sabato 30 ottobre 2010

Addio alla... 'legalità', ritorna l'ora solare!

Nella notte tra sabato 30 e domenica 31 ottobre, tornerà l'ora solare. Saluteremo dunque, almeno per quest'anno, l'ora legale. Bisognerà perciò spostare le lancette dei nostri orologi un'ora indietro a partire dalle 3:00 della notte tra sabato e domenica, tornando così di nuovo alle 2:00. Grazie a questa modifica, potremo dormire un'ora in più, ma allo stesso tempo farà buio un'ora prima. Per riposizionare le lancette secondo l'ora legale dovremo invece aspettare fino al 27 marzo 2011. L'Italia ha adottato definitivamente questo sistema, che porta a notevoli risparmi energetici, nel 1966, insieme alla quasi totalità dei paesi industrializzati. L'unico tra questi stati, a non aver ancora adottato il sistema dell'ora legale è il Giappone. Secondo un recente sondaggio, il 50% dei cittadini italiani è favorevole al cambio di orario, mentre l'altro 50% è contrario.

venerdì 29 ottobre 2010

Si chiama Chocabeck il nuovo album di Zucchero!

Si chiama 'Chocabeck' ed è il nuovo album di inediti di Zucchero 'Sugar' Fornaciari in uscita il prossimo 3 novembre in tutto il mondo in contemporanea. Il lavoro esce a quattro anni di distanza dal precedente, 'Fly'. Il cd sarà presentato ufficialmente ai media italiani e internazionali domenica 31 ottobre. Il titolo, molto originale e di effetto: è Chocabeck e sta ad indicare un altro ricordo affettuoso di quel mondo contadino a cui l’artista emiliano torna spesso e volentieri. "In dialetto - confida Sugar - significa far schioccare il becco: me lo diceva sempre mio padre, quando mi lamentavo che avevo fame, per farmi capire che da mangiare non ce n’era. Ma erano bei tempi, ci si incazzava sul serio e c’era più azione, noi ragazzi facevamo branco: così sono nati i complessi beat e rock and roll....". Il disco, che contiene 11 brani, è un viaggio nel passato, con dei temi sviluppati come un concept album : uno sguardo indietro alla sua infanzia e la vita in circostanze modeste in un villaggio in Emilia Romagna, nel nord Italia. "Questo è il mio piccolo mondo - prosegue Zucchero - che prendo quando sono in viaggio attraverso il mondo". A conferma della sua notorietà nel mondo, ci saranno collaborazioni prestigiose come quella con Bono. Sugar rivela di avere inviato una musica al leader degli U2, perché sente un legame profondo con lui, e lui ha accettato di scrivere un testo chiamato “Someone Else's Tears” (Le lacrime di qualcun altro). La rivelazione sorprendente è che, senza dirselo, l’argomento trattato coincideva con quello ideato originariamente in italiano. Si è creata, quindi, una sinergia a distanza. Presente anche l’icona punk Iggy Pop che ha scritto due canzoni in inglese appositamente, curioso anche l’inserimento di Brian Wilson, ex leader dei Beach Boys, che dovrebbe figurare tra i coristi. Da segnalare il ritorno come produttore di Don Was, che ha già lavorato per i Rolling Stones e Bob Dylan, presente anche in questo ruolo Brendan O'Brien (Bruce Springsteen, Pearl Jam, Neil Young). Tra gli italiani, dovrebbero figurare Francesco Guccini e Mimmo Cavallo che firma "Vedo nero". C'è da segnalare anche un duetto di un suo successo "Hey man" realizzato con i Nomadi e che sarà contenuto nel nuovo album di cover dello storico gruppo. Negli ultimi due decenni, Zucchero ha collaborato con numerosi artisti internazionali, tra cui Eric Clapton, Sting, Luciano Pavarotti, Miles Davis e Brian May e Roger Taylor dei Queen. Con quest'ultimo divenne amico nel 1992 sin occasione del tributo a Freddie Mercury. Nel 1994, è stato anche l'unico partecipante italiano al concerto di Woodstock II ed è stato il primo musicista rock ad esibirsi al Cremlino di Mosca. Il singolo di lancio "E' un peccato morir", trasmesso alla radio dal 1° ottobre, farà parte, insieme ad altri dieci brani registrati tra Los Angeles, Bolgheri (Italia) e Londra, del nuovo album che dovrebbe uscire nei primi giorni di novembre.

Track list
1. Un Soffio Caldo 2. Someone Else’s Tears 3. Soldati Nella Mia Citta 4. E’ Un Peccato Morir 5. Vedo Nero 6. Oltre Le Rive 7. Un Uovo Sodo 8. Chocabeck 9. Alla Fine 10. Spicinfrin Boy 11. God Bless the Child

Ma come si incassa una super vincita alla lotteria?

La domanda di tutte le domande. Quella che vorrebbero potersi porre tutti, trovandosi nella situazione del vincitore: come si incassano le vincite al SuperEnalotto, al Lotto, al Totocalcio, alla Lotteria, ecc, ecc. Ad averne tutti i giorni di queste preoccupazioni! La procedura, nei dettagli formali, è indicata sul sito ufficiale della Sisal: se si è giocato in un punto di vendita fisico (e non online) si "deve inoltrare la ricevuta di gioco vincente a Uffici Premi di Sisal S.p.A (via A. Toqueville 13, 20154 Milano, oppure in viale Sacco e Vanzetti 89, 00155 Roma) che procederanno (con bonifico bancario) al pagamento entro 31 giorni dalla scadenza del termine previsto per la presentazione dei reclami stessi". Nel caso di vincita online, le modalità sono le stesse, ma si dovrà presentare la stampa del dettaglio della giocata vincente (riportante il codice univoco della giocata e il codice di identificazione del conto di gioco), un documento di identità valido e il Codice fiscale. Il pagamento della vincita avviene dopo la verifica che la documentazione prodotta identifichi correttamente il vincitore, secondo i dati anagrafici presenti nei sistemi del concessionario dei Giochi Numerici a Totalizzatore Nazionale. Fin qui, tutto bene. Ma come incassare fisicamente la somma? Come portare la schedina allo sportello? Se si vuole evitare di presentarsi di persona per mantenere l'anonimato, ci si può rivolgere ad un notaio. E' vero che la vincita del Superenalotto è esentasse perchè la "trattenuta" è alla fonte, vale a dire sulla giocata (circa metà in tasse e il 38 per cento va in montepremi, di cui il 4 per cento al rivenditore e l'8 per cento alla Sisal), ma è meglio non farsi notare con tutti quei milioni in tasca. La scelta del notaio, allora, dovrà essere oculata: meglio se "autorevole", dunque abituato a trattare cifre rilevanti. Ma attenti: può chiedervi una parcella che, secondo gli esperti, può arrivare fino al 2-3% della somma vinta.

Adoro polo e t-shirt: non si stirano!

Adoro polo e t-shirt: non si stirano! Stirare si sà è una vera e propria jattura! Stirare poi una camicia è una delle attività casalinghe più noiose e complicate: eppure è molto più facile di quanto possa sembrare. Basta seguire le istruzioni di chi è esperto e aggiungerci un po' di pratica (le occasioni non mancano mai) ed ecco che una camicia perfettamente stirata non avrà più misteri per te, tantomeno grazie alla nostra gallery che illustra passo passo come fare. E finalmente anche le più inesperte potranno farcela, come anche molti uomini poco propensi ai lavori domestici ormai non potranno più accampare scuse. Ma mettiamoci subito all'opera: siete pronte?
•Si comincia dal collo: stiratelo accuratamente in entrambi i versi.
•Poi si stirano le spalle: cominciate a stirare da una spalla, passate alla parte centrale e poi all'altra.•Passate alle maniche: aprite i polsini e stirarli, poi stirate le maniche stirandola dal polso verso l'ascella.
•Attenzione ai polsini: una volta stirata la manica, posate il ferro sul polsino chiuso.
•Passate al davanti: si stira prima il lato senza bottoni, dal basso verso l'alto; poi si passa a quello con i bottoni, sempre nella stessa direzione.
•Stirate poi la parte posteriore: il dietro della camicia si stira in una volta sola, ma occhio a non creare pieghette
•Appendete la camicia a un omino (chiudendo solo il primo bottone), oppure procedete con i punti successivi ovvero la piegatura, altrettanto importante della stiratura.
•Come piegare la camicia stirata: chiudete i bottoni a partire dal colletto, uno sì e uno no. Afferrate le estremità delle spalle e ponete la camicia sull'asse da stiro a pancia in giù. Piegate il primo lato della camicia secondo un asse parallelo all'altezza e riponete la manica nello stesso senso. Attenzione: la distanza tra collo e punto di piegatura sulla spalla deve essere uguale su ambedue i lati. Dopo aver piegato in due la camicia e controllato che la piegatura sia simmetrica, passate il ferro sulle pieghe.
•Riporre le camicie: a questo punto le camicie possono essere riposte nel cassetto una sopra l'altra, ma in modo che i colletti rimangano alternati.

giovedì 28 ottobre 2010

Il governo del fare: in 5 anni taglio di 300.000 posti!

Il ministro della Pubblica amministrazione - sfiammate le liti interne al Pdl che gli hanno inevitabilmente rubato la scena - torna a dare i "numeri"! Peccato, però, non siano i numeri vincenti per il SupeEnalotto, ma solo per altri giochi:  intrighi e affari di 'palazzo'! Renato Brunetta stima che in cinque anni, dal 2008 al 2013, «si può prevedere una riduzione dell'occupazione nel pubblico impiego di oltre 300 mila unità pari a -8,4% per effetto delle misure in materia del blocco del turn over, contratti di lavoro flessibile e collocamento a riposo». È quanto si legge in un documento presentato oggi dal ministro in occasione del convegno 'Una riforma per la crescita' che fa il punto sulla riforma della Pubblica amministrazione. Una riforma all'insegna della demolizione del 'Paese-Italia'! Nel testo viene spiegato che il personale pubblico si è già ridotto di circa 72 mila occupati negli anni 2008 e 2009. 72.000 lavoratori sottratti alle corsie degli ospedali, alle aule giudiziarie, alle forze dell'ordine, alla scuola. Una riforma che porta inevitabilmente la nostra Italia allo sfascio prima di appaltarla ai 'gruppi forti' del belpaese e farla divenire una volta per tutte, la 'loro' Italia!

