giovedì 31 marzo 2011

Loro fanno i debiti e i romani li pagano!

Stipendi sempre più magri per i romani, a causa della stangata a rate sulle addizionali Irpef! Nella busta paga di marzo, infatti, i cittadini della Capitale trovano anche la prima rata (delle nove complessive) relative all’acconto sull’addizionale comunale 2011. Una nuova detrazione dallo stipendio che si andrà ad aggiungere al saldo dell’addizionale comunale del 2010 e all’aliquota regionale, sempre calcolata sul reddito dello scorso anno. Si tratta di un meccanismo complicato che complessivamente andrà a pesare, sommando tutte le addizionali, per 1.170 euro annue su un cittadino romano che abbia guadagnato 45 mila euro (lordi) nel passato anno solare: 315 euro in più di quanto pagato nel 2010. Lo stesso contribuente si vedrà trattenere quasi cento euro, tra aliquote comunali e regionali, dalla busta paga di questo mese. L’accordo "Tremonti - Alemanno", per il piano di rientro dal debito pregresso, ha comportato l’innalzamento dell’addizionale comunale Irpef dallo 0,5 allo 0,9 per cento. L’acconto di questa nuova aliquota - il 30 per cento del totale - sarà versato proprio a partire da questo mese. In nove rate, da marzo a novembre, i romani cominceranno a sentire concretamente il peso del debito che grava sui conti capitolini. L’addizionale Irpef destinata al Comune di Roma si va a sommare a quella, più consistente, di competenza della Regione Lazio. Qui, però, i conti, sono più semplici, perché si paga soltanto il saldo del 2010, equamente distribuito lungo tutto l’anno solare in corso. Quest’anno l’aliquota regionale nel Lazio è salita dall’1,4 all’1,7 per cento. Anche qui sono i debiti a pesare sull’addizionale, questa volta quelli che riguardano il sistema sanitario della Pisana. A regime, la somma delle due addizionali Irpef, comunale e regionale, arriverà ad assorbire un più che considerevole 2,6 per cento del reddito lordo annuo di un romano. Ecco come la stangata si farà sentire: un impiegato con un reddito lordo annuo di 32 mila euro, per esempio, pagherà complessivamente 608 euro per le due aliquote destinate agli enti locali: ben 224 euro in più rispetto al 2010; un pensionato a basso reddito che percepisca 15 mila euro lordi annui, pagherà 105 euro in più; un dirigente o funzionario pubblico da 75 mila euro ne verserà 525 in più a Comune e Regione; un artigiano che dichiara 55 mila euro annui, inoltre, vedrà il suo carico fiscale incrementato di 385 euro. La stangata è servita!

FINImondo alla Camera con Ignazio La RiSSA!

FINImondo alla Camera sul processo breve, mentre all'esterno di Montecitorio scendono in piazza Pd, Idv e popolo viola. Il Pdl e la Lega hanno chiesto l'inversione dell'ordine del giorno per passare direttamente all'esame del testo del ddl che contiene il taglio della prescrizione per gli incensurati, scatenando la rumorosa protesta dell'opposizione. La proposta è stata poi approvata con 15 voti di scarto. Contro la richiesta di inversione dell'ordine del giorno si sono espressi i deputati di Pd, Idv, Fli e Udc. Dopo la proclamazione del risultato, dai banchi dell'opposizione si è urlato "vergogna, vergogna!". Mentre fuori continuava l'assedio dei manifestanti a Montecitorio! Ma ecco il fattaccio che tanto ha fatto arrabbiare il Premier. ll capogruppo del Pd Dario Franceschini stava replicando a La Russa sulla manifestazione in atto quando il ministro gli ha fatto segno con la mano di stare zitto, mandandolo platealmente a quel paese. In Aula si scatena la bagarre e Fini invita il ministro ad avere un atteggiamento rispettoso verso l'assemblea. Come replica La Russa gli batte le mani in segno di scherno, dice "lasciami stare, sto applaudendo", e gli fa il segno di stare zitto. A quel punto Fini chiede rispetto per la presidenza, e La Russa sembra urlargli "ma vaffa...". Il presidente sospende allora la seduta, si rivolge al ministro dicendogli "ma come ti permetti?". La Russa, mentre dall'opposizione gli urlano "fascista, fascista", tira in aria i fogli che ha davanti. Fini esce dall'emiciclo esclamando: "Fatelo curare"! Un episodio che fa andare su tutte le furie prima Angelino Alfano, poi mezzo Pdl e infine il Cavaliere: quel "vaffa..." ha bloccato l’approvazione del processo breve! Al punto che è stato convocato un vertice a Palazzo Grazioli nel quale tra le opzioni sul tavolo non è affatto esclusa quella di chiedere al ministro della Difesa di fare un passo indietro. Già, perché nonostante le note tensioni tra gli ex colonnelli di An e Fini sono in molti a pensare che La Russa abbia superato il segno. Prima insultando la terza carica dello Stato mentre presiedeva la seduta e poi andando a polemizzare con i manifestanti davanti Montecitorio. Tanto che in privato pure Berlusconi non ci gira intorno: "Ha perso la testa...". E quello che a sera chiosa le prodezze del ministro della Difesa è un Cavaliere davvero nero. Per la figuraccia, certo, ma anche perché i colpi di testa di uno rischiano di fare andare all’aria il lavoro di mesi! Alla Camera, infatti, è in discussione il processo breve e Alfano aveva studiato a lungo insieme ai capigruppo Fabrizio Cicchitto e Massimo Corsaro l’iter migliore e la strategia più accorta per evitare incidenti. Tanto ci teneva il ministro della Giustizia che si è perfino valutata l’ipotesi di tenere il Consiglio dei ministri nella sala del governo di Montecitorio anziché a Palazzo Chigi per scongiurare il rischio di andare sotto nelle votazioni. A tappe forzate, dunque. Con in calendario una seduta notturna ieri e il via libera atteso per domani mattina. Invece niente. «Per colpa di La Russa», è la sintesi - davvero di molto edulcorata - di come la pensa non solo Alfano ma anche Berlusconi. Ecco perché nel Pdl c’è chi vuole che La Russa paghi le conseguenze della sua sconsideratezza! Con Claudio Scajola che ha già iniziato una raccolta di firme per chiederne le dimissioni.

Il mattone? Bene 'rifugio' per Silvio Belrusconi!

di Angelo D'Amore. Il Premier tele-venditore, ha compiuto l'ennesimo incantesimo. Volato a Lampedusa, ha affermato che in 60 ore, l'isola tornerà un vero e proprio paradiso terreste, l'atollo cristallino in mezzo al Mediterraneo che il mondo ci invidia! Davvero bravo il nostro Presidente, in quella che ancor oggi resta la sua arte più sopraffina: illudere, ingannandolo, un popolo di pecore sempre più affamato e bisognoso. Per suggellare la sua magia, ha perfino acquistato una villa, la più bella dell'isola, chiaramente. Come suo solito, ha ipnotizzato i suoi interlocutori, concentrando l'impatto mediatico sull'isola siciliana, facendo passare in secondo ordine, ciò che stava succedendo a Montecitorio, dove ancora una volta, i suoi "sarti" legislatori, stavano modellando una legge per i suoi bisogni di imputato. Come recitava Battisti, come può uno scoglio arginare il mare? Può con la sua strategica promessa, l'ennesima, fermare il corso della storia? Il nord-Africa vive un terremoto culturale. Ciò cui stiamo assistendo, è solo l'inizio di uno stravolgimento generazionale che porterà centinaia di migliaia di stranieri a lasciare i loro territori di origine. Cosa accadrà domani? Come si controlleranno i flussi? Dove saranno portati i migranti, visto che i paesi europei non si interessano del problema? Penso che Berlusconi, sarà costretto nel breve periodo, ad acquistare tante nuove dimore, specie al sud, visto che si è capito che il flusso dei migranti sarà l'ennesimo problema meridionale. A tal proposito, significative sono state le dimissioni del Sottosegretario agli Interni Mantovano, pugliese di origine, dopo la decisione di inviare in Puglia, un numero di stranieri molto superiore rispetto a quello stabilito. Suggerisco al Presidente del Consiglio, di trovare su internet, anche qualche bella dimora a Napoli, magari sulla collina di Posillipo da dove si ammira Capri. Per la Pasqua ormai alle porte, la città sarà nuovamente sepolta dalla monnezza. Anche all'ombra del Vesuvio, le disdette piovono a valanga. Mai come in questo momento, il mattone per Berlusconi, diventa davvero un bene di "rifugio"!

Silvio Berlusconi "svuota" Lampedusa (!?) e.... ci compra casa!

di Carla Vongher. Incredula e attonita dopo aver ascoltato le parole di Berlusconi al Tg2! Il Cavaliere - in odore di santità - non non solo ha dichiarato di risolvere la questione emigrazione in 48 ore, ma di aver visto una villa a Lampedusa su internet in serata e di averla immediatamente acquistata! Discorso fatto davanti ai lampedusiani che applaudivano e osannavano! Alla faccia della gente normale che lotta per sopravvivere e deve pagarsi tutto con la fatica del proprio onesto lavoro, giorno dopo giorno, compresa la possibilità di farsi curare senza troppe liste di attesa. Ero vicina con il cuore alla condizione degli abitanti dell'isola ma dopo aver visto con quanta abnegazione si bevevano tale ostentazione di ricchezza credo che siano delle piccole e povere menti. Qualcuno obietterà che la mia è invidia, che Berlusconi con i suoi soldi può fare quello che vuole! Sono d'accordo, ma di fronte alle migliaia di poveri disgraziati che hanno avuto la sfortuna di nascere in un paese ostile e agli italiani che mai e poi mai potrebbero con una paga mensile di un lavoro normale costruirsi la vita di questo uomo, c'è bisogno di far sapere che lui non è toccato dai problemi e non si fa scrupoli a prendersi tutto quello che vuole se gli piace? E poi in un momento tragico come quello che stiamo vivendo? Credo che la nobiltà di una persona non si misura nè dal sangue nè dalla ricchezza, ma dall'umiltà d'animo e dalla misura dei comportamenti e delle azioni ...

mercoledì 30 marzo 2011

La felicità è godere di ciò che si ha!

