di Ricky Filosa. Premessa: noi, non è un segreto per nessuno, tifiamo Silvio Berlusconi. Per noi, fin quando Silvio c'è, c'è solo Silvio. Ma per quanto riguarda gli italiani all'estero... Per gli italiani all'estero che seguono con attenzione tutte le vicende politiche che li riguardano non è una novità. Ormai, lo hanno capito bene: il Popolo della Libertà con gli italiani nel mondo ha poco a che vedere. I parlamentari eletti all'estero del PdL sono sempre più assenti dal dibattito politico, pensano sempre più ai fatti loro. Guglielmo Picchi, eletto in Europa, sta più su Facebook che sui problemi dei connazionali residenti oltre confine; più a casa sua, che in Parlamento. Di Amato Berardi ci ricordiamo solo quando manda foto di qualche incontro fra Vip, o quando siamo noi a cercarlo per una dichiarazione, altrimenti nessuno si accorgerebbe che esiste. L'amico Basilio Giordano è una brava persona, ma rispetto alle promesse fatte in campagna elettorale, la delusione è enorme. E Juan Esteban Caselli? Stendiamo un velo pietoso... Il PdL, per quanto riguarda il mondo dell'emigrazione, è il partito che non c'è. E' quello che fa meno degli altri, che anzi non fa proprio nulla. Su internet è inesistente. Non ha un proprio sito web, non una rivista dedicata, non un canale di comunicazione ufficiale - nè ufficioso - fra il partito e gli elettori. Il PdL nel Mondo non esiste, è un fatto e i fatti sono inopinabili, e tutti coloro che sono stati nominati recentemente Coordinatori esteri sono soltanto fantocci. Che succede al PdL nel Mondo? La storia è sempre la stessa. Nessuna iniziativa sul territorio, da Roma nessuna direttiva. Siamo al solito "dolce far niente". Cominciano ad arrivare le prime dimissioni. L'aria appare irrespirabile. I vertici del partito di italiani all'estero non ne vogliono sapere. E sbagliano. Noi però non molliamo: dall'interno, e sul web, continuiamo a lavorare e a pungolare. Certo è che è difficile, quando non si ha alcun sostegno, quando non si hanno seri e preparati interlocutori. Forse per una volta il PdL dovrebbe prendere esempio da Pd e Idv, per quanto riguarda gli italiani nel mondo. E anche dalla Lega Nord, che oltre confine si muove sempre meglio. Oppure la classe dirigente pidiellina vuole regalare alla sinistra i voti degli italiani all'estero? Da come si comporta, pare proprio sia così. giovedì 30 giugno 2011
Noi che tifiamo Silvio Berlusconi....
di Ricky Filosa. Premessa: noi, non è un segreto per nessuno, tifiamo Silvio Berlusconi. Per noi, fin quando Silvio c'è, c'è solo Silvio. Ma per quanto riguarda gli italiani all'estero... Per gli italiani all'estero che seguono con attenzione tutte le vicende politiche che li riguardano non è una novità. Ormai, lo hanno capito bene: il Popolo della Libertà con gli italiani nel mondo ha poco a che vedere. I parlamentari eletti all'estero del PdL sono sempre più assenti dal dibattito politico, pensano sempre più ai fatti loro. Guglielmo Picchi, eletto in Europa, sta più su Facebook che sui problemi dei connazionali residenti oltre confine; più a casa sua, che in Parlamento. Di Amato Berardi ci ricordiamo solo quando manda foto di qualche incontro fra Vip, o quando siamo noi a cercarlo per una dichiarazione, altrimenti nessuno si accorgerebbe che esiste. L'amico Basilio Giordano è una brava persona, ma rispetto alle promesse fatte in campagna elettorale, la delusione è enorme. E Juan Esteban Caselli? Stendiamo un velo pietoso... Il PdL, per quanto riguarda il mondo dell'emigrazione, è il partito che non c'è. E' quello che fa meno degli altri, che anzi non fa proprio nulla. Su internet è inesistente. Non ha un proprio sito web, non una rivista dedicata, non un canale di comunicazione ufficiale - nè ufficioso - fra il partito e gli elettori. Il PdL nel Mondo non esiste, è un fatto e i fatti sono inopinabili, e tutti coloro che sono stati nominati recentemente Coordinatori esteri sono soltanto fantocci. Che succede al PdL nel Mondo? La storia è sempre la stessa. Nessuna iniziativa sul territorio, da Roma nessuna direttiva. Siamo al solito "dolce far niente". Cominciano ad arrivare le prime dimissioni. L'aria appare irrespirabile. I vertici del partito di italiani all'estero non ne vogliono sapere. E sbagliano. Noi però non molliamo: dall'interno, e sul web, continuiamo a lavorare e a pungolare. Certo è che è difficile, quando non si ha alcun sostegno, quando non si hanno seri e preparati interlocutori. Forse per una volta il PdL dovrebbe prendere esempio da Pd e Idv, per quanto riguarda gli italiani nel mondo. E anche dalla Lega Nord, che oltre confine si muove sempre meglio. Oppure la classe dirigente pidiellina vuole regalare alla sinistra i voti degli italiani all'estero? Da come si comporta, pare proprio sia così. Le rivoluzioni nel duemila si possono fare!
di Riccardo Orioles. Giusto, ha vinto internet. Ormai è banale dirlo ma queste tre elezioni (Milano, Napoli e i referendum) sono la data di nascita del “partito” nuovo, della nuova organizzazione di massa. Il “L’avevo detto” è irrefrenabile (penso al San Libero di dieci anni fa), ma in fondo è sciocco: non ci voleva granché per capire che cosa si stava preparando, bastava tenersi fuori dal ceto politico riconosciuto e, pagandone i prezzi, ragionare. Hanno perso gli imprenditori. E’ dalla “Milano da bere”, dunque dagli anni Ottanta, che la politica si ufficializza sempre più in un pensiero: il Paese è un’azienda, le aziende lo compongono, e tutto il resto è contorno. Neanche il pensiero di Mao era stato così categorico e indiscusso. I nuovi imprenditori italiani, in buona parte, sono stati - parlano i conti - la zavorra dell’economia italiana. Hanno rosicchiato un’industria faticosamente costruita negli anni duri, hanno mandato all’estero macchine e mercati, ci hanno trasformato - per pura avidità, senza accorgersene - un dignitoso paese industriale in un pastrocchio indefinibile fra postsovietico e terzo mondo. Le magnifiche sorti e progressive. Abbiamo sfiorato il nazismo, in questi anni, e se ne leggeranno le cronache, anni dopo di noi, con un senso d’orrore. In questo disastro, creato dai possidentes, imposto a colpi di tv e mafia dalla destra e vaselinato dai leghisti, le colpe della sinistra sono tremende. Il medioevo sociale di Berlusconi - precariato, privatizzazioni selvagge, università, scuola - è cominciato col centrosinistra, che di queste “riforme” andava fiero e orgoglioso. Solo quando la gestione è passata alla destra, e le poche carote sono state sostituite dai bastoni, il centrosinistra (non tutto) ha cominciato ad accorgersi del danno fatto. La privatizzazione dell’acqua, ad esempio, nacque anche in Sicilia, con Bianco il “riformista”, e venne portata avanti da una lobby precisa dentro il Pds. Adesso questo è finito, almeno ora. Bersani si è impegnato onestamente sui referendum, ha sostenuto a spada tratta posizioni che due anni fa avrebbero spaccato il partito, si è dimostrato coi suoi paciosi “ohè ragassi” un leader molto più serio e affidabile dei magniloquenti e catastrofici Veltroni e D’Alema. Ma anche lui non osa prendere posizione sulla Fiat (qui ci si spaccherebbe davvero, con un Fassino che sta a Marchionne come una volta Cossutta a Breznev), persino dire “stiamo con gli operai” è troppo pericoloso, in un partito nato esattamente dagli operai della Fiat, cent’anni fa. E va bene. Inutile piangere sul latte versato: meglio pensare che la sinistra ufficiale in questo momento è la meno peggio che si vede da molti anni, con ali ben distinte fra loro ma non nemiche, con personalismi assai forti (Vendola, Di Pietro, Grillo) ma tutto sommato controllabili, con una dura opposizione al governo attuale - non al sistema che l’ha prodotto - e con la vaga sensazione che forse privatizzazioni e precariato hanno qualche piccolo difetto. Va bene, non si può chiedere troppo dalla vita: questo può darci oggi la “politica”, ed è già tanto. Al resto, dobbiamo pensarci noi, con altri mezzi. Quali? Ohè ragassi, ma la rivolussione naturalmente! Aaaargh! Nel duemila e passa! Queste parole orribili! Queste… queste cose selvagge e sanguinolente! Queste cose impossibili, fuori dal tempo! Momento. Le rivoluzioni nel duemila si possono fare, e si fanno benissimo difatti. Vedi Egitto, vedi Tunisia e un pochino forse anche Milano. Le rivoluzioni oggi possono essere nonviolente (debbono esserlo, perché lo zar non ha più i cosacchi ma le televisioni) e non sono meno rivoluzionarie per questo (chiedetelo a Obama). Rivoluzione vuol dire uscire coscientemente dal vecchio sistema e organizzarsi direttamente alla base, con sistemi nuovi. Discutere ma fare anche eventi di massa. Quali sono le bastiglie oggi? I palazzi d’inverno? Non hanno mura e cannoni, ma ci sono lo stesso; non più in una singola piazza, ma diffusi. Quella dozzina di liceali che organizza la lotta per l’acqua, in un paesino della Sicilia, e solo dopo si rivolge (se si rivolge) ai partiti, è rivoluzionaria; e alla fine vince. Quel gruppo di studenti a Milano, che parla di informazione e, saltando i decenni, riparte da Giuseppe Fava, è rivoluzionario; altro che Vespa e Santoro. Quella ragazza sveglia, frequentatrice dei Siciliani anni ’90, che dopo anni organizza il primo sciopero degli immigrati, è rivoluzionaria. Si unissero tutte queste forze fra loro, facessero corpo insieme, sprizzassero scintille: che cosa sarebbe questo, se non una rivoluzione? C’è un unico ostacolo serio, ed è la nostra insufficienza. Insufficienza culturale, non di forze. Stiamo perdendo tempo, stiamo perdendo occasioni. Ricordate com’è cresciuto Berlusconi? Con un progresso tecnico, l’emittenza locale. E’ là che - per colpa nostra - ci ha battuto. Eravamo molto più forti di lui, negli anni Settanta, in questo campo. 253 radio libere di sinistra (una era quella di Peppino) e mezza dozzina di tv. Queste sono state date via perché tanto c’era già il nostro spazio Rai. Quelle non riuscivano mai a coordinarsi fra loro, neanche per un momento, e passavano il tempo a giocare a “rradio-rrossa-alternativa”. Intanto Berlusconi macinava. E’ quel che sta succedendo oggigiorno. Abbiamo scoperto l’internet, ci abbiamo galoppato come i Sioux delle praterie. Ma gli altri lo colonizzano, in compagnie e reggimenti e con l’artiglieria. E noi continuiamo a galoppare, ognuno nella sua valle, allegramente. Su che cosa sarà il prossimo referendum (è ovvio che bisogna farlo)? Sul precariato, per caso? Ci saranno elezioni? Quando ci faranno votare? L’accordo Confindustria-Tremonti sostituirà Berlusconi, o ci sarà spazio per una soluzione “milanese”? La Lega sparerà, o si limiterà alle parole? Noi saremo un “partito”, o solo un’occasionale massa elettorale? Quante domande, che un mese fa non esistevano… Il mondo va assai di fretta di questi tempi. Non restiamo a guardare.Congedo parentale: arrivano nuove regole!
