrarre clienti sui punti vendita. Questa politica ha fatto vendere tanti panettoni, ma ne ha svilito l’immagine. Da un paio d’anni la tendenza sembra invertirsi, ma comunque, per alcuni prodotti base e in certe zone d’Italia, il prezzo resta inferiore a quello del pane. Con questo dato l’industria è costretta a fare i conti. Ecco perché la produzione tende a concentrarsi in poche mani: le economie di scala diventano più favorevoli e la posizione contrattuale con la distribuzione più forte. Ovviamente, l’artigiano ha altre frecce al suo arco. Laddove l’industria è costretta a standardizzare e andare con i piedi di piombo, l’artigiano può variare sul tema, inventando nuove squisitezze. La condizione è che la sua preparazione tecnico-scientifica sia sufficientemente alta da fargli prevedere i risultati. Insomma, non dev’essere un artigiano qualsiasi. Due esempi: sottoporre il lievito naturale a un colpo di calore può cambiare completamente il suo pH e di conseguenza il sapore del panettone. Altrettanto può fare l’innalzamento della percentuale del burro dal 16 al 19%. E le invenzioni, com’è giusto, rendono al loro autore. Così può succedere che si faccia pagare il proprio panettone 35 euro al chilo e non si riesca a soddisfare tutti i propri potenziali clienti. Un capitolo a parte merita la conservazione. Mentre l’élite dei pasticcieri lavora sul fresco (data di scadenza 1-2 mesi), l’industria – e gli artigiani che propongono al mercato quantità più massicce – devono puntare a una shelf-life lunga almeno 6 mesi. Il lievito naturale è già di per sé un conservante naturale, ma ha dei limiti. Nei prodotti che devono reggere così a lungo compaiono, quindi, i mono-digliceridi. Sono conservanti presenti anche in natura e del tutto consentiti dalla legge. Gli stessi delle merendine, per intenderci. Non vanno demonizzati, ma bisogna ammettere che una differenza c’è tra un panettone che li contiene e un altro che deve la sua freschezza solo al fatto di essere stato preparato pochi giorni prima.
Ricapitolando
INDUSTRIA: I prezzi bassi dipendono dalla politica della grande distribuzione, dal costo inferiore del tempo-macchina rispetto al tempo-uomo, dall’acquisto degli ingredienti in quantità rilevanti, dalla standardizzazione e ottimizzazione dei processi, dalle economie di scala, dalla più lunga conservabilità. Tutto questo, lungi dal farne prodotti di serie B, li rende un vanto dell’industria italiana, l’unica al mondo – per quel che ne so – ad essere in grado di gestire prodotti a base di lievito naturale su così vasta scala.
ARTIGIANATO: I prezzi alti dipendono dall’eccellenza delle materie prime, dall’inevitabile maggiore spreco rispetto all’industria, dall’alto costo del tempo-uomo, dal necessario riconoscimento all’abilità tecnica e alla creatività del pasticciere, dall’esclusività della ricetta quando c’è, e dall’estrema freschezza, elemento che da solo fa buona parte della differenza.
ERGO: Meglio un buon panettone industriale che un panettone artigianale così,così. Anche se nessuno deve dimenticare che un ottimo panettone artigianale, fresco, è pura poesia.

Natale 2009: la crisi non scalza la tradizione.













Si guarderà di più al portafoglio, scegliendo doni e cibi con maggiore cautela, e si viaggerà un po' di meno. Natale 2009, preceduto da lunghi mesi di crisi, mette in discussione molte cose nelle famiglie ma non la voglia di tradizione. I più fortunati potranno scegliere i regali da fare, anche risparmiando, nei mercatini, in magiche atmosfere come in quelli del Nord, o con l'acquisto via web. Nel ritorno ad una maggiore semplicità torna la creatività del fai-da-te. Comunque sia, anche in realtà meno fortunate, come nella terremotata L'Aquila, ai simboli non si rinuncia: un abete illuminato può diventare speranza di ripresa. E' dura pensare alla magia del Natale in una città tutta fasciata da impalcature e puntellamenti dopo il terremoto del 6 aprile scorso: un anno fa, di questi tempi, le vie del centro storico dell'Aquila erano decorate con installazioni luminose, quelle stesse strade che oggi sono vuote, inaccessibili dopo il tramonto. Ora le uniche luci, oltre a quelle delle macchine in coda sulle statali, sono quelle dei centri commerciali, i soli ad avere montato l'albero e ad avere allestito le vetrine natalizie nella speranza di battere cassa in un momento critico per l'economia cittadina. Tra le case distrutte, le tendopoli in chiusura e gli alberghi che ospitano gli sfollati, cresce però la voglia di non rinunciare a una festa, ora più che mai simbolo di una rinascita. Seppur tra mille difficoltà e con buona parte dell'attrezzatura ancora dentro la chiesa di Santa Maria degli Angeli, inagibile dopo il sisma, il 'Concentus Serafino' manterrà fede alla tradizione, riproponendo anche quest'anno il concerto di Natale. Un aiuto arriverà anche da fuori: dal 19 dicembre sarà allestito in piazza Duomo un presepe portato dal Trentino, composto da undici figure in grandezza naturale che hanno scolpito per l'Abruzzo i maestri artigiani di Tesero (Trento). Verrà presentato all'Aquila anche lo speciale presepe di Marco Ferrigno, maestro artigiano di San Gregorio Armenio, storica via di Napoli che riproduce i personaggi chiave del post-sisma: c'é Bertolaso, Obama, Berlusconi e il generale Fabrizio Lisi, comandante della caserma di Coppito.

martedì 22 dicembre 2009

Il giochetto “giovani versus anziani”!















Non ci provate! È storia vecchia, già sentita e, in qualsiasi modo la si cucini, non la digeriamo! La favola dei vecchi, orchi egoisti che, biecamente e meschinamente, sottraggono dalle casse dello Stato le già misere risorse a scapito dei giovani, oltre ad avere un non so chè di macabro, è eticamente scorretta e sleale. Il giochetto “giovani versus anziani” è una delle costanti nei momenti in cui i poteri costituiti devono distrarre l’opinione pubblica rispetto alla loro impotenza e incapacità. Ne abbiamo sentite tante. Le ultime dipingono noi giovani come degli sprovveduti che non si rendono conto della redistribuzione silenziosa delle risorse che sta avvenendo nel nostro paese in questo momento di crisi. Il prof. Tito Boeri, ad esempio, riferendosi alle previsioni secondo cui il pil in un anno scenderebbe di 4 punti, sottolinea che la spesa pensionistica, già al di sopra della media europea prima della crisi, subirebbe così un ulteriore aumento, essendo da noi le pensioni (e cito letteralmente) “l’unica variabile indipendente”. Conclusione: “i pensionati sono chiamati a fare un piccolo sacrificio per evitare di far aumentare le tasse di chi lavora”. In molti ci ricordano, poi, che in altri paesi la spesa previdenziale si adegua automaticamente all’andamento dell’economia: quando le cose vanno bene si possono avere pensioni più alte, quando invece vanno male verranno rivalutate in misura minore. Peccato che queste sagge riflessioni nascano proprio, vedi il caso, in tempi di decrescita! Come mai nessun economista ha teorizzato sull’argomento in questi ultimi 17 anni, in cui, a partire dalla riforma Amato, le pensioni hanno subito una perdita di potere d’acquisto del 35%? Dal 1992 si sono alternati governi e parlamenti di ogni colore e tendenza, ma mai nessuno si è preoccupato di applicare quanto stabilito dalla suddetta riforma, ovvero la rivalutazione delle pensioni, in rapporto alla crescita della ricchezza nazionale (pil) costruita anche sulla base del lavoro delle generazioni oggi in pensione (art. 11 dlg. 503/92). Non è il momento di nascondersi dietro a un dito, quindi, tanto meno è leale usare il conflitto intergenerazionale per non affrontare i veri problemi. Per uscire dalla crisi bisogna mettere da parte trucchi e magheggi e fare politica, quella vera.
di Germana Busacca

Stretta del governo contro i social network, rei del lancio del "duomo" al premier.














