giovedì 30 settembre 2010

Cosa significa una mamma bellissima? Forse l'Oscar!

E' "La prima cosa bella" il candidato italiano all'Oscar 2010 per il miglior film straniero.Interpretato da Michela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Valerio Mastandrea con Claudia Pandolfi, Marco Messeri, Dario Ballantini, Fabrizia Sacchi, scritto dallo stesso Virzì con Francesco Bruni e Francesco Piccolo. Prodotto da Medusa Film con la società di Virzì Motorino Amaranto e la Indiana Production, La prima cosa bella comincia il suo viaggio verso l'Academy carico di premi almeno in Italia, tra cui tre David di Donatello (Miglior Sceneggiatura, Miglior Attore Protagonista, Miglior Attrice Protagonista), 4 Nastri d'argento, un Golden Globe e due Ciak d'oro. Al box office italiano ha incassato ad oggi 6 milioni 600 mila euro ed ha avuto buona accoglienza agli Open Roads di New York e al festival di Shanghai. Il film, tutto ambientato a Livorno, città natale di Virzì, racconta l'esistenza solare, esuberante, complicata, non convenzionale di Anna Nigiotti (ruolo interpretato dalla Ramazzotti e dalla Sandrelli, entrambe eccezionali) che nel 1971, giovane e bellissima mamma viene incoronata Miss del più popolare stabilimento balneare di Livorno, sotto gli occhi gelosi e rabbiosi del marito Mario e quelli maliziosi dei maschi in platea. Dal '71 si passa all'oggi, dove Anna, malata terminale di cancro, continua a sbalordire i medici per la sua vitalità. Il primogenito Bruno (Valerio Mastandrea al top) invece, ha ormai tagliato i ponti con la sua città, la sua famiglia, il suo passato. Insegna senza entusiasmo e più che vivere sembra sopravvivere, fin quando la sorella Valeria (Claudia Pandolfi) non lo convince a venire a salutare la madre morente. Bruno torna e viene costretto dalla madre, ancora bella, vivace e dolcissima, a rievocare le vicissitudini familiari che aveva voluto a tutti i costi dimenticare.

I 'portoghesi' di bus e metro.

di Silvana Maresca. Spettabile Redazione, viaggio con i mezzi pubblici tutti i giorni da diverso tempo e vedo sempre più spesso delle cose che mi fanno imbestialire. Io acquisto l'abbonamento regolarmente, ed invece ci sono delle persone, straniere o italiane non fa differenza, che viaggiano 'a gratise'! Rimango indignata in metropolitana: più persone che passano con lo stesso biglietto e gli impiegati che stanno nei gabbiotti guardano e non dicono niente. Quelle che mi fanno ancora più rabbia sono le persone che invece ti si intrufolano dietro dopo che hai timbrato tu. E se osi dire qualcosa vogliono pure avere ragione. Leggo sulla stampa che molti utenti fruiscono del trasporto pubblico senza pagare il biglietto e che questo fatto produce un'evasione di moltissimi milioni di euro. La cosa non mi stupisce giacché è in perfetta sintonia con il modus operandi instauratosi in tutti settori del nostro paese, ma  regolarmente constato che nelle stazioni metro il personale non controlla l’accesso e che i varchi sono spesso aperti. A volte ho chiesto chiarimenti al riguardo e, immancabilmente, mi è stato risposto che il personale di stazione non è competente a controllare che i passeggeri che entrano siano muniti di biglietto e che deve solo guardare i monitors all’interno del gabbiotto, mentre le verifiche spettano esclusivamente ai controllori itineranti. I vigilantes privati, invece sarebbero competenti solo al controllo dei beni. Come al solito in Italia si fanno le leggi, si mettono telecamere e tornelli, ma poi non c'è mai nessuno che controlla! Stante questa situazione, e considerato che da molti mesi non ho la ventura di incontrare nemmeno l'ombra dei controllori, mi chiedo: perché io devo pagare e gli altri no? perché meravigliarsi del fatto che siamo un popolo di evasori e di furbi?
P.S. Non ho intenzione di rinnovare l’abbonamento annuale! A fronte di un improbabile controllo, mi dichiarerò “zingara romena”... tanto a loro la multa non la fanno mai!

Case: scendono i prezzi, aumentano le vendite!














Si conferma la ripresa delle compravendite nel settore immobiliare annunciata dal primo trimestre 2010 e confermate dall'Istat. Ma dietro questa ripresa c'è una sola spiegazione: una diminuzione dei prezzi del 9% in media rispetto al 2009, e i proprietari che hanno accettato di vendere anche al 15% in meno del prezzo di partenza. Il dato è riferito alle principali aree metropolitane e ha coinvolto le pù prestigiose agenzie immobiliari. Nel terzo trimestre l'aumento di compravendite registrato è stato del +5,5%. Anche se la cifra finale non sarà clamorosa, ci si aspetta per fine 2010 un volume di scambi tra le 620mila e le 640mila unità. Dietro questa ripresa c'è una sola spiegazione: la discesa dei prezzi, che può arrivare, nelle periferie, anche a un meno 20%. I movimenti al ribasso sono del resto molto semplici da spiegare. Le fasce più deboli della popolazione - lavoratori dipendenti, giovani e immigrati - hanno smesso di comprare, a causa dell'incertezza lavorativa e dalla diminuzione del credito. La domanda di case nei piccoli centri o nelle periferie del nord Italia è semplicemente crollata. Le case nuove, in particolare, dei cantieri partiti nel 2007 sono le più difficili da collocare. Anche nelle aree semicentrali delle grandi città i tempi di vendita sono lunghi, perché la classe media fa più fatica ad acquistare! Le previsioni: la discesa reale dei prezzi si è sentita solo ora, dopo tre anni di crisi dell'immobiliare. Un ritardo che ha bloccato gli scambi e che si farà sentire ancora nel 2011. Il numero di compravendite andrà irrobustendosi, ma anche l'anno prossimo i prezzi rimarranno al palo, anche perché la ripresa economica generale sarà ancora troppo debole!

mercoledì 29 settembre 2010

Un Parlamento di Gente come noi, non come loro!

di Paolo D'Amico. Cari amici,  oggi voglio fare qualche domanda a tutti voi che ci leggete. Di chi vi fidate? Della maggioranza o dell'opposizione? Chi dice la verità in questo Paese? Mi auguro per voi che abbiate una risposta. Perchè io non ce l'ho. No, non so più di chi fidarmi, a chi credere, a chi dare la mia fiducia. La maggioranza non esiste più? D'accordo, ne prendiamo atto. Allora chi è che deve governare? L'opposizione? Può darsi, se vince le elezioni. Quando ci saranno le elezioni? E, soprattutto, perchè si deve comunque e sempre andare di nuovo a votare per dare ancora una chance all'incopetenza e al malaffare di chi ci governa? Dobbiamo renderci conto che siamo un Paese completamente alla deriva, senza una guida valida e degna di questo nome, senza un governo che sappia veramente affrontare i problemi che abbiamo. Mi sto chiedendo se lo fanno apposta a mostrarsi così 'deficenti', in tutto quello che fanno, o se ci sono davvero. Insomma, ci fanno o ci sono? Se si potesse toccare con mano l'entità dei danni cusati dalle loro amministrazioni, toccheremmo un qualcosa di viscido, qualcosa di simile a melma e comunque di nauseabondo che qui non posso dire, ma che potete tranquillamente immaginare! Scuola, cultura, istruzione, ricerca, pubblica amministrazione, giustizia e sanità: ovunque si mettano le mani, si trova sporcizia, incopetenza e nessuna voglia di fare! Vi invito, inoltre, a riflettere bene, ma molto bene prima di mettere, quando sarà e se sarà, una croce sulla scheda elettorale. Facciamo in modo che, stavolta, la nostra croce, il nostro voto, abbia un senso, e che non sia affatto scontata. Smettiamola di farci prendere per i fondelli, perchè, se non riflettiamo, è sicuramente quello che faranno. Battiamoci innanzitutto per avere una legge elettorale 'come si deve', che i deputati li facciano scegliere a 'noi' e non ce li ripropinino 'loro'. E soprattutto che a rappresentarci in Parlamento siano persone come 'noi'. Persone che tutti i giorni prendono l'autobus per andare a lavorare, che pagano regolarmente le tasse, che campano solo di stipendio o di pensione, che hanno mille difficoltà per far studiare i figli, badare ai genitori anziani, pagare le bollette e farsi curare decentemente quando serve! Gente come 'noi' deve andare in Parlamento, non gente come 'loro'!

Il Papa ci costa più di 4 miliardi di euro l'anno!

