sabato 28 febbraio 2009

TROPPI POLIZIOTTI NEGLI UFFICI: la Cisl fa "il solletico" al governo!

COMUNICATO STAMPA della CISL

FAVERIN (CISL FP): "SICUREZZA, TROPPI POLIZIOTTI NEGLI UFFICI. IL SILENZIO DEL MINISTRO DELL’INTERNO STA DIVENTANDO IMBARAZZANTE".
"Il problema della sicurezza non dipende da carenze di organico nelle forze dell’ordine, ma dal fatto che troppi agenti sono impiegati negli uffici e, di conseguenza, sono sottratti a compiti di sicurezza nelle strade o al controllo delle attività criminali".
Giovanni Faverin, segretario della Cisl Fp, condivide l’analisi di Santo Versace pubblicata ieri sul quotidiano "Libero" e punta il dito sull’esigenza di liberare le forze di polizia dallo svolgimento delle mansioni amministrative "mantenendo all’interno dello Stato, che ne ha tutta la capacità, la funzione di garantire la sicurezza dei cittadini".
"Sono d’accordo con Versace – dichiara Faverin – la Cisl Fp da anni denuncia che almeno 25.000 operatori della polizia di Stato sono distolti dai compiti operativi, controllo del territorio ed attività investigative, per essere impiegati negli uffici. E tutto ciò a fronte di un dispositivo chiarissimo, contenuto nella legge di riforma della pubblica sicurezza, il quale stabilisce che le attività prettamente amministrative degli uffici di polizia devono essere assicurate dal personale civile amministrativo del dicastero dell’Interno. La Cisl Fp ritiene indispensabile riprendere il lavoro, interrotto lo scorso anno, sulla chiara e precisa individuazione delle funzioni amministrative, da assegnare esclusivamente al personale civile amministrativo, da quelle propriamente di polizia, di competenza della polizia di Stato".
"Più volte abbiamo chiesto al Ministro Maroni di convocare un tavolo di confronto con il sindacato sulla materia, ma ad oggi ancora siamo in attesa di una risposta. E’ del tutto evidente – prosegue Faverin – che ogni giorno che passa il silenzio del Ministro dell’Interno sull’argomento sta diventando sempre più imbarazzante".
"Prima di ricorrere a soluzioni poco consone come quella delle ronde, è infatti molto meglio pensare a rimettere le forze dell’ordine nella condizione di svolgere al meglio la loro funzione, sia dal punto di vista delle risorse economiche e materiali, sia soprattutto da quello della riorganizzazione e della valorizzazione delle donne e degli uomini impegnati ogni giorno con professionalità a difendere i cittadini".
Roma, 25 febbraio 2009

LA RISPOSTA DEL VIMINALE.
In attuazione delle norme fissate dal decreto legge 11 del 23 febbraio scorso, ''Misure urgenti in materia di pubblica sicurezza'', è stato definito il piano di assunzioni di 2.876 nuove unità, appartenenti alle Forze di polizia e al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. In particolare, sottolinea il Viminale, per la Polizia di Stato saranno assunti 826 agenti e 80 tra funzionari e ufficiali; per l'Arma dei Carabinieri 700 agenti e 200 tra ispettori e marescialli; per la Guardia di Finanza 231 agenti e 152 tra ispettori e marescialli; per la Polizia Penitenziaria 296 agenti; per il Corpo Forestale 94 agenti e 297 unità per i Vigili del Fuoco.

Berlusconi a Sarkozy: «Io ti ho dato la tua donna».

"La frase che il presidente Berlusconi ha detto sottovoce al presidente Sarkozy durante la conferenza stampa di martedì scorso a Villa Madama, mentre si stava parlando del riconoscimento in Italia dei baccalaureati, era semplicemente: "Tu sais que j'ai e'tudie' a' la Sorbonne" (tu sai che ho studiato alla Sorbona). Al presidente Berlusconi hanno dato l'oscar della volgarità che non meritava. A loro spetta invece l'oscar della denigrazione che si meritano appieno". E' quanto si legge in una nota di palazzo Chigi che replica a Canal Plus che aveva dato una diversa interpretazione del labiale del premier "Ti ho dato la tua donna", queste le parole ricostruite dall'emittente. E' stata la trasmissione francese Le Grand Journal alla moviola a tradurre il labiale del premier (vedi foto) che ci ha tenuto ha sottolineare le origini italiane della signora Sarkozy, Carla Bruni. La Bruni, tra l'altro, già in passato aveva fatto capire di non apprezzare l'umorismo di Berlusconi. Dopo la frase del premier su Barack Obama («E' giovane, bello e abbronzato»), la signora Sarkozy aveva dichiarato: «Felice di non essere più italiana!».

venerdì 27 febbraio 2009

Scioperi, via libera del governo alle nuove norme.















Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al ddl delega che riforma il diritto di sciopero nel settore dei trasporti. Il ministro del lavoro aveva confermato l'intenzione del governo di introdurre l'obbligatorietà dello sciopero virtuale (ma con ritenuta "reale" sullo stipendio) per alcune categorie di lavoratori, di avviare sanzioni in via amministrativa per quelle modalità di sciopero che, "da qualsiasi settore arrivino, paralizzino strade, stazioni, autostrade e aeroporti". Sulla possibilità di indire un referendum preventivo nel caso in cui a proclamare lo sciopero sia una piccola sigla sindacale il governo, invece, sta ancora "valutando". Resta nel testo definitivo la richiesta di adesione preventiva individuale allo sciopero che secondo il governo "è necessaria per dare certezza ai cittadini sul numero dei mezzi effettivi in circolazione".

. . . e il sindacato cosa fa?
Gli "alt e gli altolà" del leader della Cgil, Guglielmo Epifani, creano solo "allarmismi". Ne è convinto il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. Epifani ieri aveva affermato di temere svolte autoritarie in merito alla riforma della legge sugli scioperi e aveva messo in guardia il governo. "Mi sembrano il modo per creare allarmismo - ha detto il leader della Cisl - e non dare la giusta dimensione ai problemi che abbiamo di fronte che non sono un peso per noi ma un modo per toglierci dei pesi perchè ci sono stati abusi di piccole rappresentanze" sul tema degli scioperi. "Epifani farebbe bene a tenersi - ha continuato Bonanni - e a dare il suo contributo anzichè minacciare la presenza di lupi. A forza a forza di elencare tutti i lupi a quel punto non si avrà più contezza della situazione allorquando qualche lupo si faccia vedere. Partecipasse alla discussione come si conviene ad un sindacato rappresentativo che ha diritti ma anche doveri", ha aggiunto. E ancora a Epifani che invita a cercare prima l'intesa tra i sindacati e poi a fare la legge il dirigente della Cisl ha detto: "Epifani ha ragione ad una sola condizione - ha concluso - che non sia un espediente, come gli succede spesso, di buttare sabbia negli ingranaggi".

Modello 730. Tutte le novità per la dichiarazione dei redditi 2008.

Grazie alle agevolazioni della Legge Finanziaria, a Roma l’abbonamento al Metrebus pesa di meno grazie alla detrazione in sede di presentazione del 730. Nello specifico, ricorda l’ATAC Roma, l’agevolazione prevede una detrazione IRPEF del 19%, fino ad una spesa totale di 250,00 euro, per le spese sostenute dal contribuente per il proprio abbonamento e quello dei familiari a carico. Anche quest’anno oltre 13 milioni di contribuenti, tra dipendenti e pensionati, presenteranno la denuncia dei redditi con il Modello 730: è semplice da compilare, ci sono pochi calcoli da fare, ma soprattutto il rimborso Irpef (o l’addebito delle imposte dovute) avviene, direttamente nella busta paga o sul rateo della pensione, nel giro di pochi mesi. Vediamo allora le principali novità che ci riserva il 730/2009, ricordando che per la presentazione al datore di lavoro o ente pensionistico c’è tempo fino al 30 aprile, mentre per la consegna a Caf e professionisti la scadenza è il 1° giugno 2009.
Interessi passivi. La detrazione del 19% prevista per gli interessi pagati sui mutui si può calcolare su un massimo di 4.000 euro (anziché 3.615 euro dell’anno scorso). Quindi chi nel 2008 ha pagato 4.000 euro (o più) di interessi sul mutuo prima casa avrà uno sconto Irpef di 760 euro (contro i 687 euro degli anni passati).
Risparmio energetico. Continua anche il bonus del 55% sui lavori che comportano un risparmio energetico. Per le spese pagate nel 2008 lo sconto si può ripartire fino a 10 anni (contro i 3 precedenti), avvantaggiando in questo modo i contribuenti a basso reddito con una scarsa capienza dell’Irpef sulla quale applicare la detrazione.
Elettrodomestici. Prorogata anche l’agevolazione fiscale del 20% per la sostituzione di frigoriferi e congelatori con analoghi apparecchi di classe energetica innovativa.
Medicinali con scontrino. Dal 2008 l’acquisto di farmaci è detraibile al 19% solo se documentato da fattura o scontrino fiscale “parlante” in cui devono essere specificati la natura (farmaco o medicinale), qualità (nome del farmaco), quantità acquistata e codice fiscale del contribuente. L’Agenzia delle Entrate, inoltre, fa sapere che lo sconto non spetta per l’acquisto di parafarmaci.
Agevolazioni per i docenti. Spetta una detrazione Irpef del 19% per le spese pagate dai docenti delle scuole di ogni ordine e grado (sia di ruolo che precari) per l’auto-aggiornamento e per la formazione. Lo sconto si può calcolare su un importo massimo di 500 euro.
Riscatto anni di laurea. Da quest’anno è possibile sfruttare la detrazione del 19% anche sui contributi versati per il riscatto del corso di laurea dei familiari fiscalmente a carico. Se, invece, i contributi riguardano il contribuente che presenta il 730, l’importo pagato resta deducibile dal reddito complessivo di quest’ultimo (e il risparmio è maggiore).
Abbonamenti ai mezzi pubblici. Prima puntata anche per lo sconto Irpef sugli abbonamenti al trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. La detrazione del 19% spetta su un importo massimo di 250 euro e quindi il risparmio massimo sarà di 48 euro (comprese le eventuali spese dei familiari fiscalmente a carico). Le spese da considerare sono quelle pagate nel 2008, anche se riguardano abbonamenti che scadono nel 2009.
Altre novità. Del tutto nuova la possibilità per i lavoratori dipendenti del settore privato di scegliere una differente modalità di tassazione sui compensi per lavoro straordinario o per incrementi di produttività. L’agevolazione vale entro i limiti di 3 mila euro, con riferimento al periodo 1° luglio-31 dicembre 2008.
Tra le altre novità va segnalato il “ritorno” del Comune di residenza tra i possibili beneficiari del 5 per mille e la possibilità di richiedere il “bonus famiglia” direttamente in dichiarazione (anziché al sostituto d’imposta).
>>>Il Modello 730, completo di istruzioni per la compilazione, è disponibile anche sul sito http://www.agenziaentrate.gov.it/ nella sezione Modulistica.

giovedì 26 febbraio 2009

BRUNETTA: GLI STATALI SONO DEI PRIVILEGIATI!


