di Giuliana Proietti. La felicità consiste nel provare quello che c'è di bello nella vita. Si tratta di un’abilità individuale, e non di un’eventualità del destino: tutti possono essere felici se imparano a capire come si fa ad esserlo. Infatti, per vivere una vita felice è necessario essere capaci di godere di ciò che già si ha. La felicità non va ricercata nel futuro, ma nel presente, perché non dobbiamo dimenticare che il nostro attuale presente è il futuro che immaginavamo per noi qualche tempo fa. Molti dei nostri desideri sono stati realizzati, ambiziosi traguardi sono stati raggiunti… Ma siamo forse per questo ‘Felici’ ora? La risposta, sono sicura, è ‘no’, o meglio ‘ancora no’. Ognuno di noi ha qualcosa che ancora gli manca per essere felice: il matrimonio, un lavoro, la carriera, la casa, la laurea, la vacanza… L’evasione dal presente, l’incapacità di prendere decisioni, la tendenza alla procastinazione determinano l’idealizzazione del proprio futuro, che intanto diventa il presente e la storia continua. La felicità, sempre rimandata all’indomani, continua a sfuggire alla nostra esistenza, nell’illusione che qualche forza magica, soprannaturale o anche proveniente da qualche misteriosa area del proprio sé possa finalmente risvegliarsi e risolvere per incanto tutti i problemi. A volte l’infelicità deriva dalla sensazione di non avere o non avere abbastanza, di ciò che è necessario per vivere bene. Molto spesso si tratta di bisogni indotti dall'ambiente sociale ed in particolare da quei ‘persuasori occulti’ che, con logiche sottili ed ingannevoli, cercano di condizionarci nelle scelte e soprattutto nei consumi. La verità è che, se vogliamo essere felici, possiamo esserlo immediatamente, perché la felicità non è nel futuro, ma nel momento presente: non conta quanto abbiamo, ma quanto riusciamo a godere di quello che possediamo. E’ inutile trascorrere la vita inseguendo il successo, la fama, i soldi e il potere: mentre lottiamo e competiamo per raggiungere tutto ciò, ci allontaniamo inevitabilmente dai nostri valori e ci rendiamo schiavi di un sistema che da noi vuole sempre di più e sempre di meglio. Solo concentrandoci sul processo anziché sul risultato, allontanandoci dalla competizione e dalle illusioni condizionanti coniate ad arte dagli strateghi della comunicazione, potremo ritrovare la gioia nelle piccole cose della vita quotidiana e ritornare ad impostare la vita secondo i nostri valori. Infine un’ultima considerazione: solo l’essere umano comprende il senso della morte, perché è nel pacchetto delle sue conoscenze, sin da quando era bambino. La consapevolezza della propria sicura fine lo spaventa e per dimenticare questa paura tenta di esorcizzarla tentando di non pensarci. E’ un comportamento infantile, un meccanismo di difesa basato sulla negazione. La morte esiste e dunque tanto vale tenerne conto. Se la vita deve essere breve, facciamo almeno che sia lieta e lasciamo i tormenti, le angosce, le competizioni, gli accumuli, a quelli che pensano di non dover morire mai.

Ma il premier è un cittadino qualunque?

di On. Massimo Romagnoli. Come volevasi dimostrare, la presenza di Berlusconi, annunciata per lunedì scorso al tribunale di Milano, ha provocato un assembramento tale da bloccare il traffico e mandare in tilt il centro della città. Il premier, all'uscita, è salito sul predellino dell'automobile (il predellino gli piace!) e ha salutato calorosamente i suoi sostenitori, tranquillizzandoli sull'esito e mostrandosi calmo e sorridente. Da quando è entrato in politica, il Cavaliere è stato perseguitato dai magistrati politicizzati e dai politici giustizialisti, con una ostinazione e una protervia che nessun cittadino qualunque avrebbe potuto sopportare; anzi, per un poverocristo qualsiasi, nella stessa situazione, forse sarebbe stato possibile un ricorso alla Corte europea dei diritti, o, se il suo caso fosse passato dai canali televisivi, perfino un appello alla solidarietà del pubblico sovrano che con il televoto lo avrebbe assolto per ingiusta causa. E' quindi il cittadino Berlusconi uguale agli altri dinanzi alla legge? Noi riteniamo di no, lo diciamo convinti. E nel senso opposto a quello che si vuole far passare come privilegio. Una vita trascorsa a difendersi dalle accuse più incredibili e infamanti: non è da tutti resistere e combattere come fa lui. E' la legge, in quanto difesa del diritto, in grado di risarcire il cittadino Berlusconi, al quale sono stati negati i diritti costituzionalmente dovuti, primo fra tutti, il diritto alla sua privacy e alla sua libertà? O basterà ai giudici logorarlo fino alle dimissioni, per gloriarsene e dimenticarsene, di lui e dei suoi processi infiniti, senza dover rispondere dei loro errori? La riforma della giustizia deve andare avanti, se di giustizia si vuole vivere, anzichè morire. I giudici debbono pagare non solo per l'errore, ma anche per il dolo, nella sua accezione più specifica: volontà deliberata e precisa di attuare un'azione lesiva del diritto altrui.

E' svendita totale, non ci restano che le mafie!

di Angelo D'Amore. La crisi libica e la tanto temuta invasione di immigrati a Lampedusa, calamita l'attenzione dei media in modo pressochè univoco. E' il caso di dire: piove sul bagnato. L'Italia, deve fronteggiare questa nuova emergenza epocale, mentre la sua situazione interna non sembra dare segnali di miglioramento. La crisi economica continua, in modo inesorabile, anche se pare, non faccia più notizia. Molte imprese sono al collasso, i consumi sono fermi, la disoccupazione aumenta, il debito pubblico continua a crescere, così come l'indebitamento delle famiglie, giunte ormai alla soglia della povertà. Le casse delle amministrazione locali sono in rosso, a breve molti beni pubblici saranno svenduti. Il sistema Italia si è inceppato. Si dirà: tutte le economie occidentali sono in sofferenza. Vero, ma in Italia c'è un altro fenomeno che nel medio periodo, farà sentire le sue conseguenze. La mia, volutamente, è una forte provocazione, ma non può definirsi del tutto infondata. Mi riferisco agli ottimi risultati che il Governo sta compiendo contro le mafie. In modo incessante, lo Stato sta infliggendo duri colpi alle organizzazioni malavitose. Era ora! Ma se al tempo stesso, non si pongono le basi per una crescita economica alternativa, a breve assisteremo ad una forma di progressiva ed inesorabile desertificazione produttiva. Prendiamo il modello Caserta, imposto dal Ministro Maroni. Ingenti sono stati i sequestri di patrimoni sottratti alle organizzazioni criminali locali. Ma quando si chiude un cantiere edile in odore di camorra, un grande centro commerciale, una discoteca, dei terreni agricoli, una grande quantità di occupati, siano essi regolari o semplici lavoratori a nero, perdono la loro occupazione, andando immediatamente ad aumentare la percentuale di inoccupati, quindi ad accrescere il livello di povertà presente nel territorio. Ultimamente, molta attenzione, si sta ponendo sulla Lombardia, regione notoriamente sviluppata nella quale tuttavia, in modo ormai consolidato, la n'drangheta fa affari tramite l'avallo della politica, da circa trenta anni, cosa che di certo non ha impoverito il territorio. La cosa ha destato molto clamore, scosso l'opinione pubblica, preoccupato notevolmente l'amministrazione locale, la quale pare fin troppo infastidita dal polverone sollevato. Se si iniziasse a mettere sotto la lente di ingrandimento anche l'opulento nord, le ripercussioni sarebbero davvero preoccupanti per l'intero Paese. Ma oggi, in Italia, chi ha ancora la forza e la possibilità di fare investimenti, con capitali cash? Anche la madre di tutte le fabriche, la Fiat, a breve diventerà americana. La Parmalt sta per diventare francese. Tutte le aziende, medio-piccole, per così dire pulite ed oneste, sono indebitate, molte di esse saranno destinate a cessare la propria attività. Le ditte straniere non investono per la presenza delle organizzazioni mafiose. Se queste ultime, iniziano ad essere contrastate in modo serio dallo Stato, chi continuerà a mantenere in vita il sistema economico italiano? Ripeto, la mia è un'analisi volutamente provocatoria, ma in parte sintetizza la peculiarità del nostro sistema economico. Basta ricordare che lo scorso anno, nella manovra finaziaria, rientrarono almeno 95 miliardi di euro tenuti all'estero, un toccasana per il Governo, ma su la cui provenienza è meglio non aver indagato. L'economia sana è in ginocchio. L'economia malsana è contrastata. Il sistema Paese, non sa come uscirne.

martedì 29 marzo 2011

Sperperati 20milioni di euro per accuse fasulle!

di Silvio Berlusconi. Cari amici, mi sono presentato ieri nel processo cosiddetto "Mediatrade", che è solo uno dei 31 processi avviati contro di me in 17 anni, con oltre mille magistrati che si sono occupati della mia persona e delle mie aziende: 24 processi si sono conclusi con archiviazioni e assoluzioni con formula piena per non aver commesso il fatto. Ne restano 6 nel penale e 1 nel civile. Ho deciso di partecipare a queste nuove udienze per dimostrare a tutti che le accuse sono non solo infondate, ma anche ridicole. I fatti di questo processo risalgono addirittura a 15 anni fa, alla prima metà degli anni ’90. Due osservazioni preliminari: è una realtà incontestabile confermata categoricamente da tutti i testimoni, che in Mediaset io non mi sono mai occupato dell’acquisto di diritti televisivi. È una realtà incontestabile, confermata da tutti i testimoni, che dal gennaio 1994, data della mia discesa in campo nella politica, dopo essermi dimesso da ogni carica, mi sono allontanato dalle aziende che avevo fondato, per dedicarmi solo ed esclusivamente al bene del mio Paese. L’accusa della Procura è che io, in qualità di socio occulto, non dichiarato, di un imprenditore americano che vendeva a Mediaset film e telefilm della Paramount, avrei diviso con lui gli utili di quelle vendite. L’accusa è totalmente falsa e i miei avvocati lo hanno provato. Così falsa, che c’è da chiedersi con quale coraggio la Procura di Milano abbia insistito a spenderci sopra - tra consulenze, rogatorie e atti processuali - qualcosa come una ventina di milioni di Euro tolti dalle tasche dei contribuenti. Il gruppo televisivo da me fondato era, ed è, uno dei principali acquirenti di diritti televisivi nel mondo. (Pensate che dal 1994 sono stati versati dal Gruppo Fininvest allo Stato, tra imposte e contributi, oltre 7 miliardi e 700 milioni di Euro). Una piccola parte di questi diritti (da 30 a 50 milioni di dollari), un ventesimo su un totale di acquisti di quasi un miliardo ogni anno, veniva acquistata ogni anno da tale Frank Agrama, che operava e opera da 40 anni in questo settore, e che godeva di una specie di esclusiva per i mercati europei dei prodotti della Paramount, da cui otteneva prezzi e condizioni particolarmente favorevoli. Acquistava ogni anno da Paramount l’intera produzione di film e di telefilm e poi la vendeva alle televisioni europee.

Si poteva scavalcare Agrama e comprare i diritti direttamente da Paramount? La risposta è: No. È un fatto che per acquisire i prodotti Paramount, tra i migliori sul mercato americano, Mediaset doveva necessariamente trattare sempre e solo con lui. Tanto è vero che quando un nuovo amministratore di Mediaset cercò di trattare direttamente con Paramount, il risultato fu che quest’ultima cedette tutti i suoi prodotti alla Rai, anziché a Mediaset con grave danno per la stessa.

Io sarei un socio occulto di Agrama? No. È un fatto che ebbi con Agrama solo due o tre incontri agli albori della TV commerciale negli anni ’80 e in seguito nessun rapporto con lui. Io, socio di Agrama, non lo sono mai stato.

