sabato 30 gennaio 2010

C'è crisi e crisi. Ma Ciro... non è mica Sivlio!

La Juventus cambia allenatore per uscire dalla crisi. Gli italiani, invece, si tengono Berlusconi! Due facce della stessa medaglia: il paese italia! Se tanto mi da tanto… fuori Berlusconi per uscire dalla crisi e avanti… avanti... avanti CHI? Ma non vogliamo discutere di politica, bensì di cose serie, anzi serissime: di calcio! All'indomani della sconfitta a San Siro in Coppa Italia contro l'Inter, la società “bianco-nera” ha comunicato la propria decisione: via Ferrara, avanti Zaccheroni! Come un club di provincia: 4 allenatori in 3 anni, neanche la Juventus fosse di proprietà non della famiglia “reale” Agnelli, ma di uno Zamparini o un Cellino qualsiasi. Liquidato in sordina il presidente Cobolli Gigli, già bruciati Deschamps e Ranieri, ora è il turno di Ciro Ferrara! Lo “stile-juve” è solo un lontano ricordo! L’ombrello di Bettega (il volto presentabile della Triade operaia e di vincente memoria) non è servito. L’organico è sì inferiore all’Inter (11 giocatori stranieri in campo ed altrettanti in panchina con regolare permesso di soggiorno, un lavoro ed una casa come vuole la Bossi-Fini), ma non certo alle altre concorrenti. Ferrara, eccellente giocatore, persona onesta e pulita, ma senza esperienza, del resto come la nuova dirigenza, male non aveva fatto all’inizio di campionato quando poteva disporre di tutta la rosa al completo! Ma nel calcio chi sbaglia paga e và a casa, mica siamo in Parlamento o in una Segreteria di partito! Fatto sta che la Signora del calcio italiano anche quest’anno rischia di restare a… Secco e si affida al “Cheronte” di turno per essere traghettata non si sa bene dove e come! Auguri Vecchia Signora!

venerdì 29 gennaio 2010

Il tramonto degli Stati Uniti non frena l'emissione dei Tremonti-bond$.

Egregio Direttore,
da anni trattiamo l’argomento “dollaro” e la sua possibile fine, come moneta di riferimento mondiale, ma ancora oggi la maggioranza degli italiani è convinta che gli Stati Uniti siano la superpotenza economica che fu. I media italiani niente o poco hanno lasciato trapelare sulla reale situazione economica degli USA e della sua moneta, il dollaro, attraverso il quale, un tempo, hanno dominato il mondo. Il dollaro è destinato a svalutarsi e diventare carta straccia e gli italiani non si sono accorti di niente. Quello che mi preme rilevare in questa sede è il ruolo della sinistra (si fa per dire) nel nascondere tali tematiche. Ancora oggi, i figliocci del PCI, i D’Alema, i Veltroni, i Fassino, ecc, guardano al mito americano (che fu) e spesso nei loro discorsi - che sanno di antico - guardano estasiati agli USA e addirittura riprendono pari pari gli slogan dei politici statunitensi di turno, senza neppure tradurli all’italiano, tipo “yes, we can”. I politici della presunta sinistra italiana non hanno capito assolutamente niente della realtà degli Stati Uniti. Il tramonto degli Stati Uniti è già iniziato e sicuramente ignorano anche la possibilità che possano arrivare ad un “default”, al fallimento e persino alla fine della stessa unione. Gli Stati Uniti potrebbero cessare di esistere come stato unitario e questi non si sono accorti di niente. Un partito di sinistra (se fosse di sinistra) dovrebbe trattare temi economici in difesa dei cittadini, per il bene dei cittadini ed in particolare delle classi più povere, contro la destra conservatrice, che storicamente rappresenta gli interessi dell’oligarchia, delle classi dominanti, imprenditoriali e capitalistiche. Non sarebbe compito dei politici di sinistra parlare della possibile truffa che sta architettando il signor Tremonti, ai danni degli ignari cittadini italiani? Invece ne parla principalmente una certa “destra”. Dove sono i sinistri politici italiani? Il Signor Tremonti, il superministro dell’Economia, che si ritrova nella disperata situazione di trovare soldi liquidi per mandare avanti la “baracca italiana” ha pensato ad un tranello, una truffa bella e buona ai danni degli ignari cittadini italiani, orfani dell’informazione e della sinistra: emettere buoni del tesoro in dollari, a cinque anni! Ovviamente con allettanti tassi di interesse, sicuramente ben superiori al misero 0,5%/1% che ripaga un buono in Euro. Che cosa spera di ricavarne Tremonti? Lui – ma non il popolo italiano, tenuto nella più completa ignoranza in materia, dai media e dai partiti, compresi quelli di sinistra – sa bene che il dollaro rischia una forte svalutazione. Lui – ma non i Veltroni, i D’Alema, i Fassino, ecc, – conosce bene la situazione economica statunitense: con una disoccupazione crescente, una forte riduzione delle entrate fiscali, una bilancia commerciale sempre più negativa, un debito pubblico alle stelle ed un presidente, Barack Obama, spendaccione e guerrafondaio come nessun altro presidente USA. L’attuale presidente USA ha la necessità di grandi quantità di soldi, per finanziare le sue guerre in America Latina, in Asia e in Africa: soldi che appaiono magicamente, stampandoli! E, infatti, il pacifista Obama in un solo anno alla guida degli USA è stato capace di incrementare il debito pubblico USA di 1.611 miliardi di dollari, in sostanza un terzo di tutto l’incremento che ha subito il debito pubblico statunitense durante gli otto anni di gestione del guerrafondaio Bush. Lui, il Signor Tremonti - ma non i nostri sinistri politici – queste cose le conosce bene, anzi, sa che il pacifista Obama incrementando le spese ed estendendo le guerre al Pakistan, all’Iran, allo Yemen, al Corno d’Africa ed in America Latina, dove sono in atto ingenti spostamenti di truppe (circa 20.000 militari nell’occupazione di Haiti; migliaia nelle nuove basi in Colombia e nella Triplce Frontiera in America del Sud, in Honduras e tutto il centro America) avrà una crescente necessità di dollari, che appariranno magicamente facendoli fuoriuscire dal cilindro, ossia stampandoli! E’ sbagliato dire che Tremonti starebbe pensando all'emissione di buoni del tesoro in dollari per finanziare le spese dello stato italiano perché spera che il dollaro possa svalutarsi, da qui a cinque anni, facendo fare un affare all’Italia, o meglio al politico di turno, ossia a lui stesso (che immaginiamo tra cinque anni sarà ancora al comando del ministero che dirige oggi, vista l’inconsistenza della classe politica che dovrebbe sostituirlo). No, l’operazione non si baserebbe sulla speranza di veder svalutato il dollaro, da qui a cinque anni, ma su una certezza: il dollaro si svaluterà sicuramente. E' solo questione di tempo e cinque anni sono un periodo sicuramente sufficiente per assistere alla sua svalutazione, e forse anche alla sua fine! Dunque, Tremonti ben sapendo che il dollaro da qui a cinque anni si svaluterà ha pensato bene di orchestrare questa manovra, che possiamo definire una vera e propeia truffa! Ammettiamo che con tale operazione riesca a raccogliere 1.000 milioni di dollari, da restituire con un interesse ad esempio del 5%, che porta il debito complessivo a 1.050 milioni di dollari. Oggi, al cambio di 1,41 dollari per Euro, si ritroverebbe ad incassare circa 710 milioni di euro. Se il dollaro, in questi cinque anni si dovesse svalutare ad esempio del 50%, passando dagli attuali 1,41 a 2,11, lo stato italiano si ritroverebbe a dover pagare, per i 1.050 milioni di dollari ricevuti cinque anni prima, meno di 500 milioni di Euro. Un bell’affare per lo stato, una vera e propria truffa per i cittadini! Il dollaro è da considerarsi carta straccia e lo sta salvando solamente il fatto che è la moneta di riferimento per le transazioni economiche, soprattutto del petrolio. Di conseguenza tutti gli stati sono costretti ad avere scorte di dollari (le famose riserve internazionali). L'area di utilizzo del dollaro, però, è destinata a ridursi.Infatti, in Africa, in America Latina ed in Medio oriente stanno nascendo o si cominciano ad utilizzare monete alternative, regionali. La Cina, al momento il più grande detentore di dollari, si sta liberando delle sue riserve in dollari, acquistando oro o investendoli in altri paesi asiatici, in Africa e in America Latina. Se il principale prodotto del mondo, il petrolio, riuscisse a svincolarsi del dollaro, ossia si potesse commercializzare anche in Euro o altra moneta, allora arriverebbe veramente la fine per il dollaro. Tutti gli stati, che detengono dollari sarebbero costretti a liberarsene per acquistare la nuova moneta necessaria per comprare l'oro-nero! Questa enorme quantità di dollari in vendita farebbe crollare il suo valore. Certamente le cose non succederanno da un momento all’altro, ma succederanno. Il dollaro è destinato ad essere sostituito perché il paese emissore è in crisi profonda e non da più le garanzie che offriva una volta.
di Attilio Folliero - Caracas U.S.A.

L'apartheid dei lavoratori con partita Iva.

Egregio Direttore,
circa un mese fa, ricevo una comunicazione dalla scuola di mio figlio. Parla di misure straordinarie anticrisi. Immediatamente penso: “Sicuramente non mi riguarderà, i lavoratori autonomi non sono mai inclusi in queste misure”. Lo penso perché lavoro come traduttrice e interprete in regime libero-professionale da oltre 20 anni e non mi è mai capitato di usufruire di misure o di agevolazioni di qualsiasi tipo. Sì, perché io faccio parte del popolo delle partire IVA, degli invisibili, dei senz’albo, di quelli che versano i contributi alla Gestione separata INPS. Leggo ugualmente la comunicazione e, con mia grande sorpresa, vedo una frase magica: “Le misure adottate riguardano tutte le categorie di lavoratori, sia con rapporto di lavoro subordinato che con contratti di lavoro “atipici”, nonché la categoria dei lavoratori autonomi nei casi di riduzione e cessazione dell’attività lavorativa”. Ohibò, mi dico, per la prima volta una misura anticrisi rivolta anche a noi! Rientro sicuramente nel caso di riduzione dell’attività lavorativa. Mi procuro la modulistica necessaria, l’Unico del 2008 e tutto il resto e mi reco a un CAF per farmi calcolare l’ISEE speciale. E qui scopro che le misure anticrisi aiutano solo i lavoratori autonomi che hanno cessato totalmente l’attività e chiuso la partita IVA. La gentile impiegata arriva addirittura a consigliarmelo. Un’idea interessante, quella di chiudere la partiva IVA, ossia smettere totalmente di lavorare (dato che io lavoro come traduttrice e come interprete e che i miei clienti sono le aziende, che vogliono le mie fatture e la mia partiva IVA per poter scaricare i costi), in cambio di una riduzione di magari 10 o 20 euro sulla refezione scolastica di mio figlio. Provo a ribattere che sul modulo c’è scritta una cosa diversa, ma non ottengo nulla, se non un’ammissione a denti stretti relativa al fatto che il modulo “è scritto male”. Chiedo a chi mi devo rivolgere per fare presente l’iniquità dei criteri, e mi rispondono che devo rivolgermi al Settore Istruzione del mio Comune. Scrivo. Nessuna risposta. E allora scrivo qui. Il mondo del lavoro cambia, non sarebbe opportuno che le normative avessero la stessa flessibilità che si chiede ai lavoratori, soprattutto agli “atipici” e ai professionisti senza albo né cassa?
di Silvia Rondanini

giovedì 28 gennaio 2010

...uno di quelli che crede alla politica come strumento collettivo e non come fine personale!

