venerdì 29 luglio 2011

Cari compagni, perchè la parola 'Comunista' non vi piace più?

di Luca Del Bue. Oh, mia patria, sì bella e perduta…. così cantavano nel celeberrimo coro del Nabucco gli Ebrei deportati in Babilonia, così cantano i leghisti che si ritrovano in Pontida. Non chiedeteci cosa c’entrino gli Ebrei con i Celti, presunti antenati di Bossi & C., e cosa c’entri poi, in tutto ciò, la Padania, invenzione geografico-storico-politica quanto mai misteriosa. La Patria, però, questa entità tanto amata e bistrattata, ultimamente, soprattutto a causa delle celebrazioni per il 150° anniversario, è tornata precipitosamente di moda. Mai come ora si sono visti personaggi di tutti gli schieramenti politici proclamarsi patrioti doc. A partire da quelli più sconvolgenti. Tutti ricorderanno, alcuni mesi fa, il ponderoso e ruffiano pistolotto di Roberto Benigni. Una considerazione immediata: pietoso! A parte la pesantezza del monologo, quarantacinque minuti di chiacchiere, ed i terrificanti svarioni storici, la cosa più stupefacente è stata sentire il maestrino toscano, trinariciuto comunista della prima ora, parlare di Patria, bandiera, tricolore. Noi viviamo in questo Paese dalla nascita, più di cinquant’anni fa: dai tempi della scuola ci siamo occupati di politica, mai allineati, mai sotto nessuna bandiera di partito, senza alcun referente che la nostra coscienza, la nostra indipendenza, la nostra libertà. E l’unica bandiera che abbiamo sventolato con rispetto è stata quella italiana, il nostro tricolore. E che ne abbiamo ricavato? Una sola cosa, un solo appellativo: fascista. Ed ora, gli stessi compagni che sventolavano falce e martello e cantavano l’Internazionale, sono diventati tutti patrioti. Plaudono ai nostri militari mandati a morire in un’inutile guerra voluta dallo zio Sam, citano Cavour e Mazzini, vanno a Messa la domenica. Eppure, nella nostra provincia rimane, unico in tutto il mondo, un busto di Lenin. Solo ora, vicino a questo, passano le manifestazioni di compagni con il fazzoletto tricolore, invece che rosso. Gli stessi compagni che etichettavano tutti i non asserviti a Botteghe Oscure come fascisti. Gli stessi che urlavano contro il nostro esercito, che scrivevano sui muri, erano gli anni ’70, “….48 parà morti, 48 fascisti in meno”. Ve lo ricordate, questo? O si è smarrito, insieme ai rubli di Mosca? Alla Bolognina, oltre al simbolo, avete perso anche i coglioni? Cosa dite, amici compagnucci, che erano altri tempi? Già, altri tempi. I tempi in cui, almeno, avevate il coraggio delle parole, delle vostre azioni, di chiamarvi per quello che siete, e che sempre resterete. Comunisti. O la parola non vi piace più? O qualcuno vi ha sussurrato che il comunismo non esiste più? Ve lo ha detto Bersani? Beh, ha sbagliato, perché il comunismo non è morto, purtroppo, ma vivo e vegeto. Per i particolari, provate a venire a fare un giretto per la nostra provincia, per la gaudente e ricca Reggio Emilia, e vi renderete conto che potrà essere cambiato il nome, ma il cervello, no!!

Il male di vivere.

di Paola Mauri. Ma che si scrive a fare? Ho il cuore gonfio di tristezza. Tutti scrivono. I giornali sono strapieni di articoli, di opinionisti. I blog fanno la loro parte, ma tutto rimane avvolto da neutralità o quantomeno l’interesse è proprio limitato, limitato, diciamo per il tempo di sorseggiare un caffé. L’assuefazione di cui ho sempre accennato in quello che scrivo, è ormai la regina di tutto ciò che ci circonda. Siamo vaccinati e respingiamo, come gli antigeni per gli anticorpi, con forza, ogni pur minimo sommovimento che ci possa far riflettere, che ci possa immettere in un qualche “pensatoio”. Tutto deve essere lieve da portare, come un abito di alta, altissima sartoria, e allora si pensa brevemente e poi si passa ad altro. Ma, l’esistenza è proprio insostenibile tanto più viene presa con levità, come bene ha scritto Kundera. Alla fine, se anche molto, molto alla fine, questo male di vivere ritorna indietro per fare due conti, dopo aver rimbalzato tante e tante volte su quel famoso muro di gomma. La capacità di sopportazione del dolore è prossima allo zero. Si inneggia alla felicità ed al diritto di ottenerla. Si focalizza l’attenzione su questo, sul proprio orticello, e tutto il resto è noia… Non c’è indignazione, ma abitudine, adattamento, in definitiva, indifferenza. E’ un fenomeno simile alle malattie autoimmuni che attaccano il nostro corpo, sbagliando bersaglio… e noi siamo presi dentro, da noi stessi…

Giustizia: ma il processo è breve o lungo?

Dal processo breve al processo lungo, il passo è sempre secondo... la 'loro' gamba!!! Prima la riduzione dei tempi processuali che avrebbe costretto i giudici a emettere una sentenza entro una certa data, pena l'annullamento di tutto il procedimento insieme alla prescrizione breve per gli incensurati, infine quello che è stato ribattezzato il processo lungo. Ma cos'è il processo lungo? E' la possibilità, da parte della difesa, di portare quanti testimoni vuole, senza che il giudice possa interferire in questa decisione o bloccare un'azione strumentale. La domanda, come direbbe un noto collega di Rai3, sorge spontanea: Se prima obblighi il giudice a emettere sentenza entro un tempo limite pena l'annullamento del procedimento, e questo allo scopo di non dilatare i tempi della giustizia, come si accorda questo con la possibilità, da parte della difesa, di non aver nessun limite al numero di testimoni da portare sia a carico che a discarico? E' come se un imputato per un reato avvenuto allo stadio chiamasse a testimoniare tutti gli spettatori presenti!!! L'inevitabile conseguenza potrebbe essere l'eccessiva dilatazione dei tempi con conseguente intervento della prescrizione. Una 'conseguenza' alla quale non si era pensato? Macchè, forse è proprio questa la "conseguenza" cui hanno pensato talmente bene, tanto da chiedere ed ottnere in Senato la fiducia sul ddl del 'processo lungo' con 160 sì, 139 no. Il provvedimento torna, adesso, all'esame della Camera per ladefinitiva approvazione. I senatori dell'Idv però,non ci stanno e hanno esposto nell'aula di Palazzo Madama dei cartelli con la scritta "Ladri di Giustizia!". L'iniziativa è stata presa dai parlamentari dipietristi per protestare contro il provvedimento ribattezzato 'processo lungo' per il quale la maggioranza ed il Governo hanno posto la questione di fiducia. Il provvedimento sul 'processo lungo' sul quale è stata posta la fiducia, sarà per il neoministro della Giustizia, Nitto Palma, il primo "banco di prova della sua volontà di avere un approccio coerente in favore della giustizia". A sostenerlo è Luca Palamara, presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati. Il ministro "è un tecnico in grado di capire la fondatezza delle nostre osservazioni critiche - aggiunge Palamara - E' un dato oggettivo che con questo provvedimento si avrebbero effetti devastanti sui procedimenti penali". Per questo, il presidente dell' Anm definisce un eventuale intervento del Guardasigilli "molto importante". Per Palamara, i megistrati "vivono quotidianamente i problemi di un processo penale divenuto un colabrodo, una farsa - sottolinea - e allora abbiamo il dovere di segnalare le disfunzioni e i pericoli derivanti da ulteriori interventi distorsivi". Quanto al legame che c'é tra il presidente dell'Anm e il ministro Palma, che è stato testimone di nozze di Palamara, quest'ultimo sottolinea che il rapporto non crea alcun imbarazzo e che l'azione dell'Anm proseguirà "con chiarezza e senza fare sconti a nessuno. Il resto, le relazioni, le amicizia più prossime o lontane nel tempo - aggiunge - sono questioni del tutto indifferenti".

Sono ricco, non ho bisogno di rubare!

di Giulio Tremonti. Signor direttore, Ambasciatore Romano, rispondo in questo modo anche ad una legittima pubblica richiesta di chiarimento. Per cominciare confermo quanto ho comunicato la sera del 7 luglio scorso. La mia unica abitazione è a Pavia. Non ho mai avuto casa a Roma. Per le tre sere a settimana che normalmente - da più di quindici anni - trascorro a Roma, ho sempre avuto soluzioni temporanee, prevalentemente in albergo e come ministro anche in caserma. Poi ho accettato l'offerta fattami dall'on. Milanese, per l'utilizzo temporaneo di parte dell'immobile nella sua piena disponibilità ed utilizzo. Apprese oggi le notizie giudiziarie relative all'immobile, già da stasera per ovvi motivi di opportunità cambierò sistemazione. Aggiungo ora quanto segue. È vero quanto ufficialmente in atti: in contropartita della disponibilità di cui sopra, basata su di un accordo verbale revocabile a richiesta, come appunto poi è stato, ho convenuto lo specifico conteggio di una somma a titolo di contributo, pagata via via per ciascuna settimana e calcolata in base alla mia tariffa giornaliera di ospitalità alberghiera. Come facevo prima e come ora appunto faccio ogni settimana in albergo. Aggiungo solo che all'inizio avevo pensato ad un diverso contratto, che ho poi subito escluso, per ragioni personali. Mi ritorna ora nella forma di una paradossale ironia, ma la ragione del tutto non era di convenienza economica, ma di "privacy"! Comunque nessun "nero" e nessuna "irregolarità". Trattandosi di questo tipo di rapporto tra privati cittadini non era infatti dovuta l'emissione di fattura o vietata la forma di pagamento. Come settimanalmente disponevo del "contante"? Dal 2001 prima, e poi dal 2008, ricevo in contanti, in modo perfettamente lecito ed ufficialmente registrato, il mio compenso da ministro, pari a circa 2.390 euro al mese. Rispetto ai "circa 4.000 euro" mensili, la differenza risulta così pari a circa 400 euro a settimana, a circa 1.600 euro al mese. Inspiegabile, impossibile, come facevo a disporne? Nel 2008, sul 2007, ho dichiarato, tanto al fisco quanto in Parlamento, un reddito annuale molto elevato. Come nei tanti anni precedenti. È così che, pur avendo ora interrotto l'attività professionale, ho accumulato titolarità di altri redditi. È tutto tracciato e tracciabile. Anche per questo e per onestà e stile di vita non ho mai avuto bisogno di cercare ed avere benefici impropri di nessun tipo. Anche per questo ogni anno posso fare in modo di dare o devolvere in beneficenza l'equivalente di quanto mi viene corrisposto come indennità parlamentare. Come chiudere? Ho commesso illeciti? Per quanto mi riguarda, sicuramente no. Ho fatto errori? Sì, certamente. In primo luogo, se qualcosa posso rimproverarmi, vi è il fatto di non aver lasciato prima l'immobile. L'ho fatto in buona fede, ma sarebbe stato senza dubbio più opportuno, dato che proprio questo è ora causa di speculazioni che avrei potuto e dovuto evitare. Con il "senno di poi", ripeto, ho sbagliato. Come scusante, rispetto a quelli che Sergio Romano definisce "un errore di giudizio" od "un peccato di distrazione", posso solo portare l'impegno durissimo in questi anni non facili, su tanti fronti. Chi fa il ministro ha il dovere di rispondere alle domande che gli vengono rivolte. Credo di averlo così fatto.

