di Sirio Valent. Più disoccupati, stipendi più bassi, pensioni rinviate di anni. La Bce crede che l'Italia si salverà così, garantendo all'euro la tranquillità di fronte ai mercati finanziari. Dovremmo quasi ringraziare il governo per non aver saputo esaudire Francoforte, oggi staremmo molto peggio. Ma è davvero questa la cura giusta della crisi? Il 5 agosto piombava sul tavolo di Palazzo Chigi una lettera esplosiva e gelosamente tenuta 'segreta' dai destinatari. Mittenti, i governatori della Banca centrale europea - Jean-Claude Trichet uscente e Mario Draghi entrante - decisi a prendere il toro del debito italiano per le corna. "L'Italia deve aumentare i suoi sforzi per rafforzare la credibilità della propria firma", si legge all'incipit del testo, custodito come segreto di Pulcinella per quasi due mesi nelle sale del potere. All'ovvia considerazione, però, segue un diktat neoliberista che dovrebbe far tremare i polsi. Cosa chiese e chiede ancora l'Europa all'Italia? Privatizzare i servizi pubblici. Rendere più "flessibile" il lavoro. Alzare l'età pensionabile e stringere i criteri per ottenere l'agognato assegno mensile. Il mantra di Trichet e Draghi è noto: le aziende devono avere mano libera, non conoscere costi sociali e costrizioni contrattuali. Perchè loro sono il motore della crescita, con i loro profitti, i loro investimenti, i loro consumi. Ma funziona davvero? Le privatizzazioni non hanno migliorato i servizi alla comunità: lo dimostra l'esperienza dell'acqua pubblica, gestita dai privati con costi doppi rispetto a quelli statali. Riflettiamo sul mondo del lavoro. La contrattazione di 2 livello rende più facile ridurre personale e salario, in nome della produttività. Lo stesso fa il licenziamento senza giusta causa, e in generale la flessibilità lavorativa. Il risultato è più disoccupati e cassaintegrati da una parte, maggior carico di lavoro allo stesso salario dall'altra. Dal punto di vista della crescita economica, del Pil insomma, è un fallimento: i disoccupati comprano meno, avendo meno soldi, e gli impiegati hanno meno tempo per spendere. Se l'export resta una linea piatta sull'elettrocardiogramma, chi compra i beni e i servizi prodotti dalle nostre aziende? Probabilmente chi resta fuori dal mondo del lavoro: gli under 25, forse anche under 30, ormai, e i pensionati. Non più over 60, ma over 65 in tutti i settori. I primi vengono mantenuti dagli stessi disoccupati di prima, o dagli impiegati sovraccaricati, e finiscono per diventare dei buchi neri di consumo a basso valore aggiunto - divertimenti, cibo, studio. Non certo un investimento per il futuro. I pensionati sono ottimi consumatori, hanno tempo per spendere e l'assegno mensile fisso. Ma diminuiscono di numero, se l'età limite sale e i criteri diventano più stringenti. Se poi riduciamo l'entità della pensione, il loro apporto al sistema paese si chiude sui prodotti farmaceutici e sul sistema sanitario nazionale. Ricorda molto da vicino l'Italia del dopoguerra: un mondo contadino dove non si andava mai in pensione, si lavorava al prezzo deciso dal proprietario della terra - senza fiatare sul salario - e si comprava carne una volta al mese. E' questo il Paese che uscirà dalla crisi?venerdì 30 settembre 2011
La lettera 'segreta' della Bce all'Italia.
di Sirio Valent. Più disoccupati, stipendi più bassi, pensioni rinviate di anni. La Bce crede che l'Italia si salverà così, garantendo all'euro la tranquillità di fronte ai mercati finanziari. Dovremmo quasi ringraziare il governo per non aver saputo esaudire Francoforte, oggi staremmo molto peggio. Ma è davvero questa la cura giusta della crisi? Il 5 agosto piombava sul tavolo di Palazzo Chigi una lettera esplosiva e gelosamente tenuta 'segreta' dai destinatari. Mittenti, i governatori della Banca centrale europea - Jean-Claude Trichet uscente e Mario Draghi entrante - decisi a prendere il toro del debito italiano per le corna. "L'Italia deve aumentare i suoi sforzi per rafforzare la credibilità della propria firma", si legge all'incipit del testo, custodito come segreto di Pulcinella per quasi due mesi nelle sale del potere. All'ovvia considerazione, però, segue un diktat neoliberista che dovrebbe far tremare i polsi. Cosa chiese e chiede ancora l'Europa all'Italia? Privatizzare i servizi pubblici. Rendere più "flessibile" il lavoro. Alzare l'età pensionabile e stringere i criteri per ottenere l'agognato assegno mensile. Il mantra di Trichet e Draghi è noto: le aziende devono avere mano libera, non conoscere costi sociali e costrizioni contrattuali. Perchè loro sono il motore della crescita, con i loro profitti, i loro investimenti, i loro consumi. Ma funziona davvero? Le privatizzazioni non hanno migliorato i servizi alla comunità: lo dimostra l'esperienza dell'acqua pubblica, gestita dai privati con costi doppi rispetto a quelli statali. Riflettiamo sul mondo del lavoro. La contrattazione di 2 livello rende più facile ridurre personale e salario, in nome della produttività. Lo stesso fa il licenziamento senza giusta causa, e in generale la flessibilità lavorativa. Il risultato è più disoccupati e cassaintegrati da una parte, maggior carico di lavoro allo stesso salario dall'altra. Dal punto di vista della crescita economica, del Pil insomma, è un fallimento: i disoccupati comprano meno, avendo meno soldi, e gli impiegati hanno meno tempo per spendere. Se l'export resta una linea piatta sull'elettrocardiogramma, chi compra i beni e i servizi prodotti dalle nostre aziende? Probabilmente chi resta fuori dal mondo del lavoro: gli under 25, forse anche under 30, ormai, e i pensionati. Non più over 60, ma over 65 in tutti i settori. I primi vengono mantenuti dagli stessi disoccupati di prima, o dagli impiegati sovraccaricati, e finiscono per diventare dei buchi neri di consumo a basso valore aggiunto - divertimenti, cibo, studio. Non certo un investimento per il futuro. I pensionati sono ottimi consumatori, hanno tempo per spendere e l'assegno mensile fisso. Ma diminuiscono di numero, se l'età limite sale e i criteri diventano più stringenti. Se poi riduciamo l'entità della pensione, il loro apporto al sistema paese si chiude sui prodotti farmaceutici e sul sistema sanitario nazionale. Ricorda molto da vicino l'Italia del dopoguerra: un mondo contadino dove non si andava mai in pensione, si lavorava al prezzo deciso dal proprietario della terra - senza fiatare sul salario - e si comprava carne una volta al mese. E' questo il Paese che uscirà dalla crisi?L'Italia non cresce. Famiglie più povere.
ITALIA. Secondo i dati Istat, il rapporto tra deficit e Pil nel secondo trimestre dell'anno è stato pari al 3,2%, valore superiore di 0,7 punti percentuali rispetto a quello registrato nello stesso trimestre del 2010 (quando era stato pari al 2,5%). Nei primi sei mesi del 2011, il rapporto tra deficit e Pil è risultato pari al 5,3%, in miglioramento di 0,1 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente. Nel secondo trimestre dell'anno, le entrate totali sono aumentate dello 0,1% in termini tendenziali. La loro incidenza sul Pil risulta pari al 44,9%, in riduzione rispetto al 45,7% del corrispondente trimestre del 2010. Nei primi sei mesi del 2011, invece, le entrate totali sono aumentate dell'1,9% sempre su base annua, con una incidenza sul Pil del 42,8% (dal 43,0% del corrispondente periodo del 2010). Le entrate correnti - fa inoltre sapere l'Istat - hanno registrato nel secondo trimestre 2011 un aumento tendenziale dell'1,3%, risentendo di una riduzione delle imposte dirette (-1,6%) e di un aumento delle imposte indirette (+0,2%), dei contributi sociali (+2,9%) e delle altre entrate correnti (+11,3%). Le entrate in conto capitale sono risultate, invece, in diminuzione del 57,0%, a causa delle minore entrate delle imposte in conto capitale (dovute ad una riduzione di versamenti una tantum) e delle altre entrate in conto capitale.FAMIGLIE. Sempre secondo i dati Istat, al netto dell'inflazione, il potere di acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% rispetto al secondo trimestre del 2010. Nel secondo trimestre la propensione al risparmio delle famiglie, definita dal rapporto tra il risparmio lordo delle famiglie e il loro reddito disponibile (dati destagionalizzati), è stata pari all'11,3%, in diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,2 punti percentuali rispetto al secondo trimestre del 2010. Si tratta del dato più basso da 11 anni, dal primo trimestre del 2000 quando la propensione al risparmio delle famiglie si attestava all'11,1%. La flessione congiunturale del tasso di risparmio - spiega l'Istat - è il risultato di una crescita del reddito disponibile (+0,5%) più contenuta rispetto alla dinamica della spesa per consumi finali (+0,9%) espressa in valori correnti. Ugualmente, rispetto al secondo trimestre del 2010, il reddito disponibile delle famiglie in valori correnti è aumentato del 2,3%, a fronte di una crescita del 3,7% della spesa delle famiglie per consumi finali.