Il Consiglio dei ministri ha recentemente approvato un decreto legislativo, in attuazione di una delega al collegato lavoro, che riordina la materia dei permessi e dei congedi per i dipendenti pubblici e privati. Lo scopo delle nuove regole sarebbe quello di rendere meno difficile l’uso dei permessi e, nello stesso tempo, evitarne gli abusi.Vediamo quali sono le novità.1) Riconoscimento del diritto al rientro al lavoro anticipato - salvo preavviso di 10 giorni - per le lavoratrici che lo richiedono dopo un aborto o la morte prematura del bambino.
2) La normativa speciale sui riposi, in caso di adozione e affidamento, sarà valida per tutto il primo anno di ingresso del minore in famiglia e non più nel primo anno di via del bambino.
3) Il congedo parentale per i genitori di bambini disabili potrà essere prolungato. Ma secondo un ordine preciso, per ogni minore con handicap, uno dei due genitori ha il diritto al prolungamento del congedo parentale entro l'ottavo anno di vita del bambino e i genitori di bambini disabili possono fruire alternativamente del congedo (6 mesi per la madre, 7 mesi il padre, 11 mesi se insieme), in modo continuativo o frazionato per un periodo massimo di tre anni complessivi.
4) Nuove regole per il congedo per l'assistenza a un portatore di handicap grave (articolo 4) che sancisce il diritto, di entrambi i genitori anche adottivi, di fruire dei permessi alternativamente, anche in maniera continuativa nell'ambito del mese fino a un massimo di 2 armi (per ogni genitore) nell'arco dell'intera vita lavorativa. Il permesso vale anche se l'assistito non è un figlio ma un parente (di primo o secondo grado) ma solo nel caso in cui i genitori o il coniuge della persona con handicap abbiano compiuto i 65 anni d'età oppure siano anch'essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti.
5) Nuove regole sui congedi retribuiti per cura dei lavoratori con invalidità (previsti fino a 30 giorni all’anno) e sui congedi straordinari per studio dei dipendenti pubblici ammessi a concorsi per dottorato. Posso essere fruiti una volta solo e il dipendente che interrompe il rapporto di lavoro, nei due anni successivi al periodo di aspettativa, dovrà restituire gli emolumenti percepiti durante il congedo.
Malattia durante il congedo parentale. L'insorgere di malattie durante il periodo di congedo parentale interrompe il periodo stesso con conseguente slittamento della scadenza e fa maturare il trattamento economico relativo alle assenze per malattia. E' evidente che in tal caso occorrerà inviare all'azienda il relativo certificato medico e comunicare esplicitamente la volontà di sospendere il congedo per la durata del periodo di malattia ed eventualmente spostarne l'utilizzo.
Adempimenti. Ai fini dell'esercizio del diritto al congedo parentale, i genitori lavoratori devono preavvisare, salvo casi di oggettiva impossibilità, il datore di lavoro secondo le modalità previste dai rispettivi contratti collettivi e, comunque, con un periodo di preavviso non inferiore ai quindici giorni.
Il genitore richiedente deve allegare alla domanda:
-Certificato di nascita (o dichiarazione sostitutiva) da cui risulti la paternità o la maternità (i genitori adottivi o affidatari sono tenuti a presentare il certificato di stato di famiglia che includa il nome del bambino ed il provvedimento di affidamento o adozione);
-Dichiarazione non autenticata di responsabilità dell'altro genitore da cui risulti il periodo di congedo eventualmente fruito per lo stesso figlio; nella dichiarazione occorre indicare il proprio datore di lavoro o la condizione di non avente diritto al congedo;
-Analoga dichiarazione non autenticata di responsabilità del genitore richiedente relativa ai periodi di astensione eventualmente già fruiti per lo stesso figlio;
-Impegno di entrambi i genitori a comunicare le variazioni successive.
Pulizie di fine stagione!
Quando arriva il primo caldo e si spengono i riscaldamenti, è il momento di iniziare le pulizie di primavera. Questa è sicuramente una delle attività che stressano di più le casalinghe. Proprio per questo è necessario partire con le idee chiare e organizzarsi per tempo, onde evitare di trascinare il lavoro fino all'estate, quando il caldo lo renderebbe insopportabile. Ecco i fondamentali, che non possono assolutamente essere dimenticati:-Pulite e spolverate a fondo tutte le superfici su cui si è depositata la polvere nei mesi, soprattutto nei punti alti o nascosti, che non "passate" normalmente (sopra gli armadi, sotto i divani, nei termosifoni). Una cura particolare richiedono soprammobili e libri: togliete tutto dalle librerie e dai ripiani e spolverate sia le superfici, sia gli oggetti stessi.
-Togliete le ragnatele. Anche se lo fate sistematicamente, ci sono sicuramente dei punti "critici" in cui se ne annida sempre qualcuna. Controllate, ancora una volta, i termosifoni, aprite e controllate i cassoni delle tapparelle e gli angoli più alti e più bui dei muri.
-Lavate i lampadari. Armatevi di scala (attenzione a non cadere!) e di pazienza, di secchio con acqua e spugna e smontate tutte le parti dei lampadari per pulirle. Sarebbe meglio staccare la corrente prima di cominciare per non rischiare di prendere la scossa dalle lampadine.
-Lavate gli infissi e le porte. Con acqua e un detersivo ecologico pulite tutte le porte e gli stipiti delle finestre.
-Togliete le tende, lavatele e lasciatele pronte per essere rimesse una volta conclusi i lavori sui vetri.
-Lavate persiane e tapparelle. Se siete a un piano alto, aprite i cassoni e lavate le tapparelle da dentro srotolandole man mano in modo che si puliscano anche sul lato esterno senza rischi di gettarsi dal quinto piano.
-E' il momento dei vetri, una delle parti più difficili. E' molto probabile, infatti, che anche dopo un'attenta pulizia rimangano rianati. Un metodo della nonna è utilizzare la carta appallottolata di un quotidiano, imbevuta con poca acqua: grazie agli inchiostri e ad altri componenti, i vetri torneranno subito brillanti. L’aceto di vino bianco può essere passato sui vetri per togliere le tracce lasciate dagli insetti.
-In sala da pranzo: svuotate tutti gli armadietti e puliteli. Lavate il "servizio bello", le posate e la cristalleria. Lucidate l'argenteria esposta. Esistono due metodi molto efficaci per evitare l'utilizzo di prodotti chimici: il primo (ma un pò più lungo) consiste nell'immergere gli oggetti in una vaschetta d'alluminio con acqua tiepida e sale (per una reazione chimica si lucideranno quasi all'istante); l'altro è sfregare gli oggetti con del dentifricio.
-In cucina: svuotate tutti gli armadietti e i cassetti, spolverateli e riordinateli. Se utilizzate la carta per foderarli, è l'occasione per sostiutirla con della nuova. Sbrinate il frigorifero e lavatelo con acqua e aceto. Pulite il forno: potete usare il succo di limone, l’aceto o il bicarbonato. Nel caso sia molto incrostato lasciatevi all’interno per una notte una pentola d’acqua calda con dentro un bicchiere di ammoniaca: il mattino dopo le incrostazioni verranno via facilmente.
-In camera da letto: spolverate sopra agli armadi e pulite bene sotto al letto. Fate il cambio degli armadi e approfittatene per eliminare gli abiti che non mettete più da almeno due stagioni.
Infarto e Ictus: gli italiani non si curano!
Non servono i campanelli di allarme che suonano dopo aver ritirato i risultati delle analisi del sangue e nemmeno gli avvertimenti dei medici curanti. Il 46% delle persone che hanno un livello di colesterolo Ldl inferiore a 130 mg/dl può essere ugualmente a rischio di infarto e ictus. È uno dei risultati cui è giunto lo studio Check, realizzato dall'Università di Milano in collaborazione con la Società Italiana Medicina Generale (Simg). Secondo questo studio, infatti, nove milioni di italiani, che in base a parametri tradizionali di rischio cardiovascolare sono a rischio medio, possono comunque incorrere in eventi acuti. In particolare 2 milioni, che non si curano, sono ad alto rischio. Lo studio è stato realizzato negli ultimi 8 anni analizzando sesso, età, istruzione, attività fisica, colesterolo di 7.000 cittadini assistititi in 421 ambulatori di medici di famiglia di 16 regioni italiane. E sono stati anche prelevati e analizzati campioni di sangue. Cosa che ha permesso di fotografare il rischio cardiovascolare della popolazione italiana. Tale rischio è stato quindi valutato sia in base ai più noti fattori (fumo, colesterolo, pressione arteriosa, obesità familiarità, età) che in base ad altri parametri, come il grado di istruzione (chi non ha istruzione ha un rischio del 40% in più rispetto a un laureato) o il dosaggio di proteine. In particolare è stato esaminata la presenza della proteina C reattiva nel sangue, prodotta nel fegato e legata all'infiammazione, e si è visto che non sono tanto i suoi livelli alti a preoccupare, ma i livelli bassi prolungati nel tempo e la loro interazione con alcuni tra i fattori di rischio più importanti, in particolare con quello dovuto al sovrappeso e al grasso viscerale (girovita oltre 88 cm nella donna e 102 nell'uomo). Accade così che anche chi ha un colesterolo Ldl inferiore a 130 può essere ad alto rischio. Attenzione, questa proteina non deve essere considerata causa di malattia nè fattore di rischio, ma un parametro che consente di valutare meglio il rischio se concomitante con altri, il cui dosaggio si consiglia non a tutti, ma solo a coloro che sono a rischio medio secondo la carta del rischio.mercoledì 29 giugno 2011
Multiproprietà: attenzione ai corsi e ricorsi storici!
