martedì 31 marzo 2009

I Cristiano Popolari nel PdL.

I Cristiano popolari hanno raccolto l'appello del premier Silvio Berlusconi per costruire una nuova formazione politica. Il nostro impegno sarà quello di farci promotori di quei valori che ci caratterizzano e che vanno al di là delle ideologie che hanno contaminato il nostro tempo e che sono cadute con il crollo dei regimi. Vogliamo che il Pdl da progetto elettorale diventi forza politica.
Mario Baccini

NO dei lavoratori all'accordo separato. La Cgil vince il referendum!

Il “no” era per molti versi scontato, ma i numeri sono assolutamente degni di nota. Oltre il 96% dei lavoratori che hanno votato il referendum organizzato dalla Cgil sulla riforma del modello contrattuale hanno bocciato l'accordo separato siglato nel gennaio scorso da Confindustria, Cisl e Uil. Ad esprimersi circa 3.643.836 lavoratori, pari al 71% di quelli che si recarono alle urne nel 2007 per votare sul protocollo welfare firmato unitariamente dai sindacati, Cgil compresa. I “sì” alla riforma, invece, hanno totalizzato circa il 3,73% dei voti. «Il dato del referendum è un risultato straordinario - commenta il leader della Cgil Guglielmo Epifani - vuol dire che ha votato più gente di quanto sia iscritta alla Cgil e va dunque molto oltre la nostra rappresentatività: è un dato che ha un peso politico alto». Poi, inevitabile, arriva il richiamo alle altre organizzazioni sindacali: «È un dato che deve far pensare Cisl e Uil e che ci dice che la democrazia va usata in maniera più accorta per tutti». Il risultato arriva al termine di oltre cinque settimane di mobilitazione del sindacato che ha tenuto oltre 59 mila assemblee informative, 7 mila in più di quelle organizzate in vista del voto sul protocollo welfare del 2007. «Questo voto - sostiene ancora Epifani - rafforza la posizione della Cgil sulla riforma contrattuale che dirà no anche a tutti gli altri accordi settoriali che attueranno l'intesa separata. Un'intesa che programma solo una riduzione degli spazi della contrattazione collettiva e di quella aziendale». Parole che fanno sembrare già tracciata la strada della prossima stagione di rinnovi contrattuali che si aprirà a breve: «Andremo avanti con piattaforme separate».

Palazzo Chigi, ai dipendenti 425euro in più al mese!







Per gli impiegati della Presidenza del Consiglio il contratto è ormai fatto, manca solo la firma. A parte qualche dettaglio, i contenuti dell'accordo si possono già anticipare. L'impiegato di livello medio (posizione economica B3) riceverà un aumento di 125 euro lordi. In busta paga entreranno, poi, altri 100 euro medi lordi sul salario tabellare, più altri 210 euro medi lordi sull'indennità di Presidenza (altra voce fissa dello stipendio). Totale, circa 425 euro lordi medi al mese. Un pò meno dei 600 euro mensili di cui si era parlato lo scorso dicembre, ma certamente molto più di quanto hanno ricevuto gli altri dipendenti pubblici.

Perchè Brunetta è tanto popolare tra i suoi?

Brunetta il più applaudito perché ha saputo smascherare i sindacati.
di Giuliano Cazzola

Nella seconda giornata congressuale il popolo del PdL ha tributato una vera e propria standing ovation a Renato Brunetta, quasi a voler confermare a suon di applausi il primato che il ministro gode nei sondaggi. Ma perché il titolare della funzione pubblica e dell’innovazione è tanto popolare tra i suoi e nell’opinione pubblica? I motivi sono tanti. Brunetta è in Forza Italia fin dall’inizio; nella sua attività è stato un vulcano di idee e di iniziative, tanto da incidere moltissimo nell’elaborazione culturale e programmatica del partito. Divenuto ministro in un settore delicato, strenuamente presidiato da un sindacalismo onnipotente non ha esitato a prendere di petto i problemi, anche se le sue iniziative (in materia di assenteismo per esempio) venivano pesantemente contestate dalle organizzazioni sindacali (con un sostanziale appoggio dei media) e accolte con preoccupazione persino all’interno del Governo e della maggioranza. Da sempre il pubblico impiego è una tigre che gli esecutivi lisciano per il verso del pelo, sempre pronti ad accogliere le loro rivendicazioni col pretesto di incrementi di efficienza e di produttività destinati a restare sulla carta. Nella lotta all’assenteismo Brunetta non ha fatto nulla di speciale; si è limitato a denunciare il fenomeno e a invitare le amministrazioni ad effettuare le visite di controllo. Poi ha rafforzato queste prime azioni con ritenute sulla retribuzione accessoria in caso di malattia. Tutti attendevano una reazione violenta dei sindacati. Invece non è successo nulla, salvo qualche protesta nei talk show. Fatto sta che l’assenteismo – piaga storica del pubblico impiego – si è dimezzato. Vinta la battaglia contro i "fannulloni", Brunetta ha dilagato, andando all’attacco di tutti i santuari del potere sindacale e dei privilegi e degli abusi dei lavoratori. Poi è stata la volta della legge n.104 del 1992, un provvedimento che riconosce ai lavoratori di assistere i parenti disabili, ma largamente abusato. L’attacco dell’opposizione è venuto forte e chiaro al grido "il governo vuole abolire la gloriosa legge 104!". Nulla di più falso. La legge in parola consta di ben 37 articoli che affrontano tutti gli aspetti della tutela del handicap (dalla scuola, all’inserimento al lavoro, al superamento delle barriere architettoniche e quant’altro). L’emendamento del governo riguardava un solo articolo (il 33) in cui sono disciplinati i permessi retribuiti (e coperti da contribuzione figurativa) riconosciuti ai parenti per l’assistenza prestata ai soggetti in grave situazione di handicap. L’obiettivo del Governo era quello di limitare gli abusi (tanto per fare un esempio, oggi il vincitore di concorso pubblico che ha un nonno convivente invalido ha diritto di scegliere la sede di lavoro per prestare assistenza al parente). Brunetta ha resistito nonostante che persino settori della maggioranza si fossero lasciati convincere dalle argomentazioni dell’opposizione. Ma l’azione del ministro è andata ancora più avanti prendendo di mira lo scandalo dei permessi e dei distacchi sindacali (migliaia di pubblici dipendenti vengono pagati dalle loro amministrazioni soltanto perché facciano a tempo pieno il mestiere del sindacalista), nonché la questione dei c.d. precari della pubblica amministrazione, individuando per loro un percorso di regolarizzazione conforme alla legge. Queste norme sono ancora oggetto di esame del Senato, dopo l’approvazione della Camera. Su ambedue queste vicende le proposte di Brunetta sono state molto criticate, ma il ministro a tirato diritto. Nel frattempo sono stati rinnovati i contratti del pubblico impiego, per la prima volta secondo le compatibilità finanziarie previste dalla legge finanziaria. Ma l’operazione più importante di Brunetta è stata l’approvazione della legge delega per la riforma del pubblico impiego, un provvedimento che, quando saranno predisposti e varati i decreti delegati attuativi rivolterà la pubblica amministrazione come un calzino. Ecco perché Brunetta è tanto amato dal suo partito e tanto popolare nell’opinione pubblica. Ha dimostrato che si possono fare anche le cose difficili, che i sindacati sono delle "tigri di carta" (gli scioperi della Cgil si stanno man mano esaurendo), che l’opinione pubblica è pronta per gesti di coraggio.

La FLC Cgil di Varese in merito alle norme sulla malattia.

La legge 133 del 2008 introduce norme sulla malattia dei pubblici dipendenti che prevedono come nei primi 10 giorni di ogni evento di malattia “siano tolti gli emolumenti del salario accessorio”. Una norma confermata dalla circolare del ministero della Pubblica Istruzione, che la interpreta e specifica espressamente che “se l'assenza per effettuare visite specialistiche, cure o esami diagnostici è imputata a malattia si applica il nuovo regime , sia per quanto concerne le modalità di certificazione sia per quanto riguarda la retribuzione”. «In questa restrizione il ministro ha voluto far rientrare anche le visite mediche e gli esami clinici effettuati per la prevenzione dei tumori, anche se si è inseriti in programmi di prevenzione, e le visite di controllo e gli esami clinici effettuati durante la gravidanza» spiegano i sindacalisti della FLC Cgil di Varese. «Questa legge depotenzia la certezza che la migliore arma è la prevenzione, le campagne di sensibilizzazione nei confronti delle donne e degli uomini sulla necessità della prevenzione: le donne e gli uomini che lavorano nel pubblico impiego in gravidanza non potranno sottoporsi a visite periodiche preventive se non perdendo soldi e le donne del pubblico impiego in gravidanza non potranno tutelare sé stesse e il loro baimbino se non perdendo soldi». Per questo la segreteria FLC Cgil Varese chiede «Che il governo intervenga immediatamente ponendo riparo ad una scelta iniqua e gravemente lesiva della salute dei pubblici dipendenti, contraria ai diritti costituzionali di ogni singolo cittadino».

Cassazione, stop agli autovelox nascosti e mimetizzati.













Autovelox da segnalare almeno a 400 metri e ben in vista. Parola dei giudici di Cassazione. Gli autovelox, dice la Cassazione, devono essere "segnalati" e "ben visibili". Diversamente scatta la condanna per reato di truffa agli automobilisti. In questo modo la seconda sezione penale (sentenza 11131) ha confermato il sequestro preventivo nei confronti di un'impresa calabrese titolare della concessione per il noleggio dei dispositivi di rilevamento che in tre Comuni calabresi, attraverso apparecchiature autovelox occultate all'interno di autovetture, avevano dato multe a raffica agli automobilisti tratti in inganno dagli autovelox nascosti. Il sequestro delle apparecchiature era gia' stato disposto dal Tribunale di Cosenza, lo scorso 7 maggio. Inutile il ricorso in Cassazione del legale rappresentante della società che chiedeva il dissequestro delle apparecchiature sulla base del fatto che si era omessa qualunque indagine sull'elemento psicologico del reato di truffa ipotizzato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha sottolineato che "la sussistenza del fumus del reato di truffa" e' stato argomentato "attraverso un percorso immune da vizi logici e giuridici" sulla base del fatto che l'art. 142 del codice della strada "prevede che le postazioni di controllo debbano essere segnalate e ben visibili". E invece, nel caso in questione, dagli accertamenti svolti dalla polizia giudiziaria era risultato che nei tre Comuni calabresi per i quali l'azienda era titolare della concessione per il noleggio delle apparecchiature autovelox, "le apparecchiature in questione erano state ben occultate in autovetture spesso di proprieta' del titolare il quale, ricevendo un compenso parametrato su ogni verbale di infrazione per il quale era riscossa la relativa sanzione, era interessato ad incrementare le riscossioni". Da qui la condanna per truffa.

lunedì 30 marzo 2009

La Pubblica amministrazione come una Ferrari.