Santo Versace: hai fatto una minchiata!
di Ricky Filosa. Da calabrese a calabrese, senza peli sulla lingua, mi sento di dire a Santo Versace: hai fatto una minchiata. Lasciare il PdL perchè? Perchè a te piace lavorare e all'interno del partito non lo puoi fare? E chi lo dice? Conosco tanti parlamentari del Popolo della Libertà che si danno da fare alla grande, in Parlamento e sul territorio. Senza aspettare il permesso del Capo, ma rimboccandosi le maniche e lavorando; certamente ne conosco altri che a Roma vengono solo a pigiare un bottone, che non sanno parlare l'italiano in maniera corretta, che capiscono di politica come ne capisce una foca. Tutti frustrati. Alcuni di loro li rivedi oggi nel Fli di Gianfranco Fini. Ma lo stesso vale per le altre forze politiche: non è che nel Pd, nell'Udc o nell'Idv siano tutti geni o acculturati. Tant'è. La scelta di Versace, anche nei tempi - ieri era il 75esimo compleanno di Berlusconi - mi provoca grande disgusto. Un regalo avvelenato per il premier, di cui non si sentiva affatto il bisogno. Già durante la giornata di ieri fonti parlamentari pidielline, commentando con ItaliaChiamaItalia la decisione del fratello del famoso stilista di moda, "non lo rimpiangeremo", confessavano. Questo è poco ma sicuro. Versace in questi 3 anni di legislatura si è distinto ben poco per la sua attività politica. Ora radio, giornali e tv lo vogliono, perchè l'informazione non ha pietà e cerca il sangue per fare audience. Un po' come era successo con Fini, ve lo ricordate? Il presidente della Camera durante lo strappo con Berlusconi, e nelle settimane successive, era onnipresente, i media parevano essersi innamorati di lui all'improvviso. Ma poi il fascino dell'ex leader di An si è afflosciato, sgonfiato, ed oggi tutta quell'attenzione nei confronti di Gianfry non c'è più. Lo stesso varrà per Versace, che per ora ha trovato posto nel Gruppo Misto e chissà domani a quale porta busserà. Futuro e Libertà lo vuole: venga con noi, hanno detto i futuristi, con la sete di parlamentari che hanno. Figurati. Giornalisti schierati a sinistra lo applaudono: bravo Santo, hai fatto bene. Certo, loro - insieme a tutta l'opposizione - se il PdL perde un pezzo godono; se il Governo va sotto, per loro è ogni volta una libidine. Una libidine coi fiocchi. Ma Santo Versace questo lo sa? E pensare che è stato il Cavaliere a volerlo con forza capolista del PdL in Calabria. Forse lealtà e riconoscenza per alcuni sono parole che non significano niente. Peccato. Santo ora potrà lavorare di più, stando fuori dal PdL? Barzellette. Se avesse davvero quella dignità che proclama, dovrebbe dimettersi e tornare a casa, a condividere con la sinistra (?) Donatella il portafoglio pieno e le parole al vento. Dice che Silvio lo ha scelto per portare il suo potenziale di imprenditore nel Sud, ma noi, conoscendo bene quel territorio, abbiamo il forte dubbio che sia stato nominato come e insieme a quei portatori d'acqua che vengono dal mondo dello spettacolo e della moda per attrarre la parte più spensierata e gossipara dell'elettorato: è già successo a destra e a sinistra, con i vari Jerry Scotti, Gino Paoli, la pur brava Iva Zanicchi, e perfino, in tempi di contestazione, con la pornostar Ilona Staller. Non meni il can per l'aia, il trasformista Versace, lasci la poltrona a qualcun altro più laborioso e meritevole. Repricing, rivedere i prezzi degli immobili!
Il settore immobiliare in Italia, lo sappiamo, vive una fase di stallo e per dare una scossa è necessario fare una cosa sola: rivedere i listini. E i primi a farlo devono essere le banche, che continuano a tenere nei loro portafogli immobili svalutati, di fatto, ma tenacemente fermi nei prezzi. Ma chi avrà il coraggio di farlo per primo? Un'inchiesta di Casa plus 24, il supplemento del Sole 24 ore, ha intervistato diversi esperti in merito. La questione è questa: perché con la crisi i valori immobiliari negli altri paesi sono scesi del 30-40% e in Italia in misura decisamente minore? Secondo alcuni analisti sono le banche a tenere tutto fermo, ma se fossero obbligate a ricapitalizzarsi, come chiede il fondo monetario internazionale, dovrebbero per forza svalutare il proprio portafoglio immobiliare, tra l'altro sostanzioso, e darebbero il via alla revisione dei listini, con effetto domino. Altri analisti ritengono invece che siano i proprietari a tenere tutto bloccato, con il loro arroccamento sui listini del 2007, ossia quando le tempeste finanziarie che stiamo vivendo non se le immaginava nessuno. Il fenomeno, dal punto di vista economico, si chiama repricing, e non è nient'altro che il cambiamento dei prezzi, per adeguarli alle mutate condizioni economiche. Particolarmente evidente è la paralisi creata dalle banche rispetto agli uffici e i fabbricati commerciali e industriali: pur di tenere nei loro attivi il valore potenziale (del 2007) di questi immobili, bloccano tutto il mercato. In un momento difficile come questo per il mercato immobiliare e la difficoltà di comprare e vendere casa, è il caso di fare una lista di memorandum e limiti da non dimenticare per non trovarsi in situazioni complicate. Ecco come:1. Comprare casa con meno denaro di quanto la banca approvi. Fino a qualche anno fa ottenere un mutuo era più semplice, al punto che l'operazione era diventata una pura formalità. le banche erano disposte a prestiti lauti e molte persone hanno comprato casa convinte che i prezzi sarebbero continuati ad aumentare e che in un futuro prossimo saremmo stati tutti più ricchi al punto da poterci continuare a permettere di pagare il mutuo senza problemi. Al contrario di quanto ci si aspettava, invece, sono molti i casi di chi oggi non riesce a pagare un mutuo o che semplicemente si ritrova con un valore del mutuo superiore al valore attuale della casa, così da non poter accedere ad un maggiore credito. Oggi si tratta molto di più il prezzo di un'abitazione e si fanno offerte al ribasso che fanno si che si debba chiedere meno denaro alle banche, in un momento in cui, inoltre, i soldi in generale scarseggiano. In futuro è bene ricordare che è il caso di accendere un mutuo solo per ciò di cui si ha davvero bisogno, e per una somma che si sia in grado di pagare anche in uno scenario pessimista come può essere quello della perdita del lavoro o di una brutta situazione economica. si dovrebbe tener conto anche del fatto che comprarsi una casa deve coincidere con una necessità, anche perché a più case corrispondono anche più spese (mantenimento, assicurazione, tasse, ecc.)
2. Bisogna comprare pensando al lungo termine. Nel momento migliore per il mercato immobiliare, molta persone comprarono case esistenti solo sulla carta con la speranza di venderle in meno di un anno e nel peggiore dei casi in tre o quattro con un sostanziale guadagno. Anche se vennero finanziate molte case con mutui facili da pagare all'inizio, e che poi aumentarono (mutui variabili o prodotti finanziari sconosciuti) che fecero sembrare comprarsi una casa una cosa semplice, nonostante gli alti prezzi di vendita. in realtà non fu così. Al momento di comprare casa, dunque, bisogna farlo pensando al lungo termine e non come se si trattasse di un investimento in borsa o una speculazione finanziaria della quale ci si possa liberare nel giro di qualche mese, guadagnandoci i giusti benefici. La maggior parte degli acquirenti attuali partono dal presupposto che resteranno in quella casa almeno dai 7 a 10 anni. Oltretutto l'acquisto si deve fare pensando al tenore di vita che ci si può permettere nei successivi 10 anni (in una zona residenziale o una casa sufficientemente grande se si pensa di avere figli). Se si pensa che non si rimarrà in una casa per tutto questo tempo o che il nostro lavoro richiede spostamenti o traslochi, è meglio scegliere la flessibilità di vivere in affitto.
3. Risparmiare e liquidare i crediti prima di chiedere un mutuo. Risparmiare, cercare di mettere da parte le entrate e non avere debiti al momento di comprare una casa sono regole che possono sembrare ovvie ma che in passato non lo sono state per tutti. Quante persone avevano un'automobile nuova comprata a credito ancora prima di ricevere il primo stipendio? Quante le persone che compravano casa senza avere risparmi? Quante chiedevano un mutuo al 100% del valore della casa? E quante ancora comprarono pur avendo un lavoro poco stabile o un salario basso? In questi casi bisogna essere un po' alla vecchia maniera, e non lasciarsi trascinare dalle mode. Per acquistare casa c'è bisogno di avere dei risparmi, non avere debiti godere di entrate più stabili possibili. Una volta le banche concedevano i mutui con un comprovato appoggio nella qualificazione del credito, ma oggi le cose sono cambiate, e anche gli istituti di credito non concedono finanziamenti se non a quelle persone che forniscono le migliori garanzie e questo è ciù cui si deve aspirare. Ottenere un credito con una valutazione non buona dà quasi la garanzia che ci si imbatterà in difficoltà allo step successivo. Per cui è meglio rivolgersi alla banca nel momento in cui si può ottenere la valutazione migliore e superare l'esame per il credito con il voto migliore.
4. Leggere bene i documenti del mutuo. I mutuatari insolventi che ci sono attualmente sul mercato sono di due tipi: o sono vittime di un mutuo che non conoscevano bene o hanno perso le proprie fonti di ingresso. Sicuramente alcuni appartengono alle due categorie. Non si deve mai entrare a far parte del primo gruppo, perché in questo caso siamo proprio noi a peccare di qualche mancanza. un mutuatario deve conoscere a menadito il suo mutuo, le clausole, le scadenze, i costi di commissione e i prodotti associati. Se per qualsiasi motivo c'è qualcosa di non chiaro, è meglio domandare senza nessun tipo di vergogna e negarsi a sottoscrivere qualcosa, se è il caso. Se non si conoscono bene i mutui e se c'è qualcosa che non va, esistono professionisti che possono esserci d'aiuto per evitarci pagamenti salati e soprese future.
Ora tocca a noi. Domani tutti in piazza!
