di Redazione. A sei anni dalla morte, avvenuta il 2 aprile del 2005, Giovanni Paolo II sarà beatificato. La cerimonia è stata fissata per il primo maggio di quest'anno. Benedetto XVI infatti ha derogato alle norme canoniche in base alle quali il processo canonico per la beatificazione può essere aperto solo cinque anni dopo la morte. L'annuncio della beatificazione è stato dato con la promulgazione del decreto che attribuisce un miracolo all'intercessione di Giovanni Paolo II, la guarigione dal "morbo di Parkinson" di suor Marie Simon Pierre Normand. Il rito avverrà il primo maggio, nella Domenica in Albis, cioè la prima successiva alla Pasqua, nella quale lo stesso Karol Wojtyla ha istituito la festa della Divina Misericordia. Nel 2005 la morte del Papa avvenne alla vigilia di questa festa, anzi quando era liturgicamente iniziata con i primi vespri. La bara di Giovanni Paolo II sarà traslata dalle Grotte Vaticane alla superiore Basilica di San Pietro senza esumazione, cioè chiusa. Il corpo di Giovanni Paolo II quindi non sarà esposto, ma si troverà in un vano chiuso da una semplice lapide di marmo con la scritta: Beatus Ioannes Paulus II. La conclusione nel 2011 del processo di beatificazione per Wojtyla indica che si è lavorato molto, esaminando una mole immensa di documenti e ascoltando tantissimi testimoni, per analizzare un pontificato di quasi 27 anni e l'intera vita di un personaggio che ha segnato la storia della Chiesa ma anche profondamente influenzato la storia internazionale del Novecento. Nel 2005, il 13 maggio, a poche settimane dalla sua elezione, era stato proprio papa Ratzinger, nella cattedrale di San Giovanni davanti al clero romano, ad annunciare in latino la propria decisione di consentire l'apertura immediata della causa canonica per Giovanni Paolo II. Il Papa polacco aveva derogato per la prima volta a questa norma, consentendo l'immediato avvio del processo canonico per madre Teresa di Calcutta, morta nel 1997 e beatificata nel 2003. Da Cracovia grande gioia e ringraziamenti dei polacchi a Papa Benedetto XVI. Ma per le strade di San Gregorio Armeno sono stati ancora più veloci ed efficienti del Vaticano: Papa Wojtyla nel presepe napoletano è già Santo! Del resto come dargli torto: Papa Wojtila, come San Gennaro, avrà la sua piccola ampolla di sangue! La reliquia sarà esposta per la beatificazione di Giovanni Paolo II. Lo ha comunicato, con una nota, la Santa Sede: "La reliquia che verrà esposta alla venerazione dei fedeli in occasione della Beatificazione del Papa Giovanni Paolo II è una piccola ampolla di sangue, inserita nel prezioso reliquiario fatto preparare appositamente dall'Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice. Negli ultimi giorni della malattia del Santo Padre, il personale medico addetto compì prelievi di sangue, da mettere a disposizione del Centro Emotrasfusionale dell'Ospedale Bambino Gesù in vista di un'eventuale trasfusione. Tale Centro era infatti incaricato di questo servizio medico per il Papa. Tuttavia non ebbe poi luogo alcuna trasfusione, e il sangue prelevato rimase conservato in quattro piccoli contenitori. Due di questi sono rimasti a disposizione del Segretario particolare del Papa Giovanni Paolo II, il Cardinale Dziwisz; gli altri due sono rimasti presso l'Ospedale Bambino Gesù, devotamente custoditi dalle Suore dell'Ospedale. In occasione della Beatificazione questi due contenitori sono stati collocati in due reliquiari. Il primo verrà presentato alla venerazione dei fedeli in occasione della cerimonia di Beatificazione del 1° maggio, e poi sarà conservato nel "Sacrario" a cura dell'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, insieme ad altre importanti reliquie. Il secondo verrà riconsegnato all'Ospedale Bambino Gesù, le cui suore avevano già fedelmente custodito la preziosa reliquia negli anni trascorsi. Il sangue si trova allo stato liquido, circostanza che si spiega per la presenza di una sostanza anticoagulante che era presente nelle provette al momento del prelievo". sabato 30 aprile 2011
...ma a Napoli il Papa polacco è già Santo!
di Redazione. A sei anni dalla morte, avvenuta il 2 aprile del 2005, Giovanni Paolo II sarà beatificato. La cerimonia è stata fissata per il primo maggio di quest'anno. Benedetto XVI infatti ha derogato alle norme canoniche in base alle quali il processo canonico per la beatificazione può essere aperto solo cinque anni dopo la morte. L'annuncio della beatificazione è stato dato con la promulgazione del decreto che attribuisce un miracolo all'intercessione di Giovanni Paolo II, la guarigione dal "morbo di Parkinson" di suor Marie Simon Pierre Normand. Il rito avverrà il primo maggio, nella Domenica in Albis, cioè la prima successiva alla Pasqua, nella quale lo stesso Karol Wojtyla ha istituito la festa della Divina Misericordia. Nel 2005 la morte del Papa avvenne alla vigilia di questa festa, anzi quando era liturgicamente iniziata con i primi vespri. La bara di Giovanni Paolo II sarà traslata dalle Grotte Vaticane alla superiore Basilica di San Pietro senza esumazione, cioè chiusa. Il corpo di Giovanni Paolo II quindi non sarà esposto, ma si troverà in un vano chiuso da una semplice lapide di marmo con la scritta: Beatus Ioannes Paulus II. La conclusione nel 2011 del processo di beatificazione per Wojtyla indica che si è lavorato molto, esaminando una mole immensa di documenti e ascoltando tantissimi testimoni, per analizzare un pontificato di quasi 27 anni e l'intera vita di un personaggio che ha segnato la storia della Chiesa ma anche profondamente influenzato la storia internazionale del Novecento. Nel 2005, il 13 maggio, a poche settimane dalla sua elezione, era stato proprio papa Ratzinger, nella cattedrale di San Giovanni davanti al clero romano, ad annunciare in latino la propria decisione di consentire l'apertura immediata della causa canonica per Giovanni Paolo II. Il Papa polacco aveva derogato per la prima volta a questa norma, consentendo l'immediato avvio del processo canonico per madre Teresa di Calcutta, morta nel 1997 e beatificata nel 2003. Da Cracovia grande gioia e ringraziamenti dei polacchi a Papa Benedetto XVI. Ma per le strade di San Gregorio Armeno sono stati ancora più veloci ed efficienti del Vaticano: Papa Wojtyla nel presepe napoletano è già Santo! Del resto come dargli torto: Papa Wojtila, come San Gennaro, avrà la sua piccola ampolla di sangue! La reliquia sarà esposta per la beatificazione di Giovanni Paolo II. Lo ha comunicato, con una nota, la Santa Sede: "La reliquia che verrà esposta alla venerazione dei fedeli in occasione della Beatificazione del Papa Giovanni Paolo II è una piccola ampolla di sangue, inserita nel prezioso reliquiario fatto preparare appositamente dall'Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice. Negli ultimi giorni della malattia del Santo Padre, il personale medico addetto compì prelievi di sangue, da mettere a disposizione del Centro Emotrasfusionale dell'Ospedale Bambino Gesù in vista di un'eventuale trasfusione. Tale Centro era infatti incaricato di questo servizio medico per il Papa. Tuttavia non ebbe poi luogo alcuna trasfusione, e il sangue prelevato rimase conservato in quattro piccoli contenitori. Due di questi sono rimasti a disposizione del Segretario particolare del Papa Giovanni Paolo II, il Cardinale Dziwisz; gli altri due sono rimasti presso l'Ospedale Bambino Gesù, devotamente custoditi dalle Suore dell'Ospedale. In occasione della Beatificazione questi due contenitori sono stati collocati in due reliquiari. Il primo verrà presentato alla venerazione dei fedeli in occasione della cerimonia di Beatificazione del 1° maggio, e poi sarà conservato nel "Sacrario" a cura dell'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, insieme ad altre importanti reliquie. Il secondo verrà riconsegnato all'Ospedale Bambino Gesù, le cui suore avevano già fedelmente custodito la preziosa reliquia negli anni trascorsi. Il sangue si trova allo stato liquido, circostanza che si spiega per la presenza di una sostanza anticoagulante che era presente nelle provette al momento del prelievo". Cgil, Cisl, Uil: La storia siamo noi!
di Redazione. Sul palco del 1° MAGGIO il premio Oscar Ennio Morricone con un brano inedito scritto appositamente per il concertone. Una grande orchestra, la Roma Sinfonietta, di 72 elementi ed un coro di 60 voci. La storia siamo noi è il tema artistico scelto dai sindacati CGIL, CISL e UIL per il 1° Maggio 2011 in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Su un palco totalmente rinnovato il Maestro Ennio Morricone dirigerà il brano “Elegia per l’Italia” da lui composto in occasione del Concerto. Sempre sul terreno delle celebrazioni ascolteremo il “Nabucco”, “Bella Ciao”, “Volare” e l’”Inno di Mameli”. Saranno vari gli artisti che interagiranno con l’orchestra diretta dal Maestro Francesco Lanzillotta. Si va intanto componendo il cast artistico del grande concerto, giunto alla 22esima edizione, che ogni anno raduna centinaia di migliaia di persone in una delle piazze simbolo della Capitale per celebrare la festa dei lavoratori. A ulteriore compimento dello spirito e del significato del Primo Maggio 2011 verranno celebrati alcuni nomi pienamente rappresentativi del sentimento di Unità Nazionale: da Dante Alighieri a Arturo Toscanini, da Totò a Pier Paolo Pasolini, da Anna Magnani a Gigi Riva, da Don Pino Puglisi a Rita Levi Montalcini. L’evento, intitolato “La storia siamo noi - La Storia, la Patria, il Lavoro” vedrà la partecipazione dei seguenti artisti: Subsonica, Modena City Ramblers, Bandabardò, Daniele Silvestri, Caparezza, Edoardo Bennato, Eugenio Finardi, Peppe Servillo e Fausto Mesolella, Luca Barbarossa ed Edoardo De Angelis, Bandervish, Enzo Avitabile con Raiz e Co’ Sang, Paola Turci oltre al duo Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Il concerto del 1 maggio 2011 sarà trasmesso in diretta anche su Rai 3 dalle ore 15:15 fino alla mezzanotte e in contemporanea, nella capitale, ci sarà anche la beatificazione di Papa Karol Wojtila. Maggiori informazioni sul concerto del 1° maggio 2011 le trovate sul sito ufficiale. venerdì 29 aprile 2011
LiberalVox è la voce libera della genteperbene!