I dipendenti pubblici sono una categoria privilegiata
che, in questa situazione di crisi, non rischia il posto di lavoro, ma con la delega sulla riforma della pubblica amministrazione, la cosiddetta "anti-fannulloni" approvata ieri in via definitiva dal Senato, potranno ora essere introdotte sanzioni che arrivano fino alla rimozione dei dirigenti. E' quanto afferma il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta: "Ora se i dipendenti pubblici vorranno guadagnarsi lo stipendio dovranno essere bravi, e ce ne sono tanti di bravi. Gli statali sono dei privilegiati, fino a oggi hanno avuto lo stipendio assicurato, non hanno mai rischiato la disoccupazione, nessuno è mai stato licenziato, nè ricevono la cassa integrazione, come centinaia di migliaia, se non milioni, di colleghi del settore privato. Ora si tratta di definire dei premi per i bravi e delle punizioni per i non bravi. Abbiamo messo al centro della riforma 60 milioni di cittadini-clienti che pagano, per la pubblica amministrazione, 190 miliardi l'anno di stipendi e 300 miliardi l'anno di spese. Ora ci sarà trasparenza, sapranno tutto, dagli stipendi a chi è responsabile di cosa, gli standard di qualità dei servizi e così via - ha detto ancora il ministro - se i prodotti non sono forniti nei modi e nei tempi stabiliti scatta la sanzione, che arriva fino alla rimozione dei dirigenti, i cittadini avranno voce, potranno giudicare se il servizio prestato è buono o cattivo". Mister br ha anche commentato le nuove regole per gli scioperi che saranno esaminate domani dal Consiglio dei ministri, ovvero l'introduzione del cosiddetto "sciopero virtuale". "Non è possibile che la minoranza tenga in ostaggio la maggioranza, lo sciopero è un diritto tutelato dalla Costituzione ma lo sono anche la mobilità la vita e il lavoro - ha detto il ministro - quando ci sono due valori tutelati in conflitto serve la regola, la legge, e la legge deve definire la priorità, ovvero la vita, la mobilità, l'economia dei cittadini rispetto al diritto di sciopero, che potrà essere espletato in altra maniera".

La politica ha smesso di occuparsi del "bene comune".

Perchè la politica non si occupa più del bene comune? La questione è molto dibattuta tra la gente... comune, ma non sfiora neanche minimamente i politici. Quasi che il problema non li riguardasse. La politica di oggi, lontana dal principio del bene comune, è corrotta, oligarchica, ridotta a marketing, a spettacolo di bassa qualità, in onda a tempo pieno sui media. E' una politica asservita alla logica del marketing. Una politica che costruisce i messaggi e i comportamenti in base alle preferenze espresse dal pubblico a cui si rivolge: i sondaggi d'opinione fanno la politica di oggi! Ma se la Politica, serva dell'Opinione Pubblica, non si interessa al Bene Comune forse è perché il bene comune non interessa più di tanto all'opinione pubblica. Se non a parole. D'altronde, da molto tempo il Bene Comune gode di scarsa reputazione. Sotto diversi punti di vista e per diverse ragioni, che riguardano entrambi i termini del concetto. Anzitutto il "Bene", da parecchio tempo, è considerato male. Chi lo predica è considerato un idealista, un sognatore, un fesso, un cacciatore di nuvole, visto che gli ideali sono vaporosi, mutevoli e viaggiano rapidi. Ma soprattutto: è ritenuto un debole. Vizio imperdonabile al tempo dei "cattivi", degli intolleranti, degli sceriffi, delle ronde, dei giustizieri. I nemici del "buonismo" - il pensiero debole fondato sul bene - godono di grande consenso, oggi, perché "rassicurano": solo i cattivi possono difenderci dai cattivi che ci minacciano. L'altro termine del concetto, "Comune", è ancora più usurato. Non si sente più nominare. Se qualcuno ne parla è solo per sbaglio. E, quindi, si scusa e si corregge subito. D'altronde, veniamo da secoli di celebrazione del privato, dell'individuo, della specificità e della differenza. Ciò che è in "comune" non è di nessuno. Per cui è senza valore. Tanto più se viene associato al Pubblico, che, a sua volta, è perlopiù associato allo Stato. E tutto ciò che è Pubblico e Statale viene guardato con disprezzo! Pensate al Pubblico Impiego. Agli Statali. Ai Professori. Genia di fannulloni. Si salva solo il pubblico con la "p" minuscola. Il pubblico televisivo, il pubblico dei giornali, il pubblico fatto di spettatori che assistono - indifferenti - alla politica, alla cronaca rosa e nera, alle partite di calcio. Eternamente passivi davanti agli schermi e ai media. "LO STATO", "IL PUBBLICO", quella stessa opinione pubblica li invoca solo in caso di emergenza, come pronto soccorso, dove si arriva in condizione di necessità e di urgenza e per questo ogni intervento sembra sempre tardivo, ogni terapia inadeguata. Così l'esasperazione e il risentimento, invece di sopirsi, si accendono ancor di più. Per cui è difficile che la politica persegua il "bene comune", guardato dalla società con sospetto misto a dileggio. Certo, il lettore disincantato, lo spettatore critico potrebbero avanzare il sospetto che la realtà sia diversa. E osservare che il "bene comune" non è scomparso. Anzi, muove i sentimenti e i comportamenti di gran parte delle persone. Basta pensare all'agire altruista e solidale. A quanti - tanti - fanno donazioni, dedicano parte del loro tempo ad attività volontarie. A quanti - tanti - si impegnano, nel loro quartiere e nel loro paese - per fini "comuni". Nella tutela dell'ambiente, del paesaggio, in azioni caritative. A quanti - tanti - si mobilitano a sostegno di valori universali. La pace, la solidarietà, il lavoro. Potrebbe, il lettore controcorrente, segnalare come il malessere sociale dipenda, almeno in parte, proprio dalla povertà di spazi, luoghi, occasioni dedicati al bene comune. Alla vita di "comunità". Perché il bene comune non serve solo al bene comune ma anche al bene/essere di chi lo persegue e lo pratica. Perché agire in "comune", per il bene "comune" soddisfa il "proprio" bene. Il proprio bisogno di identità, di riconoscimento. Perché abbiamo bisogno di altruismo e di comunità. Ma, appunto, si tratterebbe solo di provocazioni. Per scandalizzare e, magari, far parlare i media. Guai a dire alla gente che è meglio di come è dipinta ed essa stessa si dipinge. Che, anche se non lo vuole ammettere, se non ne vuol sentir parlare: contribuisce al "bene comune". Guai. Penserebbe che la prendi in giro. Peggio: che la insulti e intendi metterla in cattiva luce. Meglio rassegnarsi, allora. Essere duri, inflessibili. Dei mostri. Infelici. Almeno in pubblico. E per consumare la dose quotidiana di "bene comune" di cui abbiamo bisogno, meglio attendere. Quando e dove nessuno ci vede. Da soli, in famiglia o in associazioni e circoli specializzati!

mercoledì 25 febbraio 2009

Ma dove sono finiti i veri politici?




















Quant’era bello quando le sigle bastavano da sole a raccontare i contenuti!
Vuoi mettere i bei tempi “antichi” quando bastava dire PCI e già ti risuonava nelle orecchie “bandiera rossa”! Oppure dicevi Democrazia Cristiana e respiravi immediatamente aria d’incenso! “Mani pulite” credeva di poter cambiare tutto, di poter sdoganare il paese ad nuova fase della politica italiana: la seconda repubblica! Ma invece fu il caos: ulivi, garofani, querce, rose rosse, rose bianche e rose nel pugno! E’ vero, oggi i nomi dei partiti si cambiano più velocemente di un paio di mutande, ma rimangono sempre… sporchi e maleodoranti forse anche perché gli uomini che vi sono dentro, sono sempre gli stessi! Ma dove sono finiti i veri politici? Dove sono finiti quegli uomini e quelle donne disposti a sacrificare la loro vita nel nome di un “ideale”? Eppure un tempo, in un tempo ormai troppo lontano, esistevano. Oggi ci fanno sapere dai “loro” giornali e dalle “loro” televisioni che l’IDEOLOGIA E' MORTA, che non esiste più. Si affannano a celebrarne il funerale con statistiche, sondaggi, ansa, adnkronos, proiezioni, studi di settore, pil, mibtel, bot, cct, azioni e… male-azioni. Oggi chi detta legge - ma la legge non è uguale per tutti - è solo ed esclusivamente il libero mercato, la logica - irrazionale - del profitto. Nella giungla del capitalismo selvaggio il più ricco, il più potente, il più ammanicato col potere, il più furbo e disonesto, ha sempre la meglio sul più debole! Chi era Comunista si professa social-democratico-cristiano-liberale, chi era Fascista si spaccia per liberale o addirittura si ricicla come anti-fascista per essere più credibile e accaparrarsi la poltrona. Chi era Democristiano, e qui nulla da eccepire in quanto a coerenza, s’è convertito subito al berlusconismo! In nome di una fasulla logica dell’alternanza politica - oggi mangi tu, ma domani tocca a me - assistiamo all’appiattimento e al conformismo globale dell’azione politica. Di fatto, oggi, chi si accorge più se al governo del paese c’è la destra o la sinistra? Destra e Sinistra pari sono! Con questi o con quelli al comando del paese poco cambia: i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sprofondano sempre più nella miseria trascinandosi dietro anche quelli che un tempo se la passavano benino! È troppo chiedere a questi politici di tornare a fare “LA VERA POLITICA”, la politica della gente e per la gente, di legiferare nel nome del popolo e non per gli interessi di Banche, Assicurazioni, Imprese e Palazzinari? È troppo chiedere a questi politici di fugare il sospetto che quando vanno al potere i ricchi diventano sempre più ricchi e potenti e le famiglie si impoveriscono? È troppo chiedere a questi sindacati di tornare a fare “IL VERO SINDACATO”? Il sindacato è dei lavoratori, non dei padroni! Il sindacato ha l’obbligo di sottoscrivere contratti onesti non solo per le aziende, ma "anche" e soprattutto per i lavoratori! I tempi sono ormai maturi per dare vita alle aspettative del popolo del lavoro. Un popolo fatto di gente che campa di stipendio e che non ha la possibilità di adeguare “autonomamente” le proprie entrate al costo della vita. Un popolo che non si sente adeguatamente rappresentato in parlamento da questa classe politica, nè sufficientemente tutelato sul posto di lavoro da questi sindacati che dovrebbero difendere il potere d’acquisto di salari e pensioni. Un popolo che ha più volte palesato su queste pagine la necessità di un nuova politica. "La Politica" vera, autentica, passionale, onesta: SVEGLIATI ITALIA!!!