di Nichi Vendola. Rivolgo un appello alle donne e agli uomini che non si rassegnano ad assistere impotenti al declino italiano, alla distruzione di vincoli sociali e democratici che rendono unita la comunità nazionale del Paese. A questo siamo ormai giunti con la destra al governo. In un crescendo di diseguaglianze e ingiustizie sociali, di smarrimento di un ruolo e di una funzione dell’Italia dentro l’Europa e nel mondo, di pieno spossessamento dei diritti, nel campo del lavoro, dell’ambiente, del sapere, della sfera soggettiva e individuale delle persone. La crisi economica, a lungo negata come non ci dovesse riguardare, si manifesta ora in tutti i suoi effetti dirompenti, disgreganti, duraturi nel tempo, tanto sulla vita delle singole persone come su quella delle istituzioni, a partire da quelle più prossime ai cittadini, come i tanti comuni italiani messi ormai nelle condizioni di rinunciare a programmare lo sviluppo del proprio territorio. C’è un paese colpito al cuore, smarrito, umiliato e offeso, intaccato ormai alla radice in quel che di più prezioso possa dirsi convinto: il senso di una speranza, di una possibilità autentica di cambiamento, di costruzione di una prospettiva dignitosa e libera di futuro per ciascuno, a partire da quelle ragazze e quei ragazzi che si aprono al compimento stesso della loro esistenza e oggi la intravvedono densa di minaccia anziché di possibilità. Occorre un’opera di rigenerazione del Paese. Non solo politica. Insieme morale, democratica, sociale e prima ancora culturale. Perché è proprio a partire dai capisaldi culturali con cui questa destra si è insediata nel Paese, dal lavoro ai diritti, che ha avuto inizio e oggi giunge al più nefasto degli esiti possibili, lo smantellamento di una identità comunitaria nazionale. Occorre dare, da subito, segnali forti, credibili, mettere in campo prima possibile una proposta di alternativa. Larga, unitaria, popolare, incentrata su un’idea forte di cambiamento da presentare al Paese, mobilitando energie, risorse, intelligenze, speranze ben presenti, come si è visto nella recente tornata di elezioni amministrative e nell’esito stesso del voto referendario. All’epilogo della crisi politica e morale della destra, capace di trascinare nel pantano e nella rassegnazione il Paese, è sempre più urgente da parte nostra contrapporre un’accelerazione per presentare all’Italia una grande, coesa, unita, coalizione di centrosinistra, forte di una sua autonoma agenda di governo. Attese, ritardi, divisioni, dilazioni, separatezze, apparirebbero insensate, incomprensibili, rispondenti a pure logiche di parte, di fronte alla primaria necessità di costruire una risposta per voltare pagina e avviare il cambiamento. Il primo ottobre alle 15.30 in piazza Navona a Roma saremo tanti e tante. La manifestazione lanciata da SEL è diventata rapidamente qualcosa di molto più ampio. Ci saranno altre forze politiche come l’IdV ed esperienze di impegno sociale e culturale. Hanno aderito figure importanti come Dario Fo, Don Gallo e Amelia Frascaroli. Ci sarà la base di tutte le forze che in questi anni hanno contrastato non solo Berlusconi ma l’intero impianto del berlusconismo. E’ lecito sperare che alla fine l’opposizione ci sia tutta. Per la nostra gente sarebbe il segnale più atteso. La posta in gioco va molto oltre la stessa fine del peggior governo della storia repubblicana. Non dovrà essere solo un’altra manifestazione di protesta e giusta indignazione contro questo governo. La parabola del berlusconismo è arrivata alla conclusione: questione di giorni, settimane o mesi, non di anni. Berlusconi è all’ultimo atto, ma da quanto resisterà e da come alla fine cadrà dipenderà in buona parte il nostro futuro. Perché la fine di Berlusconi sia anche il tramonto del berlusconismo, perché la parola ritorni al popolo con le elezioni democratiche e non alle élites con un governo tecnico, perché a decidere il nome dei/le candidati/e, a partire da quello per la guida del governo, siano le primarie e non le segreterie dei partiti, perché, dopo questo ventennio populista, non ne arrivi un altro diverso nelle forme e identico nella sostanza, è imprescindibile che a far cadere il governo di Silvio Berlusconi sia la democrazia e non la tecnocrazia, siano i lavoratori e le lavoratrici e i cittadini e le cittadine, sia il ritrovato protagonismo di un popolo. Un popolo del centrosinistra che si ritroverà sabato pomeriggio in piazza Navona. Ora tocca a noi. Vi aspetto in piazza il 1° ottobre. Liberarsi di Berlusconi. Presto, subito!
di Massimo Donadi. La salvezza nazionale è liberarsi di Berlusconi. Presto, subito. Ma il governo di salvezza nazionale non è la scelta migliore per l’Italia. Spieghiamoci su questo punto, perché è necessaria fare un po’ di chiarezza. Per governo di salvezza nazionale si intende un esecutivo composto da tutte (o quasi) le forze parlamentari. Quindi un governo Pdl-Pd-Udc-Lega. Idv no, per nostra scelta, perché ci siamo sempre chiamati fuori da quella che riteniamo essere un’ammucchiata politica. Da più parti si sostiene che questo esecutivo bipartisan possa essere la soluzione migliore per traghettare il Paese fuori dalla crisi economica che lo sta indebolendo. Non è vero. Questi gran soloni della politica ci dicano quale credibilità sulla scena internazionale potrebbe avere un governo guidato - per esempio - da Angelino Alfano, il delfino di Berlusconi, e composto da ministri che hanno avuto incarichi importanti nel governo peggiore della storia repubblicana. Ve lo diciamo noi: nessuna. Chi ha sostenuto Berlusconi contro tutti e tutti è corresponsabile dello sfascio economico, sociale ed istituzionale cui questo dissennato premier ha condannato l’Italia. In qualsiasi altro paese democratico questa banda (e qui mi fermo), dopo tutti i guai combinati, sarebbe impresentabile. Il problema non è più solo Berlusconi, ma anche la sua ‘corte dei miracoli’, che ne ha condiviso la sorte e le scelte, assecondandolo anche quando sarebbe stato indispensabile agire in maniera diversa, per amor di patria. Se le opposizioni dovessero cedere al fascino del potere e prestare i loro voti per governare con chi per anni ha fatto il male dell’Italia, farebbero un errore storico. Il premier spagnolo Zapatero, con grande dignità, ha preso atto della necessità di dare alla Spagna un nuovo corso e si è dimesso, andando incontro ad una sconfitta pressoché sicura alle prossime elezioni politiche. C’è un abisso di serietà e credibilità che separa Zapatero da Berlusconi, siamo tutti d’accordo. Ma non solo, la mancanza di credibilità riguarda oggi tutto l’esecutivo. Alfano, il giovane, quale credenziali ha? Il Lodo Alfano? Ma per favore? E Bossi? Lasciamo stare. Maroni? Maroni, che da un lato dice di combattere la mafia e dall’altro salva Saverio Romano? Saverio Romano, appunto, altro grande ministro di questo governo. E Brunetta? Gelmini? Brambilla? Metto il punto interrogativo e lascio a voi le considerazioni. Entrerebbero anche loro in un governo di salvezza nazionale? Diciamoci la verità: son persone che hanno ricoperto (e ricoprono purtroppo) incarichi prestigiosi e impegnativi solo perché c’è Berlusconi presidente del consiglio dei ministri. All’Italia serve una nuova classe dirigente, non un governo di salvezza nazionale con le stesse facce.Il 'chicco' che abbronza senza sole!
Amori estivi che finiscono... abbronzatura che se ne va... tristezza che ti prende! Se per i primi non c'è altro rimedio se non il proverbiale "chiodo scaccia chiodo" e il più ecumenico... "morto un Papa se ne fa un altro", non è invece il caso di rattristarsi più di tanto per la tintarella che scompare giorno dopo giorno! Se per ora l'unico rimedio sembrano le creme autoabbronzanti o noiose sedute sui lettini solari, le cose potrebbero presto cambiare. Come spesso accade in materia di abbronzatura, le novità arrivano dall'Australia ma questa volta hanno la forma di un chicco di riso. Niente creme, niente pastiglie da prendere per stimolare la melanina: basterà un piccolo impianto sotto pelle per ottenere un'abbronzatura perfetta per almeno 3 mesi. L'innovativo prodotto è stato messo a punto da un'azienda farmaceutica che da tempo stava lavorando a un farmaco per curare persone affette da una rara forma di fotosensibilità, dunque impossibilitate ad esporsi direttamente ai raggi solari (un progetto di ricerca costato 80 milioni di dollari, secondo quanto dichiarato dall'azienda). "Scenesse Implant" - questo il nome del nuovo trattamento - altro non è che una capsula di afamelanotide, piccola come un chicco di riso, che va impiantata sottopelle. Produce un'abbronzatura sana, ovvero stimola la produzione di melanina (e dunque la colorazione della nostra cute, a seconda del tipo di gradazione che si desidera) ma fa da filtro e controlla quanti raggi UV vengono assorbiti, schermando quelli più dannosi. Inutile dire che il farmaco ha subito attirato l'attenzione della comunità scientifica: in Inghilterra ha ricevuto il riconoscimento ufficiale dal Cancer Research UK, che ha studiato i suoi effetti a breve termine e ne ha dichiarato le potenzialità preventive contro i tumori della pelle, un rischio da non sottovalutare in un Paese come l'Inghilterra ossessionato dalla tintarella (basterebbe ricordare il refrain sulle sorelle Middleton, dette Middletan - tan in inglese significa abbronzatura - alla vigilia delle nozze tra William e Kate). "Potenzialmente l'impianto è un metodo alternativo di abbronzatura, sano e sicuro", ha dichiarato al Times Lesley Rhodes, docente di dermatologia sperimentale alla Manchester University. Va tuttavia ricordato, ha aggiunto la professoressa, che gli effetti a lungo termine sono ancora in fase di studio e sono sotto la lente di osservazione degli scienziati. È ancora troppo presto per capire se l'impianto, nato per risolvere un problema medico, si trasformerà in un alleato prezioso per l'industria cosmetica mondiale e per i maniaci della tintarella. Tuttavia, considerati i numeri delle persone che usano lettini solari e spray autoabbronzanti, c'è da scommettere che sentiremo ancora parlare del "chicco che abbronza".Immigrati: sì a diritto cittadinanza e voto.
di Nichi Vendola. L’immigrazione di popolazioni in fuga da guerre e miserie rappresenta un dato strutturale, direi inevitabile. Tuttavia l’accoglienza non ha solo aspetti umanitari, ma riguarda direttamente i nostri interessi, perché per l’Europa e per l’Italia, in crisi economica e in stasi demografica, gli immigrati sono la salvezza. Invece, vediamo sia in Europa che in Italia svilupparsi campagne politiche-culturali di stampo xenofobo, il cui significato dal punto di vista della civile convivenza è ormai sotto gli occhi di tutti, come dimostra anche la rivolta di Lampedusa. Ma è preciso anche il significato economico di quelle campagne: accumulare una forza-lavoro da tenere in condizioni semi-schiavistiche da contrapporre alla forza-lavoro indigena, per una sorta di guerra fra poveri. Nel processo di precarizzazione del mercato del lavoro la presenza di manodopera straniera sommersa e in ‘nero’, serve a consentire che si possa abbattere il costo del lavoro e, con esso, di abbattere anche le tutele e i diritti dei lavoratori. Non capisco proprio coloro che, con sentimenti di forte critica e opposizione al governo Berlusconi, salvano il ministro Maroni, che è soltanto un ottimo propagandista. Nel nostro Paese, ogni 5 euro che si spendono sul capitolo migranti, 4 euro sono per la repressione e 1 euro per le politiche di inclusione. Lampedusa è stata sin dall’inizio della crisi del Nord Africa un problema vissuto dal governo e dal suo ministro dell’Interno più che altro in rapporto con l’elettorato leghista. Avremmo dovuto consentire il rilascio del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie senza distinguere fra gli esseri umani che sbarcano, fra tunisini considerati migranti economici e libici considerati profughi: come si fa a fare certe distinzioni nel caos incandescente della sponda sud del Mediterraneo? Possibile che nessuno avverta come insopportabile questo prezzo di vite umane, in un Mediterraneo divenuto un cimitero liquido? Noi abbiamo un’altra idea di Paese e un’altra idea di cittadinanza. E per questo motivo ho firmato in un gazebo in piazza del Pantheon a Roma due proposte di legge di iniziativa popolare sul diritto di cittadinanza e di voto alle elezioni amministrative per le persone di origine straniera che vivono e lavorano nel nostro Paese.Case: è crisi nera, ma i prezzi non calano!