di G. Scribano. Alcune segnalazioni ti mettono la pulce nell’orecchio e… il virus tra i file! Ma LiberalVox non demorde e rimane una voce libera e indipendente, senza bavagli! Il megafono per “chiunque” - lavoratori, pensionati, disoccupati, studenti, professionisti, giornalisti, politici e cittadini - voglia esprimere in assoluta autonomia e consapevole responsabilità le proprie idee ed opinioni. LiberalVox è la voce della genteperbene di questo Paese! La tua voce! Uno spazio libero. Un sito che non ha mai chiuso le porte in faccia a nessuno e che non ha mai negato a chicchessia il “diritto-dovere” di replica! Le nostre pagine sono aperte a tutti, senza distinzioni di alcun genere. LiberalVox è un libro spalancato sul web, con tante pagine bianche ancora tutte da scrivere e la cosa fantastica, meravigliosa, rivoluzionaria, è che a scriverle sei proprio tu! Tu, con i tuoi racconti, con le tue vicissitudini, con la tua vita. Tu che non hai voce. Tu che per ‘loro’ non esisti e non conti nulla! Tu che sei relegato al silenzio della rassegnazione e messo in castigo nell’angolo della sopportazione. Proprio tu oggi hai la fantastica opportunità, grazie ad internet, di far conoscere il tuo pensiero al mondo intero! Ma forse questa realtà è così sconvolgente al punto tale da togliere il sonno a chi era abituato a dormire sugli allori(!?). Pervengono ogni giorno alla nostra casella di posta elettronica centinaia di lettere, vuoi per segnalare alcune disfunzioni del nostro complesso apparato burocratico che va dalle pubbliche amministrazioni agli ospedali, dall’economia ai trasporti pubblici, ma, viva l’Italia, vuoi anche per urlare, con un grido liberatorio, che in questo nostro caro e amato Paese non è proprio tutto da buttare. E allora forza! Avanti tutta, con coraggio, determinazione e onestà! Senza lasciarsi intimidire, ma con lealtà e coerenza, nel rispetto della libertà e di quella democrazia che tanto cara fu ai nostri padri e che tanto ci costò! E se poi qualcuno ha deciso di non far parte del coro, ma di soffocarne la voce, di non salire sul treno in corsa verso la libertà, ma di dirottarlo, si accomodi pure! Di olio di ricino pensavamo di averne mandato giù abbastanza, ma evidentemente ci sbagliavamo! No al Nucleare, in nome del Popolo Sovrano!
di Maria Pia Caporuscio. Quando il governo ci chiede di pagare le tasse: le paghiamo. Quando ci chiede di rispettare le leggi: le rispettiamo. Quando ci dice che non può offrirci un lavoro fisso: accettiamo il precariato. Quando ci dice di fare più sacrifici: li facciamo. Ma quando il governo pretende di toglierci l’acqua o di mettere a rischio la nostra vita e quella dei nostri figli costruendo centrali nucleari diciamo: NO! No, non si può vendere l’aria, il vento, l’acqua a privati perché non sono cose che appartengono al governo ma al pianeta Terra e finora nessun uomo è in grado di comperare o costruire pianeti. Compito del governo è quello di incanalarla l’acqua, di depurarla e distribuirla, per questo si pagano le tasse. E se questo governo adduce la scusa che non ci sono soldi per continuare a farlo, allora eccovi il sistema per trovarli:1) Via i rimborsi elettorali.
2) Via il finanziamento pubblico ai giornali.
3) Via i voli di stato, le auto blu, i pensionamenti dopo una legislatura.
4) Via manager inutili, pagati milioni per far fallire le imprese.
5) Via i privilegi, i doppi e tripli incarichi.
6) Dimezzare gli stipendi assurdi della casta.
7) Dimezzare il numero dei politicanti.
8) Evitare gli sprechi.
10) Sequestro dei beni a chi ruba, corrompe, intasca tangenti.
11) Sequestro dei beni a chi non paga le tasse o porta danaro all’estero.
12) Una vera lotta all’evasione fiscale non a parole ma nei fatti.
Cari signori governanti, la crisi si combatte adottando queste misure non togliendo un bene come l’acqua pubblica per favorire ancora una volta le lobbi a danno di chi pagando le tasse vi mantiene alla bella vita. I sacrifici deve farli chi possiede la ciccia. E' inaccettabile scorticare la pelle a chi sono rimaste solo le ossa. Per quel che riguarda il nucleare, cari signori, non avete il diritto di vita o di morte sulla popolazione, ma siete voi questa volta obbligati a rispettare la volontà popolare. Il Popolo italiano si è già espresso contro il nucleare e oggi ribadisce il proprio "NO" alle installazioni di centrali atomiche sul proprio territorio. Se lo avete dimenticato, ve lo ricordiamo noi che il Popolo è sovrano e vi ha soltanto concessa la delega a governare il Paese, non di metterlo a rischio. Noi non siamo disposti a rischiare la pelle per consentire a voi e ai vostri affari la realizzazione di questi mostri superati, rischiosi e costosi.
Gay dentro Ikea, Giovanardi fuori dal mondo!
di Redazione. "Siamo aperti a tutte le famiglie"… due uomini passeggiano, mano nella mano, per il grande magazzino reggendo un bustone giallo e blu gonfio di nuovi acquisti. Questa è la pubblicità lanciata da Ikea e che tanto ha fatto discutere. E se il mondo omosessuale ha accolto con gran favore la trovata pubblicitaria per ribadire la necessità di politiche sociali in favore delle coppie gay, di tutt'altro avviso è il sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi che ha chiuso l'argomento spiegando che "lo spot offende la nostra Costituzione". Il popolo gay ha colto al volo le parole del sottosegretario per scendere in piazza. L'appuntamento è per sabato, davanti all'Ikea della Bufalotta... a Roma, naturalmente, messa a ferro e fuoco in questo week end da concerti e beatificazioni!!! La manifestazione-gay è stata chiamata "Bacio libero" e i manifestanti saranno invitati a baciarsi tra di loro per un minuto. Poi entreranno mano nella mano all’Ikea. "In Italia vivono attualmente 5 milioni di omosessuali e un milione di coppie di fatto di cui oltre 250mila composte da persone dello stesso sesso - spiegano gli organizzatori della protesta - L’articolo 3 della Costituzione afferma l’uguaglianza di tutti senza distinzione di sesso". Lo slogan del sabato romano sarà: "Noi dentro Ikea, Giovanardi fuori dal mondo". Dieci e lode all'ideatore della campagna del gruppo svedese che al prezzo di un poster ha comprato gli spazi pubblicitari di mezzo mondo, compreso il nostro social network! In Italia si spreca troppo e si guadagna poco!
di Beatrice B. Egregio Direttore, è da un pò di tempo che volevo scrivere per dirLe che non riesco a capire come mai in un Paese in perenne crisi economica e divorato dal debito pubblico, dove si preferisce andare più volte al voto nello stesso anno piuttosto che risparmiare con l'election day, dove oltre alle auto blu esistono i voli blu per consentire ai ministri di assistere agli incontri di calcio, dove non si vogliono accorpare i piccoli comuni ed eliminare le province, dove alla bouvette di camera e senato si spende una cifra ridicola per pranzare, dove si spendono il triplo dei denari per un km di strada o ferrovia rispetto all'estero, dove i parlamentari sono i più pagati del mondo e i meno ‘presenti’ in Aula, dove l'evasione e il sommerso regna sovrano, dove gli appalti pubblici sono gestiti come tutti sappiamo, venga considerato "uno spreco" e quindi bloccato lo scatto di anzianità di un insegnante che prende dopo 11 anni di onesto lavoro 1200 euro al mese o chi da 11 anni precario occupa un posto annuale senza mai essere di ruolo! Forse non si capisce o si fa finta di non capire che se i consumi interni non decollano è anche colpa dei bassi stipendi dei lavoratori italiani chiamati a fare sacrifici per sopperire alle inefficienze, ai privilegi e agli sprechi della casta!Internet tra censura e libertà d'informazione.
di Caterina Di Iorgi. Attacchi informatici, censua politica e il controllo statale sulle infrastrutture internet sono tra le minacce più forti alla libertà su Internet, secondo Freedom on the Net 2011: A Global Assessment of Internet and Digital Media, il nuovo studio pubblicato da Freedom House. Questi attacchi alla libertà di Internet arrivano in un momento di crescita esplosiva sul numero di utenti Internet in tutto il mondo, che è raddoppiata negli ultimi cinque anni. I governi stanno rispondendo alla crescente influenza del nuovo mezzo, cercando di controllare l'attività on-line, limitando la libera circolazione delle informazioni, e violando i diritti degli utenti. Freedom on the Net 2011 individua le tendenze chiave nella libertà su internet in 37 paesi. La libertà in Rete valuta ogni paese sulla base di ostacoli all'accesso, limitazioni sui contenuti, e le violazioni dei diritti degli utenti. Lo studio ha rivelato che l'Estonia ha il maggior grado di libertà su internet tra i paesi esaminati, con gli Stati Uniti che si classificano al secondo posto. L'Iran ha ricevuto il punteggio più basso in merito alla libertà in rete. Undici paesi sono stati classificati come "Non liberi", tra cui la Bielorussia, Birmania, Cina, Cuba, Arabia Saudita e la Thailandia. Paesi a rischio: nell'ambito della sua analisi, la Freedom House ha individuato una serie di paesi importanti che sono visti come particolarmente vulnerabili nei prossimi 12 mesi: Giordania, Russia, Venezuela e Zimbabwe. In risposta alla crescente popolarità su Internet di Facebook, di YouTube, e Twitter, molti governi hanno iniziato a prendere di mira le nuove piattaforme come parte delle loro strategie di censura. In 12 dei 37 paesi esaminati, le autorità costantemente o temporaneamente cercano di porre divieti totali a questi social network. Blogger, giornalisti online e attivisti dei diritti umani, così come la gente comune, sempre più spesso affronta l'arresto e la detenzione per i loro scritti online. In 23 dei 37 paesi, tra cui vari Stati democratici, almeno un blogger o un utente di Internet è stato arrestato a causa delle sue comunicazioni online. Un totale di 15 dei 37 paesi esaminati si sono impegnati per un sostanziale blocco dei contenuti politicamente rilevanti ritenuti scomodi. In questi paesi, i blocchi ai siti web non sono sporadici, ma piuttosto il risultato di una politica atta a limitare l'accesso agli utenti alle informazioni, compresi i siti web delle agenzie di stampa indipendenti e i gruppi a sostegno diritti umani. In 12 dei 37 paesi esaminati poi, le autorità hanno usato il controllo delle infrastrutture per limitare l'accesso diffuso ai contenuti politicamente e socialmente controversi, e in casi estremi, hanno tagliato l'accesso a Internet. giovedì 28 aprile 2011
Ti amo Kate, ma prima metti una firma qui....