Caro direttore,
sono un militante del Pd, uno di quelli che alla politica dedica il suo tempo libero, un distributore di volantini, un attacchino di manifesti, uno di quelli che qualcuno - anni fa - definì un "coglione"! Uno di quelli che crede alla politica come strumento collettivo e non come fine personale, e oggi mi sento come Bobo nella sua vignetta sull'Unità, ovvero "con le ossa rotte". Abbiamo preso una bella batosta, le botte sono arrivate e hanno fatto, fanno e faranno molto male. Alcune ce le siamo cercate, altre le abbiamo meritate. Questa volta - soprattutto a Bologna - dobbiamo farne veramente tesoro degli errori - dei singoli che pagheranno e degli apparati che non pagano mai - avendo il coraggio di fare piazza pulita perché "cambiamento e diversità" sono valori che non vanno solo promessi ed enunciati nei documenti ma soprattutto esercitati nella vita reale. Parliamo di "coerenza tra il dire e il fare" e di "credibilità politica e morale" perché quello che agli altri chiediamo in nome del rispetto delle istituzioni e del popolo sovrano, dai nostri e da noi stessi lo dobbiamo "pretendere", senza aspettare che ci venga chiesto. Il tempo è ora, coraggio!
di Claudio Gandolfi

Solo un miracolo può salvare Roma dal traffico!













Gent.mo Signor Sindaco Alemanno,
premetto che sono stata una dei romani a darle il mio voto, nella speranza che affrontasse in modo più realistico i problemi cruciali della città. Tra questi mi riferisco in particolare al traffico e al trasporto pubblico. Prima l'amministrazione comunale ci esorta a lasciare la macchina sotto casa, e anche lì è un problema di non poco conto trovare parcheggio, e a servirci dei mezzi pubblici, ma poi non s'impegna a fornire un servizio non dico ottimo, ma neppure minimamente sufficiente. Lunghe attese alle fermate, sotto la pioggia e sotto il sole, vetture sporche e scassate, metro puzzolenti e piene come scatole di sardine, conducenti scontrosi e maleducati che guidano le vetture senza un minimo di attenzione, come se portassero un carro bestiame diretto al macello! Le quotidiane rimostranze agli addetti, conducenti e responsabili di settore (quando è possibile contattarli!) non portano mia ad alcun risultato, tranne acuire la rabbia e un avvilente senso di impotenza. Preso atto di una situazione non certo all'altezza di una capitale (per la verità neanche all'altezza di una città del terzo mondo!), ritengo che dovrebbe essere dovere del comune monitorare l'efficienza di un servizio pubblico primario e, se del caso, imporre al soggetto gestore uno standard di qualità. Temo sia l'ennesimo appello lanciato invano! Ma siccome a Roma c'è pure il Papa e io sono crdente, mi voglio concedere il lusso di credere in un miracolo!
di Giusi Farina

martedì 26 gennaio 2010

INAIL: entro il 31 gennaio pagamento assicurazione contro infortuni domestici.

Il 31 gennaio scade il termine entro il quale le casalinghe devono versare all'INAIL il premio per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni domestici. Il costo dell'assicurazione e' di soli 12,91 euro l'anno ed e' deducibile ai fini fiscali. Sono tenuti all'assicurazione tutti coloro (uomini e donne) di eta' tra 18 e 65 anni, che svolgono lavoro per la cura della propria famiglia e dell'ambiente in cui si dimora. Il lavoro deve essere svolto non occasionalmente, gratuitamente e senza vincolo di subordinazione. Sono esclusi dall'obbligo assicurativo tutti coloro che svolgono un'altra attivita' che comporta l'iscrizione a forme obbligatorie di previdenza sociale. Chi si deve assicurare per la prima volta pur ritirare il bollettino di pagamento presso gli uffici postali, l'INAIL, le Associazioni di categoria (Federcasalinghe, MOICA, SCALE UGL) indicando i propri dati e soprattutto il codice fiscale. Chi era gia' iscritto negli anni passati, ha ricevuto a casa dall'INAIL il bollettino precompilato con i suoi dati e l'importo da versare. Gli assicurati che, per qualsiasi motivo, non avessero ricevuto il bollettino possono utilizzare i moduli reperibili presso gli uffici postali, l'INAIL, le Associazioni di categoria e i Patronati. E' anche possibile chiedere il bollettino ed effettuare il pagamento on line con carta di credito VISA o Mastercard, carta prepagata Postepay o conto Bancoposta. Il premio e' a carico dello Stato - e quindi l'assicurazione e' gratuita - per coloro che l'anno precedente hanno un reddito che non supera i 4.648,11 euro e appartengono ad un nucleo familiare il cui reddito complessivo non supera 9.296,22 euro. Gli interessati, nel caso di prima iscrizione, devono compilare una autocertificazione che attesti il possesso dei requisiti per l'esonero. Per gli anni successivi alla prima iscrizione, se rimangono nei limiti di reddito non devono fare niente, mentre se li superano devono pagare il premio assicurativo. Con il pagamento del premio sono assicurati gli infortuni avvenuti in occasione e a causa del lavoro svolto in ambito domestico da cui derivi una invalidita' permanente pari o superiore al 27% (33% per gli infortuni avvenuti fino al 31 dicembre 2006) o la morte.

Tornelli: fatta la legge, trovato l'inganno!

Centinaia di migliaia di euro spesi per installare i "tornelli", centinaia di migliaia di euro sperperati in macchinari e software altamente tecnologico, il tutto per "controllare" le presenze in ufficio dei dipendenti pubblici. Fatta la legge, trovato l'inganno: siamo o non siamo italiani? Siamo o non siamo la degna espressione di questa classe politica? E allora... sarebbero una quindicina i dipendenti della Camera dei deputati iscritti nel registro degli indagati da parte della Procura della Repubblica di Roma per truffa ai danni dello Stato e falso. I dipendenti di Montecitorio - tra i più pagati della pubblica amministrazione - sempre secondo quanto si è appreso dalle agenzie, sarebbero riusciti ad eludere il sistema elettronico di rilevazione delle presenze sui luoghi di lavoro, inserendo badge di servizio "taroccati"! L'inchiesta della magistratura sarebbe scattata dopo che l'amministrazione della Camera, insospettita da anomalie nelle timbrature, ne avrebbe verificato la sussistenza ed avrebbe quindi sporto denuncia all'Autorità giudiziaria. Le indagini della magistratura avrebbero quindi portato all'individuazione dei dipendenti che lasciavano il Palazzo durante l'orario di lavoro.

La crisi è solo per gli eterni sfigati di sempre: operai e impiegati.

La crisi è scoppiata da oltre un anno, ma non ho visto nessun imprenditore o personaggio dell’alta finanza andare in giro per strada a fare l’elemosina, o quantomeno recarsi presso la Caritas a mangiare. Allora alcune domande sorgono spontanee per indagare su quello che ritengo il “falso storico più riuscito del secolo”. Mi chiedo chi realmente, sino a questo momento, si sia recato davvero alla Caritas? Quali siano i poveri di questa crisi? E qui suona un campanello d’allarme: i nuovi poveri sono quasi tutti appartenenti alle fasce medio-basse della società. Dunque non figurano tra le colonne di elemosinanti né ex imprenditori, né tantomeno ex investitori. Eppure sono proprio loro che hanno generato questa crisi. Ma com’è potuto accadere che chi ha generato la crisi non sia caduto in crisi? Quale crisi si è manifestata? Ma la crisi c’è stata? Se non vogliamo che questa società sprofondi realmente ed irrimediabilmente in una crisi irreversibile più cruda di quella che apparentemente definiamo oggi crisi, dobbiamo urgentemente rispondere a queste drammatiche domande. Tutti gli attori sociali, in particolare le istituzioni pubbliche, devono trovare delle risposte plausibili a questi interrogativi. Tutto, se vogliamo, è cominciato con dei grossi imbrogli finanziari, nei quali alcuni hanno guadagnato, altri hanno guadagnato meno, dal momento che chi partecipa ai giochi finanziari deve necessariamente stare bene, avere cioè una parte dei soldi da rischiare, da buttare, mentre un’altra parte da utilizzare all’occorrenza per pararsi il sederino. I perdenti a questo livello sociale ancora non si vedono. Scendendo un po’ più in giù nella cascata di questa sedicente crisi, vediamo gli imprenditori, i quali, se avevano un po’ di soldi buttati in finanza, forse avranno perso qualcosa, ma mai quel tanto che basta a farli vivere tranquillamente per il resto della loro vita. Altri imprenditori, più accorti, non hanno nemmeno compiuto questi azzardi finanziari. I perdenti anche in questo livello sociale ancora non si vedono. Dove sono, quindi, i perdenti? Andando in lungo in largo per le città del nostro bel paese, scoviamo i perdenti nelle fabbriche, nei call center, nei centri commerciali, nei negozi e finanche, udite udite, nelle farmacie. Ma chi sono? Semplice, gli ennesimi sfigati di sempre, quelli che non hanno la possibilità di nascondere gli utili su di un’isola, sono sempre loro: operai, impiegati, commesse, precari, eppure loro non hanno partecipato ad alcun gioco finanziario. Dicono improvvisamente tutti, presi dal vortice dell’ignoranza più becera, che il motivo è uno solo: gli ordini, provenienti da chi sa quale galassia, sono di colpo calati improvvisamente; chi dice del 50%, chi del 60%, chi del 70%, chi dell’80%, chi del 90%, chi del 100%. Il bel paese sembra investito da un’onda di cori che si rincorrono tra loro in una sorta di asta alla crisi, aiutati da taluni economisti incapaci o interessati. Tutto è avvenuto di colpo: sono calati gli ordini da parte dei clienti, i quali a loro volta hanno visto calati gli ordini dei propri clienti, i quali a loro volta hanno visto calati gli ordini dei propri clienti e così via dicendo, in un gioco infinito di rimandi, rimpalli e rimbalzi che si perdono nella notte dei tempi. Già perché un fenomeno così brusco non può definirsi crisi, ma semplicemente accadimento. La crisi è ben altro; è un fenomeno che parte molto lontano e agisce lentamente, senza talvolta che nessuno se ne accorga. Allora chi si lamenta maggiormente della crisi? Chi chiede soldi, stanziamenti speciali, aiuti finanziari, esenzioni fiscali, scudi spaziali? Gli operai, i precari, le commesse? Certamente no. A chiedere soldi sono sempre loro, gli imprenditori, quelli che più di tutti si lamentano, senza aver perso un euro dalle proprie tasche, chiedendo casse integrazione a manetta; fingendo di essere in crisi; sceneggiando una crisi che non li ha neppure sfiorati. Si sta speculando sul pianto della gente, perché adesso sì che si sta creando una crisi sociale. Ma a generarla sono loro, i furbetti di sempre. Con l’unica variante, che questa volta si sta scherzando con il fuoco. Se andiamo ad analizzare alcune aziende in cassa integrazione, noteremo in tutta evidenza che molte di queste non rispettano le più elementari regole di gestione di un simile ammortizzatore sociale: si fanno straordinari e si produce come prima o più di prima, poiché stranamente i loro clienti hanno bisogno subito dei prodotti richiesti; perché il mercato dei clienti tira; perché i loro clienti non hanno minimamente chiesto la cassa integrazione. Ecco spuntare la “cassa integrazione flessibile”, che entra nella nuova nomenclatura del lavoro senza alcuna legittimità. Molte aziende, prima di richiedere la cassa integrazione, guarda caso, hanno implementato sistemi produttivi altamente efficienti che hanno reso numerose risorse umane eccedenti rispetto alla nuova organizzazione del lavoro. Molte aziende, prima di chiedere la cassa integrazione o la mobilità, avevano già in programma delocalizzazioni in paesi esteri. Molte di queste aziende, che hanno presentato istanze fallimentari, avevano svariati debiti sparsi sul territorio. Le stesse hanno ripreso poi a funzionare sotto un altro nome e con gli stessi dipendenti. E’ una vergogna. Lo Stato deve intervenire quanto prima, bloccando questi veri e propri colossali finanziamenti a pioggia, onde evitare che si attui la più impressionante frode allo Stato che si sia registrata in questo secolo.
di Maurizio Torelli

