domenica 28 febbraio 2010

Poveri. Ma con dignità!

di Di Terlizzi P.
Domenica pomeriggio.
Uno dei supermercati del centro della mia città.
Banco dei salumi.
Davanti a me un uomo, più o meno della mia età.
Barba di tre-quattro giorni, vestiti stazzonati.
Potrebbe essere nero, in questo contesto narrativo.
E' bianco.
Potrebbe essere albanese/rumeno/moldavo, in questo contesto narrativo.
E' italiano.
Dice alla commessa: "Due euro di prosciutto."
Il prosciutto è quello in offerta.
La commessa replica: "Due etti?" - "No, due euro."
Alla cassa, poco dopo, il signore è un po' più avanti a me.
Paga due euro e quarantacinque centesimi, per il prosciutto e un panino, di quelli incellofanati (è domenica).
Tira fuori le monete.
Il denaro è diventato cibo.

venerdì 26 febbraio 2010

La Riforma della Corruzione Italiana!

Adesso il Cavaliere promette riforme, liste pulite e lotta alla corruzione: una volpe a guardia del pollaio.
Trent’anni fa almeno ci sapevano fare! Le somme "distratte" dalle casse dello Stato e illegalmente trasferite ai partiti, ai giornali nonché a varie associazioni, più o meno culturali, della Prima Repubblica erano davvero imponenti. Centinaia di miliardi di vecchie lire. [...]

Le figlie di Bertolaso: "Papà tieni duro!".

Chiara e Olivia Bertolaso, studentesse universitarie, scrivono al padre dalle colonne di Panorama: "Tieni duro, questo fango no ti sporcherà: gli italiani sanno riconoscere le menzogne".
di Chiara e Olivia Bertolaso. Gentile direttore, abbiamo deciso di rivolgerci al suo giornale per denunciare una triste realtà che da tempo affligge il nostro Paese. Siamo due studentesse che amano l’Italia e credono nelle istituzioni e che, per tale ragione, non intendono tacere oltre lo scempio che si è compiuto negli ultimi giorni nei confronti di un uomo onesto, funzionario dello Stato e padre di famiglia premuroso. Colui che ha dedicato parte della sua carriera a curare i miseri della Terra in luoghi dimenticati dall’uomo e da Dio, e gli ultimi nove anni, il periodo trascorso a capo della Protezione civile italiana, a soccorrere i suoi concittadini meno fortunati portando sul petto il tricolore e nel cuore la speranza di poter essere d’aiuto al suo Paese. Un uomo che, chiedendosi ogni giorno cosa avrebbe potuto fare per migliorare la sua patria, non quello che la sua patria avrebbe potuto fare per lui, ha sacrificato la maggior parte della sua vita privata per adempiere i suoi doveri civili, ma è riuscito nonostante tutto a insegnare alle sue figlie, che lo reclamavano a casa, il rispetto e la dedizione per un bene superiore, l’Italia. Un uomo generoso che non ha mai lesinato il suo tempo negli incontri con i giovani studenti e i bambini delle scuole, degli oratori e delle chiese, altruista al punto di devolvere il compenso che gli sarebbe spettato per le migliaia di conferenze pubbliche tenute in beneficenza. Un uomo che con straordinaria umiltà ha ricevuto due medaglie al valore civile, assegnategli da due diversi presidenti della Repubblica italiana, la legione d’onore dalla Repubblica francese, quattro lauree ad honorem e innumerevoli riconoscimenti di stima e affetto da coloro che gli sono più a cuore, gli italiani. «Un grande uomo che ha dato prestigio all’istituzione dello Stato che degnamente rappresenta» scrivono eternamente memori gli abitanti dell’isola di Ginostra, che sono stati aiutati durante il maremoto che colpì Stromboli nel Capodanno del 2005; e pensiamo che eternamente memori siano anche gli abitanti dell’Aquila, di San Giuliano di Puglia e di innumerevoli altri comuni d’Italia. In questi ultimi giorni abbiamo visto la sua famiglia, la sua vita e le sue opere piegarsi sotto la forza dirompente della calunnia e della menzogna; abbiamo sentito parlare di Guido Bertolaso, nostro padre, come di un avido e un corrotto. Lo hanno accusato di frequentare un luogo losco e peccaminoso come il Salaria Sport Village di Roma, che invece è un centro sportivo frequentato ogni giorno da bambini, adolescenti, adulti e anziani in cerca di benessere e cure fisiatriche; lo hanno definito un puttaniere che si intratteneva con una escort di nome Francesca, che in realtà avrete ormai scoperto essere una fisioterapista professionale e rispettabile i cui massaggi terapeutici sono stati arbitrariamente definiti prestazioni sessuali. Oramai l’unica vicenda su cui speculare per continuare a trascinare nel fango il capo della Protezione civile con l’accanimento necessario è la storia della escort brasiliana, con la quale è stato organizzato un incontro a sua insaputa e dal quale si è allontanato indignato dopo il massaggio. Le prove di questa vicenda non verranno fornite ai giornali in quanto coperte dal segreto istruttorio di cui qualcuno ha ancora rispetto. Vogliamo quindi sottolineare la gravità delle accuse e ipotesi infamanti mosse sulla base di parole estrapolate da intercettazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare, i cui contenuti, in un paese civile, dovrebbero essere mantenuti segreti almeno fino allo svolgimento del processo. Ma in questo caso si è già sentenziato sulla colpevolezza di Bertolaso prima ancora che inizino gli interrogatori e che si decida se rinviarlo a giudizio o meno. In questo, e purtroppo per il nostro Paese in tanti altri casi, alcuni giornalisti senza scrupoli hanno deciso di ergersi al di sopra della giustizia italiana per condannare e distruggere in pochi minuti la reputazione e il duro lavoro di un uomo, riportando i fatti degli ultimi giorni senza cognizione di causa, senza obiettività, senza soprattutto approfondire la realtà dei fatti, ma semplicemente divulgando ciò che per loro era più comodo, ciò che li avrebbe fatti vendere più copie anche se si trattava di pure e meschine insinuazioni.
Dimenticano, e forse ancor peggio ne sono coscienti, che quella su cui mentono e sentenziano è una persona in carne e ossa, con dei sentimenti, con un trascorso ineccepibile e con al fianco una famiglia che lo ama. Sembra che non abbiano morale, non si fermano neanche dinanzi alla consapevolezza di ingannare i cittadini invece di omaggiarli del prezioso dono di cui disporrebbero se approfondissero le vicende: la verità. Questo potere di ergersi a giudici, di cui godono impropriamente, è privo di controllo e si allarga a macchia d’olio come un vortice che trascina nella distruzione in modo indiscriminato i presunti colpevoli con i semplici indagati, le opere insigni create a beneficio della popolazione con gli appalti truccati, i veri mascalzoni con le persone per bene. Si parla di Bertolasogate, di Tangentopoli, di ladri che devono pagare, e noi ci chiediamo con quale arroganza, con quale subdola malignità si sostengono tali accuse quando i conti in banca del sottosegretario sono nelle mani degli inquirenti da giorni e sono loro i primi probabilmente ad aver capito che non c’è nulla da nascondere e solo tutta la sua innocenza da dimostrare. Con queste nostre considerazioni non intendiamo negare la legittimità della libertà di stampa, che riteniamo fondamentale, ma piuttosto vorremmo denunciare la libertà di menzogna, la libertà di divulgare notizie incerte e approssimative: un reato per il quale molto spesso non è prevista pena, o almeno non commisurata al delitto. Noi crediamo nel diritto di un cittadino di essere giudicato da una corte prima che dai mass media, crediamo nel suo diritto di potersi difendere dalle calunnie, crediamo soprattutto nel diritto del cittadino assolto da ogni colpa di essere riabilitato da coloro che per primi lo hanno distrutto, e crediamo nel dovere di questi ultimi di pagare per il danno arrecato. Le scriviamo queste parole perché siamo troppo giovani per rassegnarci al fatto che questa sia una condizione immutabile e impunibile, e siamo certe che il nostro Paese merita di meglio. A te, papà, vorremmo dire che sei l’orgoglio della tua famiglia, che lo sei sempre stato e che lo sei ora più che mai. Di certo non saranno le parole al vento di qualche giornalista improvvisato a toccarci, ma anzi serviranno a motivarci sempre di più nella volontà di cambiare questo Paese. Non hai tradito la nostra fiducia, né quella degli italiani, i quali sono dotati di una coscienza critica che gli permette di discriminare la menzogna dalla verità e di capire che dopo tutti i sacrifici che hai fatto per loro sarebbe contraddittorio e assolutamente privo di senso volerli ingannare e danneggiare.

BASTA! La legge è uguale per tutti!

di Popolo Viola Roma
Manifestazione nazionale contro il legittimo impedimento ed a sostegno degli organi di garanzia costituzionale. Siamo persone libere, autonome dai partiti, decise a rilanciare il rinnovamento culturale e politico in questo Paese. Rinnovamento gioioso, pacifico e determinato che nasce [...]

Mills: ''Colpevole. Ma il reato di corruzione è prescritto''

David Mills è stato salvato dalla prescrizione. Lo hanno deciso le sezioni unite penali della Cassazione che, pur confermando la corruzione in atti giudiziari a favore di Silvio Berlusconi inflitta all'avvocato inglese in primo e secondo grado, hanno [...]

82 comuni del nord aderiscono al blocco auto!

Sono circa un'ottantina i comuni della pianura padana che hanno aderito al blocco totale del traffico previsto per domenica 28 febbraio. La decisione è stata presa al termine del coordinamento [...]

Il break per il caffé e la pausa pranzo aiutano a lavorare meglio!

Le pause aiutano a lavorare meglio! Questa la risposta che arriva dagli States alla "inutile" polemica sulla "soppressione della pausa pranzo" per legge, paventata dal ministro Rotondi [...]

giovedì 25 febbraio 2010

Lettera al Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini.

 di Praolini Paolo
Egr. Ministro Gelmini,
sono qui a scrivervi per esporvi il mio pensiero sulla difficile situazione che sta attraversando la scuola italiana oggi ed i riflessi che si ripercuotono sulle famiglie italiane. Non voglio entrare nel merito della sua riforma scolastica in quanto non ho in questo momento le informazioni che mi permettono di giudicarla, e tanto meno il mio ruolo di osservatore esterno me lo permetterebbe.

mercoledì 24 febbraio 2010

Fastweb-Telecom e la "banda larga"!