di Redazione. Ancor prima di convolare a nozze, corrono dagli avvocati e pianificano l’eventuale divorzio! Il principe William e la sua fidanzata Kate Middleton avrebbero raggiunto un accordo pre-matrimoniale che mette la famiglia reale al riparo da ogni brutta sorpresa in caso di separazione della coppia. E mentre l’Inghilterra si avvolge nei colori dell'Union Jack, e sudditi e suddite preparano i fazzoletti nell'imminenza del fatidico “sì”, loro, i piccioncini reali, ancor prima di promettersi amore eterno e di scambiarsi le fedi, si presentano davanti agli avvocati a mettere nero su bianco e pararsi così da eventuali… disavventure coniugali! Ma anche nel Regno Unito, e mica abbiamo detto nel Regno di Arcore, vale sempre e comunque la legge del più forte, quella che fa pendere l’ago della bilancia più da una parte che dall’altra: in caso di separazione i figli della coppia, specialmente il primogenito maschio, verrebbero tolti alla madre. Una questione di sangue blu, una pratica reale per assicurare la continuità della dinastia! E’ questo “il rospo” - e non stiamo parlando del solito Carlo - che “la borghese” Kate avrebbe dovuto ingoiare per il privilegio di sposare “il principe”, futuro Re d’Inghilterra. Se non altro noi italiani, i nostri Reali, li abbiamo mandati a… ballare “Sotto le Stelle” dalla Carlucci! Qui, invece, siamo nella terra dei Windsor e il prezzo da pagare è diverso e comunque sempre meno salato che in Italia! Basti pensare che solo il Quirinale costa a noi “sudditi”, seppur non di Sua Maestà Reale, ben quattro volte Buckingham Palace! Tornando alle vicende d'oltremanica, alla ‘Cenerentola’ di Bucklebury andrebbero solo cospicui alimenti da parte dell'ex consorte la cui fortuna è stimata in circa 14,6 milioni di euro più altri 327 milioni ereditati alla morte della Regina Elisabetta. In base all'accordo, concluso davanti ai legali, in caso di divorzio Kate non avrà diritto a nulla di questa fortuna - Diana ricevette, invece, una una tantum di 17 milioni dall'ex marito Carlo - ma le spetterà il pagamento di un mensile, sia pur ''generoso”. Quanto alla custodia di eventuali figli, uno dei quali a suo tempo sarà l'erede al trono, andrà a William. Kate avrebbe ottenuto il diritto di visita senza restrizioni per sè e per i suoi genitori. Sempre in caso di divorzio, non le spetterà più il titolo di Altezza Reale, che Kate riceverà venerdì: da ex consorte reale la Middleton non potrà più vivere nei castelli della Corona. Previste anche condizioni di privacy rigorosissime: se Kate dovesse fare il bis di Diana con l'intervista che la 'principessa del popolo' diede prima del divorzio, è prevista una penale a sette zeri. Comunque sia, il matrimonio reale fa business! Qundi domani tutti incollati davanti alla tv a gurdare il matrimonio del millennio! E c'è pure chi per gustarsi in santa pace la diretta tv, ha preso un giorno di ferie. Stiamo parlando dell'Italia, naturalmente!Brunetta e la carica dei 150 migliori statali!
di Umberto Fortunati. Ed eccolo che, nel centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia, il Ministro Brunetta torna a far parlare di sè. Che avesse l’abitudine, se non il vizio, di attribuire patenti a destra e a sinistra, esaltando o mortificando secondo i casi, era cosa nota. Ma fa pensare l’iniziativa presa recentemente di citare, sul sito del suo Dipartimento, i centocinquanta migliori servitori dello Stato dall’unità d’Italia ad oggi. Ovviamente, almeno così pare, a suo insindacabile giudizio. L’iniziativa, si legge nel sito è stata voluta proprio dal ministro Renato Brunetta per ricordare, in occasione del centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, i migliori 150 servitori dello Stato. Uomini e donne che nel corso della storia unitaria del nostro Paese hanno dedicato la propria vita al servizio della collettività in tutti i rami della pubblica amministrazione: a livello centrale e a livello locale, nei ministeri e negli Enti, nelle varie articolazioni della magistratura e delle forze dell'ordine, nelle aule scolastiche e universitarie, nelle strutture sanitarie, nei musei e nelle istituzioni culturali. Il numero di questi insigni benemeriti non è dovuto al caso, bensì (simbolicamente) proprio al fatto che si festeggiano i 150 anni dall’unità d’Italia. Quindi, se 150 sono gli anni, 150 sono i migliori servitori dello Stato. E’ un pò lo stesso criterio secondo cui, nella P.A., dovrebbero essere distribuiti gli incentivi. Le fasce di merito, infatti, sono definite ex ante, come ha fatto notare il Professor Pietro Micheli, componente della Civit e dimissionario dallo stesso organismo con lettera indirizzata al Ministro il 14 gennaio u.s.. Il pressing sui fannulloni, scrive ancora il Professor Micheli, ha dato i suoi frutti all’inizio, ma ha finito anche per deprimere la reputazione ed il senso di appartenenza di tanti dipendenti pubblici. E dato che queste sono le leve motivazionali più potenti sarà difficile adesso rimotivare il personale pubblico a far meglio con l’uso di tornelli, telecamere, bastoni e carote… Fortunatamente i 150 insigni benemeriti non hanno dovuto sperimentare su di sé queste innovative metodologie e forse proprio per questo sono riusciti ad emergere, vivendo in santa pace la loro stagione. Resta da chiedersi se qualcuno, piazzatosi tra il centocinquantunesimo ed il centosessantesimo posto (grazie proprio ad una fascia di merito definita ex ante), adesso non si rivolti nella tomba e, almeno un pochino, non se la prenda con il nostro Ministro. Visto però che in questo caso il premio consiste solo nel riconoscimento di essere citati sul sito del Dipartimento è probabile che gli interessati non se ne abbiano poi tanto a male. Berlusconi dirà che i giudici Ue sono comunisti?
di On. Pier Ferdinando Casini. Fanno demagogia e poi le loro norme vengono bocciate. Aspettiamo solo che Berlusconi ci venga a dire che i giudici europei che hanno bocciato il reato di immigrazione clandestina sono comunisti. Questa presa di posizione del premier non è ancora arrivata, ma l’aspettiamo entro sera visto che la maggioranza non trova altro modo di giustificare i pasticci che fa se non individuando nemici riconducibili al Terzo Polo o ai comunisti. Questa norma è stato bocciata dalla Corte Europea come avevamo previsto. Il governo, essendo in stato confusionale, fa provvedimenti demagogici che puntualmente vengono smentiti. Questo è indicativo di come si sta procedendo. Così non si può andare avanti. Occorre ripartire dal risveglio dei sudditi!
di Massimo Gramellini. Figure gigantesche come Cavour e Garibaldi non hanno molto a che spartire con l’Italia del 2011. Mentre basta spostarsi all’epoca successiva, l’ultimo scorcio di Ottocento, per respirare subito un’aria più familiare. Valori smarriti, partiti ridotti a comitati d’affari, compravendita di parlamentari, corruzione, scandali, cricche, mazzette. L’Italia dei notabili, la battezzò Indro Montanelli. Cessata la spinta ideale, la politica diventa una palude nella quale sguazzano coccodrilli di modesto spessore, ma dotati di un appetito mostruoso. I due partiti «forti» nati dal Risorgimento, la destra cavouriana e la sinistra garibaldina (e qui il parallelismo con la Dc e il Pci forgiati dalla Resistenza è abbastanza impressionante) lasciano il posto a un vuoto morale e a una casta di capibastone legati al territorio, ciascuno titolare di un proprio pacchetto di clienti e di voti. Sono questi uomini, mossi esclusivamente da interessi di piccolo cabotaggio contrabbandati per "spirito di servizio", a fare e disfare maggioranze e governi, inaugurando la pratica del trasformismo e utilizzando "la macchina del fango" per sbarazzarsi degli avversari. Agli intrecci inconfessabili, ai voti comprati, alle carriere costruite sui ricatti e le raccomandazioni, alle cricche degli appalti pubblici e delle massonerie deviate, alle case regalate ai potenti a loro insaputa per ingraziarsene i favori. Una delle poche differenze fra l’Italia dei notabili e quella dei responsabili è che a quei tempi non esisteva la tv, per cui non si era costretti a vedere di continuo certe brutte facce, tastandone quotidianamente l’ignoranza, la volgarità e la precarietà della sintassi. Come si esce da questo pantano? Allora il cambio di stagione coincise con l’irruzione nella vita pubblica delle masse popolari, cattolica e socialista, che peraltro produsse contraccolpi drammatici, sfociati nell’interventismo bellico e poi nel fascismo. Stavolta è lecito auspicarsi un passaggio più «soft». Ma sempre dal risveglio dei sudditi - cioè dalla loro trasformazione in cittadini - occorre partire. E se all’epoca dei notabili il riscatto degli italiani si realizzò con la conquista del diritto di voto, oggi passa inesorabilmente dalla sua riconquista. Infatti quel diritto inalienabile lo abbiamo svenduto da tempo, delegando a una casta senza ideali la gestione degli affari che ci riguardano e venendone giustamente ricompensati con una legge elettorale che ha tolto alle vittime persino la possibilità di scegliersi i propri carnefici.L'Italia va a piedi, 'loro' in carrozza!
di Redazione. Se l'Italia è rimasta... a piedi, ma 'loro' continuano a scarrozzare sulle "auto blu" un motivo ci sarà pure? Ma non sembra essere questa la maggiore preoccupazione che tormenta le notti del ministro della funzione pubblica. Tant'è che entro domani, 29 aprile prossimo, le pubbliche amministrazioni dovranno rispondere al questionario che lo stesso Brunetta ha predisposto per continuare il monitoraggio, avviato l'anno scorso, sull'uso delle auto blu. Un pò come chiedere all'oste se il suo vino è buono! Comunque... questa rilevazione permetterà di aggiornare i dati al 2010, evidenziando i risparmi conseguiti a seguito della direttiva sul contenimento delle spese e raccogliendo informazioni sulle misure adottate in proposito dalle singole amministrazioni. Il nuovo monitoraggio intende in particolare verificare: 1) l'attuale consistenza del parco auto e degli assegnatari, 2) il numero del personale impiegato nella gestione e custodia delle auto, 3) la percorrenza chilometrica e le spese sostenute. Nella nuova direttiva il Ministro - che per quanto gli concerne dovrebbe almeno conoscere i dati relativi alla sua di auto blu - fornisce ulteriori indicazioni per ridurre i costi e contemporaneamente fruire di un servizio soddisfacente. Prima di tutto, l'opportunità che l'acquisto di autovetture in proprietà sia limitato ai soli casi di documentato risparmio e di veicoli a bassa emissione di agenti inquinanti, ponendo specifica attenzione alla selezione dei modelli e delle cilindrate: il contenimento dei costi di gestione, si legge nella direttiva, potrà derivare anche dalla riduzione della potenza, dei consumi e dei premi assicurativi, come dalla scelta di allestimenti e modelli con caratteristiche di sobrietà e di non eccedenza rispetto alle esigenze di servizio. In via prioritaria quindi le amministrazioni potranno ricorrere alla stipula di contratti di locazione o noleggio o a convenzioni con società di tassisti o di trasporto con conducente. Da considerare anche l'utilizzo condiviso, anche tra più amministrazioni, delle autovetture per percorsi in tutto o in parte coincidenti a fronte di esigenze di servizio programmate periodicamente. Inoltre, attraverso le misure di razionalizzazione, potrà essere ridotta la necessità di personale addetto allo specifico settore, che potrà essere avviato ad appositi percorsi formativi per un utile reimpiego professionale.Napoli, monnezza, elezioni... scheda bianca?