ECCO COME NON TI RISOLVO IL PROBLEMA DELLE AUTO BLU!
«Tra qualche giorno sarà varato il provvedimento per dimezzare (!?) i costi delle auto blu », ma non per ridurne il numero! Anzi, chi ancora non l'avesse... può sperare, con questo ministro, di essere scarrozzato anche lui con l'auto di servizio!!! Lo ha detto, il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che spiega: «Non sarà un disegno di legge ma un decreto legge». Di fronte ad un servizio oggi «dal costo spaventoso», dice il ministro, «se lo compriamo sul mercato dimezzeremo i costi (?). È quello che faremo con il decreto nei prossimi giorni.  È un altro elemento fondamentale dell'ottimizzazione del sistema».... lui, a differenza nostra, la chiama così la demolizione dell'Italia!

La tv 'milionaria' faccia parlare pure gli operai!

Dopo la trasmissione televisiva 'Che tempo che fa', andata in onda domenica scorsa, fa tra due plurimilionari - il 'conduttore del programma' (2MILIONI DI EURO L'ANNO) e il 'conduttore della Fiat' (5MILIONI DI EURO L'ANNO) - 600 tute blu della Fiat Mirafiori (16MILA EURO L'ANNO) hanno inviato una lettera aperta al conduttore Fabio Fazio. Nella lettera, che fa riferimento all'intervista all'ad della Fiat Sergio Marchionne, trasmessa in prima serata, gli operai scrivono... «Siamo lavoratori di Mirafiori, abbiamo visto l'intervista all'ad della Fiat in cui esprimeva il suo punto di vista rispetto ad argomenti importanti che ci riguardano direttamente. Pensiamo sia importante, però, dare la possibilità ad uno di noi di esprimere il nostro punto di vista, che è quello di persone che ogni giorno varcano i cancelli della Fiat per lavorare nelle linee di produzione e che vivono quotidianamente la fabbrica dall'interno. Vorremmo raccontare la nostra vita di operai, vorremmo raccontare il nostro lavoro che è fondamentale per generare ricchezza per il paese. Vorremmo raccontare come funziona il ciclo produttivo, come le auto si costruiscono e prendono forma dentro le officine, nelle linee di montaggio e come questo accada a costo di enormi sacrifici da parte di persone che dedicano la loro vita a svolgere questo mestiere. Per queste ragioni chiediamo di invitare in trasmissione un nostro rappresentante per dare voce alle nostre opinioni».

La domanda sorge spontanea: Ma la 'Tv del canone' non dovrebbe svolgere un servizio pubblico? Possibile che per poter parlare in Rai un cittadino, un lavoratore, un italiano qualunque che non appartiene al cast della politica, del sindacato, del pallone, del cinema, dell'impresa, delle escort e dei... plurimilionari, sia costretto a raccomandarsi ad un 'ex imitatore'?

Come risparmiare ed essere felici!

A causa della crisi, le famiglie italiane hanno ridotto le spese nel 2009 dell’ 1,7%, e non riescono più a mettere da parte neanche un centesimo! Ma forse non è solo colpa della crisi se, dati del Istat alla mano, negli ultimi 10 anni è raddoppiato l’indebitamento delle famiglie, compreso quello sulla casa. Adesso come non mai è assolutamente necessario applicare delle strategie di risparmio per avere un regime di vita sostenibile alle condizioni economiche ed essere più felici e tranquilli. Ecco alcune indicazioni pratiche:
1. la prima fonte di uscite è la casa: mutuo o affitto, bollette, spese condominiali, tasse… al massimo si dovrebbe spendere circa il 35% del reddito;
2. al giorno d’oggi si può acquistare tutto a rate: tralasciando la casa, ci sono l’auto, il computer, l’arredamento, ma sommando tutte le rate mensili dei beni di consumo, si può spendere tantissimo! Attenzione a non superare il 15% del reddito;
3. per i necessari spostamenti, bisogna calcolare benzina, assicurazione, bollo e manutenzione di auto o moto, l’autostrada, eventuali biglietti dei mezzi pubblici; il 10% del reddito è una quota sufficiente per stare tranquilli, se spendete di più c’è qualcosa che non va;
4. quelle appena citate ma anche altre (cibo e cure mediche per esempio) sono spese necessarie: è d’ obbligo quindi pianificare i propri obiettivi mettendo in cima ciò di cui non si può fare a meno; un buon consiglio è darsi un obiettivo finanziario che stimoli al risparmio e dia motivazioni, ma che sia realistico (se abbiamo 25 anni, inutile voler risparmiare per la casa di riposo…), selezionando tra diversi obiettivi dopo aver dato la priorità alle spese necessarie;
5. non sottovalutarsi e non credere che sia tutto difficile nel mondo della finanza o del risparmio: spesso le cose più semplici sono quelle più di buon senso (vedete tra le pagine di questo sito per rendervene conto!);
6. prevedete qualche piccola ricompensa ogni tanto, quando magari raggiungete un obiettivo per il quale vi siete molto impegnati;
7. non abbiate fretta né siate comunque troppo ambiziosi: come dice il saggio, la lentezza e le piccole cose sono il segreto della felicità!

Se al momento non avete soldi a sufficienza per investire ma vorreste farlo lo stesso, esiste una soluzione semplice e poco rischiosa: il “Piano di Accumulo di Capitale”, in sigla PAC. In breve, invece di acquistare in blocco quote di un fondo di investimento obbligazionario o azionario, lo si fa a rate, magari di soli 100 euro al mese. Due i vantaggi immediati di tale sistema: il primo è l’ incentivo al risparmio dovuto alla rata, il secondo la minimizzazione del timing, ovvero il problema della scelta del momento adatto per investire.Ovviamente rimarrebbe il problema dei costi elevati di gestione, comune a tutti i fondi di investimento; ma grazie ad internet si può risolvere creandosi un PAC autonomo. Si comincia aprendo un conto di deposito, di quelli senza spese e che rendono intorno al 2% netto, sul quale si verserà in automatico un minimo del 15% dei nostri guadagni mensili; arrivati ad avere 1000 euro, si organizza il portafoglio di azioni o obbligazioni: così facendo il costo delle commissioni online è molto ridotto. Bisognerà a questo punto scegliere le azioni o le obbligazioni; se avete delle competenze in tale materia, usatele. Altrimenti, per evitare sforzi o errori grossolani nella scelta, affidatevi a speciali fondi comuni di investimento a basso rischio come gli ETF. Sappiate in ogni caso che anche con il PAC l’ investire va visto sul medio-lungo periodo, non sul breve!

Detersivi, pane e pasta: dove la spesa costa meno!

Anche quest'anno 'Altroconsumo' pubblica la classifica di supermercati e ipermercati dove conviene fare la spesa. L'inchiesta è stata realizzata in 873 punti vendita sparsi in 62 città. La realtà è molto variegata. L'insegna che ottiene il risultato migliore in assoluto è Iper che l'anno scorso si era classificata al 4° posto. Questa catena di ipermercati oggi risulta al primo posto in città come a Bergamo, Pescara e Pesaro, il secondo posto a Varese dopo Esselunga e il terzo posto a Como, Rimini e Verona. La seconda posizione nella classifica generale (ad un solo punto di distanza) spetta a Esselunga, una catena molto presente nel Centro-Nord e che per anni ha meritato il primo posto nella graduatoria di Altroconsumo. A quota 102 a pari merito si posizionano: Alì (una catena locale veneta), Bennet, Il Gigante (presenti soprattutto nelle regioni settentrionali), Auchan e Panorama. Al quarto posto a pari merito (103) troviamo Ipercoop e Leclerc, mentre raggiungono quota 104 Carrefour, Emisfero, Famila, Interspar, Dok, Pam e Ipersimply. Maglia nera, infine, per Standa/Billa a quota 112. Altroconsumo assegna l'indice 100 alla catena che si è rivelata la più conveniente. Gli altri indici sono assegnati in modo proporzionale, per cui un indice 105 vuol dire che i prezzi sono più cari del 5%. Le realtà locali sono però molto differenziate e la rivista propone delle classifiche specifiche. A Firenze , ad esempio, i consumatori che fanno la spesa tutti i giorni nei supermercati più economici (Coop ed Esselunga) possono risparmiare 1.500 euro (su un totale di 6.300 € di spesa annuale) rispetto ai consumatori che vanno sempre nei punti vendità Billa. Seguendo lo stesso criterio: Rimini, Milano e Verona il risparmo annuale oscilla intorno ai 1200 euro.
Le città dove la concorrenza risulta più agguerrita (clicca sulla Tab. qui accanto e ingrandisci) sono Verona, Firenze, Treviso, Pisa, Padova e Arezzo. In queste località si trovano i prezzi più bassi e più interessanti per i consumatori. I listini più cari secondo Altroconsumo si registrano nel Centro-Sud e in città come Genova, Livorno, Aosta perchè c'è poca concorrenza tra le catene di supermercati. La città dove la spesa risulta meno conveniente è Messina. Altroconsumo ha focalizzato l'attenzione anche sulle promozioni che si rincorrono settimanalmente in tutti i punti vendita. Decidere di andare al supermercato e comprare sempre i prodotti in offerta permette un risparmio del 21% (equivalenti a 1300 € l'anno circa). Fare la spesa scegliendo sempre le marche private (quelle con il marchio dell'insegna sulla confezione, per esempio Esselunga, Coop, Auchan, Carrefour, Conad...) permette un risparmio del 41% (2.500 euro l'anno circa). Chi si orienta sui prodotti di primo prezzo (quelli che costano meno) dimezza lo scontrino (con un risparmio di circa 3000 euro l'anno).

mercoledì 27 ottobre 2010

I SOLDI CI SONO SOLTANTO PER LORO!