Il caso Fastweb-Telecom è deflagrato da appena 24 ore, ma già ha assunto i contorni di un evento destinato a lasciare il segno sul mercato delle telecominicazioni. Le indagini sono infatti estese e la forza dei numeri sottolinea la sensazione per cui si sia di fronte ad un misfatto dai

A nulla è valso dimezzare stipendi e pensioni!

La principale forza di opposizione, il PD, ed il sindacato dei lavoratori ad essa più vicino, la CGIL, reclamano a gran voce interventi di stimolo sull’economia per favorire il superamento della crisi finanziaria globale e delle sue conseguenze sull’occupazione e sulle fasce sociali più deboli.

Non è una metafora politica, ma l'Italia sta franando sotto le incessanti piogge!

di Antonio Versaci
Dal 14 Febbraio 2010 una vastissima frana sta colpendo San Fratello, paese alle pendici dei Nebrodi. Sono tantissime le abitazioni evacuate e la gente costretta a lasciare le proprie case.

martedì 23 febbraio 2010

Arrivano le pagelle per medici e infermieri.

Sono in arrivo le "pagelle" del personale sanitario: dirigenti, medici, ma anche infermieri, tecnici e amministrativi per la prima volta vedranno valutate le loro performance individuali anche sotto il profilo della cortesia, della puntualità, della presenza e disponibilità verso i cittadini.

Il "dopo-marrazzo" presenta il conto ai candidati della regione Lazio: la sanità!

di Marco Bertolotti
A poco meno di un mese dalle elezioni regionali nel Lazio, due donne, Emma Bonino e Renata Polverini, si contendono la poltrona di governatore, dopo il regno Marazzo e le sue avventure transex.

lunedì 22 febbraio 2010

Modello 730, tutte le novità del 2010.

Anche quest’anno oltre 15 milioni di contribuenti, tra dipendenti e pensionati, sceglieranno il 730: la dichiarazione dei redditi semplificata, facile da compilare, senza calcoli ma soprattutto l’unica che garantisce il rimborso Irpef

venerdì 19 febbraio 2010

“Fratelli d’Italia” và in pensione, “Italia amore mio” è il nuovo inno nazionale!

1946: Repubblica o Monarchia? 2010: “Fratelli d’Italia” di Mameli o “Italia amore mio” di Emanuele Filiberto di Savoia? Sanremo riabilita i "reali". Ospite d’onore la Regina Rania di Giordania. Un plebiscito di “sms” riesuma il principe di casa Savoia Emanuele Filiberto,

Con il posto fisso meno depressi!

Se perfino il ministro dell'Economia Giulio Tremonti non crede che la mobilità di per sé sia un valore, oggi arriva l'allarme degli psicologi. "La precarietà del lavoro, caratteristica di questo momento storico-sociale, sta producendo gravi risposte d'ansia nei cittadini. Una situazione più stabile, come quella di chi ha il posto fisso, dà più sicurezza e crea meno depressi".

AAA cercasi disperatamente leader. Chi ne trovasse uno è pregato di consegnarlo al Pd.

Come era facilmente pronosticabile i guai del Pd - manifesti nella evidente incapacità di proporre una seria e concreta alternativa al governo della destra ed un nuovo modello sociale diverso da quello esistente, ma altrettanto evidenti nella scelta delle candidature per le regionali 2010 - non si sono conclusi col caso Marrazzo!

Berlusconi: "Certi magistrati vogliono distruggermi. Letta merita il Quirinale"

"Mi dicono che non devo andare in giro, che non devo fare campagna elettorale, che c'è ancora chi mi aspetta all'angolo per farmi fuori...". Silvio Berlusconi torna a manifestare timori sulla sua sicurezza. Lo ha fatto ieri durante una serata passata in compagnia di un gruppo di senatori. Il discorso è partito da lontano: "Già nel '94 - ha argomentato - hanno cercato di farmi fuori con le indagini giudizarie, con gli avvisi di garanzia.

Un altro modo di fare politica.

E' universalmente riconosciuto che in Italia non esiste alcun criterio meritocratico. Il Paese risulta sempre più diviso in due categorie ben distinte di cittadini: i favoriti e gli svantaggiati! In pratica, a meno di rari esempi, ed in quanto tali statisticamente non rilevanti, non esistono persone che sono riuscite a “sfondare” senza il famigerato “aiutino”!

giovedì 18 febbraio 2010

Quando e come rivolgersi al Garante del contribuente.












Avete qualcosa da ridire sul comportamento di un ufficio fiscale? Avete subito qualche ingiustizia, notato qualche irregolarità, oppure siete stati “maltrattati” allo sportello? La vostra rivincita si chiama “Garante del contribuente” presente in tutte le regioni d’Italia da quasi 10 anni. Il Garante è un organo collegiale a cui tutti i cittadini possono lamentarsi di irregolarità oppure segnalare prassi amministrative anomale e pretese irragionevoli degli uffici fiscali. Insomma, il Garante deve raccogliere qualsiasi comportamento suscettibile di incrinare il rapporto di fiducia tra fisco e contribuente. Le segnalazioni devono essere effettuate per iscritto (in carta libera) e indirizzate all’ufficio del Garante competente per regione (gli indirizzi sono sul sito http://www.agenziaentrate.it/ilwwcm/connect/Nsi/ Ricevuta e valutata la “lamentela”, il Garante dovrà chiedere informazioni, documenti e chiarimenti all’ufficio coinvolto, fare raccomandazioni ai dirigenti per tutelare il contribuente o migliorare il servizio; il Garante potrà anche richiamare gli uffici al rispetto delle regole sull’informazione, a quelle sulle verifiche fiscali, nonché al rispetto dei tempi previsti per i rimborsi. La reazione dell’ufficio. L’ufficio coinvolto avrà 30 giorni per rispondere, anche se non avrà alcun obbligo di adeguarsi alle indicazioni del Garante. E allora a cosa serve tutto questo? Sfogo personale a parte, un invito del Garante a cui l’ufficio non si adegua, può costituire un’autorevole motivazione a supporto di un eventuale contenzioso. Reclami via internet. Garante a parte, chi ha riscontrato un disservizio presso un Ufficio dell’Agenzia delle Entrate può sempre presentare un reclamo o un suggerimento on line tramite il sito http://www.agenziaentrate.it/ilwwcm/connect/Nsi/ (cliccare su “contatti”): l’ufficio interessato dovrà rispondere entro 20 giorni come previsto dalla Carta dei Servizi.

Lauree facili: il "ciuccio" non ci rende giustizia!

Salve a tutti,
sono uno studente della telematica Unipegaso, da più di un anno iscritto alla facoltà di Scienze Umanistiche e un pò perplesso in seguito alla lettura dell'articolo "Laurea facile? Adesso è possibile: basta pagare". Tanto per iniziare trovo abbastanza strano il titolo del suddetto, forse inadatto ad un testo comparativo sulle realtà universitarie pugliesi e più attinente a presunte agevolazioni che lo studente potrebbe avere semplicemente tramite il pagamento di rette annuali attraverso l’e-learning. Discutibile anche la foto utilizzata, che qualcuno magari troverà offensiva, per non parlare poi della probabile mancanza di informazioni che Liberal dimostra dal suo rapporto sulle telematiche. Il ruolo che Bari sembra interpretare nel panorama dell’apprendimento a distanza è in realtà del tutto uguale a quello di moltissime altre città italiane, considerato infatti che i processi di apprendimento di una telematica sono del tutto strutturati attraverso il web e quindi fruibili da qualsiasi postazione remota avente un collegamento internet. Lo sviluppo di queste università negli ultimi anni è avvenuto infatti proprio per le modalità di erogazione dei servizi e non per la possibilità di “acquistare” il tanto agognato pezzo di carta. Vorrei dire inoltre che la sede della Pegaso citata nel post come “vero e proprio ateneo” è semplicemente un Polo didattico (come tanti in Italia) che consente agli studenti iscritti l’utilizzo di strutture informatiche per lo studio e le attività didattiche. Gli esami non si tengono in tale loco ma nella sede di Napoli per tutti gli iscritti. Ultima parentesi va alle prime righe di testo, dalle quali si evince quasi una presunta novità nel campo degli atenei con l’avvento delle telematiche. Probabilmente non è noto a tutti che nel campo e-learning le strutture più giovani risalgono al 2006 in Italia, il che denota un graduale e lento passaggio sicuramente non riconducibile al solo 2010 nella città di Bari come invece scritto nel testo. Non sono a conoscenza delle metodologie utilizzate nelle altre facoltà telematiche ma mi sento in grado di poter esprimere una opinione in merito a quella che frequento io: se si cerca una laurea a pagamento e non si è disposti ad affrontare sacrifici anche di fronte all’agevole sistema formativo applicato il consiglio è uno solo, quello di rivolgersi altrove. Il "ciuccio" non ci rende giustizia!
di Marcello studente Unipegaso

L’ASSENTEISMO CRESCE DOVE CI SONO CATTIVI DIRIGENTI

Cari lettori di Liberal,
nel mese di gennaio del 2010 i giorni di assenza per malattia si sono ridotti del 6,1 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Sul fronte dell’assenteismo tutte le iniziative di carattere normativo sono sempre state intraprese con il solo intento di disincentivare il ricorso opportunistico alle assenze per malattia. Con la mia riforma, innanzitutto, cambia la procedura di segnalazione della malattia: sarà compito del medico spedire per via telematica il certificato direttamente all’Inps, che poi provvederà a inoltrarlo all’amministrazione di appartenenza del lavoratore. L’inosservanza degli obblighi di trasmissione telematica costituisce illecito disciplinare e, in caso di reiterazione, comporta il licenziamento o, per i medici convenzionati, la decadenza dalla convenzione. Oltre ai doveri del medico, non sono da sottovalutare neppure quelli che tendono a responsabilizzare in prima persona sia il lavoratore dipendente che il dirigente. In caso di false attestazioni od omessi controlli, i responsabili saranno colpiti, a seconda dei casi, da richiamo disciplinare, decurtazione dello stipendio o sospensione dal servizio. Dallo scorso 20 gennaio 2010 sono entrate in vigore le nuove fasce orarie di reperibilità che vanno dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, quindi un totale di sette ore quotidiane, praticamente una quota pari al normale orario lavorativo giornaliero. Gli effetti delle nuove norme sono andati a incidere direttamente sull’assenteismo: nel gennaio 2010 i giorni di assenza per malattia si sono ridotti del 6,1% rispetto allo stesso mese del 2009. Gli interventi attuati sulle assenze hanno infatti inciso efficacemente e direttamente nel contenere tutti i possibili comportamenti opportunistici. I dati ci dicono quindi che la tendenza è il mantenimento del livello raggiunto a gennaio 2009, primo anno di applicazione della legge, quando si era registrata una flessione totale del 41,6%. È la conferma dell’inversione di tendenza delle assenze per malattia, dopo i forti incrementi registrati a partire dall’estate scorsa. In questo modo si prosegue nell’azione di contrasto all’assenteismo con l’obiettivo di allineare l’incidenza delle assenze per malattia del settore pubblico a quella del privato, responsabilizzando tutti i lavoratori coinvolti ad ogni livello: medici, funzionari e dirigenti.
di Renato Brunetta

Fisco italiano sempre più iniquo: a chi tanto, a chi poco e a chi niente!