di Giorgio Ferrari. Cari multiproprietari e amanti della villeggiatura, attenzione ai ritorni di fiamma! No, tranquilli, non siete finiti a leggere la solita notizia di gossip, ma una spassionata nota di chi, in tema di multiproprietà e similari, come dire… ne vede tante!A volte, purtroppo, non si riesce a vedere oltre le parole, o magari non si vuole vedere. Sì perché a tutti i costi ci si vuole liberare dell’onerosa multiproprietà, o più semplicemente, quell’offerta è così allettante, o quanto meno, promette vantaggi tali, che per nulla al mondo si vorrebbe perderla! Ma attenzione perché spesso e volentieri il prodotto “dei sogni” viene abilmente venduto da società apparentemente molto serie, che vantano sponsorizzazioni di alto livello e partner d’eccezione. Chiedetevi, innanzi tutto come hanno avuto il vostro nome, cognome, numero di cellulare o indirizzo e-mail, dati estremamente riservati e non certo di dominio pubblico. Chiedetevi, inoltre, in alcuni casi, quale differenza ci sia tra il prodotto che state per acquistare e quello che avevate acquistato qualche anno prima e che, magari vi aveva a suo tempo convinto e entusiasmato!Chiedetevi, ancora, se ciò che vi propongono è solo cadere dalla padella nella brace. Chiedetevi soprattutto se, per caso, la società che vi ha appena mandato a casa un promotore (alias venditore) ha collegamenti di qualsiasi tipo con la società che in precedenza vi ha - diciamo - deluso!Prendetevi tutto il tempo necessario: nessun ottimo affare dovrebbe essere sottoscritto immediatamente e sotto l’influenza ipnotica del venditore di turno, che magari vi ha ammaliato (e stremato) per ore al solo fine di ottenere quella semplice firmetta! Pare che adesso sia molto in voga tra gli operatori del settore carpire consensi dopo un lungo ed estenuante colloquio, ma fate uno sforzo e resistete alla tentazione. Cercate di prendere la fatidica decisione a mente lucida e dopo una bella dormita, diffidando di chi vi mette fretta o pressioni di vario genere: nessuna offerta scade proprio in quel momento; nessun venditore dovrebbe estorcervi la firma con la scusa che non rifarà due volte il viaggio fino a casa vostra! Diffidate e fatevi venire tutti i dubbi del mondo, perché il mercato delle vacanze oggi pare proprio essere pieno di lupi. Fate una visita, con calma, al sito internet dei soggetti che vi hanno gentilmente contattato e indagate su quanto leggete al suo interno! Cercate il numero di telefono di qualche resort tra quelli indicati dalla società titolare del sito e verificate i suoi rapporti con il sedicente risolutore dei vostri problemi! Magari vi sentirete dire che non ne hanno mai sentito parlare! Cliccate sui siti delle compagnie di viaggio citate come partners sul sito della società e verificate che le offerte non siano ugualmente scontate a prescindere dall’affiliazione all’esclusivo club di turno. Ricordate che, in ogni caso, non dovrete rilasciare acconti (assegni post datati, contanti ecc.) al momento della sottoscrizione e che potrete eventualmente esercitare il diritto di recesso nei giorni seguenti la stipula del contratto, senza pagare alcuna penale (del resto così dice il nuovo codice del turismo). Ah… un’ultima accortezza: verificate che l’amministratore della società che vi ha da ultimo contattato non sia, per pura fatalità, lo stesso di quella che (sotto diverse spoglie) vi ha venduto il prodotto acquistato in precedenza: sarebbe meglio accorgersi per tempo di certi dettagli per non rischiare nuovamente di perdere il portafogli! Basta fare una visura camerale delle società in questione e con pochi soldi avrete probabilmente risparmiato tempo, denaro e… salute.Italiani messi in ginocchio dal ginocchio!
Menisco e legamenti mettono in ginocchio buona parte degli italiani. Colpa del calcetto, dello sci, della palestra, dello jogging. E, poi, quando i capelli diventano bianchi, colpa dell’artrosi. Il ginocchio è soprattutto un problema femminile perché le donne pur essendo in gamba hanno ginocchia fragili. Sono più di 75mila i ricoveri che si registrano ogni anno per lesioni interne del ginocchio, circa 200 ogni giorno. Menischi e crociati doloranti sono diventati talmente familiari agli italiani che quasi "fa notizia" quando si dichiara di non soffrirne. Attenzione però al bisturi facile. La parola d’ordine soprattutto dopo i 50 anni è salvare il menisco. Bisogna applicare alla cura del ginocchio lo stesso "modello odontoiatrico": come prima di togliere un dente si fa il possibile per salvarlo così per il menisco. Perché meglio un menisco rotto o riparato che stare senza. Fino ai 20 anni nel caso di una lesione si deve intervenire, in artroscopia, per riattaccarlo con un intervento di sutura meniscale. Spesso è un intervento risolutivo che può portare addirittura alla guarigione. Oltre i 40-50 anni si preferisce non rimuovere il menisco anche se rotto. Si deve intervenire con la fisioterapia, con le infiltrazioni, con i farmaci. Una volta risolta la fase acuta il corpo si adatta e si riprende una vita normale. Non sempre l’intervento conservativo è possibile. Affidarsi a centri specializzati, soprattutto per avere una corretta e tempestiva diagnosi è fondamentale. Artroscopie e Risonanze sono diventate all’ordine del giorno. E’ fondamentale prima di intervenire chirurgicamente per rimuovere il menisco aver fatto una corretta diagnosi supportata dalla migliore diagnostica radiologica possibile, con la risonanza magnetica. La Risonanza magnetica nucleare è l’esame più affidabile per valutare la presenza di una rottura o lesione del menisco, dei legamenti, delle cartilagini. Grazie a Risonanze come questa si è in grado di vedere la struttura interna dei menischi, come finora era stato possibile vederla solo su libri di anatomia microscopica. Sono elementi importanti per l'ortopedico. Rimuovere il menisco è una scelta da non fare con leggerezza. Perché chi è senza menisco va più velocemente incontro ad artrosi. Tutti pensano che un giocatore di calcio ritorna così brillantemente in campo perché è stato operato da un grande chirurgo. Sicuramente è anche per questo. Ma la cosa più importante che quel giocatore ha ricevuto è stata una tempestiva e corretta diagnosi. E’ questo il vero segreto. E, a seguire, la giusta indicazione su cosa fare. L’atto chirurgico arriva solo dopo questi due momenti: diagnosi ed indicazione. Il ginocchio delle donne è soggetto più facilmente a problemi, in particolari alle lesioni del legamento crociato anteriore. Alcune statistiche ci dicono che, a parità di attività fisica, sono sei volte più frequenti rispetto agli uomini. Bacino più largo, tendenza al ginocchio valgo, minore massa muscolare e una maggiore debolezza nei legamenti: queste le cause alle quali aggiungere atteggiamenti e cattive abitudini. La donna, per esempio, si muove in maniera diversa dall’uomo: ad esempio dopo un’elevazione le donne tendono a ricadere mantenendo il ginocchio esteso e quindi senza ammortizzare il colpo mentre gli uomini ricadono seduti. E poi le cattive abitudini: le donne tendono a scegliere le calzature in base alle mode e non certo in base a ciò che è meglio per l’anatomia del ginocchio o per la postura; si caricano di pesi eccessivi, dalle buste della spesa ai bambini per le scale. Alcuni incidenti al ginocchio non si possono evitare. Così come l’usura legata all’età o all’artrosi.Ma ci sono traumi che si possono, e si devono prevenire.
- Calcetto in spiaggia sì ma con attenzione: il terreno è instabile e lo spazio ristretto. Quindi i traumi sono in agguato. Non giocare mai senza essere riscaldati a livello muscolare.
- Sì alla ginnastica in palestra ma prima fare riscaldamento e stretching.
- No agli allenamenti "mordi e fuggi" per combattere i chili di troppo in previsione dell’estate.
-Step, spinning, jogging non devono essere fatti caricando troppo sul ginocchio. Ma soprattutto senza un adeguato allenamento muscolare.
- Sì alle scarpe con il tacco molto alto solo se sono "un’eccezione". La regola deve essere quella di scarpe con un piccolo tacco e, nel caso di scarpe da ginnastica, scegliere quelle più adatte allo sport che si pratica, magari con l’utilizzo di un plantare su misura.
Scuola: decenni per 'sistemare' i precari!
Precari. Secondo il ministro della funzione pubblica sono "la parte peggiore dell'Italia", secondo noi sono soltanto la dimostrazione lampante, la cartina di tornasole, di anni e anni di mal governo e di cattiva politica! Stando alle recenti stime di alcuni studi di settore ci vorranno almeno 10 anni per immettere in ruolo tutti i precari della scuola primaria, poco meno di 30 anni per assorbire i precari della scuola dell'infanzia, dai 7 ai 10 anni per assorbire i prof di lettere. Ricordando che esistono diverse categorie di precari - quelli storici, iscritti da anni nella graduatorie a esaurimento, e quelli futuri, di più recente o prossima iscrizione che, nella maggior parte dei casi, ancora non hanno lavorato nella scuola, ma che sperano di farlo prima o poi - le attese sarebbero state ancora maggiori se l'emendamento al decreto Sviluppo, che consentiva la riapertura delle graduatorie a esaurimento ad altri 20mila insegnanti, accolto in un primo momento dalla commissione Cultura della Camera, fosse passato. In attesa di conoscere l'assestamento delle graduatorie ad esaurimento per gli ultimi aggiornamenti che varranno dal 2011-12, nel 2010 risultavano iscritti nelle graduatorie provinciali per la scuola primaria circa 67.000 docenti. Per capire quanto tempo ci vorrà per farli entrare tutti in ruolo va stimato quanti posti si libereranno con i pensionamenti. Negli ultimi cinque anni i pensionamenti nella sola scuola primaria statale sono stati complessivamente circa 40mila; nell'ultimo lustro, mediamente, ogni anno hanno lasciato il servizio ottomila docenti; si può stimare che questa tendenza varrà anche per i prossimi anni (considerato anche l'innalzamento dell'età per la pensione di vecchiaia a 65 anni in un settore fortemente femminilizzato). E dunque, per assorbire i 67mila docenti di scuola primaria, ci vorranno tra gli otto e i dieci anni! Se verranno banditi i concorsi (che per legge si prenderanno la metà dei posti disponibili) ci vorranno, invece, tra i 16 e i 20 anni. Nella scuola dell'infanzia - settore con molti meno posti in organico (un terzo di quello della primaria) che nel 2010 aveva oltre 72.000 iscritti nelle graduatorie provinciali a esaurimento - nell'ultimo quinquennio i pensionamenti sono stati complessivamente poco più di 13mila; ogni anno hanno lasciato il servizio in media 2.600 insegnanti. Stimando che la tendenza resti questa ci vorranno tra i 28 e i 30 anni, tempi che raddoppieranno se nel frattempo verranno banditi i concorsi. Circa un terzo dei 9.342 pensionamenti annui nella scuola secondaria di primo grado è rappresentato da professori di lettere (classe di concorso A043). Attualmente nelle graduatorie provinciali ad esaurimento sono iscritti 23.241 docenti della classe A043. Per assorbirli tutti occorrerebbero più di sette anni, se verrà mantenuta quella media annua di pensionamenti e se non vi saranno concorsi. Analoga previsione si può fare per gli insegnanti di lettere delle superiori che sono poco meno di un quarto del totale: circa 10 anni per assorbirli tutti. In questo come negli altri casi le stime valgono sempre che non vi siano anche ulteriori riduzioni di organico.Redditometro e Spesometro le due facce del fisco!