In questa foto qui sopra, si possono osservare... delle mura crollate. Si tratta della Breccia di Porta Pia. Un’immagine che si può datare tra il 20 e il 25 settembre 1870: Cavour, uno del Nord proprio come Bossi, riteneva che l’annessione di Roma fosse fondamentale per l’Unità d’Italia, e agì di conseguenza. Da quel momento cambiarono molte cose: perché da allora, e non potreva essere altrimenti, c’è una specie di ombra che grava sui rapporti tra Stato e Chiesa in Italia, un’ombra molto simile a qualcosa che i cattolici conoscono molto bene: 'un peccato originale'. Ma quel peccatuccio originale, quanto ci costa?Vediamo: Curzio Maltese nel 2007, si dedica proprio a questo tema. Non che decenni prima la Chiesa e il Vaticano facessero fatica a mettere insieme il pranzo e la cena, ma di sicuro c’è una data e un personaggio chiave nella storia economico-finanziaria del Vaticano: il 1990 e il Cardinale Camillo Ruini. Le ragioni dell’ascesa di Ruini sono legate all’intelligenza, alla ferrea volontà e alle straordinarie qualità di organizzatore del personaggio. Ma un’altra chiave per leggerne la parabola si chiama “otto per mille”. Un fiume di soldi che comincia a fluire nelle casse della Cei dalla primavera del 1990, quando entra a regime il prelievo diretto sull’Irpef, e sfocia ormai nel mare di un miliardo di euro all’anno. Ruini ne è il dominus incontrastato. Tolte le spese automatiche come gli stipendi dei preti, è il presidente della conferenza episcopale, attraverso pochi fidati collaboratori, ad avere l’ultima parola su ogni singola spesa, dalla riparazione di una canonica alla costruzione di una missione in Africa agli investimenti immobiliari e finanziari. Insomma, la cifra, il costo che paghiamo noi, cittadini italiani, con le nostre tasse a Sana Roma na Chiesa si aggira intorno ai quattro miliardi di euro. Il miliardo di euro dell’otto per mille, i 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell’ora di religione («Un vecchio relitto concordatario che sarebbe da abolire», nell’opinione dello scrittore cattolico Vittorio Messori), altri 700 milioni versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità. Poi c’è la voce variabile dei finanziamenti ai Grandi Eventi, dal Giubileo (3500 miliardi di lire) all’ultimo raduno di Loreto (2,5 milioni di euro), per una media annua, nell’ultimo decennio, di 250 milioni. A questi due miliardi 600 milioni di contributi diretti alla Chiesa occorre aggiungere il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, oggi al centro di un’inchiesta dell’Unione Europea per «aiuti di Stato». L’elenco è immenso, nazionale e locale. Sempre con prudenza si può valutare in una forbice fra 400 ai 700 milioni il mancato incasso per l’Ici (stime «non di mercato» dell’associazione dei Comuni), in 500 milioni le esenzioni da Irap, Ires e altre imposte, in altri 600 milioni l’elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico, che gestisce ogni anno da e per l’Italia un flusso di quaranta milioni di visitatori e pellegrini. Il totale supera i quattro miliardi all’anno, dunque una mezza finanziaria, un Ponte sullo Stretto o un Mose all’anno, più qualche decina di milioni! Assurda l'eccezionalità del trattamento che il governo e lo Stato italiano riservano al Vaticano. Un unicum, che non ha niente di paragonabile in nessuna democrazia moderna. Nel panorama internazionale non esistono altri casi, se si eccettua la Politeia ortodossa del Monte Athos, che ha ottenuto un regime giuridico speciale dal governo greco, e che in questo senso costituisce un lontano parente del Vaticano. Senza però il diritto di voto nelle conferenze Onu, che la Santa Sede ha più volte esercitato per opporsi alle politiche di contenimento demografico e di pianificazione familiare (per esempio nel 1992 a Rio de Janeiro o nel 1994 al Cairo); tanto che nel luglio 2000 Clare Short, Segretaria di Stato inglese per lo Sviluppo internazionale, ha qualificato come un’«interferenza reazionaria» questo atteggiamento. Senza una banca di Stato qual è lo Ior, che non emette assegni ma vanta depositi per almeno 5 miliardi di euro, che è stato al centro dello scandalo del Banco Ambrosiano con la sua scia di cadaveri eccellenti (da Sindona a Calvi), ma dove nessuno può frugare se non con una rogatoria internazionale, sempre ammesso che venga accettata. Senza un prodotto interno lordo pro capite di 407 mila dollari, che rende di gran lunga il Vaticano lo Stato più opulento al mondo. E infine senza i privilegi doganali di cui quello stesso Stato s’avvantaggia per importare 1000 tonnellate di carne l’anno o 48 di spumante, un pò troppo per i suoi 921 abitanti!

S. P. Q. R.


















Il voto di fiducia che oggi  Fini e Company daranno a "certa gente" è la prova-provata che anche "loro" sono fatti della stessa pasta! Evidentemente l'autunno di questa stagione politica è ancora lontano e oggi a cadere, in questo martoriato paese, saranno soltanto le foglie!
"Cadi, foglia, cadi. Appassite, fiori. Allungati, o notte, e accorciati, giorno. Ogni foglia mi parla di pace soave, staccandosi con un sussurro dall'albero autunnale" (Emily Bronte)

La Lega di Bossi non è più 'pulita' dei 'porci romani'!

L'ex presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Edouard Ballaman, LEGHISTA DI BOSSI, è indagato dalla Procura della repubblica di Trieste per il presunto abuso nell'utilizzo delle "auto blu". Sulla notizia dell'indagine con l'accusa di peculato la magistratura mantiene stretto riserbo. Il fascicolo d'indagine è stato aperto in seguito alla trasmissione degli accertamenti sulla vicenda da parte del Procuratore generale della Corte dei Conti regionale, che ha disposto l'acquisizione di tutti i registri dei movimenti delle vetture di servizio. A sollevare la vicenda era stato un dossier secondo cui Ballaman avrebbe approfittato dell'auto di servizio per viaggi privati o legati all'attività politica della Lega Nord. Una settimana dopo la pubblicazione del dossier, Ballaman si è dimesso dalla carica di Presidente del Consiglio regionale dopo essersi autosospeso dal Carroccio ed essersi iscritto al Gruppo misto. Ieri il Consiglio regionale ha eletto il nuovo presidente, Maurizio Franz, anch'egli leghista... un passaggio di consegne, di testimone o meglio sarebbe dire di... auto blu!

Come attaccare bottone...

Non stiamo parlando di chi logorroico per natura cerca sempre il benchè minimo prtesto per... attacare bottone. Ma di chi resta fisicamente con un bottone in mano e ha l'urgenza di riattacarlo al volo perché ha un appuntamento importante. Ma quanti sanno come cavarsela? Non perdetivi d'animo, è arrivato il momento di imparare quattro regole base per riattaccare un bottone in totale autonomia, senza ricorrere a fidanzate, amanti, amiche, suocere o portinaie che non aspettano altro che cogliervi in fallo, ridacchiando sotto i baffi. Che sia chiaro, questa è la vostra ultima chance per conquistare libertà e autorevolezza.
1) Prendete ago e filo, scegliete il colore del cotone più simile a quello del bottone o della camicia. Se amate i contrasti, potete azzardare un filo rosso o blu su bottoni bianchi. Infilate l'ago e fate un nodo in fondo, unendo i due fili. Infilate l'ago nella stoffa, nel punto esatto dove va attaccato il bottone, lasciando il nodo sul rovescio della camicia;
2) Date qualche punto e poi infilate l'ago nel bottone. Se è a due buchi, entrate in entrambi alternandoli girando in tondo. Se è a 4 buchi, potete creare una croce oppure formare un quadrato. Il metodo più tradizionale è due linee parallele;
3) Passate sempre l'ago e il filo almeno per 6 volte - c'è chi dice 8 - nei buchi. Fate attenzione a non tirare troppo il filo di cotone, è importante che il bottone ballonzoli un po'. Infine girate il filo intorno al bottone due o tre volte, prima di infilare di nuovo l'ago nella stoffa. Questo vi permetterà di creare un po' di spazio tra il bottone e il tessuto, formando un gambo. Così sarà più facile abbottonare gli abiti;
4) Create infine un'asola, infilando l'ago nella stoffa - sotto il bottone - e fategli passare dentro l'ago con il filo. Tirate e tagliate il filo. Voilà, il gioco è fatto.
In alcuni casi si usa come rinforzo un "controbottone" più piccolo, da appoggiare sul rovescio dell'indumento. Questa ricercatezza è da usare soltanto quando si è ormai dei "draghi" dell'attaccar bottoni.
Adesso, non ci sono più scuse, mettetevi all'opera e dopo il primo bottone, sarà tutto incredibilmente più facile.

martedì 28 settembre 2010

Con questi stipendi non si campa più!

5.453 euro in meno!  Sarebbe questo il risultato dell’effetto serra monetario sulle buste paga dei lavoratori dipendenti. I nostri stipendi - non certo i 'loro' - sembrano come quei ghiacciai che si riducono per gli effetti del riscaldamento terrestre: si sciolgono sotto il sole dell’inflazione e si piegano allo tsunami della malapolitica! Il condizionale è d'obbligo, considerato che dal 2000 al 2010 i lavoratori dipendenti e i pensionati hanno visto dimezzato il proprio potere d’acquisto. Secondo i dati forniti dal “sistema politco sindacale” del bel paese il furto sugli stipendi sarebbe di appena 5.000 euro, secondo i diretti interessati - o meglio, i diretti tartassati - mancano, invece, a fine anno più di 12.000 euro! Il buco delle buste paga - che mangia ossigeno peggio di quello dell’ozono, togliendo il fiato alle famiglie italiane - ha nome e cognome: L’Euro, che ha dimezzato salari e pensioni, e La mala-Politica, che ha fatto tutto il resto. L’inflazione effettiva - quella reale, quella vissuta sulla pelle di impiegati, operai e pensionati, non quella prevista dall’Istat - che ha prodotto una perdita progressiva del potere d’acquisto, la mancata restituzione del fiscal drag, la riduzione del cuneo fiscale, il lievitare dei prezzi fuori da ogni controllo e senza alcun valido motivo! L’Italia viaggia con la retromarcia inserita rispetto agli altri paesi europei. Le nostre retribuzioni, tra il 2000 e il 2008, sono cresciute del 2%. In Inghilterra del 18%, in Francia del 12%. Quindicimilioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro al mese, ma per sette milioni di questi la busta paga non arriva a 1.000 euro! Ma se pensionati e lavoratori dipendenti fanno la fame e si mettono in fila alla Caritas, c’è chi con l’effetto serra monetario ha fatto la sua fortuna!