di Federico Formica. Lo sanno anche i sassi: il mercato immobiliare italiano è in crisi! Il problema è che i prezzi non se ne sono accorti. E continuano a volare alto. Negli ultimi anni di recessione il mattone è sceso di pochi punti percentuali, come se le quotazioni delle case si trovassero in una realtà parallela. I fatti sono altri: i costruttori piangono, i proprietari aspettano tempi migliori e gli italiani ripongono nel cassetto il sogno di una casa di proprietà. Anche loro in attesa che passi 'a nuttata."In un mercato sano, quando la domanda non aumenta i prezzi si abbassano. Ma in Italia l’offerta è molto rigida", spiega Luca Dondi di Nomisma, la società di studi che ha da poco pubblicato il suo Rapporto Immobiliare. In parole povere: chi non riesce a vendere, non ritocca il prezzo al ribasso. Semplicemente, aspetta. "All'inizio della crisi, nel 2008, l’Fmi aveva previsto per il nostro Paese uno sgonfiamento del mattone del 25-30%. La realtà è che il prezzo è calato del 10%". Gli ultimi dati pubblicati da Nomisma parlano chiaro: nelle città il prezzo del mattone è praticamente fermo. A Roma un appartamento usato costa in media lo 0,8% in meno rispetto a un anno fa; -1% a Milano, -1,5% a Napoli, un misero -0,2% a Genova. Il ribasso è più marcato a Firenze dove i prezzi sono scesi del 3,3%. Ma in termini assoluti siamo a livelli astronomici. A Venezia un metro quadro - facendo la media tra case di pregio, centro, semicentro e periferia - è di 3.753 euro. Roma è a 3.542 euro e Milano a 3.500. Numeri incredibili se letti insieme a quelli di Ance, l’associazione che riunisce i principali costruttori del Paese. Le compravendite nel primo trimestre 2011 sono crollate del -3,7% rispetto allo stesso periodo di un anno fa, quando la crisi c’era e si faceva sentire eccome. E spostando la lente d’ingrandimento sui centri urbani si scopre una realtà molto variegata. A Roma il mercato si sta risvegliando, a Torino e Bologna il volume delle compravendite è in forte aumento. Mentre Milano, Napoli e Firenze sono ancora a livelli negativi. Si vende e si compra meno rispetto a dodici mesi fa. "Nel mercato del mattone italiano la legge della domanda e dell’offerta vale zero", afferma Daniele Barbieri, segretario nazionale di Sunia, il sindacato nazionale degli inquilini. "La proprietà immobiliare in Italia è molto diffusa, quindi slegata dai grandi gruppi immobiliari. Un piccolo proprietario non può permettersi di abbassare troppo il prezzo. La verità - conclude Barbieri - è che da noi c’è un solo modo per fare l’affare: trovare un venditore che abbia urgenza di concludere". In questo gioco di strategia c’è una variabile molto importante, ma sottaciuta. O, perlomeno, scansata dal dibattito. È quella delle case nuove e invendute. Quante sono? L’Ance giura di "non avere a disposizione" il dato. L’ultima cifra nota è di 120.000 immobili costruiti e ancora in attesa del primo compratore. Una stima pubblicata dalla Commissione Ambiente della Camera che a gennaio 2011 ha realizzato un’indagine conoscitiva sul mercato immobiliare. "Credo che sia una stima per difetto - commenta Dondi di Nomisma - e comunque, da gennaio ad oggi l’invenduto è sicuramente aumentato. Stando ai numeri di Ance, oggi siamo almeno a 150.000". Più diretto Barbieri: "Quella sull’invenduto è una stima che i costruttori preferiscono tenere per sé. Non è difficile capire perché. Se ammetto che c’è un grosso stock di immobili invenduti mando un segnale chiaro al mercato. E la conseguenza sarebbe l’abbassamento dei prezzi". In realtà è lo stesso sindacalista degli inquilini a concedere che "anche se la cifra reale dell’invenduto fosse 300.000, questo non basterebbe a influenzare in modo significativo l’andamento dei prezzi. Ma sarebbe comunque un elemento in più". Resta un fatto: è molto più facile sapere quante sono le case sfitte (4,2 milioni, dati dell’Agenzia del territorio) piuttosto che le case invendute in Italia. E se è vero che a questi 4,2 milioni bisogna togliere le abitazioni semidiroccate, le seconde case e quelle che si tengono vuote per abitarle in un futuro, è anche vero che, sommate alle migliaia di case nuove di zecca e mai abitate, si potrebbe risolvere un problema grosso così: quello del diritto alla casa. Il rapporto Nomisma individua nella difficoltà di accesso al credito una delle cause della crisi immobiliare. Moltissimi italiani non hanno i requisiti per accendere un mutuo. Quindi a comprare casa non ci pensano neanche. Non va meglio con le locazioni, se la causa dell’85% degli sfratti è la morosità. "Sunia sta collaborando con diverse amministrazioni comunali: Firenze, Torino e, da quando è arrivato il nuovo sindaco Pisapia anche con Milano", spiega il suo segretario nazionale. Il principio è semplice: convincere i proprietari a mettere a disposizione i propri immobili sfitti o invenduti ai cittadini che ne hanno bisogno e che possiedono i requisiti. Chi garantisce sulla puntualità dei pagamenti e sul fatto che, a fine contratto, l’immobile tornerà a disposizione del proprietario? Il Comune. Con un fondo di garanzia "che potremmo mettere in piedi con i depositi cauzionali, come si fa in altri Paesi europei", propone Barbieri. Nel frattempo la dinamica è chiara e ben pronosticabile. Quando la crisi finirà le gru torneranno al lavoro, si ricominceranno a costruire palazzine e villette "e a un eccesso di offerta si sommerà altra offerta. Che ad oggi, non si capisce come potrà mai essere assorbita", conclude Dondi di Nomisma.giovedì 29 settembre 2011
Giù le mani da idee e opinioni!
di Giuseppe Portonera. Questo blog è sempre stato un baluardo incrollabile a difesa della piena libertà di Internet. In un periodo difficile, come quello dell’estate di due anni fa, quando il Governo aveva deciso di ingranare la quinta sulla legge antintercettazioni, abbiamo subito fatto notare che dietro al paravento della regolamentazione della pubblicazione delle intercettazioni (sicuramente necessaria), le reali intenzioni della maggioranza erano ben altre: e, chiaramente, si riassumevano nella volontà di stringere un bavaglio alla stampa libera. Quando poi qualche geniale mente pidiellina pensò addirittura di estendere quel bavaglio anche ad Internet ai blog, abbiamo subito alzato gli scudi e ci siamo schierati – in ogni sede competente – a fianco di quanti si sono mossi per impedire che venisse approvato il tristemente famoso comma 29: all’epoca il Governo, dopo un lungo tira e molla, decise di lasciare la presa ed evitò di prendere una decisione folle e pericolosa. In questi giorni, però, sembriamo essere tornati al punto di partenza: scosso e piccato dalle numerose intercettazioni che in questi giorni popolano le pagine dei nostri quotidiani, il Governo ha deciso di ripartire alla carica, riproponendo un nuovo pacchetto “anti-intercettazioni”, con incluso il redivivo (o recidivo?) “comma 29”. Per chi non ricordasse cosa contenesse questo emendamento, sappia che in sostanza – se dovesse diventare legge – si procederebbe ad un equiparazione tra “testate professionali” e i blog: questo vuol dire che se a un blogger o a chiunque faccia informazione “non professionale”, dovesse essere richiesta una “rettifica” di quanto scritto, questi avrebbe solo 48 ore di tempo per adempiere a questa richiesta, a prescindere dalla sua fondatezza, pena una sanzione fino a 12 mila euro!!! Per dire, basterebbero due giorni senza controllare la propria casella di posta elettronica per finire nei guai!!! Mica caramelle. Così come due anni fa, anche oggi il nostro blog alza la voce e si unisce alla schiera di coloro che continuano a difendere una delle più grandi ricchezze del nostro tempo, la libertà e la democrazia su Internet. Così come due anni fa, sproneremo anche i nostri parlamentari ad operare in questo senso: Roberto Rao, per esempio, ha già presentato una pregiudiziale di costituzionalità, spiegando che “stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger rischia più di un giornalista e ha meno libertà. È necessario distinguere tra testate professionali e blog”. E ci fa piacere che l’On. Cassinelli, PDL, abbia già annunciato che interverrà per impedire che il comma 29 venga approvato: però, se possiamo permetterci, all’Onorevole consiglieremmo di impegnarsi più sul fronte interno, per far capire alla sua coalizione che Internet non è la Televisione e che non si gestisce come si gestisce un’emittente televisiva: non esiste par condicio, non si impongono conduttori, non si scelgono le notizie da far passare o meno (potrebbe cominciare a spiegarlo al sottosegretario Giovanardi, per esempio, che ha un’idea molto distorta di come funzioni la Rete). Questo l’hanno capito i 23 milioni di italiani che usano assiduamente la Rete, per informarsi e informare: quando lo capiranno anche i nostri governanti? Certo, noi che siamo bravi ragazzi, abbiamo provato a farglielo capire anche più di una volta (abbiamo chiesto anche l’intercessione di chi è più importante di noi), ma finora abbiamo sempre tonfato. Ma tant’è. Forse non riusciremo a farvi capire quanto sia fondamentale la libertà di Internet. Di certo, però, non vi permetteremo mai di tarparla.I nostri 'ex camerati duri e puri'... pecorelle mansuete, allineate e coperte!
di Fabio Granata. Ricatti e rifiuti, affari e prostituzione. Denaro e corruzione. Tra Tarantini e Lavitola, Laboccetta e Cosentino, Mora e Fede, papy-girls e responsabili, la compagnia di giro del centrodestra moderato italiano rappresenta un oltraggio alla dignità degli italiani. Berlusconi e i suoi stanno distruggendo l’Italia e la sua immagine. E’ incredibile constatare come le uniche voci coraggiose e di dissenso da questa cupio dissolvi della nazione all’interno del Pdl siano quelle, coraggiose, di Pisanu e Pecorella mentre i nostri "ex camerati duri e puri", a iniziare dai giovani di Atreju, appaiono come delle pecorelle mansuete, allineate e coperte. Per non parlare degli altri duri e puri della Lega, tutti zitti e in fila per due. Per questo la destra repubblicana e legalitaria di Fli non può che lavorare per mandare all’opposizione dovunque il centrodestra decadente e corrotto che pretende di continuare a governare l’Italia e le sue Città. Costruendo politica, classi dirigenti e alleanze all’altezza del traguardo. Per questo essere patrioti repubblicani significherà sempre più scombinare tutti i progetti di restaurazione di questo centro destra: con coraggio, caparbietà e lungimiranza essere davvero futuristi. E dimostrare di avere colto il senso profondo e la ribellione radicale di quel dito puntato da Gianfranco Fini contro l’illegalità e l’ingiustizia sociale e politica. Chi oggi condivide questa marcia e questa difficile costruzione conservi sempre la consapevolezza, o la acquisti, del progetto politico al quale ha coraggiosamente aderito: non la costruzione del partitino moderato alleato e utile al centrodestra ma inedito e futurista lievito dell’Italia profonda e dell’Italia migliore.Tutti insieme per la 'Notte della Legalità'.
