venerdì 30 gennaio 2009
giovedì 29 gennaio 2009
Irregolarità dei prezzi in supermercati, bar e ristoranti.

Aumentano le chiamate dei consumatori al numero 117 della Guardia di Finanza che denunciavano "presunte irregolarità", tanto per usare un eufemismo, ma sarebbe più corretto parlare di vere e proprie "truffe", in materia di prezzi. Le categorie più segnalate sono i supermercati, ma anche bar e ristoranti, che non rispetterebbero la normativa in base al quale ''ogni prodotto direttamente esposto in vista al pubblico, ovunque collocato, deve indicare in modo chiaro e ben leggibile il prezzo di vendita al pubblico, mediante l'uso di un cartello o con altre modalità idonee allo scopo''. Le irregolarità più frequenti riguardano l'esposizione corretta del cartellino, ma è stato addirittura accertato che molto spesso i prezzi battuti alla cassa risultano superiori ai prezzi esposti al pubblico. Uno strano “vizietto” che come al solita mette le mani nelle tasche dei consumatori!
IL NUMERO DI PUBBBLICA UTILITA’ 117.
Il "117" è un numero gratuito di pubblica utilità, operante 24 ore su 24, realizzato con lo scopo di instaurare un rapporto diretto tra la Guardia di Finanza e i cittadini. E’ stato istituito nel 1996, anche al fine di corrispondere alle diversificate istanze di tutela espresse con sempre maggior vigore dalla collettività, nonché all’esigenza di migliorare i rapporti fra contribuente e fisco. Con il "117" si entra in contatto con le "sale operative" presenti in tutte le province del territorio nazionale, per chiedere l’intervento di una pattuglia ovvero per ottenere notizie e informazioni sui servizi del Corpo. Per le violazioni amministrative, quali il mancato rilascio dello scontrino o della ricevuta fiscale, si potrà procedere alla immediata verbalizzazione dell'illecito soltanto aspettando la pattuglia sul posto. In caso contrario, verranno acquisite tutte le informazioni necessarie e il segnalante sarà invitato a presentarsi presso il Reparto del Corpo più vicino per la necessaria formalizzazione.
Al "117" possono, comunque, essere effettuate segnalazioni relative a tutti i settori di competenza operativa della Guardia di Finanza quali, ad esempio: - stupefacenti;- contraffazione di prodotti o monete e banconote;- violazioni doganali;- accise (ex imposte di fabbricazione);- frodi comunitarie.
ALLE SEGNALAZIONI ANONIME NON VIENE DATO SEGUITO. Pertanto, condizione imprescindibile è che il segnalante fornisca i propri dati anagrafici. Tutti i dati sono trattati nel rispetto della normativa sulla Privacy. Il Corpo, nel corso del 2008, ha predisposto 240.455 pattuglie, che hanno operato ventiquattro ore al giorno su tutto il territorio nazionale, sotto la direzione delle Sale Operative istituite a livello provinciale, le quali fungono da vere e proprie centrali di coordinamento del servizio. Le segnalazioni, oltre al numero "117", potranno essere consegnate direttamente a qualsiasi Reparto del Corpo della Guardia di Finanza utilizzando il modulo allegato.
mercoledì 28 gennaio 2009
La Cgil c'è!
La Cigl Funzione Pubblica comunica di avere indetto il REFERENDUM, che si terrà nei giorni 9 e 10 febbraio, con possibile anticipo al 6 febbraio, per la valutazione dell’intesa raggiunta all’Aran in data 12 novembre u.s., relativa al rinnovo del CCNL 2008/09.La Cgil ha, inoltre, inviato al governo, ai gruppi parlamentari di maggioranza e di minoranza, ai partiti, la richiesta di intervenire contro il decreto Brunetta inserito nella manovra, per «porre rimedio ad una scelta iniqua e gravemente lesiva della salute dei pubblici dipendenti». In particolare la Cgil denuncia un «aspetto particolarmente grave della legge», su cui ha annunciato di aver già raccolto in pochi giorni 50.000 firme: «In base alla normativa - fanno sapere da Corso Italia - i lavoratori nel pubblico impiego non potranno sottoporsi a visite periodiche preventive, se non con danno economico». L'articolo 71 della legge, infatti, introduce norme che colpiscono la malattia dei pubblici dipendenti, norme che sono ribadite e, se possibile, estese nella loro applicazione dalle circolari interpretative emanate dalla presidenza del Consiglio, dipartimento della Funzione pubblica. Secondo il sindacato «le donne del pubblico impiego in gravidanza non potranno tutelare se stesse e il loro bambino, se non perdendo soldi, e spesso dovranno rinunciare con tutte le conseguenze che possono esserci per la loro salute e quella del bambino. Oltre ad essere una norma iniqua, è una scelta miope perché la mancanza di prevenzione avrà costi altissimi per la comunità».
martedì 27 gennaio 2009
Età pensionabile uguale per uomini e donne!
A seguito della sentenza della Corte di giustizia europea che lo scorso 13 novembre aveva dichiarato inadempiente l'Italia rispetto al mancato adeguamento dell'età pensionabile di vecchiaia tra uomini e donne nel pubblico impiego (attualmente fissata, rispettivamente, a 65 e 60 anni),il ministro brunetta ha immediatamente costituito la Commissione di studio sulla parificazione dell'età pensionabile. Queste le cinque soluzioni prospettate da Palazzo Vidoni:
1. Elevare in via «obbligatoria» e non più facoltativa, nel settore pubblico, l'età della pensione di vecchiaia delle donne a 65 anni.
2. Estendere anche agli uomini la facoltà di accesso a 60 anni, fermo restando il limite legale a 65 anni.
3. Fissare per entrambi i sessi il requisito di età per l'accesso facoltativo alla pensione di vecchiaia ad un'età intermedia tra i 60 e i 65 anni.
4. Attuare una revisione dell'intero sistema pensionistico pubblico, rendendo applicabile ai dipendenti pubblici il regime previdenziale dell'Inps.
5. Parificare e fissare "a regime", per entrambi i sessi, i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia nell'arco flessibile dei 62-67 anni.
Si tratta, spiega una nota del ministero della Funzione Pubblica, di «proposte da sottoporre al governo per la scelta più idonea per il nostro ordinamento. A tal fine la commissione sta verificando le conseguenze previdenziali, economiche e sociali di ciascuna delle possibili soluzioni». In ogni caso, viene indicata una gradualità dell'intervento. La delineazione delle ipotesi di possibile azione, si legge nella relazione, «deve comprendere anche l'ideazione di un periodo transitorio di messa a regime delle norme, durante il quale i requisiti di età per il pensionamento di vecchiaia vengano elevati a gradini (ad esempio: un anno ogni due anni, o simili)».
Un'altra soluzione che sottoponiamo allo “zelo” di mister br e dei suoi più capaci collaboratori, per giustizia sociale e non sessuale, considerando che Obama ha poco più di 40 anni, Berlusconi 73, Napolitano 84 e Andreotti ha appena festeggiato i 90, è quella numero sei:
6. Mandare tutti i parlamentari - uomini e donne - a casa dopo la prima legislatura e senza vitalizio!
5. Parificare e fissare "a regime", per entrambi i sessi, i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia nell'arco flessibile dei 62-67 anni.
Si tratta, spiega una nota del ministero della Funzione Pubblica, di «proposte da sottoporre al governo per la scelta più idonea per il nostro ordinamento. A tal fine la commissione sta verificando le conseguenze previdenziali, economiche e sociali di ciascuna delle possibili soluzioni». In ogni caso, viene indicata una gradualità dell'intervento. La delineazione delle ipotesi di possibile azione, si legge nella relazione, «deve comprendere anche l'ideazione di un periodo transitorio di messa a regime delle norme, durante il quale i requisiti di età per il pensionamento di vecchiaia vengano elevati a gradini (ad esempio: un anno ogni due anni, o simili)».
Un'altra soluzione che sottoponiamo allo “zelo” di mister br e dei suoi più capaci collaboratori, per giustizia sociale e non sessuale, considerando che Obama ha poco più di 40 anni, Berlusconi 73, Napolitano 84 e Andreotti ha appena festeggiato i 90, è quella numero sei:
6. Mandare tutti i parlamentari - uomini e donne - a casa dopo la prima legislatura e senza vitalizio!
Se poi ci aggiungiamo anche una settima soluzione, che abbatta il livello vergognoso di stipendi e pensioni di onorevoli, senatori e dirigenti pubblici, di certo la necessità di far lavorare fino a 70 anni i comuni mortali...... decade da sola!
MA INTANTO LORO......
Irene Pivetti, nel 2013, a 50 anni, dopo 9 anni a Montecitorio inizierà a percepire una pensione di 6.203 euro mensili.
Giuseppe Gambale, entrato ragazzino nel 92', è andato in pensione nel 2006 a 42 anni con 8.455 euro lordi al mese.
Giovanni Valcavi, banchiere varesino, è rimasto al Senato 68 giorni (dovette poi dimettersi per incompatibilità) ma ogni mese, dal 23 aprile del 1992 , porta a casa una pensione attualmente di 3.108 euro. Dall'autunno del 2000 incassa ogni mese il vitalizio senatoriale (sia pure ridotto per reversibilità) la vedova di un uomo che non mise mai piede al Senato: Arturo Guatelli, che subentrò a camere già sciolte al senatore Morlino (morto per infarto).
Vi sono 4 ex parlamentari radicali ( Angelo Pezzana, Piero Graveri, Luca Boneschi e René Andreani), che percepiscono una pensione di 1.733 euro netti al mese per essere stati al Parlamento un solo giorno. Si sono infatti dimessi lo stesso giorno in cui sono stati proclamati eletti.
Toni Negri, leader di Potere operaio, nel 1983 era detenuto per associazione sovversiva e insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Pannella lo inserì nelle liste radicali facendolo eleggere in Parlamento, dove mise piede alla Camera solo per sbrigare le pratiche connesse al suo insediamento. Dopo 64 giorni e 9 sedute, temendo di finire di nuovo in gattabuia, si diede alla latitanza in Francia senza mai più farsi vedere a Montecitorio. Ciononostante, dal 1993 (compiuti 60 anni) riscuote ogni mese la pensione parlamentare, oggi di 3.108 euro.
Altri parlamentari con meno di 60 anni si sono aggiunti con l’interruzione dell’ultima legislatura: Antonio Martusciello, Fi, , 46 anni, dal 1° maggio 2008, intasca 7.959 euro lordi al mese di vitalizio. Lo stesso avviene per Rino Piscitello, Pd, 47 anni e mezzo e pure lui ha 4 mandati. Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), 49 anni, deputato dal 1992, 16 anni di mandato effettivo, vitalizio di 8.836 euro lordi al mese. Enrico Boselli (Sdi), 51 anni, 4 mandati e 7.958 al mese. Come Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, 52 anni.
