martedì 30 giugno 2009

Brunetta: nessuna pietà neanche per gli ammalati di cancro.

C’è una circolare della funzione pubblica, la numero 1 del 2009, firmata dal signor Brunetta, che a dir poco è scandalosa e immoralmente vergognosa. Orbene il signor Brunetta, Ministro della Repubblica Italiana, non pago delle vergognose etichettature, insinuazioni, insulti che rivolge ai lavoratori pubblici (siano essi fannulloni o panzoni) adesso se la prende anche con gli ammalati oncologici. Se la prende con chi gravemente malato è costretto a subire la chemioterapia, la radioterapia; se la prende con chi sta conducendo la sua battaglia per vivere, perché lo sappiamo tutti nevvero, che l’ammalato oncologico se la spassa nel farsi curare? Che può lavorare da un letto di ospedale o da casa... magari usando un efficiente computer. Vede signor Brunetta, la gente è stanca di tutti questi insulti che riversate sui cittadini; la vostra, unica fortuna è che beneficiate della immunità nell’esercizio delle vostre funzioni; siete immuni e non rispondete di tutte le volgarità che dite gratuitamente; se aveste invece, un minimo di onestà intellettuale e pietas umana, e buonsenso, vi guardereste bene dall’essere così insolenti. Se lei non sa, che cosa significa cercare di salvarsi da una malattia oncologica, glielo spiego io, che ho accompagnato mia sorella per sette lunghi anni; anni di sofferenze per tutta una famiglia e di una persona giovane, che ha contratto una malattia quasi sicuramente professionale e incurabile. (Vedi un po’ questi fannulloni che si ammalano, perché lavorano troppo poco, eh!) Stefania, aveva 36, anni quando si è ammalata di cancro, era un tecnico di radiologia medica, era una instancabile lavoratrice, perché amava molto il suo lavoro, si pensi caro signor Brunetta, che Stefania, è andata avanti anni, a coprire turni di 15 giorni al mese, h 24, (della serie non tornava a casa ma restava per giorni e giorni in ospedale) perché in radiologia non c’era personale. Poi sa quale è stato il grazie per il lavoro svolto in tanti anni, ovviamente, dato che era ammalata, e non poteva di certo andare al lavoro, hanno ben pensato di declassarla, hanno cercato di toglierle il livello retributivo, e anche qui ennesima battaglia, anche se legale, che grazie a Dio, e alla forza del sindacato, Cgil, ha ristabilito il suo diritto, ma non è stato semplice vista l’arrogante ignoranza della Direzione Sanitaria. Prima però, le chiedevano il favore di fare turni massacranti, che Lei, per senso del dovere non rifiutava mai. Si è ammalata di cancro, sette anni di sofferenze, tre interventi chirurgici demolitivi, sa cosa significa essere operati per ben tre volte, con interventi chirurgici di durata media 14 ore, (e non certo per lentezza chirurgica), cicli continui di chemioterapia, radioterapia, brachiterapia, ha resistito a tutto perché voleva vincerla questa battaglia. E parliamo della chemioterapia, vede signor Brunetta, dopo una chemioterapia, Stefania rimaneva a letto immobile per circa una settimana, non riusciva a muovere un dito, non parliamo poi di tutti quelli che si chiamano sintomi collaterali di una chemioterapia che sono devastanti per il fisico e la mente (vomito, nausea, inappetenza, gonfiore, sbalzi di temperatura, dolori ai muscoli ed alle articolazioni). In queste condizioni un ammalato può lavorare signor Brunetta? Abbiamo solcato i corridoi dell’ospedale oncologico di Padova, dentro quelle mura, si sono rincorse speranze, dolori, si sono suggellati patti di silenzio con i medici, lo sa, signor Brunetta, che da quando Stefania se né andata, non riesco più ad entrare in un ospedale. Vede signor Brunetta, tutto va bene e nulla manca per chi guarda soltanto il di fuori e giudica gli altri prendendo sé per misura. Si ricordi, invece, che la civiltà di uno Stato la si misura da come vengono trattati i bambini, i vecchi e gli ammalati, e ultimamente mi sembra pesante la carenza, (o meglio abrogazione) dei diritti visti gli interventi legislativi, effettuati in questi ambiti. Ma secondo lei, bisogna passare per queste forche caudine per capire, che la circolare che è stata emessa è un’autentica vergogna, devo forse augurarle di ammalarsi gravemente, perchè possa capire che certi errori non si devono fare, che bisogna avere rispetto per chi è ammalato suo malgrado. Che bisogna fermarsi, e tacere, di fronte a questi eventi, lasciando ai medici e ai pazienti sempre l’ultima parola, perché è solo la persona che è in trincea che sa, quali sono le sue forze, di quanto è ridotta la propria capacità di stare con dignità nel posto di lavoro, senza sentirsi in difficoltà, aggiungendo così dolore su dolore. Prima di assumere atti amministrativi, con valore normativo, atti che assumeranno su chi li subisce pesanti ripercussioni esistenziali, prima di far ciò, provi a capire le sensibilità che si toccano, provi prima, a guardare negli occhi una persona giovane in età lavorativa, ammalata di cancro, provi a guardarle gli occhi e provi a capire, se ha bisogno di fare il telelavoro, o se invece ha bisogno di essere aiutata per uscire da quell’inferno per ricominciare a vivere e anche a lavorare con dignità, senza declassamenti, senza pietismo. Stefania, nonostante la condanna inferta dal suo lavoro, voleva tornare al suo posto di lavoro, voleva tornare tra i suoi colleghi, voleva riappropriarsi della sua vita, sequestrata forzosamente da questa maledetta malattia. Voglio inoltre evidenziarle signor Brunetta, che anche quando le persone ammalate oncologicamente fossero in grado di prestare la loro attività lavorativa, certamente il telelavoro, non sarebbe la cosa più adeguata, perché si rischierebbe la ghettizzazione della persona nella solitudine più totale, invece lei probabilmente non sa, che queste persone lì dove ci sono i margini, richiedono e cercano la loro normale quotidianità. Si faccia un esame di coscienza e se è una persona intelligente, faccia tesoro di quello che le abbiamo scritto, anche questo con profondo dolore.
di Cinzia e Simonetta Arcangeli

lunedì 29 giugno 2009

A luglio la quattordicesima ai pensionati Inpdap.

Con la rata di pensione in pagamento a luglio l'INPDAP corrisponderà la "quattordicesima" a quei pensionati che già l'hanno riscossa lo scorso anno, sempre che risulti permanere il diritto nei loro confronti. Sempre a luglio, la quattordicesima verrà posta in pagamento anche per i pensionati che raggiungono il diritto entro il 10 giugno 2009: a tale scopo, l'INPDAP invierà loro il modulo di autodichiarazione dei redditi presunti per il 2009, da restituire entro il 29 maggio prossimo. I pensionati che perfezionano i requisiti dopo il 10 giugno, dovranno invece chiedere alla loro sede l'erogazione della somma aggiuntiva, comunicando i redditi presunti per il 2009; la somma verrà messa in pagamento con la prima rata utile dopo la domanda dell'interessato. La quattordicesima verrà corrisposta con importi differenziati, in relazione all'anzianità contributiva posseduta da ciascun interessato, e compresi tra un minimo di 336 euro, per anzianita'' fino a 15 anni, ed un massimo di 504 euro per anzianità contributive superiori a 25 anni. Le condizioni per avere diritto alla somma aggiuntiva sono l'aver superato i 64 anni di età e non possedere un reddito complessivo individuale superiore ad una volta e mezzo il trattamento minimo INPS, pari a 8.934,90 euro. I pensionati che percepiscono un reddito superiore a tale cifra ma inferiore alla somma costituita dal limite reddituale aumentato dell'importo della quattordicesima, riceveranno in pagamento la differenza. La somma aggiuntiva non costituisce reddito nè ai fini fiscali nè ai fini della corresponsione delle prestazioni previdenziali e assistenziali.

venerdì 26 giugno 2009

Possibile che in Italia a pagare siano sempre gli stessi?




