Non esistendo sistemi fiscali “perfetti”, un po’ come le leggi elettorali! Ma non è questo il problema. Il dramma del nostro fisco è di non essere né efficace (stante l’enorme “buco nero” dell’evasione fiscale che continua inesorabilmente a crescere negli anni), né giusto (considerata la grave discriminazione dei lavoratori dipendenti e dei pensionati rispetto ai lavoratori autonomi: i primi tartassati con pesanti prelievi alla fonte, i secondi liberi di "auto-denunciare" a piacimento il proprio reddito!). Segno evidente del marcato squilibrio del nostro sistema fiscale che grava per la stragrande maggioranza del suo carico sulle spalle di lavoratori dipendenti e pensionati (da sola, questa categoria garantisce ben l’“82%” dell’intero gettito Irpef!). Per contro i lavoratori autonomi sono in grado di difendersi dall’elevata pressione fiscale: “evadendo” le tasse (essendo il loro “reddito effettivo” difficilmente accertabile); “eludendo” le imposte (ad esempio, scaricando l’Iva anche su beni ad uso personale) e “dividendo le fonti di reddito” tra i componenti della famiglia (di modo che, pur a parità di reddito complessivo, il livello di reddito di ogni componente familiare si mantenga più basso di quello effettivo e rientri in scaglioni Irpef inferiori!). Del taglio delle tasse si discute oramai da anni, per lo meno dal 1994, con lo slogan “meno tasse per tutti” che ha sancito la “discesa” in campo di Silvio Berlusconi. Ma, salvo qualche intervento settoriale e sporadico (come la cancellazione dell’ICI sulla prima casa), di risultati concreti non se ne sono proprio visti! L’imposizione fiscale in Italia continua ad essere tra le più alte d’Europa se non del mondo! In Italia quest’anno il “tax freedom day” (ossia il giorno dell’anno a partire dal quale i lavoratori, al netto delle tasse dovute allo Stato, iniziano a guadagnare fino alla fine dell’anno solo per se stessi) si è ulteriormente spostato in avanti: dal 22 al 23 giugno! Ogni contribuente italiano, in pratica, nel corso del 2010 dovrà devolvere all’erario un’equivalente in media pari a tutto ciò che intascherà col suo lavoro dall’1 gennaio fino al 23 giugno! Un esempio di quanto il fisco sia vorace? Nella dichiarazione dei redditi quando si raggiunge la soglia dei 28.000 euro scatta automaticamente l’aliquota del 38%: ciò vuol dire che una famiglia media italiana (con un reddito poco superiore ai 2.000 euro mensili, oggigiorno appena sufficiente per vivere se si è in affitto, si ha un mutuo da pagare o si hanno più figli a carico) deve restituire quasi il 40% del proprio reddito allo Stato! Non ha invece nulla da temere quel 50% di italiani che ogni anno si ostina a dichiarare un reddito inferiore ai 15.000 euro! Per loro nessun accertamento, nessun controllo, anzi esenzioni e agevolazioni: oltre la beffa, pure l’inganno!
di Gaspare Serra

mercoledì 17 febbraio 2010

Festival di Sanremo: uno schiaffone alla monarchia!

La prima serata del festival della canzone italiana è andata via liscia, senza infamia e senza lode, salvo le solite noiosaggini che però sono organiche alla manifestazione. Sono stati 10 milioni e 717mila i telespettatori che hanno seguito su Raiuno la prima serata del Festival di Sanremo condotto da Antonella Clerici. Lo scorso anno la prima parte dello spettacolo condotto da Paolo Bonolis fu seguita da 14 milioni 173mila telespettatori! Segno che qualcosa inizia finalmente a cambiare nei gusti degli italiani. Era necessario un “affiancamento” alla conduttrice per non correre il rischio di una brutta partenza. Così in apertura di Festival abbiamo ritrovato al buio l’accoppiata Bonolis-Laurenti, come se dallo scorso anno non se ne fossero mai andati, quasi avessero abitato nel teatro dismesso, sempre rapidi a rincorrersi nelle battute a volte buone, come nella pubblicità del caffè, ma a volte un po’ troppo… lente! La Clerici - allontanata dai fornelli della “Prova del cuoco” rinominata dopo le ultime vicende culinarie in “Gatti o Bigazzi in padella” - non ha saputo far meglio! Una conduzione casalinga la sua, senza pretese! Fuori Toto Cutugno (con l’orecchino che fa moderno, ma una canzone che sa di vecchio) Aeroplani, Nino D’Angelo e Maria Nazionale con la dialettale Jammo jà (che hanno cantato, ma anche capito soltanto loro) e poi il “Trio-Monnezza” con Italia amore mio accolto in sala a suon di fischi: Pupo (…messo lì in mezzo come il prezzemolo), Emanuele Filiberto (che tra una sbornia e l'altra passa un pò alticcio da "Ballando sotto le stelle" ai "Raccomandati" per finire miseramente nelle "Liste dell'UDC") e Luca Canonici (…la lirica dovrebbe esser ben altra cosa): Insomma, un brano oltre i limiti della decenza, ma sicuramente in pieno genere trash! L’esibizione offensiva per occhi e orecchi ha visto Pupo al piano che recitava un testo davvero ruffiano, il Principe che ne mimava le parole e fingeva disperazione e solidarietà, il tenore che alzava i toni patriottici. Insomma è stata la dimostrazione che al festival purtroppo si arriva anche senza saper cantare, basta essere “dotati” di faccia tosta e sciorinare una carnevalata in tema col calendario.

Mistificazione e propaganda, come ai tempi del duce!

















L'uso di "photoshop" negli scatti vip - un programma di fotoritocco che spiana le rughe, aumenta di una o due misure le tette, toglie i chili di troppo e mette qualche capello in più sulle "pelate" più fleshiate - non è certo una novità. Appare tuttavia più curioso quando si tratta di politici. L'escamotage più in voga per calendari e copertine è stato malamente utilizzato nel libro "Noi amiamo Silvio" dell'editore Alberto Peruzzo. In una foto si vede la folla che acclama il premier letteralmente "duplicata" rispetto al reale. L'immagine è racchiusa in un volume dedicato al premier e nel quale sono raccolte le foto che testimoniano il suo impegno a livello nazionale e internazionale. Un album dove Berlusconi appare accanto ai sostenitori e ai leader mondiali e che è in edicola dal 27 gennaio scorso. L'editore si giustifica dicendo che Berlusconi sapeva della preparazione del libro "e mi ha chiesto di fargli avere una bozza in anteprima per vedere se le immagini erano a posto"». Poi conclude: «Cosa vuole che le dica, io avrei lasciato tutto al naturale, lui ha voluto cambiare un po' la scenografia. D'altronde la gente è abituato a vederlo in un certo modo e magari senza quegli accorgimenti non l'avrebbe riconosciuto». Un grafico bergamasco, ha acquistato il volume e ha notato alcune stranezze in un'immagine: si vede Berlusconi che da un parapetto in piazza Duomo si sporge verso la gente che lo acclama, peccato che da un lato e dall'altro della foto vi siano le stesse persone. Non somiglianti, non sosia, proprio le stesse. In pratica, grazie a photoshop un "pezzo" di folla è stato copiato e incollato dall'altra parte. Si tratta di un'immagine costruita: Berlusconi regge un mazzo di fiori palesemente disegnato, due bandiere di Forza Italia sono state aggiunte successivamente e poi c'è il parapetto del palco, i cui contorni sono troppo sfumati per essere veri!

Laurea facile? Adesso è possibile: basta pagare!





















