mercoledì 30 novembre 2011

Il sesso è davvero il chiodo fisso dei maschi?

Se qualcuno... 'pensa' che i problemi economici legati alla crisi finanziaria del momento siano i 'pensieri' più ricorrenti nella mente del genere umano, bè si sbaglia. Nonostante le avversità dell'attuale congiuntura economica, la natura umana nel suo genere sia maschile che femminile segue immancabilmente il suo istinto, si lascia dietro il lavoro, i figli, il mutuo, le preoccuppazioni e fantastica di eros e avventure più o meno galanti. Ed in questto affollarsi di pensieri sono proprio i maschietti coloro che 'pensano' al sesso molto più spesso delle donne. A tal proposito, però, un recente studio suggerisce che gli uomini danno la stessa importanza che rivolgono al sesso anche ad altri bisogni biologici, come il mangiare e il dormire. Anche qui, più frequentemente delle donne, confermando in tutto e per tutto, il loro atavico egoismo! Una recentissima ricerca dell'Ohio State University scredita lo stereotipo persistente che "gli uomini pensino al sesso ogni sette secondi", il che equivarrebbe a più di 8mila pensieri sessuali in 16 ore di veglia. Mentre le donne arrivano a una media di quasi 10 pensieri sul sesso al giorno. Ma i maschi dedicano al cibo oltre 18 pensieri quotidiani che scendono ad 11 se l'oggetto della mente è il dormire, mentre per le donne rivolgono l'attenzione alla tavola 15 volte e al 'cuscino' 8 volte. All'Ohio University sostengono che "va corretto questo stereotipo sui pensieri sessuali degli uomini, la frequenza dei pensieri a 'luci rosse' varia a seconda di specifiche variabili biologiche e psicologiche". Lo studio sarà pubblicato nel prossimo numero del 'Journal of Sex Research' e ha coinvolto 163 donne e 120 studenti universitari maschi tra i 18 e i 25 anni. Di questi, 59 sono stati assegnati in modo casuale per tracciare pensieri sul cibo, 61 sul sonno e 163 di sesso. Prima di passare al vero test, i partecipanti hanno completato una serie di questionari che monitoravano l'orientamento positivo o negativo verso la sessualità, il comportamento sessuale e i livelli di desiderio, le abitudini alimentari e la scala sonnolenza. Insomma mangiare, bere, dormire e fare sesso nella mente degli uomini andrebbero di pari passo! Tutto sta a vedere da quanto tempo si è a... digiuno!!!

Addio a Lucio Magri.

Lucio Magri ha detto addio per sempre al mondo e a questa vita, ma a modo suo. Non era un malato terminale, non era afflitto da un male incurabile. Se ne è andato 'semplicemente' perchè così aveva deciso, così come voleva e desiderava senza aspettare che quella decisione fosse presa dalla natura, dalla vita stessa, o lassù da chissà chi, chissà come, chissà quando! Ha deciso e pianificato tutto con estrema lucidità: la clinica, le pompe funebri, la sepoltura vicino alla moglie Mara, a Recanati. Pare che la scelta di porre fine alla propria esistenza sia maturata per una profonda sofferenza interiore, una depressione sempre più forte che lo tormentava e, di certo, era peggiorata con la morte della cara e tanto amata moglie. Lucio Magri, ha scelto il 'suicidio assistito'! E' andato a morire in Svizzera all'età di 79 anni, perchè in Italia questa libertà di scegliere non esiste ancora, almeno per il momento! Lucio Magri, fu tra gli animatori del gruppo di dirigenti comunisti dissidenti che nel 1969 diede vita al Il Manifesto, rivista e successivamente quotidiano comunista. Voce critica dall'interno del Pci, gli esponenti di quel gruppo furono radiati dal partito nel novembre di quell'anno. Riferiscono la notizia in prima pagina il Manifesto e Repubblica, che ricordano Lucio Magri con due pagine e spiegano che l'esponente politico ha deciso di morire fuori dai confini italiani con il "suicidio assistito". Lucio Magri era partito per la Svizzera venerdì sera, per recarsi da un "suo amico medico". Non era la prima volta. Magri l'aveva già fatto una volta o due, ma non convinto fino in fondo, era sempre tornato indietro. La decisione sarebbe arrivata ieri mattina, con un Magri sereno, lucido, determinato e un'ultima telefonata fatta nel pomeriggio alle 16.00. "La vita - così il Manifesto ricorda in prima pagina Lucio Magri con un corsivo - gli era diventata insopportabile, sia sul piano politico che su quello personale", in particolare dopo la morte della moglie, Mara, per un tumore. Magri sarà seppellito a Recanati vicino alla sua Mara, nella tomba che con cura aveva predisposto dopo la morte della moglie.

Limoni, non solo buoni e salutari...