martedì 24 febbraio 2009

Medici italiani scontenti, 4 su 10 farebbero altro.

Medici italiani scontenti ed insoddisfatti. Sei anni per conseguire la laurea, cinque anni di specializzazione, poi se tutto fila liscio arriva il sospirato posto presso una struttura pubblica a 2.000euro al mese, oppure una vita di precariato: turni forzati, notti e festivi in preda a pazienti sempre più numerosi e sempre meno pazienti, carenze di personale medico e paramedico, strutture sanitarie decrepite, apparecchiature antiquate, burocrazia, citazioni, vertenze, tribunali. Una vergogna! Non c'è quindi da stupirsi se 4 medici su 10, dichiarano che se potessero ricominciare, farebbero altro. Non specificano esattamente cosa, ma il 38%, se potesse tornare indietro, non indosserebbe più il camice bianco. E' quanto emerge da un sondaggio realizzato da "Quotivadis", quotidiano online di informazione medico-scientifica di Univadis. La lista di persone che partendo da una laurea in medicina hanno lasciato un segno significativo nella letteratura, nella politica, nello spettacolo, nello sport è lunga e di spessore. Tra questi c'è chi è addirittura diventato un mito: è il caso del comandante Che Guevara, il rivoluzionario argentino che nel marzo del 1953 si laureò in medicina, ma che probabilmente non concluse il tirocinio necessario per esercitare la professione. Restando in Sudamerica, a indossare il camice bianco e a specializzarsi in Pediatria, è l'attuale presidente del Cile, Michelle Bachelet. Non solo politica, però. Anche la letteratura vanta ex medici che, una volta sostituto il bisturi con la penna, sono diventati vere e proprie celebrità, lasciando un'eredità letteraria ricchissima. E' il caso di Anton Pavlovic Cechov, scrittore e drammaturgo russo. Laureatosi in medicina, condusse una sorta di doppia vita: medico di giorno, scriveva novelle di notte. Un'altra celebre penna, laureato in Medicina e chirurgia alla prestigiosa Harvard Medical School, è John Michael Crichton. Una laurea che ha poi in qualche modo utilizzato anche nella sua nuova veste: è stato infatti l'ideatore della serie televisiva di successo 'E.R. Medici in prima linea'. In Italia, l'ex medico forse più famoso è Enzo Jannacci, cantautore, cabarettista e autore. Laureato in medicina all'università di Milano, per ottenere la specializzazione in Chirurgia generale si trasferisce in Sudafrica, entrando nell'equipe di Christiaan Barnard. Chi invece ha abbandonato l'idea di fare il medico, prima ancora di indossare il camice bianco, è l'attore, scrittore e musicista Daniele Luttazzi. Iscritto alla facoltà di Medicina dell'università di Modena, scrive una tesi sperimentale sulla eziopatogenesi autoimmunitaria della gastrite atrofica e la consegna senza discuterla, rifiutando quindi la laurea, per protesta contro le baronie universitarie. Un altro medico, diventato famoso come giornalista, scrittore e regista è Gianni Bisiach. Ma l'elenco è lungo. Per esempio pescando tra i politici se ne contano molti. Solo per citarne alcuni: Paolo Cirino Pomicino, ex ministro della Funziona pubblica e del Bilancio nella Prima Repubblica, laureato in Medicina e chirurgia, specialista in malattie nervose e mentali. E ancora, Francesco De Lorenzo, medico ed ex ministro della Salute; il famoso oncologo Umberto Veronesi, anche lui ministro della Salute dal 2000 al 2001. Un altro politico con il 'camice', che recentemente ha fatto molto parlare di sè, è Riccardo Villari: anche lui proveniente da una famiglia di medici e laureato in Medicina. Anche tra i calciatori si trovano i dottori in medicina. Uno su tutti: l'ex campione di calcio brasiliano, Socrates de Oliveira che, proprio perché laureato in Medicina, fu soprannominato "il dottore", senza però mai esercitare la professione.

lunedì 23 febbraio 2009

Accordo ministero-dentisti: tariffe contenute, in base al reddito.

Accordo con i dentisti per prestazioni a tariffe contenute, in base al reddito. Lo ha annunciato il ministero del Welfare Ferruccio Fazio: «Abbiamo firmato un accordo con l'Andi (Associazione nazionale dentisti italiani) ed è in arrivo sul portale del ministero la lista dei medici dentisti disponibili ad aderire al progetto che prevede l'erogazione di prestazioni a determinate categorie in base al reddito a prezzi interessanti». Il sottosegretario ha precisato che quello dell'odontoiatria «è uno dei più grossi problemi, attualmente nei Lea ci sono le patologie neoplastiche che riguardano i denti». Mentre l'accordo siglato con l'Andi prevede prestazioni anche di carattere ordinario, come le estrazioni (che costeranno 60 euro), le visite (80 euro) e la realizzazione di protesi dell'arcata superiore (700 euro).

La crisi colpisce anche il condominio, il 20% non lo paga!

















Le difficoltà economiche degli italiani si riflettono anche nella gestione degli immobili: circa il 20% dei residenti in condominio non paga le quote periodiche, rischiando il pignoramento. I condòmini con sempre maggiore frequenza scelgono di non pagare le quote mensili per l’immobile, dando la priorità ad altre spese domestiche, come il mutuo e le bollette, considerate più urgenti di quelle condominiali. In tempi normali, la percentuale di morosi è pari al 10% dei condòmini. Questo anche perché, da sempre, si ha la tendenza a sottostimare tale pagamento. Ora però la quota si è raddoppiata! Di fronte alla morosità, la norma è chiara: prima la messa in mora, poi il decreto ingiuntivo e, se non si ottiene nulla, l’atto di precetto. In ultima istanza, il pignoramento, mobiliare e immobiliare. In tempi di crisi, ecco alcuni accorgimenti. Innanzitutto, occhio al bilancio preventivo, per evitare sorprese. A chi ha problemi economici si consiglia di parlare chiaro all’amministratore. E per quanto riguarda la determinazione delle spese, è controproducente risparmiare sulla manutenzione ordinaria, perché poi si finisce con il pagare di più in caso di guasto o, peggio ancora, si rischia l’incidente. In tal senso, è consigliabile sensibilizzare i condòmini sul corretto utilizzo degli spazi comuni. Se nessuno imbratta i corridoi o sporca i pavimenti, sarà più facile evitare spese aggiuntive per il decoro.

domenica 22 febbraio 2009

Berlusconi debutta a Sanremo.

"Musica". E' questo il titolo della nuova canzone scritta da Silvio Berlusconi per Mariano Apicella che segnerà il debutto del premier - compositore sul palco dell'Ariston. Oggi, infatti, Apicella sarà ospite a "Domenica-In". L'artista partenopeo canterà le note del brano voluto proprio dal Cavaliere per il suo "esordio" alla kermesse musicale. Il brano sanremese è contenuto nel "nuovo cd del presidente del Consiglio" che sarà in uscita a primavera.
A questo punto l'accostamento storico viene del tutto naturale... Nerone che suona la lira, fa ridere tutti e canta ilare guardando Roma bruciare, il Cavaliere che se la suona e se la canta mentre l'Italia è divorata dalle fiamme del debito pubblico. Anche l’Economist, per raccontare i primi mesi di governo Berlusconi, lo paragona a Nerone, parafrasando l’espressione inglese “Nero is fiddling while Rome burns”, che significa più o meno “Nerone suona mentre Roma brucia” (per traslato, occuparsi di sciocchezze mentre sta per capitare il peggio) con Berlusconi al posto di Nerone e l’Italia al posto di Roma. Un solo anacronismo: Nerone suonava la "lira", Berlusconi il "sestertius".

venerdì 20 febbraio 2009

Tasse, è evasione di massa: 200mld l'anno sottratti al fisco!

























Un tempo noi italiani eravamo definiti come un popolo di santi, poeti e navigatori, oggi siamo diventati "un popolo di evasori"! E il fenomeno è di tale portata da potersi definire ormai di massa. A dare l’allarme sul dilagare dei guadagni ombra è stato ieri il direttore generale del dipartimento delle Finanze del Tesoro, Fabrizia Lapecorella, nel corso di un'audizione alla Commissione parlamentare sull'Anagrafe tributaria. “Servizi personali, commercio, ristorazione e le costruzioni, ad eccezione dei lavoratori dipendenti, sono questi i settori dove si inganna il Fisco", ha detto Lapecorella che valuta il fenomeno fra i 230 e i 250 miliardi di euro. Nel 2006 la quota rappresentava il 16% del Pil nazionale.I numeri forniti dal Tesoro sulla love story mai sbocciata tra gli italiani e il Fisco sono allarmanti. Per quanto riguarda in particolare l'evasione fiscale, il Dipartimento delle Finanze stima che l'ammontare del valore aggiunto lordo evaso stimato per il 2004 sia di circa 200 miliardi di euro. Per combattere l'evasione, secondo Lapecorella, bisogna procedere all'integrazione delle banche dati e ''aggiornare lo strumento del redditometro''. Una ipotesi condivisa dal presidente della Commissione parlamentare sull'Anagrafe tributaria, Maurizio Leo. ''Un redditometro rivisto e aggiornato, per esempio con dati che oggi dimostrano meglio il tenore di vita, come possono essere i viaggi all'estero o i club per i figli potrebbe facilitare gli accertamenti automatici, ovvero i cosiddetti accertamenti sintetici, dando un contributo importante alla lotta all'evasione con un minore impiego del lavoro degli uffici''.