lunedì 25 gennaio 2010

La politica italiana un pò Pop e un pò Naif!

«Dare 500 euro al mese ai giovani agendo sulle pensioni di anzianità.» E' l'ultima "cazzata" - non troviamo altri termini per definirla - del ministro Renato Brunetta per agevolare l'uscita dei ragazzi dalla casa di mamma e papà «per legge» a 18 anni. Ma se a destra c’è un problema, che qualcuno sta disperatamente cercando di risolvere affogandolo in “laguna”, a sinistra non è che vada meglio. La "S.p.a. Massimo D’alema - Pierluigi Bersani" ha incassato ieri sera, dopo lo schiaffo della Bonino, un altro sonoro schiaffone. Lo smacco più pesante: la sconfitta del suo candidato alle primarie del centrosinistra in Puglia. Primarie il cui istituto è ancora tutto da scrivere, dal momento che le "elezioni fatte in casa PD" si tengono laddove ce n’è la convenienza e si saltano di pari passo, come accaduto per la regione Lazio, laddove detta convenienza il duo D’Alema-Bersani non l’hanno mai ravvisata! Insomma in Puglia ha vinto Nichi Vendola, ma a differenza di cinque anni fa - quando battè lo stesso avversario di ieri, Francesco Boccia, con il distacco risicato di 1600 voti - stavolta ha fatto il pienone: 73 per cento contro 27. Una valanga! L'ennesima "bocciatura" della "non-politica" daleminana! D'altra parte cosa si poteva pretendere da uno che di nome fa "boccia"? Battute a parte, troppa disparità nella brevissima campagna elettorale, troppo divario tra il governatore in carica, portavoce nazionale di Sinistra ecologia libertà, e il giovane sfidante, l’economista amico di Enrico Letta, catapultato in extremis dal Partito democratico per tentare la strada nuova dell’accordo con l’Udc. Le urne delle primarie si sono chiuse ieri sera alle 21 (si erano aperte alle 8) e i risultati sono giunti con il contagocce. Ma l’esito non è mai stato in discussione, dalle località più piccole fino alle città capoluogo: per ogni voto andato a Boccia, Vendola ne ha presi tre. Barletta: 9.270 contro 3.789, Trani 1561 a 516, Fasano 1960 a 490, perfino nella rocca dalemiana di Gallipoli Vendola ha straripato con 684 voti contro 204, 77 per cento. Boccia ha riconosciuto subito la sconfitta. Poco dopo le 22,30 è andato nella «Fabbrica» di Vendola con il neo-segretario regionale Sergio Blasi per omaggiare il vincitore. Un migliaio di persone era già in strada ad acclamare il governatore con cori e cartelli. In una calca da vittoria ai mondiali i due contendenti hanno tenuto assieme una conferenza stampa. «Le sconfitte peggiori sono le battaglie che non si combattono», ha detto Boccia. Vendola invece veste già i panni dell’avversario non di Rocco Palese, scelto ieri sera come candidato governatore del centrodestra, ma addirittura di Silvio Berlusconi: «Questa è una vittoria della democrazia contro il malgoverno. La Puglia diventerà un cantiere per costruire un progetto alternativo. Lavorerò per l’alleanza più larga possibile, estendendola a settori diversi in un profilo riformatore che sappia parlare anche ad altre culture. Cercherò un compromesso tra le forze che si riconoscono a sinistra e coloro che si considerano moderati». Tradotto: vuol dire che tenterà in tutti i modi di imbarcare i "centrini di casini".

Così un ministero smette di essere pubblico: forze armate e... privatizzate!

Le forze armate italiane smettono di essere gestite dallo Stato e diventano una società per azioni. Uno scherzo? Un golpe? No: è una legge, che diventerà esecutiva nel giro di poche settimane.

"Gli ultimi del paradiso", i primi dello share!

Con la carovana di figli che ha, Massimo Ghini non può certo permettersi di rifiutare ingaggi e comparsate: tutto fa brodo quando “si tiene famiglia”! Poco importa, poi, se l’argomento del suo “stra-apparire-compiaciuto” (“anvedi come sò figo, ammazza quanto so bravo”) di questi giorni su tutti i canali televisivi riguardava un tema assai drammatico come quello delle morti bianche. Il 31 gennaio p.v. scade il termine ultimo per il pagamento del canone Rai: dobbiamo chiedere il rimborso alla tv di stato per la spazzatura riciclata in un anno di programmazione, o dobbiamo ritenerci soddisfatti per aver visto affrontare certe tematiche con una "fiction" messa in onda per toccare il cuore degli abbonati e sfilargli dal portafoglio 109 euro di canone? Va bene che per gli attori è solo questione di cachet e passano con indifferenza dal cine-panettone al cine-impegnato o presunto tale, ma almeno un po’ di pudore! Cari attori, limitatevi a recitare, se ne siete capaci, ma evitateci certi predicozzi sul vostro impegno sociale come se non fosse solo questione di share e di cachet!!! “Gli ultimi del paradiso” la fiction strappa-lacrime messa furbescamente in onda domenica e lunedì sera su Rai1 è solo un filmetto! La sicurezza sul lavoro, le morti bianche sono roba seria! Speriamo almeno che Ghini abbia guadagnato bene!

venerdì 22 gennaio 2010

Dalla I^ alla II^ Repubblica all'insegna della continuità!













E' molto difficile dare credito a chi "predica male e razzola male"! Ma almeno in questo atteggiamento, bisogna riconoscerlo, il governo è coerente con se stesso. Un esecutivo omogeneo, compatto, fatto di uomini che sono stati elevati al rango di ministri esclusivamente per una loro comune peculiarità: seguire le indicazioni del loro capo, imparare a memoria le lezioncine che lui impartisce e ripeterle a "Pappagallo-Bonaiuti-Capezzone-Gasparri", guardandosi bene dal mettere riflessioni o pensieri personali, ammesso che ne abbiano!

Sostegno al reddito, al ricollocamento ed incentivi alla produttività.














Con la Finanziaria 2010 sono state introdotte diverse novità in materia di lavoro, che riguardano in particolare le politiche di sostegno al reddito ed al ricollocamento e di incentivi alla produttività.

giovedì 21 gennaio 2010

Ai blocchi di partenza la nuova invalidità civile.

Scatteranno dal gennaio di quest'anno le novità relative al nuovo sistema dell'invalidità civile in attuazione di quanto disposto dall'articolo 20 della legge 102/2009. L'obiettivo, come spiega l'Inps in una nota, è quello di porsi "al servizio della trasparenza, del rigore e dell'uniformità su tutto il territorio nazionale nel riconoscimento e nel trattamento dell'invalidità civile".

A Roma il traffico uccide!

Caro direttore,
il traffico a Roma è il criminale più grande e comincio a pensare che sia anche invincibile.

mercoledì 20 gennaio 2010

Dopo aver affondato "definitivamente" il pubblico impiego, adesso Brunetta fa rotta su Venezia!

Il ministro della Funzione pubblica - come già annunciato da queste pagine - non ha mai fatto mistero delle sue intenzioni: si candiderà a Venezia e, in caso di vittoria, farà il sindaco. In caso contrario, dovendo scegliere tra l’una o l’altra "poltrona", rimarrà dov’è, al ministero degli statali.

Brunetta si candida a fare il "doge" a mezzo servizio!

Spett.le Redazione,
abito a Venezia e ogni mattina, alle 8 e 10, incrocio l’attuale sindaco, Massimo Cacciari, sul battello che lo porta a Ca’ Farsetti, sede del comune. A Matrix, il ministro Brunetta ha detto che se venisse candidato e fosse eletto sindaco, starebbe a Venezia solo tre giorni alla settimana (il week-end e il lunedì). Massimo Giannini, presente in studio, ha giustamente osservato che Venezia è una città complessa e con enormi problemi, che mal si presta ad essere gestita da un sindaco a mezzo servizio. "Saranno i veneziani a decidere se preferiscono avere un sindaco che sia anche ministro o no", ha tagliato corto Brunetta. "Ma non pensa al conflitto di interessi? - lo ha incalzato il giornalista - Cosa farà tutte le volte che si parla di enti locali? Si alza e se ne va?"

martedì 19 gennaio 2010

La "cura-brunetta" è inefficace per i mali del Campidoglio!