di Angelo D'Amore. Napoli e' una citta' morta. Gli efferati omicidi tra la folla, così come i rifiuti ammassati per le strade, non fanno piu' notizia. Alla pari dei Faraglioni di Capri e del dormiente Vesuvio, tragedia, incuria e degrado sono divenuti parte integrante della morfologia del territorio. Ormai, "sacchetti abbandonati" al loro triste destino, siamo diventati noi stessi napoletani, soggetti passivi di questo macabro spettacolo. Napoli giace a terra, piegata in due. Emblematico, nella sua drammaticita', e' quanto accaduto all'ospedale Loreto Mare. Un medico del pronto soccorso, non potendo usufruire neanche di una barella, ha prestato le proprie cure ad un paziente, direttamente sul pavimento del nosocomio, in un stato di estrema precarieta', peggio di quanto accade in un ospedale da campo di un paese del terzo mondo. Questa ahime', oggi e' Napoli! Nel frattempo, si avvicina l'appuntamento elettorale. Con quale interesse un cittadino napoletano dovrebbe avvicinarsi alle urne? Quali nobili motivazioni o rinnovato entusiasmo lo spingerebbero a votare, in una citta' sfreggiata nella sua dignita' e sfigurata nel suo orgoglio, trasformatasi in un desolante lazzaretto? La politica nel suo insieme, da queste parti, ha fallito piu' che altrove. D'altronde, chi si dovrebbe votare? I discepoli di Bassolino o gli amici di Cosentino? Il clientelismo del passato o l'affarismo del futuro? Le urne andrebbero lasciate deserte, per manifestare in modo netto e deciso, lo sdegno di questa citta' per la politica. Ma in questo territorio, e' noto, una scheda bianca rappresenta un boccone troppo succulento per essere lasciato incustodito nel seggio... A buon intenditore, poche parole!!!L'intramoenia è attività libero professionale.
mercoledì 27 aprile 2011
E' sempre giusto credere, obbedire, combattere?
di Maria Pia Caporuscio. Nel vedere poliziotti e carabinieri schierati a fronteggiare i cortei di casa nostra, con celata, scudi e manganelli. Nel vederli infierire sui manifestanti come al G8 di Genova. Nel vedere i nostri militari sparare in Libia, in Siria e in molti altri Paesi, viene da chiedersi: che cosa succede ad un uomo quando indossa una divisa? Le forze dell’ordine portano questo nome proprio per far rispettare l’ordine che un Paese si è dato. Manganellare i propri connazionali vuol sempre e comunque dire rispettare gli ordini? E si può chiamare ordine quel che sta accadendo in Libia e in Siria? Come si fa ad obbedire ciecamente a certi ordini? Come si fa a puntare le armi contro i propri fratelli? Un uomo è degno di essere chiamato uomo solo quando è in grado di distinguere il bene dal male! Obbedire ai superiori, ai genitori, agli anziani è civiltà, è rispetto, è libertà, è democrazia, è giustizia. E’ sacrosanto rispettare l’autorità e obbedire agli ordini. Però se questi ordini sono contro la morale, se si scontrano con la giustizia, con l’amore, la pace e la democrazia, se cozzano contro la nostra coscienza, allora è sempre giusto credere, obbedire, combattere? I sondaggi di Ballarò: statistica o astrologia?
di Margherita Genovese. Immaginifico: questo l'aggettivo che ci viene in mente quando Pagnoncelli si collega con Ballarò con il sussiego e la prosopopea da guru del sondaggio. Molto supportato dal conduttore, che certo non lo considerebbe così prezioso collaboratore se dicesse cose diverse, il brav'uomo ci propina ogni settimana la favoletta che gli italiani non vogliono questo governo, che l'insignificante terzo polo acquista sempre maggiore consenso, che le forze della sinistra sono quelle realmente maggioritarie nel Paese. Mentre lui mostra una serie di cartelli numerati che vorrebbero far credere ad una diagnosi particolareggiata degli umori dell'elettorato, gli ospiti in studio fingono interesse e sorpresa, per un copione già scritto e conosciuto. Pagnoncelli non ha l'aspetto dell'astrologo, tutt'altro: appare sobrio e credibile nell'eloquio e nel look, si distingue per la moderazione dei toni, si atteggia a divulgatore scientifico. Ma chi non è nato ieri ha l'impressione di leggere un oroscopo, ovvero quella previsione del destino sempre favorevole a chi vuole crederci, con tutte le illusioni del caso, con la convinzione che si realizzino i desideri e la possibilità di condizionare il futuro, attraverso la suggestione e la spinta emotiva. Anche questa ormai è strategia politica: noi la chiamiamo propaganda, la sinistra la chiama sondaggio. A ciascuno il suo, come dicevano i latini: a noi i fatti, a loro le chiacchiere!Frattini in Argentina: missione compiuta!
di Eugenio Sangregorio. La visita in Argentina del ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, è stato un momento importantissimo per le relazioni bilaterali fra l'Italia e il Paese latinoamericano. Il titolare della Farnesina si sarebbe dovuto recare anche in altri paesi del Sud America, ma alla fine ha dovuto rimandare per la grave situazione della guerra in Libia. Tuttavia, Frattini ci ha tenuto ad essere in Argentina per una missione speciale piena di appuntamenti importanti, fra questi, relazioni economiche, cooperazione sui temi della Difesa, questioni multilaterali che riguardano la riforma del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, le missioni di peace keeping e la cooperazione nei vertici G-20. Tutte questioni affrontate con il ministro degli Esteri argentino, Hector Timerman. Nei giorni scorsi, Vincenzo Scotti, sottosegretario agli Esteri, ci ha tenuto a ricordare che la ripresa dei lavori rappresenta un importante segnale di rilancio e rafforzamento dei rapporti bilaterali, non solo sotto il profilo economico ma anche politico. E' stata una visita breve ma intensa per il ministro Frattini, durante la quale il capo della diplomazia italiana ha tessuto importanti relazioni, sforzandosi di ricucire gli strappi del passato, soprattutto dopo il caso dei cosiddetti "tango bond". Il nostro dispiacere, come rappresentanti del Popolo della Libertà in Argentina, è stato di avere letto degli attacchi nei confronti di Frattini da parte di eletti all'estero in Sud America: sia dell'opposizione - ma questo c'era da aspettarselo - sia della maggioranza. Crediamo, con tutta franchezza, che nessuno di loro abbia colto l'importanza della visita del ministro in Argentina. Di cosa si lamentano? Del fatto che Frattini non abbia potuto partecipare ad una cena con la comunità italiana locale? Questo vuol dire prima di tutto non avere ben chiaro il quadro internazionale che vede il nostro ministro impegnato in questioni ben più importanti di una cena conviviale; in secondo luogo, significa strumentalizzare al massimo la vicenda. Certo, a tutti noi sarebbe piaciuto poter incontrare Frattini per un paio d'ore, stringergli la mano, parlare con lui delle questioni che interessano i tantissimi italiani residenti in Argentina. Ma a questo ci hanno senza dubbio pensato il nostro Console Generale e il nostro Ambasciatore, che qui in Argentina rappresentano tutti noi. Le posizioni degli eletti all'estero in Sud America, siano essi politicamente a destra che a sinistra, sono da condannare, semplicemente perchè invece di raccontare tutto il buono che ha portato all'Argentina la visita di Frattini in termini di accordi firmati e progetti futuri, si sono fermati a guardare la questione da un punto di vista personalistico e non di interesse generale. Dopo la visita di Frattini in Argentina, le relazioni con l'Italia hanno avuto una importante svolta. E questo è solo il primo passo, a cui ne seguiranno altri altrettanto importanti. Per Frattini, quindi, missione compiuta. E noi siamo con lui.Berlusconi al Quirinale: una barzelletta oscena!
di On. Massimo Donadi. Oddio, un incubo. Peggiore di quelli notturni. Molto peggiore. La Santanchè (no, non è questo l’incubo…) che afferma: mi piacerebbe vedere Berlusconi al Quirinale. Ecco l’incubo: Berlusconi al Colle più alto di Roma, alla prima carica dello Stato. Su questa ipotesi, che speriamo rimanga tale per sempre, si è persino aperto il dibattito politico. Stiamo parlando di un uomo sommerso dai processi e dagli scandali che per governare ha bisogno di certi deputati mercenari che si fanno pure chiamare ‘responsabili’. Berlusconi al Quirinale significherebbe il tracollo totale, completo e definitivo delle istituzioni. E pure un’offesa alla storia del palazzo che ha ospitato papi, re e presidenti della Repubblica. Non sarebbe il luogo più adatto per i bunga bunga… Parlare in questo momento di Berlusconi al Quirinale è un’offesa al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ed è, inoltre, un falso dibattito, perché si tratta di una questione non immediata. Solita furba provocazione per far parlare d’altro. Certo, però, che Berlusconi presidente della Repubblica è, seppur remoto, un rischio che l’Italia corre. Ed è anche l’ultima ambizione politica del Satrapo di Arcore. Le condizioni al momento non ci sono e non ci saranno neanche in futuro perché il prossimo parlamento, quello che eleggerà il nuovo Capo dello Stato, non sarà sicuramente a maggioranza berlusconiana. Non si può escludere, tuttavia, che Berlusconi compia ogni sforzo per salire al Colle più alto e con questa sua tentazione tutti i partiti dovranno fare i conti. E una prima implicazione politica è questa: nessuna riforma in senso presidenzialista. Non è il momento. Punto. A meno che qualcuno di voi non voglia un presidente della Repubblica che al tradizionale discorso di fine anno racconti barzellette. Ma li conosciamo davvero questi ragazzi?
di Carla Vongher. I ragazzi che vicino Sorano hanno massacrato due carabinieri a bastonate sono descritti da chi li conosce come bravissimi ed educatissimi ragazzi. Gli stessi genitori di uno dei minorenni hanno dichiarato che il figlio non aveva mai dato problemi prima, anzi, avendo lavorato tutta la settimana nel negozio di famiglia, l'uscita con gli amici a mezzanotte è stata descritta come un "premio" per il ragazzo. A volte osservo i miei alunni e le mie alunne in classe... silenziosi, rispettosi e apparentemente attenti alla lezione, con quei visini bianchi e gli occhi ancora pieni di sonno e mi fanno tenerezza! Poi, a casa, leggo i commenti che alcuni di loro con cui ho l'amicizia, pubblicano su Facebook: le parolacce improponibili si sprecano, così come i racconti di serate passate a sbronzarsi e la noia e la rabbia li divora e non li riconosco. Allora mi chiedo se quei genitori conoscono veramente i loro figli. Mi chiedo se è possibile che un ragazzo che si comporta in modo irreprensibile nella vita di tutti i giorni possa trasformarsi in un criminale le volte che esce con gli amici. Mi chiedo come dei genitori responsabili possano far uscire un minorenne a mezzanotte senza sapere dove andrà, come passerà la nottata e considerare la cosa normale. Credo che occorra ripensare a cosa voglia dire essere genitore, se davvero si debbano premiare i comportamenti dei figli quando non fanno altro che il loro dovere di lavoratori o studenti o se tali comportamenti non debbano rientrare semplicemente tra i doveri dei figli, dunque apprezzarli, ma non esaltarli come fossero cose straordinarie! Credo inoltre che non basti chiedere distrattamente ai figli: "Che hai fatto oggi a scuola?", per poi ascoltare altrettanto distrattamente la risposta, ma seguirli nel loro percorso di studio anche interessandosi al racconto delle loro emozioni, dei loro dubbi o delle loro paure. Infine credo che gli adulti debbano pretendere di conoscere le amicizie e i luoghi frequentati dai ragazzi, anche a costo di sembrare invadenti, in modo da intervenire con proposte alternative o da evitare che arrivino al punto di non capire le conseguenze delle loro azioni. Un Silvio Berlusconi... atomico!