I privilegi dell'altra casta!





















L’appartenenza a una casta, si sa, comporta privilegi. Piccoli o grandi che siano. E in una città come Roma, dove non è certo facile posteggiare, fruire di un parcheggio riservato appunto in virtù dell’appartenenza a una casta, quella dei sindacati, non è poco. Accade all’Inps di Roma Eur, dove le organizzazioni sindacali hanno i loro bravi posti personalizzati, in un garage vicino agli uffici. A protestare contro questa prassi diffusa da anni all’Inps è la Confederazione unitaria di base delle rappresentanze sindacali del Pubblico impiego, che provocatoriamente ha scelto di destinare i pochi parcheggi che le toccano - tre - ad altrettanti lavoratori «normali», che fruiranno del privilegio attraverso sorteggio. Anche queste scelte contribuiscono, insieme alla sottoscrizione di contratti ai limiti del paradosso, a fare del sindacato una vera e propria casta, sempre più lontana dai bisogni reali dei lavoratori «normali».

giovedì 19 febbraio 2009

Quando brunetta tace, berlusconi straparla: è avanspettacolo!




















In seguito alla pubblicazione, da parte della stampa argentina, di alcune battute pronunciate da Silvio Berlusconi sui desaparecidos, il ministero degli Esteri argentino ha convocato d’urgenza l'ambasciatore italiano a Buenos Aires, Stefano Ronca, per esprimere "la profonda preoccupazione" per le frasi pronunciate dal premier italiano. A dedicare un lungo articolo alla dichiarazione di Berlusconi è stato il quotidiano argentino Clarin, che ha a sua volta riportato quanto scritto dall'Unità su una frase detta dal premier sabato scorso, in chiusura della campagna elettorale in Sardegna. Nella dichiarazione, il premier ha fatto un veloce riferimento ai famigerati “voli della morte” con i quali i militari dell'ultima dittatura (1976-83) gettavano nelle acque del Rio de la Plata i sequestrati ancora vivi e addormentati. "Non farò - afferma la frase incriminata a Buenos Aires - come quel dittatore argentino che faceva fuori i suoi oppositori portandoli in aereo con un pallone, poi apriva lo sportello e diceva: c'é una bella giornata, andate un pò fuori a giocare " il che, aveva concluso il premier tra le risa generali dei presenti, "fa ridere, ma è drammatico"!

Brunetta tace e si arrampica sugli specchi dopo la valanga di NO!














"Quello organizzato dalla Cgil sulla riforma dei contratti non può essere definito un referendum".
Lo ha farfugliato il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, secondo il quale ''i referendum nella Pa sono normali, ma sono agibili solo se partecipati da tutte le sigle sindacali''. Peccato che la stessa teoria non valaga anche nella pratica della sottoscrizione dei contratti! Ha poi aggiunto mister br, in occasione del recente sciopero della Cgil, ''siccome ha partecipato un solo sindacato, non lo considero tale''. Purtroppo i risultati del referendum non danno adito ad alcun equivoco: i tre comparti del pubblico impiego (ministeri, parastato, e agenzie non economiche) che si sono espressi sull’accordo separato, hanno detto No al 94,6%. E la partecipazione allo sciopero del 13 febbraio ha registrato un’adesione di oltre il 60%. Dati parziali perché devono tener conto dei turni, per esempio, come negli ospedali, e che quindi richiedono un vaglio più accurato di quanto non faccia il ministro Brunetta, quando spara un’adesione al “7,94%”, cosa che dimostra ancora una volta l’orizzonte limitato del titolare del dicastero della funzione pubblica, che non sarebbe riuscito a vedere oltre neanche se fosse stato in piazza. Ma le bugie del ministro non finiscono qui. “Che fine ha fatto l’indennità di vacanza contrattuale di 160euro promessa dal ministro ora che tutti sanno che è di 80euro? Che fine hanno fatto gli aumenti dei dipendenti pubblici a gennaio? Forse agenzie fiscali e ministeriali li riceveranno a febbraio, ma di certo non quelli dei comparti sanità, scuola ed enti locali”. E le agenzie fiscali sono uno dei tre comparti che ha bocciato l’accordo: una vera e propria elemosina, ridicola davanti al costo della vita, messa in busta paga con un contratto che umilia la professionalità di tutti i lavoratori del settore pubblico. Ci vuole ben altro! Un un contratto che restituisca rispetto e dignità a chi presta servizio nello Stato! Se, poi, mister br vuole davvero dimostrare che la posizione della Cgil non è rappresentativa convochi lui il referendum, con le stesse modalità previste per le elezioni Rsu. Ma il ministro tace. Preferisce glissare l’argomento, troppe risposte mancano all’appello. Non solo gli aumenti che non ci sono, ma anche la riduzione della pensione Inpdap che in alcuni casi è arrivata al 40% per ben 235.000 pensionati nella sola giornata del 16 febbraio, a causa dell’applicazione demenziale che l’Inpdap ha fatto della normativa sull’autocertificazione dei redditi dei pensionati. Quali provvedimenti il ministro intende prendere nei confronti di chi ha la responsabilità di questo clamoroso danno perpetrato ai danni di centinaia di migliaia di persone che sono sicuramente già in una situazione economica di grave difficoltà? Ma il ministro tace. Non ha neanche rilasciato commenti sulla proposta lanciata dalla Cgil di tassare i redditi oltre i 150mila euro, per due anni, a sostegno di pensioni e stipendi penalizzati dalla crisi!

mercoledì 18 febbraio 2009

Condannato il corrotto... libero il corruttore!

L'avvocato inglese David Mills - "IL CORROTTO" - è stato condannato a quattro anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari dal tribunale di Milano. Il processo riguarda il bonifico di 600 mila dollari versato dai portaborse di Silvio Berlusconi - "IL CORRUTTORE" - affinché Mills recitasse la parte del testimone reticente nei processi alla Guardia di Finanza e All Iberian. Oltre che a quattro anni e sei mesi di reclusione per corruzione in atti giudiziari, David Mills - ironia della sorte - è stato condannato a risarcire 250 mila euro niente popò di meno che a… alla Presidenza del Consiglio, costituitasi parta civile. Vale la pena ricordare che l'attuale inquilino di Palazzo Chigi, era imputato insieme al legale inglese, ma poi è stato tirato fuori dal processo in seguito all’approvazione del “Lodo Alfano” sull’impunità delle massime cariche dello Stato. Il Pm Fabio De Pasquale ha chiesto per il legale inglese una condanna a quattro anni e otto mesi, sostenendo che Mills fosse "a libro paga" degli uomini Fininvest. L'avvocato si era difeso con un memoriale in cui affermava che Berlusconi era stato vittima dei suoi errori e chiedeva scusa al premier. Come già detto, i 600mila dollari bonificati a Mills da Berlusconi nel 1998 sono serviti a corrompere il legale inglese per testimoniare il falso nei processi che vedevano imputato l’attuale Presidente del Consiglio, ma mentre "IL CORROTTO" è stato processato e condannato, "IL CORRUTTORE", invece, è stato… “sospeso” in quanto la sua posizione è stata stralciata dal processo in attesa che la Consulta decida sulla legittimità costituzionale del Lodo Alfano.
DI PIETRO commenta: "Oggi l’epilogo del processo Mills che ho deciso di seguire direttamente dal blog per essere certo che i riflettori su questo fatto non si spegnessero. Mills è stato condannato a 4 anni e 6 mesi per falsa testimonianza a copertura di Silvio Berlusconi nel processo per corruzione della Guardia Di Finanza e nel processo dei fondi neri di All Iberian. L’avvocato inglese, in poche parole, ha incassato 600 mila dollari versati in un conto svizzero da “Mr B” per dichiarare il falso e coprire “Mr B”. Fin qui, una storia di ordinario squallore nazionale. Quello che non è ordinario, invece, è che se Mills è stato condannato in quanto “corrotto” significa che abbiamo anche un “corruttore”. Ma si sa come vanno le cose in Italia rispetto agli altri paesi occidentali: negli Stati Uniti il Presidente Obama allontana i ministri che hanno problemi con il fisco; in Italia, chi corrompe un testimone, può fare il Presidente del Consiglio. Berlusconi non è stato processato perché, per evitare il processo, si è fatto fare il Lodo Alfano. Il processo sarebbe corretto chiamarlo Berlusconi - Mills, e non solo Mills. Contro questa degenerazione dello stato di diritto, l'Italia dei Valori è scesa in piazza raccogliendo un milione di firme per il referendum abrogativo di questa legge immorale e incostituzionale. Unico partito a battersi per la democrazia. Unica opposizione."

Il Pd affonda e Veltroni... abbandona la nave.
























Alla fine Walter Veltroni ha detto basta. Il segretario del Pd ha confermato le sue dimissioni davanti al coordinamento che è tornato a riunirsi nella sede di Sant’Andrea delle Fratte. "Mi assumo le responsabilità mie e non. Basta farsi del male, mi dimetto per salvare il progetto al quale ho sempre creduto". Con queste parole Walter Veltroni ha spiegato, a quanto si apprende, la sua decisione irrevocabile di dimettersi da segretario del Partito democratico davanti al coordinamento del partito. Veltroni si è assunto la responsabilità dei suoi errori e anche della sconfitta in Sardegna, ma ha spiegato di non voler rimanere "per fare logorare me e la possibilità del Pd di esistere". Il segretario del Pd è apparso determinato a non tornare indietro dalla sua decisione nonostante l’insistenza del vertice del partito perchè rimanesse al suo posto. Veltroni ha spiegato la fatica a gestire un partito caratterizzato da continue divisioni, distinguo e polemiche. Veltroni lascia dopo sedici mesi al timone della formazione politica erede dell’esperienza ulivista, che poco meno di due anni fa era stata battezzata come la novità più rilevante nel panorama politico italiano. Un addio ai vertici del Pd che ha avuto come causa scatenante la secca sconfitta patita dal candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Sardegna Renato Soru che pure con le sue dimissioni nel novembre dello scorso anno aveva creato non pochi problemi allo stesso centrosinistra, poi ricompattatosi per necessità sul nome dell’ex governatore sardo.

