Giorgio Napolitano si appresta a dare una spuntatina agli “stipendi d’oro” dei suoi impiegati al Quirinale che, lo ricordiamo per i meno informati, a parità di qualifica ed anzianità di servizio, percepiscono il triplo dello stipendio di un impiegato del catasto! Sempre lavoratori pubblici sono, ma questa è la discriminante che lo Stato attua nei confronti dei suoi lavoratori! In questi giorni, i media hanno dato ampio risalto alla ‘Nota del Quirinale’ con la quale l'amministrazione della Presidenza della Repubblica si impegna, nel prossimo triennio, a ridurre gli stipendi - ma solo quelli più ‘scandalosi’ e palesemente 'osceni' dei suoi travet - del 5-10%, bloccando anche le progressioni automatiche di anzianità e i pensionamenti anticipati. Nello specifico i decreti prevedono trattenute del 5 e del 10% sugli stipendi superiori ai 90mila e ai 150mila euro e blocca "le progressioni automatiche di anzianità per le fasce stipendiali più elevate". Si mantiene anche "il blocco dell'adeguamento all'incremento del costo della vita di tutte le retribuzioni e dei trattamenti pensionistici in atto dal 2008". E ancora. E' stata "modificata la normativa dei pensionamenti anticipati di anzianità, fissando a regime il limite di 60 anni di età e 35 di anzianità utile al pensionamento, con l'introduzione in via transitoria di misure dissuasive attraverso significative riduzioni dei trattamenti pensionistici". Sempre secondo la Nota, le somme risparmiate verranno versate "in ciascun anno del triennio al bilancio dello Stato", per essere riassegnate "al fondo per l'ammortamento dei titoli del debito pubblico". Insomma, tutta una serie di misure già in essere per tutti gli altri lavoratori dello Stato: quelli di serie "B"! Una cosa che lascia l'amaro in bocca e che fa venire il voltastomaco, se si pensa che, oltretutto, a parità di anzianità, di qualifica e professionalità, chi ha la fortuna di lavorare all’ombra del 'Colle' continuerà a percepire una retribuzione che è pari a tre, quattro volte quella di un semplice travet che invece ha la sfiga di prestare servizio al Ministero del Lavoro! A questo punto, viene da chiedersi, come potranno gli impiegati del Colle più dorato d’Italia sopravvivere con 5, 6 mila euro di stipendio al mese? E comunque, nonostante i paventati tagli stipendiali, “il costo totale del Quirinale” raggiungerà pur sempre i 240miloni di euro, qualcosa come 480 miliardi delle vecchie lire, praticamente 4 volte di più di Buckingham Palace. A dire il vero Napolitano un segnale, seppur flebile e quasi impercettibile, lo ha dato: quello di aver consentito di rendere pubblici alcuni dati relativi alle “spese” del Quirinale, fino a pochi anni orsono, uno dei più tutelati “segreti di Stato”. Siamo ben lontani dalla scrupolosa e dettagliata esposizione delle spese sostenute dagli inglesi per l'amata Casa Reale. Siamo ben lungi da quei diritti di uguaglianza, equità e pari dignità dei lavoratori sanciti dalla nostra Costituzione, ma è già qualcosa. venerdì 31 dicembre 2010
Stipendi d'oro: a chi tanto a chi niente!
Giorgio Napolitano si appresta a dare una spuntatina agli “stipendi d’oro” dei suoi impiegati al Quirinale che, lo ricordiamo per i meno informati, a parità di qualifica ed anzianità di servizio, percepiscono il triplo dello stipendio di un impiegato del catasto! Sempre lavoratori pubblici sono, ma questa è la discriminante che lo Stato attua nei confronti dei suoi lavoratori! In questi giorni, i media hanno dato ampio risalto alla ‘Nota del Quirinale’ con la quale l'amministrazione della Presidenza della Repubblica si impegna, nel prossimo triennio, a ridurre gli stipendi - ma solo quelli più ‘scandalosi’ e palesemente 'osceni' dei suoi travet - del 5-10%, bloccando anche le progressioni automatiche di anzianità e i pensionamenti anticipati. Nello specifico i decreti prevedono trattenute del 5 e del 10% sugli stipendi superiori ai 90mila e ai 150mila euro e blocca "le progressioni automatiche di anzianità per le fasce stipendiali più elevate". Si mantiene anche "il blocco dell'adeguamento all'incremento del costo della vita di tutte le retribuzioni e dei trattamenti pensionistici in atto dal 2008". E ancora. E' stata "modificata la normativa dei pensionamenti anticipati di anzianità, fissando a regime il limite di 60 anni di età e 35 di anzianità utile al pensionamento, con l'introduzione in via transitoria di misure dissuasive attraverso significative riduzioni dei trattamenti pensionistici". Sempre secondo la Nota, le somme risparmiate verranno versate "in ciascun anno del triennio al bilancio dello Stato", per essere riassegnate "al fondo per l'ammortamento dei titoli del debito pubblico". Insomma, tutta una serie di misure già in essere per tutti gli altri lavoratori dello Stato: quelli di serie "B"! Una cosa che lascia l'amaro in bocca e che fa venire il voltastomaco, se si pensa che, oltretutto, a parità di anzianità, di qualifica e professionalità, chi ha la fortuna di lavorare all’ombra del 'Colle' continuerà a percepire una retribuzione che è pari a tre, quattro volte quella di un semplice travet che invece ha la sfiga di prestare servizio al Ministero del Lavoro! A questo punto, viene da chiedersi, come potranno gli impiegati del Colle più dorato d’Italia sopravvivere con 5, 6 mila euro di stipendio al mese? E comunque, nonostante i paventati tagli stipendiali, “il costo totale del Quirinale” raggiungerà pur sempre i 240miloni di euro, qualcosa come 480 miliardi delle vecchie lire, praticamente 4 volte di più di Buckingham Palace. A dire il vero Napolitano un segnale, seppur flebile e quasi impercettibile, lo ha dato: quello di aver consentito di rendere pubblici alcuni dati relativi alle “spese” del Quirinale, fino a pochi anni orsono, uno dei più tutelati “segreti di Stato”. Siamo ben lontani dalla scrupolosa e dettagliata esposizione delle spese sostenute dagli inglesi per l'amata Casa Reale. Siamo ben lungi da quei diritti di uguaglianza, equità e pari dignità dei lavoratori sanciti dalla nostra Costituzione, ma è già qualcosa. Un Capodanno senza... 'rumore'!
di Germana Consalvi. Fuori ci sono tante cose. La corsa frenetica alla località esotica o sulle montagne che rendono il Capodanno trendy o da cinepanettone. E se proprio non si può fare una vacanza così, almeno ci sia una partenza che non ci faccia sentire soli, pronti via, tutti incolonnati in autostrada. Fuori c’è la politica, con i suoi contorsionismi e con le sue acrobazie, comportamenti “trasversali” li definirebbe l’indulgente e astuto linguaggio politichese. “Trasversali” un pò come noi cittadini italiani, in buona parte assorbiti dalla fresca celebrazione di Natale, tutti a messa a mezzanotte, e poi dal giorno dopo tutti a cercare con foga nell’oroscopo il responso profano del nostro 2011. E stiamo arrivando, come ogni anno, alla notte di San Silvestro facendo già da adesso orecchie da mercante a tutti i consigli di prudenza e di cautela nei confronti dei 'botti', che possono essere veramente molto pericolosi, che terrorizzano anche gli animali. Ogni anno spuntano ottimi decaloghi, ogni anno c’è un bollettino di menomati. Perché il 31 dicembre si celebra l’euforia eccitante ed esagerata del passaggio, con tutte le aspettative e anche un pò di paure, una specie di anestesia collettiva dai problemi e dallo stress delle nostre insicure quotidianità. È il 31 dicembre, tra poco faremo festa. Prima di prepararci, lasciamo fuori tutto quello che c’è fuori, via il rumore della vita sguaiata. Prima del brindisi in compagnia, ecco una proposta per un personalissimo, morbido viatico alla grande serata. Un bagno caldo, un aperitivo sul bordo della vasca per assaporare la dolcezza del momento, sottolineato da una musica amica (...chiudete gli occhi e fate scivolare l’acqua sulla pelle cullati da “The great pretender” cantata da Freddy Mercury, tanto per cominciare bene). Poi, nell’abbraccio con l’accappatoio caldo, pensate ai versi che più sentite “a pelle”. Nulla, più della poesia, può sintetizzare le fibre arlecchine del nostro cuore e della nostra personalità. Quali sono i versi che fanno al caso vostro? Spiriti galanti ma soprattutto ironici e dissacranti? Rispolveriamo Roberto “Freak” Antoni di “Grazie dei fiori/anch’io ti farò un mazzo così”. Chi ama l’amore e ha fiducia in esso potrà avere come compagno di viaggio Hikmet (“i più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti...”). Chi vuole guardarsi a fondo e senza troppe illusioni penserà, come Quasimodo, che “ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole. Ed è subito sera”. Buon anno a tutti, in modo speciale agli spiriti più sensibili e semplici, e ai tanti lettori-compagni di viaggio nel nostro sito.Silvio Berlusconi: Buon Anno a tutti gli italiani!

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha voluto far sentire la sua voce (ascolta il messaggio) con un messaggio di vicinanza agli italiani in occasione delle feste natalizie: "Che possiate realizzare tutti i progetti, tutti i sogni che portate nella vostra mente e nel vostro cuore. Per voi e per tutti i vostri cari. Con l'occasone vorrei lanciare un messaggio a tutti gli italiani che amano la libertà e che vogliono restare liberi. Regalatevi e regalate ai vostri amici una tessera del Pdl. Ci darete più forza per continuare a resistere e a lavorare per il bene di tutti. Auguri". Il premier continua, indicando i prossimi obiettivi del programma di governo: dalla riforma fiscale (con il quoziente familiare), a quelle istituzionali per rafforzare l'esecutivo e modificare l'attuale bicameralismo perfetto (anche riducendo il numero dei parlamentari). E tutto ciò partendo dal presupposto che il governo "ce la può fare" ad andare avanti per chiudere la legislatura a scadenza naturale: "L'Italia ha bisogno di governo e stabilità e di un rapporto più sereno tra le forze politiche, di coesione sociale e fiducia nel futuro". In questo quadro, auspica un rapporto più sereno tra maggioranza ed opposizione che consenta decisioni condivise sulle riforme. "Per il resto noi dobbiamo continuare a governare e ad amministrare", aggiunge ricordando gli impegni di politica estera e l'importanza del piano energetico. Per quanto riguarda i risultati ottenuti, il Cavaliere cita il federalismo, la riforma dell'Università ed i "risultati straordinari" nei campi della sicurezza, della lotta alla criminalità e all'immigrazione clandestina.
