di Imp. Statale. Gentile Redazione, sona una dipendente del Ministero dell’Interno e presto sevizio al Viminale. Oggi (15 novembre ndr), finalmente, i tornelli sono entrati in funzione, ma senza un regolamento che spieghi al personale in serivzio come comportarsi per eventauli ritardi, straordinari, malattie, ferie, permessi, buoni pasto, fogli firma, ecc, ecc. Insomma in quello che, per antonomasia, dovrebbe essere il ministero dell'ordine pubblico e della sicurezza nazionale è il più completo caos! Pertanto, l'argomento del giorno non può che essere "i tornelli", un sistema di controllo elettronico delle presenze del personale (questo per quei pochi che ancora non sapessero di cosa sto parlando). La cosa più raccapricciante è che questa soluzione, peraltro pienamente a regime in tutti gli altri ministeri e persino negli uffici periferici dell’Interno, è stata fortemente osteggiata da una vergognosa melina amministrazione-sindacato! Il motivo apparente di un tale ostruzionismo, che dovrebbe portare ad un sistema più oggettivo del controllo del personale, è il seguente: vanno bene i tornelli, purchè valgano per tutti: impiegati, dirigenti, poliziotti, pompieri e... politici! Per carità, nulla questio sul principio di uguaglianza nel rispetto della norma (tanto... fatta la legge, trovato l'inganno), ma a me sembra del tutto pretestuosa questa motivazione. Secondo me i motivi veri, sono ben altri! Motivi ”clientelari” come al solito! Infatti con un controllo elettronico delle entrate e delle uscite del personale, tanti 'altarini' verrebbero scoperti. Per esempio, come spiegherebbero “lorsignori” - tabulati alla mano - le migliaia di poliziotti imboscati dietro le scrivanie e situazioni in cui alcuni, molti, troppi dipendenti collocati ad hoc in “certi-uffici” percepiscono straordinari per un ammontare di 50/70 ore al mese per di più con l’aggiunta delle 6 ore settimanali da recuperare per beneficiare della settimana corta? Una giornata è fatta di 24 ore, a meno che non si "concerti" la soluzione di tarare i “tornelli” su giornate della durata di 48 ore! E poi, come si potrebbero nascondere “talune-assenze” alla Ragioneria Generale dello Stato? Come si giustificherebbe il fatto che il pomeriggio gli uffici sono deserti, ma poi tutti riscuotono i compensi derivanti dal lavoro straordinario? Personalmente sono favorevole ad un sistema più rigido di controllo che ponga fine a certi privilegi. Sono pronta ad accettare il binomio: PIU’ SEVERITA’, PIU’ RIGORE MA STIPENDI MIGLIORI PER TUTTI! Insomma un sindacato “serio”, una pubblica amministrazione "degna", dovrebbero lottare per smascherare certi “giochetti” e battersi per far lavorare tutti, meglio, di più ed allo stesso modo. Soltanto con il lavoro, solo con la qualità del servizio offerto ai cittadini, si possono rivendicare situazioni economicamente vantaggiose per “tutti” i lavoratori: SOLO IL LAVORO PAGA! Ma questo, resta soltanto un mio personalissimo... pensiero.martedì 30 novembre 2010
Tanto tuonò che piovve: arrivano i tornelli al Viminale, ma senza un regolamento!
di Imp. Statale. Gentile Redazione, sona una dipendente del Ministero dell’Interno e presto sevizio al Viminale. Oggi (15 novembre ndr), finalmente, i tornelli sono entrati in funzione, ma senza un regolamento che spieghi al personale in serivzio come comportarsi per eventauli ritardi, straordinari, malattie, ferie, permessi, buoni pasto, fogli firma, ecc, ecc. Insomma in quello che, per antonomasia, dovrebbe essere il ministero dell'ordine pubblico e della sicurezza nazionale è il più completo caos! Pertanto, l'argomento del giorno non può che essere "i tornelli", un sistema di controllo elettronico delle presenze del personale (questo per quei pochi che ancora non sapessero di cosa sto parlando). La cosa più raccapricciante è che questa soluzione, peraltro pienamente a regime in tutti gli altri ministeri e persino negli uffici periferici dell’Interno, è stata fortemente osteggiata da una vergognosa melina amministrazione-sindacato! Il motivo apparente di un tale ostruzionismo, che dovrebbe portare ad un sistema più oggettivo del controllo del personale, è il seguente: vanno bene i tornelli, purchè valgano per tutti: impiegati, dirigenti, poliziotti, pompieri e... politici! Per carità, nulla questio sul principio di uguaglianza nel rispetto della norma (tanto... fatta la legge, trovato l'inganno), ma a me sembra del tutto pretestuosa questa motivazione. Secondo me i motivi veri, sono ben altri! Motivi ”clientelari” come al solito! Infatti con un controllo elettronico delle entrate e delle uscite del personale, tanti 'altarini' verrebbero scoperti. Per esempio, come spiegherebbero “lorsignori” - tabulati alla mano - le migliaia di poliziotti imboscati dietro le scrivanie e situazioni in cui alcuni, molti, troppi dipendenti collocati ad hoc in “certi-uffici” percepiscono straordinari per un ammontare di 50/70 ore al mese per di più con l’aggiunta delle 6 ore settimanali da recuperare per beneficiare della settimana corta? Una giornata è fatta di 24 ore, a meno che non si "concerti" la soluzione di tarare i “tornelli” su giornate della durata di 48 ore! E poi, come si potrebbero nascondere “talune-assenze” alla Ragioneria Generale dello Stato? Come si giustificherebbe il fatto che il pomeriggio gli uffici sono deserti, ma poi tutti riscuotono i compensi derivanti dal lavoro straordinario? Personalmente sono favorevole ad un sistema più rigido di controllo che ponga fine a certi privilegi. Sono pronta ad accettare il binomio: PIU’ SEVERITA’, PIU’ RIGORE MA STIPENDI MIGLIORI PER TUTTI! Insomma un sindacato “serio”, una pubblica amministrazione "degna", dovrebbero lottare per smascherare certi “giochetti” e battersi per far lavorare tutti, meglio, di più ed allo stesso modo. Soltanto con il lavoro, solo con la qualità del servizio offerto ai cittadini, si possono rivendicare situazioni economicamente vantaggiose per “tutti” i lavoratori: SOLO IL LAVORO PAGA! Ma questo, resta soltanto un mio personalissimo... pensiero.Addio a Mario Monicelli!

«All’Italia, servirebbe quello che non c’è mai stato: una bella rivoluzione». «In Italia, l’unica vera rivoluzione sarebbe una legge uguale per tutti». «Pur di lavorare, pur di campare, molti di noi dicono sempre 'tengo famiglia'. Ma alla propria famiglia, quella da mantenere, non si possono dire bugie: le si deve raccontare con coraggio la verità». «La speranza è una trappola inventata dai padroni». «Dove c’è mercato, non c’è spazio per bontà e sentimenti». «Giovani, ribellatevi!».
E ADESSO VERGOGNAMOCI TUTTI!
di Gattonero. Risposta secca al titolo: L'Italia è ancora una nazione democrtica? No, non lo è proprio più, ammesso che lo sia mai stata! Assassini, politici corrotti, stupratori, magnaccia, spacciatori ecc., ecc., con la banda di illustri legali che li difendono, ottengono, quando gli va male, gli arresti domiciliari in attesa dei processi. Invece, è notizia di qualche giorno, un piccolo artigiano è finito in carcere per aver omesso di versare 134 euro di contributi Inps. Nel Paese dove in Parlamento siedono, liberi e giocondi, anche senatori e deputati in odore di mafia, accade pure questo! Il protagonista è un artigiano trentino da tre giorni in prigione per scontare una condanna a tre mesi di reclusione. Aveva confuso alcuni atti giudiziari che gli erano stati recapitati dimenticando quindi di versare il contributo previdenziale. Risultato: rischia di fare il Natale dietro le sbarre! «Sono scandalizzata - scrive in una lettera all'Adige la moglie dell'artigiano - dal modo in cui siamo stati trattati, in un paese dove in galera non ci vanno nemmeno gli assassini…». Ingenuamente non pensavano 'i due' che la Giustizia seguisse un percorso così... scrupoloso per una tale cifra; e non avevano pensato di mettere un legale. Alla fine 'il grande evasore' si ritrova in carcere, con una condanna a tre mesi. Non ho più trovato notizie in merito, le ultime lo danno ancora dentro, in attesa che un avvocato porti avanti la domanda di 'arresti domiciliari', con la possibilità, nel caso fosse respinta, che passi le feste in gattabuia! Non so di legge, ma dico: 1) vergogna all'Inps, che ha portato un poveraccio in tribunale per pochi spiccioli; 2) vergogna al giudice che ha emesso la sentenza definitiva, senza valutare il ridicolo del 'reato'; 3) vergogna alle forze dell'ordine, che hanno eseguito una sentenza così folle; 4) vergogna al carcere, che lo tiene rinchiuso peggio che se fosse un delinquente incallito, invece di metterlo fuori per fare posto a un mascalzone vero; 5) vergogna a tutti i politici che si sottraggono ai giudici, forti di privilegi che si sono arrogati senza diritto di farlo; 6) vergogna a tutta la giustizia, che sputa su quelle che dovrebbero essere prerogative vitali per una democrazia. Infine, vergogna a noi tutti che accettiamo questo sporco andazzo, trincerandoci dietro il... "non posso farci niente". Amen. Obama congela gli stipendi pubblici!
L'amministrazione Obama congela gli stipendi dei dipendenti federali civili per 2 anni, il 2011 e il 2012. Lo comunica la Casa Bianca, sottolineando che l'iniziativa rientra nell'ambito delle misure volte a ridurre il deficit e il debito pubblico. Il congelamento si tradurrà in risparmi per 2 miliardi di dollari nell'esercizio fiscale 2011 per 28 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni e in oltre 60 miliardi di dollari in 10 anni: "A causa dell'irresponsabilità dell'ultimo decennio, il presidente ha ereditato 1.300 miliardi di dollari di deficit e una crisi economica che ha minacciato di far scivolare il paese in una seconda Grande Depressione. Ora l'economia è tornata a crescere - afferma la Casa Bianca - e il settore privato è tornato ad assumere negli ultimi 10 mesi. Ma le famiglie e le aziende sono ancora in difficoltà, e la nostra priorità è quella di assicurarci di fare il possibile per aiutare la crescita economica a rafforzarsi e l'occupazione a crescere. Ora la nostra attenzione deve essere concentrata sulla gestione del deficit ereditato e sull'insostenibile traiettoria di bilancio" aggiunge la Casa Bianca, sottolineando come la proposta di Obama di congelare gli stipendi rientra proprio in quest'ottica. La gestione del debito implica "scelte difficili" e il congelamento degli stipendi dei dipendenti civili federali è una di queste e non è stata presa alla leggera. "Il congelamento non è per punire i dipendenti federali o per mancanza di rispetto del lavoro che fanno: è la prima di molte azioni che prenderemo per rimettere in carreggiata i nostri conti punti pubblici e con le quali saranno chiesti sacrifici a tutti". L'Italia è ancora una nazione democrtica?