di Redazione. Il nucleare è il futuro(!?), ma con il referendum, e una vittoria dei no, ci sarebbe stato un blocco di anni. Per questo, ha detto senza mezzi termini Silvio Berlusconi, il governo ha deciso di varare una moratoria per paura che l'opinione pubblica, con il referendum del 12 giugno prossimo, bocciasse ancora una volta i piani del governo sul nucleare. Ecco cosa ha dichiarato il premier al vertice di Roma con il collega parigino, subito ribattezzato “il summit delle scarpe rialzate”: «Noi siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare è il futuro per tutto il mondo. La moratoria è servita per avere il tempo che la situazione giapponese si chiarisca e nel giro di 1-2 anni l'opinione pubblica sia abbastanza consapevole da tornare al nucleare. L'energia nucleare è sempre la più sicura. Il disastro giapponese si è verificato perché la centrale di Fukushima era stata edificata su un terreno che non lo permetteva. L'accadimento giapponese ha spaventato ulteriormente i cittadini italiani. Se fossimo andati oggi al referendum, il nucleare non sarebbe stato possibile per molti anni. La moratoria, quindi, rappresenta una posizione di buonsenso del governo. Il nucleare è un destino ineluttabile. Intanto, questa decisione ci rende molto più proiettati sulle rinnovabili. L'Italia con Enrico Fermi è stato il primo Paese al mondo a saper sfruttare l'energia nucleare ed era all'avanguardia nella realizzazione di centrali nucleari negli anni Settanta. Poi sappiamo cosa è accaduto: l'ecologismo di sinistra si è messo di traverso e l'Italia ha dovuto interrompere i lavori di centrali che erano quasi terminate. Da allora noi dobbiamo acquisire tutta l'energia che consumiamo all'estero e questo ci porta ad un costo che grava su tutta la nostra economia, oltre che sulle famiglie italiane». Il premier ha così confessato le sue intenzioni e oggi abbiamo la prova-provata dell'imbroglio: il governo non vuole rinunciare al nucleare, ma vuole solo bloccare il referendum perché ha paura del risultato delle urne. Infatti, per stessa ammissione del premier, vuole sospendere per un anno o due il ritorno all'atomo per poi ridargli vita con più forza. Bloccare il referendum, in queste condizioni, significa violare un diritto costituzionale garantito a quel milione di cittadini che lo ha richiesto formalmente. E il capo dello Stato, invece di impedire un tale misfatto, cosa fa? Dichiara guerra alla Libia per paura di restare a piedi con la macchina-presidenziale senza benzina! Guerra alla Libia: l'Italia non è mica la Svizzera!
di On. Massimo Romagnoli. Il vertice intergovernativo Italia-Francia tenutosi a Roma, fra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy, è certamente un grande passo avanti nelle relazioni fra i due Paesi. Sarkozy ha ammesso che negli ultimi tempi con i cugini d'oltralpe ci sono state alcune tensioni, ma ha sottolineato che certe frizioni non hanno alcun motivo di esistere. La diplomazia serve a questo: a smussare gli angoli, a trovare soluzioni equilibrate, a cancellare le ombre. Importantissima, sul piano europeo, ma anche internazionale, la scelta del Governo italiano di partecipare con un ulteriore impegno alla missione in Libia, secondo i dettami della risoluzione Onu e sempre mantenendo la linea degli obiettivi esclusivamente militari. Mettendo a disposizione i nostri aerei, l'Italia dimostra ancora una volta che non si tira indietro quando c'è da contribuire ad importanti missioni internazionali e soprattutto quando si tratta di evitare disastrosi spargimenti di sangue. Il nostro contributo servirà ad aiutare la Libia nel suo percorso verso una reale libertà e una vera democrazia. Proprio a proposito di Libia, il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha tenuto a sottolineare che noi non siamo un Paese neutrale come la Svizzera: l'Italia prende con coraggio posizione, e si schiera dalla parte della libertà. Se così non fosse, il risultato sarebbe ancora peggiore. Anche la nostra posizione geografica non ci consente di restare fuori da una battaglia per i diritti che vede impegnati a livello mondiale tanti Paesi occidentali. Anche sul tema dell'immigrazione Italia e Francia oggi sono apparse più vicine che mai. Il trattato di Schengen, sempre valido, va rivisto in alcuni punti per trovare soluzioni comuni di fronte all'emergenza che vede migliaia di immigrati arrivare dal Nord Africa verso le sponde più a Sud dell'Italia: una situazione che rischia di compromettere l'equilibrio sociale nel nostro Paese, che non è pronto a farsi carico da solo di tutti coloro che sbarcheranno sulle nostre coste. Il presidente del Consiglio Berlusconi ancora una volta si è dimostrato un premier attento a cercare accordi nel nome della diplomazia e dell'amicizia fra gli Stati, non solo europei: intanto, Italia e Francia, come bene ha ricordato Sarkozy, sono fra le nazioni fondatrici dell'Europa. Se ci sono situazioni difficili, vanno affrontate insieme, senza chiusure preconcette. In quest'ottica devono essere viste anche le scalate finanziarie, oggi tra Lactalis e Parmalat, e in futuro tra altri grandi gruppi industriali dei due Paesi. Sarkozy e Berlusconi sono seguaci del liberismo economico, e guardano con favore alla creazione di poli sempre più competitivi, che sostengano e creino nuove forme di sviluppo bilaterale. Alle domande dei giornalisti sul nucleare, il nostro premier ha spiegato i motivi della moratoria con la necessità di superare lo choc emotivo di Fukushima e di rinvigorire la ricerca per le necessarie garanzie di sicurezza delle centrali, in modo che tra qualche anno l'opinione pubblica possa riconsiderare la scelta, valutando razionalmente benefici e rischi. Italia e Francia da oggi sono più vicine, e siamo convinti che lo saranno ancor di più nel futuro. Del resto, non potrebbe essere diversamente tra due leader così simili nel pensiero politico-economico. La stessa conferenza stampa ha evidenziato convergenze e sintonie in modo palese, a dispetto dei soliti menagramo che mirano allo sfascio senza un briciolo di amor di patria. Atac: sprechi e mancanza di controlli.
di Redazione. Dopo l'indagine della Procura arrivano i risultati dell'inchiesta interna sulla gestione degli ultimi dieci anni di Atac, azienda di trasporto pubblico della capitale, con un dossier della commissione in merito a sprechi e mancati controlli dell'azienda capitolina. Un documento inedito di 43 pagine elaborato tra l’agosto del 2010 e il febbraio scorso. Consegnato nelle mani dell’ex AD Maurizio Basile con invito a girarlo alla Procura della Repubblica che ne trarrà le sue conclusioni. La commissione, composta da sei dirigenti di alto livello, ha lavorato su tre filoni: il primo, l’acquisto del sistema di bigliettazione elettronica alla Erg, la società che insieme alla Motorola australiana si aggiudicò nel giugno del 1999 una gara da 450 miliardi di lire. Il progetto prevedeva di realizzare tra l’altro una tessera per i mezzi pubblici simile a quella in uso per i telefonini. Esordì con esiti disastrosi, persino comici, prima di abortire dopo qualche mese di prove. Il secondo filone ha riguardato le criticità del sistema di sicurezza. L’anello da sempre debole che ha favorito la contraffazione e la clonazione dei titoli di viaggio. L’unica «industria» legata al trasporto romano che fa business da sempre. La terza indagine si è concentrata sui tornelli. L’Atac diede incarico ad una ditta esterna, la Saima, di realizzare barre dello stesso tipo usato per le metropolitane alle fermate dei bus. Il risultato fu "la riproduzione quasi integrale di un progetto realizzato dai tecnici dell’Atac, che appalesa aspetti di obliqua interpretazione sia per quanto riguarda la genesi, che per il frettoloso abbandono". L’idea, dopo l’entusiasmo iniziale, venne abbandonata, non prima però di aver concesso alla Saima la possibilità di sperimentare il tornello per l’azienda dei trasporti di Perugia "rinunciando a qualsiasi diritto e pretesa". Insomma, la relazione è un’analisi impietosa degli sprechi che hanno segnato la crisi della più grande azienda del trasporto pubblico italiano. Una discesa senza freni prima di schiantarsi su parentopoli. Dove lo slancio della catapulta iniziale ha comunque la sua importanza. "Appare di tutta evidenza - si scrive a proposito della sofistica commessa alla Erg - come numerose ombre si allunghino sull’operazione. Prima di uscire dalla fornitura l’Erg si è tenuta i codici sorgenti del sistema base e del sistema clienti. Il che ha comportato cospicui esborsi". Altro esempio: il servizio di autoloading (la tessera prepagata) costato 1 milione e 600 mila euro ma che "non risulta in uso". O la gestione dell’ologramma, il terzo sistema di controllo adotatto nel corso del 2010, attraverso un intermediario italiano specializzzato in scarpe e cartoleria. Di recente la Guardia Finanza è tornata a indagare sulla doppia bigliettazione. Ticket stampati ricopiando il numero di serie di quelli validi. Il sistema sarebbe tarato per la banda magnetica. Ma a lungo questo secondo livello - incomprensibilmente - sarebbe rimasto fuori uso. Le responsabilità tirano in ballo la gestione degli ultimi 10 anni, dunque anche la gestione del centrosinistra. martedì 26 aprile 2011
Giorgio Napolitano: Ok! Bombardiamo la Libia!