di Massimo Donadi. Innanzitutto votate la fiducia a Saverio Romano, primo ministro nella storia della Repubblica indagato per fatti di mafia. E poi togliete quei fastidiosi certificati antimafia, che fanno solo perdere tempo. E basta chiacchiere. Questo è il governo che ha ottenuto i più grandi risultati nella lotta alle mafie e alla criminalità organizzata. E Silvio Berlusconi è il più grande politico degli ultimi 150 anni… In pochi giorni questo governo ormai allo sfascio ha sferrato un formidabile attacco alla cultura della legalità. Assicurare la fiducia a Romano, accusato di reati gravissimi, e aprire una polemica sull’utilità del certificato antimafia son cose che fanno venire i brividi a chi si è sempre battuto contro la mafia. Hanno offeso, continuano a offendere e offenderanno ancora la coscienza collettiva del Paese, la memoria delle vittime della mafia, e i loro cari e familiari. Il governo s’è messo la coppola in testa e non se ne vergogna. Per questo Italia dei Valori parteciperà alla mobilitazione prevista da varie associazioni e personalità antimafia oggi davanti a Montecitorio, in attesa del voto su Romano, e dalle 20.00 in poi a piazza SS. Apostoli per la Notte della Legalità. Il voto su Romano, purtroppo, sembra scontato. A parte la lodevole eccezione del repubblicano Nucara, voteranno tutti la fiducia a quel ministro. Due considerazioni: la prima riguarda la capacità ricattatoria di Saverio Romano, leader di uno pseduopartito che si chiama Pid e che controlla ben 5 voti in Parlamento. Un’enormità per una maggioranza che va sotto un giorno sì e l’altro pure. Il Pid ricatta il Pdl. Che brutta fine per un partito che ambiva alla maggioranza assoluta. Ma il vero punto politico è un altro: la Lega. La fiducia del Carroccio a Saverio Romano rende evidente la vera linea politica del Carroccio, che passa da ‘Roma ladrona’ ad un più soft ‘potere&poltrone’. Bel passo avanti, complimenti Bossi, complimenti Maroni, complimenti Reguzzoni. Sarà anche perché ormai la Lega è pratica di certe frequentazioni. Noi siamo diversi, e la distanza tra noi e loro è siderale. Almeno cento passi.7 emendamenti per salvare il web.
di Luca Nicotra. Ebbene sì, abbiamo un modo per disinnescare il nuovo tentativo di estendere a tutti i "siti informatici" compresi blog e siti amatoriali, la rigida regolamentazione della carta stampata in particolare relativamente all'obbligo di rettifica. Firma per chiedere ai tuoi deputati di sostenere gli emendamenti che disinnescano il comma "ammazza-blog". L'iter del famoso comma "ammazza-blog" è ripreso assieme a quello del ddl intercettazioni in cui è contenuto e, se approvato, prevederà che qualsiasi persona pubblichi testi in rete, anche in modo amatoriale e per ristrette cerchie di amici, possa ricevere una richiesta di rettifica quando tali contenuti siano ritenuti scomodi da qualcuno. In caso di mancata pubblicazione della rettifica entro due giorni, scatterà una sanzione fino a 12.500 euro. Facile ipotizzare la possibilità di utilizzare in modo intimidatorio tale strumento: qualunque cittadino scriva in rete, non avendo un giornale organizzato con struttura legale disposta a difenderlo, sarà certamente spinto ad accettare richieste di rettifica anche se ritiene di aver scritto fatti reali, attuando cosi' una forma di autocensura per non incorrere nella sanzione. È fondamentale restare lucidi e assumerci la responsabilità di percorrere tutte le strade che, nel caso di approvazione della legge, quantomeno evitino la desertificazione del web italiano. Ciò è possibile perchè, assieme all'iter sul provvedimento iniziato alla Camera nel luglio 2010 e poi sospeso in seguito alle forti pressioni contrarie, rientrano in gioco anche tutti gli emendamenti che erano stati presentati oltre un anno fa. Ebbene 26 parlamentari (qui i nomi) di PD (8), Radicali (6), UDC (5), PDL (3), IDV (2) e Gruppo Misto (2) hanno presentato alla Camera ben 7 diversi emedamenti (leggili qui) che in vario modo cercano di limitare ai soli contenuti professionali ed in particolare alle testate registrate la validità del comma incriminato. Si tratta di un tesoro inestimabile, tanto più per il fatto di avere una caratterizzazione bipartisan. Attorno ad esso abbiamo la possibilità di raccogliere la disponibilità di chi non vuole aggravare l'anomalia informativa italiana. Qualsiasi parlamentare può, fino al momento della votazione, apporre la sua firma su tutti o solo alcuni di questi emendamenti, se li ritiene condivisibili. Vogliamo provare a portare gli attuali 26 firmatari verso i 316 della maggioranza necessaria all'approvazione di tali emendamenti alla Camera?Invieremo a tutti i deputati la richiesta di modifica assieme a tutte le firme.
Gentile Onorevole,
26 dei suoi colleghi di PD (8), Radicali (6), UDC (5), PDL (3), IDV (2) e Gruppo Misto (2) hanno presentato alla Camera ben 7 diversi emedamenti volti a limitare ai soli contenuti professionali ed in particolare alle testate registrate la validità del comma 29 del ddl intercettazioni volto ad estendere anche online la normativa sul diritto di rettifica.
Riteniamo pericoloso estendere anche a contenitori amatoriali come blog o generici "siti internet" una normativa pensata per testate registrate e che appare sproporzionato applicare ad un contesto di scrittura amatoriale e rivolta a gruppi ristretti di persone.
Le chiediamo di apporre la sua firma sui sette emendamenti o quantomeno su alcuni di essi, per dare forza alla richiesta di abrogazione in modo che sia chiaro che la difesa del web, non come luogo di assenza di regole, ma come risorsa anche per l'informazione è condivisa da tutti gli schieramenti politici.
Internet è e sarà una risorsa fondamentale per la nostra democrazia e deve essere tutelata.
Fondo Sirio per i dipendenti pubblici!
Nei prossimi mesi altri 350.000 dipendenti della Pubblica Amministrazione potranno beneficiare della previdenza complementare. E' stato infatti costituito in questi giorni Sirio, il Fondo pensione complementare che riguarda i dipendenti dei Ministeri, della Presidenza del Consiglio, del parastato, dell'Enac e del Cnel. Previa stipula di specifico accordo, potranno aderire anche le Università, le Agenzie fiscali e del demanio, il Coni, le federazioni sportive. L'atto costitutivo di Sirio è stato firmato dall'Aran e dalle organizzazioni sindacali interessate, che hanno così completato un iter che era partito nel 2007, quando era stato sottoscritto l'accordo per l'istituzione del fondo. Tra breve quindi, non appena la Covip avrà dato la necessaria autorizzazione, il fondo potrà cominciare a raccogliere le adesioni tra i soggetti interessati. Le sue caratteristiche e le sue regole sono analoghe a quelle degli altri fondi già costituiti per il pubblico impiego; in particolare, Sirio è a capitalizzazione individuale e a contribuzione definita. Anche per gli aderenti a questo fondo l'Inpdap provvederà ad accantonare, rivalutare e trasferire le quote di Tfr destinate alla previdenza complementare ed a mettere a disposizione del Fondo le risorse provenienti dal bilancio dello Stato destinate a finanziare le spese per la fase di avvio.AUGURI PRESIDENTE!!!
Chi lo conosce bene racconta che il giorno del compleanno non è proprio quello che Silvio Berlusconi vive meglio. Soprattutto da qualche tempo, con gli anni che passano, il presidente del Consiglio tende addirittura a buttarsi giù. E oggi Silvio Berlusconi di anni ne compie 75: cifra tonda, tre quarti di secolo. Già l'anno scorso Berlusconi aveva parlato del suo compleanno come di un "giorno di merda", quest'anno invece di un "paese di merda"!!! Comunque, i parlamentari del Pdl lo hanno festeggiato lo stesso alla Camera, subito dopo il voto liberatorio su Romano, e lui ha risposto con sorrisi e strette di mano, ma senza nascondere, secondo quanto raccontato da chi ha avuto modo di parlargli, la sua amarezza per l'attuale situazione: "...non c'é niente da festeggiare", ha raccontato ai suoi riferendosi anche alle inchieste e agli attacchi di una parte della magistratura. Ma Presidente quale regalo vorrebbe per il suo compleanno? Risponde con queste parolé: "...mi stanno preparando un bel regalo... in un momento così difficile per l'Occidente, per l'Europa e per l'Italia mi piacerebbe che si mettessero da parte i contrasti e gli scontri e si lavorasse tutti insieme per rilanciare l'economia e per portare l'Italia fuori da questa crisi". Oggi per il premier sarà, comunque, un'altra giornata di intenso lavoro. Magari avrà tempo di rilassarsi la sera. Chissà se riceverà qualche sorpresa? Magari una delle sue cenette, quelle in cui... "non c'è mai stato nulla di meno che elegante". Berlusconi intende spiegarlo agli italiani, al più presto, forse in un intervento televisivo, in cui intende dare la "sua" versione dei fatti. Passano gli anni, ma certe cose non cambiano. E a proposito di regali, "Il Futurista", settimanale e webmagazine di area finiana, festeggia il presidente del Consiglio inviandogli un pacco contenente... una bambola gonfiabile!!! Noi, invece, che di questi tempi siamo poveri di spirito, ma ricchi d'animo, regaliamo al Presidente del Consiglio un... consiglio! Caro Silvio, ritirati a vita privata e goditi tutti i tuoi bei soldi, come vuoi e con chi vuoi! Molla tutto, telefona a chi ti pare e spassatela alla grande!!! Un vincente come te sa quando deve fermarsi per non travolgere se stesso e gli altri. È ora che tu passi alla storia di questi ultimi vent’anni, nel bene e nel male, evitando che la stessa ti addebiti tutte le responsabilità, anche quelle non tue, del tracollo della nostra società. Faresti un bel gesto nel lasciare Palazzo Chigi di tua spontanea volontà, senza "accompagnamento coatto"! Sarebbe un’uscita di scena che ti restituirebbe parte di quell’onore perduto dietro alle canzonette di Apicella e alle puttanelle dei tuoi adulatori! Senza aspettare le calende greche: adesso, subito! Caro Silvio, molla baracca e burattini! Goditi la vita! Soltanto così non distruggerai il Paese, te stesso e il tuo partito, obbligando i milioni di elettori che ti hanno votato a pentirsi di averlo fatto! Auguri Presidente!!!Colesterolo: come tenerlo sotto controllo.