In Italia se rubi 10 vai in galera, ma se rubi 100000 diventi "qualcuno".
di Claudio Todeschini. Quella del “non ho mica bisogno di rubare, io, sono già ricco!” è la cazzata più clamorosa che inquisiti, indagati, criminali, corruttori, affaristi, faccendieri e loschi figuri cercano di propinarci ogni volta che vengono presi con le mani nel sacco, da sempre, e ogni volta mi provocano il medesimo fastidio. L’ultimo, in ordine di tempo, è il pessimo e incapace ministro Tremonti, che così si sfoga sul 'Pompiere' della Sera: «Io prima di fare il ministro dichiaravo al fisco 5 milioni, 10 miliardi di vecchie lire all’anno. Devo dire che do in beneficenza più di quanto prendo come parlamentare. Non ho bisogno avere illeciti favori, di fregare i soldi agli italiani». Certo, infatti. È ben noto che esista un “limite” superiore di ricchezza raggiunto il quale ogni imprenditore, ogni persona d’affari, ogni uomo di successo dice: “bon, basta, buona così. Non mi serve guadagnare altro, sono a posto, mi chiamo fuori”. Altrettanto noto è che a rubare, infatti, sono solo gli straccioni. Dev’essere un requisito necessario per fare il ladro, non avere il becco di un quattrino. Perché chi i soldi ce li ha già mica deve rubare. Di certo non i banchieri, gli squali della finanza, gli speculatori alla Madoff… Oddio, in Italia questo è sicuramente vero: in galera ci sono solo i poveracci, mentre i vari Geronzi, Tanzi, Ricucci, Fiorani, Ligresti, Doris, Berlusconi ecc. sono tutti a piede libero. Oggi come ieri, anzi più di ieri, vale il detto che se rubi 10 vai in galera, se rubi 100000 diventi famoso (probabilmente PresDelCons).

Il 'sistema calcio' è tutto pilotato?

di Angelo D'Amore. Il Presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, lascia la Lega Calcio in preda ad un attacco d'ira irrefrenabile. Il motivo della sua collera, riguarda la stesura del calendario della prossima stagione 2011-2012, che vede la sua squadra impegnata in scontri difficili contro Milan ed Inter, proprio a ridosso degli appuntamenti di Champions League. De Laurentiis vede una congiura dei poteri forti del nord contro la sua squadra, affermando che il sistema calcio è tutto pilotato. Il Presidente si lascia andare ad uno sfogo incontrollato, suggellato da una vera e propria fuga in motorino (aperta a sua carico un'inchiesta del Codacons per aver usato il motociclo senza l'uso del casco obbligatorio), preso al volo da uno scooterista di passaggio, per evitare le domande incalzanti dei tifosi. E' uno sfogo momentaneo? C'è dietro un disegno prefigurato? Il Presidente sta instaurando una strategia? Questo non lo possiamo sapere. Di certo i modi usati non sono stati appropriati, il linguaggio adoperato, l'aver abbandonato la Lega, non si addice ad un Presidente di una grande squadra di calcio. Perchè tanto vittimismo? Se lui considera davvero il Napoli una grande, non deve continuare a sciorinare questi piagnistei, più vicini all'attaggiamento di una cossiddetta provinciale. Certo De Laurentis, ultimamente sta un pò sclerando, forse per manie di protagonismo. Il suo è stato sempre l'atteggiamento tipico del padre-padrone, del messia venuto a salvare una squadra e con essa, una città intera. Siamo grati al Preasidente per quello che ha fatto finora, ma speriamo che per il futuro ci risparmi da queste uscite davvero poco eleganti. Dopo aver criticato Messi, dandogli del 'cretino', per poi correggersi dando le colpe (e del cretino) al ct della nazionale argentina, Batista, per come utilizza il fuoriclasse, dopo essersi inimicato parte della stampa per come e' stato gestito il ritiro in Trentino, adesso il Presidente la spara grossa e a suo modo, sulla Lega. Caro Presidente, stai attento! Dopo tutti questi attacchi, cerca di ricucire gli strappi, altrimenti, al primo sciviolone, rischi di attaccarti al tram...

giovedì 28 luglio 2011

Ministeri al Nord: l'è tutto un bluff!

Secessionismo prima. Federalismo fiscale poi. Ministeri al nord adesso. L'è tutto un bluff in salsa verde-padana. Un tarocco. Una sola. Una bufala. Superato l'allarme 'mozzarella blu', passerà pure quello della 'bufala verde' DOP (Denominazione di Origine Padana)! I quattro dipartimenti di rappresentanza appena inaugurati in 'pompa magna' sabato scorso da Umberto Bossi, Roberto Calderoli, Giulio Tremonti e Michela Vittoria Brambilla, sono già chiusi! Sbarrati. Senza un citofono, un campanello, un portiere e uno straccio di segretaria che dia informazioni. Senza una targa, un cartello, un postscript appiccicato all'ingresso che indichi l’esistenza delle sedi ministeriali che hanno fatto traballare il governo e indignare persino il Presidente della Repubblica. I ministeri nordisti sono una fantasia folle, un desiderio tanto assurdo quanto irrealizzabile, una nebbia allucinante, un delirio tutto e solo padano da riporre immediatamente nel cassetto delle boutade di quegli onorevoli e senatur lumbard che stanno tanto bene a Roma e che neppure se lo sognano lontanamente di traslocare a Monza! Tant'è che al prossimo Cdm proporrano a Berlusconi di trasferire la pianura padana e tutto il trivineto a Piazza di Spagna! E pensare che all'inaugurazione 'tarocca' di sabato Calderoli aveva parlato di 'sogno finalmente realizzato': "Credo che i ministeri debbano stare vicino al territorio in ragione delle proprie competenze. Ha senso il ministero dello Sviluppo economico a Roma? Per me avrebbe più senso che stesse a Brescia, perché sarebbe come mettere il ministero del Lavoro a Napoli, dove non sanno di cosa si parla" ...ecco perchè lui è rimasto a Roma tra color che son sospesi... tra Monza e Napoli! Bossi, da parte sua, aveva promesso "più posti di lavoro per la nostra gente" ...ma non erano tutti 'fancazzisti' quelli dei ministeri??? E Roberto Cota, governatore piemontese accorso pure all’inaugurazione, chiosava: "Questo è un tassello di un processo che porterà lo Stato più vicino ai cittadini" ...peccato che i processi in Italia - tra 'brevi' e 'lunghi' che siano a secondo della convenienza - non si celebrano più da un pezzo! Ma ad onor del vero i leghisti l’avevano detto: "La sede sarà operativa da settembre". Però non hanno avuto la premura di lasciare indicazioni sul portone di Villa Reale. Magari un cartello con su scritto "torno subito", un "ripassate più tardi" o magari un "chiuso per ferie". Tanto meno una bacheca con affisse le informazioni per il pubblico: orari, funzioni, servizi, giorni di apertura. La porta ministeriale è serrata. Delle targhe in ottone mostrate con orgoglio sabato da Calderoli, «Ministero delle riforme», «Ministero dell’Economia», «Ministero del Turismo», «Ministero della Semplificazione», nessuna traccia. Insomma, una specie di film comico, un set cinematografico dove si recita a soggetto - e che soggetti!? - dove tutto è fiction! Ma con tante veline e velone che girano da quelle parti, possibile che non siano riusciti a rimediare neanche uno straccio di segretaria? Neppure un portiere, un citofono, un campanello. Niente! I locali ministeriali con appese alle pareti le foto del Presidente della Repubblica, di Bossi e dell’eroe padano Alberto da Giussano, con le stanze arredate di tutto punto con scrivanie e poltrone in pelle forse meno comode di quelle romane, sono rimasti chiusi in attesa del fatidico: Ciak, si gira!

Contro la Casta tanto baccano per nulla!

L'agitazione mediatica contro i privilegi della Casta sta assomigliando sempre più ad una valanga che sembra travolgere tutto e tutti, indipendentemente da colori e responsabilità, lasciando poi tutto intatto, tutto come prima: privilegi, sprechi e diseguaglianze. E così, mentre su Facebook continua a spopolare la pagina che mette alla gogna le furberie degli inquilini di Montecitorio, la manovra finanziaria affossa il ceto medio colpendo famiglie e piccole imprese! Se si vuole cambiare davvero volto all'Italia non è certo questa la strada da seguire! Salassare impiegati, operai, pensionati serve solo a far salire lo sconforto, il malessere sociale, l'isnoddisfazione e la rabbia, non certo a far crescere il Pil!!! Quel che occore è invece un'operazione profonda, col bisturi. Non basta rifarsi il trucco con un pò di rimmel e cipria. Il governo ci prova timidamente, con il pacchetto delle riforme costituzionali presentate dal ministro Calderoli, a dimezzare i parlamentari e legare i loro stipendi alle presenze effettive in Aula. Sarebbe un buon punto di partenza, ma non l'approdo finale. Nei Palazzi romani tutti parlano di nuova moralità, di esigenze di snellimento, di sacrifici. Peccato però che poi il buon esempio non arrivi nemmeno dal Presidente Giorgio Napolitano, il cui stipendio, da quando è stato eletto, è salito di 2.000 euro al mese, per un totale di 239.182 euro all’anno! Però? Mica male per chi deve dare il buon esempio! Ma non finisce mica qui! "Il Quirinale" spende più di tutti gli altri 'palazzi presidenziali' europei, a cominciare dagli stipendi dei suoi ‘numerosissimi’ dipendenti che - a parità di carriera, anzianità e mansioni - percepiscono stipendi tre, quattro volte superiori ai loro 'colleghi statali' diversamente impiegati nella pubblica amministrazione. Insomma - "tra impicci e imbrogli" come si dice a Roma - per mantenere "il Palazzo" del Presidente della Repubblica occorre un budget di 228 milioni di euro all'anno, il doppio rispetto all'Eliseo di Parigi e a Buckingham Palace di Londra! Alla faccia dei tagli, dei sacrifici e soprattutto alla faccia di quegli italiani che ‘sopravvivono’ con stipendi e pensioni da fame!!!

Il Comune di Palermo e Norman Zarcone.

di Claudio Zarcone. Il Consiglio della II Circoscrizione di Palermo (Brancaccio) ha approvato all'unanimità la mozione con la quale viene intitolata la sala dei gruppi consiliari a Norman Zarcone, il dottorando in filosofia del Linguaggio che si è tolto la vita lanciandosi dal settimo piano della facoltà di Lettere, per gridare il suo sordo no alle baronie universitarie. Norman, peraltro diventato anche giornalista, nel quartiere di Brancaccio era nato e cresciuto e in quelle strade stava realizzando un documentario sulla mafia. Ne ha preso atto il II Consiglio circoscrizionale che nelle motivazioni della mozione, annota: "Norman Zarcone ha sempre dimostrato il suo impegno nel sociale nel territorio e rappresenta motivo di orgoglio; essendo egli anche musicista aveva dedicato una canzone ai giudici Falcone e Borsellino, dal titolo 'Un cielo senza stelle'; sarebbe motivo di orgoglio per tutto il territorio, a tutela dell'immagine dei giovani universitari e di quanti nel perimetro circoscrizionale credono ancora nell'idea di meritocrazia e libertà; sarebbe una memoria dovuta e un monito verso certe forme di istigazione alla fuga dei nostri cervelli e talenti più genuini; verrebbe accettato dal territorio favorevolmente, dal momento in cui Norman Zarcone ha espresso cultura, musica e autentica voglia di essere giovani propositivi e seri nel contesto di questa Circoscrizione". L'intestazione della sala dei gruppi consiliari, ennesimo omaggio alla memoria di Norman, arriva quando il padre, Claudio, proprio in queste ore, aveva lanciato degli strali al vetriolo contro "certa" politica che ancora non fa decollare la Fondazione culturale e antimafia "Norman Zarcone", malgrado i numerosi disegni di legge bipartisan presentati all'Ars.