Istituzione del reato di istigazione ed apologia dei delitti contro la vita e l'incolumità della persona, anche tramite internet e social network. "Chiunque, comunicando con più persone in qualsiasi forma, istiga a commettere uno o più tra i delitti contro la vita e l'incolumità della persona, è punito, per il solo fatto dell'istigazione, con la reclusione da 3 a 12 anni. La stessa pena si applica a chiunque pubblicamente fa l'apologia di uno o più fra i delitti indicati. Se il fatto è commesso avvalendosi di comunicazione telefonica o telematica, la pena è aumentata". E' la proposta del sen. Raffaele Lauro (PdL), per l'introduzione, nel nostro ordinamento, del reato di istigazione e apologia dei delitti contro la vita e l'incolumità della persona, con l'aggravante per coloro che utilizzano strumenti informatici e telematici, come internet e in social network. Il sen. Lauro ha dichiarato: "L'aggressione al Presidente Berlusconi ha evidenziato la necessità di intervenire sul diffuso fenomeno, caratterizzato da forme di esortazione alla violenza e all'aggressione, mediante discorsi, scritti ed interventi, che, in virtù delle moderne tecnologie informatiche, riescono oggi ad acquisire una rilevanza mediatica particolarmente significativa. Si è drammaticamente diffusa, anche tra i minorenni, l'abitudine ad utilizzare gli strumenti informatici per ledere la dignità delle persone, nelle forme più gravi, dai ricatti, alle ingiurie, a sfondo sessuale o razzista, alla diffamazione". La proposta di Lauro, già sottoscritta da più di 50 senatori, di maggioranza e di opposizione, ci sembra legittima, ferma restando la libertà di espressione, di pensiero, di parola e di scrittura. Da queste pagine abbiamo sempre aborrito ogni forma di violenza verbale, ma forse sarebbe bene che il legislatore rivolgesse la sua attenzione anche al linguaggio di certa politica quando siede in parlamento mostrando "i cappi", oppure và in televisione, sui giornali e, perchè no, anche su internet ad auto-insultarsi e ad offendere il buon gusto e le indigenze dei cittadini che campano di stipendio, pensioni e cassa integrazione.

lunedì 21 dicembre 2009

Il precario non può permettersi neanche di scioperare!














Non ho mai scritto di politica. Ma questa mattina sento di doverlo fare. Forse semplicemente perché amo, nonostante tutto, il mio Paese. Quello che è successo è grave “senza se e senza ma” come un noto esponente politico di buon senso ha tenuto a ribadire. Troppo spesso ci si dimentica che lo stesso Presidente del Consiglio è un organo a rilevanza costituzionale e come tale andrebbe garantito, rispettato e difeso così come lo sono la Corte costituzionale, il Presidente della Repubblica o la stessa Carta Costituzionale. I salotti politici però continuano a parlarsi addosso, accusandosi l’un l’altro di avvelenare il clima e di conseguenza esasperare l’animo di chi è rimasto senza lavoro, di chi non riesce ad arrivare a fine mese, ecc, ecc. Ma di che cosa parlano? Se davvero i precari si armassero allora si che per loro girerebbe male, e per lo intendo tutti: da destra a sinistra. Parlano di precariato senza mai averlo vissuto ne lontanamente toccato con mano personalmente o attraverso i loro figli, così come si permettono di parlare di traffico continuando a sfrecciare a 200 all’ora con le auto blu e le sirene. Parlano di un paese che non conoscono e che invece dovrebbero rappresentare al meglio come impone il loro mandato e per il quale sono pagati. Io ho vissuto 8 anni di precariato passando sotto vari ministri, di destra e di sinistra. Tutti, e dico tutti, hanno mostrato menefreghismo e peggio ostacolato i giovani e le loro aspettative. Sempre e senza distinzioni. Se solo questi signori si facessero un giro negli enti pubblici scoprirebbero che quando si fa una manifestazione il 90 % dei precari decide di non mobilitarsi già a priori per paura di offendere l’animo del dirigente di turno dal quale dipende il rinnovo dell’ennesimo contrattino di collaborazione e quindi il pane quotidiano o la rata del mutuo da pagare. Questa è la verità. Non scende in piazza il precario decennale né la mamma che ha perso il posto di lavoro perché si è permessa di rimanere incinta. No, purtroppo noi giovani siamo troppo fessi e sopportiamo in silenzio chi viene istigato da questo clima di odio non è altro che un gruppetto di facinorosi di estrema sinistra e di estrema destra che di lavoro e precariato non sanno nulla, visto che molto spesso, come dimostrano i fermi della polizia, vengono da famiglie benestanti e per lo più sono minorenni. Chi lancia molotov contro un centro sociale o chi si infiltra in un congresso politico con finte bandiere del pdl è una persona che è li solo per far casino. Magari ci fosse la mamma precaria o l’operaio che ha perso il lavoro! Allora sarebbe davvero una svolta ed un serio problema per i politici. Ma loro sanno benissimo che queste persone non scendono in piazza troppo logorate dalle ferite inferte dalla magra quotidianità che il precariato infligge o sotto lo scacco ricattatorio del potente di turno. E su questo giocano facendosi belli. Fingendo di difendere questa o quella bandiera, montando, però, in questa maniera, gli animi di chi incoscientemente da destra e da sinistra non ha nulla da perdere. Questo è il rischio che il nostro Paese conosce bene data la sua storia. Storia che sarebbe il caso gli onorevoli ripassassero a dovere! Lo spettro della guerra civile è dietro l’angolo perché l’Italia è da sempre divisa ideologicamente in due. E' nel nostro DNA! E stupidamente i nostri politici fanno finta di non vede, anzi per il proprio tornaconto elettorale giocano ad accaparrarsi le simpatie dell'una o l'altra parte attraverso salotti e tribunali televisivi, logorando la natura stesso del sistema partitico, del sistema sociale e di conseguenza del sistema rappresentativo sul quale poggia la nostra giovanissima democrazia faticosamente raggiunta e mantenuta in questi anni. Ma fino a quando resisterà?
di Dario Giardi

Certificato oline e 7 ore di reperibilità.














A partire da gennaio 2010 sarà utilizzato il famoso “certificato medico online”. Il Ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta ci riprova. Tanto sparare sugli statali è innocuo: loro, i diretti interessati - i "fannulloni" - subiscono in silenzio con la sordina del sindacato, l'opinione pubblica approva e gongola non conoscendo davvero "il fenomeno" del quale il ministro palesa solo una faccia della medaglia, nascondendo quella più oscura e perversa delle ruberie, degli appalti, delle esternalizzazioni, dei favoritismi, delle clientele, dei super stipendi dei raccomandati di ferro alla camera, al senato, alla presidenza della repubblica e a quella del consiglio dei ministri! Continua così, senza lode e senza infamia, la lotta agli assenteisti anche durante le feste natalizie. Il ministro dice: “da gennaio ci sarà il certificato medico online e cioé mandato dai medici direttamente via elettronica all’Inps, tanto per i lavoratori privati che per i pubblici. A quel punto sarà molto più facile fare i controlli”. Queste sarebbero le famigerate misure per arginare il diffuso fenomeno dell'assenteismo. Brunetta comunica inoltre di aver firmato la versione definitiva del decreto che stabilizza le fasce di reperibilità a sette ore. Questo decreto sarà operativo a giorni e riguarderà tutti i dipendenti pubblici, tranne i militari e i vigili del fuoco, che in caso di malattia dovranno rimanere a casa dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 18. Il nuovo decreto non risparmia neanche i dirigenti pubblici. “Da metà novembre i dirigenti pubblici saranno responsabilizzati del tasso di assenteismo dei loro collaboratori. Se il tasso sarà superiore alla media nazionale i primi a pagare saranno loro non avendo i premi, ossia il 30% del reddito complessivo”. Ma i dati ufficiali non lasciano dubbi: nonostante Brunetta, le assenze nella P.A. sono rimaste le stesse di sempre! Nella partita dell'assenteismo, i fannulloni battono Renato Brunetta. I dati ufficiali appena pubblicati dalla Ragioneria generale dello Stato, dubbi non ne lasciano: le assenze nell'intera pubblica amministrazione (e non solo nella parte monitorata dal ministro) da un anno all'altro sono rimaste sostanzialmente stabili. Con tanti saluti ai presunti effetti annuncio o effetti traino della riforma della P.A. fortemente voluta dal ministro della Funzione Pubblica. Il fatto è che 51 sono i giorni in cui un impiegato medio non timbra il cartellino. Sarà pur vero che, considerando solo i giorni d'assenza per malattia, cavallo di battaglia del ministro, si nota una riduzione del 12 per cento (in parte dovuta ai sei mesi d'applicazione della sua legge, in parte a una tendenza alla diminuzione che precedeva il suo intervento). Tuttavia questo tesoretto viene sciupato dall'aumento delle altre assenze (maternità, sciopero, formazione, permessi sindacali e altri motivi non meglio precisati). Insomma, il dipendente finisce per riprendersi su un altro tavolo ciò che ha lasciato sul letto della malattia. E le cose quest'anno rischiano di peggiorare: proprio le assenze per malattia, secondo gli stessi dati della Funzione Pubblica, tornano a crescere: più 16,7 ad agosto, più 24,2 a settembre e più 28,3 a ottobre. A novembre l’incremento delle assenze negli uffici si è attestato su un 44,3 per cento in più rispetto allo stesso mese dell’anno scorso ed il dato ha fatto riflettere il ministro Brunetta. Secondo i dati del ministero infatti, al netto delle assenze dovute all'influenza, l’aumento è del 20 per cento. I dipendenti pubblici sono dunque avvertiti perché dalla prossima settimana si ritorna all’antico. Le nuove fasce sono infatti estese a sette ore, dalle quattro attuali, e vanno dalle 9.00 alle 13.00 del mattino e dalle 15.00 alle 18.00 della sera con un aumento di tre ore rispetto all'attuale reperibilità, compresa tra le 10.00-12.00 e le 17.00-19.00. Brunetta conta così di combattere quello che bolla come «assenteismo opportunistico».