di Giuliano Foschini. Bari non lo sa, ma da quest'anno è entrata a tutti gli effetti nell'olimpo dei centri accademici italiani. La città conta infatti ben sei università, che diventano otto se si considera anche la provincia e cioè Casamassima e Trani: oltre all'Ateneo, al Politecnico e alla Lum, infatti, stando a Bari ci si può iscrivere alle università telematiche, che permettono via web di diventare ingegneri, architetti, avvocati o commercialisti. Si tratta di una laurea a tutti gli effetti con identici valori di legge: chi si è laureato alla facoltà di Giurisprudenza in piazza Cesare Battisti, dove insegnava Aldo Moro, ha le stesse opportunità e gli identici diritti dello studente della Unipegaso (www.unipegasopuglia.it), sede in piazza Aldo Moro numero 14. A oggi delle 11 università telematiche italiane, cinque hanno un ufficio di corrispondenza o comunque un collegamento in provincia di Bari: la legge prevede che i corsi si debbano seguire telematicamente e poi gli esami affrontare di persona, nella sede legale dell'università. La Unimarconi (anche se sul sito non ve n'è traccia) organizza corsi e anche qualche prova in un palazzo nel centro storico di Trani. Stesso discorso per la Unipegaso, università con i corsi di Scienze della formazione e Giurisprudenza, che ha aperto una vera e propria succursale a Bari utilizzando la società Forproject: sito Internet ad hoc, corsi e informazioni per gli studi, insomma un vero e proprio ateneo. In viale Kennedy c'è invece la sede di Universitalia, la società che ti «segue passo passo nella tua vita di studente universitaria»: il centro è molto vicino a Unisu, un´altra università telematica con sede a Salerno.A fare davvero paura alle università tradizionali è però l´ultima delle telematiche, la ECampus, sede a Novedrate, provincia di Como, nella sede che un tempo ospitava l'Ibm. Dietro infatti si nasconde il vero colosso del settore: il Cepu. Il promotore dell'ateneo è infatti Francesco Polidori, il papà del «recupero degli esami persi». ECampus ha aperto i battenti lo scorso anno registrando però a gennaio appena 89 iscritti: non era stata fatta però alcuna pubblicità, forse perché l'allora ministro Fabio Mussi aveva tuonato contro il prolificarsi degli atenei telematici. La maggior parte di essi hanno avuto valore legale grazie a un decreto firmato dall'ex ministro Letizia Moratti quando l'allora governo Berlusconi aveva già perso le elezioni. Da quest'anno però ECampus ha deciso di fare sul serio. Il Cepu ha lanciato una massiccia campagna pubblicitaria ("Lavori e vuoi laurearti? Ecco l'università on line+Cepu") e propone un'offerta formativa assai allettante: corsi di laurea in Economia, Giurisprudenza, Ingegneria, Lettere, Psicologia (senza numero chiuso). Al Cepu di Bari promettono, che «nei prossimi anni sarà possibile anche fare gli esami nelle nostre sedi». Questo significherebbe per ECampus diventare l'università più grande d'Italia con 120 uffici sparsi in tutta Italia. Nel frattempo «ci si organizza». Cosa significa? «Si cerca di compattare le date degli esami - spiegano, gentili per esempio le tutor baresi del Cepu - in modo tale da concentrare tutto in due, tre giorni. Non solo: l'ECampus prevede il giorno prima dell'esame un pre colloquio con lo studente, in modo tale da metterlo a suo agio». Formazione e (è) marketing. Ecco quindi il nuovo pacchetto-offerta appena lanciato da Cepu- ECampus: riduzione del 20 per cento «sul costo di laurea scelto dagli iscritti che decidono di avvalersi dei servizi erogati dai centri studio Cepu». E soprattutto il primo caso di costo delle tasse universitarie variabili: iscriversi alla ECampus con tutor on line costa da 2.500 a 2.900 euro. Mentre con il tutor in presenza (cioè con il Cepu) da 5.900 a 6.900 Euro. Tutto regolare? «No» secondo le associazioni degli universitari, che dal sito studenti.it hanno lanciato una campagna contro il prolificarsi delle università telematiche. Sugli atenei on line c'è poi l´attenzione della procura di Bari che con il sostituto procuratore Francesca Pirrelli ha aperto un'indagine conoscitiva sui concorsi banditi dalla Giustino Fortunato, sede a Benevento e cuore a Bari. E' il quinto ateneo virtuale di casa nostra: hanno professori, convenzioni ma non ancora una sede ufficiale in Puglia. Dovrebbe essere soltanto questione di tempo.

martedì 16 febbraio 2010

La dichiarazione di volontà a donare organi e tessuti sulla carta d'identità.

Non solo "Nome Cognome" e "Data di nascita". Non è sufficiente indicare il colore degli occhi e quello dei capelli, la statura, lo stato civile, il domicilio e la professione per la convalida della carta d'identità, ma andrà esplicitata anche la dichiarazione di voler o meno donare organi e tessuti! Questa la novità in arrivo sulla carta di riconoscimento che dovrà contenere l'indicazione sul consenso o il diniego della persona a donare i propri organi in caso di morte. E' quanto prevede una modifica introdotta dal governo nel maxiemendamento al decreto legge Milleproroghe all'esame del Senato. Se approvata, la novità potrebbe dare una spinta alle donazioni nel nostro Paese, che già si colloca tra i primi in Europa nel settore dei trapianti. Il dibattito era cominciato nel 1988, quando venne discusso per la prima volta il tema in Parlamento. Nel 1999 fu varata la legge 91 che introduce il silenzio-assenso informato, un provvedimento ancora non applicato per la mancata creazione del registro nazionale dei donatori. Lo scorso anno si è registrato un incremento del 6% delle donazioni e del 7% dei trapianti rispetto all'anno precedente secondo le stime del Centro nazionale trapianti. Tremila sono stati invece i prelievi di organi, mentre si sono registrati quindicimila innesti di tessuto e cinquemila sono state trapiantate cellule staminali emopoietiche per la cura del sangue. Positivi anche i risultati con il 70-80% di casi di successo a cinque anni dall'operazione. Alla fine dell'anno ci sono stati 60 - 65 donatori in più rispetto al 2008 e il numero dei trapianti è salito a 200. L'Italia è tra i primi Paesi al mondo per l'espianto di tessuti e cellule staminali emopoietiche. Buona la percentuale dei donatori, se infatti la media europea si attesta al 18,5 per milione di abitanti nel nostro Paese è di 21 circa. Meglio di noi la Spagna, leader al mondo con 34, e la Francia con 23,5. Peggio Gran Bretagna (14) e Germania (16). Restano comunque novemila pazienti in lista d'attesa, solo tremila ricevono il trapianto e in 300 muoiono aspettando.

Aumentano le auto blu: 626.760 in Italia contro le 72.000 degli Stati Uniti! Ma nella P.A. c'è anche qualche "eccellenza"!

Aumentano ancora le auto blu in Italia: hanno raggiunto il tetto record di 626.760 unità. E' quanto emerge dallo studio condotto dall'Associazione Contribuenti Italiani , diffuso a Napoli nel corso della presentazione del “Premio Amico del Contribuente” che, quest’anno, è stato assegnato a Diego Guida, assessore al decoro e arredo urbano del Comune di Napoli “per aver formalmente rinunciato all’auto blu!”. Al secondo posto si è classificato Giuseppe Peleggi, direttore generale dell’Agenzia delle Dogane, “per aver primeggiato nella lotta all’evasione fiscale”, seguito da Giampietro Brunello, amministratore delegato della SOSE, Società per gli studi di settore, “per aver contribuito all’aumento del gettito tributario responsabilizzando 3,7 milioni di contribuenti”. L'Associazione Contribuenti Italiani , per il conteggio, ha analizzato il parco delle auto blu utilizzate in qualunque modo dalla P.A., conteggiando sia quelle proprie che quelle in leasing, in noleggio operativo e noleggio lungo termine, presso lo Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Asl, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici, Societa' misto pubblico-private e Societa' per azioni a totale partecipazione pubblica. Nel 2009, in Italia, il parco delle auto blu in dotazione della pubblica amministrazione è cresciuto del 3,1% passando da 607.918 a 626.760 unità. Dopo la legge del 1991 che limitava l'uso esclusivo delle auto blu ai soli Ministri, Sottosegretari e ad alcuni Direttori generali, si sono sempre proposte regolamentazioni e tagli, mai effettuati. Nella classifica dei paesi che utilizzano le "auto blu" primeggia l'Italia con 626.760 seguita dagli USA con 72.000, Francia con 61.000, Regno Unito con 55.000, Germania con 54.000, Turchia con 51.000, Spagna con 42.000, Giappone, con 30.000, Grecia con 29.000 e Portogallo con 22.000. "Tagliare la spesa pubblica si può senza alcun danno per gli italiani. - Afferma Vittorio Carlomagno, presidente dell'Associazione Contribuenti Italiani. - Basta solo applicare le leggi vigenti anche alla casta. Gli amministratori pubblici, in Italia, hanno superato ogni limite Basterebbe pubblicare sul sito internet il nome degli utilizzatori e tassarli come fringe benefit per ridurre drasticamente il parco auto della pubblica amministrazione”.
di Associazione Contribuenti Italiani

lunedì 15 febbraio 2010

Prepensionamento per i dipendenti pubblici.

Anche nel 2010 i dipendenti pubblici possono usufruire del nuovo istituto dell'esonero dal servizio, introdotto dalla legge n. 133 del 2008. Possono chiedere di essere esonerati dal servizio i dipendenti pubblici nel corso del quinquennio precedente la data di maturazione dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni. La facolta' concessa al personale in servizio presso le Amministrazioni dello Stato, gli Enti pubblici non economici, le Agenzie fiscali, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, le Universita', gli Enti di ricerca, l'Istituto Poligrafico dello Stato, le Camere di Commercio, il CONI, CNEL, ENAC, CNIPA, gli Enti autonomi lirici, ecc. E' escluso il personale della scuola. La domanda di esonero, che è irrevocabile, deve essere presentata entro il 31 marzo di ciascun anno. Le amministrazioni, in base alle proprie esigenze funzionali, hanno facolta' di accogliere la richiesta dando precedenza al personale interessato da processi di riorganizzazione o appartenente a qualifiche per le quali è prevista una riduzione di organici. Durante il periodo di esonero al dipendente spetta un trattamento economico pari al 50% di quello goduto per competenze fisse ed accessorie al momento dell'esonero. Il trattamento viene elevato al 70% per coloro che svolgono attivita' di volontariato presso Onlus, associazioni di promozione sociale, ONG che operano nel campo dela cooperazione con i Paesi in via di sviluppo. Come precisa l'INPDAP in una recente nota, il periodo dell'esonero, ai fini del trattamento pensionistico e previdenziale, viene valutato come se il dipendente fosse rimasto in servizio: devono quindi essere versati in suo favore i contributi per la pensione, per il trattamento di fine servizio e, se il dipendente vi risultava iscritto, per le prestazioni creditizie e sociali dell'INPDAP e per l'assicurazione sociale vita. Ai fini pensionistici, in particolare, i contributi devono essere versati sulla retribuzione virtuale, calcolata per intero, corrispondente a quella spettante al lavoratore nell'ipotesi di permanenza in servizio. Va quindi preso in considerazione il trattamento fondamentale, di natura variabile, corrispondente alla retribuzione percepita all'atto dell'esonero, da rivalutare per effetto dei rinnovi contrattuali e dei miglioramenti retributivi intervenuti successivamente all'esonero, e il trattamento accessorio di cui il dipendente risultava titolare, calcolato pro quota, comprese le componenti legate alla produttivita' ed ai risultati, con esclusione di quelle direttamente legate alla prestazione lavorativa.

L’Italia: un paese che và a puttane!