Il vicesegretario del Pd, Dario Franceschini, ha convocato per stamattina alle 8.30 il coordinamento che dovrà decidere i passaggi successivi alle dimissioni da segretario di Walter Veltroni. Il vertice del Pd è compatto sulla necessità di non andare in questo delicato momento a conte interne: nessuno pensi al proprio tornaconto personale, il partito prima di tutto. Per questo il coordinamento unanime - primi tra tutti Bersani, Letta e la Bindi - ha chiesto al vicesegretario Dario Franceschini di assumersi il compito di traghettare il Pd verso il congresso di ottobre. A quanto si apprende da fonti accreditate del partito si andrebbe dunque all’assemblea costituente in tempi rapidi con la proposta degli organismi dirigenti di eleggere Franceschini segretario provvisorio con il compito di portare a compimento il mandato del segretario eletto con le primarie, Walter Veltroni, che andava in scadenza a ottobre. La proposta del percorso da seguire sarà decisa oggi e avanzata all’assemblea nazionale che in base allo statuto dovrebbe votare il reggente. Il confronto però nel partito è ancora aperto anche perchè c’è chi sostiene che a questo punto sia meglio andare a congresso anticipato prima delle europee. Le ipotesi in campo, delle quali si sta discutendo in queste ore, sono di convocare al più presto l’assemblea costituente, unico organismo legittimato ad eleggere un nuovo segretario del Pd, in deroga a quanto prevede lo statuto che dispone il ricorso alle primarie per la scelta delle candidature e, quindi, l’elezione del segretario. L’imperativo, spiegano fonti Pd, è comunque di fare presto, di non lasciare il partito troppo a lungo in una fase indeterminata e senza guida. Dunque, sarà convocata al più presto l’assemblea costituente, chiamata ad eleggere un segretario provvisorio con il compito di portare il partito alle elezioni europee ed amministrative della prossima primavera e al congresso del prossimo autunno. Tra le ipotesi inizialmente circolate c’era anche quella di una gestione collegiale transitoria, ipotesi però scartata dai più. Stesso discorso per il congresso anticipato, strada che non ha trovato terreno fertile in nessuno dei componenti del coordinamento, anche per problemi di tempi e di tesseramento, ancora non ultimato.

martedì 17 febbraio 2009

Tutti dicono di non volerlo, pochi ammettono di averlo votato, ma poi a vincere è sempre “Lui”: Re Silvio!

Vittoria del centrodestra in Sardegna dove Ugo Cappellacci si aggiudica la presidenza della Regione. Il candidato del Pdl ha infatti battuto il governatore uscente Renato Soru con il 51,90% dei consensi, mentre l'esponente del Pd si è fermato al 42,89% (scrutinate 1.658 schede su 1.812). Il centrodestra strappa, così, la Sardegna allo schieramento avversario e Ugo Cappellacci - sponsorizzato da Belrusconi - diventa il nuovo governatore, scalzando Renato Soru - Veltroniano e padrone di "Tiscali" e de "L'Unità" - che nel 2004 vinse con il 50,13%. Il dato pressoché definitivo (91% di sezioni scrutinate) arriva intorno alle 6 e mezza del mattino - 15 ore dopo la chiusura dei seggi - e assegna a Cappellacci il 51,86% dei consensi, mentre il presidente uscente si ferma al 42,9, un distacco di 9 punti che pesa come un ko! Crolla la coalizione di centrosinistra inchiodata al 38,67% contro il 56,66 del centrodestra. Il Pdl diventa il primo partito nell'isola superando il 30%, il Pd al contrario affonda e non arriva al 25% (un anno fa alle Politiche si attestò al 33% e nelle Regionali del 2004 la somma dei tre partiti confluiti nel Pd, Ds-Dl-Progetto Sardegna, portò una dote attorno al 32%). E' così iniziata la parabola discendente di Soru, colui che voleva essere l'unico, dopo Prodi, ad aver battuto Berlusconi! Chissà come l'avranno presa a Via Nazionale quelli del Pdl senza la "elle"? Il segretario del Pd Walter Veltroni, da quanto si apprende in questi momenti a dir poco frenetici, ha messo il suo mandato a disposizione, aprendo il coordinamento del partito dopo la sconfitta in Sardegna. Il vertice del partito avrebbe però respinto le dimissioni spiegando che non è in discussione la leadership! Contenti loro....

Soldi all’Esercito, tagli alla Polizia di Stato.

La Russa... la spunta su Maroni: al Ministero della Difesa vanno altri 36 milioni di euro per i prossimi sei mesi e poi, alloggi per i militari, mezzi pubblici, attività educative, sociali e sportive gratis. Per contro i tagli previsti in finanziaria per la Polizia di Stato, con il silenzio assenso di Maroni, ammontano a 3,5 miliardi di euro. Soltanto a Roma, dove si registra una escalation della criminalità da brividi, sono previsti tagli per 900milioni di euro, mentre per quanto riguarda i fondi per la motorizzazione c’è stato un taglio del 60% a fronte di una situazione disastrosa: nelle officine della Questura ci sono circa 300 automobili ferme per interventi di manutenzione e su 54 commissariati – tanti ne conta la Capitale - la metà è senza auto. In tutto ci sono 10 volanti che si dividono il controllo di una metropoli che conta oltre tre milioni di soli residenti e almeno otto commissariati stanno per chiudere i battenti! Fregene, Montesacro e Centocelle sono i primi tre commissariati romani a rischio chiusura! E non finisce qui. Ci sono interi distretti come il Tuscolano con 400mila residenti che possono contare su una sola volante! Resta, peraltro, una promessa elettorale il “poliziotto di quartiere”: ogni giorno sono 25 le pattuglie in servizio a fronte delle 128 stabilite inizialmente. Inoltre, rispetto alla pianta organica stilata dalla Questura, sono oltre 1.500 i poliziotti che mancano all’appello nella Capitale: sui 3.577 agenti in servizio, oltre un migliaio stanno dietro una scrivania e circa 1.080 agenti di polizia svolgono il servizio di scorta al Viminale! Questo il prezzo che il ministro della Lega, un tempo avversa all’istituto prefettizio, ha scelto di far pagare agli italiani? Sacrificare l’ordine pubblico, togliere soldi alla polizia per “mantenere” al Viminale la casta dei Prefetti?

lunedì 16 febbraio 2009

Chi ha scioperato, restituisca i soldi dell'aumento!





















Dopo lo sciopero indetto dalla Cgil, che ha visto sfilare in Piazza San Givanni quasi un milione di manifestanti tra tute blu e colletti bianchi, mister br ne ha sparata un'altra delle sue: " se uno sciopera contro il contratto dovrebbe per coerenza rifiutare i 70 euro di aumento che quel contratto prevede!" Ora, a parte il fatto che non si tratta di 70euro, bensì di 40euro netti che andranno ad incrementare - si fa per dire - buste paga già di per se assai magre, a parte il fatto che i lavoratori alla luce degli accordi sottoscritti da Cisl e Uil quei 40euro dovranno farseli bastare anche per i prossimi tre anni, a parte il fatto che un lavoratore in sciopero già rinuncia ad una giornata di stipendio e con i tempi che corrono non è cosa da poco, il ministro trascura il fatto che chi "sciopera" lo fa non per passare una giornata diversa dalle altre, ma avverso un contratto che giudica iniquo, contro un aumento salariale ridicolo, contro un sistema politico che trova i soldi solo per chi gli pare! Esternazioni come quella del ministro br faranno pur presa in certi ambienti che certamente non sono quelli del pubblico impiego e che quantomeno vanno ad infastidire i suoi compagni di merende, Cisl e Uil, che hanno già le loro belle difficoltà a difendere l'indifendibile: IL CONTRATTO DELLA VERGOGNA!

Tra il serio ed il faceto: a Bonolis un milione di euro.

Un milione di euro: è il guadagno di Paolo Bonolis per il festival di Sanremo. Ed è subito polemica per una cifra che appare "esorbitante" soprattutto in un momento di crisi economica per le famiglie italiane. In tempi di crisi come questi, buonsenso vorrebbe più cautela. Ma come? Gli italiani stringono la cinghia e la Rai dà un milione di euro a Bonolis per condurre uno spettacolo d'intrattenimento? Insorge il senatore dell'Idv Elio Lannutti che ha immediatamente presentato un'interrogazione ai ministri dello Sviluppo economico e dell'Economia, seguito a ruota dai senatori Riccardo Villari (Gruppo misto), Giovanni Pistorio (MPA) e Marco Perduca (Radicali), che hanno annunciato anche loro un'interrogazione al Ministro dell'Economia. "Da sempre - dicono i senatori - dibattiamo sull'opportunità di stabilire un tetto ai compensi degli artisti, dei giornalisti e chiunque altro in Rai, eppure oggi veniamo a sapere che per il solo conduttore del Festival è previsto uno stipendio di un milione di euro". Villari, Pistorio e Perduca incalzano "non dimentichiamo che si tratta di denaro pubblico, dei soldi del canone che i cittadini pagano annualmente alla Rai". E i 20mila euro che i parlamentari percepiscono mensilmente, non sono pur sempre i soldi degli italiani? Dopo anni di inutili promesse elettorali, smaltito il livore demagogico di questo attacco d'invidia-sanremese, i cittadini si aspettano qualcosa di più serio dai parlamentari: la moralizzazione dei "loro" stipendi!

Statali: il governo prima toglie e poi restituisce!