Il colesterolo alto è una condizione di cui preoccuparsi seriamente in quanto, specialmente in chi è più avanti con l’età, può comportare diverse patologie, alcune anche gravi, come l’arteriosclerosi o diverse patologie cardiache. Cambiare stile di vita in uno più sano può aiutare a ridurre il colesterolo. Di seguito troverete 10 consigli utili per iniziare a tenere sotto controllo il colesterolo.1. Controllare l’indice di massa corporea (BMI). L’operazione è semplice, basta dividere il peso (in kg) per l’altezza (in metri) calcolata al quadrato. Ad esempio un individuo alto 1,75 m. e pesante 80 kg farà questo calcolo: 80 / (1,75×1,75) = 26,1. Un valore compreso tra 18,5 e 24,9 indica che il peso è sano, sotto il 18,5 si è in sottopeso, dal 25 fino a 30 si è in sovrappeso, 30,1-34,9 obesità di primo grado, 35-40 di secondo grado, oltre i 40 è obesità di terzo grado o molto grave. Le persone in sovrappeso tendono ad avere più elevati di LDL (colesterolo cattivo) e inferiori di HDL (colesterolo buono).
2. Sostituire i grassi saturi con gli insaturi. Per esempio, usare la margarina, olio d’oliva, colza, avocado, semi d’uva e olio di girasole (tra l’altro) nella preparazione degli alimenti o su insalate, al posto del burro o delle creme.
3. Ridurre i grassi transgenici. Questi si trovano naturalmente in piccole quantità nei prodotti animali (es. manzo, maiale, agnello, latte, burro), ma possono anche essere utilizzati nei processi produttivi come in dolci o biscotti. Controllare gli ingredienti prima di acquistare dei prodotti al supermercato, evitando di acquistare quelli che contengono grassi transgenici.
4. Aumentare l’apporto di fibre. Mangiare almeno 5 porzioni di frutta e verdura tutti i giorni. I legumi (fagioli, piselli e lenticchie) sono ricchi di fibre e una buona fonte di proteine, cercare di includerli nella vostra dieta, almeno 3 volte a settimana.
5. Essere fisicamente attivi. Esercitarsi regolarmente aiuta ad aumentare l’HDL. I medici consigliano almeno 150 minuti di esercizi di moderata intensità a settimana, che equivarrebbero a meno di mezz’ora al giorno o circa un’ora un giorno sì e uno no. Questa attività può includere camminare a ritmo sostenuto, fare jogging, nuoto e bicicletta, niente di eccessivamente impegnativo
mercoledì 28 settembre 2011
Mobilitazione contro la legge bavaglio!
LiberalVox aderisce alla manifestazione promossa dal Comitato per il diritto alla libera informazione di Giovedì 29 settembre ore 15.00 - Piazza del Pantheon, Roma. La manifestazione è indetta contro il reiterato tentativo del Governo di imbavagliare l'informazione con una legge sulle intercettazioni. LiberalVox manifesta assieme ai blogger, ai giornalisti, alla società civile, ai movimenti, alle associazioni e ai sindacati, per sconfiggere il proposito di negare a chicchessia il diritto di scrivere, di parlare, di pensare senza censure e per il diritto dei cittadini di usufruire di una libera informazione. Le intercettazioni sono un problema dei potenti, non della "genteperbene"! Noi non apparteniamo a partiti, noi non siamo dei politici. Siamo persone 'normali' che vogliono vivere in un mondo normale! Questa politica, invece, guarda solo ai ricchi, ai potenti, al profitto personale; ignora in modo imbarazzante il bene comune, i diritti dei lavoratori, delle famiglie, l'uguaglianza sociale, la giustizia, la morale pubblica, l'etica individuale, le vittime dei reati! Questa giustizia processa più facilmente le vittime e i familiari delle vittime piuttosto che i loro carnefici. Siamo stanchi di sentirci dire che "La Legge è uguale per tutti" quando non è assolutamente vero! Ma è altrettanto vero che il Paese è ancora pieno di "genteperbene" che ha voglia di di tornare a respirare a pieni polmoni "aria pulita"!!! La "genteperbene" di questo martoriato Paese è nauseata dalla malapolitica e chiede a piena voce che le intercettazioni vengano salvaguardate, le leggi bavaglio cassate, ma soprattutto pretende che i politici si occupino dei problemi reali e concreti della gente e non delle loro personalissime vicende. Le intercettazioni sono un problema dei potenti, non della "genteperbene". La legge bavaglio è un affronto, un oltraggio etico e politico. Tutti sono invitati a partecipare giovedì 29 al Pantheon.Tutti in Piazza contro la legge bavaglio!
Il Cardinal Bagnasco, anche se con qualche discutibile ritardo, ha denunciato il clima 'malsano' che si respira nel belpaese, i miasmi, l’aria viziata… Il porporato ha evitato di far nomi, ma ci ha pensato il compagno Sandro Bondi a levare ogni dubbio di torno, scagliandosi contro Sua Eminenza accusandolo di avere prestato il fianco con le sue parole ad una levata di scudi contro Berlusconi. Dunque anche Bondi sa che quando si parla di certa robaccia, di aria viziata, tutti, ma proprio tutti, in Italia e all’estero, pensano subito all’amico Silvio, un tempo icona della “famiglia italiana” e baluardo della cristianità contro quei senza Dio dei comunisti!!! Ma l’appello di Bagnasco è stato raccolto pure dai berluscones più sensibili all’etica. Costoro, infatti, pur di eliminare la puzza e di far sparire l’immondizia, hanno deciso di buttarla sotto i tappeti di casa, di nasconderla alla vista dei cittadini, e per farlo tenteranno di far approvare, magari a colpi di voti di fiducia, la legge bavaglio, quella che dovrebbe far sparire non i comportamenti illeciti, ma la conoscenza della loro esistenza. Forse ci riusciranno, ma almeno rendiamogli la cosa un tantino complicata. Tanto per cominciare ritroviamoci giovedì 29 settembre, dalle 15.00 alle 18.00, a Roma, al Pantheon, non solo per dire no al bavaglio e alla censura, ma anche per convocare, dal cuore della capitale, tutti insieme, una sola grande manifestazione unitaria capace di occupare a oltranza le piazze reali e virtuali sino a quando l'aria pesante ed insana di questo Paese non sarà cambiata! Spalanchiamo le finestre, torniamo a respirare! Facciamolo tutti insieme, domani! Appuntamento al Pantheon, alla manifestazione indetta dal Comitato per la Libertà di Informazione.Il ddl intercettazioni non è una norma ammazza-blog!
di Massimo Mantellini. Questo è il comma 29 dell’articolo 1 del decreto anti-intercettazioni che riguarda l’obbligo di rettifica per i siti web di cui si parla molto in questi giorni:All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) dopo il terzo comma è inserito il seguente: «Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantottoore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilita` della notizia cui si riferiscono.»; b) al quarto comma, dopo le parole: «devono essere pubblicate» sono inserite le seguenti: «, senza commento,»; c) dopo il quarto comma è inserito il seguente: «Per la stampa non periodica l’autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all’articolo 57-bis del codice penale, provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto di rilievo penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata, entro sette giorni dalla richiesta, con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l’ha determinata.».
Al riguardo ci sono due cose che penso. La prima è che nemmeno ad un lettore inesperto di lessico legislativo come me sfugge l’intento omnicomprensivo di chi ha materialmente scritto il comma. L’ambiguità di quei “siti informatici” è certamente intenzionale. Del resto sarebbe stato sufficiente che un simile obbligo di rettifica venisse previsto solo per i siti web informativi registrati come testate giornalistiche e questo avrebbe tacitato molte polemiche. Così non è stato per una ragione trasparente: il legislatore vuole poter controllare ed intimidire tutta la comunicazione su Internet e non semplicemente prevedere un meccanismo di giusto risarcimento a chi si sia sentito in qualche misura diffamato attraverso i media professionali. Questo atteggiamento denota uno spregio per la libertà di espressione in rete che i nostri politici hanno mostrato molto spesso anche in passato. La seconda cosa che vorrei dire, sommessamente, è che forse sarebbe utile mantenere la calma. Il comma sull’obbligo di rettifica non è una norma che spegne la rete italiana, non è un decreto ammazza-blog come in molti in questi giorni stanno ripetendo. Insomma la rete si mobilita e viene invitata a farlo con tutto il solito corteo di indignazione, rimandi, passaparola, sticker da appendere sul proprio blog, pagine su Facebook. Dentro questa mobilitazione come al solito c’è un po’ di tutto, ci sono i molti autenticamente preoccupati, i professionisti dell’indignazione, i tanti che sfruttano il tema per ragioni di opposizione politica. Ma soprattutto c’è un riflesso condizionato che io trovo ogni volta più pericoloso: ad ogni vaneggiamento grande o piccolo, del legislatore o del magistrato, dell’esponente politico o del commentatore TV si risponde sempre e comunque con la mobilitazione generale e con grandi significative semplificazioni del contesto. La misura della protesta è sempre più spesso la quantità e non la qualità, i toni urlati e non il ragionamento e questo metodo di lotta e di contrapposizione ai cattivi-che-vogliono-chiuderci-Internet trasforma tutto in un teatrino prevedibile e usuale. Ed ogni volta questi sforzi, questa indignazione spesso autentica ma anche molto automatica, mi sembra ottengano sempre minori risultati e siano archiviati dai furboni che scrivono cattive leggi per la Internet italiana come la prevista innocua risposta del “popolo della rete”. Potrà sembrare “il volgo disperso che repente si desta“, molte volte però assomiglia all’altro volgo, quello che, purtroppo per noi, “nome non ha“.
Cena pagata a chi del Pdl ammetta: "SI. Bagnasco si riferiva a Berlusconi!".
di Massimo Donadi. Ieri Bagnasco ha pronunciato parole chiare e inequivocabili. Solo i cattolici del Pdl sembrano non averle capite. Come si dice, non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. Eppure, lasciando da parte la fede di ciascuno per cui nutro profondo rispetto, basterebbe un minimo di onestà intellettuale e forse un pizzico di coraggio in più per comprendere. Ma chi il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare diceva qualcuno. Piccola carrellata breve ma intensa. Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute, è la più dura di comprendonio, si fa per dire, e provoca un misto di tenerezza e rabbia. Encomiabile il tentativo di difendere il presidente del Consiglio e di rilanciare, come si dice in termini calcistici, la palla in tribuna. “Le parole del cardinal Bagnasco non hanno nulla a che fare con un passo indietro di Berlusconi”. E poi continua imperterrita brandendo lo scudo del testamento biologico, una legge voluta, trainata dal nostro governo e in particolare dal presidente Berlusconi. Peccato che non la voglia il Paese. Continua la carrellata. Maurizio Sacconi: “il suo è stato un invito a tutti a riflettere sulle condizioni delle istituzioni, economia e società d’affari”. Altro giro altra corsa. Gaetano Quagliariello, ex radicale: “Nel testo non c’è il nome di Berlusconi, né quello di Penati quando Bagnasco fa riferimento ai comitati d’affari”. Insomma, non proprio cuor di leoni. Il ministro Rotondi la butta sul comico, definendo Berlusconi “un santo puttaniere” ma c’è davvero poco da ridere. E infine l’onorevole Leone che si lancia insensatamente: “Bagnasco potrebbe riferirsi anche ad altri, tipo ai cattolici divorziati che convivono". Appunto. Ovvero sempre Silvio, prima che Veronica mandasse il matrimonio all’aria. Giuro che pago la cena a colui che, cattolico di centrodestra patentato e universalmente riconosciuto, mostri il coraggio di dire “sì”, Bagnasco si riferiva al presidente del Consiglio. Se non altro perché, come ha detto lo stesso Bagnasco “Chiunque sceglie la militanza politica, sia consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda”. Lo dice la Costituzione, non il Vangelo.Il Partito degli Onesti.
