venerdì 29 maggio 2009

«Altro che Starsky e Hutch, i nostri poliziotti sono dei panzoni».

Dagli statali «fannulloni» ai poliziotti «panzoni» il passo è breve! Così mister br ha offeso per l'ennesima volta quegli uomini dello Stato che lui oggi dovrebbe rappresentare e tutelare! Il ministro della pubblica amministrazione, Renato Brunetta pur affrontando un tema reale - quale quello degli oltre 25.000 poliziotti sottratti ai compiti d'istituto e collocati impropriamente dalla classe politica "di turno" dietro una scrivania - sbaglia tutto: nei modi, nella forma e purtroppo anche nella sostanza! Continua a dire solo cattiverie dettate sicuramente da una frustrazione repressa, che, nella fattispecie, gli deriva dalla convinzione che a lui in Polizia non lo avrebbero mai preso per ovvi ed evidenti motivi fisici! Offende, denigra, sbeffeggia e mette alla gogna i dipendenti dello Stato esprimendosi per editti populistici di cattivo gusto che poco si addicono a un ministro della Repubblica, per poi fare subito marcia indietro, come Silvio, e smentire tutto il giorno dopo una gaf intonando il pianto del coccodrillo: "Nessuna volontà di offendere nessuno, ma solo una constatazione scherzosa per dire che chi per tanti anni ha fatto il burocrate dietro una scrivania, è difficile faccia il poliziotto alla Starsky e Hutch per la strada. Chiedo scusa ai bravissimi poliziotti con la pancia nessuna offesa nei loro confronti, ma solo la constatazione che un eccesso di impegno burocratico delle forze dell'ordine ha spesso snaturato la missione principale del sistema sicurezza che è quella di stare per la strada per la sicurezza dei cittadini. Meno burocrazia, tra le forze dell'ordine e più qualificazione dell'ordine pubblico". Mister br dopo aver attaccato i "poliziotti panzoni", ha poi ri-aggiustato il tiro sulla sua vittima preferita lo "statale" nudo e crudo o meglio vestito come vorrebbe lui! Oggi, infatti, a fare gossip-politico è "l'abbigliamento troppo casual dei dipendenti pubblici"! Forse la permanenza a Palazzo Vidoni ha ispirato mister br a reintrodurre le divise per i dipendenti pubblici tanto in voga nel Ventennio, oppure il ministro pensa di introdurre un'apposita “indennità vestiario” o “indennità cravatta”, per integrare i magri stipendi dei dipendenti pubblici, e permettere loro di mantenere un look più consono ai suoi gusti? Comunque sia, lui, i "fannulloni" li vuole tutti in giacca e cravatta: "Riuscirò a far lavorare i dipendenti pubblici tutta la giornata, è un mio obiettivo. Adoro i turni. Mi piacerebbe che lavorassero tutti i pomeriggi fino a tardi. Anche il venerdì i dipendenti delle pubbliche amministrazioni devono vestire in giacca e cravatta. Quando si è un'azienda pubblica e si ha a che fare con il pubblico, si hanno doveri maggiori rispetto al privato, senza tralasciare il luogo: ritengo che i Ministeri dovrebbero essere distribuiti in tutta Italia. Non si capisce perchè in un triangolo più o meno delle Bermuda debba esserci concentrata tutta la burocrazia ministeriale del Paese. La pubblica amministrazione è troppo romanocentrica! Boccio le burocrazie ministeriali. Non vanno Bene. Metterei a Milano per esempio il Ministero delle Finanze. Perché tutta la burocrazia del paese deve essere concentrata a Roma?" Perchè caro ministro, checchè lei ne dica... ROMA CAPUT MUNDI! Ma è così irrealistico in questo paese pretendere che gli uomini di Governo facciano gli uomini di Governo, garantendo alla società "tutta" sicurezza, giustizia, uguaglianza e libertà. Fino ad ora questo Governo non lo ha mai fatto. Di certo non lo ha fatto nei confronti dei dipendenti dello Stato ai quali chiede sforzi sempre maggiori da affrontare con risorse sempre più risicate e stipendi ai limiti della decenza!
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Cari Amici,
Berlusconi farebbe bene a dotare di una museruola il ministro Brunetta. Etichettare come "panzoni" i poliziotti impegnati in servizio, significa additarli come nullafacenti all'opinione pubblica. Prima di insultare le forze dell'ordine di questo Paese, il ministro della Funzione pubblica si informi dei ritardi con cui vengono corrisposti perfino gli straordinari e sugli stipendi da fame con cui vengono pagati. Finiscano le sciocchezze di questo ministro.
Un caro saluto
Francesco Storace

giovedì 28 maggio 2009

Vorremmo parlare d'altro, ma.....

Vorremmo parlare di altro. Vorremmo discutere di scuola e sanità, di giustizia e sicurezza, di salari e pensioni, di piante organiche, orario di lavoro e carichi di lavoro, di enti inutili ed inutili dirigenti, di tasse e cuneo fiscale, di riforme strutturali, sprechi ed inefficienze "vere" della cosa pubblica, ma questa politica non ce lo consente. A questa politica globalizzata interessano solo le prestazioni sessuali dei suoi leader, le vicende giudiziarie di ex imprenditori trasferitisi a palazzo Chigi. Qusta politica - sia di destra che di sinistra - parla di veline e di ex mogli, parla d'altro e distoglie l'attenzione dai problemi reali della gente. Questa politica fa solo gossip da strapazzo! E così ci tocca parlare di aria fritta anche per tener botta ad un aspirante premio Nobel: mister br stamattina s'è svegliato, ha preso carta e penna e ha impartito, udite, udite, le "nuove" direttive sull'utilizzo della rete e della posta elettronica in ufficio, invitando i lavoratori a non trascorrere tempo on line per motivi privati. Quando la tecnologia era meno avanzata le circolari dei ministri di allora richiamavano i dipendenti pubblici a non abusare del telefono! Caro mister br come al solito non hai scoperto nulla di nuovo, era tutto già scritto nel Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, dove si vieta l'utilizzo di attrezzature di cui si dispone per ragioni d'ufficio - compreso il tuo cellulare e la tua "auto-blu"- e nelle linee guida del Garante per la privacy. Ma oggi mister br ha deciso di farne oggetto di una circolare, partendo dalla premessa che l'ampia distribuzione delle tecnologie informatiche tra i dipendenti "ne favorisce il diffuso utilizzo anche per finalità diverse da quelle lavorative" e quindi:
STOP AI GIOCHI AL COMPUTER. No ad un uso improprio di internet: non sarà più possibile, quindi, caricare o scaricare file, giocare al computer o, comunque, usare servizi on line che abbiano finalità estranee al lavoro.
E-MAIL REGOLAMENTATE. Brunetta richiama l'opportunità che le amministrazioni esplicitino «regole e strumenti» per l'uso della posta elettronica. Per la stessa configurazione dell'indirizzo e-mail «può risultare dubbio se il lavoratore utilizzi la posta operando quale espressione dell'amministrazione o ne faccia, invece, un uso personale».
SANZIONATI GLI ABUSI. I lavoratori devono essere messi in grado di conoscere le attività consentite, i controlli a cui sono sottoposti e in quali sanzioni possono incorrere. Per questo si raccomanda alle amministrazioni di adottare e pubblicizzare un 'disciplinare internò. Nella direttiva si ricordano anche le sentenze della Corte dei Conti dove si sanziona l'indebito utilizzo della connessione ad internet da parte di un dipendente, responsabile per il danno patrimoniale arrecato all'amministrazione per il mancato svolgimento del lavoro.
CONTROLLI AMMINISTRAZIONI NON SIANO ECCESSIVI. Spetta alle amministrazioni assicurare il corretto impiego degli strumenti Ict. Dei controlli saranno a conoscenza sindacati e lavoratori. Essi non dovranno essere «prolungati, costanti e indiscriminati».
BLACK LIST DEI SITI. Le amministrazioni dovranno dotarsi di software idonei a impedire l'accesso a siti internet con contenuti illegali. Andranno individuati quelli correlati all'attività lavorativa, facendo anche una sorta di black list dei siti non accessibili.
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Un nostro lettore ci scrive:
Spett.le Redazione,
sono un dipendente pubblico, in ufficio abbiamo internet in 3 (su 100) e certamente non ci si gioca (ma chi c'ha tempo!?), peraltro - immagino che Brunetta non lo sappia - non è un accesso illimitato come dal PC di casa, ma si viene filtrati da un proxy che consente l'accesso solo ad alcuni siti (e, vi assicuro, un accesso più ampio sarebbe benedetto, perché i limiti sono tali - e i mezzi messi a disposizione talmente insufficienti - che per trovare documenti e informazioni necessari "PER LAVORARE" occorre collegarsi da casa, ovviamente a spese proprie). Quanto al controllo della corrispondenza personale (ammesso che non venga già fatto...) ci sarebbe quell'ormai inutile pezzo di Carta, la Costituzione Italiana, al quale noi impiegati pubblici abbiamo giurato fedeltà tanto tempo fa e che è stato ora sostituito da Brunetta et similia con " l'adorazione dell'Unto". Fino a quando certe norme rimarranno nero su bianco sarebbe opportuno tuttavia che, pur a denti stretti, questa accozzaglia di demagoghi populisti evitasse i beceri proclami che, quotidianamente, vengono propinati a una massa rozza e ignorante. Capita sempre più spesso, grazie alle periodiche campagne mediatiche organizzate contro di noi, di ritrovarsi davanti alla scrivania persone "pompate" dall'imbonitore di turno che ci "omaggiano" di offese gratuite perché, come dice Sua Eccellenza il Signor Ministro Brunetta, siamo dei "fannulloni". Non se ne può più, l'accesso alla rete non ce l'abbiamo, le scatole piene si!

Brunetta lotta contro i fannulloni e contro chi dorme al lavoro!



