Caro Liberal,
confesso di aver spedito a pioggia questa lettera a quasi tutte le testate giornalistiche della capitale, ma sono talmente infuriata con il Comune di Roma - Dipartimento II per le Politiche delle Entrate UO Contravvenzioni - che voglio raccontare anche a Voi la mia vicenda: sono residente a Trastevere, ho un auto a me intestata e con permesso ZTL (a pagamento!) per accedere e parcheggiare nel settore G. Il giorno 03.08.09 alle 22.22. un ausiliario del traffico non vede il permesso esposto e mi multa perchè "sostava senza esporre titolo di pagamento" art.156/6 del nuovo C.d.S. Ora senza entrare nel merito delle capacità del suddetto ausiliare che per problemi a me sconosciuti non ha visto o non ha voluto vedere il mio permesso vorrei sapere quanto segue: quando la multa viene notificata al comune e si vede che l'intestatario dell'auto è residente (inoltre la macchina era parcheggiata a duecento metri dal mio portone!) per quale motivo si notifica e non si annulla d'ufficio? Quando ho visto la multa sul parabrezza sono andata dai Vigili di viale Trastevere dove mi hanno detto che siccome era stato un ausiliario del traffico a farla non dipendeva da loro ma dall'Atac Roma. L'Atac Roma mi ha detto di aspettare il verbale perchè poi sarebbe bastato un fax per l'annullamento. Settimana scorsa mi è arrivato il verbale. Direte, bene ha fatto il fax, tutto ok? Invece no! Un gentile signore al quale ho telefonato per conferma al 06.571100 mi dice che non è così la pratica, che i vigili mi hanno dato un'informazione sbagliata e che devo fare ricorso! Io devo fare ricorso per l'errore di un ausiliario del traffico, per l'errore di un vigile e infine per l'errore del comune di Roma dip. politiche delle entrate uo contravvenzioni? Ora io sono una "privilegiata" perchè ho un avvocato che si occuperà della mia pratica gratis, vista la nostra amicizia decennale, ma il cittadino inerme, che non ha a chi rivolgersi, cosa farebbe al mio posto? Lo so! Paga! Paga 49,05 euro per sfinimento anche se non sono dovute! Cos'è la "Politiche delle Entrate": spillare soldi ai cittadino? Ah, dimenticavo! Ho chiesto all'Avvocato se posso chiedere il risarcimento danni a chi ha provocato tutto questo, mi ha detto che non lo concedono praticamente mai! Vergogna, vergogna, vergogna! E poi parlano di lentezza della giustizia e di riforma delle pubbliche amministrazioni! Certo! Intasano i tribunali, in questo caso del Giudice di Pace, con queste pratiche assurde e non degne di un Paese civile! Grazie per lo sfogo e buona giornata.
di Laura Bianchi

La deriva dell'ospedale Pertini di Roma

Mancano strumenti base come i termometri, le garze e le flebo. Il personale è decisamente sott’organico: i parenti, per quei ricoverati che li hanno, supportano i turni del personale che è costretto a tour de force al di sopra delle proprie forze e a discapito della salute dei cittadini.

Nessuna buona nuova per quanto concerne la Sanità: oggi è l'ospedale Pertini, domani può essere un'altra struttura. A parte qualche centro d'eccellenza, in termini qualitativi si registra comunque una situazione di stallo generale. Questo il duro e amaro commento riguardo alla denuncia di alcuni parenti di pazienti ricoverati all'ospedale Pertini di Roma che segnalano la mancanza di strumenti essenziali quali termometri, flebo, apparecchiature indispensabili come quelle per la registrazione dei parametri vitali e tanti altri strumenti. In aggiunta a ciò, la carenza d'organico. Il personale presente si sacrifica ma è necessaria la collaborazione dei parenti per alleviare i disagi causati dall'insufficienza di medici, infermieri e ausiliari. Queste carenze strutturali sono divenute ormai croniche, è inaudito che i parenti debbano ritrovarsi ad eseguire il lavoro di coloro che sono addetti alla cura dei pazienti e alla somministrazione delle terapie e dei pasti. E' necessario che i cittadini, soprattutto nei momenti più difficili della loro vita, dispongano di servizi appropriati. E' anche un diritto degli operatori sanitari lavorare in condizioni umane fornendo loro un organico sufficiente e la strumentazione adeguata. In tal modo si eviterebbero loro turni massacranti e si assicurerebbero migliori servizi per gli utenti. Non è certo questa la Sanità che desiderano i cittadini, non è certo questo lo Stato efficace ed efficiente che dovrebbe essere e a cui, comunque, i contribuenti "onesti" versano le loro tasse. L'Italia reale, quella che non và in televisione, quella che non siede in parlamento, quella che non viaggia sulle auto blu, ma che prende tutti i giorni la metro, questa Italia ha - come si evince - ben altri problemi rispetto a quelli pubblicizzati da Brunetta che si diletta a comparsare di "canale in canale" contro fannulloni e bambocioni!

Informatizzare la P.A. tra sogno e realtà.

Informatizzare la pubblica amministrazione? La strada da fare è lunga e tutta in salita, stando all’indagine della commissione Affari costituzionali del Senato. Il documento conclusivo approvato dalla commissione evidenzia più di un punto critico. Intanto “sembra mancare un cambio di mentalità da parte della pubblica amministrazione, necessario per rimanere al passo con l’evoluzione tecnologica. E' inoltre necessario che si diffonda nella società una adeguata alfabetizzazione informatica. Il costo dell’ignoranza informatica è stimato in 2 miliardi annui con riferimento al solo settore sanitario”. Sul piano quantitativo, dal confronto con gli altri Stati la spesa pro capite per l’Ict da parte della pubblica amministrazione “e’ inferiore a quella della maggior parte dei paesi europei”. L’Italia occupa il dodicesimo posto con una spesa pro capite di 51,3 euro annui, a fronte dei 254,8 della Svezia, cui spetta il primo posto, seguita da Inghilterra (147,5 euro), Francia (86 euro) e Germania (72,3 euro). Sul piano qualitativo c’e’ un “peso eccessivo della quota di spesa destinata alla gestione e manutenzione dei sistemi informativi rispetto a quella destinata allo sviluppo e agli investimenti”, rileva il documento finale. Un punto che viene considerato “cruciale” dalla commissione: “Occorre spendere di più e meglio per allargare l’offerta dei servizi in rete a vantaggio di cittadini e imprese”. Ci sono poi “differenze importanti” tra Regione e Regione: "alcune sono all’avanguardia rispetto ad alcuni progetti - quale la cartella clinica informatizzata - e altre che sono molto in ritardo. Molti procedimenti amministrativi sono ancora caratterizzati da una forte trasmissione in forma di supporti cartacei di tutti i documenti”. Ci sono poi problemi di ‘governance’: un quadro organizzativo accentrato, con sovrapposizioni e duplicazioni e la difficoltà a trovare un centro di coordinamento unitario, soprattutto per quanto riguarda il rapporto Stato-regioni-enti locali, “per evitare problemi di interoperabilità”. Una considerazione, tratta dal documento approvato dalla commissione Affari costituzionali: “solo una amministrazione di qualità può consentire al processo di informatizzazione di tradursi in formidabile spinta per lo sviluppo del Paese”.

lunedì 18 gennaio 2010

Il Fisco rimborsa i contribuenti.

Per i tartassati contribuenti italiani finalmente una buona notizia. L'agenzia delle Entrate, infatti, ha comunicato che sta per partire l'ultima tranche della maxi-operazione “rimborsi 2009”. Proprio in questi giorni le famiglie dovrebbero beneficiare delle restituzioni che dovrebbero ammontare a circa 550 milioni di euro, mentre torneranno nelle tasche delle imprese la bellezza di 390 milioni di euro. L’operazione vedrà coinvolti chi ha presentato il modello Unico, dunque società e titolari di partite Iva. Chi, invece, ha presentato il 730 ne beneficerà direttamente nella busta paga. I contribuenti che hanno già comunicato le proprie coordinate bancarie all'agenzia delle Entrate riceveranno i soldi direttamente sul conto corrente. Tutti gli altri troveranno nei prossimi giorni una lettera dell'agenzia con allegato il modulo di riscossione. Basterà presentarlo a un ufficio postale per ricevere i soldi. Oppure, riceveranno a casa un vaglia dalla Banca d'Italia. I rimborsi riguarderanno principalmente chi ha pagato più tasse del dovuto, chi beneficia di deduzioni e chi ha sostenuto spese sanitarie. Altri 160 milioni sono destinati ai contribuenti che non hanno usufruito del “bonus famiglia” o del “bonus incapienti” tramite il sostituto d'imposta o la dichiarazione dei redditi e hanno richiesto il rimborso all'agenzia delle Entrate.

Secondo lavoro durante la malattia: c'è il licenziamento!


















Pervengono alla nostra redazione diverse segnalazioni relative a dipendenti pubblici che, assenti dal proprio posto di lavoro perchè in stato di malattia, aspettativa, ecc, ecc, esercitano regolarmente e alla luce del sole altre attività lavorative. L'ultima, ma solo in ordine di tempo, si riferisce ad un medico di un ospedale romano, ufficialmente in aspettativa, ma assiduamente "operativo" presso una clinica privata e pergiunta convenzionata con il s.s.n.! Atteso che il nostro Social Network non è l'organismo deputato a condurre l'iter di quelle che sono vere e proprie denunce che andrebbero indirizzate alle autorità preposte - quali il datore di lavoro in primis, la questura, la procura della Repubblica, l'intendenza di finanza, i commissariati e i carabinieri - non possiamo fare altro che registrare e stigmatizzare il "fenomeno", rammentando, per quanto di nostra conoscenza, che svolgere un altro lavoro, anche per una sola volta, durante lo stato di malattia, costituisce giusta causa di licenziamento e la sanzione deve considerarsi proporzionata alla gravita' dell'infrazione commessa dal lavoratore. Qualora non fosse ancora chiaro, il concetto lo ha ribadito anche la Corte di Cassazione per la quale vi e' giusta causa quando lo svolgimento dell'altra attivita' lavorativa ha conseguenze negative sulla ripresa del lavoro. La decisione riguarda un lavoratore che, a causa di uno stato depressivo, si era fatto esentare dai turni notturni e si trovava in malattia fino al 31 dicembre; la sera di San Silvestro tuttavia il dipendente era andato a lavorare per 3 ore e mezzo come cameriere presso un ristorante dove si svolgeva per circa 500 clienti il veglione di Capodanno. Il giorno dopo, il dipendente aveva fatto pervenire in azienda un certificato di prosecuzione di malattia. La Corte, nel ricostruire i fatti, ha escluso la simulazione ritenendo che il lavoratore avesse pensato di essersi rimesso, tanto da sentirsi in grado di affrontare un gravoso lavoro notturno. Tuttavia con tale lavoro, protrattosi oltre mezzanotte e quindi con alterazione del ciclo veglia/sonno, il dipendente ha ritardato la guarigione ed e' stato costretto il giorno dopo a proseguire l'assenza. Nella pronuncia la Corte si e' rifatta a precedenti sentenze in base alle quali lo svolgimento di altra attivita' durante la malattia pur giustificare il recesso del datore di lavoro perche' cio' viola i doveri generali di correttezza e buona fede e gli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedelta'. Anche se il lavoro non assume un valore assoluto nella vita del lavoratore perche' e' solo uno strumento per procacciarsi un mezzo di sostentamento per se' e per la famiglia, pure non va trascurato - afferma la Corte di Cassazione - che il datore di lavoro, in base al contratto con il lavoratore, fa legittimo affidamento sulla continuita' della prestazione del dipendente. Costituiscono quindi violazione di tale affidamento tutti quei comportamenti che, riconducibili ad una consapevole scelta da parte del lavoratore, incidono negativamente su tale continuita'. E la violazione e' tanto piu' grave per le modalita' con cui si e' sviluppata nel caso in questione: richiesta di esenzione dal lavoro notturno, svolgimento di attivita' lavorativa retribuita, coincidenza con un periodo festivo nel quale e' frequente la richiesta di ferie da parte dei dipendenti.

venerdì 15 gennaio 2010

Speciale pensioni 2010.