Statali: disciplina di inidoneità al servizio.

E' stato approvato dal Consiglio dei Ministri il Regolamento per la disciplina della permanente inidoneità psicofisica dei dipendenti delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici. Il procedimento di verifica dell'inidoneità al servizio dei dipendenti, anche con qualifica dirigenziale, può essere avviato dall'amministrazione sia in caso di assenza per malattia protratta oltre un certo tempo, sia in presenza di comportamenti del dipendente che facciano ragionevolmente presumere una inidoneità al servizio assoluta e permanente. Se si verificano situazioni che sconsigliano la presenza in ufficio del dipendente, è prevista la sospensione cautelare dal servizio prima della visita di idoneità. Se, a seguito della visita, viene accertata una inidoneità permanente relativa, l'amministrazione può adibire l'interessato a mansioni equivalenti o inferiori di un altro profilo professionale. In caso di accertata inidoneità assoluta, o nel caso in cui il dipendente si rifiutasse ripetutamente di sottoporsi alla visita medica, è prevista la risoluzione del rapporto di lavoro. Allo scopo di non influire negativamente sul trattamento giuridico ed economico del dipendente, l'amministrazione deve porre in atto ogni tentativo di recupero al servizio nelle strutture organizzative, valutando l'adeguatezza dell'assegnazione in riferimento all'esito dell'accertamento medico e ai titoli posseduti dall'interessato ed assicurandogli eventualmente un percorso di riqualificazione. Resta salva la disciplina di maggior favore per i lavoratori divenuti disabili a causa di infortunio sul lavoro o malattia professionale.

Primo appuntamento: errori da evitare!

Il "primo appuntamento" è un pò la prova del nove per capire come potrebbe andare un'eventuale relazione. E' importante quindi non fare passi falsi per non dare un'impressione sbagliata se non addirittura negativa di se all'accompagnatore. Il linguaggio del corpo è il primo segnale che rivela come siamo e cosa stiamo provando. Ecco allora cosa non fare perché tutto vada bene. Non rivolgete i piedi da un'altra parte. Non rivolgete i piedi verso un'altra persona o un altro punto della stanza. Inconsciamente, le punte dei nostri piedi puntano verso ciò che ci interessa e non farebbe una grande impressione.Scegliete il vestito giusto. Se osate troppo o indossate un abito che non fa per voi, farete la figura della povera disperata e passerete la sera a tirarvi giù la gonna. Gli esperti di stile consigliano di mostrare o il décolleté o le gambe, mai entrambi, per lasciare sempre qualcosa all'immaginazione. Comportatevi normalmente. Cioè non perdete la vostra dignità. Quando volete farvi notare, potreste avere la tentazione di fare giravolte e ballare come una lap dancer. Il che va benissimo se lo fate di mestiere, ma non se cercate di fare bella impressione. Non fate giochetti. Gli uomini sono creature semplici; non capiscono la tecnica del "mi piace quindi lo ignoro" o la prospettiva del "mi piace quindi parlo con i suoi amici". Se chiacchierate con un uomo, lui crederà di piacervi perché avete fatto lo sforzo di andare da lui. Non pensate troppo. È la morte del flirt. "Divertiti, non pensare" è il mantra che dovete ripetervi se la vostra mente inizia a vagare e a preoccuparsi che il vostro sedere sembri troppo grosso o che lui abbia guardato da un'altra parte. Siate imprevedibili. Puntate sull'inventiva, ma senza mettere paura a nessuno. Una frase del tipo: "Dicono che sono la copia esatta di X" - per far ridere, scegliete ovviamente qualcuno a cui non non assomigliate per niente -, "Che ne pensi?" è un buon modo per sondare il suo senso dell'umorismo e rompere il ghiaccio. Un'altra idea potrebbe essere dirgli che ha dei bei piedi. Spiegargli perché i vostri genitori vi hanno chiamato con il tal nome non catturerà la sua attenzione. Non dimostratevi troppo sicure di voi. La sicurezza è importante, ma non se vi trovate di fronte una persona timida e/o angosciata dal perché abbiate scelto lui come preda. Questo non vuol dire soffocare la vostra naturale esuberanza, ma tenerla solo un po' a freno, per evitare che la vostra risata lo metta in fuga. Siate di compagnia. Sembra ovvio, ma se la vostra idea di bella conversazione è fare una litania di tutto quello che non vi piace della festa, degli uomini, della vostra vita e della musica, presto vi ritroverete a parlare da sole. Fate domande a risposta aperta. Se la conversazione non è un problema per voi, non è detto che non lo sia per la persona che avete scelto. Per prolungare la conversazione, fate domande che richiedano più di un semplice sì o no come risposta. Lasciatelo sul più bello. Ovvero: fategli desiderare di più. Ronzargli intorno finché non si riaccendono le luci va benissimo se siete sicure al 100% che ci sia un interesse da parte sua e/o se è stato lui a chiedervi di restare. In caso contrario, dopo avergli chiesto l'indirizzo email o il numero di telefono, ditegli che dovete tornare dai vostri amici e andatevene. Così lui avrà il tempo di ripensare a quello che è successo e voi potrete pensare alla festa. Fate buon viso a cattivo gioco. Se non vuole rivedervi, non prendete la serata come una totale perdita di tempo (non lo è stata se vi siete divertire a flirtare) e non attaccate con la solita storia del "non sono abbastanza per lui". Secondo alcune ricerche, la maggior parte delle donne sottostima il proprio potere seduttivo del 25%

mercoledì 27 luglio 2011

Privatizzare il servizio pubblico, conviene!?

Appaltare, privatizzare, esternalizzare la pubblica amministrazione - nell'ottica di una più efficace ed efficiente gestione dello Stato e di una maggiore semplificazione delle procedure amministrative a fronte di una minore spesa, attraverso l'interoperabilità dei sistemi, il riuso delle soluzioni e l'integrazione delle tecnologie assicurate dal "privato" che, "a peso d'oro", mette a disposizione dello Stato il suo patrimonio di conoscenze ed esperienze tecnologiche, organizzative e manageriali - conviene! E' questo il messaggio che "la politica" ha trasmesso agli italiani in questi ultimi decenni. Che l’imput, poi, venga sia da destra che da sinistra, che, insomma, sia bipartisan, poco importa! Quel che conta è dare ad intendere ai cittadini che togliere il lavoro ai dipendenti pubblici per consegnarlo alle ditte private… conviene! Ma a chi conviene? A chi conviene... ognuno è libero di decidere come meglio crede e più gli conviene!!! Tanto ormai il danno è fatto: i lavoratori pubblici sono stati delegittimati e dequalificati davanti agli occhi dell’opinione pubblica, messi all'indice, esposti alla pubblica gogna! Le ditte 'appaltatrici' sono entrate a flotte nei ministeri, negli ospedali, nelle scuole e negli enti locali. Risultato? Una risposta su tutte: Sogei. Una sigla che per gran parte dell’opinione pubblica non significa praticamente nulla! In realtà è una società che gestisce i conti e i denari dello Stato per conto del ministero dell’Economia e delle Finanze - ma che fanno i travet di Tremonti a Via XX Settembre da quando c'è Sogei??? - e la cui guida è da sempre ambita, anzi… ambitissima. La Sogei, insomma, come terra di conquista. Sottoposta a uno spoil system pesantissimo. La Sogei, che ha tolto lavoro e competenze a migliaia di dipendenti pubblici, realizza “tutte” le soluzioni informatiche legate al fisco. La torta è bella, ricca e sostanziosa... tutta da spartire! E allora ogni qual volta s’insedia il governo di ‘turno’ si avvicendano i suoi uomini ai vertici Sogei, cui vanno la bellezza di 450 mila euro l’anno! Tanto per guardare soltanto alla punta dell’iceberg! Fatto sta che oggi, conti a perdere e 'impicci e imbrogli' a parte, non si parla di Sogei in termini di... efficacia ed efficienza, di risparmio della spesa pubblica, di sviluppo e innovazione della pubblica amministrazione, di modernizzazione del Paese, di e-Government, di innovazione tecnologica, e di... bla, bla, bla, ma di “Sistema Sogei”, dei troppi appalti sospetti, dei lavori "truccati" concessi dalla società Sogei. Storie di presunti scambi di favori e di possibili fenomeni di corruzione! Logicamente il tutto è ancora al vaglio degli inquirenti. E’ comunque di questi giorni la notizia che Marco Milanese, parlamentare del Pdl ed ex consulente politico di Giulio Tremonti, l'avvocato veneziano ed ex presidente della Sogei Sandro Trevisanato ed il costruttore romano Angelo Proietti, titolare della società Edil Ars, sono stati iscritti nel registro degli indagati della procura di Roma nell'ambito degli accertamenti sugli appalti Sogei. Corruzione e finanziamento illecito dei partiti i reati contestati, a seconda delle singole posizioni, agli indagati. Le iscrizioni sono avvenute dopo un primo esame del carteggio inviato per competenza territoriale a piazzale Clodio dalla magistratura napoletana nel quadro degli accertamenti sulla cosiddetta P4. L'incontro a Napoli, tra il sostituto Piscitelli e il collega romano Paolo Ielo formalizza il trasferimento di un faldone con oltre mille pagine. Dentro, c'è la storia dei presunti scambi di favori intercorsi tra il plenipotenziario del ministro, Milanese, che curava anche i rapporti di rappresentanza tra Sogei e il ministero del Tesoro, e la società Edil Ars di Angelo Proietti. Proprio quest'ultimo sarebbe il beneficiario dei "numerosissimi appalti" concessi dalla Sogei mediante trattativa privata, anche quando "non ricorrevano i presupposti" - è scritto nelle informative di polizia - che si richiedono per agire senza gara. Un groviglio di violazioni di norme e vantaggi privati, e al centro ecco riemergere la vicenda di quei lavori di ristrutturazione eseguiti, per 200mila euro, nella casa presa in fitto da Milanese, la sontuosa residenza di via Campo Marzio in cui abitava (fino a pochissimi giorni fa) il ministro Giulio Tremonti. Come detto tre sono gli indagati. Con Milanese, vanno sotto inchiesta sia Proietti, l'imprenditore "prediletto" da Sogei con la lunga sequenza di lavori per decine di milioni di euro; sia Sandro Trevisanato, ex presidente della Sogei, fonte di troppe ombre, non a caso commissariata da una settimana fa. Lo stesso Trevisanato, avvocato veneziano 73enne da sempre vicino a Tremonti, nonché suo ex sottosegretario nel primo governo Berlusconi, è lo stesso presidente della Fondazione Casa delle Libertà finita al centro dell'altro filone d'inchiesta romano su Milanese: quello in cui si evidenzia che la società Eurotec, mentre pagava "in natura" Milanese, ripagandolo di alcune nomine con l'acquisto gonfiato di una lussuosa barca, effettuava i bonifici a quella Fondazione. La società Sogei era stata, in passato, aspramente censurata dalla Corte dei Conti. Gli investigatori hanno ascoltato, come teste, lo stesso Proietti. Il quale ha sottolineato come la Sogei, fosse soltanto una delle sue committenze. Molto più in alto ha sempre lavorato, Proietti: era un imprenditore di fiducia in Vaticano. "Tra i miei clienti - ha ribadito Proietti - ci sono l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, la Curia Generalizia della Congregazione Benedettina e Silvestrina, l'Università lateranense", e poi l'edilizia del Governatorato del Vaticano, "Lumsa", l'ospedale "Bambin Gesù". Ma un altro importante tassello dell'indagine sono le dichiarazioni di Fabrizia Lapecorella, direttore generale del Dipartimento della Finanze. "Già all'indomani dei rilievi della Corte dei Conti - ha ricordato Lapecorella al pm - disponemmo un'ispezione per verificare le procedure di Sogei". L'audit produce un'articolata relazione, ora agli atti. E conferma che in quella società controllata dal Tesoro non c'erano troppe regole, ma tanti amici. Era il "Sistema Sogei"!