Giuseppe Gambale, entrato ragazzino nel 92', è andato in pensione nel 2006 a 42 anni con 8.455 euro lordi al mese.
Giovanni Valcavi, banchiere varesino, è rimasto al Senato 68 giorni (dovette poi dimettersi per incompatibilità) ma ogni mese, dal 23 aprile del 1992 , porta a casa una pensione attualmente di 3.108 euro. Dall'autunno del 2000 incassa ogni mese il vitalizio senatoriale (sia pure ridotto per reversibilità) la vedova di un uomo che non mise mai piede al Senato: Arturo Guatelli, che subentrò a camere già sciolte al senatore Morlino (morto per infarto).
Vi sono 4 ex parlamentari radicali ( Angelo Pezzana, Piero Graveri, Luca Boneschi e René Andreani), che percepiscono una pensione di 1.733 euro netti al mese per essere stati al Parlamento un solo giorno. Si sono infatti dimessi lo stesso giorno in cui sono stati proclamati eletti.
Toni Negri, leader di Potere operaio, nel 1983 era detenuto per associazione sovversiva e insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Pannella lo inserì nelle liste radicali facendolo eleggere in Parlamento, dove mise piede alla Camera solo per sbrigare le pratiche connesse al suo insediamento. Dopo 64 giorni e 9 sedute, temendo di finire di nuovo in gattabuia, si diede alla latitanza in Francia senza mai più farsi vedere a Montecitorio. Ciononostante, dal 1993 (compiuti 60 anni) riscuote ogni mese la pensione parlamentare, oggi di 3.108 euro.
Altri parlamentari con meno di 60 anni si sono aggiunti con l’interruzione dell’ultima legislatura: Antonio Martusciello, Fi, , 46 anni, dal 1° maggio 2008, intasca 7.959 euro lordi al mese di vitalizio. Lo stesso avviene per Rino Piscitello, Pd, 47 anni e mezzo e pure lui ha 4 mandati. Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), 49 anni, deputato dal 1992, 16 anni di mandato effettivo, vitalizio di 8.836 euro lordi al mese. Enrico Boselli (Sdi), 51 anni, 4 mandati e 7.958 al mese. Come Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, 52 anni.
Ricevono 6.203 euro al mese: Mauro Fabris (Udeur) e Franco Giordano (Prc) entrambi 50 anni, Stefano Boco (Verdi), 52 anni, Carlo Leoni (SD), 53 anni, Gloria Buffo (SD) 54 anni, Marco Fumagalli (SD), Maurizio Ronconi (Udc), 55 anni, Dario Rivolta (FI) 55 anni, Salvatore Buglio (RnP), 57 anni, Tana de Zulueta (Verdi), 57 anni, Mauro del Bue (Psi), 57 anni, Francesco Monaco (Pd), 57 anni. Hanno un mensile di 3.636 euro: Dario Galli (Lega), 57 anni, Giannicola Sinisi (Pd), 51 anni, Natale D’Amico (Dini), 52 anni, Roberto Barbieri (Psi), 55 anni, Roberto Manzione (Consumatori), Gianni Nieddu (Pd), 56 anni . Percepiscono 7.959 euro al mese Ettore Peretti (Udc), 50 anni, Ramon Mantovani (Prc), 53 anni, Enrico Nan (FI), 55 anni, Fulvia Bandoli (SD), 56 anni. Pietro Folena (Prc), 50 anni, 8.836 euro. Incassano 8.164 euro al mese Franco Danieli (PD), 52 anni, Stefano Morselli (La Destra), 54 anni, Euprepio Curto (An), 56 anni, Aniello Palumbo (Pd), 56 anni, Tiziana Valpiana (Prc), 57 anni.
Ancora, tra i “giovani” pensionati del Parlamento, ritroviamo Marco Taradash, 57 anni, ex deputato di Forza Italia, un tempo radicale, e Alfonso Gianni, 58 anni, 15 di anzianità parlamentare, di Rifondazione , Valerio Calzolaio (Pd), e Vittorio Sgarbi, 55 anni, con 8.455 euro al mese.
Ci sono anche sotto i sessant’anni, l’ex magistrato di «Mani pulite» Tiziana Parenti, Maura Cossutta, figlia del fondatore dei Comunisti italiani Armando; e Annamaria Donati, Verde della prima ora, Peppino Calderisi, storico combattente contro il finanziamento dei partiti quando era seguace di Marco Pannella, ora in Forza Italia e Nando Dalla Chiesa, 58, Pd. Ci sono gli ex senatori Edo Ronchi (Pd), 58 anni, e Willer Bordon, 59 anni: entrambi avranno (riscatti permettendo) il massimo del vitalizio senatoriale: 9.604 euro.
Ancora, tra i “giovani” pensionati del Parlamento, ritroviamo Marco Taradash, 57 anni, ex deputato di Forza Italia, un tempo radicale, e Alfonso Gianni, 58 anni, 15 di anzianità parlamentare, di Rifondazione , Valerio Calzolaio (Pd), e Vittorio Sgarbi, 55 anni, con 8.455 euro al mese.
Ci sono anche sotto i sessant’anni, l’ex magistrato di «Mani pulite» Tiziana Parenti, Maura Cossutta, figlia del fondatore dei Comunisti italiani Armando; e Annamaria Donati, Verde della prima ora, Peppino Calderisi, storico combattente contro il finanziamento dei partiti quando era seguace di Marco Pannella, ora in Forza Italia e Nando Dalla Chiesa, 58, Pd. Ci sono gli ex senatori Edo Ronchi (Pd), 58 anni, e Willer Bordon, 59 anni: entrambi avranno (riscatti permettendo) il massimo del vitalizio senatoriale: 9.604 euro.
lunedì 26 gennaio 2009
Aboliamo i prefetti, inutili e costosi.

Pubblichiamo di seguito l'articolo di Iva Garibaldi
(la Padania 04.10.2007).
La politica costa troppo? Allora si inizi a tagliare tutto ciò che è «inutile, dannoso, anacronistico» invece di fare proposte «spesso demagogiche e senza sostanza». È la premessa che accompagna la richiesta della Lega Nord di abolire le prefetture. Un antico cavallo di battaglia del Carroccio che ora viene presentato come emendamento anche alla legge finanziaria: «Solo considerando le spese minime del personale e di gestione - dice Federico Bricolo - questi carrozzoni costano oltre 510 milioni di euro all’anno, cioè oltre mille miliardi delle vecchie lire. E a queste vanno aggiunte le spese sostenute dalle amministrazioni attraverso voci varie che comunque finiscono per gravare sui contribuenti». Contro l’istituto prefettizio la Lega Nord si è scagliata più volte anche per la natura stessa di questa figura istituita da Napoleone e che rappresenta la longa manus del potere centrale nelle province. Ancora oggi è così e anzi il prefetto viene ancor più visto dai cittadini come la rappresentazione dell’ingerenza di Roma nelle questioni che invece sono proprie del territorio. Di fatto le competenze del prefetto sono numerosissime e al tempo stesso frammentate: «Si occupano persino dei cartelli stradali - ricorda Bricolo - come della sicurezza, dell’ordine pubblico con ampi poteri discrezionali. Una specie di supervisore fuori luogo e inutile. Per questo ne chiediamo l’abolizione». E, ragiona il parlamentare leghista, proprio quelle competenze «possono essere distribuite - afferma - e con maggiore certezza di risultati ai questori, ai sindaci e ai presidenti di provincia. In un colpo solo otterremmo un doppio risultato: risparmio sicuro per il contribuente e una maggiore efficienza nei servizi che sarebbero gestiti direttamente da chi, come sindaci presidenti di provincia e questori, il territorio lo conoscono davvero e che sono, nei primi due casi, anche eletti dal popolo». Ma per la Lega Nord, l’abolizione del prefetto ha anche un altro significato: «Renderemmo giustizia alle rappresentanze territoriali con uno stop significativo al potere del Governo. L’esistenza stessa del prefetto ci ricorda che c’è qualcuno che ancora oggi da Roma può decidere regole e comportamenti da portare avanti nelle nostre comunità. Una sudditanza che i cittadini mal sopportano in tutte le sue espressioni. Anche nelle occasioni ufficiali la gente si chiede perché quello lì, cioè il prefetto, deve occupare un posto migliore rispetto al sindaco relegato in seconda fila. Senza parlare del fatto che la provincia è costretta ad ospitare la prefettura cedendole i locali migliori e più rappresentativi che potrebbero essere usati in un modo migliore». La proposta di abolire l’istituto prefettizio per la Lega, si diceva, è di antica data: non c’è legislatura in cui non sia stata presentata una specifica legge con quest’obiettivo. L’ultimo testo, in ordine di tempo, è firmato da Davide Caparini che l’ha presentato alla Camera lo scorso 30 novembre. «I prefetti - ricorda Bricolo - vivono di privilegi e sono certamente ormai fuori tempo massimo se persino Luigi Enaudi affermò che quella figura si presentava come ostacolo ad un ordinamento democratico. Proprio in questo senso c’è il danno, oltre che economico: essi infatti sono un impedimento alla libera espressione delle nostre comunità». Altro che abolizione delle province, come vorrebbe qualcuno: «Al contrario le province - sostiene Bricolo - sono spesso dei punti di riferimento per i comuni, soprattutto quelli più piccoli. Invece le prefetture sono solo dei baracconi dove si accumula la burocrazia e muore l’efficienza». La proposta del Carroccio, dunque, sarà trasformata in uno specifico emendamento alla legge finanziaria appena approvata dal Consiglio dei ministri: «E vogliamo vedere e verificare – conclude il deputato del Carroccio – chi ci sosterrà tra le altre forze politiche».
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Il D.Lgs. 139/2000 ha previsto, con il silenzio assenso di cgil, cisl e uil, una nuova classificazione del personale della carriera prefettizia. Rispetto alle preesistenti 8 qualifiche:
- Prefetto 1^ classe
- Prefetto
- Vice prefetto
- Vice prefetto ispettore
- Vice prefetto aggiunto
- Direttore di sezione
- Consigliere
- Vice Consigliere di prefettura
Si è passati alle attuali 3 nuove qualifiche di:
- Prefetto (nella quale risultano accorpati gli ex Prefetti e Prefetti)
- Vice prefetto (nella quale risultano accorpati i Prefetti di 1^ classe, i vice Prefetti e i vice Prefetti Ispettori)
- Vice prefetto aggiunto (nella quale risultano accorpati i vice Prefetti aggiunti, il Direttore di sezione e i Consiglieri/vice Consiglieri di Prefettura)
Il personale in servizio al 31.12.2000 risulta pari a 898 uomini e 719 donne per un totale di 1.617 unità.
Accordo separato sulla riforma del modello contrattuale.