Io avrei partecipato agli utili delle vendite di Agrama? No. Anche qui parlano i fatti. Dai conti correnti di Agrama sequestrati dai PM milanesi risulta senza ombra di dubbio che tutti i guadagni provenienti dall’attività commerciale di Agrama sono rimasti nella sua esclusiva disponibilità e che mai somma alcuna è stata trasferita a Silvio Berlusconi. Ma l’aspetto incredibile di tutta questa vicenda è che nel corso degli anni Agrama, purtroppo, versò ad alcuni dirigenti dell’Ufficio acquisti di Mediaset ingenti somme di denaro in nero (in un caso addirittura 4 milioni e mezzo di Euro) per far sì che Mediaset continuasse ad acquistare da lui i diritti di Paramount. Risulta pacificamente dagli atti processuali che tutti questi denari sono stati da loro utilizzati per i propri interessi.

E qui la domanda che faccio è semplice: è possibile che un imprenditore paghi parecchi milioni di Euro al capo dell’Ufficio acquisti della sua azienda che fa la cresta sugli acquisti? No, non è possibile! Invece, la Procura di Milano ha risposto, incredibilmente, di sì e ha dimostrato ancora una volta di avere contro di me una volontà persecutoria che non si ferma neppure di fronte all’evidenza e al ridicolo. Insomma, alcuni magistrati hanno aperto e trascinato per anni contro di me un inverosimile procedimento fondato sul nulla. Se fossero stati obiettivi, questo procedimento sarebbe finito prima ancora di iniziare, con grande risparmio di tempo per loro e per me e di denaro per tutti i cittadini. Una soltanto delle tante consulenze contabili ordinate dai PM è costata ai contribuenti quasi 3 milioni di euro. Ma le assurdità non finiscono qui. Anche un bambino è in grado di capire che io non avrei mai avuto interesse a pagare tangenti ai miei stessi dirigenti per agevolare Agrama. Mi sarebbe bastata una telefonata per ottenere dai miei sottoposti l’acquisto di quei film e di quei telefilm senza che Agrama dovesse pagare alcuna tangente, che secondo l’accusa per metà sarebbe stata mia. E poi quale imprenditore avrebbe mai mantenuto come responsabili del suo Ufficio acquisti (che acquistava diritti per quasi un miliardo di dollari l’anno) dei dirigenti corrotti che facevano la cresta sugli acquisti a danno dell’azienda? Nessun imprenditore con la testa sulle spalle avrebbe mai tollerato per più di un minuto la permanenza di tali personaggi nella sua azienda. Così l’attacco a Silvio Berlusconi continua. Perché bisogna continuare a tenere sotto una spada di Damocle giudiziaria e mediatica il nemico ideologico e politico Silvio Berlusconi, il vero e unico ostacolo che impedisce alla sinistra di raggiungere il potere. Purtroppo il comunismo in Italia non si è mai arreso: c’è ancora chi usa il codice penale come uno strumento di lotta ideologica e pensa che la parte politicizzata della magistratura possa usare qualsiasi mezzo per annientare l’avversario vittorioso nelle elezioni e forte nel consenso popolare.

Cari amici,

questi sono i fatti incontrovertibili, questa è la situazione in cui ci troviamo. Mettetevi di impegno quindi per far conoscere a tutti la verità su questi processi, smascherando chi ne approfitta per infangare il Presidente del Consiglio. Ma state sereni. Anche questa volta l’attacco fallirà, la verità sarà riconosciuta e noi ne verremo fuori più forti di prima. Come è sempre accaduto.

Un forte abbraccio a ciascuno di voi.

La palude del qualunquismo.

di Carlo Rea. Caro Direttore, certo che quando uno legge certe cose, quando un cittadino qualunque, che campa di stipendio o sopravvive con la pensioncina 'cristallizzata' dell'Inps, apprende che i nostri "cari" - perchè troppo ci costano - politici godono di certi privilegi, viene proprio voglia di strappare la tessera elettorale e di non andare più a votare! Quando si viene a sapere di certi stipendi, quando si apprende che 'loro' abitano nelle case popolari che spetterebbero, invece, a chi una casa non può prorpio permettersela, bè... allora vien proprio voglia di madare tutti al diavolo: il governo, l'opposizione e la politica tutta intera! Certo, uno rischia di ritrovarsi impantanato nella palude del qualunquismo, di finire con il solito luogo comune: è tutto uno schifo, sono tutti uguali! Però... quando pensi che devi aspettare sei, sette mesi per una ecografia perchè gli ospedali chiudono e i medici non ci sono a causa dei tagli alla sanità... quando vedi una folla di persone ogni giorno in fila ai pronto soccorso... quando esci di casa con la paura di cadere nelle voragini che devastano strade e marciapiedi perchè non ci sono i soldi per ripararli... quando stai alla fermata dell'autobus ad aspettare e ad aspettare sotto la pioggia e il sole che passi qualche dannato mezzo pubblico, lurido e strapieno, per andare a guadagnarti la pagnotta e vedi che 'loro' sfrecciano nel traffico con la scorta e le sirene spiegate e poi ti dicono pure i 'loro' stipendi e i 'loro' privilegi... bè... allora.. ti verrebbe proprio voglia di uscire da quella palude e di mandarci 'loro' al pronto soccorso!

Il Ministro del gossip non si scusa, ma si sposa!

di On. Mara Carfagna. Cari amici, in questi anni, in questi mesi abbiamo condiviso tantissime battaglie, e ho ricevuto da voi tanti apprezzamenti, tanti consigli e spesso anche critiche, ma tutto questo era rivolto alla mia attività politica ed istituzionale. Attività politica grazie alla quale siamo riusciti a varare quella legge che in Italia introduce per la prima volta il reato di stalking. Abbiamo introdotto norme che garantiscono che chi commette atti di violenza e abusi su minori e su donne sconti la pena in carcere dal primo giorno all’ultimo giorno senza mai uscire. Ancora tante battaglie per evitare che le donne siano vittime di discriminazioni su luoghi di lavoro. Ancora, abbiamo stanziato 40 milioni di Euro per finanziare asili nido. Siamo quasi al traguardo per quello che riguarda un disegno di Legge. Un lavoro lungo, faticoso, operoso che ci ha portato a raggiungere risultati importanti. Sicuramente ancora molto c’è da fare, e lo faremo ed io continuerò su questa strada nella convinzione che lavorare per favorire l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro e per favorire e promuovere le pari opportunità delle donne all’interno della nostra società non è solo una questione di equità e giustizia ma favorirebbe lo sviluppo economico e sociale del nostro paese. Abbiamo fatto molto in questi quasi tre anni di Governo, ma sicuramente c’è ancora molto da fare, e lo faremo, con passione e determinazione e di questo vi renderò conto nei prossimi mesi, ma voi oggi da me volete altre risposte, mi chiedete di confermare o smentire quel gossip che ha alimentato le pagine dei giornali in questi giorni. Di queste cose ne devo parlare con una sola persona, anche se mi imbarazza molto perché riguarda la mia vita privata. Ma credo che ne debba parlare solo con Marco Mezzaroma, che è l’unica persona che amo dal 2008, la persona che ho deciso di sposare nei prossimi mesi. Il resto sono solo chiacchiere al vento e che il vento se le porti, ed è l’ultima volta che parlo di vicende personali, per il resto sarò sempre qui puntuale a rispondere di tutte le cose che faccio.

12DOMANDE al Presidente Napolitano.

di Maria Pia Caporuscio. Mi piacerebbe poter avere un colloquio con il Presidente della Repubblica. Mi piacerebbe porgli alcune domande e sentire le sue risposte. Mi piacerebbe che un comune cittadino potesse esprimere la propria opinione senza essere zittito, in quanto illogico, che a parlare di politica debbano essere solo gli addetti ai lavori. Un comune cittadino deve avere il diritto di esprimersi, senza essere tacciato di “populismo” o addirittura ridicolizzato come spesso avviene. Al contrario, si chiedono pareri a personaggi di bassa levatura, solo in virtù di una presunta popolarità in qualche spettacolo di terzo ordine, mentre si zittiscono anche in malo modo, persone intelligenti e preparate, ma sconosciute alle platee. Purtroppo se una persona sconosciuta si permette di muovere critiche ai politici, viene subito accusata di essere “comunista, arruffa popolo o di fare demagogia”, parole ricorrenti nel limitato vocabolario di chi fa politica, dove la demagogia è proprio il loro pane quotidiano. La politica riguarda tutti e ritenere insostenibile il parere di una persona che, pur non esercitando il mestiere di politico o di far parte dello spettacolo, è sbagliato. Se fossimo in grado di ragionare seriamente sulle cose, sapremmo che i problemi che riguardano gli operai della catena di montaggio, li conoscono i lavoratori che ci lavorano e non i dirigenti, che sulle loro comode poltrone, ne impartiscono i tempi! Le domande che vorrei porre al Presidente della Repubblica sono queste: Probabilmente mi risponderà che non compete a Lei esprimere giudizi o prendere iniziative. Certo non dipende da Lei, non dipende da noi, non dipende dalle opposizioni... e allora? Dobbiamo rassegnarci al peggio? Dobbiamo aspettare che il nostro Paese finisca disintegrato? A chi compete la responsabilità? Gli italiani pagano milioni di euro a migliaia di politici, di presidenti, di alte cariche dello Stato e nessuno è responsabile di quel che succede? Nessuno può chiedere conto di quel che fanno? Mi dica Presidente: Se ci trovassimo sopra una nave che sta correndo contro gli scogli e... il Capitano si rifiutasse di cambiare rotta... gli Ufficiali non lo facessero perché non è compito loro, i marinai perchè non saprebbero da che parte cominciare... ma allora... che si farebbe? Ci lasceremmo sfracellare tutti contro gli scogli? O qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità di prendere in mano quel timone?

I veri 'ricchi' d'Italia sono loro!