Dire 'Berlusconi è peggio' non assolve tutti gli altri!

di Luigi Costa. Montecarlo a parte, la 'casa' che Fini si sta costruendo, dopo lo sfratto del Cavaliere, è ancora troppo instabile, fragile ed insicura, priva di quelle solide fondamenta etiche e morali dalle quali il Presidente della Camera dichiara di voler partire per dare corso ad una nuova stagione politica. Inoltre il progetto cui si ispira "Futuro e Libertà" sembra la fotocopia della peggiore tradizione democristiana: l’occupazione del potere! I finiani sostengono: abbiamo un patto con gli elettori e per questo non usciamo dal governo, anche se la nostra battaglia contro il capo del governo è ferocissima. A dir poco contraddittoria e fragile come teoria e ambigua nella pratica se è vero, come è vero, che viceministri e sottosegretari del 'suo' gruppo insultano il presidente del Consiglio fuori la porta di Palazzo Chigi e poi entrano e legiferano insieme ai nemici. Italo Bocchino, in testa a tutti, incaricato di presenziare ovunque e di gettare fango su chiunque, in modo disinvolto. "Futuro e Libertà", nonostante il nome altisonante, si sta rivelando di una meschinità politica notevole, sorprendente soltanto per chi gli aveva delegato i propri doveri di opposizione. Il problema però è che tutto ciò è visto quasi con simpatia e inspiegabilmente tollerato: l’unità di misura dei comportamenti pubblici in Italia è diventato Berlusconi. Quindi chiunque si comporti in maniera molto discutibile, sarà sempre al di sotto del limite definito dal presidente del consiglio e così sempre in qualche modo salvabile. Si dice, in merito alle vicende della famiglia "fini-tulliani": Però Berlusconi è peggio di tutti! Che può anche essere vero, ma insufficiente ad assolvere tutti gli altri. Fini compreso! Dopo quindici anni, i finiani fanno capire di essersi finalmente accorti di chi è il Cavaliere. Ma oggi, per Fini, l’aver aperto gli occhi su Berlusconi è un’aggravante, non un attenuante. Se per quindici anni è stato un alleato inconsapevole, e facciamo finta di credergli, adesso è un complice! Se prima era un finto ‘ignorante’, nel senso che fingeva di ignorare la vera natura del Cavaliere, adesso è correo! Se Fini vuole essere credibile - e mettere una "pezza" alle compravendite del cognato - che si dimetta da Prediente della Camera - adesso, subito, oggi stesso - e sfiduci immediatamente - adesso, subito, oggi stesso - questo governo di cui ancora fa parte! 

Paghiamo 2.364 euro l'anno di tasse locali.

Il «fisco locale» pesa ogni anno per 2.364 euro a testa sui cittadini italiani. A fare i conti in tasca ai contribuenti alle prese con i balzelli di Regioni, Province e Comuni è uno studio dei tecnici della della Camera elaborato in base ai dati forniti dalla Copaff, la Commissione paritetica per il federalismo fiscale. I dati, che servono per favorire l'esame dei provvedimenti ora in arrivo in Parlamento, sono relativi al 2008, l'ultimo anno disponibile e i dati emergono sommando i tributi prelevati da Comuni, Province e Regioni. Dall'elaborazione emerge che i più tartassati, nelle regioni a contabilità ordinaria, sono i cittadini Lombardi con 2.697 euro pagati a testa a tutti gli enti territoriali. Le tasse «locali» più leggere sono invece quelle pagate dai campani che ogni anno sborsano «soli» 1.657 euro per finanziare le amministrazioni territoriali. Tra i primi e gli ultimi in classifica la differenza è di 1.041 euro: in pratica in Lombardia si paga il 63% in più della Campania. Se la media italiana è di 2.364 euro, sono nove le regioni che pagano di più. Dopo la Lombardia si piazzano a sorpresa i contributi della Basilicata che pagano di tasse a regioni, comune e province per 2.571 euro. Terzi sono i contribuenti del Lazio (2.546 euro); seguiti da Emilia e Toscana (rispettivamente a 2.541 e 2.501 euro pro capite). Nella parte bassa della classifica , sotto i 2.000 euro di balzelli, ci sono i cittadini della Campania (1.657 euro) del Molise (1.726 euro) e dell'Abruzzo (1.994 euro). Nelle statistiche emergono anche gli importi dei trasferimenti fatti dallo Stato per finanziare la spesa corrente delle amministrazioni regionali. In questo caso, il Molise, che è il penultimo in classifica per livello di tassazione, risulta al primo posto ricevendo dallo stato 1.353 euro per cittadino. Al contrario la Lombardia è penultima per trasferimenti (solo 175 euro a testa) bruciata solo dai 166 euro procapite che il Piemonte intasca dallo Stato. L'importo dei trasferimenti per le regioni ordinarie è in media di 331 euro. Sotto la media sono così anche le Marche (197 euro), la Basilicata (207 euro), la Calabria (208 euro), il Veneto (211 euro) e il Lazio (217 euro).

Assegni familiari per figli legalmente riconosciuti.

Gli assegni familiari spettano al lavoratore anche se i figli sono nati fuori dal matrimonio e non sono inseriti nella famiglia legittima. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso di un lavoratore contro la decisione dell'INPS che gli aveva negato gli assegni per tre figli, legalmente riconosciuti, avuti con una donna con la quale convive da anni more uxorio, pur essendo ancora sposato con un'altra donna dalla quale non si è mai separato per mancanza di disponibilita' economica. L'INPS aveva respinto la richiesta di assegni con la motivazione che i tre figli non risultano immessi nel nucleo sorto con il matrimonio in quanto il nucleo familiare del richiedente risulta tuttora formalmente costituito con la moglie. Secondo la Cassazione invece la normativa sull'assegno richiede solo la condizione di figlio naturale riconosciuto e non necessariamente l'inserimento nella famiglia legittima. Il concetto di nucleo familiare delineato dal legislatore a questi fini va al di la' della famiglia configurata dal matrimonio e ricomprende anche i figli nati fuori dal matrimonio, legalmente riconosciuti, anche se non inseriti nella famiglia legittima. E' quindi sufficiente che il richiedente abbia riconosciuto i tre figli avuti dalla convivente ed abbia provato che i minori vivono a suo carico in quanto egli provvede al loro mantenimento.

lunedì 27 settembre 2010

In Italia, oltre Bossi, c'è il problema dei salari!

I lavoratori dipendenti italiani hanno perso in dieci anni oltre 5 mila euro di potere d'acquisto. Lo sostiene la Cgil nel suo rapporto sulla crisi dei salari presentato oggi nel quale spiega che nel decennio 2000-2010 le retribuzioni hanno avuto, a causa dell'inflazione effettiva più alta di quella prevista, una perdita cumulata del potere di acquisto di 3.384 euro ai quali si aggiungono oltre 2 mila euro di mancata restituzione del fiscal drag che porta la perdita nel complesso a 5.453 euro. In Italia esiste "un grande problema che riguarda l'abbassamento dei salari anche legato al prelievo fiscale". Lo sottolinea il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che, non si lascia addormentare dal 'canto delle sirene' intonato a Confindustria dalla Marcegaglia, e chiede "un intervento urgente che sgravi il lavoro dipendente" riequilibrando il peso del prelievo a favore dei salari. I salari, sempre secondo Epifani, pagano al momento di più di altri redditi ed è necessaria una "svolta" che affronti il problema delle retribuzioni. E di questa svolta se anche l'opposizione se ne facesse carico, una volta per tutte, senza se e senza ma, forse non avrebbe necessità di giocare di sponda con gli ex-Missini, ex-AN, ex-Pidielle, per dare la spallata definitiva ad un governo messo alle corde dai suoi stessi intrighi di palazzo e da una politica votata solo all'arrichimento dei soliti noti! Usque tandem... «Basta con la sigla SPQR, senatus populusque romanus... io dico: sono porci questi romani», ha bofonchiato il ministro delle Riforme, ieri sera a una manifestazione di selezione per Miss Padania a Lazzate, in Brianza. Il Senatur era stato interpellato sul gran premio di Formula Uno nella capitale: «Monza non si tocca e a Roma possono correre con le bighe», ha sparato il capo della Lega. Di Questo e di Montecarlo discute la politica al capezzale di un paese che muore.

l'Italia di oggi sta in mano ai 'mediocri superiori'!

di Vincenzo Cerami. Viene da dire che i mediocri sono tutti uguali. Secondo Rostand, invece, esistono i “mediocri superiori”. Non ce li descrive ma intuiamo che si tratta di persone ignoranti che dell’idiozia fanno tesoro. Non c’è niente da fare, la mediocrità è rassicurante, tranquillizza tutti perché la tocchiamo con mano. Il “mediocre superiore”, in cuor suo, si sente un privilegiato: sa cos’è la mediocrità, mentre i mediocri comuni non sanno niente. Rostand ha detto che il mondo è in mano ai mediocri superiori. Se così fosse staremmo molto peggio di come stiamo. In verità il mondo si tiene grazie a poche persone che prendono le cose terribilmente sul serio. Dire in quali mani sta oggi l’Italia è fin troppo banale. Bersani ha ragione, i nostri governanti ci hanno mangiato il futuro. Però non facciamoci illusioni: i mediocri stanno ovunque, come gli acari. Chi non ricorda i pizzini, e quindi le pugnalate di Latorre contro il suo partito. Latorre è ancora lì, quando dovrebbe stare in castigo dietro la lavagna. Bersani stesso, alla vigilia di delicatissime elezioni, perché ha sparato contro il neonato Pd? Chi non ricorda, in vicinanza delle stesse elezioni, la voce di D’Alema che parlava di un partito non amalgamato? Oggi siamo al minimo storico dei consensi, meno amalgamati che mai. E loro sono lì, al vertice. Niente da fare: i mediocri superiori, come dice appunto Rostand, vincono sempre. Per fortuna qualcosa si muove, ovviamente per merito della maggioranza, che si sfalda davanti agli occhi degli italiani. Una manna caduta dal cielo. A questo punto il Pd, maggiore partito d’opposizione, dovrebbe presentarsi come ancora di salvezza, come zodiaco di riferimento per la costruzione del futuro. Serve con urgenza chi è capace di volare alto. Si dovrebbe ritrovare lo spirito e l’entusiasmo che abbiamo avuto all’inizio, quando è stata chiamata a raccolta una vasta area di democratici, laici e cattolici, al di là delle ideologie.

Gli sprechi della politica: tutto il mondo è paese!