  • Marco Tronchetti Provera (Pirelli) 5,6 milioni di euro.
  • Luca Cordero di Montezemolo (Fiat), 5 milioni e 177mila.
  • Antoine Bernheim (Generali) 5 milioni e 84mila.
  • Sergio Marchionne (Fiat) 4 milioni e 782mila.
  • Pierfrancesco Guarguaglini (Finmeccanica) 4,7 milioni.
  • Alessandro Profumo (Unicredit) 4,2 milioni.
  • Paolo Scaroni (Eni) 4,2 milioni.
  • Giovanni Perissinotto (Generali) 3,7 milioni.
  • Fausto Marchionni (Fonsai ) 3,6 milioni.
  • Fedele Confalonieri (Mediaset) 3,5 milioni.
  • Cesare Geronzi (Mediobanca) 3,3 milioni. __________________________________________________
  • Mario Rossi (Insegnante) 1.400euro al mese 

Pensioni: in Francia è rivoluzione, e da noi...

di Silvia Rettondini. Più di un migliaio di stazioni di rifornimento a secco, nuovi blocchi ai depositi carburante e l'avvio di operazioni lumaca sulle autostrade, trasporti e uffici pubblici in tilt, studenti in piazza insieme a lavoratori e pensionati, tutti insieme, uniti in difesa dei propri diritti. Sommosse, scontri, barricate, rivolte al limite dell'insurrezione generale, rivolte e sommosse, cortei e occupazioni delle sedi universitarie: una rivoluzione! In Francia si accentua la protesta contro la riforma delle pensioni alla vigilia di un nuovo sciopero nazionale contro la legge che innalza l'età legale di pensionamento da 60 a 62 anni. In Italia, dove i soldi versati dai lavoratori nelle casse dei vari enti previdenziali sono state prosciugate per ripianare le ruberie della politica, mascherano il 'furto' raccontandoci la favola che la natalità è pressocchè prossima allo zero - secondo l'Istat, mentre è sotto gliocchi di tutti che gli asili nido scoppiano e ci sono carrozzine e culle dappertutto - e che dunque non ci sarebbero più giovani che lavorano per garantire le pensioni loro e dei loro padri! Balle colossali! Ci vogliono mandare in pensione a 70 anni! E nulla si muove! Tutto tace! In Francia hanno 'le palle', noi abbiamo al piede 'la palla' della malapolitica! Il rischio di vedere slittare i diritti pensionistici di soli due anni, 'D U E', sta scatenando un putiferio, da noi i nostri retti, onesti ed efficienti governanti col maroni in testa, gridano al rischio terrorismo per un paio di uova marce e qualche sacrosanto insulto a presunti sindacalisti che per lo più difendono solo i loro interessi ed il loro anacronistico ruolo. Da noi per prendere la pensione prima che la politica ci mandi tutti al camposanto... bisognerebbe mettersi il 'tutù'! Dal primo maggio 2010 i lavoratori dello spettacolo appartenenti alle categorie dei ballerini e tersicorei possono andare in pensione a 45 anni di età. Lo ha stabilito la legge n. 100/2010 che ha abbassato l'eta' pensionabile, prima fissata a 47 anni per le donne e a 52 per gli uomini. Ai fini del calcolo della pensione, come precisa l'ENPALS nella circolare esplicativa, ai lavoratori ai quali si applica integralmente il sistema contributivo o quello misto viene attribuito un coefficiente di trasformazione relativo all'età superiore. In particolare, l'importo della pensione annua e' determinato moltiplicando il montante individuale dei contributi per il coefficiente di trasformazione relativo al 65½ anno di età; il coefficiente relativo all'età superiore si applica anche ai soggetti che hanno presentato domanda di pensione di vecchiaia secondo le norme previste dal decreto legge n. 64/2010, successivamente convertito nella legge n.100. Anche ai ballerini e tersicorei si applica il criterio della decorrenza della pensione previsto per gli altri lavoratori: a partire dal primo gennaio 2011, essi conseguiranno il diritto alla rendita dopo 12 mesi dalla maturazione dei requisiti. Resta ferma la precedente disciplina in tema di finestre di pensionamento nei confronti dei lavoratori che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2010. Nell'abbassare l'età pensionabile, la legge n. 100 ha tuttavia previsto per i ballerini e i tersicorei assunti a tempo indeterminato, che hanno raggiunto o superato l'eta' pensionabile, la facolta' di esercitare, nei due anni successivi alla sua entrata in vigore, un'opzione per restare in servizio. Questa opzione, che deve essere rinnovata ogni anno, va trasmessa all'ENPALS entro due mesi dall'entrata in vigore della legge o almeno tre mesi prima del perfezionamento del diritto alla pensione, fermo restando il limite massimo di pensionamento per vecchiaia, previsto dalla precedente disciplina, di 47 anni per le donne e 52 per gli uomini. La domanda di opzione, redatta secondo lo schema reperibile sul sito internet dell'ENPALS, deve essere presentata direttamente presso gli uffici locali dell'ente o trasmessa per raccomandata a/r o per posta certificata all'indirizzo prestazioni@pcert.enpals.it

Andare in pensione è sempre più complicato!

Pensioni: quella che si dice una guerra tra poveri, lavoratori dipendenti contro autonomi. O meglio sarebbe dire "precari", ovvero il vasto esercito dei para-subordinati (Cococo e Cocopro, partite Iva). I primi hanno appena saputo di aver perso 5.500 euro di potere d'acquisto negli ultimi dieci anni, grazie all'inflazione che è aumentata più dei salari. Ma possono "consolarsi" guardandosi indietro e scoprendo di non essere gli ultimi nella "catena alimentare" del lavoro e della previdenza: una volta in pensione aspetteranno il primo assegno 6 mesi in meno dei lavoratori autonomi. Lo chiarisce una recente circolare dell'Inps con riferimento alla manovra economica estiva che ha modificato le finestre di uscita a partire dal 1° gennaio 2011. In altre parole l'assegno della pensione arriverà:
• 12 mesi dopo la maturazione dei requisiti pensionistici per i lavoratori dipendenti;
• 18 mesi dopo la maturazione per i lavoratori autonomi, cioè quelli iscritti alla gestione separata Inps.
I requisiti anagrafici e contributivi restano quelli già stabiliti dal sistema delle quote, che somma l'età anagrafica e gli anni di contribuzione. Sempre il 1° gennaio prossimo è previsto uno scatto, e anche qui con pesi e misure diversi per dipendenti e autonomi:
• lavoratori dipendenti: andranno in pensione a quota 96, con almeno 60 anni di età (e a questa età, quindi, servono 36 anni di contributi). Ad oggi la quota è 95 con 59 anni di età;
• lavoratori autonomi: andranno in pensione a quota 97, con almeno 61 anni di età. Ad oggi la quota è 96 con 60 anni di età.
Abbiamo già visto le disparità tra i dipendenti e i para-subordinati (cocopro e suoi fratelli), quelli iscritti alla cosiddetta gestione separata, figli di un Inps minore. Per questi ultimi 6 mesi di attesa in più (18 anziché 12) per incassare l'assegno della pensione. Ma anche per i più fortunati e garantiti lavoratori dipendenti in procinto di andare in pensione dall'anno prossimo le cose si mettono peggio. Dal 2011 entrano in funzione, appunto, le cosiddette "finestre mobili" che vanno a sostituire le attuali:
due finestre fisse (gennaio - luglio) per le pensioni di anzianità,
quattro finestre fisse (gennaio - aprile - luglio - ottobre) per le pensioni di vecchiaia.
Ma che cosa cambia in concreto? Chiariamo innanzitutto che le nuove regole riguardano chi matura il diritto alla pensione dopo il 1° gennaio 2011 (se i requisiti scattano entro il 31 dicembre di quest’anno le finestre restano quelle attuali anche nel 2011). Per chi nel 2011, dunque, avrà i requisiti:
• per la pensione di anzianità - calcolato con il sistema delle quote, cioè sommando età anagrafica e anni di contribuzione - con meno di 40 anni di contributi o
• per la pensione di vecchiaia, l’assegno arriverà 12 mesi dopo la maturazione di tali requisiti. Un ritardo, rispetto a oggi, che varia da 1 e 9 mesi perché dai 12 mesi bisogna togliere quelli previsti attualmente. Vediamola nel dettaglio.



Come si vede saranno i pensionati di vecchiaia i più penalizzati dal nuovo regime. E in particolare quelli che matureranno i requisiti ai cambi di stagione, cioè marzo, giugno, settembre e dicembre, che avranno 9 mesi di ritardo rispetto a ora. I pensionati di anzianità resteranno senza assegno "solo" 6 mesi in più, al massimo.
Ma, udite udite, lavera rivoluzione arriva nel pagamento del canoneRai. Dal 2011 i pensionati, se vorranno, lo pagheranno tramite una ritenuta sull’assegno mensile. Dunque non ci si dovrà più preoccupare di pagare di persona. Il canone potrà essere diviso in 11 rate senza interessi. Per fare richiesta c'è tempo fino al 15 novembre. Potranno beneficiare di questa possibilità tutti coloro che non superano i 18.000 euro di reddito di pensione, calcolando l'anno fiscale precedente a quello della richiesta. Al momento della domanda è necessario già essere titolari di un trattamento pensionistico, un assegno sociale o invalidità civile. Nel caso in cui si percepisca più di una pensione (che sommate non devono superare la quota dei 18.000 euro), si può liberamente scegliere l'ente attraverso il quale fare richiesta. L'importante è che l'importo annuo della pensione sia superiore al costo dell'abbonamento Rai. Questa novità segue a pochi giorni di distanza l’annuncio dell’esenzione dal pagamento del canone per gli over 75. Possono usufruire del beneficio gli anziani:
- di età pari o superiore a 75 anni;
- con un reddito (proprio e del coniuge) non superiore complessivamente a 516,46 euro al mese per tredici mensilità (equivalenti a 1 milione di vecchie lire al mese - ma ormai si potrebbe anche arrotondare alla nuova valuta...);
- che non convivano con altre persone (oltre al coniuge).

Quando la cronaca diventa spettacolo...

di Maria Ianniciello. Nonostante lavori nel mondo dell'informazione non sto seguendo il caso di Sarah Scazzi e non me ne vergogno. Questo modo di fare giornalismo non mi piace affatto in quanto annichilisce le persone, le quali non sanno quasi più distinguere fra realtà e finzione. L'omicidio di Sarah è per la maggioranza degli italiani un giallo e niente di più, frutto del giornalismo spazzatura che cerca lo scoop a tutti i costi. Il gusto del macabro è ormai una costante in Occidente. Ho sentito colleghi dire, dopo aver ricevuto la notizia di un incidente o di un tentato omicidio: "Uffaaa... poteva almeno scapparci il morto!". Io affermo invece, citando Ryszard Kapuściński, uno dei miei maestri, che il cinico non è adatto per questo mestiere. Il giornalista ha infatti una grande responsabilità, forse quanto quella di un medico. Perché? Contribuisce con i genitori e gli insegnanti a formare le coscienze delle nuove generazioni. Quindi, carissimi colleghi, quando ci fanno sapere che un gruppo di persone aveva organizzato un pullman per andare a "visitare" i luoghi del delitto, non ci infervoriamo, gridando allo scandalo, perché è soprattutto colpa nostra!

martedì 26 ottobre 2010

Da quale pulpito parte la predica?

di Gaetano Occhipinti. Dal Partito Comunista Italiano, passando per il Quirinale, evitando accuratamente i cantieri, le fabbriche, le campagne, gli uffici e la vita di stenti della 'genteperbene' di questo paese che sopravvive con stipendi e pensioni da fame, fino ad arrivare al Partito Comunista Cinese: "Nella scorsa primavera abbiamo dovuto sventare la crisi dell'Euro, ma guai se non avessimo avuto l'Euro, la moneta  unica, nella tempesta globale del 2008-2009 quando l'Europa ha attraversato un momento difficile e l'Unione ha tenuto", ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un discorso alla Scuola Centrale del Partito Comunista Cinese. "Il disordine e le  competizioni perverse che hanno a lungo segnato le vicende monetarie ci avrebbero esposto a colpi fatali", ha aggiunto. E’ pleonastico sottolineare in questa sede che 'il pluralis maiestatis' del Presidente non è certo rivolto alla ‘genteperbene’ di questo paese, che sulla propria pelle porta ancora le ferite, le lacrime e il sangue di quei 'colpi fatali' che invece l'ha presi tutti, ma alla 'casta' cui a pieno titolo anche Lui appartiene! All'uditorio,  composto da studenti e docenti della scuola quadri che forma ogni anno 1600 dirigenti pubblici con gli occhi a mandorla, Napolitano non ha spiegato fino in fondo il progetto  europeo: ridurre i salari, calpestare i diritti dei lavoratori ricalcando il modello cinese! E continua: “L’euro è un miracolo politico, economico,  sociale e culturale!”… un miracolo, o meglio un gioco di prestigio dell'alta finanza, che ha dimezzato salari e pensioni, ha affamato la ‘genteperbene’ di questo paese,  lasciando intatti, anzi accrescendoli, i benefit della politica in perfetta simbiosi con i vecchi e nuovi ricchi di ‘eurolandia’ che continuano a lucrare sulle spalle di lavoratori e pensionati!