Il reddito del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dichiarato nel 2010 e relativo al 2009 è di 40.897.004 euro. Rispetto all'anno precedente, quando era di 23.057.981 euro, quasi raddoppia. Nello stato civile il premier risulta ''separato'', mentre non risultano nuovi acquisti di auto, barche o di partecipazioni in società. Nel 2010 risulta aver venduto una comproprietà al 50% di un appartamento a Milano. Tra i beni immobili a lui intestati risultano due appartamenti in uso abitazione a Milano, due box e altri tre appartamenti nella stessa città, dove ha in comproprietà anche altri due immobili. Inoltre è iscritto nella dichiarazione dei redditi un immobile nel Comune di Lesa, in provincia di Novara. Infine compaiono le proprietà nell'isola di Antigua: un terreno, un immobile e un altro terreno acquistato il 13 marzo 2009. Infine, tre depositi di gestione patrimoniale presso la banca popolare di Sondrio, il Monte dei Paschi di Siena e la Banca Arner Italia spa. TRA LEADER DOPO BERLUSCONI FINI E RUTELLI. Silvio Berlusconi guida la classifica dei leader dei partiti politici più ricchi (con 40,8 milioni di euro), ma dopo di lui spiccano i redditi di Gianfranco Fini e Francesco Rutelli. Consultando le dichiarazioni dei redditi presentate nel 2010 relative al 2009, il presidente della Camera risulta infatti avere un reddito imponibile di 186.563 euro, oltre 40 milioni in meno rispetto al suo ex alleato di governo. Sullo stesso livello il reddito dichiarato dal leader dell'Api Francesco Rutelli che nel 2009 'ha guadagnato' 182.159 euro. Il più 'povero' risulta invece il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che ha dichiarato 106.063 euro, meno del segretario del Pd Pier Luigi Bersani, il cui reddito 2009 è di 137.013 euro. Antonio Di Pietro batte infine Umberto Bossi: l'imponibile 2009 del leader dell'Idv è di 176.885 euro rispetto ai 167.957 del Senatur. GOVERNO: IN CIMA LA RUSSA, SEGUONO TREMONTI-BRUNETTA. Se si esclude il premier Silvio Berlusconi, che con i suoi quasi 41 milioni di reddito batte di gran lunga tutti gli altri, il più ricco in Consiglio dei ministri è il titolare della Difesa, Ignazio La Russa, che nel 2010 ha dichiarato un reddito imponibile per il 2009 di 374.461 euro. La Russa tiene dietro anche il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, con i suoi 301.918 euro. E' testa a testa, poi, tra Tremonti e Renato Brunetta, che dichiara 300.894 euro. Mentre il più 'povero' tra i ministri è il veneto Giancarlo Galan, con i suoi 149.938 euro. Tra le curiosità, si segnala il Guardasigilli Angelino Alfano, che dichiara 168.318 euro e allega la dichiarazione dei redditi della moglie, Tiziana Miceli, che guadagna più di lui, con i suoi 229.074 euro. Il primo dei leghisti è Roberto Calderoli, solo tredicesimo con 174.850 euro. La classifica dei ministri, dunque, in ordine decrescente, vede dopo La Russa, Tremonti e Brunetta, il titolare della Sanità, Ferruccio Fazio (256.811 euro), seguito da Franco Frattini (237.219 euro), il neo-ministro Francesco Saverio Romano (236.295 euro) e Stefania Prestigiacomo (222.911 euro). Sotto la soglia dei 200 mila, tutti gli altri ministri. A partire da Sandro Bondi, che però da una settimana ha lasciato la carica (dichiara 184.591 euro). Seguono Altero Matteoli (183.648 euro), Raffaele Fitto (179.787 euro), Mariastella Gelmini (176.981 euro), Roberto Calderoli (174.850 euro), Michela Vittoria Brambilla (173.818 euro), Maurizio Sacconi (172.394 euro), Gianfranco Rotondi (172.061 euro). Nella metà bassa della classifica il ministro dell'Interno Roberto Maroni (170.711 euro), seguito da Elio Vito (169.432 euro), Angelino Alfano (168.318 euro), Umberto Bossi (167.957 euro), Giorgia Meloni (165.941 euro), Mara Carfagna, che risulta dunque essere la più 'povera' tra le ministre (165.849 euro). Chiudono la classifica il vice ministro leghista Roberto Castelli (164.358 euro), il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani (161.911 euro) e il ministro della Cultura Giancarlo Galan (149.938 euro). VERSACE SCENDE DA PODIO 2010. Santo Versace scende dal podio delle dichiarazioni dei redditi: lo scorso anno lo stilista italiano era infatti il secondo parlamentare più ricco dopo Silvio Berlusconi mentre quest'anno il creatore di moda dovrà probabilmente lasciare il posto ad altri colleghi. La classifica dei primi tre parlamentari più ricchi secondo le dichiarazioni 2009 sui redditi 2008 assegnava infatti il palmares a Silvio Berlusconi con un reddito di 23 milioni di euro, salito tuttavia nelle dichiarazioni 2010 a quasi 41 milioni di euro. Santo Versace, 'argento' nelle dichiarazioni 2009 con oltre cinque milioni di euro di reddito imponibile scende invece nelle dichiarazioni 2010 a 604.067 euro. Raddoppia il numero tre del podio Antonio Angelucci che nel 2009 dichiarava un imponibile di 3,5 milioni di euro e salito, nel 2010, a ben 6,1 milioni. CIAMPI IL SENATORE A VITA PIU' RICCO. Il più ricco dei sei senatori a vita è il presidente della Repubblica emerito nonchè ex governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi con 717.122 euro di imponibile per i redditi dichiarati nel 2010. Il secondo senatore a vita piu' ricco è Giulio Andreotti con 488.006 euro. Seguono a distanza con redditi più o meno allineati Oscar Luigi Scalfaro con 232.296 euro, Sergio Pininfarina con 214.730 euro; Rita Levi Montalcini con 200.710 euro e ultimo Emilio Colombo con 171.630 euro. I SENATORI 'PAPERON DE PAPERONI'. La top ten dei senatori 'Paperon de Paperoni' si apre con l'oncologo Umberto Veronesi del Pd, con 1.364.720 euro, denunciati per i redditi del 2009. Dei dieci senatori piu' ricchi, sono quattro quelli che hanno un reddito a sette cifre. Dei dieci senatori della graduatoria d'oro, schiacciante la prevalenza del Pdl con 6 senatori mentre il Pd ne ha 3, e il decimo è l'ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Ecco la classifica: 1) Umberto Veronesi (Pd): 1.364.720; 2) Alfredo Messina (Pdl): 1.293.842; 3) Raffaele Ranucci (Pd),1.264.657; 4) Salvatore Sciascia (Pdl): 1.041.493; 5) Giovanni Carofiglio (Pd): 979.596; 6) Giuseppe Ciarrapico (Pdl): 904.410; 7) Carlo Azeglio Ciampi: 717.122; 8) Francesco Casoli (Pdl): 609.425; 9) Marcello Dell'Utri (Pdl): 580.685; 10) Riccardo Conti (Pdl): 553.301. Spulciando le dichiarazioni dei redditi dei senatori 'paperoni', tra le curiosità c'è la vendita da parte del senatore Casoli di alcuni immobili a Jesi e di un aeromobile, mentre il senatore Sciascia è sindaco effettivo per il triennio 2009-2011 delle società con sede a Segrate della Holding Italiana. BONINO VICE PRESIDENTE PIU' RICCA AL SENATO. La vice presidente del Senato più ricca è la senatrice Radicale eletta nelle liste del Pd Emma Bonino, con 197.564. Seguono Vannino Chiti (Pd) con 190.308; Domenico Nania (Pdl) con 192.357; Rosi Mauro (Lega) con 172.668. La senatrice del Carroccio, che e' la leader sindacale del Sinpa, ha denunciato nella dichiarazione dei redditi 2010 l'acquisto di un fabbricato e un box a Cala Calabitta, ad Arzachena, in Costa Smeralda. CAPIGRUPPO, PIU' RICCO BRUGGER, PIU' POVERO DONADI. Il più 'ricco' dei capigruppo in Parlamento è il presidente dei deputati della Svp, Siegfried Brugger, che nel 2010 ha dichiarato un reddito imponibile per il 2009 pari a 264.618 euro. Il più 'povero' è invece Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell'Idv, con 99.254 euro. In classifica generale, subito alle spalle di Brugger si collocano il presidente dei deputati del Pd, Dario Franceschini, con 248.893 euro, Luciano Sardelli (capogruppo a Montecitorio di Iniziativa Responsabile) con 205.944 e Marco Reguzzoni (presidente dei deputati della Lega) con 183.005 euro. Solo in quinta posizione il più 'ricco' dei capigruppo del Senato, Pasquale Viespoli (Coesione nazionale), con 160.829 euro. CAMERA. Dopo Brugger, Franceschini, Sardelli e Reguzzoni, si piazza al quinto posto il presidente dei parlamentari del Pdl, Fabrizio Cicchitto, con 157.291 euro. Seguono il presidente del gruppo Fli, Benedetto Della Vedova, con un imponibile di 125.183 euro, e il capogruppo Udc, Pier Ferdinando Casini, che nella dichiarazione mostra redditi per 106.063. Ultimo in classifica il capogruppo dell'Idv, Massimo Donadi, che ha un reddito imponibile 2009 di 'soli' 99.254 euro. SENATO. Dopo i 160.829 euro di Viespoli, al secondo posto per redditi imponibili si colloca Federico Bricolo (Lega), con 137.884 euro. Seguono Giampiero D'Alia dell'Udc (136.075), Felice Belisario dell'Idv (126.260), Giovanni Pistorio dell'Mpa (126.043) e Anna Finocchiaro del Pd (115.064 euro). Chiude la classifica il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri (107.740 euro). GIULIA BONGIORNO BATTE LEGALI BERLUSCONI. Tra i legali di maggioranza e opposizione l'avvocatessa Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia del Senato ed esponente di FLi, batte per redditi il collega della Camera e avvocato del premier Nicolò Ghedini. Il reddito imponibile 2009 dichiarato nel 2010 dall'avvocato Bongiorno risulta infatti essere superiore ai 2 milioni di euro (2.048.397) 'contro' 1.127.118 euro del collega Ghedini. L'avvocato di Fli risulta inoltre aver incrementato parecchio il suo reddito rispetto all'anno precedente quando dichiarava 1.288.440 euro. L'avvocato Ghedini ha invece un imponibile in diminuzione rispetti ai precedenti precedenti 1.345.235 euro. Quest'ultimo supera, tuttavia, di gran lunga il collega Piero Longo che nel 2009 ha dichiarato un reddito imponibile di 530.847 euro. Ad insidiare la Bongiorno è invece l'avvocato e parlamentare del Pdl Maurizio Paniz: nel 2009 il parlamentare ha dichiarato 1.765.878 euro tornando nella 'top ten' dei deputati più abbienti. Il deputato non era rientrato l'anno scorso nella classifica dei deputati più ricchi, ma compariva in quella delle dichiarazioni relative al 2008 quando mostrava un reddito imponibile di 1.094.998 euro.

lunedì 28 marzo 2011

Che gran 'Troiaio' la II^ Repubblica!

Italo Bocchino ammette la sua relazione con il Ministro Mara Carfagna e chiede scusa alla moglie in diretta Rai da Fabio Fazio, come se al popolo italiano potesse importargliene qualcosa... comunque: "Colgo l'occasione per chiedere scusa per gli errori che ho commesso". Tanto 'lui' non ha nessuna responsabilità, dal momento che la colpa di tutti i mali, ma anche dei suoi piaceri e dei suoi vizietti, è sempre e soltanto di Silvio Berlusconi. Gabriella Buontempo, moglie del deputato di Fli Italo Bocchino, era a conoscenza da due anni e mezzo della relazione del marito con Mara Carfagna. Lo ha rivelato lei stessa in un'intervista a "Vanity fair" pubblicata sul numero in edicola mercoledì. "Da quanto tempo sapeva di suo marito e Mara Carfagna?" chiede il settimanale. "Che c'era una relazione? - risponde Buontempo - Da due anni e mezzo". "E non ha mai chiesto a suo marito di interromperla?" ha chiesto ancora Vanity. "Italo - ha replicato la signora - sostiene di averla troncata. Per carità, l'avrà troncata: lei si è fidanzata, ora dice che si sposa". La Buontempo poi conferma che lei e Italo Bocchino vivono ancora sotto lo stesso tetto e ciò che succede "all'interno di un matrimonio lo sanno solo marito e moglie. Purtroppo lui non l'ha gestita bene, perché questa storia la sapeva tutto il Parlamento e a un certo punto è arrivata anche al mio orecchio. Ho dovuto reagire: non mi va di passare per la scema del villaggio". Buontempo si è detta "delusa anche per la scelta della persona. In politica, la Carfagna è sempre stata "telecomandata" da mio marito: segue tutto quello che lui dice. Se non era per Italo, mica li prendeva tutti quei voti in Campania". Bocchino si difende: "quando siamo andati ad uno scontro così coraggioso contro una macchina da guerra dal punto di vista dei mezzi a disposizione di Berlusconi sapevamo che sarebbe stato un periodo molto duro e che saremmo stati duramente attaccati. Ma sinceramente non mi aspettavo che si arrivasse addirittura a far leva sugli affetti per crearmi problemi". Caro Italo i problemi te li sei cercati da solo e le corna a tua moglie le hai messe tu, mica il governo Berlusconi!