Ogni giorno 854 mila persone - funzionari civili, militari, contractors privati, pari a una volta e mezzo la popolazione di Washington - varcano i cancelli della "Top Secret America", il complesso sistema di sicurezza nazionale creato dopo le stragi dell'11 settembre. Lo rivela una maxi-inchiesta del 'Washington Post' che questa estate ne ha denunciato ridondanze, inefficacia e sprechi. Ecco alcuni numeri riportati dal giornale che danno le dimensioni della «geografia alternativa» dell'intelligence nazionale:
- 1.271 agenzie del governo e 1.931 società private lavorano su programmi legati all'anti-terrorismo, la sicurezza nazionale e l'intelligence in circa 10 mila località d'America.
- Almeno 263 agenzie sono state create o potenziate in risposta all'11 settembre.
- A Washington e dintorni 33 edifici sono in costruzione o sono stati costruiti per ospitare lavoro legato all'intelligence. Assieme occupano una superficie pari a tre Pentagoni o 22 edifici del Campidoglio.
- Gli analisti che esaminano i materiali ottenuti con le intercettazioni e altri metodi di spionaggio negli Usa e all'estero producono 50 mila rapporti di intelligence all'anno, con la conseguenza che vengono di routine ignorati.
- La Defense Intelligence Agency è passata da 7.500 dipendenti nel 2002 a 16.500 oggi; il budget della National Security Agency è raddoppiato; 35 task force dell'Fbi sono diventate 106.
Lo stesso portavoce di Obama, Robert Gibbs, l'ha ammesso: "Eravamo preoccupati per la pubblicazione di questi dati". Il quotidiano chiarisce che ha mostrato tutti i grafici ai responsabili dei Servizi prima di andare in stampa. Ma l'effetto è devastante. Una nazione parallela costruita nel segno della paura. Un impero cresciuto così a dismisura che nessuno - tra le decine e decine di persone intervistate: dal capo del Pentagono Robert Gates fino all'ultimo degli analisti - è in grado di rispondere a tre domande principali. Quanto costa? Quanta gente ci lavora? E soprattutto: quanto è efficace? "Non sono questioni accademiche" scrive il giornale. "La mancanza di focus, non la mancanza di risorse, è al centro della strage di Fort Hood che ha fatto 13 morti. Così come dell'attentato di Natale: sventato non dalle migliaia di analisti impiegati per trovare un terrorista solitario ma dall'allarme di un passeggero". Si arrende perfino il capo del Pentagono: "C'è stata così tanta crescita dopo l'11 settembre che cercare di tenere sotto controllo tutto è una sfida: non solo per il direttore della National Intelligence, ma per ogni operatore, per il direttore della Cia, per me stesso". Anzi ora proprio Gates insiste: "Ok, abbiamo costruito un meccanismo enorme: ma non è che abbiamo molto più di quello che serve?". Corre ai ripari anche Leon Panetta, il capo della Cia: "Soprattutto con questo deficit, dobbiamo essere pronti ad abbattere qualche muro". Muro? L'intelligence Usa è un labirinto. Problema numero uno: la duplicazione inefficiente di centinaia di agenzie. L'esempio è quello della strage di Fort Hood. Perfino l'esercito ha la sua bella unità d'intelligence: solo che invece di raccogliere le denunce sul sergente psichiatra Nidal Malik Hasan che inneggiava alla jahad, raccoglieva straordinarie informazioni su hezbollah, pasdaran e Al Qaeda "che non aggiungevano nulla a quello che già sapevamo", rivela oggi un ufficiale del Pentagono. Problema numero due: la moltiplicazione dei dati. Ogni giorno, 1.7 miliardi di email, telefonate e comunicazioni sono raccolte dalla National Security. E come vengono analizzate? Michael Leiter, il direttore del National Counterterrorism Center, è costretto a lavorare su 4 computer collegati a sei mega-hardisk che non si connettono tra di loro. Una buona notizia c'è: "Finalmente riesco a ricevere tutta la posta su una casella sola". "Un mondo segreto cresciuto al di fuori di ogni controllo": il titolo della prima puntata dice tutto. Il giornale alza il velo sulla dipendenza del governo dai fatidici contractors (ricordate la Blackwater?). Una cosa l'inchiesta l'ha già ottenuta: riportare il giornale di Washington ai fasti del Watergate. La coppia Carl Bernstein e Bob Woodward fece la storia del giornalismo costringendo il presidente Richard Nixon alle dimissioni. Qui, va detto, le responsabilità sono più diffuse: l'inchiesta è cominciata due anni fa, regnante ancora quel George W. Bush che già nove giorni dopo l'11 settembre aveva chiesto al Congresso 40 miliardi (e 36.5 miliardi nel 2002, e poi 44 miliardi nel 2003) per combattere Al Qaeda. Anche la nuova coppia di scoopisti è diversamente assortita. Questa volta è composta da un maschio e una femmina: Dana Priest, che nel 2006 e poi nel 2008 si è aggiudicata due Pulitzer per aver svelato i segreti della Cia e l'abbandono dell'ospedale dei reduci Walter Reed, e William Arkin, un ex 007 passato al giornalismo e alla militanza ambientalista (fu lui a organizzare il blitz di Greenpeace durante la prima guerra del Golfo). E se quarant'anni fa colpiva l'arroganza del potere nixoniano, oggi, soprattutto nell'America della recessione, a colpire è lo spreco. L'edificio da 3 miliardi e 400 milioni di dollari che il Department of the Homeland Security, quello che coordina l'incoordinabile, sta costruendo. O quelle Scif, sigla per Sensitive compartmented information facility, cioè stanze dove custodire il materiale segreto accumulato, che tra i capi degli 007 sono diventate uno status symbol. Svela uno dei costruttori: "Non sei un vero boss fino a che non hai la tua bella Scif più grande di quella del vicino. Per questa gente scatta una sorta di invidia del pene". Che non è servita neppure a scovare un ragazzino nigeriano che il giorno di Natale voleva farsi saltare le mutande sui cieli di Detroit.

I partiti sono morti e la gente l'ha capito!

«I partiti sono morti, sono una concezione vecchia della politica. E noi non vogliamo commistioni con i morti». Si risveglia sulla linea del precedente il secondo giorno di Woodstock 5 stelle a Cesena, l'adunata dei cosiddetti grillini. Con Beppe Grillo che, a margine, ritorna sui temi, con un'unica concessione al turpiloquio, di cui per altro chiede venia. «Noi non abbiamo soldi pubblici. Se metti i soldi dentro la politica, la politica diventa merda. Scusate il termine. Noi non siamo di destra né di sinistra, siamo sopra, siamo andati oltre». E, di conseguenza, nessuna alleanza in vista per il movimento, se non quelle fatte «tutti i giorni, ma con i comitati dei cittadini». Ventimila le persone che tra tende, camper e alberghi hanno dormito nella zona e dalle prime ore della mattinata hanno popolato l'erba del parco. «Al campeggio ieri sera alle 11 dormivano tutti, con un silenzio, un cinguettio di uccellini... Il massimo della depravazione erano chinotti e succhi di frutta - ha detto Grillo - Questa non è gente tranquilla, è gente che ha capito, gente informata. Che non vuole essere rappresentata da quei quattro morti che sono sottoterra. Noi siamo vivi! La nostra è un'espressione di vita. Questa è la vera politica, parliamo di come fare una casa, una città, di come muoversi. La nostra costituzione la stiamo mettendo in pratica e vogliamo aggiungere il diritto alla felicità. Due giorni di felicità così sono un miracolo oggi in Italia». Nel pomeriggio Grillo ha lanciato la piattaforma nazionale del movimento, davanti a una platea stimata in centomila presenti, mentre il discorso veniva trasmesso in streaming, totalizzando quasi 4 milionid i contatti alle 16: «Siamo già centomila iscritti e chiunque può iscriversi gratis su www.movimentocinquestelle.it, con cui possiamo veramente cambiarlo questo paese qua. Abbiamo un programma work in progress. E ciascun cittadino può contribuire, con la sua professionalità: usiamo il metodo wiki. Non abbiamo sedie, non abbiamo capibastone. Hanno paura che ci tramutiamo in cittadini liberi, ci vogliono contaminare, state attenti, che ad andare con i morti si viene contagiati. Ci dicono che siamo movimento di protesta, ma noi facciamo proposte. Dico basta a Fassino, D'Alema, Chiamparino, Bossi, Maroni. Gente che da 40 anni abbiamo sulle spalle, che vadano a lavorare». Poi, in una frase, il succo del suo discorso: «Basta con i partiti, è semplice». Grillo ha insistito sull'alternativa rappresentata dal suo popolo: «Vorrei sapere cosa abbiamo da perdere. Il comunismo è morto, perchè l'hanno applicato male e non sanno neanche il perchè. E anche questo capitalismo è morto, perchè non prevede la democrazia. L'Italia non è più una democrazia, ciascuno di noi ha un debito di trentamila euro». Grillo ha detto anche una battuta sulla Fiat: «È inutile continuare a finanziarla, perchè produce auto che sono già morte». E ancora: «Non riesco a capire: investiamo 15 miliardi di euro per comprare dei bombardieri, finanziando la più grande azienda di armi del mondo, poi chiudiamo le scuole». «Questo è un movimento nato in rete - ha continuato Grillo - del quale io non sono il leader, ma solo un coordinatore di idee. Questo è un movimento che è nato senza il bisogno di un soldo pubblico, perchè si può fare una politica senza soldi, solo con passione, cuore e idee. Ed è nato il 4 ottobre 2009, nel giorno di San Francesco, perchè lui era il pazzo di Dio e noi siamo i pazzi della democrazia». Uno degli obiettivi della piattaforma è il Parlamento. «Sceglieremo insieme con un clic 10-20 ragazzi che condividono le nostre idee, e li porteremo in Parlamento - ha detto Grillo - Lo faremo attraverso la rete, non con qualcuno che li cala dall'alto. Le alleanze non ci sono e non sono neppure previste. Noi non scendiamo in politica, ma ci alziamo».

venerdì 24 settembre 2010

Berlusconi e il tempo dei divorzi!