di Maria Pia Caporuscio. Analizzando come vanno le cose nel nostro Paese sorge qualche dubbio. Se viene arrestato un ragazzo in possesso di qualche grammo di droga, rischia addirittura di morire per maltrattamenti, come qualche volta è accaduto e resta in carcere a scontare interamente la pena. Però se a compiere un reato, anche gravissimo, è un personaggio importante le cose cambiano. Immediatamente viene messa in moto una gigantesca macchina difensiva e l’imputato difficilmente viene arrestato e portato in un carcere. Se poi a commettere reati sono personaggi del mondo politico viene addirittura impedito alla Magistratura di fare il proprio lavoro per l’accertamento della verità e il politico indagato può tranquillamente continuare a svolgere la sua attività, senza suscitare scandalo. Questa differenza di trattamento fa si che la giustizia nel nostro Paese non è uguale per tutti, contrariamente a quanto stabilisce la nostra Costituzione. Dinanzi a questi fatti sorge spontanea una critica in quanto non si può ritenere giusta una cosa che giusta non è. Seguendo la logica, quando un politico commette un reato, la società civile dovrebbe condannarlo dieci volte di più di un qualsiasi altro cittadino, che abbia commesso un reato anche più grave, in quanto il danno morale ed economico, cui viene sottoposto l’intero Paese per il suo gesto, è incalcolabile. E’ di lui che si fa scudo quella massa di delinquenti che esiste purtroppo in ogni Paese. Chi occupa una carica istituzionale e non si rende responsabile dell’enorme importanza di tale compito e violi i doveri verso il Paese e i suoi cittadini per loschi fini, è un rinnegato. I politici che pur non avendo commesso reati, ma si adoperano per impedire alla magistratura di fare il suo corso, proteggendo il collega colpevole di reati gravissimi, sbandierando l’immunità parlamentare che ne impedisce l’arresto, sono colpevoli allo stesso modo e la società li deve condannare. Una società democratica non può accettare che ci sia diversità di trattamento tra i cittadini e non si dovrebbe assolutamente permettere, che alle leve del potere di una Nazione, ci siano persone inquisite che devono essere interdette da qualsiasi incarico istituzionale, onde evitare che si continui ad amministrare beni pubblici, col rischio reale di sperpero dei beni medesimi. Oltre a diventare un insulto per i cittadini, un'offesa alla legalità, un disprezzo della Costituzione. Con questo sistema i cittadini vengono traditi e calpestati nei loro diritti, ma anche autorizzati a compiere qualsiasi reato o ad augurarsi una rivoluzione civile. Queste cose sono la devastazione per un Paese, e chi ne subisce le conseguenze è la popolazione onesta e indifesa, quella che lavora e paga le tasse, la stessa che consente a questi signori di arricchirsi col loro sangue. In queste condizioni può succedere di tutto, nonostante ci sia chi si arrende, chi si abbandona allo sconforto, chi vorrebbe prendere i forconi, ma in tutti sale la rabbia e la voglia di urlare. In nessun Paese democratico il Parlamento si schiera dalla parte degli inquisiti contro la legalità. In nessun Paese democratico continua a rimanere al lavoro "uno" sospettato di crimini. In nessun Paese democratico la popolazione accetta di avere alle leve del potere gente sospettata di crimini. Ma l’Italia è ancora una nazione democratica?
Il mio rapporto con la città.
di Venera Saglimbeni. “Non conosco città ideali e nemmeno le vagheggio. Conosco città in cui mi piacerebbe vivere…”, l’incipit di una prosa di Vittorio Sereni sulla città, mi induce a riflettere su quello che è oggi la città per noi che ci viviamo. Della città si può parlare in vari modi: in senso politico, sociologico, psicologico, letterario e soprattutto architettonico. Chi come me, è sprovvisto di sensibilità urbanistica punta tutto sull’aspetto sentimentale, sul rapporto che la memoria intrattiene con la nozione di città, su quel legame particolare, quasi impressionistico, fondato sulle sensazioni e sulle emozioni personali. Attualmente l’unico rapporto urbano concreto lo intrattengo con Milano, città dove vivo e lavoro. Ricordo che la prima cosa che ho fatto, arrivata in città, è stata quella di confrontare il mito che mi ero costruita da bambina con la realtà. Chissà perché avevo immaginato una città sviluppata in verticale e mi trovavo, invece, immersa in una realtà con una dimensione orizzontale, con un centro urbano che si allargava verso la periferia. E poi le strade di Milano, che non ho mai capito se arrivano al Duomo o partono dal Duomo. Mi sono sentita piccola di fronte alla bellezza del centro storico ed ho provato un’insofferenza rabbiosa verso brutture e insensatezze architettoniche, speriamo non votate all’eternità. Ma il mio rapporto con la città è soprattutto un rapporto legato al particolare: una frase colta per caso, un’inferriata alla finestra, un vicolo che sbocca in un altro vicolo.La città è un insieme di tante cose: di memoria, di desiderio, è crocevia, mercato, immagine di civiltà e di costruzione sociale. È anche dispersione, solitudine, conflitto. L’indifferenza ha la sua sede principale nelle grandi città, scriveva Leopardi già nell’800, dove la facoltà sensitiva dell’uomo si limita al solo vedere. Nella Milano di oggi non manca nulla: dai comizi elettorali agli scioperi, dalle gallerie ai locali notturni, dalle specialità italiane al vino francese. L’unico rischio è che la tradizione ceda il passo all’innovazione, che il piccolo sparisca a vantaggio del grande, che i ritrovi, i piccoli mercati, i negozi di quartiere vengano assorbiti da una cultura che riempie le vie di ristoranti e grossi supermercati. Il tempo in cui, in città arrivavano per lavorare operai e commercianti, avvocati e insegnati, appartiene già al passato, un passato che ritorna sempre geograficamente e socialmente modificato. Accanto alla città che dorme, cresce sempre più la città dei consumatori, di coloro cioè che vengono non per abitarla o per lavorare, ma per visitarla, andare nei ristoranti, vedere le partite, comprare nei negozi. Forse oggi la sfida del futuro delle città consiste nel riuscire a conciliare la dimensione locale fatta di storia, abitudini, tradizioni con la dimensione globale dei nuovi fenomeni economici.
Come essere gentili e piacevoli con gli altri!
Hai mai desiderato di essere popolare e di piacere non solo a te stesso, al tuo partner, ai tuoi genitori, ai tuoi amici, ma proprio a tutti? Sono in pochi a poter sinceramente affermare di non essere condizionati o per lo meno interessati al giudizio altrui. Inoltre ci sono situazioni in cui essere gentili e piacevoli con gli altri può essere di grande aiuto, come per esempio sul luogo di lavoro o per lavoro, se avete un’attività a contatto con il pubblico. Seguendo solo qualche consiglio vi accorgerete subito dei vantaggi di essere una persona amata e benvoluta.
1. Interessati sinceramente agli altri. Gli individui che non mostrano interesse per i propri simili sono quelli che hanno maggiori difficoltà e che feriscono di più.
2. Sorridi. Le azioni dicono più delle parole, ed un sorriso dice mi piaci, mi fa piacere vederti. Un sorriso vero, che rallegri il cuore, che venga da dentro, che valga sul mercato. Bisogna godere quando si incontra una persona, se si vuole che gli altri si entusiasmino quando ci incontrano. Se sei solo, fischia o canta, fai come se fossi felice e questo contribuirà a farti felice davvero. Una forma di invocare il benessere. Tutti cercano la felicità ed esiste un mezzo sicuro per trovarla: controllare i nostri pensieri. La felicità infatti non dipende da condizioni esterne ma da fattori interni: non è quello che abbiamo o che siamo o che realizziamo o dove siamo a farci felici o infelici, ma quello che pensiamo al riguardo. Le persone sono felici nella misura in cui desiderano esserlo. Un sorriso crea armonia in casa, propizia la buona volontà e gli affari, è riposo per gli affaticati, luce per i delusi, sole per i triste ed il miglior antidoto contro le preoccupazioni. Non può essere comprata, chiesta, prestata o rubata giacché non produce beneficio alcuno a meno che sia data spontaneamente e gratuitamente.
3. Ricorda che per chiunque il suono del suo nome è il più importante. Il nome mette da parte l’individuo, lo fa sentire unico tra tanti. Pertanto l’informazione che diamo, o la domanda che poniamo, assume un’importanza speciale quando vi aggiungiamo il nome dell’interlocutore.
4. Sappi ascoltare. Anima gli altri a parlarti di loro. La persona che parla solo di se stessa pensa solo a sé, e chi pensa solo a sé dimostra carenza di qualunque educazione. Ricorda quando parli con qualcuno che il tuo interlocutore è cento volte più interessato a sé e alle sue necessità che a te e ai tuoi problemi.
5. Cerca sempre di essere cortese nei modi e gentile nell’esprimerti.
6. Parla sempre di quanto può interessare agli altri. Parlare in termini di interesse dell’altra persona è beneficioso per entrambe le parti.
7. Fai sinceramente che l’altra persona si senta importante. Tutti cerchiamo l’approvazione di quelli con cui entriamo in contatto, vogliamo che riconoscano i nostri meriti, seppur nel nostro piccolo perseguiamo una sensazione di importanza. Non adulazioni scontate, un apprezzamento sincero. Perciò, parla di loro alle persone e staranno ore ad ascoltarti.
Ma esistono ancora i comunisti in Italia?
di Angelo D'Amore. Per Berlusconi, l'Italia è a rischio complotto! Il Premier vede ordite trame (chiaramente comuniste) destabilizzanti per il Paese e minatorie contro la sua persona e contro l'opera dell'esecutivo da lui presieduto. Il Cavaliere sprizza ancora ottimismo sulla tenuta di governo ma, di fatti, è già in campagna elettorale. Il nemico èsempre lo stesso: la sinistra comunista-complottista, il sindacato, vera zavorra per l'economia del paese (la nomina della Camusso lo preoccupa molto), i media di regime anti-governativo che minano la credibilità del suo operato, diffondendo soltanto fango e menzogne a iosa, la magistratura, cinico organo militante anti-liberale, asservito alle sinistre. Ma davvero esistono ancora i comunisti in Italia? I comunisti li vedono solo Berlusconi e i suoi adepti. Anche a Cuba è arrivato il mercato. Castro riderebbe, ascoltando queste affermazioni. Oggi, nel nostro paese, coloro i quali appartengono alla cosiddetta sinistra, non sono altro che pseudo-intellettuali vestiti di cashimere, con l'immancabile sigaro pendente tra le labbra, personaggi patetici che non fanno altro che ingolfare i salotti e gli studi televisivi, in cui fanno a gara a leggere monotone "liste della spesa", confenzionate da esperti di comunicazione commerciale, rimanendo lontani dalle reali esigenze della classe operaia (...al nord il proletariato vota Lega!). In Italia, davvero chi grida al complotto comunista è in preda a gravi attacchi di delirante paranoia. A breve, il Premier inizierà a irradiare i suoi spot elettorali, la sua vendita di "tappeti pezzottati", il suo illusionismo tele-mediatico. Questa è stata sempre la sua strategia di propaganda. Ora però, che la sua maggioranza pare davvero essere incanalata al capolinea, la sua parabola di statista volge inesorabile al tramonto, presumo che più violento sarà il suo colpo di coda, quasi l'agitarsi frenetico di un capitone nella padella. Se vogliamo, è stato proprio il nostro Premier a strizzare l'occhio a paesi che di certo storicamente, non si sono mai ispirati a quel modello libelare, divenuto il suo imprenscendibile credo politico. Prima l'amicizia con il dinasta sovietico Putin, poi quella con il dittatore islamico Gheddafi. Relazioni diplomatiche instaurate in chiave economica (autosufficienza nelle risorse energetiche) o di sicurezza (controllo e regolamentazione delle frontiere), ma che in sostanza sono anche figlie di quel protagonismo autoglorificante e populista che lo porta spesso ad assumere iniziative di getto, non maturate con la saggia ponderazione. Berlusconi ha di fatto sconvolto in modo superficialmente disarmante, oltre 50 anni di equilibri geo-internazionali, in cui la scelta filo-atlantica e l'amicizia per gli americani, erano fondamentali. Che il raffreddarsi delle relazioni Italia-USA potesse avere delle ripercussioni sulla maggioranza, era più che ipotizzaabile. E se il complotto provenisse proprio da quella parte del mondo che improvvisamente si è sentita tradita? I tempi delle grigliate al runch dei Bush, sono soltanto ricordi sbiaditi!lunedì 29 novembre 2010
Gheddafi: "Datemi i soldi altrimenti...