Ovazione per Brunetta al congresso fondativo del Popolo delle libertà. Il ministro si scioglie in lacrime davanti alla "sua" platea. «La Pubblica amministrazione come una Ferrari altrimenti l'otto maggio mi dimetto»: così la vuole il ministro Renato Brunetta che ha spiegato di tenere sulla sua scrivania un modellino della "rossa", riferendosi al quale ha detto: «Voglio una PA che dia prodotti come quello lì». Anche per questo - ha annunciato il ministro - «a fine aprile inaugurerò proprio a Maranello il primo servizio di pratiche burocratiche dentro il posto di lavoro. Si potranno fare tutte le pratiche: rinnovare la patente, rinnovare il passaporto, pagare Equitalia, l'Inps. Si potrà fare praticamente tutto». Renato Brunetta guarda il modellino della Ferrari sulla sua scrivania e dice: "è così che rifarò la Pubblica Amministrazione, come la Ferrari". Massa e Raikkonen non erano stati avvertiti a Melbourne, oppure hanno voluto fare un favore al ministro presto ospite di Maranello e hanno regalato alla Ferrari un giorno da Pubblica Amministrazione Fannullona!

venerdì 27 marzo 2009

Gli inutili sprechi del Viminale. Non solo auto blu!




















Sprechi sul fronte della sicurezza, con 85 milioni di euro spesi dal Viminale per la ristrutturazione alquanto rabberciata del compendio di Castro Pretorio, la ex caserma dell'esercito destinata a ospitare gli uffici amministrativi della pubblica sicurezza del ministero degli Interni. Questo l’uso scellerato dei fondi stanziati dal Viminale per i lavori al compendio di Via Marsala. Ad oggi si sono spesi, secondo fonti Consap (sindacato autonomo di polizia), 85 milioni di euro per lavori della ex caserma di Castro Pretorio, che a fine ristrutturazione ospiterà 2500 dipendenti-civili del ministero dell’Interno. Ma il risultato dei lavori è disastroso: i locali nuovi di zecca, si sono già allagati! I lavori non sono a norma, all'ultimo piano c'è un abuso edilizio con il sopra elevamento del piano e la realizzazione di una struttura in legno. Il parquet in legno si è completamente rialzato dopo le recenti piogge, le porte blindate (costo 3-4mila euro l'una) si stanno staccando dai muri in carton-gesso, nei bagni non ci sono le prese elettriche, ascensori rotti che non funzionano a pieno carico. L’edificio di Via Marsala ha 4 piani e presto cominceranno i lavori nel resto del Compendio con una spesa che, sempre secondo il Consap, sarà almeno equivalente a quella già sborsata. Nel frattempo tre caserme della polizia (Luzzatti, Alvari e Tor Bella Monaca) che ospitano circa 50 uomini l’una, chiuderanno il 30 gennaio 2010 data in cui scadràmil contratto di locazione e appresso chiuderanno i battenti anche i commissariati di Fregane, Centocelle e Montesacro: per loro, come pure per gli stipendi dei poliziotti, per le apparecchiature investigative, per gli armamenti, per la rete di trasmissione dati, per l’informatica e per la sicurezza dei cittadini, i soldi sono finiti!

Va retribuito lo straordinario svolto in eccedenza.

Devono essere retribuite le ore di straordinario svolte dal dipendente pubblico anche se risultano in eccedenza rispetto al numero di ore previste dall'accordo quadro nazionale per la categoria. Lo ha affermato il TAR della Puglia nel caso di un dipendente della polizia penitenziaria comandato a svolgere nel corso di due anni numerose ore di straordinario e che si era successivamente visto negare la relativa retribuzione a causa del superamento del limite previsto. Il Ministero della Giustizia, chiamato in giudizio, si difendeva eccependo che in base all'accordo quadro le ore retribuibili erano soltanto 450 l'anno, che potevano essere aumentate, in base ad un motivato ordine del dirigente, di 60 ore al mese. Le ore di lavoro straordinario eccedenti tale limite potevano dare luogo solo a riposo compensativo. Secondo il TAR invece le norme invocate dall'amministrazione non limitano in alcun modo il diritto del dipendente di pretendere la relativa retribuzione, quando sia stato regolarmente comandato a svolgere servizio straordinario per un numero di ore eccedente il limite prefissato. Il compito di verificare che non venga superato il monte ore annuo è attribuito espressamente al dirigente della struttura, la cui corretta gestione delle risorse viene valutata proprio in base al parametro del rispetto del budget finanziario disponibile. Se si è verificato il superamento del limite, non se ne pur far carico al dipendente che, tra l'altro, non pur rifiutarsi di obbedire ad un ordine, a meno che il suo adempimento non configuri un reato; agendo diversamente, il lavoratore sarebbe doppiamente pregiudicato perchè non potrebbe rifiutarsi di fare straordinario e non potrebbe neanche pretendere la relativa remunerazione. E non è neanche legittimo - ha concluso il TAR - concedere il recupero compensativo per il lavoro straordinario svolto in eccedenza alcuni anni prima, perchè esso, per rispondere alla finalità di consentire al lavoratore di recuperare le energie psico-fisiche, deve essere attivato entro un breve termine dal momento in cui la prestazione è stata svolta, pena la sostanziale frustrazione della sua ragione d'essere.

giovedì 26 marzo 2009

Monitoraggio dei precari nella Pubblica amministrazione.

Un questionario rivolto alle Pubbliche Amministrazioni, compresi gli Enti previdenziali, per sapere quanti sono i dipendenti con contratto di lavoro a tempo determinato in possesso dei requisiti per la stabilizzazione. Lo ha inviato in questi giorni il Ministro Brunetta allo scopo di individuare percorsi che possano eventualmente portare alle assunzioni a tempo indeterminato dei precari attraverso concorsi pubblici. Infatti, dopo le stabilizzazioni effettuate grazie alle risorse stanziate con le finanziarie 2007 e 2008, la situazione dei precari nella P. A. rischia di entrare in una fase di stallo. Ciò perchè dopo il 31 dicembre 2009 (secondo quanto stabilito con circolare dal precedente Ministro per l'Innovazione Nicolais) o addirittura dopo il 30 giugno 2009 (secondo un disegno di legge presentato al Parlamento dall'attuale Ministro Brunetta), non sono più previste risorse per la stabilizzazione dei dipendenti pubblici a tempo determinato, i quali nel 2007 erano 112.000 unità. Di essi, tra coloro che avevano i requisiti previsti e che avevano superato delle prove selettive, sono stati successivamente assunti a tempo indeterminato 10.982 dipendenti, di cui 6.936 donne, L'indagine attuale mira a disporre di dati certi ed aggiornati sul numero dei precari in forza presso ciascuna amministrazione e sul numero di coloro che posseggono i requisiti previsti per la stabilizzazione. L'obiettivo del Ministero è infatti quello di individuare per il personale stabilizzabile un percorso per una possibile assunzione a tempo indeterminato mediante concorsi pubblici, tenendo conto delle dotazioni organiche vigenti e delle risorse finanziarie disponibili e bandendo, se necessario, anche concorsi riservati. In base alle disposizioni legislative, hanno i requisiti per la stabilizzazione i dipendenti che al 10 gennaio 2007 erano in servizio con almeno 3 anni di anzianita', anche non continuativi; coloro che erano in servizio al 10 gennaio 2007 e che conseguano i tre anni di anzianita' in virtu' di un contratto stipulato prima del 29 settembre 2006; coloro che sono stati in servizio per almeno 3 anni nel quinquennio anteriore al 10 gennaio 2007; coloro che sono in servizio al 10 gennaio 2008 che conseguano i tre anni in virtù di un contratto stipulato anteriormente al 28 settembre 2007. Le amministrazioni devono rispondere al questionario entro il prossimo 23 marzo, pena l'esclusione dai processi di stabilizzazione in quanto la mancata risposta verra' equiparata alla comunicazione di non avere personale precario.

Ministro Brunetta, ce la metta lei la faccia!

C’era una volta il voto, a scuola e nella vita. Poi è venuto il giudizio articolato in parole. Con l’iniziativa «Mettiamoci la faccia» il ministro Renato Brunetta pensa di risolvere tutti i mali della Pubblica amministrazione. Se poi mister br non riuscirà nel suo personalissimo intento di trasformare la P.A. in una Ferrari entro l’otto maggio rassegnerà le sue dimissioni: attendiamo fiduciosi questa scadenza! Intanto prendiamoci “le faccine”, destinate a sintetizzare e raccogliere il giudizio degli utenti sugli impiegati dell’amministrazione pubblica. Giudizio sintetico: promosso, bocciato, rimandato...

SODDISFATTO!
Non saremo troppo severi.
di Bruno Gambarotta.

Una faccina sorridente non si nega a nessuno, ci vuole tanto poco a far felice un capufficio. Il sorriso poi è contagioso, se sorridi a un bambino in culla lui ti risponde con un sorriso. Perciò salutiamo con un sorriso quest’ultima trovata di Brunetta frutto del lato infantile del suo carattere. Non dimentichiamo il lungo percorso che è stato necessario per arrivare a questo brillante risultato. Fra i primi provvedimenti dello Stato unitario c’era stato il progetto di Quintino Sella di utilizzare l’icona delle mezze maniche per classificare l’efficienza degli uffici pubblici: la lunghezza della manica era proporzionale al gradimento. Il fascismo introdusse la variante della faccetta nera che aveva una sola espressione e il numero delle faccette graduava il giudizio. Nel dopoguerra, con i governi democristiani arrivarono le forchette, da una a tre: simpatica allusione alla loro fama di forchettoni. E ora, geniale punto d’arrivo, le faccine.Quali sono i criteri per la valutazione? Per i ristoranti conta la distanza fra i tavoli, la puntualità del servizio, il rapporto qualità prezzo. Per l’ufficio pubblico non stiamo a guardare se l’impiegato si è fatto crescere l’unghia del mignolo per nettarsi le orecchie o se l’impiegata sta mezz’ora al telefono per dettare la lista della spesa. Quello che conta è il clima, come nelle trattorie famigliari, dove praticano «una cucina tradizionale rivisitata con prodotti del territorio». Ecco, la nostra pratica deve essere trattata con tecniche moderne ma nello stesso tempo casalinghe, devono farci sentire ospiti graditi e non intrusi che vengono a turbare la quiete dell’ufficio. E noi non saremo troppo severi, concederemo con magnanima larghezza le faccine sorridenti. Anche se siamo consapevoli dei rischi che corriamo: succederà come con le trattorie dei camionisti, andremo tutti a bussare alla porta dell’ufficio che ha più faccine sorridenti incollate sul battente.