Politicamente indecenti... per par condicio.
di Paola Mauri. Nel dibattito politico, l’ascoltatore, l’elettore, vuole e si aspetta programmi, progetti politici, chiarezza, trasparenza, ma soprattutto autorevolezza, per dirimere dubbi, sciogliere nodi. Il cittadino chiede, insomma, di comprendere e pretende credibilità. E come diceva una vecchia pubblicità: “La fiducia è una cosa seria”. Invece si trova, invariabilmente, di fronte a componenti arroccate di avamposti, che si sentono stabilmente attaccate, come fosse, l’argomentare o la richiesta di comprensione e verità, un delitto di lesa maestà, e non un dovere a beneficio di chi deve delegare un proprio rappresentante. Le repliche, all’interlocutore di turno, si riducono all’ennesima risposta ripetuta a cantilena, senza soluzione di continuità, magari con qualche piccola variante, all’impronta, lì per lì. Non si sente il dovere di rendere il conto, mai, e la superiorità degli scranni da cui più che altro si impartiscono “lezioni”, è evidente. La verticalità è dominante: dall’alto al basso e l’utente della politica è ridotto ad un ruolo minimale, circoscritto all’imminenza del voto. Lo spirito di servizio è del tutto assente. Le parole, per dirimere, districare, in certi contesti infiammati, fumogeni, nebulosi, non fanno altro che lasciare le parti contendenti, eternamente in conflitto e l’ascoltatore sempre più disgustato, ma non rincitrullito. Si legge nei volti dei politici una sorta di stupore angelicato solo per il fatto che le risposte fornite non sono, del tutto o in parte, esaurienti. Lor Signori, i politici, devono esser creduti sulla parola, sempre, ed allora il salto di qualità consiste nel far convergere la risposta sullo scheletro nell’armadio della parte avversa, sulla magagna, sulla "trave" sempre e rigorosamente dell’altra parte e non sulla propria "pagliuzza", che essendo “talmente pagliuzza” chi se ne importa. Di grande utilità, in questa dinamica incredibile, è il trovarsi nell’assoluta parità di scheletri: tanti scheletri ho io, tanti scheletri hai tu. Quindi l’importante è dimostrare, prontamente, che ad indecenza si rimane più o meno pari. E a guardar bene, lo scheletro che ha l’avversario politico è sempre, di norma, molto più ingombrante. L’indecenza altrui è assunta come unità di misura della propria eticità, a dimostrazione di giustezza, bontà del corollario: piccola indecenza, piccolo peccato. Anzi peccato veniale, quindi inesistente. E che si rimanga alla pari è essenziale, emendante, assolvente, soddisfacente. Questa è la rilettura della par condicio. E’, insomma, tutto ad usum delphini. Bambinetti da proteggere, tutelare, avviare alla comprensione, noi gli elettori, i “Pupi” nel senso Pirandelliano del termine. Paternalismo illuminato in cui tutto discende dall’alto per il nostro amatissimo bene! Una tutela di tanti piccoli padri e altrettante piccole madri, ci vorrebbe eternamente minorenni, elargendoci formule all’uopo, programmi in divenire, molto in divenire, escatologicamente parlando, con fine ultimo, molto ultimo, il Nulla. L’essere trattati da poveri creduloni, gente un pò così, privi di facoltà logico critica, mezzo acerebrati o forse poco scolarizzati, e comunque non all’altezza di siffatta casta, offende e dà luogo a sentimenti misti che danno l’esatta prova della misura ormai colma. E per misura leggasi damigiana, addirittura botte, meglio se di rovere, mantenendo tutte le “fragranze” per dire “sfumature” della sopportazione umana, ormai giunta al capolinea. E per una siffatta propaganda simil populista, come si dice per il maiale: nulla si butta. Infine, la domanda del Cardinal Tettamanzi sul perché molti agiscono con ingiustizia, ma non vogliono che la giustizia giudichi le loro azioni, si può concludere dicendo che la Legge è uguale per tutti nessuno escluso, ovvero “Dura lex sed lex” e l’obbedienza ad un tale Principio Giuridico fondamentale assicura la Libertà di tutti. Il buon cittadino, diceva Socrate, deve obbedire alle Leggi. Sempre! Dopotutto, nemmeno l’ignoranza della Legge giustifica e si è obbligati al Suo rispetto anche non conoscendola: "Ignorantia legis non excusat". E si rimanda, graziosamente, all’art. 54 della Costituzione Italiana: "Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.". Vietato parlare male della Croce Rossa Italiana!
di Grilliromani. Il lavoratore denuncia sprechi e malagestione? L’ente se la prende con lui invece di ringraziarlo. Questa volta la persona punita per aver rivelato le storture e il sistema di gestione patrimoniale di un ente pubblico ha il volto e il nome di una donna che lavora alla Croce Rossa Italiana: Anna Montanile. Una dei quasi 3mila dipendenti di Cri. La sua colpa? Aver parlato con i giornalisti di Report nella puntata dedicata all’ente di soccorso, dal titolo La croce in rosso, trasmessa su Rai3 il 5 dicembre scorso. Un provvedimento disciplinare durissimo: “Due mesi di sospensione e interruzione dello stipendio” a partire da questa settimana. Un provvedimento che equivale all’anticamera del licenziamento. Il 14 aprile arriva l’esito del procedimento: la Montanile è colpevole di “violazione del segreto di ufficio”, della “fuoriuscita di documenti interni senza autorizzazione” e “dichiarazioni non corrette”. Colpa ‘grave’ per i vertici di un ente commissariato da anni. La donna ha denunciato ai videogiornalisti che lavorano nel programma della Gabanelli che la Cri ha un patrimonio immobiliare sommerso e di conseguenza non lo valorizzerebbe abbastanza. Quell’enorme patrimonio immobiliare che possiede e che potrebbe in buona parte coprire la voragine di bilancio. Non solo edifici, ma anche terreni edificabili di valore. Secondo Report sono 68 gli immobili di cui si sono perse le tracce. La Montanile segnala con dovizia di particolari e cifre ai dirigenti della Croce rossa. Poi a settembre del 2009 la funzionaria viene trasferita ad altro incarico, e cioè "archiviata" nell’archivio storico dell’ente. Tra i compiti di ‘alta responsabilità’ quello, come racconta alle telecamere di Rai3, “di reperire tre bandiere storiche per poterle poi portare all’interno dei musei della Croce rossa italiana”. Ma Anna Montanile non è sola: lo stesso trattamento è stato riservato a Daniele Tosoni, volontario della Croce Rossa di Carlino (in provincia di Udine) che, sempre a Report, aveva parlato del comitato abruzzese della Cri. Il volontario è stato sospeso per un mese: ha fatto ricorso, ma non ha ricevuto alcuna risposta da Roma, e la sospensione l’ha già scontata. Non vuole rilasciare altre dichiarazioni, per il bene del Comitato locale di cui fa parte e per quello “di tutti i volontari”. Già, perché nel frattempo, l’11 novembre 2010 la Croce rossa ha approvato un codice etico e di condotta che ha suscitato molte polemiche fra gli appartenenti all’Ente. Il codice, di fatto, vieta ai membri dell’Associazione di rilasciare interviste, e prevede sanzioni in caso di violazione. Il tutto accade con un tempismo straordinario e sospetto: la puntata di Report, infatti, andò in onda il 5 dicembre 2010 ed era già in lavorazione da diversi mesi. La Cri è un costo per i contribuenti: finanziata da 4 ministeri percepisce circa 170 milioni di euro l’anno, anche se non mostra un bilancio alla Corte dei conti dal 2005. Un fiume di denaro pubblico affluisce nelle sue casse. Poi ci sono le donazioni dei privati. L’inchiesta tv denunciava tutto questo: sprechi, le clientele durante le ultime campagna elettorali, il caos che regnava con le donazioni dei cittadini, specie dopo i terremoti dell’Abruzzo e di Haiti. E poi la confusione nell’amministrazione del cespite più grande in mano alla Cri: le proprietà immobiliari. Donati o comprati negli anni da generosi benefattori. Immobili, in molti casi, lasciati andare in rovina. Ma qualche certezza c’è in Croce rossa: la sospensione per una impiegata che guadagna circa 1500 euro al mese e che avrebbe potuto e voluto far recuperare milioni di euro all’ente!Consumi in calo, bene solo i discount!
di Redazione. Le vendite al dettaglio a febbraio hanno registrato una variazione nulla (dato grezzo) rispetto allo stesso mese dell'anno scorso e un incremento dello 0,1% (dato destagionalizzato) rispetto a gennaio. Lo comunica l'Istat, rilevando che le vendite di prodotti alimentari sono aumentate dello 0,3% in termini tendenziali e dello 0,2% in termini congiunturali; mentre quelle di prodotti non alimentari sono diminuite dello 0,1% su base annua e sono rimaste invariate su base mensile. Tra i prodotti non alimentari, i risultati delle vendite sono piuttosto eterogenei, in termini tendenziali: si va dall'aumento più sostenuto messo a segno dai prodotti farmaceutici (+1,4%) alla diminuzione più marcata raggiunta dai supporti magnetici e strumenti musicali (-7%). Male anche gli elettrodomestici, radio, tv e registratori (-1,9%) e i giochi, sport e campeggio (-1,5%). Tra i gruppi che registrano aumenti, invece, anche foto-ottica e pellicole (+1%), utensileria per la casa e ferramenta (+0,7%) e calzature, articoli in cuoio e da viaggio (+0,6%). Bene solo i discount, giù gli ipermercati. Continuano a registrare un segno negativo le vendite negli ipermercati, che a febbraio, tra le diverse tipologie di esercizi a prevalenza alimentare, registrano il calo più marcato con un -2,2% annuo. Gli unici a segnare un incremento delle vendite sono i discount di alimentari, con un +1,5% sempre nel confronto con febbraio 2010. In generale, nella grande distribuzione le vendite a febbraio registrano una diminuzione dello 0,3% annuo, mentre aumentano dello 0,1% annuo nei piccoli negozi.Un caricabatterie universale per tutti i cellulari!
Forse non sapevate che ogni anno l’industria dei cellulari produce 51 mila tonnellate di caricabatteria, per sostituire i precedenti? Certamente vi siete trovati spesso e malvolentieri, in difficoltà per aver dimenticato il caricabatterie, circondati da persone che l’avevano sì, ma non compatibile col vostro modello di cellulare. Bene, tutti questi disagi, all’ambiente e alle persone, si avviano a scomparire. Il 2011 sarà davvero l’anno decisivo! Dopo promesse mancate e prototipi come il “genietto” di non grande diffusione, del caricabatterie per telefonini universale. Decisiva la discesa in campo dell’Itu, l’agenzia Onu per le telecomunicazioni, che ha ufficializzato il caricabatteria universale come nuovo standard (Universal charging solution). E’ stata scelta la tecnologia micro usb. Il caricatore avrà quindi da una parte una normale presa per la corrente e dall’altra un ingresso praticamente identico, solo più piccolo, a quello delle prese usb che utilizziamo per collegare il computer a vari accessori come le popolarissime “chiavette”. Tutti i nuovi tipi di cellulare saranno quindi dotati di una fessura compatibile con il micro usb (già adottata da alcuni dei più recenti modelli e dalle fotocamere digitali). Il nuovo caricatore dovrebbe anche avere una maggiore efficienza energetica. Addirittura il triplo rispetto ai precedenti caricabatteria. Un altro vantaggio è che forse i cellulari, così, costeranno di meno. Infatti, i produttori trasferiscono sul prezzo del prodotto finale il costo del caricabatteria incluso nella confezione. Finora, hanno dato il proprio assenso alla novità tutti i principali produttori.venerdì 22 aprile 2011
L'irresponsabile leggerezza del voto.
di Maria Pia Caporuscio. Ogni qualvolta sento un politico affermare che è la volontà popolare a decidere chi andrà in Parlamento e chi a governare il Paese, mi viene l'orticaria e mi chiedo fino a che punto la gente che si reca alle urne sia consapevole dell’importanza di quel che si appresta a fare. Sono certa che solo una piccola parte del corpo elettorale è davvero preparata ed informata. Il resto ignora, in parte o totalmente, i programmi politici, gli indirizzi economici, la moralità e la competenza dei candidati che i partiti presentano alle elezioni. La maggior parte della gente non legge i giornali e non ascolta i telegiornali. Seppure i mass media siano di parte, la gente non si informa, sia perché presa dai problemi quotidiani, sia per disinteresse nei confronti di una realtà politica troppo distante dai fatti concreti e dalle istanze contingenti della cittadinanza: una realtà politica avulsa dalla gente, due mondi divisi e separati, la politica da una parte e la società civile dall'altra. Insomma la gente si trascina al voto e con una sorta d'irresponsabile leggerezza appone quella “X” su un nome o un partito. Il diritto al voto è sacro! Ma è un dovere farlo con coscienza e consapevolezza. Se è indispensabile la patente per guidare un auto, informarsi è altrettanto importante prima di eleggere qualcuno alla guida del Paese. L’ignoranza, invece, è la chiave di volta di questa politica per sottomettere e manipolare le coscienze. Ogni famiglia dovrebbe avere in casa una copia della Costituzione, leggere il programma dei partiti politici e conoscere le persone prima di votarle! Per eliminare la pancetta c'è la criolipolisi!