Lei non capisce un c...! Dirlo al capo non è reato.

«Mi spiace caro direttore, ma Lei non capisce proprio un amato 'cazzo'». Che soddisfazione! Dire al capo anche in modo assai esplicito e senza eufemismi che, in fin dei conti, Lui non capisce un granchè, non è ingiuria, ma gergo comune!Che liberazione! Da oggi dirlo al proprio datore di lavoro si può. Almeno secondo una sentenza emessa dal giudice di Pace del Tribunale di Frosinone che si è appellato al «gergo comune» sdoganando quella che potrebbe essere considerata una frase ingiuriosa. E così infatti l'aveva interpretata il titolare di un'agenzia di sicurezza privata che durante un'animata discussione con un suo dipendente si ritrovo investito da un «Lei non capisce un c...» dove l'incipit della frase, un forbito Lei, strideva con la parola finale, dal significato diretto. Troppo diretto tanto che il titolare denunciò il suo dipendente per ingiurie. In primo grado arrivò la condanna, ma il legale del dipendente si appellò e ci fu l'annullamento per un vizio procedurale. Il processo fu rimesso così al giudice di pace. Non solo, ma la difesa ha argomentato che quella frase, seppur colorita, non può più essere considerata reato perchè «rientra nel gergo comune». E per avvalorare l'ipotesi difensiva l'avvocato si è appellato all'orientamento di circa due anni fa della Corte di Cassazione su un «vaffa....» considerato non più reato. Così il giudice di Pace del Tribunale di Frosinone ha riconosciuto quella frase non ingiuriosa!

Agli italiani piace eolica, alla politica nucleare!

Agli italiani piace l'energia pulita, ecologica e rinnovabile. Gli italiani preferiscono le pale eoliche ai rettori nucleri, i pannelli solari alle centrali atomiche! L'80% della popolazione chiede e vuole "energia pulita"! E' quanto emerge da un'indagine che l'Associazione produttori energia da fonti rinnovabili (Aper) ha condotto, per comprendere l'atteggiamento e la conoscenza dell'energia eolica, nello specifico, da parte degli italiani e dell'opinione pubblica. Un netto parere favorevole, dunque, che arriva tanto tra la popolazione in generale (80%) quanto tra i residenti vicino a un impianto (71%) che tra gli esperti (87%). Dal sondaggio demoscopico è emerso che gli italiani si considerano in generale informati sul tema delle energie rinnovabili, tra queste fonti l'energia eolica in termini di notorietà è al secondo posto solo dopo l'energia solare con l'87% di intervistati che hanno dichiarato di conoscerla (il 58% sa bene di cosa si tratta e il 29% ne ha almeno sentito parlare). Risulta interessante che il 60% degli intervistati ha visto dal vivo un impianto eolico e che nella maggior parte dei casi ne ha avuto un'impressione positiva. La maggioranza considera gli impianti visti 'moderni' (85%) e 'suggestivi' (58%) e non ritiene nè che possano 'rovinare il paesaggio' (69%) nè che 'siano rumorosi' (65%). Tra gli opinion leader i livelli di informazione crescono ulteriormente, evidenziando un elevato grado di sensibilizzazione verso il problema energetico. Per risolverlo, l'impiego delle rinnovabili si rivela come la strategia vincente, che viene considerata in modo unanime sia come 'l'unica via per lasciare in eredità più risorse naturali alle generazioni future' (94%), sia come un intervento 'indispensabile per consentire all'Italia di ridurre la dipendenza energetica da altri paesi' (93%). Sebbene i dati siano promettenti, da un'analisi più approfondita emerge come ci siano molti dubbi e false credenze intorno all'eolico. La maggioranza del campione è consapevole dell'assenza di rischi per la salute (61%), molti, tuttavia, non hanno un'idea corretta della resa energetica di un impianto, nè della sua completa reversibilità, tanto la popolazione italiana in generale, quanto i residenti nei comuni dotati di impianti eolici, ignorano la possibilità di riportare alle condizioni iniziali il terreno sul quale è stato installato un parco eolico (circa i due terzi degli intervistati). Non solo, la maggior parte degli italiani non è al corrente delle direttive europee in materia di rinnovabili: il 57% non ha mai sentito parlare dell'obiettivo 20-20- 20. Tanto la popolazione quanto gli esperti, cadono poi nel tranello di pensare che gli impianti eolici non funzionino bene perché sono spesso fermi (42% nel primo target e 35% nel secondo). Infine il 66% degli opinion leader ritiene erroneamente che gli impianti eolici presenti in Italia godano di incentivi e finanziamenti da parte della Comunità Europea. Su altre questioni, invece, c'è più chiarezza e fiducia. La maggioranza degli intervistati (61%), ad esempio, ritiene che i parchi eolici non creino affatto dei campi elettrici ed elettromagnetici dannosi per la salute. Il 48% ritiene che tra le rinnovabili, l'eolico sia la fonte con la resa energetica maggiore. E ancora, sulla quantità di energia prodotta mediamente in un anno da una turbina eolica, la maggioranza relativa (40%) risponde correttamente. Parlare di energia eolica significa sollevare temi importanti come il rapporto con lo sviluppo del territorio e dell'economia, con la salute e la tutela del paesaggio, etc. Alcuni di questi temi risultano ampiamente condivisi dagli intervistati, altri, invece, dividono il campione tra favorevoli e contrari. Per quanto riguarda il legame con l'economia, ad esempio, la maggioranza degli intervistati ritiene che l'eolico possa essere volano di innovazione per il Paese (75%) e le comunità locali (74%). La pensa così soprattutto chi ha avuto l'occasione di vedere dal vivo un parco eolico, i più giovani e i più istruiti. Per quanto riguarda l'eolico e l'ambiente, il 64% nega che la presenza di un impianto eolico danneggi le condizioni climatiche dell'ambiente circostante.

Le tematiche ambientali spesso strumentalizzate!

Le tematiche ambientali sono entrate a pieno titolo nella vita delle persone, delle imprese, delle comunità locali e dei mass media. Ogni giorno abbiamo segnali di ‘qualcosa’. Ma quanto è efficace questo comunicare? Probabilmente poco, come lascia intendere Mauro D’Ascenzi, vicepresidente di Federutility, che commenta: “Troppi allarmismi. Sui temi ambientali c’è troppa strumentalizzazione che è dannosa come il menefreghismo”. Il più grave e urgente problema ambientale, dunque, per D’Ascenzi, “è la coscienza degli uomini che troppo spesso strumentalizza il tema. Ogni cosa che accade è fonte di disastro ambientale e con gli allarmismi non si risolvono i problemi”. A non fare il proprio dovere, dunque, sono istituzioni e mass media. “Spesso ci confrontiamo con una classe dirigente che non è all’altezza e che rincorre solo gli umori del momento. In taluni casi infatti cavalcano un tema, pensando alle prossime elezioni. E questo è un grave danno per il paese”. Stesso discorso per i media che attratti dal sensazionalismo, concedono poco spazio alle ‘best practice’ e ai casi di successo e innovazione. Per il vicepresidente delegato di Federutility “bisogna moderare il linguaggio ed usare più scientificità nell’affrontare i problemi”. Nell’immediato, ad esempio, “ci attendono grandi sfide come i rifiuti e la partita dell’uso dell’acqua. Al momento abbiamo 800 procedure di infrazione dall’Europa perché non abbiamo i depuratori. Ma questo non fa notizia perché non riguarda un solo paese come l’emergenza rifiuti di Napoli”. Serve, dunque, un approccio “meno demagogico. Bisogna iniziare a discutere dei problemi in altri modi per responsabilizzare e informare correttamente i cittadini. Purtroppo è un problema di cultura”. E proprio sull’efficacia della comunicazione ambientale si confronteranno istituzioni, manager d'impresa, professionisti della comunicazione nazionale e internazionale e opinion leader, in occasione della Borsa Internazionale della Comunicazione Ambientale, che si svolgerà a Roma il 26 e il 27 ottobre presso la Casa dell'Architettura. Esperienze ed iniziative a confronto con l’obiettivo di diffondere una nuova cultura. Anche perché non potrà esserci nessuna politica ambientale e di sostenibilità senza una forte e convinta azione di comunicazione.

lunedì 25 ottobre 2010

Fiat: prima ti spremono e poi ti gettano via!

