lunedì 30 novembre 2009

Mettete anche voi una centrale nucleare nel vostro giardino di casa!














Quattro anni per arrivare alla costruzione della prima centrale nucleare. A partire da metà febbraio 2010. E’ entro febbraio dell'anno prossimo, infatti, che dovrà essere pubblicato il decreto per la selezione dei siti, le procedure per le autorizzazioni, le misure compensative (sarebbe previsto un bonus) per le popolazioni che ospiteranno le centrali. Ma le Regioni e i Comuni puntano i piedi: le popolazioni interessate le centrali proprio non le vogliono! C'è, invece, chi - sottratto al giardinaggio per incarichi di governo - dimostra di possedere oltre ad un "pollice-verde", pure un "pollice-radioattivo": ''Io se potessi scegliere dove mettere una centrale, me la metterei nel giardino di casa, per un semplice motivo: che tutto il mondo dove è stata costruita una centrale nucleare, è cresciuta l'economia del territorio e c'è stata una grande salvaguardia dell'ambiente, perché non ci sono emissioni''! Ad affermarlo il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. ''Lo vediamo in Giappone - ha proseguito - ma lo vediamo in tante altre realtà del mondo. Recentemente in Francia a Flamalville il territorio è cresciuto, si è sviluppato economicamente, ci sono tanti giovani, perché il nucleare significa ricerca, significa quindi il futuro, significa università giovani e quindi crescita''. Sull'energia per Scajola è necessario ''avere un mix di fonti. Vogliamo diminuire il gas, il carbone e il gasolio; vogliamo aumentare - ha precisato - le rinnovabili, compreso l'idroelettrico, ma ci vuole qualcosa in più che dia stabilità, il nucleare. Io ritengo che sia giusto il controllo dei conti pubblici, ma ritengo che in questo momento in cui si avvicina la ripresa, sia necessario stimolare la crescita del paese'', dice ancora Scajola. Punti di vista. Per il governo il nucleare stimola la crescita, per noi che abbiamo detto "NO" alle centrali atomiche nel referendum del 1987, il nucleare stimola solo morte e distruzione! E poi... un paese che ha serie difficoltà a smaltire i propri rifiuti urbani, come potrebbe risolvere il problema dello smaltimento delle "scorie" radioattive? Siamo sicuri che il "giardino di casa Scajola" sia poi così capiente?

Ministro Brunetta, permette una domanda sulla corruzione?














Il dicastero del ministro Brunetta ha ereditato le funzioni dell’anticorruzione ed ha presentato il suo primo atto di analisi e indirizzo del fenomeno corruzione. Caro Ministro Brunetta, ho accolto con sincero interesse i suoi propositi di migliorare il funzionamento della Pubblica Amministrazione. Interesse che è scemato nel constatare la discrasia tra la risonanza mediatica ed i reali effetti prodotti dal suo “piglio decisionista” che sembra accanirsi contro le categorie più deboli del pubblico impiego mentre usa guanti vellutati quando deve agire contro le alte sfere che detengono le responsabilità maggiori della pubblica inefficienza! Con uno dei primi atti - il Decr. L. n.112 con l’art. 68, comma 6, lettera a) recante "disposizioni urgenti per lo sviluppo economico" - il suo governo ha soppresso l’Alto Commissario per la prevenzione ed il contrasto alla corruzione, creato nel 2003, le cui competenze col nome di SAET sono state trasferite al "Suo" Ministero. Nel corso del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio scorso, Lei, Ministro Brunetta ha illustrato i contenuti del Primo Rapporto al Parlamento sull’attività del Servizio anticorruzione e trasparenza (SAeT) del Dipartimento per la Funzione pubblica. Con tutto il rispetto, signor Ministro, considero la relazione (me la sono letta tutta) una “colossale presa in giro”, oserei dire anche offensiva nei riguardi degli italiani tutti! Per sua memoria ne riporto uno stralcio, tratto dal sito del Governo: "Nelle conclusioni del Rapporto vengono evidenziati quali sono gli elementi più importanti per combattere la corruzione: la volontà politica, la pressione dell’opinione pubblica, e gli strumenti adatti per analizzare, valutare e trattare il rischio corruzione”. Insomma, per sconfiggere la corruzione, secondo Lei non servono strumenti di indagine scientifica (intercettazioni, comparazioni, rigorose statistiche sulle aggiudicazioni, profili dei componenti le commissioni d’appalto, albo dei dirigenti responsabili dei procedimenti, autority regionali presenti nel territorio, sanzioni immediate per coloro che tralignano). Ma, secondo il Suo Ministero sarebbe sufficiente "la volontà politica e la pressione dell’opinione pubblica"! In tutta sincerità, si tratta di azioni per le quali il suo governo non dimostra molta passione, visto che vuole ridurre al 10% le intercettazioni e sta per approvare norme che limitano il diritto di cronaca, l’unico strumento per formare la pubblica opinione. Mi scusi la franchezza, Signor Ministro, da socialista ad ex socialista da cigiellino ad ex Cgil, ma Lei pensa davvero che nessuno si sia accorto che della lotta alla corruzione al Suo governo non gliene può fregare di meno? Come farà a far digerire al Capo del Suo Governo - il quale, glielo rammento nel caso se lo fosse scordato, è sfuggito ad un processo per corruzione solo grazie ad una legge ad personam - qualsiasi iniziativa seria finalizzata a reprimere il fenomeno? Lei è perfettamente conscio della sua impossibilità di praticare quel sano istituto che prende il nome di “buon esempio”? Mi dimostri, se può, se vuole e se ne è capace che Lei vuole combattere realmente questo fenomeno molto più pericoloso e dannoso dei tanto vituperati “fannulloni”. La corruzione, come ha detto la Corte dei Conti, sta devastando la nostra debole economia ed è permeata in tutti i gangli della P.A.. I corrotti ed i corruttori non sono affatto una piccola minoranza ma stanno condizionando le procedure, sfruttando l’impotenza degli strumenti repressivi e la pavidità della parte sana del paese che preferisce adeguarsi per sopravvivere o al massimo tacere. Il Suo rapporto, caro ministro Brunetta, si conclude così - e spero davvero Lei lo abbia presentato senza averlo letto altrimenti ci sarebbe davvero da preoccuparsi: “Il SAeT, dunque, vuole essere, anche se per il momento solo nelle intenzioni, una struttura all’avanguardia nel panorama europeo ed internazionale. Le premesse per diventarlo ci sono tutte e la volontà di esserlo dovrebbe trasparire con evidenza dal presente rapporto”. Solo per galateo le risparmio, ministro Brunetta, che cosa traspare da questo suo “Vergognoso Rapporto" che ha minor peso dell’aria fritta! Ogni altro commento sarebbe tempo sprecato. So benissimo che non risponderà. Questa lettera sta nel suo sito dal 16 marzo 2009 e, nonostante vari solleciti, non s’è ancora degnato di proferire parola alcuna. Del resto la capisco. All’imbarazzo dell’ammettere che a capo del Suo governo c’è chi sulla corruzione ha fondato le proprie fortune, Lei preferisce un più igienico silenzio o tuttalpiù qualche populistica invettiva contro quei poveracci degli impiegati statali! Un vero peccato per la sua "brillantissima" intelligenza e, mi permetta, per la sua "dignità" di moralizzatore di cui mena fiero vanto.
di Bastiano Insegnante di storia

venerdì 27 novembre 2009

Piano Casa non solo cemento, ma nuovo habitat.













Il compito fondamentale della politica, sia essa centrale o locale, è di essere al servizio della cittadinanza. Tutto ciò si avverte maggiormente quando le nostre esigenze e le nostre azioni si confrontano con le mille complicazioni del vivere quotidiano. Grandi città o piccoli centri che siano, ogni giorno ci troviamo a fare i conti con un insieme di problemi strettamente connessi al territorio. Siano problemi abitativi o di viabilità o, ancora, di carattere infrastrutturale, l’effetto che ne deriva non può che ripercuotersi su quel fondamentale nucleo sociale che è la famiglia. Basti pensare per esempio al diritto alla casa, un’esigenza prioritaria la cui importanza si sente ancora più fortemente in seguito agli eventi calamitosi d’Abruzzo. O al bisogno di nuove vie di comunicazione per fluidificare il traffico privato e commerciale ma anche di infrastrutture sanitarie e scolastiche che garantiscano a ognuno il diritto alla salute e all’istruzione. In questo scenario la politica è chiamata a offrire delle risposte concrete alla popolazione. Deve andare in questa direzione il sostegno al piano edilizio elaborato dal Governo Berlusconi, mettendo in essere una serie di provvedimenti complementari che, nel loro insieme, possano costituire un sistema integrato di infrastrutture e servizi per i nuovi insediamenti urbani che nasceranno in futuro. Numerosi piani di zona finora sono nati non sempre garantendo il soddosfacimento in tempi certi dei cosiddetti bisogni “connessi” come per esempio nuovi piani di viabilità e trasporto o strutture sanitarie e scolastiche, la cui edificazione in molti casi è avvenuta grazie alle pressioni esercitate da comitati spontanei di cittadini che si sono resi promotori delle proprie esigenze innanzi alle competenti istituzioni locali. Per superare questa consuetudine che di fatto sembrerebbe attribuire alla popolazione il ruolo proprio delle amministrazioni decentrate è necessario elaborare una nuova linea di indirizzo politico attraverso la quale predisporre l’individuazione dei bisogni degli abitanti facendo ricorso allo strumento della partecipazione civica e la realizzazione integrata di tutte le opere infrastrutturali connesse all’edificazione dei nuovi insediamenti urbani mediante una strategia di coordinamento di tutti gli attori a qualsiasi titolo coinvolti nei diversi piani edilizi (istituzioni, costruttori, finanziatori, aziende di fornitura idrica, energetica, telefonica, aziende stradali e autostradali per le parti di rispettiva competenza, aziende municipalizzate e private di pubblico trasporto, rappresentanze dei cittadini) da attuarsi ricorrendo sistematicamente all’istituto della conferenza dei servizi quale momento aggregatore e definitorio delle istanze provenienti da ogni parte, al fine di elaborare quelle linee esecutive unanimemente condivise da ognuno dei soggetti partecipanti che consentano di procedere con celerità e certezza nell’esecuzione simultanea delle opere edilizie e di quelle infrastrutturali, ciascuno per il proprio ruolo di competenza. Il risultato che ne scaturirà sarà quello di non limitarsi a offrire un alloggio di nuova costruzione a nuclei familiari nascenti ma di aggiungere a tutto ciò il valore della vivibilità di un territorio, trasformando cioè un insieme di cubature, che altrimenti costituirebbe un semplice “dormitorio”, in un insediamento abitativo nel quale vi siano quei servizi e collegamenti che lo integrino del tutto con la rimanente parte del tessuto urbano.
di Giovanni Montefusco

Lettera a Silvio Berlusconi.