Che profumo. Che bontà. Se avete sempre pensato che spremere e condire sia tutto quello che si può fare con un limone, bè... sbagliavate! Il limone è l'agrume più versatile del mondo. Chi non ne apprezza il gusto deve sapere che i limoni, più di altri agrumi, si distinguono per la loro duttilità anche lontano dalle ricette di cucina che ne contemplano l'utilizzo. Per gli appassionati del fai-da-te, per gli amanti dell'ecologia domestica o per chi, semplicemente, intende sperimentare, ecco gli usi alternativi del limone.
Sbiancante in lavatrice. È giunta l'ora di mettere da parte la candeggina: per dare più brillantezza a lenzuola e biancheria un po' scolorite basta aggiungere nel ciclo di lavaggio fino a una mezza tazza di succo di limone.
Rimedio della nonna. Con il cambio di stagione è facile incorrere in classici mal di gola: prima di precipitarsi in farmacia si può provare ad alleviare il fastidio con una medicina casalinga. Tagliate un limone a metà, infilzatelo come uno spiedino e mettetelo a cuocere sulla fiamma media di un fornello a gas. Attendete che si arrostisca la buccia fino a farla diventare di colore "marroncino" e, una volta raffreddato spremete il vostro mezzo limone. Mescolandolo insieme a un cucchiaino di miele il gioco è fatto: basta mandarlo giù.
Il sole in casa. Se il vostro obiettivo non è ossigenarvi completamente i capelli ma ottenere un leggero effetto "colpi di sole" vi serve poco più di un'ora per preparare la lozione magica: è questo il tempo per il quale dovete far bollire a fuoco lento le fettine di due limoni (se necessario, a un certo punto della cottura, aggiungete dell'acqua). Il liquido che otterrete dopo aver scolato il contenuto della pentaola andrà versato in una bottiglietta spray: schiacciate per credere.
Effetto sgrassatore. Chi non si è trovato almeno una volta nella vita, dopo aver lasciato la grattugia in ammollo per ore, a utilizzare uno stuzzicadenti per pulire i forellini in cui sono rimaste incastrate le tipiche briciole di formaggi morbidi o altri cibi tenacemente appiccicosi? Se non volete trovarvi più in questa situazione, prendete le due metà di un limone e cominciate a sfregare su entrambi i lati della grattugia con il lato della polpa: alla fine non troverete più alcun residuo.
Anche l'occhio vuole la sua parte. Avete gente a cena e volete portarvi avanti perché la vostra vita è già abbastanza piena di impegni per ridurvi all'ultimo momento con la macedonia ancora da preparare. Vi mettete con impegno a tagliare mele e pere, le chiudete in una ciotola che magari coprite con della pellicola trasparente e, se proprio volete esagerare e la temperatura fuori è ancora molto calda riponete tutto in frigorifero. Dopo i complimenti per primi e secondi, però, scivolate malinconicamente sulla frutta, la portata più semplice: lo capite dagli occhi degli invitati che quelle mele e quelle pure un po' marroni hanno un aspetto tutt'altro che invitante. Come fare la prossima volta? Una volta tagliate a tocchettini, spruzzate sulla vostra frutta un po' di succo di limone: quando le servirete in tavola sembreranno appena colte.
Pigri e accontentati. Non avete la forza necessaria per mettervi a spremere limoni che vi sembrano troppo faticosi da affrontare? State tranquilli, le vostre stanche membra non avranno difficoltà se prima di procedere con lo spremiagrumi scaldate i vostri limoni per 20 secondi nel forno microonde.
Profumo di pulito. Cucinare senza sporcare taglieri e piani di appoggio è missione davvero impossibile. La situazione peggiora se le nostre ricette prevedono l'utilizzo di cibi un po' "puzzolenti". Il principio è sempre lo stesso ma il risultato è, ancora una volta, assicurato: tagliate il limone in due e spremete il succo sulla superficie unta e maleodorante. A questo punto vi servono solo olio di gomito e pazienza: dopo aver sfregato con una spugna bisogna infatti lasciare al limone il tempo di agire. Solo dopo venti minuti si può procedere con il risciacquo, che vi restituirà panni lindi e aria profumata nel modo più naturale.

martedì 29 novembre 2011

Stipendi giù, prezzi su: è recessione!

Eppure adesso c’è Mario Monti con il suo governo tecnico, nuovo di zecca! Berlusconi se ne è andato, non c’è più. Ergo, dovremmo essere più 'credibili', i mercati dovrebbero accordarci la loro fiducia e l'economia del paese sarebbe dovuta ripartire. Macchè! L'unica cosa in crescita è la crisi, come pure l'inflazione, come pure il debito pubblico, la precarietà, la povertà, la confusione, l'mbarazzo e lo sconforto della genteperbene. L'effetto Cavaliere non c'è proprio stato. Nonostante il fatidico 'passo indietro' di Berlusconi, l’Italia continua a sprofondare nel debito: dignitosamente, pacatamente, senza bunga-bunga, ma in piena recessione! Il governo dei professori studia nuove tasse, ma non è con il fisco che il paese potrà risollevarsi. Occorre dare una scossa al mercato, ai consumi! Occorre rivedere le retribuzioni minime e le pensioni degli italiani che non spendono più neanche un euro al di fuori dello stretto necessario! La differenza tra gli stipendi di impiegati e operai - che non possono contare su retribuzioni faraoniche, ma soltanto sullo scarno assegno mensile che oscilla mediamente tra i 1.200 e i 1.400 euro mensili - e l’aumento dei prezzi al consumo è in continua ascesa! Sale ad ottobre, su base annua, la forbice tra l'aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,7%) e il livello d'inflazione (+3,4%), toccando una differenza pari a 1,7 punti percentuali. Il precedente record era a 1,3 punti percentuali. Si tratta del divario più' alto almeno dal 1997. Lo rileva l'Istat. La crescita tendenziale di ottobre risulta così pari alla metà di quella dell'inflazione (3,4%). Nella media del periodo gennaio-ottobre 2011 l'indice è cresciuto dell'1,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Guardando ai principali macro-settori, a ottobre le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale dell'1,9% per i dipendenti del settore privato e dello 0,6% per quelli della pubblica amministrazione, che subisce l'effetto del blocco contrattuale. I comparti che hanno presentano gli aumenti annui maggiori sono: militari-difesa (+3,7%), forze dell'ordine (+3,5%), gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e attività dei vigili del fuoco (per entrambi +3,1%). Si registrano, invece, variazioni nulle per ministeri, scuola, regioni e autonomie locali e servizio sanitario nazionale. Inoltre, fa sapere sempre l'Istat nel mese di ottobre, nessun accordo in attesa di rinnovo, tra quelli monitorati dall'indagine, è stato siglato. Ma se le retribuzioni non crescono e i prezzi al consumo aumentano in termini esponenziali, allora la tanto agognata "crescita" va a farsi benedire e la recessione dilaga! Il New York Times è una voce autorevole in campo economico e ci dice che la crisi dell’Eurozona sembra essere davvero alle porte, nonostante gli sforzi di paesi come la Germania e la Francia. A confermare la scarsa salute dell’economia europea ci sono i downgrade delle agenzie di rating che ultimamente hanno messo a ferro e fuoco anche il Belgio e la Francia, facendo tremare anche la Germania. Quest’ultimo paese, dal canto suo, sembra aver reagito bene all’attacco degli speculatori anche se qualche dubbio sulla resistenza teutonica è stato posto. Tanto che dal New York Times, arriva l’allarme: l’Eurozona sta per crollare. Angela Merkel ribatte che si tratta di una preoccupazione eccessiva e fuori luogo. Invece dall’America arriva la conferma che molte banche si stanno attrezzando per un possibile finanziamento del default del Vecchio Continente. Affermazioni che trovano un sostegno nel ridimensionamento del rating del Belgio da AA+ ad AA, visto che per Standard&Poor’s difficilmente ridurranno il debito nel giro di pochi mesi. Secondo avvertimenti anche per la Francia che vede in bilico la sua tripla A. Sono stati già abbassati anche il rating del Portogallo e dell’Ungheria. Secondo un funzionario dell’Autorità dei Servizi finanziari della Gran Bretagna, bisogna essere preparati ad un possibile allontanamento di alcuni paesi dall’Eurozona.

Allattamento: mamme come leonesse!