Sergio Marchionne non ha usato mezzi termini e nel pieno delle tensioni sindacali che animano gli stabilimenti del gruppo ricorda un pò zagaiando che "...senza Italia la Fiat farebbe meglio"! Sì perché, come ha detto il manager, nel corso dell'intervista del programma tv Che tempo che fa: "quest'anno abbiamo annunciato che faremo oltre 2 miliardi di utile operativo e nemmeno un euro è fatto in Italia"… ma neppure un euro di quei miliardi sarà restituito a quell’Italia cui la Fiat ha succhiato per decenni contributi statali, casse integrazioni e soprattutto il lavoro di decine di migliaia di operai, impiegati, ingegneri! Senza lo Stato italiano e senza il lavoro degli italiani, compresi tutti coloro che hanno acquistato le auto della famiglia Agnelli, la Fiat non sarebbe la Fiat. Ovvero quell’industria che nel 2009, quando un operaio alla catena di montaggio prendeva una busta paga di appena 1.200 euro, remunerava l'amministratore delegato della Fiat, Marchionne, con 4,78 milioni di euro, il presidente  Montezemolo con 5,17 milioni di euro e, il meno "fortunato", John Elkann, nipote prediletto di Gianni Agnelli, con solo 631 mila euro, extra esclusi. Una discussione, comunque, tra ricchi quella messa in onda sulla tv del canone! Da una parte Marchionne, l’intervistato, di cui già si è detto. Dall’altra il conduttore, Fabio Fazio: 2milioni di euro l’anno il suo cachet Rai! Insomma, una discussione tra gente che non ha nulla a che spartire con la “gente” che campa di salario e di pensione! Tant’è che 'il manager con il pullover', deve aver percepito l’atmosfera e s'è mosso a compassione, annunciando che l'obiettivo per il futuro, se aumenterà la produzione e se gli operai non schiatteranno sotto gli ingranaggi della fabbrica torinese, è di portare gli stipendi degli operai a livelli europei! Per contro, un paese serio dovrebbe perseguire un solo obiettivo: rilevare tutte le strutture Fiat al valore di... 'un euro', come dice 'lui', e riconvertirle riprendendosi i soldi delle agevolazioni statali. Dopo, ma solo dopo, il ‘metalmeccanico’ Marchionne, potrà andare a produrre dove e come gli pare!

Aria irrespirabile a Roma e Milano!

L'aria in Italia è sempre più irrespirabile. E non stiamo parlando del clima politico del belpaese, ma dell'aria che ci fanno respirare! Nonostante la crescente attenzione sul fronte dell'ecosistema, si registra un divario preoccupante fra le piccole città e i capoluoghi di provincia con più di 500mila abitanti. Permane l'emergenza smog anche se le medie del Pm10 si abbassano lievemente, mentre crescono quelle dell'Ozono. Come lo scorso anno si registra una lieve contrazione della produzione di rifiuti e dei consumi di carburante. I movimenti più visibili (in positivo e in negativo) riguardano i capoluoghi più piccoli del Belpaese. Balzano in avanti Oristano (22esima, ma 74esima lo scorso anno), Avellino (29esima, era addirittura 80esima), Sondrio (35esima, era 73esima), Isernia (52esima, era 95esima nella passata edizione) e Pordenone, che scalando 29 posti entra nella top ten (e' ottava, era 37esima lo scorso anno). Sorprende quest'anno, in positivo, la presenza tra i primi quaranta capoluoghi di ben 5 citta' meridionali (erano 4, ma tra i primi 42 lo scorso), due delle quali campane. Ancora piu' eclatante e' il fatto che la conferma di Salerno (19esima, era 34esima nella passata edizione) e la comparsa di Avellino (29esima, 80esima lo scorso anno) avviene principalmente per un impressionante balzo in avanti nei numeri della raccolta differenziata dei rifiuti, messo insieme a performance complessivamente buone. In testa alla classifica delle citta' virtuse, Belluno, che era seconda lo scorso anno e prima due e tre edizioni or sono del rapporto, si conferma vincitrice per un trend complessivamente buono, conquistando un solo primato assoluto nella produzione di rifiuti che scende di poco, e riconfermando i buoni dati relativi alla qualita' dell'aria, nella percentuale raccolta differenziata, nel calo nella produzione complessiva di rifiuti, nel numero dei passeggeri trasportati dal trasporto pubblico (dai 77 viaggi per abitante all'anno della passata edizione agli attuali 91). Seconda è Verbania, prima lo scorso anno e quarta due edizioni fa del rapporto. Il capoluogo piemontese conferma sostanzialmente le performance dello scorso anno: tra le prime (con 21 microgrammi al metro cubo) nella media annuale delle polveri sottili, migliora in quelle dell'Ozono. In negativo per Verbania c'e' la generale stasi nei numeri riguardanti la mobilita'. Terza e' Parma che conferma ancora il suo stazionamento tra le prime (era quinta due anni or sono e ancora terza lo scorso anno). La citta' emiliana fa registrare un generale immobilismo per quel che riguarda la qualita' dell'aria con i valori relativi all'NO2 e all'Ozono in lieve peggioramento, e una conferma delle medie dei valori del Pm10 (sempre a 34 microgrammi al metro cubo). Allo stesso modo si confermano sostanzialmente fermi i numeri relativi al trasporto pubblico e agli altri indicatori legati alla mobilita'. Scorrendo la classifica, ecco la vera sorpresa entrata di prepotenza nella nostra top ten: Pordenone. Il capoluogo friulano, arriva all'ottavo posto dalla 37esima posizione dello scorso anno. Il suo prepotente avanzamento e' dovuto a miglioramenti significativi in settori chiave di Ecosistema Urbano. Migliora infatti nella qualita' dell'aria (in tutti e tre gli inquinanti monitorati); nei rifiuti, diminuendo la produzione complessiva e agganciando il primato assoluto nella percentuale di rifiuti raccolti in maniera differenziata con il 76,3% (era appena il 44,4% lo scorso anno) .

Partita I.V.A. pure ai lavoratori dipendenti!

Ma quali sono le categorie di professionisti più attive nell'evasione? In testa troviamo i medici con un non dichiarato pari al 15,3%. Al secondo posto ci sono gli ingegneri e i geometri che evadono poco meno (15,1%), seguono i primati non imprenditori, 13,6% . Lontani 3 punti dalla terza posizione evadono gli avvocati che celano al fisco il 10,7% del guadagno derivante dai compensi, seguiti dai consulenti in altri servizi, 8,2%. Mentre dopo gli architetti, gli intermediari del commercio, troviamo a sorpresa i lavoratori dello spettacolo, 3,8%, prima che chiuda la classifica la categoria dei consulenti aziendali veri e propri a pari merito con i predecessori. Attraverso 400 verifiche fiscali i Reparti speciali della Guardia di finanza hanno individuato 324 evasori totali e scoperto un'evasione per oltre 260 milioni di euro tra imposte sui redditi, Iva e Irap. Trenta i soggetti denunciati per reati tributari. Nel 'mirino' sono finiti soprattutto professionisti: medici, ingegneri, avvocati. Gli uomini della Gdf hanno ricostruito, incrociando i dati, la posizione fiscale di migliaia di liberi professionisti che avevano ''dimenticato'' di dichiarare i loro compensi. Il progetto è solo alla sua prima fase. I risultati raggiunti finora, infatti, potrebbero essere solo la punta dell'iceberg di un fenomeno evasivo molto piu' esteso: sono, infatti, al vaglio altre 100.000 posizioni di soggetti a rischio. Sotto la lente delle Fiamme Gialle sono finiti contribuenti che hanno percepito compensi di lavoro autonomo per un ammontare superiore a 100.000 euro annui e che, per una o più annualitá, non hanno presentato la prescritta dichiarazione ai fini delle imposte dirette e dell'Iva. Come già detto, le categorie di lavoratori autonomi più colpite sono state quelle dei medici, degli ingegneri e dei geometri, degli avvocati e degli architetti. Insomma, se in questa classifica dei 'furbetti' ci mettiamo pure il muratore, il meccanico,  l'idraulico e il parrucchiere, possiamo vedere bene come a pagare siano sempre i soliti, i più deboli, economicamente parlando, costretti dal 'fisco' a mandare avanti questo paese: i lavoratori dipendenti! Ma non perchè questi siano più onesti, più bravi e perbene di tutti gli altri italiani, ma perchè non possono evadere un centesimo, neanche a volerlo! Tant'è che, visto e considerato che non v'è più neanche la certezza della pensione, anche i lavoratori dipendenti chiedono a gran voce la "PARTITA I.V.A."!!! La Costituzione italiana non detta discriminazioni, ma vuole i cittadini tutti uguali! Perciò, anche operai e impiegati pretendono dal Fisco la possibilità di evaderlo come accade per tutti gli altri cittadini della Repubblica. Dacchè, l'evasione fiscale in Italia è fisiologia, fa parte del nostro D.N.A. è un fattore ereditario... costituzionale!

Vendola scuote la Sinistra!

«Bisogna uscire dal Novecento. Non poossiamo consentirci il lusso di un atteggiamento difensivo. Non possiamo semplicemente chiuderci a riccio, abbiamo il dovere di fare i conti con la nostra sconfitta e le nostre sconfitte». Nichi Vendola è un fiume in piena! Arringa la sinistra! Infiamma la platea! Attacca Tremonti urlandogli: «affami il popolo»! Si apre così, sulle rive dell'Arno, il primo congresso nazionale di 'Sinistra ecologia e libertà', al Teatro Saschall di Firenze. Il discorso di apertura dei lavori di Vendola è torrenziale e omnicomprensivo (in platea, scherzando, qualcuno dice: ma se questa è l’apertura cosa dice alle conclusioni?). Quasi due ore senza interruzione, abbraccia la storia dall’epopea cristiana alla rivoluzione francese fino al movimento operaio («Cosa è l’Europa se non la rivoluzione francese e il movimento operaio?»). Dobbiamo «liberarci dai paraocchi, guai se assumessimo un atteggiamento meramente difensivo - è l'invito di Vendola -. Guai se ci facessimo portatori di una dimensione culturale. Dobbiamo essere culturalmente molto curiosi e scuotere la nostra pigrizia culturale». «La sinistra si è smarrita per paura di perdere. Noi abbiamo bisogno, invece, di confrontarci con tutti i soggetti del centrosinistra, anche con l'Idv, dobbiamo parlare ai compagni della Federazione della sinistra, dobbiamo parlare a Grillo e ai grillini», continua Vendola, in un punto centrale del suo intervento al congresso fondativo di Sel. «Dobbiamo passare oltre a un certo plebeismo giustizialista, oltre a un certa "estetica" della bestemmia», aggiunge Vendola, rivolto ai dipietristi e ai grillini. Il palco rosso del teatro Saschall di Firenze ricorda a chi entra in platea che da lì, da oggi fino a domenica, si tornerà a parlare di sinistra, di quelle forze che, come ha detto Vendola, devono ritrovarsi, «tornare ad essere un bene pubblico». Ma non prima di aver fatto «autocritica» e riconosciuto tutti «gli errori fatti». Anche queste parole volevano sentire gli oltre 1400 delegati che non hanno certo lesinato applausi al loro leader. Il governatore della Puglia vuole davvero "riaprire la partita", come recita il titolo del primo Congresso di Sel, sa che molto dovrà dire da quel palco illuminato dall'energia che forniscono le due pale eoliche, a forma di fiore, sistemate sulle rive dell'Arno. Pure questo serve a parlare ad un popolo che saluta con applausi tutti i passaggi del suo discorso. Facile prenderli quando critica Giulio Tremonti o il capo della Fiat Sergio Marchionne, ma anche quando ricorda Antonio Gramsci o quando, al federalismo della Lega contrappone quello di Altiero Spinelli. Più difficile, eppure Vendola ci riesce, avere consenso e strappare un applauso nel passaggio dove, senza mezzi termini, dice che occorre «interloquire con il centro», e saluta «l'amico» Enzo Carra che rappresenta l'Udc a Firenze.  Lo applaudono i delegati, lo applaude e quasi si commuove Fausto Bertinotti, seduto in prima fila, indicato come uno dei padri storici della nuova formazione di sinistra; lo applaude il primo cittadino di Firenze Matteo Renzi, che siede proprio accanto a Bertinotti, anche quando Vendola non lesina qualche critica al Pd. Più tiepida almeno negli applausi, l'altra parte della prima fila, quella dove siede Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato insieme a tutta le delegazione del Partito democratico. Tiepidi negli applausi ma pronti a ribadire la disponibilità al confronto con Vendola, anche alle primarie, «se questo servirà a tornare maggioranza, dice la capogruppo al termine dell'intervento di Vedola, durato un'ora e mezzo, confermando lui è un "interlocutore privilegiato" per il Pd. La crisi è diventata un argomento «sulle cui origini non si può discutere», pertanto un politico come Tremonti, «iperliberista», riesce a svolgere due, tre o più «parti della commedia»: «è sia fustigatore dei banchieri, che affamatore del popolo, nonché un critico no-global del sistema economico», ha detto Vendola. Serve quindi una riflessione sulla crisi, che è «crisi di un modo di produrre, di consumare, di rapporto con l'ambiente, ambientale». E non bisogna tralasciare l'analisi «del turbo-capitalismo che si mangia il lavoro», insomma, ha concluso il governatore della Puglia, quella che oggi ci si presenta innanzi è «una vera e propria crisi di sistema».