Sono un ragazzo di 29 anni, che ascolta da un po’ di tempo le peripezie del ‘processo breve’. Non avendo, ovviamente, modo di contattarLa direttamente, mando questa mail ad alcune testate giornalistiche, sperando che riescano a fare da tramite fra me e Lei. Ho letto diverse fonti, sia di destra che di sinistra, per farmi un’idea quantomeno più obiettiva di quello che sta succedendo, perché, a seconda di chi la racconta, si può dare più rilevanza a certi aspetti piuttosto che ad altri, togliendo quel punto di vista globale che, in certi punti, potrebbe anche fuorviare. Sulla mia opinione in merito, quindi, preferisco non pronunciarmi, perché sarebbe solo un’altra voce alle molte che già ci sono, che tentano più che altro di pretendere la ragione, invece che di discutere pacatamente per stabilire il punto reale della situazione. Tuttavia, ho una domanda, cui spero che Lei, Presidente del Consiglio, potrà rispondermi, perché in quanto cittadino Italiano credo che sia giusto avere i dubbi dissipati in casi in cui la politica agisca modificando le regole. Uno dei punti in comune che ho trovato nei vari punti di vista, riguarda i processi già esistenti. Alcuni riguardanti l’interesse di molti italiani. Come quello riguardante il crack Parmalat, che ha azzerato le azioni di tanti, piccoli investitori. Come quello riguardante il crack Cirio, in cui, analogamente a prima, molti italiani si sono ritrovati con azioni che valevano ben poco. Come quello riguardante la Thyssen, in cui sono morte quasi dieci persone, perché la ditta non era a norma per quanto riguarda la sicurezza. Come vede, ci sono questi, assieme a molti altri, processi che coinvolgono gran parte degli italiani, suoi elettori. A questo proposito, io semplicemente Le chiedo cosa ha da dire agli italiani riguardo questi processi. Saranno tutelati i loro diritti? Potranno vedere giustizia? Come pensa di portare avanti questi processi che hanno rovinato innumerevoli famiglie che ripongono nello Stato, e quindi in Lei, le speranze per poter avere finalmente giustizia, che invece la vedono sempre più allontanarsi? Io, fortunatamente, non sono coinvolto in nessuno di questi, o di altri, processi, ma ciò non sminuisce, in quanto cittadino italiano, la mia preoccupazione riguardo certe cose che potrebbero accadere e che danneggerebbero molte famiglie, per cui sono davvero interessato alla sua risposta, potendo quindi in maniera definitiva i punti oscuri che riguardano il cittadino medio italiano, rassicurandolo sul fatto che potrà avere giustizia. Spero di avere una sua risposta a proposito, non tanto per me, quanto piuttosto per le migliaia di italiani che in questi processi ripongono le loro speranze. La saluto cordialmente.
di Daniele Lupo

giovedì 26 novembre 2009

In aumento assenze per malattia nella P.A.

















E' proseguita anche ad ottobre la risalita delle assenze per malattia dei dipendenti della P.A. L'aumento, del 28,3% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, e' parzialmente dovuto all'epidemia influenzale che sta interessando vaste fasce della popolazione, ma il Ministero dell'Innovazione stima che anche senza il contributo dell'influenza, le assenze sarebbero comunque cresciute del 21%. Gli aumenti piu' rilevanti sono riferibili alle Aziende ospedaliere, alle ASl ed alle amministrazioni provinciali che si attestano tutte oltre il 30% di aumento. Nel comparto dei Ministeri, sono aumentate del 45% le assenze per malattia nel Ministero del Lavoro, del 43% nel Ministero dell'Ambiente e del 42% in quello per lo Sviluppo Economico, mentre piu' virtuoso e' stato il Ministero dell'Economia con una riduzione del 4%. Aumenti rilevanti si registrano inoltre tra il personale dell'Ipsema (98%), dell'ISPESL (+63%), dell'Enam (+54%) e dell'ENPALS (+31%). Nel comparto scuola, le assenze per malattia sono aumentate del 41% tra gli insegnanti e del 39% tra il personale tecnico amministrativo (ATA). L'aumento piu' significativo si registra nella scuola secondaria di primo grado e, a livello territoriale, nel Mezzogiorno. E' aumentato anche il ricorso ai permessi retribuiti per l'assistenza ai familiari disabili ex legge 104: + 20% tra gli insegnanti e + 15% tra il personale ATA. Per evitare fin da subito una eventuale ripresa di... comportamenti scorretti, il Ministro brunetta ha firmato un altro, l'ennesimo "decreto-elastico" in materia di vecchie e semi-vecchie, nuove e semi-nuove, di usate, rottamate e poi riprese fasce di reperibilità (dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18) durante le quali dovrebbero essere effettuate le visite mediche di controllo.

brunetta stavolta non spara nel mucchio dei fannulloni, ma ne attaca un solo. L'impiegato dello Stato «Giulio Tremonti».










Il ministro della Pubblica Amministrazione renato brunetta lancia una nuova frecciata al collega dell’Economia Giulio Tremonti. «Io sono un economista, Tremonti no! Il ministro Tremonti ha perfettamente ragione. Io sono più rigorista di lui, ma nel rigore si può fare sviluppo». Basta guardare cosa accade oggi con la sua riforma negli uffici pubblici, per apprezzare la sagacia delle sue parole. Soffermandosi, poi, sulle risorse da prevedere in finanziaria per lo sviluppo brunetta ha sottolineato che «sarà bene discuterne in Cdm già a partire dalla prossima riunione di venerdì». Facendo poi rifermento alla riunione della Consulta economica prevista per oggi il titolare della P. A. ha detto: «In sede di partito se ne discuterà, ma dell’organismo io non faccio parte». Poco dopo, attraverso una nota, il portaborse di renato brunetta chiarisce il senso delle parole pronunciate dal ministro della funzione pubblica: «Nessun attacco, nessuna polemica. Ha soltanto ricordato - si legge nel comunicato - che se lui è professore ordinario di politica economica e finanziaria, il ministro Giulio Tremonti è invece professore ordinario di scienza delle finanze e di diritto finanziario. Il primo è quindi un economista, mentre il secondo è un giurista». E adesso, dopo questo chiarimento indispensabile per l'economia del paese e le sorti della nazione, possiamo dormire sonni tranquilli! Intanto - mentre "loro" disquisiscono di titoli accademici - gli italiani non si divertono per nulla e combattono ogni giorno con le difficoltà economiche, con la disoccupazione, con l'impossibilità di organizzarsi dignitosamente una vita decente. Di fatto, la Finanziaria che arriva alla Camera non contiene nulla che possa assicurare rigore e sviluppo, nulla che sostenga i redditi medio-bassi e le microimprese, soprattutto quelle a conduzione familiare.

P. A. malata: il pesce puzza dalla testa!













Reclutamenti di dirigenti senza procedure concorsuali e omesse o ritardate assunzioni di dirigenti previsti per legge, dimostrano un uso delle risorse umane nelle pubbliche istituzioni non certamente ispirato al buon andamento e alla imparzialità dell’amministrazione. Quasi sempre questi comportamenti si accompagnano a innumerevoli forme di consulenze esterne o incarichi esterni; improprie sostituzioni di funzioni dirigenziali; pretestuose attese di “tempi opportuni” scelti ad libitum per colmare le carenze di organico. Alcune norme hanno aperto dei piccoli varchi che prevedono specifiche e limitate eccezioni al principio generale del reclutamento per concorso. Sono varchi che si tenta sempre di allargare al massimo, spesso con interpretazioni azzardate. Attraverso questi pertugi vengono reclutati pubblici dipendenti che, in molti casi, sono lontani dal senso dello stato e vicini a chi li ha fatti oggetto della “donazione” di un ambito posto di lavoro. L’uso distorto di risorse umane e di risorse finanziarie non è solamente una forma di malcostume, ma fa parte di un processo di grave appropriazione delle pubbliche istituzioni con conseguente grave sconvolgimento delle fondamentali norme costituzionali che, all’articolo 97, prescrivono testualmente: «I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari. Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso… ». Questa forma di appropriazione è, di fatto, la “feudalizzazione” della pubblica amministrazione, una feudalizzazione che si potrebbe anche definire una speciale forma di spoil system all’italiana. Per descrivere il feudo, i feudatari, chi sta in testa e chi sta sotto al feudo, non sono stati spesi e non si spendono fiumi di inchiostro come, invece, è avvenuto nel caso dei “fannulloni” schiaffati in prima pagina. Infatti ha trovato molto ascolto la descrizione mediatica del così detto “fannullone” perché la gente percepisce ed è a conoscenza, in quanto spesso ne è vittima, delle inefficienze della pubblica amministrazione. Gli addetti a lavori sanno bene che il fenomeno del fannullone è quasi sempre conseguenza delle responsabilità, a cascata, delle azioni e delle omissioni che riguardano il governo della dirigenza pubblica. Questa responsabilità a cascata non è esclusa dai “principi di organizzazione” introdotti dalla legislazione relativa alla separazione tra compiti e responsabilità di indirizzo e programmazione e compiti e responsabilità di gestione. La separazione viene spesso interpretata come un metodo per scaricare sui dirigenti le responsabilità di gestione per scelte di chi li recluta e dà loro, o dovrebbe dare, le direttive. Poco si discute sulla feudalizzazione che è all’origine delle inefficienze e delle inadeguatezze strutturali e funzionali delle pubbliche istituzioni e che si manifesta sotto diverse forme, a cominciare dalle forme di reclutamento dei pubblici dipendenti. D’altronde, nulla si dice che spesso i dirigenti e i pubblici dipendenti, dotati di esperienza e di ineccepibile professionalità, spesso si trovano in serie difficoltà operative perché hanno a che fare con una produzione legislativa spesso caotica e contraddittoria, con assoluta mancanza di valutazione di impatto delle leggi, con funzioni di indirizzo carenti o inappropriate, con croniche carenze di organico. In definitiva, chi svolge con senso del dovere il proprio servizio all’interno della pubblica amministrazione spesso finisce per fare da parafulmine alle inefficienze di un sistema malato dalla “testa”. Un sistema in cui le responsabilità sono da considerare a cascata, dalla testa in giù. È, quindi, sempre attuale il vecchio adagio secondo cui "il pesce puzza dalla testa"! Chi c’è in testa? In testa ci sono gli organi che hanno la responsabilità di indirizzo e di programmazione nelle pubbliche istituzioni. Sono organi che, approdati al loro posto di comando, dovrebbero curare con particolare attenzione come programmare e indirizzare le risorse umane e finanziare che hanno a disposizione e come garantire il reclutamento del personale con regolare procedura concorsuale che assicuri merito e professionalità.

mercoledì 25 novembre 2009

Il debito pubblico non è un male incurabile!