Mettiamo "il Rispetto" al centro della vita!
di Omar Fabiani. Gentili lettori, Cari amici, vorrei cogliere l’occasione di queste festività di fine anno per ringraziare ognuno di voi, per ciò che di buono ha fatto e si è impegnato a fare, con onestà e sincerità. Due valori, questi, che talvolta dimentichiamo, ma che sono la base fondante di una società civile, giusta e democratica. Il caos che a volte percepiamo quando accendiamo la Tv o leggiamo un giornale, ci fa sentire impotenti e… ci chiudiamo e… amiamo di meno la vita ed il prossimo. Ma non è certo questa la strada giusta da percorrere. Allora tra i mille antidoti proposti, ce n’è uno miracoloso, che davvero può funzionare! La convinzione e l’impegno di rimettere al centro delmondo e della nostra vita un valore tanto fondamentale quanto semplice ed imprescindibile: “il Rispetto”. Rispetto per il prossimo, per le cose, per le idee. Rispetto delle regole, di se stessi, della natura, dei sentimenti. Penso alle bugie ed agli errori che a volte commettiamo senza fermarci a pensare e riflettere, o che ignoriamo per egoismo e ipocrisia. A volte siamo noi stessi ad alzare le mura insormontabili dell’egoismo, dell’odio, della rassegnazione. Barriere che creano ed alimentano una società autistica e predatoria. Ecco perché rimettere al centro del mondo il grande pilastro del “Rispetto” è fondamentale.Lo capirono i nostri padri costituenti quando scrissero le leggi dell’uguaglianza civile, della libertà di pensiero e di espressione, della giustizia e dell’etica sociale e politica, del diritto al lavoro. Leggi all’insegna della solidarietà, dell’uguaglianza e del rispetto dell’altro, sempre e comunque! Possiamo, perciò, cambiare ciò che non è buono partendo proprio da noi. Ciascuno nel suo piccolo. Decidere ogni giorno di alimentare un piccolo circolo virtuoso e smettere di nutrire quello dell’odio, del rancore, dell’ipocrisia e della disonestà! Prendiamoci cura di chi ci sta accanto. Mostriamo comprensione. Agiamo con onestà, correttezza e rispetto. Viviamo aperti agli altri, partecipi della vita. Solo così saremo più lieti di vivere in questo nostro caro, ma poco amato mondo. Un sereno Anno Nuovo. Culotte e guepiere: fascino, mistero e seduzione!
Strumento di seduzione e fascino, soprattutto nella notte di Capodanno, la lingerie rappresenta da sempre quell’indumento che sottopone gli uomini a... turbamento quando calano i vestiti e a giorni e giorni di... riflessione quando deve essere regalato ad una donna. Infatti è più facile a dirsi che a farsi. Culotte, slip, bustini, guepiere e perizomi sono alleati di seduzione che trasmettono cariche di autostima e fascino, per questo l’intimo femminile non deve essere ‘solo carino’ o ‘giusto’, ma deve riuscire a saper evitare conseguenze indesiderate o evidenziare i punti critici di un corpo. Pensate alla signora Mary Jacobs, quando nel 1914 per indossare un abito trasparente pensò bene di indossare un reggiseno che creò cucendo insieme due fazzoletti e del nastro; da quel giorno l’intimo ha percorso una strada in salita ottenendo risultati e successi inaspettati e spesso miracolosi, grazie a push up, babydoll, pizzo nero, dettagli in raso, righe, stringhe, piume e strass. Capi e accessori shock e ad hoc che rapprendano un cocktail irresistibile di mistero e seduzione. L’Underwear firmato Elle Macpherson, sexy ed attraente, riporta in auge il pizzo, ma anche il colore vivace e brioso utilizzando tinte purpuree e rosee, per una donna-bambina a cui piace giocare tra le lenzuola. E per essere messe ‘tutte in riga’, un pò ufficiale gentildonna, un pò navigatrice, il guardaroba si rinnova di completi intimi a righe per dare il benvenuto alla primavera, ma anche all’estate, in celeste, verde, giallo e arancio. D'autunno, poi, è di moda il burlesque: pizzi e piume. Immancabile è però il rosso, dalla lingerie al corsetto (o busto), in velluto o raso che fascia e avvolge i corpi rendendoli seducenti e morbidi allo stesso tempo. Scollature accattivanti su reggiseni minimali dedicati a chi ha un seno piccolo impazzano sulle passerelle delle capitali della Moda per esaltare i décolleté più small. E da Parigi, sotto il vestito, la Guepiere. Bustino allungato con stecche che modellano il corpo e ferretti per sostenere il davanti, chiuso da ganci sulla schiena, reggicalze e tanto sex appeal compongono il rilancio di un in intimo da diva, riprendendo il fascino delle ballerine del Burlesque. Ricerca e provocazione sono il look giusto per una donna che ama attirare l’attenzione in maniera garbata, senza eccedere nel volgare, abbinando sensualità, raffinatezza e semplicità. Buon anno!
Ogni giorno della mia vita è una festa!
di Domenico Remondi. Il periodo natalizio amplifica i problemi in modo esagerato. Chi sta solo si sente più solo, chi non ha soldi ne sente ancora di più la mancanza, chi sta male è ancora più malato, chi vive rapporti difficili li trova ancora più complicati del solito. Personalmente cerco di non farmi risucchiare dall’atmosfera in quanto laico e non credente. Ma tutto questo non riguarda soltanto il Natale ma anche il tanto atteso Capodanno. Che cosa fai a Capodanno? Veglione? Famiglia? Per me è festa ogni giorno! E' una gran festa quando mi siedo a tavola e vedo al mio fianco il volto delle persone a me care: quelli sono i momenti che assaporo con più gusto! Non ho bisogno né del panettone, né tanto meno della bottiglia di champagne di marca per stare bene con tutta la mia famiglia riunita. Chi non ci riesce durante l’anno ha la presunzione di riuscirci in questi 10 giorni di caos assoluto, con l’illusione di tornare magari quel bambino o quella bambina che qualche anno fa aspettavano il Natale come se fosse il momento più bello dell’anno. Forse per qualche anno lo è stato anche per me e forse vedo così il mondo perché non ho figli a cui trasmettere la voglia di festeggiare una festa (a mio giudizio) inventata. Sul Capodanno poi… mi viene da sorridere se penso che a mezzanotte mi ritroverò con tutte quelle persone che mi diranno “Buon anno!” oppure “Finalmente è finito il 2011” o anche “Ahò, me pare che è già iniziato bene!”. A parte il fatto che in un minuto poco può cambiare, a parte il calendario (invenzione dell’uomo proprio così come il natale e il capodanno). Chi si mette a dieta, chi smette di fumare, chi inizia di colpo a fare sport e soprattutto chi ti guarda in modo strano perché schifi e snobbi tutti questi propositi che già sai che dureranno al massimo fino all’Epifania, che non so perché, è l’unica festa che un pochino mi piace, forse perché "tutte le feste porta via"!!! Il 2011 è stato un anno pessimo non soltanto per me, ma per tutti (quasi) gli italiani soprattutto dal punto di vista economico. Mutui, affitti, bollette, carte revolving, abbonamenti tv, Adsl, contratti telefonici, benzina, assicurazione, bollo, mangiare, vestirsi, la palestra, la scuola per i bambini… Tutte spese che la maggior parte di noi hanno fatto fatica ad onorare e che in alcuni casi hanno degli arretrati che sembrano irranggiungibilmente recuperabili. Beh! A tutte queste persone che vogliono salutare con un insulto il caro vecchio 2011, dico: “Temo che grazie ad una classe dirigente squallida, ad un’opposizione che non c'è più, ad un governo che si fa chiamare 'tecnico' ma che è tale e quale al governo 'politico' tra qualche mese saremo qui a rimpiangere persino belrusconi!”. Siamo italiani! E comunque... Buon 2011 a tutti! ...il battito del nostro cuore italiano!
di Ricky Filosa. 12 mesi, a pensarci, sono tanti. Eppure passano in un attimo. A guardarsi indietro, sono volati. Che strana magia il tempo: un anno sembra lunghissimo; solo quando sta per finire, ci rendiamo conto che è stato poco più d'uno schiocco di dita. Ne abbiamo viste e raccontate di tutti i colori, durante questo 2010. Ho dato un'occhiata veloce alle notizie, agli articoli, alle interviste, ai commenti, ai comunicati, agli editoriali pubblicati dallo scorso gennaio fino ad oggi: ci sarebbe da scriverci un libro. Dal punto di vista della politica, che poi è una delle nostre passioni, non si può non raccontare l'ultimo anno senza dare un importante spazio alla crisi del centrodestra in generale, e del Popolo della Libertà in particolare. Anche a sinistra, è giusto dirlo, ne hanno vissute di cotte e di crude: sono messi maluccio, litigano fra loro, mancano di una vera leadership. A destra, al contrario, la leadership è sempre stata chiara: è il Cavaliere l'uomo al comando. Ma la crisi del PdL è ben più grave di quella che ha vissuto e vive il Pd, perchè da crisi politica è diventata crisi istituzionale: coinvolge direttamente le istituzioni, mette il presidente della Camera contro il presidente del Consiglio. Qualcosa di mai visto nella Storia repubblicana, eppure è successo quest'anno. Fondatore e co-fondatore del partito si sono scontrati con una forza tale che alla fine è finita nell'unico modo possibile: Fini ha lasciato il PdL, creato il suo partito, e con Futuro e Libertà fa opposizione al governo. In tutto questo, è rimasto e rimane presidente della Camera dei deputati: è ciò che la maggioranza critica più di ogni altra cosa. Fini ha perso quel ruolo super partes che dovrebbe essere proprio della terza carica dello Stato, e quindi - dicono PdL e Lega - dovrebbe dimettersi. Ma l'ex leader di An ha sempre replicato: non lascio, la Camera è mia fino a fine legislatura. Il 2010 finisce con una grande vittoria per Silvio Berlusconi: il Parlamento gli riconferma la fiducia, e così il premier può dire ancora di avere dalla sua parte Camera e Senato, e quindi il Paese. Chi ci ha provato, ancora una volta non ce l'ha fatta a mandarlo a casa. E Fini, "il traditore", è rimasto bastonato. ...ce ne sarebbero tantissime altre di cose da ricordare, ma come messaggio di auguri agli italiani tutti, avevo pensato a qualcosa di breve, anche di banale, tipo Auguri a tutti e Buone Feste, un paio di parole ancora e via. Non mi è riuscito, e come sarebbe stato possibile? Siete tanti, e a ciascuno di voi spero di avere trasmesso il mio desiderio di continuare a stare insieme, di crescere insieme, per continuare a far sentire a tutte le latitudini... il battito del nostro cuore italiano. Augurissimi. Capodanno 2011 nelle piazze d'Italia!