venerdì 22 ottobre 2010

La politica è troppo lontana da noi cittadini.

Onorevole Berlusconi,
sono una cittadina italiana, ho un marito pensionato e tre figli, di cui la seconda gravemente disabile, sono orgogliosa di ognuno di loro indistintamente, orgogliosa anche di come genitori siamo riusciti a dare opportunità di vita e di futuro a ognuno di loro senza grande sostegno da parte delle istituzioni. Ho ascoltato le sue parole nella conferenza stampa del 6 ottobre in cui ha informato che sarà inviato a 10 milioni di famiglie italiane il libro dal titolo "Due anni di governo" in cui sono spiegate ai cittadini le azioni positive fatte dal Governo di cui lei è presidente. Mi voglio soffermare solo su alcuni punti che conosco bene e che sono fondamentali per noi 'famiglia' che abbiamo al nostro interno un componente con disabilità. Abolizione ICI, Certamente una buona iniziativa, lodevole agli occhi dei cittadini, ma che ha penalizzato i Comuni che si sono ritrovati con minori risorse economiche e che quindi hanno dovuto tagliare i servizi non avendo ricevuto dal governo fondi che sostituissero le minori entrate. Bonus Famiglie, altra lodevole iniziativa, fine a se stessa, come fosse un regalo inaspettato, ma che non è servita a migliorare le condizioni delle famiglie. Minori spese sostenute dalle famiglie nel 2009, tutte le spese sono aumentate, in tutti i campi e per tutte le esigenze, scuola, sanità, trasporti, alimentari. Abolizione dei ticket sanitari, ma quali? Io credo che come cittadini ci meritiamo almeno il rispetto di essere considerati esseri pensanti e non individui a cui propinare ciò che si vuole. La sanità italiana a parte poche specialità sta decadendo, ai limiti del terzo mondo. Faccia un giro negli ospedali, negli ambulatori, nelle sale operatorie e potrà vedere personalmente ciò che succede. Lei forse non è a conoscenza che in Italia vi sono persone con disabilità di ogni età, migliaia di queste con malattie degenerative fin dalla nascita, altre con malattie gravissime come la SLA, la SMA, con malattie metaboliche ecc,ecc, in questi ultimi anni la sanità di tutte le Regioni ha limitato ai minimi termini la riabilitazione motoria logopedia e sensoriale ambulatoriale e domiciliare, e queste persone hanno perso in nome del contenimento dei costi ogni speranza di miglioramento e in molti casi anche la semplice e umana possibilità di peggiorare più lentamente. Come si può pensare che la sanità possa migliorare i suoi servizi se sono preannunciati e operati tagli a tutti i livelli? La tecnologia aumenta le sue potenzialità e i costi vengono tagliati? Non ha senso! Così facendo solo chi potrà permetterselo potrà curarsi e sperare in una riabilitazione efficiente. Tempo fa avevo chiesto di istituire fondi destinati alle famiglie per l’assistenza ai figli che vivono grazie ai 'macchinari salvavita' e mi è stato risposto da un sottosegretario che sono le Regioni a dover provvedere! Ma se le regioni devono tagliare milioni di euro della spesa sanitaria che speranza hanno queste famiglie di poter vivere una vita decente? Altro che aver abolito i ticket! Noi esistiamo onorevole Berlusconi, noi e i nostri figli , anche se la politica forse preferirebbe eliminarci dalla vostra società, cosa dobbiamo fare per farvi accorgere che esistiamo e che non siamo solo numeri da cancellare dall’elenco Inps? 10 milioni di copie del libro quanto sono costate ai contribuenti? Questo denaro poteva essere speso in modo più utile per i cittadini più fragili e bisognosi d’attenzione. Per tutti questi motivi, per tutte queste ingiustizie e per i punti che lei ha elencato e che non rispecchiano la realtà le chiedo di non inviarmi il libro "Due anni di governo", dovrei spendere denaro per rinviarlo al mittente, mi eviti almeno questo, non ho soldi da buttare… io.
Cordialmente. Marina Cometto

Dalla Cina la soluzione al traffico urbano!

Questi cinesi! Ormai non si limitano più a copiare ed in molti casi migliorare le idee occidentali, ora pare proprio che, sull'onda dell'enorme sviluppo economico, si stiano lanciando nel progettare soluzioni innovative. E' il caso, per esempio, di questo futuristico mega bus, pronto per essere costruito in quel di Shanghai. La Shenzhen Hashi Future Parking Equipment Co., Ltd ha progettato un nuovo mezzo pubblico di trasporto che dovrebbe diminuire del 20-30% il traffico urbano, consentendo agli altri veicoli di continuare la marcia anche durante le fermate. Alto tra i 4,5 e i 5 metri (ma comunque più basso delle sopraelevate cinesi), prevede una capacità di 1200-1400 passeggeri al piano superiore, mentre la parte inferiore permette il passaggio delle auto (altezza massima 2m) sotto il mezzo. Capace di muoversi a una velocità di 60 km/h e alimentato da celle solari e energia elettrica, consente di costruire una tratta con un terzo del tempo e un decimo dei costi necessari a costruire una metropolitana. La costruzione dei primi 186km di tracciato dovrebbe iniziare entro fine anno.

La Fiat incassa gli utili e rimette i debiti allo Stato!

Il gruppo Fiat ha chiuso il terzo trimestre 2010 con un utile della gestione ordinaria pari a 586 milioni di euro, quasi raddoppiato "grazie al contributo positivo di tutti i business" e con un utile netto di 190 milioni di euro. I ricavi del gruppo Fiat nel terzo trimestre sono pari a 13,5 miliardi di euro, sono aumentati dell'11,9% rispetto allo stesso periodo del 2009, con il business delle Macchine per l'Agricoltura e le Costruzioni che ha registrato l'incremento più significativo (a 3 miliardi di euro, in aumento del 31,9%). La Fiat ha rivisto al rialzo gli obiettivi per l'anno: utile della gestione ordinaria ad almeno 2 miliardi di euro e indebitamento industriale netto sotto la soglia dei 4 miliardi. L'indebitamento netto industriale nel terzo trimestre è rimasto sostanzialmente stabile a 4 miliardi di euro (3,7 miliardi di euro alla fine del secondo trimestre 2010), con lo stagionale assorbimento di cassa in buona parte compensato dalla positiva performance operativa. La liquidità è rimasta forte a 12,9 miliardi di euro (13,5 miliardi di euro a fine giugno 2010), dopo il rimborso anticipato di un prestito obbligazionario di Cnh pari a 0,5 miliardi. L'utile della gestione ordinaria era previsto a 1,1-1,2 miliardi di euro. Per i ricavi l'obiettivo è superare i 55 miliardi di euro (in aumento rispetto agli oltre 50 miliardi di euro). Tutti gli obiettivi del gruppo sono al rialzo rispetto a quelli precedentemente annunciati. ''E' attesa per tutti i settori - sottolinea la Fiat - una performance decisamente migliore rispetto all'anno scorso, con l'eccezione del business delle Automobili'' che migliorerà rispetto al 2009, ma continuerà a risentire, in Europa Occidentale, della riduzione o eliminazione dei programmi di eco-incentivi che hanno sostenuto la domanda di vetture dei segmenti A e B l'anno scorso. Per i programmi di investimento ''è prevista una crescita marginale nei confronti dei livelli anomali e particolarmente bassi del 2009, con il ripristino di un livello di investimenti normalizzato per tutti i settori a partire dal 2011. Lavorando per il conseguimento degli obiettivi, il gruppo Fiat - continua la nota - continuerà ad implementare la strategia di alleanze mirate, al fine di ottimizzare gli impegni di capitale e ridurre i rischi''.

Buoni pasto: nessun problema per i Ticket Restaurant!