La fase dell’allattamento, come noto, è molto delicata per le donne. Oltre a provocare degli sconvolgimenti ormonali è capace anche di mettere in luce degli aspetti quasi animaleschi della nostra specie. A dimostrarlo le ultime ricerche in materia che illustrano come anche per il genere umano sussistano alcune reazioni simili a quelle degli animali. A farlo è stata Jennifer Hahn-Holbrook della University of California a Los Angeles. Anche nella donna l’istinto di proteggere il proprio cucciolo sarebbe fortissimo e quindi durante l’allattamento salirebbe il livello di aggressività. Un meccanismo di difesa quindi messo in atto per poter rimanere all’erta rispetto a una possibile minaccia esterna. Questo atteggiamento sarebbe quindi un retaggio storico dei tempi in cui anche l’uomo era più vulnerabile e soggetto ad attacchi di animali. Mamme coraggiose quindi e pronte a scattare se necessario per difendere i figli nel momento più delicato della loro crescita, quando, usciti dal ventre materno, trovano la loro sussistenza solo attraverso la nutrizione al seno. Quando il latte artificiale, gli omogeneizzati, etc. non esistevano, era infatti compito esclusivo della madre occuparsi della prole per garantirgli la sussistenza. Ora i tempi sono cambiati, ma c’è da scommettere che ogni mamma sia capace di trasformarsi in leonessa per la propria famiglia. Comunque, per un neonato il latte materno è quanto di meglio si possa desiderare. Per offrire il meglio ai propri piccoli le neomamme dovrebbero però seguire un’alimentazione adeguata, cosa che spesso non accade. Un recente studio infatti rivela come ben il 94% delle neomamme che allattano segue un regime alimentare sbagliato, non rispettando l'apporto necessario di grassi e di vitamine. I ricercatori hanno preso in esame 100 campioni di latte di 34 mamme alle quali hanno anche chiesto di compilare un questionario sugli alimenti ingeriti nei tre giorni precedenti alla raccolta dei campioni di latte. Il 94% delle mamme coinvolte seguiva una dieta ipocalorica, fatto collegato soprattutto al ridotto consumo di grassi. Sempre il 94% delle partecipanti seguiva una dieta troppo ricca di proteine, superando la dose giornaliera raccomandata. Nell’88% delle neomamme è stata inoltre evidenziata una carenza di vitamina A e nel 99% una carenza di vitamina E. Ancora il 94% delle partecipanti presentava anche una carenza di ferro, micronutriente fondamentale per lo sviluppo neurologico del bambino. Analizzando la composizione dei campioni di latte raccolti gli studiosi hanno, poi, evidenziato che i grassi polinsaturi presenti in quantità maggiore erano quelli della serie omega-6, che rappresentavano il 17-18% di tutti grassi presenti nel latte. L’acido oleico, un grasso monoinsaturo, è risultato invece il grasso presente in quantità maggiore nei campioni raccolti, rappresentando dal 33 al 40% dei grassi totali. Il latte materno è il modo migliore per nutrire i neonati . Tra i vari nutrienti in esso presenti ci sono i grassi che giocano un ruolo cruciale, in particolar modo i grassi polinsaturi delle serie omega-3 e omega-6 e i loro derivati a lunga catena, ovvero l’acido arachidonico e l’acido docosaesaenoico. Quest’ultimo è associato allo sviluppo di diversi funzioni nel neonato, come lo sviluppo cognitivo (apprendimento) e quello visivo. Non solo, sortisce un effetto protettivo nei confronti delle malattie allergiche. Le mamme che allattano al seno, seguendo una dieta appropriata, possono fare molto per migliorare la composizione del proprio latte e così offrire al bebè il meglio sotto tutti i punti di vista. Il modello dietetico per la donna che allatta è simile a quello consigliato in dolce attesa, con alcune varianti riguardanti in particolare una maggior richiesta di proteine, fondamentali per la crescita del bambino. È assolutamente sbagliato abolirle, come fanno diverse donne. Importante anche un corretto apporto di calcio, ferro, vitamine e, più in generale, di tutti i micronutrienti. Il modo migliore per far fronte a queste necessità è quindi seguire un'alimentazione varia, ricca di vegetali freschi, pesce (per arricchire il latte materno di acidi grassi omega-3, utili per lo sviluppo del sistema nervoso del lattante), latte e derivati, con l’olio d’oliva come principale grasso da condimento. Meglio evitare gli alimenti che possono conferire odori o sapori sgradevoli al latte, tra cui asparagi, aglio, cipolle, cavoli, mandorle amare nonché spezie come il peperoncino. Infine è bene assumere con cautela i prodotti che contengono sostanze eccitanti, come tè, caffè, coca cola ed vitare alcolici e sigarette.

Carcere: il diritto sottomesso e violentato!

di Vincenzo Andraous. Se qualcuno volesse soppesare il mal di pancia di un paese, il malessere-disagio sociale che recide il valore delle relazioni, è sufficiente smanettare nella rete, saltellando da un blog all’altro. C’è un po’ di tutto, il furore e la rabbia di un popolo di delusi, e c’è pure poca conoscenza, un metodo artigianale dell’imparare, poco propenso a educarci a conoscere quanto ci circonda. Di fronte a questo pasticcio delle intenzioni, che affondano le radici nelle nostre emozioni, c’è forte la richiesta di abbandonare i parolai interessati e intenzionali, di mettere in campo una giustizia equa, una solidarietà costruttiva, che non dimentica le priorità di tutela a garanzia delle vittime di soprusi e omertà, ma che da questo punto di partenza rilancia nuove opportunità di conciliazione da parte del detenuto. La società non è qualcosa di astratto, che si riduce al parlato, al raccontato, è piuttosto una comunità fatta di persone, di istituzioni, di regole autorevoli da rispettare. E il carcere è società, non certamente una manciata di feudi out rispetto alle normative statuali, ma soggetti fondanti lo stato di diritto, eppure il carcere è diventato quotidianamente un caso che desta interrogativi, inquietudini, sordamente rispedite al mittente. Dentro le celle ci sono persone che scontano la propria pena, persone che lavorano, altre che svolgono il proprio servizio volontaristico, si tratta in ogni caso di cittadini, siano essi detenuti, o che prestano la loro professionalità, che consegnano il loro tempo alla speranza di tirare fuori insieme il meglio da ogni uomo privato della libertà. Ma ciò può essere raggiunto unicamente operando con lo strumento dell’educare, non con la solita reiterata tergiversazione per impedire la comprensione, la possibilità di una parete di vetro, dove osservare quel che accade, o purtroppo non accade per niente, perché il diritto è sottomesso e violentato dal sovraffollamento, dagli eventi critici, dai problemi endemici all’Amministrazione. Il rispetto per il valore di ogni persona ha urgenza di essere inteso non come qualcosa di imposto, ma come una condizione esistenziale da raggiungere attraverso l’esempio di persone autorevoli, anche là, dove lo spazio ristretto di un cubicolo blindato, non dovrebbe mai annientare la dignità del recluso. Se è vero che le vittime sono quelle che soffrono dimenticate nella propria solitudine, se i parenti delle vittime se la passano peggio dei colpevoli, occorre davvero fermarci a riflettere, pensare quale società desideriamo, di conseguenza quale carcere condividere, e non rimanere indifferenti a un penitenziario ridotto all’ingiustizia di una afflizione fine a se stessa. In questa sopravvivenza carceraria, c’è una incultura che alla pena di morte vorrebbe consegnare la patente salvavita, basti pensare ai quaranta suicidi in questa metà di nuovo anno. Forse come nel Fidelio di Beethoven, non è sufficiente "cacciare via velocemente il cattivo suddito", alle teorie assolute che pretendono di punire perché è stato commesso un reato, e le altre, che puniscono per impedire che nel futuro se ne commettano altri, c’è urgenza di chiederci quale persona entra in un carcere, e quale "cosa" ne esce, quale trattamento ha ricevuto quella persona, se oltre alla doppia punizione impartita, ha avuto possibilità di imparare qualcosa di positivo, o se invece di rieducazione, si tratta di una definitiva devastazione.