Niente più bisturi e punti, dolore molto ridimensionato. Ecco gli effetti della criolipolisi, un nuovo tipo di trattamento di chirurgia estetica volto ad eliminare il grasso in eccesso. Si tratta di una vera e propria rivoluzione mininvasiva che si basa sul freddo per giungere agli stessi risultati del classico intervento chirurgico. La Coolsculpting - così ribattezzata negli Stati Uniti - prende le mosse da una ricerca nata dalla collaborazione fra la Facoltà di Medicina dell'Università di Harvard e il Wellman Center Massachusetts General Hospital di Boston. La tecnica si avvale di uno strumento che abbatte la temperatura cutanea a un livello prossimo agli zero gradi centigradi, per un intervallo di tempo fra i 30 e i 60 minuti. Questa sorta di congelamento produce la distruzione delle cellule adipose stimolando l'apoptosi delle stesse, senza determinare danni nei tessuti circostanti e nella cute. I ricercatori statunitensi hanno verificato in vitro che l'abbassamento della temperatura causava la morte delle cellule adipocitarie e che il processo infiammatorio connesso alla tecnica di congelamento aveva effetti anche sugli adipociti che non risentono all'inizio del trattamento. Anche queste cellule, nel giro di novanta giorni, verranno riassorbite grazie al meccanismo apoptotico. In seguito al trattamento, possono comparire sulla zona trattata dei leggeri arrossamenti, accompagnati da un lieve dolore e da un'ipersensibilità cutanea. Tutti fenomeni che scompaiono nel giro di poco tempo.La sindrome del “boh”!
di Paola Mauri. Un grande “boh”, grosso come un meteorite, ci sta seppellendo tutti. Non ci sono più risposte, perché non ci sono più domande. Apri il giornale e leggi …, ma invece di avere una reazione cominci a mugugnare e ti esce un “boh”, non programmato. Si ricomincia a leggere in altre direzioni, ottenendo un “boh”, ancora più deflagrante. Non ci sono risposte e non c’è bisogno di fare l’elenco di quello che d’inconcepibile si legge. Non ci si può raccapezzare in frangenti simili. E “boh”, è l’unica risposta possibile. E' l’incapacità di capire in quale situazione siamo, la paradossalità del rovesciamento di tutto. Un tale sovvertimento di un mondo pazientemente costruito, pezzetto su pezzetto, si sta operando, e nulla si può fare perché quel “boh” è la risposta dell’incapacità di capire che cosa è successo. E’ come trovarsi in una lavatrice che è stata riempita in modo sconclusionato: panni bianchi, panni colorati, panni delicati, lana e seta, il tutto a 80 gradi. Centrifuga a 800 giri. Che esce fuori? Praticamente il massacro di tutto quel che conteneva. La sensazione è di uscire da una tale centrifuga, da un tale sconclusionato lavaggio. “Boh”, seguito a dire, non avendo altra reazione. Penso ai cartoni animati..., alla mia infanzia, alla maestra che era intransigente, e penso pure al catechismo e a come i catechisti ci tenevano a farci rispettare le regole. Quindi, io non ho capito niente...? E la sindrome del “boh” si sta impossessando anche di altre persone che sono perse in un monologo interiore, non riuscendo ad articolare parola. Fosse epidemica, virulenta, questa cosa del “boh”? Tant’è che vedo e sento parecchi sconvolti, con gli occhi a palla… Fossimo in un acquario? Poi mi consolo e dico che tra un “boh” e un altro, ad un certo punto mi sveglierò e ritornerò ad una realtà meno bastarda, più a misura di centrifuga panni delicati, acqua fredda, tempo minimo. E se mentre la centrifuga gira, mancasse la corrente? Saremmo imprigionati in un oblò eternamente? Boh?! Ristorante "Anti-Berlusconi" a Berlino.
di On. Massimo Romagnoli. Il caso del ristorante anti-Berlusconi a Berlino ha riempito la mia casella di posta elettronica di proteste da parte di molti cittadini italiani nel mondo, in particolare da parte dei connazionali residenti in Europa e in Germania: come mai il PdL non reagisce? Perchè questo silenzio? Che fanno i parlamentari che abbiamo eletto con la speranza che potessero contrastare le forze di sinistra in Europa, oltre che risolvere le nostre situazioni più difficili? Ma che ci sono a fare i coordinatori del PdL in Germania? Questi, in estrema sintesi, gli interrogativi che mi hanno posto attraverso le loro email decine di italiani all'estero. Interrogativi ai quali, per me, è stato molto difficile dare risposta. Mi son permesso di ricordare, portando per una volta acqua al mio mulino, che in Europa, ma non solo, opera con forza il nostro Movimento delle Libertà: se il PdL non c'è, o se c'è ma ancora si vede poco o niente, il MdL è presente sul territorio e lo sarà sempre di più. Quindi, continuate pure a contattarci, cari connazionali: noi ci siamo.Veniamo ai fatti. L'indirizzo del ristorante in questione è "Schwarzwaldstuben", ubicato al numero 48 di Tuckoskystrasse. Tuttavia, pare che gli eletti in Europa del PdL non se ne siano nemmeno accorti. Forse non prestano la dovuta attenzione alla stampa 'dedicata' come dovrebbero... Peccato. Fatto sta che hanno proposto un comunicato che più che una reazione, è stato per loro un boomerang. Parlando di un "ristorante anonimo di Berlino", hanno dimostrato di essere poco preparati, poco attenti e anche poco interessati a farsi veri portavoce di quegli italiani che all'estero si rivedono nella visione politica del Popolo della Libertà e del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Come presidente MdL, desidero esprimere con veemenza lo sdegno di fronte all'iniziativa di questo ristorante berlinese, che si dovrebbe solo vergognare. Si è trattato, ai miei occhi, di un vero e proprio caso di discriminazione nei confronti di quei tanti italiani che hanno votato e che ancora oggi tifano per il Cavaliere. Dobbiamo essere uniti, noi che crediamo nel nostro Premier, di fronte a casi come questo, e testimoniare con forza il nostro disprezzo verso personaggi che sanno solo odiare Silvio Berlusconi e chi sta con lui. Continuerò ad impegnarmi, come faccio ormai da anni, sul terreno politico degli italiani all'estero, perchè una cosa è sicura: il Movimento della Libertà non chiude gli occhi, ma osserva sempre tutto ciò che si muove nell'universo degli italiani nel mondo con grande attenzione. Perchè essere vicini ai nostri connazionali non vuol dire inviare alle agenzie un comunicato una volta al mese, ma farsi sentire con costanza e con impegno il più possibile. La macchina propagandistica dell'opposizione avanza ogni giorno: noi continueremo a constrastarla democraticamente e a comunicare ai nostri elettori le nostre idee e le nostre opinioni, coinvolgendoli direttamente il più possibile. Facciamo puro volontariato. Ma siamo certi che al momento del voto, gli italiani residenti in Europa si ricorderanno che quando hanno avuto bisogno di un sostegno, il Movimento delle Libertà c'è sempre stato.Il cancro da cui si guarisce è quello di cui non ci si ammala!