un altro Continente si riverserà in Europa: i
clandestini!" Così il leader libico Muhammar Gheddafi, avvolto in una tenuta tradizionale bianca con una fascia verde sulla spalla, ha dato il via al Quarto Vertice "Europa-Africa" a Tripoli con un discorso di.. 'benvenuto' ai capi di stato e di governo di 80 Paesi africani ed europei - tra loro il premier Silvio Berlusconi - arrivati nel corso della mattinata nella grande sala ovale della conferenza. I capi di stato e di governo africani sono tutti presenti, tranne il sudanese Omar El Bechir, che era stato invitato al Summit Eu-Africa dal Leader stesso ma che ieri ha annunciato "il ritiro della delegazione del Sudan dal vertice". Tra i grandi europei spiccano le assenze dei capi di Stato e di Governo di Francia, Germania e Gran Bretagna che partecipano al summit di Tripoli a livello ministeriale. Il premier italiano è invece arrivato nella capitale libica in tarda mattinata e si è subito precipitato nella sala conferenze. I temi all'ordine del giorno sono: l'integrazione regionale, le infrastrutture e le telecomunicazioni, le scienze e lo sviluppo del settore privato, l'energia, i cambiamenti climatici, lo spazio, gli obiettivi di sviluppo del millennio, l'agricoltura e la sicurezza alimentare. ''L'unico Paese che collabora con noi nel contrasto dell'immigrazione clandestina è l'Italia''. Lo ha affermato il leader libico Muammar Gheddafi nel suo intervento al vertice Ue-Africa nel quale ha rinnovato l'appello all'Europa a fornire alla Libia 5 miliardi di euro l'anno. ''L'Italia - ha aggiunto il Colonnello - è un Paese civile che si è riscattato dal suo passato'' coloniale. "L'Unione europea dia 5 miliardi di euro alla Libia per 'fermare' i clandestini altrimenti un altro Continente si riverserà in Europa". E' questo il ricatto all'Europa del leader libico Muammar Gheddafi. "Per fermare l'immigrazione clandestina - ha detto Gheddafi - occorre fare qualcosa di consistente altrimenti un altro Continente si riverserà in Europa. Se l'Europa ci darà 5 miliardi di euro la Libia potrà arginare i flussi", ha detto il colonnello!
clandestini!" Così il leader libico Muhammar Gheddafi, avvolto in una tenuta tradizionale bianca con una fascia verde sulla spalla, ha dato il via al Quarto Vertice "Europa-Africa" a Tripoli con un discorso di.. 'benvenuto' ai capi di stato e di governo di 80 Paesi africani ed europei - tra loro il premier Silvio Berlusconi - arrivati nel corso della mattinata nella grande sala ovale della conferenza. I capi di stato e di governo africani sono tutti presenti, tranne il sudanese Omar El Bechir, che era stato invitato al Summit Eu-Africa dal Leader stesso ma che ieri ha annunciato "il ritiro della delegazione del Sudan dal vertice". Tra i grandi europei spiccano le assenze dei capi di Stato e di Governo di Francia, Germania e Gran Bretagna che partecipano al summit di Tripoli a livello ministeriale. Il premier italiano è invece arrivato nella capitale libica in tarda mattinata e si è subito precipitato nella sala conferenze. I temi all'ordine del giorno sono: l'integrazione regionale, le infrastrutture e le telecomunicazioni, le scienze e lo sviluppo del settore privato, l'energia, i cambiamenti climatici, lo spazio, gli obiettivi di sviluppo del millennio, l'agricoltura e la sicurezza alimentare. ''L'unico Paese che collabora con noi nel contrasto dell'immigrazione clandestina è l'Italia''. Lo ha affermato il leader libico Muammar Gheddafi nel suo intervento al vertice Ue-Africa nel quale ha rinnovato l'appello all'Europa a fornire alla Libia 5 miliardi di euro l'anno. ''L'Italia - ha aggiunto il Colonnello - è un Paese civile che si è riscattato dal suo passato'' coloniale. "L'Unione europea dia 5 miliardi di euro alla Libia per 'fermare' i clandestini altrimenti un altro Continente si riverserà in Europa". E' questo il ricatto all'Europa del leader libico Muammar Gheddafi. "Per fermare l'immigrazione clandestina - ha detto Gheddafi - occorre fare qualcosa di consistente altrimenti un altro Continente si riverserà in Europa. Se l'Europa ci darà 5 miliardi di euro la Libia potrà arginare i flussi", ha detto il colonnello!Permesso di soggiorno solo a chi sa l'italiano. A partire dal prossimo 9 dicembre gli stranieri che richiedono il permesso di soggiorno dovranno anche sostenere un esame d'italiano. La novità è prevista dal decreto 4 giugno 2010 (firmato dai ministri dell'Interno e dell'Istruzione, Roberto Maroni e Mariastella Gelmini), che entra in vigore in quella data ed indica le modalità di svolgimento del test. Il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno ha messo a punto la procedura informatica che consentirà la gestione delle domande per la partecipazione alla. Lo straniero che intende chiedere il rilascio del permesso per soggiornanti di lungo periodo dovrà presentare alla prefettura la richiesta di partecipazione al test. La prefettura convoca il richiedente entro 60 giorni per lo svolgimento del test indicando data e luogo. L'esame si svolge con modalità informatiche ma, su richiesta, anche per iscritto. E' strutturato sulla comprensione di brevi testi, frasi ed espressioni di uso frequente. Per superare la prova il candidato deve conseguire almeno l'80% del punteggio complessivo. Se l'esito è positivo, lo straniero può presentare la domanda e la questura, verificati tutti gli altri requisiti richiesti, rilascia il permesso di soggiorno.
Benzina e Diesel: aumenti record!
Tornano a salire i prezzi di benzina e gasolio. Il carburante ormai costa più del vino e del latte! Ma l’Italia come al solito si distingue, per indifferenza e rassegnazione. L’escalation del prezzo della benzina sembra ormai inarrestabile, ma per motivi ignoti non interessa i media e tanto meno la politica. Ogni giorno gli italiani avvicinandosi ad un distributore scoprono che il prezioso liquido è aumentato di qualche centesimo e subiscono impotenti il fenomeno. In questi giorni si è registrata una nuova ondata di rialzi che ha ulteriormente peggiorato la situazione. La benzina è arrivata a costare 1,42 euro al litro, mentre il gasolio ha sfondato 1,3 euro al litro. In base alle rilevazioni mensili dell'Unione petrolifera, è la prima volta da oltre due anni che il gasolio si porta oltre questa soglia. I prezzi medi si attestano per la benzina tra 1,414 euro al litro per Esso e Q8 e 1,419 euro al litro per Erg, Shell, Tamoil e Total. Per il gasolio i listini oscillano invece tra 1,285 euro al litro applicato nei distributori Shell e il massimo di 1,304 euro al litro in quelli Q8. Un prezzo simile non si riscontra, secondo le statistiche mensili dell'Up, da ottobre 2008, quando il prezzo medio riscontrato sulla rete era di 1,301 euro al litro. Quanto ai cluster Eni, le punte massime per la benzina sono in Campania (dove è in vigore l'addizionale regionale) a 1,46 euro al litro, seguita dalla Sicilia con 1,445 euro al litro. Sempre in Sicilia si registra il record per il gasolio: i prezzi consigliati toccano quota 1,324 euro al litro.Napoli chiede la raccolta differenziata!
“Da questa notte Napoli potrà conferire in altre due province campane (Caserta e Avellino) quantitativi contingentati di rifiuti, e questo potrà consentire l'ulteriore rimozione di giacenza nelle strade”. E' quanto spera l'assessore all'Igiene urbana del Comune Paolo Giacomelli, che ricorda come nelle discariche dell'avellinese e del casertano andranno, fino al 15 dicembre, 250 tonnellate di immondizia al giorno del napoletano. Ieri notte sono state raccolte nel capoluogo campano, anche grazie ai dieci mezzi inviati dal Comune di Roma, 1.500 tonnellate, smaltite tra la discarica cittadina di Chiaiano e gli stir di Giugliano e Tufino. In provincia, le operazioni di rimozione sono state effettuate anche dai 400 uomini dell'Esercito e da loro mezzi. La giacenza a Napoli continua a diminuire. Secondo quanto riferisce il comune, ora ci sono 2.500 tonnellate di rifiuti abbandonati tra cassonetti e marciapiedi contro le 2.650 di ieri e le 2.900 del giorno precedente. Ma la protesta non si ferma! La società civile, sacchetti di immondizia in mano, bimbi compresi, hanno attraversato, tra turisti incuriositi, il centro della città. Poi, in piazza del Plebiscito, cuore di Napoli, con i sacchetti hanno formato un vero e proprio cumulo. Obiettivo? Protestare affinchè la raccolta differenziata parta sul serio. Il corteo è stato organizzato dalla Rete Campana Salute Ambiente. E in un presidio davanti alla Prefettura, hanno spiegato il perchè: ''Berlusconi è tornato a Napoli promettendo un altro miracolo. Ma mentre lui gioca a fare San Gennaro, migliaia di tonnellate di spazzatura marciscono sui marciapiedi, davanti alle scuole, sotto i balconi''! Sotto accusa ''il solito scaricabarile tra Governo, Regione, Comune, ma è ormai chiaro a tutti che Berlusconi, come Caldoro, Cesaro e Iervolino, continuano a mentire spudoratamante soprattutto quando danno la colpa dell'emergenza alle popolazioni che lottano per non essere avvelenate''. Quindi, la soluzione: niente discariche, inceneritori, ma una raccolta differenziata che comporti, però, il recupero e il riciclo totale della materia. Insomma ''un piano rifiuti zero''. In bella mostra striscioni del tipo: "Uniamo le ribellioni in difesa di salute e ambiente"! "Napoli pulita, Napoli pulita'', urlano intanto i manifestanti: ''Stiamo manifestando in nome dell'articolo 32 della Costituzione che tutela il diritto alla salute - spiegano i dimostranti. Noi, società civile, vogliamo oggi denunciare la disastrosa gestione dei rifiuti a Napoli, contro la politica di destra e di sinistra. Vogliamo la raccolta differenziata. Dicono che siamo la città dell'emergenza, che amiamo vivere nel caos, che non siamo in grado di fare la raccolta differenziata. Tutti alibi per una politica irresponsabile che ha fallito e che non si assume le proprie colpe, che ci lascia vivere come delle bestie da circo a scapito della nostra salute e del nostro orgoglio. Dietro la parola camorra si nasconde il clientelismo che ha speso male i nostri soldi, si nasconde il rapporto malato con la politica che fa i propri interessi e non il bene della comunità. Non chiamatela più emergenza rifiuti ma scandalo, vergogna, mancanza di pudore!''Lo scherzetto dei finiani di Generazione Italia.