Da una parte il redditometro, dall'altra lo spesometro. Due strumenti, ma una sola finalità: scoprire, attraverso il tenore di vita e i singoli acquisti, l'esistenza di un livello di reddito più alto di quello dichiarato. Un'azione congiunta, che si basa su un principio molto semplice secondo cui ogni euro speso equivale a un euro guadagnato! Per quello che riguarda il redditometro - il metodo di accertamento induttivo più ampio che si basa su quattro categorie di indicatori: abitazione, mezzi di trasporto, tempo libero e altre voci - le novità vengono dalla rete e in particolare da Google Earth. Il famoso sistema di cartografia satellitare online si è dimostrato utilissimo nella caccia all'evasore. Ad esempio per contare il numero di barche ormeggiate nei vari yachting club della penisola o per scovare i famosi "immobili fantasma", quelli mai dichiarati al catasto e al fisco. Un'altra novità è la nascita della "famiglia fiscale". Il fisco prenderà in esame non solo i beni e i redditi del singolo contribuente, ma anche quelli riferibili agli altri componenti del nucleo familiare. Si terrà conto anche del luogo di residenza. Il nuovo redditometro riguarderà all'inizio 830mila famiglie. Continua anche la messa a punto dell'altro meccanismo anti-evasore, lo spesometro. Un meccanismo elementare: per tutti gli acquisti di importo superiore ai 3.600 euro (Iva compresa) i clienti dovranno fornire al negoziante i propri dati anagrafici e codice fiscale e questi dovrà poi trasmetterli al fisco. Questa comunicazione riguarderà solo i pagamenti in contanti. Rimarrebbero quindi escluse le transazioni con carta di credito, Bancomat (Pos) o altro mezzo di pagamento già tracciato. Il debutto dello “spesometro” è previsto per il 1° luglio. Uno strumento chiamato a raccontare all'amministrazione finanziaria tutto lo shopping di un certo peso fatto da ogni contribuente. Il primo invio è previsto il 30 aprile 2012 e riguarderà le operazioni del 2011. L'avvio dello “spesometro” potrebbe offrire un'arma importante contro l'evasione diffusa. Nel periodo di rodaggio, che dal 1° gennaio ha imposto di comunicare al Fisco le operazioni tra aziende superiori a 25mila euro Iva esclusa avvenute nel 2010 e a 3mila euro se realizzate quest'anno, lo “spesometro” ha cominciato a puntare su uno dei due fronti in cui può rivelarsi utile: l'evasione Iva. Con il nuovo sistema, tutti gli acquisti entrano infatti in una rete elettronica e incrociarli con le entrate ufficiali del contribuente sarà molto più semplice rispetto al passato.Il nuovo sessismo.
di Sunshine Faggio. La settimana scorsa, stanca di non poter vedere il sole, ho deciso di abbandonare brevemente la mia cara Londra e di recarmi a Malaga, a godere di una vera estate. Una volta accomodatami sul volo, ha preso posto accanto, dietro e tutt’intorno a me un gruppo di giovani donne inglesi che volavano verso la Spagna per festeggiare un addio al celibato. Il loro stile era quello che sembra essere tanto in voga negli ultimi tempi: capelli tinti e piastrati, unghie impeccabili, il rosa come colore dominante, tempestato qua e là da glitter e brillantini nelle sue più svariate sfumature, seni scoperti, short minimali. Un abbigliamento da stripper, quelle che si esibiscono nei club che tanto stanno riprendendo piede a Londra e nel resto d’Inghilterra. Uno stile da modella glamour, quelle che appaiono quasi completamente nude sulle riviste per uomini che dominano il mercato negli scaffali delle edicole. Queste ragazze riflettevano in pieno quello che è ormai il principale modello di donna imposto a giovani ed adolescenti: porno diva style. Oggigiorno impariamo sin da giovanissime ad essere sessualmente attraenti per gli uomini. Stiamo confondendo l’emancipazione sessuale con l’oggettificazione sessuale, siamo tornate a considerarci e farci considerare solo per quanto piacciamo fisicamente al sesso maschile. Viviamo una cultura ipersessualizzata che non solo riflette la tuttora esistente ineguaglianza di genere, ma la reinforza e promuove. Ero adolescente alla fine degli anni ’90 e sono assolutamente sicura che il modello di donna che allora veniva proposto non era quello di quasi-prostituta che si propina oggi alle ragazzine. Certo, anche a noi si richiedeva di prestare particolare attenzione ai nostri corpi ed alla nostra apparenza, di aderire il più possibile al canone estetico del momento, soprattutto di essere magrissime, ma ricordo che il messaggio trasmesso era che la bellezza era un qualcosa da aggiungere ad altre capacità, una sorta di plus valore che rendeva più facile la vita, non il solo ed unico obiettivo da raggiungere. Di fronte a questo scenario un po’ squallido, l’unico altro cammino che viene offerto alle giovani donne è sognare di incontrare il principe azzurro. Le mie coetanee, a 18 anni, speravano di diventare un giorno avvocato od architetto, non di sposarne uno. Invece, oggi si è tornati ad insegnare alle bambine che devono essere gentili, carine e buone così potranno accapparrarsi l’uomo che le salverà dalla loro vita mediocre. Questa è l’unica alternativa che si offre alla precoce messa in vetrina dei nostri corpi: sperare che un uomo ci salvi. Malgrado sembri un’opzione completamente differente dalla bomba sexy, il modello principessa si basa esattamente sullo stesso principio: l’oggettificazione della donna, che ridiventa il soprammobile che decora la vita dell’uomo. Perché succede questo? Perché le giovani donne sembrano un esercito di Barbie? Perché si propone quest’esasperato modello di sessualità femminile finta e laccata? Perchè siamo tornati a credere che la femminilità sia qualcosa che si definisce attraverso termini biologici piuttosto che qualcosa che viene insegnato attraverso l’educazione? Perché queste donne che esibiscono i loro corpi per soldi su riviste ed in TV lo fanno in nome del femminismo e dell’emancipazione? Perché l’unico elemento che distingue la pornografia da una normale rivista è il mostrare gli organi genitali? Perché la liberazione sessuale è diventata una prigione sessuale? Probabilmente è perché uomini e donne non hanno ancora lo stesso ruolo nella vita pubblica e l’industria della pubblicità, della televisione e delle riviste riflette questa ineguaglianza. Ed anche perché, rappresentando il genere femminile in questo modo, lo si degrada fino al punto di farlo sentire scomodo con il proprio corpo. Creando insicurezze si arriva al risultato che la donna, la quale ha progressivamente acquisito potere e spazio nelle cariche importanti e pubbliche, retroceda. Come possiamo concentrarci sulla nostra intelligenza, le nostre ambizioni, la nostra carriera se veniamo ridotte allo stato di solo corpo, se sappiamo che verremo giudicate non tanto in base alle nostre capacità, bensì in relazione alla nostra avvenenza?In 'ferie' attenzione al rischio malattie.
E' giusto il licenziamento di un lavoratore che si reca più volte in ferie in un Paese tropicale esponendosi volontariamente e consapevolmente al rischio di ricadute nella malaria, malattia già contratta per ben due volte in precedenti soggiorni nello stesso Paese. La sentenza è della Corte di Cassazione chiamata a decidere il ricorso di un lavoratore contro il licenziamento disposto dalla sua azienda perchè in più occasioni durante le ferie si era recato in Madagascar, dove è endemica la presenza di malaria, e da dove, prima che le ferie terminassero, inviava certificati medici attestanti la sua inidoneità al lavoro per periodi assai lunghi. Il lavoratore si opponeva al licenziamento sostenendo la sua libertà di disporre del proprio periodo di ferie secondo le sue esigenze e le sue scelte di vita, che non possono essere sindacate dal datore di lavoro. La Cassazione ha respinto il ricorso ricordando che il contratto di lavoro prevede per sua natura due prestazioni corrispettive: il pagamento della retribuzione da parte del datore di lavoro e lo svolgimento dell'attività lavorativa da parte del dipendente. Se viene meno l'attività lavorativa, viene meno anche la ragion d'essere del contratto ed è quindi giustificato il recesso dell'altra parte. Il rapporto di lavoro deve svolgersi rispettando i principi di correttezza e buona fede, in quanto ognuna delle due parti ha il dovere di agire in modo da preservare gli interessi dell'altra. Questi principi vengono violati non solo quando una delle due parti agisce con il proposito doloso di recare pregiudizio all'altra, ma anche quando il comportamento non è improntato ad una diligente correttezza, come nel caso in cui ci si assume scientemente un rischio elevato che supera il livello della mera eventualità. Qui non si tratta, prosegue la Corte, di mettere in discussione la libertà del lavoratore di utilizzare come crede il proprio periodo di ferie ma di ribadire il dovere dello stesso di astenersi da comportamenti che possano ledere l'interesse del datore di lavoro alla corretta esecuzione della prestazione lavorativa. E infine, aggiunge la Cassazione, la finalità specifica delle ferie è quella di appagare le esigenze e ritemprare le energie del lavoratore, che non può essere soddisfatta in modo tale da compromettere invece il recupero delle normali energie psico-fisiche.martedì 28 giugno 2011
Italia: un Paese o un governo incivile?
di Maria Pia Caporuscio. “L’Italia è un Paese incivile” afferma Berlusconi da Bruxelles. “Si sbaglia Sig. presidente in Italia c’è solo un "Governo incivile" e tutte le leggi varate finora lo confermano. Lor signori osano parlare ancora di legge bavaglio sull’informazione, proprio all’indomani della vittoria dei referendum, dove il popolo italiano ha detto basta a questa loro politica. Con i referendum la popolazione civile ha inteso riappropriarsi di un Parlamento violato da certi personaggi, dove gli inquisiti trovano rifugio per non essere perseguiti dalla legge, dove trova spazio la peggiore Italia! Della volontà popolare lor signori non si fanno carico purtroppo e continuano indifferenti nel lavoro di demolizione del Paese! Vorremmo sapere cosa deve fare una popolazione che non vuole più essere governata da questi soggetti, che per salvare il capo del governo, massacra un Paese intero con leggi a dir poco discutibili? Il popolo si è chiaramente espresso che non li vuole più ma loro, da bravi politicanti non mollano le poltrone! E’ una vera e propria vendetta nei confronti di quella popolazione onesta, colpevole di volere persone altrettanto oneste alla guida del proprio Paese. Però il vento è cambiato per davvero, ora gli italiani “pretendono” una politica a 5 stelle. La partita della fiducia e dell'amicizia.
di Vincenzo Andraous. In una scuola alcuni ragazzi hanno messo sotto un coetaneo, lo hanno costretto a diventare un quadrupede, a mangiare sale, a leccare polvere, a strisciare sulle ginocchia, fino a rasentare il nulla, senza più neppure il senso di una dignità presa a gomitate. In una scuola dove parlare di violenza e di bullismo diviene stranamente difficile, forse perchè discuterne e farne strumento di prevenzione, sviscerarne i rischi e gli interventi più urgenti da apportare, sottende il pericolo di rimanerne additati, invischiati come parte ingombrante di una in cultura. Invece si dovrebbe parlarne di questo disagio relazionale, stili di vita aggressivi, riti e totem, trasgressione e devianza, una violenza che non è più un atteggiamento conflittuale accettabile. Non sono più sufficienti le pubblicistiche d’accatto, i sermoni svolti da cattedre impolverate, non è più aria di prediche precostituite, di costruzioni piramidali che non hanno un senso compiuto, forse occorre non limitarsi alla lezione spocchiosa, alla punteggiatura bucolica, che caricano oltremisura la creatività e intuizione del valore della gioventù. Affrontare il disagio relazionale senza interrogarsi sugli effetti che produce, sulle collateralità che favoriscono ulteriori decadimenti, significa parlarne per una sorta di costrizione contingente, quasi a volere rimanere fuori da una diatriba apparentemente innocua. Come la stessa richiesta di abbandonare la regina delle bugie, la droga, tutte le droghe, perché non esiste una sostanza buona e l’altra cattiva, sono tutte da evitare, oppure sull’uso smodato e malcelatamente autorizzato dell’alcol. Bulli e droga, stili educativi assenti e comportamenti aggressivi, sempre meno addomesticati, tutto e subito, mentre per la fatica e per l’impegno c’è tempo domani, sempre che domani abbia libero accesso nel cuore degli adulti, obbligandoli a piegare lo sguardo sulla realtà, a guardare i volti e gli occhi dei propri figli, non per generosità salvatempo, ma per coscienza di paternità. In quelle classi svuotate di regole, in quelle strade denudate di luci di emergenza, in quelle case ridotte a comodi rifugi, non ci sono delinquenti né criminali, ne ho incontrati tanti di giovanissimi in armi, di ragazzotti con le gambe larghe e le mani in tasca, non si tratta ancora di devianza, e come ha detto qualcuno più lungimirante di me “ fanno il male, ma sognano il bene “. Proprio da questa contraddizione ogni formatore, educatore, genitore, dovrà ripartire con energie sufficienti per ribadire che non esiste giustizia senza amore, infatti amore non è un gesto generico, ma consistenza di umanità da mantenere e custodire. Giustizia tra i banchi di scuola, alla fermata di un autobus, sulla pista di una discoteca, giustizia che non è una semplicistica destinazione esteriore, ma una dimensione costitutiva affinché indifferenza e distrazione non consentano il degenerare della fragilità delle persone più esposte, più deboli, dei più giovani. In quella classe, al mondo adulto, potrebbe essere di aiuto ripensare alle responsabilità che ci accomunano, che ci fanno diventare uomini, e per riuscire in questa impresa, forse bisogna condividere quella famosa “ partita mai terminata della fiducia e dell’amicizia, uniche manette e uniche sbarre che possono trattenere i ragazzi”. 34ª edizione dell'Estate romana!