La solita "ammuina" su Napoli!

di Angelo D'Amore. Napoli fa sempre notizia. Chiaramente il rumore è più assordante quando la notizia è negativa. Un morto ammazzato richiama più attenzione che in un'altra città d'Italia (se quanto sta accadendo a Roma fosse avvenuto nel capoluogo partenopeo), avremmo avuto immediati i sermoni di Saviano), uno straniero derubato diventa un caso diplomatico, senza dimenticare il dramma rifiuti, diventato ormai, anche quando la città è pulita, una sorta di connotazione morfologica indelebile della città. Adesso a far notizia è lo scippo del Rolex subito dalla fidanzata di Lavezzi. A caldo istintivamente, la giovane e bella ragazza ha detto che Napoli è una città di merda, ma su questa dichiarazione, alla quale puntuali sono seguite le dovute scuse, si sta aprendo un dibattito in rete a livello nazionale, complici anche le infelici dichiarazioni del presidente De Laurentiis. Addirittura si profila un'ipotesi di congiura a danno del Napoli, da parte di organizzazioni criminali vicino agli ambienti delle scommesse sportive, atte a minare la quiete dei calciatori di una squadra da molti data per vincente il titolo. Il caso Lavezzi infatti, segue di qualche giorno, la rapina di una Bmw alla cui guida sedeva la compagna di Hamsik (auto poi ritrovata) ed il furto in casa subito dalla famiglia Cavani, quando il giocatore circa un mese or sono, era in sud-america per un impegno internazionale. Sul caso tuttavia, gli organi inquirenti smentiscono qualsiasi relazione, affermando che trattasi soltanto di sfavorevoli e sfortunate coincidenze, in una citta che, come tante grandi metropoli, deve fare i conti con una elevata propensione criminale. In tale quadro di costruite e fantasiose ipotesi, ritengo per assurdo, che sia stato anche meglio che il balordo di turno, non abbia riconsegnato il prezioso orologio. Di fatti, data la location in cui è maturato l'espisodio, si sarebbe generata altra "ammuina", sentenziando che a Napoli i calciatori intrattengono rapporti abituali con i comuni delinquenti che, all'ombra del Vesuvio, sono considerati univocamente, camorristi.

Statali: Patroni Griffi al dicastero della P.A.!

Il governo chiude in venti minuti la partita di viceministri e sottosegretari e allarga le maglie del governo che, con l'indicazione del consigliere di Stato Filippo Patroni Griffi per la Funzione Pubblica, arriva a 17 ministri, più naturalmente il premier. I vice, nominati nella serata di ieri dal consiglio dei ministri, sono 3 e 25 i sottosegretari. Il ministro che alla Funzione Pubblica va a sostituire Brunetta, Patroni Griffi, è di Napoli ma vive a Roma e ha 56 anni. Dopo la laurea con lode in giurisprudenza, è stato chiamato a ricoprire la guida di Palazzo Vidoni. E' presidente di sezione del Consiglio di Stato. A Patroni Griffi spetterà guidare la pubblica amministrazione in un momento delicato per il pubblico impiego, già chiamato a notevoli sacrifici nelle ultime manovre di correzione dei conti. In passato è stato magistrato ordinario e referendario di Tribunale amministrativo regionale. Tra gli incarichi istituzionali ricoperti, figura quello di segretario generale dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali; capo di gabinetto della Funzione pubblica con il Ministro Brunetta; capo del Dipartimento affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio nel Governo Prodi; capo dell'ufficio legislativo della Funzione pubblica con i Ministri Cassese, Frattini, Motzo, Bassanini; capo di gabinetto del Ministro per le riforme istituzionali Amato; capo del Nucleo per la semplificazione delle norme e delle procedure. Patroni Griffi è autore di studi in materia di diritto e processo amministrativo e si è occupato di organizzazione e di lavoro pubblico. E' componente del comitato scientifico di riviste giuridiche ed è stato relatore per il Consiglio di Stato italiano in numerosi incontri internazionali tra Consigli di Stato e Corti amministrative supreme.