La «Lettera di sfiducia» al presidente Berlusconi pubblicata sul sito di Generazione Italia era uno scherzo o se si vuole una provocazione tesa a scatenare le reazioni infuriate del Pdl per poi rinfacciare al partito di Silvio Berlusconi che l'accusa di tradimento dovrebbe essere rivolta anche a colui che per primo 'sfiduciò' il premier, e cioè la Lega! Ma i vertici del Pdl non abboccano. Forse perchè danno per scontato il 'no' di Fli il prossimo 14 dicembre. O forse perchè troppo impegnati ad accusare Massimo D'Alema di 'ribaltonismo' per la sua proposta di sostituire l'attuale governo con uno di responsabilita' nazionale o, in caso di voto anticipato, di far alleare il Pd con Fli e Udc. Comunque, la missiva in questione era il 'copia incolla' di un discorso pronunciato da Bossi contro Berlusconi nel 1994. «Era il 21 dicembre 1994 - scrivono i responsabili del sito - Con le stesse parole che abbiamo riportato qualche ora fa in questo articolo a firma Generazione Italia, Umberto Bossi annunciava la sua sfiducia a Silvio Berlusconi dopo pochissimi mesi dalla vittoria alle elezioni. Abbiamo utilizzato il discorso dell’allora onorevole Bossi anche per replicare alle accuse di tradimento che ci piovono addosso dal Pdl e dalla Lega Nord. Chi ha replicato al nostro “scherzo” con parole al vetriolo, farebbe bene a pensare prima di ragliare»>>> Ecco i due testi a confronto:
Lettera di Fini: "Generazione Italia considera conclusa negativamente l’esperienza di questo Governo che, come fosse un suo feudo personale, ha presieduto."
Bossi 1994: "La Lega considera conclusa negativamente l’esperienza di questo governo, che come fosse un suo feudo personale, l’on. Berlusconi ha presieduto dal 16 maggio ad oggi"
Lettera di Fini: "I patti richiedevano l’immediata approvazione di una legge antitrust che eliminasse il monopolio di Mediaset e che favorisse il rinnovo strutturale della Rai restituendo ai media la loro libertà e democratica funzione per informare imparzialmente ed obiettivamente l’opinione pubblica. I patti richiedevano la netta separazione tra gli interessi personali dal Capo del Governo e la sua funzione di altissimo Pubblico Ufficiale."
Bossi 1994: "I patti richiedevano l’immediata approvazione di una legge antitrust che eliminasse il monopolio della Fininvest e che favorisse il rinnovo strutturale della Rai-tv restituendo ai media la loro libera e democratica funzione per informare imparzialmente ed obbiettivamente l’opinione pubblica. I patti richiedevano la netta separazione fra gli interessi personali dal Capo del governo e la sua funzione di altissimo pubblico ufficiale."
Lettera di Fini: "Onorevole Presidente, lo Stato non è lei! E dopo di lei non c’è il diluvio!"
Bossi 1994: "Onorevole presidente Berlusconi, mi consenta di ricordare che lo Stato non è lei! E dopo di lei non c’è il diluvio!"
Lettera di Fini: "L’Italia è una Repubblica democratica, in cui il Parlamento elegge e fa cadere i Governi, valutando i meriti e i demeriti di chi presiede o fa parte del Governo: il tradimento è solo quello di chi, ad un Paese disperatamente alla ricerca di un patto costituente, contrappone voglia di potere e minacce di tumulti di piazza!
Bossi 1994: "L’Italia, colleghi, è una Repubblica Democratica, in cui il parlamento elegge e fa cadere i governi, valutando i meriti e i demeriti di chi preside o fa parte del governo: il tradimento è solo di chi, ad un paese disperatamente alla ricerca di un patto costituente, contrappone voglia di potere e minacce di tumulti!"
A proposito dell'IEO del Prof Veronesi.
di Massimo Prati. Posso essere cattivo? Io sei anni fa ho pagato all'IEO 250 euro "una visita non visita", nel senso che ero andato per la madre di mia moglie a chiedere consiglio, della durata di dieci minuti in cui mi è stato detto ciò che gratuitamente avevo già saputo un mese prima! L'istituto di Umberto Veronesi è una macchina mangiasoldi, e dire che se fai tre Tac spirali all'anno ti salvi dal tumore è una banalità assoluta. Anche i bambini ormai sanno che se preso in tempo dal tumore si può guarire, e fare esami ogni quattro mesi garantisce la "presa in tempo" ed un minimo sviluppo tumorale. Quindi se in America hanno speso soldi e tempo in queste ricerche significa che ci stiamo affidando a persone incapaci e senza idee. Perché invece di fossilizzarsi non cercano una cura alternativa alla chemio? Se volete ve lo spiego, anzi vi riporto le parole di uno che anni fa con Veronesi ci lavorava. Sai quanto costa allo Stato un ciclo chemioterapico? ...dai 9.000 ai 50.000 euro per dodici terapie! Dodici non le fa quasi mai nessuno perché il fisico non sopporta il prodotto chimico che agisce su tutte le cellule e non solo su quelle malate, e quindi di solito se ne fanno o sei o otto. Se fate un rapido conto, sapendo che ogni anno in Italia sono più di 200.000 le persone colpite da tumore (e di queste un terzo farà la chemio), che oltre un milione e cinquecentomila sono già sotto cura (ed anche buona parte di questi deve fare le terapie), capite da soli qual'è il bussinnes delle multinazionali farmaceutiche!Terremoto Wikileaks: ce n'è per tutti!

Non risparmiano nessuno i file del Dipartimento di Stato Usa targati Wikileaks: alleati e nemici di Washington sono finiti tutti sulla graticola, dopo la pubblicazione della documentazione selezionata da New York Times, El Pais, Guardian, Le Monde e Der Spiegel. Il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi è ''incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno'', scrive l'incaricata d'affari americana a Roma Elizabeth Dibble. ''E' fisicamente e politicamente debole, e le frequenti lunghe nottate e l'inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza''. Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha chiesto all'inizio di quest'anno informazioni su eventuali ''investimenti personali'' del premier e di Vladimir Putin - di cui Berlusconi sembra essere ''il portavoce europeo'' - che ''possano condizionare le politiche estere o economiche dei rispettivi paesi''. Gli Usa erano poi preoccupati per l'intesa tra Eni e Gazprom su Southstream, il mega-gasdotto che collegherà Russia e Ue. Non meno scottanti per gli Usa i file che testimoniano come Washington abbia ordinato di spiare i vertici delle Nazioni Unite, a cominciare dal segretario generale Ban Ki-moon. La direttiva ''classificata'', scrive il Guardian, fu spedita a 30 ambasciate a nome della segretaria di stato, Hillary Clinton, e chiedeva la raccolta di dati personali sui rappresentanti del Consiglio di sicurezza, anche quelli occidentali, ma anche sottosegretari, consiglieri e collaboratori. Informazioni a tutto campo, comprese le password usate, le chiavi in codice usate per comunicare e anche i dati biometrici. Altrettanto imbarazzanti i profili dei vari leader mondiali: Vladimir Putin e' un ''alpha dog'', il maschio dominante, il presidente afghano Hamid Karzai e' ''ispirato dalla paranoia'' e il fratellastro Ahmed Wali Karzai un ''corrotto e un trafficante di stupefacenti''. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ''evita i rischi ed e' raramente creativa'', Nicolas Sarkozy e' ''un imperatore nudo'', mentre Muhammar Gheddafi, ''il dittatore più longevo del mondo'', è un ''ipocondriaco'', che non gira mai senza la sua infermiera, ''una voluttuosa bionda'' con cui ha ''una relazione'', che non disdegna il flamenco, ma anche un ''politico abile'' in grado di mantenere il potere per 40 anni. E ancora: gli alleati arabi degli Stati Uniti, in particolare l'Arabia Saudita, spingevano per un attacco contro l'Iran per bloccarne il programma nucleare. Non solo: in Pakistan, fin dal 2007, gli Usa hanno avviato azioni segrete, finora senza successo, per rimuovere da un reattore nucleare di Islamabad uranio altamente arricchito che ''funzionari americani temevano potesse essere utilizzato per un ordigno non lecito''. La Procura di Roma ha annunciato che valuterà se vi sono gli estremi di reato, se si tratta di carte sotto segreto di Stato o definite 'riservate'. Intanto, Julian Assange, che è tornato al centro dell'attenzione mondiale e' di fatto un fantasma: non si sa dove si trovi, nè cosa progetti di fare. E' ''scomparso'' dal 18 novembre scorso, quando la magistratura svedese ha spiccato nei suoi confronti un mandato d'arresto internazionale per stupro e molestie, dopo l'accusa di due donne. Oggi si è collegato in videoconferenza con la conferenza dei giornalisti investigativi ad Amman, in Giordania. ''La Giordania non e' il posto migliore dove stare se ti cerca la Cia'', ha detto Assange, spiegando di non poter rivelare dove sia in questo momento. Il sito web ha subito nel tardo pomeriggio un attacco informatico che lo ha di fatto oscurato per diverse ore. I responsabili hanno subito annunciato che i file sarebbero stati resi noti dai media che li avevano avuti in anticipo. E così è stato: la documentazione conta circa 260.000 file dal 1966 al 2010. Tra questi, sono ''3.012'' - scrive El Pais - i file inviati dalle sedi diplomatiche americane in Italia. Non è escluso dunque che tra le centinaia di migliaia di pagine si celino ulteriori scottanti segreti. ''E' l'11 settembre della diplomazia'', aveva detto il ministro degli Esteri Franco Frattini a poche ore dalla pubblicazione, dando voce alla preoccupazione del mondo e del governo italiano. ''La Cernobyl della politica internazionale'', aveva avvertito la stampa israeliana. Forse non hanno sbagliato. La Russia ''è virtualmente uno Stato della mafia''. Così i diplomatici americani secondo i documenti di Wikileaks riportati dai siti di alcuni quotidiani Usa. La Russia e le sue agenzie usano i boss della mafia per effettuare le loro operazioni, la relazione e' cosi' stretta che il Paese è divenuto ''virtualmente uno stato della mafia''.