Coefficienti di trasformazione:
dal 1 gennaio 2010 entreranno in vigore i nuovi coefficienti di trasformazione utilizzati per il calcolo della pensione per coloro che rientrano nell’applicazione del metodo contributivo e misto.
Il metodo contributivo. La logica è quella di una capitalizzazione virtuale dei contributi versati lungo l’arco dell'intera vita lavorativa. Specifichiamo “virtuale” perchè dal punto di vista finanziario il nostro sistema pensionistico si basa invece sul meccanismo della ripartizione. Dal punto di vista concettuale la pensione calcolata con il contributivo è funzione dell'intera carriera del lavoratore mentre con il precedente metodo retributivo era rapportata unicamente con l’ultima fase, quella tendenzialmente più favorevole in cui la retribuzione è più elevata, potendosi beneficiare degli scatti di anzianità, degli adeguamenti contrattuali, delle progressioni di carriera. Tornando al metodo contributivo e volendo schematizzare:
  1. l’ammontare dei contributi si ottiene moltiplicando la retribuzione annua dei lavoratori dipendenti oppure il reddito dei lavoratori autonomi, per l’aliquota di computo (33 per cento per i lavoratori dipendenti e 20 per cento per i lavoratori autonomi);
  2. la sommatoria dei contributi determina un montante individuale che viene rivalutato annualmente considerando, come tasso di capitalizzazione, la variazione media quinquennale del PIL (Prodotto Interno Lordo), calcolato dall’ISTAT. Il rallentamento economico in atto si riflette allora anche sulla determinazione della rivalutazione del montante pensionistico contributivo;
  3. la determinazione dell’assegno pensionistico deriva, inoltre, dalla conversione in rendita di tale montante al raggiungimento dell’età pensionabile, moltiplicandolo per un coefficiente di trasformazione che tiene conto della probabilità di sopravvivenza e dell’età dell’assicurato alla data di decorrenza della pensione. Questi coefficienti, determinati dalla riforma Dini (legge 333/1995) erano scalettati in base all’età, partendo dal presupposto che il lavoratore razionalmente avrebbe preferito età pensionabili più avanzate per percepire una pensione più consistente. Sono però indifferenziati rispetto al sesso.
La riforma Dini già prevedeva un aggiornamento dei coefficienti ogni dieci anni, per tenere conto del progressivo invecchiamento della popolazione. Tuttavia il primo aggiornamento nel 2005 non è stato mai attivato. Nel 2007 con il Protocollo del Welfare si è stabilito un primo aggiornamento di tali coefficienti che sarà attivo dal 1 gennaio 2010. Successivamente sarà previsto un aggiornamento automatico triennale i cui meccanismi saranno costruiti da una Commissione specifica, da costituire, con il coinvolgimento delle parti sociali.
I nuovi coefficienti. Si va dal 4,419 in corrispondenza dei 57 anni (in precedenza era il 4,72), al 4,538 per i 58 anni (in precedenza era il 4,860), al 4,664 ai 59 anni (già 5,006), al 4,798 per i 60 (ex 5,163), al 4,94 per i 61 anni (ex 5,334), 5,093 per i 62 (precedentemente il 5,510), 5,257 per i 63 (già 5,706) e poi 5,432 ai 64 anni (prima 5,911) e 5,620 per i 65 anni (in precedenza il 6,136)
Gli effetti pratici. La novità impatterà già sui lavoratori che lasceranno l’impiego dal gennaio prossimo per la parte di pensione che deriva dal metodo contributivo. Per quest’ultima componente l’assegno scenderà dal 6 all’8% a seconda dell’età. L’effetto dirompente si avrà nel prossimo futuro quando il sistema sarà sempre più contributivo
Contributi parasubordinati. Dal 1 gennaio 2010 aumenta di un punto percentuale , al 25,72 al 26,72% l’aliquota contributiva dei lavoratori parasubordinati e professionisti senza cassa iscritti alla Gestione separata INPS. A tendere la finalità è quella di avvicinare i contributi della parasubordinazione al lavoro dipendente (33%). Il Protocollo del Welfare del 2007 ha previsto infatti una scalettatura progressiva in aumento che partiva dal 24% per il 2008 per evolvere al 25% nel 2009 per approdare al 26% nel 2010. A tali aliquote va poi aggiunto lo 0,72% per finanziare l’indennità di maternità, l’assegno per il nucleo familiare, l’indennità di malattia e di degenza ospedaliera.
Età di pensionamento per le donne pubblico impiego. Altra novità è quella legata all’età di pensionamento delle donne nel pubblico impiego. La motivazione nasce dalla necessità di ottemperare alla procedura di infrazione comunitaria che ha contestato all’Italia la differenza di età di pensionamento uomini/donne. Il “richiamo” europeo, per inquadrare meglio il caso, non riguardava però i dipendenti privati, perchè il regime previdenziale amministrato dall’INPS è considerato un regime “legale”, di natura previdenziale in senso tecnico, conforme alla normativa comunitaria. Il regime gestito dall’INPDAP rientra, invece, secondo la Commissione e la Corte di Giustizia, tra i regimi “professionali”, ovvero quei regimi nei quali il trattamento pensionistico è pagato direttamente dal datore di lavoro. Con il famigerato decreto anticrisi di agosto 2009 si è determinato che a decorrere dal 1° gennaio 2010 il requisito anagrafico “femminile” di sessanta anni è incrementato di un anno. Verrà poi ulteriormente innalzato di un anno a decorrere dal 1° gennaio 2012, nonchè di un ulteriore anno per ogni biennio successivo, fino al raggiungimento dell'età di sessantacinque anni. Le lavoratrici che abbiano maturato però entro il 31 dicembre 2009 già i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti dalla normativa precedente conseguono il diritto alla prestazione pensionistica secondo i requisiti precedenti e possono chiedere all'Ente previdenziale di appartenenza la certificazione di tale diritto
Adeguamento automatico età pensionabile. Sempre nell’ambito del decreto anticrisi del 3 agosto scorso si è poi prevista per tutti i lavoratori la indicizzazione dell’età pensionabile, a partire dal 2015, all‘incremento della speranza di vita accertato dall’ Istat con riferimento al quinquennio precedente (quindi il quinquennio decorre proprio dal 2010). Il quanto e il quando del vitalizio rifletteranno quindi a tendere l’innalzamento della vita media. L’adeguamento dell’età pensionabile dovrebbe riguardare allora sia le pensioni di anzianità sia quelle di vecchiaia. Il punto andrà chiarito nel decreto di attuazione della normativa di cui si rimane ancora in attesa. Non dovrebbero comunque pregiudicare i diritti di chi raggiunge la massima anzianità prevista (40 anni), mantenendosi salva la possibilità di incassare la pensione quale che sia l’età anagrafica. In sede di prima applicazione l’aumento non potrà superare i 3 mesi. Il che vuol dire che per la pensione di vecchiaia già dal 2015 potranno essere richiesti agli uomini 65 anni e 3 mesi di età e alle donne 60 anni e 3 mesi (invece di 65 e 60).
Busta arancione. Per migliorare la consapevolezza della propria situazione previdenziale, nella primavera del 2010 dovrebbe avere avvio la distribuzione anche in Italia della cosiddetta “busta arancione” - mutuata dall’esperienza della Social Security svedese - che fornisce una proiezione annuale della pensione totale maturata da ogni lavoratore
Pensioni di invalidità. Le domande per il riconoscimento della invalidità civile non dovranno essere più rivolta alle ASL ma direttamente all’INPS con domanda e scheda di segnalazione compilate on line dal medici certificatore. L’obiettivo è quello di ridurre la durata media dell’iter che va dalla domanda alla concessione dagli attuali 345 giorni a 120 giorni.
Ripartizione e capitalizzazione. Il nostro sistema previdenziale obbligatorio (INPS, INPDAP per intenderci) si basa sul sistema di mutualità, dal punto di vista finanziario infatti il principio su cui è strutturato è quello della ripartizione, ovvero che i contributi versati dai lavoratori in attività vengono utilizzati per pagare le pensioni. Si attiva così un processo collettivo di redistribuzione del reddito tra generazioni diverse. La previdenza complementare è invece basata sul meccanismo finanziario della capitalizzazione per cui i contributi versati vengono investiti sui mercati finanziari secondo le indicazioni fornite dall’aderente. Al raggiungimento dell’età pensionabile il lavoratore avrà allora un montante individuale che dovrà essere convertito in rendita attraverso l’utilizzo dei coefficienti attuariali. Con la capitalizzazione si attiva allora un processo individuale di redistribuzione del reddito nel tempo.
Il metodo di calcolo. E' il criterio in base al quale si determina a quale ammontare di pensione si avrà diritto una volta raggiunto il requisito di età previsto dalla normativa. Con la riforma Dini (l.335/95) si è introdotto nel nostro sistema previdenziale un nuovo metodo, il contributivo, che gradualmente sta sostituendo il precedente metodo retributivo. A chi si applicano: per salvaguardare i diritti che fossero già maturati, i lavoratori italiani dal 1 gennaio 1996 sono stati così classificati: lavoratori con più di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995: rientrano nell’applicazione del vecchio sistema retributivolavoratori con meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995: sono soggetti al calcolo della pensione con il cosiddetto calcolo misto (retributivo per la parte di pensione relativa alle anzianità maturate prima del 1996, contributivo per quelle maturate successivamente) e accedono alle prestazioni per quel che riguarda l’età pensionabile secondo le regole del sistema retributivo (a meno che non optino il contributivo integrale). I lavoratori neoasssunti a partire dal 1 gennaio 1996 e quelli che optano per il nuovo sistema, sono soggetti all’applicazione integrale delle nuove regole di accesso e del metodo di calcolo contributivo.

giovedì 14 gennaio 2010

Tempi duri per chi campa di stipendio.

