Arpa Lazio non è per giovani e meritevoli!

di S.C. Ho letto i vari articoli che avete scritto qui e che riguardavano la storia di Roberto (mi riferisco a quello che diceva che in Arpalazio il merito non basta e a quello che in Arpa il Cecchini non sarebbe mai entrato). Anche io ho da dire la mia e la posso dire con cognizione di causa visto che dentro ci lavoro e so come vanno le cose. Questo non è un Paese per vecchi, per citare un film molto bello e famoso, e questo non è un Ente per giovani e meritevoli. La politica ha invaso ogni angolo e dentro ognuno pensa solo a se stesso e ai suoi interessi, coltivando il suo orticello e fregandosene degli altri. La Direzione Generale praticamente non esiste più e l'Agenzia è in mano a due Direttori che hanno quasi 150 anni se si sommano le loro età e che pensano solo alla loro area: i Diretori Provinciali o si fanno gli affari loro o giocano a fare asso pigliatutto in una situazione che sembra di deriva. Io conoscevo Roberto per averlo visto qualche volta qui in Sede o in Direzione Centrale e mi sembrava una brava persona, molto preparata e molto scrupolosa: da una parte mi fa piacere sentire che ha preso una nuova laurea e dall'altra mi fa pure un pò pena se penso a chi ci sta qui dentro. Noi non possiamo parlare con giornalisti e non possiamo dire la nostra. Prima c'era una dirigente dell'Ufficio Stampa che stava come un 'cane da guardia' e sbranava chiunque rilasciasse dichiarazioni, salvo poi scoprire che manco era laureata e l'hanno tenuta quasi dieci anni in quel posto anche se lo sapevano benissimo che non valeva niente (ma chissà che cosa c'è dietro e quali conoscenze politiche aveva questa, una semplice dipendente ministeriale senza arte nè parte). Dove lavoro io anche altre persone hanno subito la sorte di Roberto Cecchini e hanno privato l'Agenzia di risorse importantissime, ma non sembra che gli è fregato niente a nessuno: i colleghi sindacalisti hanno fatto buon viso a cattivo gioco perchè gli interessava solo prendere la posizione organizzativa o far arrivare il figlio in Direzione Centrale, magari proprio nel posto che prima occupava il Cecchini. La colpa è dei sindacalisti di destra che non hanno tutelato per niente i precari e hanno solo fatto in modo di far entrare quelli che gli interessavano: hanno fatto la strage degli amministrativi e invece i tecnici li hanno presi poi quasi tutti, in un modo o nell'altro, e quando l'ho fatto presente mi è stato detto... "di farmi gli affari miei!". Una persona diceva che forse bisogna aspettare che anche Roberto faccia come ha fatto Norman, ma io sono certo che non servirebbe a nulla visto che qui sono bravissimi a fare finta di niente e girarsi dall'altra parte. Tanto che gli frega, lo stipendio di varie migliaia di euro se lo portano lo stesso a casa e in più continuano ad esercitare la professione, fare le consulenze e vari intrallazzi che tutti conoscono, ma dei quali nessuno si azzarda a dire niente!

La Politica nel Lazio: costi imbarazzanti!

Un consigliere regionale del Lazio guadagna appena 10 mila euro al mese, puliti, puliti, senza impicci e senza imbrogli! Un consigliere regionale della Signora Polverini, dopo la prima legislatura (anche se dura solo due anni e sei mesi) a 50 anni prende - per tutta la vita e con reversibilità alla moglie - 3.200 euro al mese (ridotta del 5 per cento, ma a 55 anni è un vitalizio pieno). Se fa due legislature quella cifra è di 5.200 euro! Il Lazio sta pagando ogni anno 18 milioni di euro per 287 vitalizi (più sedici reversibilità). Per contro, il consiglio regionale dell’Emilia-Romagna ha votato - all’unanimità - un provvedimento che annulla dalla prossima legislatura i vitalizi. Altro dato: il funzionamento di giunta e consiglio regionale del Lazio nel 2010 è costato 128 milioni di euro. Per contro, in Lombardia 78 milioni, in Emilia-Romagna un quarto. Il Lazio ha 20 commissioni, la Lombardia solo 10. In totale queste commissioni costano 25 milioni di euro. Proprio di recente, con poche defezioni, il consiglio ne ha attivate altre 4 (da 16 a 20) per una spesa di 5 milioni di euro. In più si è pensato bene di fare una giunta fatta da assessori esterni (una sola eccezione), per un costo aggiuntivo di 5 milioni di euro. Intanto, si chiudono gli ospedali, si riducono i reparti e non si provvede al turn over del personale medico ed infermieristico perchè c'è... il maxidebito! A queste cifre se ne aggiungono altre! Il costo del funzionamento del consiglio e della giunta della Provincia di Roma è di 37 milioni di euro! Quello del Comune di Roma è di 76 milioni di euro ...e io pago!!!

BERLUSCONI TORNA IN TRIBUNALE!

Chi non muore si rivede! Al settimo piano del Palazzo di giustizia di Milano, letteralmente blindato dalle forze dell'ordine, è iniziata stamattina, davanti al Gup Maria Vicidomini, l'udienza preliminare del processo Mediatrade su presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv del gruppo Mediaset. Il premier è stato di parola! Si è presentato in aula per rispondere di frode fiscale e appropriazione indebita. Il corteo delle auto che lo ha accompagnato è stato salutato da urla di incoraggiamento dei sostenitori del premier - per altri solo delle 'comparse' da 20 euro al giorno più bibita e panino - che anno esposto delle bandiere e un cartello con scritto «Silvio devi resistere». In precedenza, le forze dell'ordine avevano collocato alcune transenne per tenere lontano decine di troupe e di giornalisti, molti dei quali di testate estere. Le vie d'accesso all'ufficio del Gup sono state poste sotto presidio e il premier è stato fatto salire da un'ascensore interno. "E' andata bene". Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha commentato l'esito dell'udienza preliminare di oggi per il processo Mediatrade. Il premier ha confermato anche che sarà in aula nelle prossime udienze. Quanto al caso Ruby e ai possibili danni che potrebbero derivarne, Berlusconi ha risposto: "Questo è un altro processo". Il Cavaliere si è fermato pochi minuti davanti al gazebo del Pdl allestito di fronte al palazzo di Giustizia di Milano e poi è ripartito dopo aver brevemente salutato i suoi sostenitori. Il corteo di auto del presidente del Consiglio aveva lasciato il Palazzo di Giustizia di Milano dopo circa due ore. La prossima udienza è fissata per il 4 aprile. "Il processo Mediatrade rientra come quelli precedenti in un tentativo che viene fatto per cercare di eliminare il maggiore ostacolo che la sinistra ha nella conquista del potere. Sono accuse infondate e ridicole". L'accusa "infondata" del processo Mediatrade viene mossa, secondo Berlusconi, perché "bisogna continuare a tenere sotto una spada di Damocle giudiziaria e mediatica il nemico ideologico politico che è Silvio Berlusconi, l'ostacolo che impedisce alla sinistra di arrivare al potere. Il comunismo in Italia non si è mai arreso e mai cambiato: c'è chi ancora usa il codice penale come strumento di lotta idelogica e pensa che la magistratura possa usare qualsiasi mezzo per annientare l'avversario che è vittorioso alle elezioni e forte del consenso popolare. Io sono l'uomo più imputato dell'universo e della storia! Ci sono state 2 mila 564 le udienze contro di me e contro il mio gruppo e sono più di mille i magistrati che si sono occupati di me senza successo. E continuano, sapendo bene di non poter arrivare a condanna, ma mettendomi sui giornali di tutto il mondo e gettando fango su di me e sulle mie aziende facendomi perdere un sacco di tempo e di soldi. I fatti di questo processo risalgono a 15 anni fa. Si tratta dell'acquisto da parte di Mediaset di film e telefilm che invece di essere fatti direttamente dalla Paramount passavano attraverso un imprenditore americano che aveva ottimi rapporti con la Paramount e con il suo presidente e che quindi aveva avuto un esclusiva per l'Europa".

Italiani, depressi e rassegnati al peggio!

di Maria Pia Caporuscio. Siamo arrivati a sfigurare persino le parole, a modificarne il significato, a sfregiarle. Come si fa a definire con la parola “responsabili” degli esseri ir-responsabili? Un tempo questa gente veniva definita “vigliacchi, spudorati, traditori, infami” sono queste le parole che meglio li rappresentano. Perché si è arrivati a stravolgere il significato delle parole con le quali siamo cresciuti? In nome di cosa? Come può un professore di lettere spiegare agli studenti che la “responsabilità” deve essere il primo dovere di una persona e solo se veramente responsabile è degno di rispetto? Come può un genitore pretendere dal figlio la “responsabilità” delle sue azioni, se questa parola oggi ha un significato macabro? Stando così le cose dobbiamo ammettere che gli ingranaggi del motore del nostro cervello sono andati in tilt. Un tempo quando ci si accorgeva che una persona travisava le parole, lo si portava immediatamente da un medico per vedere da cosa dipendesse la confusione, mentre adesso confondere è una norma generale. Siamo impazziti tutti? Senza rendercene conto travisiamo non solo le parole ma anche i fatti. Siamo arrivati a chiamare “missione di pace” la guerra, la prostituzione un encomio per fare carriera in special modo in politica, la disonestà una necessaria capacità, l’immoralità un vanto, il tradimento una maturazione intellettiva e l’avidità una dote di merito. A questo punto siamo tutti irresponsabili in quanto permettiamo la disintegrazione non solo delle parole ma di tutti i valori con i quali i nostri avi ci hanno educati. Questa maleducazione di massa sta scardinando alle fondamenta la società civile, ci sta riportando indietro nei secoli, ci sta trasformando in macchine senza motore, il nostro cervello non ha più autonomia propria, ma è manipolato da un ingranaggio infernale che ci plasma a piacimento come facevamo noi con la creta o la plastica. Cosa ci è rimasto di ciò che eravamo? Eravamo famosi nel mondo per creatività, avevamo artisti eccezionali in ogni campo, nella pittura, scultura, musica, poesia, eroi della resistenza e della giustizia morti per consegnarci un Paese libero e democratico e noi, quali esempi stiamo seguendo? La cultura è diventata cosa inutile, l’onestà un ingombro, la bontà un freno, il coraggio una fatica, la lotta per riappropriarsi della libertà un'utopia. Abbiamo affidato la guida del nostro Paese a mediocri faccendieri, gente senza cultura, senza storia, senza decoro, gente indegna sia per moralità che per intelligenza e che si arroga il diritto di cancellare il nostro sapere, di offuscare il nostro pensiero, di bloccare la cultura che ritengono un pericolo alla loro macroscopica ignoranza e proprio perché ignoranti e scarsi di intelletto, pretendono di fermare la crescita della popolazione di cui temono il valore, piuttosto che istruirsi a loro volta e imparare il rispetto e l’educazione, che giustificherebbe in parte, l’importante compito che indegnamente svolgono. La nostra colpa è di non combatterli, di non saper trovare il coraggio o la forza di cacciarli e subiamo, senza lottare soprusi, abusi e umiliazioni. Ci vergogniamo di loro, ci vergogniamo di essere rappresentati da gente che non ci rappresenta affatto, ci vergogniamo di non riuscire a dimostrare al mondo la nostra superiorità in ogni campo, la nostra distanza e la nostra dissociazione da ogni atto compiuto da questi signori, che ci offendono nella dignità, ma ci manca la forza di reagire, siamo depressi e rassegnati al peggio, abbiamo smesso anche di sognare perché ciò che gli occhi vedono ce lo vietano. Eppure il sole sorge ancora e rischiara il mondo come sempre e i bimbi a gridare nel venire al mondo, benché non ne conoscono ancora niente. Che faremo trovare ai nostri figli, padri giganti a proteggerli e guidarli o molli larve smarrite e senza meta? Svegliamoci! Non esistono dei in questo mondo e non devono esserci padroni. Impariamo dall’universo la lezione: passano gli anni e le stagioni, viene l’inverno e poi la primavera, nascono bimbi nuovi e muoiono i vecchi, passano gli uomini ma per l’universo nulla cambia. La luna continua a rischiarare le notti e il vento a respirare e se a morire è un mendicante o un re non fa differenza però, il dolore di una popolazione vittima della violenza e dell’ingiustizia, disturba l’armonia nell’universo.