E’ trascorso circa un anno dall’insediamento del nuovo Governo. In materia di politica economica, l’impressione è che il governo delle destre abbia spesso scelto di non scegliere. Ha affrontato la crisi prendendo tempo e, al massimo, varando alcuni interventi tampone per fronteggiare le richieste più pressanti che venivano dal mondo del lavoro e delle imprese. Ha scommesso tutto su di una crisi di breve durata, pur sapendo che i tempi della crisi globale sarebbero stati dettati da eventi al di fuori del suo controllo. Una scommessa piuttosto azzardata, anche se tutti ci auguriamo che la crisi sia davvero breve. Sin qui il crollo è stato più rapido che nel 1929. Speriamo ora di avere lasciato alle spalle il punto più basso e di risalire in fretta. Ci sono indubbiamente alcuni segnali positivi soprattutto dal settore immobiliare statunitense e dalla Cina. E l’euforia delle borse di tutto il mondo, nell’ultimo mese, segnala un cambiamento dei sentimenti, degli animal spirits. L’augurio è che l’ottimismo sia altrettanto contagioso di quel pessimismo che ci aveva portato sull’orlo del precipizio. Il rischio di una nuova degenerazione della crisi è tuttavia ancora presente perché l’eccessivo indebitamento delle banche è stato solo parzialmente ridotto. I fattori di instabilità del sistema finanziario internazionale non sono stati ancora affrontati alla radice e sull’Europa incombe la crisi dei paesi dell’ex blocco sovietico. Questa crisi appare comunque destinata a modificare la geografia economica mondiale, i rapporti competitivi fra gli Stati. E’ una crisi maturata oltreoceano, che lascerà lunghi strascichi in quella che sin qui è stata l’indiscussa prima potenza economica mondiale. Gli "States" dovranno portare a termine un costoso processo di deleveraging, di riduzione del debito del settore privato. E’ un processo che riguarda in modo meno pronunciato l’Europa che può trovare la forza di investire nei settori di punta e riuscire ad attrarre quei talenti che sin qui andavano negli Stati Uniti. Oggi l’Europa può davvero ambire a diventare l’economia più competitiva del pianeta come promesso a Lisbona 10 anni fa. Il nostro paese non può perciò continuare a stare a guardare. Certo, l’Italia, per colpa del suo debito pubblico, ha minori margini di manovra di altri Paesi. Proprio per questo ha più bisogno di definire in modo chiaro le sue priorità. Abbiamo l’opportunità oggi di uscire non solo dalla recessione, ma anche dalla stagnazione economica in cui siamo rimasti negli ultimi 15 anni. E i periodi di crisi sono quelli in cui si può trovare il consenso per fare quelle riforme che in tempi normali non si riescono a fare. Certo il terremoto in Abruzzo non ha dato una mano, anzi ha stigmatizzato un consistente peggioramento dei nostri conti pubblici. Si sono aperti tanti, troppi rubinetti, in questi mesi, che sarà difficile tenere sotto controllo! Non ci sono stati grossi risparmi nella gestione dello Stato e nella Pubblica amministrazione. La "cura brunetta" ha sostanzialmente addormentato il malato con un effetto placebo-mediatico, ma non l'ha certo guarito, anzi, ha sommato debiti su debiti. L'unico risparmio è stato quello effettuato, di concerto con Cisl, Uil e Confindustria, sui contratti dei dipendenti pubblici! Il fabbisogno è aumentato di 9 miliardi nei primi tre mesi del 2009. E ci sono vistosi segnali di un calo delle entrate fiscali, ben oltre quanto determinato dall’andamento dell’economia. In particolare, le entrate tributarie nei primi due mesi del 2009 sono calate del 7,2% rispetto ad un anno fa e non più di metà di questo calo può essere attribuito all’andamento dell’economia. Mentre è chiaro ed evidente che l’esecutivo ha dato ripetuti segnali di un abbassamento della guardia sul fronte del contrasto dell’evasione. Il Ministro dell’Economia sull'argomento dribbla abilmente le domande più spinose, evitando accuratamente di rispondere alla domanda che sta più a cuore agli italiani: POSSIBILE CHE IN ITALIA A PAGARE SIANO SEMPRE I SOLITI?

Il governo delle imprese detassa gli utili dei padroni, ma non interviene sulla riduzione fiscale delle buste paga!

Una sorta di "Tremonti-ter" per dare impulso all'economia in un momento di recessione, come richiesto da Confindustria e dalle altre associazioni produttive. Ad annunciarlo è stato il premier Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa di presentazione del logo-immagine "Magic Italy" accanto al neo-ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. "Con il ministro Tremonti - ha spiegato Berlusconi - siamo al lavoro su una serie di misure che saranno contenute nel decreto legge che arriverà venerdì al Consiglio dei ministri. Non voglio fare anticipazioni, ma ci saranno cose che faranno molto piacere a chi imprende come ad esempio la detassazione degli utili che si reinvestono per l'impresa, una specie di Tremonti ter al Consiglio dei ministri di venerdì prossimo". Il premier, come è giusto che sia, continua a pensare ai fatti propri e a quelli di chi lo ha mandato al governo (imprenditori, industriali, commercianti, avvocati, dentisti, notai, finanzieri, banchieri, petrolieri, palazzinari, faccendieri, ecc, ecc) incurante degli interessi generali del paese. Signor Presidente del Consiglio, se e quando il suo governo deciderà di occuparsi anche alla detassazione delle buste paga ce lo faccia sapere. Grazie.

giovedì 25 giugno 2009

Pensioni: la Ue apre nuova procedura d'infrazione contro L'Italia.

La Commissione europea ha deciso di aprire una nuova procedura d'infrazione contro l'Italia per non essersi adeguata alla sentenza della Corte di Giustizia Ue che prevede l'equiparazione dell'età pensionabile tra uomini e donne nel settore pubblico. La Commissione Ue invierà dunque all'Italia una lettera di avviso formale di messa in mora nella quale si sottolinea come il sistema previdenziale pubblico italiano violi il principio della parità di trattamento economico tra uomini e donne, mettendo in atto dunque una discriminazione basata sul sesso. Il Commissario Ue agli affari sociali Vladimir Spidla, secondo quanto confermato dalla sua portavoce, parlerà comunque della questione domani mattina a Roma con il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi a margine di un incontro preparatorio del G8 sui temi sociali.

"Gli uomini della mia scorta, non sono mai stati dei fannulloni".

Vivo da venticinque anni con la scorta. Da allora sono infatti nel mirino di Brigate Rosse e affini. Me ne sono fatto una ragione, anche se non riesco ad accettare come un fatto normale che in questo Paese un professore di economia del lavoro debba temere per la propria vita solo perché esprime le sue idee sul sindacato, sul mercato del lavoro così come su produttività, efficienza e meritocrazia. Mi è andata anche bene, parecchi miei colleghi e amici ci hanno invece lasciato la pelle. Da Ezio Tarantelli a Massimo D’Antona, fino a Marco Biagi. Per citare solo gli amici più vicini e più simili a me per attività professionale, storia accademica, se non proprio storia politica.
Ma non è su questo che voglio soffermarmi. Voglio invece scrivere di quanti mi fanno da scorta, dei tanti giovani che in questi venticinque anni si sono alternati a difesa della mia libertà e della mia vita. A loro devo un grazie sincero, che viene dal cuore. Sono stati tutti bravi, professionali, simpatici. Mi hanno sopportato in mille occasioni nelle quali, lo riconosco, lo stress ha spesso prevalso sulla gentilezza e sulla buona educazione. E di questo chiedo loro scusa. Sono diventati un pezzo importante della mia vita, della mia famiglia. Con loro ho condiviso tutto: dai viaggi alle cene, dalle passeggiate alle visite ai musei, alle campagne elettorali. Spesso, anche le lezioni all’Università. E ancora ricordo i loro occhi che strabuzzavano quando capitava che, spiegando ai miei studenti un qualche paradigma economico, indugiassi su difficilissimi passaggi di matematica. Terminata la lezione, mi dicevano: “Sa, questa volta non abbiamo proprio capito…”. E allora, durante i successivi spostamenti in macchina, cercavo di spiegare loro - magari con strumenti analitici più semplici - i concetti base dell’economia del lavoro. Nei primi tempi a farmi da scorta sono stati gli agenti di polizia: bravi, bravissimi. Da sette, otto anni vengo invece protetto dall’arma dei carabinieri: bravissimi anche loro. Non ho mai notato particolari differenze nella professionalità degli appartenenti ai due corpi, dei quali posso dire solo un gran bene (e già sorrido pensando alla loro storica rivalità e a come storceranno la bocca leggendo questo mio attestato di stima bipartisan…). Ricordo con affetto Carlo, Mario, Francesco, Carmelo e i tanti altri che si sono avvicendati in questi lunghi venticinque anni. Così come mi rassicurano adesso i volti di Andrea, Franco, Luca e Dante. E mi conforta sapere che questi uomini valorosi, spesso del Sud, hanno tutti trovato una collocazione professionale adeguata alle loro aspirazioni e attitudini.
Ripeto: a loro devo soprattutto la mia libertà, non solo la mia vita. Devo in gran parte a loro se in tutti questi anni sono stato libero di dire quello che volevo, di esprimere le mie opinioni, di contribuire alla vita culturale, scientifica e politica del mio Paese. Grazie. Una parola che purtroppo altri non possono pronunciare perché ammazzati da mani vili e feroci. Gratitudine e amarezza, quindi. Sorriso e dolore.
di Renato Brunetta

Stipendio pieno ai donatori di sangue.

Ai dipendenti delle Asl che vogliono donare il sangue non verrà ridotto lo stipendio. La Regione si pone in contrasto con la normativa Brunetta, il cosiddetto decreto "antifannulloni", che tra l'altro taglia la cosiddetta retribuzione aggiuntiva, legata alla contrattazione integrativa, a chi prende un giorno per dare il sangue. L'assessore alla salute Enrico Rossi ha scritto a tutti i direttori generali per chiedere di non fare trattenute in busta paga. Il periodo è piuttosto difficile per il sistema trasfusionale. Di solito d'estate i donatori calano, inoltre quest'anno dopo il terremoto in Abruzzo in molti, anche su richiesta del ministero, sono andati a donare. Quelle persone per un po' non potranno farsi togliere il sangue e il sistema sanitario, anche quello Toscano è in difficoltà.L'iniziativa fa il paio con una campagna che verrà svolta nelle Asl per sensibilizzare i dipendenti del sistema sanitario, oltre 50mila persone, alla cultura della donazione del sangue. «Nonostante i miglioramenti organizzativi - scrive nella lettera Rossi - in alcuni periodi dell'anno, come l'attuale, siamo costretti a ricorrere a rifornimenti presso altre regioni, sostenendo così un costo aggiuntivo di 158 euro a sacca. Purtroppo non è risultato estraneo a questa situazione di difficoltà il decreto legge 112 del 26/06/2008, voluto dal ministro Brunetta, che ha avuto l'effetto di disincentivare in maniera sensibile la donazione di sangue da parte dei dipendenti della Pubblica amministrazione». Dal ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione rispondono a Rossi che proprio l'altro ieri in un incontro con le associazioni di donatori, Brunetta «ha confermato l'impegno a risolvere la questione relativa all'applicazione del comma che riguarda i donatori di sangue dipendenti della pubblica amministrazione, come già rettificata dalle Circolari 7 e 8 del settembre 2008 dello stesso dicastero». Brunetta assicura che a luglio il Senato approverà la legge che abroga il comma sotto accusa.

mercoledì 24 giugno 2009

Perchè soltanto al Viminale i "tornelli" non partono mai?