Cisl, Uil e Cofindustria hanno firmato al tavolo di Palazzo Chigi l'accordo sulla riforma del modello contrattuale che varrà sia per il settore pubblico sia per quello privato.
La Cgil, invece, ha detto no, chiedendo a Cisl e Uil di dare l'ultima parola a tutti i lavoratori, con un referendum. Sono racchiuse in 19 punti le nuove regole della contrattazione collettiva che, lo ricordiamo, sostituiscono lo storico accordo del '93. Obiettivo dell'intesa è "il rilancio della crescita economica, lo sviluppo occupazionale e l'aumento della produttività", anche attraverso "una politica di riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese, nell'ambito degli obiettivi e dei vincoli di finanza pubblica". L'accordo ha forma sperimentale per quattro anni: conferma i due livelli contrattuali, lega i termini economici dei rinnovi a un nuovo indice previsionale costruito sulla base dell'indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l'Italia, depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati.
>>>Ecco i 19 punti della riforma contrattuale.
1) L'assetto della contrattazione collettiva e' confermato su due livelli: il contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria e la contrattazione di secondo livello come definita dalle specifiche intese.
2) Il contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria avra' durata triennale tanto per la parte economica che normativa; avra' la funzione di garantire la certezza dei trattamenti economici e normativi comuni per tutti i lavoratori del settore ovunque impiegati nel territorio nazionale; per la dinamica degli effetti economici si individuera' un indicatore della crescita dei prezzi al consumo assumendo per il triennio - in sostituzione del tasso di inflazione programmata - un nuovo indice previsionale costruito sulla base dell'indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l'Italia, depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati. Il recupero degli eventuali scostamenti sara' effettuato entro la vigenza di ciascun contratto nazionale. Nel settore del lavoro pubblico, la definizione del calcolo delle risorse da destinare agli incrementi salariali sara' demandata ai ministeri competenti.
3) La contrattazione collettiva nazionale di categoria o confederale regola il sistema di relazioni industriali a livello nazionale, territoriale e aziendale o di pubblica amministrazione.
4) La contrattazione collettiva nazionale o confederale puo' definire ulteriori forme di bilateralita' per il funzionamento di servizi integrativi di welfare.
5) Per evitare situazioni di eccessivo prolungamento delle trattative di rinnovo dei contratti collettivi, le specifiche intese ridefiniscono i tempi e le procedure per la presentazione delle richieste sindacali, l'avvio e lo svolgimento delle trattative stesse.
6) Al rispetto dei tempi e delle procedure definite e' condizionata la previsione di un meccanismo che, dalla data di scadenza del contratto precedente, riconosca una copertura economica, che sara' stabilita nei singoli contratti collettivi, a favore dei lavoratori in servizio alla data di raggiungimento dell'accordo.
7) Nei casi di crisi del negoziato le specifiche intese possono prevedere anche l'interessamento del livello interconfederale.
8) Saranno definite le modalita' per garantire l'effettivita' del periodo di ''tregua sindacale'' utile per consentire il regolare svolgimento del negoziato.
9) Le parti confermano la necessita' che vengano incrementate, rese strutturali, certe e facilmente accessibili tutte le misure volte ad incentivare la contrattazione di secondo livello che collega incentivi economici al raggiungimento di obiettivi di produttivita', redditivita', qualita', efficienza, efficacia.
10) Nel settore del lavoro pubblico l'incentivo fiscale-contributivo sara' concesso, gradualmente e compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ai premi legati al conseguimento di obiettivi quantificati di miglioramento della produttivita' e qualita' dei servizi offerti.
11) Salvo quanto espressamente previsto per il comparto artigiano, la contrattazione di secondo livello si esercita per le materie delegate, in tutto o in parte, dal contratto nazionale o dalla legge e deve riguardare materie ed istituti che non siano gia' stati negoziati in altri livelli di contrattazione.
12) Eventuali controversie nella applicazione delle regole stabilite, saranno disciplinate dall'autonomia collettiva con strumenti di conciliazione ed arbitrato.
13) La contrattazione di secondo livello deve avere caratteristiche tali da consentire l'applicazione degli sgravi di legge.
14) Per la diffusione della contrattazione di secondo livello nelle Pmi, con le incentivazioni previste dalla legge, gli specifici accordi possono prevedere, in ragione delle caratteristiche dimensionali, apposite modalita' e condizioni.
15) Salvo quanto gia' definito in specifici comparti produttivi, ai fini della effettivita' della diffusione della contrattazione di secondo livello, i successivi accordi potranno individuare le soluzioni piu' idonee.
16) Le specifiche intese potranno definire apposite procedure, modalita' e condizioni per modificare, in tutto o in parte, anche in via sperimentale e temporanea, singoli istituti economici o normativi dei contratti collettivi nazionali di lavoro di categoria.
17) Salvo quanto gia' definito in specifici comparti produttivi, i successivi accordi dovranno definire, entro 3 mesi, nuove regole in materia di rappresentanza delle parti nella contrattazione collettiva.
18) Le nuove regole possono determinare, limitatamente alla contrattazione di secondo livello nelle aziende di servizi pubblici locali, l'insieme dei sindacati, rappresentativi della maggioranza dei lavoratori, che possono proclamare gli scioperi al termine della tregua sindacale predefinita.
19) Le parti convengono sull'obiettivo di semplificare e ridurre il numero dei contratti collettivi nazionali di lavoro nei diversi comparti.
Simulando l'applicazione della riforma del "nuovo modello" contrattuale ai contratti nazionali degli ultimi quattro anni, tra il 2004 e il 2008, i lavoratori avrebbero perso in media 1.352 euro, mentre per il sistema delle imprese ci sarebbe stato un guadagno di 15-16 miliardi!
Social card, chi l'ha vista?
Le promesse erano tante, le aspettative tiepide, i fatti parlano da soli! La "social card", la carta da 40euro che avrebbe dovuto alleviare la condizione di chi vive in estrema precarietà, rischia di divenire un vero e proprio fallimento! Secondo le indicazioni del governo la carta doveva essere indirizzata ad oltre un milione e 200 mila beneficiari. L'Inps invece fa sapere di poco più di 580 mila card distribuite e di appena 423 mila attivate!venerdì 23 gennaio 2009
Election day europee e amministrative il 6 e 7 giugno.
Il Consiglio dei ministri ha varato un decreto per confermare che ci sarà un solo election day per le prossime amministrative e per le europee il 6 e 7 giugno. Il decreto legge è stato adottato per anticipare a sabato pomeriggio la mezza giornata di votazioni che di solito si svolge il lunedì come previsto dalle norme europee, perché nelle elezioni europee i seggi si devono chiudere la domenica sera. Case meno care in Europa, ma in Italia costano ancora troppo!
La bolla immobiliare si sgonfia un pò dappertutto, ma non in Italia. E' quanto emerge dagli ultimi Economist's house-price indicators che prendono in esame i prezzi delle case in venti Paesi. A tirare le fila dei crolli gli Stati Uniti che nel terzo trimestre 2008 hanno fatto registrare un -16,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Non ci sono più soldi: le famiglie si sono indebitate e i valori immobiliari si svalutano rapidamente. A ruota seguono i Paesi che al di qua dell'Atlantico hanno maggiormente imitato il modello Usa di forte indebitamento familiare: Gran Bretagna (-13,9) e Irlanda (-10,2). Seguono Nuova Zelanda (-6,8), Danimarca (-4,0) e Giappone (-2,7). E arriviamo in Italia, dove i prezzi... salgono ancora! Di poco, ma continuano a salire: il 2007 ha registrato un aumento del +5,1%, il 2008 del +1,1 %. Dati preoccupantemente diversi rispetto a quelli diffusi dalla Federazione agenti immobiliari professionali, che invece parlano di un'ondata di ribassi fra il 7 e il 7,50% nel corso del 2008. Secondo l'Economist, in Italia i prezzi hanno fatto registrare tra il 1997 e il 2008 un aumento del 104%: una casa comprata nel 1997 a 200 milioni di lire (poco più di 103mila euro), oggi costa circa 211mila euro. Sicuramente tanto, certamente troppo, se si considera che tra il 2000 e il 2005 i salari sono cresciuti solo del 13,7%!La nostra proposta: 1. diversificazione dei salari, intendendosi per tale che le retribuzioni devono essere rapportate al costo reale della vita nelle diverse realtà geografiche, adeguando stipendi e pensioni con meccanismi differenti da utilizzare nella contrattazione collettiva locale, 2. mutuo agevolato e detrazioni fino al 50% sugli affitti per pensionati e lavoratori dipendenti.
giovedì 22 gennaio 2009
Assenze nella P.A.: ecco gli effetti della "cura brunetta".

A dicembre 2008 le assenze per malattia nel complesso della pubblica amministrazione a esclusione dei comparti scuola, università e pubblica sicurezza, registrano una riduzione rispetto allo stesso mese del 2007 del 37%, attestando la riduzione complessiva riferita al periodo luglio-dicembre al 41,3%. L'indagine indica inoltre una tendenza alla contrazione degli eventi di assenza superiori a 10 giorni, che rispetto al dicembre 2007 si riducono del 39,1%. Nella stessa direzione vanno anche i dati sulle assenze per altri motivi che, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, si riducono del 7,6%. Diamo a Cesare quel che è di Cesare: l'azione del Governo ha modificato in maniera strutturale i comportamenti dei pubblici dipendenti. Sembra ormai consolidarsi nel pubblico impiego un comportamento di maggiore responsabilità, ispirato a principi di correttezza professionale e riconoscimento del merito. Con riferimento alle assenze per malattia, i dati di dicembre confermano come le più rilevanti riduzioni siano riferibili agli Enti di previdenza e alle amministrazioni provinciali (rispettivamente -51,3% e -44,4%). Per quanto riguarda gli eventi di assenza superiori a dieci giorni, le riduzioni più significative riguardano gli Enti di previdenza e le altre PA centrali (rispettivamente -55,1% e -48,7%). Infine, nelle ASL e nelle Aziende ospedaliere si osservano le riduzioni più rilevanti con riguardo alle assenze per altri motivi (rispettivamente -16,5% e -12,2%). Nelle diverse macro-aree del Paese i tassi di riduzione delle assenze per malattia appaiono simili tra loro. Le variazioni sono comprese tra il -34,4% delle regioni del Centro e il -39,9% di quelle del Mezzogiorno. Per gli eventi di assenza per malattia superiori a dieci giorni sono, invece, più rilevanti gli scostamenti territoriali: si passa dal -45,0% del Nord est, al -35,7% del Nord ovest. Ancor più nette le differenze registrate relativamente alle assenze per altri motivi, con valori compresi tra il -13,6% del Sud e Isole e il -1,4% del Nord ovest.