A guardare questa foto (mister br che dorme beatamente "nientepopòdimeno" che... mentre Silvio Berlusconi parla all'Assemblea di Confindustria di magistrati e giustizia) verrebbe da fare della facile ironia a proposito dei fannulloni!!! Ma sarebbe un affronto imperdonabile a "chi" - stremato dalla dura guerra contro il pubblico impiego - sta spendendo le sue migliori energie e tutta - ma proprio tutta - la sua intelligenza per stroncare i dipendenti pubblici che dormono al lavoro e per premiare i loro "capi" che invece di controllare il personale - per quello ci sono i tornelli - e di ottimizzare tempi e modalità del lavoro corrente - per quello c'è l'outsourcing, ovvero l'affidamento a terzi di specifiche funzioni e/o servizi - sono ben svegli ad arraffare tutto ciò che ha il colore ed il sapore dei soldi! Comunque, colui il quale è schiantato sulla poltrona è proprio "lui", il ministro dei fannulloni: Renato Brunetta. Avrebbe potuto restarsene a casa e produrre un bel certificatao medico: tanto "lui" avrebbe continuato a fare il ministro ed il medico sarebbe finito tranquillamente in galera!
Continua....
Al palazzo di Giustizia di Chiavari qualcuno non ha perso tempo e ha pensato bene di replicare la "foto del fannullone", scaricarla da Internet, stamparla, per poi affiggerla nel corridoio del primo piano. Una foto è in bella mostra nella bacheca che normalmente accoglie il ruolo delle udienze, un’altra anche in quella riservata alle organizzazioni sindacali dei dipendenti del tribunale e dei magistrati. Attorno, il vuoto. Solo il ministro che dorme in poltrona... durante la seduta dei lavori di Confindustria. La "foto del fannullone", pubblicata sui giornali ed anche dal nostro SocialNetwork, in un attimo ha fatto il giro del mondo. Soprattutto s'è diffusa con grande velocità negli uffici della pubblica amministrazione, fra gli statali. E non sono mancate le risate, i commenti e i sussurri. D’altronde, proprio dal ministro Brunetta che da tempo ha avviato una vera e propria “guerriglia” contro i fannulloni e che ultimamente s’era schierato proprio contro chi dorme sul posto di lavoro, nessuno si aspettava una... dormita del genere!!!

mercoledì 27 maggio 2009

I lavoratori degli Uffici Giudiziari di Milano scrivono a Napolitano

I lavoratori degli uffici giudiziari di Milano si sono riuniti in assemblea spontanea - i sindacati non c'entrano nulla! - e alla fine dei lavori hanno deciso di scrivere una lettera al Presidente dalla Repubblica e si sono autotassati per renderla nota alla stampa nazionale. Pubblichiamo di seguito la lettera in questione.
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Signor Presidente della Repubblica,
Siamo i lavoratori degli Uffici giudiziari di Milano e, come tutti, stiamo attraversando enormi difficoltà alle quali si aggiunge un profondo malessere per il modo nel quale veniamo presentati all’opinione pubblica ( dipendente statale = fannullone ).
Ci siamo autoconvocati e “autotassati” perché, di questi tempi, chi non conquista uno spazio mediatico rimane senza voce. Le chiediamo di essere la nostra voce, come cittadini e come lavoratori che rendono concreto l’operare del Potere Giudiziario, uno dei tre pilastri su cui poggia la Costituzione di cui Lei, Signor Presidente, è custode e garante.
In primo luogo è necessario che venga chiarito un enorme equivoco: non è nelle aule dei Tribunali che si decide cosa è giusto o cosa è sbagliato, né si stabilisce come punire i reati. Ciò viene deciso legittimamente dal Parlamento, che è il luogo dove si esercita la sovranità dei cittadini e a noi, tali decisioni, giungono attraverso i Codici.
E’ nel Codice che sta scritto se lo stupro deve essere punito più duramente del furto di una mela e in che proporzione, se il colpevole colto in flagranza di reato debba attendere in carcere la sua condanna o possa andare libero, quanto sia ampio il tempo per indagare prima che il reato si prescriva e non sia più possibile alcuna punizione o come il processo possa essere agevolato o bloccato. Il Legislatore e la Politica individuano la massa delle azioni da punire, la quantità delle persone che devono cooperare perché ciò avvenga e la razionalità delle procedure da applicare: se vi è saggezza in questa proporzione il risultato sarà positivo, altrimenti insorgeranno problemi. E’ una regola elementare, quella del vincolo di bilancio, nota alle Multinazionali e ai buoni padri di famiglia.Non è l’inefficienza o la negligenza dei lavoratori della Giustizia che determinano le lungaggini del processo, ma i Codici che regolano le procedure – spesso molto complesse – di tutta la macchina della giustizia. Perché nessuno lo dice? Perché nessuno ha informato l’opinione pubblica che negli ultimi anni sono state più volte cambiate dette procedure con un esponenziale aumento degli adempimenti a nostro carico, il tutto a fronte di:
• nessuna formazione che, specie in un settore così delicato, ciascuno di noi è costretto ad acquisire anche per non incorrere in sanzioni disciplinari o più gravi;
• una continua riduzione delle risorse umane e finanziarie che, al contrario, vanno proporzionalmente aumentate;
• nessuna crescita professionale - sebbene una sempre maggiore competenza acquisita nel corso degli anni - per noi lavoratori della Giustizia, gli unici nel settore pubblico a non avere avuto un processo di riqualificazione nonostante questo fosse previsto da un contratto firmato il lontano 5 aprile 2000?
Signor Presidente, in questo momento di generali incertezze e sacrifici, sentiamo il dovere di richiamare la sua autorevole attenzione a un’impellente necessità di verità, nel timore che lasciar radicare nei cittadini una convinzione errata sulle nostre responsabilità possa offrire lo spazio a frettolosi revisionismi che – invocando aspirazione di efficienza e di eccellenza che noi per primi auspichiamo – stravolgano di fatto la visione etica con la quale la Costituzione ha disegnato il Potere Giudiziario, ove chi indaga e chi giudica è soggetto solo alla Legge, tutti i reati vanno evidenziati e puniti e ogni cittadino è uguale per diritti e doveri.
In democrazia ogni cambiamento è legittimo, ma vuole verità, chiarezza e trasparenza.
La nostra tristezza e la nostra indignazione ora, ove sempre più spesso la valutazione superficiale e poco obiettiva del nostro operare induce qualcuno a ritenere di poter ledere pubblicamente e ingiustificatamente anche il nostro onore e la nostra dignità, cede il passo a questo senso di responsabilità verso la Casa comune in cui ci riconosciamo e che Lei, anche come uomo, ha fortemente voluto, certi che lo saprà cogliere e fare Suo.
Con rispetto ed affetto.
Milano, 27 marzo 2009.
I lavoratori degli Uffici Giudiziari di Milano

CONTRATTO INTEGRATIVO FORZE ARMATE E POLIZIA DI STATO.

Sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale (n. 119 - serie generale 25 maggio 2009, supplemento ordinario n. 77) i due decreti del Presidente della Repubblica, riguardanti rispettivamente il personale delle Forze di polizia e delle Forze armate, integrativi del quadriennio normativo 2006 - 2009 e del biennio economico 2006 - 2007. Le amministrazioni potranno erogare gli incrementi retributivi previsti gia' a partire dal prossimo mese di giugno. L'incremento previsto in busta paga è di circa 36 euro lordi, in quanto la restante parte (circa 124 euro lordi) erano già percepiti dagli operatori del comparto in forza dei precedenti provvedimenti (governo Prodi - nn. 170 e 171 del 2007). Le integrazioni rispetto al precedente contratto riguardano l'importo del buono pasto (per coloro che ne usufruiscono), che viene incrementato da euro 4,65 a euro 7, l'incremento della misura oraria del lavoro straordinario di circa 1,50 euro (valore medio), il trattamento di missione, l'assegno di funzione (che viene incrementato per gli assistenti capo di circa 65 euro mensili e, in linea generale, corrisposto al compimento di 27 anni di servizio, in luogo degli attuali 29, nonche' al compimento dei 32 anni di servizio), l'incremento delle risorse destinate agli asili nido, l'aumento, da 5 a 8 euro, dell'indennita' corrisposta in caso di servizio prestato nel giorno destinato al riposo settimanale o nel festivo infrasettimanale, nonche' l'incremento del fondo di efficienza dei servizi istituzionali.

martedì 26 maggio 2009

PENSIONI: Cisl, Confindustria e Governo pronti per la riforma!

Dopo aver sottoscritto il "nuovo modello contrattuale", Confindustria, Cisl e Governo adesso sono pure d’accordo a mettere mano alle pensioni! L’unico a rappresentare qualche perplessità, ma non è certo per lanciare un segnale d'affetto ai pensionati di ieri, di oggi nè tantomeno a quelli di domani(!?), è il ministro Giulio Tremonti. Il cassiere del governo sembra rimanere convinto che le lancette delle riforme strutturali non possano combaciare con quelle della crisi economico-finanziaria e che per far scattare il nuovo intervento previdenziale bisognerà attendere il 2010, anno in cui tra l'altro diventeranno operativi, i nuovi coefficienti di trasformazione dai quali dipende l'importo delle future pensioni. Ma il confronto con tutte le parti sociali (Cgil compresa) potrebbe partire già all'inizio dell'estate o, al più tardi, a settembre. Un segnale per dimostrare che l'esecutivo non intende fare melina. L'occasione per avviare la discussione potrebbe essere la definizione delle proposta per alzare la soglia di uscita delle lavoratrici del pubblico impiego in attuazione delle indicazioni Ue. In ogni caso la partita non si giocherà solo sul fronte prettamente previdenziale e non sarà esclusivamente improntata allo scambio con i sindacati tra un migliore adeguamento degli assegni pensionistici al costo della vita e un innalzamento dell'età pensionabile. In ballo ci sarà infatti gran parte del progetto di riorganizzazione del welfare le cui coordinate sono state già tracciate dal ministro Sacconi con il recente Libro bianco sulle politiche sociali.

RIFORMA P.A.: scatta il conto alla rovescia!

Tra poco più di un mese il decreto legislativo di attuazione della riforma della P.A. dovrà incassare il via libera definitivo del Consiglio dei ministri. Restano solo gli ultimi passaggi per il confronto su questo testo (sei titoli per 83 articoli) in Conferenza unificata, al Cnel e, infine, nelle commissioni parlamentari competenti. Dopodiché parole come trasparenza, ottimizzazione della produttività, valutazione delle performance burocratiche e class action cominceranno a tradursi in fatti e... tutto funzionerà alla perfezione nei pubblici uffici! Per il ministro della Pubblica amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, è una «rivoluzione copernicana». Uno «strumento di felicità per i cittadini-utenti che potranno finalmente liberarsi dalla palla al piede di una burocrazia che non funziona»!
E in questa intervista mister br lancia un appello prima di tutto al sindacato.

Chiedo a Bonanni, a Epifani, a Angeletti e alla Polverini di discutere con me tutti gli aspetti di questa riforma. Ho voluto anche il parere del Cnel perché quella è la casa delle organizzazioni datoriali e dei lavoratori privati e pubblici. Io sono un socialista che si occupa da una vita di lavoro e relazioni industriali, sono pronto al confronto su tutto. Ma poi si decide davanti a tutto il paese. E qui siamo di fronte a una svolta epocale per il nostro Stato, guai a chi si arrocca.

Ministro, entro l'estate si chiude?

Sul punto sono stato molto netto in Consiglio dei ministri. Questo è il testo, o si chiude entro sessanta giorni o io me ne vado.

La riforma è complessa, prevede tanti passaggi, l'istituzione dell'Autorità indipendente per la valutazione dell'efficienza delle procedure e del rispetto della trasparenza.

Entro un mese, un mese e mezzo al massimo indicheremo i nomi degli esperti che entreranno nel Comitato direttivo, sceglieremo i migliori a livello internazionale, il top. Su questo non temo critiche. Le nomine dovranno essere approvate in Parlamento a maggioranza qualificata, garanzia di massima autonomia, e dureranno in carica cinque anni.