Capodanno 2011 all'insegna, come sempre, della musica in piazza, con molti artisti nazionali (e non) che si esibiranno sui palchi della penisola. Roma darà il benevenuto all'anno nuovo con un concerto gratuito ai Fori Imperiali, alle spalle del Colosseo. Sul palco Claudio Baglioni che canterà i suoi brani più famosi e terrà compagnia prima e dopo la mezzanotte: quasi 3 ore di musica interrotta solo dal conto alla rovescia e dai fuochi artificiali. Sempre a Roma Antonello Venditti sarà protagonista di un concerto all’Auditorium Parco della Musica, mentre Renzo Arbore e la sua 'Orchesta Italiana' suoneranno al Gran Teatro. A Rimini toccherà a Mara Venier e a Pino Insegno ricevere ospiti e cantanti sul palco allestito davanti al Grand Hotel per la serata trasmessa anche in diretta dalla Rai. Fra gli ospiti, confermati popolari interpreti italiani come i Pooh, Loredana Bertè e Patty Pravo e due gruppi celebri della storia della musica leggera internazionale, 'Boney M' e gli 'Abba the Show', cover band del gruppo svedese. A Bologna, la festa di capodanno in piazza Maggiore, condotta da Francesco Facchinetti, ospiterà alcuni degli artisti delle varie edizioni di 'X Factor'. Dalle 22, si alterneranno sul palco gli artisti del talent show di Raidue: Enrico Nordio, Silver, Sofia, Ruggero, Dorina, Cassandra e Nevruz. Lo show si concluderà con l'esibizione di Noemi. Tra i più ricchi e variegati il Capodanno a Firenze. In Piazza della Stazione ci saranno 'Elio e le Storie Tese', in Piazza della Repubblica canteranno i 'Funk Off', mentre in Piazza della Signoria il maestro Giuseppe Lanzetta dirigerà un concerto di musica classica. In Piazza Santissima Annunziata, infine, ci saranno i 'Millennium Gospel Singers'. Capodanno 2011 in piazza Duomo a Milano dove ci saranno concerti e spettacoli fino all’alba, con fuochi d’artificio allo scoccare della Mezzanotte. Particolarmente ricca l'offerta per chi, nella città meneghina, capitale del musical nostrano, vuole attendere la mezzanotte a teatro, con tanto di brindisi e cena. Al Teatro Nazionale si festeggia con 'Mamma Mia!' e il suo allegro cast, sulle musiche degli Abba. Al Teatro della Luna, invece, è di scena 'Flashdance', ispirato all'omonimo film anni '80. Claudio Bisio è il padrone di casa dello Zelig Cabaret nello storico locale milanese. Al Teatro Smeraldo 'I Legnanesi' propongono i loro spettacoli in dialetto. Sobrietà e parsimonia sono le parole d'ordine del capodanno di Napoli. Il tradizionale concerto della notte di San Silvestro a piazza del Plebiscito sarà di durata ridotta (solo quarantacinque minuti), anticipato dal 'Gran Ballo' che farà anche da celebrativo in memoria del tricolore con giochi di luci. Sul palco si avvicenderanno il gruppo rap di 'Scampia', 'Luna Nera', e successivamente un artista di gran fama, tuttora da confermare. Sempre in Campania, ad Avellino, in Piazza Garibaldi, annunciati i concerti di 'Negrita' e 'Zero Assoluto'. A Lecce, infine, si esibiranno i gruppi salentini 'Apres la classe' e 'Sud Sound System' nel centro Lecce fiere, in piazza Palio. giovedì 30 dicembre 2010
...chi non muore si rivede!
Nadia Macrì, 28 anni, di Reggio Emilia. Renato Brunetta, 61 anni di Venezia. Molto probabilmente, se fosse stata accontentata, se avesse partecipato alle selezioni per fare la velina a “Striscia la notizia”, questa ragazza bruna dai profondi occhi neri e dal fisico... mozzafiato, si sarebbe aggiudicata gli stacchetti nel notiziario satirico di Mediaset. Invece, è finita anche lei al centro dell'inchiesta giudiziaria di Palermo su droga e sesso a pagamento, e aggiunge alla già ben nota rassegna di incontri a caro prezzo, altre seratine con premier e ministri. Sì perché Nadia, oltre a raccontare di aver incontrato intimamente il premier, dietro pagamento di 5 mila euro, dice di aver avuto rapporti mercenari anche con il ministro Renato Brunetta. Con lui, però, si sarebbe accontentata di 300 euro! Insomma, come quando si portano i bambini al Cinema o sull'autobus: prezzo ridotto al di sotto del metro e mezzo! Comunque passata la bufera delle escort e soprattutto scongiurata la caduta del governo, il ministro della Funzione Pubblica ha ripreso fiato: "La Cgil vive su Marte, si diletta con calcoli astratti e non si è accorta della crisi". Così Renato Brunetta torna sotto i riflettri e va all'attacco di Corso d'Italia, secondo cui gli statali perderanno 1.600 euro a testa per il blocco dei rinnovi contrattuali. E fa anche un bilancio della riforma della Pubblica Amministrazione che porta il suo nome, ricordando le innovazioni(!?) introdotte: "E' in atto una rivoluzione fredda e silenziosa", dice sottolineando come l'Europa ce ne stia dando atto, collocandoci per i servizi pubblici on line in cima alla classifica. Il ministro assicura anche che lo stesso blocco dei rinnovi contrattuali, deciso da Tremonti per ragioni di budget, non avrà riflessi sul meccanismo dei premi per i dipendenti, uno dei capisaldi della sua riforma. Perché, spiega, è legato alla parte accessoria della retribuzione. Confermato, dunque, l'addio al "vecchio meccanismo a pioggia" per cui i soldi andavano anche ai fannulloni. Ora davvero sarà valorizzato il merito? Brunetta respinge con forza pure la tesi che il mancato rinnovo dei contratti a termine nella pubblica amministrazione, previsto sempre dalla manovra economica, porterà ad una riduzione dei servizi. Tutt'altro. Il blocco del turn over, afferma, "servirà a migliorare l'efficienza e la produttività delle amministrazioni. E' in atto un cambiamento epocale: o le amministrazioni si riorganizzano oppure saranno sanzionate dai cittadini che sapranno di chi è la colpa". E' finita, quindi, l'epoca in cui "il blocco del turn over veniva aggirato con l'aumento dei contratti a termine o di quelli atipici". Le amministrazioni hanno gli strumenti per riorganizzarsi, a cominciare dalle procedure digitali. "Le infornate di nuove assunzioni in Sicilia e in Puglia sono dovute a carenze di personale?", è la domanda retorica del ministro: "tutte saranno impugnate. E se le amministrazioni saranno incapaci di riorganizzarsi ne risponderanno di fronte al popolo sovrano". Proprio a proposito di informatizzazione, il ministro ricorda la recente approvazione del Cad (il Codice dell'amministrazione digitale) da parte del governo. "Con cui - afferma ancora - si completa la riforma della pubblica amministrazione, con tempi certi e obblighi per il passaggio dalla carta al digitale". Un processo "irreversibile" che al 2012 sarà completato. C'é poi, tra le innovazioni apportate, la Pec (la Posta elettronica certificata) e, come detto, i servizi on line: "Metà dei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione nel campo sanitario - sostiene - è on line". Quindi, il pagamento delle bollette dal tabaccaio o al supermercato: in alcune casi già una realtà, ma che ora si diffonderà dappertutto.Lavoratori Fiat: schiavi, senza diritti e sotto ricatto!
Fim, Uilm, Ugl metalmeccanici, Fismic, l'Associazione dei quadri Fiat e il Lingotto hanno firmato il nuovo contratto di lavoro per i 4.600 dipendenti dello stabilimento di Pomigliano, che a partire da gennaio 2011 saranno riassunti dalla Newco, sulla base dell'accordo di giugno che sblocca investimenti per 700 milioni di euro per la produzione della nuova Panda. Alla trattativa non ha preso parte la Fiom che non aveva firmato l'accordo del 15 giugno e che non ha firmato nenache questo contratto! Il Comitato centrale della Fiom ha approvato il documento finale che, accogliendo la richiesta della Segreteria, proclama otto ore di sciopero generale dei Metalmeccanici per venerdì 28 gennaio. E' stato approvato con 102 voti a favore, nessun contrario e 29 astenuti. Si legge nel documento: ''L'obiettivo strategico della Fiat è chiaro: provare a cancellare in modo definitivo il sistema dei diritti individuale e collettivi nel lavoro''. Lo sciopero è necessario contro ''un attacco alla democrazia e ai diritti senza precedenti''. Aveva sottolineato il leader dei metalmeccanici Cgil, Maurizio Landini, che parla di ''atti anti-sindacali, anti-democratici e autoritari della Fiat'', e della necessità di ''reagire a questo attacco se non si vuole un imbarbarimento sociale''. Oltre lo sciopero del 28 gennaio la Fiom , ha spiegato Landini, organizzerà ''una raccolta di firme in tutti i luoghi di lavoro dei metalmeccanici per dire che il contratto deve restare senza deroghe, che gli accordi su Pomigliano e Mirafiori non vanno bene, che le libertà sindacali vanno difese nell'interesse di tutti e non solo della Fiom''. Ma vediamo quali sono i punti principali dell’accordo:- E’ previsto un investimento di 720 milioni, destinato alla produzione della nuova Panda.
- Saranno riassunti 4.600 lavoratori diretti, dall’indotto dovrebbe arrivare un posto di lavoro per almeno altri 10mila lavoratori.
- L’accordo esce dal sistema contrattuale previsto dalla Confindustria.
- La maggiorazione dello stipendio prevista è pari a 360 euro lordi all’anno, ovvero 20 netti al mese in busta paga.
- Per quanto riguarda l’inquadramento si passa da 7 a 5 livelli, con fasce al loro interno e revisione organizzativa pure della fasce più alte. Previsto il Tfr e cinque scatti di anzianità, il maturato è conservato.
- I lavoratori sino riassunti da Fabbrica Italia Pomigliano. Con la firma del contratto di assunzione, il lavoratore si impegna a rispettare l’accordo. Nel caso di violazioni sono previste sanzioni fino al licenziamento.
- Hanno diritto di rappresentanza solo i sindacati firmatari dell’accordo. Niente diritti dunque per Fiom e Slai-Cobas. L’Assoquadri Fiat invece avrà delegati.
- L’organizzazione del lavoro è basata su 18 turni settimanali. L’utilizzo degli impianti si sviluppa su 24 ore al giorno e 6 giorni alla settimana. Un operaio lavorerà una settima per sei giorni, un’altra per quattro.
- Le pause in catena di montaggio sono ridotte da 40 a 30 minuti. La pausa mensa spostata a fine turno.
- Nel caso di picchi di assenze per malattia collegati a scioperi, manifestazioni o “messa in libertà” per cause di forza maggiore, l’azienda si riserva di non pagare i primi tre giorni.
- Sono previste sanzioni per il mancato rispetto dell’accordo anche per le organizzazioni sindacali.
- Sciopero: non può essere proclamato nei casi in cui l’azienda ha comandato lo straordinario per motivi di avviamento, recuperi produttivi e punte di mercato.
Tutti pazzi per i saldi!
Sarà di 415euro la spesa media delle famiglie italiane per gli acquisti nei saldi invernali: la previsione arriva dalla Confcommercio che sottolinea come nel complesso si spenderanno in abbigliamento e accessori circa 6,2 miliardi di euro pari al 18% del fatturato dell'intero settore. In media - secondo l'indagine dell'associazione dei commercianti - ogni persona spenderà 173 euro. I saldi partiranno il due gennaio a Napoli, Palermo, Potenza e Catanzaro mentre i consumatori di Roma, Milano, Venezia, Firenze, Torino e Genova dovranno aspettare il 6 gennaio. I più pazienti dovranno essere i consumatori di Aosta, la città italiana che inizierà le vendite promozionali per ultima il 10 gennaio. E proprio sull'inizio a macchia di leopardo dei saldi la Confcommercio ha effettuato un sondaggio dal quale emerge che oltre 80% di commercianti e consumatori sono favorevoli ad una data unica di avvio. La maggioranza delle famiglie italiane fara' acquisti in occasione dei saldi (15 milioni di nuclei su 25,1 famiglie italiane). La Confcommercio prevede, a causa di una stagione invernale non buona per i negozianti, che l'offerta sia molto ampia e che gli sconti medi siano molto elevati (oltre il 40%). ''Quest'anno - afferma il presidente di Federmoda-Confcommercio Renato Borghi - l'offerta ampia e gli sconti interessanti ci fanno ben sperare per una positiva stagione dei saldi che potrebbe anche rappresentare il tanto atteso segnale di inversione di tendenza''. Ecco "le date" sull'avvio dei saldi:
- ABRUZZO 6 gennaio - 6 marzo
- BASILICATA 2 gennaio - 2 marzo
- CALABRIA 2 gennaio - 28 febbraio
- CAMPANIA 2 gennaio - 31 marzo
- EMILIA ROMAGNA 6 gennaio - 6 marzo
- FRIULI VENEZIA GIULIA 3 gennaio - 31 marzo
- LAZIO 6 gennaio - 16 febbraio
- LIGURIA 6 gennaio - 19 febbraio
- LOMBARDIA 6 gennaio per 60 gg
- MARCHE 6 gennaio - 1 marzo
- MOLISE 2 gennaio - 28 febbraio
- PIEMONTE 1 gennaio - 31 marzo Torino 6 gennaio-3 marzo
- PUGLIA 6 gennaio - 28 febbraio
- SARDEGNA 8 gennaio - 8 marzo
- SICILIA 2 gennaio - 15 marzo
- TOSCANA 6 gennaio - 6 marzo
- UMBRIA 6 gennaio per 60 gg
- VALLE D'AOSTA 10 gennaio - 31 marzo
- VENETO 6 gennaio - 28 febbraio
- BOLZANO (PROVINCIA) 8 gennaio - 19 febbraioBolzano
- TRENTO (PROVINCIA) I commercianti determinano liberamente i periodi in cui effettuare i saldi nella durata di 60 giorni.