venerdì 25 marzo 2011

L'Italia, la guerra e l'amico beduino!

di Mario Ajello. Quasi mai, l'Italia ha cominciato una guerra da una parte e l'ha finita dalla stessa parte. Anche stavolta. Abbiamo cominciato da filo-francesi e da obamaniani, e piano piano, stiamo diventando un pò tedeschi in questa guerra libica. Neutralisti all'inizio - "Non voglio telefonare a Gheddafi per non disturbarlo in questi momenti difficili", disse Berlusconi - e poi interventisti al netto della Lega, ma ora dubbiosi, tormentati e di nuovo memori di quanto l'amico beduino è stato grazioso con noi e quindi non bisognerebbe forse fargli del male. Il Cavaliere lo ha detto: "Il rais ha voluto tanto bene all'Italia. E sono addolorato per lui. Ciò che gli sta accadendo, mi colpisce personalmente". E Frattini ha cominciato a dire che il comando delle operazioni deve essere della Nato e che se non lo diventa l'Italia ritira la disponibilità delle sue basi e che.... Insomma non si capisce se siamo amici di Gheddafi o nemici di Gheddafi. Potrebbe accadere che mentre lo bombardiamo - "I nostri aerei non sparano", dice il premier ma i militari lo smentiscono - contemporaneamente sfiliamo nella manifestazione delle hostess sue fan e protette, quelle che il dittatore nordafricano comprò a Roma nella sua ultima visita e cercò di convertire all'Islam, le quali gridano: "We love Muhammar"!

Centrale Nucleare del Garigliano: il silenzio!

di Angelo D'Amore. Gli occhi del mondo sono rivolti verso la Libia, scenario dell'ultimo conflitto dalle dimensioni planetarie. Già sembrano sfumare alla mente, le immagini apocalittiche del terremoto giapponese e delle sue catastrofiche conseguenze. Oggi le notizie corrono in rete ad una velocità spaventosa, restano impresse solo quelle che davvero scuotono le coscienze. Tutto scorre freneticamente, in modo vertiginoso, diventando "vecchio" dopo poche ore. Notizie apparentemente minori, ma al tempo stesso, di notevole impatto, restano invece sottaciute, proprio perchè non riescono ad essere imbavagliate dalla rete, per un fattore di casualità o per strategica scelta. E' il caso di ciò che sta avvenendo sul Garigliano, nella centrale atomica dismessa (*), argomento di forte attualità dopo la sciagura avvenuta nel paese del sol levante. Da settimane si vedono grossi movimenti intorno alla centrale, oggetto di lavori interni, per mettere a definitiva dimora una grande quantità di scorie nucleari. Su tali interventi, c'è un assoluto e preoccupante mistero. A nessuno è permesso di entrare per visionare ciò che realmente sta accadendo all'interno del complesso nucleare. La popolazione locale, vorrebbe una maggior informazione in merito. Solo qualche giorno or sono, c'è stato il serio rischio di allagamento della centrale, con tutti i pericolosi rischi del caso, per lo straripamento del fiume Garigliano, a seguito delle abbondanti piogge. Anche di questo minaccioso accadimento, stranamente, non se ne è parlato più di tanto. A livello nazionale si è deciso di sospendere la decisione in merito alla realizzazione di nuove centrali atomiche. Nulla ahimè si conosce, circa la sorte di quelle in disuso, nello specifico di quella che insiste sul territorio di Sessa Aurunca. Penso che la popolazione campana, nello specifico quella casertana, abbia già dato in termini di qualità dell'ambiente. Si faccia chiarezza, alla luce del sole!

(*) La centrale del Garigliano è una centrale nucleare che sorge in un'ansa del fiume Garigliano, nel comune di Sessa Aurunca (CE). L'impianto, di tipo BWR, fu costruito tra il 1960 e il 1963 dalla General Electric su commissione della SENN (Società Elettro Nucleare Nazionale) del gruppo IRI-Finelettrica. Il reattore, della potenza di 160 MWe, raggiunse la prima criticità il 5 giugno 1963. Basato su una configurazione impiantistica eccessivamente complicata (presto abbandonata dalla stessa General Electric), il reattore del Garigliano ebbe un funzionamento discontinuo, finché nel 1978 venne fermato a causa di un guasto tecnico a un generatore di vapore secondario. Considerato il costo dell’intervento di sostituzione, nel 1981 l’ENEL (subentrata alla SENN nel 1965) decise di non riavviare più la centrale, in considerazione della breve vita residua dell’impianto. Nel novembre 1999 la proprietà della centrale - così come per le altre tre centrali nucleari italiane - è stata trasferita a SOGIN. Il programma predisposto da SOGIN punta al totale smantellamento dell’impianto e al ripristino ambientale dell’area entro il 2016.

Mi vergogno di quel che dice Berlusconi!

di Carla Vongher. La guerra in Libia riesce a far sorvolare l'opinione pubblica e i partiti di opposizione su affermazioni di Silvio Berlusconi che, se non fossero testimoniate da video, non si potrebbe credere alla loro veridicità. Recentemente il Presidente del Consiglio ha affermato che strozzerebbe gli autori della fiction "La piovra" e coloro che scrivono libri sulla mafia, perchè ci fanno fare "brutta figura" all'estero! Chi glielo dice ai parenti delle vittime della mafia che la morte dei loro congiunti "appanna" l'immagine che l'Italia dà all'estero? Chi glielo dice alle decine di magistrati, giornalisti, persone comuni che sono morti per combattere un cancro del nostro paese, che dobbiamo dimenticarli in nome del sole, degli spaghetti e del mandolino con cui noi italiani siamo conosciuti negli altri Paesi? Chi glielo dice a quei professori che in classe cercano di sensibilizzare gli alunni sul problema della mafia, attraverso approfondimenti, filmati, letture, affinchè loro stessi trovino il modo di opporsi alla criminalità combattendo con le parole, con la condivisione delle idee, con le prese di posizione, contro l'omertà che ha impedito per anni di incrinare l'incolumità delle cosche mafiose? Come le vogliamo chiamare coloro che si schierano dalla parte degli omertosi, cercando di diffondere una cultura che non dice, che nasconde, che copre le magagne della società in cui vive? Le affermazioni di Berlusconi costituiscono una grave offesa per tutti i cittadini onesti e io mi vergogno del fatto che siano passate così sotto silenzio.

Truffa Vip: abboccano pure i Guzzanti!

A volte nella vita sarebbe cosa buona e giusta sapersi accontentare, soprattutto se quello di cui si dispone è di gran lunga superiore a quello che la gente normale può vantare o lamentare di avere! Ma, si sa, l'ingordigia umana non ha limiti e chi più ne ha, più ne vuole... di soldi naturalmente! Massimo Ranieri, Paolo e Sabina Guzzanti, Samantha De Grenet, l'ex calciatore della Roma Stefano Desideri assieme a nomi della blasonata aristocrazia romana sono solo alcune tra tra le vittime vip della truffa della Egp, acronimo di Europeanne Gestion Priveé, agenzia di investimento radiata nel dicembre 2010 dall’albo degli intermediari finanziari francesi e messa in liquidazione coatta dal ministero dell'Economia a causa di gravi irregolarità riscontrate. I sedicenti agenti finanziari, dall’ufficio della società ubicato nella lussuosa via Bocca di Leone, si occupavano di procacciare clienti, con risparmi importanti, promettendo investimenti sicuri che potevano raggiungere interessi anche del 12 per cento. Ma in realtà quella che mettevano in atto era solo una truffa che, in pochi anni ha prodotto un "bidone" da 170 milioni di euro. Contro i vertici della società il gip Simonetta d'Alessandro ha emesso cinque ordinanze di custodia con le quali gli agenti delle fiamme gialle hanno trasferito in carcere il Gianfranco Lande, presidente della società, Raffaella Raspi, diretttrice, il fratello Andrea Raspi, Roberto Torreggiani e Giampiero Castellani da Villanova. Il prossimo passo degli agenti è recuperare il tesoretto della società per restituire il patrimonio investito agli ignari risparmiatori cosa che, in parte, è stata già possbile eseguire in virtù delle rogatorie internazionali richieste dalla procura. Secondo la ricostruzione degli inquirenti il denaro, in un primo momento trasferito nei conti di alcune società inglesi e irlandesi rivelatisi illegali, veniva negli ultimi anni gestito secondo il modello Madoff, o catena di Sant’Antonio che dir si voglia, tipico trucco che, per evitare denunce e scandali, faceva arrivare il capitale versato dagli ultimi clienti nelle mani di chi li aveva preceduti.