Divorziato e rigenerato! Il Cavaliere è tornato single! Un addio assai 'costoso' quello dato a Veronica Lario! Un addio 'liberatorio' quello confezionato a Gianfranco Fini! Due matrimoni andati in fumo nel giro di pochi mesi! Da Berlusconi non è arrivato il fatidico ordine - tanto atteso dai 'finiani' - di seppellire l’ascia di guerra: "La casa di Montecarlo" (l'appartamento stimato un “milone e trecentomila euro” lasciato in eredità ad Allenza Nazionale e poi ‘girato’ da Fini - l’integerrimo al cognato per appena “300mila euro”! Un prezzo irrisorio dal punto di vista immobiliare, ma politicamente spropositato! ). Anzi, gli uomini al soldo del Cavaliere continuano a scavare e il divorzio in casa PdL ormai appartiene alla storia. Dopo circa sedici anni di difficile convivenza e di un matrimonio celebrato in piazza, ma mai consumato, Berlusconi è... Libero dal coofondatore del Partito dell'Amore! Il presidente del Consiglio gongola grazie alla campagna condotta dal quotidiano di famiglia contro colui che era 'tanto bravo' e soprattutto 'tanto pulito e onetso’ al punto che, avrebbe dovuto fare il sindaco di Roma al posto di Rutelli, ma che poi è stato messo addirittura sullo scranno più alto di Montecitorio ad occupare la terza carica dello Stato! Beh, entrambi ci hanno messo sedici anni per scoprire che il loro non era vero amore, ma neppure amicizia e forse neppure un …calesse! E mentre il Paese è narcotizzato dalle escort, dissanguato dall’euro, frastornato dalla corruzione, irritato da fasulle compravendite immobiliari, mentre ‘meno tasse per tutti’ è rimasto uno splendido slogan, mentre i ricchi sono sempre più ricchi, la classe media è sempre meno media, ma molto più bassa, e i poveri sempre più poveri, questi - sulle note stonate di un’opposizione che non c’è - ballano e cantano, mangiano, bevono e fottono. Ma fottono pure noi!

Jeans sempre più attillati, sexy e sensuali!

Non ci sono dubbi, il capo che mette più in evidenza la silhouette femminile posteriore, o meglio il lato B, sono i jeans. Ecco allora che aziende e stilisti si lanciano sui pantaloni in denim tagliati in modo e maniera da far risaltare, modellare, alzare e snellire le terga e le cosce delle donne. In alternativa, o in aggiunta, si studiano trame che intessute alla tela di Genova, la rendono elastica e quindi modellante. L'ultima azienda che si è cimentata nel produrre jeans push up è Miss Sixty, che per interpretare i nuovi jeans ha scelto come testimonial la bella Belen Rodriguez. Il lancio della campagna della nuova collezione Magic by Miss Sixty, con la show girl argentina protagonista, sarà fatto a breve per la prima volta per Miss Sixty, in televisione. La collezione, studiata dal direttore creativo del marchio, Vichy Hassan, è caratterizzata da modelli dal taglio slim fit ed effetto push up, capaci di risaltare e correggere le forme femminili, sul lato B soprattutto. Levìs ha presentato di recente a Londra la serie Curve ID, nata proprio dall'esigenza di creare una struttura che si modellasse perfettamente sulle forme delle donne. Non più solo una questione di taglia, quindi, ma di struttura dei fianchi, che sono stati identificati in tre tipologie di jeans: Slight , Demi, Bold. Per capire a che tipologia si appartiene, Levìs ha messo a disposizione un misuratore ufficiale, che permette di scegliere senza sbagliare il modello più adatto al proprio corpo. La linea Curve ID è in vendita in tutti i negozi Levìs dal 2 settembre. Protagoniste della campagna pubblitaria: Lykke Li, Violet e Miss Nine. Tra le griffe italiane, Liu.Jo nel 2009 ha raggiunto il successo con uno spot che vedeva protagonista una bella modella di colore, con parrucca color platino, che attraversava la strada ancheggiando, inguainata nei jeans ultimo grido, mentre mandava il traffico in tilt, con le rotondità dei suoi glutei perfetti. Mentre una ragazza bianca, con un'identica parrucca platino e gli stessi jeans-guaina, passava sull'altro lato della strada mostrando di provocare lo stesso effetto sugli uomini. Ma i primi jeans del genere portano la firma di Ana Sanchez, venezuelana originaria di San Cristobal, milanese di adozione, i primi blue jeans con push up importati quattro anni fa in Italia. Nel suo Fashion Caribe, negozio in pieno centro di Milano, Ana ha portato il trend carioca e i jeans che oggi vengono proposti da molte griffe. I suoi jeans push up sollevano i glutei grazie a una cucitura strategica.

In calo i titoli di Stato, volano le polizze vita!

La ricchezza delle famiglie italiane mostra che il nostro Paese è uno dei più ricchi e patrimonializzati del mondo: guardando al patrimonio immobiliare ma anche alle attività finanziarie delle famiglie emerge che la consistenza complessiva è di oltre 3.500 miliardi di euro, cioè più del doppio del debito pubblico. Lo rileva il Diario-Censis-Bcc della ristrutturazione del terziario secondo cui ''occorre far circolare di più la ricchezza delle famiglie italiane e in questo la finanza ha un'enorme responsabilità, ma anche un'enorme opportunita'''. Guardando alle attività finanziarie delle famiglie italiane, il Diario mette in rilievo due dati: nel 2009 il flusso di investimenti delle famiglie verso i titoli di Stato è diminuito di circa 60 miliardi di euro; il flusso dell'ultimo anno verso le assicurazioni del ramo vita si e' attestato su oltre 24 miliardi, il 35% del totale delle attivita' finanziarie, vale a dire che le famiglie italiane hanno deciso nell'ultimo anno di investire un terzo dei loro risparmi in assicurazioni vita. La consistenza dei premi del ramo vita è così aumentata del 12%. Mentre nel 2007 e nel 2008 la variazione della raccolta premi nei rami vita era risultata negativa (-11,4% e -11,2% rispettivamente), nel 2009 la raccolta è aumentata del 48,7% rispetto all'anno precedente, superando 81 miliardi di euro (nel 2008 il valore era di 54,5 miliardi).

giovedì 23 settembre 2010

I finiani dopo 16 anni capiscono chi è Berlusconi?

di Filippo Rossi. Cerchiamo di andare per ordine. Perché a forza di essere pacati, a forza di essere moderati, a forza di essere equilibrati, si rischia di non capire quel che sta succedendo davvero, si rischia di non capire la posta in gioco. Che non è - forse è il caso di metterlo in chiaro una volta per tutte - una questione di poltrone. È, piuttosto, una questione di libertà e di democrazia. Una questione altamente politica, della miglior politica: quella che cerca di tracciare il sentiero che porta al futuro del paese. Un futuro migliore di questa fanghiglia, di questo pantano d’interessi privati. Andiamo per ordine, allora. Perché niente è ininfluente. E non può essere, tantomeno, ininfluente nella storia d’Italia questa estate durante la quale - l’abbiamo scritto e lo riscriveremo fino alla noia - un plotone d’esecuzione mediatico agli ordini di Silvio Berlusconi, agli ordini del presidente del Consiglio, agli ordini del più potente editore del paese, ha cercato di distruggere l’alleato scomodo, l’alleato che si era permesso di dire, semplicemente, “io non sono d’accordo”. Non sarà un caso se nei giorni scorsi Berlusconi ha ricevuto Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti. Cosa si sono detti? Perché li ha dovuti incontrare? Consigli editoriali? Un caffè tra vecchi amici? È finito il tempo delle barzellette. E anche le comiche finali devono avere un limite: di decoro, d’intelligenza, di verità. E invece non è finita. Perché non può essere ininfluente se qualcuno, un proprietario di un’azienda-partito, pretende di declinare il suo personalissimo concetto di democrazia. Una democrazia tutta particolare in cui c’è chi ordina e chi obbedisce, chi è intoccabile e chi è toccabilissimo. Chi ha diritti e chi no. E non è nemmeno ininfluente se la legge non è più uguale per tutti, se il garantismo vale a corrente alternata: garantisti con gli amici, giustizialisti con i nemici. Garantisti con i condannati per mafia, giustizialisti la dove non c’è l’ombra di un reato. Tutto questo è o non è un problema democratico? Un’emergenza democratica? I soliti noti risponderanno ovviamente di no, che tutto è normale, che tutto va bene, che tutto è limpido, che non può essere che così. Contenti del loro consenso totalitario. Noi, umilmente, non siamo d’accordo.
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Il commento. di Antonio La Prostata. FINI: “ADESSO BASTA CON LE BARZELLETTE DI BERLUSCONI” …ora tocca a me!

Fini - ha preso da Berlusconi - a raccontare barzellette. Peccato però che le racconti talmente male da lasciare tutti nell'imbarazzo più completo! Ad esempio, l'ultima su ”Casa-Tulliani a Montecarlo” non fa ridere per niente!

Qualità della vita: Italia 8^ in Europa.

Chi in Europa cerca una qualità della vita alta dovrebbe evitare l'Italia, ma anche Gran Bretagna e Irlanda. Lo sostiene una ricerca effettuata dall'associazione britannica per i consumatori UK Switch, che ha esaminato come si vive in dieci paesi europei, concludendo che l'Italia è all'ottavo posto, in questo gruppo. I paesi esaminati sono - in ordine di classifica - Francia, Spagna, Danimarca, Polonia, Germania, Olanda, Svezia, Italia Gran Bretagna e Irlanda. La classifica è stata stilata sulla base di diversi elementi, tra cui la media delle ore di lavoro, quelle di luce, l'eta' alla quale si va in pensione, il numero di giorni di ferie concessi e il reddito delle famiglie. Con lo stesso numero medio di ore di lavoro settimanali della Francia, gli italiani godono però di meno vacanze e vanno in pensione più tardi. Sono gli spagnoli invece quelli che hanno un maggiore rapporto tra le ore medie di lavoro e i giorni di ferie, che arrivano a 43 all'anno, a fronte 38,8 ore di lavoro settimanali. E all'Italia non basta neanche il maggior numero di ore di luce in tutta Europa (dopo la Spagna) per scalare qualche posto in classifica. A influenzare negativamente il risultato italiano c'è anche il reddito delle famiglie, 29.880 euro netti in media all'anno. Piu' alto solo di quello delle famiglie spagnole che, dice la ricerca, guadagnano in media circa 28.400 euro. Male anche la quantita' di fondi messi a disposizione dal governo per l'istruzione e la sanita' - rispettivamente il 4,8% e il 9% del Pil - anche questi tra i piu' bassi in Europa.

In netto aumento i furti dell'oro rosso!