Statali: slitta al 2015 il termine di opzione per il Tfr.
E' stato prorogato al 31.12.2015 il termine entro il quale i dipendenti pubblici possono esercitare l'opzione per la trasformazione del Trattamento di Fine Servizio (TFS) in TFR. E' stato infatti firmato l'accordo quadro tra l'Aran e le rappresentanze dei lavoratori che stabilisce lo slittamento del termine originariamente previsto per il 31 dicembre 2010, nella considerazione che sono tuttora in atto le iniziative per la costituzione dei Fondi Pensione complementare per i pubblici dipendenti. Entro la fine del 2015 pertanto i dipendenti pubblici in regime di TFS (indennita' di buonuscita, indennita' premio di servizio, indennita' di anzianita') che vogliono aderire ad un Fondo pensione devono optare per il TFR, che costituisce la principale forma di finanziamento della previdenza complementare. L'opzione deve essere effettuata contestualmente all'adesione ad un Fondo Pensione. Per quanto riguarda le modalita' di conferimento del TFR alla previdenza complementare, le regole sono parzialmente diverse a seconda dell'anzianità del lavoratore. I dipendenti a tempo indeterminato, in servizio al 31 dicembre 2000, versano al Fondo pensione una quota di TFR stabilita dalla contrattazione, fino alla misura massima del 2% della retribuzione utile, mentre il restante TFR (che rappresenta il 4,91% della retribuzione utile) viene liquidato direttamente all'interessato alla cessazione dal servizio insieme al TFS maturato fino al momento dell'adesione. I dipendenti a tempo indeterminato in regime di TFR assunti dopo il 31 dicembre 2000 versano al Fondo Pensione l'intero TFR mentre quello maturato fino alla data di adesione viene liquidato direttamente alla cessazione dal servizio. I dipendenti a tempo determinato in regime di TFR, in servizio al 30 maggio 2000 o assunti successivamente, versano al Fondo pensione l'intero TFR. L'Italia è un paese ricco e diseguale.
Se sulla tua busta paga leggi 1.200 euro c'è ben poco da stare allegri e, soprattutto, c'è ben poco da capire! Non bisogna certo essere dei fini economisti per rendersi conto che "il tuo" è uno stipendio che a stento ti consente di sopravvivere! E poi, chi l'ha detto che i numeri dell'economia non parlano all'uomo della strada? Ce ne sono alcuni semplici da leggere e che dicono molto del mondo in cui viviamo. Ad esempio quelli appena pubblicati dalla Banca d'Italia in uno studio dal titolo eloquente: "La ricchezza delle famiglie italiane". Si parla, appunto, di ricchezza complessiva, da cosa è composta e di come è distribuita tra la popolazione. L'Italia è un paese ricco. Il primo dato riguarda la ricchezza complessiva:• le famiglie italiane posseggono (con riferimento a fine 2009) una ricchezza lorda di circa 9.448 miliardi di euro;
• quella netta, cioè sottraendo le passività finanziarie (mutui, prestiti personali, ecc.), ammonta a 8.600 miliardi;
• è una ricchezza in aumento: la variazione annua è del +1,3%;
• il valore della ricchezza media per famiglia è di circa 350mila euro.
Ma come insegna "il pollo" di Trilussa, e come vedremo tra poco, la media inganna. L'Italia è ricca anche in rapporto al resto del mondo:
• il nostro paese possiede il 5,7% della ricchezza mondiale,
• ma ha solo l'1% della popolazione mondiale,
• e il 3% del Pil (prodotto interno lordo) globale.
Questo significa che, rispetto al mondo, gli italiani sono più ricchi del loro paese. La musica cambia (per molti) quando si va a guardare la distribuzione di questa ricchezza. In termini tecnici si dice che il grado di concentrazione è alto: poche famiglie hanno molto e molte famiglie hanno troppo poco. Il dato di Bankitalia è significativo:
• il 10% delle famiglie più ricche possiede quasi il 45% della ricchezza complessiva;
• il 50 delle famiglie più povere possiede il 10% della ricchezza complessiva.
Un dato che ci avvicina agli Usa, dove le differenze economiche sono molto più accentuate che in Europa da sempre più "equi". Questo perché il vecchio continente è la patria del cosiddetto "welfare state", cioè di un sistema economico che mette a disposizione di tutti, e non solo dei più ricchi, una serie di servizi (sanità, previdenza sociale, scuola) e li finanzia con il prelievo fiscale e il principio di progressività dell'imposta (i più ricchi pagano di più). Si chiama ridistribuzione della ricchezza.E' la principale scelta di politica economica che i governi devono fare: aumentare o diminuire la concentrazione della ricchezza. Per le posizione più liberiste l'economia deve regolarsi da sé e la diseguaglianza non va combattuta a tutti i costi. Ma una concentrazione della ricchezza troppo elevata danneggia l'economia perché riduce il volume generale dei consumi. Proprio quello che in una situazione di crisi si dovrebbe evitare.
La narrazione dell'azzurro.
di Paola Mauri. Era nascosta in un canneto che la proteggeva e il fruscio delle piante al vento la ricollocava nella vita; in quella vita primordiale nella quale forse ancora non era, ma che a tratti e in occasioni del tutto a se stanti ritornava come un qualcosa che non sapeva descrivere.Perché era lì non lo sapeva più, ma era in quel luogo e dentro quel corpo e in mezzo ad una vita vegetale che l’avvolgeva e la proteggeva. In un tempo lontano e forse millenni di secondi prima era stata e poi più nulla. Il mare con le sue onde aveva cancellato i segni che lei aveva lasciato nuovamente, e ancora e ancora …
Poi si trovò vicino ad un mucchio di alghe semi bagnate. Respirò profondamente l’odore che emanavano e si sentì viva, lì, in quel momento. Ci furono altri secoli che passarono e si trovò ancora in altri posti dove tutto circolava, tutto fluiva e tutto era come era sempre stato. Ma come era stato lei non lo ricordava più. I suoi secoli ormai pesavano e quello che pensava era un rifugio che avrebbe potuto ancora ridire ed era questione di pensare cosa dire, quando tutto era stato detto da sempre in quel sempre circolare, contenitore, amico e suggeritore. Ma quel sempre rimaneva inascoltato quando non lo si voleva ascoltare, annoiati da un accadere che era già accaduto e che era in altre forme, solo apparentemente.
E allora quel bagliore che poteva essere tutto, visto da una qualche prospettiva diversa, diventava un fuoco benevolo invece di un ordigno e l’azzurro era veramente azzurro.
E ritornò quel sogno in cui un giovane correva sulla spiaggia in una mattinata splendida d’autunno… andava veloce verso un muro che avrebbe dovuto valicare. Si voltò verso di lei che si rammentò dell’azzurro che era nell’oltre.
Le regole, se regole c’erano state, forse erano state trasgredite; forse tutto si rimpallava e si omologava nuovamente per una nuova storia e forse il sonno benevolo ricopriva tutto e tutto acchetava, nella vanità complice che non era né tu né io, ma noi.
E quella bambina dalle lunghe trecce, piccola minuta, graziosa, un giorno, vedendola con le trecce sciolte, mi disse: l’ho fatto per vanità.
Imparai allora quella parola fondamentale. Non me la spiegò mai nessuno, ma una creatura in quel momento volendo sfoggiare i suoi capelli bellissimi, mi donò un significato… così, naturalmente, come la scuola non sa o non vuole fare.
E allora tutto ritorna alla sferitudine ed a quel tutto gira e all’eterno ritorno… di un azzurro intenso e infinito.
Siamo fratelli, eppure non lo abbiamo ancora capito.
Metro Roma: semplicemente scandalosa!
Le stazioni della metropolitana di Roma? Roba da 'Terzo Mondo'! Migliaia di romani che si spostano con la metropolitana, quotidianamente costretti a vivere un’odissea fatta di scale mobili rotte, bagni e ascensori fuori servizio, neon fulminati, infiltrazioni d’acqua che gocciano dal soffitto e che spesso creano vere e proprie pozzanghere sulle banchine. Per non parlare delle postazioni antincendio manomesse e con gli sportelli aperti e le scritte sui muri. L’unica cosa che funziona a mestiere sono i televisori giganti che mandano la pubblicità sparata a mille decibel! Che si tratti delle fermate in periferia o quelle del centro storico non fa differenza, così come non è una discriminante che si prenda in esame la linea A o quella B o il trenino che porta al Lido di Ostia. Il degrado è trasversale. Un primo esempio? Il cartello affisso in corrispondenza delle scale mobili per la discesa al binario della fermata di Castro Pretorio: «Si informa la gentile “clientela” che a causa dei ripetuti atti vandalici, chiunque fosse sorpreso a manomettere le scale mobili verrà denunciato». Proprio una delle scale mobili, quella che porta alle banchine, non è funzionante. Alla stazione Flaminio lo stato di abbandono aggredisce i pendolari non appena imboccato il cunicolo che conduce ai tornelli: lungo le pareti i pannelli sono divelti in più punti e i cavi elettrici pendono scoperti in corrispondenza dei distributori automatici di bevande e delle biglietterie automatiche: su quattro, una non funziona. Alla fermata di piazza di Spagna le chiazze di muffa sulle pareti salutano i turisti appena scesi dal treno, l’acqua goccia dal soffitto, alcuni neon sono fulminati e una scala mobile è rotta. Anche a Repubblica si trovano facilmente i cavi elettrici scoperti lungo la banchina in direzione Anagnina, oltre a una postazione antincendio con lo sportello sfondato. Se si prova a risalire in superficie, sulla scala mobile è sufficiente alzare lo sguardo verso l’alto per notare i pannelli divelti nel contro soffitto e alcuni neon fulminati. E a Termini? Non ci sono solo i percorsi impossibili, affollati e stretti realizzati a causa dei perenni lavori in corso: una delle scale mobili che porta in superficie non è funzionante. Prossima fermata, San Giovanni. Appena varcato il tornello, si scorgono fili elettrici scoperti intorno all’orologio a sinistra del gabbiotto del personale Atac, mentre una delle due scale mobili per l’accesso ai treni è fuori uso. Infiltrazioni d’acqua sui muri anche a Re di Roma e Colli Albani, mentre a Porta Furba si scorgono più di dieci lampade fulminate sulla banchina in direzione Anagnina. Ma il piatto forte è a Numidio Quadrato, dove una vasta area sulla banchina è transennata a causa dello scoppio di una tubatura. Ad Anagnina, invece, i bagni delle donne sono allagati manca la carta igienica e anche il sapone per lavarsi le mani. Sempre meglio che a Valle Aurelia, dove uno dei due bagni è rotto, come pure a Cornelia, e l’ascensore è fuori servizio. E non finisce qui. Perché le stazioni della metropolitana di Roma sono “democratiche” e la situazione, sulla linea B, non è migliore: neon fulminati nel cunicolo subito prima dei tornelli della metro alla stazione Termini, scala mobile che porta ai treni ferma per un guasto. Bagni fuori servizio anche a piazza Bologna. Al Policlinico i monitor per le informazioni lungo la banchina in direzione Laurentina sono spenti, una scala mobile è rotta, e poco prima della banchina c’è un bel secchio rosso: dentro, l’acqua che cade da una plafoniera sul soffitto. E i bagni? Riparati da poco, dopo settimane intere di non agibilità. Al Circo Massimo, dove la “pioggia” dal soffitto non manca mai, la situazione è paradossale: se si vuole cambiare direzione, si è costretti ad uscire in superficie, attraversare viale Aventino e entrare nell’accesso che si trova sul lato opposto della strada. Stessa situazione alla fermata di Numidio Quadrato, sulla linea A. In questo caso, si dovrà attraversare via Tuscolana. La linea per Ostia, poi, è un vero scandalo a cielo aperto! Vetture vecchie, decrepite e maleodoranti, corse saltate, lavori di manutenzione straordinaria che hanno chiuso tutte le stazioni dopo quella di Ostia Centro. E i pendolari che, in perfetta sintonia con la speculazione edilizia, aumentano a dismisura lungo tutto il percorso del trenino. Un tempo - lo ricordiamo per i più giovani – il trenino del litorale romano portava direttamente a Termini, ma da parecchi anni a questa parte, senza nessuna spiegazione logica, il fiume di gente che viene da Ostia, Acilia, Malafede, Casal Bernocchi, e da tutti i ‘dormitori’ limitrofi, viene scaricato alla stazione di San Paolo per riversarsi nella linea - stracarica pure quella - che viene dalla Laurentina: un vero caos, provare per credere!Ho trascorso Natale sul web in cerca di lavoro!