La "Berlusconi&Bertolaso Spa" sputtana l'Italia: il sesso è oggi più che mai merce di scambio fra i puttanieri della nuova classe dirigente nostrana! Costa relativamente poco, specie se pagato con i soldi pubblici, e cementa carriere e affari. Il cadò sessuale lubrifica il sistema affaristico. Fanculo, per restare in tema, se poi rende incivile anche la protezione civile! Bene lo ha capito Diego Anemone - costruttore romano - che offrendo molto carinamente a Guido Bertolaso le prestazioni della brasiliana Monica e "le ripassatine di Francesca", in attesa della festa “megagalattica” al Centro benessere Salaria Sport Village con due o tre ragazze, mi raccomando, “di qualità”, si è procacciato appalti lucrosi. In altri stati i politici si dimettono per molto meno, qui da noi invece, non si staccano dalla poltrona neanche col piede di porco. Le donne si regalano come bustarelle in carne e ossa per entrare nel giro che conta e poi rimanervi saldamente incollati il più a lungo possibile: “Pronto... sono Guido, buongiorno. Sono atterrato in questo istante dagli Stati Uniti, se oggi pomeriggio, se Francesca potesse… io verrei volentieri… per una ripassata”! Ma possibile che sotto il Regno di Re Silvio, nell’Era dei Corona e delle Marrazzate, con il Grande Fratello delle intercettazioni telefoniche che nonostante tutto, nonostante questo governo, incombe erga-omnes, ci sia ancora “gente” in giro che cade in certe trappole? ”Gente civile che senza alcuna protezione" dice al telefonino di volersi “ripassare” una pur brava ed onesta professionista non appena possibile? Premesso che certe frequentazioni rappresentano un investimento tradizionale dall'esito sicuro che va a sostenere "il mestiere più antico del mondo” e che ci guardiamo bene dall’esecrare, stupisce molto di più il fatto che uomini potenti, ricchi, famosi e a volte pure piacenti, senza peripatetiche non ci possono proprio stare! I casi sono due: o le mignotte le passa il Governo per decreto legge e a noi non ce lo hanno mai fatto sapere, oppure c’è qualcosa che non funziona! Inutile riportare qui l’elenco di tutti i "Vip - Very Important Puttanieri" colti in flagranza di “meretricio” con le mani nelle braghe! Un fatto però è certo: “Oggi dietro un grande uomo c’è quasi sempre una grande zoccola”! Non è per fare i bacchettoni di un paese che ormai và a puttane - ognuno è libero di fare quel che vuole e di spendere liberamente i “propri” soldi - ma per il semplice fatto che "Uno-Qualunque" immagina questi “Grandi-Uomini” a fare "grandi-cose", "cose-utili” per il paese! E invece di volta in volta, come in un impietoso effetto domino, li vediamo cadere nello scandolo, scoperti a correre da una parte all’altra nella speranza di farsi una trombata o... di farsi trombare (de gustibus non disputandum est!). Ma possibile che i Vips non ne trovino di donne, maschi, trans e femminielli che gliela o glielo diano così… per affetto o per simpatia?

Stop alle promozioni nel pubblico impiego.











Stipendi bloccati, assunzioni bloccate, trasferimenti bloccati e adesso pure le carriere rischiano di fare la stessa fine: è il blocco totale della Pubblica Amministrazione! Un pachiderma giurassico fermo, immobile, statico, improduttivo, ma sempre costosissimo! Il tempo scorre, la tecnologia avanza e la pubblica amministrazione, affossata da Brunetta, si fossilizza! Ma è un fossile carissimo, che costa tanto in tasse e rende poco molto poco in termini di efficenza, di efficacia, di modernità e soprattutto di pubblica utilità! E' un lusso che una nazione moderna non può più permettersi, un brontosauro imbalzamato che serve poco il cittadino, quando addirittura non lo ostacola con i suoi cavilli, lacci e lacciuoli, ma che fa tanto comodo alla politica e alla burocrazia. Ma come dicevamo, una delle norme contenute nel pentolone della "Riforma Brunetta" vieterebbe, da oggi in poi, alle pubbliche amministrazioni italiane di promuovere i propri dipendenti "camera cameratis", ovvero senza bandire un pubblico concorso. Insomma concedere avanzamenti di carriera con accordi interni da oggi non sarebbe più possibile: la P.A. sarebbe obbligata ad aprire il concorso a tutti i cittadini italiani, con al massimo una riserva di posti disponibili per gli "interni". La norma sulle promozioni - come del resto tutta la "Riforma Brunetta" - non è certo una novità assoluta per il pubblico impiego. Il principio è già stato affermato nel 2002 dalla Corte Costituzionale, che in una sentenza ha dichiarato illegittimi i concorsi riservati ai soli interni. Ma allora, cosa cambierebbe Brunetta con la sua riforma? Per i dipendenti dei ministeri e dello Stato centrale non cambia proprio un bel niente, perché qui la prescrizione della Corte è una regola consolidata da anni. Per chi lavora nei comuni, nelle province, nelle regioni, invece, qualche effetto pratico potrebbe esserci. Il condizionale è d'obbligo, dacchè anche in queste amministrazioni il principio del concorso pubblico è stato talvolta aggirato, facendo valere un altro principio costituzionale: quello dell’autonomia degli enti locali. Insomma, i comuni hanno sempre fatto un pò come volevano, e lo stesso si può dire di province e regioni. Ora la legge Brunetta "dovrebbe" porre un vincolo più stretto per tutti, almeno in teoria. In pratica, invece, è sempre una questione di "voti" e con le regionali che bussano alla porta bisogna vedere quanti presidenti uscenti saranno capaci di dire "no" ai loro dipendenti che, è bene ricordarlo, restano un bacino naturale di preferenze elettorali. Comunque, da oggi, promuovere gli interni se contemporaneamente non si assume anche qualche esterno sarebbe vietato. E siccome di assunzioni e di concorsi in questi anni non se ne fanno quasi più, anche le promozioni di fatto sarebbero bloccate. Le promozioni di cui stiamo parlando sono le cosiddette “progressioni verticali”. Cioè quegli avanzamenti che fanno salire il dipendente a un grado e a un ruolo superiore. Non rientrano in questo discorso, invece, le “progressioni orizzontali”, quelle che non comportano un vero avanzamento di carriera ma solo uno scatto economico sullo stipendio. Negli ultimi tempi i salti verticali nel pubblico impiego sono stati pochissimi: nel 2008 non è stato promosso neanche un dipendente ogni cento. Invece i salti orizzontali (cioè gli aumenti di stipendio) sono ancora molto frequenti: nel 2008 ha ottenuto la progressione economica un dipendente su 15, nelle forze armate uno su 6 e nei vigili del fuoco addirittura uno su 4.

Guai a toccare gli amici degli amici!

Non è certo un mistero che Silvio Berlusconi abbia da tempo dichiarato guerra alla giustizia e alla libertà d’informazione. Chiunque indaghi su di lui e sui suoi amici, chiunque la pensi in maniera diversa è un criminale, carico d'odio, invidioso, comunista, vendicativo, giustizialista, anti-italiano, pessimista e quanto resta di peggio! Per tutta risposta la “sua” maggioranza ha deciso che fino al 28 marzo, data delle elezioni regionali, sui canali RAI i programmi di informazione e di approfondimento, come "Porta a Porta" e "AnnoZero" non andranno in onda per lasciare spazio alle tribune elettorali. Il motivo per cui è stata presa questa decisone è che, secondo i berluscones, la tv di Stato è di sinistra e dunque fornisce ai cittadini informazioni “faziose e deformate”. Probabilmente è vero che certi programmi sono “di parte” ma di tutte e due le parti, di destra e di sinistra! L'informazione italiana, che di certo non gode di buona salute, non pende solo a sinistra, ma pende e basta! Dunque stop all’intratteniment e via libera alle vecchie e monotone tribune politiche. Certo c'è una bella differenza tra questi due tipi di programmi. I primi sono solitamente di taglio politico, ma non solo: trattano di un tema specifico e chiamano a discuterne politici, giornalisti ed esperti dell'argomento, anche se lasciano a casa il più delle volte i diretti interessati. La tribuna politica, invece, è una vetrina per i candidati, dove si parla dei programmi che questi ultimi propongono agli elettori. Due tipologie del tutto diverse di programmi Tv. Berlusconi però ha dato il meglio di sé quando si è scagliato contro i magistrati che hanno osato indagare su Guido Bertolaso. Le accuse sono gravi e anche la figura fatta dal governo non è delle più belle. Ma quello che colpisce ancora una volta non sono le accuse a Bertolaso, quanto la reazione stizzita di Berlusconi, che ha dichiarato che quei Pm devono vergognarsi! Vergognatevi dunque voi pubblici ministeri che osate indagare sugli amici del premier, vergognatevi di combattere gli abusi e la corruzione, vergognatevi di fare il vostro dovere, di rispettare la legge e la costituzione italiana. Vergognatevi di stare dalla parte della Giustizia e dello Stato. Se foste uomini veri, come lo è Re Silvio, fareste l’esatto contrario! Bertolaso ormai da anni aveva instaurato un sistema di potere che si basava sulle gestione della protezione civile e delle emergenze senza controlli, verifiche ed accertamenti, ma a proprio uso e consumo! Su questo sta indagando la magistratura. Se dunque le accuse a Bertolaso verranno confermate penso che siano ben altri a doversi vergognare e non i pubblici ministeri. Ma non temete. Il parlamento ha mille risorse per mettere al riparo i suoi uomini peggiori.
di giustizia&libertà

venerdì 12 febbraio 2010

Richiesta di rimborso per i ritardi di Trenitalia.









Che fare per ottenere il rimborso per il ritardo dei treni? Il 13 dicembre 2009 sono entrate in vigore le nuove "Condizioni generali di trasporto delle persone" di Trenitalia.