«ORO ROSSO». Così viene definito il prezioso metallo oggetto dei furti in aumento nella capitale. Il problema dell’approvvigionamento illecito di rame genera tre conseguenze principali. La prima è rappresentata dai facili affari che fomentano i guadagni della microcriminalità, che si occupa di acquistare e rivendere il metallo. La seconda conseguenza è relativa all’inquinamento ambientale dei fumi altamente tossici che nascono dalla combustione dei materiali che avvolgono il rame. Infine, il furto di rame, mette in ginocchio gli apparati di servizi come i trasporti ferroviari e le comunicazioni, generando disagi ai cittadini e ingenti spese di riparazione. Lo scorso settembre, ad esempio, la linea dell'Alta velocità fra Roma e Firenze è stata interrotta a causa di un cospicuo furto di cavi di rame che collegano la sottostazione elettrica di Settebagni con la linea aerea di alimentazione dei treni. In seguito a questo imprevisto i treni Frecciarossa sono stati deviati sulla linea tradizionale generando inevitabili ritardi per i passeggeri. Ancora a Roma, nella zona che si estende tra la Pisana e la sede della Regione Lazio, la linea telefonica è isolata da venerdì scorso. I residenti del quartiere hanno denunciato la situazione, convinti che il problema sia nato da un tentativo di furto di rame degenerato in un incendio. Alcuni testimoni hanno infatti visto un improvviso fumo nero a cui sarebbe immediatamente succeduto il black out delle linee. I sospetti sono stati poi confermati anche dai tecnici che stanno cercando di ripristinare il servizio. In questo contesto grande rilievo assume l’attività dello Sco, il Servizio centrale operativo del Dipartimento di polizia che, attraverso il coordinamento delle segnalazioni di squadre mobili e Polfer, è in grado di garantire azioni tempestive di contrasto al fenomeno.

Addio orli scuciti e gonne pendenti!

Non siete una sartina e neanche una couturière ma volete indossare assolutamente quei bellissimi pantaloni appena comprati che hanno bisogno però di essere accorciati. Inoltre diciamo la verità l'orlo dei pantaloni non è proprio così semplice da fare. Beh, per tutti quelli che non sanno usare ago e filo ecco come risolvere brillantemente la questione. C’è un trucco per le situazioni d'emergenza, che anche se non può considerarsi definitivo vi permetterà di indossare i vostri pantaloni nuovi o rimediare a un'orlo scucito. Basta usare il ferro da stiro e possedere una meravigliosa fettuccia biadesiva che si vende in merceria e che contiene un sottile strato di resina che una volta riscaldata salda i tessuti. Quindi procedete così:
•dopo aver preso bene la misura e fermato con degli spillini l'orlo di una gamba, procedente con l'altra mettendola accanto e fermate sempre con spillini;
•prendete il ferro da stiro e stirate le pieghe, poi apritele leggermente e inserite la fettuccia biadesiva posizionandola bene all'interno della piega;
•passate quindi il ferro da stiro ben caldo facendo una leggera pressione in modo che la fettuccia aderisca bene al tessuto. Ripetete l'operazione un pò di volte e il gioco sarà fatto.
Addio orli scuciti, addio gonne pendenti, con un piccolo nastrino sarete finalmente in ordine e autonomi!

"Bruno Vespa mi voleva in gonna"

SIPARIETTO. Dopo l'apprezzamento sul décolleté della scrittrice Silvia Avallone alla premiazione del premio Campiello, Bruno Vespa torna alla ribalta delle cronache "rosa". Stavolta è la Signora Totti a rivelare un piccante retroscena. Meglio in gonna "L`unica volta che sono andata in trasmissione da lui, mi ha salutato dietro le quinte prima della registrazione, dicendomi: 'Perché sei venuta in pantaloni, non potevi mettere la gonna?' ". Dopo l'episodio del premio Campiello, un`inviata del programma di Italia1 "Le Iene" condotto proprio dalla Blasi aveva provato a fare lo stesso con Vespa, fermandolo per strada, ma lui l'aveva allontanata. "Ha avuto una reazione di stizza del tipo 'io posso e tu no' ", conclude la Blasi. Replica "C’è la tendenza a credere che Porta a Porta sia una trasmissione dove è quasi un obbligo presentarsi in abito da cerimonia. Crepet preferisce venire in pullover e quando invitiamo una show girl, ci viene naturale pensare ad un abbigliamento sbarazzino. Evidentemente sbagliamo". Così Bruno Vespa risponde a Ilary Blasi. "Mi dispiace perciò di aver procurato a Ilary Blasi - ha aggiunto Vespa - una lacerazione durata molti anni. Se ho misurato male il suo senso dell’humor, ne faccio pubblica ammenda".

Fini ha perso la trebisonda per la Tulliani!



















Le tristi vicende italiane, appalti, ruberie, corruzioni, donnine e quant'altro abbia il sapore dell'impiccio e l'odore dell'imbroglio, risucchiano in un vortice impietoso anche 'chi' si era proclamato in modo del tutto autoreferenziale paladino di legalità e trasparenza. Ma evidentemente mentiva a se stesso, sapendo di mentire, vittima del suo stesso perbenismo di facciata!

mercoledì 22 settembre 2010

Preferisco il Paradiso.

Lasciamo perdere i discorsi tecnici sulle 'fiction' dedicate agli eroi, ai santi e ai navigatori di questo paese! Se, come accade sin dalla prima inquadratura, è Gigi Proietti, che è così bravo e così conosciuto da non entrare nei panni di San Filippo Neri o se mai è il prete che fatalmente si veste da Proietti. Se il taglio espressivo scelto dal regista è quello, inedito e difficile, della 'santità come divertissement', oppure se è una scelta coraggiosa che però stinge inevitabilmente nel macchiettistico, nell’esagerazione dei caratteri, nella favola di «Pippo il buono». Un fatto è certo. La vita di Filippo Neri, in onda lunedì e martedì su raiuno, è stata una storia toccante, commovete e che lascia riflettere! Soprattutto perchè cade in un momento storico, il nostro, dove pensare agli altri, dedicare la propria vita a quelli più sfortunati di noi, ai più deboli, sa tanto di miracoloso! In una stagione densa di sfide e problemi c'è, in tutti i settori, un immenso vuoto di leadership. La politica non svolge la funzione che dovrebbe competerle. Ma analoghe carenze si riscontrano nel mondo imprenditoriale, nella comunicazione e nella cultura. Persino nella società civile e nell’associazionismo. Mancano persone capaci di offrire alla nazione obiettivi condivisi e condivisibili. Non esistono programmi di medio e lungo termine. Non emerge un’idea di bene comune, che permetta di superare divisioni e interessi di parte. Si propone un 'federalismo' che sa di secessione. Senz’anima e solidarietà! Un Paese maturo, che deve mirare allo sviluppo e alla pacifica convivenza dei cittadini, non può continuare con uomini che hanno scelto la politica per “sistemare” sé stessi e le proprie “pendenze”. Siamo ancora lontani dall’idea di concepire la politica come una forma di servizio verso la comunità, capace di aiutare tutti a crescere. In un mondo votato all’egoismo senza regole, dove il bene comune ha abdicato all’appagamento personale, «Preferisco il Paradiso» è la fulminante risposta che Filippo Neri disse quando gli fu chiesto di diventare cardinale. Umiltà, semplicità, carità, modestia e timor di Dio! Quando Filippo apprende da uno dei suoi ragazzi che gli confessa di voler diventare prete per intraprendere la carriera ecclesiastica, lo incalza domandandogli: Prete… “e poi?” Vescovo… “e poi?” Cardinale …”e poi?” Papa… “e poi?” Ma dove vogliamo arrivare, chi vogliamo diventare in questo mondo? Ma possibile che nessuno riesca a capire che siamo “tutti” di passaggio su questa faccia della terra? E tu Berlusconi… dove vuoi arrivare? Che segno lascerai nella storia? Cosa avrai costruito per l’umanità? Per cosa sarai ricordato? Per Milano2 e Canale5? Filippo Neri è il santo della gioia, il giullare di Dio, il secondo apostolo di Roma, «Pippo il buono», secondo alcuni celebri soprannomi che hanno scortato la vita di questo sacerdote. Mentre si celebrava il Concilio di Trento e iniziava la Controriforma, San Filippo formava i giovani con tenerezza e ironia avvicinandoli alla liturgia e facendoli divertire, cantando e giocando, in quello che sarebbe divenuto poi l’Oratorio, proclamato congregazione da papa Gregorio XIII nel 1575. E quando sente che è giunta la sua ora e che ha trovato a chi lasciare la “sua” eredità, la consegna al giovane discepolo che ha sacrificato il suo orgoglio, la sua vanità, la sua affermazione personale di scrittore ed intellettuale per dedicarsi agli altri! Bellissima la scena in cui prende la pergamena della sua laurea la taglia in due per offrirla ai bambini dell’oratorio che devono imparare a scrivere, ma che non hanno neppure un foglio di carta! Oggi la richiesta della genteperbene è quella di “uomini nuovi”, di "uomini onesti", di "uomini capaci" di risolvere i problemi concreti del popolo, che fungano da esempio positivo, da punto di riferimento etico e morale per tutta la nazione, e che soprattutto in un paese difficile da governare e refrattario a qualsiasi riforma di grande respiro come il nostro, sappiano 'dirigere'! Occore un nuovo leader e una nuova classe dirigente. Oggi ci vorrebbe un altro Filippo Neri!

Caso Cosentino: i finiani votano con l'opposizione!