La questione morale e il Pd di Bersani.

Il segretario del Pd risponde a Travaglio. di Pier Luigi Bersani. Caro Direttore, il Fatto Quotidiano, peraltro in buona compagnia, mi attribuisce la tattica o l’imbarazzo del silenzio sul caso Penati. Per la verità, sono stato il primo a parlarne giovedì scorso alla festa de l’Unità di Roma trasmessa in diretta da Rai News e da YouDem, intervistato da Corradino Mineo davanti a 4000 persone. Qualcuno evidentemente mancava e non ha letto i resoconti delle agenzie di stampa. Quello che ho detto e scritto in questi giorni mostra forse una sottovalutazione del problema? Spero di no. Noi non possiamo certo dividere il mondo mettendo i cattivi da una parte e i buoni dall’altra. Con ben altri mezzi si provvederà a questo nella valle di Giosafat. A noi tocca inderogabilmente rispettare la magistratura, pretendere che le istituzioni non siano esposte nel disagio e chi è coinvolto faccia un passo indietro, affermare la parità dei cittadini davanti alla legge, applicare la presunzione di innocenza, anche quella di Penati che la rivendica con forza. A noi tocca produrre riforme che tolgano possibilità alla corruzione. A noi tocca allestire nei partiti meccanismi di garanzia e di limitazione del rischio. Sfido qualsiasi altro partito italiano a paragonarsi con gli istituti che il Partito democratico ha allestito e sta allestendo. Fin dall’inizio il Pd ha sottoposto il proprio bilancio alla certificazione di una società esterna; abbiamo un codice etico giustamente più stringente di un normale percorso giudiziario; chiediamo agli amministratori eletti nelle nostre liste di firmare un codice di responsabilità. Ma su questo ho già detto e non voglio scrivere oltre. Rispondo piuttosto alla domanda di Travaglio, reiterata in questi anni da lui stesso, da Albertini e da qualche testata della destra e che allude a una suggestiva triangolazione Gavio-Bersani-Penati. Ho già detto in altre occasioni ciò che ribadisco qui. Il ministro delle Attività produttive conosce tutti i principali imprenditori italiani. Li conosce, non li sceglie. Gavio, segnalandomi la preoccupazione per un contenzioso aperto con la Provincia di Milano, mi disse di non conoscere il presidente appena insediato e mi chiese di favorire un incontro con Penati. Così feci, via telefono. Nell’evocare questo episodio si intende forse alludere a una combine poco chiara o addirittura a illeciti che mi coinvolgerebbero? Se è così (e lo dico in tutte le direzioni!) si illustri chiaro e tondo qual è la tesi e si abbia il coraggio di affrontare una sonora querela. Mi dispiace inoltre dover constatare molte inesattezze nelle affermazioni di Travaglio su Pronzato. Ho saputo dai giornali che Pronzato era “un mio uomo”. Non è mai stato mio consigliere alle Attività produttive. Lo trovai 11 anni fa al ministero dei Trasporti come consigliere ministeriale, lo confermai assieme agli altri consiglieri per il solo anno in cui fui ministro. Divenne consigliere ENAC parecchi anni dopo. Non fu mai responsabile dei trasporti; ha avuto la responsabilità tecnica sul trasporto aereo nel dipartimento trasporti del Pd diretto da Matteo Mauri. Quella del doppio incarico è una cosa inopportuna, ne convengo, e da non ripetere in casi analoghi. Non nego dunque di aver ricavato insegnamenti dalla vicenda, ma vorrei che la vicenda fosse messa nelle giuste dimensioni. Non dovrebbe essere troppo disagevole peraltro considerare quali siano le persone che davvero ho motivato e promosso in lunghi anni di vita amministrativa. Ho la presunzione di credere che verrebbe riconosciuto che si tratta di gente in gamba e di gente sicuramente perbene. Travaglio infine si è chiesto nei giorni scorsi se io sia la persona giusta per rappresentare il centrosinistra. Non tocca certo a me dirlo. Per le sue valutazioni Travaglio provi comunque a tener conto di una cosa, per quanto ai suoi occhi possa risultare poco credibile: sono talmente provinciale e paesano da mettere il buon nome che ho ricevuto davanti a qualsiasi cosa e a qualsiasi ruolo.
E non finisce mica qui! Il Segretario del Pd è un fiume in piena durante la confernza stampa alla Camera. Bersani non accetta le critiche mosse al suo partito circa lo scandalo che ha coinvolto Alberto Tedesco e Filippo Penati e la questione morale sollevata da più parti: ''Lo dico alle macchine del fango che iniziano a girare: se sperano di intimorirci si sbagliano di grosso. Le critiche le accettiamo - sottolinea Bersani - le aggressioni no, le calunnie no, il fango no. Da oggi iniziano a partire le querele e le richieste di danni. Sto facendo studiare la possibilità di fare una class action da parte di tutti gli iscritti al Pd. Il Pd è totalmente estraneo a tutte le vicende di cronaca di cui si parla. Queste vicende turbano, ma non ci faranno chiudere la bocca assolutamente. Non abbiamo differenze genetiche, antropologiche o cromosomiche, i partiti possono non essere al riparo, ma devono dire al Paese come vogliono comportarsi, noi lo diciamo e lo chiediamo anche agli altri. Ribadisco che ci stiamo muovendo su quattro principi. Primo: rispetto assoluto della magistratura. Secondo: tutti i cittadini, onorevoli compresi, sono uguali davanti alla legge. Terzo: chi è investito da una inchiesta faccia un passo indietro per non imbarazzare istituzioni e partito, al netto della presunzione di innocenza. Quarto: i partiti si attrezzino a darsi regole più stringenti di garanzie, trasparenza e controllo. Vorrei capire, però perché dobbiamo essere solo noi a fare queste cose. Perché non lo si chiede a nessun altro. Perché a vedere oggi i giornali e a guardare i tg c'é da rimanere allibiti. Non credo che siamo noi il problema, a questo punto. Perché altri si stanno comportando all'opposto".

In vacanza a tutti i costi, anche a rate!

La crisi non tiene a casa gli italiani che non rinunciano alle ferie estive per nulla al mondo! E anche chi non se la passa proprio bene è disposto a chiedere un finanziamento e pagarlo a rate pur di partire per mari e monti! Oppure, in alternativa, si prenota la vacanza con largo anticipo, con la speranza di aggiudicarsi qualche sconto. Secondo molte agenzie finanziare, il 2% delle richieste di prestiti personali ha come finalità proprio la vacanza. Per quanto riguarda invece le prenotazioni in anticipo, le ricerche di mercato affermano che il 17% degli italiani (il 15% nel 2010) ha prenotato in anticipo le vacanze di luglio: a oggi le prenotazioni effettuate per partenze da giugno in poi sono il 58% del totale, contro il 55% del 2010. Quest'anno il viaggio di una settimana perde mediamente 4 punti percentuali rispetto al 2010, mentre, nonostante il calendario dei ponti primaverili sia stato simile nel 2010 e nel 2011, nei mesi fra marzo e giugno gli short break (vacanze con durata inferiore a una settimana) hanno aumentato notevolmente la loro incidenza a discapito delle vacanze di una settimana. Per una settimana fuori si spende infatti da 700 euro in su a persona, una cifra che tendenzialmente aumenta in base al periodo scelto, alla struttura e al tipo di trattamento se di pensione completa, mezza pensione o camera e colazione. E' ormai di moda affidarsi alle finanziarie per richiedere una somma da restituire in rate che vanno dai 6 ai 10 mesi, o ancora di più. Gli stessi tour operator collaborano con le più grandi agenzie erogatrici di prestiti, proponendo al cliente in difficoltà questa opzione.

La Juve riavrà il maltolto: i nostri scudetti sono 29!

Continua il pressing di Andrea Agnelli sulle vicende di Calciopoli. Dagli Usa, precisamente in un'intervista al New York Times, il numero uno bianconero è intervenuto in merito all'ultima coda polemica che ha visto decadere al momento l'ipotesi di restituzione del controverso scudetto del 2006 ai bianconeri. Dura la presa di posizione di Agnelli, che ha lasciato presagire la possibilità, tutt'altro che remonta a questo punto, che la Juve ricorra alla giustizia ordinaria per riottenere il maltolto: "Nel 2006 abbiamo subito un verdetto sportivo estremamente veloce, penso che sia importante rimanere nella giurisdizione sportiva. Però gli ultimi fatti con le seguenti decisioni della Figc hanno messo in evidenza che altre squadre hanno avuto analoghi comportamenti che a noi sono costati tanto. Noi vogliamo parità di giudizio, se non possiamo averlo nell'ambito sportivo guarderemo anche alla giustizia ordinaria. Sono convinto che riavremo i due titoli 2004-05 e 2005-06. I nostri scudetti sono 29.". Agnelli ha poi rimarcato che la Juventus sarà il primo club italiano a giocare nello stadio di proprietà: "E' un punto d'orgoglio per noi essere i primi proprietari privati di un impianto pienamente moderno, in grado di ospitare partite e di restare aperto sette giorni la settimana a fini commerciali. Nello stesso tempo, i nostri concorrenti sono quelli internazionali, e quello dello stadio era un aspetto da coprire per poter essere alla pari con loro dal punto di vista delle fonti d'entrata. Per essere sinceri sulla nostra seria A oggi non siamo certamente là dove vogliamo essere. E tutto ciò ha anche a che fare con gli stadi. Gli stadi sono obsoleti. Abbiamo molta violenza, molta polizia intorno agli impianti, e tutto ciò non è molto piacevole". Agnelli si concentra anche sul mercato: "Sarà il Barcellona ad aprire le danze, dopo di che cominceranno a muoversi anche gli altri club". Il presidente rimarca amche l'importante contributo che la società bianconera offre alla Nazionale azzurra: "Quando rifletti su quante coppe del mondo l'Italia ha vinto non bisogna dimenticare che la Juventus ha impiegato ben 27 giocatori su 44 nelle formazioni iniziali".

La storia delle gemelline Lucia e Rebecca.