di Giorgia Civitenga. Salve, è la disperazione che mi porta a scrivere, dopo aver trascorso il Natale su internet, alla ricerca di un lavoro. Avevo tanti sogni, tanti progetti che "qualcuno" mi ha portato via... ma chi è questo "qualcuno"? Non so con chi prendermela neanch'io... Con le agenzie interinali? Con chi ha inventato "il lavoro interinale"? Con chi ha istituito l'apprendistato? Non lo so... non mi interessa... non m'importa più nulla... Ho 23 anni e una vita inutile. Sono stanca di svegliarmi la mattina sapendo che non servirò a nessuno, stanca di comprare decine di giornali per consultare le offerte di lavoro, inviare curriculum sperando che qualcuno prima o poi chiami. Ho esperienza, ho cercato di sfruttare ogni singola opportunità, ho lavorato nei supermercati, ho fatto volantinaggio, ho fatto la segretaria, ho vinto due edizioni delle olimpiadi multimediali, scrivevo articoli, ho vinto un premio letterario, ho fatto la hostess per eventi e congressi e venduto la verdura al mercato. Ho lavorato duramente in ogni situazioni, ho lavorato 'contenta' di sentire la fatica, contenta di sentirmi utile, contenta di aver contribuito a migliore l'immagine di qualsiasi azienda. Arrivata a 23 anni senza un lavoro mi chiedo... cosa ne sarà di me? Sono conscia del fatto che ci sono dei padri di famiglia che non hanno un'occupazione, conscia del fatto che ci sono persone in attesa di esser chiamate dopo aver vinto un concorso 10 e 15 anni fa... Sono certa che ci sono mille altre persone più bisognose di me, ma quello che chiedo a questo mondo è di provare, almeno per un momento, a mettersi nei miei panni e in quelli di tutte le persone come me. Cosa significa "sentirsi inutili"? Cosa significa vivere senza progetti, senza poter fare nulla dalla mattina alla sera? Cosa significa vivere attendendo un posto di lavoro? Sono al limite, non sopporto più questa vita. Mai avrei sognato di scrivere una lettera del genere, senza badare alla grammatica, al corretto uso di verbi e aggettivi. Mai! Eppure ho sentito il bisogno di scrivere in questo modo... come se stessi parlando con un amico, in una piazzetta al tramonto, dopo l'ennesimo giorno vuoto. Chi sono io? Cosa diventerò senza un lavoro? Avrò mai una pensione? Riuscirò mai a lavorare per una settimana intera? Dovrò continuare a lavorare "a chiamata" tramite agenzia interinale per guadagnare 50 euro in un mese? In un paese dove ogni giorno la Costituzione viene offesa e ripudiata è normale farsi queste domande. Ho bisogno di un lavoro, ho bisogno di qualcuno che mi dica di non mollare. La 'Guida Michelin' per i poveri della capitale.
Informazioni che aiutano a sopravvivere. Così il portavoce della Comunità di Sant'Egidio Mario Marazziti ha definito la nuova guida “Dove mangiare, dormire, lavarsi” pronta anche per il 2011. La cosiddetta “Guida Michelin dei poveri” è stata presentata presso la sede di Sant'Egidio e sarà distribuita nei giorni delle festività natalizie come regalo a chi vive per strada, ma anche agli operatori del servizio sociale. Giunta alla ventunesima edizione e già pronta in 16mila copie, la guida di Sant'Egidio, quest'anno è stata realizzata in collaborazione con il ministero del Welfare e la Camera di Commercio di Roma. In 215 pagine, dieci in più rispetto alla scorsa edizione, racchiude circa mille indirizzi, 33 mense (cinque in più rispetto al 2010), 36 posti dove dormire (3 in più), 15 punti dove lavarsi (2 in più), 24 strutture mediche e 18 centri di ascolto. "Abbiamo pensato questa guida per le seimila persone senza dimora a Roma - ha spiegato Marazziti - ma sicuramente potrà essere utile anche per i trentamila anziani soli della capitale e per le famiglie più disagiate. Sarà il nostro regalo di Natale per i poveri della città". Secondo la Comunità di Sant'Egidio a Roma ci sono circa 6.000 persone senza dimora: "Durante l'inverno trovano accoglienza presso i centri notturni del Comune o di associazioni di volontariato circa 2.700 persone; 2.300, invece, non trovano accoglienza e dormono per strada o in rifugi di fortuna; 1.000 in insediamenti spontanei nella periferia della città. Le donne sono circa il 15% dei senza dimora, gli stranieri sono l'80%. Di questi, circa 2.000 sono rifugiati e richiedenti asilo". Sant'Egidio anche quest'anno ha aperto a Trastevere uno spazio di accoglienza in più come risposta immediata al freddo invernale. Il centro, che dispone di una ventina di posti, è destinato ad accogliere le persone che vivono abitualmente per strada e si trova all'interno di Palazzo Leopardi in piazza Santa Maria in Trastevere....le solite promesse di fine anno!
di Angelo D'Amore. Ennesimo impegno ufficiale del governo per risolvere la crisi rifiuti a Napoli: città pulita per fine anno! Ancora una volta, il premier Berlusconi ci mette la faccia, garantendo la risoluzione del problema in pochi giorni. Come nel 2008, il Presidente del Consiglio (convinto di un complotto ai suoi danni), seguirà personalmente l'evolversi della situazione. La città anche nelle feste natalizie era sommersa dai rifiuti. Nelle vie dello shopping, i sacchetti della spazzatura erano in bella mostra, invadevano le strade, costringendo i pedoni ad improbabili slalom durante il tradizionale passeggio. In tutti i telegiornali andati in onda a Natale, le penose immagini di Napoli passavano ripetutamente a tutte le ore, determinando inevitabilmente tra noi residenti, un forte senso di vergogna e di disarmante imbarazzo. La città è allo stremo. Questa forma di peste persistente a cavallo tra i due milleni, ha sfinito il territorio, mortificato i suoi abitanti, sfregiato in modo indelebile l'immagine di una delle metropoli più belle al mondo. Un'emergenza durata quasi 17 anni, ha castrato qualsiasi sogno di rinascita, dirottando inesorabilmente il capoluogo partenopeo, verso un inesorabile e quanto mai scontato crepuscolo. Un'intera generazione è vissuta nella monnezza, marchiata fin dalla nascita, da questa disdicevole e logorante onta indelebile. I cittadini napoletani hanno smarrito anche l'orgoglio e, con esso, anche quel senso di anarchica ribellione, di protesta virulenta contro il sopruso e l'ingiustizia. L'epoca dei Masaniello non esiste più all'ombra del Vesuvio. La gente è stanca, sfiduciata, non ha più la voglia e le forze per reagire, accetta passivamente il suo triste destino. La prova evidente è che i napoletanti pagano la tassa sui rifiuti più cara d'Italia. Al danno, segue inesorabile, la mortificante beffa. Da queste parti si dice: "cornuti e mazziati". Basterà l'ennesima promessa? Riuscirà l'incantesimo di fine anno? Chissà. In Italia si sono promessi anche ponti sospesi sul mare... Dopo un Natale in emergenza, un capodanno con il rischio incendi da petardi, speriamo che almeno l'Epifania... tutta la monnezza porti via. Tanti auguri per un Felice 2011 Il Paese di Pinocchio.
di Maria Pia Caporuscio. Il metodo Vanna Marchi che vendeva code di topi morti in cambio di milioni, sarebbe deriso persino dalle antiche tribù, invece nel nostro Paese viene adottato, seguito e praticato persino da 'giornalisti' che si inventano favole idiote, per mantenere lo scettro all’imperatore. Nella politica italiana si recita a soggetto: un imbonitore sentenzia che in tre giorni farà sparire la mondezza dalle strade di Napoli, che ricostruirà L’Aquila in sette giorni, che gli italiani saranno i più ricchi del mondo, che un Cesare è tornato ad imperare come ai tempi dell’antica Roma e gli italiani si prostrano in adorazione dell’illuminato. Se questa storia dura ormai da vent'anni, bisogna riconoscere che gli italiani vivono sotto un incantesimo, che posseggono sì gli occhi, ma sono accecati! Non vedono la mondezza ancora nelle strade di Napoli, non vedono che L’Aquila non esiste più, non vedono la gente disperata in cerca di un lavoro, non vedono i giovani tutti disoccupati o sottoccupati o senza mai essere occupati, non vedono la rabbia degli studenti incoraggiati a non studiare, non vedono i padri spartire la misera pensione per sfamarli. Non vedono che il loro Paese ha ingranato la marcia indietro e in fondo c’è il baratro. Gli italiani vedono solo il cantastorie e gli credono come bambini alla befana. Ma questo è il Paese di Pinocchio e quando qualcuno osa svegliarsi e vorrebbe risvegliare anche gli altri, subito entrano in azione i maghi e le streghe per riportarli a sognare. Stando così le cose potrebbe persino accadere che, se a reti unificate l’imbonitore invitasse gli italiani a legarsi due salami sotto le ascelle e buttarsi dalla cupola di San Pietro giurando che volerebbero sul pianeta dei desideri per diventare giovani e belli, ricchi e immortali, le fila degli aspiranti angeli sarebbero affollatissime. Il nostro non è un Paese reale, se così fosse scoppierebbe subito una guerra civile tra chi dorme e chi è sveglio. Appiccherebbero fuoco al Parlamento dove risiedono attori, comparse, gente malavitosa che da anni saccheggia il Paese! Scoppierebbe una rivolta per riaffermare che la legge è uguale per tutti! Si rivolterebbero per imporre il rispetto della Costituzione, unica cosa giusta, reale, viva e vera! Scoppierebbe una rivolta per vietare al potere di raccontare ancora favole. Scoppierebbe una rivolta per riportare il Paese alla realtà. Ma L’Italia è un Paese irreale, è sotto incantesimo e non basterà la fata turchina a risvegliarla. Le forze del male sono diventate potenti e i tentacoli che l’avvinghiano potrebbero disintegrarla, solo un miracolo potrebbe ancora salvarla.mercoledì 29 dicembre 2010
Scoppia la lite in casa di... Tonino!