Nel comparto ministeri è l'Interno, con un calo del 94%, a guidare la classifica delle pubbliche amministrazioni che riducono maggiormente le assenze per malattia. Il Ministero dll'Interno è poi seguito da quello delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (-62,1%), dalle Infrastrutture (-47,6%), dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca (-46,2%) e dal Ministero dell'Economia e Finanze (-35,2%).
Nel comparto delle Agenzie fiscali i casi più significativi sono quelli dell'Agenzia delle entrate (-33,5%), dell'Agenzia delle dogane (-38,0%) e dell'Agenzia del territorio (-20,3%).
Le Regioni in cui si registrano le diminuzioni più sensibili di assenze per malattia sono invece Liguria (-77,0%), Puglia (-66,7%), Molise (-65,4%), Lazio (-64,4%), Abruzzo (-59,1%) ed Emilia-Romagna (-50,4%).
Quanto alle Province, quelle in cui si registrano le diminuzioni piu' sensibili delle assenze per malattie sono Vicenza (-71,5%), Frosinone (-70,4%), Teramo (-68,0%), Mantova (-65,8%) e Oristano (-63,9%).
Tra i Comuni con più di 500 dipendenti si segnalano Arezzo (-63,8%), Foggia (-60,4%), Bergamo (-59,6%), Livorno (-56,3%) e Cosenza (-56,2%). Tra quelli con 50-99 dipendenti spiccano Vignate (-96,7%), Arcore (-90,5%), Malo e Ponte San Pietro (-90,0%). Per quanto riguarda invece i Comuni con 100-499 dipendenti, clamorosi i casi di Carini (-87,0%), Casalmaggiore (-86,3%) e Gorgonzola (-82,8%).
Dati altrettanto significativi si registrano infine tra il personale dell'Agenzia Spaziale Italiana (-76,3%), dell'Istituto di previdenza per il settore marittimo (-66,8), dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (-62,5%), dell'Istituto superiore di Sanità (-57,5%) e dell'Inps (-50,6%). Nella clessifica dei maggiori cali troviamo anche Ospedali Runiti di Ancona (-80,1%) e Regione Liguria (-77%).
Digitalizzazione della P.A.: meglio tardi che mai!
Scuola, sanità, giustizia, enti locali: sono i settore chiave più coinvolti dalla digitalizzazione prevista dal piano di "E-gov 2012". L’obiettivo è quello di ridurre gli sprechi e velocizzare il lavoro attraverso l’utilizzo delle tecnologie informatiche. L'Istruzione italiana si modernizzerà grazie a una serie di servizi in grado di garantire l'interazione fra scuola e famiglia e di strumenti per la didattica digitale. Entro il 2012 anche la Giustizia salterà nell'era hi-tech con la messa a regime delle notificazioni telematiche degli atti processuali, i certificati giudiziari online, la trasmissione telematica delle notizie di reato. La Sanità si trasformerà grazie alla digitalizzazione di prescrizioni e certificati medici, nonchè con il fascicolo sanitario elettronico che verrà reso operativo entro 4 anni. Alla voce ''Ministero degli Interni'' nel 2012 vedranno la luce anche passaporto e carta d'identità elettronica, di cui sarà dotato il 100% della popolazione italiana. Anche gli Enti locali passano alle nuove tecnologie con l'istituzione delle anagrafi digitali per il catasto. Contestualmente ai singoli obiettivi verranno incentivati progetti di dematerializzazione rivolti a cittadini e imprese riguardanti la fatturazione elettronica e i pagamenti online verso la Pubblica amministrazione. Infine, entrerà a regime il piano per la cosiddetta ''Impresa in un giorno'' con l'emanazione di regole per il funzionamento del nuovo portale Impresainungiorno.it lanciato in collaborazione con il ministero per lo Sviluppo economico e quello della Semplificazione.Tuttavia è sempre compito del governo far si che il nuovo piano per l'e-government, non sia uno dei soliti spot, ma possa rispondere all'esigenza reale di Innovare la Pubblica Amministrazione come entità univoca, indicando e stanziando risorse mirate, prevedendo scadenze precise e disciplinando un controllo puntuale sia in merito alle scadenze sia alla qualità dei risultati. Aspettiamo...
mercoledì 21 gennaio 2009
Statali: niente "aumento" a gennaio... pochi, maledetti e tardi!
Soltanto oggi, dopo che la Corte dei Conti ha approvato il rinnovo dei contratti per più di un milione e 300mila dipendenti pubblici, la tornata per il biennio economico 2008-2009 si avvia alla definitiva sottoscrizione anche da parte dell'Aran. Lunedì sarà certificato anche il contratto del comparto Agenzie fiscali. Pertanto i dipendenti del pubblico impiego non riceveranno per il mese di gennaio gli aumenti contrattuali, che oscillano, per i tre comparti - ministeri, scuola e agenzie fiscali - tra i 70 e gli 80 euro LORDI! Per accorgersi di "qualcosa", tra addizionali varie e conguagli sempre in agguato, bisognerà aspettare la busta paga di febbraio/marzo. E poi, alla luce dei nuovi accordi, se ne riparlerà, se tutto va bene, al prossimo rinnovo contrattuale, fra tre anni... pochi, maledetti e tardi! La crisi economica in Italia la avvertono solo gli onesti.
Saranno pure tempi duri, ci sarà pure la crisi economica, ma è pur vero che bar, ristoranti e pizzerie sono sempre strapieni, che in città ad ogni ora del giorno le strade sono ostaggio di un traffico disumano che intasa vie e caselli autostradali con auto sempre più spesso di grossa cilindrata, com'è altrettanto vero che i centri commerciali sono un formicaio di gente. Senza trascurare poi il fatto, un po’ anomalo in tempi di "sventagliate" ristrettezze, che tanti stanno ore e ore attaccati al telefonino, hanno la pay tv ed il digitale terrestre, vanno ogni settimana dal parrucchiere, ogni inverno in settimana bianca ed ogni estate ai tropici, tant'è che se non ci si organizza in tempo per le vacanza si rischia immancabilmente il tutto esaurito! Eppure a guardare i dati ufficiali, tra licenziamenti, cassa integrazione, stipendi fermi da quindici anni e carovita, non c’è dubbio che molti se la passino male. Allora come si spiega tutto questo spendere e spandere? Una ricerca "Eurispes", uscendo fuori dal coro, svela un dato allarmante: il lavoro sommerso, il cosiddetto “nero”, in Itlia vale oltre 550miliardi di euro, una cifra pari al 35% del pil! Tra secondi lavori e lavoretti nel week end e compravendite-esentasse nei salotti domestici, tra ricevute mai emesse e affitti mai denunciati, per non parlare del grosso, quanto ormai diffuso giro di droga e prostituzione, all’erario sfuggono ingenti quantità di denaro! Da qui il divario tra le stime ufficiali di una crisi da tutti dichiarata, ma da pochi realmente vissuta, almeno stando a quello che si percepisce guardandosi un pò intorno! Così si spiega come tanti continuino a mantenere un tenore di vita medio-alto in netta antitesi con i "dati ufficiali della crisi" e tanti altri ancora continuino ad arricchirsi senza pagare le tasse, ricorrendo ad espedienti di ogni genere, anche illegali, e con furberie di ogni tipo: con quei soldi il paese tira avanti. O meglio, quei soldi mandano avanti i "furbi", perché chi campa di solo stipendio, chi non pratica trucchi, chi è onesto, la crisi la sente davvero!martedì 20 gennaio 2009
Oggi Obama si insedia alla Casa Bianca. Auguri Presidente!
E' il giorno di Obama, America in delirio. Oggi il giuramento sulla Bibbia di Lincoln. Alla vigilia dell'insediamento il Presidente ha detto: ''Vi darò un governo che funziona''. Qui da noi una frase del genere non è mai stata pronunciata da nessuno, forse perchè il governo del nostro paese è stato sempre... funzionale alle sue logiche affaristiche! A mezzogiorno di oggi, le sei di sera in Italia, il mondo vedrà un uomo di colore porre la mano sulla Bibbia, giurare fedeltà alla Costituzione americana, e diventare il primo presidente "nero" degli Stati Uniti. Ieri sera, Barack Obama ha fatto quello che nessun presidente aveva mai fatto prima: ha tenuto una cena in onore del suo ex avversario, il senatore John McCain. Nelle scorse settimane, i due ex rivali si erano anche sentiti varie volte al telefono. Obama non ha fatto mistero di volere dall’anziano ed esperto senatore tutti i consigli che possano aiutarlo, in special modo a risolvere la guerra in Iraq. E McCain non si è sottratto: ora che i toni infuocati della campagna si sono sedati, i due rivali provano che si può collaborare anche da posizioni diverse. Il messaggio è importantissimo per Obama che solo con un appoggio, almeno parziale, anche del partito avversario potrà portare avanti l’ambizioso progetto di rilancio economico del Paese. Impensabile, improponibile, fantascientifico qui da noi un discorso del genere! Gli americani, gli italiani onesti, gli italiani "puliti" quelli che ancora nutrono un sogno di uguaglianza e di giustizia sociale, il mondo intero si aspetta da Obama una nuova rinascita della libertà.
lunedì 19 gennaio 2009
La domenica dell'Angelus di mister br!
L'Angelus di mister br: “la cassa integrazione non sia un alibi per avere un lavoro in nero!
Serve una riforma degli ammortizzatori sociali. Bisogna responsabilizzare il lavoratore che, quando va in cassa integrazione, ha l'obbligo di riqualificarsi in modo da avere un'altra chance per un altro lavoro. Non si può pensare alla cassa integrazione solo come a un reddito che per 1-2-3-5-7 anni o all'infinito gli consente un secondo lavoro in nero. La distribuzione degli ammortizzatori sociali - continua mister br - oggi non è giusta, perché il nostro welfare è fatto di figli e di figliastri con aziende che in ragione della loro capacità di ricatto ne godono di più, ed altre che ne godono di meno o non hanno nulla”.
Perfetto! Ma perché mister br non indaga e non attua alcun provvedimento sulle disparità di trattamento economico che tutt’ora persistono a casa “sua”, nella pubblica amministrazione? Lì di figli e figliastri ce ne sono a bizzeffa! Perché mister br non fa qualcosa di concreto in questa direzione? E’ giusto secondo lei, signor ministro, che a parità di qualifica, anzianità, e carico di famiglia, chi lavora al Senato o alla Camera dei deputati percepisca il quadruplo dello stipendio di chi presta servizio al Ministero della Difesa! Il ministro Brunetta vuole cambiare il mondo del lavoro? Bene, ma allora inizi con le cose che lo riguardano più da vicino. Cominci, mister br, col togliere i privilegi a chi in qualità di pubblico dipendente presta servizio al QUIRINALE, PALAZZO CHIGI, CAMERA, SENATO e posti del genere: potrebbe farlo già da domani... se lo volesse!