BADGE! E' questa la parola magica: la tesserina magnetica che da sola può dimostrare se davvero l'impiegato è presente in ufficio oppure no! Ma viviamo o no nel bel paese? Nel paese di Berlusconi, Brunetta e del Lodo-Alfano? E allora? Fatta la legge, trovato l'inganno! Esiste il "Mago del Badge", quello che si presenta alle sette del mattino e ne infila cinque tutti in una volta: gli altri quattro colleghi possono dormire tranquilli! C’è la belloccia che usa il badge del suo "amico-dirigente". C’è chi, oltre ad essere un normale impiegato, fa pure l'idraulico e strizza l’occhio alla guardia giurata che presidia il tornello. C ’è l’amichetta del finanziere, impiegata al Tesoro: il militare le presta il badge e lei se ne va a fare la spesa, tanto con quel tesserino si può entrare e uscire quando si vuole. Non si possono mica limitare gli spostamenti delle forze dell’ordine!? C’è pure chi, non ha grandi velleità, ma improvvisamente è diventato amico dell'autista del direttore e allora... via con il badge! E per finire... studiate bene la planimetria del palazzo, ci sono sempre e ovunque gallerie, sotterranei, sottoscala, cunicoli, vie di fuga volute dalla L.626... roba da far impallidire qualsiasi badge!
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Spett.le Redazione,
sona una dipendente del Ministero dell’Interno e presto sevizio al Viminale. Sono ormai mesi che qui non si fa altro che parlare dei famigerati “tornelli” un vero e proprio tormentone (li mettono o non li mettono, e adesso che li hanno installati... li attivano o non li attivano, e quando, e come, e per chi... solo per gli impiegati civili, anche per i polizioti, anche per i prefetti, anche per i vigili del fuoco, anche per gli uffici politici, per tutti o solo per noi....), un sistema di controllo elettronico delle presenze che dovrebbe portare ad un sistema più efficace ed obiettivo della gestione del personale (per quei pochi che ancora non sapessero di cosa sto parlando). La cosa più raccapricciante è che questa soluzione - dettata peraltro dall'art. 3 delle Legge Finanziaria 24.12.2007, n° 244 - è fortemente osteggiata da una vergognosa melina amministrazione-sindacato, tant'è che i tornelli sono stati installati ormai da mesi, ma non partono mai! Il motivo apparente di tale ritardo, che noi dipendenti leggiamo dai comunicati dei nostri sindacati, è il seguente: vanno bene i tornelli, purchè valgano per tutti, impiegati, dirigenti, poliziotti, pompieri e... politici! Per carità, nulla questio sul principio di uguaglianza nel rispetto della norma (tanto... fatta la legge, trovato l'inganno!!! Già si sussurra per i corridoi del Palazzo di "codici ad personam" che eviterebbero la registrazione delle entrate/uscite), ma a me sembra del tutto pretestuosa questa motivazione. Secondo me i motivi veri di questo assurdo ritardo - verificatosi, peraltro, solo al Viminale, dal momento che in tutti gli altri uffici della pubblica amministrazione i tornelli sono in funzione ormai da anni - sono ben altri! Motivi “clientelari” come al solito! Infatti con un controllo elettronico delle entrate e delle uscite del personale, tanti “altarini” verrebbero scoperti. Per esempio, come spiegherebbero “lorsignori” - tabulati alla mano - situazioni in cui alcuni, molti, dipendenti collocati ad hoc in “certi-uffici” percepiscono straordinari, oltre il normale orario di servizio, per un ammontare di 70/120 ore al mese per di più con l’aggiunta di "6 ore" da recuperare per poter beneficiare della settimana corta? Una giornata è fatta di 24 ore, a meno che... non si “concerti” la soluzione di tarare i “tornelli” su giornate della durata di 48 ore! E poi, come si potrebbero nascondere “talune-assenze” alla Ragioneria Generale dello Stato? Come si giustificherebbe il fatto che il pomeriggio gli uffici sono deserti, ma poi tutti riscuotono i compensi derivanti dal lavoro straordinario? Personalmente sono favorevole ad un sistema più rigido di controllo che ponga fine a certi privilegi. Sono pronta ad accettare il binomio: PIU’ SEVERITA’, PIU’ RIGORE E STIPENDI MIGLIORI PER TUTTI! Insomma un sindacato “serio”, una pubblica amministrazione “degna”, dovrebbero lottare per smascherare certi “giochetti” e battersi per far lavorare tutti, meglio, di più ed allo stesso modo. Soltanto con il lavoro, solo con la qualità del servizio offerto ai cittadini, si possono rivendicare situazioni economicamente vantaggiose per “tutti” i lavoratori: SOLO IL LAVORO PAGA! Ma questo, come è naturale che sia in democrazia, resta soltanto un mio personalissimo... pensiero.
di Maria S.

CAMERA: ore 15.00 question time Brunetta, Maroni.

Si svolgerà oggi alle 15.00, il question time trasmesso dalla Rai in diretta televisiva dall'Aula di Montecitorio. Il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, risponderà ad un'interrogazione sul fenomeno della riduzione delle assenze nel pubblico impiego. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, risponderà ad interrogazioni sulle iniziative volte ad assicurare l'efficace applicazione della disposizione prevista dal comma 5-bis dell'articolo 12 del decreto legislativo n. 286 del 1998, in materia di locazione di immobili a immigrati clandestini; sulle iniziative per l'ampliamento dell'organico della cosiddetta 'polizia di prossimita'; sulle iniziative per una politica comune a livello europeo di contrasto alla clandestinita' e per la stipula di trattati bilaterali che permettano di operare respingimenti nel pieno rispetto della dignità umana e dei trattati internazionali; infine, sugli orientamenti in tema di verifica delle condizioni di soggiorno riguardanti gli studenti stranieri.
It’s question time!
“I risparmi aggiuntivi verranno usati e distribuiti per premiare dipendenti pubblici e relativi datori di lavoro che con serietà contribuiscono a fare buona amministrazione”. Questa una parte della esaustiva risposta che il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta ha dato ieri alla Camera, in occasione del cosidetto Question Time, l’interrogazione a risposta immediata. Il deputato Pietro Laffranco (PDL), infatti aveva chiesto, anche a nome dei colleghi Fabrizio Cicchitto e Italo Bocchino - se ed in quali settori la riduzione delle assenze nel pubblico impiego comportasse un risparmio per le casse dello Stato e come il Governo intendesse utilizzare tale risparmio. Il ministro Brunetta, ricordando che le norme secondo cui i risparmi derivanti dalle assenze concorrono al miglioramento dei saldi di bilancio, ha messo in evidenza che la Finanziaria per il 2009 prevede che le economie aggiuntive, rispetto a quelle già considerate ai fini del miglioramento dei saldi di finanza pubblica, sono destinate alla contrattazione integrativa, ossia ai lavoratori. Ha poi sottolineato che è in corso in questi giorni la quantificazione del risparmio effettivo, da cui deriverà anche «una chiara indicazione dei settori per i quali la riduzione delle assenze ha comportato economie aggiuntive per le casse dello Stato». Inoltre la lotta all’assenteismo, secondo il ministro, ha portato a una riduzione del 40% delle assenze nel periodo da luglio 2008 a maggio 2009. Si può ritenere quindi che “scatti la possibilità di portare risorse per la contrattazione integrativa nei settori che hanno prodotto questi risparmi”, ha concluso Brunetta.

martedì 23 giugno 2009

Metà stipendio dei lavoratori italiani finisce in tasse!

L’Italia è al primo posto in Europa per la tassazione sul lavoro. È quanto emerge da un comunicato diffuso da Eurostat, l’Ufficio di statistica dell'Unione Europea, riferito al 2007. Dati alla mano il carico fiscale che ricade sul reddito lavorativo nel 2007 - il famigerato "cuneo fiscale" - è stato pari al 44%, in salita rispetto al 42,5% del 2006. Il tutto a fronte di una media dell’U.E. a 27 paesi del 34,4% nel 2007, invariata rispetto al 2006. Insomma quasi la metà dello stipendio degli italiani a reddito fisso e dei pensionati finisce in... tasse! Ma questo non perchè Statali, lavoratori dipendenti e pensionati siano più "onesti" dei lavoratori autonomi, dei liberi professionisti o dei commercianti, ma solo perchè è lo Stato in persona che infila direttamente le mani nelle loro tasche: insomma un pubblico dipendente, anche se lo volesse, non può evadere il fisco in nessun modo!!! A fronte di questa Italia, ce n'è però un'altra: l'Italia dei "furbi" che campano sulle spalle dei "fessi"! C’è l’idraulico che dichiara 3 mila euro l’anno e gira con un’auto fiammante da 120 mila euro. C'è il carpentiere che ha un reddito annuo di 20.000euro ed il suo datore di lavoro, un imprenditore edile sempre in perdita, che invece ne denuncia 7.000. C’è il precario che vive in una villa di oltre 3 mila mq. E c’è anche la pensionata che dichiara meno di mille euro e acquista preziosi per una somma intorno ai 150 mila. I dati del 2007 lo confermano: gli italiani che "imprendono" hanno un talento naturale nell’aggirare il fisco. In base ai dati del Ministero del Tesoro, l’evasione ammonta a circa 100 miliardi di euro all’anno. E c’è di più: l’economia sommersa è diventata pari al 20% del Pil. Ogni giorno, pur con pochi mezzi ed il minimo "impegno" da parte di chi di dovere, vengono scoperte in media 20 persone che non fanno la denuncia dei redditi. Ci sono, poi, i circoli culturali, le associazioni, le fondazioni, ecc, ecc, che coprono, grazie al regime fiscale agevolato, attività economiche per centinaia di migliaia di euro. Ci sono, inoltre, migliaia e migliaia di attività che acquistano beni strumentali fruendo di sconti e agevolazioni statali, senza dichiararne il possesso. Così capita di trovare i cosiddetti "esercizi commerciali virtuali": lavanderie senza lavatrici, ristoranti senza tavoli, centri elettronici senza computer. D'altra parte, i controlli sono tutt’altro che all’avanguardia: ogni evasore corre il rischio di essere controllato solo una volta ogni 16 anni. E il fisco, per recuperare i soldi, impiega in media 4 anni dalla scoperta della “magagna”.