“Pur sapendo che una delle due morirà a causa della separazione, nel caso estremo e drammatico di pericolo di vita per entrambe le gemelle, se non ci saranno alternative possibili sarà sostenibile l’intervento di separazione, perchè questo avrà il solo scopo di salvaguardare la vita di una gemella”. In questi termini l’Arcidiocesi di Bologna ha deciso di intervenire - con un editoriale del docente di bioetica Giorgio Carbone pubblicato su Bologna sette, supplemento domenicale al quotidiano cattolico Avvenire - sulla vicenda di Lucia e Rebecca, le gemelline siamesi nate circa un mese fa al policlinico S. Orsola. Le piccine hanno un unico fegato e un solo cuore, tra l’altro con una grave patologia, e un tratto di intestino in comune. Una questione “delicatissima e drammatica”, sottolinea la Chiesa bolognese: “Per quanto le bambine crescano, la loro condizione di disabilità è grave. Non sappiamo per quanto tempo potranno vivere unite. Né per quanto tempo l’unico cuore gravemente malformato potrà reggere. Di fronte a questo quadro clinico grave c’è l’obbligo etico, non di dividerle a tutti i costi, ma piuttosto di curarle e assisterle con la maggiore attenzione possibile, con la perizia e la competenza scientifica che il caso richiede. Nell’ipotesi che il quadro clinico precipitasse verso un imminente pericolo di vita per le due gemelle e ci fosse la possibilità di salvarne una, allora l’equipe medica procederà alla separazione. L’eventuale intervento di separazione non va letto come una condanna a morte di una delle due gemelle, perché la volontà dei medici non avrà per oggetto il procurare la morte di una gemella. Ma va visto come l’unica alternativa possibile per uscire dall’imminente pericolo di vita per le due gemelle: l’equipe medica farà quanto è scientificamente possibile per salvare la vita di una sorellina, sapendo però che come effetto collaterale, previsto, ma non voluto, ci sarà la morte dell’altra sorellina”.
La difficile scelta di un medico. di Ignazio Marino. Ogni giorno il chirurgo nel suo delicato mestiere si confronta con scelte che avranno conseguenze importanti. A volte irreversibili su altre persone. Scelte che porteranno a salvare una vita, alla guarigione, o che permetteranno di vivere più a lungo. Altre volte, purtroppo, non serviranno a nulla. Queste scelte sono compiute dai medici sulla base di capacità, conoscenza ed esperienza. Ma non si tratta di decisioni meramente tecniche, spesso entra in gioco la coscienza di ognuno, la deontologia professionale e gli interrogativi etici. Una storia esemplare in questo senso è sicuramente quella di Rebecca e Lucia, le gemelle siamesi nate al Sant'Orsola di Bologna. Unite per il torace e l’addome, dividono un solo cuore e un solo fegato. E' una condizione anatomica estremamente rara e complessa che solleva interrogativi di ordine medico, ma anche etico. Personalmente non me la sentirei di intervenire chirurgicamente, sapendo che una delle due piccole dovrà essere sacrificata, addirittura decidendo, prima dell'ingresso in sala operatoria, chi salvare. E' una situazione drammaticamente simile a quella che ho vissuto nel maggio 2000, quando dirigevo l'Ismett, un centro trapianti a Palermo. All'ospedale Civico furono ricoverate due gemelline siamesi di tre mesi, Marta e Milagro, provenienti dal Sudamerica. Il Comitato etico dell'ospedale autorizzò un intervento chirurgico per separarle, sacrificando Milagro per provare a salvare Marta, ma io scelsi secondo la mia coscienza e mi rifiutai di partecipare all'intervento. Le due sorelline erano arrivate in ospedale entrambe vigili e cerebralmente intatte, ma con un solo cuore e un solo fegato, ed era quindi necessario esercitare una sorta di donazione senza il consenso del donatore che implicava il sacrificio di Milagro, che avevo visto con i miei occhi bere il latte e stringere la mano della mamma. Mi chiesero di intervenire per la separazione del fegato, ma non me la sono sentita: sarebbe stato diverso se ci fosse stata la speranza, anche minima, di poter salvare entrambe le bambine o non sapendo chi delle due sarebbe sopravvissuta. Ma così non era e non è, nemmeno nel caso di Bologna. Bisogna dare alla realtà il suo nome: qui un chirurgo deve fare un vero e proprio sacrificio umano e certamente non interviene in seguito a una "donazione" spontanea e consapevole. Io non credo che la questione possa essere ridotta alla dimensione tecnica e scientifica: come si fa a decidere sulla base della possibilità tecnica di eseguire un intervento che una persona deve vivere ed un'altra morire? Può sembrare scontato rispondere che di fronte alla necessità di una scelta è comunque auspicabile propendere per il male minore. Ma non è altrettanto facile quando in sala operatoria ci sei tu, con le tue mani che guidano il bisturi e che, materialmente, a mente lucida decidi di uccidere una persona. Non è per porre fine a una vita in sala operatoria che un chirurgo studia e lavora.

martedì 26 luglio 2011

La mala-politica ha un solo colore...

di Angelo D'Amore. Il verdetto della Camera, sull'incarcerazione di Papa, non lascia dubbi: oggi la maggioranza è più che mai divisa, nonostante i due storici ed acciaccati leaders, Berlusconi e Bossi, dicano il contrario. Chi comanda la Nazione? Una maggioranza soltanto numerica, spesso non lo è più nemmeno dal punto di vista aritmetico. Nel frattempo il PD continua nel suo scontro interno, nella sua lenta ed inesorabile erosione di consenso. Il Senatore Tedesco, salvatosi in aula, non fa il passo indietro richiestogli dal partito, ma passa al gruppo misto. Anche il Consigliere della Regione Lombardia, Penati, è raggiunto da un'inchiesta, relativa ad un giro di tangenti. Che il PDL, d'improvviso, diventasse il partito degli onesti, poteva davvero apparire come una riuscita barzelletta. Ma che il marciume in Italia, risparmiasse il principale partito di opposizione, ciò davvero può sembrare un'offesa all'intelligenza delle persone. La presunta e assai remota, superiorità morale della sinistra, è uno sbiadito ricordo dissoltosi nel tempo o se vogliamo una ben riuscita costruzione artificiale, impossibile da riproporre in quest'epoca. Ladri e malfattori, di qualsiasi colore politico, vanno sbattutti in galera! Una democrazia retta da loschi individui e tristi figuri, va epurata. I partiti che non prendono distanza dai loro rappresentanti inquisiti o, in modo ancor più grave, ne assumono la difesa, diventano complici delle loro malefatte. Finito il berlusconismo, si dissolverà anche l'antiberlusconismo. A noi italiani, resterà solo "merda", ultimamente l'unico colore della politica! Le Istituzioni garanti della democrazia, hanno ormai assunto un arrogante atteggiamento anarchico, a difesa dei loro privilegi di Casta. E' giunta l'ora in cui, la cittadinanza, per troppo tempo considerata come un soggetto privo di propria coscienza critica, faccia sentire tutto il suo sdegno.

Cari politici, datevi una ridimensionata!

di Paola Mauri. In relazione agli ultimi avvenimenti sul costo della politica e sull’uso di mezzi di trasporto vari di lorsignori, non si sa bene quale sia il percorso che un Cittadino deve intraprendere per conoscere le spese, volendo partecipare, in qualità di Elettore in riferimento agli sprechi, alla vita politica. Chiedere al politico, non giova perché dall’alto, alto, alto, alto, ci viene impartita l’unica lezione: non rompere, fatti più in là… Qui non è questione di politichese o di civilese, qui trattasi di arrogantese ma proprio da arroganza Doc. E si fa strada quell’epitaffio, perché di pietra tombale trattasi: “Io so’ io…e vvoi nun zete un cazzo”, che tradotto in italiano da un sonetto del Belli, poeta romanesco, sta a significare: “Io sono io e voi non siete niente”. Se comunque la politica è Polis, l’equazione non può essere appunto quell’ “Io sono IO…”, e lo sconvolgente è proprio il criterio dei pesi e delle misure mai uguali, mai uniformi, mai garantiste per tutti. Quell’ “IO” ridondante, straripante, eccessivo, eccedente, chiunque esso sia, è un grattacielo, un vertice che non vorrebbe essere raggiunto mai. Ma l’uguaglianza non è un optional. Chi ha visibilità, perché è in politica, deve spiegare, e spiegare, e spiegare, e spiegare. Se non si fosse capito chi è in politica deve abitare in una casa trasparente e se gli si chiede, deve, ma proprio deve, rispondere. Essere posizionati su un qualche “trespolo” non esonera dal rispetto per le Istituzioni e per gli altri e l’umiltà sarebbe d’obbligo; mentre impartire lezioncine appiccicaticce con parecchia ostentazione, e con contorno cavalleresco che se non te ne vai ti schiaffeggio, è veramente fuori da qualsiasi bon ton. Datevi, cari politici, una ridimensionata. E se vi si chiede di spiegare, motivare, 'd o v e t e' motivare e spiegare. Quindi “dicci cara nuora perché suocera intenda”, con riferimento ad un certo elicottero, come stanno le cose senza indignarti tanto. Voi, “cari, cari” politici, non potete rendere “dritto lo storto e storto il dritto”, sempre rifacendomi al Belli. Gli utenti della politica, perché tali sono i Cittadini, hanno voce in capitolo, e Voi dovete rispondere sempre, e pure con garbo! Dunque, se c’era una volta un Re che dal palazzo mandava fuori editti come quello di cui sopra, è tempo di rinnovarsi…

Berlusconi paga 564,2 milioni a De Benedetti.

di Compagnie Industriali Riunite. Cir rende noto di aver ricevuto in data odierna da Fininvest il pagamento dell'importo di circa 564,2 milioni di euro, liquidato dalla Corte di appello di Milano con sentenza depositata in data 9 luglio 2011 quale risarcimento del danno causato dalla corruzione giudiziaria a suo tempo posta in essere nella vicenda Lodo Mondadori. L'importo è comprensivo di spese legali e interessi dal 3 ottobre 2009. Cir e i propri legali Vincenzo Roppo ed Elisabetta Rubini preso atto dell'intenzione di Fininvest di presentare ricorso in Cassazione, sono pienamente fiduciosi che le buone ragioni della società, già riconosciute da una sentenza penale passata in giudicato e da due gradi di giudizio civile, troveranno in tale sede ulteriore e definitivo riconoscimento.

Quando una madre uccide il proprio figlio.