Perfetto! Ma perché mister br non indaga e non attua alcun provvedimento sulle disparità di trattamento economico che tutt’ora persistono a casa “sua”, nella pubblica amministrazione? Lì di figli e figliastri ce ne sono a bizzeffa! Perché mister br non fa qualcosa di concreto in questa direzione? E’ giusto secondo lei, signor ministro, che a parità di qualifica, anzianità, e carico di famiglia, chi lavora al Senato o alla Camera dei deputati percepisca il quadruplo dello stipendio di chi presta servizio al Ministero della Difesa! Il ministro Brunetta vuole cambiare il mondo del lavoro? Bene, ma allora inizi con le cose che lo riguardano più da vicino. Cominci, mister br, col togliere i privilegi a chi in qualità di pubblico dipendente presta servizio al QUIRINALE, PALAZZO CHIGI, CAMERA, SENATO e posti del genere: potrebbe farlo già da domani... se lo volesse!
sabato 17 gennaio 2009
CONVEGNO a Roma: "L'ignoranza informatica: il costo nella P.A.".
Quanto ci costa l'informatizzazione della Pubblica Amministrazione? A che punto siamo? Ci sono sprechi? E se si, cosa si può fare per ridurli? Queste ed altre domande vengano poste nello studio "L'ignoranza informatica: il costo nella Pubblica Amministrazione Centrale" che sarà presnetato il giorno 15 gennaio 2009 presso la Sala Conferenze del Polo Multifunzionale della Ragioneria Generale dello Stato (Via Pastrengo, 1 - 00187 Roma) AICA e SDA Bocconi. Il convegno, promosso in collaborazione con FORUM PA, è patrocinato da CNIPA e dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione.
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L’impreparazione informatica degli impiegati della sola Pubblica Amministrazione Centrale (PAC) costa al Paese circa 280 milioni di Euro ovvero una perdita di tempo produttivo stimato in 1.439 euro per addetto (su 550mila dipendenti tra quelli informatizzati o informatizzabili e pari a circa il 60% dell’organico).Tuttavia interventi di formazione di base a basso costo come la Patente del Computer ECDL (200-300 euro per addetto) non solo contribuirebbero a ridurre tale importo ma aumenterebbero in modo significativo la produttività sul lavoro, generando vantaggi complessivi pari a circa 835 milioni per l’intero settore.
Sono queste le evidenze principali emerse da uno studio condotto da AICA (Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico) e SDA-Bocconi e presentato al convegno “L’ignoranza informatica: il costo nella Pubblica Amministrazione Centrale” tenutosi oggi a Roma presso la Ragioneria Generale dello Stato. L’incontro, patrocinato dal CNIPA e dal Ministro per la PA e l’Innovazione, ha permesso di evidenziare da un lato come la PA italiana sia meno arretrata di quanto si creda rispetto a quelle degli altri paesi guida europei e tra le più avanzate in alcuni settori (servizi di e-government alle imprese); e dall’altro, come essa subisca il freno di una preparazione ancora insufficiente all’uso degli strumenti informatici e di Internet.
Lo studio individua nella formazione diffusa la leva per un recupero di tempo produttivo di circa 6 giorni all’anno con un incremento di produttività stimabile in oltre 755 milioni (valore che unito alla riduzione di parte dei costi dell’impreparazione porta il beneficio complessivo al ragguardevole ammontare di 835 milioni).
L’analisi stima anche il ritorno dell’investimento per interventi formativi come quelli della già citata patente del computer ECDL. Il valore ottenuto è impressionante, pari al 1500%, di gran lunga più elevato che per altri investimenti, e risultante dal rapporto tra i guadagni di produttività su tre anni (stimati in circa 4500 Euro pro-capite) a fronte di costi pari a non più di 200-300 euro pro-capite.
A fronte di tale situazione tuttavia, UNISTAT rileva come gli investimenti in formazione informatica dei dipendenti pubblici siano ancora molto contenuti, soprattutto in rapporto al ruolo che la P.A. ha in termini di motore dello sviluppo digitale. UNISTAT auspica che la P.A. possa accrescere l’investimento nel capitale umano, che oggi, nella società della conoscenza, è il principale fattore di produttività e di sviluppo.
Sono queste le evidenze principali emerse da uno studio condotto da AICA (Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico) e SDA-Bocconi e presentato al convegno “L’ignoranza informatica: il costo nella Pubblica Amministrazione Centrale” tenutosi oggi a Roma presso la Ragioneria Generale dello Stato. L’incontro, patrocinato dal CNIPA e dal Ministro per la PA e l’Innovazione, ha permesso di evidenziare da un lato come la PA italiana sia meno arretrata di quanto si creda rispetto a quelle degli altri paesi guida europei e tra le più avanzate in alcuni settori (servizi di e-government alle imprese); e dall’altro, come essa subisca il freno di una preparazione ancora insufficiente all’uso degli strumenti informatici e di Internet.
Lo studio individua nella formazione diffusa la leva per un recupero di tempo produttivo di circa 6 giorni all’anno con un incremento di produttività stimabile in oltre 755 milioni (valore che unito alla riduzione di parte dei costi dell’impreparazione porta il beneficio complessivo al ragguardevole ammontare di 835 milioni).
L’analisi stima anche il ritorno dell’investimento per interventi formativi come quelli della già citata patente del computer ECDL. Il valore ottenuto è impressionante, pari al 1500%, di gran lunga più elevato che per altri investimenti, e risultante dal rapporto tra i guadagni di produttività su tre anni (stimati in circa 4500 Euro pro-capite) a fronte di costi pari a non più di 200-300 euro pro-capite.
A fronte di tale situazione tuttavia, UNISTAT rileva come gli investimenti in formazione informatica dei dipendenti pubblici siano ancora molto contenuti, soprattutto in rapporto al ruolo che la P.A. ha in termini di motore dello sviluppo digitale. UNISTAT auspica che la P.A. possa accrescere l’investimento nel capitale umano, che oggi, nella società della conoscenza, è il principale fattore di produttività e di sviluppo.
venerdì 16 gennaio 2009
TV di stato: Stop allo Spot, altrimenti via il canone!
Considerati i programmi che ci propinano quotidianamente tivù pubblica e privata - appiattiti sugli stessi standard di cretineria - delle due l'una: o tolgono la pubblicità dai programmi Rai, oppure aboliscono il canone. In Francia è già partita la Rivoluzione-Sarkozy che ha decretato la fine della pubblicità nella tv statale, quella con il canone tanto per intenderci. Ed è stato subito un successone: oltre tre milioni di spettatori in più davanti ai teleschermi per l'esordio della tv pubblica senza… “carosello”. E’ stata la rivincita del tele-spettatore che, pur a fronte di un canone, era costretto ad ingurgitare spot, televendite e programmi trash in nome di un Auditel drogato, insensibile alla continua ed inesorabile fuga di spettatori. Liberati dalla rincorsa all’inserzionista pubblicitario da inzeppare a tutti i costi all’interno di immagini e chiacchiere sempre più idiote, forse i programmi potranno essere più interessanti o semplicemente mantenere un ritmo normale o quantomeno accettabile di cretineria che non sarà più obbligatoria. Una moderazione che potrebbe far bene anche alla tivù privata, quella che vive di pubblicità, libera dall’ansia della concorrenza “sleale” dei network pubblici assistiti. Ma purtroppo questo non è e non sarà mai un nostro problema: la Rai non è la Bbc e nemmeno France 1. Senza pubblicità o con l’abolizione del canone, mamma Rai, andrebbe in corto circuito, pertanto continuerà imperterrita a scimmiottare la tivù commerciale, quella del premier. Del resto è assai improbabile che Re-Silvio applichi a se stesso quel cospicuo aumento di tasse che Sarkozy ha attribuito alle emittenti commerciali francesi per compensare i mancati introiti pubblicitari della tivù pubblica che finiranno nelle casse del privato!mercoledì 14 gennaio 2009
martedì 13 gennaio 2009
UNA DOMANDA A RAFFAELE BONANNI SEGRETARIO DELLA CISL

Caro Segretario,
Ella che è istruito e preparato in materie giuridico-economiche, Ella che ha speso un’intera vita nel sindacato, vuole spiegare ai lavoratori dipendenti e ad i suoi iscritti - senza star lì a scomodare i vostri stipendi e quelli di onorevoli e senatori, senza andare a vedere il prezzo di pane, pasta, latte, bollette, insomma, il costo della vita prima e dopo l'euro - perché un idraulico per riparare un rubinetto prendeva 30mila lire e adesso vuole 40euro, preferibilmente senza ricevuta? E perché un lavoratore dipendente, pubblico o privato che sia, prima guadagnava UN MILIONE e QUATTROCENTOmila lire e oggi ha uno stipendio di 700euro? Perchè avete "dimezzato" le buste paga di chi campa di stipendio fisso e perchè avete firmato un contratto così vergognoso per gli STATALI? Forse Ella pensa come mister b.r. che gli statali devono tirare fuori l'Italia dalla crisi? Oggi, caro segretario, i dipendenti pubblici non si vergognano del loro lavoro, ma di chi li rappresenta in parlamento e... fuori!
domenica 11 gennaio 2009
Una "Emoction" per premiare i più meritevoli nella P.A.!?

Da gennaio2009 partirà il più grande call center italiano, che non lascerà soli i cittadini italiani in preda alle complicazioni burocratiche di un Sistema Stato ormai vecchio ed obsoleto. Chiunque telefonerà verrà preso in carico e supportato fino alla soluzione del suo problema! Insomma una sorta di telefono amico della P.A.: si chiamerà “Linea amica”. Lo ha affermato il ministro della Dis-Funzione pubblica Mister B.R. che ha inoltre riferito di un'altra iniziativa "più divertente" che riguarderà la possibilità di esprimere un giudizio sulla pubblica amministrazione, su ogni pratica, su ogni pubblico dipendente, attraverso un meccanismo elettronico con le faccette smail: SORRISO, SMORFIA NEGATIVA, FACCIA NEUTRA. "Ogni transazione con la pubblica amminsitrazione - ha spiegato Mister B.R. - sarà sottoposta a un giudizio da parte dei cittadini: alla fine di qualsiasi operazione si illuminerà un display con 3 faccette, si potrà premere una o l'altra e i giudizi saranno inviati all'amministrazione di quell'ufficio e a quella centrale. Gli uffici con il maggior numero di faccette sorridenti saranno premiati e pagati di più. E' una cosa banalissima, acqua calda - ha aggiunto il ministro - ma alla gente interessa".