Sull'autobus sono tranquillo e sto veramente bene!
di Daniele PU. Garantire un efficiente trasporto pubblico sia urbano che extraurbano è la base per la riduzione di inquinamento, traffico, incidenti, danni materiali. Dopo la laurea, ho deciso di non lasciare la buona abitudine di muovermi con mezzi pubblici (come ho sempre fatto per 18 anni, iniziando con il pulmino dell'asilo), quindi per recarmi al lavoro preferisco farmi 1 km a piedi ogni giorno e prendere l'autobus. Mi sento veramente bene! Sull'autobus sono tranquillo, i rischi di incidente sono ridotti al minimo, sia per me che per la mia eventuale automobile, durante il viaggio ho occasione di leggere un libro o il giornale, di fare quattro chiacchiere col vicino di posto. Sembrerebbe tutto perfetto se non fosse per la solita società di trasporto pubblico e per gli amministratori regionali: "La Regione Marche aveva deliberato, il 31 luglio 2010, l’aumento delle tariffe del trasporto pubblico e, appena espletate le questioni tecniche necessarie per applicare le nuove tariffe - precisa il direttore generale dell’Adriabus, ingegnere Massimo Benedetti - l’aumento e stato applicato anche nella nostra provincia (Pesaro-Urbino). E’ un adeguamento normale ovvero naturale, dei titoli di viaggio, legato all’aumento dei costi delle materie prime e di quelli della gestione aziendale". Ho fatto due conti ed ho scoperto che se acquistassi il biglietto due volte al giorno, per percorrere 20 km spenderei 3 euro. Se prendessi la macchina, stando a viamichelin e considerando il prezzo della benzina di 1,408 euro (valore medio registrato al 23/11/2010), spenderei circa 2,6 euro, ben 40 centesimi di risparmio! A questo punto potrei pensare ad un abbonamento, magari settimanale: bene, considerando che il sabato e domenica non lavoro, il costo quotidiano sarebbe di 2,7 euro. Anche rispetto ad un abbonamento settimanale vi sarebbe un risparmio di 10 centesimi nell’utilizzo della macchina! E con un abbonamento mensile? Beh, il costo giornaliero sarebbe di 1,8 euro, in questo caso c’è un risparmio di 80 centesimi ed una convenienza nel prendere l’autobus. La mia conclusione è che nella provincia di Pesaro-Urbino, se vuoi risparmiare con i mezzi pubblici, lo puoi fare solamente con un abbonamento mensile (o annuale). Secondo quanto hanno stabilito il direttore generale di Adriabus e la Regione Marche, è più costoso acquistare un biglietto dell’autobus che muoversi con la propria macchina, grazie al “normale ovvero naturale aumento dei titoli di viaggio”. Quindi l'automobile non solo è più comoda, ma anche economicamente vantaggiosa! Personalmente questa situazione mi fa schifo, ma siccome io credo fermamente nel futuro (ho altra scelta?) e quindi nei trasporti pubblici, continuerò ad utilizzarli anche se talvolta risultano essere economicamente svantaggiosi, con la consolazione che magari non farò del bene al mio portafoglio, ma sicuramente lo farò alla società, all’ambiente, a me stesso e ai miei figli.
Traffico: la rassegnazione come unica soluzione!
di Corrado Fanelli. Oggi inizia una nuova settimana di lavoro. Stamane non si riesce a salire sugli autobus - la linea è quella dell'80 che da Valmelaina porta al centro. Esco alle 7,45, ma mi rifiuto di entrare in autobus carichi come in India o in Pakistan. Si fanno quasi le 9 ed alla fine sono costretto a montare su un bus "carro-bestiame". Intorno a noi un traffico privato allucinante. Mi chiedo in quali condizioni si viaggerebbe se tutti quelli che usano l'auto privata provassero a prendere i mezzi pubblici. Sarebbe impossibile. Anche questo problema sta per essere risolto, come tutto del resto in Italia, con la rassegnazione. Mi chiedo anche se sia giusto pagare l'abbonamento annuo per un servizio tanto scadente e stigmatizzato per noi utenti da una decina di scioperi all'anno. Possibile che non si riesca ad organizzare un decente servizio di trasporto pubblico che copra le fasce orarie di maggior trafficoo (7-10 e 17-20) utilizzando autisti part-time od organizzando turni adeguati? Si raddoppino i mezzi in quegli orari e si blocchi obbligatoriamente il traffico privato verso il centro. Ci vorrebbero decisioni drastiche e impopolari ma tutta la cittadinanza ne guadagnerebbe!
LA SITUAZIONE TRAFFICO FUORI DALLA CAPITALE. Il traffico rappresenta per le nostre città un problema non di poco conto, con effetti, sicuramente nefasti per la salute, oltre alle immancabili perdite di tempo con riflesso anche sulle attività economiche. Ma il problema del traffico è una delle conseguenze di un sistema che non ha mai funzionato, di un’errata progettazione delle nostre metropoli, di una sbagliata programmazione delle strade, in forza del sempre maggior numero di auto che le avrebbero popolate o una sorta di piaga sociale con la quale dover fare i conti anche in futuro? L’unica cosa certa è che il disagio è condiviso da tutti gli altri Stati Europei o quasi, tant’è che in una lista redatta da un’associazione automobilistica inglese emerge che, leader in questo problema, una volta tanto, non è una nostra città, ma la grande Londra, cui seguono, Berlino e Varsavia. A sorpresa, invece, chi pensava che a Roma ci si immobilizzasse in auto, come in nessuna altra città - pur accadendo spesso e malvolentieri di restare imbottigliati per ore nel traffico, come testimonia l'amico Corrado - sono altre cinque le metropoli che stanno peggio di noi e, dunque, Roma, si colloca al sesto posto di questa non certo edificante graduatoria. Quello che invece i romani sicuramente sanno è di essere in pole position, per gli ingorghi, rispetto alle altre città italiane, cui seguono Torino e Milano, che stanno al 22 e 23 esimo posto nella classifica europea, dove al trentesimo posto, ritroviamo Amburgo. Dunque, fatti i conti, il Paese d’Europa più incasinato dal traffico è il Regno Unito, cui segue la Germania, l’Italia, la Francia, l’Olanda e la Spagna. Consoliamoci, dunque, c’è chi sta peggio di noi!
Diventare notaio: un sogno naufragto nella negligenza!
di Geco Rm. Stento a capire. Ho letto sulla stampa che “la procura di Roma ha scoperto che la Commissione d’esame del concorso notarile sapeva che il tema era irregolare, ma lo propose ugualmente per negligenza o distrazione. Eppure non è stato contestato alcun reato”. Tutto ciò non può che lasciarmi basito ed attonito, soprattutto perché quel pomeriggio del 29 ottobre scorso io ero presente alla Fiera di Roma e vivevo insieme ad oltre 3000 colleghi candidati questa pagina buia non solo per il notariato, ma anche per il nostro Paese. Un errore frutto di negligenza e distrazione!? Non posso credere che la vita ed il destino di oltre 3000 giovani, che per anni (perché i tempi dei bandi e di correzione degli scritti sono eterni) attendono il concorso, possa essere condizionata in modo così grave da una distrazione. Seduti ai banchi della Fiera di Roma ad ottobre c’erano ragazzi che credono nello Stato in cui vivono, che hanno un forte senso di rispetto per la legalità e le Istituzioni, che hanno speso energie, notti insonni e denaro per coltivare un sogno. Un sogno che per negligenza o distrazione si infrange e scioglie, come neve al sole. I notai che proprio in questi giorni si riuniscono in conclave a Roma e si assurgono ad essere strenui difensori della legalità cedono il passo ad una sciocca distrazione. Non è possibile che una distrazione annulli un concorso pubblico, che una distrazione causi un danno così grave e nessuno, oggi, ne sia responsabile o colpevole. Noi candidati abbiamo subito, per colpe non nostre, un danno morale ed economico che oggi viene liquidato a semplice negligenza o distrazione. Ricordo solo che per una distrazione un candidato non passa il concorso, perchè il notariato richiede massima professionalità, un’eccelsa preparazione ed un infinito rispetto delle regole per garantire una giusta imparzialità. Fatte tali premesse perché anche noi candidati non possiamo e dobbiamo esigere dai pubblici ufficiali che ci devono valutare gli stessi requisiti? Nessuno è perfetto, nessuno è infallibile, ma non è ammissibile una negligenza o distrazione in un momento così importante per la vita di migliaia di giovani che credono in quello che studiano, che credono nel notariato e in quello che esso vuole o si crede di rappresentare.
sabato 27 novembre 2010
I sindacati non rappresentano più i lavoratori!
di Filippo Bellanca. Ritrovandomi nuovamente in cassa integrazione, l’ho appreso dalla solita lista in bacheca aziendale e non ho comunicazione su quanto tempo dovrò rimanerci, ho il tempo di mettere giù una nota per spiegare meglio la mia posizione sui sindacati italiani. Premetto che il mio sindacato di riferimento è stato la CGIL dove sono stato iscritto ed ho partecipato ad intermittenza ad alcune vertenze riguardanti contratti e contrattazioni! Partiamo dalla democrazia interna: si parla molto di rappresentanza e di tutelare i diritti delle rappresentanze sindacali, ma chi lavora in una struttura dove sono presenti i sindacati sà che i componenti delle RSU sono sempre gli stessi, non si rispettano le scadenze delle RSU, esiste una forma di tutela speciale per chi è iscritto come se gli altri non fossero lavoratori, la maggior parte dei componenti RSU approfitta dei permessi sindacali con la connivenza delle aziende, c’è un rapporto confidenziale tra i rappresentanti aziendali ed i sindacalisti molto più accentuato di quello che c’è tra sindacalisti e lavoratori, i rappresentanti nei direttivi sono scelti per amicizia e parentela, si sà già chi farà il segretario provinciale che senza discussioni e confronti seguirà una sua carriera prestabilita all’interno del sindacato, questo a prescindere dalle sue capacità! Formazione dei rappresentanti: spesso i componenti della RSU si avviano a discutere ed a contrattare con le aziende, senza avere un minimo di conoscenza di quello di cui si parla, i sindacati non sono avvertiti in anticipo sull’argomento delle convocazioni, i sindacalisti non stilano verbali di riunione, spesso non si convocano le assemblee e, qualche volta, fanno un comunicato nelle bacheche RSU. Questo è segno di mancanza di formazione all’interno delle rappresentanze sindacali! Rapporti con le aziende: in questi anni, dopo la sciagurata concertazione, si è sviluppato un forte legame tra aziende e sindacati, il legame non è solamente fatto da connivenze, quello, anche se deplorevole, è possibile in quanto si tratta di organizzazioni fatte da uomini (anche se dovrebbero essere delle eccezioni e non una regola), mi riferisco ai rapporti economici e ve ne cito alcuni:
- Fondi Pensione. Per esempio 'COMETA' è un fondo negoziale costituito come forma di associazione il 21 ottobre 1997 per un accordo tra le organizzazioni di categoria delle imprese (Federmeccanica, Assistal e Intersind) e dei lavoratori (Fim, Fiom, Uilm e Fismic).