Spett.le Redazione, Edenred Italia, presente nel mercato dei buoni pasto con il marchio Ticket Restaurant, intende fornire il proprio punto di vista nel dibattito presente nei media in queste ultime settimane riguardo i buoni pasto, con particolare riferimento alla posizione presa dalla Fipe a causa delle elevate commissioni praticate dagli emettitori e dei ritardi nei tempi di rimborso. Edenred ci tiene a sottolineare che questi problemi non riguardano in nessun modo il marchio Ticket Restaurant. Nella gestione del servizio, Edenred presta da sempre massima attenzione a tutti gli attori della filiera, in particolare agli esercenti, partner fondamentali per l’erogazione del servizio, ai quali vengono garantiti tempi di rimborso puntuali, trasparenza e correttezza amministrativa, nonché le commissioni più vantaggiose tra quelle presenti nel settore. Per questo Edenred invita tutti gli esercenti a esprimere il loro gradimento verso le aziende corrette e a indicare i nominativi di quelle con le quali hanno difficoltà a lavorare. Inoltre, Edenred da tempo chiede una revisione del quadro normativo volta a correggere le attuali distorsioni e a riportare dinamiche più corrette nel mercato dei buoni pasto. Maggiori informazioni su http://www.edenred.it/.

giovedì 21 ottobre 2010

Non per soldi, ma per denaro!

di Giancarlo Fusco. Da una parte, un orfanotrofio che per cinque secoli è stato una delle istituzioni caritatevoli più importanti di Roma, Santa Maria in Aquiro. Dall'altra, il Senato, con la politica che ha fame di spazi e ha affittato quelle stanze con l'intento di ricavarne uffici per i senatori. In mezzo la Regione, che sulle Ipab, gli Istituti di assistenza e beneficenza come Santa Maria in Aquiro, ha giurisdizione e che riscuote l’affitto - 471mila euro all'anno - secondo un giro di denari pubblici a dir poco… poco virtuoso!!! Ed eccolo il conto presentato ai cittadini: 25 milioni di euro solo per i lavori di ristrutturazione; 3milioni e 700 mila euro, come dicevamo, per pagare l'affitto alla Regione Lazio; 1milione per "provvedere ad adeguati arredi". Dunque, facendo due conti, poco meno di 30 milioni di soldi pubblici tutti già spesi o impegnati nell'arco di dieci anni. Obiettivo? Realizzare nuovi uffici per cinquanta senatori. Dove? Nel pieno centro storico di Roma, a pochi metri da Palazzo San Macuto, Pantheon e Palazzo Chigi. E il risultato a tutt'oggi qual'è? Che ancora, dal 2003, neanche una stanza è pronta, che i ponteggi che si affacciano sulla vicina via degli Orfani, nome non casuale, stanno ancora lì come sette anni fa, e che soltanto la garritta esterna per la security di un palazzo ancora vuoto ha i vetroni scuri montati. L'assurdo non è solo che siano stati spesi fin'ora 30 milioni di euro senza avere ancora un nuovo ufficio pronto, sempre che davvero servisse, ma anche il fatto che, alla resa dei conti, ogni senatore, se mai ci entrerà, sarà comunque costato alle casse pubbliche una media di 8 mila euro al mese. E si chiedono ancora altri soldi.

Pari opportunità: due settimane ai papà!

Congedo parentale: le mamme a stipendio pieno per 20 settimane, i papà per due. L’Europa in campo per le pari opportunità. Il parlamento europeo ha approvato un proposta di legge che migliora le condizioni di lavoro delle lavoratrici incinte e introduce “almeno due settimane” di assenza dal lavoro a paga completa per il padre naturale del neonato anche se l'unione non è formalizzata dal matrimonio. L’intento legislativo mira ad aumentare le settimane minime di congedo maternità, da 14 a 20, misura che non avrà impatto sul nostro paese dove esiste un simile diritto. Invece cambia la copertura della retribuzione: l’intervento del europarlamento lo porta dall’80 al 100% (la copertura totale è stata finora ottenuta solo attraverso gli integrativi aziendali). Il testo ha suscitato numerose polemiche, soprattutto in quei paesi che vedono allungato il periodo del congedo minimo. La Germania - dove il periodo di maternità è di 14 settimane - giudica troppo costoso il provvedimento “Non aiuterà le donne anzi le penalizzerà nella ricerca di lavoro” sostiene l’eurodeputata tedesca Costance Krehl. Dubbi anche in Francia, per Nadine Morano, sottosegretario di Stato, l’allungamento per il congedo di maternità potrebbe costare 1,3 miliardi di euro alle finanze pubbliche. Stesse critiche anche dalla Gran Bretagna - qui attualmente il posto è garantito per 52 settimane, ma il congedo è obbligatorio solo nelle prime due dopo il parto. I costi dello Stato passerebbero da 2,2 a 4,5 miliardi di euro

Basta con questi programmi a quiz tutti i giorni!

di Lorenzo Conti. Cari amici di LiberalVox, vi scrivo per 'gridare' una cosa: basta con questi programmi a quiz tutti i giorni! Passino prima del telegiornale, ma pure dopo: NO! Non se ne può più! Basta! La morte non si augura a nessuno, ci mancherebbe. E della scomparsa di Mike Bongiorno me ne dispiace, sinceramente. Ma... lasciatemi dire che con la dipartita del 'Re dei Quiz' speravo che qualcosa cambiasse nel palinsesto Rai! Chi paga il canone ha diritto di vedere un film in prima serata, alle 20.30, dopo il telegiornale. I films (quando la Rai li trasmettete) non possono partire alle 21.30. E' troppo tardi, la mattina la gente va a lavorare! Non tutti hanno la domestica che gli rassetta casa, la segretaria che gli prende gli appuntamenti, la baby sitter che gli tiene i bimbi, l'autista che li porta... a spasso, ecc, ecc. Questi programmi a quiz in prima serata possono andar bene al massimo una volta a settimana, non di più, non piacciono a tutti. La tv nasce come piccolo schermo, ossia il cinema a casa, voi l'avete trasformato in qualcos'altro, ossia in programmi, fatti per dare i soldi a qualcuno. Con quali soldi la Rai paga tutti questi programmi e premi costosi? Se avete tutti questi soldi da dare ogni giorno in premi così generosi, allora non fate pagare il canone ai cittadini. Grazie... a voi naturalmente! Non certo a 'matrigna' Rai! Cordiali saluti.

La potatura degli alberi finisce in Procura.

di Angelo Bonelli. Presidente nazionale dei Verdi e capogruppo regionale del Lazio. Continuano i tagli indiscriminati di alberi nella città di Roma. Alcuni pini sono stati tagliati ieri a Ostia, ed è in corso l'abbattimento di altre alberature nella riserva statale del litorale romano nel Comune di Roma. Da quando Alemanno governa la città, ogni anno sono migliaia gli alberi abbattuti e le potature avvenute spesso anche in maniera irregolare. Ci troviamo quindi di fronte a migliaia di tonnellate di legname e di ceppi che vengono utilizzati a scopi di lucro e per le biomasse. E' diventata una situazione insostenibile. Siccome non ci fidiamo più, abbiamo inviato un esposto alla Procura della Repubblica affinché verifichi se vi sia un ritorno commerciale ed economico per la legna tagliata. Vogliamo capire se le alberature della città di Roma sono utilizzate per altri scopi e a fini economici.

Donne attratte dall'uomo in 'rosso'!

Cosa può essere più affascinante di una donna vestita di rosso? Semplice, un uomo in rosso. Lo assicura uno studio della Rochester University (Usa), secondo cui se 'lui' indossa abiti del colore della passione, il desiderio delle donne si accende. E il motivo risiede nel fatto che, avvolti in un rosso rubino, gli uomini sembrerebbero più potenti e ricchi, assicurano gli psicologi. Convinti che, dunque, potere e denaro siano fra gli elementi che il 'gentil sesso' cerca di più in un possibile compagno. Gli studiosi assicurano che quando le donne ammirano qualcosa di rosso addosso a un uomo, foss'anche solo una cravatta, viene richiamato alla loro mente un elemento profondamente radicato: non per nulla i regnanti di Cina, Giappone e antica Roma utilizzavano vesti color porpora per indicare lo status sociale più elevato. Ma soprattutto: anche fra i primati come i babbuini il rosso presente sulle parti intime significa potere e capacità di difendere compagna e prole. Per quantificare l'effetto 'calamita' del colore dell'amore sull'universo femminile, sono state analizzate le risposte di 288 donne eterosessuali e 25 uomini bisessuali relative a una serie di fotografie che ritraevano uomini in sette situazioni differenti, e soprattutto con 'mise' di colore diverso. Ne è emerso che fra le donne, ma non fra gli uomini interessati a individui del loro stesso sesso, la presenza del colore rosso stimola un giudizio molto più positivo sul fascino di chi lo indossa. Un 'effetto calamita' condiviso da ragazze cinesi, americane, inglesi e tedesche coinvolte nell'indagine. A conferma del fatto che il rosso non stimola reazioni legate solamente alla cultura, ma anche a qualcosa di ben più radicato nella natura dell'essere umano.

mercoledì 20 ottobre 2010

Il Pil s'affloscia il salario s'ammoscia ma il fisco no!

«Gli episodi di corruzione e dissipazione delle risorse pubbliche, persistono e preoccupano i cittadini, ma anche le istituzioni il cui prestigio ed affidabilità sono messi a dura prova da condotte individuali riprovevoli». A parlare è la 'Corte dei Conti', ovvero quell'organo dello Stato con funzioni giurisdizionali e amministrative di controllo in materia di entrate e spese pubbliche. E allora? Cosa fare? Il nuovo presidente, Luigi Giampaolino, ha indicato come "cura" «l'onestà degli intenti e dei comportamenti, l'etica del servizio, il corretto agire delle p.a., il perseguimento del bene dell'uomo e della collettività. Valori che hanno conosciuto e verosimilmente sempre conosceranno offese ed offuscamenti, ma hanno sempre finito e sempre finiranno per rifulgere di un loro proprio, nitido splendore»!? E allora? Cosa cambia? Proprio un bel niente! Almeno per i soliti tartassati di sempre che dovranno rassegnarsi a pagare - in perfetta solitudine - le tasse per quanto spetta loro, ma anche per mantenere la politica ladrona e per sopperire a quel mancato gettito fiscale riconducibile a chi 'furbescamente' evade ed elude spassandosela allegramente alle spalle dei cittadini onesti e perbene di questo paese: "cornuti e mazziati"! Tant’è che: «la prolungata bassa crescita del Pil renderà difficile la riduzione del carico fiscale». Così, nella cerimonia di insediamento, ha continuato il nuovo presidente della Corte dei Conti, presenti Giorgio Napolitano, Gianfranco Fini (fresco fresco di firma del lodo Alfano “retroattivo” che mette al riparo da ogni processo giudiziario il premier fino al termine della legislatura) e, per l’appunto, il ministro Alfano. Il paese affonda e gli unici a cui si chiedono sacrifici sono sempre i soliti: lavoratori dipendenti e pensionati! Intanto ’loro’ ingrassano. E se qualcuno pensava che "Fini e i suoi" avrebbero rinunciato alle loro belle poltrone in nome della giustizia e dell'onestà ora ha ottenuto la risposta che si merita, colpevole di aver creduto per l'ennesima volta a questa politica, colpevole di aver tenuto ancora acceso un barlume di speranza!