Dicono che Tremonti abbia storto il naso sull'authority....

E io ho detto sì, un'altra authority se serve a definire finalmente gli standard di efficienza e trasparenza necessari per valutare le performance. Chi merita verrà premiato, il resto no. E se gli standard non saranno rispettati, se verrà violata una carta dei servizi, i cittadini potranno far scattare la class action.

Davvero tutto in pochi mesi?

Entro settembre cinque milioni di italiani avranno la pec, la posta elettronica certificata. Tu chiedi un documento via web e se l'amministrazione non risponde o risponde fuori dai tempi puoi fare l'azione di rivalsa collettiva. Una ri-vo-lu-zio-ne!

Gli standard per la valutazione del rendimento di un'amministrazione andranno definiti. Ci vorrà un pò di tempo, un pò come con i costi standard da mettere a punto per l'implementazione del federalismo fiscale?

È un lavoro di mesi, non di anni. Da gennaio io sono convinto che i nuovi organismi indipendenti di valutazione delle performance e della trasparenza in seno a ogni amministrazione saranno in grado di funzionare. Questa riforma è l'altra faccia della medaglia federalista, e riguarda lo Stato, la sua capacità di funzionare, produrre risultati in termini di qualità in tutti i suoi ambiti, dalla scuola alla giustizia, dalla sanità all'università, dagli uffici comunali o provinciali alle agenzie territoriali di questo o quel ministero.

Come a dire che in gioco c'è la produttività totale dei fattori.

Esatto. Di un settore protetto – e dunque non esposto direttamente agli effetti della recessione – che produce servizi e che vale più o meno quanto vale l'industria in senso stretto: il 15% del Pil. E come ho già detto tante volte, il margine di produttività che può essere recuperato è del 40-50%. Ognuno può fare agevolmente un calcolo di quanto può rappresentare quest'operazione per l'economia italiana.

I dirigenti pubblici diventano datori di lavoro.

Il loro ruolo sarà cruciale per far compiere alle amministrazioni centrali e a quelle territoriali il salto di qualità che tutti ci aspettiamo. I dirigenti pubblici sono molto preparati e molto ben pagati; meglio dei dirigenti del settore privato e con molte più garanzie.

Toccherà a loro applicare il criterio del merito: più salario accessorio ai meritevoli e niente agli altri.

Le tre fasce per premiare le eccellenze e il merito intermedio, con l'esclusione del basso merito da qualunque forma di incentivo, rappresentano uno dei pilastri di questa riforma. Come lo è il nuovo modello di contrattazione ridotto da 15 a 2- 4 comparti, gli incentivi alla riduzione dei tempi di rinnovo, il secondo livello di amministrazione o anche territoriale. Un invito a nozze per un sindacato serio, responsabile, impegnato nella contrattazione vera e non nella cogestione o, peggio, connivente.

Di assenteismo e fannulloni non si parla più?

Con questo decreto s'è davvero aperta la fase due, quella del merito premiato, della produttività valutata con criteri oggettivi, della possibilità vera di rivalsa collettiva non per ottenere un risarcimento ma per ripristinare il corretto svolgimento di una funzione amministrativa o di erogazione di un servizio. La campagna antifannulloni ha dato un risultato che, alla fine del primo anno di governo, possiamo dare per consolidato: l'assenteismo in media s'è ridotto del 40 percento.

lunedì 25 maggio 2009

LA LEGGE "NON" E' UGUALE PER TUTTI!!!

La Legge "dovrebbe" essere uguale per tutti, ma spesso, troppo spesso, in questo paese chi ruba una mela finisce dritto, dritto in galera, chi invece ruba milioni e milioni di euro, ammazza, corrompe e delinque nei modi più efferati è libero di spassarsela come meglio crede e qualche volta, se gli riesce davvero bene, diventa pure deputtato, ministro o addirittura presidente del consiglo. E così visto che non è più tempo di "caccia grossa", il governo continua la sua personalissima guerra contro i "fannulloni", i pesci piccoli della Pubblica amministrazione. Adesso gli impiegati dello Stato che si ammalano, naturalmente quelli "semplici" - dacchè il "lodo alfano" ha vaccinato le più alte cariche dello Stato - non solo si vedranno dimezzare uno stipendio che già preso per intero "fa ridere", ma finiranno pure in galera: da uno a cinque anni di reclusione. Non solo, insieme alla sanzione penale, è prevista anche una ammenda che va da 400 a 1.600 euro. La medesima pena si applica al medico che certifica la malattia del "fannullone" e a chiunque altro concorre nella commissione del delitto a meno che... al momento in cui compie l'efferato crimine non sia impegnato a fare il Presidente della Repubblica, del Consiglio, della Camera o il Parlamentare! Ma mister br trascura il fatto che i medici al momento della diagnosi e della relativa certificazione sono dei "pubblici ufficiali"! Come fa mister br a stabilire che un medico ha dichiarato il falso? Mica brunetta è berlusconi che può negare come e quando vuole le sentenze che lo condannano pubblicamente! Con quale cognizione di causa può mettere in dubbio una diagnosi? Mica brunetta è berlusconi! Allora con questo principio anche le dichiarazioni di qualsiasi altro "pubblico ufficiale" (finanziere, carabinierie, poliziotto, vigile urbano, ecc, ecc) potranno essere confutate. A tal proposito, vale la pena ricordare che nel nostro paese un simile assioma è valido soltanto nei confronti dei Giudici di Milano! Ma vuoi vedere che brunetta si sente davvero un pò... berlusconi!!!







Il Presidente della Repubblica rappresenta tutti gli italiani. E' la più alta carica dello Stato. Chi la presiede è Giorgio Napolitano. Da cittadini desideriamo porgli "cinque domande". Napolitano la preghiamo di rispondere. La Repubblica Italiana è al collasso economico e politico. Lei è il garante della Repubblica. Se non se la sente di fornire delle spiegazioni per motivi a noi sconosciuti si dimetta. Il suo gesto sarà comunque apprezzato.
> PRIMA DOMANDA:
Perché ha firmato il Lodo Alfano che consente l'impunità a Silvio Berlusconi nel processo Mills?
>> SECONDA DOMANDA:
Perché non si è auto escluso dal Lodo Alfano dato che non risultano reati a Lei imputati?
>>> TERZA DOMANDA:
Perché ha firmato il Lodo Alfano in un solo giorno quando invece poteva rimandarlo alle Camere?
>>>> QUARTA DOMANDA:
Perché ha firmato il Lodo Alfano senza consultare la Corte Costituzionale per un parere preventivo?
>>>>> QUINTA DOMANDA:
Perché ha firmato il Lodo Alfano sapendo che in precedenza era stato bocciato dalla Corte Costituzionale il Lodo Schifani che del Lodo Alfano è una fotocopia?

LA RISPOSTA DEL QUIRINALE:
"In riferimento allo scritto apparso sul Vostro sito Internet, vorrei innanzitutto rilevare che le considerazioni con cui accompagna la richiesta tendono obiettivamente a spingere il Capo dello Stato in una disputa squisitamente politica del tutto estranea all'esercizio delle sue funzioni di garanzia istituzionale. Gli stessi quesiti proposti, del resto, possono agevolmente trovare adeguata risposta nelle comunicazioni con cui la Presidenza della Repubblica, proprio in nome della corretta e trasparente informazione dell'opinione pubblica, ha accompagnato i suoi atti. Già il 2 luglio 2008 autorizzando la presentazione alle Camere del disegno di legge del governo in materia, una nota del Quirinale riferì che punto di riferimento per la decisione del Capo dello Stato è stata la sentenza n. 24 del 2004 con cui la Corte costituzionale dichiarò l'illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge n. 140 del 20 giugno 2003 che prevedeva la sospensione dei processi che investissero le alte cariche dello Stato. Nella stessa comunicazione si rilevò che, per quanto compete al Capo dello Stato in questa fase, il disegno di legge approvato il 27 giugno dal Consiglio dei ministri è risultato corrispondere ai rilievi formulati in quella sentenza, poichè la Corte non sanci che la norma di sospensione di quei processi dovesse essere adottata con legge costituzionale e, inoltre, giudicò un interesse apprezzabile la tutela del bene costituito dalla assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche, rilevando che tale interesse può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale' e stabilendo a tal fine alcune essenziali condizioni. La sussistenza di tali condizioni, quindi, ha costituito la bussola esclusiva del Capo dello Stato, tant'è che il 23 luglio 2008 in una nuova nota relativa all'approvazione della legge si rilevò: 'non essendo intervenute in sede parlamentare modifiche all'impianto del provvedimento, salvo una integrazione al comma 5 dell'articolo unico diretta a meglio delimitarne l'ambito di applicazione, il Presidente della Repubblica ha ritenuto, sulla base del medesimo riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale, di procedere alla promulgazione della legge'. Queste attente valutazioni, rese pubbliche a tempo debito, valgono ancora oggi, per quanto attiene alle competenze proprie del Presidente della Repubblica. Del resto, il controllo ultimo sulla legittimità delle leggi è affidato alla Corte costituzionale, alla quale, contrariamente a quanto da Voi assunto, l'ordinamento non consente la richiesta, da parte del Presidente o di chiunque altro, di alcun parere preventivo".
Il Consigliere del Presidente della Repubblica
per la Stampa e la Comunicazione
Pasquale Cascella

Sospensione del congedo parentale.

Il congedo parentale senza retribuzione concesso ai lavoratori con figli dai tre agli otto anni di età può essere sospeso se gli interessati chiedono di fruire del permesso retribuito per gravi motivi. Lo precisa il Ministero del Lavoro in risposta ad uno specifico quesito relativo al caso di una lavoratrice che stava usufruendo del congedo parentale e che aveva richiesto i tre giorni di permesso retribuito previsto in caso di malattia del bambino. Il Ministero del Lavoro ha ammesso la possibilità di mutare il titolo giustificativo dell'assenza dal servizio in considerazione del fatto che il permesso per malattia del figlio dà luogo ad un trattamento più favorevole nei confronti del lavoratore rispetto al congedo parentale: mentre infatti quest'ultimo non è retribuito, il congedo per malattia del bambino prevede la corresponsione dell'intera retribuzione. Ovviamente, per la concessione, devono sussistere i gravi motivi cui è subordinato il permesso retribuito: occorre, cioè, nel caso in questione, che la malattia del figlio venga debitamente certificata. Per quanto riguarda poi la possibilità di mutare il titolo dell'assenza dal lavoro, il Ministero ricorda che, in base al testo Unico sulla tutela della maternità e paternità, i congedi parentali possono essere sospesi anche dalle ferie spettanti alla lavoratrice o al lavoratore.

domenica 24 maggio 2009

Congresso Cisl: per Bonannni consenso bulgaro!