L'appello del Card. Bagnasco alla poltica italiana, Bisogna purificare l'aria!, non è caduto nel vuoto! ''Intendiamo fondare un partito di tipo ottimista-futurista. Basta con i partiti del magna-magna, i voti pilotati, gli appalti e le corruzioni. Pensiamo a un partito degli onesti: antimilitarista e per i diritti dei deboli. Andrei fra la gente, come al tempo dei Radicali, ad ascoltare i problemi''. Alle soglie dei 60 anni - quando li compirà, il 26 novembre prossimo, percepirà un vitalizio da 3 mila euro lordi al mese per un'unica legislatura trascorsa in Parlamento, circostanza che ha suscitato non poche polemiche - l'ex pornostar Cicciolina annuncia il suo futuro in politica. Cicciolina rilancia anche quello che definisce ''il mio antico progetto di diventare sindaco di Monza. Farei diventare Monza una città eccitante! Ne ha tutte le potenzialità. Per esempio, se si trasformasse la Villa Reale in un lussuoso Casinò arriverebbero soldi a palate per il comune''. E promette: ''Si sentirà ancora parlare di Cicciolina in politica''. Ilona Staller, più nota come Cicciolina, fu eletta nel 1987 alla Camera dei Deputati nelle liste del Partito Radicale di marco Pannella con 20mila preferenze. Quattro anni dopo fondò il 'Partito dell'Amore' con il quale si presentò alle elezioni, ottenendo questa volta pochi consensi. E adesso - vedendo tante sue colleghe impegnate in politica - Ilona ci riprova! In bocca al lupo, tanto questo paese non si scandalizza più di niente e di nessuno!Statali: in Italia contratti scaduti, ma in Grecia si licenzia!!!
La Grecia 'taglia' i dipendenti pubblici, l'Italia - per il momento - congela i salari! Quindi, all'insegna del "chi si accontenta non gode, ma almeno sopravvive", tutti zitti e buoni in attesa di tempi migliori? Questa, comunque la situazione fotografata dall'Istat: le retribuzioni contrattuali orarie ad agosto continuano a restare ferme su base mensile, registrando una variazione nulla rispetto a luglio, mentre su base annua segnano un incremento dell'1,7% rispetto ad agosto 2010. Lo comunica l'Istat. Il tasso di crescita delle retribuzioni si conferma al di sotto dell'inflazione, che ad agosto si è attestata al +2,8%. Ad agosto, ricordano i tecnici dell'Istat, si firmano pochi contratti e l'indice delle retribuzione è rimasto invariato rispetto a luglio per il limitato impatto degli adeguamenti contrattuali osservati nel mese. Ad agosto, nello specifico, è stato siglato l'accordo di rinnovo per i dipendenti delle società e consorzi autostradali. Nella media dei primi otto mesi dell'anno, l'indice è cresciuto dell'1,9% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. In particolare, ad agosto, le retribuzioni registrano una crescita annua del 2% per i dipendenti del settore privato e dell'0,6% per quelli della P.A.. I settori con gli incrementi maggiori su base annua sono: militari-difesa (3,7%), forze dell'ordine (3,5%), e attività dei vigili del fuoco (3,1%). Si registrano invece variazioni tendenziali nulle per ministeri, scuola, regioni e autonomie locali, servizio sanitario nazionale. L'indice proiettato per tutto l'anno sulla base delle disposizioni definite dai contratti in vigore a fine agosto registrerebbe nel 2011 un +1,8%. Alla fine di agosto sono in attesa di rinnovo 31 contratti, relativi a circa 4,3 milioni di dipendenti: la quota di dipendenti in attesa di rinnovo è pari al 33,1%, in diminuzione sia rispetto al mese precedente (33,2%) sia rispetto a un anno prima (36,4%). In media i mesi di attesa per i lavoratori con contratto scaduto ad agosto 2011 sono 20,4, in deciso aumento rispetto ad agosto 2010 (13,8). L'attesa media calcolata sul totale dei dipendenti ad agosto è di 6,8 mesi, in crescita rispetto a cinque mesi dell'anno prima. Ad agosto è stato rinnovato solo il contratto dei dipendenti delle società e consorzi autostradali, mentre nessun accordo è scaduto: quindi alla fine di agosto risultano in vigore 47 contratti che regolano il trattamento economico di circa 8,7 milioni di dipendenti, pari al 61,7% del monte retributivo complessivo al 66,9% degli occupati dipendenti. In particolare, nel settore privato è in vigore l'84,1% dei contratti monitorati; mentre nella pubblica amministrazione a partire da gennaio 2010 tutti i contratti sono scaduti e rimarranno tali per la legge che stabilisce il blocco delle procedure contrattuali e negoziali fino al 2014! Pubblicità online: il sostentamento della rete!
di Layla Pavone. Era da un pò di tempo che pensavo di dedicare una riflessione alla pubblicità online. Stamattina leggendo un post su un blog americano ho pensato che fosse la giusta occasione per fare il punto sul perchè la pubblicità online sia un elemento importante per il sostentamento della rete e sull’utilizzo dei dati personali a scopi commerciali da parte degli “addetti ai lavori”. Parto subito dicendo che è molto importante sottolineare che la pubblicità online è fra i più importanti modelli di business che consente alle aziende di generare ricavi e di rendere disponibili gratuitamente, per gli utenti, milioni di contenuti. Per “restare in casa”, la pubblicità è la principale fonte dei ricavi per "Il Fatto Quotidiano", così come per la quasi totalità degli editori online. Spesso gli utenti online dimenticano o non considerano affatto questo enorme valore aggiunto che Internet offre proprio grazie alla pubblicità online. Il patto implicito sta nella richiesta da parte degli editori agli utenti online di dedicare una quota parte della loro attenzione, e quindi tempo, alle proposizioni commerciali, in tutte le loro più variegate forme ed espressioni in cambio di contenuti e servizi gratuiti. La domanda che però sempre più di sovente gli operatori del settore si pongono, per rendere più solido questo accordo tacito, è: “come rendere la pubblicità online maggiormente interessante per gli utenti?”. L’obiettivo è cercare di offrire loro un contenuto a valore aggiunto, quand’anche di carattere commerciale, al fine instaurare una relazione, un dialogo con essi, coinvolgendoli e facendoli diventare essi stessi “ambasciatori” di quella marca o di quel prodotto. Sicuramente l’utilizzo delle tecnologie e dei dati utili all’analisi ed alla “profilazione” degli utenti e dei loro comportamenti online rappresenta un elemento importante per poter offrire pubblicità sempre più a misura delle loro esigenze. Se si pensa a come nell’arco di soli dieci anni le persone siano cambiate in termini di motivazione alla scelta ed all’acquisto di un prodotto piuttosto che un altro, non essendo più disposte ad essere semplicemente persuase o influenzate dalla quantità di spot televisivi “somministrati” loro, ci si rende conto di quanto sia importante, sia per le aziende che per gli utenti stessi, poter offrire da un lato e ricevere dall’altro una comunicazione commerciale che sia “rilevante” e “consistente”. Tutto ciò si può fare grazie alla tecnologia ed alla possibilità di utilizzare dati personali sui comportamenti di navigazione, fatta salva naturalmente la tutela della privacy. Le persone si informano sui prodotti attraverso internet, vogliono capire fino in fondo i benefit ed i valori che la marca rappresenta ed anche in questo senso la pubblicità online rappresenta un valore perchè consente di approfondire le informazioni tramite un semplice click. Naturalmente, anche i concetti di fiducia e trasparenza entrano pesantemente in gioco come elementi sostanziali della pubblicità, che rappresenta un tramite per la costruzione della relazione tra marche e consumatori. Aggiungo, per concludere, una riflessione personale: probabilmente in un futuro prossimo l’efficacia oltre che l’efficienza di un investimento pubblicitario si misureranno anche attraverso un indice di “credibilità e di sostenibilita’” - che è poi il primo elemento per cui un individuo, un consumatore, è disposto o meno a raccomandare un prodotto o un servizio ai suoi famigliari e agli amici - prima ancora che sul numero di prodotti venduti a scaffale.martedì 27 settembre 2011
Berlusconi e la Patonza Song!
"Veronica ha chiamato l’ambulanza
ho un senso d’impotenza
e io però non posso stare senza
è inutile che faccia resistenza
è un fatto di Patonza,
Patonza. Patonza.
Uomini uomini
c’è ancora una speranza.
Anche se Fini mi rovina l’esistenza
ora che il giudice mi chiama per l’udienza
con Scilipoti cambio, la maggioranza.
Con i soldi ricompatto l’alleanza
e se poi la Lega ricomincia a far la stronza
regalo a Bossi qualche ministero a Monza
e poi io mi consolo, con la Patonza.
La Patonza è un’usanza
molto in voga dentro la mia stanza
con l’aiuto, della scienza
e con un lento movimento de panza.
La Patonza, la Patonza
è una cura per la senescenza
con prudenza, son quaranta
tutte in fila fuori dalla mia stanza.
Com’è com’è? Tutti mi chiedono.
Dov’è, dov’è? A me la portano.
Sai perché? Pago benissimo.
Fintanto che li do a Lavitola
gli dico di rimanere in Brasil…
che se rientra sono cazzi amari pure per me..
Non riusciranno a prenderlo se resta lì.
La Patonza, es un baile
que se baila ne la Villa en Brianza
col crocifiso, tra le tetas
se bestemio me perdona sua eminenzia.
La Patonza, es un baile
che me bailo pure en latitanzia
mollo esto Pais de Mierda
como i giudici me beccano in flagranzia.
La Patancia! "
Gli italiani giocano d’azzardo per combattere la crisi!