Ogni italiano ha un debito di qualcosa come 30.000 euro. E' il debito pubblico! Sia per il settantenne, sia per chi… sta venendo al mondo in questo preciso istante, tale è la somma che grava sul groppone di ognuno di noi, senza distinzione di sesso e di età, senza distinzione di colpe e di responsabilità e soprattutto senza averla mai vista, né goduta, né tanto meno spesa in prima persona! E’ un debito ereditato! E' un debito pubblico! C’è chi eredita un patrimonio da un lontano zio d’america, c’è chi, invece, eredita dalla vecchia classe politica una somma da restituire alla nuova(!?) progenie di politici nostrani pari a 30.000euro! Un debito che equivale a circa due anni di lavoro per un normale “stipendiato”! Un debito contratto da chi è vissuto al di sopra delle proprie possibilità, spendendo più di quanto fosse lecito e consentito spendere. Come se un operaio, che guadagna 1.000 euro al mese, viaggiasse in Bmw, mangiasse tutti i giorni al ristorante, vestisse griffato e vivesse in un residence da 3.000euro al mese: sì per qualche giorno campa alla grande, ma poi, quando arriva il conto, schiatta! Così è stato per la finanza pubblica del nostro paese. Durante il tempo in cui “regnava” il Caf (Craxi-Andreotti-Forlani) era possibile mimetizzare i “buffi” contratti dalla politica con la svalutazione della vecchia Lira, ridotta, in fin di vita, a liretta. Ma oggi, con l’entrata in vigore dell’euro, che di fatto ha dimezzato stipendi e pensioni, il che non è stato sufficiente a sanare le casse dello Stato, non è più possibile smorzare il debito pubblico con il giochetto dell’inflazione a due cifre messo a punto dalla Prima Repubblica. Insomma, dobbiamo rassegnarci a pagarli "noi", i “loro” debiti. Oppure lasciarli in eredità, e con gli interessi, alle future generazioni. Oppure, come si fa nelle buone famiglie, bisogna cominciare a tagliare il superfluo (stipendi e pensioni d'oro, enti e personaggi inutili, ma costosissimi, come province, comunità montane, consorzi, parlamentari, portaborse, auto blu, vizi, privilegi e ruberie varie) dacchè non tutte le spese sono indispensabili ed ugualmente necessarie! Come nel bilancio di ogni famiglia “sana” una cosa è la spesa corrente, quella dei beni di prima necessità come pasta, carne, latte, uova e così via, un’altra cosa è la spesa per il superfluo. Un conto è stanziare del denaro pubblico per garantire pensioni e stipendi dignitosi, sicurezza sociale, ben altro è continuare dilapidare le entrate dello Stato, le tasse pagate da noi cittadini, per mantenere i vizi ed i privilegi della politica. Economia spicciola, economia domestica la nostra, non certo ai livelli universitari di Tremonti o agli pseudo-standard-accademici di brunetta dai quali ci guardiamo bene nel prendere le dovute e “debite” distanze.

Il vero problema non è lavorare, ma farsi pagare!










Chi lavora in proprio o ha un’impresa lo sa. Il problema grosso non è trovare lavori. È farseli pagare. Capita spesso ad esempio che un cliente non desideri altro che saldare una fattura ma prima, per pura formalità, debba aspettare che prima lo paghi chi ha commissionato un lavoro a lui. Quell’altro del resto sta appunto aspettando che gli paghino un lavoro precedente, una cosuccia per avere la liquidità necessaria e così via non proprio all’infinito, ma insomma quasi. Insomma, è fondamentale lo studio di quanti invece riescono a ricevere il corrispettivo per il loro impegno. Di recente i giornali hanno presentato molti spunti interessanti. Ad esempio che al tempo della prima guerra mondiale Mussolini fosse profumatamente pagato dai servizi segreti inglesi per far desiderare agli italiani di proseguire nell’impegno bellico. Che, secondo il Times, in Afghanistan invece i nostri servizi segreti pagassero i talebani per non fare la guerra, o farne meno. Che in tempi non lontani lo Stato Italiano si sarebbe accordato con la mafia, per pagare in favori il favore di non mettere più bombe. Sembra occorrano doti di persuasione non desiderabili e assai deplorevoli. Dagli esempi portati, infatti, pare riescano facilmente a farsi pagare soprattutto i soggetti che trovano normale farla pagar cara. Se ne deduce, temo, che per le persone per bene il problema dei pagamenti resterà tale.
di Chicco Gallus

martedì 24 novembre 2009

La giustizia da un calcio alle "plusvalenze"!











In attesa che si compia l'iter parlamentare del ddl per i processi brevi, il testo che fissa a sei anni la durata massima dei procedimenti, oggi - al processo per i conti della vecchia gestione della Juventus - Giraudo, Moggi e Bettega sono stati assolti "perchè il fatto non sussiste"! La causa si è celebrata con il rito abbreviato ed era lo sbocco dell'inchiesta sulle cosiddette plusvalenze sulla compravendita di giocatori. La Juventus, davanti alle richieste dei pm - tre anni per Moggi e Giraudo, due per Bettega - aveva proposto di patteggiare una pena pecuniara, ma il giudice ha assolto del tutto il club.

Quando la pensione non basta, c'è la nuda proprietà della casa!














"90enne, posizione di prestigio, ben tenuto, alto, tranquillo..."
: non è l'annuncio di un’agenzia matrimoniale, bensì quello proposto da una delle tantissime agenzie immobiliari sparse in Italia. La crisi economica, le pensioni che non bastano più spingono gli ultra sessantacinquenni in difficoltà a mettere in vendita la propria abitazione! Un meccanismo di compravendita molto semplice: si acquista sul normale mercato la nuda proprietà di un immobile, lasciando a chi l’ha venduta il diritto ad abitarla per tutta la vita. Il venditore è solitamente un anziano che ha voglia o bisogno di ottenere subito dei liquidi senza dover rinunciare alla sua amata abitazione. Chi compra, invece, gode un consistente sconto sul prezzo reale della casa, pagando le imposte sull’acquisto solo in proporzione al valore della nuda proprietà acquistata. Si tratta di un fenomeno in evoluzione. Dal 2000 al 2004 le transazioni di nude proprietà’ sono raddoppiate: da 18 mila sono passate a 35 mila per schizzare a 50 mila nel 2007. Ma con importanti novità. Se fino alla scorso anno, infatti, il venditore era solitamente individuato in una coppia di persone anziane senza eredi, oggi chi decide di vendere la nuda proprietà è spinto soprattutto dalla crisi che morde il portafoglio. Mentre chi acquista continua a trovare nel mattone un bene di rifugio dall’altalenante borsa e dai titoli di Stato che sono ai minimi storici, sborsando solamente il 70% del valore dell’immobile solitamente previsto per la nuda proprietà. Un’esigenza economica che è riuscita a sbloccare questo particolare mercato. La motivazione di questo freno sta infatti nel senso di unità familiare tipico degli italiani. Il venditore spesso agisce di nascosto dei parenti, che nella stramaggioranza dei casi data la vicinanza vengono a sapere e ovviamente si oppongono. L’Italia, avendo il 90% di ultrasettantenni con casa di proprietà, potrebbe essere infatti un mercato potenzialmente molto forte per le nude proprietà, ma invece rimane indietro rispetto ad altri paesi. Del resto questo tipo di acquisto si registra tipicamente dove i legami familiari tendono ad allentarsi, nelle grandi città metropolitane, specialmente in quelle dove l’invecchiamento della popolazione si fa sentire. In particolare, Genova, con il +6,1%, ha la percentuale piu’ alta degli acquisti di nuda proprietà sul totale delle compravendite, seguita da Roma (4,5%), Milano e Bologna (4%). Un boom motivato dal trattamento fiscale e dalle agevolazioni che caratterizzano anche la nuda proprietà. La compravendita della nuda proprietà di un immobile abitativo è un atto assoggettato alle imposte di registro (7%), ipotecaria (2%) e catastale (1%). Ma se ricorrono i requisiti e’ anche possibile richiedere le agevolazioni “prima casa” che riducono il prelievo fiscale all’aliquota di registro del 3% e, per le imposte ipotecaria e catastale, alla misura fissa di 168 euro ciascuna. La base imponibile su cui applicare le suddette aliquote impositive si ottiene, invece, mediante l’utilizzo di coefficienti (reperibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate) che permettono di suddividere il valore fiscale della piena proprietà nei valori fiscali della nuda proprietà e dell’usufrutto. Pertanto la base imponibile, nel caso in cui oggetto della compravendita sia solo la nuda proprietà, è di minore entità rispetto al caso in cui oggetto della compravendita sia la piena proprietà dell’immobile.

lunedì 23 novembre 2009

Abolire la pausa pranzo dei lavoratori!













Abolire la pausa pranzo dei lavoratori!
Non è la solita sparata di brunetta, ma l'esternazione di un altro ministro: Gianfranco Rotondi, responsabile dell’Attuazione del programma del governo. Motivo? "Le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a pranzare. Chiunque svolga un’attività in modo autonomo, abolirebbe la pausa pranzo. La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l’armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l’Italia" ...e a noi non sono mai piaciuti questi politici che non solo "bloccano" l'Italia, ma danno il meglio delle loro energie per spingerla nel baratro! Alcuni di "loro" dovrebbero prendrsi una "pausa di intelligenza" nelle ore di idiozia. Ma Rotondi è diverso! E' politico di spessore, è politico a tutto tondo e se parla così, non lo fa per guadagnarsi un posto al Bagaglino o a Zelig, ma lo fa per i lavoratori! Infatti, conti alla mano, il ministro ha potuto verificare che i lavoratori, se saltano il pranzo, poi la cena e fanno pure una misera colazione, possono anche arrivare alla fine del mese senza patemi di... bollette! Ma proprio non lo volete capire? Questa classe politica lavora per voi... e comunque sia, "loro" non hanno bisogno di nessuna pausa pranzo, "loro" màgnano sempre!!!

Il disastro brunetta si abbatte su Tremonti!