Condannato ex prefetto di Livorno per uso improrio di "auto blu".

L'auto blu, con l'autista, veniva utilizzata dalla moglie per essere accompagnata alle Terme di Montecatini: per questo l'ex prefetto di Livorno, Vincenzo Gallitto, è stato condannato dalla Cassazione a 4 mesi di reclusione per abuso d'ufficio. Senza successo Gallitto ha sostenuto di non saper nulla(!?) del fatto che la moglie utilizzava la sua auto blu e il personale di servizio. Ma la Cassazione non ha dato ascolto a questa "tesi" rilevando che l'ex prefetto per il ruolo che rivestiva era al corrente dei «movimenti delle autovetture disponibili» ed inoltre ci sono «attestazioni di espliciti ordini, da lui dati, di accompagnare la consorte con l'autovettura di servizio». Così i viaggi della signora, da Livorno alle Terme di Montecatini, avvenuti tra il gennaio 2002 e il settembre 2003, hanno portato alla condanna penale dell'ex prefetto (sentenza 25537). Per la Cassazione l'utilizzo delle auto d'ordinanza da parte delle consorti per ragioni private costituisce un danno oggettivo sia per «il non irrilevante valore economico del consumo di carburante», sia per il «costo di mercato dell'utilizzo del mezzo che per le ore di impegno del personale». Inoltre, piazza Cavour rimarca che il divieto della macchina di ordinanza deve estendersi anche a chi riveste incarichi in comune e ne fa uso privato ancorchè sporadico. E sempre in tema di auto blu un'altra sentenza della VI Sezione penale (numero 25541) ha reso definitiva la condanna a 9 mesi di reclusione per peculato d'uso nei confronti di Simeone Cenname, consigliere comunale del Comune campano di Camigliano per avere fatto momentaneamente uso personale dell'auto del Comune. Inutile la sua difesa volta ad attenuare la condanna sulla base del fatto che aveva utilizzato l'auto blu in un giorno prefestivo e in via del tutto episodica ed occasionale. Piazza Cavour ha dichiarato inammissibile il ricorso del consigliere comunale e ha evidenziato che «integra la contestata ipotesi di peculato d'uso», l'utilizzo dell'auto d'ordinanza dal momento che il consigliere ha «esercitato, ancorché in termini temporalmente contenuti e isolati, una vera e propria azione “uti dominus” sulla disponibilità della vettura del comune di cui era consigliere, esulando da tanto sia la necessità di ragioni di servizio sia di improvvise e imprescindibili ragioni di assoluta urgenza personale non altrimenti fronteggiabile nell'immediato». Ma una rondine non fa primavera e... due auto blu sottratte all'uso-abuso dei burocrati non risolvono un problema atavico: l'Italia va a piedi, "loro" in carrozza. Naturalmente a sbafo!

lunedì 22 giugno 2009

E' emergenza sangue in tutta Italia

Sarà che in estate l’emergenza sangue tocca i picchi più elevati, sarà pure che l’effetto Brunetta ha lasciato in ufficio gli impiegati-fannulon-donatori al fine di evitare ogni possibile penalizzazione retributiva, fatto è che in tutta Italia si registra una carenza di sangue senza precedenti! In particolar modo a Roma e nel Lazio (dove vale la pena ricordare, risiede la maggiore concentrazione di pubblici dipendenti) mancano all’appello oltre 20mila sacche di sangue!
Il governo, anche se tardivamente - in merito alle preoccupazioni che il decreto 112, recante le norme anti-assenteismo, si applichi anche a quei dipendenti pubblici che sino ad oggi erano regolarmente retribuiti in caso di assenza dal lavoro per la donazione del sangue o del midollo osseo - ha comunque assicurto il proprio impegno per evitare una penalizzazione a quei lavoratori pubblici che, con grande altruismo, compiono un gesto di solidarietà! Nella fattispecie, l'esecutivo - onde evitare l'ennesima gaffe di uno dei suoi più alti esponenti, tal Brunetta - si è impegnato a predisporre, quanto prima (!?), una normativa quadro sui permessi retribuiti a favore dei donatori.
UN APPELLO A TUTTI I DIPENDENTI PUBBLICI: PRIMA DI PARTIRE PER LE VACANZE, RICORDATE DI DONARE IL SANGUE! BRUNETTA PUO' ASPETTARE... LA VITA NO!

Lei Brunetta, mi scusi, non può essermi simpatico!

Gentile ministro Brunetta,
non ho alcuna simpatia per il governo del quale Lei fa parte, ma questo non mi proibisce di scriverLe per cercare un chiarimento circa le iniziative che La stanno rendendo tanto popolare. Da sempre gli italiani hanno visto i dipendenti pubblici come una categoria di scansafatiche protetta e tutelata da contratti inattaccabili, dirigenze conniventi e sindacati potenti. In quest’ottica, un ministro che promette tempi bui per le mele marce che godono di uno stipendio erogato dallo Stato ottiene il plauso di tutti, anche se le sue iniziative non sono proprio chiarissime. Almeno per me, che ho bisogno di un pò di tempo per capire. Abbia pazienza, sono uno statale anch’io. Dal giorno del suo insediamento Lei ha promesso, tra le altre cose:
1. licenziamento in tronco per i dipendenti “fannulloni” o assenteisti;
2. verifiche fiscali a tappeto per i lavoratori malati;
3. decurtazioni di stipendio per i primi dieci giorni di malattia;
4. limitazione ad una sola "ora d’aria" quotidiana nei giorni in cui si è in malattia, oltretutto tra le 13 e le 14, quando cioè la maggior parte dei negozi sono chiusi e quindi chi vive da solo non ha neanche la possibilità di comprarsi qualcosa da mangiare.
La maggior parte di queste misure sono in realtà già previste da leggi preesistenti, ma evidentemente non sono abbastanza applicate. Comunque sia mi resta difficile comprendere tutto questo Suo accanimento contro i dipendenti pubblici! Infatti finora le Sue iniziative sono state di tipo unidirezionale: punire, reprimere, controllare. Sacrosanto, non lo nego, per ottenere una disciplina ferrea. Sono il primo a pretendere da me stesso e dai miei colleghi il massimo impegno sul lavoro. Ma perchè Lei non usa lo stesso metro per tutti? Perchè non riserva le stesse attenzioni e premure anche a quella classe politica e dirigente che Lei così degnamente rappresenta? Non so se i dipendenti pubblici italiani siano i più fannulloni d’Europa, sicuramente sono tra i peggio pagati. Un grande attore rispose grosso modo così ad un produttore che lamentava un suo scarso impegno sul set cinematografico: “Se mi paghi con gli avanzi è ovvio che io reciti come un cane!” Gli infermieri, gli insegnanti, gli impiegati, i poliziotti italiani guadagnano almeno il 50% in meno dei loro colleghi francesi, olandesi, inglesi. Da noi i contratti di lavoro sembrano... montagne che partoriscono topolini e come se non bastasse questi "ignobili privilegiati" degli statali nostrani devono, a Suo dire, lavorare di più e guadagnare ancor meno. Con queste prospettive non so che efficacia abbiano le Sue promesse di gratificare i dipendenti più efficienti con fondi extra che non si sa secondo quali principi dovranno essere erogati. (Non si dovrebbe fare, non è elegante, ma mi permetto di fare un esempio personale. Sono un infermiere. Perdoni l’immodestia ma mi considero anche un ottimo infermiere. Per svolgere la mia professione ho dovuto conseguire una laurea in scienze infermieristiche e successivamente ho dovuto superare un pubblico concorso. Ho avuto esperienze lavorative in giro per l’Italia ed oggi mi onoro di essere un anello della luccicante catena della sanità lombarda. Svolgo la mia professione, di estrema responsabilità e delicatezza, in un reparto psichiatrico. Dall’immancabile empatia verso i casi più delicati fino allo stress nel trattare pazienti che possono essere anche aggressivi e pericolosi, ad ogni fine turno a casa non si porta solo una stanchezza fisica ma anche una vera e propria spossatezza psicologica. E pensi che non ci è corrisposta neanche un’indennità di rischio. Grazie alla mia laurea, alla mia esperienza ed alle responsabilità che ho, ogni mese percepisco uno stipendio che raramente supera i 1500 euro. Sono un privilegiato ad avere uno stipendio fisso ma spesso penso, da livoroso quale sono, che ci sono persone che hanno lavori che comportano molte meno responsabilità e che sono molto più redditizi. Non mi sorprende che ogni anno sempre meno giovani decidano di accedere ai corsi universitari per diventare infermiere. In questi giorni, oltre ad eseguire il mio lavoro di base, svolgo anche le funzioni di caposala, visto che la caposala titolare è in ferie. Per il surplus di lavoro non percepirò alcun bonus nello stipendio. Non solo. Per coprire i turni lasciati scoperti dai colleghi in ferie ci carichiamo di un numero scandaloso di ore extra, che non ci saranno mai pagate come straordinario ma che andranno in un calderone annuale nel quale, immancabilmente, si disperderanno diluendosi nei mesi successivi, come accade ogni anno. Il pagamento dello straordinario è previsto solo se si è chiamati a coprire eventuali malattie di colleghi, straordinario che non è mai pagato al 100%, al massimo è pagato al 30% ed il residuo va nel calderone di cui sopra. Non solo. Dal momento che le nostre sole risorse spesso non bastano a coprire carenze croniche di personale, spesso siamo affiancati da colleghi che fanno parte di cooperative indipendenti. L’infermiere di cooperativa, pur avendo gli stessi titoli e la stessa preparazione di base, e pur guadagnando da libero professionista qual’è molto più di noi dipendenti statali, spesso ha un’utilità limitata durante un turno perché lavora ogni volta in un reparto diverso e, tranne rare eccezioni, non gli è possibile acquisire una reale esperienza sul campo da nessuna parte. Questo vuol dire che le responsabilità dell’infermiere di reparto si moltiplicano per due, dovendo ogni volta coprire anche l’inefficacia di un affiancamento incongruo, anche se molto ben prezzolato). Caro Ministro, se può, ogni tanto si metta nei panni di quest’infermiere della ricca sanità lombarda che svolge la sua professione con abnegazione, che spesso è costretto a lavorare per due ed in certi giorni anche per tre, che si vede portar via continuamente i suoi giorni di riposo da turni extra che non sono neanche pagati in straordinario e che annientano la vita privata e sociale, che guadagna molto meno dei suoi colleghi europei, che sente di continue riduzioni e tagli di stipendio e che, come se non bastasse, legge tutti i giorni sulla stampa che bisogna continuare con "i giri di vite" sui dipendenti pubblici. Comprenda tutti i motivi per i quali Lei, mi scusi, non può essermi simpatico.
Un infermiere

giovedì 18 giugno 2009

Stipendi: differenziazioni del salario su base territoriale.