Mezzogiorno dell’animo.

di Giorgia Scaffidi. Il titolo della silloge “Mezzogiorno dell’animo” di Enrico Pietrangeli lascia già intuire il significato metaforico ed esistenziale del volume. Si tratta di 75 poesie che toccano profondamente il cuore per le espressioni dolci e delicate che le caratterizzano. Dai primi versi emerge subito l’idea che la poesia è dentro il poeta, radicata profondamente nel suo pensiero, in cui fissa la sua filosofia esistenziale. In Pietrangeli c’è, infatti, il poeta pensante, c’è il suo Essere che riflette sull’evoluzione della società e della storia, c’è l’Io capace di meditare a lungo sul male del dolore e rendere questa sua riflessione eterna attraverso questi versi che, permeati di una profondità lessicale, diventano, nello stesso tempo, un modello dell’esperienza umana. E su questo tema verte anche, la dialettica ideologica del poeta, che si basa sul principio socratico del “gnosce te ipsum”. La varietà del contenuto e del linguaggio intensifica il colloquio personale e rafforza il suo Io interiore. Enrico Pietrangeli dà dunque alla poesia la funzione più importante, ossia quella della comunicazione. In un rapporto amore-dolore è molto bello ed interessante leggere la lirica “Morire per amare”, in cui il poeta scrive: « Morire per amore / è questo mondo / d’infelici zombi, / di doppi / e d’inganni, / di rappresaglie, / di orgogli, / perdoni omessi / ed egoismi / senza rese ». Ed è proprio in queste liriche che l’amore si unisce al dolore, in un pensiero che è generato da uno spirito libero che aspira alla libertà e alla pace interiore, quella pace tanto sognata e adesso trovata. Si passa poi a delle liriche che hanno come tema il rapporto tra l’uomo e Dio, e qui mi riferisco a: “Dio ama ogni creatura sensibile e affamata”, “Dio” o “Il Cristo”, in cui si evidenzia un percorso catartico e purificatore, che porta alla salvezza l’uomo, la creatura perfetta fatta ad immagine di Dio, attraverso la fede e la speranza, attraverso l’amore e la pietà, ma soprattutto attraverso la coscienza del Bene. Il Male costituisce lo scoglio da superare, l’amore e la carità sono le vere ancore di salvezza. Scrive a tal proposito Tolstoj: «Non si vive senza fede. La fede è la conoscenza del significato della vita umana. La fede è la forza della vita. Se l’uomo vive è perché crede in qualche cosa». Nelle poesie, inoltre, si evidenzia una continua ricerca che va oltre le immagini, perché il vero protagonista rimane sempre e comunque il pensiero poetico, che trasforma le poesie in messaggio di speranza, scrive il Nostro a tal proposito: «Un Eros che attende inibito / da nostalgia appellante / alla salvezza e al coraggio». Si passa poi a componimenti che trattano il dolore dell’uomo nella sua universalità, quindi il dolore personale si trasforma in un dolore universale; è questa è la sezione dal titolo “L’anamnesi del dolore”, in cui affiorano vertici di assoluta purezza, all’interno di immagini intrise dalla pregnante conquista della saggezza e di quell’equilibrio che a volte sembra smarrito, si legge, infatti: «Non oscilla e sta, / di materia informe, / lo statico equilibrio / in attesa d’una spinta / sull’altalena del vivere / L’attesa lacera gli uomini / e piega i deboli di spirito / L’attesa pondera disegni / tra ageminanti rovine». Spesso nelle liriche la luce si tramuta in penombra, dal buio nasce la luce, ma non si tratta di una luce artefatta, ma bensì di una luce interiore che riesce ad illuminare la sua vita e sa brillare anche su quella degli altri. E in questo contrasto chiaroscurale, i temi che prevalgono sono l’amors e la mors (si nota, infatti, questo sottile legame che c’è tra questi due sostantivi, che differiscono soltanto per la cosiddetta a privativa), si legge a tal proposito: «Morire per amore / son pochi a farlo, / perlopiù psicotici, / vani ipersensibili». Da quest’ultima tematica si sviluppano altri due temi portanti della sua poetica: la voglia di vivere, che riguarda appunto la ricerca dell’essere, e il tramutarsi della vita in un lungo viaggio, che non è altro se non il sentiero dell’esistenza umana; si legge a tele proposito un passo molto significativo tratto da uno dei brani presenti nel volume: «Vivere liberi, con equilibrio, senza mai dover morire dentro. Vivere per giungere integri e non integrati alla meta, che è premessa ad altro e in nessun caso punto d’arrivo». Prima di concludere vorrei inoltre aggiungere che la poesia di Enrico Pietrangeli è singolare e inconfondibile, che attraverso un linguaggio chiaro lineare e ricercato trasforma la poesia in icona della parola, dove l’immagine si apre sul mondo e ne esterna colori e musicalità. Ogni lirica, infatti, si legge con piacere e lascia il lettore a meditare sul proprio significato, sul voler ricordare all’uomo che in fondo è soltanto un piccolo granello dell’immensità della terra.

lunedì 28 novembre 2011

Ricetta Ocse: taglio stipendi P.A. e gabbie salariali!

Mal comune mezzo gaudio: recessione per il belpaese nel 2012, in compagnia di Grecia, Portogallo e Ungheria. Meglio di noi, con una crescita comunque limitata allo 0,3%, Francia e Spagna, mentre il Regno Unito crescerà dello 0,5%. E' il quadro sull'economia europea che emerge dall'Outlook dell'Ocse, che stima nel 2012 un calo del 3% per la Grecia (dopo il -6,1% di quest'anno), del 3,2% del Portogallo (-1,6% nel 2011) e dello 0,6% dell'Ungheria (+1,5% nel 2011). Nel 2013, poi, saremo quelli che cresceremo meno, +0,5% ancora come Grecia e Portogallo. Il Pil italiano quest'anno crescerà dello 0,7%, ma l'anno prossimo l'andamento dell'economia sarà negativo (-0,5%). Secondo l'organizzazione parigina, a trascinare il pil al ribasso nel 2011 e alla recessione del 2012 saranno in particolare gli investimenti nelle costruzioni: in particolare le costruzioni residenziali scenderanno rispettivamente dell'1,6% e dell'1,7%, quelle non residenziali dello 0,4% e dell'1,6%. Gli investimenti in generale registreranno una crescita dello 0,7% quest'anno, un calo dello 0,9% nel 2012 e un aumento dello 0,3% nel 2013. I consumi privati cresceranno quest'anno dello 0,9%, ma poi saranno sostanzialmente piatti (+0,2% sia nel 2012 che nel 2013). I consumi della pubblica amministrazione risulteranno stabili quest'anno (+0,1%) e scenderanno sia nel 2012 (-0,9%) che nel 2013 (-1,2%). Tutti positivi, invece, i dati su esportazioni e importazioni. L'export segnerà nei tre anni aumenti rispettivamente del 4,9%, dell'1,7% e del 4,2%. L'import, invece, del 3,4%, dell'1,5% e del 2,2%. Il tasso di disoccupazione in Italia salirà sia nel 2012 che nel 2013. L'Economic Outlook stima per quest'anno un calo all'8,1% (dall'8,4% del 2010). Nel 2012, il tasso salirà all'8,3% e nel 2013 all'8,6%. In contemporanea, rallenterà la crescita dei redditi delle famiglie: dal +2,3% di quest'anno passerà al +1,8% del 2012 e al +1,1% del 2013. Il Pil dell'area euro nel 2011 segnerà una crescita dell'1,6%. L'Ocse ha così tagliato la stima precedente di +2%. Al ribasso anche la stima sulla Germania (da +3,4% a +3%). "Ho molta fiducia nella sua riuscita", ha detto il capo economista dell'Ocse, Pier Carlo Padoan riferendosi al nuovo governo Monti, che si è impegnato a "varare importanti riforme strutturali per favorire la crescita. La stretta di bilancio, combinata con il rallentamento della domanda mondiale e con una competitività debole, sarebbe un ostacolo per la crescita a breve termine, ma è necessaria per assicurare progressi sulla strada della sostenibilità fiscale". L'Ocse aggiunge che "la disoccupazione aumenterà e che l'aumento dei salari rallenterà". L'Ocse rileva poi che "il deterioramento della fiducia in Italia è stato in parte auto-generato, visto che l'ultimo governo è apparso esitante in merito al rispetto dei programmi sul pareggio di bilancio entro il 2014, sebbene il traguardo fosse stato previsto inizialmente nel 2010 e confermato del Programma di stabilità europeo". Anche "l'impegno per riforme strutturali, nonostante la pubblicazione del Piano di riforme nazionale della primavera del 20120, è apparso in dubbio. Il passo successivo dell'aumento dei tassi d'interesse sul debito ha costretto il governo ad adottare una posizione ancora più rigida sul fronte del bilancio, puntando all'eliminazione del deficit nel 2013". Quindi, conclude l'Ocse, "la crescita potrebbe essere maggiore se azioni decisive da parte del governo porteranno gli spread rapidamente giù e spingeranno al rialzo la fiducia. Ma la stretta di bilancio è molto severa, necessiterà di una forte determinazione da parte del nuovo governo e potrebbe avere effetti di più forte contrazione di quanto previsto". Nella ricetta suggerita dall'Ocse, che ribadisce la necessità di riforme del mercato del lavoro (anche con tagli ai salari della p.a. e diversificazione regionale degli stipendi), della concorrenza, delle professioni, delle privatizzazioni, figura anche l'istituzione di un'autorità indipendente per "monitorare i progressi sul fronte del consolidamento di bilancio e delle riforme".