NORMALE!
E' nel mezzo che sta la virtù.
di Giovanna Zucconi

Schiacciatemi, schiacciate me! Dei tre sono il migliore, è ovvio. Lo dico con la signorile moderazione che mi è propria. Già gli antichi dicevano che in medio stat virtus, e certo non intendevano il dito medio che alzerebbe volentieri quell’irascibile del mio vicino di destra, se non l’avessero ridotto a una faccetta rossa. Per non parlare del mio vicino di sinistra, con quel sorrisetto odioso, quel buonismo. Dovendo scegliere, scegliete me. È proprio vero che gli opposti estremismi si assomigliano. Incavolati o melensi, rabbiosi o sdolcinati: ugualmente inopportuni. Noi tre siamo qui per giudicare delle persone, e quello che fanno, e come lo fanno. Occorre equilibrio. Cautela, rispetto. L’emotività è un’arma impropria.Io, faccina gialla, centrista dall’espressione rilassata, io emoticon ben temperato, vi invito a usare questa ennesima forma di voto elettronico, di pseudodemocrazia popolare o populista, per dare il buon esempio. Moderiamo i toni. Di qua urlatori, sbraitoni, azzuffanti, esagerati, gente che spara a zero contro chi non è conforme, in galera!, alla gogna!, a casa loro!, farebbero una strage. Di là mollaccioni, ipocritamente buoni, gente senza piglio etico, molli e viscidi come una medusa, l’élite dei sorrisetti da salotto, farebbero morire di noia. Votate me. Occorre abbassare i toni. La scena pubblica è fin troppo esagitata. Alla Posta o all’Anagrafe non serve che nessuno si sbracci o si sganasci, e certo neppure che inveisca. Bastano sobrietà, educazione. Nel giallo stat virtus. Quando si giudicano le persone è meglio moderarsi, credetemi. Anche se, in effetti, qui da noi allo sportello arrivano utenti, pardon: clienti, talmente maleducati e arroganti che verrebbe voglia di dargli un emoticon sulla zucca. Gentaglia. Fanno perdere tempo, avvelenano la nostra efficienza. Finalmente noi impiegati della pubblica amministrazione possiamo valutare il pubblico: che spesso è orrendo. Finalmente il nostro ministro ci capisce e ci protegge. È così, no? Grazie. Schiacciatemi, prima che mi schiaccino.


INSODDISFATTO!
La tristezza? Peccato capitale.
di Fabbrizio Rondolino
Da faccetta nera a faccetta triste: la destra che lavora e che governa compie la sua parabola strapaesana, e alla «bell’abissina» che aspetta con ansia l’arrivo degl’Italiani sostituisce l’impiegato fannullone - s’immagina bruttino, sovrappeso, calvo - che teme l’irrompere di Brunetta. Il quale è ben lieto di contribuire con le sue faccette colorate al più generale fenomeno di abbandono della parola scritta (forse considerata troppo di sinistra) in favore di acronimi, ideogrammi, disegni, urla, gesti (esemplari). In questo nostro lieto tornare scimmie, l’emoticon ha un ruolo cruciale, e la sua nazionalizzazione per monitorare il pubblico impiego sottolinea la centralità dello Stato nella gestione della difficile crisi economica.Per segnalare l’impiegato scortese, o incapace, o antipatico, si dovrà dunque ricorrere alla faccetta triste e mesta. Secondo il governo, i difetti dell’impiegato ci intristiscono: e certo la tristezza è una grande sciagura, al punto che san Giovanni Cassiano, nelle sue Istituzioni monastiche, l’aggiunse alla lista dei peccati capitali, giacché non godere delle bellezze del creato, e restarsene tristi, è un’offesa a Dio, che quelle bellezze ha per l’appunto creato. Qui invece le bellezze, o per dir meglio le bruttezze, non sono naturali ma statali: non sono state create da Dio, ma dal governo. Ne conseguirebbe che la tristezza che dovremmo provare al cospetto di un impiegato lavativo o maleducato è un’offesa a Berlusconi, il quale, se non ha creato quell’impiegato dall’argilla, certo lo sta mantenendo con i soldi dello Stato.La faccetta triste, ad ogni modo, non l’ha inventata Cassiano, ma un brillante scienziato della Carnegie Mellon University, Scott Fahlman, che la propose nell’82, insieme alla faccetta allegra, per distinguere gli scherzi dalle cose serie nelle comunicazioni pubbliche tra colleghi (si sa, gli scienziati sono dei mattacchioni). La faccetta triste nasce dunque per segnalare che è vero, che è proprio così, che non è una battuta. Oggi Brunetta le restituisce il suo primo, amaro significato.

mercoledì 25 marzo 2009

Organici ridotti nella scuola: a casa 245 presidi!

Il 40% dei tagli sull'organico docente si realizzerà al Sud ed in particolare in quattro regioni: Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. Questo è quanto emerge dalle tabelle del decreto interministeriale sugli organici per l'anno scolastico 2009 - 2010 che prevede 37 .000 tagli nell'organico di diritto e ulteriori 5.000 in quello di fatto, confermando quindi i 42 .000 posti in meno decisi con la Finanziaria, seppur con un'uscita articolata in due fasi. In base al provvedimento - al quale probabilmente verranno fatte piccole modifiche - ci sarà una riduzione di 10.000 insegnanti nella scuola primaria, oltre 15.500 alle medie e circa11.350 alle superiori, e 245 presidi in meno per la riduzione delle autonomie scolastiche. Quanto ai docenti di sostegno il numero rimane all'incirca quello attuale 90.500. Si prevede anche un aumento di 4.120 alunni nella primaria e di 10.462 nella secondaria di primo grado. Nella secondaria di secondo grado si registra, invece, una flessione di circa 26.700alunni.

Comune di Roma: mobilità orizzontale e assunzione disabili.








Il Comune di Roma ha annunciato grosse novità per l’assunzione del personale comunale. Tra le novità più importanti, c’è quella relativa all’assunzione di ben 44 lavoratori disabili nei prossimi quattro anni. Di questi, in particolare, ben undici firmeranno un contratto a tempo indeterminato entro l’anno in corso sulla base delle graduatorie stilate dal Centro per l’Impiego della Provincia di Roma. Il tutto rientra nell’ambito di una convenzione stipulata tra il Comune di Roma e la Provincia riguardo all’inserimento ed alla stabilizzazione nel pubblico impiego delle categorie protette. Contestualmente, viene varato anche un piano di riassetto delle competenze attraverso la cosiddetta “mobilità orizzontale”, mediante cui i dipendenti comunali potranno ottenere un giusto inquadramento sulla base delle effettive e reali mansioni svolte. L’iniziativa della “mobilità orizzontale“, tra l’altro, rientra nell’ambito di un accordo che l’Amministrazione comunale ha raggiunto con le organizzazioni sindacali ed il Dipartimento per il personale. Entro l’estate, secondo quanto dichiarato da Enrico Cavallari, l’assessore alle Risorse Umane del Comune di Roma, si procederà inoltre alla conclusione del piano di stabilizzazione nella Capitale dei precari che operano nel pubblico impiego. Il Comune, tra la fine dello scorso anno e lo scorso mese di febbraio, ha già provveduto a stabilizzare con un contratto a tempo indeterminato ben 1.300 lavoratori precari: dagli insegnanti della scuola d’infanzia alle educatrici degli asili nido passando per altri lavoratori impegnati nel settore amministrativo.

Inpdap: esonero volontario dal servizio.

La legge n. 133 del 2008 ha introdotto nel pubblico impiego l'istituto dell'esonero volontario dal servizio nel quinquennio precedente la data di maturazione dell'anzianita' contributiva massima di 40 anni. Sulle modalita' di valutazione del periodo di esonero ai fini del trattamento pensionistico e previdenziale e' ora intervenuto l'INPDAP con una circolare nella quale, tra l'altro, ricorda che la facolta' di sospensione delle prestazioni lavorative pur essere esercitata per il 2009, 2010 e 2011. La facolta' e' riconosciuta esclusivamente al personale dipendente delle Amministrazioni dello Stato, delle Agenzie fiscali, degli Enti pubblici non economici, delle Universita', della Presidenza del Consiglio dei Ministri e degli Enti di ricerca. Vi rientrano inoltre i dipendenti del Poligrafico dello Stato, delle Camere di Commercio, dell'Agenzia Spaziale Italiana, del CONI, CNEL, ENAC, CNIPA, degli Enti autonomi lirici. L'istituto non trova invece applicazione nei confronti del personale della scuola. La domanda di esonero, che e' irrevocabile, deve essere presentata dal dipendente entro il 10 marzo di ciascun anno e l'amministrazione ha la facolta' di accoglierla o meno in relazione alle proprie esigenze funzionali, dando comunque precedenza nell'accoglimento al personale interessato da processi di riorganizzazione o appartenente a qualifiche per le quali e' prevista una riduzione di organico. Durante il periodo di esonero al dipendente spetta il 50% del trattamento economico fino ad allora complessivamente goduto per competenze fisse ed accessorie. La percentuale viene elevata al 70% se il dipendente dimostra di svolgere attivita' di volontariato presso ONLUS, associazioni di promozione sociale, organizzazioni non governative che operano nel campo della cooperazione con i Paesi in via di sviluppo. All'atto del collocamento a riposo per raggiunti limiti di eta', il dipendente ha diritto, secondo la legge, al trattamento di quiescenza e previdenza che gli sarebbe spettato se fosse rimasto in servizio. Devono quindi continuare ad essere versati, sia per la quota a carico delle amministrazioni che per quella a carico del lavoratore, i contributi per la pensione, il trattamento di fine servizio, per la gestione delle prestazioni creditizie e sociali, ed eventualmente per l'assicurazione sociale vita, se l'interessato risulta iscritto. I contributi vanno quantificati sulla base della retribuzione virtuale, calcolata per intero, corrispondente a quella spettante al lavoratore se fosse rimasto in servizio. Le componenti della retribuzione virtuale da prendere in considerazione sono il trattamento fondamentale, cioe' la retribuzione percepita al momento dell'esonero, da rivalutare per effetto dei rinnovi contrattuali e dei miglioramenti retributivi che interverranno successivamente, e il trattamento accessorio, comprese le componenti legate alla produttivita' ed ai risultati, escluse quelle direttamente legate alla prestazione lavorativa. Anche il calcolo degli oneri contributivi per il TFS (indennita' di buonuscita e indennita' premio di fine servizio) e il TFR va effettuato sulla retribuziomne virtuale utile ai fini di queste prestazioni.

martedì 24 marzo 2009

La Freccia Rossa riaccende l'ottimismo del premier!