Le piazze della capitale trasformate in palcoscenici sotto le stelle, musei aperti di notte ogni sabato e 161 appuntamenti con musica, teatro, cinema, danza e libri fino al 30 settembre! Torna nella capitale l'Estate romana, giunta alla sua 34ª edizione (guarda tutto il programma). Tra le novità di quest'anno l'apertura serale tutti i sabati, dalle 20.00 all'una, di 19 musei di Roma ed esibizioni letterarie, teatrali e musicali nelle piazze della movida, dal centro storico alle periferie: ad esempio Summer Tales a Campo dè Fiori e Pigneto dal 6 al 27 luglio e San Lorenzo in piazza dal 1 luglio al 31 ottobre. Grande attenzione per i 150 anni d'Italia con le proiezioni di Cine Risorgimento previste in diversi quartieri ma anche per i luoghi del disagio sociale: Simone Cristicchi sarà protagonista per Pensieri Musicali alla clinica S. Alessandro, Stelle nel Buio si svolgerà presso l'Auditorium Mutilati e Invalidi di Guerra a piazza Adriana mentre il carcere di Rebibbia ospiterà l'evento musicale A Roma è sempre primavera. Raddoppiano le manifestazioni che si terranno nelle periferie: toccate zone come il Laurentino 38 con Groundscape - Fotografie di Stefano Cioffi, il quartiere Appio con la rassegna musicale Festival dell'Euromediterraneo al Parco archeologico dell'Appia Antica, e le stazioni metropolitane di Monti Tiburtini, Pietralata, S. Maria del Soccorso e Rebibbia che ospiteranno "W...iale della Cultura 150". Confermate anche quest'anno gli eventi istituzionali come il Globe Theatre a Villa Borghese, il Teatro dell'Opera a Caracalla, i Giardini di luglio dell'Accadmia Filarmonica Romana, le serate All'ombra del Colosseo; la musica sarà protagonista alle Capanelle con il Rock in Roma ma anche alla Casa del Jazz, a Villa Celimontana e all'Auditorium Parco della Musica con Luglio suona bene. Per gli amanti del cinema confermate le rassegne cinematografiche proposte da Cineporto a Ponte Milvio, Isola del Cinema sull'Isola Tiberina a cui si aggiunge Le arene di Roma e dintorni, iniziativa che porterà le pellicole del grande schermo nei cortili e nelle scuole di Cinecittà, Monteverde, Garbatella, Trastevere e Villa Lais al Tuscolano. La porchetta di Ariccia diventa Igp!
Per la gustosa, e tipica, porchetta di Ariccia, località dei Castelli romani, arriva il riconoscimento europeo di indicazione geografica protetta (Igp). Lo annuncia, in una nota, il ministero delle Politiche agricole. La porchetta è un prodotto di carne suina con un peso tra i 27 e i 45 chilogrammi. Le caratteristiche peculiari del prodotto sono la crosta croccante, il colore marrone e un gusto sapido. La carne è arricchita dall'uso sapiente del rosmarino, del pepe e dell'aglio. La croccantezza della crosta è ottenuta attraverso un'adeguata cottura, rimanendo inalterata anche dopo svariati giorni. Quella della porchetta è un'arte affascinante della storia antica, le cui tecniche di preparazione sono addirittura menzionate in alcuni scritti di letterati ed artisti del 400 a.c.! Tra i principali estimatori del succulento piatto, figura anche l'imperatore romano Nerone, che, famoso per il palato raffinato, amava imbandire i suoi sontuosi banchetti con la carne di maiale, preparata in porchetta. La tradizione della porchetta, tipica dell'Italia centrale, ha trovato grande successo e seguito nella ridente Cittadina di Ariccia, a due passi da Roma, affacciata sulle coste di un ex lago di origine vulcanica. Questa pietanza, cosi gradevole e raffinata, presenta una preparazione alquanto laboriosa e delicata, che è composta da diverse fasi. Solitamente la "Porchetta di Ariccia" per eccellenza, è composta da un maiale del peso di circa 100 kg che viene cotto intero. Il maiale viene aperto dal lato inferiore e disossato come solo l'abile mano di un esperto sa fare. Quindi viene insaporito con sale pepe e aromi vari in cui predomina l'aglio il rosmarino e la "finocchiella"selvatica, una pianta della famiglia dell'anice. Viene, poi, farcito sapientemente e tutto l'insieme riacquista le sembianze di un maialetto quando la carcassa con il suo condimento viene ricucita, legata con spago ad un palo di legno per appoggiarlo su due supporti che gli consentiranno di stare sollevato dal fondo della leccarda che raccoglierà lo "strutto" che si fonderà durante il processo di cottura che avviene a circa 210°C. La cottura potrà durare anche 6 o 8 ore e ad intervalli di circa un'ora il macellaio tirerà fuori dal forno la porchetta per irrorarla con lo strutto fuso formatosi nella leccarda, questo contribuirà a rendere croccante la crosta (cotenna) ed a impedire che la carne secchi troppo. La pietanza con l'avanzamento della cottura assumerà un colore dorato che solo a vederlo il languorino arriva automaticamente. Capirete ora il profumo che si libera nell'aria quando il forno viene aperto. A cottura ultimata, prima di poterla tagliare deve raffreddare e per questo si deve aspettare qualche... minuto. Il momento migliore per gustarla è quando è ancora calda e l'aroma è pieno. Con pane casareccio di "Lariano" alcune fette di porchetta tagliate calde calde un pezzetto di "crosta" un buon vino locale necessariamente "rosso",una buona compagnia e (colesterolo permettendo) una bella cantata completeranno la serata in allegria ed amicizia, rinverdendo i fasti di quegli eventi che millenni orsono si svolgevano sulle imperiali navi romane nel bel mezzo dello "Speculum Dianae"nelle tipiche e sacre "Feste Bacchiche" o baccanali. Molti romani sono soliti fare la classica gita "fuori porta" presso le numerose taverne di Ariccia dette anche "le fraschette" il cui nome deriva dal fatto che nelle antiche osterie dalle quali hanno tratto origine le attuali taverne, si esponeva all'esterno un racemo di alloro in bella vista proprio in onore a "Bacco" il dio agreste del vino. Tutti vogliono cosi assaporare la magnifica porchetta innaffiata da un ottimo bicchiere di vino rosso. La porchetta di Ariccia è un vero spettacolo per ogni palato!Peperoncino: rosso, piccante e dimagrante!
Quegli amati, cari e tanto buoni spaghettini all'aglio, olio e peperoncino... quante serate ci hanno risolto, che gusto e che soddisfazione ci hanno regalato e quanto bene ci hanno procurato non solo al palato e allo spirito, ma, senza saperlo, pure al corpo! Il peperoncino piccante, caro soprattutto a chi ama i sapori forti della tradizione meridionale, tra le tante proprietà benefiche, come quella di difesa per il sistema cardiovascolare, ha anche il merito di contribuire al dimagrimento perché stimola il metabolismo. Il principio attivo che rende possibile il dimagrimento è il diidro capsiato (Dtc). Queste virtù dimagranti del "diavoletto rosso" sono dovute al fatto che fa riscaldare il corpo aiutandolo a bruciare calorie. Scientificamente è stato dimostrato dall’Università della California a Los Angeles attraverso un esperimento in cui hanno preso parte due gruppi di persone sovrappeso. Al primo gruppo è stato somministrata una pillola giornaliera a base di diidro capsiato (Dtc), la sostanza dimagrante contenuta nei peperoncini, accompagnata da una dieta ipocalorica. Al secondo gruppo è stata somministrata una pillola priva di Dtc e una dieta ipocalorica identica a quella del primo gruppo. Alla fine del trattamento, durato 28 giorni, nei soggetti del primo gruppo, che aveva assunto il Dtc, sono stati registrati maggiori dispendi di energia e quindi dimagrimento maggiore ai soggetti del secondo gruppo che avevano assunto la pastiglia placebo. I ricercatori precisano però che non è sufficiente mangiare peperoncino per ottenere risultati, ma bisogna assumerne con moderazione e sempre all’interno di una dieta consigliata da un dietologo. Tra i componenti del peperoncino c'è la capsaicina che, oltre a conferire il sapore piccante, ha effetti beneifici nella cura e nella prevenzione di molti disturbi:antitumorale: recenti studi hanno messo in evidenza che la capsaicina ha effetti sulla morte delle cellule tumorali. Non si può dire con certezza che il peperoncino sia un antitumorale, ma a livello sperimentale i dati sono interessanti;
azione anti infiammatoria (con i flavonoidi, la vitamina C e il betacarotene): è benefica in caso di gastrite e di ulcera peptica (se usata in piccole quantità);
azione di vasodilatatore e controllore del colesterolo: previene l’insorgere di ictus, infarto del miocardio, aterosclerosi e trombosi;
inibisce il senso di fame, aumenta la spesa energetica e l’ossidazione dei grassi alimentari, riduce la produzione di nuove cellule di grasso e favorisce la morte di quelle vecchie… insomma, aiuta a dimagrire!!!
Una vita tutta di corsa, anche a tavola!
25milioni di pasti vengono preparati e consumati lontano da casa. Tra bar, tavole calde, paninerie, ristoranti e mense. Il 14% degli italiani riesce a mangiare in piedi e uno su cento trangugia una sorta di pranzo o cena in otto-dieci minuti. Il record del masochismo. Che manda a farsi benedire, in un sol boccone, le buone maniere del Galateo, il gusto e anche la salute. Sempre di corsa, sempre con l'orologio che detta i tempi di una vita troppo frenetica! Andiamo tutti di fretta, anche quando non c’è bisogno, anche a casa. Non solo nella pausa pranzo del lavoro. Non solo tra gli adulti. Il mandar giù tanto, tutto, in poco tempo è ormai abitudine quasi consolidata. Una pesante eredità dell’ormai vecchio fast food che, pur incalzato, dai sostenitori del lento mangiare ha ormai fatto scuola. La bella famigliola seduta a tavola, in cucina, con un bel piatto di spaghetti sotto il naso è solo un vecchio ricordo, rispolverato nostalgicamente dalla pubblicità del mulino bianco. La realtà è ben diversa! Tutti in piedi, uno accanto all’altro, in solitudine con un panino da far sparire con i tempi di Speedy Gonzales. Nei casi in cui i minuti sono un pò di più si arriva a scegliere il surrogato del pranzo condensato in un piatto preconfezionato sfornato dai distributori automatici. Si stima in dieci minuti la durata del pasto. Ma, nella realtà, molto più frequentemente di quanto si creda, i tempi scendono intorno ai cinque. Bevanda compresa. Bisogna correre ai ripari, dicono i nutrizionisti. Perché mangiare di corsa fa divorare di più durante la giornata, perché lo stomaco ne risente, perché si manda giù tanta aria da far lievitare la pancia, perché, così, non si sentono neppure i sapori. Secondo un gran numero di studi alimentari, consumando i pasti lentamente si introducono meno calorie. Al cervello, per esempio, servono venti minuti per darci il senso di sazietà. Se, invece, i tempi si accorciano si prosegue ad ingerire cibo senza rendersi conto che si è pieni. Inoltre, l’avvicinarsi ai piatti con foga, nega l’intensità dei sapori. Masticare a lungo, come suggerisce la Società di gastroenterologia, permette di gustare appieno ogni proposta. La lentezza, per giunta, può essere una buona alleata per limitare le quantità di dolci. Sarebbe proprio il caso di riprenderci il nostro tempo per consumare sia il pranzo che la cena, almeno quando non si ha la scusa del lavoro!lunedì 27 giugno 2011
Se la donna tradisce è colpa del marito!