Cosentino, prove tecniche di maggioranza! L'Aula della Camera ha negato la richiesta all'uso delle intercettazioni del deputato del Pdl Nicola Cosentino, approvando il parere della Giunta delle Autorizzazioni di Montecitorio. I no alla richiesta sono stati 308, i favorevoli all'utilizzo delle conversazioni 285. I presenti alla votazione, che si è svolta a scrutinio segreto, erano 593. Hanno votato 'SI' all'autorizzazione Pd, Idv, Fli (i finiani), Udc e Api (i rutelliani). Hanno votato 'NO' Pdl e Lega. Ma qualcosa nei conti non torna. I favorevoli all'uso delle conversazioni, inclusi alcuni parlamentari del gruppo misto, dovevano essere circa 300, non 285. Chi ha fatto mancare il proprio voto? Il sospetto cade sui finiani. Dario Franceschini assicura che nel Partito democratico non è mancato nessuno. Tra i finiani qualcuno aveva espress dubbi. Sono tra loro le defezioni? Il discorso è importante perché la maggioranza si regge sul filo dei voti. Di seguito, le dichiarazioni di parlamentari.
Bonaiuti portavoce PdL: «Avevamo detto che eravamo tranquilli e sereni e il voto di oggi lo conferma, perché se sommiamo quelli dei nostri che erano assenti o in missione si vede che abbiamo tranquillamente superato quota 320».
Mura deputata di Idv: «La votazione in merito all'utilizzazione di intercettazioni che riguardano l'on. Cosentino ha confermato due cose. La prima è che la maggioranza si è ancora una volta schierata a difesa dei privilegi della casta. La seconda è che quota 316 è ancora lontana».

Ristrutturare casa senza farsi... fregare!

Autunno e primavera solitamente sono i periodi in cui si provvede alla ristrutturazione degli appartamenti, riparando quanto è danneggiato o ristrutturando ciò che non è più di proprio gusto. Se non si ha un artigiano di fiducia cui rivolgersi, come scegliere l'idraulico, il falegname o un qualsiasi altro lavoratore con la certezza di non pagare più del dovuto? Per aiutare a muoversi tra tubature difettose e mensole da applicare senza incappare in fregature, l'Unione nazionale consumatori ha pubblicato un decalogo anti-raggiri e controversie.
Il contratto d'opera: questione di fiducia. La prima cosa da tenere presente è che, quando si sceglie un artigiano per lo svolgimento di un lavoro, si dà avvio a un "contratto d'opera", regolato dagli articoli 2222 e seguenti del Codice civile. Caratteristica basilare di tale rapporto è quella di essere basato sulla fiducia, permettendo al consumatore di recedere in qualsiasi momento fatto salvo il pagamento del lavoro effettuato.
Scelta oculata e piedi di piombo. La cautela è il principio guida che i consumatori devono seguire nella scelta della persona cui affidare i lavori. Buona norma, innanzitutto, è quella di rivolgersi ai lavoratori iscritti alla Camera di commercio, evitando di rispondere ad annunci in cui non sia presente l'indirizzo della sede e un numero fisso di chi si propone come artigiano. In ogni caso, prima di dare il via ai lavori è bene richiedere un preventivo scritto: così facendo, qualora non tutto procedesse secondo gli accordi presi, si potrà chiedere al prestatore d'opera di interrompere la sua attività entro un termine congruo, oltre il cui sarà possibile recedere dal contratto e chiedere il risarcimento di eventuali danni.
Conservare tutto... e niente in nero. Meglio non avere fretta di chiudere il "capitolo ristrutturazioni". È consigliabile, anzi, conservare i pezzi di ricambio che sono stati sostituiti, così da avere una prova tangibile dei lavori svolti. Per mettersi al riparo da raggiri, poi, è essenziale non cedere alle lusinghe dei prezzi più bassi se pagati in nero: in caso di problemi, infatti, è fondamentale avere tra le mani una regolare fattura in cui, su carta intestata della società, siano indicato in dettaglio costi e pezzi sostituiti.
Il prezzo è troppo alto? Ci si può rivolgere al giudice. La fattura si rivela fondamentale anche nel caso si ritenga che il compenso richiesto dal prestatore d'opera sia troppo elevato. In tal caso è possibile pagare una somma inferiore, facendo ricadere sull'artigiano l'onere di provare che il lavoro svolto meriti un corrispettivo superiore. In casi di richieste economiche evidentemente sproporzionate, infine, è possibile rifiutarsi di pagare, riservandosi di sottoporre il lavoro a un giudice o a un esperto per una dettagliata valutazione.

Canone Rai: esenti i 'vecchi e disperati'!

Buone notizie(!?) per gli abbonati Rai storici che, almeno da quanto dichiarano al fisco, fanno la fame! Gli ultra 75enni non dovranno infatti più versare il canone di abbonamento al servizio radiotelevisivo dovuto a partire dal 2008. Possono fruire del beneficio, se ancora li trovano vivi e non sono morti di fame, solo i contribuenti con un reddito proprio e del coniuge non superiore complessivamente a 6713,98 euro e che non convivono con altri soggetti diversi dal coniuge stesso. Gli interessati che, pur avendo i requisiti hanno già provveduto al pagamento - e che ci chiediamo come abbiano fatto a pagare sin'ora pure il canone rai se è vero che campano con 516,46 al mese(!?) -  possono chiedere il rimborso. Lo ricorda l'Agenzia delle Entrate che, in una circolare diffusa in questi giorni, fornisce i chiarimenti utili per ottenere l'agevolazione e ricorda che gli abusi sono puniti con una sanzione amministrativa compresa tra 500 e 2mila euro per ogni annualità oltre al pagamento del canone evaso. Ecco i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate: 
LIMITE DI REDDITO: Il limite di 6713,98 euro va calcolato sommando il reddito del soggetto interessato e quello del coniuge convivente, tenendo conto di ogni possibile entrata indipendentemente dal fatto che sia assoggettata a Irpef o meno secondo le regole ordinarie. Ciò in virtù del fatto che la finalità della norma è quella di tutelare i soggetti che versano in una condizione di reale disagio economico.
COME OTTENERE L'ESENZIONE. Gli interessati possono rivolgersi agli uffici dell'Agenzia per compilare e inviare il modulo di richiesta di esenzione, disponibile anche sul sito www.agenziaentrate.gov.it. Si tratta di una dichiarazione sostitutiva (accompagnata da documento di identità) che prova il possesso dei requisiti previsti dalla norma (Legge 244/2007). Coloro che fruiscono dell'esenzione per la prima volta dovranno presentare la richiesta entro il 30 aprile di ciascun anno; chi, invece, ne beneficerà a partire dal secondo semestre dell'anno, potrà presentarla entro il 31 luglio, e per il 2010, entro il prossimo 30 novembre. Per le annualità successive, i contribuenti potranno continuare ad avvalersi dell'agevolazione senza dover presentare nuove dichiarazioni. Chi, invece, nel corso dell'anno attiva per la prima volta un abbonamento al servizio radiotelevisivo, deve inviare la dichiarazione entro 60 giorni.
I RIMBORSI. I contribuenti che hanno già pagato il canone per gli anni 2008, 2009 e 2010 potranno chiederne il rimborso presentando un apposito modello disponibile presso gli uffici dell'Agenzia o sul sito Internet, accompagnato dalla dichiarazione sostitutiva attestante il possesso dei requisiti.
ASSISTENZA. Tutti i contribuenti interessati possono richiedere assistenza e informazioni sulle modalità di compilazione della dichiarazione e dell'istanza di rimborso al numero 848800444 o presso gli uffici dell'Agenzia presenti su tutto il territorio nazionale.

Bambini vittime di un pianeta adulto!

La notizia: cinque bambini, di età compresa tra i 10 e gli 11 anni, picchiano un immigrato sotto gli occhi dei genitori che osservano divertiti. E' accaduto il 26 agosto di questa estate a Civitanova, nelle Marche in provincia di Macerata. Lo hanno circondato mentre si riposava su una sdraio in riva al mare. Poi lo hanno insultato e preso a calci. La vittima è un giovane venditore ambulante bengalese.
Il commento: di Vincenzo Andraous. Sono bambini che hanno picchiato un 'nero' sulla spiaggia, non razzisti, non delinquenti, non violenti e non intolleranti di professione. Semplicemente bambini al mare a ridere, a divertirsi, a fare quello che sentono a casa, a scuola, tra una giostra e un panino al McDonald's. Bambini che mettono a soqquadro la calma piatta del bagnasciuga, usano parole vetuste, incompatibili con la liquirizia che sporca le labbra, scalciano come si fa a un pallone tra i piedi, fanno male a chi è nel mezzo, diverso nel colore, distante nell'avere. Lanciano addosso all'intruso parole dure, aspre, gravide di dolore, lo fanno con il sorriso immacolato, ricercando approvazione e merito per quel che sentono a pranzo, alla televisione, e mettono in pratica con qualche difficoltà, tra gli sguardi disattenti degli adulti voltati da un'altra parte. In fin dei conti non è successo nulla, poco più di una ragazzata, non è il caso di esagerare, amplificare. Per di più il 'nero' disturbava, recava danno, costringeva a una fastidiosa sopportazione. Su quel fazzoletto di sabbia dorata è accaduto qualcosa di ben peggio di una sperimentazione gruppettara tra minori annoiati: c'è il sentore strisciante di una pochezza educativa e imputarla a dei bambini in vacanza è completamente sbagliato. Il 'nero' accerchiato, umiliato, percosso, è il segnale ripetuto, ma costantemente rimosso, di un degrado senza ritorno, di una prepotenza intellettuale e culturale, che fa mancare una vera alleanza, una condivisione, una strategia e una passione, per riuscire a mettere un freno al disastro che minaccia soprattutto i più giovani. È una scommessa educativa che non prende quota, un salto qualitativo che non si realizza. Il rischio è di rotolare in una deresponsabilizzazione che non è di pochi, non è di qualcuno, ma di quanti scambiano il dovere del rispetto per se stessi e gli altri per il diritto di poter sopraffare: aggirando e manipolando la giustizia, che è condizione inappellabile per perseguire il benessere delle persone, della collettività, punto di partenza per schierarsi dalla parte di chi non vede riconosciuti i propri diritti fondamentali, dalla parte di chi è calpestato nei propri diritti di vivere e non sopravvivere. Quei bambini non sono gli uomini che hanno opposto la disattenzione all'educazione, disarticolando il valore delle parole, per rendere quella differenza di pelle, di stato, di ruolo, un punto di arrivo per scacciare ciò che è diverso, ridotto a un non valore. Stiamo parlando di bambini assediati dai gesti e dagli atteggiamenti di un pianeta adulto ben più irresponsabile dei Peter Pan in calzoncini corti, ma che farà pagare a caro prezzo come sempre ai più giovani il pizzo per il futuro che scappa via.

Il limite d'età nei concorsi pubblici.