Il governo, lo scorso settembre, per risanare i conti pubblici aveva inserito in finanziaria una norma che prevedeva il taglio per il 2009 di tutti i fondi speciali destinati a "premi di produttività e indennità varie". Le conseguenze attuative del decreto potrebbero essere diverse a seconda dell’amministrazione che... colpirebbe! Al Ministero dell’Ambiente, per esempio, il danno medio per un dipendente sarebbe di circa 2 mila euro lordi annui, in altri casi la cifra tagliata potrebbe, invece, essere irrisoria (nella scuola per esempio si tratta di appena 300 euro lordi annui), in altri ancora molto più consistente (quasi 6 mila euro all’Inps o al Tesoro, addirittura 10 mila euro al ministero della Salute). Al Ministero dell’Ambiente, per diverse logiche contrattuali che in barba all'unità d'Italia variano da amministrazione ad amministrazione, il taglio sarebbe già esecutivo. Il condizionale è d'obbligo dal momento che, Cisl, Uil e Brunetta assicurano che, a meno di sorprese, i dipendenti dell’Ambiente e via, via tutti gli altri, dovrebbero prima o poi recuperare i soldi persi ancor prima di averli persi(!?), in quanto i fondi saranno presto ripristinati. Il reintegro delle risorse avverebbe in due tappe: una prima parte a giugno, il resto a fine anno. Se la promessa sarà mantenuta, entro l’anno la decurtazione non verrà mai avvertita dagli statali e l’episodio avvenuto all’Ambiente resterà soltanto un... incidente di percorso! Ma allora la domanda sorge spontanea: ma questo governo autodefinitosi "del fare", cosa fa? In realtà dice e basta. Prima toglie e poi restituisce. E' proprio così, del resto il governo berlusconi procede come nella processione di primavera di Echternach: due passi avanti e uno indietro.

venerdì 13 febbraio 2009

Operai e Impiegati: due categorie, uno sciopero solo!









Metalmeccanici e pubblico impiego:
due categorie, un solo sciopero. È partito a Roma da Piazza della Repubblica uno dei tre cortei organizzati in occasione dello sciopero generale del pubblico impiego e dei metalmeccanici della Cgil. In testa al corteo uno striscione dalla scritta «LA DIGNITA' DEL LAVORO E' UN BENE PUBBLICO! BASTA PRECARIETA', PIU' SALARIO, PIU' DIRITTI E LEGALITA'!». Nella capitale altri due cortei, da piazzale dei Partigiani e dalla stazione Tiburtina, confluiranno a piazza San Giovanni. ''Non divideranno i lavoratori"! Ha detto il leader della Cgil, Gugliemo Epifani lanciando dal palco la proposta di un aumento del prelievo fiscale per i redditi sopra i 150 mila euro per 2 anni così da destinare il gettito di uno 1,5 miliardi a sostegno dei redditi bassi'.















Le ragioni dello sciopero: "illegittimo" l'accordo sulla riforma del modello contrattuale sottoscritto a Palazzo Chigi da Cisl, Uil e Confindustria. La mobilitazione di oggi è la prima manifestazione che si svolge dopo la firma dell'accordo separato di Palazzo Chigi, che sottrae al mondo del lavoro diritti acquisiti in anni di lotte e che colpisce le giovani generazioni, il loro futuro, il loro salario, le loro famiglie. La perdita del potere d'acquisto dei lavoratori , e l’arricchimento di taluni, diventa un'ulteriore elemento di irrigidimento delle barriere sociali. Siamo di fronte ad una "riduzione programmata” del salario di tutti i lavoratori, all'innalzamento dell'età per il pensionamento per vecchiaia delle donne. E, soprattutto, siamo di fronte alla risposta sbagliata e insufficiente alla crisi economica che sta portando migliaia di aziende a chiedere la cassa integrazione o a chiudere innescando così un enorme disagio sociale. Lo sciopero di oggi è una manifestazione di unità tra il mondo del lavoro pubblico e quello privato. La presenza degli studenti è, poi, un valore aggiunto: l'unità e la solidarietà tra le generazioni, tra il mondo del lavoro e quello del sapere. Questa unità è strategica proprio perché le nuove generazioni sono oggi sottoposte ad un processo di precarizzazione dei tempi di vita, di studio e di lavoro, che li rende una delle categorie più colpite dalla crisi, dalla decadenza della nostra società. «NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO» è uno slogan che ci accomuna, proprio perché ci accomunano dei valori, primo tra tutti quello della solidarietà. Viene ora da domandarsi che cosa ne pensano oggi quei lavoratori che con il loro voto hanno dato fiducia alla Lega Nord e al PDL. Si sentono forse più sicuri e protetti di prima, adesso che i provvedimenti del Governo non hanno tenuto conto della perdita del potere d'acquisto delle retribuzioni di lavoratori e pensionati e dei colpi che la crisi produrrà su salari e occupazione? Per rilanciare l'economia servirà sostenere il reddito da lavoro, ma visto che questo non c'è nell'agenda del governo, dacchè Berlusconi i miliardi li trova soltanto per sostenere le banche, le assicurazione e le grandi imprese, come si può pensare di rilanciare i consumi e di salvare il paese dalla crisi se le fabbriche stanno chiudendo, se i posti di lavoro diminuiscono e se le buste paga sono sempre più leggere?

Passa il ddl brunetta: sanzioni agli statali e premi a chi merita!

Premi ai meritevoli e sanzioni per i dirigenti che non rispettano gli standard di efficienza. Pubblica amministrazione più trasparente e un'Authority ad hoc per sovrintendere alle funzioni di valutazione. Sono queste alcuni dei capisaldi del cosiddetto disegno di legge Brunetta, approvato oggi dall'Aula della Camera con 270 si e 178 no. La delega passerà poi nuovamente al Senato per la lettura definitiva dato che sono stati diversi i ritocchi apportati al testo alla Camera. Ecco le novità previste dal disegno di legge:

4 MILIONI DI EURO ALL'INNOVAZIONE
- Destinati 4 milioni di euro alla realizzazione di progetti sperimentali ed innovativi per diffondere e raccordare le metodologie della valutazione tra amministrazioni centrali e enti territoriali.

FORMAZIONE E INFORMAZIONE WEB - Verrà sviluppata la formazione del personale preposto a funzioni di controllo e valutazione. Più trasparenza delle procedure di valutazione sviluppando un apposito sito web. Consumatori e utenti, organizzazioni sindacali, studiosi e organi di informazione saranno coinvolti in confronti pubblici annuali sul funzionamento e sugli obiettivi di miglioramento di ciascuna amministrazione. Su Internet non solo le informazioni principali per gli utenti ma anche le «informazioni concernenti ogni aspetto dell'organizzazione delle Pa».
CLASS ACTION - Sarà accentuato il ruolo dei clienti dei servizi pubblici che vedono diventare legge l'azione collettiva nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Obiettivo è ripristinare, nei confronti degli utenti, il servizio ed i relativi standard e non a garantire il risarcimento del danno, per il quale continua ad applicarsi la disciplina vigente.
RIFORMA DEI CONTRATTI PUBBLICI - Obiettivo principale è migliorare l'efficienza della contrattazione collettiva. In quest'ambito è prevista anche una riforma dell'Aran, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni.
AUTHORITY PER LA VALUTAZIONE - Nell'ambito della procedura di riordino dell'Aran, è prevista l'istituzione di un organismo centrale, autonomo e indipendente, per sovrintendere alle funzioni di valutazione e garantire la trasparenza.
PREMI AI MERITEVOLI - È prevista una delega al governo per introdurre nell'organizzazione delle Pa strumenti per valorizzare il merito e incentivare la produttività.
STRETTA SULLE SANZIONI - L'obiettivo è potenziare il livello di efficienza degli uffici e contrastare i fenomeni di scarsa produttività e di assenteismo.
PERMANENZA DIRIGENTI IN SEDI DESTINAZIONE - «Per almeno un quinquennio», prevede il disegno di legge.
MOBILITÀ AGEVOLATA - Da un'amministrazione all'altra se si verificano carenze di organico.
PER DIRIGENTI STAGE ALL'ESTERO - La durata della formazione in uno dei paesi europei non dovrà essere inferiore a 4 mesi.
CARTELLINI OBBLIGATORI - Arriva «l'obbligo per il personale a contatto con il pubblico di indossare un cartellino identificativo ovvero di esporre sulla scrivania una targa indicante nome e cognome».
TETTO DI 40 ANNI - Nella Pubblica Amministrazione il conteggio del tetto massimo di anzianità previsto di 40 anni dovrà essere di servizio effettivo e non contributivo.
CORTE DEI CONTI - Viene sostanzialmente confermata la riforma introdotta dall'articolo 9 per rendere più efficace il sistema dei controlli della Corte dei Conti. La legge rivede la composizione del Consiglio di Presidenza della Corte dei Conti che sarà composto dal presidente della Corte, dal presidente aggiunto, dal Procuratore generale, da quattro rappresentanti eletti dal Parlamento e da quattro magistrati eletti da tutti i magistrati della Corte.

Corte Conti: ''Italia prima al mondo per corruzione''.
