Quando la donna tradisce è colpa dell'uomo. La voglia di sentirsi ancora desiderata è la molla che fa scattare il desiderio di cercare l'amore (o un'avventura) al di fuori del matrimonio: lo ammette il 42% delle intervistate su un campione di quasi 1.500 signore. Il 24% dichiara di cercare un modo per evadere dalla noia del quotidiano diventato "troppo monotono". Cinque i motivi alla base dell'infedeltà al femminile: bisogno di sentirsi desiderate (42%); noia nella vita di coppia (24%); sesso (17%); ricerca di nuove avventure (11%); volontà di punire il partner (6%). Secondo l'identikit tracciato dalla recente ricerca, le donne in cerca di un'evasione dalla routine della vita di coppia sono soprattutto quarantenni, sposate da più anni e con figli, che si connettono a internet e tentano un approccio galante sul web prevalentemente in orario lavorativo e di sera tardi. Colto, interessante e divertente: sono questi gli aggettivi che ricorrono più spesso nella ricerca dell'amante dei sogni. In generale le donne aspettano più degli uomini per cedere alla tentazione di chiedere o accettare un incontro 'reale': darsi appuntamento online significa per il 65% fare incontri senza impegno, ma al tempo stesso senza rischi.Mare pulito, le classifiche della Guida Blu.
Legambiente e Touring Club Italiano, hanno stilato anche per il 2011 la lista delle migliori mete di villeggiatura italiane, premiandole con le famose “vele”. Questi riconoscimenti costituiscono la base della Guida Blu del Touring Club che, giunta al venticinquesimo anno di pubblicazione, promuove ogni anno le località di mare che si distinguono nel rispetto della qualità del territorio, dei servizi e nelle politiche di responsabilità, controllo e sostenibilità. Nella classifica delle località balneari italiane della guida vince di nuovo Pollica, nello splendido Parco Nazionale del Cilento, che, grazie al suo mare cristallino e alle spiagge pulite, guadagna 5 vele, massimo consenso da parte dell’associazione naturalista. A seguire, altre località premiate sono: l ‘Isola di Salina, Capalbio, Posada, Castiglione della Pescaia, San Vito lo Capo, Ostuni, Villasimius, Isola di Capraia, Noto, Otranto, Bosa, Maratea e Baunei. Rispetto agli altri anni, Sardegna, Toscana e Puglia sono riuscite a mantenere un altro numero di riconoscimenti e sono le isole con più bandiere. Anche la Sicilia, grazie alle vele di Salina, San Vito Lo Capo, Noto e Siculana rimane ai piani alti della classifica regionale e si conferma una meta apprezzabile soprattutto per gli eco-turisti.Maternità e lavoro: la strada è tutta in salita!
di Eliana Monticelli. Gentile redazione, vorrei segnalare quanto succede alle donne che decidono di avere uno o più figli e che hanno la "fortuna" di lavorare. Primo: devi stare attenta a non dire subito che se in dolce attesa! Tanti sorrisi e auguri davanti, ma dietro... Secondo: attenzione anche a chiedere permessi per gli esami prenatali, cui hai diritto per legge! Personalmente ho cercato di effettuarli fuori dall'orario di lavoro per non recare disagio alle colleghe. Terzo: dopo il parto, appena terminato il congedo di maternità, devi subito rientrare in ufficio! Provate a farlo capire ad un neonato di tre mesi che si deve svegliare alle 6 perchè alle 7 bisogna essere in macchina ed andare in ufficio. Se pensate che sia tutto qui sbagliate! Quarto: per il primo anno di vita del bambino si ha diritto a un orario ridotto di 2 ore! E allora le vostre colleghe con la scusa che tu non fai l'orario intero non vi faranno fare nulla e vi terranno all'oscuro di tutto quello che succede in ufficio e a stento vi rivolgeranno la parola. Nel mio caso ho anche diritto per legge ad un mese di congedo familiare al 100% dello stipendio e loro vi diranno: "ai miei tempi non c'erano tutte queste agevolazioni" (alla vostra immaginazione il tono ed la faccia con cui lo dicono!!!). La cosa che più mi dà fastidio è che a fare e dire tutto ciò siano delle donne e che invece di essere contente che forse un pò il mondo del lavoro qualcosa ha fatto per agevolare la maternità e che forse di questo anche le loro figlie ne usufruiranno, sembrano esserne invidiose. Grazie per l'attenzione e scusate per lo sfogo. Vendono foto hot in rete: sono le Candy Girl!
...il pesce puzza sempre dalla testa! ...l’esempio viene dall’alto! Non sono soltanto dei vecchi luoghi comuni dettati dalla saggezza popolare, ma a volte, troppo spesso, si traducono in tristi realtà! E’ così che, quando nella società si diffonde il vezzo del soldo facile per esaudire i propri desideri, scatta il meccanismo di emulazione e anche la gente qualunque comincia a… provarci! Al supermercato la pensionata si lascia scivolare in tasca un profumo, la ragazzetta si mette alla tastiera del computer e con la web cam prova a vendere… qualcosina! Tanto oggi tutto è lecito, tutto è consentito! Ma vale lo spreco di alcune righe ricordare ai più che, sì, in certi casi, la certezza della pena può svaporare, almeno per i più potenti, ma che per i poveracci la porta di San Vittore è sempre aperta! Eppure il linguaggio si evolve e stravolge a tal punto la realtà che anche i reati e l’immoralità ne vengono in qualche modo decantati, giustificati, assolti! Come se cambiare il nome alle cose cambiasse la gravità delle stesse. “Distrarre denari pubblici” vuol dire sempre rubare, e fare la “escort” vuol sempre dire fare la…Ed eccoci al punto, alle ragazze del web che utilizzano la rete per scambiare foto e video hot in cambio di soldi! Apparentemente sono le classiche brave ragazze, che non hanno e non danno problemi, ma sul web si trasformano, mettendo in vendita foto nude e video osé per poche decine di euro o, magari, per una ricarica telefonica. Sono le “Candy Girl”, ragazze bene che scelgono la pornografia per diventare indipendenti e non doversi più accontentare della paghetta di mamma e papà. Il target delle "Candy Girl" è, almeno inizialmente, quello dei coetanei, ma è facile per gli adulti con maggiori disponibilità finanziarie entrare nel sistema e spingere le ragazze ad andare oltre. Spesso dalla ricarica si passa al regalo, dalle poche decine di euro alle centinaia. Il fenomeno, per quanto diffuso, rimane sommerso. I segnali esterni sono pochi e difficili da percepire: piccoli mutamenti del carattere delle ragazze, dalla maggiore sicurezza in se stesse al senso di indipendenza. Il vero indice è virtuale ed è determinato dal numero di scambi fatti online. La soluzione è nel monitoraggio dei siti ma non solo, in pene severe e la realizzazione di un piano contro abuso e sfruttamento sessuale dei minori. Ma intanto il mercato cresce e l’età delle ragazze diminuisce.
venerdì 24 giugno 2011
Sinistra litigiosa anche quando fa Festa!
Quando è il meteo a dettare i tempi della politica, a stigmatizzare il governo del Paese o a metaforizzare una vittoria elettorale, bè allora c'è il rischio di beccarsi un gran bel raffreddore, anche se si è in piena estate! E così, dopo il classico "piove, governo ladro", il tempo cambia o meglio, come dicono a sinistra, è "il vento che cambia"! E fin qui tutto bene. Ma quando il vento che soffia sulle ali della politica cambia repentinamente direzione e s'infila malandrino sotto la gonna rosa di una donna che si alza e le sue mani la tengono abbassata e sulle gambe appena scoperte appare lo slogan "Cambia il vento", è allora che scoppia la bufera!!! L'immagine scelta dal Partito democratico per la Festa de l'Unità 2011 fa 'discutere' e non poco. Un dibattito quasi esclusivamente interno al partito (...ma non ci si doveva occupare dei problemi reali del Paese!?), quello scatenato ancor prima dell'inizio della Festa e che ha visto schierarsi in posizione decisamente contraria le donne del Comitato 'Se non ora quando', che non hanno esitato a esprimere "sconcerto di fronte alla campagna pubblicitaria lanciata dal Pd romano". Per il Comitato "l'abbinamento fra lo slogan 'Cambia il vento' e l'ennesima immagine strumentale del corpo femminile ci lascia stupite e attonite. Il comitato protesta ancora una volta di fronte all'uso del corpo delle donne come veicolo di messaggi che nulla hanno a che fare con esso e invita il Pd romano a ritirare la campagna, anche per rispetto verso milioni di donne italiane il cui voto è stato fondamentale nelle amministrative e nei referendum nazionali del 12 e 13 giugno". Non si è fatta attendere la risposta della segreteria del partito romano: "Dal 2001 ogni manifesto o slogan scelto per la presentazione della Festa de L'Unità di Roma è fonte di discussione e dibattito. Un paio di gambe sono automaticamente equiparabili a un'immagine offensiva o volgare come quelle delle 'olgettine' che circolano sul web? Sono la stessa cosa o c'é una differenza? Qual è il confine oltre il quale comincia la mercificazione o l'uso improprio? Il manifesto è una citazione pubblicitaria, una rievocazione di Marilyn Monroe del film 'Quando la moglie è in vacanza', divenuta un'icona. Può piacere o non piacere. Ma è davvero riprovevole?". Il manifesto piace anche ai Giovani democratici del Lazio: "A noi piace! Siamo impegnate da tempo in una battaglia a difesa della nostra dignità, e contro la mercificazione del nostro corpo tanto in voga nell'epoca berlusconiana, ma in quel manifesto si ravvisa più la poesia frivola e rivoluzionaria di una Marylin Monroe, che non la volgarità televisiva a cui siamo abituati. Siamo state parte del movimento 'Se non ora, quando?', siamo in prima fila contro la proposta di legge Tarzia sui consultori, siamo per il diritto di ogni donna ad avere più opportunità e più lavoro. Quindi, non dobbiamo correre l'errore di passare da una idea servile e puramente estetica della donna di Berlusconi, ad un'idea sacrale del nostro corpo. Basta con le polemiche e godiamoci la festa". In casa Pdl si schiera contro il manifesto e chiede che la comunicazione politica rispetti il corpo delle donne la consigliera regionale e membro dell'Ufficio di Presidenza, Isabella Rauti: "Se il vento che cambia è quello che solleva le gonne delle donne, è un vento che non può piacere. Non entro nel merito di quello che si configura come un confronto interno al Pd ma essendo sempre intervenuta contro l'uso distorsivo dell'immagine della donna nella comunicazione, credo necessario sottolineare che le kermesse politiche dovrebbero essere pubblicizzate con messaggi di carattere istituzionale"."L'Italia peggiore" ? È una questione di punti di vista.