«Il Tesoro esercita un egemonismo leonino, opaco, autoreferenziale. Una iattura. E lo dico convinto di interpretare lo spirito dell'intero governo». Secondo brunetta, il titolare dell'Economia «non può sostituirsi al Consiglio e al premier Berlusconi: non è questo che vogliono gli italiani». Il responsabile della Pubblica Amministrazione, da parte sua, respinge l'ipotesi di voler prendere ad interim il posto del suo collega a Via XX Settembre: «Non ho ambizioni personali. Io sto bene qui - assicura - dove combatto una battaglia epocale per la modernizzazione dello stato». Ed eccolo il risultato della sua "battaglia": le assenze per malattia dei dipendenti pubblici hanno fatto il pieno nel mese di ottobre. Crescita netta del 28,3%, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Picchi soprattutto nel settore dell'istruzione con un preoccupante +41,1% per gli insegnanti e +38,8% per il personale tecnico-amministrativo.I dati, spiega il ministero della pubblica amministrazione in una nota, risentirebbero anche del picco attuale del virus H1N1. Una scusa che non basta a prendere per il naso i cittadini. Secondo il Ministero, la crescita delle assenze per malattia avrebbe diverse spiegazioni: oltre ai fattori di tipo sanitario, concorrono "l'aggiustamento dei comportamenti individuali" e una "ripresa dei comportamenti opportunistici". Ma la verità sta nel fatto che brunetta ha fallito! Ci aveva garantito una macchina pubblica efficace ed efficiente, come una Ferrari, ma qui gli uffici pubblici fanno acqua da tutte le parti! I "fannulloni" hanno preso le contromisure, si sono organizzati e sono tornati alla carica. Quando il gatto non è… all’altezza della situazione, i topi ballano, e con loro sono tornate a ballare le assenze per malattia. La cura-brunetta non funziona proprio per niente nella Pubblica Amministrazione, dove i danni del suo operato sono sotto gli occhi di tutti, figuriamoci se gli lasciano mettere becco nelle "casse dello stato", allora sì che siamo rovinati!!!

Una P.A. efficace e moderna passa attraverso la riqualificazione delle risorse umane.











Il dovere della Pubblica Amministrazione è di offrire i suoi servizi al cittadino utente e contribuente con celerità ed efficienza. Ma affinché possa pienamente realizzarsi quel processo evolutivo che già oggi colloca le Istituzioni centrali e locali del Paese in una posizione di assoluto rilievo, è necessario valorizzare adeguatamente le risorse umane che ne fanno parte. L’attenzione nei riguardi dei pubblici dipendenti si è finora concentrata su aspetti di natura quantitativa, cioè connessi all’osservanza delle disposizioni contrattuali e regolamentari, soprattutto per ciò che concerne la presenza sul luogo di lavoro. Una Pubblica Amministrazione che possa ritenersi efficace e moderna ha però il dovere di elevare qualitativamente il profilo professionale dei suoi dipendenti attraverso percorsi di riqualificazione che sappiano valorizzare adeguatamente il grande patrimonio di risorse umane delle quali già dispone. La proposta concreta della Federazione dei Cristiano Popolari in materia di pubblico impiego è quella di elaborare un piano finalizzato all’aggiornamento del personale attraverso specifici corsi di formazione, da attuarsi facendo ricorso alle professionalità di segmento direttivo e dirigenziale già presenti in organico, applicabili in qualità di docenti presso le strutture didattiche di cui la Pubblica Amministrazione dispone. Il processo di riqualificazione del pubblico impiego, attuato facendo ricorso alle disponibilità interne, da un lato consente di realizzare un notevole risparmio di spesa nello svolgimento delle attività formative e, dall’altro lato, si traduce in un investimento sulle risorse umane che, in ultima analisi, attraverso un incremento di qualità delle prestazioni lavorative e una progressione di carriera subordinata all’espletamento di apposite procedure concorsuali per l’accertamento della preparazione in materia, saprà rendere la Pubblica Amministrazione più efficace e più moderna. Al Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione spetterà il compito di predisporre un progetto operativo che – partendo da un’accurata ricognizione delle risorse umane, delle sedi e dei compiti istituzionali da espletare in base alle direttive generali dell’azione amministrativa impartite dagli organi di vertice di ciascuna Istituzione centrale e locale – potrà consentire il completamento delle procedure di riqualificazione in tempi certi e con parametri operativi chiaramente delineati, passando attraverso il confronto con le parti sociali previsto dalla vigente normativa. A progetto elaborato e dotato di efficacia di legge, le Amministrazioni interessate saranno tenute a coordinare le attività formative e concorsuali, evitando nel contempo che queste pregiudichino il buon andamento delle rispettive funzioni d’istituto. Le procedure di riqualificazione assumono un rilievo fondamentale anche in relazione al cambiamento tecnologico che il nuovo scenario digitale d’inizio millennio sta comportando per il settore pubblico, ma soprattutto soddisfano l’esigenza di adeguare le Amministrazioni centrali e locali al nuovo assetto determinato dall’evoluzione legislativa che inizia dalla riforma del pubblico impiego del 1993.
di Giovanni Montefusco

venerdì 20 novembre 2009

Energia "pulita" non fa rima con questa politica!

Vivere senza dipendere dal “petrolio” è possibile! Vivere senza pagare più le bollette di luce e gas non è un sogno, una fantasia, ma pura - in quanto ecologica - realtà! Solo la politica, le banche, la finanza, chi, insomma, ci sguazza nei pozzi petroliferi, fa finta di niente, fa orecchio da… “mercante” e continua a spremere i cosiddetti "paesi industrializzati" e quelli dove ancora c’è l’oro nero! Ma mentre le compagnie petrolifere giocano al rialzo nei prezzi del carburante e il governo si appresta ad aprire con decenni di ritardo, quando ormai sono divenute obsolete e superate, pericolose e costosissime, quelle centrali nucleari bocciate da un referendum popolare, esistono altre realtà molto più confortanti! Novità che la "vecchia" politica non vede per cecità di convenienza e tornaconto economico: l'energià alternativa, l'energia pulita!
Si chiama Agostino De Siano l'ingegnere ambientalista che vive a Barano d'Ischia, uno dei Comuni dell'isola del golfo di Napoli. Da quindici anni ha disdetto il contratto di fornitura elettrica e fa a meno della benzina per la sua auto. La trovata che gli consente di essere autosufficiente dal punto di vista "energetico" è un impianto innovativo che garantisce l'energia alla propria abitazione. Per gli spostamenti, invece, si serve di un'auto elettrica cui ha aggiunto dei pannelli solari. «Sono pienamente autosufficiente sia dalla rete elettrica che dai petrolieri - spiega l'ingegnere - da 15 anni non ho l'energia elettrica, provvedendo con l'impianto ad energia fotovoltaica e con gli accumulatori. Negli ultimi anni ho anche, drasticamente, eliminato la necessità di approvvigionamento della fornitura di carburante utilizzando una macchina elettrica (che viene ricaricata anche con l'impianto fotovoltaico di casa,). Il mio impianto - precisa l'ingegnere - è del tutto indipendente dal gestore di energia elettrica. In nessuna altra parte del mondo esiste un impianto del genere, da me progettato dopo anni di studio ed esperimenti. La sua particolarità è l'utilizzo di un ponte alimentato ad alta tensione da 300 volt continui a 220 volt alternata senza adoperare il comune trasformatore/elevatore, sia esso normale trasformatore a lamierino in silicio. Il sistema da me adottato sulla vettura che utilizzo - aggiunge De Siano - fornisce completa autonomia per lo spostamento urbano e a media percorrenza, per quelli a lunga percorrenza sono già in fase di produzione veicoli commerciali e ad uso privato con batterie a litio che entreranno in vendita nei prossimi annì. E anche i costi - a sentire l'ingegnere - non sono improponibili per chi vuole abbracciare uno stile di vita alternativo. Il costo maggiore da sostenere - conclude l'Archimede dei nostri giorni - è quello per ottimi accumulatori per uso stazionario, ma un consumo di massa ridurrebbe ulteriormente il costo di questi accumulatori. Il costo complessivo di tutto l'impianto viene ammortizzato in 6/7 anni grazie all'azzeramento totale della bolletta per l'energia elettrica e all'azzeramento totale del combustibile da petrolio».
di Ing. Agostino De Siano
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La Redazione del SocialNetwork porge i suoi migliori auguri all'ingegnere ischitano, confidando che le sue convinzioni non siano piegate dalle lobby di settore e che le sue scoperte non facciano la stessa fine di quelle del suo collega, l'ingegnere Guy Negre inventore di una macchina rivoluzionaria - ma forse troppo "rivoluzionaria" per il mondo globalizzato di oggi - la "Eolo"!

Maternità: al papà il congedo di cinque mesi.

Anche il padre ha diritto al congedo per maternita' per tutti i cinque mesi cui ha diritto la madre. Lo ha stabilito il presidente della sezione lavoro del tribunale di Firenze Giampaolo Muntoni, decidendo sul ricorso presentato contro l'Inps da un lavoratore dipendente, sposato con una libera professionista e padre di una bimba. Il giudice ha condannato l'Istituto di previdenza a versare un'indennita' di maternita' pari all'80% della retribuzione, calcolata sulla durata dei cinque mesi di astensione obbligatoria per maternita', previsti per la madre, oltre ai 15 giorni per la nascita prematura della piccola. Si tratta della prima sentenza in Italia che riconosce il diritto autonomo del padre a ottenere l'intero periodo di astensione obbligatoria previsto dal Testo Unico 151/2001. La bambina era nata il 28 agosto 2007 con quindici giorni di anticipo rispetto alla data prevista. La mamma, gia' afflitta da una grave malattia, non chiede l'indennita'. E' il padre, invece, a sollecitare il congedo retribuito. Ma l'Inps concede l'indennita' al babbo solo per i tre mesi successivi alla nascita della figlia. Il giudice ha accolto invece il ricorso della famiglia, riconoscendo al papa' cinque mesi, di cui due precedenti al parto e tre successivi.

giovedì 19 novembre 2009

Libertà d'opinione.

Sono indignato. Spero di non ricevere un’altra querela, ma sono davvero indignato. Questa mattina, presso il tribunale di Roma, un magistrato ha deciso di mandare alla Corte Costituzionale gli atti legati all’insindacabilità decisa dal Senato nei miei confronti per una querela mossa dal pubblico ministero Henry Woodcock. E’ una vicenda che si protrae dal 2006… a proposito di lungaggini giudiziarie. In quell’anno, a elezioni politiche svolte, esplode il caso Sottile, legato alla “retata” che coinvolse Vittorio Emanuele di Savoia. Eravamo in un fine settimana di luglio, a Camere chiuse (dettaglio importante). Mi telefona il cronista di Repubblica nelle ore successive agli arresti e mi chiede un’opinione. Immagino di essere stato interpellato perché parlamentare, altrimenti il cronista non mi avrebbe telefonato. Dico la mia opinione, certamente dura, sulle accuse a Sottile e denuncio il sospetto di una manovra contro Alleanza nazionale. Le stesse cose le dice l’onorevole Fini, all’epoca segretario di An e di cui Sottile era portavoce. Fatto sta che Sottile, tempo dopo, verrà prosciolto dalla curiosa accusa di concussione sessuale, che era l’oggetto dell’intervista. Woodcock, offeso, mi querela e querela anche Fini ed altri esponenti di An. Poi, “salva” Fini perché dice di rinunciare all’allora lodo Alfano. Ma è un’altra storia… Davanti al Senato rivendico il diritto a esprimere un’opinione su una vicenda che poi confermerà in sede giudiziaria che Sottile non doveva essere perseguito per la sua vita privata. Il Senato – di cui non sono più componente, nel frattempo – mi “assolve”. Palazzo Madama rivendica cioè il diritto ad esprimere un’opinione, che poi è il fondamento dell’immunità parlamentare, almeno di quella che è rimasta dopo Tangentopoli. Ebbene, il pm non ci sta e chiede al giudice di sollevare conflitto di poteri di fronte alla Corte Costituzionale. Che, ci scommetto, dichiarerà che invece il processo si deve fare. E perché? La motivazione la potremo trovare nella posizione contraria della sinistra al Senato, quando si è trattato di decidere la mia insindacabilità: non aver presentato, prima dell’intervista, un’interrogazione che dicesse le stesse cose dichiarate a Repubblica. E nel fine settimana dove la dovevo presentare, di grazia?
Ci sarebbe da ridere, eppure è la giustizia italiana, è la politica italiana. Poi dice che Berlusconi ha torto…
di Francesco Storace

Banche, strozzini legalizzati!