Figli e figliastri di una stessa amministrazione: lo STATO ITALIANO!

Nel paese dove “La legge non è uguale per tutti”, come aspettarsi altre forme di uguaglianza? E’ arcinoto, ad esempio, che non tutti i dipendenti pubblici sono uguali tra loro. Basta fare un giro tra le “buste paga” dei travet nostrani per registrare escursioni stipendiali, a parità di qualifica ed anzianità di servizio, che superano i 1.500euro! Ma non finisce mica qui. La trattenuta sui giorni di malattia, prevista per tutti i dipendenti pubblici, non si applicherà agli impiegati di Palazzo Chigi. Come pure, verrà baipassata la classifica dei dipendenti più bravi e meno bravi! E la storiella sulla meritocrazia, quella dei premi maggiorati per i meritevoli e azzerati per gli incapaci? Anche questa regola a Palazzo Chigi non vale! Qui sono tutti bravi e meritevoli! Insomma alcune delle principali novità(!?) introdotte da renato brunetta per riformare il lavoro statale non si applicheranno alla Presidenza del Consiglio e, udite, udite, neppuere a quello che è un suo dipartimento, il Ministero della Funzione Pubblica, cioè proprio a quel personale che lavora alle dirette dipendenze del ministro brunetta, quello della "riforma" tanto per capirsi. E non finisce mica qui. La lotta ai fannulloni continua! A Palazzo Chigi, infatti, "godono" pure per una “indennità di specificità organizzativa” sconosciuta al resto degli statali. È una voce di stipendio aggiuntiva che si aggira intorno ai 600euro. L’indennità è a tutti gli effetti una parte del salario fisso quindi rientra nel calcolo per la pensione. Inoltre non può essere soggetta alle decurtazioni previste da brunetta sui giorni di assenza per malattia. L’indennità assorbe buona parte delle risorse che la Presidenza ha a disposizione per i premi di produttività. Quello che resta serve a pagare gli straordinari a quelli che sono ancor più "amici degli amici" (anche a palazzo Chigi la legge non può e non deve essere prorprio uguale per tutti!!!), più un’altra indennità fissa di 10 euro al giorno. È chiaro che su nessuno di questi istituti contrattuali può essere applicata la regola dei premi selettivi voluta da brunetta. Sono premi che vanno distribuiti "a pioggia" su tutti gli impiegati, a prescindere dalle loro capacità e dalla loro efficienza. Non solo: li incasseranno anche i dipendenti in distacco sindacale. Viva l’Italia! Viva brunetta! Viva il sindacato dei lavoratori: quelli di serie "A", naturalmente!

A fine anno pensioni Inpdap rideterminate in base al reddito.

Sulla rata di pensione di dicembre l'INPDAP ha proveduto ad applicare i risultati delle verifiche reddituali effettuate allo scopo di accertare la sussistenza del diritto alle prestazioni pensionistiche legate ai redditi. Le verifiche sono state effettuate sulla base delle dichiarazioni rese dai pensionati e dei dati presenti nel Casellario Centrale dei pensionati gestito dall'INPS. Nei confronti di chi supera i limiti reddituali, gli assegni per il nucleo familiare spettanti dal 10 luglio 2008 al 30 novembre 2009, sono stati, a seconda dei casi, revocati o rideterminati mentre il relativo debito sara' recuperato a decorrere dalla rata di marzo 2010. Per quanto riguarda le pensioni ai superstiti soggette ai limiti di cumulabilita', a dicembre e' stato rideterminato l'importo spettante e il debito accertato, relativo al periodo 10 gennaio 2007 - 30 novembre 2009, sara' recuperato a partire dalla rata di marzo del prossimo anno. Se non fosse possibile recuperare l'intero debito sulla pensione ai superstiti nel limite massimo di 60 rate, il debito residuo sara' recuperato sulla pensione diretta. In caso di residuo di ulteriore debito, il pensionato verra' convocato dalla sua sede INPDAP per concordare le modalita' del rimborso. Sempre a marzo 2010 sara' recuperato l'importo indebitamente percepito a titolo di "quattordicesima" mensilita' nei confronti dei pensionati che risultano possedere redditi in misura superiore a quanto dichiarato in occasione dell'operazione RED. La trattenuta operata nei confronti dei pensionati interessati dalla rideterminazione sara' pari ad un quinto dell'importo complessivo della pensione, comprensivo dell'indennita' integrativa speciale se corrisposta a se' stante, al netto delle ritenute IRPEF e con una rateizzazione massima di 60 rate. I pensionati che ancora non hanno presentato le dichiarazioni RED 2009 hanno tempo fino al 31 dicembre per presentarle ai CAF o ai professionisti abilitati; dal 10 gennaio prossimo le dichiarazioni potranno invece essere presentate solo presso la sede INPDAP di appartenenza. Se non verranno presentate le dichiarazioni, l'INPDAP sospendera', con la rata di giugno 2010, la prestazione legata al reddito con contestuale recupero di quanto erogato a partire dal mese di gennaio 2009. In particolare, ai fini della riduzione o sospensione della prestazione, verra' presa in considerazione in via presuntiva la fascia di reddito piu' elevato: pertanto, la pensione ai superstiti verra' ridotta del 50%, l'assegno per il nucleo familiare verra' sospeso e l'importo della somma aggiuntiva verra' recuperato. I pensionati interessati riceveranno con il prospetto di pensione del mese di gennaio 2010 l'avviso che, qualora non presentino i mod. RED, l'Istituto sospendera' la parte di prestazione legata al reddito. Se i pensionati presenteranno le dichiarazioni entro il 30 giugno 2010, la prestazione verra' ripristinata a partire dalla prima data utile.

Facebook: pericoloso pubblicare nome e data di nascita.











Facebook è "una miniera d'oro" per i ladri di identità, e basta pubblicare nome e data di nascita per consentire a truffatori internazionali di saccheggiare il conto in banca. L'avvertimento viene da un simposio di esperti internazionali, in Australia, dedicato alle ultime innovazioni nella lotta alla crescente minaccia globale dei furti di identità. I truffatori internazionali, spiegano gli esperti, passano al vaglio il web e usano tecnologie avanzate di ordinamento dati per costruire innumerevoli profili personali da sfruttare. I loro hacker scrivono programmi per rastrellare dati personali e costruire massicci archivi di identità da sfruttare. "Informazioni apparentemente benigne come data di nascita, posto di lavoro e dettagli della famiglia valgono oro per chi vuole rubare un'identità", ha detto il commissario per le operazioni speciali della polizia del Queensland, Ian Stewart. La quantità di informazioni personali che può essere ricavata dai siti sociali "é allarmante", ha dichiarato. Sono in forte aumento anche i casi di skimming la 'scrematura' dei dati per la clonazione di carte bancomat e di credito, con più 200 saccheggi registrati quest'anno in Australia. E' rappresentata al simposio anche la polizia della Romania, ritenuta la base di un racket globale di skimming, per aiutare i colleghi ad affrontare il problema. L'ispettore capo Elvis Tudose ha avvertito che l'Australia viene vista come obiettivo soft, dati gli alti limiti di prelievo e la tecnologia poco avanzata dei suoi bancomat.

venerdì 18 dicembre 2009

Concorso per un Premio alla memoria del giurista Francesco Santoro Passarelli.

L'Accademia Nazionale dei Lincei bandisce un concorso per un Premio dedicato alla memoria del giurista Francesco Santoro Passarelli e destinato ad autori italiani di un'opera prima pubblicata nel biennio 2008 - 2009 nel settore del Diritto del lavoro. Il Premio, riservato a concorrenti che non hanno superato i 35 anni di età, è di 5.000 euro, al lordo dell'imposizione fiscale. La domanda di partecipazione al concorso deve essere inviata alla Segreteria dell'Accademia dei Lincei entro il 31 dicembre 2009; è esclusa la presentazione a mano. Alla domanda deve essere unito il curriculum scientifico dettagliato e un elenco dei lavori presentati con i relativi titoli. Il Premio verrà assegnato in base al giudizio di una Commissione composta da due soci dell'Accademia e da un membro designato dalla famiglia Santoro Passarelli. Il Premio sarà conferito a giugno 2010, nel corso dell'Adunanza di chiusura dell'anno accademico.

Ma dove sono finiti i veri politici?