Gli stipendi pagati agli impiegati statali sono bassi, troppo bassi. E sulla scia dei rinnovi contrattuali - una vera e propria farsa, inscenata ai danni dei lavoratori, insufficiente a fronteggiare realisticamente il costo della vita e l'effetto euro - oggi la "mazzetta" corre, più velocemente di ieri, nei pubblici uffici! La P.A. è terreno fertile per comportamenti truffaldini o comunque per forme di sperpero di pubbliche risorse: truffe nei settori della spesa farmaceutica-sanitaria, dei rifiuti e dei contributi comunitari; opere edilizie incompiute e uso sconsiderato dei prodotti finanziari derivati; danno all'immagine causato alla Pubblica amministrazione dai dipendenti pubblici che hanno intascato "bustarelle"; consulenze indebite. Questo il quadro della mala-amministrazione e degli sperperi che emerge dalla relazione della Corte dei conti e che, nel 2008, si è tradotto in atti di citazione in giudizio per un totale di circa 1 miliardo e 700mila euro di danni e in 561 sentenze di condanna in primo grado. Questo il richiamo che giunge dalla magistratura contabile: è sempre più necessario, da parte della Pubblica Amministrazione, un uso delle risorse pubbliche che sia non solo legittimo ma anche pienamente rispondente ai criteri di sana amministrazione, producendo il migliore risultato possibile in termini di economicità e di efficacia. A tal fine è necessaria la massima trasparenza in ogni agire della Pubblica amministrazione, altrimenti la sfiducia che ciò comporta può costituire un rischio mortale per la vita stessa della democrazia. Nel caso in cui manca la trasparenza, infatti, il cittadino percepisce la funzione pubblica come qualcosa di estraneo, di diverso da sè e dal proprio mondo. Viceversa, la P.A. costituisce l'indispensabile ingranaggio di trasmissione tra le scelte politiche e la concreta trasposizione di esse in fatti del mondo reale. La P.A. deve avere adeguate risorse strumentali in uomini e mezzi, pur con un apparato più agile e più snello. La P.A. deve "pagare" meglio tutti suoi dipendenti, non solo i dirigenti. E' inoltre indispensabile ripensare moduli procedimentali e distribuzione dei compiti perché in assenza di ciò una semplice riduzione del numero di addetti rischia di allungare tempi e attese. La Corte lancia, infine, l'allarme sulle consulenze pubbliche e definisce “istruzioni discutibili” quelle contenute nella circolare del gennaio 2008 con la quale il ministro della Funzione Pubblica limita la pubblicazione delle retribuzioni dei consulenti nominati da enti pubblici solo agli incarichi il cui compenso supera i 289.984 euro, ovvero lo stipendio annuo del primo presidente della Corte di Cassazione.

giovedì 12 febbraio 2009

Nuovo modello contrattuale: comunicato della Cisl.
















COMUNICATO SEGRETERIA CONFEDERALE CISL
La CISL con tutte le altre organizzazioni sindacali, salvo la CGIL, ha sottoscritto con il Governo e le associazioni datoriali l’accordo quadro per la riforma degli assetti contrattuali, dopo otto mesi di trattativa ai diversi livelli, sulla piattaforma presentato nel maggio 2008 da CGIL - CISL e UIL. La sottoscrizione dell’accordo da parte della CISL è motivata dal fatto che le principali richieste della piattaforma delle confederazioni sindacali sono state accolte nell’accordo quadro sottoscritto. In particolare l’accordo prevede:
1. un nuovo modello contrattuale per tutti i settori privati e pubblici basato sulla durata triennale dei contratti, con l’unificazione della parte economica e normativa e su due livelli di contrattazione, nazionale e aziendale o territoriale;
2. un nuovo indicatore di inflazione previsionale triennale, (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato - IPCA - corretto dall’inflazione derivante da energia importata) più elevato e credibile del tasso di inflazione programmata fissato dal Governo e quindi maggiormente in grado di tutelare il potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali. Questo nuovo indicatore verrà assunto anche dal Governo per i contratti del settore pubblico;
3. un meccanismo di recupero certo, alla fine del triennio contrattuale, degli scostamenti tra l’inflazione prevista e quella effettiva, misurata con il nuovo indicatore;
4. la copertura dei nuovi contratti dalla data di scadenza dei precedenti;
5. la piena legittimità della contrattazione di secondo livello, aziendale o territoriale per redistribuire gli incrementi di produttività anche ai lavoratori, con aumenti salariali integrativi che saranno incentivati attraverso la detassazione e la decontribuzione;
6. la previsione nei futuri CCNL, di un elemento retributivo di garanzia, nelle realtà dove la contrattazione di secondo livello non viene effettuata;
7. la possibilità di definire attraverso la contrattazione, lo sviluppo della bilateralità per migliorare le tutele a favore dei lavoratori;
8. la definizione delle regole per la certificazione della rappresentanza delle OO.SS., per via negoziale, da completare ora con un’ulteriore intesa entro tre mesi.
L’accordo quadro sottoscritto sostituisce il precedente accordo del 23 luglio ’93, favorirà lo sviluppo di relazioni sindacali basate sulla negoziazione e la partecipazione dei lavoratori agli obiettivi di miglioramento delle attività delle imprese, dei servizi, della pubblica amministrazione e conferma l’originalità del sistema contrattuale italiano, mantenendo un ruolo importante e definito dal CCNL, sviluppando nel contempo la contrattazione aziendale e territoriale. Un nuovo assetto contrattuale e il rafforzamento delle relazioni sindacali partecipative assumono un valore ancora maggiore in presenza della grave crisi economica ed occupazionale, di fronte alla quale è necessaria una grande mobilitazione di tutte le risorse disponibili da parte del Governo e delle Regioni per tutelare i redditi dei lavoratori, estendendo gli ammortizzatori sociali a tutti i settori e ai lavoratori precari e per sostenere l’attività economica dei settori e delle imprese e con esse la prospettiva dell’occupazione. La prossima settimana sono previsti su questi temi nuovi incontri tra Governo-Regioni e Parti Sociali per definire nel dettaglio le risorse disponibili e permettere l’avvio degli incontri in sede regionale sull’utilizzo e l’estensione degli ammortizzatori sociali. La CISL prende atto con rammarico della mancata adesione della CGIL, verso la quale fino all’ultimo è stata manifestata la disponibilità di una valutazione comune dell’accordo e auspica che questo momento di difficoltà nei rapporti possa essere rapidamente superato, a partire da una condivisione dell’intesa sulla rappresentanza sindacale da completare nei prossimi tre mesi. La CISL è ora impegnata, anche nell’ambito delle proprie assemblee congressuali alla più ampia e tempestiva informazione di questo importante accordo tra i propri iscritti, e tra i lavoratori con l’intento di rafforzare la capacità e la prospettiva del sindacato confederale per una maggiore tutela dei lavoratori nel nostro paese.
Il Segretario Generale Raffaele Bonanni

Il pessimo accordo sul modello contrattuale.















L’accordo del 22 gennaio sul nuovo modello contrattuale traccia le linee di un vero e proprio "disastro sociale" che, addirittura, rivede in peius gli accordi del luglio 1993 e accoglie in toto la ricetta tanto cara alla Confindustria: liquidazione del contratto collettivo nazionale e salari agganciati alla produttività. Ed infatti, lungi dall’affrontare l’emergenza salariale, l’accordo avrà ripercussioni negative sul potere di acquisto e di contrattazione dei lavoratori italiani, del pubblico e del privato, un'intesa che fa solo gli interessi di Confindustria, delle imprese, del governo e delle organizzazioni sindacali conniventi. L’asse su cui si basano le linee di riforma della struttura contrattuale, sono il ridimensionamento del Contratto collettivo nazionale (CCNL), rispetto al secondo livello di contrattazione, anche attraverso misure aggiuntive di detassazione, per accedere al quale, sarà necessario raggiungere determinati parametri di produttività, qualità, redditività, efficienza. Si vuole smantellare il CCNL e quegli elementi universalistici e di solidarietà di cui è portatore, non prevedendo più aumenti salariali (se pur miseri) uguali per tutti, ma bensì ancorando il salario al raggiungimento di determinati parametri. Il CCNL diventa di conseguenza strumento principale della riduzione del potere d’acquisto dei salari dei lavoratori, con il superamento di fatto della titolarità negoziale delle categorie. Insomma i firmatari governativi, CISL e UIL, dopo aver falcidiato le retribuzioni con la sottoscrizione degli accordi del luglio 93, che hanno ingabbiato gli aumenti contrattuali al rispetto dell’inflazione programmata (nella sostanza ciò ha comportato una perdita secca del 30% delle retribuzioni dei dipendenti pubblici negli ultimi 16 anni), invece di rafforzare il CCNL liberandolo dalla gabbia dell’inflazione programmata, si vogliono liberare del CCNL! Il CCNL, con l’accordo, dura tre anni per la parte economica e per quella normativa, un anno in più per far risparmiare solo i datori di lavoro e sottrarre salario ai lavoratori: da un lato si dice di voler aumentare le retribuzioni, e dall’altro si allungano i termini per i rinnovi contrattuali! Non una parola sulla reintroduzione della scala mobile quale unico strumento per salvaguardare il potere di acquisto dei salari falcidiato dall’aumento del costo della vita e dall'euro! Il contratto collettivo nazionale ne esce fortemente indebolito, infatti con la scusa della via sperimentale e temporanea potranno essere cambiati in peggio o sospesi (le cosiddette deroghe) importanti istituti contrattuali "per favorire lo sviluppo economico ed occupazionale", con una derogabilità totale nei comparti pubblici. Nel settore pubblico le risorse da destinare agli incrementi salariali saranno decise dai Ministeri e concessi "gradualmente e compatibilmente " secondo i limiti stabiliti dalla legge finanziaria e potranno essere variabili e legati alla redditività e alla produttività. Quindi gli aumenti di 40 euro al mese da poco stanziati per i contratti pubblici varranno anche per i prossimi anni. Al posto del tasso d’inflazione programmata il costo della vita viene determinato con un nuovo indice previsionale IPCA (indice dei prezzi al consumo in ambito europeo) che viene sterilizzato dei beni energetici importati, quindi, con un valore più basso. Il recupero salariale rispetto all’inflazione reale avverrà nel privato nel corso del contratto vigente, nel pubblico addirittura nel corso del triennio contrattuale successivo. Per evitare ogni conflitto sindacale, saranno stabilite alcune regole atte a limitare il diritto di sciopero in particolare per le aziende dei servizi pubblici locali e, relativamente al secondo livello di contrattazione, determinando l’insieme dei sindacati rappresentativi della maggioranza dei lavoratori che possono dichiarare sciopero dopo i cosiddetti periodi di tregua sindacale per consentire il regolare svolgimento del negoziato (nei fatti per impedire scioperi e mobilitazioni utili a strappare intese con più diritti e soldi). Vengono rilanciati gli enti bilaterali dove imprese e sindacati allineati potranno gestire la concertazione, i loro interessi e gli affari comuni. Questa intesa aggrava le condizioni di vita dei lavoratori, affossa il potere di acquisto dei salari e indebolisce il potere di contrattazione. Respingere e mobilitarsi contro questa intesa è necessario e doveroso, per veri aumenti salariali adeguati al costo della vita e per la reintroduzione della scala mobile. Confederazione Cobas Pubblico Impiego

Lettera aperta al Ministro Alfano di P.Saraceni Segr. Nazionale Ugl

















Al Ministro della Giustizia
On.le Angelino Alfano

Lettera aperta sulla Riforma della Giustizia.