Viviamo tutti i giorni sulla "nostra pelle" i costi delle commissioni bancarie. Ciò che dice la Commissione Europea a proposito delle banche italiane: “sono le più care d'Europa” è un'amara conferma: concorrenza inesistente, alte commissioni, poca trasparenza, servizi non sempre di qualità. Cambiare banca? E' inutile! Si risparmia da una parte, ma poi dall'altra spunta sempre fuori la sorpresina inaspettata che vanifica il cambiamento! Le banche italiane partono dal presupposto di fare una favore, tra l'altro ben remunerato, nel gestire i soldi che i clienti gli prestano: quando si versa giammai chiedere un minimo di interessi, quando si prende in prestito invece gli interessi, a favore della banche naturalmente, sono onerosi e sacrosanti. Che cosa fanno le autorità competenti? Ci dicono che l'80% degli italiani è proprietaria di casa. Balle!!! Di quell'80%, una buona parte vive in una casa che sta pagando attraverso un mutuo acceso con una banca, per un meccanismo tale per cui quella casa, se riuscirà mai a pagarla e a renderla davvero sua, gli sarà costata circa il doppio del suo valore di mercato. E su questo strozzinaggio delle banche nessuno dice niente, nessuno interviene. Il governo, da parte sua, si adegua facendo scendere gli interessi sui titoli di Stato ai minimi storici: 0,55%. Bertinotti nel dire di voler tassare le rendite, abbaiava al vento della demagogia, ma senza mai mordere! Ma Lui era l'ultimo dei "comunisti-snob". Tremonti, invece, è passato dalle parole ai fatti: ha addentato i risparmi degli italiani!
di Mariolino Corsetti

mercoledì 18 novembre 2009

Rsu e permessi sindacali.

A seguito dei numerosi quesiti pervenuti alla nostra Redazione, circa le materie che le RSU devono contrattare, si rammenta, che la titolarità alla contrattazione integrativa, secondo l’articolo 8 del CCNL 1998-2001 spetta unicamente alle RSU ed alle organizzazioni sindacali territoriali di categoria, firmatarie del CCNL.

PERMESSI SINDACALI. Applicazione del DM 23 febbraio 2009 (Revisione dei distacchi, delle aspettative e dei permessi sindacali) indicazioni per nuovi conteggi riguardanti l’attribuzione delle ore di permesso sindacale per quanto riguarda le RSU per l’anno 2009. In data 24 giugno 2009, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica, ha comunicato, con nota n. 27717 del 18 giugno 2009, le disposizioni attuative al DM 23 febbraio 2009, pubblicato sulla G. U. n. 100 (serie speciale) del 2 maggio 2009. Queste disposizioni, inerenti alla revisione dei distacchi, delle aspettative e dei permessi sindacali, si applicano anche ai permessi spettanti alle RSU. Come è noto, il monte ore dei permessi sindacali retribuiti spettanti alle RSU, è calcolato all’inizio di ogni anno, nel seguente modo: numero dei dipendenti in servizio al 31 dicembre di ogni anno, moltiplicato per 30 minuti. Il risultato ottenuto, va diviso per 60, così da ottenere il monte ore annuo. Per poter applicare la riduzione del 15% del monte ore, stabilita dal sopraindicato decreto, si deve dividere per due (I° semestre e II° semestre) il monte ore calcolato all’inizio dell’anno. Per quanto riguarda le ore del I° semestre, non bisogna effettuare nessuna riduzione, mentre per quelle relative al II° semestre, bisognerà ridurle del 15%. Esempio: monte ore annuo calcolato ad inizio anno, pari a 30 ore, si divide per 2 = 15 0re I° semestre e 15 ore II° semestre. Le prime 15 ore relative al I° semestre si lasciano invariate, mentre per le ore del secondo semestre, bisogna applicare la riduzione stabilita da decreto. 15 – 15% = 12,75 (per eccesso = 13) che sommate alle 15 ore del I°semestre è 28. Quindi, il nuovo monte ore annuo, sarà di 28 ore.

L'acqua ai privati: adesso aspettiamoci di pagare anche l’aria che respiriamo!

















Le privatizzazione stanno investendo il Paese: luce, gas, ospedali, scuole, monumenti, uffici pubblici, stanno passando in mano agli “speculatori” privati. Ora anche l’acqua da bene pubblico diventerà, entro il 2010, roba privata. Imprese e ditte varie, sebbene in odor di mafia, ’ndrangheta o camorra, potranno spartirsi l’oro blu. A discapito dei più deboli: i cittadini.
Ecco il meccanismo che consegna un bene pubblico ai profitti dei privati:
-con la complicità degli amministratori comunali, le società municipalizzate hanno lasciato marcire i sistemi di distribuzione senza manutenzione e senza innovazione con il risultato di forti disservizi e oltre il 50% dell’acqua perduta per dispersione della rete;
-in zone dove la mafia è proprietaria di pozzi privati si sabota o si devia il flusso dell’acqua pubblica per costringere la gente a rifornirsi a pagamento dalle cisterne private, con taniche da trasportare faticosamente in casa;
-in molte zone del Sud Italia l’acqua arriva un giorno a settimana, da anni, e ciò convince la popolazione che il ricorso all’efficienza dei privati è indispensabile;
-la sorpresa sarà la bolletta, che sicuramente sarà salata;
-come al solito, si ricorrerà alla ambigua forma di società mista, pubblico-privata, dove i profitti andranno ai privati e le perdite saranno addossate alla parte pubblica.
Nella Sanità abbiamo assistito allo stesso scempio: le ricche convenzioni, a carico del Servizio Sanitario Nazionale, con i privati, ospedali del Vaticano inclusi, che gonfiano le prestazioni o se le inventano, corruzione politica, sabotaggio o lentezze estreme per avere prestazioni diagnostiche o interventi negli ospedali pubblici a vantaggio delle cliniche private. Questi sono i regali di una classe politica inefficiente, incapace, corrotta.
Adesso aspettiamoci di pagare anche l’aria che respiriamo... presto saremo dotati tutti di una mascherina col "conta-respiri" e sarà sufficiente trattenere il fiato per poter risparmiare!

Il malcostume si combatte dalla testa, non dai piedi.











Cari lettori di Liberal,

che l’impiego pubblico sia uno dei massimi esponenti del malcostume del nostro paese è un fatto. Ed è inutile nascondersi dietro ai pochi (avete letto bene) che dicono di farsi il culo ecc. C’è chi lavora e chi no. C’è chi suda e chi no. Essere un impiegato pubblico ti toglie - beati loro - quell’ansia di dare, dare, dare che assorbe ogni momento dei privati e soprattutto dei precari. Con questo non dico che meritano di finire anche loro nel girone del “straproduci o sei fuori”, ma è fuori discussione che qualcosa debba cambiare. Ora è solo da capire come. Ieri sera ero in una pizzeria di Vasto, in Abruzzo. Tantissimi tavoli, pochi camerieri. Quando siamo andati a pagare, a parte il solito giochetto del “non ho ancora l’allaccio per la carta di credito”, ho visto una scena di schiavismo in diretta contro i cuochi che non sapevano più dove mettere le mani per servire tutte le richieste ai tavoli. Questo perché (è successo anche a me quando ho chiesto se ci fosse posto per mangiare), invece di farti aspettare, quel grassone schifoso del proprietario faceva semplicemente aggiungere tavoli, permettendosi poi di minacciare i suoi collaboratori (servi) se non fossero riusciti a sostenere il ritmo. Ovviamente mi sono fatto fare lo scontrino, ma sinceramente ho sperato di finire ricoverato per intolleranza a qualche cibo scaduto, tanto per far chiudere un’attività del genere. Invece, ricordo bene cosa accadeva quando fino a pochi anni fa andavo a trovare mio padre al ministero. Appena gli dicevo di andare a prendere un caffè si alzava tutto l’ufficio. Per 60 anni l’impiego pubblico è stato una merce di scambio col voto. Tutti hanno avuto un lavoro qualsiasi e spesso e volentieri senza un’adeguata qualifica. Mentre i laureati di oggi marcisono nei fottuti call center i nostri musei sono presidiati da uscieri con la quinta elementare; i nostri uffici pubblici da impiegati che a malapena sanno usare il computer e che la prima cosa che imparano è il solitario. Ma cari miei, il malcostume si combatte dalla testa, non dai piedi. Quanti di voi conoscono le assenze dei nostri amati parlamentari di maggioranza e opposizione? Quanti conoscono quelle di Berlusconi, Tremonti ecc.? Se non sbaglio proprio il mese scorso il Governo è andato sotto perché buona parte dei loro esponenti era dispersa. Forse erano occupati a fare “puttan tour” come il cristianissimo Mele o a fare giri in barca con Briatore. Forse semplicemente erano a lavorare, ma non per noi, ma per le loro aziende. O forse, come nel caso di Alfano, erano impegnati a organizzare la difesa del Premier perseguitato dalla legge. La domanda è: con una classe politica del genere, come possiamo chiedere ai dipendenti pubblici di comportarsi in maniera diversa?
di Arnald

martedì 17 novembre 2009

Malattia e fasce orarie di reperibilità: è solo un altro spot!
