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è tornato a parlare della situazione economica alla stazione centrale di Milano dove ha preso il treno Freccia Rossa, inaugurando la tratta Milano-Roma in tre ore e senza fermate intermedie. ''Un modo per tenere unita l'Italia facendo certo concorrenza ad Alitalia però questo è il bello del mercato''. La tratta diventerà operativa dal prossimo 13 dicembre. Per aver un'Italia ad alta velocità "bisognerebbe avere tutti la voglia di reagire e anche molta fiducia - ha spiegato Berlusconi - e magari anche lavorare di più reagendo a questa influenza americana che è come un virus che ha colpito un corpo sano. Noi abbiamo famiglie che risparmiano, l'83% degli italiani possiede una casa, e adesso chi ha una casa monofamiliare potrà espanderla mettendo in movimento dei soldi che altrimenti sono fermi in banca. Abbiamo il sistema delle banche che è solido e dei piccoli e medi imprenditori che sono straordinari. Per affrontare questa crisi noi stiamo tentando come tutti una cura che è un po' un'aspirina, ma tutti i Paesi sono nella stessa situazione e lo posso dire essendo stato per due giorni ad ascoltare i miei colleghi europei. L'Italia - ha ribadito il premier - è quella che ha fatto prima e ha fatto di più e più della metà degli italiani è favorevole al piano casa". A breve, nel Consiglio dei ministri di venerdì, ci sarà un decreto legge. ''Abbiamo in progetto di fare una legge quadro con un disegno di legge ma per fare in fretta, anche perché ce lo chiedono i cittadini, faremo un decreto legge da consegnare alle Regioni. Le Regioni che vogliono fare ricorso alla Corte Costituzionale si ricrederanno anche sulla spinta dei loro cittadini''. Il Cavaliere ha anche osservato che "ci sono tutti i presupposti perché il governo continui a fare bene, abbiamo una solida maggioranza che garantisce la governabilità e questo è importante proprio per uscire bene dalla crisi. Inoltre, "i sondaggi di ieri sono molto buoni per il presidente del Consiglio e per la formazione politica che è ormai una cosa reale e che fonderemo ufficilmente venerdì, sabato e domenica". E nel Pdl "spero che si formi una classe dirigente di giovani e quando accadrà il più felice sarò io", ha detto rispondendo ad un cronista. "Non crederà mica che io pensi di essere immortale". Quanto a Fini, "non vedo perché dovrei temerlo, l'ho chiamato dopo il suo discorso per fargli i complimenti e ringraziarlo. Sta facendo molto bene il presidente della Camera e si è immedesimato in questo ruolo in modo totale". Per quanto riguarda poi il discorso sul "lavorare di più" si legge nelle parole del premier tutta la sua "personalissima" delusione per aver guadagnato nel 2008 dieci volte di meno rispetto al 2007 .

FACCE DI BRONZO!

Tre faccette colorate: verde, gialla o rossa perchè i cittadini possano esprimere il giudizio sui servizi ricevuti dagli uffici pubblici. Verde se si resta soddisfatti, gialla in caso di giudizio neutro, rossa per gli insoddisfatti. Allo studio del ministro della P.A. Renato Brunetta hanno aderito Inps, Enpals ed i comuni di Roma e Milano.

...ad onor del vero!


























Parliamo della legge delega sul riordino del pubblico impiego. Si tratta di un provvedimento, aspramente criticato, stenuamente osteggiato, non condiviso, ma sicuramente destinato a chiudere l'inglorioso capitolo della contrattualizzazione del rapporto di pubblico impiego. Una legge che ridimensiona lo strapotere dei sindacati e che tenta di avviare, almeno nelle intenzioni dell'esecutivo, una nuova stagione della pubblica amministrazione. Del resto, bisogna prenderne atto, la "Cura-Brunetta" ha bene o male dimezzato l’assenteismo, ha - più male che bene (aumenti ridicoli rispetto al costo reale della vita e all'effetto euro) - rinnovato, ma pur sempre rinnovato i contratti di lavoro, e ha messo in essere le basi di una riforma strategica affidata all'attuazione dei decreti delegati. In tutto questo, affermare che la linea di condotta del Pd sia stata "ambigua" non è affatto un atto di polemica politica ma una testimonianza di verità. Cominciamo dalla prima lettura al Senato. Il ddl-Brunetta viene "collegato" in Commissione Lavoro con il progetto presentato da Pietro Ichino. Ne esce un testo che arriva in Aula, dove vengono accolti altri emendamenti dell’opposizione Pd, tanto che il gruppo vota a favore di alcuni importanti articoli e si astiene sull’intero provvedimento. Per settimane (basta consultare il sito http://www.pietroichino.it/) l’insigne giurista di sinistra "lascia intendere" che quel testo è più figlio suo che di Brunetta e che gran parte del merito dovrebbe essere attribuito a lui. Il testo del Senato arriva, dunque, alla Camera. La maggioranza cerca di "far presto" per due motivi: primo, perché non vuole dissipare l’eredità politica del voto del Senato; secondo, perché avverte che alla Camera il Pd è più sensibile alle istanze della Cgil che a quelle di Ichino. Alla fine però vince l’orientamento di accettare delle modifiche che non alterino il quadro complessivo scaturito dal Senato. Così accade, al punto che l’opposizione, nel voto sugli emendamenti, riesce persino a mandare in minoranza per due volte il Governo. Logica politica vorrebbe che almeno fosse confermato il voto di astensione. Per niente affatto: il voto dell'opposizione diventa contrario col pretesto che le modifiche sono state troppo poche. Il disegno di legge ritorna, quindi, a Palazzo Madama per la seconda e definitiva lettura. Il Governo, stavolta, lo "blinda" per evitare un ulteriore passaggio a Montecitorio. Che cosa escogita allora il Pd? I senatori democratici lamentano che il testo della Camera è peggiore di quello varato in prima lettura dal Senato. Così, nella votazione finale, col pretesto di verificare se la maggioranza è in grado di garantire il numero legale, il Pd dell'ex Veltroni non partecipa al voto. Sembra proprio che tale comportamento non abbia, nel suo complesso, alcuna giustificazione di merito. Ma il Pd di Franceschini saprà vincere le vecchie ambiguità? Il "nuovo" gruppo dirigente del Pd saprà chi scegliere tra Ichino e la Cgil?

lunedì 23 marzo 2009

Le "onorevoli" dichiarazioni dei redditi.

Questa mattina sono state rese pubbliche da Camera e Senato le dichiarazioni dei redditi 2008, relative all'anno 2007. Il presidente del Consiglio si conferma il più ricco, con 14.532.538 milioni di euro, anche se… in lieve flessione! Il premier infatti denuncia un imponibile di 14 milioni 532 mila 538 euro, quasi dieci volte in meno rispetto ai 139 milioni, 245 mila 570 euro dell'anno precedente e la meta' dei poco piu' di 28 milioni relativi al 2005. Su questo reddito il Cavaliere ha versato imposte per 6 milioni 237 mila 688 euro. Berlusconi dichiara inoltre la proprieta' di 5 appartamenti e due box a Milano, la comproprieta' al 50% sempre di un appartamento nel capoluogo lombardo e il 7,46 % di parti comuni nella stessa citta'. Il Cavaliere possiede poi due automobili (una Mercedes e un'Audi), un terreno ad Antigua, tre imbarcazioni a cominciare dal "Principessa vai via". Nutrito il pacchetto azionario: 5.174.00 titoli della 'Dolcedrago'; 4.294.000 della Fininvest; 2.548.000 della Holding Italiana prima; 2.199.600 della Holding italiana seconda; 1.193.400 della Holding italiana terza; 1.144.000 della Holding italiana ottava; 200 della Banca popolare di sviluppo.
Il presidente del Senato, Renato Schifani, batte invece decisamente il presidente della Camera, Gianfranco Fini, per quanto riguarda la dichiarazione dei redditi relativa al 2007. Il primo inquilino di Palazzo Madama dichiara infatti un imponibile di 159.809. Una dichiarazione stringata, nessuna proprieta' salvo tre automobili, per il presidente della Camera Gianfranco Fini. L'anno scorso, ha denunciato, per il 2007, redditi per 124.714 euro, con un'imposta a credito di 14.118 euro. Nell'elenco dei beni del presidente della Camera figurano tre vetture: una Mini cooper e la Smart entrambe del 2006 e una Audi S4 cabriolet del 2007. Walter Veltroni segue a distanza Silvio Berlusconi e si classifica secondo per redditi tra i leader politici. L’ex segretario del Partito democratico Walter Veltroni, che dichiara 477.778 mila euro di reddito imponibile, più del doppio del suo successore, Dario Franceschini, che si colloca al terzo posto con 220.419 mila euro. L'imposta lorda applicata a Franceschini e' stata di 87.950 euro. Il segretario del Pd ha denunciato la proprieta' di un appartamento a Roma a uso abitativo, di 2 autovetture - una Suzuki Wagoner e una Fiat Idea - e 100 azioni della Cassa di Risparmio di Ferrara. La moglie Silvia Bombardi risulta invece proprietaria di un appartamento a Ferrara, di una Nissan Micra e di un motorino Liberty Piaggio 125. Franceschini ha allegato alla dichiarazione anche le spese elettorali sostenute per le elezioni del 2008. Il leader Pd ha reso noto di aver ricevuto contributi per oltre 67 mila euro, 10mila dei quali dalla sola societa' Emmegi di Roma e di avere speso in spot tv e radio oltre 18mila euro. Al Pd di Ferrara Franceschini ha poi versato 47 mila euro. Al quarto posto il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, con 218.080 mila euro. A seguire un altro democratico, Massimo D'Alema, che dichiara 171.044 mila euro. Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini (142.130 mila euro), supera di poco il leghista Umberto Bossi (134.450 mila euro).