Di piacere si può anche morire!

E' un fenomeno che può accadere molto raramente, ma accade ed è accaduto di recente! Una ragazza di 21 anni è morta dopo 12 minuti di orgasmo e dopo essere entrata in una sorta di trance. La ragazza era in compagnia di un amico del college e stava facendo sesso. Dalle prime indiscrezioni sembra che lui le praticasse un “rapporto orale”. L’ospedale ha poi confermato che un orgasmo così prolungato, 12 minuti, è stato certamente la causa del decesso. L'orgasmo manda in paradiso... ma stavolta sarebbe tragicamente accaduto nel vero senso della parola! “Improvvisamente si è irrigidita, ha aperto la bocca a forma di “O”, e le pupille degli occhi giravano in tondo”, ha raccontato l’amico che era presente durante la tragedia. Il ragazzo ha poi aggiunto che, si è insospettito quando, dopo 10 minuti, lei era ferma, immobile, nella stessa posizione, ruotando gli occhi, con la bocca aperta e urlando a gran voce. “Allo scoccare dei dodici minuti credetti opportuno chiamare l’ambulanza”, ha detto l’amico. Su richiesta della famiglia, la polizia indagherà ulteriormente. Un funzionario, facendo un resoconto ad un inviato della testata G17, ha affermato che l’amico della vittima pur non avendo avuto intenzione di uccidere, è stato in qualche misura responsabile della morte della studentessa, occorrerà per tanto attendere il giudizio del tribunale.

Juve - Milan: il ritorno di un antico duello.

di Nicola Frappi. Juventus e Milan: rieccole. Dopo Calciopoli e il dominio dell’Inter, è tornato il duello che ha surriscaldato la storia del calcio italiano e che non si rivedeva dai primi anni del Duemila, periodo dove nel Milan di Ancelotti il fuoriclasse era Schevchenko, mentre nella Juve c’erano i vari Trezeguet, Vieira e Ibrahimovic. Oggi Zlatan è la stella dei rossoneri e insieme a Pato, Boateng e Robinho forma un attacco micidiale, in più il gioco dei rossoneri appare il più organizzato grazie ad una rosa che è probabilmente quella con maggiore qualità dell’intera Serie A (assieme all’inespresso talento dell’organico della Roma…). La Juve ha da parte sua, oltre un punto in più ed una partita in meno (da giocare domani nell’infuocato San Paolo di Napoli), una determinazione unica ed un’enorme fame di vittorie trasmessa dalla mentalità di Conte. Buffon è tornato a livelli d’eccellenza, la difesa è insuperabile, mentre Pirlo e Marchisio illuminano il centrocampo. In attacco con Matri e Vucinic si può fare a meno di un Del Piero che, dopo aver tirato la carretta per anni, si può permettere di assistere dalla panchina ai successi dei compagni. Ad Alex va il merito di continuare ad essere il capitano e di tenere compatto lo spogliatoio nonostante l’imminente addio a fine stagione. Dunque da una parte la ferocia e la voglia di vincere, dall’altra la qualità e la consapevolezza di essere una grande squadra. Juve e Milan sono ormai lanciate verso una lotta serrata. Tutto questo lo si deve anche all’altalenante inizio di campionato di Napoli e Roma e di quello pessimo dell’Inter. Se i nerazzurri solo ora si stanno lentamente, ma molto lentamente, riprendendo appare logico, come il Napoli stia perdendo punti a causa della stanchezza di una rosa che non può permettersi il doppio impegno campionato-Champions. I ragazzi di Mazzarri stanno facendo anche troppo, ma potrebbero pentirsi più avanti nel tempo delle occasioni fin qui sprecate. La Roma non riesce a inanellare una striscia positiva: come già sottolineato, l’organico di Luis Enrique è di prima fascia per questa Serie A, ma ancora occorre trovare il cerchio e la pazienza nella capitale sta per finire. Udinese e Lazio sono le rivelazioni, anche se bisognerà vedere quanto reggeranno è doveroso segnalarle sia per il gioco ce per i risultati che stanno ottenendo. In coda è giusto menzionare il lavoro di Arrigoni, artefice della seconda vittoria consecutiva di un Cesena che ha lasciato l’ultima posizione a scapito del Lecce. La lotta per la salvezza si allarga anche a Novara, Bologna e Cagliari anche se non mancheranno sorprese e cali da qui alla fine.