Il sindacato, la televisione oppure l’alcova di chi già sta lì, ai posti di comando, sono la scuola, la fucina dove cresce e si forma la nuova classe politica di questo paese. Lama, Benvenuto, Bertinotti, Marini, Del Turco, D'Antoni, Cofferati e adesso pure la Polverini: gente del sindacato in stand-by che - in cambio di una poltrona in Parlamento, in qualche Comune, in questa o quella Regione del belpaese - tiene “buoni” i lavoratori secondo le direttive dei partiti politici di riferimento! Badaloni, Marrazzo, Selva, Santoro, Gruber e da ultimo Sassoli: gente della televisione, dei giornali, dell’informazione che, in cambio di favori, carriere e poltrone, tiene “buona” l’opinione pubblica facendogli sapere quello che vuole far sapere loro la parte politica che li sponsorizza! Bè, per quanto riguarda poi la politica che passa per "le lenzuola", basta guardarsi un po’ in giro per rendersi conto di quali meriti e di quale formazione politica godano certi/e parlamentari, assessori, consiglieri, sindaci, presidenti, direttori, dirigenti, ecc, ecc.
Ma dove sono finiti i veri politici? Togliatti, De Gasperi, Nenni, La Malfa, Malagodi, Berlinguer, Almirante, tanto per fare qualche nome. Avevano il senso delle istituzioni e quel decoro che fa di un popolo una Nazione e di una Nazione uno Stato. Oggi non c’è più decoro e le civiche virtù sono merce rara. Non esistono più remore, non c’è più educazione, non c’è più etica, non c’è più equità, giustizia sociale! Stiamo andando alla deriva per colpa non solo di chi ci rappresenta, ma anche nostra, di noi che, con il voto, a tanti corrotti e a troppi incapaci abbiamo affidato le redini del paese! E’ difficile cambiare con la parola o con la penna un popolo che ha perso il senso del servizio, del lavoro ben fatto, delle istituzioni. Ma è pur vero che non si può tirare la corda all’infinito, prima o poi si spezza e ti resta in mano. L’Italia ha bisogno di un esame di coscienza, di un lavacro generale, di una collettiva volontà di rinascere. Non eravamo mai caduti così in basso e questo dovrebbe farci meditare sul rischio dell’abisso, in cui, secondo alcuni, stiamo precipitando, secondo altri, siamo già precipitati. Diventiamo finalmente un popolo serio, che non parla a vanvera, che rispetta le leggi e mette al bando i mariuoli, i buffoni, i marpioni, e anche quei dandy senz’arte né parte che hanno trovato nella politica la loro mangiatoia. È ora di voltare pagina, come dicono quelli che si guardano bene dal farlo, per non perdere i loro privilegi, per continuare a godersi stipendi, indennità e favori sinecure. Non vogliamo solo facce nuove, ma anche teste nuove, nuovi cervelli, gente con le carte in regola e la fedina penale immacolata: persone oneste! Il paese ha bisogno di galantuomini più che di donne e donnine compiacenti, di uomini veri più che di mezze-checche, di persone libere più che di servi, di gente seria più che di venduti manipolati da ruffiani e papponi senza scrupoli, sfruttati mediaticamente da una stampa che - non sapendo più a che santo votarsi, a quale potente vendersi dopo essersi venduta a tanti - si vota al pettegolezzo da lavanderia, al chiacchiericcio da cortile, al gossip più indiscreto e triviale. Gossip da camera da letto: da "mani pulite" a "lenzuola sporche", a toilette senza intimità, ad amplessi contro-natura, ad orgasmi cocainomani! La vita è una cosa seria, e quella politica ancora di più. Basta bordelli! Quant’era bello quando le sigle bastavano da sole a raccontare i contenuti! Vuoi mettere i bei tempi “antichi” quando bastava dire PCI e già ti risuonava nelle orecchie “bandiera rossa”! Oppure dicevi Democrazia Cristiana e respiravi immediatamente aria d’incenso! “Mani pulite” credeva di poter cambiare tutto, di poter sdoganare il paese ad nuova fase della politica italiana: la seconda repubblica! Ma invece fu il caos: ulivi, garofani, querce, rose rosse, rose bianche e rose nel pugno! E’ vero, oggi i nomi dei partiti si cambiano più velocemente di un paio di mutande, ma rimangono sempre… sporchi e maleodoranti forse anche perché gli uomini che vi sono dentro, sono sempre gli stessi! Ma dove sono finiti i veri politici? Dove sono finiti quegli uomini e quelle donne disposti a sacrificare la loro vita nel nome di un “ideale”? Eppure un tempo, in un tempo ormai troppo lontano, esistevano. Oggi ci fanno sapere dai “loro” giornali e dalle “loro” televisioni che l’IDEOLOGIA E' MORTA, che non esiste più. Si affannano a celebrarne il funerale con statistiche, sondaggi, ansa, adnkronos, proiezioni, studi di settore, pil, mibtel, bot, cct, azioni e… male-azioni. Oggi chi detta legge - ma la legge non è uguale per tutti - è solo ed esclusivamente il libero mercato, la logica, irrazionale, del profitto. Nella giungla del capitalismo selvaggio il più ricco, il più potente, il più ammanicato col potere, il più furbo e disonesto, ha sempre la meglio sul più debole! Chi era Comunista si professa social-democratico-cristiano-liberale. Chi era Fascista si spaccia per liberale o addirittura si ricicla come anti-fascista per essere più credibile e accaparrarsi la poltrona. Chi era Democristiano, e qui nulla da eccepire in quanto a coerenza, s’è convertito subito al berlusconismo! In nome di una fasulla logica dell’alternanza politica - oggi mangi tu, ma domani tocca a me - assistiamo all’appiattimento e al conformismo globale dell’azione politica. Di fatto, oggi, chi si accorge più se al governo del paese c’è la destra o la sinistra? Destra e Sinistra pari sono! Con questi o con quelli al comando del paese poco cambia: i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sprofondano sempre più nella miseria trascinandosi dietro anche quelli che un tempo se la passavano benino! È troppo chiedere a questi politici di tornare a fare “LA VERA POLITICA”, la politica della gente e per la gente, di legiferare nel nome del popolo e non per gli interessi di Banche, Assicurazioni, Imprese e Palazzinari? È troppo chiedere a questi politici di fugare il sospetto che quando vanno al potere i ricchi diventano sempre più ricchi e potenti e le famiglie si impoveriscono? È troppo chiedere a questi sindacati di tornare a fare “IL VERO SINDACATO”? Il sindacato è dei lavoratori, non dei padroni! Il sindacato ha l’obbligo di sottoscrivere contratti onesti non solo per le aziende, ma "anche" e soprattutto per i lavoratori! I tempi sono ormai maturi per dare vita alle aspettative del popolo del lavoro. Un popolo fatto di gente che campa di stipendio e che non ha la possibilità di adeguare “autonomamente” le proprie entrate al costo della vita. Un popolo che non si sente adeguatamente rappresentato in parlamento da questa classe politica, nè sufficientemente tutelato sul posto di lavoro da questi sindacati - succursali dei partiti - che dovrebbero difendere il potere d’acquisto di salari e pensioni. Un popolo che ha più volte palesato su queste pagine la necessità di un nuova politica. "La Politica" vera, autentica, passionale, onesta: SVEGLIATI ITALIA!!!

La Provincia nell’ottica del Federalismo.

Spettabile Redazione,
sembra ormai che sia diventato quasi di moda aggredire con tutte le forze il ruolo delle Province. Le sparate fatte reiteratamente sulla Provincia sono assolutamente fuori luogo e, anzi, mentre fin dagli anni 70 se ne preconizzava la sparizione - sostituendole con i comprensori, poi falliti - dal 1990 se ne è riconosciuto il ruolo di ente intermedio anche in relazione all'effettiva “governance” del federalismo fiscale. Ritengo che sia necessario contro informare l'opinione pubblica sulle tentazioni di eliminare le Province, ma rilanciare il loro ruolo nella prospettiva di un vero federalismo che presuppone una responsabile azione di programmazione e collegamento con la Regione, lo Stato e l'Ue. Occorre invece evitare l'istituzione di Province polvere che, per dimensioni e rapporto non ottimale costo/benefici, danneggiano la visione della rinnovata Provincia.
di Luigi Colombini - Docente Univeritario Romatre

Oggi si accende l'albero di natale a S. Pietro.














Quest'anno l'albero di Natale che verrà montato in Piazza San Pietro arriva dalla regione della Vallonia, in Belgio. Alto 30 metri, l'albero sarà reciso il 26 novembre e issato e acceso il prossimo 18 dicembre. L'abete è stato scelto quest'anno dall'Unione vivaisti delle Ardenne fra le migliaia che compongono le zone boschive al confine con la Francia. Ha un diametro di 7 metri e pesa circa 30 tonnellate. Alla cerimonia dell'illuminazione dell'albero del prossimo 18 dicembre, saranno presenti il ministro del commercio estero della Regione della Vallonia Jean Claude Marcourt, l'ambasciatore del Belgio presso la Santa Sede Frank De Coninck, il Governatore del Vaticano il cardinale Giovanni Lajolo e il vescovo di Liegi mons. Jousten.

giovedì 17 dicembre 2009

Statali: aumenta di 9.000 unità il numero dei dipendenti.