Adesso al capo si può dire: «chi ca... ti credi di essere?»

Non sarà proprio un passi per mandare a quel paese ogni giorno il proprio capo ma, di sicuro, qualche libertà in più ci sarà. La Cassazione ha stabilito che se durante un alterco ci si rivolge al capo dicendogli «ma chi ca... ti credi di essere?», non si eccelle in buona educazione ma, di sicuro, non si può essere licenziati. La Suprema corte ha così convalidato la decisione con la quale la Corte d'appello di Napoli aveva respinto il licenziamento di un ausiliario di una clinica privata, che si era rivolto così al suo capo durante una discussione. La Cassazione - sentenza 6569 - ha dato per buono il verdetto della Corte napoletana, che ha giudicato una simile espressione «irriguardosa ma non minacciosa» e da considerarsi come «effetto di una reazione emotiva ed istintiva del lavoratore ai rimproveri ricevuti» dal capo, escludendo che il fatto possa costituire «vera e propria insubordinazione», tale da meritare la «sanzione espulsiva».

Dirigenti pubblici: vale il principio della rotazione degli incarichi.

Ai dirigenti statali si applica il principio della rotazione degli incarichi dirigenziali che ha lo scopo, nell'interesse generale del raggiungimento degli obiettivi dei pubblici uffici, di evitare la cristallizzazione degli incarichi e di arricchire le doti culturali e professionali dei dirigenti mediante lo scambio di esperienze e attività. Con questa motivazione la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un medico contro l'Azienda ospedaliera presso cui prestava servizio per aver subito, attraverso l'attribuzione di successivi incarichi presso reparti ospedalieri diversi, un demansionamento che le aveva provocato malesseri psico-fisici. A sostegno della sua tesi la dottoressa si richiamava alla norma del codice civile in base alla quale il lavoratore deve essere assegnato a mansioni equivalenti a quelle precedentemente svolte. La mancata osservanza di questo principio si era tradotta in un danno alla sua professionalità in quanto le nuove mansioni comportavano esperienze ed attività sensibilmente diverse dal suo bagaglio professionale ottenuto presso i reparti dove aveva precedentemente lavorato. La Cassazione ha invece ritenuto che il principio dell'equivalenza delle mansioni non si applica nell'ambito del pubblico impiego privatizzato nel quale vale invece il criterio della rotazione degli incarichi dirigenziali. E' infatti la stessa legge n. 29/1993 a stabilire che per il conferimento degli incarichi si tiene conto della natura e delle caratteristiche dei programmi da realizzare, delle attitudini e capacità del dirigente, "applicando di norma il criterio di rotazione degli incarichi". Con questa dizione, quindi, afferma la Cassazione, la legge stabilisce che nel pubblico impiego privatizzato gli articoli del codice civile sui rapporti di lavoro nelle imprese si applicano solo in quanto compatibili con la specialità del rapporto e con il perseguimento degli interessi generali. La rotazione è perciò il principio da considerarsi alla base dell'assegnazione degli incarichi, allo scopo anche di conseguire un ampliamento e arricchimento della professionalità dei dirigenti.

domenica 22 marzo 2009

Intelligenti si nasce, non si diventa!

Uno studio, pubblicato sul Journal of Neuroscience, rivela che l'intelligenza di ciascun individuo è soltanto una questione genetica. Nonostante ciò, qualcuno si dice «intelligente» e a furia di ripeterselo se ne convince, pensando davvero di esserlo (peccato, poi, che a dirlo e a pensarlo sia soltanto lui). Pubblichiamo giustappunto un articolo apparso su «ilGiornale», a conferma di quanto scoperto dai ricercatori della Ucla School of Medicine di Los Angeles, guidati da Paul Thompson.

Il travet dovrà spegnere la luce dell’ufficio
di Vittorio Macioce (giornalista)
C’è un mondo dove la gente lascia acceso il computer anche quando ha smesso di lavorare, dove spostare il mouse su start e cliccare su «chiudi sessione» è una fatica bestiale. C’è un mondo dove i dirigenti usano la fotocopiatrice dell’ufficio per riprodurre le cinquecento pagine del libro di scuola del figlio. C’è un mondo dove quando ci si ammala si fa di tutto per non guarire, solo per stare a casa, senza lavorare, il più a lungo possibile. Questo mondo non si trova da qualche parte nella costellazione del cigno o sul pianeta Urania, ma è in mezzo a noi, si confonde con noi e qualche volta interagisce perfino con le nostre banali forme di vita. Questo pianeta ha vari nomi: ministero, regione, provincia, comune, parastato, Inps, agenzia delle entrate, e così via, fino al più generico pubblica amministrazione. Gli antichi lo chiamavano, con la solita sintesi, il mondo dei travet. Eccolo. Ora lì sembra che stia accadendo qualcosa di strano, una sorta di perturbazione super-efficientista, che rischia di rivoluzionare la vita quotidiana di questa razza semi-aliena. All’origine di tutto ciò c’è un certo signor Brunetta, che da quelle parti chiamano: il ministro. Le città dei travet sembrano luoghi piuttosto bislacchi. Chi lavora da queste parti, dove tutto è pubblico, con muri carichi di scartoffie, carta su carta, deve aver ereditato strane abitudini. A metà mattina s’incontrano per una chiacchierata, scivolano fuori dagli uffici e si ritrovano in un punto preciso, qualcosa di simile alle vecchie piazze di paese. Solo che qui non ci sono bar o monumenti, ma macchinette del caffè, merendine, succhi di frutta alla papaya fuori mercato dalle olimpiadi di Los Angeles, fermenti lattici surgelati, girelle anni ’80 e bevande calde al gusto di tè. Il rito si ripete tre-quattro volte al giorno, dura almeno mezz’ora e dicono che sia normale. Si racconta che questa vecchia abitudine sia garantita da una carta costituzionale persa secoli fa in qualche archivio leggendario. Qualcuno sostiene che sia stata scritta prima dello Statuto Albertino. Fatto sta che da allora il diritto al caffè lungo è la libertà inviolabile della città dei travet. La madre di tutte le libertà. È da lì che nasce una sorta di mondo alla rovescia. I travet non conoscono il concetto di risparmio, amano sparlare dei loro colleghi, sono in guerra da sempre con un fantomatico popolo che loro chiamano «gli utenti» e con cui ingaggiano furibonde lotte a colpi di sportelli chiusi. L’arma segreta dei travet è una lingua alchemica, il burocratese, con cui riescono a disorientare i nemici, tanto da renderli tutti deficienti. I travet sono maestri nell’arte dell’immaginazione, inventano storie mirabolanti per giustificare ritardi e inefficenze. I più fantasiosi fanno carriera. Le città sono organizzate per caste chiuse. I capi, sorta di sacerdoti-sciamani del fannullismo, sono conosciuti con il nome di dirigenti. È per loro che il signor Brunetta, uno che ha una certa dimestichezza con le città fantastiche, visto che viene da quell’arcipelago galleggiante di campi e campielli che è Venezia, ha appena scritto una serie di comandamenti rivoluzionari. Il vademecum del perfetto dipendente rischia ora di far scomparire le città dei travet. Sembra assurdo, ma l’uomo chiamato ministro si è messo a pretendere cose di questo tipo. È vietato rivelare ad amici e conoscenti i segreti d’ufficio. Non è possibile giocare a calcetto o andare a Capo Horn in periodo di malattia. Non si possono picchiare i colleghi e neppure i tanto odiati utenti. È vietato stare in ufficio con le mani conserte, arrivare in ritardo, insultare l’azienda, sfasciare la scrivania e perfino lasciare le luci accese la notte. Il signor Brunetta dice che nei casi più gravi, quando per esempio qualcuno mette una bomba e fa esplodere tutta la città, con tanto di scartoffie, la pena arriva addirittura al licenziamento. È la fine di una civiltà. Ora già si parla di guerra civile. Un gruppo di eroici resistenti si sta già organizzando sotto la gloriosa sigla Cgil, mentre una minoranza di collaborazionisti dissacra simboli e monumenti della tradizione. Si narra che di notte sono state decapitate le statue dell’eroe nazionale del pianeta dei travet. Sì, proprio lui, il mitico Fantozzi.

venerdì 20 marzo 2009

CONTRATTI: 160 EURO IN PIÙ A POLIZIA E FORZE ARMATE.




















E' stato sottoscritto a Palazzo Vidoni, dai sottosegretari Guido Crosetto (Difesa) e Alfredo Mantovano (Interno) e le organizzazioni sindacali e i rappresentanti militari del personale del comparto sicurezza e difesa l'accordo sindacale e gli schemi dei provvedimenti di concertazione integrativi nel quadriennio normativo 2006-2009 e del biennio economico 2006-2007. Queste le innovazioni normo-economiche più importanti:

  • l'importo del buono pasto viene aumento da 4,65 euro a 7 euro;
  • incremento della misura oraria del lavoro straordinaria di circa 1,50 euro (valore medio);
  • trattamento di missione;
  • assegnazione di funzione (che viene incremento per gli assistenti capo di circa 65 euro mensili, e, in linea generale, corrisposto al compimento di 27 anni di servizio, in luogo degli attuali 29, nonché al compimento dei 32 anni di servizio);
  • incremento delle risorse destinate agli asili nido;
  • aumento da 5 a 8 euro dell'indennità corrisposta in caso di servizio prestato nel giorno destinato al riposo settimanale o del festivo infrasettimanale;
  • incremento del fondo di efficienza dei servizi istituzionali.

Gli accordi sindacali sottoscritti dovranno ora essere recepiti in due decreti del presidente della Repubblica (uno pre le Forze di Polizia e uno per le Forze armate) e sottoposti al vaglio della corte dei conti.