Raffaele Bonanni resta alla guida della Cisl con il 99% dei consensi (percentuale mai vista dai tempi di Giulio Pastore), e forte del consenso bulgaro si toglie dalla scarpa più di una pietruzza. Sulle pensioni, chiarisce che «la riforma la facciamo per guadagnarci e non per perderci», ricordando che «lo scalone Maroni grida ancora vendetta», così come il capitolo sui lavori usuranti. Sul fisco, chiede di spostare il prelievo dall’imposizione diretta sul lavoro a quella indiretta sui consumi. Accoglie poi l’invito del segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, per giungere a un progetto contrattuale unico: «Dobbiamo saper costruire soluzioni nuove, ma - puntualizza - non possiamo attendere dieci anni per trovarle, non possiamo aspettare Epifani ogni volta». L’obiettivo è di costruire un sindacato «del fare», andando in piazza il meno possibile, e puntando sul dialogo con gli interlucutori. Non manca, nell’intervento conclusivo del congresso, un omaggio a Emma Marcegaglia «che non è altezzosa, non ci dà del lei e non parla con la erre moscia». Non manca neppure, però, un attacco ad alcuni esponenti del governo, primo fra tutti Renato Brunetta per le sue «minacce di dimissioni se non si fa come vuole lui, o di mettere le manette». Il ministro della Pubblica amministrazione è «male educato democraticamente», afferma Bonanni. E aggiunge di essere «imbufalito» per l’idea che introducendo il grembiule si risolvano i problemi della scuola. Ribatte Brunetta: «Bonanni accetti un pubblico confronto. Intanto - aggiunge - gli ho inviato il mio intervento al terzo congresso della Cisl Funzione pubblica dove sono stato interrotto da 47 applausi».

sabato 23 maggio 2009

PENSIONI: la domanda per la 14° va presentata entro il 29 maggio.

C'e' tempo fino al 29 maggio per presentare la domanda per la quattordicesima. E' quello il termine massimo per poterla ricevere con la pensione del prossimo luglio. Entro quella data, i pensionati pubblici che hanno compiuto i sessantaquattro anni entro il 1° giugno 2009 devono comunicare all'Inpdap la loro situazione reddituale. Chi compie i sessantaquattro anni dopo il 1° giugno, dovra' presentare l'autodichiarazione relativa ai redditi presunti per l'anno in corso direttamente alla sede che paga la pensione. Il pagamento avverra' con la prima rata utile successiva. I pensionati ai quali e' gia' stata corrisposta la quattordicesima nel 2008, la riceveranno anche quest'anno con la mensilita' di luglio. L'importo varia in base ai contributi versati: 336 euro fino a quindici anni di versamenti, 420 euro dai quindici ai venticinque anni e 504 euro oltre i venticinque. I requisiti richiesti sono l'eta' anagrafica e il reddito individuale. Il pensionato deve avere almeno sessantaquattro anni di eta', gia' compiuti o da raggiungere entro il 2009, e un reddito personale non superiore a 8.934,90 euro lordi annui, pari a 687,30 euro mensili. Devono essere dichiarati i redditi di lavoro dipendente, autonomo, professionale, le pensioni, i redditi di terreni e fabbricati, gli interessi bancari e postali, Bot, Cct, le pensioni assistenziali e le rendite vitalizie. Sono esclusi, invece, gli assegni familiari, l'indennita' di accompagnamento e le indennita' per i ciechi e i sordi, il reddito convenzionale della casa di abitazione, il trattamento di fine rapporto e le buonuscite, le pensioni di guerra e gli indennizzi statali per vaccinazioni e trasfusioni che hanno fatto danni irreversibili.

venerdì 22 maggio 2009

Riforma brunetta: per il 90% dei cittadini-utenti nessun giovamento!

Altro che brunetta. Altro che riforma della Pubblica amministrazione. Altro che fannulloni, i cittadini italiani - da quando c'è mister br al "comando delle scartoffie" - sono le vere ed autentiche vittime della demagogia del governo e dei suoi ministri. I "cittadini-utenti" sono sempre più insoddisfatti di come funziona la P.A.: crescono le lamentele per multe e fisco, giustizia e sanità! Multe che arrivano anche due volte, rimborsi Irpef attesi anche 6 anni invece dei 4 indicati come limite massimo; un permesso di soggiorno rilasciato a Roma dopo 5 anni anziché i previsti 90 giorni; una richiesta di pagamento del bollo auto che perviene anche due anni dopo la scadenza dei termini di prescrizione, fissata a 3 anni; processi civili interminabili, contenziosi senza fine; liste d'attesa per una radiografia, una mammografia o un elettrocardiogramma talmente lunghe da "lasciarci la pelle"! La pubblica amministrazione voluta da brunetta, esaurito l'effetto «SPOT», poco e niente soddisfa i cittadini. Nei confronti della Pubblica Amministrazione, gli italiani risultano sempre più critici: le lamentele hanno registrato un "significativo incremento", del 19% rispetto al 2007. I dati sono quelli forniti al "Forum della P.A.", i nostri sondaggi, invece, riferiscono di un malcontento molto più generalizzato che và ben oltre il 90%! Più nel dettaglio i nostri lettori alla domanda "da quando c'è brunetta gli uffici pubblici funzionano meglio di prima?" hanno risposto di SI l'8%, NO il 50%, PEGGIO il 42%! A dimostrazione di come il processo di innovazione e ammodernamento, avviato da anni negli uffici pubblici, a costi da capogiro, sia ancora lontano dal ritenersi compiuto. A dimostrazione del fatto che non è con gli slogan populisti o fustigando un'intera categoria di lavoratori, come piace tanto al Nord e agli industriali, che si affrontano i problemi del paese! Nel mirino dei cittadini, ci sono soprattutto multe, fisco, pratiche amministrative e welfare, gli ambiti in cui vengono segnalate le maggiori criticità: le lamentele dei cittadini sulle multe, che aumentano del 10% rispetto al 2007 (al 27%), riguardano soprattutto i modi e gli strumenti della contestazione; per quanto riguarda il fisco, le segnalazioni riguardano soprattutto le cartelle esattoriali e in particolare le cartelle pazze. Ci si lamenta poi per la "troppa burocrazia" per il rinnovo e rilascio dei documenti e per il permesso di soggiorno, oltre che per le difficoltà su tempi d'attesa e informazioni relative ai Bonus sociali introdotti(!?) dal Governo. Indipendentemente dai singoli ambiti, poi, tutta la P.A. è caratterizzata dalla "violazione del diritto all'informazione": sia che si tratti di ricevere un rimborso dal fisco o di contestare una multa o di chiedere un premesso di soggiorno, poco cambia, il cittadino ha comunque e sempre enormi difficoltà a trovare le informazioni necessarie.

giovedì 21 maggio 2009

L'abc della riforma Brunetta per la Pubblica amministrazione.