Egregio Ministro,

per l’ennesima volta un Guardasigilli nel presenziare all’inaugurazione dell’anno giudiziario ha dovuto ascoltare sull’amministrazione della giustizia cifre e numeri drammatici per inefficienza e lentezza, laddove invece una giustizia celere, efficace, certa, che riacquisti la fiducia dei cittadini e restituisca loro serenità e sicurezza, avrebbe anche riflessi positivi sulla vita civile di ogni giorno con indubbi corollari anche economici. Il dato relativo alla giacenza media (rapporto tra procedimenti pendenti a fine anno e procedimenti esauriti nell’anno) è di circa tre anni mentre il dato assoluto della giacenza rivela, invece, il costante aumento, e la conseguente sofferenza delle Corti, rispetto al quinquennio precedente. Si passa così da 841 giorni, nel 2001 a 1.509 per i giudizi di cognizione ordinaria; da 525 a 960 giorni per il contenzioso previdenziale; da 528 a 857 giorni per le controversie di lavoro diverse dal pubblico impiego; da 443 giorni, nel 2002, a 905 giorni per le controversie in materia di lavoro pubblico. Anche in tema di equa riparazione (conseguenza diretta della irragionevole durata dei processi) il dato della giacenza appare cresciuto, essendosi raddoppiato rispetto al 2002. Le scoraggianti prospettive della giustizia italiana hanno reso ineludibile un intervento legislativo riformatore che ha l’obbligo di riportare nel giusto alveo le evidenti distorsioni del sistema. Tutti sono concordi sulla necessità di porre mano al problema con azioni risolute e radicali, non limitandosi ad interventi settoriali o semplici modifiche codicistiche, che nel passato hanno creato solo inutili sovrapposizioni. Un intervento legislativo autorevole e definito non può prescindere dall’affrontare la questione del personale giudiziario e una qualsiasi riforma che si concluda senza tener conto di questo importante aspetto non può che fallire, come dimostrano i vari tentativi operati in precedenza. L’inapplicabilità del CCNL 2000 al settore giudiziario è la dimostrazione più evidente di come il pianeta giustizia ha una propria peculiarità, diversa rispetto a tutte le altre amministrazioni statali. Il CCNL 2000 che avrebbe dovuto procedere anche alla riqualificazione del personale giudiziario, dopo ben nove anni, non ha trovato applicazione ed in presenza di una interfungibilità generalizzata, strettamente legata ai drammatici numeri delle piante organiche, ha prodotto come risultati solo insoddisfazione e avvilimento. Un personale altamente preparato e qualificato ed al contempo demotivato e scontento. Una seria riforma sulla giustizia deve operare sui profili professionali, delineando un nuovo sistema di classificazione che individui le professionalità indispensabili per il funzionamento degli uffici giudiziari attraverso la previsione di poche figure, ma altamente qualificate. Attualmente la pianta organica dell’amministrazione giudiziaria comprende tre aree funzionali: alla prima sono presenti 4.421 unità, alla seconda 25.960 unità e alla terza 10.973 unità, per un totale di 41.354 lavoratori. È indispensabile evitare la parcellizzazione delle funzioni e concentrarsi sui profili indispensabili che potrebbero essere individuati nelle figure del Cancelliere, dell’Ufficiale Giudiziario, dell’Operatore Amministrativo evoluto e del notaio del processo. Una classificazione giuridica in tal senso, inserita in un processo riformatore più ampio, darebbe contezza allo stesso e porterebbe dei risultati sicuramente riscontrabili a breve periodo. Siamo certi che una riforma che tenga conto degli aspetti sopra delineati creerebbe quelle sinergie necessarie tra i diversi protagonisti del processo giudiziario indispensabili per un cambiamento epocale del quale Lei, in qualità di Ministro della giustizia, ne sarebbe il fautore.
Distinti saluti.
Il Segretario Nazionale Ugl
Paola Saraceni

Alla Camera primo KO al ddl brunetta!

Governo e maggioranza battuti alla Camera sul ddl brunetta: è passato un emendamento all'articolo 5 presentato dal Pd in cui si stabilisce che, nella P.A., il conteggio del tetto massimo di anzianità previsto di 40 anni dovrà essere di servizio effettivo, e non contributivo. Una misura, questa, che limita l'obbligo di pensionamento "forzato" ai dirigenti pubblici che hanno compiuto 40 anni di servizio effettivo, mentre attualmente la norma include nei 40 anni anche quelli coperti da contributi figurativi quelli, cioè, legati ai riscatti del periodo di laurea, di specializzazione o del servizio militare. Subito dopo il voto un lungo e fragoroso applauso dai banchi del centrosinistra ha sottolineato l'esito delle votazioni. Inizia il conto alla rovescia per mister br che ha promesso le sue dimissioni l'otto maggio qualora la P.A. non si trasformi - per sua mano - in una... ferrari!

mercoledì 11 febbraio 2009

Paladini: il governo vuole la P.A. sotto il controllo della politica!
















“Il Ddl Brunetta, con la scusa di combattere i fannulloni, persegue in realtà un unico obiettivo, ovvero, quello di mettere, dopo la magistratura, anche la pubblica amministrazione sotto il controllo della politica. Sono molti i punti critici di questo disegno di legge: innanzitutto, è improprio il riferimento a parametri di carattere economico anzichè ai principi di efficienza, innovazione e formazione; non sono chiari i criteri di valutazione della dirigenza; l’intento di regionalizzare i concorsi pubblici è una colossale sciocchezza”
lo dichiara nel suo intervento in Aula l’on. Giovanni Paladini, capogruppo di IDV in Commissione Lavoro alla Camera. “Se, davvero, Brunetta vuole combattere i fannulloni e rendere la pubblica amministrazione più efficiente, come ha annunciato più volte ed in pompa magna, dovrebbe spiegare perchè, nel suo ddl, sono del tutto assenti meccanismi trasparenti di verifica dei risultati della pubblica amministrazione. Infine, sulla Corte dei Conti si sta consumando un vero e proprio scempio. La volontà del Governo è quella di mettere anche la magistratura contabile sotto il controllo della politica, compromettendone la terzietà e l’imparzialità” spiega l’on. Paladini. “Per tutte queste ragioni, Italia dei Valori voterà no al Ddl Brunetta” conclude il capogruppo di IDV.

Pubblico Impiego: il 95% dei lavoratori dice no al contratto.

Il 95% dei lavoratori dice no ai contratti del comparto pubblico che sono stati firmati da Cisl, Uil e Confsal-Unsa. E' quanto si legge in un comunicato della Fp-Cgil, che riporta l'orientamento prevalente a seguito del referendum che ha riguardato i lavoratori dei Ministeri, delle Agenzie fiscali, degli enti pubblici non economici. Nonostante siano ancora in corso le operazioni di scrutinio, si delinea una risposta negativa, delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno partecipato al Referendum. In tutti i posti di lavoro il numero dei votanti è stato di molto superiore al numero degli iscritti alla sigla sindacale che ha promosso la consultazione e in molti uffici l'affluenza è stata superiore alla metà degli addetti.

martedì 10 febbraio 2009

Governo berlusconi: due passi avanti e uno indietro!



















L'ITALIA
: un Paese ansioso di superare la crisi e imboccare la via della ripresa già entro quest'anno, grazie alle solide basi economiche sulle quali poggia, ma che stenta a trovare una guida politica adeguata. Un Paese, in definitiva, "più avanti del suo governo": è così che Eurispes vede l'Italia nel Rapporto 2009. Gli italiani sono, infatti, perfettamente consapevoli dei problemi che affliggono il Paese, dagli sprechi della Pubblica Amministrazione alle inefficienze della Giustizia, e chiedono con forza e da tempo alla classe dirigente ed in particolare al governo di svolgere al meglio il proprio compito. Ma il governo - secondo Eurispes - "sembra procedere come nella processione di primavera di Echternach: due passi avanti e uno indietro. Ma, se non vuole dilapidare il patrimonio di consenso conquistato, dovrà rapidamente produrre le risposte attese affrontando le grandi questioni che sono sul tappeto. Tra queste, le più urgenti sono la riforma della giustizia, quella della Pubblica Amministrazione e la ridefinizione del modello contrattuale". Gli analisti dell'Eurispes sono decisamente in disaccordo con il vecchio adagio secondo il quale ogni Paese ha il governo che si merita: in Italia, ultimamente, le cose vanno in direzione opposta. L’Italia, quindi, guarda al governo Berlusconi con "impaziente attesa", dal momento che il sistema italiano non può attendere oltre. A giudicare però dai dati emergenti dal sondaggio sulla fiducia nelle istituzioni condotto dall'Eurispes, serpeggia molto scetticismo. Infatti la fiducia dei cittadini nel governo ha registrato una moderata ripresa, passando dal 25,8% dell'anno scorso all'attuale 27,7%, ma è pur sempre minoritaria rispetto alla ben più dilagante sfiducia (70,5%). Nonostante i diversi escamotage per rendere più pesante il proprio reddito, il 53,4% degli italiani confessa di incontrare difficoltà a far quadrare il proprio bilancio familiare. Solo una famiglia su tre, secondo l'analisi Eurispes, riesce a risparmiare qualcosa (33,4%) mentre il 66,1% delle famiglie non riesce a raggiungere il traguardo di fine mese. E così il credito al consumo diventa un modo di affrontare spese non dilazionabili, ma alle quali altrimenti non si potrebbe far fronte. Infatti, si legge nel Rapporto, il 19,4% dei cittadini è stato costretto a contrarre debiti per cure mediche, con un aumento di 14 punti rispetto al sondaggio dell'anno precedenti, e il 5,6% degli intervistati ha dichiarato di aver fatto ricorso al credito al consumo per l'acquisto di beni alimentari. Naturalmente perché il Paese decolli servono tante riforme: una pubblica amministrazione efficiente, un mercato del lavoro che non miri solo alla precarizzazione selvaggia, un salario dignitoso che garantisca davvero il cittadino e una macchina giudiziaria equa ed efficiente.

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