COMMENTI ALLA FIRMA DELL'ACCORDO

Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha parlato di "grande successo che giunge al termine di un lungo lavoro e di un grande sforzo dell'intero Governo di centrodestra che, riconoscendo il disagio e le difficoltà di queste particolari categorie di servitori dello Stato, cerca in tal modo di intervenire per migliorarne la qualità della vita".
Cocer Carabinieri: "Siamo soddisfatti della chiusura di questa coda contrattuale perché abbiamo fatto inserire quattro impegni per il governo che sono qualificanti per il nostro personale. Gli impegni sono il riordino della rappresentanza militare, il riordino della previdenza complementare, il finanziamento per gli straordinari e i finanziamenti dell’indennità di comando".
Cocer Interforze: "In base a quello che erano le risorse che avevamo per questa coda contrattuale sicuramente è stato raggiunto il massimo che potevamo raggiungere. Siamo soddisfatti anche per le norme di carattere generale che sono state inserite che aiutano la qualità della vita del personale e i piccoli aspetti pratici di ogni giorno".
Cocer Guardia di Finanza: "Siamo soddisfatti ma parzialmente. Esprimiamo soddisfazione anche se con le ristrettezze di risorse finanziarie a tutti note. Ci aspettiamo per il futuro la solita attenzione e sensibilità soprattutto con riferimento a problemi come quello della previdenza complementare”.
Sindacato di Polizia Coisp: "La sottoscrizione dell’accordo sul contratto delle Forze di Polizia e delle Forze Armate consente di ottenere, anche se tardivamente, degli effetti positivi per gli Operatori della Sicurezza. D’altro canto riteniamo completamente fuori luogo il trionfalismo di alcuni esponenti del Governo, che non ha certo dimostrato con i fatti quella grande sensibilità nei confronti delle Forze dell’Ordine di cui il centrodestra continua a riempirsi la bocca! Oggi non abbiamo fatto altro che apporre una sigla in calce a un’intesa già raggiunta con il Governo Prodi, così come dal precedente esecutivo sono stati destinati al Comparto Sicurezza i fondi, esigui, previsti dal nuovo accordo. Il centrodestra, pertanto, ad oggi non ha dato un solo euro alle Forze di Polizia né alle Forze Armate. Persino l'aumento del valore dei buoni pasto che passano da 4,65 euro a 7 euro, finalmente riconosciuto dopo anni di ritardo, è frutto della concertazione con il Governo Prodi! Vogliamo far presente al ministro La Russa, probabilmente male informato, che gli importanti benefici economici per i 600 mila operatori del Comparto Sicurezza sono ben distanti dall’aumento di 160 euro mensili lordi di cui parla: l’incremento, infatti, è quantificabile in appena 160 euro all’anno! Per quanto riguarda la remunerazione del lavoro straordinario, per il quale è stato concordato un incremento della misura oraria di circa 1,50 euro, restiamo in attesa dei necessari stanziamenti, poiché sono tanti gli Operatori della Sicurezza che lavorano senza essere adeguatamente remunerati o in casi frequenti a prestare servizio gratuitamente! Al di là dei vuoti trionfalismi del Governo, la sigla di questo accordo, che comunque rappresenta un successo per gli appartenenti alla Polizia di Stato, è il frutto del grande senso di responsabilità delle Organizzazioni Sindacali di categoria".

giovedì 19 marzo 2009

Gli studenti sono dei "guerriglieri, e vanno trattati come guerriglieri".



















Gli studenti dell'Onda sono dei "guerriglieri, e verranno trattati come guerriglieri". All’indomani del “sonno-catodico” propinato ai pochi telespettatori della mal riuscita trasmissione televisiva che lo ha visto ospite-senza-contraddittorio su “La Sette”, mister br usa parole forti per riguadagnarsi la scena mediatica e stra-parla, stavolta, della protesta studentesca. Dopo lo sciopero della scuola indetto dalla Cgil, con i cortei in tutti Italia che, in alcuni casi - come all'università "La Sapienza" di Roma - sono sfociati in momenti di tensione fra manifestanti e polizia, il ministro parla così durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi alla quale ha partecipato anche il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. Che ha annunciato, tra l'altro, un tetto del 30% nella presenza di immigrati nelle scuole. A chi gli ha fatto notare che, nella scuola, la protesta e il malcontento non si arrestano, Brunetta ha replicato: "Non vedo molta protesta, vedo ogni tanto delle azioni di guerriglia da parte dell'associazione Onda. Ma vedo che nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti, l'Onda non esiste. Sono un democratico - ha aggiunto - e quindi credo molto più al voto che alle azioni di guerriglia”.

MERITOCRAZIA: piove sul bagnato, premi a pioggia ai dirigenti.

Nella P.A. i premi di produttività ai dirigenti vengono normalmente erogati a pioggia. Nove dirigenti su 10, ricevono il bonus (dai 5.000 ai 20.000euro ogni anno!!!). Tutti molto efficienti? Difficile. È molto più probabile che chi da le valutazioni, sia di manica larga visto che si auto-valuta. E così il meccanismo meritocratico del premio viene anestetizzato dal fatto che il premio di produttività, alla fine, viene riconosciuto a tutti, indipendentemente dai risultati raggiunti. Poco male se poi anche il "capo dei capi" della pubblica amministrazione, mister br, giura di dimettersi l'otto maggio p.v. se non avrà assimilato le performance della P.A. a quelle della Ferrari! Ma chi valuterà l'operato di mister br? Una cosa è certa: entrando in un tribunale, in un ospedale, alla Asl, in una scuola, all'università, in circoscrizione, in questura o in qualsiasi altro ufficio pubblico, comune, regione o ministero che esso sia, la situazione è sempre la stessa, nulla è cambiato! Ma cosa accade negli altri paesi? "Sono tre i punti su cui abbiamo incentrato la nostra ricerca: misurazione, differenziazione dei risultati e trasparenza" spiega Nicola Bellè, docente dell'Area public management and policy della Bocconi, che ha curato lo studio. "Sul primo punto l'Italia non è carente. Il nostro paese, come il 93% dei paesi Ocse su cui abbiamo condotto la ricerca, ha infatti adottato sistemi di valutazione delle prestazioni". Il problema riguarda gli altri due punti. La differenziazione dei risultati, che è quasi inesistente perché, nella maggior parte dei casi, i fondi per il salario da risultato, vengono spartiti tra tutti possibili candidati. Cosa che per esempio non avviene in Germania, dove solo il 15% dei dipendenti pubblici può ricevere il bonus. O in Canada dove non più del 20% può ottenere la massima valutazione. E dove addirittura è obbligatorio segnalare i dipendenti dal rendimento «insoddisfacente» (almeno il 5%). "Anche sul fronte della trasparenza - aggiunge Bellè - c'è molto da imparare da paesi come Regno Unito e Stati Uniti che su internet danno comunicazione dei risultati raggiunti dai manager pubblici". Insomma un'ulteriore conferma della scarsa meritocrazia di cui da sempre viene accusata la pubblica amministrazione italiana. Una situazione a cui il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, intende mettere un freno con le «emoction»: le faccine smail del SORRISO, della SMORFIA NEGATIVA e della FACCIA NEUTRA. Ci vuole proprio una gran bella "faccia tosta": piove sul bagnato, i premi ai dirigenti pubblici continuano ad essere erogati a pioggia!

mercoledì 18 marzo 2009

Il governo mette in vendita "un milione" di case popolari.

















In arrivo un maxi-piano per la vendita delle case popolari, che potranno essere acquistate dagli attuali inquilini attraverso mutui agevolati. Il governo, sta studiano una serie di incentivi, per l'avvio di un grande piano di dismissione del patrimonio Erp (edilizia residenziale pubblica), che in sostanza dovrebbero trasformare l'attuale affitto in un mutuo. Saranno circa un milione di cittadini a poter diventare proprietari degli immobili in cui vivono. Il provvedimento, secondo le intenzioni dell'esecutivo, sarebbe un'altra misura per il sostegno alle famiglie più deboli, che potrebbero così acquistare la casa. Sarebbe questo, quindi, un altro tasselo per completare il progetto avviato dall'esecutivo nel settore dell'edilizia popolare. Il decreto per lo stanziamento dei 550 milioni è stato già predisposto. Della somma complessiva i primi 200 milioni saranno utilizzati per realizzare dai 5.000 ai 6.000 nuovi alloggi. Questa sarebbe comunque solo la fase iniziale del programma che, secondo le stime dell'esecutivo, dovrebbe portare alla realizzazione di 20.000 nuovi appartamenti entro il 2011. Le case andranno prima alle giovani coppie, agli anziani e agli studenti che, con il tempo, potranno riscattare l'abitazione attraverso l'offerta dei mutui agevolati. L'immissione di un milione di nuovi alloggi sul mercato "preoccupa" gli operatori-speculatori del settore che speravanoin una ripresa del "loro" mercato dopo i crolli delle compra-vendite. L'immissione di un lotto così ingente di alloggi produrrà inevitabilmente una nuova spinta al ribasso sui prezzi dell'edilizia privata.

CASE POPOLARI UN BELL'AFFARE PER I POLITICI.
Pubblichiamo il commento di M. Caviglia (giornalista).
Il governo ha inserito nella Finanziaria la proposta di vendita di 900mila case popolari ex Iacp, e in Parlamento il consenso è bipartisan. Infatti la notizia è ottima soprattutto per i politici italiani e per i loro parenti e amici, che in gran parte vi abitano. Il prezzo di vendita degli appartamenti corrisponderà a venti anni di canone d’affitto. Ad esempio: quel 10°% di inquilini (ovvero 90.000 abitazioni) che oggi pagano un canone di 20euro al mese, con cinquemila euro potranno diventare subito proprietari. Una buona occasione per riscattare quei modesti attici terrazzatissimi in Piazza di Spagna e Piazza Navona. Appena sentita la notizia, le povere mogli di decine di politici si sono messe in fila con le massaie, i pensionati e i cassintegrati, uscendo dai portoni di Via Fratina per correre alla ricerca della modulistica per il riscatto della casa dopo una vita di sacrifici. Sarebbe opportuno che l’opposizione monitorasse la dismissione di questi immobili, ma ho qualche dubbio: non si è mai vista una legge che vada contro gli interessi di tutta la classe politica!

Lo sfogo di Berlusconi: "Fare il premier mi fa schifo"!




