>>> IN SINTESI
Licenziamento in tronco se si attesta la falsa presenza in servizio, ci si assenta senza giustificazione, si rifiuta, senza valido motivo, un trasferimento disposto dall’amministrazione per motivate esigenze di servizio. E si rischia, addirittura, il carcere (fino a 5 anni), più un’ammenda da 400 a 1.600 euro oltre al risarcimento dei danni patrimoniali, se si giustifica l’assenza dal lavoro con una certificazione medica falsa. In questo caso, paga anche il medico “compiacente”, con la radiazione dall’albo. Giro di vite, poi, pure sulle assenze “sospette”: se la malattia si protrae per più di 10 giorni e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell’anno solare, la giustificazione deve avvenire esclusivamente mediante certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Ssn. Confermata, anche, la possibilità dell’amministrazione di effettuare controlli in caso di assenza di un solo giorno. Le fasce orarie di reperibilità del lavoratore sono: dalle ore 8 alle 13 e dalle ore 14 alle 20, tutti i giorni, compresi i non lavorativi e i festivi. Previsto, anche, un riordino dell’Aran e dei contratti collettivi, con la possibilità di derogare al rigido meccanismo della ripartizione in 3 fasce di merito per tutto il personale. La regola continua a riservare il trattamento accessorio in misura intera al 25% del personale, prevede un incentivo dimezzato per un altro 50% e relega nella fascia più bassa, priva di trattamento accessorio, l’ultimo 25 per cento. I contratti collettivi integrativi, però, potranno modificare la griglia. Arrivano, poi, le pagelle, come a scuola, per dipendenti e singole strutture: alla “bocciatura” corrisponderanno meno soldi in busta paga e alla “promozione”, scatti di carriera e incentivi economici. Stop, quindi, alla distribuzione “a pioggia” di benefici agli impiegati pubblici. Merito e risultati sono le parole chiave per aprire il salvadanaio ed entro 90 giorni dall'approvazione vedremo, anche, il cartellino al collo degli impiegati a contatto col pubblico. Nuovi poteri, poi, ai dirigenti, sempre più equiparati a veri e propri datori di lavoro privati. In arrivo più competenze sia nei processi di gestione e di valutazione del personale sia nelle procedure di mobilità. Ma al tempo stesso avranno, anche, più responsabilità: in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, oltre ai guai disciplinari, anche l’impossibilità di rinnovo dell’incarico dirigenziale, fino ad arrivare, nei casi più gravi, alla revoca dell’incarico e al licenziamento. Entra, poi, il dottorato di ricerca come titolo per l’accesso alla carriera dirigenziale e, una volta superato il concorso, diventa obbligatorio l’espletamento di un periodo di formazione presso uffici amministrativi di uno Stato dell’Unione europea o di un organismo comunitario o internazionale. Ma ecco, in ordine alfabetico, voce per voce, il contenuto dei 72 articoli sull’ottimizzazione del lavoro alle dipendenze dello Stato e sull’efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni.
>>> NEL DETTAGLIO
Accesso alla dirigenza (articoli 42, 43, 45 e 46). Fissate nuove procedure per l’accesso alla dirigenza. In particolare, i dirigenti della seconda fascia transitano nella prima qualora abbiano ricoperto incarichi di direzione di uffici dirigenziali generali o equivalenti per un periodo pari almeno a 5 anni, senza essere incorsi in ipotesi di responsabilità dirigenziale. Possono, inoltre, essere, a richiesta, collocati in aspettativa, salvo diniego dell’amministrazione di appartenenza per preminenti esigenze organizzative. Serve il dottorato di ricerca per accedere alla seconda fascia di dirigenza. Per l’accesso, invece, alla qualifica di dirigente di prima fascia nelle amministrazioni statali, anche a ordinamento autonomo, e negli enti pubblici non economici si precisa che avviene per concorso pubblico per titoli ed esami indetto dalle singole amministrazioni sulla base di criteri generali stabiliti con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, previo parere della scuola superiore della Pubblica amministrazione, per il 50% dei posti calcolati con riferimento a quelli che si rendono disponibili ogni anno per la cessazione dal servizio dei soggetti incaricati. Al concorso possono essere ammessi i dirigenti di ruolo delle pubbliche amministrazioni, che abbiano maturato almeno 5 anni di servizio nei ruoli dirigenziali e gli altri soggetti in possesso di titoli di studio e professionali individuati nei bandi di concorso, con riferimento alle specifiche esigenze dell’amministrazione. I vincitori del concorso, anteriormente al conferimento dell’incarico dirigenziale generale, sono tenuti all’espletamento di un periodo di formazione presso uffici amministrativi di uno Stato dell’Unione europea o di un organismo comunitario o internazionale.
Si prevede che gli atti di indirizzo all’Aran e le altre competenze relative alla contrattazione collettiva vengano esercitate da comitati di settore. Per tutte le amministrazioni centrali opera come comitato di settore, il presidente del Consiglio dei ministri tramite il ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto con il ministro dell’Economia, nel rispetto delle specificità dei singoli comparti. Promosse, poi, forme di coinvolgimento delle varie istanze rappresentative che operano nei diversi settori della pubblica amministrazione. Per le amministrazioni regionali e il servizio sanitario nazionale, nonché per gli enti locali e i segretari comunali e provinciali, viene costituito un secondo comitato di settore. Rappresentanti designati dai comitati di settore possono assistere l’Aran nello svolgimento delle trattative. L’Aran stessa viene, poi, rafforzata prevedendo che il presidente sia nominato con decreto del presidente della Repubblica, previo favorevole parere delle competenti commissioni parlamentari.
Assenze (articolo 67, sub articolo 55-septies). Se superiori a 10 giorni per malattia protratta e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell’anno solare, devono essere giustificate esclusivamente mediante certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Ssn. Confermata la possibilità dell’amministrazione di effettuare controlli anche in caso di assenza di un solo giorno. Le fasce orarie di reperibilità del lavoratore sono: dalle ore 8 alle 13 e dalle ore 14 alle 20, tutti i giorni, compresi i non lavorativi e i festivi.
Carcere (articolo 67, sub articolo 55-quinquies). Fino a 5 anni (più multa fino a 1.600 euro) per chi attesta falsamente la propria presenza in servizio o giustifica l’assenza mediante una certificazione medica falsa. In questo caso, paga, anche, il medico, con la radiazione dall’albo. Non solo. Il dipendente reo paga, anche, il risarcimento patrimoniale.
Cartellino di riconoscimento (articolo 67, sub 55-novies). Cartellino obbligatorio per i dipendenti che svolgono attività a contatto con il pubblico, con esclusione di alcune categorie particolari.
Comitato dei garanti (articolo 41). Il Comitato dei garanti dura in carica 3 anni e viene nominato dal presidente del Consiglio dei ministri. Composto da 5 membri, viene sentito per irrogare le sanzioni ai dirigenti.
Commissione per la valutazione (articolo 13). La Commissione per la valutazione opererà in collaborazione con la Funzione pubblica e il ministero dell’Economia, seppur in piena autonomia e in posizione di indipendenza di giudizio e di valutazione. Sarà composta da 5 componenti (esperti di elevata professionalità, anche esterni all’amministrazione), che dureranno in carica 6 anni e potranno essere confermati una sola volta. Tra i suoi compiti, quello di coordinare le altre strutture di valutazione, aiutare le singole amministrazioni a districarsi al meglio tra le nuove modalità di misurazione delle performance e, in generale, favorire, all’interno di ogni struttura, la diffusione di legalità e trasparenza. Stabilito, poi, che dopo 5 anni dalla sua costituzione, venga affidato a un valutatore indipendente l’analisi dei risultati nel frattempo prodotti.
Contrattazione collettiva (articoli 52, 55, 57, 58, 59, 61, 63 e 64). Determina i diritti e gli obblighi direttamente pertinenti al rapporto di lavoro e alle relazioni sindacali e disciplina, in coerenza col settore privato, la struttura contrattuale, i rapporti tra i diversi livelli e la durata dei contratti nazionali e integrativi, che viene stabilita in modo che vi sia coincidenza tra disciplina giuridica ed economica. Sempre alla contrattazione collettiva è rimessa la definizione dei trattamenti economici accessori collegati: alla performance individuale, organizzativa e all’effettivo svolgimento di attività particolarmente disagiate o dannose o pericolose per la salute. E in accordo con il principio di delega sulla riduzione del numero dei comparti e delle aree di contrattazione, ferma restando la competenza della contrattazione collettiva per l’individuazione della relativa composizione, il decreto fissa a 2 il numero dei comparti di contrattazione, cui corrispondono 2 separate aree per la dirigenza. Per migliorare, poi, l’efficienza e l’efficacia delle procedure della contrattazione collettiva, si segnala la facoltà delle amministrazioni, al fine di incentivare la conclusione tempestiva degli accordi e di tutelare il profilo retributivo dei dipendenti in caso di mancato accordo, di erogare, in via provvisoria, ai dipendenti le somme stanziate dalla legge Finanziaria per i rinnovi contrattuali (per le sole voci stipendiali). Come, pure, in alternativa a questa, la copertura economica del periodo di vacanza contrattuale secondo misure e modalità stabilite dalla contrattazione nazionale e, comunque, nei limiti previsti dalla legge finanziaria in sede di definizione delle risorse contrattuali. Disposto, poi, che ogni accordo decentrato sia accompagnato da una relazione tecnica e da una relazione illustrativa, entrambe rese accessibili tanto agli organi di controllo quanto al pubblico. L’ultima, in particolare, deve essere redatta in modo tale da consentire al pubblico di valutare quanto la contrattazione decentrata sia effettivamente improntata al principio di premiare la produttività e l’efficienza nell’offerta di servizi pubblici. Previsto, poi, per alcune amministrazioni pubbliche che gli oneri derivanti dalla contrattazione collettiva nazionale siano posti a carico dei rispettivi bilanci. Qualora, invece, sorgano controversie sull’interpretazione dei contratti collettivi, le parti che li hanno sottoscritti si incontrano per definire consensualmente il significato del punto in discussione. Previsto, inoltre, un particolare regime per i procedimenti negoziali per il personale a ordinamento pubblicistico e l’abrogazione di una serie di norme superate dal presente decreto.
Contrattazione integrativa (articoli 53, 62 e 63). La contrattazione integrativa viene sottoposta a vincoli di spesa cogenti, definiti dalla contrattazione nazionale sulla base degli obiettivi e delle compatibilità di finanza pubblica. Per le amministrazioni delle autonomie locali, sono previsti vincoli di approvazione preventiva meno stringenti che per le amministrazioni centrali, ma comunque nel rispetto dei patti di stabilità e dei limiti fissati dai bilanci pluriennali. Le amministrazioni locali, peraltro, possono eventualmente aggiungere risorse proprie a quelle definite dalla contrattazione nazionale a favore della contrattazione integrativa, sempre nel rispetto dei limiti indicati. Potenziato, poi, il sistema dei controlli sulla spesa, che richiede alle amministrazioni centrali di inviare annualmente, e pubblicare sul proprio sito, informazioni certificate sul costo degli accordi integrativi al ministero dell’Economia, e da questo alla Corte dei conti. Previsto, anche, che qualora non si raggiunga l’accordo per la stipulazione di un contratto collettivo integrativo, l’amministrazione interessata possa provvedere, in via provvisoria, sulle materie oggetto del mancato accordo, fino alla successiva sottoscrizione. Chiarito, anche, che i soggetti e le procedure della contrattazione collettiva integrativa sono disciplinati dai contratti collettivi nazionali, fermo restando quanto previsto per gli organismi di rappresentanza unitaria del personale. Entro il 31 dicembre 2010, infine, le parti dovranno adeguare i contratti collettivi integrativi vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. In difetto, i contratti vigenti cesseranno d’efficacia dal 1° gennaio 2011 e non saranno ulteriormente applicati.
Incompatibilità (articolo 50). Non si può conferire un incarico di direzione di strutture deputate alla gestione del personale a soggetti che rivestano o abbiano rivestito, negli ultimi 2 anni, cariche politiche o sindacali.
Inderogabilità (articolo 29). Da parte della contrattazione collettiva di tutte le norme della riforma Brunetta relativa alle novità in arrivo su merito e premi, che verranno, pure, inserite di diritto nei contratti.
Ispettorato per la funzione pubblica (articolo 69). L'Ispettorato per la funzione pubblica opera all’interno della presidenza del Consiglio, alle dipendenze della Funzione pubblica, per controllare, meglio, efficienza e tempestività dell’azione amministrativa.
Licenziamento disciplinare (articolo 67, sub articoli 55-quater e 55-octies). Si resta a casa (e in alcuni casi pure senza preavviso) se si attesta la falsa presenza in servizio, ci si assenta senza giustificazione, si rifiuta senza valido motivo un trasferimento disposto dall’amministrazione per motivate esigenze di servizio. Licenziamento in tronco, pure, se si falsificano documenti, si reiterano nell’ambiente del lavoro gravi condotte aggressive o moleste e, in caso di condanna penale, interdittiva perpetua dagli uffici pubblici. E, ancora, ma con la ricorrenza di determinate circostanze, in caso di valutazione di insufficiente rendimento. L’amministrazione può, inoltre, risolvere il rapporto di lavoro nel caso di accertata permanente inidoneità psico-fisica al servizio da parte di un proprio dipendente.