di Andrea Carugati. Tonino Di Pietro è alle prese con la questione morale. Ma stavolta l’ex pm di 'Mani Pulite' perde il ruolo di Grande Accusatore. A lui tocca il banco degli imputati. In senso metaforico, visto che tre suoi pupilli, guidati dall’ex collega De Magistris, sparano a zero sulla gestione dell’Idv e dicono che nel partito che ha fatto della legalità la sua bandiera c’è una spinosa e scottante questione morale, una deriva, di cui le ultime vergogne Razzi e Scilipoti sono solo la punta dell’iceberg che piano piano sta emergendo. De Magistris, insieme all’eurodeputata Sonia Alfano e al consigliere regionale lombardo Giulio Cavalli, chiede a Di Pietro una "brusca virata, con un deciso no alla deriva dei signori delle tessere, ai transfughi, agli impresentabili che oggi si fregiano si appartenere a questo partito. Si faccia aiutare a fare pulizia, riparta dalla base", incalzano i tre dissidenti. Mentre Paolo Flores d’Arcais, un tempo sodale nel nome della legge, pubblica sul sito di Micromega un televoto in cui oltre il 70% inchioda Tonino e le sue scelte come responsabili della crisi morale dell’Idv. E spara ancora più duro: "Di Pietro sta portando l’Idv al suicidio, forse è troppo tardi per rifondare il partito". La replica del leader, sul suo sito Internet, è una difesa carte alle mano della onorabilità dell’Idv. Tonino allega le carte di una vicenda penale che lo vedeva accusato dall’ex amico Elio Veltri di aver mescolato indebitamente i rimborsi del partito con una associazione personale gestita da lui stesso insieme alla moglie. Le carte della procura di Roma dimostrano che l’accusa era infondata e dunque archiviata. "Quante calunnie e diffamazioni abbiamo ricevuto in questi anni - si duole l’ex pm. Piano piano l’acqua sta diventando pulita. Noi le mele marce le abbiamo sempre allontanate, e anche per i casi Razzi e Scilipoti mi sono rivolto alla procura. A volte chi critica è interessato a prendere lui stesso il posto di chi viene criticato". Eccola qui, la questione, tutta politica. La sfida di De Magistris al regno di Tonino, in nome della legalità e della pulizia, in unamaro contrappasso. L’europarlamentare risponde a l’Unità: "Non voglio prendere nessun posto, Di Pietro stia tranquillo, io sono leale e lui lo sa benissimo. Noi poniamo una questione serissima, l’Idv è a unbivio: deve scegliere se essereunpartito padronale che imbarca i Razzi e gli Scilipoti oppure un partito aperto e plurale. Se svolta, l’Idv può ancora dire la sua. Non mi aspettavo i toni violenti di Donadi e Belisario che mi accusano di aver dato una coltellata alle spalle". Il mite capogruppo alla Camera Massimo Donadi, però, non fa retromarcia: "Io il partito lo conosco bene, De Magistris non può sostenere che nell’Idv ci sia una questione morale, è una cosa che offende. Vuole forse dire che si sono corrotti che scorazzano? Non è così, nei casi isolati di persone non all’altezza abbiamo provveduto. Costruire un partito dal nulla è faticoso, da noi c’è gente che dà l’anima per costruire una classe dirigente. Per oltre il 90% dei casi ci siamo riusciti, e lui cosa fa? Nulla, tranne salire ogni tanto sul piedistallo. De Magistris sta cercando di accreditare l’idea che solo lui rappresenta la gente perbene contro le nomenklature di palazzo. Ma è un tentativo ridicolo e ipocrita". Eppure la critica giustizialista alla gestione di Tonino dura da mesi. E anche la sfida al leader. Al congresso del febbraio scorso, i contrasti sembravano appianati. Poi Razzi e Scilipoti hanno ridato fuoco alle polveri. E a metà gennaio, all’esecutivo nazionale, si prevedono fuochi d’artificio! La chirurgia estetica a tutti i costi...
di Venera Saglimbeni. In una società dove non è consentito invecchiare, dove l’estetica ha preso il posto dell’etica, dove l’anima è stata sopraffatta dal corpo, dove l’apparire conta più dell’essere, la bellezza è diventata un dovere sociale, l’imperativo del nostro tempo, il prezzo da pagare per una longevità sempre più scontata. La chirurgia estetica, nuova dea dell’Olimpo, consentendo la correzione di difetti veri o presunti, ha permesso l’affrancatura da quella natura che nel modellare il nostro corpo ha ignorato i desideri personali di ognuno. L’intervento estetico, diventato ormai fenomeno di massa, spiana non solo le rughe, ma anche gli inestetismi del nostro io. Un io sedotto da se stesso, alla continua ricerca del Narciso che è in noi. Il nesso tra mente e io corporeo, o meglio tra ciò che la nostra mente elabora e il modo di relazionarsi con il mondo è fondamentale per l’equilibrio psicofisico, così almeno sostiene la psicologia. Sembra che ad ogni cambiamento esteriore corrisponda una rielaborazione dell’immagine interiore e che questa rielaborazione incida poi a livello mentale e condizioni il rapporto con gli altri. La correzione chirurgica, insomma, mirerebbe più ad una identificazione con il gruppo che a una questione puramente estetica. La bellezza fisica è spesso sinonimo di successo ed essere belli aiuta ad avere fiducia in se stessi, accresce l’autostima e aumenta anche la produttività lavorativa e scolastica. Non sono forse queste le motivazioni che fanno correre dal chirurgo estetico? È superfluo ribadire che la bellezza è soprattutto armonia di forme e di proporzioni, concetto che va al di là dell’effimero passaggio della moda del momento. “La bellezza è una lettera aperta di raccomandazione che conquista subito i cuori”, sosteneva Schopenhaurer. E il riferimento del filosofo tedesco non si legava certo all’idea platonica di beltà. Ma sentirsi belli corrisponde con l’esserlo veramente? Se si osservano i modelli dello star system, idoli e semidei per le persone comuni, si notano volti picassiani, pesantemente ritoccati, quasi stigmatizzati nella loro fissità, che mostrano segni più gravi di quelli del tempo. Per non parlare poi di quei casi dove i risultati “mostruosi” sono l’incontro di due negatività: desideri irrealistici del paziente e trattamenti dannosi e inutili da parte del chirurgo. Come siamo lontani dall’ideale di perfezione dell’arte greca, tanto lontani da assumere come nuova parola d’ordine: esagerare. Si esagera infatti, con il volume delle protesi mammarie, si esagera con il lifting che innalza in modo innaturale palpebre e guance e si esagera con le iniezioni di filler e tossina botulinica. E i dati statistici relativi a blefaroplastica, rinoplastica, liposcultura, mastoplastica additiva o riduttiva, chirurgia delle orecchie e quant’altro, ci trasmettono ormai l’immagine di un’Italia “rifatta” con un tariffario che varia a seconda dell’entità del difetto da correggere, della struttura del ricovero e del prestigio del chirurgo.Il disastro della Ferrovia Roma-Lido.
di Alessandro Claudio Meta. I continui disagi di questi giorni sulla linea"Roma Lido" mostrano inequivocabilmente quale sia il livello di indifferenza delle istituzioni e dell'ATAC (ex Metro Spa), incapaci di dare risposta all'esigenza di mobilità di un territorio, il 13°Municipio (Ostia ed entroterra), martoriato da anni solo con costruzioni indiscriminate, sia abusive che legali, e che si prepara a subire un'altra definitiva e tombale colata di cemento. La gravità della situazione è sotto gli occhi di tutti. Guasti in continuazione, treni vecchi e sudici che si rompono, corse saltate perchè mancano i macchinisti e perchè mancano anche i soldi per pagare lo straordinario a quelli in servizio. Passeggeri che ormai impiegano anche più di 2 ore per raggiungere Roma.Insomma: accade di tutto su questa Ferrovia che, ricordiamo, trasporta 100 mila passeggeri al giorno e serve un bacino di oltre 350 mila abitanti. Accade anche un'altra cosa semplicemente incredibile. L'ATAC (ex Metro Spa) a cominciare dal 2002, ha avuto assegnati ingenti finanziamenti (oltre 60 milioni) per realizzare una serie di importanti interventi di potenziamento ed ammodernamento della Ferrovia Roma-Lido. Ne ricordiamo alcuni:
1) Potenziamento elettrico della linea, ammodernamento degli apparati di segnalamento ed altri importantissimi interventi tecnologici per consentire l'aumento dei treni e migliorare la sicurezza;
2) Ristrutturazione completa di n.19 treni, dismessi dalla linea A, con montaggio anche dell'aria condizionata;
3) Costruzione della nuova Stazione di Acilia Sud/Dragona
4) Realizzazione delle barriere antirumore;
5) Ristrutturazione della Stazione di Tor Di Valle;
6) Scale mobili alla Stazione di Ostia Antica
7) Numerosi altri piccoli, ma indispensabili interventi per trasformare la Roma Lido in metropolitana.
Ebbene: dopo 8 anni dal finanziamento, solo una piccolissima parte di questi lavori è stata realizzata.
1) La Stazione di Acilia Sud attende DA UN ANNO l'indizione della gara europea di appalto, nonostante che, pur con imperdonabile e gravissimo ritardo, è stata ormai completata la progettazione e conclusa positivamente tutta la procedura autorizzatoria (conferenza dei servizi e benestare vari);
2) Le barriere antirumore non sono state ancora cantierate. Nel frattempo il finanziamento del 2002 consente ora di coprire solo una parte dell'abitato di Ostia e non copre quello di Acilia Sud.
3) Non si vedono ancora gli interventi di potenziamento tecnologico e della sicurezza. Non ci si deve stupire, quindi, se con un po' di freddo o pioggia, la Roma Lido si blocca!
4) Sono stati ristrutturati (senza però l'aria condizionata e l'adeguamento alla tecnologia più moderna) n.11 dei 19 treni previsti (treni vecchi di 30 anni, pomposamente denominati "Frecce del Mare"). Questa ingente spesa di numerosi milioni di Euro, però, è risultata completamente inutile. Infatti tutte le Frecce del mare, dopo il grave deragliamento di una Freccia avvenuto nel marzo 2010, sono stati richiamati in officina nel luglio scorso per... problemi tecnici! E' stato dichiarato addirittura sulla stampa che n.7 di questi treni non potranno mai rientrare in servizio per "gravi problemi di sicurezza". Se così è: si configurerebbe un colossale spreco di denaro pubblico di cui dovrebbe occuparsi la Corte dei Conti.
Il Sindaco di Roma, il Presidente della Regione e l'ATAC, invece, non dicono nulla di ufficiale su questo gravissimo fatto. Nel frattempo sono stati rimessi in circolazione i vecchissimi e scassatissimi treni che dovevano essere demoliti.