Egregio Direttore,
sono un medico convenzionato con la ASL RMC settore visite fiscali. Da quasi venti anni faccio visite fiscali per le ASL e quando ho letto sulle pagine del vostro social network le dichiarazioni del ministro brunetta dove annuncia l'ennesimo cambiamento delle fasce orarie di reperibilità dei lavoratori pubblici allungate di tre ore per combattere l'assenteismo, ho sentito il bisogno di far conoscere la realtà dei fatti. Nessuno conosce il fatto che, noi medici addetti alle visite fiscali domiciliari delle ASL, siamo convenzionati e non dipendenti e per tale motivo abbiamo l'orario di lavoro stabilito in sede di stipula della convenzione con la Regione. La mia convenzione recita: martedì, mercoeldì, giovedì, venerdì, dalle 09,30 alle 12,30 per un totale di 12 ore settimanali. Ma non solo, in questo lasso di tempo il numero delle visite è fisso, nel senso che quotidianamente il numero delle visite è sempre lo stesso. Aumentare il numero delle ore di reperibilità non porta a nessun aumento delle visite effettuate quotidianamente perché è solo funzione del numero dei medici operanti sul territorio ma noi siamo sempre gli stessi degli anni precedenti. Ho cercato di diffondere questa ennesima "bestialità" burocratica, ma sembra che la notizia non interessi la stampa, gli organi d'informazione e le autorità preposte. Un assurdo silenzio calato sull'ennesimo spot pubblicitario del ministro brunetta e tanto basta. Spero che almeno Voi di Liberal siate più motivati a denunciare in che mani siamo capitati. Distinti saluti.
di M. Villani

Lavoratrici Statali: dal 2010 in pensione a 61 anni.

Dal 1° gennaio 2010 le lavoratrici dello Stato potranno ottenere la pensione di vechiaia al compimento di 61 anni di età. Lo comunica l'INPDAP ricordando che il nuovo requisito è stato introdotto dalla legge n.102 del 3 agosto 2009 che ha innalzato di 1 anno il requisito anagrafico che deve essere posseduto dalle lavoratrici iscritte alle forme esclusive dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti. Lo stesso requisito di 61 anni è richiesto anche nei confronti delle lavoratrici che liquidano la pensione esclusivamente con il sistema contributivo. Sempre in base alla legge, l'età per la pensione di vecchiaia delle donne verrà innalzata ulteriormente di 1 anno a decorrere dal 2012 e così ad ogni successivo biennio fino a raggiungere i 65 anni nel 2018. L'INPDAP precisa che l'innalzamento graduale del limite di età ha effetto anche nei confronti del personale della sanità, ivi compreso il personale infermieristico, anche se nel relativo regolamento organico il limite di età per la pensione di vecchiaia è fissato a 60 anni. Continuano invece a trovare applicazione i requisiti anagrafici diversi previsti per le appartenenti a specifici ordinamenti (magistrati, professori universitari, ambasciatori, ecc) e per le appartenenti alle Forze Armate, compresa l'Arma dei carabinieri, la Guardia di Finanza, i Vigili del Fuoco e le forze di polizia ad ordinamento civile, per le quali il limite di età rimane fissato a 60 anni. Non rientrano invece nella nuova normativa le lavoratrici che entro il 31 dicembre 2009 maturano i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti dalle precedenti disposizioni: esse possono quindi richiedere all'Ente di appartenenza una certificazione, del valore meramente dichiarativo, circa la sussistenza dei requisiti utili a pensione.

Dirigenza P.A.: non c’è trattenuta per malattia!

Spettabile Redazione,
dopo i poliziotti, molti dei quali s’ammalano fittiziamente e di continuo mettendo in crisi i servizi per l'ordine pubblico e i colleghi, anche i dirigenti statali vengono graziati dalla miracolosa cura-brunetta! Quelli che sono tra i più incapaci ed assenteisti del pubblico impiego, sono anche coloro che, QUANDO S’AMMALANO, non devono cedere un centesimo del loro lauto stipendio!!! Che, vergogna! L’art. 71 del d. l. 112/2008 prevedeva “nei primi dieci giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento economico accessorio”. Interpellato in tal senso, il Dipartimento della Funzione Pubblica aveva precisato, che l’art. 71 operava nei confronti di tutti, anche dei dirigenti (e gli era venuto pure il dubbio!). Non contenti della risposta si sono rivolti al Ministero dell’Economia che, a gennaio scorso, ha definito trattamento economico fondamentale, per i dirigenti, non solo lo stipendio tabellare (come per tutti noi comuni mortali) ma anche:
  • retribuzione di posizione parte fissa (?);
  • tredicesima mensilità;
  • retribuzione individuale di anzianità, ove acquisita;
  • eventuali assegni ad personam (?);
  • retribuzione di risultato, nella misura in cui l’attività svolta risulti, comunque, valutabile a tal fine (?).

Detto fatto! Il 28 aprile il Direttore del Dipartimento delle politiche del personale del Ministero dell'Interno, tramite la circolare n. 27 (mai numero fu più azzeccato) si è adoperato per comunicare che la Direzione Centrale per le Risorse Finanziarie e Strumentali aveva provveduto, con la mensilità di febbraio 2009 e con effetto retroattivo dal 26 giugno 2008, ad effettuare il recupero delle somme sottratte ai componenti della carriera prefettizia che si fossero nel frattempo assentati per malattia. La retribuzione di posizione non è forse un trattamento accessorio? Che posizione si occupa da ammalati? E la retribuzione di risultato? Che risultato si ottiene a letto con la febbre? TUTTO QUESTO E’ VERGOGNOSO! Ci imbarazza e ci indigna sapere che esiste un sistema di autotutela così spudorato che preserva dai danni una categoria già privilegiata dalla storia e dalle recenti norme di questo paese. Noi vogliamo una carriera prefettizia e dirigenziale che sia all’altezza della sua funzione, non che usi i suoi poteri e le sue aderenze per aggirare norme - valide per tutti - con bizantinismi interpretativi. Siamo solidali con quei dirigenti, e ce ne sono molti, che, pur non potendolo esprimere apertamente, provano sincero imbarazzo e vergogna per questa sorta di escamotage da basso impero. Come lavoratori denunciamo i responsabili di questa vergognosa vicenda di fronte a tutto il personale dell’Amministrazione Civile dell’Interno. Da subito metteremo in campo tutto quello che l’ordinamento e le regole democratiche prevedono per raggiungere una parità di trattamento per le assenze per malattia. Questa cosa non può finire con una semplice circolare ministeriale.
di "I lavoratori del M.I."

lunedì 16 novembre 2009

Ordine psicologi: "Abolire le lauree brevi"

I giovani non sono tutti uguali, non corrono solo per le strade guidando ubriachi, non spaccano solo vetrine o teste di extracomunitari per noia. Per una volta non parliamo di gioventù bruciata, per parlare di droga, di vandalismo, di mancanza d'ideali. Parliamo di quella generazione che studia, che s'impegna, che si presenta puntuale agli esami, che si iscrive a scuole di specializzazione, che ancora ci crede! Crede che sia possibile costruirsi un futuro senza passare per il Grande Fratello. E s'impegna, studiando. Fino a qualificarsi, fino all’abilitazione di Stato, fino all’iscrizione all’ Ordine dei Professionisti di turno. Quello degli psicologi del Lazio, per esempio: più di 15.000 iscritti, tra cui più del 95% è un libero professionista. Il Lazio è anche la Regione che ospita il maggior numero - 74 - di Scuole di Specializzazione post-laurea in Psicoterapia, che hanno una durata minima di 4 anni e un costo medio annuo di circa 3000-3500 €. In Italia sono 70.000 gli psicologi, considerando che solo il 50% degli iscritti all’Ordine Nazionale risulta iscritto all’Ente Nazionale di Previdenza se ne deduce che gli altri fanno un altro mestiere o non lavorano. A tale proposito, il presidente dell'Ordine degli psicologi, Giuseppe Luigi Palma, ha chiesto al ministro del'Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini di "cancellare" le lauree brevi in questo settore perchè rappresentano "un'esperienza fallita". Quarantasei corsi di laurea triennale in psicologia, attivati in 35 sedi, da chiudere perchè "inutili sotto ogni profilo". E' quanto dichiarato dall'Ordine degli psicologi : "Uno spreco di risorse e una fabbrica di disoccupati", visto che "il tasso di disoccupazione dei giovani formati sfiora il 100%". Una richiesta contenuta in una lettera in cui si chiede il ritorno alla laurea a ciclo unico per migliorare la qualità della formazione in Psicologia. Gli obiettivi del nuovo modello di formazione universitaria per gli psicologi, tre anni più due - introdotto nel 1999 - "non sono stati raggiunti", ha dichiarato Palma. "Non è diminuito, infatti, il numero di abbandoni nè il numero dei fuori-corso. Anzi, nei due casi, c'è stato un aumento". Si è estremamente frazionato e frammentato il modo di presentare le conoscenze durante la formazione universitaria. Ciò non ha aiutato ad avere una visione globale come è necessario per una professione sanitaria solida, come quella di psicologo. A tutto questo si è aggiunta una "crescita esponenziali dei corsi, arrivati a 46 in 35 sedi". Il presidente Palma chiede l'intervento del ministro Gelmini per aumentare la qualità dell'offerta formativa "evitare lo spreco delle risorse "in questi corsi inutili". Risorse "che potrebbero essere meglio utilizzate per migliorare la formazione dei professionisti psicologi con l'istituzione di una laurea a ciclo unico per gli psicologi", conclude.

Il brunetta day: la rivoluzione di un'involuzione!