Meno insegnanti e meno forze di polizia: complessivamente, il numero dei dipendenti del pubblico impiego è lievemente cresciuto nel corso del 2008, ma è diminuito in misura considerevole il numero dei docenti, di poliziotti e carabinieri. E' quanto emerge dal Conto annuale della Ragioneria Generale dello Stato in relazione al pubblico impiego nel 2008. In tutto, la consistenza di personale è aumentata di circa 9.000 unità rispetto al 2007, rimanendo comunque al di sotto del livello registrato nel 2006. Ma è un dato contraddittorio. I cali riguardano soprattutto i dipendenti della scuola (-7.800), le unità dei corpi di polizia (-6.000 tutti a tempo indeterminato) e i dipendenti di enti pubblici non economici (-2.400). Sono aumentati invece i dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale (+7.700), delle Regioni ed autonomie locali (+6.500), delle Regioni a statuto speciale (+2.400) e delle Università (+3.300). Il taglio nella scuola riguarda in particolar modo i precari: 15.000 unità nel 2007 e ulteriori 12.000 nel 2008. Le cessazioni e le immissioni in ruolo sono state molto diverse tra il 2007 e il 2008: nel 2007, ci sono state 65.000 assunzioni in ruolo di fronte a 61.000 unità che sono andate in pensione, mentre nel 2008 si sono avute 33.000 nuove immissioni e circa 28.000 cessazioni. Ciò ha determinato, nel complesso, una contrazione del personale alla fine del 2008 di circa 18.000 unità rispetto al 2006 mentre, rispetto al 2007, il calo è stato di 7.800 unità. Dal Conto annuale è emerso inoltre un aumento della presenza femminile, che ha oltrepassato il 55% dei dipendenti. Quasi la metà delle lavoratrici è occupata nella scuola, un quarto nella Sanità. Per la prima volta le donne hanno superato la parità anche nella carriera prefettizia, mentre altri aumenti sono stati registrati in campo diplomatico, tra i vigili del fuoco, i corpi di polizia e le forze armate. Per quanto riguarda gli orari, invece, le donne compongono l'85% del personale che lavora part-time. Secondo il Conto annuale, inoltre, si è alzata l'età media nella pubblica amministrazione: nel 2008 era pari a 47,5 anni d'età, in crescita rispetto ai 46,9 del 2007 e ai 46,7 del 2006. Calano invece le assenze per malattia: nel 2008, i dipendenti pubblici sono stati a casa per motivi di salute in media 10.6 giorni, contro i 12,2 giorni del 2007. Complessivamente, le giornate annue di assenza pro-capite (retribuite e non), con esclusione delle ferie, sono state 21,5 nel 2008, contro i 22,1 giorni di assenza registrati nel 2007. Altri dati riguardano la distribuzione geografica dei lavoratori statali, con la Lombardia e il Lazio in cima alla classifica delle Regioni che contano più dipendenti pubblici: rispettivamente, il 12,56% e il 12,03%. Sul fronte delle retribuzioni, gli stipendi più bassi sono quelli percepiti dai lavoratori della scuola e dei ministeri: nel 2008, la retribuzione media annua dei due comparti è stata, rispettivamente, di 28.235 e 28.557 euro. Sotto la soglia dei 29.000 euro anche Regioni e autonomie locali. Il primato delle buste paga più alte spetta invece alla magistratura (126.258 euro la retribuzione media annua), seguita dai prefetti (88.600) e dagli addetti alla diplomazia (86.711).

Bolletta Ama a ridosso della scadenza!

Buongiorno,
vorrei segnalare alla Vostra redazione che l'Ama sta distribuendo nella zona di Ostia le bollette del secondo semestre 2009 con data di scadenza del 17.12. La mia è pervenuta nella giornata del 15.12 dandomi solo oggi e domani per evitare di pagare la mora. Vista la quantità di utenti che ci sono nel territorio mi sembra un grosso disservizio che costringerà le poste e la banca incaricata all'esazione ad una forte criticità senza calcolare le lunghe file degli utenti. Per i clienti che pagheranno in ritardo l'AMA applicherà la mora anche per pochi giorni. Ho dovuto faticare per far accettare, contrariamente a quanto scritto nel sito e sulla bolletta, il reclamo allo 060606 che mi voleva mandare allo sportello di Ostia mentre dovrebbe prendere il reclamo e farmi richiamare da un operatore AMA e risolvere la pratica telefonicamente. Spero che altri lettori della zona possano leggere questa segnalazione e provvedere a non farsi addebbitare la mora dalla società AMA. Ringrazio per l'ospitalità e saluto tutti i blogger.
di C. Ceccarelli

Trasformare una passione in lavoro: un sogno!













Caro "direttore", caro Rino dal momento che siamo vecchi amici,
come ben sai, trasformare una passione in lavoro, che suppongo sia un pò il sogno di tutti, è una fortuna che si va facendo oggigiorno sempre più rara. Del resto, per limitarmi soltanto ad alcune delle passioni più frequenti tra i giovani d'oggi, quali reali possibilità di trasformare la propria passione in lavoro possono avere le migliaia di giovani che affollano le facoltà di scienze della comunicazione e che desiderano fare i giornalisti, in un mondo dell'editoria da tempo saturo e in crisi, con conseguenti e ovvie difficoltà di trovarvi un posto qualsiasi, sia pure lavorando quasi gratis? E quanti film, spettacoli teatrali, trasmissioni televisive occorrerebbe realizzare ogni anno, e con quali soldi, per consentire all'esercito di aspiranti attori e attrici, spesso senza la benchè minima preparazione al riguardo, di coronare il loro sogno di entrare nell'agognato e mitizzato mondo dello spettacolo? Sarebbe perciò opportuno che molti giovani riflettessero molto più, di quanto non accada nella realtà, prima di decidere quale strada intraprendere, accettando di buon grado di ridimensionare le proprie aspirazioni onde evitare delusioni spesso cocenti o non condannarsi addirittura a un'infelicità perenne, rimanendo per tutta la vita prigionieri di un sogno.
di Mario Corsi

Ci sono giornalisti che... non si adattano!
















Ci sono tantissimi uomini e donne nel mondo che ogni giorno rischiano la vita, la libertà o entrambe, semplicemente perché cercano di raccontare la verità. La maggior parte delle persone probabilmente non riesce a capire perché lo fanno. Il problema è che la parola giornalista non è una buona definizione della categoria, perché include tre diversi comportamenti che non hanno niente a che fare l’uno con l’altro. Ci sono i giornalisti che scrivono e raccontano solo quello che piace al loro padrone, e vengono chiamati in questo modo anche se non ne sono per nulla degni della parola. L’esistenza stessa di questo tipo di giornalisti discredita la categoria perché non fanno affatto giornalismo, ma la peggiore propaganda. Poi c’è un secondo tipo di giornalista che fa semplicemente il compito per cui viene pagato senza farsi e senza fare domande, e questi nemmeno sono giornalisti, ma impiegati di un gruppo editoriale. Infine ci sono i veri giornalisti, che in fondo sono una minoranza della categoria ma gli unici degni di portare questo nome. Tanti nel mondo rischiano la vita per dire la verità. 760 giornalisti sono stati uccisi dal 1992 a oggi, 53 nel 2009. Persone che dimostrano una dignità umana molto superiore a tanti altri giornalisti che hanno paura di “offendere” i potenti anche quando al massimo rischiano soltanto i loro lauti stipendi. O che si nascondono dietro la vergognosa ipocrisia per cui i giornalisti dovrebbero essere neutrali, un atteggiamento che ha precipitato anche il giornalismo anglosassone nel suo punto più basso quando Bush e Blair hanno giustificato una guerra fondata su una marea di menzogne nella passiva acquiescenza della maggior parte dei giornalisti americani e inglesi. Il compito di un giornalista degno di questo nome non è soltanto riportare i comunicati dei governi, ma verificare se corrispondono alla verità. Il potere che non viene controllato dall’opinione pubblica può commettere di nascosto i peggiori abusi. Ma certo, molta gente probabilmente non capisce perché alcuni non si “adattano”, non accettano lo stato delle cose e cercano la verità nonostante tutto, nonostante le minacce del Potere e l’indifferenza di molti. Perché lo fanno? Alcuni probabilmente non pensavano di rischiare la vita o la prigione quando hanno iniziato il loro lavoro. Altri lo sapevano e lo hanno fatto lo stesso, forse perché la verità è più importante della vita, o meglio la vita non ha molto significato senza la verità e chi tace di fronte all’ingiustizia e al male ne è complice.
di Francesco Offline

mercoledì 16 dicembre 2009

Questa classe politica sta divorando il paese!

