Manager pubblici (articoli da 36 a 40 e articolo 49). Previste sostanziali modifiche al regime della dirigenza pubblica al fine di migliorare l’organizzazione del lavoro e la qualità delle prestazioni erogate al pubblico, oltre a realizzare adeguati livelli di produttività, favorendo il riconoscimento di meriti e demeriti. Tra le novità in arrivo: un ampliamento delle competenze sia nei processi di valutazione del personale ai fini della progressione economica e tra le aree e della corresponsione di indennità e premi incentivanti, sia nelle procedure di mobilità con riguardo al personale appartenente a ruoli che presentano situazioni di esubero, al fine di promuovere il riequilibrio e il più efficiente impiego delle risorse umane. Previsto, anche, un riordino della disciplina del conferimento e della revoca degli incarichi dirigenziali, regolando il rapporto tra organi di vertice e dirigenti titolari di incarichi apicali in modo da garantire la piena e coerente attuazione dell’indirizzo politico degli organi di governo in ambito amministrativo. In particolare, viene promossa la mobilità, sia nazionale che internazionale, dei dirigenti e si prevede che i periodi lavorativi svolti saranno valorizzati ai fini del conferimento degli incarichi dirigenziali. Giro di vite, poi, sulle sanzioni in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi: oltre alla responsabilità disciplinare, si sancisce l’impossibilità di rinnovo dell’incarico dirigenziale, fino ad arrivare, nei casi più gravi, alla revoca e al licenziamento. Qualora, invece, abbia omesso di vigilare sul rispetto, da parte del proprio personale, degli standard di qualità e quantità fissati dall’amministrazione, gli viene decurtata la retribuzione di risultato, fino all’80 per cento. Rischia, poi, l’accusa di danno erariale, il dirigente che non individua le eccedenze di personale.
Mansioni (articolo 60). Stabilito che il prestatore di lavoro debba essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o alle mansioni equivalenti nell’ambito dell’area di inquadramento o a quelle corrispondenti alla qualifica superiore che abbia successivamente acquisito per effetto di procedure selettive. L’esercizio di fatto di mansioni non corrispondenti alla qualifica di appartenenza non ha effetto ai fini dell’inquadramento del lavoratore o dell’assegnazione di incarichi di direzione. Tranne dirigenti e personale scolastico e assimilati, tutti gli altri pubblici impiegati sono inquadrati in 3 distinte aree, con progressioni orizzontali in base a principi di selettività e verticali, di norma per concorso pubblico.
Merito (articoli da 16 a 19). Da valorizzare con sistemi premianti (denaro e carriera) e con logiche meritocratiche. Stop, quindi, agli incentivi “a pioggia”, come, pure, alla distribuzione dei premi collegati alla performance in assenza di verifiche e attestazioni sui sistemi di misurazione e valutazione. L’Organismo indipendente compila una graduatoria delle valutazioni di tutto il personale pubblico: il 25% è collocato nella fascia di merito alta, il 50% va nella fascia intermedia (che portano a casa il 50% delle risorse destinate al trattamento economico accessorio collegato alla performance individuale) e il restante 25% viene collocato nella fascia di merito bassa, alla quale non corrisponde l’attribuzione di alcun trattamento accessorio. La contrattazione collettiva integrativa può prevedere deroghe alla fascia alta: non più di 5 punti percentuali in aumento o in diminuzione.
Mobilità tra comparti (articolo 47). Per favorirla, con un contratto quadro, verrà definita, a costo zero per l’Erario, una tabella di equiparazione fra i livelli di inquadramento previsti dai contratti nei diversi settori della pubblica amministrazione.
Norme transitorie (articoli 70, 71 e 72). Prevista l’abrogazione di una serie di norme superate dal presente decreto. Stabilito, poi, che l’obbligo di cartellino identificativo per i dipendenti a contatto col pubblico decorra a partire dal 90esimo giorno successivo all’entrata in vigore del decreto. Sempre dall’entrata in vigore del provvedimento, targato Brunetta, non è più ammessa, a pena di nullità, l’impugnazione dei provvedimenti disciplinari dinnanzi ai collegi arbitrali. In un successivo provvedimento verranno declinate le novità in arrivo per il mondo della scuola. Al momento, resta esclusa la possibilità di costituire nell’ambito del sistema scolastico gli organismi indipendenti di valutazione.
Obiettivi (articolo 1). Riorganizzare l’intera disciplina del rapporto di lavoro alle dipendenze di amministrazioni pubbliche, valorizzando produttività, di impiegati e dirigenti, e merito e punendo (sanzioni e meno soldi in busta paga) gli assenteisti e i “fannulloni”.
Organismi indipendenti di valutazione (articoli 14 e 30). Che dovranno sorgere (gratuitamente ed entro il 30 aprile 2010) all’interno di ogni amministrazione, sostituendo, di volta in volta, i servizi di controllo interno. Sono nominati, per 3 anni, dall’organo di indirizzo politico-amministrativo. L’incarico è rinnovabile per una sola volta. Ogni organismo è composto da 3 componenti e ha il compito, tra l’altro, di garantire la correttezza dei processi di misurazione e valutazione, anche al fine di corrispondere i premi.
Organo di indirizzo politico amministrativo (articolo 15). Con il compito, in particolare, di promuovere la cultura della responsabilità per il miglioramento della performance, del merito, della trasparenza e dell’integrità.
Performance da “10 e lode” (articoli 2 e 3). Che dovranno essere, costantemente, valutate e misurate, per tenere sotto controllo il polso della situazione, anche al fine di riconoscere premi e scatti di carriera. Ogni amministrazione dovrà rendere pubblici i giudizi assegnati ai propri uffici. L’intera operazione, dalla valutazione alla pubblicazione dei voti, dovrà essere “a costo zero”: si utilizzeranno, cioè, risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili “a legislazione vigente”.
Piano delle performance (articoli 10 e 11, comma 5). Da presentare, da parte di ciascuna amministrazione, ogni anno, entro il 31 gennaio. Racchiude tutte le informazione su obiettivi e risultati di tutti gli impiegati. Se non viene adottato, l’amministrazione inadempiente non potrà erogare la retribuzione di risultato ai dirigenti responsabili e non potrà procedere all’assunzione di personale o al conferimento di incarichi di consulenza o di collaborazione comunque denominati. Bisognerà, poi, fare, pure, una relazione, entro il 30 giugno, che evidenzi, come una sorta di consuntivo dell’anno precedente, le performance organizzative e individuali, con rilevazione di eventuali scostamenti rispetto agli obiettivi e alle risorse programmate e il bilancio di genere realizzato. Entrambi i documenti dovranno essere trasmessi a via XX Settembre, alla Commissione di valutazione, alle associazioni dei consumatori e utenti, ai centri di ricerca e a ogni altro osservatore qualificato.
Premio di efficienza (articolo 27). Previsto che una quota fino al 30% dei risparmi sui costi di funzionamento sia destinata, in misura fino a 2/3, a premiare, secondo criteri generali definiti dalla contrattazione collettiva integrativa, il personale coinvolto e per la parte residua a incrementare le somme disponibili per la contrattazione stessa.
Procedimento disciplinare (articoli 65, 66 e 67, sub articoli 55-bis, 55-ter, 55-sexies). Giro di vite su sanzioni disciplinari e responsabilità dei dipendenti pubblici, con l’obiettivo di contrastare i fenomeni di scarsa produttività e assenteismo, potenziando l’efficienza. Va su internet il codice disciplinare di ogni amministrazione e viene rimesso ai contratti collettivi il compito di regolare tipologia di infrazione e relativa sanzione. Con un limite però: che non può istituire procedure di impugnazione dei provvedimenti disciplinari, per cui resta, peraltro, confermata la giurisdizione del giudice ordinario. Si possono, invece, prevedere forme di conciliazione non obbligatorie da concludersi velocemente (massimo 30 giorni e, comunque, prima dell’irrogazione della sanzione). Riconosciuti, poi, più poteri ai dirigenti, termini certi e una fase istruttoria potenziata. Il giudizio penale sospende solo i procedimenti disciplinari più complessi. Se poi il procedimento disciplinare (non sospeso) si conclude con l’irrogazione di una sanzione, i termini si riaprono se vi è incompatibilità con il sopravvenuto giudicato penale. Previste, ancora, varie ipotesi di responsabilità per condotte che arrecano danno all’amministrazione pubblica, fra le quali si segnala (per la forte valenza pratica) la responsabilità disciplinare del dirigente o del funzionario che determina per colpa la decadenza dell’azione disciplinare. Per converso, si limita esplicitamente agli eventuali casi di dolo o colpa grave la responsabilità civile del dirigente in relazione all’esercizio dell’azione disciplinare.
Programma triennale per la trasparenza (articolo 11). Che dovrà essere fatto, sentite le associazioni di utenti e consumatori, e aggiornato annualmente. In caso contrario, è fatto divieto all’amministrazione inadempiente di erogare la retribuzione di risultato ai dirigenti preposti agli uffici coinvolti.
Rapporto di lavoro pubblico (articoli da 31 a 35). È disciplinato dal codice civile, dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell’impresa, fatte salve le diverse disposizioni contenute nel decreto legislativo 165/2001, che costituiscono disposizioni a carattere imperativo. Previsto, anche, che, nel rispetto della legge, le determinazioni per l’organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro siano assunte, in via esclusiva, dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista. Su proposta dei competenti dirigenti, viene elaborato il documento di programmazione triennale del fabbisogno del personale. Stabilito, poi, che i contratti collettivi nazionali disciplinano i rapporti sindacali e gli istituti della partecipazione.
Ricompense (articoli da 20 a 26). Ricompense per valorizzare merito e professionalità. In totale, sono previsti 6 premi. Si parte dal bonus annuale delle eccellenze, cui concorrono tutti gli impiegati collocatisi nella fascia meritocratica alta. C’è, poi, il premio annuale per l’innovazione (di valore pari all’ammontare del bonus eccellenti), che viene assegnato al miglior progetto realizzato nell’anno, in grado di produrre un significativo cambiamento dei servizi offerti o dei processi interni di lavoro, con un elevato impatto sulla performance dell’organizzazione. Accanto a questi 2 premi, ci sono, anche, le progressioni economiche (sulla base di quanto previsto dai contratti collettivi nazionali e integrativi e nei limiti delle risorse disponibili), e gli scatti di carriera, con cui le amministrazioni possono ricoprire, con personale interno, posti disponibili (nella riserva, però, del 50 per cento). La collocazione, per 3 anni di fila, o per 5 anni anche non consecutivi, nella fascia di merito alta costituisce titolo prioritario per far scattare le progressioni. Professionalità sviluppata sul campo (e attestata nel giudizio di valutazione), poi, può portare il dipendente pubblico all’assegnazione di incarichi e responsabilità superiori. Infine, ogni amministrazione può valorizzare le risorse mandandole a lavorare, per un certo periodo, in altri enti, anche esteri, oppure, promuovendo l’accesso privilegiato a percorsi di alta formazione.
Sentenze penali (articolo 68). Stabilito che la cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento penale nei confronti del dipendente pubblico ne comunica il dispositivo all’amministrazione e, su richiesta di quest’ultima, trasmette copia integrale della pronuncia. Da preferire, modalità di invio telematico.
Standard di qualità (articolo 28). Andranno definiti con direttive, aggiornabili annualmente, del presidente del Consiglio dei ministri, su proposta della Commissione per la valutazione. Per i servizi di Regioni ed enti locali si provvederà con atti d’indirizzo, adottati d’intesa con la conferenza unificata.
Trasferimenti (articolo 48). Potranno essere utilizzati per ricoprire posti in organico vuoti. Alle amministrazioni è fatto, però, obbligo di rendere pubbliche le vacanze di posti da coprire attraverso passaggio diretto di personale da altri enti, fissando preventivamente i criteri di scelta.
Trasparenza (articolo 11, comma 7). Ogni amministrazione dovrà pubblicare sul proprio sito internet, in un’apposita sezione (di facile e immediata consultazione), tutte le informazioni legate alle valutazione e al merito. Dalle retribuzioni e i curricula dei dirigenti, all’ammontare complessivo dei premi collegati alle performance, agli incarichi, retribuiti e non, conferiti ai dipendenti pubblici e a soggetti privati.
Trattamento economico accessorio (articolo 44). Viene legato ai risultati per almeno il 30% della retribuzione complessiva del dirigente, considerata al netto della retribuzione individuale di anzianità e degli incarichi aggiuntivi soggetti al regime dell’onnicomprensività. I contratti collettivi nazionali possono incrementare progressivamente la componente dell’emolumento legata alle performance.
Valutatori (articolo 12). Nella nuova Amministrazione, targata Brunetta, uffici e impiegati pubblici saranno valutati da 4 organi: la Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche, gli organismi indipendenti, l’organo di indirizzo politico-amministrativo e i singoli dirigenti.
Voti a impiegati e uffici (articoli da 4 a 9). Arrivano le pagelle come a scuola. A essere valutati saranno i dipendenti e le singole strutture: alla “bocciatura” corrisponderanno meno soldi in busta paga e alla “promozione”, scatti di carriera legati a incentivi economici. Al posto delle lezioni, si parte dalla fissazione degli obiettivi da raggiungere e gli indicatori di misurazione delle performance. Gli steps sono programmati su base triennale e definiti, alla partenza, dagli organi di indirizzo politico-amministrativo. Sono ammessi, però, “aiutini” in corso d’opera, per correggere eventuali performance da subito negative. Il voto sarà dato annualmente e riportato in un apposito sistema di misurazione e valutazione delle performance, che misurerà, tra l’altro, i risultati conseguiti dalla struttura organizzativa, il grado di soddisfazione degli utenti, l’efficiente impiego delle risorse e la qualità e la quantità di prestazioni e servizi erogati. Per le performance individuali di dirigenti del personale responsabile di una struttura, il giudizio sarà collegato agli indicatori di risultato, al raggiungimento di specifici obiettivi individuali e, in generale, alla qualità del contributo assicurato alla buona causa dell’ufficio. Per tutti gli altri impiegati, il voto è, invece, parametrato solo sul raggiungimento degli obiettivi di gruppo o individuali e sulla qualità del contributo dato. Non saranno tenuti in considerazione (né nel bene, quindi, né nel male) i periodi di astensione obbligatoria dal lavoro per maternità o per congedo parentale.