SONO QUESTI I DRAMMATICI NUMERI DEL DISASTRO DELLA FERROVIA ROMA LIDO! E sono queste la ragioni che provocano enorme disagio a centinaia di migliaia di romani. Per questo, Chiediamo al Sindaco di Roma, che controlla ATAC, al Presidente della Regione, competente a monitorare gli ingenti investimenti sulla Roma-Lido, di intervenire con urgenza a porre soluzione alla grave situazione esistente. In particolare chiediamo:
1) che si accertino le responsabilità dei citati gravi ritardi nel potenziamento della linea e nella inquietante vicenda dei gravi problemi tecnici riscontrati sulle Frecce del Mare ristrutturate;
2) Che si forniscano immediatamente garanzie sull'acquisto di nuovi e moderni treni per far fronte all'enorme domanda di mobilità degli utenti della Roma-Lido, ponendo fine al vergognoso spreco di denaro pubblico compiuto nell'operazione "revamping deile vecchie carrette dismesse dalla linea Metro A" (treni obsoleti, risalenti al 1980, con decine di milioni di chilometri all'attivo).
3) Che si proceda immediatamente alla costruzione della Stazione di Acilia Sud / Dragona, che serve una bacino di oltre 60 mila abitanti, e che contribuirebbe a decongestionare anche il traffico dell'entroterra di Ostia.
4) Che il Comune di Roma proceda immediatamente alla realizzazione anche dell'opera complementare alla Nuova Stazione di Acilia Sud / Dragona, consistente nel Sovrapasso pedonale di accesso dalla parte del Quartiere di Dragona (opera di competenza del Comune di Roma ed anch'essa in grave ritardo).
5) che si proceda a cantierare tutti gli interventi previsti e finanziati, diretti a potenziare la sicurezza e l'efficienza della Roma Lido per la sua trasformazione in metropolitana.
Chiediamo infine al Presidente del Consiglio Comunale ed ai Capigruppo dei Gruppi Consiliari del Comune di Roma di convocare un Consiglio Comunale straordinario al fine di affrontare pubblicamente, al cospetto della cittadinanza;
1) le problematiche della Ferrovia Roma Lido e della mobilità cittadina in genere;
2) le responsabilità dell'Azienda che gestisce il servizio di trasporto nella città (ATAC).
Sarà questa l'occasione per verificare "coram populo" se il Comune di Roma è in grado di indicare soluzioni immediate e credibili per rispondere al vergognoso livello qualitativo del trasporto urbano di Roma, assolutamente non comparabile con gli standards di efficienza e di qualità del trasporto pubblico delle grandi capitali europee e mondiali.
Distinti saluti.
Pensioni più magre per i professionisti.
Cambia il sistema previdenziale italiano e andare in pensione non è più ormai così semplice e ‘redditizio’ come un tempo. C’è chi, per assicurarsi un’anzianità tranquilla, ricorre a fondi pensioni e sistemi complementari per incrementare una futura pensione, c’è chi, invece, osserva e valuta ciò che maggiormente conviene fare per poter ottenere alla fine di una lunga carriera lavorativa ciò che, in realtà, dovrebbe spettare per vivere dignitosamente. In crisi per le pensioni anche i professionisti, il cui scenario non si prospetta certo roseo. Secondo alcune stime attuali, la metà dei due milioni dei professionisti italiani quando andranno in pensione guadagneranno la metà o addirittura un quarto del proprio ultimo reddito, biologi, psicologi e agrari riceveranno il 25% del loro reddito attuale, giovani avvocati o ingegneri spetterà circa il 50% di un reddito medio che oggi si aggira tra i 1.200 e i 1.600 euro al mese. Cosa vuoi fare da grande? Sarebbe meglio riformulare la più classica delle domande che viene fatta ai giovani in questo modo: cosa vuoi fare da vecchio? Nel senso: come immagini la tua pensione? Se si guarda al tenore di vita atteso dopo una vita di lavoro sarebbe meglio suggerire la risposta: evita le libere professioni. Medici, ingegneri, avvocati, ma anche giornalisti, psicologi, biologi. Un'ampia schiera di "mestieri" che sono sempre stati sinonimo di prestigio sociale e redditi alti. Vero finora, forse. Ma per chi sceglie di entrare adesso nel mondo degli albi professionali la musica è cambiata. I guadagni si sono ridotti e di conseguenza anche la futura pensione. In alcuni casi fino al 25% del reddito attuale. I soldi di oggi servono a pagare le pensioni dei lavoratori di ieri. Lo evidenzia una stima dei redditi pensionistici per coloro che si affacciano ora al variegato mondo della libera professione, ai quali andrà anche peggio dei lavoratori dipendenti. Molti di loro in pensione guadagneranno la metà o addirittura un quarto dell'ultimo reddito. Una prospettiva che coinvolge già almeno un milione di professionisti italiani in attività (la metà della categoria) nonché tutti i giovani che si apprestano a iscriversi a un ordine. E' l'effetto della riforma delle casse professionali, attuata nel 1994, che le rese autonome dal sistema pubblico e le costrinse dunque a fare i conti con gli stessi problemi finanziari che colpiscono ora l'Inps: aumento della spesa dovuto al progressivo invecchiamento degli iscritti e riduzione delle entrate per i bassi redditi dei giovani. Risultato:• i soldi che entrano vanno a coprire le pensioni attuali più alte per via del sistema retributivo, ancora in vigore in alcune casse previdenziali, che commisura cioè la pensione a una media degli ultimi stipendi;
• ce ne saranno quindi sempre meno per le pensioni future, già ridotte dall'introduzione per molti ordini professionali del sistema contributivo, che le proporziona ai contributi effettivamente versati.
Esattamente come succede per le pensioni dei lavoratori dipendenti, anche per gli "ordini" si prevedono pensioni di "serie A" e di "serie B". Le casse previdenziali degli ordini attualmente si dividono in tre grandi famiglie:
- quelle che applicano ancora il sistema reddituale puro (ad esempio, i medici, gli avvocati, i notai e gli architetti): per questa ragione sono quelle che, attualmente, garantiscono la pensione più alta. Ma i loro iscritti sono in media anche i più anziani (il 62,5% di medici e dentisti ha più di 50 anni) quindi, in prospettiva, queste casse saranno quelle ad avere i maggiori problemi finanziari. I giovani hanno già oggi redditi inferiori (una media di 1.200-1.600 euro al mese) e la loro pensione arriverà a stento al 50% di tali redditi;
- quelle che adottano un sistema misto (ad esempio i commercialisti): i più anziani godono ancora dei privilegi del calcolo retributivo, i giovani (con circa 10 anni di contribuzione) sono soggetti al contributivo. Questi ultimi andranno in pensione col 45% del reddito attuale, che scende al 25-30% se l'attività è iniziata dopo il 2004;
- quelle che hanno adottato il sistema contributivo (sono le casse più giovani, ad esempio quelle degli psicologi, dei biologi, dei chimici e degli agronomi): penalizzano di più gli iscritti, garantendo pensioni che non superano il 25% del reddito attuale. Per questa ragione forse sono anche le casse con la minore percentuale di iscritti: solo 1 psicologo su 2 e 1 chimico su 3 versa i contributi alla cassa previdenziale del suo ordine.
I tamburi... per comunicare con il loro “tam, tam”
di Paola Mauri. “Comprare al mercato due chili abbondanti di parole fors’anche tre, per sicurezza, e disporle in bella mostra su un portafrutta d’argento a centro tavola…”Questo potrebbe essere l’incipit di un libro vecchiotto di cucina, in cui la “ricetta” del disporre le parole va con il dire cosa.
In principio era il Verbo, si potrebbe aggiungere…
Libri, parole.
Penso agli uomini libro di “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury, o all’incendio della biblioteca d’Alessandria, o a “La biblioteca di Babele” di Borges. I libri!
Le parole. Senza parole, il nulla. Comunicazione dunque o “marmellata” edulcorata?
Gli studenti scesi in piazza recentemente, in corteo mostravano cartelli con titoli di libri. Quell’immagine rendeva un senso ed era efficace per quel che quei ragazzi volevano rappresentare. Erano, in certo senso, “ uomini libro ”.
In questo periodo di globalizzazione, in cui il tempo reale della comunicazione consiste nel farsi un espresso con cialda, forse c’è un qualche piccolo, infimo meccanismo inceppato, intoppato in una bilancia “misura ingredienti” che non funziona bene, perché seguito a leggere o a sentire, ultimamente si fa per dire, di politica e sociale, e seguito a non capire i messaggi perché non “scovo” il cuore, il nocciolo. Sembrerebbe esserci una doppia chiave di lettura; verità pubblica e verità altra …
Il messaggio c’è, ma non c’è, ma la politica, comunque, è.
Zuppa o pan bagnato? Questione di interpretazione?
La marmellata o l’intruglio o quello che è, potrebbe avere come manifesto simbolo “L’urlo” di Munch.
Una volta avevo un libro dal titolo suggestivo: “ Tamburi lontani”. I tamburi sono superati, forse, per comunicare con il loro “ tam, tam ”, ma il resto, a parer mio, no.
E’ solo una mia opinione, per carità!
martedì 28 dicembre 2010
L'appello dei genitori: "Yara è viva, liberatela"!
di Fulvio e Maura Gambirasio. Noi siamo una famiglia semplice, siamo un nucleo di persone che ha basato la propria unità sull'amore, sul rispetto, sulla sincerità e sulla solarità del nostro quieto vivere. Da un mese ci stiamo ponendo innumerevoli domande sul chi, il che cosa, il come, il quando e il perché ci sta accadendo tutto ciò. Noi non cerchiamo risposte, noi non chiediamo di sapere, noi non ci assilliamo per capire, noi non vogliamo puntare il dito verso qualcuno, noi desideriamo solo, immensamente, che nostra figlia faccia ritorno nel suo mondo, nel suo paese, nella sua casa, nelle braccia dei suoi cari. Noi imploriamo la pietà di quelle persone che trattengono Yara. Chiediamo loro di rispolverare nella loro coscienza un sentimento d'amore; e dopo averla guardata negli occhi gli aprano quella porta o quel cancello che la separa dalla sua libertà. Noi vi preghiamo, ridateci nostra figlia, aiutateci a ricomporre il puzzle della nostra quotidianità, aiutateci a ricostruire la nostra normalità. La gente ci conosce bene, non abbiamo mai fatto o voluto il male di nessuno, ci siamo sempre dimostrati come una famiglia aperta, trasparente e diosponibile verso gli altri e non meritiamo di proseguire la nostra vita senza il sorriso di Yara. Grazie. Ecco come funziona la Partita Iva "povera".