Aumenta in tutta Italia, tranne che in Molise, la percentuale di famiglie che non arrivano a fine mese: 17% in media contro il 15,4% dell'anno prima. È quanto rileva l'Istat, in base a una indagine effettuata nell'ultimo trimestre del 2008 su un campione di circa 21.000 famiglie (oltre 52.000 individui). Stabili invece le famiglie (una su dieci) che non si possono permettere di riscaldare sufficientemente la casa. Le difficoltà economiche hanno poi impedito al 18,2% delle famiglie di acquistare abiti necessari (contro il 16,9% dell'anno prima). L'11,9% (nel 2007 era l'8,8%) non è riuscito invece a pagare regolarmente le bollette. Risultano sostanzialmente invariate, rispetto al 2007 le famiglie che non hanno risorse insufficienti per gli alimenti (5,7%) e per le spese mediche (11,2%). Quasi un terzo delle famiglie (31,9%) ha poi riferito di non essere in grado di far fronte a una spesa imprevista di 750 euro con risorse proprie. Dal punto di vista territoriale, l'Italia meridionale e insulare, che usualmente presenta indicatori di percezione delle difficoltà economiche di livello più elevato rispetto al resto del Paese, mostra, nell'ultimo anno, un ulteriore lieve peggioramento della propria situazione. Infatti, tra il 2007 e il 2008, aumenta in misura significativa la percentuale di famiglie che arriva con molta difficoltà a fine mese (dal 22 al 25,6%), al contrario di quanto avviene nel Nord e nel Centro dove tale quota rimane sostanzialmente stabile (nel 2008, rispettivamente, il 12,6% e il 14,3%). Nel Sud e Isole si registra anche l'aumento maggiore di famiglie che dichiara di non avere avuto i soldi, in almeno un'occasione, per le spese alimentari (8,2%, contro il 7,3% del 2007) e che non ha potuto riscaldare adeguatamente la propria abitazione (21,2%, contro il 20,1%). Oltre che nel Mezzogiorno, anche nel Nord si osserva un incremento di quanti riferiscono di aver avuto difficoltà nel sostenere il pagamento delle spese per i trasporti; nel 2008, in queste due ripartizioni il problema riguarda, rispettivamente, il 14,2% e il 5,4% delle famiglie.Inoltre, il Nord e il Mezzogiorno sono entrambi interessati da un aumento delle famiglie che hanno avuto problemi per acquistare i vestiti necessari, ma mentre nel primo caso l'indicatore si attesta al 12,5%, nel Sud e nelle Isole il problema riguarda addirittura il 30% delle famiglie (nel Centro è pari al 14,2%).Infine, è comune a tutte e tre le ripartizioni l'incremento di famiglie che, almeno in un'occasione, sono state in arretrato con le bollette (nel 2008, si tratta del 9% nel Nord, dell'11,7% nel Centro e del 16,7% nel Mezzogiorno) e di quelle che hanno avuto difficoltà a pagare il mutuo (nel 2008, è il 6% nel Nord, il 7% nel Centro e l'11,2% nel Mezzogiorno). Rispetto al 2007, il problema delle spese mediche conosce invece una maggiore diffusione solo nel Centro (dall'8% al 9,3%). Tra le regioni del Nord e del Centro, il Piemonte e il Lazio evidenziano maggiori segni di disagio con, rispettivamente, il 16,3% e il 17,1% delle famiglie che dichiarano di arrivare a fine mese con molta difficoltà nel 2008. I sintomi di disagio economico sono più marcati al crescere della numerosità familiare, risultando particolarmente evidenti per le famiglie con cinque o più componenti. In particolare, a incidere è soprattutto il numero di percettori di reddito presenti in famiglia e il tipo di fonte di reddito disponibile. Nel 2008, più di un quinto delle famiglie monoreddito (20,6%) dichiara, infatti, di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese.

Notai, magistrati e informatici. Ecco i concorsi della P.A.

Il Ministero di Giustizia ha bandito un concorso per 200 posti di notaio. L'esame scritto prevede tre distinte prove teorico-pratiche riguardanti un atto di ultima volontà e due atti tra vivi di cui uno di diritto commerciale. In ciascun tema sono richiesti la compilazione dell'atto e lo svolgimento dei principi attinenti agli istituti giuridici relativi all'atto stesso. L'esame orale prevede tre distinte prove sui seguenti gruppi di materie: diritto civile, commerciale e volontaria giurisdizione con particolare riguardo agli istituti giuridici in rapporto ai quali si esplica l'ufficio di notaio; disposizioni sull'ordinamento del notariato e degli archivi notarili; disposizioni concernenti i tributi sugli affari. Le domande (scarica il fac-simile) vanno presentate entro il 26 febbraio del 2010 (vedi il bando). C'è tempo fino al 28 gennaio 2010 per partecipare al concorso del ministero di Giustizia per 350 posti di magistrato ordinario. Presso il sito del ministero è possibile visualizzare il bando del concorso, il form della domanda e le risposte alle domande più frequenti.

Il Ministero dell'Interno, dipartimento per le politiche del personale dell'amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie, ha bandito Concorso pubblico, per esami, a 130 posti di assistente informatico, area funzionale seconda, fascia retributiva F2, del ruolo del personale dell’Amministrazione civile dell’Interno. Indetto con d.m. 22 dicembre 2009, pubblicato nella G. U. 4° serie speciale "Concorsi ed Esami" del 29 dicembre 2009 per le esigenze degli uffici centrali e periferici del Ministero dell’Interno, da ripartire nell’ambito delle seguenti regioni: Abruzzo, Calabria, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto. Domande entro il 28 gennaio 2010 (Bando del concorso - Acquisizione della domanda on-line).

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha banidto un concorso per l'ammissione di tredici borsisti al percorso formativo per l'accesso a 10 posti di dirigente (vedi il bando).
Entro il 28 gennaio 2010 è possibile presentare la candidatura per il concorso per il reclutamento di 100 funzionari nei ruoli del personale del ministero dell'Economia e delle Finanze (vedi il bando).

Procreazione assistitita: primo sì a test pre-impianto!














Il Tribunale di Salerno, ha autorizzato, per la prima volta in Italia, la diagnosi genetica preimpianto ad una coppia fertile portatrice di una grave malattia ereditaria, l'Atrofia Muscolare Spinale di tipo 1 (SMA1). Questa malattia causa la paralisi e atrofia di tutta la muscolatura scheletrica e costituisce oggi la più comune causa genetica di morte dei bambini nel primo anno di vita, con una morte per asfissia. La coppia non aveva potuto consentire l'accesso alle pratiche di procreazione medicalmente assistita perché la legge 40 del 2004 lo consente solo per casi di sterilità e di infertilità. "Il diritto a procreare - si legge nelle motivazioni del giudice - e lo stesso diritto alla salute dei soggetti coinvolti, verrebbero irrimediabilmente lesi da una interpretazione delle norme in esame che impedissero il ricorso alle tecniche di pma da parte di coppie, pur non infertili o sterili, che però rischiano concretamente di procreare figli affetti da gravi malattie, a causa di patologie geneticamente trasmissibili; solo la pma, attraverso la diagnosi preimpianto, e quindi l'impianto solo degli embrioni sani, mediante una lettura "costituzionalmente" orientata dell'art. 13 L.cit., consentono di scongiurare tale simile rischio".

Altro che "Linea-Amica", al telefono degli uffici pubblici non risponde mai nessuno!











Buongiorno,
scrivo alla vostra Redazione perché magari riuscite a far emergere il solito immenso problema della inutile ed estenuante burocrazia italiana che il ministro Brunetta dice di aver risoltograzie alle sue preziosissime "cure"! Ho fatto richiesta del passaporto ad inizio dicembre e, come si leggeva (perché ora è sparito!) sul sito della polizia di stato, il documento doveva essere pronto in circa 10 giorni (non si specifica lavorativi). Tale informazione mi viene confermata dal locale commissariato di polizia di Ostia che aggiunge però i tempi di spedizione dalla sede centrale di Roma Commissariato Ricotti calcolabile in circa 5 giorni (per fare 30 km 5 giorni?). D'accordo, ipotizzo quindi che prima di Natale 2009 avrei avuto il passaporto, essendo incensurato, ecc, ecc. Che stupido! Ad oggi 14 gennaio (...a proposito, ho un volo prenotato per il 16 gennaio!) del passaporto non si ha traccia! Sono andato "5 volte" al commissariato ed in ordine mi è stato detto:
il 24 dicembre: causa ferie natilizie ci saranno dei ritardi nella consegna. D'accordo, peccato che la richiesta ed i tempi risultino antecedenti le ferie natalizia! A meno che in polizia inizino a festeggiare il primo dicembre!
il 31 dicembre: risulta in stampa. D'accordo, quindi? quando arriva? non si sa, il terminale non dice altro!?
il 4 gennaio: risulta in stampa. Ancora? vabbé, c'è stato il ponte di capodanno, ma doveva essere pronto prima di Natale!
il 7 gennaio: risulta in stampa. Di nuovo? ma lo stanno stampando con il torchio originale di Gutemberg?
l'11 gennaio: non risulta più in stampa.... ma dovrebbe essere pronto per il 14 gennaio. Perché? è finito di stampare? Ho telefonato circa una dozzina di volte al giorno, in diversi orari, al telefono del servizio passaporti della sede centrale di via Ricotti (tel. 06441131) fornito dal commissariato di Ostia e corrispondente a quello del sito della polizia di stato: non risponde mai nessuno! Squilla a vuoto per diversi minuti e poi... cade la linea! Alla faccia della "linea-amica" di Brunetta e soci! Ma vi sembra normale? Vi ringrazio anticipatamente per il disturbo.
di Emanuele

L'Italia è immobile, tutti aspettano...

Pensavo a tante cose... pensavo che sempre più spesso sento le persone lamentarsi. Si lamentano di tante cose: la crisi economica, l'istruzione che non funziona, la corruzione in qualunque ambito lavorativo. La gente si lamenta. Si lamenta perchè è giusto essere scontenti se le cose non funzionano. Anzi, per fortuna che molte persone si lamentano ancora. E' un gran bene che non si cada nella tentazione dell'abitudine, nella tentazione di dare per scontante e normali cose che non lo sono! Mi sento bene quando leggo scontentezza per un governo, per una politica che gioca a fare i propri interessi e che ci mette alla berlina davanti al resto del mondo. E mi sento male quando sento frasi tipo "A me il presidente sta simpatico! A me fa ridere!" A me i comici di Zelig fanno ridere, è il loro lavoro! Invece in Italia accadono cose strane. I comici si occupano di aprire gli occhi sulla politica, e i politici fanno i comici! Già questo dovrebbe far lamentare le persone. O almeno far pensare! Quindi, lamentarsi è giusto, anzi per fortuna ci sono persone che si lamentano! Primo passo fatto: ci si rende conto dei problemi. Ma i problemi non si risolvono pensandoci 5 minuti. I problemi si risolvono affrontandoli. Il 90% delle persone che si sono poste il problema dice: Ma il "sistema" è troppo grande. Ormai la politica italiana è fatta così, ci vorrebbero "grandi" cambiamenti, una "grande" rivoluzione, un personaggio molto "grande" che risolva la situazione. Magari l'ideale sarebbe piazzare una bomba in parlamento o chiamare mago Merlino. Conseguenza di questo ragionamento: non si fa nulla. Non si fa nulla perchè quasi nessuno si ritiene grande potente e chissà cos'altro e tutti aspettano che qualcun'altro faccia qualcosa. Sveglia! Aprite gli occhi! Troppo comodo aspettare che ci sia sempre un Superman a fare per noi! Gli uomini che hanno fatto la storia sono comunque uomini! Grandi uomini perchè avevano grandi obbiettivi, ma tutti loro hanno iniziato da cose piccole. I grandi cambiamenti partono da piccole cose semplici. La domanda è: cosa posso fare? Informazione prima di tutto. Ognuno ha delle potenzialità enormi e l'unione fa la forza! Siamo noi giovani la soluzione: abbiamo la cultura, abbiamo l'istruzione, abbiamo intelligenza, sogni, creatività, entusiamo e tutta la vita davanti! Abbaimo la democrazia e ciò ci permette, se vogliamo, di arrivare fino al parlamento. A voi la scelta... a noi la scelta.
di Roberta Scano

mercoledì 13 gennaio 2010

Contro ritardi e inefficienze della P.A., perde sempre il cittadino!
