Madri che uccidono i propri figli. Il numero di infanticidi commessi in Italia è cresciuto notevolmente rispetto al passato. La cronaca ci offre storie terribili di degrado, nelle quali capita che dei bambini vengano seviziati e uccisi da adulti bestialmente violenti e ignoranti; ci sono storie di povertà assoluta; storie di infanticidi dovuti a squilibri psichici conclamati; storie di gelosia tra coniugi che si concludono tragicamente per i figli; storie di genitori che uccidono i figli disabili per la stanchezza e la paura di non essere più in grado di assisterli. Sono tutte storie terribili, non c'è dubbio, ma hanno un lato rassicurante: rimangono all'interno dell'orizzonte della comprensibilità; è possibile farsi un'idea e una ragione di come quei genitori siano giunti al punto di uccidere i propri stessi figli. Ci sono invece altre storie che lasciano impietriti per la loro inspiegabilità: perché quella mattina di gennaio del 2002, uguale a tante altre mattine, Annamaria Franzoni - se è veramente colpevole come ritiene il giudice che l'ha condannata - ha improvvisamente massacrato il figlio di tre anni, sorprendendolo indifeso nel suo stesso letto? Perché il 18 maggio scorso la mano di Maria Patrizio ha tenuto sott'acqua la testa del figlio di cinque mesi fino a farlo annegare? Che tipo di follia si è impossessata improvvisamente di Olga Cerise, costringendola ad annegare i due figli di 4 anni e 21 giorni in un lago? Cosa si scatena nelle mente di queste donne che le porta ad uccidere ciò che loro stesse hanno concepito? Quali modalità adottano per porre fine alla vita del figlio? Il modus operandi più frequente utilizzato dalle madri per uccidere è il soffocamento seguito dallo strangolamento. Altre modalità comprendono: percosse con diversi strumenti che provocano il trauma cranico, annegamento, accoltellamento, defenestrazione, avvelenamento, asfissia da gas, ecc. Resnick (1969) ha proposto una classificazione che comprende cinque categorie di infanticidio, sottolineando come il periodo più a rischio per un minore è quello fino a sei anni di vita. Le categorie individuate da Resnick comprendono il figlicidio:
- altruistico: in questo caso la madre spesso si suicida dopo aver ucciso il figlio malato (suicidio allargato) per salvarlo da una vita di sofferenze. A questo comportamento si associa la Sindrome di Beck, cioè una visione pessimistica di sé e del proprio futuro;
- con elevata componente psicotica: la madre uccide il figlio dando ascolto ad allucinazioni che le "ordinano" di commettere il brutale gesto;
- di un bambino indesiderato: si verifica quando il figlio è nato da una relazione extraconiugale o perché la madre è troppo giovane e immatura. In questo caso i tentativi di suicidio della donna sono scarsi;
- accidentale: la madre, già abituata a picchiare il figlio, ne causa la morte a causa di un gesto impulsivo in seguito alle urla e ai pianti del bambino. La donna spesso soffre di disturbi di personalità e irritabilità. Spesso si tratta di donne che hanno subito violenza da piccole e il marito è poco partecipe ai problemi della famiglia;
- per vendetta sul coniuge.
Mastronardi (2006) propone un’altra classificazione delle motivazioni che portano all’infanticidio dividendoli in due blocchi: il primo riguarda le madri che sono responsabili penalmente e quindi imputabili ed il secondo che invece comprende le donne per le quali sussistono cause psicopatologiche che ne compromettono parzialmente o totalmente la capacità di intendere e di volere. In generale, al di là delle singole classificazioni, i moventi che spingono una madre ad uccidere il proprio figlio sono molteplici e concatenati a livello psicologico, sociale e relazionale. Possono verificarsi casi in cui una madre ha vissuto di recente una grave perdita affettiva (lutto o separazione), si sente isolata a livello sociale, subisce violenza tra le mura domestiche, ha una bassa autostima, desidera essere indipendente ed ha paura di avere dei vincoli in vista di una relazione presente o futura, soffre di disturbo narcisistico o istrionico di personalità, soffre di depressione, ecc. È importante quindi che una donna viva la gravidanza e la successiva nascita di un figlio con serenità, aspetto che le è garantito dalla vicinanza e dall’amore del partner e delle persone a lei care. Se sfortunatamente dovesse mancare uno di questi elementi, alla base di tutto c’è l’idea che la società dovrebbe trasmettere alle donne di non temere di perdere il proprio ruolo sociale e lavorativo per una maternità, di non far sentire la nascita di un figlio come un peso, come qualcosa che blocca il progredire della loro vita sociale e professionale, che non sia una preoccupazione per paura di non avere sufficienti guadagni per sostentarlo, ma che le porti a ripartire da qualcosa di nuovo e di bello senza sentirsi sole. Non c'è alcuna seria malattia psichica, nessun grave disagio familiare preesistente in queste donne, che permetta di chiarire con sicurezza il perché dei loro omicidi. Sono donne nelle quali un disagio sordo, intimo, che evidentemente covava da tempo, è esploso senza apparente preavviso, conducendole ad azioni tragiche e irreparabili. Forse allora si può immaginare che si sia manifestato in loro, più che in altri casi, quello che potremmo definire lo spirito del tempo, del nostro tempo: un senso di soffocamento all'interno di situazioni familiari e sociali frustranti, di meccanismi percepiti come privi di senso, come terribilmente vincolanti della libertà e delle aspirazioni personali; inoltre un vivo senso di inadeguatezza ad accettare il ruolo di adulto responsabile che l'essere madre impone. Se tali ipotesi colgono nel segno, allora ciò che emerge come quadro complessivo è una società occidentale in profonda trasformazione, in cui le istituzioni sociali tradizionali - la famiglia, la comunità di appartenenza, la chiesa - hanno perduto la loro forza rassicurante, la capacità di dare un senso alle azioni quotidiane e ai sacrifici di una madre. Il destino individuale e collettivo è percepito come nebuloso; non si sa quale è il proprio posto nel mondo né se si ha veramente un posto; e se non si ha un ruolo, non c'è neppure una strada tracciata da seguire. E' come se la società richiedesse a chi è biologicamente, ma non psichicamente, una madre di accettare una serie di rinunce che risultano accettabili, anzi persino fonte di gioia, solo all'interno di un orizzonte di valori tradizionali che, malauguratamente, non sono più sentiti come attuali. Di fronte a questa tacita imposizione quelle donne si sono ribellate, urlando tramite l'infanticidio tutto il loro desiderio di essere liberate dal peso di una maternità che era evidentemente per loro un fardello insopportabile, forse perché le costringeva a comportarsi come se tutto avesse senso, proprio mentre dentro di loro si sentivano martoriate da una angosciante mancanza di senso. L'espressione più profonda dello spirito del nostro tempo, balenata attraverso quei terribili omicidi, è dunque la percezione disgregante della mancanza di senso. Come si può spiegare la depressione che porta a dare e a darsi la morte, se non come angoscia da mancanza di senso? Come si può spiegare il fondamentalismo religioso di questi anni, se non come l'estremo tentativo di contrastare la mancanza di senso, negandola con tutte le forze?Con questa analisi non si vuole sostenere la tesi che la vita, il nostro essere nel mondo, sia uno scherzo del destino realmente privo di senso, un gioco inutile nel quale ogni scempio morale è reso lecito dalla mancanza di regole prestabilite. No, affermare questo sarebbe fare del fondamentalismo al contrario, vorrebbe dire sostituire a qualsiasi dio un nichilismo altrettanto dogmatico. La mancanza di senso è senza dubbio la condizione di una parte dell'umanità attuale, dovuta all'essere noi nel bel mezzo di una trasformazione sociale rapida ed incontrollabile: abbiamo perduto dei valori tradizionali e non abbiamo ancora trovato nuovi valori con cui sostituirli!

La depressione è sempre più... maschia!

La depressione si avvia a diventare un problema che travalica le differenze di genere tra maschi e femmine. Mentre finora i tassi percentuali di persone depresse mostravano una sorta di predisposizione femminile alla patologia, in futuro sempre più uomini saranno coinvolti nella diagnosi di sintomi depressivi. A sostenerlo è un Boadie Dunlop, docente presso la Emory University School of Medicine di Atlanta, in Georgia, secondo cui la chiave di volta che determinerà il cambiamento sarà la crisi economica, con il corollario degli stravolgimenti sociologici connessi. Spiega il prof. Dunlop: “le donne hanno una probabilità doppia rispetto agli uomini di sviluppare depressione grave, ma noi crediamo che nei prossimi decenni ci saranno dei grossi cambiamenti da questo punto di vista". Secondo Dunlop, le cause sono chiare: “una è che la società sta incoraggiando sempre di più gli uomini a discutere dei propri sentimenti e non a nasconderli come si faceva prima. In questa epoca storica, inoltre, c'è un profondo cambiamento della struttura economica che fa sì che i lavori nel settore manifatturiero, tradizionalmente fatti dai maschi, siano delocalizzati in altri paesi, o vengano superati dagli avanzamenti delle tecnologie. Nel futuro saranno sempre di più le famiglie in cui è la donna ad avere lo stipendio più alto, e questo potrebbe mettere in discussione il ruolo di 'protettore'”.

Nasce l'Autorità Garante per l'infanzia e l'adolescenza.

Approvata definitivamente la legge che istituisce l'Autorità Garante per l'infanzia e l'adolescenza. Tra i compiti del Garante, la promozione e la tutela del diritto dei minori di essere accolti ed educati prioritariamente nella propria famiglia, delle pari opportunità nell'accesso alle cure e all'istruzione anche durante i periodi di degenza, la collaborazione con gli enti e le associazioni nazionali ed internazionali operanti nel settore e la diffusione della conoscenza dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. L'Autorità può inoltre formulare proposte per il contrasto degli abusi, compresa la tratta dei minori, lo sfruttamento sessuale, la pedopornografia anche tramite internet e le pratiche di mutilazione genitale femminile. L'istituzione del Garante va nella direzione auspicata recentemente dall'OIL che, nella Giornata dedicata ai diritti dell'infanzia, ha sollecitato tutti gli Stati ad adottare le iniziative necessarie per contrastare il triste fenomeno dello sfruttamento dei minori, spesso impiegati in lavori rischiosi o nocivi, senza tutele o forme di prevenzione e senza istruzione. Secondo l'OIL sono 115 milioni i bambini coinvolti nel mondo in lavori rischiosi, specie nel settore agricolo, nei lavori domestici e nell'edilizia. Il fenomeno, secondo 'Save The Children' interessa anche il nostro Paese, dove sono circa 500.000 i minori coinvolti in attività di vario tipo: la maggior parte sono di origine straniera ma ci sono anche molti italiani, specie nelle regioni del Sud. Presenti in Italia anche 1.000 minori identificati come vittime di tratta tra il 2000 e il 2008, provenienti soprattutto da famiglie con un solo genitore o con più figli e con un reddito inferiore alla metà di quello nazionale.

lunedì 25 luglio 2011

Una guerra assurda che non ci appartiene.