- I patronati. Sono degli enti di assistenza sociale senza fini di lucro, costituiti e gestiti dalle confederazioni o dalle associazioni nazionali dei lavoratori, che hanno l’obiettivo di informare, assistere e tutelare i lavoratori dipendenti e autonomi, i pensionati e i singoli cittadini (a pagamento o retribuito dallo stato che siamo sempre noi).
- FAPI. Fondo Formazione PMI è un’associazione costituita da Confapi, CGIL, CISL, e UIL per promuovere le attività di Formazione Continua dei dipendenti delle PMI (si parla di soldi).
Di questi esempi c’è ne sono tantissimi e spiegano il motivo per il quale i sindacati attualmente svolgono il ruolo di moderatori nelle vertenze aziendali, proprio perchè c’è un intreccio di interessi tra aziende, governi e sindacati. Nelle descrizioni e negli statuti di questi enti c’è sempre scritto eufemisticamente Lavoratori con la 'elle' maiuscola che sottintende sindacati con la 'esse' minuscola. Questo intreccio tende a ridurre le occasioni di "Lotta" (che parolaccia che ho scritto) e costringe i lavoratori a forme striminzite di protesta, sit-in, presidi, un quarto d’ora di sciopero, sciopero bianco, ecc, ecc. Contrariamente, non si spiega come mai la CGIL continua a rimanere legata a CISL e UIL dopo anni di contrattazioni separate, a livello nazionale perchè poi localmente si firma tutti insieme, giudizi differenti sulle politiche economiche e sulle strategie di organizzazione del lavoro (L’ultima legge proposta e non firmata da Napolitano è un esempio concreto). Concludo per brevità, ci sarebbe ancora tanto da scrivere, invitando i lavoratori a superare i sindacati! Non vi aspettate niente di buono, siate sospettosi, proponete "azioni di lotta" più incisive di quelle che propongono loro, non fatevi imprigionare nell’attendismo! Devono essere i sindacati a seguirvi nelle vostre iniziative, non viceversa!
venerdì 26 novembre 2010
Quando lo Sport si spoglia e diventa... Sexy!
Pose sensuali, foto senza veli, calendari improvvisati o studiati su campi da gioco trasformati in veri set. La 'S' di Sport si coniuga sempre più con disinvoltura con quella di Sexy. L'ultimo ciak è quello di Lindsey Vonn, la sciatrice americana che - complice anche una somiglianza notevole - fa il verso alla Sharon Stone di Basic Instinct. Se dodici anni fa l'ingresso dei body tra le ragazze della pallavolo aveva scatenato, tra l'approvazione scontata della metà celeste del cielo, qualche critica, adesso la regola per molte delle campionesse di tutto il mondo è invece apparire sempre e comunque. Strizzando l'occhio alla pubblicità, e qualche volta spingendosi anche un pò più in là. E' caduta in tentazione anche la Vonn, la statuaria americana delle nevi, regina di bellezza più che di medaglie ai Giochi di Vancouver: questa volta il gioco di gambe non è per saltare una porta in slalom, ma per accavallarle e fare il verso alla Sharon che tutta bianca affascinava Michael Douglas costretto ad interrogarla e a non farsi distrarre. Il remake della scena è solo l'ultimo scatto di una storia in cui lo sport al femminile pare non possa esimersi dal sexy show.
Antesignane del genere, in Italia, sono state Maurizia Cacciatori e Francesca Piccinini: le due bellissime della pallavolo azzurra, fisici da modelle e simpatia da vendere, hanno posato a più riprese per calendari e riviste da far invidia alle modelle più ricercate dell'epoca. E avevano fatto squadra, sempre nel Bel Paese, anche le tenniste: da Raffaella Reggi a Tathiana Garbin le regine della racchetta si erano fatte riprendere sexy sotto la doccia per uno spot.
Servizio 'desnudo' anche per Federica Pellegrini: la supercampionessa del nuoto, che non ha mai nascosto la sua passione per la moda e le passerelle, si è fatta ritrarre in un vedo non vedo decisamente sexy tutta ricoperta d'oro. Decisamente più 'spinte' le foto rubate invece alla sua rivale in vasca, quella Laure Manaudou a cui la Pellegrini ha tolto primati, titoli e fidanzato: la francese, prima di ritirarsi a vita privata e fare la mamma, non si è risparmiata finendo su tutti i giornali di gossip. In un caso anche suo malgrado, quando vennero mandate in pasto su internet foto che la ritraevano in momenti intimi. Ma la civetteria o la voglia di esibirsi c'entravano poco: si parlò infatti della vendetta di qualche fidanzato mollato.
Sempre restando a bordo piscina la regina delle copertine resta l'americana Amanda Beard: capelli scuri e occhi da gatto, la campionessa a stelle e strisce si e' concessa a piu' riprese senza veli, da Sport Illustrated a Playboy. Ma è certo il tennis il regno del sexy-glamour: dai gridolini a fondo campo che hanno reso celebre alcune campionesse più che per i titoli vinti, alle gonnelline sempre più succinte, il cemento o la terra rossa sono diventati terreno per i voyeur di mezzo mondo. 
Anna Kournikova è stata eletta la donna più sexy del pianeta nel 2002, avendo sbaragliato la concorrenza di modelle professioniste e delle attrici più ricercate. Pose ammiccanti anche per Maria Sharapova, mentre la ginnasta Svetlana Khorkina si reinventò coniglietta, posando nuda per Playboy. E in Italia non passò inosservato il calendario di Sophie Dandolo: la bella golfista si era fatta immortalare in scatti d'autore. I suoi dodici mesi 'hard' erano per una buona causa: aiutare il green a volare.Se hai la corrente in casa devi pagare pure la Rai!
di Fulvio Matera. «CANONE RAI OBBLIGATORIO PER TUTTI QUELLI CHE PAGANO UNA BOLLETTA ELETTRICA» ...ma io oltre ad essere uno sfigato, squattrinato e a stipendio fisso, sono ahimè... anche un inguaribile romantico ed in casa vivo... quando vivo e mangio... quando mangio... a lume di candela! La proposta del neo(n)-ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, secondo cui "a tutti i titolari di un contratto di fornitura di elettricità, siano essi famiglie o pubblici esercizi o professionisti, sarà chiesto di pagare il canone, perchè ragionevolmente(!?) se uno ha l'elettricità ha anche l'apparecchio tv" ...non mi tange! "Chi non ha la televisione - prosegue il neon ministro - dovrà dimostrarlo, e solo in quel caso non pagherà. Il provvedimento è pronto e presto sarà presentato, forse col decreto Milleproroghe". L'obiettivo è contrastare l'evasione, ma non quella vera, quella che fa male! Bensì quella 'canonica' lamentata da mamma rai, perchè, chi non riesce ad evadere da certe trasmissioni rai, il canone deve pagarlo! Invece circa il 30% di chi dovrebbe pagare, non lo fa (bassina la percentuale nel paese in cui evadere è prassi comune... pensavamo fossero molti di più!). Tuttavia, aggiunge il ministro con un contentino, "la metà delle nuove risorse incassate andrà alla Rai e metà alla riduzione del canone". Acconto Irpef: scafenza il 30 novembre.
di Francesca Franceschi. A fine mese molti contribuenti sono chiamati alla cassa per pagare la seconda o unica rata dell’acconto Irpef in scadenza il 30 novembre prossimo. L’acconto Irpef 2010 si calcola in base a quanto è stato dichiarato per il 2009. Chi, però, per il 2010 prevede di pagare un’Irpef più bassa dell’anno scorso (per esempio a causa di maggiori spese detraibili o deducibili oppure di minori guadagni) può ridurre l’importo da pagare. Quanto si paga. La misura dell’acconto è del 99%. Di solito si paga in due rate: la prima, del 40%, entro giugno (o luglio); la seconda, per il restante 60%, entro il 30 novembre. Per sapere se bisogna pagare la seconda o unica rata dell’acconto Irpef si deve prendere la copia di Unico 2010 e individuare l’importo indicato nella voce Differenza (riga RN34). L’acconto globale per il 2010 è pari al 99% di quanto indicato nella riga RN34 (sempre che il Governo sul filo di lana, come l’anno scorso, non preveda una riduzione). Non si paga nulla di acconto, se l’importo indicato nella riga RN34 è negativo oppure non supera 51,65. Si paga tutto a novembre, se l’acconto complessivo (99%) è inferiore a 257,52 euro. Supponiamo, per esempio, che alla riga RN34 di Unico 2010 risultino 210 euro. Il 99% di 210 è 207,90 euro. Questo importo andrà pagato tutto insieme entro il 30 novembre. Si paga in due tranche, 40% a giugno e 60% adesso, se l’acconto totale (99%) è pari o superiore a 257,52 euro. Il pagamento va effettuato in banca, alla posta agli sportelli del concessionario della riscossione, utilizzando il modello di pagamento F24. ha la partita Iva, invece, deve le imposte solo per via telematica. Il versamento dell’acconto Irpef va indicato nella sezione Erario. Il codice tributo è 4034 (Irpef acconto - seconda rata o acconto in unica soluzione). L’anno di riferimento è il 2010. Nella colonna rateazione non va indicato nulla, perché, il secondo acconto non si può rateizzare. L’importo dovuto va indicato nella colonna importi a debito versati. Per saperne di più si può consultare la “Guida pratica al pagamento delle imposte” disponibile sul sito http://www.agenziaentrate.it./ Per l’addizionale comunale a novembre non si deve pagare alcun acconto.
La leggenda di Salvatore Giuliano, il bandito eroe!
di Venera Saglimbeni. Nel piccolo cimitero di Montelepre (Pa), è stata scoperchiata la tomba del siciliano più famoso del secondo dopoguerra: Salvatore Giuliano. I resti e la leggenda del mitico “Turiddu” sono stati sollevati dalla polvere, per volere della Procura di Palermo che indaga, dietro denuncia di due storici: G. Casarrubia (discendente di un sindacalista ucciso da Giuliano) e M. Cereghino, sull’identità dell’uomo ucciso a Castelvetrano, il 5 luglio 1950 e sepolto con il nome di Salvatore Giuliano. Ma chi era il bandito di Montelepre? Senz’altro un capopopolo, un Masaniello siciliano, un eroe prima del ’45, prima cioè della rottura con il M.I.S. (Movimento Indipendentista Siciliano). Un brigante, un uomo scomodo dopo la strage di Portella della Ginestra, 1 maggio 1947, presso Piana degli Albanesi (PA), “prima strage” dell’Italia repubblicana. Il mito di Salvatore Giuliano nasce nel 1943, quando ad un posto di blocco per un controllo sul contrabbando, reagisce a un sopruso, uccidendo un carabiniere. Ciò che avviene dopo: assalti alle caserme, imboscate, agguati, fanno di lui un eroe popolare, il simbolo della ribellione a un’autorità fittizia, di una reazione ai soprusi del potere. Salvatore Giuliano sopravvive nell’immaginario collettivo circondato da un alone di esaltazione e ambiguità. È colui che agisce nel nome di una giustizia popolare contro uno Stato violento e soverchiatore. È il bandito-eroe che si muove nel nome del popolo, un popolo silenzioso e impaurito, in un crogiuolo territoriale che tiene insieme mafia, spinte indipendentiste e forze agrarie. Ma è anche il “pupo”, per usare un termine caro a noi siciliani, nelle mani dei potenti boss mafiosi, il confidente delle Forze dell’Ordine, l’amico dei servizi segreti americani. Per parenti ed estimatori a lui si deve la conquista dell’indipendenza della Sicilia, colonnello di un esercito di volontari: “Brigata Palermo” e non capo di una banda di briganti. La storia ufficiale lo vuole poi tradito e forse ucciso dall’amico-luogotenente: Gaspare Pisciotta, ma la storia non ufficiale parla di una fuga Oltreoceano, forse negli Stati Uniti. Ma di chi sono quei resti nel cimitero di Montelepre? Dell’eroe- indipendentista o di uno dei tanti sosia del bandito Giuliano. Le risposte potrebbero arrivare dalla misurazione delle ossa lunghe (femore, tibia e perone), in grado di fornire certezze sull’altezza del cadavere, sembra infatti che l’ex “primula rossa” fosse alta un metro e ottanta e non un metro e sessanta come la salma riesumata. La comparazione del Dna con quello dei nipoti dovrebbe poi fornire l’elemento decisivo. Per sessant’anni si è creduto che la parabola umana di quest’uomo si fosse conclusa definitivamente nel luglio del 1950, ma le analisi sulle foto del cadavere e ricerche più approfondite lasciano molti dubbi che la riesumazione del corpo dovrà definitivamente chiarire.