Il poliedrico Mister B.R. - da queste stesse pagine già incoronato, per sua stessa definizione "San Brunetta", "Re dei Fannulloni" ed "Inventore dell'acqua calda" quando pensò che per debellare i fannulloni dai pubblici uffici sarebbe stato sufficiente reiterare provvedimenti già in atto presso la P.A., quali i tornelli, la visita fiscale e la ritenuta stipendiale per lo Statale in malattia, non finisce mai di stupire, negativamente è logico, tanto per non tradire il suo cliche, un pò... naif. Finalmente dopo indagini scrupolose, sondaggi rigorosamente scientifici, statistiche puntuali e matematiche ed una lunga serie di studi vari, ha spiegato, agli italiani e agli statali, quali criteri saranno adottati per premiare i più meritevoli nella P.A.: le faccine che ridono! Ma ve li immaginate Bonanni e Angeletti (Epifani ha avuto il buon gusto di chiamarsi fuori, almeno fino a questo momento, dalla vergognosa farsa inscenata ai danni dei dipendenti pubblici e del cittadino utente) firmare un protocollo d'intesa all'Aran con le faccine degli smail? Tristemente sì! Dopo la firma del "Contratto della Vergogna" la cosa non farebbe certo nessuno scandalo! Una cosa però è certa e gliela dobbiamo a Mister B.R.: se il ministro della Dis-Funzione Pubblica impegnasse le sue energie fisiche e mentali, la sua brillante carriera accademica, la sua scienza infusa, e la sua elevata statura... morale e politica, nel reperire i fondi necessari a pagare dignitosamente i lavoratori dello Stato così come trova il pubblico denaro da sperperare per i suoi... giochetti, avremmo sicuramente tanti lavoratori più gratificati e motivati da una parte, e dall'altra cittadini sicuramnte più soddisfatti del servizio pubblico. Ma questo è il "governo-mediaset", quindi vanno bene anche gli smail! Che dire ...se l'America ha trovato in Barack Obama la sua nuova "icona", gli italiani hanno rimediato con i loro ministri un nuovo giochetto: "Una Emoction per la Pubblica Amministrazione"!!!
venerdì 9 gennaio 2009
Pensioni: scalone o scalini la strada è sempre in salita!
Con il nuovo anno servono 58 anni di età per smettere di lavorare. Dal 2008, sono arrivate le nuove regole per le pensioni di anzianità. Fino al 30 giungo 2009 serviranno 58 anni di età, più 35 di contributi, per andare in pensione. Si tratta del cosiddetto "scalino" introdotto con la legge che recepisce il protocollo sul welfare, sottoscritto da governo e parti sociali il 23 luglio scorso. Con lo “scalino” si renderebbe più morbida l'uscita dal lavoro che, con la riforma Maroni, era stata fissata a 60 anni, ma se poi gli scalini si percorrono tutti, si fa ugualmente lo scalone! Come detto in sostituzione dello scalone è stato introdotto un sistema detto a scalini. Fissato in 58 anni come età minima per la pensione di anzianità, con 35 anni di contributi nel 2008. Successivamente aumento graduale del requisito anagrafico. L’intero impianto è stato reso flessibile con la previsione delle quote (somma tra età anagrafica e anni di contributi). Dal 1° gennaio 2008, dunque, per i lavoratori dipendenti, la pensione di anzianità scatta a 58 anni d'età e 35 anni di contributi, mentre dal 1° luglio 2009 l'età minima sale a 59 anni (la somma di età anagrafica e contributi dovrà essere a quota 95). Poi, dal 1° gennaio 2011, l'età minima aumenta a 60 anni (somma di età e contributi pari a 96), mentre dal 1° gennaio 2013 sale a 61 anni (somma pari a 97). Per gli autonomi valgono le stesse quote, ma l'età minima è di un anno in più. Resta confermata la possibilità di uscita dal lavoro con il requisito di anzianità contributiva pari almeno a 40 anni oppure il pensionamento di vecchiaia. Il protocollo sul welfare cambia le regole delle cosiddette finestre di uscita, che vengono estese anche alle pensioni di vecchiaia. Per queste ultime, fino all'anno scorso la decorrenza scattava al compimento dell'età. Dal 2008, anche per l'assegno di vecchiaia ci saranno quattro finestre, le stesse previste per le pensioni di anzianità con almeno 40 anni di contributi versati (con meno di 40 anni le finestre si riducono a due, così come era previsto dalla riforma Maroni). La normativa è più penalizzante per gli autonomi. Chi matura i requisiti tra luglio e dicembre, infatti, potrà percepire l'assegno di pensione solo a partire dal 1° gennaio del secondo anno successivo rispetto a quello di maturazione. Per tutti i lavoratori che hanno maturato i requisiti di anzianità entro il 31 dicembre 2007 è stata, però, introdotta una clausola di salvaguardia, che consente loro di uscire dal lavoro con le vecchie regole. La riforma prevede agevolazioni per chi svolge attività usuranti, l'applicazione di nuovi coefficienti di trasformazione per le pensioni calcolate con il contributivo, totalizzazione e riscatto della laurea più convenienti. Sui coefficienti è prevista una revisione automatica ogni triennio. Ed è stata istituita una commissione per proporre le modifiche al sistema di calcolo. In ogni caso la legge sul welfare ha fissato un tetto minimo del 60% rispetto all'ultima retribuzione.
giovedì 8 gennaio 2009
Intervista a mister br... lo spauracchio dei fannulloni!
Quando tutti o quasi vedono nero, il ministro della Funzione Pubblica - in linea con il premier - si ostina a ritenere che il 2009, alla fin fine, sarà meno brutto di quel che si pensa.Ministro Brunetta, ma è realisticamente condivisibile tutto questo ottimismo?
«Il finale d’anno ci ha mostrato una situazione tranquillamente recuperabile; gli andamenti dei consumi, pur in flessione, non hanno portato traumi irreversibili. Il Paese c’è e le imprese anche; il governo con la manovra di luglio per la finanza pubblica, e con i decreti di ottobre e novembre per la difesa del risparmio e la messa in sicurezza dei lavoratori ha dato prova di reattività. Si può poco se la congiuntura internazionale non migliora, ma le prime mosse delle Borse sono buone, la caduta del prezzo di petrolio e gas ha portato una riduzione insperata dell’inflazione, che se continuerà così a fine 2009 sarà sotto il 2%: significa che a parità di salario migliora il potere d’acquisto. Comunque molto dipende da come si rimboccheranno le maniche le imprese, in particolare quelle dei settori protetti: e i più protetti di tutti sono le pubbliche amministrazioni».
Ecco, appunto, il settore pubblico. Dopo la sua personalissima guerra contro i fannulloni, è vero che la Pubblica Amministrazione sarebbe la palla al piede del Paese?
«È vero: per questo sono convinto che può trasformarsi nel catalizzatore della ripresa».
Saprebbe dirci come?
«Facciamo due conti: i 3 milioni e 650mila dipendenti pubblici costano 192 miliardi di euro annui di salari e 300 miliardi di spese generali. Il loro peso è pari a quello del settore manifatturiero privato; ne deriva che un aumento di produttività nella Pubblica Amministrazione ha lo stesso effetto di un aumento nel manifatturiero. Solo che mentre il manifatturiero non può fare grandi aumenti visto che è già "tarato" quasi al massimo, nel settore pubblico c’è un margine molto ampio di recupero già a parità di risorse investite: almeno il 50%».
Signor Ministro, può farci un esempio?
«Si possono aumentare quantità e qualità dei beni e servizi del 50%, dimezzando i tempi della burocrazia. Un aumento della produttività nel settore pubblico può far crescere l’economia del settore privato il 30-40% in più di quel che cresce ora».
Senza investimenti? E con questi stipendi? Anche il burocrate "meno-fannullone" si arrende di fronte a computer scassati o alla carta che non c’è. Signor Ministro, qual'è il suo obiettivo per il 2009?
«Voglio che il 2009 sia l’anno in cui il settore pubblico trascinerà l’intera economia italiana. Faccio appello ai dipendenti pubblici: non rischiano la disoccupazione e la cassa integrazione, da gennaio grazie al rinnovo del contratto avranno 70 euro in più al mese, vivono in una situazione di privilegio rispetto ai colleghi del settore privato. È giusto che ora comincino loro a dare di più».
Lei Signor Ministro parla di orgoglio, di 70euro in più al mese che, ricordiamolo, sono lordi e si vanno a sommare a stipendi da fame. Lei Signor Ministro insiste sulla presunta situazione di privilegio dei dipendenti pubblici rispetto ai colleghi del settore privato, ma non le sembra di voler fare "le nozze con i fichi secchi"? E poi, per la P.A. ci sono le risorse finanziarie e strumentali per raggiungere i suoi obiettivi?
«Assolutamente si; anche se serve il bastone e la carota. Finora abbiamo usato il bastone, ora tocca alla carota. Per l’informatizzazione della PA in 4 anni investiremo 1,4 miliardi di euro, soldi che sono già in cassa. Ma il vero problema è un altro: nella grande maggioranza dei casi le strutture della PA sono buone, quella che manca è la qualità produttiva del capitale umano. E c’è una sua cattiva distribuzione. Penso che si potrebbe intervenire anche in altri settori protetti come le public utilities, ma servirebbero cambiamento normativi; anche lì dentro c’è un’enorme area di produttività nascosta, e di prezzi da ridurre. Se aumenta l’efficienza dei produttori di luce, acqua, gas e trasporti i costi per imprese e famiglie si riducono, e il sistema si rimette a correre. È l’ora dei settori protetti. È anche una questione di orgoglio: il fatto che nelle mani della PA ci sia la ripresa del Paese non è cosa da poco».
Ma cosa cambierà, in concreto?
«L’aumento della produttività indotto dalla customer satisfation. Daremo voce ai cittadini: se vai a chiedere un certificato e non ti viene dato nei modi e nelle forme che ti aspetti, puoi giudicare immediatamente l’impiegato e l’ufficio. Una mia amica in Umbria mi ha raccontato che ha fatto una fila spaventosa all’ufficio delle imposte dirette perché la gran parte del personale era contemporaneamente in ferie. Tra qualche mese non potrà più accadere, perché ne risponderà il dirigente».
E questo si tradurrà in un vantaggio economico per il Paese?
«Negli ultimi anni quando gli altri Paesi crescevano al 3%, noi ci fermavamo al 2%; se crescevano al 2%, noi all’1%. La differenza era lì, nella PA. Il mio obiettivo è eliminare quel differenziale con gli altri Paesi europei. Il vero tesoretto è la Pubblica Amministrazione».
Ma è vero che per far rendere di più la P.A. bisogna anche ridurne i costi tagliando il personale?
«Non ci siamo mai posti questo problema: voglio aumentare la produttività, non ridurre il personale. Voglio che ci sia il 50% in più di educazione, salute, giustizia, ambiente, sicurezza. Ma è certo che la P.A. non sarà più usata a fini di "welfare" occupazionale: questo non è un deposito, è un’azienda».