Un soldato italiano, il caporalmaggiore David Tobini, è stato ucciso e altri due sono rimasti feriti, di cui uno in modo grave, in uno scontro a fuoco nella valle di Bala Murghab, nell'ovest dell'Afghanistan. Il secondo militare ferito, secondo quanto riferito dallo Stato maggiore della Difesa, non sarebbe in pericolo di vita. Durante un'operazione congiunta tra militari italiani e forze afghane nella zona a nord-ovest della valle di Bala Murghab, l'unità nella quale erano presenti anche i parà italiani è stata attaccata. Sale così a 41 il numero dei militari italiani caduti in Afghanistan. Il primo c.m. Tobini, nato a Roma il 23 luglio 1983, era in forza al 183° reggimento paracadutisti "Nembo" di Pistoia. L'attacco ai militari italiani è avvenuto - secondo quanto si è appreso - durante una fase di ripiegamento al termine di un'attività di controllo e ricerche nella valle del Murghab. Proprio nella fase finale dell'operazione il dispositivo italiano e afghano è stato preso di mira dagli insorti, che hanno ucciso il militare e ferito altri due soldati italiani. Quanti altri lutti dovremmo contare? Quanti altri soldati italiani dovremmo piangere? Quanti altri feriti dovremmo subire prima di dire basta a questa guerra che ha l'assurda pretesa di esportare pace, democrazia e libertà? In Afghanistan ancora un altro morto italiano e altri due feriti. Esprimendo cordoglio ai famigliari del caporalmaggiore David Tobini, e rinnovando la solidarietà ai feriti, ci auguriamo che la politica mondiale la smetta una volta per tutte con questa lunga quanto assurda guerra che ancora non comprendiamo, nè tantomeno ci sentiamo di condividere! E' ora che il governo italiano la smetta di rinviare una decisione improcrastinabile: quella del ritiro delle nostre forze armate. E' ora di dire basta a una guerra che non ci appartiene e che sta producendo un dispendio inutile di vite e di risorse economiche. Basta!
Con il militare ucciso oggi nello scontro a fuoco nella zona di Bala Murghab sono 41 i morti italiani dall'inizio della missione in Afghanistan nel 2004. Di questi, la maggioranza è rimasta vittima di attentati e scontri a fuoco, altri invece sono morti in incidenti, alcuni anche per malore ed uno si è suicidato. In alcuni casi i militari coinvolti non facevano parte di Isaf, come il tenente colonnello dei carabinieri Cristiano Congiu, ucciso poco piu' di un mese fa in un episodio di criminalita' comune. Il 2010 è stato fino ad oggi l'anno più sanguinoso, con 13 vittime. Ecco i nomi dei militari italiani morti dal 2004 ad oggi: Caporal maggiore GIOVANNI BRUNO - 3 ottobre 2004; Capitano di fregata BRUNO VIANINI - 3 febbraio 2005; Caporal maggiore capo MICHELE SANFILIPPO - 11 ottobre 2005; Tenente MANUEL FIORITO e maresciallo LUCA POLSINELLI - 5maggio 2006; Tenente colonnello CARLO LIGUORI - 2 luglio 2006; Caporal maggiore GIUSEPPE ORLANDO - 20 settembre 2006; Caporal maggiori GIORGIO LANGELLA e VINCENZO CARDELLA - 26settembre 2006; Agente Sismi LORENZO D'AURIA - 24 settembre 2007; Maresciallo capo DANIELE PALADINI - 24 novembre 2007; Maresciallo GIOVANNI PEZZULO - 13 febbraio 2008; Caporal maggiore ALESSANDRO CAROPPO - 21 settembre 2008; Maresciallo ARNALDO FORCUCCI - 15 gennaio 2009; Caporal maggiore ALESSANDRO DI LISIO - 14 luglio; Tenente ANTONIO FORTUNATO, Sergente Maggiore ROBERTO VALENTE, Primo caporal maggiore MATTEO MUREDDU, Primo Caporal Maggiore GIANDOMENICO PISTONAMI, Primo Caporal Maggiore MASSIMILIANO RANDINO, Primo Caporal Maggiore DAVIDE RICCHIUTO - 17 settembre2009; Caporal maggiore ROSARIO PONZIANO - 15 ottobre 2009; Agente Aise PIETRO ANTONIO COLAZZO - 26 febbraio 2010; Sergente MASSIMILIANO RAMADU' e caporalmaggiore LUIGIPASCAZIO - 17 maggio 2010; Caporal maggiore scelto FRANCESCO SAVERIO POSITANO - 23giugno 2010; Capitano MARCO CALLEGARO - 25 luglio 2010; Primo maresciallo MAURO GIGLI e caporal maggiore capo PIERDAVIDE DE CILLIS - 28 luglio 2010; Tenente ALESSANDRO ROMANI - 17 settembre 2010; Primo caporal maggiore GIANMARCO MANCA, Primo caporalmaggiore FRANCESCO VANNOZZI, Primo caporal maggiore SEBASTIANOVILLE, Caporal maggiore MARCO PEDONE - 9 ottobre 2010; Caporal maggiore MATTEO MIOTTO - 31 dicembre 2010; Caporal maggiore LUCA SANNA - 18 gennaio 2011; Tenente MASSIMO RANZANI - 28 febbraio 2011; Tenente colonnello dei carabinieri CRISTIANO CONGIU - 4giugno 2011; Caporal maggiore scelto GAETANO TUCCILLO - 2 luglio 2011; Primo caporal maggiore ROBERTO MARCHINI - 12 luglio 2011.

La politica si sta abbattendo da sola!

di Filippo Facci. E brava la Lega di forca e di governo. È l’unico partito del mondo che riesce a dirsi favorevole a un arresto e al tempo stesso a lasciare libertà di coscienza ai propri parlamentari: il che si è tradotto, in pratica, nell’esclusiva libertà di non essere sfavorevoli alla manette, meglio se dopo un’indicazione dall’alto: chiaro, trasparente, anzi, «coerente». L’indole segreta della Lega - una classe di giuristi - ha trovato finalmente sfogo a mezzo di un’attenta analisi degli articoli 273 e 274 del Codice, quelli che motivano le esigenze cautelari per Alfonso Papa e per chiunque altro: ciascun onorevole leghista - ne siamo certi - ha valutato attentamente che il rischio di inquinamento delle prove fosse «concreto e attuale», che il pericolo di fuga fosse effettivo, che i giudici, senz’altro, irrogheranno una pena superiore ai due anni, e soprattutto che ci sia la concreta possibilità che il soggetto indagato – magari proprio in questi giorni - commetta altri gravi delitti. Poi - che lo diciamo a fare - è chiaro che i parlamentari della Lega hanno verificato l’osservanza del comma 2 dell’articolo 275 (carcere solo come extrema ratio) e soprattutto del comma 3, secondo il quale gli arresti domiciliari non bastavano, eh no, non bastavano. Solo dopo tutto questo - peraltro a scrutinio segreto - la libera coscienza del parlamentare leghista medio ha quindi preso la sua decisione: mica come altri forcaioli che guardano solo ai sondaggi o agli ordini del capo. Oltretutto Papa è pure terrone. Per il resto, i paralleli col 1992 sono una moda consunta. Qualche punto in comune lo trovi sempre: crisi economica allora come oggi, politica e magistratura antagonisti, attriti istituzionali anche seri (dissidi tra le Camere, la Consulta contestata, il Capo dello Stato che parla tanto e ottiene poco) e ancora: manovre finanziarie pesanti (allora Amato, oggi Tremonti) e soprattutto una sfiducia nella classe politica che però si accompagna a una sfiducia in qualsiasi «casta», magistratura compresa, giornalisti compresi. E questa, al pari di altre, non è una differenza da poco: oggi la Lega non minaccia secessioni, la mafia non fa saltare in aria magistrati, e non piazza bombe che squarciano monumenti, la guerra fredda non è appena finita, non ci sono apparati dello Stato in totale subbuglio, la magistratura contesta le leggi ma non le blocca. Il clima è pesante, ma allora era da pazzi. Oggi la gente è incazzata, ma ancora di più è stanca. È disillusa. Nessuno - a parte Roberto Maroni, forse - pensa che arrestare politici sia una soluzione, e che ci sia - a parte quelli de Il Fatto - un regime da abbattere. Nel 1992 fu proprio la gente a travolgere l’equilibrio democristian-socialista (con il voto, in primis) e a consentire che Mani pulite facesse quel che ha fatto: perché è l’eterno «centro moderato», in Italia, che permette di fare le rivoluzioni. Oggi invece la sfiducia cresce, ma la gente ha molta più voglia di andare al mare che di scendere in strada a tirar monetine: anche perché, dopo il passaggio all’Euro, le monetine valgono. Chi minaccia o progetta di tirarle, alla fine, è la solita partita di giro, i soliti quattro coglioni che noi giornalisti aspettiamo al varco: per fargli fare un figurone, per scrivere che «è come il 1992». Ma nessuno sta abbattendo la politica. La politica, al limite, si sta abbattendo da sola.

A settembre la Riforma della Costituzione.

di Antonio Palmieri. Il Consiglio dei Ministri ha licenziato la prima bozza della riforma della Costituzione, che prevede tra le altre cose il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio, il Senato federale e il dimezzamento del numero dei parlamentari. Il 4 settembre ci sarà il varo definitivo del testo che poi andrà al voto di Camera e Senato. Questa riforma si unisce al disegno di legge di riforma del fisco e a quello della giustizia, che il governo ha varato nelle settimane scorse e completa il trittico delle grandi riforme indicate dal presidente Berlusconi come l'obiettivo della parte finale della legislatura. Queste riforme si uniscono a quelle già in essere e in via di completamento: scuola, università, federalismo fiscale, pubblica amministrazione e servizi on line, pensioni, giustizia civile, codice antimafia, codice del turismo. A questo sommario elenco vanno aggiunte tutte le misure anticrisi messe in campo per le famiglie, i lavoratori e le imprese. Fondametale, la messa in sicurezza dei conti pubblici fatta in questi quattro anni di crisi e senza la quale il nostro paese avrebbe rischiato il fallimento. Anche sul versante dei costi della politica il governo ha fatto la sua parte, tagliando del 20% il numero dei consiglieri comunali provinciali, degli assessori comunali e provinciali, azzerando i consiglieri di circoscrizione nei comuni e riducendoli del 20% nelle grandi città. Inoltre è stato tagliato del 30% il finanziamento pubblico ai partiti, del 10% lo stipendio dei ministri, di 1.000 euro al mese quello dei parlamentari. Nuove misure sono contenute nella manovra anticrisi appena approvata, altre ne arriveranno da Camera e Senato prima della pausa estiva e altre ancora sono contenute nella bozza di riforma costituzionale approvata oggi. In definitiva, possiamo essere soddisfatti di quanto realizzato finora. Non abbiamo fatto tutto quello che avremmo voluto fare, ma abbiamo fatto tutto quello che era possibile nelle condizioni economiche e politiche nelle quali ci troviamo a governare, come ha ricordato il segretario politico del PDL Angelino Alfano lo scroso primo luglio. E andiamo avanti...

Il fanatismo dagli occhi azzurri.

di Angelo D'Amore. La strage di Oslo deve far riflettere. Oggi si riteneva che il fondamentalismo islamico, fosse l'unica forma di minaccia per le democrazie occidentali e l'insormontabile ostacolo affinchè paesi sotto pregnanti dittature, potessero aspirare a vere forme di democrazia. Il massacro avvenuto in Norvegia, ahimè, smentisce questa tesi. Il fondamentalismo e il fanatismo, non possono essere racchiusi in un'unica matrice. Un Paese, storicamente evoluto ed aperto al pluralismo interculturale, multietnico e policonfessionale, esempio di convivenza interraziale, è stato sconvolto per mano di un suo abitante autoctono, un terrorista dagli occhi azzurri, il quale, in virtù di un radicato estremismo nazionalista xenofobo, ha compiuto una strage di innocenti. Questo barbaro eccidio, è stato consumato per difendere l'identità di un territorio da possibili "contaminazioni" esterne, in un momento storico in cui, la globalizzazione economica e l'integrazione culturale tra i popoli, è un fenomeno socio-culturale non più arrestabile. Il gesto brutale di un folle, animato da una convinta, ma distorta ideologia filo-nazionalista, non può minare e limitare la propensione democratica di un Paese ritenuto esempio di pacifica convivenza multietnica a cui anche noi italiani ci dovremmo ispirare. Ritengo, che la radicalizzazione e l’eccesso di difesa delle identità autoctone, possa comportare anche queste pericolose manifestazioni di violenza estrema. Temo purtroppo, che il rischio di emulazione, sia assai elevato.