La contrattazione differenziata su base territoriale è un nostro vecchio pallino, ma soprattutto una legittima, quanto attuale richiesta che viene fatta a voce grossa da tutto il mondo del lavoro sia pubblico che privato, una pretesa dei lavoratori dipendenti che chiedono più soldi in busta paga per tener botta al costo della vita, ormai fuori da ogni tipo di controllo, soprattutto nelle grandi metropoli. Da sempre sosteniamo che non è giusto ed equo che un lavoratore della pubblica amministrazione in servizio a Roma percepisca lo stesso stipendio di un collega di .... Poggibonsi! Un esempio su tutti, a sostegno di questa nostra convinzione, l'acquisto della prima casa: con 400.000euro nella capitale ti ritrovi un "bilocale" da ristrutturare ex novo, con la stessa cifra nella "periferia" del bel paese ci scappa fuori una "villa"! Ma quando questa formula viene semplificata e tradotta grossolanamente con l’espressione «gabbie salariali» ecco che Cgil, Cisl e Uil alzano gli scudi contro le differenziazioni del salario minimo su base territoriale. La contrattazione territoriale - o come vengono definite in modo semplicistico e volutamente negativo le «gabbie salariali» - deve essere il punto di partenza di una più ampia armonizzazione per riequilibrare la busta paga legata al costo della vita nelle varie realtà locali del paese. Nello spirito del cambiamento questo deve segnare l'inizio di un percorso che vada nella direzione di una riforma di tutta la contrattazione e quella territoriale non solo consente di avere maggiori risorse in busta paga, ma anche di ridurre il costo stesso del lavoro per garantire il valore reale di stipendi e salari tenendo conto anche di come varia il costo della vita sul territorio. Il contratto nazionale non tutela più gli interessi dei lavoratori, ma soltanto le logiche e le dinamiche di chi "contratta"! E se poi a volere il "salario differenziato su base territoriale" è pure la LEGA di Umberto Bossi bè, pazienza, non si può sempre stare da soli dalla parte del giusto! Del resto le camicie verdi non sono mica le camicie nere della marcia su Roma, semmai quelle della "marciaindietro" sulla Casta dei Prefetti!

martedì 16 giugno 2009

PARLAMENTARI: i veri fannulloni in Italia sono proprio loro!

Pochi stakanovisti e un esercito di "fannulloni", ma Brunetta stavolta tace. Stiamo parlando dei suoi colleghi di Camera e Senato. Per usare le stesse pagelle scolastiche reintrodotte dalla Gelmini (da 0 a 10), solo il 2,6% dei parlamentari (16 deputati e 8 senatori per la precisione) sarebbero promossi al secondo anno di legislatura. Il primo anno si archivia così, con insufficienze a go-go: poco presenti, poco attivi, poco propositivi, ma stramaledettamente "pagati"! Con gli onorevoli di destra peggio di tutti e l'opposizione - si fa per dire - a salvare la faccia. Le donne, come sempre, meglio degli uomini. E col dato più avvilente a fare da sfondo: un Parlamento ormai in ginocchio, ridotto a ratificare decisioni già adottate a Palazzo Chigi. In un anno, 61 ddl presentati dall'esecutivo trasformati in legge (90%), a fronte dei soli 7 di iniziativa parlamentare (10%). La fotografia dei primi dodici mesi di vita delle Camere l'ha scattata l'Osservatorio composto da Cittadinanzattiva (movimento che dal '78 promuove i diritti dei cittadini e dei consumatori), Controllo cittadino e Openpolis. Le 32 pagine del rapporto 2008-2009 sulle attività parlamentari misurano con grafici e classifiche l'efficienza di gruppi e singoli. Un "indice di attività" elaborato in base a una serie di parametri: quante volte ogni parlamentare è stato primo firmatario o cofirmatario di un atto legislativo o ispettivo, quante volte relatore di un progetto di legge, quante volte è intervenuto in aula o in commissione, quante volte presente alle votazioni. Cosa si scopre? Emerge molto chiaramente che i deputati dell'Italia dei valori sono i più attivi tra tutti i gruppi presenti alla Camera, su una scala da 0 a 10, la loro media di attività si attesterebbe attorno al 3,57. Sotto la sufficienza, ma meglio degli altri. Seguiti dal gruppo della Lega (2,67) e dal Pd (2,65). Stesso discorso al Senato, anche lì in testa i dipietristi, seguiti però da Udc e Pd. In entrambi i rami del Parlamento, il principale gruppo di maggioranza, il Pdl, ha raccolto il grado di efficienza più basso, ultimo alla Camera (2,01) e penultimo (seguito dal solo misto) al Senato (0,67). Quozienti che si invertono, ed è facile immaginare il perché, se si passano ai raggi x le presenze in occasione delle votazioni: essendo la gran parte dei ddl di origine governativa, ecco che i deputati del Pdl sono risultati presenti all'83% delle votazioni, i leghisti all'86, i democratici all'81. Le donne hanno un indice di attività medio di 2,7. Gli uomini, invece, si fermano al 2,2. Tra le senatrici e i senatori la differenza è ancora più marcata: le prime hanno un indice di attività di oltre 3 punti, mentre i senatori sono al 2. Stesso discorso per le presenze. E come alla fine di ogni anno scolastico che si rispetti, Cittadinanzattiva ha affisso i quadri con promossi e bocciati. Classifiche elaborate, anche queste, sulla base di quei criteri (presenze, firme agli atti, interventi, votazioni). Ed ecco allora la pidiellina Angela Napoli in testa ai virtuosi, affiancata dalla senatrice radicale-Pd Donatella Poretti (entrambe con un bel 10 per indici di attività). Maglia nera tra i "bocciati", invece, al coordinatore del Pdl Denis Verdini alla Camera e al senatore (anche lui pdl) Marcello Pera, che di Palazzo Madama è stato presidente.

lunedì 15 giugno 2009

Nuovo modello contrattuale: che brutto affare!

Con il nuovo modello contrattuale - definito nell’accordo del 15 aprile tra Confindustria e organizzazioni datoriali, e da Cisl, Uil e Ugl - negli ultimi quattro anni i lavoratori italiani avrebbero perso in media 1.352 euro l’anno. A simulare gli effetti dell’applicazione della riforma contrattuale è il “Rapporto sui diritti globali 2009”, curato dall’Associazione Società Informazione. Dunque, con il nuovo modello contrattuale, il divario salariale è destinato ad aumentare comportando un’ulteriore e significativa perdita per i dipendenti a busta paga ed i pensionati, che già hanno pagato dazio negli ultimi anni grazie all’effetto “euro” che ha di fatto dimezzato le retribuzioni di chi sta a stipendio fisso e raddoppiato i costi al consumo. Si calcola che, nel periodo 2002-2008, il potere d’acquisto dei redditi netti reali delle famiglie operaie ha visto una perdita di 1.599 euro, quello con capofamiglia un impiegato ha conosciuto un arretramento di 1.681 euro, mentre quello di imprenditori e professionisti ha riscontrato un guadagno di 9.143 euro. Sono i salari, quindi, secondo il “Rapporto sui diritti globali”, il vero nodo di fondo in questo scenario di crisi economica internazionale: già ora circa 13,6 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro netti mensili; tra essi 6,9 milioni ne percepiscono meno di 1.000, cui si aggiungono i 7,5 milioni di pensionati che incassano pure meno di 1.000 euro mensili.

I salari crescono meno dei prezzi.

I salari crescono meno dell'inflazione. Le retribuzioni dei lavoratori italiani sono cresciute nel primo trimestre 2009 dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,6% rispetto ai primi tre mesi del 2008. Lo comunica l'Istat spiegando che è il dato più basso dal 2000, anno di inizio della ricostruzione delle nuove serie storiche. Nel primo trimestre dell'anno il tasso di inflazione si è attestato invece all'1,5%. E se a dire che gli stipendi degli italiani sono "quasi" fermi rispetto al costo della vita e che l'inflazione erode ogni giorno di più il potere d'acquisto delle famiglie italiane, è l'Istat, allora c'è ben poco da stare allegri: l'ottimismo, evidentemente, s'è fermato ad Arcore!

venerdì 12 giugno 2009

La cura Brunetta non sta portando benefici, ma casi di mobbing!
