Se un bando di concorso prevede per l'ammissione un'età "non superiore a 36 anni", quando deve considerarsi superato tale limite? Il giorno del compimento del 36° anno o il giorno precedente al compimento del 37°? L'interrogativo e' stato al centro di un giudizio del Consiglio di Stato, che ha preso in esame il caso di una partecipante ad un concorso indetto dal Comune di Roma che prevedeva appunto, tra i requisiti per l'ammissione, il possesso, alla data di scadenza del termine per la presentazione delle domande, dell'eta' "non superiore a 36 anni". L'interessata aveva superato tutte le prove ma era stata esclusa dalla graduatoria perche', secondo il Comune, al concorso non potevano essere ammesse le persone che avessero un'eta' comunque superiore, anche di un solo giorno, al compimento dei 36 anni. Nella sua decisione il Comune si rifaceva anche ad una consolidata giurisprudenza, secondo la quale "il limite di eta' deve intendersi superato quando ha inizio, dal giorno successivo al compimento, il relativo anno". Il Consiglio di Stato, nell'accogliere il ricorso della candidata, ha invece ritenuto che l'interpretazione vale solo nel caso in cui il bando di concorso specifichi chiaramente che gli anni considerati devono essere effettivamente compiuti. Poiche' il bando del Comune prevedeva invece solo un'eta' "non superiore a 36 anni", bisogna riferirsi al concetto comune, secondo il quale, "dopo il 36° compleanno, una persona ha ancora un'età di 36 anni e la conserva fino al momento in cui compie 37 anni". Inoltre, osserva in conclusione il Consiglio di Stato, poiche' il bando non chiariva in modo adeguato la portata della disposizione, il Comune avrebbe dovuto applicare il principio proprio della giurisprudenza amministrativa che in materia di concorsi impone di privilegiare, tra le possibili interpretazioni delle clausole, quella che permette la piu' ampia partecipazione alla selezione.

martedì 21 settembre 2010

Ma chi erano i gay della Democrazia Cristiana?

La storia di due politici democristiani gay, rispolverata a tanti anni di distanza, imbarazza gli ex Dc. La questione è stata solevata proprio in questi giorni da Nichi Vendola, che ribadendo la propria omosessualità, in un'intervista alle Iene che gli chiedevano se il paese era pronto ad avere un capo dell'esecuivo omosessuale, aveva detto: "Un premier gay in questo paese c'è già stato". E il leader del Pd pugliese forse non si aspettava di scoprire alcuni scheletri tenuti rigorosamente nell'armadio. L'andreottiano Cirino Pomicino ha spiegato che non un solo leader democristiano ma ben due "erano inseguiti da questa chiacchiera". Il due volte ministro ha chiarito e pungolato il collega: "A quei tempi la vita privata restava, appunto, privata. Nessuno avrebbe mai pensato di renderla pubblica né, tantomeno, di utilizzarla per ragioni politiche. Cosa che, temo, in qualche modo fa il mio amico Vendola". La conferma del "pettegolezzo" è arrivata anche da Clemente Mastella, a quei tempi capo ufficio stampa di Ciriaco de Mita: "Sì, effettivamente anche a me risulta che ci fossero due leader democristiani sospettati, diciamo così, di essere omosessuali". L'ex leader dell'Udeur, che non ha voluto svelare i nomi, ha chiarito che a piazza del Gesù "era una cosa che sapevano tutti. Ma ne parlavano lì, tra quelle mura. Nessuno di noi avrebbe mai osato parlarne fuori. Così come a nessun giornalista sarebbe mai venuto in mente di scrivere mezza riga".

Pensioni: l'ultimo bottino da depredare!

di Marco Bertolotti. Mi sono recato all’Inps per chiedere lumi circa la riduzione della mia pensione. Credevo di aver sbagliato la dichiarazione delle detrazioni dei familiari a carico. Ho invece scoperto - con mia grande sorpresa (e incazzatura!) - che sono aumentate le tasse dello 0,7% allo Stato e il contributo a Comune e Regione. Ora io chiedo a tutti - politica, sindacato, stampa, governanti, ecc, ecc - è mai possibile che si colpiscano sempre i più deboli e si lasciano vergognosamente ingrassare quelli che di soldi ce ne hanno veramente tanti? Ma una soluzione ci sarebbe! Prendere ogni singolo “pezzo grosso” della politica, dello spettacolo, dello sport, dell’imprenditoria, dargli un bel lavoro di operaio o impiegato, una casa modesta, 2 o 3 figli a carico, un mutuo trentennale, una vita fatta di file e code, di autobus che non passano mai, di metro super affollate e una misera busta piaga piena zeppa di trattenute! Tutto questo per cinque, sei mesi e poi voglio proprio vedere se non si danno una mossa a cambiare qualcosa. Il problema è che molti di loro non sanno cosa sono i sacrifici e le rinunce, ma soprattutto non sanno cosa vuol dire arrivare a fine mese tirando la cinghia! L’Italia non ne può più e “loro” continuano a mangiarci sopra, a farsi la guerra in Parlamento sulle cazzate, invece di pensare alle cose ben più serie…

Medico di Famiglia snobbato: gli italiani in fila al pronto soccorso!

















Sono circa 30 milioni, praticamente uno su due, i cittadini del Belpaese che ogni anno si recano nei pronto soccorso degli ospedali, con un tasso di crescita stimato in un 5-6% all'anno. Ma la maggior parte non lo fa per una vera e propria emergenza: circa il 75% degli accessi sono infatti codici verdi e bianchi, riconducibili a banali incidenti o malanni che non richiedono l'arrivo in ospedale! Le vere urgenze (codice giallo e codice rosso) non superano infatti il 15% del totale degli accessi. Questo significa che più di 7 persone su 10 pur potendo rivolgersi altrove, magari dal proprio medico di famiglia, finiscono invece per intasare i pronto soccorso, a danno di chi ne ha realmente bisogno! E pagando pure un forte dazio. L'attesa prima di essere visitati - soprattutto nei grandi ospedali di alcune città (Roma e Napoli in testa) - è infatti lunga: anche 4-5 ore per un codice verde e un tempo indefinito per un codice bianco. Senza contare che nelle giornate di emergenza-afa nei pronto soccorso delle grandi metropoli si sono registrati accessi e tempi di attesa record. E' quanto emerge dall'analisi sugli accessi e sui tempi di attesa in pronto soccorso che ha portato alla luce numerose criticità che vanno a incidere sull'organizzazione e il funzionamento del servizio. Due su tutte: la riduzione dei posti letto, con la conseguente difficoltà nel ricoverare i pazienti, e la carenza del personale.

lunedì 20 settembre 2010

Mercato immobiliare in ripresa?

L'Italia torna alla crescita negativa, unica fra i Paesi del G7, e l'incertezza politica frena gli investimenti nella Penisola. Secondo l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico la Penisola, si appresta a registrare un calo trimestrale del prodotto interno lordo dello 0,3% (dato annualizzato). Insomma l’attesa ripresa dei consumi non c’è! La grande distribuzione arranca e fa segnalare una flessione dello 0,3%. Per la prima volta calano i consumi alimentari, soprattutto dei prodotti di prima necessità come pasta di semola (-2,8%), pomodori in scatola (-2,3%), olio d’oliva (-1,7%) e olio di semi (-5%). Invece secondo l’Istat il settore che continua a crescere sarebbe quello immobiliare, in netta ripresa. Dai dati del primo trimestre del 2010 resi noti in questi giorni dall’Istituto Nazionale di Statistica il mercato delle compravendite di immobili ad uso residenziale dopo anni di stagnazione avrebbe mostrato i primi sintomi di ripresa con un incremento tendenziale del 2,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratterebbe dei primi accenni di segno positivo dal 2007, ovvero da quando era iniziata la crisi del settore poi aggravatasi negli anni successivi. Anche l’andamento dei mutui seguirebbe lo stesso trend con ben 180.000 nuovi mutui accesi nel primo trimestre. Insomma, sembra che ormai la moda nazionale sia quella di dare 'i numeri'. Numeri a volte pilotati dalle multinazionali che li fanno uscire a loro uso e consumo. Com’è possibile che se gli italiani non hanno i soldi per comprare pane e pasta, possano permettersi d’investire nel mattone? Ma forse noi non siamo molto aggiornati sulle questioni finanziarie del belpaese! Forse il mercato immobiliare e le banche hanno abbassato il “prezzo” o forse il governo in questi giorni ha "adeguato" salari e pensioni al dopo-euro! O forse i dati si riferiscono al giro di appartamenti dei nostri “cari” uomini politici?

Auto blu per loro, metro e bus per noi!













Auto blu con autista di serie per 'loro', metro e autobus di linea per 'noi'! E tutti noi, purtroppo, sappiamo a nostre spese - perchè oltre alle autoblu, paghiamo anche metro e bus - cosa vuol dire doversi servire del trasporto pubblico! Comunque, visto e considerato che non riusciamo a mandarli a casa nè tantomeno riusciremo mai a mandarli a piedi, ci tocca subire oltre la beffa, pure l'inganno: 'loro' stessi ci vengono a raccontare certe cose, 'loro' stessi ci tengono costantemente informati sui fatti, o meglio sui 'loro' misfatti! Dalla premiata serie cornuti e mazziati! Tant'è: oltre 4 miliardi l'anno è il costo complessivo che pagano i contribuenti per il parco auto della pubblica amministrazione. Una spesa - è la convinzione del ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta - che potrebbe ridursi in modo consistente. Peccato che nessuno, tantomeno lui, ci metta mano! «Penso si possa spendere la metà facendo le stesse cose», ha detto presentando i risultati aggiornati del monitoraggio sul fenomeno delle auto blu, sul quale intende fare chiarezza per avere il quadro del fenomeno nella sua reale dimensione. Senza «caccia alle streghe». Il Ministro "fustigatore" a parole, ma in primis "complice" e "beneficiario" del magna, magna della politica italiana, si limita a pensare, ad esternare a vanvera come sempre, a raccogliere dati e a divilguarli. Finora non ha fatto nulla di concreto! L'unico suo 'merito' è quello di aver sfasciato in maniera irreparabile e definitiva la Pubblica Amministrazione!

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