Amici di Liberal Vox,
vivo a Cerveteri in provincia di Roma e qualche mese fa ho fatto domanda avente diritto, per la selezione del reddito minimo garantito. La lista di persone, come da bando, che avrebbero avuto l'ipotetico reddito, doveva uscire a ottobre 2009, ma per cause di troppa richiesta non sono stati in grado di mantenere i termini stabiliti, quindi, tale lista era stata spostata al 5 di novembre, almeno così era stato scritto sul sito della regione Lazio. Da quel giorno nessuno ne ha saputo più nulla. Infatti dal 5 di novembre ho cominciato assiduamente ad informarmi presso gli uffici comunali e il sito della regione Lazio, telefonando a tutti gli uffici possibili e immaginabili per saperne di più, ma nessuno sapeva niente. L'unica risposta che ricevevo da tutti era "Signora... deve controllare il sito della regione" al che, non avendo pc e linea disponibile, chiedevo ad amici il favore di controllare sul sito o mi recavo io stessa ad un internet point per aggiornarmi sugli sviluppi della faccenda. Nulla!!! Nemmeno la briga di mettere un annuncio per chi come me voleva saperne di più. Tutto questo fino all'inizio di dicembre, quando poi, avendo una bimba piccola che stava male non sono più riuscita a informarmi personalmente della cosa. Morale della favola? Mercoledì 05 gennaio 2009 riesco ad andare sul sito della regione e con mia sorpresa vedo la pubblicazione della lista tanto attesa, pubblicazione uscita il 15 di dicembre 2009, ma non è finita anzi è appena cominciata. Il mio nome è tra tutti quelli che sono stati convocati e che, dopo aver di nuovo riportato i documenti che già erano stati presentati il giorno della richiesta per il reddito, forse ne avrei avuto diritto. Il problema più assurdo di tutta questa storia è che accanto al mio nome c'era una data di presentazione, data in cui sarei dovuta andare all'ufficio del centro impiego del mio paese per riconsegnare quei benedetti documenti, la data risaliva al 22 dicembre 2009, al che oggi mi sono recata all'ufficio dell'impiego e ho chiesto come dovevo fare per riprendere appuntamento visto che non ne avevo saputo niente, e nessuno si era preso la briga di avvisare i diretti interessati. Sapete che cosa mi hanno risposto? "Ci dispiace tanto, ma per lei l'opportunità di ricevere il reddito è sfumata perchè non si è presentata il giorno stabilito". Che cosa? "Sì signora, ammenochè lei non ci porta un certificato medico dove dichiara che per motivi di salute non si è potuta presentare". E io dovrei dichiarare il falso per una vostra mancanza? Mi è stato detto di telefonare allo sportello interessato dove, dopo aver speso ben 4euro per l'attesa, mi è stata detta la stessa, identica cosa! Vi ringrazio e vi saluto augurandovi buon lavoro.
di Anna Ercolano

Inpdap: nuove nomine al vertice.

Massimo Pianese è il nuovo direttore generale dell'Inpdap. Il Commissario Straordinario dell'Ente, Paolo Crescimbeni, ha deliberato oggi la proposta di nomina di Pianese, direttore generale delle risorse umane e affari generali del Ministero del lavoro. In precedenza Pianese ha rivestito importanti incarichi nella direzione di strutture periferiche, tra cui la Direzione regionale Lombardia e, più recentemente, in alcune Direzioni centrali di importanza strategica per lo stesso Ministero. Ha svolto incarichi di docenza ed è autore di numerosi saggi in materia di diritto del lavoro. La proposta è stata trasmessa al Ministro del Lavoro per il seguito dell'iter procedurale previsto dalla legge, il quale ha decretato la nomina che avrà effetto dal 15 gennaio prossimo per la durata di quattro anni. Contemporaneamente, il Commissario straordinario ha deliberato la nomina dei due dirigenti generali vicari dell'Ente - Daniela Becchini, attuale direttore centrale del Patrimonio e vice direttore generale ed Vincenzo Caridi, direttore centrale delle Risorse umane - nella logica della continuità dell'azione svolta dallo stesso Crescimbeni nel corso dell'anno della sua gestione commissariale.

Televisione: il vizio di parlarsi addosso!

Le trasmissioni di intrattenimento, sia politico che di cronaca, costume, sport e attualità, sono ormai molte, troppe. Dalla De Filippi alla Durso per Mediaset, da Sposini a Giletti per la Rai. Ma veniamo all’entertainment più strettamente politico. Vespa ha quattro puntate settimanali, più di Ballarò, Anno zero e l’Infedele messi insieme. Con lui gli ospiti sono “tutti” rispettosi del conduttore, che a sua volta parla ascoltato, non pone mai all’ospite di turno domande imbarazzanti e a fine anno pubblica il solito “polpettone-natalizio”! Con Floris, invece, molti, soprattutto gli ositi del "centro-destra", si lamentano non appena comincia la trasmissione: accusano, puntualizzano, smentiscono e sottilizzano. Floris sembra un “prete-spretato” con quel suo sorrisetto ironico e indisponente: più che un sorriso, assomiglia ad un ghigno a trentadue denti allorquando l’ultima goccia della rissa-dialettica finisce a colmare la misura della decenza. Da Santoro, idem, ma se la prendono, sempre e soprattutto gli ospiti del "centro-destra", con Travaglio, che fa da "parafulmini al conduttore" e lo chiamano bugiardo, ma non dicono quali verità adulteri, perché quello torna a caricare precisando meglio. Lerner, invece, è alla pari con gli ospiti: soporifero, annuisce, sbotta e rimbrotta con la sua “erre-moscia”. Dappertutto, la si butta sempre in “caciara”. La nuova tecnica è quella di parlare addosso all’interlocutore, non lasciargli chiarire un solo concetto. Impossibile ascoltare una frase dal senso compiuto! La puntualità di tali procedure è tale da far pensare che la si debba a una tattica concertata, mirata a non far sentire le ragioni dell’altro. Non si partecipa per discutere su un tema, ma per impedire all’avversario di parlare, di esprimere compiutamente il proprio pensiero. Un inutile spreco di maleducazione!

Beneficenza: "Un futuro per l'Africa".

"UN FUTURO PER L’AFRICA? MISSIONE POSSIBILE!"

Domenica 17 gennaio '10 h. 18:30 - 22:00
PALERMO “TEATRO TRE”
Chiesa S. Francesco di Sales
Via Notarbartolo, 52

Per tutti coloro che hanno a cuore il futuro dell'Africa, la difesa dei diritti umani e la solidarietà interculturale. Anche quest’anno l’ass. interculturale “Bayty Baytik” organizza questo evento di beneficenza in favore del Burkina Faso (piccolo e dimenticato paese dell’Africa nord-occidentale), destinato in particolare alla realizzazione di un “Scuola professionale per artigiani” nel villagio di Ziga Sanaba ( a circa 300 km dalla capitale Ouagadougou). La serata di beneficenza, come anticipato, è finalizzata alla raccolta di fondi per la realizzazione di una “SCUOLA PROFESSIONALE PER ARTIGIANI” nel villaggio di Ziga Sanaba, grazie al sostegno dell’ass. di Mamma Africa “Amour d’Afric”. La costruzione di una scuola artigiana in terra d’Africa s’inserisce nel quadro dei progetti di “aiuto allo sviluppo” dell’Africa: consentendo la formazione professionali di numerosi uomini e donne (formati negli appositi laboratori di ceramica, ebanista, pittura e di decoratore che verranno realizzati), offrirà loro una concreta prospettiva lavorativa ed una alternativa alla “emigrazione di massa” verso i più ricchi paesi dell’Occidente! Scopo ultimo di questo progetto, dunque, non è quello di generare un’ennesima filantropica elemosina in favore di un Continente che lentamente sempre più sprofonda in una palude di povertà, miseria e disperazione, bensì quello di costruire su piccola scala un progetto di sviluppo economico equo-solidale migliorando le opportunità di accesso al lavoro degli abitanti di una piccola provincia del Burkina Faso, consentendo loro di vivere e lavorare in condizioni più umane e dignitose e garantendogli, al contempo, un giusto guadagno!
Il programma della serata prevede:
I) ore 18.30:
-MOSTRA FOTOGRAFICA interculturale dell’artista Arianna Scavuzzo
-APERITIVO SOLIDALE offerto dalla “Bottega dei Sapori e dei Saperi della legalità” dell’Associazione “Libera” di Palermo
II) ore 20.00:
-DEGUSTAZIONE CUCINA TIPICA AFRICANA: cena interculturale (magrebina, mauriziana, burkinabè) con piatti realizzati da Abibata Konatè, più conosciuta come “Mamma Africa” (vincitrice del “Cus cus festival” 2008)
III) ore 21.00:
-SFILATA IN ABITI TRADIZIONALI delle comunità migranti
-SPETTACOLO DI DANZA ORIENTALE TRADIZIONALE della comunità Tamil
-ESIBIZIONE DI CAOEIRA AFRO-BRASILIANA dell’“Accademia Zumbì Palermo” del Maestro Zoi Nascimento
-SPETTACOLO DI DANZA AFRICANA dell’“Accademia El Maktub” di Palermo
-CONCERTO TRIBALE con strumenti artigianali burkinabè
Il costo del biglietto d’ingresso è pari ad un offerta minima di 5 Euro. Per maggiori dettagli, contattare l’Ass. “Bayty Baytik”: e-mail baytybaytik@live.it - tel. 3206288356
di Gaspare Serra

martedì 12 gennaio 2010

Il freddo gela l'Italia, Tremonti i Bot: sottozero i rendimenti dei Titoli di Stato! Ormai a comprarli sono solo le banche!

Tornano di nuovo "sottozero" i rendimenti netti dei Bot trimestrali che all'asta di oggi toccano il minimo storico. I titoli trimestrali hanno toccato un rendimento lordo dello 0,368%, superando il precedente record negativo che lo aveva visto attestarsi allo 0,37% lo scorso 10 settembre. I rendimenti netti sono così scesi sotto lo zero, esattamente allo 0,08%. Se continua di questo passo va a finire che dovremmo pagare noi lo Stato per avergli dato in prestito i nostri soldi! Questo è il para­dosso dei Bot, talmente bassi da non essere sufficienti a copri­re le commissioni dovute alle banche per acquistarli. Va be­ne il rischio zero e la liquidità intesa come bene rifugio, ma arrivare a pagare per investi­re è davvero troppo! Eppure per la scadenza più breve, quella trimestrale, è davvero così. La discesa dei rendimenti, insomma, iniziata da tempo e arrivata ai livelli prossimi al­lo zero da due mesi a questa parte, è proseguita. Soltanto un anno fa i rendimenti netti dei Bot trimestrali e semestra­li viaggiavano intorno al 3,3%. C’era dunque ancora margine per «ammortizzare» le commissioni. All’asta di ie­ri, invece, ma solo nel caso dei titoli trimestrali, per la pri­ma volta nella storia si è veri­ficato il passaggio in negati­vo proprio a causa delle com­missioni. Un evento che ha ri­sparmiato i titoli annuali. An­che in questo caso il rendi­mento è sceso ai minimi stori­ci, ma almeno è stato suffi­ciente (sia pure per poco) a sopportare le commissioni massime (pari in questo caso allo 0,3%). I Bot annuali, infat­ti, sono stati collocati a 99,35, il che ha comportato un rendi­mento dello 0,65% al netto della ritenuta fiscale e dello 0,35% applicando la commis­sione bancaria. E’ importante tuttavia rilevare che ad acqui­stare i Bot sono ormai in gran­dissima maggioranza le teso­rerie delle banche, che parcheggiano in questo modo la loro liquidità. I privati rappre­sentano ormai una minoran­za. Destinata a ridursi ulte­riormente se i rendimenti re­steranno così bassi. Ma provate un pò voi - da semplici "cittadini-correntisti" - a chiedere un prestito alle banche... è tutt'altra musica, sono tutt'altri interessi!