INPDAP: 700 BORSE DI STUDIO MESSE A CONCORSO.

Oltre 4.700 borse di studio per la frequenza di corsi universitari e di specializzazione, Master e dottorati di ricerca, stage in azienda sono messi a concorso dall'INPDAP in favore di figli ed orfani di iscritti e pensionati dell'Istituto. I benefici, che si inquadrano nel programma "Homo sapiens sapiens" a favore della formazione universitaria e professionale, sono suddivisi per anno accademico. In particolare, per l'anno accademico 2006/2007 sono a concorso 4.000 borse universitarie, del valore di 1.000 euro ciascuna, per la frequenza di corsi universitari, di laurea o laurea specialistica, di conservatorio e 100 borse, di 2.000 euro ciascuna, per corsi di specializzazione universitaria. Per l'anno accademico 2008/2009 sono a disposizione 200 borse per Master universitari di 10 e 20 livello nella misura del 75% del costo complessivo del Master fino ad un massimo di 3.500 euro e 150 borse per dottorati di ricerca del valore annuo di 6.000 euro. Per l'anno solare 2008 sono inoltre a concorso 250 borse per stage in azienda del valore mensile di 400 euro. Tutti i valori economici sono aumentati del 30% in caso di giovani disabili. Sara' inoltre riconosciuto un contributo forfettario alle spese di mantenimento nei confronti di pendolari e di studenti che debbano affrontare documentate spese di soggiorno fuori dal comune di residenza. Possono partecipare al concorso i figli ed orfani di iscritti e pensionati INPDAP che siano inoccupati, disoccupati o occupati con contratto a tempo determinato di durata inferiore a 12 mesi e che abbiano un indicatore ISEE non superiore a 30.000 euro. Oltre a questi requisiti, richiesti indistintamente a tutti, sono previste altre condizioni indicate in relazione alle varie categorie di borse sul sito www.inpdap.gov.it. Le domande debbono essere presentate, inviate via fax o spedite entro il 26 giugno 2009 alla sede INPDAP competente per territorio in relazione alla residenza del partecipante. Le domande debbono essere redatte sul modello da ritirare presso le sedi o da scaricare dal sito internet nella sezione "Concorsi e gare" o "Modulistica". Le graduatorie saranno predisposte, con una riserva assoluta in favore dei concorrenti orfani di iscritto, di giovani disabili e dei giovani residenti nei comuni colpiti dal terremoto dell'Abruzzo, in base al punteggio ottenuto sommando la media dei voti di esame o di laurea con il punteggio attribuito all'indicatore ISEE.

mercoledì 20 maggio 2009

Reperibilità e riposi compensativi.

Quando un lavoratore della sanità assicura la pronta disponibilità in un giorno festivo e viene chiamato ad intervenire ha diritto ad un riposo compensativo; il diritto non sussiste invece se il lavoratore in disponibilità non viene chiamato. Lo ha precisato il TAR della Campania di fronte al ricorso di un dipendente di un'azienda ospedaliera che chiedeva un risarcimento per il mancato riconoscimento del diritto al riposo compensativo per tutti i giorni per i quali egli aveva assicurato la reperibilità. Il servizio di pronta disponibilità è caratterizzato dalla immediata reperibilità del dipendente e dall'obbligo dello stesso di raggiungere il presidio sanitario nel più breve tempo possibile dalla eventuale chiamata. Le disposizioni contrattuali prevedono che, quando la pronta disponibilità cade in un giorno festivo, spetta un riposo "senza riduzione del debito orario settimanale" e che, nel caso di chiamata, l'attività svolta è calcolata come lavoro straordinario. Nel caso preso in esame, che riguardava la reperibilita' non seguita da una richiesta di intervento, il TAR si è soffermato sulla considerazione che la "reperibilità passiva" non e' assimilabile alla prestazione di lavoro perche' qualitativamente differente: infatti la reperibilita' non esclude il godimento del riposo settimanale festivo ma limita soltanto le concrete modalita' di godimento del giorno di riposo producendo un sacrificio che va comunque ricompensato. La disposizione che stabilisce il diritto del lavoratore al riposo compensativo senza riduzione del debito orario settimanale significa che, se l'interessato vuole, pur fruire di un giorno di riposo, ma negli altri giorni deve complessivamente prestare le stesse ore di lavoro che avrebbe prestato nel giorno successivamente dedicato al riposo. Poichè non si verifica una riduzione dell'orario di lavoro, l'interessato pur anche decidere di non fruire del riposo compensativo e di mantenere immutato nella settimana l'orario. In sostanza, ha concluso il TAR, la norma contrattuale introduce soltanto una facoltà per il lavoratore di svolgere la propria prestazione con una diversa articolazione dell'orario di lavoro, manifestandone la volonta' al datore di lavoro. Nel caso in questione, quindi, da parte dell'amministrazione sanitaria non vi e' stato un comportamento illecito, che si sarebbe verificato solo nel caso in cui avesse impedito al lavoratore di esercitare la sua facoltà. Cosa che non è stata poichè l'interessato non aveva mai chiesto di fruire del riposo.

martedì 19 maggio 2009

Brunetta c'è e purtroppo si sente, ma dov'è finito il sindacato?

«In Italia - dice mister br a proposito degli stipendi italiani tra i più bassi d’Europa - ci sono 14-15 milioni di lavoratori dipendenti, più 20 milioni di pensionati che nel periodo della crisi hanno avuto un aumento del potere d'acquisto dei loro stipendi. Poi c'è un'area di sofferenza di circa 500mila lavoratori, tra cassaintegrati e disoccupati, che hanno avuto corrisposto l'80% e il 60% del loro stipendio. Dunque, a fronte di circa 35 milioni di lavoratori, che non hanno risentito della crisi, l'area di sofferenza può essere valutata in appena 500mila unità». Mister br minimizza. Mister br farnetica. Mister br dà i suoi numeri! Mister br... è mister br, punto e basta! Ma la realtà è ben diversa e non c’è certo bisogno dell’Ocse o della più domestica e addomesticabile Istat per rendersene conto! In Italia pensioni e buste paga sono state dimezzate dall’euro e dal costo della vita che invece è raddoppiato ed in alcuni casi anche triplicato! Il rischio di tensione sociale è alto! Altissimo! Altro che le barzellette che và raccontando in giro il governo! "La gente" è esasperata e non ne può proprio più! La cronaca di questi giorni ha portato alla ribalta gli episodi avvenuti nel corso della manifestazione degli operai Fiat a Torino dove un sindacalista è stato “maltrattato”: evidentemente anche il “sindacato” è poco attento alle problematiche lavorative e alla sofferenza salariale del paese, poco dedito a tutelare gli interessi dei lavoratori e troppo preoccupato di pensare agli affari suoi! L'endemica latitanza di chi dovrebbe rappresentare i lavoratori questo sì che è un fatto davvero grave! Questo è il vero male del paese, non un ministro che oggi c'è e domani chissà! Ma purtroppo oggi il sindacato italiano è questo: il clone della politica!

lunedì 18 maggio 2009

Ma non tutti hanno stipendi da fame...











Pierfrancesco Guarguaglini
3,64milioni di euro
Presidente di Finmeccanica

Roberto Poli
3,29 milioni di euro
Presidente di Eni









Fulvio Conti
2,97milioni di euro
Amministratore delegato di Enel

Giancarlo Cimoli
2 milioni 700 mila euro
Amministratore delegato e presidente di Alitalia ha dichiarato 2 milioni e 700 mila euro senza contare la lauta liquidazione ottenuta dalle Ferrovie dopo il suo passaggio all'Alitalia (intorno ai 6,7 milioni di euro). Il suo stipendio (si fa per dire) è aumentato in un anno del 23%. Per essere più precisi: dai 2 milioni e 269mila euro annui del 2004 è passato ai 2 milioni e 786mila del 2006 (esattamente quanto guadagnano 210 dipendenti a contratto).

Su quasi mille manager pubblici nel 2007, sono 22 quelli che hanno denunciato un reddito superiore al milione di euro. È quanto emerge dalle dichiarazioni dei redditi trasmesse al Parlamento. Si tratta dei redditi complessivi cumulati nell'arco del 2007. Primo della lista, Luca Cordero di Montezemolo, il presidente della Ferrari, con un reddito superiore ai 7,25 milioni di euro, più di quanto denunciato da Guarguaglini (3,64 milioni) e Poli (3,29 milioni) messi insieme. Al quarto posto, il primo fra i nomi meno noti: Emilio Zanetti, vice presidente di Sacbo, la società che gestisce l'aeroporto di Bergamo, ma presente anche in Ubi Banca, Banca popolare di Bergamo e Italcementi. Al quinto posto con 2,97 milioni, l'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti. Per l'a.d. di Eni, Paolo Scaroni, 2,61 milioni che gli valgono la sesta posizione. Chiude la top ten, all'interno della quale rientrano anche Andrea Monorchio (Consap) e Alberto Maffei Alberti (Centro Agro alimentare Bologna), un altro manager Eni, Stefano Cao, e sempre nel gruppo Eni seguono Angelo Caridi (794.492 euro), Domenico Dispenza (1,32 milioni) e Angelo Taraborrelli (1,03 milioni). Fra le Autorità, il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, ha denunciato un reddito complessivo di 834.766 euro, seguito dal presidente della Consob, Lamberto Cardia (658.016), da quello dell'Agcom, Lamberto Calabrò (640.534 euro), e da quello dell'Autorità dell'Energia, Alessandro Ortis (532.088). Fra i manager delle principali società pubbliche non quotate, spiccano gli 1,08 milioni del presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, gli 1,49 milioni dell'a.d. di Poste Italiane, Massimo Sarmi (1,03 milioni vanno al presidente Vittorio Mincato), i 994.046 di Maurizio Cipolletta come presidente di Ferrovie dello Stato e i 964.980 euro che Maurizio Prato ha denunciato quando era alla guida di Alitalia.

venerdì 15 maggio 2009

I malumori del governo: braccio di ferro Tremonti-Brunetta.