Caro direttore,

il declino dell’Italia procede inesorabile. Basta leggere i giornali. La nostra prima università, quella di Bologna, è al 174° posto nelle graduatorie internazionali; la Sapienza, una volta fiore all’occhiello della cultura italiana, è al 205° posto. La Spagna ci ha superato come reddito pro capite. In Italia, tre milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà. Sfogliando la relazione della Corte dei Conti apprendiamo che: 1) Tra mazzette e consulenze spendiamo sessanta miliardi di euro l’anno; 2) Ci sono nel nostro Paese 5.128 consiglieri di amministrazione che percepiscono uno stipendio di almeno cento volte superiore alla pensione di milioni di persone al minimo; 3) Ci sono 13.500 sindaci e 4.000 direttori tecnici lautamente ricompensati; 4) Gli investimenti per le ferrovie sono stati fatti tutti per i treni superveloci dei Vip e quasi niente per i pendolari; 5) La spesa pubblica che, fino a pochi anni fa, era del 40 per cento, è passata al 50,6%. Ci sono 176.000 politici fra onorevoli, senatori, consiglieri regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali di cui, una buona metà, in questo momento, sta studiando come aggirare la bocciatura del lodo Alfano e l’altra metà come rendere vani i loro sforzi. In sostanza, l’Italia è in declino a causa di una classe politica, di destra e di sinistra, unita e compatta che, assieme ai suoi fiancheggiatori, conta quasi due milioni di persone, che godono di privilegi impensabili in altri Paesi europei, per cui non ci sono fondi per nessuno, soprattutto per le fasce più deboli, per i pensionati, per i giovani che vogliono mettere su famiglia, per i salariati, per offrire le badanti agli anziani più poveri e in difficoltà, per i supporti logistici ai tribunali o pezzi di ricambio per le auto della polizia. Questa classe politica è anche miope. Non è stata capace, in tempi di grande crisi, di rinunciare ad un’auto blu su 620.000 a sua disposizione o ad un ufficio molte volte inutilizzato per settimane, in pieno centro a Roma e costosissimo. Questa classe politica, per disattenzione, per incompetenza, o per proprio tornaconto, ha poco tempo per i problemi del Paese. Sta distruggendo il più grande patrimonio d’Italia, i “cervelli dei giovani”, che fuggono all’estero sempre più numerosi, dopo che tutti abbiamo sostenuto i costi della loro istruzione. Non è quindi la riduzione del Pil la causa delle difficoltà, ma l’assorbimento di una percentuale di questo Pil da parte della classe politica. Percentuale abnorme che arricchisce, anche in tempi di crisi, la classe suddetta a scapito di chi non detiene il potere.
di Franco De Melas

Il "no b-day" è stato un evento spontaneo!













Sono una ragazza di 25 anni e chiarisco che il movimento "no b-day" è nato su internet. Facebook è stato il suo promulgatore, in pochissimi giorni ha raggiunto 350 mila iscritti e mai è stato voluto o creato con l'intento di appoggiarsi ad un partito politico. Televisioni e giornali hanno attribuito tutto ciò a Di Pietro per tentare di sminuire la faccenda, così chi ascoltava i tg o leggeva i giornali avrebbe pensato alla solita trovata "dipietrista"! Scomodo far pensare che cervelli attivi in quest'Italia malata possano organizzarsi e ritrovarsi per manifestare il loro dissenso nei confronti del Premier, figura che riteniamo non rappresentarci. Io ero a Roma il 5 dicembre, eravamo più di 1milione, un corteo di oltre 5 Km. Famiglie con bambini, anziani e giovani che sfilavano pacificamente con un ideale comune, chiedere un nuovo percorso politico. Per un'Italia migliore non è necessario essere di sinistra, per non votare Berlusconi non bisogna essere comunisti o dipietristi, ma è sufficiente essere semplicementi "onesti", andare oltre le logiche opportunistiche di partito, oltre i propri affari ed intrallazzi personali, oltre le spartizioni di una torta che ormai non c'è più e soprattutto non mettere mai in stand by il proprio cervello... e chissà che dalle ceneri di questo casino tutto italiano e dalle pagine del web non nasca un nuovo movimento: il partito degli onesti!
di Francesca Pizzuti

Caro pasta: questo è il libero mercato!












Le maggiori aziende della pasta in Italia sono state perquisite oggi dalla Guardia di finanza per l'inchiesta avviata dalla procura di Roma sul rincaro di circa il 50% di questo alimento dal 2007 ad oggi. Sono state perquisite la sede della Barilla, della De Cecco, il pastificio Garofalo, Amato e Di Vella. Le perquisizioni rientrano nell'inchiesta aperta dai magistrati capitolini a ottobre del 2007 per verificare se ci sia stato un accordo sui prezzi tra i principali produttori di pasta italiani. L'operazione della Guardia di Finanza è finalizzata a reperire documentazione idonea a verificare l'esistenza dell'accordo restrittivo della concorrenza. L'ipotesi di reato su cui indaga la Procura della Repubblica è quella della creazione di un «cartello» organizzato dai maggiori produttori della pasta per aumentare i prezzi e superare la concorrenza. La procura procede per l'ipotesi di reato prevista dall' articolo 501 bis del codice penale, vale a dire manovra speculativa sul prezzo delle merci. Ci sarebbe una persona iscritta sul registro degli indagati, ma ben presto gli indagati potrebbero aumentare di numero. Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Roma ha sequestrato documenti e verbali, anche redatti in sede di riunioni dell'associazione di categoria, atte a dimostrare la prova della manovra speculativa e la formazione del «cartello». Il reato prevede una pena fino a tre anni di reclusione. L'indagine era stata avviata nell'ottobre del 2007 dopo una indagine dell'Antitrust che nel dicembre del 2007 aveva messo sotto inchiesta ventinove tra i principali marchi della pasta italiana, tra cui Barilla, De Cecco, Di Vella, gli stessi finiti nel mirino delle Fiamme Gialle. Una denuncia all'autorità giudiziaria era stata fatta da Adoc, Adusbef, Federconsumatori e Codacons. Nell'ottobre scorso il Tar del Lazio confermò le multe inflitte dall'Antitrust alla fine dello scorso febbraio a 22 società alimentari e due associazioni per aver creato un cartello per i prezzi della pasta. Le multe inflitte dall'Antitrust variavano dai 5 milioni di euro circa (la più alta, inflitta a Barilla) ai 1.000 euro, (la più bassa, inflitta a Unionalimentare); in totale superarono i 12 milioni di euro complessivamente. Secondo l'Autorità garante per la concorrenza, le aziende avevano creato un'intesa restrittiva della concorrenza - tra ottobre 2006 e marzo 2008 -per concertare gli aumenti del prezzo di vendita della pasta secca di semola da praticare al settore distributivo.

Sogno Venezia, ma non mollo gli Statali!

Il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta torna a parlare del suo desiderio di diventare sindaco di Venezia. Però ci tiene a precisare, se non altro per ordini di scuderia che impongono una certa gerarchia, che sarà Berlusconi a decidere. In ogni caso, Brunetta, la poltrona di ministro non la mollerà mai. Si rassegnino dunque i dipendenti pubblici al loro destino: «Non ho riserve a candidarmi a sindaco di Venezia continuando a fare il ministro - ha ribadito Brunetta - ma io sono un soldato di un partito e di una coalizione e sono gli organi politici nazionali che devono decidere. La decisione dipende da un quadro globale nazionale, di cui Venezia fa parte». Anche il collega ministro del Welfare, Maurizio Sacconi sembra appoggiare l’idea: «Brunetta sarebbe un ottimo sindaco di Venezia, ma in questo caso resterebbe ministro della Funzione Pubblica. Il doppio incarico, anzi, aiuterebbe Venezia». E Brunetta conclude: «L’ho detto mille volte: un anno e mezzo fa ho preso l’impegno con 60 milioni di italiani e questo impegno lo porto a termine. Dopo di che questa è la mia città e se serve un impegno aggiuntivo, e se tutto verrà considerato compatibile, io sono disponibile. Ma prima viene l’impegno con gli italiani». Professore universitario, scrittore, ministro e adesso pure sindaco? "Il dipendente pubblico non può assumere altri incarichi lavorativi a favore di soggetti terzi rispetto all'ente di appartenenza, sia che si tratti di privati o di pubbliche amministrazioni" Art.53, D. Lgs. n.165, del 30.03.01, rubricato “Incompatibilità, cumulo di imieghi e incarichi”. Delle due l'una: o un ministro non è un dipendente pubblico, oppure quello del politico non è un lavoro!

martedì 15 dicembre 2009

Silvio il Re Leone.