Svolta epocale nella lotta al tumore polmonare.
Con un semplice test salva vita, si potrà ridurre la mortalità per cancro al polmone fino al 50%! All'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) ne sono convinti tutti, dopo che i dati finali dello studio Cosmos sui grandi fumatori, eseguito a Milano, sono risultati essere in linea con quelli resi noti un mese fa dal National Cancer Institute (Nci) negli Usa, secondo cui la diagnosi precoce con Tac spirale nei soggetti a rischio permette di ridurre del 20% il tasso di mortalità di questo tumore. Lo ha comunicato oggi il direttore scientifico dell'Ieo, Umberto Veronesi, insieme ai suoi più stretti collaboratori, precisando che i risultati dell'Ieo sono, anzi, molto più incoraggianti di quelli del NCI, prefigurando una riduzione della mortalità fino al 50%. L'oncologo milanese ha anche spiegato il perché di questa diversità: lo studio americano dal 2002 ha riguardato 53mila grandi fumatori sottoposti a tre Tac spirale annuali. E' stato uno studio randomizzato, con gruppo di controllo, conclusosi anzitempo per motivi etici, quando ci si è resi conto che non era giusto privare dell'esame metà della popolazione sottoposta a studio. Al contrario, lo studio Cosmos, fatto senza un gruppo di controllo (cioè esaminando alla Tac spirale tutti i soggetti arruolati) ha coinvolto in totale 6.200 forti fumatori, senza limitarsi a sole tre Tac, ma continuando a seguirli annualmente. All'Ieo sono state eseguite così 40mila Tac, diagnosticando 297 carcinomi polmonari, nel 75% dei casi allo stadio iniziale. «Grazie allo studio Cosmos - ha detto Veronesi - il cancro del polmone, da 30 anni big killer inchiodato a una sopravvivenza del 15%, potrà avere una diagnosi precoce con la Tac spirale, come il tumore della mammella con la mammografia, quello al collo dell'utero col pap test. E sappiamo bene che, se individuato a uno stadio di pochi millimetri, è guaribile». «Senza diagnosi precoce - continua Massimo Bellomi, coordinatore insieme a Giulia Veronesi dello studio Cosmos - ancora oggi più del 70% dei tumori del polmone viene scoperto quando la malattia è già in fase avanzata, spesso inoperabile e con una percentuale di guarigione non superiore al 15%. La diagnosi precoce con Tac spirale ha ribaltato questa percentuale: più dell'80% dei pazienti può essere operato con un intervento conservativo (lobectomia invece che l'asportazione dell'intero polmone) e con una percentuale di sopravvivenza del 70% dopo 5-10 anni di controlli». In un futuro molto prossimo Lorenzo Spaggiari, responsabile della chirurgia toracica dell'Ieo, si attende quella che ha chiamato "quadrantectomia del polmone". «Invece che aprire il torace - ha spiegato - basterà pungere il tumore con una sonda al tecnezio radioattivo (lo si fa già per il tumore del seno), così sarà facile da identificare e asportare con intervento mininvasivo, attraverso due buchini».Servi e Padroni.
di Maria Pia Caporuscio. Nell’epoca in cui viviamo è inaccettabile l’atteggiamento che adottano certi politici nel momento in cui, dopo aver vinto le elezioni, assumono la carica di capo del governo. Non appena investiti della carica, quasi tutti questi signori, si attribuiscono anche poteri del tutto estranei a quelli che si accingono a ricoprire. Chissà se l’esaltazione per la vittoria, possa ritenersi responsabile del narcisismo che si impadronisce di costoro, fatto sta che subito si sentono padroni del Paese, non semplici amministratori quali sono. Salgono in cattedra convinti di essere superiori a tutti gli altri e si rivolgono alla popolazione non con l’atteggiamento grato per la fiducia concessagli, ma per assumerne il comando. Da quel preciso momento l’atteggiamento di costoro verso il popolo è di prepotenza: tutti devono sottostare ai loro voleri! Quello che stupisce è che la popolazione non si pone il problema e plaude sottomessa al nuovo padrone. Da sempre i Capi di Stato e quelli di Governo si sono auto incensati. Basti ricordarne uno per tutti: Nerone che si riteneva un dio e la popolazione nulla faceva per smentirlo. Che dopo tanti secoli questa cosa sia rimasta immutata fa rabbrividire! Al tempo dei romani la popolazione era tenuta nella più assoluta ignoranza perché ad accedere all’istruzione erano quelle categorie destinate ai vertici del potere e quindi si può ben capire, l’atteggiamento di sudditanza della massa popolare, ma col passare dei secoli questo atteggiamento non si comprende. Nell’epoca in cui viviamo, dove quasi tutte le persone sono istruite, dove tutti sono informati di quel che accade nel mondo, dove ci si può muovere a piacimento da un continente all’altro, dove si possono scambiare informazioni in diverse lingue, si continua con questo assurdo atteggiamento di sudditanza verso un uomo incaricato semplicemente di amministrare i beni della collettività. Ci siamo mummificati, siamo rimasti indietro, e questo è intollerabile! Non si può continuare ad avere gli stessi atteggiamenti del Medio Evo perché è proprio questo che ancora oggi li fa sentire onnipotenti! La popolazione deve prendere coscienza che il capo di un governo è solo un dipendente del popolo sovrano, di prestigio, ma pur sempre un dipendente del popolo a cui deve rendere conto. Si può capire che faccia piacere ai capi di governo a cui questo atteggiamento conferisce potere, ma non si può assolutamente condividerne il compiacimento da parte delle popolazioni. Questi signori agiscono come se con il voto la popolazione gli abbia venduto anche il Paese o la loro stessa vita! Sono loro e soltanto loro a decidere leggi che possono stravolgere l’esistenza dei cittadini: una guerra, ad esempio. Come si può accettare che un capo di governo decida da solo con la complicità del Parlamento, senza un referendum popolare se il Paese, che si è impegnato a difendere, abbia voglia di essere trascinato in un conflitto? Com’è possibile ai nostri giorni, che si debba subire senza batter ciglio una violenza, come quella di essere trascinati a combattere contro un popolo di cui non si conosce nulla? Com’è possibile essere costretti ad obbedire agli ordini di un dipendente? Perché il capo dello governo è un dipendente del Paese, a cui non deve essere permesso di arrogarsi il diritto di vita e di morte della popolazione, che deve solo rappresentare. Queste decisioni devono essere prese dal governo e dal popolo tutto. Queste decisioni così determinanti per la popolazione devono essere sottoposte a referendum popolare, non decise dal solo governo. Il popolo ha il diritto di esprimersi e lo Stato ha il dovere di ascoltarlo! Il capo di un governo non è il Verbo e non gli è dovuta l’obbedienza cieca ed assoluta. Un popolo in grado di intendere e volere deve pretendere di essere ascoltato e deve imparare a disobbedire ad ordini sbagliati! Una popolazione matura deve imparare a dire no agli ordini quando questi ordini sono contro la propria coscienza, dire no a chiunque si mette tra lui e la sua coscienza fosse anche il capo del mondo. Se non ci si rende consapevoli, che il capo di governo è una persona a cui è stato conferito un incarico a tempo e finito il mandato torna ad essere un comune cittadino, ma si continua invece a considerarlo un padreterno, nel mondo ci saranno sempre servi e padroni!
A cosa servono oggi tutti questi 'pezzi di carta'?
In Italia i laureati sono ancora pochi. Circa il 14% della popolazione tra i 25 e i 64 anni. Certo siamo andati avanti rispetto al 9% del 1998, anche grazie alla 'riforma moratti' che ha laureato cani e porci, a buon mercato: due tesine e qualche migliaio di euro! Ma nello stesso periodo gli altri hanno corso di più: così la nostra distanza dalla media Ocse è salita da 12 a 14 punti percentuali (nonostante le università telematiche prese d'assalto da poliziotti, carabineri, finanzieri, militari e impiegati statali in cerca di facili promozioni, e poi... da geometri e ragionieri dalla voglia matta di farsi chiamare e soprattutto pagare come 'Dottori'!) Ma se passiamo a domandarci qual'è l'incentivo alla laurea - almeno a quella 'vera' sudata sui libri e sofferta nelle sessioni d'esame - cioè quali sono le motivazioni economiche o di altro tipo che possono spingere i giovani in questa direzione, il confronto internazionale è forse ancora meno incoraggiante. Da noi un giovane laureato tra i 25 e i 34 anni può contare in media su un reddito da lavoro superiore del 24 per cento a quello di un di un diplomato. Altrove il "premio" è più alto: 36 per cento in Francia, 46 in Germania, 49 in Gran Bretagna e 65 negli Stati Uniti. Ma soprattutto, il differenziale è maggiore anche in Italia (46 per cento) per la fascia di età 55-64 anni. Insomma laurearsi negli ultimi anni è risultato molto meno redditizio di quanto non lo fosse in passato. E infatti la retribuzione di ingresso di un giovane laureato è uguale in termini reali a quella di 30 anni fa. I giovani che si affacciano oggi sul mercato del lavoro sono quindi esclusi dai benefici della crescita del reddito occorsa negli ultimi decenni. C'è un altro modo di guardare la questione: la laurea garantisce almeno un'occupazione più stabile, se non sicura? Sembra di no, ed anzi tra il 2008 e il 2009 solo il 25 per cento dei lavoratori dotati di un titolo di studio (diploma o laurea) è passato da un contratto a termine o una collaborazione ad un lavoro a tempo indeterminato (o autonomo-professionale): paradossalmente è andata meglio a chi non aveva un diploma di scuola media superiore, con una percentuale del 30 per cento. Magari quest'ultimo dato è influenzato dal particolare periodo di recessione, ma è comunque significativo. Gli studenti vengono educati in una scuola con la testa ancora nel passato, ma il mercato chiede loro le competenze del 21° secolo. I giovani pagano con bassi salari e condizioni di lavoro precarie l’incompatibilità tra ciò che sanno e ciò che viene loro richiesto. Ma forse appartiene al passato anche la visione con cui molti ragazzi e le loro famiglie guardano alla laurea, cioè come al famoso pezzo di carta dei tempi che furono. Quel modello non funziona più. L'università dovrebbe offrire più qualità, e gli studenti dovrebbero abituarsi a cercarla. Intanto che qualcuno si decida ad abolire il valore legale del titolo di studio - in un paese dove per altro la legalità è solo un inutile optional - il miglior consiglio è quello d'imparare un mestiere!