Ancora non se ne conoscono i dati ufficiali, ma quella che è stata definita la “cura-brunetta” - riservata non alla Pubblica Amministrazione, ma soltanto agli impiegati statali - sta per rivelare i suoi risvolti più negativi in ambito lavorativo. Tutti concordiamo sulla necessità di uno snellimento della macchina organizzativa dello Stato troppo burocraticizzata e ormai obsoleta, ma i criteri a cui è stata improntata la nuova gestione, con l’attuale ministro Brunetta ed in virtù di alcune circolari ministeriali che avevano la presunzione di poter modificare un sistema precostituito in un “batter di ciglio”, si stanno mostrando a dir poco inadeguati, inefficaci se non addirittura dannosi e controproducenti. L’ultima notizia, ma solo in ordine di tempo, viene dal Ministero dell’Interno. L’Amministrazione del Viminale, deputata alla gestione delle politiche del personale e quindi all’attuazione della riforma-brunetta, avrebbe infatti diramato una circolare secondo la quale le ferie sarebbero considerate assenze dall’orario di servizio e pertanto scorporate e non remunerate dal salario relativo alla professionalità legato, in quel dicastero per l’appunto, all’effettiva presenza dei lavoratori! Cose, insomma, dell’altro mondo! Il dato empirico fornitoci, poi, dalle centinaia di segnalazioni giunte in Redazione dagli impiegati dello Stato, ci dice che il clima psicologico all’interno degli uffici è senz’altro cambiato in peius senza che ciò abbia prodotto, almeno a loro sentir dire, gli effetti benefici auspicati in termini di produttività ed efficienza. Insoddisfazione, lassismo e menefreghismo dilagano sempre di più negli uffici pubblici in preda alla "rassegnazione", conseguenza di una delegittimazione del ruolo e delle funzioni del pubblico impiego messa in essere dall'attuale ministro della funzione pubblica. Secondo i nostri sondaggi, la “cura-brunetta” e brunetta stesso sono in “caduta libera” nei consensi raccolti: oltre il 90% dei nostri sondaggi chiede un repentino cambiamento di rotta nella riforma della P.A. così com’è stata impostata e gestita dalla Funzione pubblica ed invoca le dimissioni del suo ministro. Gli addetti ai lavori, dai massimi dirigenti al bidello della scuola, hanno definito questo tentativo di riforma uno spot mediatico nei confronti di quella parte di opinione pubblica che non ha mai visto di buon occhio il pubblico impiego, un assist per gli industriali del nord, un volgare e becero atto di repressione nei confronti degli impiegati dello Stato, paragonabile al più deleterio “terrorismo psicologico”, che starebbe causando un generale clima di insoddisfazione, impotenza e intolleranza all’interno della pubblica amministrazione, con il conseguente aumento di casi di vessazioni e angherie, in una parola sola è “mobbing”! Per porre un argine a questa metamorfosi negativa del clima lavorativo - che evidentemente ha ricadute sfavorevoli non solo sui lavoratori pubblici, ma anche sugli utenti e quindi sui cittadini, in quanto propone un ritorno al passato ancor più negativo di quel che è stato ai tempi fantozziani dell’"impiegato-vittima-succube del capo" – oggi, più che mai, è necessaria una vera e propria controriforma che sia ben ponderata e che tenga al centro dell’attenzione la salute psicofisica e la crescita professionale del lavoratore, bilanciando questa necessità con i primari criteri di efficienza e produttività organizzativa della pubblica amministrazione, ponendo in essere condizioni salariali e lavorative allineate agli standard europei ed adottando criteri di valutazione quanto più oggettivi, chiari e trasparenti.

giovedì 11 giugno 2009

Brunetta e le sue statistiche: "Dipendenti e pensionati più ricchi”.

Gente distinta che esce dritta e a testa bassa dal portone, gente che ha poca voglia di parlare, gente che ha poca voglia di ascoltare la politica e certi politici. Un tempo ricorrevano al Monte di Pietà, solo i romani in condizioni gravissime, ora quelle condizioni sono comuni a tanti e la fila col numeretto, davanti al pegno, si è allungata. Il Monte dei Pegni di Roma eroga 21 milioni di euro al mese, per un totale di 30 mila operazioni di concessione del credito. La gente entra ed esce dall'istituto in continuazione. Dal 1993 il valore delle pensioni è calato del 30%. Con il nuovo modello contrattuale, il divario salariale è destinato ad aumentare comportando un’ulteriore e significativa perdita per i dipendenti a busta paga ed i pensionati, che già hanno pagato dazio negli ultimi anni grazie all’effetto “euro” che ha di fatto dimezzato le retribuzioni di chi sta a stipendio fisso e raddoppiato i costi al consumo. Si calcola che, nel periodo 2002-2008, il potere d’acquisto dei redditi netti reali delle famiglie operaie ha visto una perdita di 1.599 euro, quello con capofamiglia un impiegato ha conosciuto un arretramento di 1.681 euro.
Ma secondo Lui, secondo le Sue statistiche ed i Suoi studi, “in Italia la povertà è diminuita”. Parola di ministro, parola di Renato Brunetta! "Nell’ultimo anno il potere d’acquisto per i lavoratori dipendenti e i pensionati è aumentato dell’1-2 per cento: in Italia la povertà è diminuita. Per 30 milioni di lavoratori dipendenti e pensionati la crisi ha portato a un aumento del potere di acquisto, grazie all'incremento delle retribuzioni e alla diminuzione dell'inflazione." È la tesi esposta, non da un marziano, ma dal ministro della Funzione pubblica, dal palco dell’Auditorium della Tecnica di Confindustria dove è in corso la Giornata dell’Innovazione. La platea del convegno, però, non ha accolto positivamente le parole di Brunetta e dopo qualche mugugno nella sala il ministro è sbottato: “Rumoreggiate quanto volete, ma queste sono le statistiche!” Così si è rivolto ai partecipanti. Brunetta ha poi cercato di continuare il suo intervento ma ha dovuto chiedere esplicitamente alla platea di “smetterla di rumoreggiare” per andare avanti. Ma stavolta a contestare il ministro non sono gli "Statali", bensì gli "industriali", ovvero una parte di società tradizionalmente "amica" del governo di centrodestra. Sottolieneatura dovuta, stigmatiziamo che le presunte statistiche del ministro sono quotidianamente smentite dalla realtà dei fatti, da chi và al mercato a fare la spesa, da chi deve acquistare un casa, da chi è alle prese con bollette e mutuo! Altro che statistiche, altro che brunettate, qui stiamo si tratta di “persone” non di numeri, non di oggetti: le disuguaglianze in Italia aumentano invece di diminuire, i poveri diventano sempre più poveri, il ceto medio non esiste più ed i ricchi sono sempre più ricchi! Non è più possibile sottovalutare la crisi economica che oggi attanaglia la stragrande maggioranza delle famiglie italiane come se si trattasse di alleggerire la nave di inutile zavorra. Nessuno può più permettersi il lusso di ignorare il pesante impatto della sfavorevole congiuntura economica su chi campa di stipendio e pensione. Nessuno può più minimizzare il fatto che i costi del difficile momento che il paese sta attraversando ricadono in misura prevalente sulle fasce più deboli della popolazione: pensionati e lavoratori dipendenti!

mercoledì 10 giugno 2009

ROMA 16 giugno 2009: Conferenza Programmatica della Ugl.







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“Dentro una Pubblica Amministrazione moderna ed efficace, fuori dai luoghi comuni”
questo il tema della "CONFERENZA PROGRAMMATICA" della U.G.L., Unione Generale del Lavoro, annunciata da Paola Saraceni, Coordinatore Nazionale per le Politiche del Pubblico Impiego UGL, che si terrà a Roma il giorno 16 giugno 2009 alle ore 16.00 presso la "Residenza Ripetta" in Via di Ripetta, 231

Concluderà: Renata POLVERINI Segretario Generale Ugl.
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Per motivi organizzativi la Ugl invita gli interessati a dare conferma di partecipazione ai seguenti indirizzi:
Tel. 06.3233363 - 36000316 - 3203311 - 32541193 Fax 06.3226052

Permessi per assistenza a disabili gravi.

I permessi per assistenza a disabili gravi possono essere concessi soltanto al padre o alla madre, anche adottivi. Non ne possono quindi beneficiare i tutori o gli amministratori di sostegno di persone con handicap in situazione di gravità, privi di genitori o parenti prossimi, neanche se dimostrano di assistere con continuità ed in via esclusiva la persona con disabilità per gli aspetti esistenziali e della vita quotidiana. Lo precisa il Ministero del Lavoro rispondendo ad uno specifico quesito, nella considerazione che il legislatore ha operato una precisa scelta circa l'individuazione di chi può godere di permessi legati all'assistenza al disabile: il padre o la madre o, dopo la loro scomparsa, i fratelli o le sorelle conviventi. Tale scelta non è mai stata ampliata nè dal Ministero nè dagli Istituti previdenziali e le uniche modifiche alla legge sono state introdotte dalla Corte Costituzionale la quale ha previsto, con due successive sentenze, prima l'estensione dei benefici in favore dei fratelli e sorelle conviventi anche quando i genitori siano ancora in vita ma impossibilitati ad assistere il figlio handidcappato perchè totalmente inabili, e poi in favore del coniuge convivente. L'individuazione dei possibili beneficiari, conclude il Ministero, va quindi effettuata in maniera restrittiva circoscrivendola a quella categoria di soggetti che la legge ha individuato.

martedì 9 giugno 2009

La Sinistra per vincere deve tornare dalla parte dei lavoratori!