Estate fresca. Estate... anomala!

Al mare e ai monti fresco e temporali in agguato. Gioisce solo chi è rimasto o rimarrà in città. Situazione ancora instabile sul nostro Paese almeno sino alla fine del mese. Mercoledì e sabato le giornate più temporalesche. Prima settimana di agosto forse più soleggiata e calda. L'Italia è ancora preda di una circolazione d'aria fresca ed in parte umida che dispensa condizioni di instabilità. Per il momento le correnti sono disposte mediamente dai quadranti settentrionali e i temporali visitano la dorsale appenninica e le aree di nord-est. Nuclei instabili sono diretti anche verso la Sardegna. Domani ancora tempo simile. Mercoledì l'arrivo di una nuova ondata fredda in quota inasprirà le condizioni instabili e i temporali al centro-nord diverranno nuovamente frequenti ed estesi alle zone pianeggianti. Giovedì e venerdì i fenomeni si concentreranno nuovamente sui rilievi, lasciando spazio a condizioni più soleggiate in pianura. Week end: l'ennesimo nucleo instabile visiterà prima il nord, domenica anche il centro e in forma più attenuata il sud, rinnovando l'occasione di assistere a rovesci e temporali sparsi. Prima settimana di agosto: alta pressione in rinforzo e tempo progressivamente più stabile, specie al centro-sud. Un pò di caldo moderato possibile, un pò più intenso al sud, ma da verificare.

Stazione Tiburtina: il giorno del fuoco!

Domenica 24 luglio. A Roma doveva essere una giornata senz'acqua per molti quartieri, proprio per consentire dei lavori importanti della Tav alla stazione Tiburtina. Invece è stato il giorno del fuoco! Un incendio nel secondo scalo ferroviario della città, che è durato 15 ore e ha spaccato in due l'Italia! Le fiamme, divampate verso le 4 di mattina per un problema elettrico, le cui cause andranno accertate, hanno raggiunto la sala operativa e invaso una palazzina di uffici e archivi degli anni '30. In tilt il sistema ferroviario che punta tutto sull'alta velocità e la tecnologia. La paralisi dello scalo Tiburtina, con treni costretti a transitare a bassa velocità per l'assenza di segnali elettrici, ha avuto ripercussioni sull'intera rete ferroviaria. Ritardi di ore si sono avuti nei principali snodi della Tav e delle altre linee, con migliaia di passeggeri costretti ad attese estenuanti sotto le pensiline, a Milano, Genova, Bologna, Firenze, Napoli e Palermo.
di Carla Vongher. Gentile direttore, in relazione all'incendio che si è propagato nella stazione Tiburtina la notte scorsa, vorrei riproporle un post che ho pubblicato nel mio blog l'estate scorsa. spero possa interessare. La foto che ho messo ritrae il progetto del Governo per la "Nuova Stazione Tiburtina". Chi come me è capitato in questi giorni in questa stazione si è reso subito conto di un nuovo e inaccettabile tentativo propagandistico. Arrivo alla stazione Tiburtina. La stazione è completamente transennata, gli accessi alle biglietterie segnalate da un nastro bianco e rosso... per accedervi occorre fare un giro lunghissimo, praticamente 4 isolati, la lunghezza perimetrale del palazzo della Stazione. Per scendere al piano dell'uscita solo le scale, piene di immondizia e liquami schifosi, anche l'ascensore è inaccessibile. Con i bagagli pesanti, sotto un sole arroventato pur essendo i primi giorni di settembre (ma si sa che dove ci sono lavori in corso il sole picchia più forte, forse per i ferri delle impalcature, forse per il cemento, forse per l'acciaio che riflette) raggiungo finalmente una biglietteria aperta...prima ho bisogno di un bagno visto che sono già alcune ore che viaggio. Le tolette della stazione Tiburtina sono di quelle a gettone, con le porte automatiche che si chiudono e si riaprono a tempo, quelle che ti fanno venire l'angoscia e ti fanno chiudere la vescica per la strizza di rimanervi dentro, prigioneri dello sporco e della puzza. Naturalmente propendo per un tipo di bagno tradizionale, ma anche se volessi entrarvi non potrei in quanto sono tutti bloccati e fuori uso. Vado all'unico bar aperto della stazione e chiedo un bagno. Il barista mi dice che il bagno è privato e mi invita ad andare a cercare un bar nella piazza adiacente la stazione, informandomi oltretutto che i lavori alla stazione sono cominciati due (2!) anni fa. mi incammino di nuovo sotto il sole, peraltro affamata e mi guardo intorno...tutti i bar irrimediabilmente chiusi! Intravedo un' insegna alla fine di una via e mi precipito...dentro, un grosso cartello, mi intima di consumare prima di usufruire del bagno, una recente sentenza del Tar, dice l'avviso, ma anche dopo aver ordinato, alla mia richiesta del bagno, il barista si mostra riluttante e solo dopo la mia insistenza si decide a darmi la chiave. Finalmente svuotata e rifocillata (per inciso mi hanno intimato di spegnere il pc portatile che avevo temporaneamente acceso mentre mangiavo un misero toast, se volevo rimanere lì seduta) torno in stazione...il primo treno per il luogo dove mi devo recare è solo dopo due ore perchè su quella linea circolano pochissimi treni (e sto parlando dell'Abruzzo non del Burundi)... non c'è una sala d'aspetto, non c'è uno straccio di panchina all'ombra, niente di niente! E allora mi sono chiesta: veramente il nostro Paese ha bisogno dell'alta velocità, delle opere faraoniche, dei ponti ultraelevati? Per fare cosa per unire i pezzi di un paese in pezzi?

La politica continua a sprecare i nostri soldi!

Gli italiani chiedono tagli alla politica e alle spese dei politici. E 'loro' cosa fanno? Una manovra finanziaria che è un vero e proprio massacro per la gente per bene di questo Paese e ... raddoppiano le 'loro' spese! Elicotteri a parte, si è svolta sabato 23 luglio, presso la Villa Reale di Monza, l'inaugurazione delle sedi distaccate dei ministeri decentrati: delle riforme, della semplicazione normativa e dell'economia, rispettivamente Umberto Bossi, Roberto Calderoli e Giulio Tremonti. Non sono mancate le polemiche, provenineti in particolare dalla capitale, ma il leader del Carroccio, ha tagliato corto: "Saranno contenti al Nord". Bossi, nonostante l'operazione alla cataratta che l'aveva tenuto lontano dal Consiglio dei ministri, arriva lostesso all'inaugurazione. Con un'ora di ritardo, ma arriva! Occhiali da sole e sigaro in bocca, viene accolto dagli applausi della "sua gente". Poi, in perfetto stile da Senatur, estrae una mazzetta di soldi dal taschino della camicia e inizia a sventorla gridando "Soldi al nord. L'apertura di queste tre sedi distaccate allo Stato non costa niente! Abbiamo pagato noi le scrivanie". Poi ha scherzato col titolare dell'economia: "Quando sono soldi suoi invece è sempre una tragedia - ha detto, riferendosi a Tremonti in fianco a lui -. Una volta sono riuscito a fargli pagare la cena e lui l'ha fotografato". Il leader del Carroccio - Maroni permettendo - ha poi spiegato ai presenti: "Abbiamo iniziato il decentramento, abbiamo dovuto iniziare. Potevamo iniziare dando le competenze alle regioni però, in un Paese dove non si vuol cambiare niente, nessuno ha la forza di fare nulla, si doveva pur cominciare". Presente anche la Michela Vittoria Brambilla titolare del... Ministro del Turismo (...ma è lei il Ministero e il Palazzo in via della ferratella 51 il ministro!? ...'la rossa' deve ancora spiegarcelo). Comunque, sembra che alle tre scrivanie alla Villa Reale di Monza, se ne aggiungerà una quarta, quella del MinistEro del Turismo: "Quando una cosa è buona, funziona dall'inizio - ha commentato Bossi - vedete, si è agganciata anche la rossa". Ma gli sprechi, anche se secondo 'loro' sono "una cosa buona" non finiscono mica qui. All’unanimità destra e sinistra hanno regalato a luglio all’Italia due authority in più, come non fossero bastate le decine già inventate negli ultimi anni. Con solo 3,2 milioni di euro da dividere per qualche poltroncina di prima fila nasceranno il Garante per l’infanzia e la Commissione nazionale per la promozione e la protezione dei diritti umani. Il primo è un organo monocratico, che costerà 1,5 milioni di euro all’anno (circa 200 mila euro lordi lo stipendio del Garante). La seconda autorità costerà 1.735.150 euro. Tutto questo era proprio quello che il Paese chiedeva! Tutto questo era proprio quello che ci voleva nel pieno delle polemiche sui costi della politica!

venerdì 22 luglio 2011

Che bello... l'elicottero!!!

di Paola Mauri. Ieri dovevo andare ad una sagra paesana a qualche chilometro da casa mia. C’erano prodotti piccanti e nostrani, rossi come il fuoco! Non vedevo l’ora. Tutto a posto, tutto pronto. Salgo, di lì a poco, sull’elicottero che, tutto sommato, è il mezzo più comodo per arrivare a destinazione. Ho scartato il treno e la macchina perché in un battibaleno sarei arrivata sul posto. E devo dire che con l’elicottero ti godi anche un pò di relax, guardi il panorama e... ti eviti il traffico, le curve, ed i semafori. La spesa dell’affitto del mezzo può essere serenamente affrontata da chiunque, visto pure il costo delle autostrade, della benzina e del gasolio. Ho pure evitato le multe. Pertanto, gira, gira, ho anche risparmiato. Quindicimila euro in più o in meno ma che sono in definitiva? Ben venga quindi. Lo consiglio a tutti!
IL FATTO. Renata Polverini arriva in elicottero a Rieti per partecipare... alla fiera mondiale del peperoncino!!! E il viaggio diventa a dir poco 'piccante'! Tutta colpa di un battibecco tra la presidente, un giornalista e l’intervento dell’ex parlamentare reatino Guglielmo Rositani con tanto di minacce di schiaffi. Il giornalista chiede a Renata Polverini: "È vero che è arrivata a Rieti in elicottero?". Il giornalista in particolare vorrebbe sapere se l'elicottero è della Protezione civile. E la presidente della Regione risponde: "Lei non troverà alcuna spesa che mi riguarda, non prendere cantonate. Studia, non fare come i tuoi colleghi della casta dei giornalisti". E mentre il cronista, continuava a chiedere delucidazioni, il consigliere Rai ed ex parlamentare Guglielmo Rositani, gli risponde: "Vada via, altrimenti la prendo a schiaffi". Renata Polverini a questo punto dice a Rositani: "Stai tranquillo". E al cronista: "Non ho nulla da spiegare. Pago tutte le spese che faccio. L’importante è che non vado con i soldi pubblici, vai tranquillo caro". Di fatto non ci sono risposte, ma di chi è l'elicottero e chi ha pagato il viaggio? Tutto tace anche se il veivolo dovrebbe appartenere a una società privata che ha rapporti indiretti con la Regione attraverso la Protezione civile e il Corpo Forestale. Del rsto... questi sono i costi della politica. Ma evidentemente, mentre i cittadini sono costretti a sacrifici sempre più insostenibili, come il pagamento dei ticket sanitari, la Polverini ritiene così importante il peperoncino, da correre lì in elicottero per il rilancio di una politica piccante!

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