Come d'incanto, la pigra congrega del web abbandona la sedia e il monitor per aderire al corteo di Roma contro il Presidente del Consiglio, dopo un disperato appello dell'ex magistrato Di Pietro. L'uomo che fece pubblicare un'inserzione su un quotidiano inglese per diffamare e screditare l'Italia agli occhi del mondo. Il popolo dei byte, avvezzo col computer a distruggere nemici e mostri virtuali, questa volta si è scomodato con l'intento di mandare a casa Berlusconi. Quei giovani che hanno aderito a disonorare l'Italia con bandiere rosse fregiate ancora da simboli ormai lontani dalla realtà, avrebbero fatto bene se fossero rimasti a casa. Di Pietro, con la smania di esistere e farsi sentire le escogita tutte pur di disonorare la nostra Nazione. Di Pietro sa bene che è in balia delle onde, è ormai condannato alla deriva. Il leader dell'Idv (Italia dei Veleni) dopo aver scomodato quei poveracci del web non ha risolto nulla, anzi, Berlusconi ne esce sempre più forte. Silvio è il condottiero che guiderà l'Italia verso fulgidi orizzonti. La stella di Di Pietro muore lentamente, si estingue come una cero funerario esposto al vento della democrazia. Silvio Berlusconi, che negli ultimi mesi aveva perso quattro punti percentuali, li ha recuperati in cinque minuti a Piazza Duomo a Milano. Grondante sangue, ha rialzato il capo e riaffermato, con quel gesto, il perchè di una leadership così forte. A 73 anni e con molti acciacchi sia fisici che morali è sempre lì alla barra di comando, è sempre lui il capo, forte come un leone! Fini deve riconsiderare le sue prese di posizioni e almeno per un po’ abbozzare o fare fagotto e cercarsi casa! Pier Ferdy (alias Casini, tradotto: "il genero di Caltagirone") vede svanire il suo tentativo di creare un "fronte unico contro la monarchia". Bersani, da par suo, è rimasto ai suoi "senza se e senza ma"!

Telecom: Alice... Casa infelice!









Gentile Direttore,
a fine febbraio di quest'anno ho richiesto una nuova linea telefonica e ho aderito all'offerta "Alice-Casa" pagando l'attivazione (dopo pochi giorni il pacchetto è stato offerto senza spese iniziali). Purtroppo la mia scelta si è rilevata infelicissima, in quanto la linea non funzionava e rimanevo spesso isolata. Dopo svariate richieste d'interventi tecnici, ho deciso di richiedere una linea tradizionale (premetto che sono disabile e non mi posso permettere di avere una linea telefonica malfunzionante). L'operatrice Ttelecom mi ha rassicurata che non avrei pagato ulteriori spese. Oggi mi è arrivata la comunicazione della nuova fattura è ho scoperto che mi è stata addebitata la somma di 80 euro più Iva per l'attivazione della nuova linea telefonica più 40 euro per la disattivazione di "Alice-Casa-Infelice", più altre spese. Ho fatto un fax di protesta al quale, però, sono sicura la Telecom non risponderà mai. E' una vera vergogna!
di Anna Clementi

Saldo Ici entro il 16 dicembre











Scade domani 16 dicembre il termine per il saldo dell’Imposta comunale sulla casa (Ici). Tra coloro che non godono dell’esenzione, introdotta la scorsa estate per le prime abitazioni, abbiamo i possessori di abitazioni di lusso, ovvero quelle classificate nelle categorie catastali A1 (abitazioni signorili), A8 (ville) oppure A9 (castelli) le quali, se adibite a prima casa, beneficiano dell’aliquota ridotta e delle detrazioni stabilite dal comune. Ovviamente i possessori di seconde case sono tenuti al versamento del tributo. I proprietari di prima abitazione sono esenti automaticamente, così come le pertinenze della prima casa, come box e soffitte. Anche se è consigliabile verificare la situazione presso il comune di residenza perché può, ad esempio, avere deliberato un numero massimo di pertinenze agevolate. Escluso dall’Ici pure chi possiede immobili che il comune ha assimilato ad abitazione principale come, per esempio, abitazioni date in uso gratuito a parenti che vi risiedono, appartamenti a disposizione del cittadino italiano residente all’estero o appartamenti di anziani che risiedono in case di cura. Sarà comunque sempre il regolamento comunale a decidere caso per caso. Il pagamento dell’imposta può essere eseguito utilizzando il bollettino postale oppure tramite modello F24. Le modalità di calcolo restano le stesse di sempre: si paga il 50% di quanto versato l’anno scorso e poi a dicembre si paga il conguaglio in base alle aliquote e detrazioni fissate dai singoli comuni per il 2009.

lunedì 14 dicembre 2009

Centinaia in piazza a Termini Imerese contro lo stop della Fiat.












Lo sciopero è stato indetto da Fiom, Fim e Uilm per rispondere a Marchionne che vuole chiudere gli stabilimenti nel palermitano. Accanto alle tute blu dell'azieda e delle imprese dell'indotto, sfilano per le vie del centro anche studenti, semplici cittadini, sindaci e gonfaloni delle amministrazioni comunali dei molti centri della zona. Negozi chiusi e centinaia di persone in piazza. Si presenta così Termini Imerese nel giorno dello sciopero indetto dai sindacati di categoria contro la fine della produzione di auto nello stabilimento del palermitano annunciata dal Lingotto a partire dal 2011. L'adesione allo sciopero e' del 100%. I manifestanti, riuniti davanti il palazzo delle Poste, sono partiti in corteo diretti al Duomo. Questa sì che è vera solidarietà!

Dopo l'attentato al Premier, il governo prospetta la chiusura di alcuni social network.







Il governo va all'attacco dei siti internet che in queste ore stanno esaltando il gesto violento e sconsiderato di un uomo psichicamente labile, contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Giovedì al Consiglio del Ministri potrebbero essere adottati i primi provvedimenti. Nel frattempo si moltiplicano le segnalazioni di gruppi su Facebook fasulli, ai quali è stato cambiato nome e trasformati in aggregazioni di sostegno a presidente del Consiglio. Il ministro Maroni. "Ieri Silvio Berlusconi ha rischiato di essere ferito gravemente, di essere ucciso". Lo ha detto il ministro degli Interni, Roberto Maroni, al termine del vertice in prefettura a Milano. Poi ha aggiunto: "Stiamo valutando di oscurare i siti internet che incitano alla violenza". Per quanto riguarda la gestione dell'ordine pubblico, il ministro ha detto che "è avvenuta secondo le regole. Non c'è da parte mia nessun rilievo né alcuna censura sulla gestione dell'ordine pubblico". L'episodio di ieri - ha aggiunto il ministro degli Interni - trae le sue cause nel clima di contrapposizione violenta e nelle parole dettate dalla dialettica politica". Nell'uomo che ha colpito il presidente del Consiglio - ha detto ancora il ministro - "ha agito l'odio nei confronti del presidente del Consiglio che è scaturito da questa dialettica politica, che non privilegia il confronto". Il ministro del Pdl per le politiche comunitarie, Andrea Ronchi, ha chiesto l'oscuramento dei siti e dei social network "in cui si inneggia alla vigliacca aggressione subita dal presidente Silvio Berlusconi. E' scandaloso e moralmente inaccettabile - ha detto - ciò che stiamo leggendo in queste ore: si tratta di espressioni vergognose. E' ora di dire basta ai seminatori d'odio e a chi vuole instaurare in Italia un clima da guerra civile". Gli ha fatto subito eco il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, il quale ha assicurato che la polizia postale controllerà i siti internet in cui si esalta l'aggressione di Massimo Tartaglia. Il tentativo è cercare di risalire agli eventuali responsabili della "campagna d'odio" che corre lungo la Rete. "Ci sarà un monitoraggio di questi siti", ha affermato Mantovano. Intanto sul "web", già dopo pochi istanti dal "lancio del souvenir", c'erano circa 50 mila fans dell'attentatore, Massimo Tartaglia, mentre nei gruppi a sostegno di Silvio Berlusconi si contano a centinaia di migliaia.

Un "souvenir" di odio e di rancore!













Chi pensava che il Premier avesse i giorni contati, che tra immaginifici venti di mafia, vecchie veline, escort da rottamate, toghe rosse, insulti di ogni genere e che da ultimo, dopo il famoso "lancio del cavalletto del fotografo”, anche il "lancio del souvenir” della sua Milano, fosse ormai fini...to ed il suo corso compiuto, si sbagliava di grosso! Eccolo, di fatto, rinascere più forte di prima dalle infamie “scagliategli contro” da chi lo odia dal profondo del suo cuore e da diverse parti politiche, compresa la sua! Grazie ad un gesto inconsulto di un tale che qualcuno vuol far passare per un pazzo! Ma costui pazzo non è! E non tanto perchè è acclarato che conduceva una vita normale e lavorava tranquillamente. Il Video mostra con chiarezza l'eccezionale abilità ed il perfetto coordinamento psico-motorio con il quale, eludendo la sorveglianza, scaglia il corpo contundente. Ma sono soprattutto le sue dichiarazioni dopo l'arresto a dirci che non è un demente, poichè con grande scaltrezza cerca da subito di alleviare la sua futura posizione processuale dicendo di non aver premeditato il suo gesto. Ma come, un Milanese che si procura una statuetta del "Duomo"? Queste parole potrebbero, ancora ancora, avere un senso se si trattasse di un turista giapponese, ma non ne possono avere alcuno se dette da uno che sotto il Duomo, quello vero, ci è cresciuto! E come se un romano, nato e pasciuto all'ombra del "Colosseo" acquistasse un modellino in ferro dell'antco anfiteatro, e lo usasse per colpire un Politico di passaggio a Roma! Che potrebbe dire a sua discolpa? Che si voleva portare a casa la miniatura, come un turista Giapponese? Ma c’è anche chi pensa che sia stata tutta una… “messa in scena”! Povera questa Italia e ancor più poveri gli italiani di questa sinistra! Presidente Berlusconi... Forza Italia e auguri per una pronta guarigione!