Spett.le Redazione,
due sono le lezioni che arrivano ai partiti di centrosinistra dalle recenti elezioni: una lezione per l’Europa ed una per l’Italia. Riguardo all’Europa la batosta complessiva dei socialisti è stata troppo ampia e diffusa per non obbligare a ripensare al semplice interrogativo se essi siano in grado di fare avanzare da soli il complesso compito del riformismo europeo. I dubbi nascono anche dal fatto che questa diffusa disfatta avviene in un momento di grave crisi economica con profondi disagi concentrati soprattutto nelle categorie tradizionalmente rappresentate dagli stessi partiti socialisti, a partire dai lavoratori di più basso livello e dai precari. Qualche anno fa l’idea di pensare ad una nuova alleanza fra i progressisti (chiamata forse troppo pomposamente ulivo mondiale) era stata scartata come una proposta fuori dalla storia. Ho paura che quest’idea nella storia ci debba ritornare, almeno per aiutare a rielaborare le proposte che i diversi partiti socialisti hanno presentato ai loro elettori. E ci debba ritornare con una forte e coraggiosa politica europea. Abbiamo infatti assistito ad elezioni europee nelle quali le tesi degli euroscettici erano chiarissime, mentre le voci dei filo-europei erano flebili e non si concretizzavano in proposte precise. La lezione per il centrosinistra italiano è altrettanto chiara, anche se maggiormente scontata in quanto i danni della frammentazione si erano già resi evidenti nelle precedenti contese elettorali. Per il Partito Democratico in particolare il risultato, soprattutto mettendolo a confronto con le cattive previsioni e con il relativo flop del Pdl, è stato abbastanza buono da garantire la durata del partito stesso. Ma è stato abbastanza cattivo per obbligare a quel grande dibattito ideologico e programmatico di cui un nuovo partito ha assolutamente bisogno. E che è finora mancato. Insomma la lezione europea e la lezione italiana si intrecciano fra di loro e rendono necessario un rinnovamento radicale.
di Romano Prodi

lunedì 8 giugno 2009

Brunetta manda a quel paese il sindacato!





















Del pubblico impiego in questa legislatura se n'è detto peste e corna. Il ministro della funzione pubblica ha saputo, fino ad oggi, gettare solo fango su quella categoria che "indegnamente" rappresenta in parlamento e che pubblicamente vilipende ad ogni occasione. Ma mai nessuno, nè la stampa, nè il governo, nè tantomeno il sindacato hanno mai speso una parola di disapprovazione contro le folli esternazioni di mister br: un cane sciolto, nella fattispecie un "bassotto-inviperito", libero di abbaiare quando, come e dove vuole, assolutamente "offensivo" nei confronti degli Statali, ma del tutto "inoffensivo" quando si tratta di ...mordere realmente i veri problemi che affliggono la P.A.! Ma adesso che mister br ha mandato pubblicamente a quel paese non solo la Cgil, ma l'intero sindacato, l'altra casta, il sindacato per l'appunto, qualcosina comincia a muoversi: «Arroganza gratuita a cui rispondere con le ragioni del lavoro». Con queste parole il segretario generale della Cisl bresciana Renato Zaltieri ha risposto alla polemica nata in questi giorni fra i vertici nazionali dell'organizzazione sindacale e mister br: «Spiace che un Ministro della Repubblica abbia comportamenti così incivili - precisa Zaltieri in una nota - la questione non è il linguaggio di Brunetta, ma la sua incapacità al confronto e al dialogo. Brunetta mi è passato vicino. Gli sono andato incontro e mi sono presentato: buongiorno, sono Zaltieri, segretario della Cisl di Brescia. Lui mi ha apostrofato così: "Il tuo segretario mi ha offeso, mi ha detto che sono democraticamente maleducato". Gli ho replicato, dandogli anche io del tu: sì, c'ero anche io al congresso, e ho votato per Bonanni, ma non rispondo personalmente di tutto quello che dice il mio segretario. Lui mi ha fatto presente che, quando ha parlato al congresso del pubblico impiego, ha ricevuto 47 applausi. Lo vedi - gli ho fatto notare - questo dimostra che non c'è alcun pregiudizio da parte della Cisl. Basta rapportarsi di più con il sindacato, e magari certe cose si possono evitare. A questo punto Brunetta ha concluso la conversazione dicendomi: "Vaffanculo tu e il sindacato"! Erano presenti due giornalisti di Brescia. Io li ho pregati di non scrivere sul giornale quello che avevano sentito, ma loro l'hanno scritto lo stesso...».

venerdì 5 giugno 2009

6 - 7 GIUGNO 2009: Voto Europeo, Stipendio Italiano!

Salari netti a 21.374 dollari l'anno per gli italiani: risultano tra i più bassi dei Paesi Ocse, Italia al ventitreesimo posto su 30. Buste paga più pesanti non solo in Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Francia, ma anche Grecia e Spagna. La classifica riguarda il salario netto annuale di un lavoratore senza carichi di famiglia. E' calcolato in dollari a parità di potere d'acquisto. Gli italiani guadagnano mediamente il 17% in meno della media Ocse. Secondo i dati Ocse, a pesare negativamente sulle buste paga degli italiani è anche il cuneo fiscale, che calcola la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto effettivamente finisce in tasca al lavoratore. Il peso di tasse e contributi, sempre per un lavoratore dal salario medio, single e senza carichi di famiglia, è del 46,5%. Più leggero è il drenaggio di imposte e versamenti contributivi se si esamina il caso di un lavoratore, sempre con un salario medio, ma sposato e con due figli a carico. In questo caso il cuneo e al 36%. La crisi economica, insomma, tocca tutti, ma gli italiani sembrano svantaggiati già in partenza, vista la differenza salariale rispetto ai lavoratori di altri Paesi. Tornando alla classifica sui salari, infatti, un italiano in un anno guadagna mediamente il 44% in meno di un inglese, il 32% in meno di un irlandese, il 28% in meno di un tedesco, il 18% in meno di un francese. I dati Ocse testimoniano una verità già conosciuta: che le retribuzioni nette dei lavoratori italiani sono ben al disotto della media dei 30 Paesi più industrializzati. Questo dimostra quanto sarebbe necessario un intervento del governo, con risorse fresche e aggiuntive per potenziare il potere d'acquisto delle retribuzione e delle pensioni, per uscire dalla crisi, anziché aspettare che passi la nottata! Invece il governo si è dimenticato di quanto promesso in campagna elettorale e i redditi degli italiani rimangono tra i più bassi in Europa proprio per effetto di un eccessivo carico fiscale sulle famiglie. Se avesse voluto, l'esecutivo sarebbe potuto intervenire già sui redditi del 2008 con un apposito intervento di fine anno, magari in occasione della Finanziaria, e sul controllo dei prezzi al consumo. La crisi non basta a spiegare da sola il totale disinteresse del governo sull’emergenza salari dal momento che si sono trovati i soldi per salvare l'Alitalia e le banche in difficoltà. Sugli stipendi italiani pesa il caro-vita, serve una detassazione dei salari, una più equa distribuzione della ricchezza, occorre una nuova scala mobile, capace di legare gli stipendi al reale costo della vita. Per consentire all'Italia di ritornare competitiva rispetto al resto d'Europa e dare respiro alle famiglie a “busta paga” serve una reale detassazione degli stipendi e una riduzione generalizzata dei listini al dettaglio, consentendo ci cittadini italiani di acquistare tanto quanto i cugini europei e assicurare servizi pubblici decenti. Invece il governo s’impegna in una inutile riforma della Pubblica amministrazione, mortificando ancora di più di quanto non abbia potuto l’”EURO” i lavoratori dello Stato. A fronte di stipendi tanto bassi, soltanto un folle potrebbe pretendere servizi efficaci ed efficienti. Sarebbe come andare al ristorante pagare poco e pretendere di mangiare bene: assurdo! Se vai a menù turistico sai già cosa ti aspetta! Se entri in un ufficio pubblico e hai di fronte un impiegato che guadagna 900euro al mese già è tanto se… sta lì a ascoltarti!!! Le dichiarazioni del governo, poi, sul fatto che siano i giornali e la sinistra ad alimentare l'ansia nel Paese a fronte di una crisi che ha già oltrepassato la sua fase peggiore sono disarmanti. E' difficile commentare affermazioni del genere, si può solo dire “in che mani siamo finiti”! La situazione è drammatica e il presidente del Consiglio ritiene che sia soltanto un fatto “psicologico” e che raccontando storielle e barzellette ci risolleveremo da questa crisi. Votate gente... votate...

Italia sempre più povera. Politici sempre più corrotti!

Per gli italiani i partiti politici restano al primo posto tra le organizzazioni considerate più corrotte e c'é assoluto scetticismo sull'efficacia delle azioni di contrasto adottate finora dal governo. E' quanto indica il rapporto 2009 di Transparency International, un organismo indipendente che oggi ha reso noto i dati relativi al "Barometro della corruzione globale". Secondo l'indagine, che ha coinvolto 73 mila persone in 69 Paesi del mondo, alla domanda su quale organizzazione sia in assoluto la più corrotta, il 44% degli italiani ha risposto "i partiti", scelti dalla maggioranza degli intervistati rispetto a un gruppo comprendente anche il Parlamento, le imprese e il settore privato, i media, la giustizia e la pubblica amministrazione. Tra i Paesi europei presi in esame, supera la percentuale italiana di coloro che indicano i partiti come i più colpiti dalla corruzione solo la Grecia (58%), mentre l'Ungheria si ferma al 42%. Significativa la percentuale anche in Gran Bretagna con il 30% e in Finlandia con il 39%. Per gli italiani, tuttavia, non si salvano neppure i funzionari della pubblica amministrazione, indicati dal 27% degli intervistati; seguono con un 9% il Parlamento, un 8% la giustizia, un 7% il settore privato e un 4% i media. A considerare corrotti soprattutto gli imprenditori o comunque il settore privato sono i norvegesi (62%) e gli olandesi (58%). Per i cechi invece i più corrotti sono i funzionari pubblici (40%). La giustizia raggiunge la percentuale più alta in Lituania (23%) e in Romania (18%). Indica i media il 21% degli svizzeri. La "mazzetta" è considerata una pratica diffusa, ma soprattutto difficile da scalfire: solo un italiano su sei, si legge nel rapporto, ritiene efficace l'azione di contrasto attuata, mentre per due su tre, ossia il 69% degli intervistati, le misure prese finora dal governo sono state assolutamente inefficaci. In una forchetta da uno a cinque, per gli italiani l'indice di corruzione dei partiti arriva al 4,1 contro una media europea del 3,7. L'altro settore più esposto è considerato la pubblica amministrazione con 3,9, seguito a ruota dal Parlamento con 3,8. Quanto alla percentuale dei cittadini costretti negli ultimi dodici mesi a pagare bustarelle, non vengono forniti dati per l'Italia, ma anche in Europa sostiene di averlo fatto un 5% degli intervistati. A beneficiare di bustarelle, nel mondo, rileva il rapporto, sarebbe soprattutto la polizia.

giovedì 4 giugno 2009

Nuovo boom dei pegni: c’è la fila al Monte di Pietà!

