Vertice Fao, processo Mediaset rinviato a gennaio, lodo alfano& ghedini, privatizzazione "pure" dell'acqua, switch off per la capitale che passa al digitale terrestre, Fini che complotta contro il cavaliere, influenza A, trans, escort, ecc, ecc, e nessuno si è accorto che "OGGI IL PAESE E' CAMBIATO"! Che oggi, finalmente, c'è stato l'attesissimo «brunetta day»: niente più fannulloni negli uffici pubblici, nessun assenteismo, stop all'inefficienza della pubblica amministrazione, completa informatizzazione, niente più carte e scartoffie, niente più attese e lunghe code agli sportelli, pratiche evase immediatamente senza lungaggini ed intoppi. Tutti stiamo apprezzando i benefici effetti della "cura-brunetta"! Dai cittadini, che da oggi "se non riceveranno quel bene o quel servizio secondo lo standard, potranno dire al funzionario... io ti faccio un mazzo così", agli addetti ai lavori, alias "i fannulloni"...gli addetti al non lavoro, che da oggi sono improvvisamente diventati... tutti ferraristi! efficai! efficienti! meritevoli! Proprio come a Maranello! Ma soprattutto quello di cui noi tutti non ci siamo ancora resi conto - distratti come eravamo dagli eventi di questi utlimi mesi che hanno gettato un lungo cono d'ombra sull'eccentrico ministro - è che, grazie all'odierna entrata in vigore della "riforma-brunetta", il debito pubblico e la tassazione sono problemi ormai risolti! Tant'è che su ciascun italiano grava un peso tributario annuo, fatto di sole tasse, imposte e tributi, pari a 7.777 euro. In Germania la quota pro capite ha raggiunto i 7.052 euro. Tra i principali paesi dell'area Euro solo la Francia sta peggio di noi. Ma si tratta di una situazione relativa, perché i cugini transalpini versano una media di 8.053 euro di tasse allo Stato ma vengono "ricompensati" con una spesa sociale pro capite pari a 10.494 euro. I tedeschi ricevono, invece, 8.972 euro pro capite l'anno, mentre a noi italiani tra spese per la sanità, l'istruzione e la protezione sociale si raggiungono appena i 7.749 euro: vale a dire circa 2.745 euro in meno della Francia e 1.223 euro in meno della Germania. Se l'attenzione, invece, si sofferma sul saldo, vale a dire sulla differenza pro capite tra quanto riceviamo in termini di spesa e quanto versiamo in termini di tasse, per i francesi risulta essere positivo e pari a 2.441 euro. Anche il differenziale tedesco registra una valore positivo pari a 1.920 euro. Solo noi italiani segniamo un saldo negativo cioé sono maggiori le tasse che versiamo di quanto ci viene restituito in termini di spesa e il risultato è pari a 28 euro pro capite. La situazione è fortemente sconfortante perché dimostra ancora una volta come pur in presenza di un peso tributario tanto elevato, in Italia non vengano destinate risorse adeguate per la casa, per i salari e le pensioni, per aiutare le famiglie indigenti, i giovani, i disabili e chi vive ai margini della società. E' evidente a tutti che le tasse così elevate nel nostro Paese sono la conseguenza di una spesa pubblica eccessiva che ha dimostrato quanto inadeguata ed inefficace sia stata la “cura-brunetta” della quale - finito l’effetto mediatico - nessuno si “cura” più! E' innegabile che il problema dell'evasione fiscale pesi sull'Italia. Se brunetta e soci, invece di concentrare le loro attenzioni sugli statali, avessero studiato una strategia efficace a far emergere l'economia sommersa e a far pagare chi è completamente sconosciuto al Fisco, adesso avremo qualche fannullone in meno e qualche soldo in più nelle nostre tasche! Non c'é giustizia ed equità nel continuare a pagare più tasse e ad avere i salari più bassi degli altri paesi europei, avendo in cambio servizi più scadenti in qualità e quantità. E’ necessario tagliare le intollerabili inefficienze della Pubblica Amministrazione e gli inutili sprechi della macchina statale per ridurre le imposte e razionalizzare la spesa pubblica così come avviene in tutta Europa: è del tutto inutile accanirsi contro gli effetti terminali del "male" - i fannulloni che nessuna colpa hanno se vengono lasciati in “salamoia” a poltrire - se poi non si ha il coraggio di affrontarne seriamente le cause! Ma come è noto ai più... chi non sa fare, non sa neppure comandare e dietro ogni cattivo lavoratore, c'è sempre o quasi, un pessimo datore di lavoro!

Il mondo ha due grandi problemi: la fame e la Fao!

Il mondo ha un grande problema, anzi due! Un problema che tocca oltre 800 milioni di persone, e che entro pochi anni riguarderà almeno un miliardo di esseri umani. La fame nel mondo. Per fortuna da molti anni un’organizzazione - composta da un esercito di uomini eroici - lotta con grande successo contro questa piaga, che uccide ogni anno milioni e milioni di bambini e di adulti. Ecco, per l'appunto, il secondo problema: la F.A.O.! Questi "eroi" hanno un capo, un uomo senza macchia e senza peccato, che solo contro tutti ha trovato il modo di sconfiggere questo male, una volta per tutte: la convocazione di un vertice mondiale sull'emergenza alimentare. Niente è meglio di un vertice mondiale, con tutti i capi di stato e di governo, per debellare la fame nel mondo. Fao, Unicef, Associazioni laiche e religiose, Missioni e missionari, Onlus su Onlus e chi più ne ha, più ne metta, tutti che si affannano per risolvere “il” problema sul quale hanno gettato le fondamenta de loro business: la “fame nel mondo”! Un disastro umano per quelle popolazioni che patiscono realmente l’assoluta carenza di cibo, una fonte inesauribile di reddito per coloro che, invece, hanno costruito un vero e proprio impero sulle …disgrazie altrui! Interi edifici, addirittura grattacieli, milioni di infrastrutture, mezzi, risorse di ogni genere e tipo, migliaia e migliaia di dipendenti, centinaia e centinaia di dirigenti tutti super pagati per risolvere “il” problema: la fame nel mondo! Sono anni, decenni, secoli che ci “impressionano” con le solite immagini dei neri d’Africa: scheletrici, con le pance gonfie e gli occhi spalancati. Sono anni, decenni, secoli che ci “ammorbano” con le loro campagne per la raccolta dei fondi. Ma se poi il 98% delle risorse che vanno a questi eroici-benefattori associati nel nome della “fame nel mondo”, finiscono per pagare i loro stipendi, le loro strutture megagalattiche, i loro lussi e privilegi, i loro buffet a fiumi di champagne e caviale a volontà, a cosa serve inviare sms di solidarietà, comprare calendari e manufatti del terzo mondo, inviare bollettini postali? A cosa serve fare beneficenza? Ciò detto, saranno oltre 60 i capi di Stato e di governo che la prossima settimana parteciperanno al vertice internazionale sulla lotta alla fame di Roma. Lo ha reso noto la Fao, l'agenzia delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e la l'Agricoltura, che ha lanciato anche una petizione internazionale contro la fame. Il World Food Summit, che si terrà dal 16 al 18 novembre, “discuterà” le strategie per aumentare la produzione agricola e cercare di sradicare la fame, che colpisce oggi, secondo le stime della stessa Fao, un miliardo e 20 milioni di persone, oltre metà delle quali in Asia e Pacifico. Nel 1996, quando le persone colpite da fame e malnutrizione erano 830 milioni, la comunità internazionale fissò l'obiettivo di dimezzare il numero degli affamati della metà entro il 2015. A quella data manca un lustro, ma ad oggi non ci si registrato un significativo declino nel numero delle persone sottonutrite rispetto all'inizio degli anni 90. Il segretario generale della Fao, il senegalese Jacques Diouf, ha detto però che le condizioni per una nuova crisi alimentare, come quella che ha fatto infiammare i prezzi nel 2007-2008, restano sempre in agguato. E che i paesi ricchi devono aumentare del 17% la parte degli aiuti, contro l'attuale 5%. In vista del Summit, la Fao ha lanciato anche una petizione on-line strappalacrime e scuci assegno (all'indirizzo www.1billionhungry.org/). "Nel tempo che occorre a guardare questo video - dice il sito presentando un breve filmato di Diouf - due bambini moriranno per fame". Siamo alle solite: il business continua e si accresce con l’aumento esponenziale dei “morti di fame”! Ma quanto guadagna Mounsier Jacques Diouf, quanto ci costa questo ennesimo summit fatto di chiacchiere, pranzi, cene, alberghi a 5stelle e stuoli di macchine blu? Se quei quattrini finissero realmente per la creazione di un ambiente favorevole a promuovere la crescita economica ed il benessere di quei paesi e a pianificare un futuro sostenibile, non avremmo alcuna difficoltà e nessun sospetto nel sostenerli! Ma che razza di ragionamenti sono questi? Brindiamo nei lieti calici! Un vertice dopo l’altro! E mangiano, rimpinziamoci, mentre gli altri muoiono: felici ed affamati. Che gran successo, Mounsier Diouf! Ma noi siamo tranquilli, sappiamo che Lei e i suoi solerti funzionari e dirigenti vi impegnerete strenuamente per risolvere "il" problema della fame nel mondo. E stia tranquillo, non daremo retta alle malelingue che parlano di sprechi, inefficienze, incapacità, clientelismi, delle centinaia di miliardi di dollari amabilmente amministrati dalla Fao che se ne vanno in stipendi mega-galattici, missioni milionarie, soggiorni in alberghi a... "tutte le stelle del firmamento", banchetti faraonici e libagioni anon finire per tutti, ma non per chi neha realmente bisogno! Tutte voci false, come quelle che dicono da più parti: abbiamo un altro grande problema, la Fao nel mondo!

Sindacalisti per convenienza, non per passione!














Via scappa dall'ufficio! C’è un direttivo sindacale fondamentale a cui non si può mancare: riunioni, assemblee, discussioni sulle nuove regole, concertazioni, contrattazioni, R.s.u., L.626, patronati, Caf, impicci&imbrogli, questioni "naturalmente" di vita o di morte!!! Certificate - come vuole la legge - dai direttivi dei vari comparti del pubblico impiego di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e sigle varie. Ma alla fine i conti non tornano: sono stati sfondati - e non di poco - i tetti contrattuali previsti per i "permessi sindacali retribuiti". Tradotto in soldoni, che logicamente gravano come sempre sulla collettività, le varie sigle sindacali dovrebbero risarcire l’erario per un extra di 6 milioni di euro per il 2007 e tanto, tanto di più per il 2008. Paradossale ma vero: gli iscritti al sindacato nella P.A. diminuiscono di anno in anno, ma i permessi e i distacchi si moltiplicano! Secondo i dati trasmessi dalla Funzione Pubblica, il ministero di Brunetta, tanto per intenderci, sarebbe stata sfondato di più di 300 mila ore il monte permessi sindacali retribuito che già è abbastanza generoso, di circa 475 mila ore! Quasi il doppio quindi (anche se i sindacati fanno orecchio da mercante!). Il sospetto è che sistematicamente quei permessi siano stati richiesti e distrattamente vidimati dagli organi direttivi sindacali sulla carta per la loro ragione istituzionale, nella realtà invece per svolgere attività non coperte dalla normativa, per farsi i “fatti propri”, tanto per usare un eufemismo! Comunque, a parte eventuali abusi privati che dovrebbero essere perseguiti secondo legge, l’ipotesi è che più che a una riunione del direttivo i dipendenti pubblici con incarichi sindacali fossero attesi a un congresso o a una manifestazione anche solo a fare numero in sala. Compito ingrato, certo, e forse anche più noioso e faticoso della stessa mansione pubblica ricoperta, ma non si capirebbe il motivo per cui tutto ciò debba sistematicamente avvenire a spese dello Stato. La querelle era già stata sollevata in più di un incontro fra governo e i vertici dei più importanti sindacati, ma poi tutto è tornato, o meglio è stato messo a tacere. D’altra parte quello dell’eccesso nei permessi e distacchi sindacali retribuiti è sempre stato uno dei tanti "mali-italiani" che ha fatto del sindacato... l'altra casta!

brunetta non funziona!