Auguri ai neoministri Romano e Galan.

di On. Massimo Romagnoli. Desidero augurare buon lavoro all'onorevole Saverio Romano, neoministro delle Politiche Agricole. Sono convinto che la sua nomina sia una buona notizia non solo per l'Italia, ma anche per la regione nella quale sono nato e che mi porto inevitabilmente nel cuore ovunque io sia, ovvero la Sicilia. Sono certo che lo stesso sentimento lo provano quei tanti siciliani nel mondo fieri delle loro radici che avranno all'interno della squadra di governo un loro rappresentante, attento al BelPaese ma anche alla Sicilia, terra dove da sempre l'agricoltura è una delle risorse economiche principali del tessuto socio-economico. Al tempo stesso, esprimo gli auguri di buon lavoro all'On. Giancarlo Galan, nominato ministro ai Beni Culturali al posto di Sandro Bondi. Condivido le parole del vicepresidente del Senato, Domenico Nania, che ha ringraziato Bondi per il lavoro svolto fino ad oggi a capo di un ministero, come quello dei Beni Culturali, di fondamentale importanza strategica per il nostro Paese. Anche nel mondo, fra le nostre comunità italiane all'estero, sarà importante che il neoministro Galan faccia capire, e sottolinei, quanto sia necessario esportare la lingua e la cultura italiana oltre i confini della nostra Penisola. Sono tempi di vacche magre e per non andare incontro a un pesante default, l'Italia ha purtroppo dovuto stringere i cordoni della borsa: ma siamo convinti, come MdL, che appena il momento di crisi contingente sarà passato, appena cominceremo a risalire la china, l'attuale governo saprà trovare nuove risorse, adeguate a stimolare dinamismo e vigore al settore, riconoscendone la specificità. L'inversione di marcia è già iniziata, con il ripristino dei fondi al ministero dei beni culturali annunciato ieri. Bisogna avere fiducia nella ripresa, e nella possibilità di migliorare i nostri servizi al Paese ci toccherà tutti. La cultura italiana è certamente uno dei nostri punti di forza, riconosciuto all'Italia universalmente. Gli italiani all'estero continuano ad essere, oggi come ieri, i migliori ambasciatori della lingua e della cultura italiana nel mondo.

Ritorna l'ora legale: giornate più lunghe!

Il 31 ottobre dello scorso anno abbiamo spostato l'orologio per ripristinare l'ora solare. La notte tra sabato 26 e domenica 27 marzo 2011, saremo nuovamente chiamati alla modifica dei nostri bioritmi, del nostro rapporto con l'alba ed il tramonto. Ci si dovrà svegliare un'ora prima... ma farà buio più pardi la sera! Si dice che questo slittamento orario favorisca le attività ludiche all'aperto, ma che possa anche alterare l'equilibrio del nostro bioritmo e la salute del nostro corpo, almeno nei primi periodi, poi torna tutto nella norma! Riassumendo: la notte tra sabato 26 e domenica 27 marzo tutti i nostri orologi dovranno essere spostati dalle ore 2 alle 3. Alcuni apparecchi elettronici, come i computer, modificano l'orario in automatico. L'ora solare tornerà domenica 30 ottobre 2011. Ma questo non accade con le stesse modalità in tutto il resto del pianeta. L'ora legale in Australia va al contrario: da ottobre a marzo; in Brasile da novembre a febbraio. In Africa e in Asia non è molto seguita questa regola del cambio orario (solare-legale). Nell'ex Urss viene adottata in diversi stati, ma non in tutti. In Giappone nessun meccanismo legale-solare; si cerca di venir incontro alle esigenze degli agricoltori. Abolita l'ora legale alle Fiji (dal 2000) e in Mongolia (dal 2002). Al cambio d'orario, simile ad un piccolo jet-lag, il nostro organismo potrebbe reagire con insonnia, stanchezza e irritabilità. Come riprendere dunque al più presto un corretto ritmo sonno-veglia? Il fatto, è che l'ora di luce in più che avremo, ritarda la fase dell'addormentamento, legata alla produzione di melatonina favorita proprio dal buio. Da qui, il rischio di insonnia. Il consiglio è quello di mantenere possibilmente invariata l'ora in cui ci si alza al mattino, per non interrompere la regolarità del ciclo sonno-veglia. Utile anche non eccedere con cibo e alcolici la sera. Tutti accorgimenti da seguire per i primi giorni successivi al ritorno dell'ora legale, al fine di riprogrammare più facilmente l'orologio interno dell'organismo. Ad ogni modo, tutto dovrebbe tornare alla normalità, senza grossi disagi, nell'arco di 2-3 giorni: l'adattamento da parte dell'organismo alla variazione di un'ora, a meno di patologie o condizioni particolari, è infatti abbastanza semplice, poichè si tratta di una variazione oraria minima. Quel che è certo, è che recuperando un'ora di luce in più durante la giornata si può arrivare in sette mesi (quando si tornerà all'ora solare) a forti risparmi di energia, pari nel 2009 a 643 milioni di kilowattora, in termini economici 93 milioni di euro.

Quattro passi fra storia e natura...

di GrilliRomani. L'Associazione ViviamoVitinia invita tutti al Convegno: Quattro passi fra storia e natura... L'Associazione è stata fondata nell'aprile 1999 con il preciso scopo di ricavare un parco pubblico da un'area militare che si trova a Vitinia (quartiere di Roma), conosciuta come "Ex Deposito Carburanti". E’ un posto davvero incantato dove storia e natura si fondono che rischia di essere distrutto per sempre da una pianificazione dissennata. Fra rovi spinosi appare la cisterna di una villa romana. Al culmine della collina, il panorama è incantevole: ai nostri piedi, il Tevere, all’orizzonte, la Città Eterna. E’ uno degli ultimi lembi di campagna romana, un polmone verde da preservare nel contesto del tessuto urbano in espansione L’area militare ha già rischiato ben tre tentativi di “cartolarizzazione” ed ha schivato, fino ad ora, il federalismo demaniale. Purtroppo, il Nuovo Piano Regolatore Generale ha già prodotto i suoi danni cambiando destinazione d'uso ad una parte della stessa. La battaglia prosegue per la difesa dei vincoli posti dalla Regione che rischiano di essere declassati. Non possiamo rischiare che una colata di cemento cancelli per sempre un paesaggio di raro pregio! Solo la consapevolezza di quanto di prezioso si celi dietro quei limiti invalicabili che chiamiamo affettuosamente “il nostro parco” può accrescere nei cittadini il desiderio di preservarlo. Lo scopo di questo convegno e proprio quello di approfondire la conoscenza, la storia, le potenzialità dell’area nel suo insieme e l'importanza del suo ruolo nel contesto ambientale e storico nel quale è inserita, facendo così comprendere l'esigenza di proteggerla nella sua integrità E' una battaglia che dobbiamo combattere insieme, perchè un parco di oltre cinquanta ettari è una ricchezza inestimabile per tutti! Associazioni, comitati e cittadini tutti sono invitati a partecipare perché è un momento molto importane non solo per la nostra battaglia, ma per tutte le battaglie in difesa dell'ambiente contro l'uso dissennato del territorio.
Paola Badessi (Tel. 3334984691) presidente dell’Associazione 'ViviamoVitinia' vi da appuntamento per Venerdì 25 Marzo 2011, ore 17,00 presso Auditorium S.Chiara, Via Caterina Troiani, 90 Roma.

giovedì 24 marzo 2011

Non esistono guerre giuste!

di Vincenzo Androus. Sento e vedo migliaia di persone, di ogni colore e nazione, diagnosticare terapie politiche e sociali per stabilizzare diritti e democrazie in paesi dilaniati dalla ferocia della povertà, dall’ingiustizia oramai globalizzata, che non sottrae religioni e dei dal taglione del mors tua-vita mea. Guerre e stragi, uomini in armi e bambini depredati di ogni sorriso, terre divise e derubate dei propri confini, inni alla pace gridati a tempo di musica, e richieste di giustizia licenziate con qualche parola travestita di compassione. L’Africa è in fiamme, il Medioriente tra le macerie, persone in marcia per la pace, altrettante in guerra per difenderla, altre circondate e maltrattate, per distribuire equamente il residuo di giustizia. Specialisti in relazioni spediti qui e là, equazioni e sottrazioni della comunicazione a supporto delle percentuali e delle statistiche, tutte ben contenute nella negazione del dato esponenziale, che accerta l’odio e la vendetta covare sotto il primo strato di pelle, che non si vede, ma si muove sotto carico, pronto a esplodere a ogni nuovo giorno. Scacchieri e pedine si muovono lentamente intorno a paesi dimenticati, città violentate, popolazioni abbandonate in confini inventati e frontiere frantumate. Il Far West non è poi così lontano, moltiplicato per mille, nelle sue nefandezze inenarrabili. Neppure l’immaginario collettivo riesce a delinearne i contorni, la proporzione di quelle macchie, sagome indistinte, ma in continuo spostamento, il tremore della terra, al suo avanzare e ritrarsi. Poi, ecco improvvisi i colpi sordi, come i cannoni di ultima generazione, botti ripetuti, alle spalle, tra le scapole, in mezzo agli occhi, a liquidarne lo zoccolo, quello più duro, fino a estinguerne lo sguardo in alto, la fierezza ridotta a souvenir di tanti uomini stanchi delle catene e dalla costrizione a un silenzio disperante. Le nazioni, i paesi, le città, ridotte a periferie di oggi, sono un ricordo sbiadito delle democrazie di domani, schiacciate dalle tante parole che sono state dette, dalle recinzioni che sono sopravvenute, costruite a misura per non ascoltare. Ma a ben pensarci, delle libertà di ieri, ne rimangono pochi limpidi esemplari, ma ci sono ancora, per non farci cadere all’indietro, nel vuoto della memoria. Pochi esemplari-riferimenti certi e in bella vista nella prateria dimenticata, a sfidare i fucili, i tanti cuori pavidi, i governi dell’insignificanza sociale, dei poteri esposti controvento, per meglio difendere la propria inadeguatezza. Come ho scritto tanto tempo fa, le nazioni dei bisonti non esistono più, bivaccano in una sorta di grande letteratura, intorno c’è il rumore della carta sfogliata controvoglia, dentro la noia più impaziente, pagine di storia sradicate dalla miserabilità umana. Da questa maledetta solitudine del sangue, i tanti e troppi paesi in guerra, gli stati coinvolti per diffondere la pace e la democrazia, dovrebbero imparare qualcosa di più, davvero, da questa assenza, divenuta presenza costante, un insegnamento a non dissolvere l’opportunità della riflessione (ancor prima dell’azione), quella che parte dal cuore, per sentire davvero il bisogno e la necessità di una libertà che appartenga a tutti, indipendentemente dalla religione e dal portafoglio che ognuno professa.