Ritardi: ecco le novità.
In caso di arrivo in ritardo, per tutte le categorie di treni (esclusi quelli del trasporto regionale), è prevista un'indennità (in bonus o in denaro) pari:
al 25% dell'importo del biglietto per ritardi tra 60 e 119 minuti;
al 50% dell'importo per i ritardi superiori a 120 minuti.
Dopo 20 giorni dal viaggio, è possibile verificare il proprio diritto al bonus tramite biglietterie in stazione, agenzie di viaggio convenzionate, self-service, internet e call center. Entro dodici mesi dal viaggio, alle biglietterie o all'agenzia di viaggio dove è stato acquistato il biglietto si può chiedere:
1. il risarcimento in denaro;
2. il rilascio di un bonus (utilizzabile entro 12 mesi dalla data del viaggio);
3. l'emissione di un nuovo biglietto per un importo pari al bonus spettante.
Nel caso di abbonamenti, invece, è prevista un'indennità, in denaro o sotto forma di bonus utilizzabile entro 12 mesi dalla data di rilascio del bonus:
25% dell'importo dell'abbonamento acquistato nel mese di riferimento, in proporzione alla percentuale di treni che hanno registrato un ritardo compreso tra 60 e 119 minuti.
50% dell'importo dell'abbonamento in proporzione alla percentuale di treni che hanno registrato un ritardo pari o superiore a 120 minuti.
Non vengono riconosciute indennità di importo pari o inferiore a 4 €. Non è più previsto un indennizzo per il mancato funzionamento dell'impianto di climatizzazione.
Per quanto riguarda il trasporto regionale, in caso di arrivo in ritardo è prevista un'indennità pari:
al 25% del prezzo del biglietto in caso di ritardo compreso tra 60 e 119 minuti (tale indennità è riconosciuta per biglietti di importo pari almeno a 16 €);
al 50% del prezzo del biglietto in caso di ritardo pari o superiore a 120 minuti (tale indennità è riconosciuta per biglietti di importo pari almeno a 8 €).
La richiesta di indennità può essere inoltrata solo per biglietti in cui è indicata l'origine e la destinazione del viaggio (esclusi i biglietti acquistati on line e i biglietti a fasce chilometriche). La richiesta di indennità, reperibile presso le biglietterie e sul sito di Trenitalia (Modulo per la richiesta di indennità da ritardo) deve essere inoltrata, per posta, entro 30 giorni, alla Direzione Regionale di Trenitalia competente per la località di destinazione del viaggio, allegando il biglietto in originale obliterato alla partenza e all'arrivo. La Direzione Regionale invierà, entro un mese dal ricevimento della richiesta, un biglietto a fascia chilometrica o un modulo per il ritiro di denaro, nel caso in cui il viaggiatore abbia esplicitamente richiesto l'indennità in denaro. Non vengono riconosciute indennità di importo inferiore a 4 €.

giovedì 11 febbraio 2010

STOP all'approfondimento politico in TV. Il popolo di Santoro, Floris e Vespa è già in crisi d’astinenza!

Niente Ballarò, Porta a Porta, Annozero e trasmissioni simili all'approssimarsi delle elezioni. Addirittura per tutto il mese che precede le elezioni. Non potranno andare in onda. E' quanto ha deciso a maggioranza la Commissione di Vigilanza Rai che si è riunita in questi giorni per mettere a punto le regole sui programmi tv nel periodo della campagna elettorale. E' l'effetto del libera dato dalla Commissione al regolamento per l'applicazione della par condicio in tv in vista delle regionali del 28 e 29 marzo. Tra le novità più importanti contenute nel testo approvato dalla commissione, una norma che assimila alle regole della comunicazione politica nell'ultimo mese prima del voto anche le trasmissioni di approfondimento, passata con i voti del centrodestra e del relatore, il radicale Marco Beltrandi, e con la netta opposizione del Pd, che ha abbandonato i lavori."Quello che è accaduto - accusa il capogruppo del Pd in vigilanza, Fabrizio Morri - è molto grave: il centrodestra, complice Beltrandi, ha votato la soppressione delle trasmissioni di approfondimento giornalistico nell'ultimo mese di campagna elettorale: dunque 'Porta a Porta', 'Ballaro, 'Annozero' salteranno, cosa mai accaduta prima e che la legge non chiede, e per estensione due terzi del palinsesto di Raitre rischiano la cancellazione. La norma approvata, infatti, prevede che al posto di queste trasmissioni si facciano tribune elettorali, sottoposte alle regole rigide della ripartizione paritaria fra tutti i soggetti politici". Secondo Morri, questa novità apre anche un problema relativo alla tv commerciale: "dubito molto - sottolinea - che l'Autorità per le comunicazioni si senta di cancellare 'Matrix' o gli altri approfondimenti di Mediaset"."Le nuove disposizioni - replica Beltrandi - stabiliscono che i programmi di approfondimento possano scegliere: o devono ospitare nei loro spazi le tribune politiche, oppure possono andare in onda in orari e fasce diverse. Dipenderà da Vespa, da Floris, da Santoro, cioè dai responsabili delle trasmissioni. E in ogni caso, se decideranno di andare in onda in altre fasce orarie e si occuperanno di politica, dovranno adeguarsi alle disposizioni vigenti in materia di par condicio.

Indagato l'uomo dai "Super-poteri": G. Bertolaso! Nel bel paese il più pulito ha la rogna!

Terremoto nella Protezione civile! Angelo Balducci, ex vice capo della Protezione civile, incaricato dell'attuazione delle opere per il G8 alla Maddalena, è stato arrestato dai carabinieri del Ros nell'inchiesta svolta dalla magistratura di Firenze sugli interventi eseguiti alla Maddalena in vista del G8 dello scorso anno, poi spostato all'Aquila. Indagato per «corruzione» il capo del Dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso. In corso perquisizioni alla sede del Dipartimento della Protezione civile a Roma. Oltre a Balducci sarebbero state arrestate anche altre persone. Tutto sarebbe partito da un'intercettazione telefonica disposta nell'ambito di un'altra indagine della procura del capoluogo toscano, relativa alla trasformazione urbanistica dell'area di Castello a Firenze, che ha coinvolto tra gli altri Salvatore Ligresti e due ex assessori della vecchia giunta comunale. Per ospitare nel 2009 alla Maddalena il G8 dei Grandi sono stati spesi in meno di un anno (dal luglio del 2008 al maggio scorso) fondi pubblici per 327 milioni di euro: la somma è stata in gran parte utilizzata per ristrutturare l'ex Arsenale militare abbandonato da decenni e ridotto a discarica di amianto e idrocarburi. Gli interventi realizzati sono stati più volte oggetto di polemiche, ma sono stati «difesi» di recente da Bertolaso. Quei soldi non sono stati buttati, ha detto Bertolaso incontrando i giornalisti sull'isola: le strutture nate per ospitare i Grandi saranno l'occasione per il rilancio turistico, economico e anche occupazionale - ha spiegato - non solo della Maddalena, ma dell'intera Gallura. Alla Maddelena, ha spiegato il capo della Protezione Civile, è stata fatta «la più grande bonifica di sempre», che ha permesso di trasformare un luogo che era «una fogna»! Un vero autogol, dal momento che Bertolaso nel giro di pochi giorni è caduto dall'altare, che lo vedeva eletto da Berlusconi in persona a Ministro della Repubblica, finendo nella «fogna» dell'ennesimo scandalo all'italiana! «Sono un medico e quando mi chiamano perchè ci sono dei feriti - aveva spiegato Bertolaso - io cerco di salvare loro al vita e se è necessario passo anche con il rosso e vado contromano. Poi pagherò la multa». Una metafora che sembra essere la risposta all'avviso di garanzia - è indagato per corruzione - notificatogli oggi. Abbiamo più volte denunciato su queste pagine, ed in tempi non sospetti, lo strapotere della Protezione Civile e la grave anomalia dell'istituzione della "Protezione Civile Spa", che proprio martedì 9 gennaio ha avuto il via libera dal Senato con l'attribuzione di poteri speciali, senza controlli, senza una seria verifica sulle spese e sull'utilizzo dei fondi speciali. Ma il governo - invece di porre un freno a questo "delirio di onnipotenza" in dispregio del denaro pubblico, delle funzioni istituzionali della Protezione civile e delle vere emergenze, come quelle connesse ai rischi idrogeologici del messinese e dell'intero paese - ha pensato bene di avallare l'abuso del concetto di emergenza, tale da farvi rientrare qualsiasi tipo di evento.

mercoledì 10 febbraio 2010

"FAMIGLIA": la parola chiave che apre ancora tante porte!










Roma è ostaggio di “manifesto selvaggio” quotidianamente, da sempre, ma ancor più sotto elezioni. Campeggiano ovunque centinaia di faccioni, più o meno photoshoppati, e tra chi chiede voti per le regionali 2010 o più semplicemente di andare al cinema e al teatro, comprare l’auto nuova o un paio di... cioce, la confusione è tanta! Tutti sorridenti, ma non sempre tutti necessariamente bellissimi - qualcuno avrebbe fatto addirittura meglio ad “oscurarsi” se non per il suo bene, per quello del partito - ma tutti con un preciso intento: “vendere/vendersi”! E la signora Maria - pensionata di 85 anni che la mattina esce per andare a fare la spesa con i soldi contati nella borsetta, un po’ per paura di essere scippata, ma soprattutto per colpa di una pensione troppo magra - non sa se votare per Enrico Montesano, che pubblicizza il suo spettacolo al Sistina, o per Renata Polverini. Tanto il tema del cartellone pubblicitario è il medesimo: “la famiglia”! In giacca e camicia bianca, un sorriso appenna accennato, la frangetta da tinager e a lato la scritta in rosso, che strizza l'occhio a D'Alema e amici, “Con te. Sicuramente” seguita da quattro parole magiche: Lavoro, Salute, Famiglia e Futuro. Questi i temi e le quattro parole chiave della campagna di manifesti della candidata del Pdl alla Regione Lazio Renata Polverini. I nuovi manifesti riportano testualmente: 'Sicuramente la salute: eliminare gli sprechi, non gli ospedali', 'Sicuramente la famiglia: sostegno al reddito per i figli a carico e anziani', 'Sicuramente il lavoro: meno tasse per le imprese che assumono' e 'Sicuramente il futuro: il Lazio al primo posto per ricerca e innovazione'. Un tempo si diceva "scripta manent, verba volant", per significare che un conto è chiacchierare a vanvera, un altro mettere nero su bianco! Oggi, invece, tutto vola via non appena i seggi si chiudono e vengono assegnate le poltrone, soprattutto quando si tratta di promesse elettorali, soprattutto quando queste sono state scritte a caratteri cubitali sopra un manifesto gigante!

Annullata per "decreto" la sovranità popolare: oggi il via libera del governo alle centrali nucleari, bocciate dal referendum popolare del 1987.