Si concluderà il 1 dicembre con un presidio a Palazzo Vidoni sotto la sede del Ministero della Funzione Pubblica e un grande attivo di quadri e delegati RSU la prima fase della campagna di mobilitazione della Funzione Pubblica CGIL di Roma e Lazio per contrastare la contro-riforma del lavoro pubblico. Per tutto il mese di novembre si svolgeranno assemblee ed iniziative di mobilitazione nei posti di lavoro di tutto il Lazio per informare i lavoratori sul processo di “restaurazione” del lavoro pubblico che riporta alla legge materie che per funzionare avrebbero altresì bisogno del massimo sviluppo della contrattazione e della partecipazione. Dopo i tagli alle retribuzioni della scorsa finanziaria adesso con l’approvazione della legge 15 si ridisegna una parte vitale per lo sviluppo del nostro Paese configurando un’idea di società più povera, con meno diritti, più ingiusta e diseguale, che travolge l'idea di un welfare universale, puntando a sostituirlo con un welfare minimo e corporativizzato. L’insieme di azioni intraprese dal governo ha messo in atto una vera e propria Contro riforma del lavoro pubblico che svilisce il lavoro dei dipendenti pubblici, imbavaglia i lavoratori e distrugge le relazioni sindacali, non premia il merito, criminalizza la malattia, e impoverisce i lavoratori non rinnovando i contratti e confermando i tagli al salario accessorio. Con questa campagna di mobilitazione e con la creazione del sito http://www.brunettanonfunziona.it/ intendiamo smascherare l’azione demolitrice del governo e porci l’obiettivo di richiamare l’attenzione dei cittadini perché VOGLIAMO FAR FUNZIONARE L’ITALIA. L’obiettivo è quello di rilanciare la nostra convinzione di quanto un modello di lavoro pubblico sia legato ad un progetto di società e che occorre costruire una nuova ipotesi di riforma del lavoro pubblico: condivisa ed utile al paese.
di Lorenzo MAZZOLI, Segretario Generale FP CGIL Roma e Lazio

sabato 14 novembre 2009

Le tre bugie di brunetta.

Cari amici di Liberal,
ciascuno di noi tende a darsi una visione eroica della propria biografia, sottolineandone i meriti rispetto ai vantaggi attribuiti agli altri. E’ umano. Vale anche per Berlusconi (“sono di gran lunga il miglior presidente del consiglio italiano in 150 anni di storia”) e per il suo ministro Renato brunetta (“sono come la Cuccarini, il più amato dagli italiani”), pur così diversi fra loro: il primo è diventato in effetti molto ricco e potente, il secondo è soprattutto molto rumoroso. Quando Renato brunetta si scaglia contro “questa élite di merda che ha la puzza sotto il naso e ha pensato solo a far cadere il governo”, è utile ricordare la biografia che il ministro s’è voluto ritagliare su misura per i mass media: io sono un piccoletto che viene dal popolo, mio padre era venditore ambulante a Venezia, studiando ho surclassato i figli di papà, ma poi le camarille universitarie mi hanno tarpato la carriera, giro con la scorta perché i terroristi mi vogliono uccidere, sono così coraggioso che una volta ho sbattuto la porta in faccia pure a Berlusconi. Dunque brunetta, che aveva già finto d’indignarsi in tv con Daria Bignardi perché lei non pronunciava ammodo il nome del socialista Giacomo Brodolini, artefice dello Statuto dei lavoratori, tiene molto all’immagine di tribuno della plebe. Inelegante ma meritevole, spiccio ma generoso. Peccato che il suo turpiloquio calcolato contro l’”élite di merda” nasconda non una ma ben tre bugie. Prima bugia. Per tenore di vita, abitudine alle comodità, godimento di privilegi, brunetta fa parte di quella élite da quando lo conosco, e sono ormai quasi vent’anni. Né più né meno di me. La smettesse di ostentare una diversità fasulla, lui è accoccolato da una vita nella classe dirigente contro cui si scaglia. E’ vero che nell’ambito dell’establishment ha occupato a lungo posizioni di seconda e terza fila; per questo, da quando è giunto in prima fila, non manca di fare “marameo” ai potenti che ha scavalcato. Ma perché dovremmo assumere come questione politica quello che è soprattutto un complesso d’inferiorità mal risolto? Seconda bugia. brunetta ingigantisce le capacità cospirative e progettuali di imprenditori, banchieri, editori italiani. Teme che Luca di Montezemolo e Corrado Passera si mettano d’accordo con Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini, sostenuti da Carlo De Benedetti e gli azionisti del “Corriere della Sera”? Ma va là, con poche eccezioni la borghesia italiana è talmente sgangherata da risultare sottomessa al potere berlusconiano di cui brunetta è ingranaggio. Sono decenni che in questo paese si annunciano operazioni “terziste” che poi abortiscono. brunetta se la prende con le “élite eversive della rendita parassitaria, burocratica, finanziaria, editoriale” sapendo perfettamente di far parte di un governo incapace, in difficoltà, che dispone di vasta maggioranza parlamentare ma non toccherà mai quelle rendite perché molti suoi sostenitori se ne avvantaggiano. Terza bugia. brunetta augura a “certa sinistra per male” (la sinistra “perbene” sono quelli che la pensano come lui) di “andare a morire ammazzata” (lui che si autocommisera di essere nel mirino dei terroristi), per una ragione che temo non riesca neppure a confessare a se stesso. Boicottato fin dentro il suo stesso governo, il ministro sente avvicinarsi l’ora in cui il suo bluff verrà “visto” dal popolo di cui ama riempirsi la bocca. Già una copertina dell’Espresso gli ha contestato i dati sul calo dell’assenteismo nella pubblica amministrazione, e brunetta ha risposto parlando d’altro. Ma la vera domanda è: dopo tante chiacchiere, gli italiani che hanno a che fare con gli uffici pubblici si sono accorti di qualche miglioramento?
di Gad Lerner

venerdì 13 novembre 2009

Gli Statali tornano allo status giuridico di lavoratori pubblici!?
















«Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi dello Stato, di adempiere ai doveri del mio ufficio nell'interesse dell'Amministrazione per il pubblico bene».
Sono le parole con le quali gli impiegati dello Stato giuravano fedeltà alla Repubblica, dopo aver vinto un pubblico concorso, dopo aver atteso tre, quattro, cinque o forse più anni prima di essere assunti, e dopo sei mesi di prova. Il rituale venne poi abrogato dall'art. 3 del DPR 19 aprile 2001, n. 253, in seguito alla cosiddetta «privatizzazione del pubblico impiego». Niente di nuovo, dunque, sotto il sole! Ma Il Consiglio dei ministri - su proposta di quel gran genio del ministro della Pubblica amministrazione - ha pensato bene di approvare l’ennesimo inutile disegno di legge in cui si prevede che tutti i dipendenti pubblici, al momento dell'assunzione, dovranno prestare giuramento, altrimenti saranno licenziati. Come già detto, tale norma era stata abolita con la riforma del rapporto di lavoro presso la Pubblica Amministrazione che ne aveva sancito la “privatizzazione”! Adesso si torna indietro! Il che pone un problema: oggi gli statali - a parte il fatto di essere i fannulloni d’Italia ed il male assoluto del belpaese - sono pubblici o privati lavoratori? Ma a parte questo, il fatto di giurare comporterà un miglioramento, in termini di efficienza e di efficacia, nella P.A.? Anche il giorno del matrimonio ci si giura eterna e reciproca fedeltà, ma poi all'atto pratico…
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...l'han giurato li ho visti a Pontida
Han giurato li ho visti a Pontida,
ma non era un raduno di leghisti,
era l'ennesima vittoriosa sfida
agli statali nullafacenti e comunisti!
L'ha lanciata il ministro brunetta
uomo tutto d'un pezzo ...si fa per dire,
che di crescer non ha mai avuto fretta!
I fannulloni devono morire,
ha dichiarato il ministro tosto,
stavolta il sangue gli dobbiam cavare,
e a calci li vogliam cacciare,
perché, da noi, solo il parlamentare
non deve mai perder il suo posto!!!
"0de a brunetta" di Metastasio e metà io

Il can can della campagna vaccinale sull'influenza A.

Egregio Direttore,
sono un pediatra di base dei Castelli Romani. Non posso fare a meno di farmi delle domande sulla conduzione della campagna vaccinale verso l'influenza A e sul can-can mediatico che la circonda. A fatica mi sono fatto un quadro della situazione: a fronte di una influenza di media entità, ma che colpirà tantissimi italiani dei quali una piccolissima parte, anche senza patologie pregresse, avrà complicazioni gravi e il cui effetto maggiore potrebbe essere la perdita di tantissime ore lavorative, si è impostata una campagna di vaccinazioni di massa. Premetto che concettualmente sono totalmente d'accordo. E' giusto vaccinare le classi a rischio e la popolazione “indispensabile”, è giusto vaccinare i bambini quali “untori” della malattia. Quello che mi manda in bestia è la gestione di tutta la faccenda e il far passare decisioni quanto meno “sospette” come le uniche possibili. Mi spiego:
1) Al momento attuale sono stati approvati dall'emea tre vaccini vs il virus pandemico: Focetria della Novartis, vaccino adiuvato con MF59 contenente 9,75 mg/dose di squalene; Pandemrix della Glaxo, vaccino adiuvato con AS03 contenente 10,68 mg/dose di squalene e infine Celvapan della Baxter, vaccino NON adiuvato e con dose doppia di virione. Essendo lo squalene un componente fisiologico della membrana del neurone, iniettandolo direttamente in circolo, è plausibile possa stimolare risposte immunitarie vs l'ospite, e in effetti problematiche neurologiche sono state segnalate con frequenza 1/10000 dosi. Non esistono studi nei bambini! Non è mai stato iniettato sotto i 12 anni.
2) E' stata fatta una gara con base 4 euro/dose che naturalmente è andata deserta.
3) A questo punto, tramite licita privata sono state acquistate 20 milioni di dosi con una spesa, si vocifera, di 200 milioni di euro.
4) Sono state acquistate TUTTE dalla Novartis!
5) Al 19 di ottobre noi medici del Lazio NON SAPPIAMO, a) dove vaccinarci; b) se dovremo vaccinare noi i nostri pazienti; c) quanti pazienti sotto i dodici anni vorranno vaccinarsi con vaccini adiuvati; d) se il vaccino della Baxter, Cevalpan, sarà o meno in vendita nelle farmacie.
Viene da chiedersi come mai né sui giornali ne in televisione si è mai parlato del Cevalpan, anzi viene sempre evidenziato come “esistano due vaccini adiuvati” e basta! Si rischia di fare un bel buco nell'acqua e di non vaccinare, o quasi, i bambini. Rimarremo con una bella fetta della popolazione suscettibile e con molte dosi da buttare. Difatti se è vero che lo squalene è usato da anni negli adulti con effetti collaterali abbastanza contenuti e verosimilmente anche nei bambini sarebbe la stessa cosa, è altrettanto vero che quasi nessun genitore accetterebbe di far fare da cavia ai propri figli. Qualcuno può darci lumi?
di Dottor Luca Giangrande

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