L'uso politico di un gesto che di politico sembra avere poco o nulla.














Il precedente episodio era avvenuto dopo oltre tre anni dall'insediamento. Anche quella volta l'aggressione si collocava nel freddo mese di dicembre. Ma in quell'occasione, il gesto, stupido e apparentemente privo di moventi politici, non lasciò segni. Quantomeno sul volto o sul corpo dell'allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Perché di segni, nelle cronache di quel capodanno 2005 e dei giorni successivi, quel gesto ne lasciò parecchi. E diede l'occasione al premier, vittima di un piccolo ematoma retroauricolare, e all'intera compagine governativa, di avviare una campagna mediatica in cui l'uomo più potente del paese diveniva vittima della violenza dei contestatori. Una campagna di certo opportunistica e funzionale, ma impossibile da rovesciare, attaccare o destrumentalizzare in quegli istanti. La storia si ripete secondo un meccanismo ben collaudato di cause ed effetti. E quando un sistema con il tempo si modifica, accrescendo la natura delle proprie risposte ad ogni evento causale, ad una causa così mediaticamente imponente possiamo solo immaginare, dedurre quali potranno essere le dovute risposte. Un problema che l'autore del violento gesto compiuto quasi due ore fa di certo non si sarà posto. E' difficile ipotizzare quali siano state nella mente dell'aggressore le calcolate conseguenze della devastazione del viso del premier, sempre che ci sia stato un benché minimo calcolo. Ma è fin troppo elementare conoscere quali saranno le conseguenze reali di un tale gesto. Un antipasto di ciò che accadrà nelle prossime ore è scritto nella cronaca di queste ore, nelle dichiarazioni delle tante figure istituzionali che popolano questo nostro paese. A partire dal ministro Umberto Bossi che parla di "pericolo terrorismo" ed invoca un innalzamento della guardia, o dell'onorevole Maurizio Lupi, che analogamente ravvede un superamento "del limite di guardia". Il ministro Ignazio La Russa, invece, si è già prestato ad un azzardato sillogismo tra manifestazioni ed attacchi fisici. Dalla sponda opposta a gettare benzina sul fuoco è l'onorevole Antonio Di Pietro, che rigira al mittente (e vittima occasionale) Silvio Berlusconi le responsabilità indirette di un tale gesto, parlando di "istigazione alla violenza". Poco importa se le indiscrezioni di questi ultimi minuti lasciano intendere la fortissima possibilità di un gesto dovuto ad un disagio psicologico del presunto aggressore, da 10 anni in cura psichiatrica. Il teatrino dell'uso politico di un gesto che di politico sembra avere poco o nulla è già partito. Ed è lecito, oltre che logico, aspettarsi per i prossimi istanti una pericolosissima traduzione dello scontro sugli argomenti e sui dati di fatto in un attacco politico tra parti in causa basato sul nulla. Qualcuno, in questi istanti, ha già provato a raffrontare "l'utilità" di questa aggressione fisica con "l'inutilità" di una pacifica manifestazione nella capitale che ha visto partecipare circa un milione di persone. Non importano le conseguenze naturali delle prossime ore, ciò che interessa è la soddisfazione che per qualcuno scaturisce da un'istantanea che ritrae un volto tumefatto. E se il prezzo da pagare è la prevalenza dello scontro politico fine a sé stesso sul racconto giornalistico di fatti scomodi o sul diritto di critica, poco importa. Il gesto improvviso di una persona che sembrerebbe affetta da problemi psichiatrici per qualcuno diventa un gesto eroico, espressione dell'indignazione civile. Abbiamo smesso da tempo di porci il problema delle conseguenze delle azioni. E le condizioni in cui oggi versa questo paese sono la degna conseguenza anche di questo.
di Alessandro Tauro

Province: nessuno le vuole, ma nessuno le abolisce!


















La soppressione delle Province è una questione antica e… dispendiosa: inutili, costose, burocratizzate. Tutti lo sanno e tutti lo dicono. Inutili perché le funzioni delle Province potrebbero essere svolte dai Comuni e dalle Regioni. Senza dimenticare le Prefetture! Costose perché ci costano circa 14miliardi di euro l’anno: eliminandole, reimpiegando altrove il personale - 60 mila tra dirigenti e impiegati - si risparmierebbero circa 10 miliardi di euro l’anno. Burocratizzate e burocratizzanti perché, a differenza di altri Paesi dove enti analoghi alle nostre Province o non esistono o svolgono funzioni tecnico-amministrative o di polizia, le Province italiane sono organi politici e spesso entrano in conflitto con Regioni e Comuni, specie quando i colori degli uni e degli altri sono diversi. Il bello è che la necessità e la volontà di abolirle è stata ribadita in modo unanime da ogni schieramento politico nel corso di tutta la storia d’Italia. Caso più unico che raro di intesa tra destra e sinistra. Eppure, anziché venire abolite continuano ad aumentare. Il 2009 è stato l’anno di Monza e Brianza, di Fermo e della triade Barletta-Andria-Trani. Queste ultime pure a baccagliare perché la targa BT scelta dalla motorizzazione piace a Barletta, ma non alle altre, che l’hanno boicottata e hanno anche organizzato una sottoscrizione per cambiarla. Cose inspiegabili? Mica tanto. La soppressione delle Province significherebbe la soppressione di tante grosse e grasse poltrone dalle quali 4mila tra presidenti, vicepresidenti, assessori e consiglieri non hanno alcuna intenzione di rimuovere le natiche. E così, mentre il Governo nel nuovissimo Codice delleAutonomie prevede l’abolizione delle Province inutili, noi ci aggrappiamo alle ormai tenui speranze che il miracolo finalmente avvenga e che la tortuosa e pesante macchina burocratica italiana sia una volta per tutte… alleggerita.

venerdì 11 dicembre 2009

Statali in piazza.














Quella di oggi non e' una manifestazione politica ma sindacale. Si chiede il rispetto dei contratti pubblici. L'obiettivo e' il rilancio della scuola e del lavoro e questo e' un obiettivo sindacale. Il governo, piuttosto, risponda sul merito. C'e' un grande problema la Finanziaria e' stata quasi approvata e non ci sono risorse per i contratti pubblici. Il governo non rispetta gli accordi. In Finanziaria i soldi non ci sono e invece bisogna investire in sanita' e scuola per avere un po' di certezze. Gli altri Paesi lo fanno, mentre l'Italia sa solo tagliare.
di Guglielmo Epifani

Oggi scioperano i fancazzisti! Liberi professionisti, scioperiamo pure noi!













Spett.le redazione,

intendo proporre uno sciopero nazionale dei liberi professionisti - in particolare per quelli non ordinistici - per dire a questo Governo che ci sono circa 4.000.000 (quattro milioni) di piccole partite iva in grave difficoltà economica, di queste almeno 800.000 sono al lastrico (possibili prede degli usurai) e altre 300.000 cesseranno l'attività entro il 31.12.09 (dati desunti dalle principali associazioni di categoria). La Finanziaria in discussione non prevede alcun aiuto per noi, nessun provvedimento, nemmeno concessioni minori, tipo un taglio dell'IRAP al di sotto dei 20.000 euro di imponibile (l'UE ha dichiarato l'IRAP illegittima per le attività non produttive), una moratoria sul versamento IRPEF di questi giorni... nulla di nulla! Evidentemente per questo Governo noi non siamo stati minimamente toccati dalla crisi, forse la crisi è una invenzione giornalistica. Spero che questo mio invito venga raccolto anche dal popolo della Rete, andiamo a Roma a farci vedere e contare. Se 1200 operai della Fiat di Termini Imerese riescono a far scomodare Scajola e ad ottenere dal Governo alcune concessioni non marginali, vogliamo provare a vedere l'effetto di qualche decina di migliaia di liberi professionisti in piazza? Dobbiamo uscire dalla invisibilità, muoviamoci per affermare che abbiamo il diritto almeno di sopravvivere.
di Massimo Lucangeli

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