Gente distinta che esce dritta dal portone e ha poca voglia di parlare, qualcuno a testa bassa racconta la sua storia più comune che mai. Un tempo ricorrevano al Monte di Pietà, solo i romani in condizioni gravissime, ora quelle condizioni sono comuni a tanti e la fila col numeretto, davanti al pegno, si è allungata. Il Monte dei Pegni di Roma eroga 21 milioni di euro al mese, per un totale di 30 mila operazioni di concessione del credito. La piazza, nel pieno centro di Roma, è circondata da gioiellerie che comprano e vendono oro. Da via dei Pettinari, fino alla al palazzo del pegno, è un lungo percorso di gioielli in vetrina. La gente entra ed esce dall'istituto in continuazione. Al primo piano si possono impegnare i gioielli e la sala d attesa è grande come quella di una stazione o di un ospedale, dove ognuno attende il suo turno in religioso silenzioso prima di far valutare i propri beni. Al piano terra, invece, si trova il pegno delle pellicce e dell'argenteria. Non si possono scattare foto all'interno del palazzo storico e il tono generale è sottovoce. In questo periodo le regole sono diventate più ferree e la riservatezza è dovuta all'accortezza e all'attenzione nei confronti dei problemi della gente che in massa ricorre al pegno. Una signora molto carina, con il soprabito beige, sembrava appena uscita dal parrucchiere. «Tanto i gioielli non li porto mai - ha commentato - poi è inutile vergognarsi come fanno tanti, oggi il bisogno di liquidità immediata è una realtà comune. Nessuno arriva più a fine mese e molti hanno già prestiti bancari da rispettare. Ho tre figli, la più grande è già mamma ed un unico stipendio per tutte le necessità, perché mio marito non c'è più. Non mi vergogno. Non è la prima volta che impegno i miei gioielli e trovo tutto abbastanza serio. Gli interessi vengono tolti subito, insieme al costo del deposito dei beni impegnati, circa 35 euro. Questa volta poi i beni sono stati valutati in modo decoroso, 1000 euro e netti sono 800 euro. Se riesco a ritirare i gioielli entro la scadenza dei tre mesi, gli interessi mi vengono restituiti». Secondo tanti in cerca di liquidità immediata, ricorrere al pegno è un passo facile, quello che costa veramente è sul piano umano la decisione mentale di liberarsi di oggetti preziosi e cari. Secondo i dati della Banca d'Italia l'aumento delle richieste di denaro in questo periodo, solo sul mercato romano, seguono un trend di crescita del 5 per cento. Per l'Istituto del Pegno, però, il dato non si può definire particolarmente sensibile. In questo periodo il valore medio del pegno concesso a Roma si aggira attorno ai 700 euro.
Solo l'otto per cento degli oggetti impegnati a Roma non torna nelle mani del proprietario originario. La maggior parte dei pegni viene riscattata subito, alla prima scadenza o viene chiesto il rinnovo del prestito. Il contratto, in base alla legge, varia dai tre ai sei mesi, in casi particolari un anno. Gli oggetti che non vengono riscattati vengono avviati alla vendita all asta. Unicredit Banca di Roma gestisce due sale d'asta, una nella sala della Piazza del Monte e l'altra in via del Corso, nel Palazzo De Carolis, dove vengono esposti oggetti selezionati per qualità o tipologie. Le polizze del pegno sono documenti "al portatore", possono cambiare possessore per agevolare il proprietario titolare nelle operazioni di rinnovo o riscatto in caso di suo impedimento, ma non sono commerciabili. Il credito su pegno è nato intorno alla seconda metà del secolo ad opera dei Frati Francescani, che svilupparono questa attività nei confronti della gente in difficoltà in tutta l'Italia centro-settentrionale. Sembra che il motivo scatenante fosse stato soprattutto quello di contrastare il dilagante fenomeno dell'usura che si sviluppa in periodi di grande crisi come quello attuale!

mercoledì 3 giugno 2009

Rinnovato il contratto dei dipendenti degli enti locali.

Accordo fatto per il contratto 2008-09 degli oltre 500mila lavoratori di regioni, province e comuni. L'intesa sottoscritta da Aran e sindacati prevede un aumento medio a regime sul salario tabellare della posizione economica C1 di 63,20 euro LORDI, a decorrere dal primo gennaio 2009. Un ulteriore aumento dell'1% sarà a disposizione delle amministrazioni che hanno rispettato il Patto di stabilità interno e le regole per il contenimento della spesa del personale. Gli enti più virtuosi, inoltre, disporranno di uno 0,5% in più. Tali risorse, destinate alla contrattazione integrativa, serviranno a premiare la maggiore produttività e il merito dei dipendenti più bravi!
Nei giorni scorsi, l'Isae - L'Istituto di Studi e Analisi Economica è stato istituito con D.P.R. n. 374/98, nell'ambito del processo di riorganizzazione e unificazione dei Ministeri del Tesoro e del Bilancio e della Programmazione Economica, operate dalla Legge n. 94/1997 e attivo dal gennaio 1999.- ha presentato alle parti sociali firmatarie dell'accordo sulla riforma del modello contrattuale, la metodologia con cui calcolerà l'indice previsionale per l'adeguamento delle retribuzioni al costo della vita per il quadriennio 2009-2012. L'indicatore, ricorda l'Isae, si basa sulla previsione dell'andamento dell'indice dei prezzi al consumo Ipca, che per l'Italia viene calcolato dall'Istat, e sarà depurato degli effetti delle variazioni di prezzi dei beni energetici importati. Il nuovo modello si applicherà ai contratti del triennio 2010-2012, per i quali devono essere presentati entro i prossimi mesi atti di indirizzo e piattaforme sindacali. L'inflazione previsionale per il 2009 , al netto dei beni energetici importati, si attesterà all'1,5% , all'1 ,8% nel 2010 e nel 2011 al 2,2%. Nel 2012 riscenderà poi all'1,9%. Lo prevede l'Isae, in base all'accordo firmato dalle parti sociali a Palazzo Chigi lo scorso gennaio, con l'esclusione della Cgil. Per il triennio 2009-2011 è prevista una crescita dell'inflazione del 5,6% e in quello 2010-2012 del 6%. Insomma se le "previsioni-meteo" condizionano wek end e gite fuori porta, d'ora in poi le "previsioni-istat" influenzeranno stipendi e bilanci familiari di tutti gli italiani a reddito fisso!

INPDAP: soggiorni estivi per i pensionati pubblici.

Sono 740 i posti messi a concorso dall'INPDAP in favore dei pensionati pubblici iscritti all'Istituto per soggiorni di due settimane nella prossima stagione estiva. Due sono le tipologie di soggiorni: i soggiorni "Territorio" nelle strutture INPDAP dedicati alla ricreazione, lo sport e la cultura, e i soggiorni "Terme" in località marine, montane e termali presso strutture gestite da terzi. Per la sezione "Territorio" sono disponibili 240 posti, di cui 140 a Sansepolcro (AR) e 100 a Spoleto (PG) per soggiorni di due settimane nei mesi di luglio ed agosto. 500 sono invece i posti disponibili per i soggiorni "Terme", sempre della durata di due settimane, da giugno a settembre. In particolare, 100 posti si trovano in località montane, 150 in località di mare e 250 presso località termali. Possono fare domanda di soggiorno i pensionati INPDAP titolari di pensione diretta, indiretta o di riversibilità, e i pensionati pubblici iscritti alla Gestione Unitaria delle Prestazioni Creditizie e Sociali. Per partecipare al concorso gli interessati devono essere in condizione di autosufficienza psicofisica, avere un'età compresa tra 65 e 80 anni, avere un indicatore ISEE non superiore a 30.000 euro. Le domande per l'ammissione ai 240 posti di soggiorni Territorio devono essere presentate direttamente presso il Convitto prescelto a partire dal 10 aprile 2009, mentre per l'ammissione ai 500 posti per i soggiorni Terme il termine per la presentazione della domanda, da far pervenire all'INPDAP, scade il 20 aprile. La domanda di partecipazione deve essere redatta esclusivamente sul modulo reperibile nel sito http://www.inpdap.gov.it/ o presso le sedi dell'Istituto. Alla domanda va allegata l'attestazione ISEE ed un certificato medico attestante l'autosufficienza psico-fisica del pensionato e l'idoneità allo svolgimento di attività motorie non agonistiche riservate alla terza età. Entrambe le tipologie di soggiorni prevedono vitto e alloggio in camera singola, programma diurno e serale di attività sportive, ricreative e culturali, escursioni giornaliere, assistenza medica. Per chi sceglie le località termali sono previste anche sedute terapeutiche presso strutture convenzionate con il SSN e un'assicurazione contro il rischio di incidenti, furti o smarrimenti. Il viaggio di andata e ritorno dal luogo di soggiorno è a carico del pensionato. E' prevista una partecipazione alle spese da parte del pensionato in una misura che va da 150 fino a 300 euro in relazione all'indicatore ISEE. Al soggiorno può anche essere ammesso un accompagnatore del pensionato, anche non iscritto all'INPDAP, previo pagamento di una cifra forfetaria di 600 euro per i soggiorni nelle strutture INPDAP o di una cifra da concordarsi con la struttura alberghiera negli altri casi.

martedì 2 giugno 2009

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