Munnezza: arma di consenso elettorale.
di dott. Angelo D'Amore. Napoli è sommersa dai rifiuti. La città è allo stremo, mortificata nella sua dignità, sfigurata nella sua bellezza, divenuta ormai soltanto un nostalgico ricordo da rievocare attraverso una sbiadita cartolina sommersa dalla polvere. Rispetto al 2008, la situazione è ancora peggiore. Non ci sono nuove discariche da realizzare. Quelle individuate a suo tempo dalla Protezione Civile, sono quasi sature. La raccolta differenziata non è decollata, nè tanto meno si è dato inizio alla realizzazione di nuovi termovalorizzatori. Inoltre, le risorse economiche delle amministrazioni locali, sono molto più limitate, per non dire prosciugate, per poter sperare di sobbarcarsi l'onere di spedire i rifiuti oltre confine. Consumatesi tutte le analisi per capire le cause di questo ennesimo fallimento, oggi la munnezza è sempre più un affare politico o più precisamente, un'arma con cui pilotare un enorme consenso elettorale. Nel 2008, soprattutto per la spazzatura di Napoli, le cui immagini per la prima volta fecero il giro del mondo, Berlusconi riuscì a ritornare al Governo. Il centro-sinistra di Bassolino fallì totalmente. Addirittura Veltroni, candidato del centro-sinistra, in campagna elettorale, non si accostò neanche all'ombra del Vesuvio, tanto era imbarazzante la situazione qui in Campania. A priori, il centro-sinistra, in modo calcolato, preferì considerare persa la regione nello scacchiere nazionale. Dopo due anni e mezzo, probabilmente, sarà la stessa immondizia a travolgere l'attuale maggioranza. Inoltre a Napoli, il prossimo aprile, si voterà per il rinnovo del consiglio comunale. Quale migliore strumento di "comunicazione politica" (lo stesso usato per le regionali del 2009) se non le distese di nauseabonda munnezza, potrà ritornare utile nella campagna elettorale? Il centro-sinistra accuserà il governo centrale di aver fatto esclusivamente propaganda, la solita politica degli annunci, irradiati a mò di spot commerciali. Il centro-destra, a sua volta, accuserà l'amministrazione cittadina di non aver saputo camminare da sola, dopo la fine del commisariamento, trascinando nuovamente la città nel baratro. Dato questo scenario, siamo sicuri che ci sarà veramente la volontà di ripulire la città? Da sempre nel bisogno, nella difficoltà, nell'emergenza, è prosperato il consenso. A sua volta, il consenso, cresce in modo esponenziale, di pari passo al crescente disagio avvertito dalla popolazione. Quest'ultima però, ha smarrito la sua capacità di reazione, il suo proverbiale ed intrinseco orgoglio. Il cittadino napoletano, in questo momento, potrebbere essere paragonato ad un profugo inerme, che aspetta l'aiuto umanitario calato da un elicottero di emergency. Considerato tale scenario, mi sa tanto che da queste parti, la munnezza non sparirà in poco tempo. Almeno fino alla prossima primavera...
giovedì 25 novembre 2010
Il nostro 'NO' a questa politica insieme agli studenti!
di Maria Pia Caporuscio. Nel vedere gli studenti universitari nella piazza di Montecitorio protestare a gran voce contro il governo ho provato una gioia immensa: finalmente la società italiana si è svegliata dal coma in cui era stata tenuta per anni dai prestigiatori della politica! Mi stupiva che i giovani italiani, svegli e intelligenti, sempre pronti alla battaglia per i diritti civili, si fossero lasciati intimidire e dinanzi agli inaccettabili soprusi della politica avessero disarmato la protesta. Mi chiedevo come fosse possibile vedersi scippare il futuro senza muovere un dito! Mi avviliva vederli chinare il capo ai voleri delle caste. Ai giovani è stato tolto tutto: dal lavoro ai diritti acquisiti con sacrifici enormi dei loro padri, dal sacrosanto diritto allo studio, alla speranza di costruirsi un futuro. Onestamente ho creduto che gli abusi e le violenze sui lavoratori fossero ormai il triste ricordo di un tempo passato e che mai sarebbe potuto tornare. Ho creduto che la classe politica fosse maturata e avesse finalmente capito che ogni uomo deve essere rispettato. Eccoci, invece, di nuovo con questi politici degenerati che anno dopo anno ci hanno scaraventato indietro di secoli, cancellando, ad uno ad uno, ogni diritto. Veder tornare alle origini il mondo del lavoro è insopportabile, oltretutto vedere le caste salire sempre più in alto, vederle arricchirsi con ogni mezzo lecito e illecito, frodando ogni risorsa agli italiani e costringendo la nazione ad impoverirsi economicamente e moralmente, per la loro disonestà, è davvero troppo! Assistere alla umiliante rassegnazione dei miei connazionali, impotenti dinanzi a queste oscenità, è qualcosa che fa male. Ma per fortuna oggi si torna a sperare e la speranza viene come sempre dai giovani sani, onesti e coraggiosi. Capaci di alzarsi in piedi e gridarci che una popolazione che subisce supinamente i soprusi e le violenze di un governo autoritario, una popolazione che accetta di essere governata da gente corrotta, una popolazione che affida la gestione del proprie cose a politici collusi con la malavita, una popolazione che non si ribella, ma si arrende al degrado morale ed economico del proprio Paese, non merita rispetto!
Per i commercianti è già Natale!
di Valentina Rifici. È ancora novembre, ma, in alcune strade, le luci natalizie sono state già accese e le vetrine ornate da vischio e decorazioni. In questa atmosfera suggestiva, c'era già chi pregusta l’avvio dei saldi invernali, annotando dettagliatamente tutti i capi “must” da acquistare. Per tutti gli shopaholic, tuttavia, la proposta di legge dell’Assessore Di Paolantonio, passata ora all’esame del Consiglio Regionale per la sua approvazione definitiva, risulta essere più gelida della neve: i saldi inizieranno il 15 gennaio 2011. E’ quanto è stato deciso dalla commissione Piccola e media impresa, commercio e artigianato del Consiglio regionale, presieduta da Francesco Saponaro, che ha approvato a maggioranza la proposta di legge regionale n. 106 che modifica l’articolo 48 della legge sul commercio, la n. 33 del 1999. Una delusione profonda per chi sperava, come Codacons e Codici (centro per i diritti del cittadino), in un anticipo degli stessi al 15 dicembre, quindi prima di Natale, al fine di “favorire gli interessi economici delle famiglie e non dei commercianti”. Per Pietro Di Paolantonio “si tratta di una modifica alla legge 33 resa necessaria dall’attuale momento di crisi del settore e richiesta con urgenza dalle associazioni regionali di categoria”. L’assessore ha, poi, comunicato che in sede di Conferenza unificata verrà proposta una soluzione omogenea al problema dell’apertura dei saldi, attraverso l’individuazione di una data unica per tutte le Regioni. Soddisfatto anche il Presidente della commissione, Francesco Saponaro, il quale ha ribadito la necessità “di mettere mano in modo strutturale alla riforma della legge sul commercio, evitando interventi isolati. Tuttavia - ha aggiunto - sono le stesse associazioni di categoria della nostra regione che ci chiedono con urgenza questo intervento transitorio, in attesa di rivedere tutta la normativa del settore”. Ma le polemiche e le varie controversie politiche non sono mancate neanche in questo caso. Per Mario Mei (Presidente della Commissione di Garanzia del PD), la decisione adottata “andava vagliata con tutto l’ufficio di presidenza della commissione, poiché il suo esame richiede un maggiore approfondimento”. Posizione condivisa da Giuseppe Parroncini (Pd), il quale ha aggiunto: “Far slittare la data di apertura dei saldi al terzo sabato del mese potrebbe peggiorare e non migliorare le condizioni di tanti commercianti che operano nei territori al confine con altre regioni in cui i saldi inizieranno prima”. Inoltre i saldi, quest’anno, potrebbero essere corredati anche da una specie di bollino blu, da applicare su ogni articolo, a garantirne la qualità per la tutela del consumatore. Idea già realizzata da una nota azienda esportatrice di banane.
La Rivoluzione? Facciamola! Ma tutti insieme!
di Massimo Prati. Duecento studenti in rivolta, e chissà quanti di loro, studenti, lo sono davvero! Nel '68 c'era qualcosa di serio da cambiare, non erano i tagli alla spesa pubblica. Vogliamo fare la rivoluzione? Facciamola, ma chiamiamo a raccolta tutti gli scontenti d'Italia e non solo gli studenti. Vengo anch'io se agiamo e ci comportiamo seriamente. Per prima cosa occorre riempire migliaia di fogli coi nostri dati, nomi e i cognomi reali, perché per fare una rivoluzione seria occorre prendersi delle responsabilità e non tirare un uovo o una molotov e scappare. Più siamo e più saremo forti all'atto di una eventuale trattativa: 500.000 persone dovrebbero bastare, ma gli scontenti sono molti di più quindi dovremmo riuscire a superare di gran lunga questo tetto. Poi si redige un "atto" in cui si specifica il motivo della protesta "pacifica" e cosa con questa si intende ottenere. Alla fine si manda il tutto al Presidente della Repubblica, al governo o governicchio che dir si voglia, alle reti televisive, italiane e straniere, alle radio locali e nazionali. Quando saranno tutti informati di quanto s'è deciso di fare si agisce. Una delegazione va al Parlamento, chiede d'essere ricevuta e cerca di parlare e far ragionare i vari ministri. Se tutto si sistema bene, altrimenti si parte e si occupa, civilmente e con le mani alzate, mentre le tv di tutto il mondo filmano. Non importa entrare al Parlamento, si può anche solo non fare uscire i parlamentari per diversi giorni o mesi che siano. Chi eventualmente dovesse venir arrestato avrebbe il dietro parato perché nel foglio inviato, quello in cui il nome figura, s'è scritto che s'intende fare una “rivoluzione pacifica”. Quanto ci possono dare in tribunale per essere stati pacifici? Niente armi, niente uova, solo megafoni e braccia alzate. Per andare ancora più sul sicuro si potrebbe far firmare anche gli uomini in divisa, pure a loro sono stati tolti soldi. Non siamo nella Cina del 1989 e difficilmente lo Stato Maggiore manderebbe i carri armati, rovinerebbero i sampietrini romani. Quindi, se siamo tutti d'accordo (e non solo in duecento) cominciamo la raccolta delle firme ed uniamoci, internet ci permette questo ed altro! Altrimenti, se nessuno si vuole assumere delle responsabilità, aspettiamo le elezioni e votiamo contro il governo. Così vedremo se Bersani farà qualcosa di più che parlare.
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