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo che interviene su localizzazione, realizzazione ed esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, sistemi di stoccaggio del combustibile e dei rifiuti radioattivi. Il primo passo per la reintroduzione del nucleare in Italia è stato fatto. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legislativo sui criteri per la localizzazione dei siti nucleari. Lo si apprende da fonti di governo. I criteri dovranno rispondere a precisi requisiti ambientali e di sicurezza. Il decreto interviene sulla disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico. Quattro anni per arrivare alla costruzione della prima centrale nucleare e nel 2020 la produzione di energia elettro-nucleare! Ma le Regioni e i Comuni puntano i piedi: le popolazioni interessate, le centrali proprio non le vogliono! C'è, invece, chi - sottratto al giardinaggio per incarichi di governo - dimostra di possedere oltre ad un "pollice-verde", pure un "pollice-radioattivo": ''Io se potessi scegliere dove mettere una centrale, me la metterei nel giardino di casa, per un semplice motivo: che tutto il mondo dove è stata costruita una centrale nucleare, è cresciuta l'economia del territorio e c'è stata una grande salvaguardia dell'ambiente, perché non ci sono emissioni''! Ad affermarlo il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. ''Lo vediamo in Giappone - ha proseguito - ma lo vediamo in tante altre realtà del mondo. Recentemente in Francia a Flamalville il territorio è cresciuto, si è sviluppato economicamente, ci sono tanti giovani, perché il nucleare significa ricerca, significa quindi il futuro, significa università giovani e quindi crescita''. Sull'energia per Scajola è necessario ''avere un mix di fonti. Vogliamo diminuire il gas, il carbone e il gasolio; vogliamo aumentare - ha precisato - le rinnovabili, compreso l'idroelettrico, ma ci vuole qualcosa in più che dia stabilità, il nucleare. Io ritengo che sia giusto il controllo dei conti pubblici, ma ritengo che in questo momento in cui si avvicina la ripresa, sia necessario stimolare la crescita del paese'', dice ancora Scajola. Punti di vista. Per il governo il nucleare stimola la crescita, per noi che abbiamo detto "NO" alle centrali atomiche nel referendum del 1987, il nucleare stimola solo morte e distruzione! E poi... un paese che ha serie difficoltà a smaltire i propri rifiuti urbani, come potrebbe risolvere il problema dello smaltimento delle "scorie" radioattive? Siamo sicuri che il "giardino di casa Scajola" sia poi così capiente?

martedì 9 febbraio 2010

Addio ai fannulloni sui banchi di scuola.













Occhio alle assenze: dal prossimo anno scolastico anche alle superiori, se le ore trascorse fuori dalla classe saranno troppe, potranno costare una bocciatura! Con questa novità si taglieranno le gambe alle assenze ingiustificate e si responsabilizzeranno i ragazzi. Anche con le occupazioni gli studenti dovranno andarci piano: non potranno più bloccare le lezioni per settimane, a meno che non vogliano essere tutti bocciati. La novità scatterà con l’avvio della riforma che sarà varata a breve dal Consiglio dei ministri: le Camere si esprimeranno al rientro dalla pausa estiva, poi toccherà al governo. La mannaia era già scattata alle medie, nel 2004, ai tempi dell’ex ministro Letizia Moratti: niente frequenza dei tre quarti dell’orario annuale, niente promozione. Ora, con l’avvio della riforma dei licei e degli istituti tecnici e professionali voluta da Mariastella Gelmini, si completa il quadro: da settembre 2010, anche i fratellini più grandi, gli alunni delle superiori, dovranno maneggiare con cura il libretto delle assenze. Soprattutto i diciottenni, quelli che possono firmare da soli la giustificazione, dovranno evitare di farsi prendere la mano dalle mancate presenze in classe. Pena la bocciatura.È quanto prevede il regolamento sulla valutazione degli alunni varato negli scorsi mesi dal ministro, che sta trovando attuazione a poco a poco. Nelle disposizioni finali, infatti, si legge che con l’avvio della riforma delle superiori (il cui varo definitivo è atteso a breve in Consiglio dei ministri) scatterà una norma deterrente per i furbetti delle assenze, quelli che “bigiano” quando in classe c’è odore di interrogazione o il giorno del compito in classe più temuto. Addio fannulloni, insomma. Con la nuova regola, ad esempio, un alunno di quarta ginnasio, che, con la riforma, avrà un orario complessivo di 891 ore, dovrà essere in classe per almeno 668 ore o il suo anno scolastico non sarà considerato valido. Dunque non potrà nemmeno accedere agli scrutini. Solo in casi eccezionali e certificati (ad esempio una lunga assenza per malattia) si potrà derogare. In questo caso saranno le scuole a valutare la possibilità di ammettere gli alunni interessati agli scrutini. Per gli assenteisti incalliti e ingiustificati, invece, non ci sarà scampo! Il restyling delle superiori prevede una stretta sugli indirizzi nei licei che saranno 5 in tutto: classico, scientifico, musicale-coreutico (new entry), linguistico, delle scienze umane (l’altra novità). Anche nei tecnici ci saranno novità con due ambiti di studio (economico e tecnologico) suddivisi in tutto in 11 indirizzi e meno ore da passare tra i banchi, ma più laboratori. Anche nei professionali saranno snellite le opzioni di studio e rafforzate le materie di indirizzo. Quanto alle lingue, anche qui ci saranno novità: nei licei, anche al classico, inglese si farà per tutti e cinque gli anni. Allo scientifico, invece, sparisce il latino nell’indirizzo tecnologico.

lunedì 8 febbraio 2010

La crisi del modello americano sospesa... "Tra le nuvole"!

“Tra le nuvole” - il film di Janos Reitman interpretato da George Clooney - è il luogo dove preferisce stare Ryan, che per lavoro è ben felice di trascorrere la maggior parte del suo tempo in aereo. Ma di cosa si occupa il nostro eroe? In pratica viene "noleggiato" dalle aziende per licenziare i dipendenti in esubero. Tutto potrebbe però cambiare con l'ingresso in azienda della giovane Nathalie, che convince il capo di Ryan a provare un nuovo metodo di lavoro: licenziare le persone via internet, risparmiando il prezzo dei viaggi da un capo all'altro del paese. Ryan cerca di dissuadere Nathalie da quest'idea e intanto incontra un'affascinante donna in carriera, cinica e amante delle trasferte come lui...
Circolano diverse opinioni sul film. C’è chi lo dice molto notevole perché mette il dito sulla crisi economica che abbiamo e stiamo attraversando e la conseguente piaga dei licenziamenti a oltranza, senza dimostrare molta pietà per le grandi aziende e i loro comportamenti. C’è chi lo dice fasullo perché, strada facendo, rientra nel solito sentimentalismo della nostalgia di un nido famigliare come unico rifugio in una società senza cuore. Due intoppi si parano sul cammino del protagonista, entrambi al femminile: una collega da addestrare, che sembra molto più cinica di lui ed è invece molto più fragile, e una donna della sua stessa specie e di cui però finisce per innamorarsi. In mezzo, c’è il ritorno a casa per il matrimonio di una sorella, in un brano di cinema mieloso e stucchevole che ricorda quelli della Hollywood di tanti anni fa, con lo scapestrato che riscopre il valore della sedentarietà e degli affetti sicuri. Alla fine i rimedi alla crisi, alla comune malvagità di un sistema che travolge i più deboli e premia i più mascalzoni sono proprio gli affetti famigliari, unico e vero rifugio! E’ certamente così! Ma anche la famiglia sembra, oggi, aver perduto la sua proprietà di rifugio, nella mutazione economica e nella crisi di un intero sistema di valori, travolto dal mercato e dai suoi tanti e vari pubblicitari occulti o palesi. E’ probabilmente una crisi irrimediabile, quella del vecchio modello di famiglia. Ed è per questo che l’umanità cerca, ricchi e poveri, di inventare "soluzioni" affettive e collaborative diverse da quella della famiglia tradizionale cui siamo stati educati. Il tipo di crisi economica o, più semplicemente, l’eterna logica capitalistica di cui il film mostra gli effetti sui singoli, travolge la famiglia, e la nuova povertà disgrega, e poche coppie sanno sopravviverle. Le più fragili di tutte sono quelle che hanno creduto nelle balle che gli sono state raccontate. La solitudine non appartiene soltanto a chi non ha voluto metter su casa e ha voluto divertirsi altrimenti, e il rifugio famigliare dalla solitudine può essere una prigione nella prigione, o un elemento di solitudine in più, se intorno il contesto non è sano. Un contesto anzitutto economico… Avremmo apprezzato di più Tra le nuvole se fosse finito in un altro modo, ma questo avrebbe reso difficile il suo successo commerciale: con l’allieva di Ryan che deve comunicare a Ryan stesso che lui è stato licenziato. Eppure Tra le nuvole un pregio ce l’ha, ed è quello di ricordarci che cos’è “l’America”, le sue basi economiche e il modello culturale che hanno imposto al mondo, costringendo la parte rimasta refrattaria a speculari abiezioni. Tra le nuvole mette a nudo uno dei mali più perniciosi della società contemporanea: la perdita di un postodi lavoro e la disperazione che ne consegue. Una disperazione con la quale Ryan ha a che fare tutti i giorni e alla quale sembra essere ormai impermeabile, al riparo da qualsiasi commozione e coinvolgimento grazie al suo astuto cinismo che ne fa un affabulatore in grado di fronteggiare qualsiasi reazione, dalla violenza fisica alla minaccia del suicidio. Questo il modello americano che qualcuno vuole importare anche qui da noi? Bisogna cominciare a preoccuparsi? Lasciamo perdere i nostri politici, ma dobbiamo essere pessimisti anche su Obama? Le banche prevarranno, lo metteranno da parte e dovrà piegarsi sempre di più ai voleri del Dio-Denaro?

Fiat: una cosa è certa, i soldi non li hanno presi gli operai!