Mister br di nuovo pronto a dimettersi! «Ho messo a disposizione il mio mandato, in questo momento non so se sono ancora ministro», dice il responsabile della Pubblica amministrazione. Renato Brunetta alza il tiro della polemica sulla legge "anti-fannulloni" e riduce il tempo della minaccia di dimissioni inizialmente fissato in due mesi. «O il mio decreto viene trasmesso alle Camere entro due giorni o mi dimetto», afferma mister br, parlando ad una platea sindacale cislina alla quale subito dopo chiede di dargli «una mano perché con voi l’accordo si trova sempre. Ci sono molte resistenze che non sono le vostre...» chiosa Brunetta che fa sapere di aver già consegnato le dimissioni nelle mani del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
La cosa, realisticamente parlando, fa sorridere e non fa più notizia anche perchè alle dimissioni dei politici italiani non ci crede più nessuno! Ma cosa c'è realmente dietro le continue minacce di mister br di mollare tutto? L'oggetto del contendere non è certo l'efficacia e la trasparenza degli uffici pubblici, nè tantomeno la presunta lotta ai "fannulloni", ma è strettamente di natura politica: ci sono «resistenze» al decreto legislativo che dovrà attuare la riforma della Pubblica amministrazione, cosa alla quale Brunetta, dopo il premio Nobel, tiene di più. Mister br non può fallire anche in questo, ne va di mezzo la sua "autostima", per quanto attiene alla nostra, bè quella non l'ha mai avuta! Ma dette «resistenze», ha ribadito più volte Brunetta a Fiuggi, ospite d'onore al congresso degli amici della Cisl, «non arrivano dal sindacato, ma dall’interno del mio governo». Non fa nomi, mister br ma la polemica è dichiaratamente con un altro Professore: il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Anche se, poi, il vero destinatario dello sfogo, ovviamente, è sempre "il grande capo": Silvio Berlusconi. Due, in particolare, i temi su cui Tremonti si è messo di traverso. Il più importante è l’"authority" che dovrà valutare l’efficienza dei dipendenti statali. L'altro è l’introduzione della "class action" nella pubblica amministrazione.
Facciamo un passo indietro. Il 15 marzo il Parlamento ha approvato la legge delega per introdurre «efficienza e trasparenza» nella pubblica amministrazione. Ora questa legge, per diventare operativa, ha bisogno dell’approvazione del decreto legislativo. Il testo è stato approvato in via preliminare dal consiglio dei ministri l’8 maggio e adesso dovrà fare il giro delle sette chiese (Conferenza unificata per la valutazione da parte di Regioni ed enti locali, Cnel, commissioni parlamentari) prima di tornare a palazzo Chigi per l’approvazione definitiva.
Brunetta, nei giorni scorsi, ha posto un ultimatum: «O si chiude entro sessanta giorni o io me ne vado». Con chi ce l’aveva, lo abbiamo appena detto: Giulio Tremonti che si era già detto perplesso e che in questi giorni ha ribadito che non intende dare la sua approvazione al provvedimento! Ecco le motivazioni di Via XX Settembre. Allo stato attuale delle cose, il controllo economico sull’amministrazione pubblica e la gestione del personale ricade sotto il ministero di Tremonti (quello di Brunetta è un dicastero senza portafoglio, collocato all'ombra di palazzo Chigi). Ma nel momento in cui dovesse diventare operativa l’«Autorità indipendente per la valutazione dell’efficienza delle procedure» voluta da Brunetta (composta da cinque esperti proposti dal ministero per la Pubblica amministrazione e da quello per l’Attuazione del programma con un costo di oltre 4milioni di euro), le leve che comandano la burocrazia passerebbero a Palazzo Chigi. Anche perché la nuova authority dovrà dettare i criteri per stilare l’elenco dei “buoni” (il 25% dei dipendenti pubblici che avranno il massimo del premio di produttività), dei “così, così” (il 50% dei travet con meriti inferiori, che riceveranno metà del premio) e dei “cattivi” (quelli che resteranno a bocca asciutta). Insomma - a parte il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna che ha contestato il meccanismo degli aumenti di merito puntualizzando che avrebbe penalizzato le donne in maternità - il nocciolo della questione è politico: il potere vero non sarebbe più in mano al ministro del tesoro. Il resto delle perplessità di Tremonti sono legate alla “class action” che, così come disegnata da Brunetta, comporerebbe il rischio amministrativo di un pericoloso contenzioso, con relativo blocco del funzionamento degli uffici, ed il rischio politico che la “class action” del settore statale faccia da battistrada per qualcosa di analogo, e magari di più rigoroso, nel privato. E si sa che "il governo degli imprenditori" intende andare molto cauto sull’argomento.

La risposta di Berlusconi dopo il Consiglio dei ministri di oggi sul "Decreto Brunetta":
«Dal Cdm - afferma il premier - è arrivato il via libera al decreto legislativo per la pubblica amministrazione che va sotto il nome di "RIVOLUZIONE". Ora il testo passa all'esame delle Camere e della conferenza Stato-Regioni». «I provvedimenti che il governo si appresta a varare per la pubblica amministrazione vogliono premiare la meritocrazia». Lo ha sottolineato il premier Silvio Berlusconi, aggiungendo che l'obiettivo è «riconoscere il loro sforzo con compensi economici che si danno a coloro che lavorano nelle aziende private. Vogliamo che i tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici abbiano un morale diverso e abbiano motivo di essere realizzati e di essere così più positivi nei confronti dei cittadini». Per quanto riguarda, invece, la class action nei confronti di prodotti e servizi della Pubblica amministrazione, questa farà parte di un provvedimento ad hoc: «Abbiamo espresso al ministro Brunetta l'apprezzamento per il lavoro svolto, ma abbiamo ritenuto opportuno richiedere un parere al Consiglio di Stato e dell'avvocatura sugli effetti che può avere la nuova disciplina sul processo amministrativo e sulla difesa erariale».

E mister br? Esprime soddisfazione per le parole del "capo" non parla più di dimissioni, ma di "derivata seconda" e fissa per fine giugno, primi di luglio, un incontro tra Berlusconi e i vertici delle Organizzazioni Sindacali del pubblico impiego per discutere dell'approvazione del 1° d.l. di riforma della P.A. che prelude all'approvazione in autunno del 2° d.l.. Mister br ha poi chiosato sulla "meritocrazia" sottolineando il fatto che dal 1° gennaio 2010 solo il 25% dei dipendenti pubblici, quelli giudicati "bravi", riceverà il 50% delle risorse complessive che un tempo erano stanziate e distribuite a pioggia a favore di tutti i dipendenti pubblici!

Secondo Brunetta solo il 25% degli Statali farebbe il proprio dovere! Ma allora perchè gli italiani dovrebbero continuare a tenersi sul groppone «2.625.000-fannulloni»? Perchè il ministro non licenzia l’altro 75% dei dipendenti pubblici?
Ma come fa mister br a stabilire aprioristicamente che solo il 25% su un totale di 3milioni e mezzo di Statali, ovvero 875.000 impiegati in tutto, sono "bravi", fanno il proprio dovere e perciò sono tanto meritevoli da essere premiati sin da oggi con i soldi che un tempo erano anche dei loro colleghi? E se fossero di più? E se fossero di meno? MACCHE'! SARANNO ESATTAMENTE 875.000! Lo affermano gli studi di settore di mister br: altrimenti perchè avrebbe studiato tanto in vita sua, solo per mettere in difficoltà il premier con la "derivata seconda"? Ma se così fosse, allora, perchè continuare a tenersi sul groppone i restanti 2milioni e 625mila "fannulloni"? Che mister br li "lecenzi"!

Oltre il 50% dei dipendenti pubblici sarebbe soddisfatto di Brunetta!?

I dipendenti della Pubblica Amministrazione promuovono il lavoro svolto dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta!? SI. Questo è almeno quanto emrgerebbe da uno "studio" commissionato, dal dicastero di mister br all'Istituto Ekma(!?) che ha sondato un campione(!?) di 1.500 dipendenti tra il 31 marzo e il 21 aprile scorso. Ora non sappiamo in quale istituto di cura mentale si sia realizzata la ricerca commissionata da mister br, naturalmente con i soldi dei contribuenti, comunque questo ci è stato trasmesso dalle agenzie e questo è quanto pubblichiamo! Per il 52,3% di questo... pseudo-campione, infatti, come spiega una nota del ministero, la percezione sui cambiamenti in atto è complessivamente positiva. Per il 40% abbastanza positiva mentre per il 12,3% molto positiva. E se il 5,5% non sa o non risponde, i giudizi negativi ammontano al 42,2% di cui il 14,3% esprime una valutazione molto negativa e il 27,9% abbastanza negativa. Un maggiore livello di consenso riscuotono, invece, gli interventi per controlli più severi in caso di malattia: il 71,4% degli intervistati esprime un giudizio positivo (45,6% abbastanza positivo e il 25,8% molto positivo) mentre i giudizi negativi "pesano" per il 25,7% del campione (4,9% molto negativo e il 20,8% abbastanza negativo). Ma il quasi en plein si raggiunge sugli interventi destinati a migliorare i tempi di espletamento delle pratiche. I nuovi servizi di Reti Amiche, Piano E-gov 2012 e Linea Amica riscuotono, infatti, l'89,4% dei giudizi positivi del campione mentre quelli negativi si fermano al 5,5%. Non solo. Anche la possibilità di licenziare i "fannulloni" secondo la ricerca raccoglie il gradimento dei lavoratori: l'80,6% degli intervistati ha dato un giudizio positivo (28,5% molto positivo e il 52,1% abbastanza positivo) mentre i giudizi critici si fermano al 15,3% di cui il 2,5% molto negativi e il 12,8% abbastanza negativi. Peccato che i nostri sondaggi, la nostra percezione e quella del cittadino-utente "in coda come sempre allo sportello" sia diametralmente opposta a quella governativa spacciata da mister br!

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