Signor Ministro, non le sembra un tantino ambizioso "il suo obiettivo"? Non rischia di inciampare in qualche sgambetto dei suoi colleghi/amici/politici? Come pensa di realizzare questa "rivoluzione" senza colpo ferire, ovvero, senza apportare sostanziose riforme e senza le giuste retribuzioni a chi lavora nella P.A.?
«La grande riforma è gia "in cottura", ma guardi che riorganizzando la gestione del personale si risolvono già il 90% dei problemi. Prenda la giustizia: i tribunali di Bolzano o di Cremona hanno triplicato l’efficienza e i risultati. L’80% dei problemi della giustizia riguardano l’organizzazione degli uffici, e solo il 20% i temi dei quali si discute di solito. E così per la scuola, la sanità, la sicurezza...».
Sul fronte stipendiale il Ministro fa orecchio da mercante e continua imperterrito per la "sua" strada, quella di chi sogna ad occhi aperti....
«...per l’orgoglio che sento nell’essere servitore dello Stato voglio che questo sia efficiente: vorrei che nei suoi confronti provassimo lo stesso orgoglio che proviamo quando vince la Ferrari. Un Paese che sa produrre la Ferrari non deve essere capace di produrre assistenza, sicurezza, scuola, giustizia ugualmente straordinarie?».
Si, ne siamo profondamente certi, altrimenti faremmo un altro mestiere! Ma siamo oltremodo convinti del fatto che se il pubblico impiego fosse messo nelle «giuste condizioni» proverebbe quel medesimo orgoglio sentendosi finalmente cittadino e non suddito nell'Italia del padrone, chiamato a «produrre» in maniera altrettanto straordinaria a fronte di un salario che consenta un vivere dignitoso e che non sia, invece, un sussidio per la sopravvivenza!
mercoledì 7 gennaio 2009
Arrivano i «tornelli» al Viminale: SOSPESI GLI STRAORDINARI!
E’ pervenuta alla nostra redazione la lettera di una lavoratrice, emblematica nel chiarire le dinamiche della P.A.. Di seguito la pubblichiamo.
"Sona una dipendente del Ministero dell’Interno e presto sevizio al Viminale. In questi giorni non si fa altro che parlare dei famigerati “tornelli”, un sistema di controllo elettronico delle presenze del personale (per quei pochi che ancora non sapessero di cosa sto parlando). La cosa più raccapricciante è che questa soluzione - dettata peraltro dall'art. 3 delle Legge Finanziaria 24.12.2007, n° 244 - è fortemente osteggiata da una vergognosa melina amministrazione-sindacato! Il motivo apparente di una tale ostruzionismo, che dovrebbe portare ad un sistema più oggettivo del controllo del personale, è il seguente: vanno bene i tornelli, purchè valgano per tutti: impiegati, dirigenti, poliziotti e... politici! Per carità, nulla questio sul principio di uguaglianza nel rispetto della norma (tanto... fatta la legge, trovato l'inganno), ma a me sembra del tutto pretestuosa questa motivazione. Secondo me i motivi veri, sono ben altri! Motivi ”clientelari” come al solito! Infatti con un controllo elettronico delle entrate e delle uscite del personale, tanti altarini verrebbero scoperti. Per esempio, come spiegherebbero “lorsignori” - tabulati alla mano - situazioni in cui alcuni, molti, dipendenti collocati ad hoc in “certi-uffici” percepiscono straordinari oltre il normale orario di servizio per un ammontare di 70/120 ore al mese per di più con l’aggiunta delle 6 ore settimanali da recuperare per beneficiare della settimana corta? Una giornata è fatta di 24 ore, a meno che non si "concerti" la soluzione di tarare i “tornelli” su giornate della durata di 48 ore! E poi, come si potrebbero nascondere “talune-assenze” alla Ragioneria Generale dello Stato? Come si giustificherebbe il fatto che il pomeriggio gli uffici sono deserti, ma poi tutti riscuotono i compensi derivanti dal lavoro straordinario? Personalmente sono favorevole ad un sistema più rigido di controllo che ponga fine a certi privilegi. Sono pronta ad accettare il binomio: PIU’ SEVERITA’, PIU’ RIGORE E STIPENDI MIGLIORI PER TUTTI! Insomma un sindacato “serio”, una pubblica amministrazione "degna", dovrebbero lottare per smascherare certi “giochetti” e battersi per far lavorare tutti, meglio, di più ed allo stesso modo. Soltanto con il lavoro, solo con la qualità del servizio offerto ai cittadini, si possono rivendicare situazioni economicamente vantaggiose per “tutti” i lavoratori: SOLO IL LAVORO PAGA! Ma questo, come è naturale che sia in democrazia, resta soltanto un mio personale... pensiero."Saluti a tutti. Maria S.
martedì 6 gennaio 2009
BUSTA PAGA 2009: «solo carbone nella calza degli statali»!
> Ministeri: 70 euro lordi
L'accordo prevede 70 euro di aumento per il 2009 sul minimo tabellare, con 8 euro mensili per l'indennità 2008 di vacanza contrattuale.
> Agenzie fiscali: 82 euro lordi
L'intesa prevede 82 euro di aumento; di questi 76,70 euro riguardano la retribuzione tabellare e 5,30 euro l'indennità di amministrazione.
> Scuola: 77,5 euro lordi
L'intesa prevede un aumento di 77,5 euro lordi mensili per il personale docente e di 55,4 euro per il personale Ata. Questi aumenti assorbono l'indennità di vacanza contrattuale del 2008.
> Enti Pubblici non Economici: 98 euro lordi
L'accordo prevede per il 2009 un aumento di 98 euro; di questi 78 euro vanno sul tabellare, 10 euro all'indennità di ente e 10 al fondo di produttività. L'indennità di vacanza contrattuale per il 2008 è di 120 euro
Non tutti i pubblici dipendenti, però, potranno beneficiare degli incrementi del biennio 2008-2009 nella busta paga di gennaio. Nonostante il ministro della Dis-Funzione pubblica, mister br, abbia forzato l'iter procedurale per poter assicurare a fine mese i pagamenti, i tempi tecnici potrebbero compromettere l'erogazione entro la scadenza di gennaio, almeno per gli ultimi due contratti siglati (scuola e parastato). Prima di Natale da Palazzo Vidoni è stata inviata tutta la documentazione alla Corte dei Conti che potrà riunirsi per esaminare i contratti solo dopo l'approvazione formale da parte del Consiglio dei ministri. Mancano comunque all'appello, nonostante la promessa di mister br di chiudere entro l'anno tutti i contratti del pubblico impiego, le Regioni e gli Enti locali, per i quali devono essere modificati alcuni punti dell'atto di indirizzo.
Non tutti i pubblici dipendenti, però, potranno beneficiare degli incrementi del biennio 2008-2009 nella busta paga di gennaio. Nonostante il ministro della Dis-Funzione pubblica, mister br, abbia forzato l'iter procedurale per poter assicurare a fine mese i pagamenti, i tempi tecnici potrebbero compromettere l'erogazione entro la scadenza di gennaio, almeno per gli ultimi due contratti siglati (scuola e parastato). Prima di Natale da Palazzo Vidoni è stata inviata tutta la documentazione alla Corte dei Conti che potrà riunirsi per esaminare i contratti solo dopo l'approvazione formale da parte del Consiglio dei ministri. Mancano comunque all'appello, nonostante la promessa di mister br di chiudere entro l'anno tutti i contratti del pubblico impiego, le Regioni e gli Enti locali, per i quali devono essere modificati alcuni punti dell'atto di indirizzo. ______________________________________________________________ Ma ci sono statali e... Statali!
Pubblichiamo di seguito l'e-mail inviataci da An.: "Sapete qual'è il trattamento economico, per lo più ignoto ai tanti, di una semplice segretaria, non laureata, appena assunta al Quirinale come da contratto (che ho visto coi miei occhi)? Ve lo dico io:
- trattamento retributivo mensile: 2.800 euro di stipendio base,
- più indennità integrativa di 580 euro,
Pubblichiamo di seguito l'e-mail inviataci da An.: "Sapete qual'è il trattamento economico, per lo più ignoto ai tanti, di una semplice segretaria, non laureata, appena assunta al Quirinale come da contratto (che ho visto coi miei occhi)? Ve lo dico io:
- trattamento retributivo mensile: 2.800 euro di stipendio base,
- più indennità integrativa di 580 euro,
- più indennità "informatica" di 130 euro.
-Totale 3.510 euro!
- Oltre la mensa se lavora nella segreteria del consigliere militare,
- altrimeni sono previsti i buoni pasto.
- Mensilità retribuite: fino alla 15° mensilità.
- Ore lavorative da contratto: 7,5 al giorno.
- Giorni di ferie: 35.
- Convenzione sanitaria completa.
lunedì 5 gennaio 2009
Abolire il valore legale del titolo di studio.
La Costituzione italiana non dice che la Repubblica promuove i laureati ad ogni costo. Parla di «capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi»: soltanto loro vanno sostenuti. Se il "mercato" tiene sempre meno al "titolo", è perché il titolo è sempre meno vicino alle professioni, al cambiamento, al mondo globale, alle reali capacità e conoscenze dell'individuo. Se la laurea vale così poco, un modo per aiutarla è quello di eliminare la finzione che invece valga molto solo perché lo dice la legge. Il valore legale del titolo di studio è il principale muro che si oppone ad un sistema fondato sul merito. Professionalità, anzianità, esperienza, formazione permanente e non carta appesa in salotto, per dire finalmente basta all’illusione che nella vita sia sufficiente studiare(!?) una volta sola per fare "carriera" sempre! Più in generale l’abolizione servirebbe a far competere tutti gli aspiranti lavoratori solo sulla base delle capacità e conoscenze, senza dar peso al semplice possesso di un titolo. Naturalmente, la discussione non riguarda il settore privato nel quale ogni datore di lavoro è libero di decidere con quali requisiti operare la selezione del personale! Una laurea con valore legale è il lasciapassare per un’altra colossale finzione: che studiare alla Bocconi, alla Sapienza o a Roccacannuccia sia la stessa cosa.
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DOPO LA «FREGATURA» DEI 40euro STANZIATI PER IL RINNOVO DEL CCNL, ADESSO ATTENZIONE AI CONTRATTI INTEGRATIVI!