Roberto in Arpa non ci entrerà mai!

di Giusy Morabito. Ho letto con interesse la storia di Roberto Cecchini, anche se non lo conosco personalmente come altri che ne hanno parlato prima di me. La cosa che mi ha colpito è che riguarda una realtà, quella di ARPA LAZIO, che conosco perché anche io sono della provincia reatina: mi ha fatto enorme piacere sentire che un disoccupato abbia deciso di ricordare nella dedica della propria (ennesima) laurea una persona come Norman Zarcone, un giovane sfortunato che ha fatto un atto estremo per protestare contro la corruzione e il nepotismo dei baroni universitari. Io la storia di Norman già la conoscevo - anche tramite altri articoli su Liberalvox - mentre quella di Roberto la conosco solo adesso e devo dire che provo una gran pena (nel senso di disagio) nel leggere il racconto di una vita spesa a migliorarsi e a formarsi che viene bloccato dalla pubblica amministrazione inefficiente e poco trasparente. Di ARPA si sente parlare spesso qui ma solo nelle chiacchiere cittadine, perchè sono tante le persone che ci lavorano dentro: è il sogno di tutti avere un posto fisso in una delle poche amministrazioni pubbliche presenti in questo territorio (oltre la ASL e poche altre). Per tantissimi anni ci sono stati decine e decine di contratti a progetto e lavoratori interinali in questo ente e non ci sono certo arrivati per meriti o per competenze. Un paio di anni fa sono stati sbandierati una serie di concorsi, la maggior parte dei quali era per profili di area tecnica e che sembravano tagliati su misura per alcuni partecipanti. Alcune persone che conoscevo mi sconsigliarono (per fortuna) di partecipare agli altri profili: le ringrazio ancora anche perchè almeno una di queste persone ha fatto lo stesso concorso che ha fatto Roberto Cecchini e pur essendosi piazzata in cima alla graduatoria come lui sta fuori. ARPA non è solo quella degli affari immobiliari e delle centraline di rilevamento dell'inquinamento: è anche quell'ente dove il direttore è uscito sui giornali per aver noleggiato una automobile piena di extra di lusso in un momento in cui tagliavano fondi e spese dappertutto (qualcuno dice che appartiene alla sinistra ecologista, ma se capisco cosa ci sia di sinistro, in questo di ecologista cosa ci sta? Forse la macchina di lusso andava a benzina verde?). ARPA è conosciuta perchè sembra che un suo dirigente sia stato arrestato per sospetti su analisi truccate nella Valle del Sacco: ecco per cosa è nota l'agenzia regionale. E in questo ambiente che tanto limpido non mi sembra come può trovare posto uno che sembra mostrare carattere e coraggio e che ha più lauree che tutto l'assessorato all'ambiente messo insieme? Il problema in questa Italia è che va avanti solo chi ha dietro qualcuno che lo spinge: chi non ha nessuno è già fortunato a restare fermo perchè nella maggior parte dei casi viene spinto indietro, fino a farlo cascare come deve essere successo pure al povero Roberto. Conosco gente che abita vicino alla sede reatina e che diceva sempre di vedere persone uscire e entrare a ogni ora con la busta della spesa: questa è roba da Striscia la notizia, altro che. Nessuno si deve meravigliare quindi che si facciano concorsi e si spendano soldi solo per far entrare poche persone e non certo quelle che meritano di entrare. Probabilmente qualcuno aspetta che il povero Roberto faccia un gesto estremo come ha fatto il povero Norman per poter dire "Io lo avevo conosciuto!": forse solo così si deve fare per poter avere attenzione. Ho letto una bella intervista su Oggimedia e ha proprio ragione a dire di vergognarsi di essere italiano: in questa Italia messa così non ci sta proprio niente di cui andare fieri e fino a che resterà così Roberto in ARPA non ci entrerà mai! Il blocco delle assunzioni lo ha condannato sicuramente a non essere neanche ripescabile e se ha 40 anni voglio vedere chi gli darà opportunità di inserirsi in qualche azienda privata, ora che ti prendono solo se hai venti anni e se non sai fare niente. Io ogni volta che penso a quando mio figlio crescerà mi domando come sarà il mondo che troverà: certo non gli farò fare un concorso in ARPA LAZIO, a meno che nel frattempo non sarà diventato direttore generale proprio quel Roberto Cecchini che nessuno sembra volere. Io pure vorrei sapere cosa ne pensa la presidente della Regione, la Polverini che vedo ogni giorno in giro per il Lazio su ogni telegiornale: mi piacerebbe che una volta si fermasse e si mettesse anche ad ascoltare, magari una persona che ha merito e titoli e che nonostante questo non riesce a trovare l'occupazione che si è guadagnato. Se uno aspetta qualcosa dai vertici politici regionali sta fresco: mi sembra che siano tutti intenti nel seguire i propri interessi! Qualcuno si ricorderà prima o poi che esistiamo anche noi cittadini? Quanti Roberto Cecchini dovremo vedere in giro ? E quanti Norman Zarcone ci dovranno essere per far cambiare qualcosa? Anche io come gli altri esorto a non lasciarsi andare chi merita e sa di meritare: ai dirigenti di ARPA dico di mettersi una mano sulla coscienza e riflettere su cosa sta accadendo, perchè di figure pessime ne hanno già fatte pure abbastanza. Coraggio Roberto, prima o poi avrai quanto dimostri di meritare.

Devo fare i debiti per pagare le tasse!

di Angelo M. Facendo i conti della serva se uno "guadagna" 100.000 euro all'anno, deve detrarre il 33% di Irpef, il 7% di tassa sui parassiti regionali, però attenzione questo 7% circa non sarà su 100.000, ma magari su 200.000 euro, perché gli stipendi, gli interessi passivi, ecc, non sono detraibili. Poi avrà l'Ici che su un capannone è di circa 2.000 euro, poi dovrà pagare Inail, Inps e il più grosso furto: la Camera di commercio! Poi la Tarsu, e se ha un passo carraio su una provinciale un altro migliaio di euro di tassa. La più grossa truffa è che ho guadagnato 100.000 euro, ma per lo Stato ne ho guadagnati 150.000 perché le spese automobilistiche sono detraibili all'80% e se io uso l'auto solo per lavoro la prendo in quel posto, l'Ici non è detraibile. Se ho un prelievo fiscale del 68%, avendolo su un imponibile del 50% più alto risulta un 103% di tassazione. Non solo non guadagno niente, ma devo fare debiti per pagare le tasse. In una trasmissione televisiva hanno fatto una simulazione: se uno paga tutto il dovuto, entro sei mesi deve chiudere, quindi si è costretti ad... "arrangiarsi" con tutti i rischi delcaso! E poi ci si domanda perché le ditte scappano dall'Italia e rimangono solo mafia, politici corrotti, fancazzisti e disperati. Negli Usa pago al massimo un 20% di tasse, ed é finita li! Non hanno addizionali sul bollo (anzi non esiste), su gas, luce, acqua, ecc. In Russia la tassazione è il 15%, in Svizzera il 12% e se assumi 3 operai per 4 anni non paghi tasse, in Austria il 15% e non si sta parlando di paradisi fiscali, ma di Paesi normali.

Gli imprenditori italiani fanno grande l'Italia.

di On. Massimo Romagnoli. Il ministro degli Esteri Franco Frattini sarà a fine mese in Messico, per rafforzare in quel Paese la presenza strategica dell'Italia a livello commerciale e imprenditoriale. In Cina, alla Fiera internazionale della robotica, saranno presenti 62 fra le migliori aziende italiane che operano in quel settore. Ancora: dal Cile, ieri, giorno in cui è arrivato a Santiago il presidente americano Barack Obama, impegnato in un tour politico-doplomatico in America latina, il nostro ambasciatore, Vincenzo Palladino, ha sottolineato l’importanza della cooperazione economica tra Italia e Cile, che è decisamente "in netto aumento”. L'ambasciatore italiano ha definito quello cileno "un mercato per grandi player", dove le imprese italiane sono "ben posizionate". Insomma, basta prestare la dovuta attenzione alle notizie che ogni giorno documentano il successo dell'eccellenza italiana nel mondo, per sottolineare ancora una volta quanto sia importante, a livello internazionale, quello che potremmo chiamare il "Sistema Italia". Dalla robotica all'industria, dal design alla tecnologia militare, dalle piccole e medie imprese italiane che nascono in Sud America e che hanno contribuito a fare grandi negli anni Paesi come Argentina e Brasile, arriva chiaro il messaggio: l'Italia cresce sempre più nel mondo, grazie alle proprie capacità innovative, grazie alla professionalità delle menti italiane. Gli imprenditori italiani nel mondo sono una ricchezza non solo per il nostro Paese, ma anche per i Paesi che li vedono operare, nei cinque continenti. Il Movimento delle Libertà, da sempre vicino all'Italia che investe e produce oltre i confini nazionali, in Europa ha contribuito non poco ad arricchire di presenze italiane i diversi Paesi Ue. I nostri contatti con imprenditori e aziende italiane nei Paesi in pieno sviluppo come sono quelli dell'Europa dell'Est, ad esempio, sono praticamente quotidiani, anche come Confiine, la Conferederazioni degli imprenditori italiani in Europa che ho l'onore di presiedere. Inoltre, come rappresentanti in Grecia della Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo, continuiamo il lavoro a favore dell'imprenditoria italiana che cerca in terra ellenica sbocchi e ricavi. Gli imprenditori italiani all'estero contirubuiscono ogni giorno a fare dell'Italia un punto di riferimento in diversi settori: viva l'Italia!

Ogni hanno la stessa storia: riecco il 730!

Le scadenze fiscali importanti stanno per arrivare. Prima tra tutte, la dichiarazione dei redditi per dipendenti e pensionati, cioè il modello 730. Niente panico, la scadenza non è immediata: il 730 va presentato al datore di lavoro entro il 2 maggio o al Caf entro il 31 maggio. Quello che invece è bene cominciare fin da ora è la raccolta delle "carte". Un'incombenza faticosa se non abbiamo l'abitudine di conservare con ordine i documenti, ma un passo fondamentale per arrivare all'appuntamento con il fisco con tutto ciò che serve.Ecco in sintesi quali sono i documenti da raccogliere per la dichiarazione dei redditi. Alcuni (come le certificazioni dei redditi) sono obbligatori, altri (come i giustificativi delle spese) sono facoltativi e vanno a vantaggio del contribuente. Tutta la documentazione è riferita all'anno passato.

Redditi
Copia della dichiarazione dei redditi dell'anno scorso (se è stata presentata).
Cud 2011, ovvero la certificazione dei redditi da lavoro (e assimilati) o pensione percepiti nel 2010 (che le aziende dovrebbero aver consegnato entro il 28 febbraio).
Certificazioni dei redditi del coniuge e di altri familiari fiscalmente a carico, se ce ne sono.
Certificazioni di altri eventuali redditi (es. collaborazioni occasionali, cessione di diritti d'autore, ecc.) che devono essere consegnate dal sostituto d'imposta (cioè da chi ha corrisposto il reddito).
Documentazione relativa agli assegni alimentari percepiti dal coniuge separato o divorziato.

Immobili
Atti notarili di immobili acquistati, ereditati o venduti nel corso del 2010.
Ricevute di pagamento dell’Ici nel 2010.
Contratti per immobili dati in affitto (redditi da locazione)

Spese detraibili
Ricevute per ticket sanitari e visite mediche private, scontrini fiscali per acquisto di farmaci (che devono riportare il codice fiscale del contribuente).
Documentazione relativa al pagamento degli interessi passivi su mutui per la "prima casa".
Polizze di assicurazione vita e infortuni.
Polizza Rc Auto in cui è incorporato il contributo Ssn (detraibile).
Ricevute delle tasse scolastiche per i figli.
Fatture per spese funebri di congiunti.
Ricevute per erogazioni liberali (donazioni) alle Onlus.
Assegni alimentari corrisposti al coniuge separato o divorziato.
Ricevute di versamenti per pensioni integrative.
Fatture per interventi di recupero edilizio (detrazione del 36%) ed eventuali fatture sostenute per l’acquisto di mobili destinati all’arredo.
Fatture per interventi finalizzati al risparmio energetico degli edifici (detrazione del 55%).

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