"Sono otto settimane che non faccio un giorno di riposo". "Ma lei si diverte", lo punzecchia una signora. "No, a me non piace quello che faccio - replica il Cavaliere - lo faccio solo per senso di responsabilità. Mi fa schifo quello che faccio. Sono disperato... sono abituato a lavorare - riprende Berlusconi sorridendo - pensi che per 21 giorni non ho mai dormito due notti consecutive nello stesso letto". "E' stata una tourneè", ribatte un signore. "No - risponde il Cavaliere - perché in tourneè si recita sempre la stessa parte. Io ogni giorno devo invece cambiarla". Non è la prima volta che Berlusconi tocca il tasto del "sacrificio" che gli costerebbe fare il lavoro del politico. Quello stesso che più volte ha sbeffeggiato pubblicamente, attaccando "i politici di professione", quelli "solo chiacchiere" e "niente fatti". Opponendoli a quelli come lui, gli uomini "del fare". Ricordando, con orgoglio, la sua ascesa imprenditoriale. Sospira quando, elenca le sue innumerevoli case al mare, dalla Sardegna ai Caraibi, che non si può "godere". Elencando minuziosamente i tempi sempre più stretti della sua giornata. "Dormo poche ore al giorno e il resto lavoro" ha ripetuto più volte. "Sono uno di voi" non perde occasione per dire ogni volta che si presenta davanti ad una platea di industriali. Uno di loro che però da 15 anni resta tenacemente attaccato a quella poltrona che, di tanto in tanto, dice di detestare. Ma di cui, evidentemente, non può fare a meno. "Ma solo per il bene degli altri". Ovviamente, non certo per il suo!

Il governatore di Bankitalia non vuole i prefetti.


















Nel 2009 continuerà la recessione, con un rallentamento dei crediti, e le banche italiane dovranno mostrarsi lungimiranti e assicurare il sostegno ai buoni clienti utilizzando i Tremonti-bond. Le banche non devono comunque subire le pressioni della politica, nè tantomeno dei prefetti. A ribadirlo è Mario Draghi, nell'audizione alla commissione finanze della Camera, “occorre evitare interferenze politico-amministrative” su come e a chi concedere il credito e che non vi debbano essere pressioni affinchè gli istituti “allentino i criteri di sana e prudente gestione”. Tuttavia Draghi esorta gli istituti di credito a essere lungimiranti e a non guardare solo "ai conti in ordine" poiché è proprio nei momenti di crisi che bisogna dimostrare di “essere bravi banchieri”. Poi Draghi ai parlamentari rivendica il ruolo di vigilanza svolto dalla Banca d'Italia “che non è mancato” e che ha evitato fallimenti degli istituti come negli altri paesi. Adesso il ministro dell'Interno Maroni sarà costretto a trovare qualcos'altro da fare per i "suoi prefetti" a spasso per i corridoi del Viminale! E dire che solo qualche anno fa "La Lega" nè voleva la soppressione!

martedì 17 marzo 2009

Case ancora troppo care: mercato immobiliare al collasso!





















Il "piano case del governo" aiuta soltanto chi la casa già ce l'ha, non certo chi deve acquistarla. Il mercato immobiliare è fermo. I prezzi non calano di un euro: nessuno compra e nessuno vende! Le case sono ancora troppo care rispetto al trend europeo e alla crisi dell’economia globale. Questi i risultati del Borsino immobiliare di Confedilizia, che ha registrato i valori delle compravendite degli immobili, adibiti ad uso abitativo di 104 province (47 città del Nord, 25 del Centro e 32 del Sud). Tra i valori massimi di compravendita registrati da Confedilizia si segnalano per le zone centrali Venezia con una media di 9.500 euro al metro quadro, segue Roma con 7.800 euro al metro quadro e Milano con 7.500 euro al metro quadro. Per le zone semicentrali la più costosa risulta ancora Venezia con 6.200 euro al metro quadro, seguita da Milano con 5.000 euro al metro quadro e Roma con 4.600 euro al metro quadro. Per le zone periferiche, Venezia risulta ancora prima in classifica con 3.800 euro al metro quadrato, seguita stavolta da Roma con 3.600 euro al metro quadro e Milano con 3.200 euro al metro quadrato. Dove si compra spendendo meno è Vibo Valentia con 350 euro al metro quadro in una zona periferica, mentre ce ne vogliono 400 per una zona semicentrale, mentre a Trapani bastano 480 euro al metro quadro per comprare un appartamento in una zona centrale. A Crotone, Nuoro e Taranto bastano 450 euro al metro quadro per comprare un'abitazione in una zona semicentrale. Di conseguenza, il mercato immobiliare italiano segna il passo, almeno nelle metropoli: le agenzie immobiliari - che hanno fino ad oggi monopolizzato il mercato e calmierato in alto il “tariffario” - non abbassano sufficientemente i prezzi ed i potenziali acquirenti rimangono alla finestra, nella costante attesa di mutui più vantaggiosi e di un più realistico calo dei prezzi. Impossibile, poi, comprare casa nelle grandi metropoli: a Roma un appartamentino di 50 mq senza balcone, senza una cucina vera e propria e senza neanche una finestra nell’unico bagno in cui dispone soltanto water, doccia angolare e lavabo, senza bidet alla francese, viene a costare - tra riffe e raffe - sui 400.000euro in zona semi-centrale. Allo stesso prezzo in una cittadina della provincia italiana si acquista un a villetta con giardino e piscina! Ma i mutui non calano, al contrario del rendimento dei BoT ai minimi storici, e gli stipendi sono uguali al centro, al nord, al sud, nelle grandi metropoli così come nei piccoli paesetti dove il costo della vita è l’esatta metà! Cercare caparbiamente di vendere immobili a un prezzo ante crisi, o comunque di poco ridotto, paralizza ulteriormente il mercato preparando il terreno ad un effettivo crollo dei prezzi allorquando i venditori, dopo un lungo periodo di stoica resistenza, saranno costretti a rivedere le loro strategie e a concedere sconti sui propri immobili. Per chi ha in mente di acquistare casa, si tratta solo di aspettare: sedersi lungo il fiume e attendere che passi il cadavere! Presto inizierà l’effetto domino della vendita o svendita al ribasso che si è verificata in altri paesi. Per chi, invece ha intenzione di vendere, l’antidoto al tracollo è cercare ora di realizzare a prezzi più bassi di quelli sperati, ma comunque accettabili per i venditori oltre che vantaggiosi per gli acquirenti. I prezzi devono essere ritoccati in basso di un buon 40% rispetto al 2008, quando la speculazione pura li aveva portati alle stelle, in quest’ottica il mercato può riprendere anche se lentamente e scongiurare la paralisi totale.

sabato 14 marzo 2009

La Repubblica delle banane, o la Repubblica delle auto blu?

















Renato Brunetta sta cercando, a “suo” dire, di combattere gli sprechi nella “sua” Pubblica amministrazione e qualora non riuscisse nel “suo” intento ha anche dichiarato di essere pronto a dimettersi dall’incarico di ministro della funzione pubblica in data 8 MAGGIO PROSSIMO VENTURO!!! Ora "mister br" dovrebbe essere a conoscenza del fatto che una delle più emblematiche disfunzioni della “macchina” pubblica è per l’appunto l’uso/abuso delle “auto blu”: macchine pagate dai contribuenti italiani e che dovrebbero servire a soddisfare interessi unicamente pubblici, dal momento che per esigenze personali il politico dovrebbe ricorrere a mezzi privati come tutti noi "mortali-cittadini". Macchè!!! Una sfilata, una parata, un vero e proprio corteo di auto blu durante l'orario di servizio, si fa per dire, è stata sorpresa dalle “IENE” a ritirare i biglietti “a sbafo” per la partita Roma-Arsenal presso la sede del Coni. La notizia, non fa notizia, nel senso che da sempre uno dei tanti esercizi del potere politico, è quello di scroccare biglietti per partite di calcio, cinema, teatro, treni, aerei, ecc, ecc. Ovviamente se si tratta di calcio, si parla di biglietti “vip”, di tribuna autorità, non in mezzo alla “plebaglia” di curve e distinti. Dove c'è il tifo vero, ma dove, almeno all'Olimpico di Roma, la partita si può intravedere col cannocchiale. Perfetto lo scoop delle “Iene”: si sono appostate per sei ore con fotografo e videocamera nascosta davanti alla sede del Coni, a due passi dallo Stadio, mercoledì, giorno della partita. Una complice si è finta giornalista di un'emittente romana intenta a capire quali personalità avrebbero riempito in serata la tribuna d'onore. A poco a poco sono arrivate auto blu di tutti i tipi e qualche autista ha ammesso che i biglietti erano per alcuni ministri o parlamentari. Qualcun altro invece ha fatto proprio nomi e cognomi di chi ha mandato a ritirare i biglietti con le auto blu: tra questi, il sottosegretario del Lavoro Pasquale Viespoli e al grido di... "MI MANDA MARRAZZO", non poteva mancare l'autista del presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, l'ex giornalista che faceva "quella trasmissione su RAI 3" di denuncia degli scndali politici e a difesa dei cittadini... ricordate!? Ma non serviva neanche parlare: a “cantare” erano già i contrassegni sui cruscotti delle auto, ripresi accuratamente dalle telecamere: «Servizio di Stato», «Camera dei Deputati», «Senato della Repubblica 2008», «Palazzo Chigi Presidenza del Consiglio dei Ministri», «Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro», e ancora «Camera dei Deputati», ma della XV legislatura» e «Presidenza del Consiglio». Dove non c'erano i contrassegni, tante palette in bella vista: da quella della polizia regionale del Lazio a quelle del Ministero dell'Economia e delle Finanze e del Ministero dell'Interno. Tra il serio e il faceto, ma lungo il filo di una costruttiva ironia, inattaccabile, le Iene si sono messe a disposizione «nel caso in cui il ministro Brunetta volesse intervenire contro questi sprechi operati dai suoi colleghi».

venerdì 13 marzo 2009

Frecciate tra Berlusconi e Franceschini all'ombra del Cupolone!




















Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, boccia la proposta del leader del Pd Dario Franceschini di aumentare una tantum l'aliquota Irpef per chi ha un reddito superiore ai 120 mila euro destinando la somma ricavata in favore della fascia di popolazione più disagiata. "E' una ricetta sbagliata - spiega il premier - secondo l'idea della dottrina tradizionale dell'economia liberale". Per Berlusconi "non è con un'elemosina ai meno fortunati che si risolve il problema". Inoltre, tra le persone che godono di grandi ricchezze, "chi può fa azioni e compie opere sociali che vanno ben al di là del 2% dell'Irpef. Io non faccio sapere nulla, ma la mia famiglia - osserva - è molto attiva nella costruzione di ospedali, orfanatrofi e altre opere". "Di cuore auguro al Pd di riuscire a mettere radici solide ed essere la controparte del centrodestra", aggiunge il Cavaliere tornando a sottolineare l'importanza del bipolarismo in Italia che metterà fine allo "sminuzzamento del dibattito politico e a certi minestroni". Il presidente del Consiglio ammette che non si arriverà al bipartitismo perché accanto al centrodestra c'è la Lega che è un partito territoriale, ma auspica per il Pd un percorso che lo porti ad essere "un partito socialdemocratico". "Franceschini - conclude Berlusconi - è un leader catto-comunista. E' una cosa imprevista perché pensavo che nel Pd ci fosse una preminenza della sinistra". Puntuale la replica di Franceschini. "Ho visto che Berlusconi mi ha definito un cattocomunista - ha detto il leader del Pd - È una vecchia offesa che veniva utilizzata prima della mia nascita verso tutti i cattolici progressisti. Magari sarebbe utile che il suo consulente di storia del movimento cattolico gli spiegasse che lui tecnicamente è un clerico-fascista". Franceschini individua nello sforzo del Cavaliere per vincere in Sardegna "la prova generale per quello che potrebbe venire dopo". "Berlusconi non voleva - afferma il segretario del Pd - vincere, ma stravincere. E se stravince alle europee, grazie all'astensionismo e alla delusione nel nostro campo, quello che potrà fare dal giorno dopo è inimmaginabile". Un minimo-comun-denominatore accomuna il leader-"fascista" del PDL al leader-"comunista" del PDsenzaL: tutti e due hanno la sindrome del... Vaticano e campano all'ombra del "Cupolone"!

Il duo Sacconi-Brunetta rischia di ricompattare il sindacato.

A breve uscirà un nuovo rapporto delle istituzioni europee che bacchetterà l'Italia per la spesa pensionistica. Nel mirino finirà non tanto l'età pensionabile delle donne, ma l'intero assetto pensionistico italiano che, secondo Bruxelles, è ancora troppo oneroso per il dissestato bilancio dello Stato e non in linea con ciò che accade in Europa. La crisi finanziaria, divenuta ormai vera e propria emergenza economica, viene affrontata dal governo con molto pragmatismo: pochissime risorse nuove perché il bilancio pubblico non permette generosità, e molti interventi che spingano i consumatori ad aprire il portafoglio. Il "piano-casa" annunciato dal governo e che parte con denari messi a disposizione dal precedente esecutivo (550 milioni di euro), si arricchirà presto di una serie di disposizioni che puntano a liberalizzare l'edilizia. Lo snellimento delle procedure è da sempre particolarmente sentito dai cittadini, ma non c'è dubbio che il provvedimento punta a sollecitare la capacità imprenditoriale dei singoli e, dato il settore, gli effetti economici sono destinati a rimanere nei confini nazionali, a differenza di ciò che accade con i contributi alla rottamazione delle auto. Resta comunque pericolosamente irrisolto il nodo del rapporto tra governo e sindacati. Un rapporto che segnò tutte e due le precedenti esperienze di governo di Berlusconi sia nel '94 che nel 2001. A leggere le dichiarazioni del sindacato filo-governativo, il clima con palazzo Chigi si è molto guastato e il primo effetto rischia di essere il riavvicinamento di Cisl e Uil alla Cgil. Bonanni e Angeletti non vogliono sentir parlare di aumento dell'età pensionabile delle donne e comunque la subordinano alla possibilità di utilizzare il risparmio ottenuto, circa 10 miliardi, a favore del lavoro femminile. Per ora il duo Sacconi-Brunetta è stato costretto alla ritirata proprio nel timore di un ricompattamento del fronte sindacale e della possibilità che la Cgil recuperi quel ruolo centrale che in questi mesi di duro lavoro il governo era riuscito tanto faticosamente a strappargli.

Il Pubblico che funziona!

È stato scoperto un gene che regola la Sla (sclerosi laterale amiotrofica). Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Human Molecular Genetics. Il risultato è il frutto di uno studio condotto nel 2008 da 10 centri di ricerca italiani, cinque americani, due tedeschi e due londinesi. A coordinare le ricerche è stato il reparto di Neurologia universitaria dell'ospedale Molinette di Torino diretto dal professor Roberto Mutani, primo firmatario dello studio è Adriano Chiò. La ricerca è stata condotta su 2161 pazienti, di cui 900 italiani. È stata analizzata la Sla di tipo sporadico e non quella ereditaria che invece rappresenta il 5-10% dei casi. Gli scienziati hanno individuato 7 geni che regolano la malattia: di questi uno è stato ritenuto il più importante nella regolazione della malattia ed è stato denominato Sunc1. Lo studio è stato finanziato dall'Istituto superiore della sanità, dalla Regione Piemonte e dalla Federazione italiana giuoco calcio. Chiò è il consulente del sostituto procuratore Raffaele Guariniello che dal 1998 indaga sulle morti sospette di alcuni calciatori provocate dalla Sclerosi laterale amiotrofica, anche conosciuta come morbo di Lou Gehrig.
Un gruppo di ricercatori dell'Università di Verona ha scoperto il coinvolgimento di un tipo di cellule immunitarie, globuli bianchi eosinofili, nell'infarto. La scoperta si deve a uno studio pubblicato di recente sulla rivista Nature Genetics, firmato tra gli altri dagli italiani Domenico Girelli, Nicola Martinelli e Oliviero Olivieri della Sezione di Medicina Interna del Dipartimento di Medicina Clinica dell'università, insieme a un secondo lavoro internazionale cui l'ateneo scaligero ha a sua volta preso parte e che ha permesso di isolare un gran numero di geni legati all'infarto. Questo secondo studio, coordinato dal gruppo islandese DeCODE, ha svelato il coinvolgimento di un particolare tipo di globuli bianchi che circolano nel sangue ed infiltrano i tessuti. Il numero di queste cellule, determinato a sua volta da alcuni geni isolati dallo studio veronese, può avere un peso nella genesi dell'arterosclerosi e, dunque, nell'infarto. La scoperta di questi marcatori genetici offrirà nuovi strumenti di diagnosi e cura contro il "big killer". Queste collaborazioni internazionali si sono avvalse del contributo offerto dagli oltre duemila pazienti, affetti da malattie cardiache, del Verona Heart Study che hanno donato il proprio DNA per la ricerca a partire dal 1996. Le ricerche sul Dna si sono rivelate utilissime per la scoperta di tali nuovi marcatori. Uno studio ha portato anche alla scoperta di 9 pezzi di Dna associati all'infarto precoce.

giovedì 12 marzo 2009

La MAFIA fattura 100 miliardi l'anno... "esentasse"!!!






















Il fatturato complessivo della mafia, della 'ndrangheta, delle altre organizzazioni criminali italiane e della criminalità straniera ''è superiore a 100 miliardi di euro all'anno, una cifra enorme''. Per questo motivo il governo sta promuovendo ''un'azione fortissima'' sotto il profilo dell'attacco ai patrimoni mafiosi. Lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni. ''Nel 2007 - ha rilevato Maroni- vi sono stati sequestri di beni mafiosi per 1,5 miliardi di euro, una somma salita a 4,3 miliardi di euro nel 2008''. Il Viminale continuerà a prestare ''grande attenzione'' ai ''tentativi di ricostituzione della cupola'', così come ''all'immigrazione clandestina e al terrorismo''. L'ex prefetto, adesso senatore del Pd, Achille Serra - ormai il parlamento è il naturale "impiego" della carriera prefettizia (vedi l'ex prefetto De Sena anche lui senatore Pd); una carriera svuotata di ogni contenuto e di qualsiasi competenza al Viminale, dove a farla da padrone sono i "Poliziotti" - in tema di sicurezza, ha osservato: ''la prima cosa fatta dal governo è stata quella di effettuare tagli alle forze dell'ordine. Tutti i sindacati delle forze di polizia dicono che così non si puo andare avanti." ...è vero, così non si può proprio andare avanti al Viminale e soprattutto nelle Prefetture! Troppi prefetti a "spasso"!!! Così, il ministro dell'Interno Roberto Maroni - cogliendo al balzo l'assist del premier circa le difficoltà crescenti che incontrano gli imprenditori nelle richieste di rientro del credito e di aumento delle garanzie, i costi bancari troppo elevati ed i tempi lunghi delle procedure - ha annunciato che entro la fine del mese saranno operativi gli "osservatori del credito" presso le prefetture. Sono la ''malaburocrazia'' e la difficoltà di accesso al credito gli ''incubi'' degli imprenditori di oggi. Tra i problemi più gravi per le imprese il 35,3% risulta essere la pressione fiscale, il 29,4% la difficoltà degli adempimenti amministrativi, il 23,5% l'accesso al credito. A finire sul banco degli imputati, in particolare, è la "burocrazia italiana": per il 45% ha procedure complesse e per oltre il 30% è troppo lenta. Tra i problemi più avvertiti, l'avvio difficile della pratica e l'eccessivo tempo di attesa per la conclusione, mentre un altro problema particolarmente sentito è la lunga attesa agli sportelli. E se oltre il 60% è fiducioso per la modernizzazione della pubblica amministrazione varata dal ministro Renato Brunetta (evidentemente l'iniezione di ottimismo del premier, seppure nei più sprovveduti, qualcosa ha prodotto!!!), non ugualmente lo è per l'accesso al credito, ancora considerato lontano dalle esigenze delle imprese. Maroni, tuttavia, ha precisato anche che "la banca rimane titolare della valutazione del credito. Se ci saranno delle restrizioni ingiustificate da parte degli istituti nei confronti delle imprese ci sarà un intervento di persuasione: i prefetti valuteranno caso per caso nei prossimi mesi se il problema esiste e in che misura intervenire". Gli osservatori del credito, ha poi sottolineato, ''non sono un commissariamento delle banche'' . . . ma "qualcosa da fare" per i prefetti, si maligna nei corridoi del Viminale sempre più affollati di poliziotti!!!

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