"Partita Iva" non è sempre sinonimo di imprenditore o libero professionista con redditi invidiabili. Lo sa bene la schiera di lavoratori autonomi - modernamente ribattezzati free-lance - che questa scelta più che farla l'ha subita. Molto spesso infatti sono le aziende che richiedono ai loro collaboratori di aprire la partita Iva. Un vantaggio per il committente, che non ha altri oneri oltre il puro costo del lavoratore (più il 20% di Iva che poi però scarica). Per il lavoratore invece si tratta di un altro pedaggio da pagare alla flessibilità e spesso alla possibilità di lavorare. Il legislatore ha voluto fare un pò di differenza tra le "partite Iva", agevolando quelle più povere. Per questo motivo il precedente governo Prodi varò, con la legge finanziaria per il 2008, il "regime dei contribuenti minimi". Una semplificazione per i redditi inferiori a una certa soglia. Vediamo a chi si applica e quali sono i possibili vantaggi.Il regime può essere richiesto dalle persone fisiche residenti in Italia che non superano i 30.000 euro di compensi annui e che possiedono i seguenti requisiti (nell'anno precedente se sono già in attività):
• non hanno dipendenti o collaboratori (a progetto o occasionali), cioè non sono "sostituti d'imposta" (nel senso che non fanno trattenute fiscali per conto di altri soggetti da versare poi all'erario);
• non hanno dipendenti o collaboratori (a progetto o occasionali), cioè non sono "sostituti d'imposta" (nel senso che non fanno trattenute fiscali per conto di altri soggetti da versare poi all'erario);
• non hanno spese per beni strumentali (cioè necessari alla professione, come affitti di locali, acquisto di attrezzi da lavoro, computer ecc.) superiori ai 15.000 euro;
• non vendono all'estero e non distribuiscono utili soci.
Attenzione: il limite dei 30.000 euro riguarda i compensi, cioè i ricavi, non il reddito (che equivale a ricavi meno spese).
Le agevolazioni sono:
• un'Irpef secca del 20% come imposta sostitutiva della normale tassazione ad aliquote progressive;
• un'Irpef secca del 20% come imposta sostitutiva della normale tassazione ad aliquote progressive;
• l'esenzione dall'Iva, che non deve essere inserita in fattura né versata al fisco;
• varie semplificazioni burocratiche: esonero dall'obbligo delle scritture contabili e degli elenchi clienti e fornitori, nonché della comunicazione annuale Iva. E' sufficiente numerare progressivamente le fatture e conservarle (come anche quelle di acquisto per le spese da detrarre). Sulla fattura è necessario indicare la dicitura: "Operazione ai sensi dell’art. 1, comma 100, della Legge finanziaria 2008".
A fronte di questi vantaggi il regime può offrire anche qualche svantaggio. Occorre innanzitutto valutare bene se c'è il "rischio" di superare il tetto dei 30mila euro:
• se si supera il tetto di meno del 50% (cioè fino a 45.000 euro di compensi) si perde l'agevolazione l’anno successivo;
• se si supera il tetto di meno del 50% (cioè fino a 45.000 euro di compensi) si perde l'agevolazione l’anno successivo;
• se si supera il tetto di oltre il 50% (cioè oltre 45.000 euro) il regime agevolato cessa nell’anno in corso e il contribuente deve rimanere nel regime ordinario per almeno 3 anni.
Inoltre, sarà dovuta l’Iva sulle operazioni dell’intero anno di superamento del limite. Se superate il tetto e non lo dichiarate, le sanzioni già salate vengono aumentate del 10% se il maggior reddito accertato supera quello dichiarato di almeno il 10%.
Comunque, non è detto che questo regime convenga a tutti. A volte la tassazione ordinaria è più conveniente perché consente le detrazioni d'imposta mentre il regime agevolato no. Ad esempio, se un autonomo guadagna circa 30mila euro, con le detrazioni per familiari a carico e per una ristrutturazione della casa, finisce per pagare poco o niente di tasse, mentre il contribuente minimo paga comunque il 20%. In sostanza il regime conviene soprattutto:
• a chi ha poche detrazioni e anche pochi costi da scaricare (a causa dalla indetraibilità dell'Iva);
• a chi ha poche detrazioni e anche pochi costi da scaricare (a causa dalla indetraibilità dell'Iva);
• a chi ha altri redditi (ad esempio di lavoro dipendente) e può così tenere distinte le due tassazioni evitando l'aumento dell'aliquota progressiva;
• a chi ha come clienti i privati perché, non dovendo aggiungere l'Iva sulla sua fattura, risulta più conveniente e quindi più concorrenziale rispetto a un professionista "ordinario".
Infine è da tenere presente che i contributi previdenziali (per l'Inps sono il 26,72%) restano per intero a carico del lavoratore, come succede per tutte le altre partite Iva, salvo un contributo (volontario) dell'azienda del 4%. Non così, invece, per i Cocopro i cui contributi vengono pagati per i due terzi dal datore di lavoro.
Congedo maternità per adozioni internazionali.
Da 'Libero' voci su finto attentato a Fini.
di Angelo D'Amore. Ma quale libertà di stampa. I farneticanti scoop di Maurizio Belpietro - direttore di "Libero" - non sono altro che calcolati deliri redazionali. Per vedersi assicurata una maggiore tiratura, l'allucinato Maurizio sarebbe pronto a tutto. Addirittura ad ipotizzare un attentato a Fini, per la prossima primavera, ad Andria, in occasione di una visita istituzionale. L'oraganizzazione sarebbe gestita da ambienti vicini a Berlusconi, per far cadere quindi le colpe sul Premier. L'esecutore risulterebbe un delinquente locale a cui sarebbero stati assicurati 200.000 euro. Il Presidente della Camera uscirebbe soltanto ferito. L'attentato avrebbe luogo a ridosso delle più che probabili elezioni di primavera. La presidenza della Camera smentisce qualsiasi ipotesi di visita in Puglia. La Procura ha aperto immediatamente un' indagine. In materia di attentati, Belpietro ha davvero una grande fantasia creativa. Ricordo per la precisione, che in merito al presunto attentato ai suoi danni, la magistratura sta ancora indagando per trovare validi riscontri. Ritengo che per il direttore di Libero sia davvero 'pericoloso', in quanto non riesce neanche a rendersi conto della gravità delle sue affermazioni. Belpietro rende reale la sua delirante realtà distorta, in cui complotti, attentati, tradimenti, diventano una sorta di fantastica battaglia navale. Non è un uomo qualunque in una conversazione da bar, ad affermare ciò. A dire tali eresie, è il direttore di un imprtante quotidiano nazionale. Per tale motivo, le sue dichiarazioni sono molto più pericolose. In un paese esiste un'informazione di sinistra, una di destra. Questa è soltanto un'informazione... delirante!_________________________________________________________
IL FATTO. di Riccardo Ferrazza
Un falso attentato e una escort. Due «storie» su Gianfranco Fini riportate sulla prima pagina di Libero riaccendono la disputa tra uno dei giornali più vicini a Silvio Berlusconi e il suo ex alleato. Un caso che, dopo l'affare estivo della casa di Montecarlo, promette di essere la prima campagna della ricostituita coppia "Feltri-Belpietro" contro l'ex leader di An, mentre gli uomini vicini al presidente della Camera parlano di «delirio» e contrattaccano: «Torna il metodo Boffo». Intanto le procure di Milano, Trani e Bari hanno aperto un fascicolo e il direttore di Libero è già stato ascoltato dal procuratore aggiunto milanese Armando Spataro. Cosa ha scritto Belpietro nel suo articolo di fondo dal titolo ammiccante «Su Gianfranco iniziano a girare strane storie...»?. Ad Andria, si legge nel pezzo, «qualcuno avrebbe progettato un brutto scherzo contro il presidente della Camera»: «C'è chi vorrebbe colpirlo in una delle sue prossime visite e per questo si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità locale promettendogli 200mila euro». Fini vittima di un attentato? Non proprio, perché «nel prezzo sarebbe compreso l'impegno ad attribuire l'organizzazione dell'agguato ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa del presidente del consiglio». Un falso agguato con il ferimento lieve di Fini che «dovrebbe scattare in primavera, in prossimità delle elezioni, così da condizionarne l'esito». Per la «seconda storia», invece, bisogna spostarsi a Modena: qui una prostituta sostiene di essere stata pagata mille euro lo scorso anno per aver un rapporto sessuale con «un tizio uguale in tutto e per tutto a Gianfranco Fini». Belpietro precisa di essersi limitato a riferire le vicende, sulla cui veridicità non è in grado di esprimersi. Ma la bomba ormai è innescata.«Per far felice l'editore di fatto del suo quotidiano Belpietro ipotizza un attentato che ferisce Fini per danneggiare Berlusconi» replica Italo Bocchino che rompe il silenzio imposto da Fini ai suoi prima della pausa natalizia. «Una tesi folle - prosegue il capogruppo di Fli alla Camera - frutto di menti folli che la dice lunga sullo scadimento di certo giornalismo italiano». Ancora: «Se la storiella dell'attentato è ridicola quella della prostituta modenese è ancora peggio e il tutto dovrebbe consigliare una vacanza al direttore di Libero. Se poi insiste per saperne di più di falsi attentati - conclude velenoso Bocchino - può chiedere al suo caposcorta». Un riferimento a un fallito agguato dai contorni mai chiariti proprio a Belpietro. «È facile prevedere che anche la nascita del nuovo polo politico dei moderati sarà accompagnata dal dossieraggio della stampa padronale e parastatale. Il metodo Boffo continua e il giornalismo italiano tocca il fondo» commenta Carmelo Briguglio. «Quello di Belpietro è un articolo equilibrato che racconta con cautela un episodio degno di rilievo. Non capisco la reazione isterica, portata avanti con virulenza e maleducazione da Fli» dice Feltri. Vero o falso, almeno sull'episodio dell'attentato la magistratura si è subito mossa. Belpietro è stato ascoltato nel pomeriggio dal procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, e la procura di Milano ha aperto un fascicolo, al momento senza ipotesi di reato né indagati, su quanto riferito dal giornalista. Del presunto falso agguato alla seconda carica dello stato si occuperanno in Puglia sia la direzione distrettuale antimafia di Bari sia la procura di Trani, competente per territorio.
Un lavoro solo... non basta più!
di Omar Fabiani. L'impiegato del catasto che di notte fa il buttafuori nelle discoteche, il medico che finito il suo turno in ospedale lavora nell’agriturismo intestato alla moglie, il turnista della Telecom che la sera fa il pizzaiolo, la commessa che chiusa bottega fa l'accompagnatrice. Sono tantissimi: almeno 5milioni gli italiani che svolgono un doppio lavoro, stando alle stime ufficiali! Una necessità dettata dalla crisi economica, che costringe sempre più lavoratori a fare i conti con un bilancio familiare perennemente in rosso! Il fatto grave è che se il primo lavoro è regolare, il secondo spesso è in nero, con tutti i rischi che questo comporta: mancanza di copertura assicurativa e nessun accantonamento per la pensione. Senza considerare che chi lavora in nero ‘ruba’ il posto a chi il lavoro non ce l’ha e continua a cercarlo, ma in regola! Chi lavora in nero non ha un contratto, non ha quindi la sicurezza di un lavoro garantito e tutelato, con il rischio di vedersi costretto ad accettare condizioni di lavoro spesso pericolose e prossime allo sfruttamento! Ma in un periodo di crisi economica e di crescita zero dei salari il secondo lavoro è diventato obbligatorio almeno per circa 4.799.000 lavoratori. Tant’è che a fronte di 24.838.000 occupati regolari in media l'anno, le 'posizioni' di lavoro risultavano essere ben 29.617.000, tra regolari e irregolari. La maggior parte dei doppio-lavoristi è impiegato nei servizi circa 3,5 milioni di lavoratori! Mentre 900mila sono quelli che lavorano in agricoltura (tra l’autoproduzione nel proprio orto e l’impiego nella coltivazione e nel raccolto nei campi di altri). Ma gli italiani del secondo lavoro sono un pò dappertutto e li trovi ovunque: nel commercio, negli alberghi, nei pubblici esercizi, nei trasporti e in casa a fare le pulizie o ad assistere anziani e bambini!
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