di Dr.ssa Patrizia Gentilini (oncologo). Una delle più frequenti obiezioni che viene mossa a noi medici “allarmisti” è che, in barba ai rischi ambientali, la speranza di vita - almeno nei paesi occidentali - non solo è cresciuta, ma sta ulteriormente aumentando. Sembrerebbe quindi che i veleni (metalli pesanti , agenti cancerogeni, diossine, particolato ultrafine, pesticidi, radiazioni…) per i quali tanto ci agitiamo, non fossero poi così pericolosi nè in grado di danneggiarci più di tanto. Forse, ancora una volta, siamo invece proprio noi ad avere ragione: andate sul sito della Commissione Europea per la Salute e scegliete, come indicatore, l’aspettativa di vita alla nascita (Life expectancy atbirth) e l’aspettativa di salute alla nascita (Health life years at birth), cliccate in corrispondenza di “Italia”: è deltutto evidente che nel nostro paese, a partire dal 2003 vi è un crollo dell’aspettativa di vita in salute, crollo che è ancora più repentino nelle donne che non nei maschi: la vita continua ad allungarsi, ma la vita in salute si accorcia drasticamente come, tra l’altro, non aveva mai fatto prima. Cosa sta succedendo? E’ evidente che la nostra salute sta rapidamente deteriorandosi per l’aumentare di patologie cronico-degenerative fra cui, in primo luogo il cancro, che purtroppo colpisce non solo gli anziani, ma sempre più spesso giovani e bambini. Questo dato, del resto perfettamente coerente con l’aumento del 60%, nel consumo di farmaci di classe A nel nostro paese dal 2000 al 2009, dovrebbe suscitare estrema attenzione non solo fra cittadini e addetti ai lavori, ma ai più alti livelli istituzionali se non altro per i costi economici ed assistenziali che tutto ciò comporta. E’ questo crollo della speranza di vita in salute che il Prof Ugo Bardi, ha definito, analogamente al picco del petrolio, il “picco della salute”. Le riflessioni che tutto ciò , in qualità di medico oncologo mi suscita sono tante, ma la prima è che mi sembra davvero paradossale che non ci si interroghi adeguatamente sulle cause di questo fenomeno, quasi che noi medici (ed in particolare noi oncologi che pure abbiamo sviluppato tanta sensibilità nei confronti della qualità della vita dei nostri pazienti), abbiamo di fatto dimenticato che la miglior qualità di vita si gode semplicemente quando non si ha bisogno di noi, nè delle nostre cure, esami o farmaci anche se sempre più “intelligenti”…. In questo periodo poi in cui da ogni dove siamo bersagliati da richieste di fondi per la ricerca sul cancro, vorrei fare a tutti una domanda: pensiamo davvero che sia questa la strada da battere per vincere questa malattia o non sarà che così facendo puntiamo a cronicizzare il cancro, ma non a debellarlo? Il Presidente Nixon firmò nel 1971 il National Cancer Act, un solenne atto con cui dichiarava di voler sconfiggere il cancro, e Gaylord Nelson fu l’unico membro del Senato a votare contro, quando gli fu chiesto ragione di ciò disse: ”semplicemente non riuscivo a vedere quale era la logica; pensavo che stessimo promettendo alla gente cose che non saremmo mai stati in grado di mantenere”. Oggi, nel 2011, dopo 40 anni a chi dobbiamo dare ragione? In U.S.A fino al 2005 sono stati investiti oltre 50 miliardi di dollari nella guerra contro il cancro, ma è sotto gli occhi di tutti che, se da un lato diminuisce l’incidenza di alcuni tipi di tumore (specie quelli correlati al tabagismo, abitudine fortunatamente in diminuzione specie nei maschi), dall’altro ci si ammala sempre di più per tumori alla prostata, testicolo, mammella, tiroide, linfomi , melanoma, pancreas, fegato… e soprattutto si ammalano sempre più giovani e giovanissimi. Proprio in questi giorni è comparso sui giornali di Brescia che in quella città vi sono state in un solo anno ben 60 nuove diagnosi di cancro fra bambini ed adolescenti, con un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente: chi non si preoccuperebbe davanti a tali numeri? Certo, per alcuni tipi di tumore, anche in stadi avanzati, qualche miglioramento della sopravvivenza è stato raggiunto: ma a che prezzo, sia in termini di effetti collaterali che economici? Un articolo recente ha valutato che a New York negli anni ’90 si poteva prolungare di 11,5 mesi la vita di un paziente affetto da tumore al costo di 500 $, nel 2004, per lo stesso tipo di cancro e nel medesimo stadio, erano disponibili cure in grado di prolungare la vita di 22,5 mesi al costo di 250.000 $. Il ricercatore R.W Clapp che riporta questi dati si spinge oltre ed afferma: "C’è uno straordinario profitto dell’industria farmaceutica in generale e la chemioterapia attualmente in uso o all’orizzonte è uno dei campi più promettenti ...La “target therapy” (terapia mirata o intellligente n.d.r.) come descritta da Hanahan e Weinberg è il Santo Graal delle multinazionali del farmaco e ci si aspetta che il numero di persone affetta da cancro in U.S.A raddoppierà nelle due prossime decadi”. Davvero possiamo onestamente pensare di poter sostenere questi costi e, soprattutto, che così facendo si apra un reale spiraglio nella guerra contro il cancro? Siamo in tanti fra “addetti” e “non addetti” ai lavori a ritenere che questo approccio sia perdente e vorremmo che si invertisse al più presto la rotta, o che per lo meno la ricerca di efficaci terapie fosse accompagnata da pari investimenti per la rimozione delle cause del cancro: in U.S.A. il National Cancer Institute investe meno del 3% per la reale prevenzione della malattia e l’America Cancer Society addirittura meno dello 0.1 %… Qualcuno può onestamente ritenere che nel nostro paese siamo messi meglio? E’ davvero sensato puntare tutta l’attenzione sulla ricerca di nuovi farmaci, senza di fatto mai puntare l’attenzione sulle cause di queste malattie, evitando fra l’altro di fornire ai cittadini informazioni scientificamente corrette, chiare, complete e dettagliate sui tanti agenti cancerogeni presenti nel nostro habitat? E’ ora di passare dalle parole alle azioni: guardiamoci intorno, chiediamoci che ruolo hanno pesticidi, diossine, nichel, cadmio, cromo, piombo, mercurio, benzene, PCB, IPA … e gli altri numerosissimi veleni presenti ormai stabilmente non solo in aria, acqua, cibo, ma nel nostro stesso corpo. E’ ora di intraprendere azioni decise per ridurre la presenza di tali sostanze nell’ambiente, evitando ad esempio, di bruciare rifiuti o di inzuppare le nostre terre di pesticidi. Non sto inventando nulla di nuovo: nella lettera al Presidente Obama del 10 Aprile 2010 che accompagna il Report commissionato dal governo americano ad un Panel di Oncologi ”Reducing Environmental Cancer Risk, what we can do now” troviamo scritte queste parole: ”il popolo americano, ancor prima di nascere, è bombardato continuamente da una miriade di combinazioni di esposizioni tossiche. Il Panel La esorta - Presidente Obama - ad esercitare con forza tutto il potere della Sua carica per rimuovere le sostanze cancerogene e gli altri agenti tossici dal nostro cibo, dall’acqua e dall’aria, perché tutto ciò aumenta a dismisura i costi per la sanità, danneggia la produttività della nostra Nazione e devasta la vita degli Americani”. Non mi sembrano cose difficili da capire; di certo, senza tema di smentita, posso affermare che il cancro da cui certamente - nel 100% dei casi - si guarisce è quello di cui non ci si ammala! Riscopriamo quindi la Prevenzione Primaria, investiamo risorse per ridurre l’esposizione delle popolazioni agli agenti inquinanti e difendiamo una informazione rigorosa, indipendente, scientificamente corretta sui rischi ambientali, solo così potremo sperare di invertire la rotta e risalire la china.La crociata dei berluscones contro la legalità.
di Maria Pia Caporuscio. Non sono i magistrati ad aver dichiarato guerra a Silvio Berlusconi, ma è lui ad essere in guerra con le altre Istituzioni dello Stato. Silvio Berlusconi è in guerra con l’onestà, con le regole, con la stessa democrazia. Quest’uomo vuole cancellare la parola “giustizia” dal nostro vocabolario. Non accetta che evadere il fisco, truffare, corrompere vengano considerati ancora reati. Pretende che siano trasformati in normali attività. Secondo il suo punto di vista, un Paese per essere moderno, necessita del ribaltamento di tutto ciò che fino a ieri si è ritenuto fondamentale per una democrazia, in modo da sentirsi libero di commette qualsiasi cosa, senza esserne impedito da vecchie leggi che ritiene superate. Questo signore non può perdonare ai magistrati di pretendere, persino da lui, il rispetto delle leggi vigenti e dall’alto del piedistallo, dove i suoi cortigiani lo incensano, si sente per davvero un monumento, invidiato e perseguitato al punto da scatenare i cortigiani ad affiggere manifesti infamanti, dove si accusano i magistrati di terrorismo o addirittura di cancellare l’articolo 1 della Costituzione, per avere pieni poteri. A questi piccoli nani non passa neppure per la testa che stanno distruggendo lo Stato dalle sue fondamenta. Non gliene frega proprio niente! Basta mantenere il fondo schiena su quelle poltrone che gli consentono un tenore di vita impensabile per la gran parte dei cittadini, anche per coloro che votandoli non gli hanno mica venduto il Paese, ma gli hanno conferito una delega di cinque anni per governare non per infangare le istituzioni, nè tantomeno per farsi seppellire vivi, sotto il cumulo delle loro nefandezze.Earth Day: oggi giornata mondiale della Terra.
Compie 41 anni la Giornata della Terra, Earth Day, che si celebra ogni 22 aprile. La mobilitazione coinvolge 114 paesi, con Usa e India in prima fila. Il 22 aprile del 1970, 20 milioni di cittadini americani avevano risposto ad un appello del senatore democratico Gaylord Nelson, partecipando ad una storica manifestazione a difesa del Pianeta. A gestire l'evento mondiale e' l'Earth Day Network, che per l'edizione 2011 ha fissato un obiettivo ambizioso: raccogliere un miliardo di ''azioni verdi'' prima del summit Onu sollo sviluppo sostenibile previsto a Rio de Janeiro nel 2012. C'è chi ha deciso di fare a meno dell'acqua in bottiglia e chi ha abbandonato l'auto per la bicicletta, mentre altri hanno cambiato le vecchie lampadine e deciso di fare la spesa portando una capiente borsa di tela da casa. Per tutti la parola d'ordine è compiere un gesto a vantaggio della salute del Pianeta. A partecipare al tam tam via internet sono singoli cittadini, aziende, organizzazioni non governative e amministrazioni locali: il contatore ha già superato quota 85 milioni e continua ad avanzare. Fra le novità dell'edizione 2011, che l'Onu ha voluto dedicare alle foreste, c'è il ''Canopy project'', che punta ricostruire i polmoni verdi andati perduti ai quattro angoli del globo. Altra iniziativa è quella che cerca di coinvolgere le donne leader di governi, imprese, ong, in una campagna che aggreghi il potere al femminile per promuovere la nuova economia verde a livello nazionale, ma anche mondiale, in occasione del vertice di Rio del 2012. L'iniziativa ha già ''arruolato'' donne del calibro della stilista Donna Karan, della presidente della Fondazione della Virgin, Jean Oelwang e della presidente della BP per le energie alternative, Katrina Landis. Tanti gli eventi organizzati in tutto il mondo per celebrare la Terra, da Taiwan a San Francisco, passando da Roma, Taiwan e Nuova Dehli. La capitale italiana ha dato il via ai festeggiamenti il 20 aprile con il concertone romano gratuito a Villa Borghese, con Ennio Morricone come padrino, Patti Smith, Carmen Consoli e Samuele Bersani. Negli Stati Uniti, il 23 aprile ci sarà il San Francisco Earth Day Festival, all'insegna della musica e dell'intrattenimento, ma anche dell'informazione legate ad uno stile di vita eco-sostenibile, con testimonial il divo della saga di Twilight, Chaske Spencer. A Sofia invece dal 28 aprile al 1 maggio sara' di scena il festival delle giornate verdi, mentre Berlino, con il progetto ''Let's get planting'', il 21 e 22 aprile, incentiverà a piantare alberi, puntando sul ripristino, la conservazione e la riforestazione delle foreste pluviali in Costarica. A Taiwan invece gran parte del lavoro è già stato fatto: la Taiwan Environmental Information Association ha già piantato 2,3 milioni di alberi, 1 ogni 10 cittadini dell'isola, mentre a Nuova Dehli alcuni eco-tour partiranno alla scoperta degli angoli nascosti di natura. Non mancano i consigli 'anti-sprechi' del Wwf ad aziende e consumatori, e la Disney che da' il suo contributo con un numero di 'Topolino' a impatto zero, mentre il cantante Peter Gabriel, nel suo videomessaggio preparato per il concertone romano, avverte: ''Ciò che abbiamo fatto all'atmosfera, al clima, al nostro pianeta è drammatico. Dobbiamo impegnarci tutti''.
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Gregorio Scribano
Collaboratori - Opinionisti:
Vincenzo Andraous, Stefano Barbero, Bianca Maria Catanese, Maria Pia Caporuscio, Adele Consolo, Vittorio Croci, Angelo D'Amore, Rita De Angelis, Lucio Ficara, Nicola Frappi, Federica Ipsaro Passione, Luciano Pellegrini, Venera Saglimbeni, Carla Vongher.