Quanto ci costa la politica Siciliana?

di Omar Fabiani. E poi ci vengono a dire che non ci sono i soldi per strade e fognature, per migliorare la qualità del servizio sanitario nazionale, per modernizzare e sveltire le aule giudiziarie, per creare posti di lavoro stabili, per dare ai nostri figli una formazione scolastica degna di questo nome! Per forza, i soldi se li mangiano tutti 'loro' e quel che resta in cassa non basta mai! Ma quanto ci costa la politica in Sicilia? Quanto ci costa il personale dell’Assemblea regionale siciliana? Troppo. Soprattutto se si rapportano i costi della Sicilia a quelli delle altre regioni. Tutta colpa dell’equiparazione al Senato degli stipendi. La consistenza complessiva del personale in servizio all’Ars è di 263 unità, così suddivise: 45 consiglieri parlamentari (compreso il segretario generale), 14 stenografi, 21 segretari parlamentari, 46 coadiutori, 16 operai tecnici e 120 assistenti parlamentari (commessi), che costano 39,7 mln euro in base al bilancio preventivo 2010. In un’altra regione, la Lombardia per esempio, l’assemblea legislativa regionale ha 81 commessi, 98 coadiutori, 42 segretari parlamentari, 54 stenografi, 24 dirigenti, per un totale di 299 dipendenti, ben 36 unità in più rispetto all’Ars Sicilia, ma che costano praticamente la metà, 22 milioni di euro. L’equiparazione al Senato è esclusiva dell’Ars. Il trattamento giuridico ed economico del personale consiliare delle Regioni a statuto ordinario, invece, è definito dal contratto nazionale (sino ad oggi comparto Regioni-Autonomie locali). In futuro - in base al decreto Brunetta - i dipendenti delle regioni, incluso il personale dei consigli regionali, saranno accorpati con quelli della sanità. E così si spiega come gli assistenti parlamentari dell’Ars, i c.d. commessi, appena assunti percepiscono 2.442,00 euro per 15 mensilità, per un totale di 36.629,00 euro lordi all’anno. All’apice della carriera, poi, eguagliano lo stipendio base di un prefetto con più di 80 mila euro all’anno. In tutto al Parlamento siciliano ci sono 120 assistenti al momento, che considerando tutti con lo stipendio iniziale - ma non è così, perché ognuno ha un’anzianità diversa che alza lo stipendio - costano almeno 5 milioni di euro. In Lombardia gli 81 assistenti parlamentari ricadono nella categoria B3: lo stipendio lordo annuo è di 15.599,00 euro a cui si va ad aggiungere una indennità pari a 1.087,00 euro e un premio di produttività fino a 4.153,00 euro da corrispondere proporzionalmente alla valutazione ricevuta. Quindi solo il più meritevole può raggiungere massimo 41 mila euro. In sostanza al Consiglio della Lombardia l’evoluzione degli stipendi non è affatto legata all’anzianità. Sono invece previste delle carriere economiche collegate a selezioni che, secondo il contratto, dovrebbero essere effettuate sulla base del merito individuale. Tenendo cioè conto di alcuni fattori: valutazione delle prestazioni, esperienza, risultati formativi. Con la nuova riforma Brunetta si è teso a stringere le maglie, prevedendo che non possano essere effettuate progressioni a “pioggia”. Quanto ai dati relativi ai contratti di lavoro all’Ars, questi sono uguali per tutti i dipendenti a prescindere dalla carriera e il trattamento economico si articola negli anni su 3 fasce della durata di 13 anni ciascuna, e l’incremento medio percentuale per ciascuna fascia è di circa il 30%. E così si spiega come un commesso può arrivare ad uno stipendio da prefetto. Facciamo un altro esempio: il segretario generale dell’Ars, essendo equiparato a quello del Senato, guadagna 485 mila euro all’anno, mentre il segretario generale del Consiglio della Lombardia ne guadagna appena 190 mila.

Una famiglia italiana ad energia solare.

di Giovanni e Daniela Simoni. Ciao Direttore, siamo un papà e una mamma di Roma.Volevamo farti vedere le foto del nostro impianto fotovoltaico, ne siamo orgogliosi. Viviamo sul terrazzo di una palazzina. Prima c'erano due tettoie che proteggevano le mura dal calore del sole estivo e dall'umidità delle piogge, ora c'è l'impianto fotovoltaico! Fra un pò ne faremo uno termico per l'acqua. Siamo consapevoli che un ambiente più vivibile si può ottenere solo con una modifica dei consumi e degli stili di vita, è quello che ci siamo impegnati a fare oggi più di ieri, visto che ora abbiamo la responsabilità di un individuo della generazione di domani. Vogliamo mostrare a nostro figlio che c'è un altro modo di vivere la vita oltre quello del successo economico o della fama e dell'ostentazione di beni solo materiali. Un modo di vivere che secondo noi è molto più autentico, ricco, gioioso, pieno e completo. Senza ortodossie e integralismi. Ancora usiamo qualche detersivo per pulire casa. In compenso abbiamo eliminato l'acqua minerale, abbiamo usato i pannolini lavabili, abbiamo eliminato i led degli stand-by, il doppio scarico del water, ecc... Siamo fieri di noi, fare queste scelte crea un'armonia con la natura altrimenti impensabile. Ok ti lasciamo ai tuoi impegni continuiamo così, e sappi che appreziamo quanto fai. Un caro saluto. 

martedì 19 ottobre 2010

...non comprerei mai nè il Giornale né l’Unità!

di Gaetano Gulisano. Dunque i giornali di sinistra non fanno gossip? E come si possono definire le vicende della "ex" signora Berlusconi? Importanti notizie politiche? La cosa che mi preoccupa seriamente, e che dovrebbe far preoccupare tutte le persone di sinistra, è il fatto che l’opposizione pensava di far cadere un governo opss… Berlusconi (perché è questo l’unico obiettivo) tramite o per mezzo della ex signora Berlusconi e dei giornali come Repubblica, ecc, ecc. In questi giorni, ho assistito allo scontro "De Gregorio-Sallusti" dove la De Gregorio asseriva che l'Unità - di cui è il direttore - non è un giornale politico. Passi che mente sapendo di mentire, ma almeno dovrebbe avere rispetto dei lettori di sinistra che per tanti anni hanno comprato quel giornale pensando che fosse un giornale di sinistra, mentre era solo un giornale che fa informazione!? Comunque detto questo, la cosa da salvaguardare non è la mera libertà di stampa (oggi merce assai rara a causa dei giornali politicizzati da destra a sinistra, passando per il centro, non escludendo la stessa Unità), ma il diritto del singolo cittadino ad avere notizie vere, magari senza commenti inutili dei giornalisti che fanno 'informazione'  in base a preordianti orientamenti politici. Per quello che mi riguarda, se volessi apprendere  una notizia 'quasi' vera, non comprerei mai né il “Giornale”, né tantomeno “l’Unità”.

Gli esseri umani sono malleabili come l'argilla.

di Massimo Prati. Cara Bianca, nel tuo articolo "Siamo un popolo di esibizionisti e di guardoni?" ti poni diverse domande, domande alle quali la ragione, se non contagiata, può dare sicure risposte. Gli esseri umani sono malleabili come l'argilla. Un tempo per modificare i "geni" dell'uomo occorrevano migliaia e migliaia di anni, da qualche secolo il progresso ha accelerato le metamorfosi ed ora, nell'era moderna, servono pochi giorni per cambiarli e creare un insieme mentalmente uguale. Basta osservare le mutande che sporgono dai pantaloni dei ragazzi per capire quale sia la maniera usata ad integrare una "massa". La "reclame" di un tempo pubblicizzava saponette, lavatrici, frigoriferi, bacinelle in plastica, cose ormai di uso comune nelle nostre case. Negli anni sono cambiati i prodotti, sono aumentati gli spazi televisivi, e ad oggi la pubblicità è da considerarsi alla stregua di un cortometraggio che difficilmente si riesce ad evitare. La televisione ha seguito lo stesso impulso e si è espansa a dismisura. Ora, dopo essersi clonata svariate volte, ha trovato adepti che restano incollati, a bocca aperta, davanti allo schermo. Potremmo paragonarla ad un virus influenzale. La differenza sta nel fatto certo che gli antibiotici, prescritti da un medico in caso di malattia, dovrebbero esserci somministrati dalla televisione stessa! Gli italiani non sono cambiati... li hanno cambiati. Da decenni si usano i "media" per nascondere "magagne politiche", siano di destra o di sinistra, e da decenni nelle scuole si usa una "cultura parziale". Tutto è fatto ad uso e consumo di chi comanda e non a favore di chi deve ubbidire, il popolo che dovrebbe essere sovrano del suo Stato. Il condizionamento avviene tramite i pregiudizi inseriti a poco a poco nella mente. Pregiudizi che costringono la gente al pensiero comune. Pochi sono quelli che non si fanno manipolare dall'informazione ammaliante, falsa e tendenziosa! La disoccupazione cresce, i militari muoiono, ma queste sono vecchie notizie che già sapevamo ancor prima che avvenissero. In pochi hanno protestato quando i primi operai sono stati licenziati, ed era notorio che presto altri lo sarebbero stati. In pochi hanno reagito quando i nostri militari sono partiti per i vari paesi in guerra, e tutti sappiamo che in guerra si muore. Per quanto riguarda le mamme che continuano ad andare in video per fare in modo che nessuno dimentichi il figlio che non hanno più accanto, si può dire che è una delle poche cose che la TV fa bene e seriamente. Non così sono da considerarsi i processi mediatici che ci portano a giudicare in maniera negativa persone che prima di essere bruciate sul rogo, rogo acceso da criminologi, psichiatri, scrittori e giornalisti proni all'auditel, andrebbero giudicate da un 'Giudice' scevro da pregiudizi. Lasciamoli stare i Santi, i poeti ed i navigatori, è cominciato "Il grande fratello"... guardiamolo tutti almeno una volta, in maniera distaccata tanto da non subirne il contagio, per renderci conto quanto sia enorme il virus mediatico ed anticulturale che ci è stato inserito nella mente. Mettiamoci pure il cuore in pace, gli italiani di oggi vivono in gruppo, come le pecorelle. Ci sono quelli che fra il verde dei campi ce l'hanno (avevano) duro, quelli che usciti dai tribunali sono andati a scuola di dizione (ma non è servito), quelli che avevano la falce e il martello (ed oggi girano il mondo su uno yacht), quelli che andavano a protestare nel '68 (ed oggi scrivono libri che non dicono nulla), quelli che si sono rassegnati "all'illustrissimo" (e cercano solo di restare aggrappati al sempiterno seggio), quelli che oggi dicono bianco (mentre ieri dicevano nero). Poi ci sono quelli che, dicono, stanno salvando l'Italia dalla catastrofe (salvandosi a loro volta da una sicura catastrofe personale). Questi sono gli esempi moderni a cui ispirarsi. Mandalo pure Diogene a cercare, mandalo in una discoteca e fagli fare una selezione per il più stupido dei programmi televisivi... ne troverà tanti di italiani, tutti guardoni ed esibizionisti.

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