Un Governo Mondiale per l'autodeterminazione dei popoli.

di Maria Pia Caporuscio. L’Italia affonda sotto un mare di fango e acqua e chi ci governa pensa al PIL! Ma che cosa sta succedendo dentro la testa degli uomini? In tutto il pianeta i cambiamenti climatici provocano disastri e i capi di governo si occupano di mercato, di banche, di profitto, ma la vita non vale più nulla? Da quanto tempo i governi hanno smesso di occuparsi della popolazione e hanno iniziato a venerare questo nuovo dio chiamato 'mercato'? Da quanto tempo si è permesso di equiparare gli uomini alle merci? E chi li mantiene questi governanti, le merci inanimate o la popolazione, “merce viva”? Com’è possibile che l’altissima percentuale di questa “merce viva” debba prostituirsi nel lavoro per procurare ricchezza, ad un manipolo di ‘sfruttatori’? Com’è possibile che una popolazione moderna, istruita e consapevole dei propri diritti, una popolazione che ha studiato la Rivoluzione francese, che ha combattuto guerre di liberazione, si sia lasciata schiavizzare come i negri delle piantagioni di cotone nell’America di un tempo? Come siamo potuti arrivare a consegnare i nostri Paesi nelle mani di questi squali senza lottare come una mandria di bufali impazziti? Com’è stato possibile che con le tecnologie moderne, con internet, le popolazioni del mondo non si siano organizzate per lottare tutte insieme, contro questi quattro cavalieri dell’apocalisse? Come mai illustri pensatori, esimi professori, non hanno ancora pensato di promuovere un vero e necessario “Governo Mondiale” per la difesa degli uomini e la condanna di chi vuole farne una mercanzia? Come si è potuto permettere che gente priva di scrupoli, di umanità e rispetto per questa nostra cara e amata Terra, arrivasse a distruggere foreste, assiderare la terra con gli OGM fino a renderla sterile, inquinare l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo, umiliare gli uomini, senza che nessuno abbia mai mosso un dito per fermarli? A che servono i governi se non a difendere popoli e territori in cui si vive? A che servono i giornali se invece di denunciare i crimini, li nascondono? A che servono professori, studiosi, scrittori, filosofi, pensatori, scienziati e intellettuali tutti? Dei disastri voluti, dei disastri naturali, devono farsene carico soltanto coloro che li subiscono, mentre chi li provoca, continua ad accumulare ricchezza e promuovere nuove sciagure! A questo punto la vera emergenza consiste nell’istituire un Governo Mondiale che si occupi delle persone, visto che i governi dei vari Stati non ne sono all’altezza. Un Governo Mondiale che difenda i diritti dei popoli e ne condanni le violenze, con l’apertura di un grande processo - come quello di Norimberga - che condanni per crimini contro l’umanità questi quattro cavalieri dell’apocalisse, posti ai vertici del potere economico e finanziario, per assassinare le popolazioni di questo nostro martoriato pianeta.

Alluvioni, abusivismo e speculazione.

di Massimo Romagnoli. Come siciliano legato alla mia terra da radici profonde, mi sento dolorosamente partecipe al lutto e al drammatico momento che stanno vivendo in questi giorni i cittadini del messinese. La natura reagisce in modo sempre più aggressivo e devastante sia ai cambiamenti climatici sia all'opera distruttiva dell'uomo. Non basta la generica solidarietà per riscattare colpe antiche e comportamenti irresponsabili delle istituzioni locali e di chi ignora, pur conoscendole, le più elementari regole che stanno dietro a un insediamento umano. La legge del profitto fa danni e vittime tra i più deboli, e una società civile non può assistere indifferente al perdurare di situazioni riprovevoli sotto tutti i punti di vista. Prevenire l'abusivismo e punire i corrotti che se ne fanno complici è un dovere morale che abbiamo verso gli uomini e verso la terra che abitiamo. Le alluvioni sono figlie dei cambiamenti climatici, ma anche dell'incuria e della persistente volontà di sottomettere l'ambiente a tutti i costi per adattarlo ai nostri interessi più meschini. Lo sfascio ambientale che vediamo nelle immagini registrate sul territorio è responsabilità innanzi tutto degli squali che costruiscono nelle aree più fragili e sensibili, vendendo case a prezzi bassi alle famiglie disagiate spinte dalla necessità e colpevoli solo di ignoranza. I sindaci e gli assessori che concedono permessi edilizi in maniera troppo disinvolta dovrebbero rispondere penalmente dei disastri che provocano e risarcire le famiglie dopo pubblici processi ripresi dai media in diretta per smascherare gli intrighi. Basta con le ipocrisie e le false espressioni di solidarietà: occorrono interventi rapidi e precisi a protezione dell'ambiente e dei cittadini ignari. Solo così si potranno prevenire alluvioni e frane pericolose che ormai si ripetono e si intensificano su tutto il territorio nazionale.

Due dita sul polso per salvare cuore e cervello!

Basta mezzo minuto al giorno e due sole dita sul polso per salvare cuore e cervello. La raccomandazione è semplice: la mattina, appena svegli, mettete l'indice e il medio della mano sul polso dell'altro braccio, rivolto verso l'alto. E, solo per trenta secondi, cercate di percepire i segnali che il cuore vi manda. L'obiettivo è quello di prevenire la fibrillazione atriale, contro la quale gli esperti, attraverso una campagna in 10 piazze italiane, cercano di ridurre il rischio. Fra i consigli c'è quello di ripetete questa operazione anche nel pomeriggio. Tutte le pulsazioni dovrebbero essere uguali: se percepite che cambiano di intensità e non sono regolari, o comunque se vi accorgete che si superano i cento battiti al minuto (basta moltiplicare per due il numero ottenuto), parlatene con il vostro medico. La Fibrillazione Atriale è la più diffusa aritmia che può quintuplicare il rischio di ictus cerebrale! Questa aritmia colpisce quasi un milione di italiani e in molti casi non viene identificata. La fibrillazione atriale è un'aritmia che si presenta soprattutto dopo i cinquant'anni di età; non è solo pericolosa per il cuore, ma può aumentare fino a cinque volte il rischio di andare incontro ad un ictus cerebrale. Come se non bastasse, gli ictus in presenza di aritmia sono più gravi e potenzialmente mortali. Eppure, tra i 120.000 italiani che ogni anno scoprono di avere questa patologia, che costa circa tre miliardi di euro al sistema sanitario, molti non sanno che il cuore batte in maniera anomala. "Una persona su cento nel nostro Paese soffre di fibrillazione atriale, ma molti non sanno di essere malati e spesso non si conoscono i rischi per il cervello legati a questa anomalia - spiegano al Dipartimento Malattie Cardiovascolari e Presidente di A.L.F.A. Per questo abbiamo creato uno slogan semplice e impressivo: "ascolta il tuo cuore, proteggi il tuo cervello!!!". Se si combattono i classici fattori di rischio cardiovascolari come obesità, ipertensione, fumo e diabete, i nuovi casi potrebbero essere dimezzati. Insieme all'automisurazione dei battiti è fondamentale controllare regolarmente dal medico la pressione, perché almeno sette persone su dieci con fibrillazione atriale sono anche ipertese. Per questo è fondamentale che dopo i cinquant'anni venga misurata ogni mese e trattata adeguatamente se deve essere ridotta, così come è importante rilevare regolarmente il ritmo del polso, almeno una volta la settimana.

venerdì 25 novembre 2011

La Cancelliera di ferro: "Nein Eurobond."!