di Lucio Ficara. “Siete l'Italia peggiore” questa è la triste affermazione fatta dal Ministro Brunetta, rivolgendosi ad un gruppo di precari ,che civilmente voleva contestare nel merito le politiche governative attuate sul lavoro e sulla funzione pubblica. Lo stereotipo di rappresentare un'intera categoria di lavoratori come l'Italia peggiore, oltre che essere una grande stupidaggine, è purtroppo anche il miserevole tentativo di far passare l'idea, nell'opinione pubblica, che spazzare via i precari dal mondo del lavoro sia una cosa giusta e salutare per il nostro Paese. Io sono profondamente convinto, che “l'Italia peggiore” è annidata in ogni contesto, sia tra i lavoratori pubblici che tra quelli privati, tra i precari e i lavoratori a tempo indeterminato, tra gli amministratori pubblici e gli amministratori di aziende private e non sia concentrata unicamente in una categoria che per di più è meno protetta da diritti contrattuali. Questo governo è dal 2008 che, avendo fatto leva sull'opinione pubblica, usa l'argomento che l'Italia peggiore è incarnata dai fannulloni dipendenti pubblici, dai parassiti ed inutili precari, dai disgustosi sindacati, per poter attuare, con il consenso plebiscitario, una politica anti-Italia peggiore. Per questo motivo si sono potuti tagliare migliaia e migliaia di posti di lavoro. Solo nella scuola in tre anni si sono tagliati olre 130.000 posti di organico, si sono bloccati i contratti fino al 2013 compresi gli scatti di anzianità, si è fatta passare una riforma della scuola che non ha nessuna idea pedagogica, ma avrà soltanto il risultato di abbassare i curricoli orari annui, per poter recuperare risorse finanziarie. Sventolando il vessillo del merito, sono riusciti a bloccare i contratti e gli scatti di anzianità a tutti, anche ai docenti veramente meritevoli. Il risultato di questa grande manovra economica e di questi grandi sacrifici, che noi stiamo sopportando e non certamente stanno sopportando l'On. Brunetta, l'On. Gelmini, l'On. Berlusconi, non ha portato nemmeno un beneficio evidente al Paese. Infatti l'agenzia di reating Moody's ha annunciato un possibile taglio del rating dell'Italia, quindi è del tutto evidente che l'Italia peggiore è un'altra, che forse è stata risparmiata dalle politiche governative. Bisognerebbe avere il coraggio politico e l'onestà intellettuale di colpire le Loby di questo Paese, le cricche e tutti coloro che non pagano le tasse. A mio modo di vedere i ministri e le ministre di questo governo dovrebbero comprendere che il vento è cambiato, che l'opinione pubblica si è svegliata da uno stato ipnotico durato oltre 2 anni e che l'Italia dal 2008 ad oggi è veramente un'Italia peggiore, ma non per colpa dei dipendenti pubblici o dei precari, ma piuttosto per la condotta irresponsabile di una certa politica!!! Io penso che l'Italia peggiore si combatte isolando le persone che hanno comportamenti indegni e non difendendo l'indifendibile per ragioni di potere politico. Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, che questo governo voleva bloccare per legge, è emersa una realtà della vera Italia peggiore, che purtroppo viene difesa con argomentazioni squallide da cariche governative di rilievo, che predicano bene e razzolano male. Io da uomo di scuola che si spende profondamente per la crescita culturale e civile dei propri studenti, sento il dovere morale e il senso civico di affermare che l'Italia potrà riscattarsi e potrà avere un futuro se emergerà attraverso un sistema seriamente meritocratico l'ITALIA MIGLIORE! La prima mappa europea del Dna del mare.
Tra non molto avremo a disposizione la prima mappa europea del "Dna del mare", che punta a mattere in rete 13 centri di ricerca per studiare le caratteristiche genetiche degli organismi marini. L'obiettivo è conoscere la biodiversità dei mari e degli oceani che bagnano le coste europee a caccia di nuovi dati utili per spiegare i cambiamenti climatici e di nuove molecole interessanti per la medicina. Il progetto, chiamato European Marine Biological Resource Center (Embrc), è coordinato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn che ha sede a Napoli. La rete dovrebbe essere operativa fra il 2014 e il 2015, ha detto il presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Roberto Di Lauro. Partecipano al progetto 13 istituti di ricerca in biologia marina di nove Paesi (Italia, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Norvegia, Portogallo, Scozia e Svezia). Per il momento si parte con un finanziamento di circa 4 milioni di euro da parte della Comunità Europea: "Dopo questa fase - ha detto Di Lauro - si passerà alla costruzione della rete vera e propria, che dovrà vedere anche il concorso finanziario degli Stati membri". Realizzare le infrastrutture che andranno a potenziare i centri di ricerca coinvolti per renderli funzionali al progetto, ha aggiunto, costerà 150 milioni. Da quando è iniziata la "rivoluzione genetica", con la possibilità di sequenziare il Dna, "la ricerca si è concentrata sugli organismi terrestri. Gli organismi marini da questo punto di vista sono ancora poco conosciuti - ha rilevato il presidente - anche perché sono più difficili da reperire". La biodiversità del mare è quindi ancora una risorsa in gran parte inesplorata, dalla quale possono trarre beneficio molte discipline. Per esempio il Dna degli organismi marini potrebbe portare a scoprire molecole di interesse biologico o a nuovi dati sui cambiamenti climatici. "Gli organismi marini - ha detto ancora Di Lauro - sono formidabili indicatori degli equilibri climatici perché rispondono, per esempio, alle variazioni di anidride carbonica e contribuiscono all'aumento dell'ossigeno, basti pensare che ogni due molecole di ossigeno una è prodotta dagli organismi marini".De Magistris... datti una mossa!
di Angelo D'Amore. La situazione rifiuti a Napoli sta degenerando. Ci troviamo per l'ennesima volta, in una fase di non ritorno. Il neo Sindaco De Magistris, si trova immediatamente immerso a fronteggiare l'ennesimo picco emergenziale. Secondo il mio modesto parere, il primo cittadino sta sbagliando a prendersela con il Governo centrale, per il mancato aiuto in tal senso. In campagna elettorale aveva promesso di rendere normale il ciclo rifiuti, in sei mesi. D'accordo, sono passate solo tre settimane dal suo insediamento, ma al tempo stesso si sono verificate nuove frizioni sul territorio. Si sapeva che la fase acuta, si sarebbe superata soltanto destinando questi rifiuti al di fuori del territorio cittadino. I siti di trasferimento provvisorio, individuati nei comuni di Acerra e Caivano potevano risolvere momentaneamente il problema, sperando in un rapido aumento della raccolta differenziata. Non è stato così. Ci sono state le solite barricate contro il trasporto della monnezza napoletana e dell'intero hinterland verso tali comuni. Il Sindaco per la prima volta, mostra cenni di incertezza, di smarrimento. Solo pochi giorni or sono, aveva urlato a tutti il fatto di "avere scassato", di aver ottenuto un successo al di sopra di qualsiasi previsione. Tutti lo abbiamo acclamato come nuovo salvatore di una città allo stremo. E' giunta l'ora, caro Sindaco, di fare, di agire, senza esitazioni. Soprattutto non è il momento di produrre i soliti piagnistei, le solite litanie già sentite troppe volte per il passato: la camorra, i bastoni tra le ruote, le ripicche del Governo, gli ostacoli da parte di chi ha perso le elezioni. E' arrivato il momento, caro De Magistris, di darsi subito una mossa, di trovare soluzioni ingegnose per liberare Napoli dalla spazzatura, da una vergogna che dura ormai da troppo tempo. Egregio Sindaco, dedichi tutta la sua giornata a questo dramma, rinunciando magari alle troppo ripetute, a mio avviso, apparizioni televisive. Il problema è nostro, ce lo dobbiamo risolvere da soli. Un pò di orgoglio, di amor proprio. Un domani, caro Sindaco, se punterà soltanto su le sue forze, avrà l'immenso ed impareggiabile vantaggio di non dover ringraziare nessuno.Meglio la palestra della liposuzione.
In estate impazzano cure dimagranti, trattamenti estetici, pomate, creme, cremine, intrugli di ogni tipo e prezzo. Le palestre, nonostante le belle giorante, si riempiono come non mai e pure nei parchi e per le strade, tra il traffico e lo smog della città, c'è gente che in brache, bandana e scarpette da ginnastica s'improvvisa maratoneta. La prova costume/bichini è un esame al quale tutti vogliono arrivare... preparati! E c'è chi senza troppi sforzi fisici, ma solo economici, vuole risultati immediati e ricorre al chirurgo per la liposuzione! Ma una ricerca senza precedenti fa crollare ogni speranza, dimostrando che, ad un anno da questa procedura che rimuove il grasso, questo ritorna, distribuendosi in altre parti del corpo, tipicamente nelle zone superiori del corpo, braccia, spalle, parte superiore dell'addome. La liposuzione è un modo semplice per eliminare il grasso in eccesso e rimodellare le parti del corpo che ci fanno più soffrire: cosce, fianchi, pancia, si infila dove serve una specie di tubicino sottocute e questo, come un aspirapolvere, succhia via il grasso in eccesso, distruggendo anche la rete di materiale extracellulare che teneva in sede quelle cellule di adipe dalle conseguenze esteticamente inaccettabili per molti. La liposuzione è un modo rapido e con meno sacrifici rispetto a una dieta, ma la sua efficacia è messa per la prima volta in discussione da questo studio condotto negli Usa. Gli esperti hanno arruolato 32 donne e a 14 di loro hanno praticato la liposuzione, osservando tutto il campione a più riprese fino a un anno dalla procedura. Ebbene, è emerso che mentre a sei settimane dalla liposuzione le pazienti trattate avevano perso in media il 2,1% del proprio grasso, contro appena lo 0,28% del gruppo di controllo, queste differenze tra i due gruppi risultano totalmente scomparse a un anno dalla procedura. Il grasso è ricomparso altrove, su braccia, spalle e parte superiore dell'addome: anche se le gambe sono rimaste magre per effetto della liposuzione, il grasso corporeo complessivo è tornato ad essere quello pre-intervento. Il corpo, insomma, si ribella e il numero di cellule di grasso (adipose) tende a rimanere costante, per cui se ne togli da una parte ricompaiono da un'altra per ripristinare l'equilibrio. Insomma, una gran bella delusione per chi ha speso tanti soldi e riposto tante speranze nalla liposuzione.Quando lo sport è solo una questione di soldi.