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Prima la beffa, adesso pure l’inganno! Ne ha parlato la televisione di Stato, ne hanno scritto tutti i giornali e ne abbiamo discusso anche noi su queste pagine. Tutti ricorderanno i famigerati “dottori” della "San Pio V" e di altre pseudo-università più o meno telematiche! Tutti ricorderanno la trasmissione di Rai Tre “Report” nella quale si denunciava il business delle lauree facili per militari, poliziotti, carabinieri, finanzieri e ministeriali. Lauree ottenute, o meglio “comprate in offerta promozionale”, senza il ben che minimo sforzo, se non quello economico, nel giro di pochi mesi, in barba a chi sui libri e nelle aule universitarie ha sudato sette camice per arrivare a quello che un tempo era considerato un ambito traguardo! Ebbene, dopo aver finanche premiato i novelli “dottorini” con borse di studio e centinaia di ore di permesso/studio - alle spalle di impiegati meno studiosi che continuavano a portare avanti, oltre alle loro, anche le pratiche dei colleghi universitari - talune pubbliche amministrazioni, di concerto con le organizzazioni sindacali, adesso si apprestano a spalancare le porte delle progressioni di carriera non al merito ed alla produttività, non a chi lavora, non alla capacità e alla competenza, ma a chi presenta il “pezzo” di carta! La forzatura più evidente la si registra nell'Area Funzionale III del comparto ministeri, (ex Area C con le posizioni economiche C1, C1s, C2, C3, C3s) laddove non avviene, come fatto in precedenza, una trasposiozione sistematica tra vecchie e nuove posizioni economiche (Esempio: C1->F1, C1s->F2, C2->F3, C3->F4, C3s->F5, ecc, ecc), ma si crea uno sbarramento (alla Fascia retributiva F4) che solo chi ha il "sudato" pezzo di carta potrà superare, anche stavolta senza il benché minimo... "sforzo"! Questi sono "i concreti strumenti" introdotti dal Ddl-Brunetta per la riforma delle pubbliche amministrazioni? Questi sono i metodi di incentivazione della produttività e della qualità della prestazione lavorativa? Questi i "criteri oggettivi" per misurare il contributo ed il rendimento del singolo dipendente pubblico? Questo è premiare i più capaci e meritevoli? La consegna delle future carriere dirigenziali ai "laureati last-minute" sta solo celebrando un funerale già da tempo annunciato, quello della Pubblica Amministrazione!
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DOPO LA «FREGATURA» DEI 40euro STANZIATI PER IL RINNOVO DEL CCNL, ADESSO ATTENZIONE AI CONTRATTI INTEGRATIVI!
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Prima la beffa, adesso pure l’inganno! Ne ha parlato la televisione di Stato, ne hanno scritto tutti i giornali e ne abbiamo discusso anche noi su queste pagine. Tutti ricorderanno i famigerati “dottori” della "San Pio V" e di altre pseudo-università più o meno telematiche! Tutti ricorderanno la trasmissione di Rai Tre “Report” nella quale si denunciava il business delle lauree facili per militari, poliziotti, carabinieri, finanzieri e ministeriali. Lauree ottenute, o meglio “comprate in offerta promozionale”, senza il ben che minimo sforzo, se non quello economico, nel giro di pochi mesi, in barba a chi sui libri e nelle aule universitarie ha sudato sette camice per arrivare a quello che un tempo era considerato un ambito traguardo! Ebbene, dopo aver finanche premiato i novelli “dottorini” con borse di studio e centinaia di ore di permesso/studio - alle spalle di impiegati meno studiosi che continuavano a portare avanti, oltre alle loro, anche le pratiche dei colleghi universitari - talune pubbliche amministrazioni, di concerto con le organizzazioni sindacali, adesso si apprestano a spalancare le porte delle progressioni di carriera non al merito ed alla produttività, non a chi lavora, non alla capacità e alla competenza, ma a chi presenta il “pezzo” di carta! La forzatura più evidente la si registra nell'Area Funzionale III del comparto ministeri, (ex Area C con le posizioni economiche C1, C1s, C2, C3, C3s) laddove non avviene, come fatto in precedenza, una trasposiozione sistematica tra vecchie e nuove posizioni economiche (Esempio: C1->F1, C1s->F2, C2->F3, C3->F4, C3s->F5, ecc, ecc), ma si crea uno sbarramento (alla Fascia retributiva F4) che solo chi ha il "sudato" pezzo di carta potrà superare, anche stavolta senza il benché minimo... "sforzo"! Questi sono "i concreti strumenti" introdotti dal Ddl-Brunetta per la riforma delle pubbliche amministrazioni? Questi sono i metodi di incentivazione della produttività e della qualità della prestazione lavorativa? Questi i "criteri oggettivi" per misurare il contributo ed il rendimento del singolo dipendente pubblico? Questo è premiare i più capaci e meritevoli? La consegna delle future carriere dirigenziali ai "laureati last-minute" sta solo celebrando un funerale già da tempo annunciato, quello della Pubblica Amministrazione!
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P.S.
Ci scrive un lettore: «La prima volta che sono andato negli Stati Uniti, dopo la laurea, mi sono firmato "Dr" per fare il figo ed un mio interlocutore mi ha chiesto: "in quale ospedale operi?". Ed io: "no... beh... ho la laurea in scienze della formazione!" Al che lui si è messo a ridere e mi ha detto: "qui in America chiamiamo Doctor solo chi è medico"!».
Caro amico lettore,
se il suo "interlocutore" un giorno avesse la malaugurata sorte di vennire a fare un giro per i corridoi di uno dei tanti, forse troppi, ministeri italiani, avvertirebbe la strana sensazione di stare in una corsia di ospedale, non tanto per la lenta agonia in cui versa ormai da troppo tempo la Pubblica Amministrazione, quanto per la moltitudine di dottori, dottoresse e adesso pure dottorini che vi... "operano" !
Ci scrive un lettore: «La prima volta che sono andato negli Stati Uniti, dopo la laurea, mi sono firmato "Dr" per fare il figo ed un mio interlocutore mi ha chiesto: "in quale ospedale operi?". Ed io: "no... beh... ho la laurea in scienze della formazione!" Al che lui si è messo a ridere e mi ha detto: "qui in America chiamiamo Doctor solo chi è medico"!».
Caro amico lettore,
se il suo "interlocutore" un giorno avesse la malaugurata sorte di vennire a fare un giro per i corridoi di uno dei tanti, forse troppi, ministeri italiani, avvertirebbe la strana sensazione di stare in una corsia di ospedale, non tanto per la lenta agonia in cui versa ormai da troppo tempo la Pubblica Amministrazione, quanto per la moltitudine di dottori, dottoresse e adesso pure dottorini che vi... "operano" !
giovedì 1 gennaio 2009
"BUON ANNO A TUTTI... meno che a uno, anzi mezzo"!

Come sarà il 2009? Non c’è nessuno - ma per chi ci crede ci sono i soliti oroscopi - che abbia le carte in regola per formulare previsioni attendibili circa il nostro futuro prossimo. Non sappiamo se ci sarà un collasso dell’economia. Non sappiamo se la crisi durerà uno o più anni. Non sappiamo se il prezzo del petrolio salirà o scenderà. Non sappiamo se ci sarà inflazione o deflazione, se l’euro si rafforzerà o si indebolirà. Non sappiamo se gli Usa del nuovo-Presidente saranno diversi da quelli del Presidente-guerrafondaio. Non sappiamo se Istraele e Palestina continueranno a scannarsi per tutta la vita. Non sappiamo nada de nada! La stampa, i politici, i sindacati, tacciono! Stra-parlano soltanto di federalismo, riforma della giustizia, cambiamento della forma dello Stato, grandi temi utopici che vengono quotidianamente gettati ad una stampa famelica di pseudo-notizie, mentre i veri cambiamenti si stanno preparando, silenziosamente, nelle segrete stanze. Comunque, anche se i prossimi anni non ci riservassero scenari drammatici, e la crisi dovesse riassorbirsi nel giro di un paio d’anni, non è detto che l’Italia cambierà davvero sotto la spinta delle tre riforme di cui, peraltro, si fa fino ad oggi solo un gran parlare. Del resto, non ci vuole certo la palla di vetro per intuire che alla fine la riforma presidenzialista non si farà (e se si farà, verrà abrogata dall'ennesimo referendario di turno), mentre per quanto riguarda le altre due riforme - federalismo e giustizia - se si faranno, sarà in modo così... all'italiana che porteranno più svantaggi che vantaggi: dal federalismo è purtroppo lecito aspettarsi solo un aumento della pressione fiscale, perché l’aumento della spesa pubblica appare il solo modo per ottenere il consnenso di tutta "la casta", e poi dalla riforma della giustizia verrà soltanto una "comoda" tutela della privacy al prezzo di un'ulteriore aumento della compra-vendita di politici, amministratori e colletti bianchi. Resta difficile capire, infatti, come la magistratura potrà perseguire i reati contro la pubblica amministrazione se "la casta" la priverà del "fastidioso" strumento delle intercettazioni telefoniche. Così, mentre federalismo, giustizia, presidenzialismo, occuperanno le prime pagine, è probabile che altre riforme e altri problemi, certamente più importanti per la gente comune, incidano assai di più sulla nostra vita. Si pensi alla riforma della scuola e dell’università, a quella degli ammortizzatori sociali, a quella della Pubblica Amministrazione. Si tratta di tre riforme di cui si parla poco, ma che, se andranno in porto, avranno effetti molto più importanti di quelli prodotti dalle riforme cosiddette maggiori. Forse non a caso già oggi istruzione, mercato del lavoro e pubblica amministrazione sono i terreni su cui, sia pure sottobanco, l’opposizione sta collaborando più costruttivamente con il governo. Ma il lato nascosto dei processi politici che ci attendono non si limita alle riforme ingiustamente percepite come minori. Ci sono anche temi oggi sottovalutati ma presumibilmente destinati ad esplodere: il controllo dei flussi migratori, il sovraffollamento delle carceri e l'emergenza salari. Sono problemi di cui si parla relativamente poco non perché siano secondari, ma perché nessuno ha interesse a farlo. Il governo non ha interesse a parlarne perché dovrebbe riconoscere un fallimento: gli sbarchi sono raddoppiati, le carceri stanno scoppiando esattamente come ai tempi dell’indulto e gli stipendi degli italiani sono i più bassi d'europa. L'opposizione non può parlarne perché ormai sa che le sue soluzioni-demagogiche - libertà, tolleranza, integrazione, solidarietà - riscuotono consensi solo nei salotti intellettuali. Eppure è molto probabile che con l’aumento estivo degli sbarchi, le carceri stipate di detenuti, i centri di accoglienza saturi, ed il mondo del lavoro dipendente duramente provato da un caro prezzi che non accenna a deflazionare, il governo si trovi ad affrontare una drammatica emergenza. Intanto, in Italia prosegue la propaganda dell'ottimismo a tutti i costi: stampa, sindacati e politica ci fanno sapere solo ciò che fa più comodo ai loro giochi, e "noi"- a forza di guardare solo dove la politica ci chiede di guardare - rischiamo di farci fottere. Buon Anno!
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Collaboratori - Opinionisti:
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