Quando la crisi morde, quando lo stipendio non basta più per pagare le bollette e fare la spesa, c'è anche chi - in preda alla disperazione - crede di poter trovare quei benedetti soldi che mancano per sbarcare il lunario e arrivare a fine mese in un.... "gratta e vinci"! Cinque italiani su dieci considerano il gioco d’azzardo una concreta opportunità per uscire dalla povertà. Ma è solo un’illusione. A rischio è la loro salute mentale. Controllate dunque parenti e amici che giocano d’azzardo on line e non solo. Il gioco distrugge i singoli e intere famiglie. Questo è l’allarme che lancia l’Eurodap, Associazione europea disturbi da attacchi di panico. L’Eurodap ha realizzato un sondaggio secondo il quale hanno partecipato 300 persone tra i 18 e i 65 anni, che aveva lo scopo di studiare l’orientamento delle persone nei confronti del gioco d’azzardo in questo momento storico, caratterizzato dalla crisi economica. Purtroppo, vivendo questo momento di frustrazione, la pubblicizzazione del gioco d’azzardo ha una facile presa. Sono davvero poche le persone che lo percepiscono come pericoloso, ossia in grado di mettere a rischio la salute psichica dell’individuo e di interi nuclei familiari. La labilità economica ha una risonanza ingente sulla percezione e la gestione della vita. Dà, costantemente, la sensazione di precarietà esistenziale, di mancanza di punti di riferimento su cui ancorare la propria esistenza e quindi il futuro e rende impossibile la progettazione, punto cardine della vita umana. Ovviamente, date queste condizioni, si avverte, sempre più diffuso, un senso di frustrazione e di fallimento che hanno un riverbero importante sulla condizione psichica. Per poter uscire dall’empasse, cinque italiani su dieci optano per il gioco d’azzardo, riconosciuto come una misura per superare in maniera repentina ed indolore questa sensazione. Chi vi ricorre con questo intento, in realtà, non solo difficilmente risolverà la sua situazione economica, ma correrà in maniera concreta il rischio di sviluppare una dipendenza a cui fanno seguito atteggiamenti ossessivo-compulsivi. Come è facile immaginare, il risultato sarà la distruzione della propria vita e del proprio nucleo familiare. Il via libera al gioco d’azzardo on line porterà a una crescita della dipendenza su larga scala. Quando si gioca on line si ha meno la percezione del rischio reale che si sta correndo. Virtuale ed emotivo si fondono in una illusione di facilità di raggiungimento positivo della vincita, mentre la percezione dell’evento negativo, la perdita di denaro, viene percepita emotivamente lontana e quindi non così preoccupante. In più nel gioco virtuale non esiste il confronto con gli altri, non ci sono sguardi giudicanti che possono frenare.Bisogna purificare l'aria!
La Chiesa prende la parola! Dopo il discorso di Papa Benedetto XVI al parlamento tedesco, così il presidente della Cei card. Angelo Bagnasco nella prolusione al Consiglio Cei, tira le orecchie alla politica italiana: "L'Italia non si era mai trovata tanto chiaramente dinanzi alla verità della propria situazione! I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l'aria e appesantiscono il cammino comune. C'é da purificare l'aria, perché le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate. Colpisce la riluttanza a riconoscere l'esatta serietà della situazione al di là di strumentalizzazioni e partigianerie; amareggia il metodo scombinato con cui a tratti si procede, dando l'impressione che il regolamento dei conti personali sia prevalente rispetto ai compiti istituzionali e al portamento richiesto dalla scena pubblica, specialmente in tempi di austerità. Rattrista il deterioramento del costume e del linguaggio pubblico, nonché la reciproca, sistematica denigrazione, poiché così è il senso civico a corrompersi, complicando ogni ipotesi di rinascimento anche politico. Mortifica soprattutto dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui. Mentre si rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica. Chi sceglie la militanza politica è tenuto alla misura, la sobrietà, la disciplina, l'onore. La crisi economica e sociale che iniziò a mordere tre anni or sono, era in realtà più vasta e potenzialemnte più devastante di quanto potesse di primo acchito apparire. I vescovi hanno presente quel che, a più riprese, si è tentato di fare e ancora si sta facendo per fronteggiarle, ma l'impressione tuttavia è che, stando a quel che s'é visto, non sia purtroppo ancora sufficiente. Colpisce la riluttanza a riconoscere l'esatta serietà della situazione al di là di strumentalizzazioni e partigianerie; amareggia il metodo scombinato con cui a tratti si procede. La questione morale non è un'invenzione mediatica. Pur segnalando, sulle inchieste in atto, l'ingente mole di strumenti di indagine, la dovizia delle cronache a ciò dedicate e la presenza di strumentalizzazioni, nessun equivoco tuttavia può annidarsi: la questione morale è un'evenienza grave. La corruzione è una piovra e va combattuta. Non si capisce quale legittimazione possano avere in un consorzio democratico i comitati d'affari che si auto-impongono attraverso il reticolo clientelare, andando a intasare la vita pubblica. Il loro maggior costo sta nella capziosità dei condizionamenti, nell'intermediazione appaltistica, nei suggerimenti interessati di nomine e promozioni. Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi, e sono rese ancor più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire seriamente il bene generale, allora non ci sono né vincitori né vinti: ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili. La storia ne darà atto. Sta lievitando una partecipazione ed una presenza dei cattolici nella società civile e nella politica che si farebbe fatica a non registrare, e una nuova consapevolezza che la fede cristiana non danneggia in alcun modo la vita sociale. Anzi. Sembra rapidamente stagliarsi all'orizzonte la possibilità di un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica, che - coniugando strettamente l'etica sociale con l'etica della vita - sia promettente grembo di futuro, senza nostalgie né ingenue illusioni. Se non si riescono a far scaturire, nel breve periodo, le condizioni psicologiche e culturali per siglare un patto intergenerazionale che, considerando anche l'apporto dei nuovi italiani, sia in grado di raccordare fisco, previdenza e pensioni avendo come volano un'efficace politica per la famiglia, l'Italia non potrà invertire il proprio declino: potrà forse aumentare la ricchezza di alcuni, comunque di pochi, ma si prosciugherà il destino di un popolo!". Un'opposizione distruttiva e sfascista non serve al Paese.
di Fausto Mandarano. Il ritornello dell'opposizione, che al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi chiede un giorno sì e l'altro pure di dimettersi, ormai rasenta il ridicolo. Se costoro volessero veramente essere utili al Paese e non solo a se stessi, potrebbero collaborare alla soluzione dei problemi con la partecipazione e condivisione del prossimo programma per lo sviluppo, invece di fomentare il popolo augurandosi 'il morto'. Non si capisce poi perchè il premier dovrebbe lasciare il suo posto. Per quale ragione? Qualcuno davvero pensa che se il Cavaliere abbandonasse Palazzo Chigi tutto si risolverebbe di colpo? Illusi o incoscienti? demagoghi o folli? Non ci serve un'opposizione distruttiva e sfascista che si ritrova unita su un unico tema trito e ritrito e non sa dare risposte univoche perchè soffre di contraddizioni e incoerenze. Ci serve in un momento difficile come questo restare uniti nella difesa primaria della nostra economia. Dall'estero gli italiani nel mondo osservano con attenzione ciò che accade nel nostro Paese, e non riescono a capire perchè la situazione politica non si sblocca. C'è un presidente del Consiglio eletto dalla stragrande maggioranza degli italiani, c'è una maggioranza in Parlamento: perchè l'opposizione invece di martellare con le sue richieste parossistiche, non si mette al tavolo insieme all'esecutivo per lavorare alle riforme necessarie all'Italia? Forse perchè vuole riprendersi il potere perduto e tornare a foraggiare i partiti e le loro troppe ramificazioni senza cambiare nulla. Ma per entrare nella stanza dei bottoni bisogna passare dal voto elettorale. Il Movimento delle Libertà sta lavorando in questo periodo per informare i propri iscritti e simpatizzanti di ciò che il Governo ha fatto in questi primi tre anni, perchè nel mare delle notizie fuorvianti i risultati del governo Berlusconi si perdono. Ci pensiamo noi, allora, attraverso newslist e email a spiegare i risultati raggiunti, che non sono pochi, e soprattutto a motivare le scelte che si sono dovute fare con l'ultima manovra approvata dall'Europa. Dolce&Gabbana: la moda italiana nel mondo!
C'era tanta allegria alla sfilata di Dolce&Gabbana, tanta ironia, tanta voglia di uscire fuori dal tunnel. Si respirava un clima da gioia di vivere, ma all'italiana, senza troppa tecnologia: Domenico e Stefano sono stati i primi a sposare le tecnologiche ossessioni, ma sono anche i primi a fare un passo indietro. Non rinnegano niente del loro passato fatto di schermi led, telecamere che riprendono gli ospiti, collegamenti in streaming. Adesso, che tutti fanno la diretta multimediale, loro tornano alle origini, a quei colori e a quei sapori che hanno reso autentico il loro stile esclusivamente italiano. Una ‘festa di paese’ con tanto di luminarie colorate accoglie Bianca Balti, top model considerata l'erede di Sofia Loren, che apre la sfilata sulle note di Mambo italiano. E da allora in poi è tutto un frullato di italianità. Insomma, stile italiano all’ennesima potenza. In passerella, i più seducenti vestiti sono stampati con tutte le verdure dell'orto, dalle melanzane alle zucchine, gli orecchini fanno ondeggiare le teste d'aglio, le borsette di midollino tintinnano con le tracolle di rigatoni. "Non è stato facile stampare le cipolle facendo in modo che fossero femminili!" spiegano scherzando i due stilisti. "E' come quando ti abitui a mangiare il sushi, ma poi vai in vacanza e, davanti a un bel piatto di melanzane, pensi che è quello che ti appartiene da sempre e che più ti piace" spiega Domenico Dolce. C'é un ripensamento, diciamo momentaneo, un po' su tutta l'atmosfera che oggi circonda la moda. Anche sui blogger, tanto coccolati dai brand: "C'é stata una vera esagerazione. Alcuni blog sono interessanti ma occorre selezionare. Il sistema è andato troppo oltre, non possiamo venir usati da loro" dice Stefano Gabbana. Verrebbe da applaudire, ma veniamo ai vestiti, anch'essi applauditi. L'immaginario film, messo in scena dai due stilisti, assomiglia a 'Pane, amore e fantasia.' del 1957, dove la Loren ballava esibendo vitino da vespa e prominente seno latino. Le modelle oggi non hanno quelle forme, ma i vestiti le aiutano, la gonna larga ondeggia, il top-reggiseno affascina, il pagliaccetto è intrigante, il tutto stampato come dicevamo. Arriva il pizzo, come poteva mancare: è azzurro per l'abito che unisce macramé e stampa a peperoncini, è rosa per il robe-manteau abbottonato dietro, è nero e anche ricamatissimo di jais, cristalli, pietre colorate e paillettes per i vestiti da sera. Per la prima volta non ci sono pantaloni su una passerella di Dolce&Gabbana e nel finale sfilano sessanta modelle vestite solo con un body: dire 'solo' significa mettere fuori strada, dato che si tratta di veri gioielli, uno diverso dall'altro, tutti luccicanti di incrostazioni e pietre, come fuochi artificio. Un finale scoppiettante, come nelle migliori sagre del belpaese!
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