L'EUR un quartiere abbandonato al degrado!














Sono anni ormai che assistiamo al degrado di questo nostro bel quartiere di Roma. Nonostante i lavori megagalattici, dalla nuvola di Fuksas, all'acquario nel laghetto dell'Eur, alla possibilità di un circuito di Formula Uno per le strade del nostro quartiere, la realtà di tutti i giorni è ben diversa soprattuto per chi ci vive. Durante la settimana il traffico e l'inquinamento, anche acustico, ci uccide, nel weekend il quartiere tornerebbe ad una dimensione più umana, se non fosse che hai paura di uscire di casa, a causa di barboni ed ubriachi disseminati lungo quelli che un tempo erano viali alberati, giardini e spazi verdi per i nostri bambini e per i nostri anziani. In particolare volevo segnalare le strade comprese tra Viale Oc. Atlantico (strada dove gli scippi sono all'ordine del giorno), Viale Nairobi, piazzale Marcellino Champagnat, Via Sierra Nevada e Viale Africa. Una volta c'erano giardini e panchine dove potersi fermare con un passeggino, con i bambini a giocare, o semplicemente si incontravano anziani in conversazione o a leggere il giornale. Oggi c'è il degrado, l'abbandono, la sporcizia, la puzza, le panchine 'abbattute', la spazzatura rovesciata, le bottiglie abbandonate ed i cartoni che fanno da giaciglio ai disperati. Cespugli e alberi lasciati crescere senza criterio che creano zone d'ombra, off-limits per chiunque. Le strade sono sporche e dissestate dalle radici degli alberi e ogni volta che ci passi c'è il rischio di farsi male sia se ci vai a piedi sia se sei in macchina o peggio ancora in motorino. Il degrado lo vedi anche dalla clinica ex 'Villa Gina' , abbandonata anch'essa al suo destino, chiusa ormai da anni, che giace sotto i nostri occhi, immobile come il fantasma di se stessa, struttura tanto discussa negli anni passati, ma che sicuramente poteva essere salvata. E poi la mattina passi da Via della Civiltà del Lavoro e c'è la ditta che tutti i santi giorni pulisce e cura come un neonato solo le singole aiuole dell'ente Eur, mentre sul lato opposto lo sporco, il fogliame marcio e bagnato mette i pedoni a rischio di scivoloni. Tanti anni fa, forse fino ad una trentina d'anni fa, ricordo una figura meravigliosa della mia infanzia, lo scopino. Era un signore non tanto alto, gentile, che tutte le mattine ci salutava con un gesto della mano, che puliva le strade con la sua scopa fatta di arbusti e il rumore sull'asfalto mi riporta alla mente un quartiere dai prati verdi e curati, dove correre e giocare, pulito, un quartiere sicuramente a misura di bambino ma anche più a misura d'uomo.
di Marina Ruggeri

"quasiquasivotobonino, quasiquasivotopolverini" così i Pidiellini laziali vanno alle Regionali!

Non era arrivata finalmente l’ora dei professionisti al potere, dentro il Pd, dopo la sbornia nuovista, movimentista, da «partito leggero» anzi «liquido» e da «dilettanti allo sbaraglio» che i severissimi censori interni rimproveravano a Veltroni e poi a Franceschini? Sì, pareva che fosse arrivato il momento del riscatto per la politica-politica, ed evidentemente il riscatto è questo, almeno nel Lazio. Sprecare - a meno che all’ultimo minuto non si ricredano - l’occasione Bonino come candidata alla presidenza regionale, per paura della Santa Sede e dei clerical. Azzuffarsi con Di Pietro che morde il freno anche a colpi di sfottò - «Il Pd ci dicesse per tempo qual è il candidato nel Lazio, perché se lo decidono il giorno dopo delle elezioni non ci sarà più possibile appoggiarlo» - e sta per mettere in pista un candidato tutto suo e anti-Pd. Non essere capaci di chiudere l’accordo con l’Udc, pur promettendogli di tutto. Temere le primarie, perché ormai incontrollabili. Non riuscire a trovare un’intesa con la sinistra radicale. Far fiorire dappertutto auto-candidature esterne agli schemi e ai voleri dei democrat, ma interne al fronte anti-berlusconiano: dall’economista Loretta Napoleoni a Renato Nicolini. Resuscitare i Radicali che, in corsa solitaria nel nome di Emma, possono tornare agli antichi albori, rubando valanghe di voti ai democrat i cui elettori in molti casi stanno cadendo nella doppia tentazione frondista:«quasiquasivotopolverini» e «quasiquasivotobonino». In più, sul web, è scatenato il popolo della sinistra, che si diverte a storpiare il nome del Pd: «Pd? Partito Disperato», «Pd? Partito Distrutto». «Pd? Partito Desaparecido», «Pd? Partito Defunto». Bruttissime cattiverie. Ma i professionisti che fine hanno fatto?
di Mario Ajello

Dal sindacato alla politica!
















Il sindacato, la televisione oppure l’alcova di chi già sta lì, ai posti di comando, sono la scuola, la fucina dove cresce e si forma la nuova classe politica di questo paese. Lama, Benvenuto, Bertinotti, Marini, Del Turco, D'Antoni, Cofferati e adesso pure la Polverini: gente del sindacato in stand-by che - in cambio di una poltrona in Parlamento, in qualche Comune, in questa o quella Regione del belpaese - tiene “buoni” i lavoratori con salari da "terzo mondo" secondo le direttive dei partiti politici di riferimento! Badaloni, Marrazzo, Selva, Santoro, Gruber e da ultimo Sassoli: gente della televisione, dei giornali, dell’informazione che, in cambio di favori, carriere e poltrone, tiene “buona” l’opinione pubblica facendogli sapere quello che vuole far sapere loro la parte politica che li sponsorizza! Bè, per quanto riguarda poi la politica che passa per "le lenzuola", basta guardarsi un pò in giro per rendersi conto di quali meriti e di quale formazione politica godano certi/e parlamentari, assessori, consiglieri, sindaci, presidenti, direttori, dirigenti, ecc, ecc. Ma torniamo al sindacato e alle prossime consultazioni elettorali. Parliamo di Renata polverini. Da quando è segretaria dell’Ugl, il sindacato ha perso una valanga di tessere. Eppure ha spuntato la candidatura a governatore della regione Lazio per il Pdl. Finiana doc, ma con un debole per D’Alema. Una donna “trsversale”! Piace alla politica, ma non piace allo stesso modo alla sua base. Tuttavia trionfa nei salotti radical chic. Insomma la Polverini è una che conta! Forse non conterà troppi iscritti nel suo sindacato, l’Ugl, ma conta dove importa contare. Cioè nei salotti televisivi di Rai e Mediaset che hanno sostituito le sale da tè di un tempo che fu. Lei da Santoro, da Floris, da Vespa, ecc, ecc, c’è sempre! Quarantasette anni compiuti il 14 maggio, figlia di una delegata Cisnal da cui ha appreso, fin da giovanissima, l’arte del “sindacalese”, si è ritrovata a guidare, prima donna in Italia a ricoprire tale incarico, l’Ugl. Acronimo che nulla a che vedere con la gioventù del littorio (pur essendo l’organizzazione sindacale della nuova destra), ma che sta per Unione generale del lavoro. A tal proposito il rapporto Censis numero 43 uscito fresco, fresco parla chiaro: mentre è aumentato il numero degli iscritti ai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, che oggi giorno sono 14 milioni e 412.566 mila cioè 173.884 in più rispetto all’anno precedente; mentre la Confsal, la confederazione degli autonomi, conferma e migliora il suo quarto posto nel panorama nazionale, l’Ugl è l’unico sindacato a perdere iscritti. È passato infatti dai 2.145.995 del 2007 ai 2.054.063 del 2008. In altre parole, laggiù, nella base, qualcuno non ama la Polverini: esattamente 91 mila e passa iscritti hanno strappato la tessera. Nonostante ciò Renata Polverini, nella sua straordinaria e folgorante carriera, ha stracciato tutti nella corsa alla candidatura per il Governatorato della Regione Lazio. Non è un mistero per nessuno che il suo turbo nel motore si chiami Gianfranco Fini. Molti considerano, e non a torto, Renata una sua creatura. Lui per primo ne avrebbe apprezzato l’eloquio e la sua capacità mediatica. E, come è giusto che sia, lei lo ripaga ogni volta che può definendosi finiana di ferro. È un’ottima “politica” che ha saputo cavalcare abilmente successi e amicizie. Ha la pelle dura e camaleontica che ogni politico indossa quando si butta nell’agone e fa promesse che non manterrà. Camaleontica? Si. Una che arriva da destra ma guarda spesso a sinistra. Tutti ricorderanno che Walter Veltroni, allora alla guida del Pd, le chiese di candidarsi per loro alle Politiche. Lei rifiutò lusingata e questo le servì per rimanere in un certo giro di tartine al gauche-aviar. Così Giovanni Floris, uno degli chef prediletti da questo genere di “intellighenzia” ha preso ad invitarla sistematicamente nel suo Ballarò. Renata Polverini non sarà simpatica a Bonanni e nemmeno ad Angeletti. Ma in compenso Epifani l’adora. Quanto a D’Alema, lei, lo ha definito: "il mio politico preferito", dopo Fini, naturalmente.

GLI ULTIMI ARTICOLI PUBBLICATI SU LIBERALVOX

COLLABORA CON LA REDAZIONE DI LIBERALVOX. DIVENTA REPORTER!

LiberalVox Friend Connect

LA REDAZIONE

Direttore:

Gregorio Scribano

Collaboratori - Opinionisti:

Vincenzo Andraous, Stefano Barbero, Bianca Maria Catanese, Maria Pia Caporuscio, Adele Consolo, Vittorio Croci, Angelo D'Amore, Rita De Angelis, Lucio Ficara, Nicola Frappi, Federica Ipsaro Passione, Luciano Pellegrini, Venera Saglimbeni, Carla Vongher.