C’era una volta il voto, a scuola e nella vita. Poi è venuto il giudizio articolato in parole. Con l’iniziativa «Mettiamoci la faccia» il ministro Renato Brunetta pensa di risolvere tutti i mali della Pubblica amministrazione. Se poi mister br non riuscirà nel suo personalissimo intento di trasformare la P.A. in una Ferrari entro l’otto maggio rassegnerà le sue dimissioni: attendiamo fiduciosi questa scadenza! Intanto prendiamoci “le faccine”, destinate a sintetizzare e raccogliere il giudizio degli utenti sugli impiegati dell’amministrazione pubblica. Giudizio sintetico: promosso, bocciato, rimandato...
SODDISFATTO!
Non saremo troppo severi.
di Bruno Gambarotta.Una faccina sorridente non si nega a nessuno, ci vuole tanto poco a far felice un capufficio. Il sorriso poi è contagioso, se sorridi a un bambino in culla lui ti risponde con un sorriso. Perciò salutiamo con un sorriso quest’ultima trovata di Brunetta frutto del lato infantile del suo carattere. Non dimentichiamo il lungo percorso che è stato necessario per arrivare a questo brillante risultato. Fra i primi provvedimenti dello Stato unitario c’era stato il progetto di Quintino Sella di utilizzare l’icona delle mezze maniche per classificare l’efficienza degli uffici pubblici: la lunghezza della manica era proporzionale al gradimento. Il fascismo introdusse la variante della faccetta nera che aveva una sola espressione e il numero delle faccette graduava il giudizio. Nel dopoguerra, con i governi democristiani arrivarono le forchette, da una a tre: simpatica allusione alla loro fama di forchettoni. E ora, geniale punto d’arrivo, le faccine.Quali sono i criteri per la valutazione? Per i ristoranti conta la distanza fra i tavoli, la puntualità del servizio, il rapporto qualità prezzo. Per l’ufficio pubblico non stiamo a guardare se l’impiegato si è fatto crescere l’unghia del mignolo per nettarsi le orecchie o se l’impiegata sta mezz’ora al telefono per dettare la lista della spesa. Quello che conta è il clima, come nelle trattorie famigliari, dove praticano «una cucina tradizionale rivisitata con prodotti del territorio». Ecco, la nostra pratica deve essere trattata con tecniche moderne ma nello stesso tempo casalinghe, devono farci sentire ospiti graditi e non intrusi che vengono a turbare la quiete dell’ufficio. E noi non saremo troppo severi, concederemo con magnanima larghezza le faccine sorridenti. Anche se siamo consapevoli dei rischi che corriamo: succederà come con le trattorie dei camionisti, andremo tutti a bussare alla porta dell’ufficio che ha più faccine sorridenti incollate sul battente.
NORMALE!
E' nel mezzo che sta la virtù.
di Giovanna ZucconiSchiacciatemi, schiacciate me! Dei tre sono il migliore, è ovvio. Lo dico con la signorile moderazione che mi è propria. Già gli antichi dicevano che in medio stat virtus, e certo non intendevano il dito medio che alzerebbe volentieri quell’irascibile del mio vicino di destra, se non l’avessero ridotto a una faccetta rossa. Per non parlare del mio vicino di sinistra, con quel sorrisetto odioso, quel buonismo. Dovendo scegliere, scegliete me. È proprio vero che gli opposti estremismi si assomigliano. Incavolati o melensi, rabbiosi o sdolcinati: ugualmente inopportuni. Noi tre siamo qui per giudicare delle persone, e quello che fanno, e come lo fanno. Occorre equilibrio. Cautela, rispetto. L’emotività è un’arma impropria.Io, faccina gialla, centrista dall’espressione rilassata, io emoticon ben temperato, vi invito a usare questa ennesima forma di voto elettronico, di pseudodemocrazia popolare o populista, per dare il buon esempio. Moderiamo i toni. Di qua urlatori, sbraitoni, azzuffanti, esagerati, gente che spara a zero contro chi non è conforme, in galera!, alla gogna!, a casa loro!, farebbero una strage. Di là mollaccioni, ipocritamente buoni, gente senza piglio etico, molli e viscidi come una medusa, l’élite dei sorrisetti da salotto, farebbero morire di noia. Votate me. Occorre abbassare i toni. La scena pubblica è fin troppo esagitata. Alla Posta o all’Anagrafe non serve che nessuno si sbracci o si sganasci, e certo neppure che inveisca. Bastano sobrietà, educazione. Nel giallo stat virtus. Quando si giudicano le persone è meglio moderarsi, credetemi. Anche se, in effetti, qui da noi allo sportello arrivano utenti, pardon: clienti, talmente maleducati e arroganti che verrebbe voglia di dargli un emoticon sulla zucca. Gentaglia. Fanno perdere tempo, avvelenano la nostra efficienza. Finalmente noi impiegati della pubblica amministrazione possiamo valutare il pubblico: che spesso è orrendo. Finalmente il nostro ministro ci capisce e ci protegge. È così, no? Grazie. Schiacciatemi, prima che mi schiaccino.
INSODDISFATTO!
La tristezza? Peccato capitale.di Fabbrizio Rondolino
Da faccetta nera a faccetta triste: la destra che lavora e che governa compie la sua parabola strapaesana, e alla «bell’abissina» che aspetta con ansia l’arrivo degl’Italiani sostituisce l’impiegato fannullone - s’immagina bruttino, sovrappeso, calvo - che teme l’irrompere di Brunetta. Il quale è ben lieto di contribuire con le sue faccette colorate al più generale fenomeno di abbandono della parola scritta (forse considerata troppo di sinistra) in favore di acronimi, ideogrammi, disegni, urla, gesti (esemplari). In questo nostro lieto tornare scimmie, l’emoticon ha un ruolo cruciale, e la sua nazionalizzazione per monitorare il pubblico impiego sottolinea la centralità dello Stato nella gestione della difficile crisi economica.Per segnalare l’impiegato scortese, o incapace, o antipatico, si dovrà dunque ricorrere alla faccetta triste e mesta. Secondo il governo, i difetti dell’impiegato ci intristiscono: e certo la tristezza è una grande sciagura, al punto che san Giovanni Cassiano, nelle sue Istituzioni monastiche, l’aggiunse alla lista dei peccati capitali, giacché non godere delle bellezze del creato, e restarsene tristi, è un’offesa a Dio, che quelle bellezze ha per l’appunto creato. Qui invece le bellezze, o per dir meglio le bruttezze, non sono naturali ma statali: non sono state create da Dio, ma dal governo. Ne conseguirebbe che la tristezza che dovremmo provare al cospetto di un impiegato lavativo o maleducato è un’offesa a Berlusconi, il quale, se non ha creato quell’impiegato dall’argilla, certo lo sta mantenendo con i soldi dello Stato.La faccetta triste, ad ogni modo, non l’ha inventata Cassiano, ma un brillante scienziato della Carnegie Mellon University, Scott Fahlman, che la propose nell’82, insieme alla faccetta allegra, per distinguere gli scherzi dalle cose serie nelle comunicazioni pubbliche tra colleghi (si sa, gli scienziati sono dei mattacchioni). La faccetta triste nasce dunque per segnalare che è vero, che è proprio così, che non è una battuta. Oggi Brunetta le restituisce il suo primo, amaro significato.