Botta e risposta tra il leader del Lingotto e il governo. "Con me Fiat non ha mai preso soldi dallo stato", ha dichiarato Cordero di Montezemolo. "Una barzelletta", ha chiosato il ministro per la Semplificazione legislativa, Calderoli. Ad una domanda sui continui riferimenti agli aiuti che negli anni Fiat ha avuto dallo Stato Montezemolo risponde: "Da quando sono alla Fiat non abbiamo ricevuto un euro dallo Stato"! "Cosa??? Se è una barzelletta la dichiarazione di Montezemolo per cui la Fiat, da quando c’è lui, non ha ricevuto un euro dallo Stato, allora la barzelletta non fa proprio ridere. Se invece Montezemolo non scherza e parla sul serio allora la faccenda assume contorni 'sanitari'... Non mi attendevo, sicuramente, della riconoscenza, ma la negazione dell’evidenza mi porterà ad assumere, a titolo personale, un atteggiamento completamente diverso e intransigente rispetto ad un’azienda, quale la Fiat, che i nostri padri consideravano un’azienda di Stato proprio per via degli interventi statali che ha ricevuto nel corso degli anni", ha sottolieato polemicamente il senatore Roberto Calderoli, Ministro per la Semplificazione.

sabato 6 febbraio 2010

Berlusconi: "Stiamo meglio di tutti". Ma parla per te!

"Abbiamo abbassato le tasse" sottolinea il presidente del Consiglio. Non solo. "Il rilancio del nucleare e di tutte le fonti alternative - dice il premier - farà sì che le bollette siano più leggere per gli italiani e per le imprese". Berlusconi torna poi a rivendicare i meriti dell'operato dell'esecutivo sebbene la congiuntura non sia stata favorevole. "Nonostante la crisi l'Italia c'è e c'è un governo che ha lavorato bene per gli italiani. Credo che stiamo affrontando bene questa crisi economica". Il premier ci tiene a rimarcare la differenza con il resto del Vecchio Continente. ''In Europa ci sono Paesi in situazioni abbastanza preoccupanti, noi invece ce la stiamo cavando meglio di tutti gli altri''. Quindi le regionali. "Gli ultimi sondaggi danno la nostra coalizione quasi al doppio del centrosinistra'' fa sapere il Cavaliere. In particolare, "non voglio dare cifre certe, ma Formigoni in Lombardia è dato oltre il 60%. Questo significa che la vittoria per lui, anzi la vittoria per tutti noi è certa in questa regione''. Ma allora perchè andare a votare? Il presidente del Consiglio dice poi di essere rimasto a Roma, perché ''impegnatissimo. Oggi ho vari incontri internazionali. Ma la verita è che sono rimasto qui per tenere sotto controllo e buoni tutti i produttori di ghiaccio della burocrazia romana...''. Ma allora perchè non mandare Brunetta a fare il sindaco di Venezia per "direttissima"? Non poteva, poi, mancare un pensiero agli 'avversari': "Ci vuole un pò di autoironia. A differenza dei nostri avversari che sono sempre arrabbiati, Io non so come facciano a vivere così. Si sfogano buttandomi addosso di tutto e di più, ma tanto ormai io sono immunizzato". Peccato, però, che il "suo" ministro della salute abbia acquistato milioni di inutili dosi per il vaccino influenzale, mandate al macero, e non abbia invece provveduto ad immunizzare con il "vaccino dell'ottimismo berlusconiano" operai, impiegati, pensionati, precari, cassaintegrati e disoccupati! Per quanto riguarda poi le tasse... sì sono diminuite, ma solo per chi le evade!

venerdì 5 febbraio 2010

Fanulloni più forti di Brunetta: restano privilegi, sprechi e favoritismi di sempre!

Il Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta ci ha parecchio abituato ai suoi interventi tanto folcloristici, da cabarettista consumato, ma davvero poco utili allo snellimento della macchina burocratica e alla riduzione dei costi eccessivi della Pubblica Amministrazione! Si è ritagliato un suo proprio ed esclusivo spazio nel grande circo mediatico italiano in cui è solito piruettare come fautore della battaglia agli sprechi e alle inefficienze della pubblica amministrazione ed in cui ama sventolare i "presunti risultati positivi" raggiunti in termini di riduzione dell’assenteismo e di miglioramento della produttività nei suoi due anni di governo. Peccato, però, che quando la faccenda si fa seria, governo e maggioranza “anti-fannulloni” non riescano o non vogliano dire no!
NUOVE NORME. E’ il caso dell’articolo 6 del “collegato alla Finanziaria”, approvato in questi giorni alla Camera. Oggetto della norma sono gli adempimenti formali che la pubblica amministrazione deve fare quando si instaura un qualsiasi rapporto di lavoro. Secondo le norme attualmente in vigore (e rivolte sia ai datori di lavoro privato che agli enti pubblici economici che alle pubbliche amministrazioni), il datore di lavoro già cinque giorni prima dell’assunzione deve, attraverso la consegna della copia del contratto individuale di lavoro, dare comunicazione al dipendente assunto dell’instaurazione del rapporto di lavoro e deve, inoltre, comunicare “al servizio competente nel cui ambito territoriale è ubicata la sede di lavoro”, sempre con l’anticipo di cinque giorni ogni assunzione, proroga, trasformazione e cessazione di un qualsiasi rapporto di lavoro.
MENO RIGORE COL SETTORE PUBBLICO. Col nuovo provvedimento approvato alla Camera (passerà poi al Senato in quarta lettura), si stabilisce che il limite temporale per tutti questi adempimenti slitta al ventesimo giorno del mese successivo all'assunzione, alla proroga, alla trasformazione o alla cessazione del rapporto di lavoro. Ma - udite, udite - solo per la pubblica amministrazione. Per i privati e gli enti pubblici economici i tempi per inviare i dati (spesso si tratta di procedure telematiche) rimarranno gli stessi. Insomma se gli uffici pubblici, come i Ministeri, non riescono, a differenza del settore privato, ad inviare informazioni celermente, si provvede, non a sanzionarli, come vorrebbe la cosiddetta “riforma Brunetta”, bensì semplicemente a favorire i dirigenti che non riescono a far sì che i loro uffici lavorino in maniera efficiente, salvaguardandoli dalle sanzioni e costringendo, tra l’altro, ad una condizione di insicurezza e incertezza il lavoratore assunto nel settore pubblico.
A DIFFERENZA DEGLI SLOGAN. Nella legge 15 , la Riforma Brunetta (“Delega al Governo finalizzata all’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni”), approvata nel marzo 2009, vengono messi nero su bianco, allo scopo di “potenziare il livello di efficienza degli uffici pubblici contrastando i fenomeni di scarsa produttività e assenteismo”, degli obiettivi che la maggioranza di governo oggi disattende, nel silenzio dello stesso Brunetta: “Valorizzazione del merito e conseguente riconoscimento di meccanismi premiali per i singoli dipendenti sulla base dei risultati conseguiti dalle relative strutture amministrativa”, “assicurare elevati standard qualitativi ed economici dell’intero procedimento di produzione del servizio reso all’utenza tramite la valorizzazione del risultato ottenuto dalle singole strutture”, “introdurre metodi di incentivazione della produttività e della qualità della prestazione lavorativa”. Ma - vien da chiedersi - cosa c’entrano le norme di oggi con la “valutazione del personale e delle strutture”, con gli incentivi al “merito e alla premialità”, e con le pesanti “sanzioni disciplinari” di cui parla la legge 15 e continuamente sbandierate ai quattro venti da Brunetta?
TRASPARENZA A META’. Se non dovesse esprimersi apertamente contro questo provvedimento, per il Ministro sarebbe come arrendersi alle inefficienze alle quali ha dichiarato guerra. E sarebbe grave, in virtù del fatto che già sul tetto ai manager pubblici era arrivato pochi mesi fa un ulteriore dietrofront della maggioranza. Mentre da una parte, infatti, con la riforma Brunetta ci si preoccupa di “assicurare la totale accessibilità dai dati relativi ai servizi resi dalla pubblicazione tramite la pubblicità e la trasparenza degli indicatori e delle valutazioni operate dalla pubblica amministrazione” (anche attraverso internet), dall’altra si provvede a far sì che i manager pubblici continuino a guadagnare cifre esorbitanti.
NO AL TETTO AGLI STIPENDI. Il governo Prodi, con la legge finanziaria 2008, ad esempio, aveva deciso di imporre un “tetto massimo” agli stipendi dei manager pubblici. Il tetto era di circa 300.000 euro all’anno. Naturalmente fatta la legge andava fatto il successivo regolamento. Senonchè, messa a punto, a febbraio 2008, la prima circolare ci ha pensato la crisi di governo a bloccare l’iter. Con l’insediamento del nuovo governo, poi, si è deciso di non dar seguito a quella scelta ed affossare il disegno. Approvato un primo provvedimento di proroga dei termini per l’approvazione del regolamento, con una successiva legge si sono apportate modifiche che di fatto, fanno saltare il tetto. La finanziaria Prodi includeva negli elementi da considerare per costituire il tetto, anche lo stipendio o la pensione. Invece Brunetta ha deciso che pensione e stipendi non costituiscono voci valide ai fini del raggiungimento del tetto, ma che sia rilevante solo ed esclusivamente tutto ciò che va oltre stipendio o pensione.
300.000 SON POCHI. Precisamente col governo Prodi si era deciso che il tetto omnicomprensivo di chiunque riceva dalle finanze pubbliche emolumenti o retribuzioni non avrebbe dovuto superare quello del Primo Presidente della Corte di Cassazione e che non potessero essere computate in modo cumulativo le somme comunque erogate dall’interessato a carico del medesimo o di più organismi, anche nel caso di pluralità di incarichi da uno stesso organismo conferiti nel corso dell’anno. Nell’agosto del 2008 si è, invece, provveduto a sancire (con la legge 129) “l’esclusione, dal computo che concorre alla definizione del limite, della retribuzione percepita dal dipendente pubblico presso l’amministrazione di appartenenza nonchè del trattamento di pensione”.
PIOGGIA DI MILIONI PUBBLICI. Insomma, se Brunetta ripete orgogliosamente che di qui a poco per tutti i cittadini sul web saranno accuratamente messi in bella mostra tutti i compensi dei manager pubblici, lasciando intendere una politica rigorosa anche su quel versante, non si comprende come mai finora non si sia mai minimamente opposto alle norme che hanno consentito ai Presidenti di Finmeccanica, Eni, Enel, e agli amministratori delegati di Ferrovie, Cassa Depositi e Prestiti, Eni ed Enel, nel 2009, di continuare ad incassare cifre (comprensive di arretrati) che vanno dai circa 700.000 ai 5.000.000 di euro: gli show televisivi vanno in una direzione, i provvedimenti approvati in un’altra.
di Donato De Sena

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