Soldi, tanti soldi, per vincere, per tornare grandi, per ricostruire un futuro degno della Juventus. Sono stati stanziati oggi con la ricapitalizzazione varata dal cda straordinario della società, che ha visto protagonista l'azionista di maggioranza, la Exor, che detiene il 60% della Juve. La finanziaria della famiglia Agnelli metterà a disposizione della società bianconera 72 dei 120 milioni di euro che serviranno a sostenere un ''ambizioso piano'' di sviluppo quinquennale, come lo ha definito il presidente di Exor, John Elkann, per riportare la Juve fra le grandi d'Italia e d'Europa. L'impegno di Exor è netto e consistente: se la finanziaria libica Lafico non parteciperà all'aumento di capitale, Exor sottoscriverà anche la quota dei libici, fino a un massimo di altri nove milioni di euro. Denaro fresco, quindi, che arriverà nelle casse bianconere con un'operazione che partirà nell'autunno prossimo, quando l'assemblea dei soci ratificherà l'aumento di capitale, e si completerà entro la fine dell'anno. Intanto, grazie a un prestito da parte della stessa Exor da restituire entro dicembre, la società potrà contare su 70 milioni da spendere subito sul mercato: in aggiunta alle previste entrate di una trentina di milioni derivanti dalle cessioni, l'ad Beppe Marotta potrà contare su un centinaio di milioni, di cui sono gia' stati spesi 37 per i riscatti, pagabili pero' in tre anni. ''La Juventus ha un grande futuro davanti'', dice Elkann a Juventus Channel. I bianconeri vogliono quindi tornare protagonisti e la conferma viene dal piano di sviluppo approvato sempre oggi dal Cda. Il presidente di Exor chiarisce gli scenari: "il piano vuole vedere la squadra protagonista nel mondo dello sport: dove la sua storia è, ma soprattutto dove il suo futuro sarà. E' un piano che richiede delle risorse per costruire una squadra piu' forte e si prefigge dei traguardi importanti, e noi ci sentiamo a tutti gli effetti pronti a sostenere questo percorso''. Il piano di sviluppo tarato sulla stagione 2015-2016 servirà per rafforzare la squadra (e il settore giovanile) e per riequilibrare la struttura patrimoniale della società, visto che l'esercizio in corso si chiuderà a fine giugno con un perdita significativa, stimata in 60-70 milioni. Dal Cda sarebbe arrivato il via libera per l'acquisto del 'top player' promesso dall'amministratore delegato Beppe Marotta. La prima scelta resta sempre Sergio Aguero, anche se bisognerà abbassare le pretese dell'Atletico Madrid che chiede i 45 milioni della clausola rescissoria. Per questo è atteso un nuovo contatto con gli agenti dell'argentino, in vista di una possibile missione a Madrid. Sul taccuino di Marotta restano comunque anche i nomi di Giuseppe Rossi e Carlos Tevez. Inn serata, però, i dirigenti bianconeri sono tornati alla carica sul gioiello del mercato di quest'anno, Alexis Sanchez, il preferito dell'allenatore Antonio Conte, incontrando il suo procuratore. La Juve, insomma, vuole tornare grande e a Michel Platini, che ha recentemente detto di voler consegnare da presidente dell'Uefa una coppa alla Juventus, John Elkann assicura: ''Non possiamo deluderlo!''.giovedì 23 giugno 2011
Estate più fresca e piovosa del solito!
Questa del 2011 potrebbe essere per l'Italia un'estate un pò più fresca e leggermente più piovosa rispetto alla norma stagionale. Lo rilevano le ultime previsioni stagionali relative alla situazioni termiche e pluviometriche più probabili che potrebbero verificarsi nella prossima estate emesse dall'Ente nazionale statunitense per gli oceani e l' atmosfera (Noaa). Guardando le mappe sia della temperatura che delle piogge per i prossimi mesi, infatti, la nostra penisola è colorata di celestino e blu per le temperature (tranne il sud e le isole maggiori) che, sulla scala di riferimento significa temperature un pò sotto la norma, e di verde chiaro per le precipitazioni (sud escluso), colore che sta a indicare piogge leggermente al di sopra della media stagionale. Ma bisogna avere cautela perché le previsioni stagionali - spiega Giampiero Maracchi, ordinario di climatologia all'Università di Firenze - hanno un'attendibilità modesta basandosi su considerazioni di grande scala. Basta un errore di 300km per cambiare tutto lo scenario. Ad ogni modo, afferma Maracchi commentando le carte diffuse dalla Noaa, "per l'Italia si prospetta un'alternanza di periodi caldi e periodi piovosi e leggermente più freschi". Anche quest'anno non mancheranno ondate di calore anche se, sottolinea l'esperto, il nucleo caldo tenderà a "saltare" l'Italia e ad attestarsi al di sopra delle Alpi. Per quanto riguarda questa primavera in corso, "le minime sono ancora basse in questo inizio di maggio e c'é ancora una tendenza all'alternanza. Ma, fino al 25 maggio, le temperature tenderanno ad aumentare, il tempo sarà abbastanza stabile a parte qualche passaggio di nuvole sulle Alpi. Sostanzialmente però sarà un maggio bello". Per quanto riguarda invece le mappe Noaa, le previsioni sono espresse in termini di medie trimestrali (giugno-luglio-agosto, luglio-agosto-settembre, agosto-settembre-ottobre ecc.) estese anche fino alla fine del corrente anno. Da queste previsioni si osserva che la prossima estate (ma anche l'inizio autunno) sarà probabilmente più calda del normale soltanto sull'Europa centro settentrionale (e centro orientale per l'inizio autunno), mentre il sud Europa, ed in particolare Spagna, Italia e parte meridionale della penisola balcanica avranno probabilmente temperature inferiori al normale anche in autunno. Quanto alle precipitazioni, l'Europa nord orientale potrebbe essere soggetta a situazioni siccitose superiori sia ai valori normali estivi che a quelli normali autunnali, mentre, viceversa l'Europa meridionale, compresa l'Italia potrebbe avere un'estate piovosa o comunque più piovosa del normale: una situazione che si potrebbe protrarre anche per l'inizio dell'autunno e tornare verso la normalità solo in pieno autunno e all'inizio dell' inverno.Confindustria: scure su Pensioni e Statali!
Hanno solo un pallino: i soldi! Hanno solo un ideale: fare i soldi! Hanno un solo scopo nella loro vita: difendere i loro soldi! Questa è Confindustria! L'economia italiana non decolla? Riduciamo la tassazione per le imprese, e a loro... tagliamogli i salari, licenziamoli quando non ci servono più, ma mandiamoli in pensione a 80anni! "Mors tua, vita mea" è il motto di Via dell'Astronomia. ''La stella dell'economia italiana non sta brillando'', avvertono gli economisti di Confindustria nel rapporto di metà anno sulle previsioni economiche. "Per centrare gli obiettivi ambiziosi ma obbligati di azzeramento del deficit e di evitare la stagnazione è necessario varare subito misure strutturali", avvertono gli industriali, che rilanciano l'invito a fare riforme, a partire dal fisco. Confindustria chiede "misure che siano credibili" e, citando "i documenti dello stesso governo" avverte: "senza riforme diverrebbero necessarie manovre aggiuntive per l'1% del Pil al 2014, cioé altri 18 miliardi oltre ai 39 previsti. La modesta crescita verrebbe dimezzata allo 0,6% già nel 2012". E allora? "Serve una selezione accurata degli interventi, per conciliare sviluppo e risanamento, e cogliere il traguardo del pareggio di bilancio nel 2014. I tagli di spesa vanno scelti accuratamente in modo da ottenere la migliore combinazione possibile di abbattimento del disavanzo e tutela del Pil". Tra le misure suggerite al Governo, sul fronte delle Pensioni "bisogna ulteriormente alzare l'età effettiva di ritiro dal lavoro"! E poi serve un "contenimento delle retribuzioni pubbliche che sarebbe anche l'unica cura che originerebbe un incremento del Pil perché darebbe il la a una generale moderazione salariale. Gli stipendi pubblici di fatto sono saliti in termini reali del 43,9% contro il 26,9% di quelli privati. Così un dipendente pubblico in media guadagna quasi 8.900 euro all'anno in più del collega privato, una differenza quasi raddoppiata in 10 anni.".Convegno: "Meritocrazia impossibile".
CONVEGNO: “MERITOCRAZIA IMPOSSIBILE”Corleone PA, Laboratorio della Legalità,
Sabato 25 giugno 2011, Ore 17.30
Il convegno affronterà il tema della mancanza di meritocrazia nella nostra società, facendo riferimento in particolar modo al mondo universitario e prendendo spunto dalla vicenda di Norman Zarcone, il giovane dottorando in Filosofia del Linguaggio che si è tolto la vita in segno di protesta il 13 settembre 2010, lanciandosi da una delle finestre della facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo. Durante il convegno saranno presentati il libro-testimonianza di Stefania Casavecchia "Il coraggio del dolore" e il DVD “Un cielo senza stelle”, in memoria di Norman Zarcone (il DVD prende il titolo dalla canzone che Norman aveva composto per Falcone e Borsellino).
Relatori: Salvino Caputo Presidente della IIIª Commissione Attività Produttive Assemblea Regionale Siciliana. Pippo Russo Segretario Provinciale IDV-Palermo. Salvino Pantuso Deputato Assemblea Regionale Siciliana. Fabio Maratea Presidente Regionale U.I.S.P.. Claudio Zarcone Giornalista e scrittore. Marco Pontillo Docente di Lettere nei Licei. Stefania Casavecchia Autrice del libro “Il coraggio del dolore”.
Modera: Maurilia Rizzotto.
Interverranno inoltre: Antonio Iannazzo (sindaco di Corleone); Calogero Parisi (presidente Laboratorio della Legalità); Giuseppe Crapisi (presidente associazione Dialogos); Giusy Cannizzaro (Psicologa); Luciano Labruzzo (leggerà brani del libro “Il coraggio del dolore”).
Il doppio volto del Batterio Killer!
L'insolita aggressività del batterio Escherichia coli che ha provocato 40 vittime in Germania è spiegata dal suo duplice malefico volto: il ceppo O104:H4 del microrganismo è un 'clone' che combina insieme il potere di due patogeni virulenti, il primo capace di produrre la tossina Shiga come fanno gli E coli enteroemorragici (EHEC) e il secondo capace di aderire alla parete intestinale come è tipico di E coli enteroaggregante (EAEC). La combinazione di queste due caratteristiche, insieme alla resistenza legata ad alcuni antibiotici ha fatto sì che questo ceppo fosse così mortale. E' quanto riferiscono i ricercatori dell'Università di Münster che ha condotto analisi accurate su campioni di batteri isolati da pazienti reduci dalla recente epidemia. Il ceppo O104:H4 è risultato un combinato micidiale di un Escherichia coli capace di ammassarsi alla parete intestinale e un batterio produttore della tossina shiga, che può dare la sindrome emolitico-uremica (quella che provoca insufficienza renale acuta). Infatti aderendo strettamente alle pareti il batterio ha gioco facile a diffondere la tossina. I ricercatori hanno ricostruito i profili di O104:H4 analizzando 80 campioni di batteri isolati da pazienti ricoverati tra il 23 maggio e il 2 giugno scorsi. I campioni sono stati testati per la presenza dei geni di virulenza che servono al batterio per produrre la tossina Shiga e anche per la presenza di geni di virulenza di altri E coli patogeni intestinali. Tutti i campioni sono stati testati anche per altre caratteristiche come la capacità di aderire alla parete intestinale e la suscettibilità agli antibiotici. La scoperta è stata che tutti i batteri isolati appartenevano al 'clone HUSEC041', per la prima volta isolato nel 2001 da un paziente tedesco che presentava la sindrome emolitico-uremica. ''L'aderenza rafforzata di questo ceppo alle pareti intestinali - spiegano gli autori del lavoro - potrebbe facilitare l'assorbimento da parte dell'intestino della tossina Shiga e quindi spiegare l'insolita alta frequenza con cui l'infezione ha avuto una progressione verso la sindrome emolitico-uremica''.
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