...e qui comando io ...e questa è casa mia ...nein eurobond!!! Così - al vertice di Strasburgo tra Italia, Germania e Francia - Angela Merkel le canta al 'professore' e... al 'nano capoccione francese'. La Cancelliera, insomma, non retrocede di un passo. Gli eurobond? "Quello che ho detto ieri non verrà modificato. Non li ritengo necessari. Non si tratta di essere contro o a favore degli eurobond, ma ci sono delle debolezze dell'area euro e passo dopo passo devono essere superate. Se facciamo un passo verso l'unione fiscale per rendere forte il patto di stabilità è un passo, ma ogni Paese ha le sue idee e per la Germania la posizione da ieri non è cambiata". Mario Monti, agli esordi nel fronteggiare lo scricchiolante asse 'franco-tedesco', ha provato invece a rilanciare l'idea già cara a Giulio Tremonti. "Dobbiamo andare avanti verso un'unione fiscale se vogliamo dare stabilità radicale. Servono regole e meccanismi per l'applicazione per quelle regole, e in questo contesto gli stability bond potrebbero dare un contributo significativo. Tutto è possibile dentro una soluzione da unione fiscale". Il professore ha provato a tendere una mano alla Merkel, che tra le pochissime aperture riformiste in seno al Vecchio Continente ha parlato proprio di unione fiscale, premettendo però che l'unione fiscale sarebbe funzionale agli eurobond. E comunque, i tre dell'ave maria, non si sono sbilanciati più di tanto, ma, per bocca di Sarkò, hanno annunciato possibili misure di modifica dei poteri dell'Eurotower anche se, ha sottolineato la Merkel, "la Bce è e rimarrà un'autorità indipendente". La chiave di volta è il potere da dare alla Banca centrale europea: emettere eurobond? Acquistare i titoli di stato dei paesi a rischio default? La Merkel si era sempre detta contraria, e ha ribadito la sua contrarietà due volte negli ultimi due giorni. Le speranze di chi credeva che le posizioni della Cancelliera si fossero ammorbidite sono così... naufragate a Strasburgo! L'ampliamento dei poteri della Bce potrebbe passare per la modifica dei trattati comunitari: "Stiamo lavorando alla revisione di quei trattati", hanno confermato all'unisono i tre leader. Gli occhi restano, però, sempre e comunque puntati sull'Italia! "E' stato molto importante sapere direttamente dal presidente Monti quali sono le intenzioni del governo italiano - ha sottolineato la Merkel in conferenza stampa - ed è molto 'impressionante' vedere le misure che sono intenzionati a prendere sul fronte del consolidamento di bilancio e delle riforme strutturali" ...se 'il professore' avesse la stessa accortezza usata a Salisburgo e volesse illustrare anche in Italia le misure sì tanto "impressionanti" che intende prendere gliene saremo tutti infinitamente grati: sapere di che morte morire è diritto inalienabile anche del peggiore pendaglio da forca!

Bossi: Silvio si è dimesso perchè ricattato!

Umberto Bossi torna alla carica e picchia 'duro' a destra e manca: "Silvio Berlusconi si è dimesso perché è stato ricattato... gli hanno ricattato le imprese, però nessuno della stampa lo ha scritto... tutti hanno visto che le sue imprese sono crollate in borsa del 12% in un giorno... e non si è mai visto. Era evidente che fosse un segno di ricatto, ma tutti siete stati zitti. Ero presente anche io i suoi dirigenti a Roma gli hanno detto Silvio qui ti distruggono le imprese vai a dimetterti. Così è andato... tutti lo sapete". Poi il Senatùr, così a modo suo, da la benedizione al governo Monti: "Il governo dei fuori di testa. Il governo sta sconfinando". Non si salva neppure Giorgio Napolitano, che si sarebbe mosso - a dire del leader leghista - con interventi di "dubbia correttezza" pur di cacciare il Cavaliere e favorire Monti. Secondo il Senatùr lo scopo dichiarato del presidente della Repubblica, "che non è il popolo", era "rimettere i conti a posto". Peccato però che, oggi, la premiata ditta Monti-Napolitano stia "sconfinando in territori che non sono loro", prosegue il Senatùr. Il leader del Carroccio è visibilmente preoccupato: a suo parere il vero obiettivo del nuovo sistema di potere è quello di "modificare diritti che il popolo non avrebbe mai consentito di toccare". Chiarissimo il riferimento alle pensioni e alle leggi sulla cittadinanza, un capitolo tornato in cima all'agenda di governo dopo le recenti esternazioni di Napolitano. A dar manforte al "Bossi-pensiero" l’editoriale del giornale leghista, 'La Padania', che dalle sue pagine si domanda "come potrebbe una maggioranza che non rispecchia il voto democratico mettere mano a quei diritti che appartengono al popolo e a nessun altro, indipendentemente dall'incarico ricoperto?". Il punto è - prosegue il fondo del quotidiano - che il Professore di Varese era stato scelto come permier per affrontare la crisi finanziaria. Una scelta "resa possibile da una martellante campagna stampa che da un lato ha demolito la credibilità del governo Berlusconi, arrecando un danno al Paese che prima o poi dovrà essere ripagato, e dall'altro reclamando a gran voce una compagine ministeriale formata da tecnici super partes e guidata da Super Mario". Viene poi sottolineato come, fino ad ora, di provvedimenti concreti varati dal governo Monti ancora non se ne siano visti. Caustico sull’argomento Umberto Bossi: "Un conto è vedere la montagna in cartolina, altro discorso è scalarla...".

Si è poveri anche con una casa e un lavoro!

Sale lo spread e aumentano pure i 'nuovi poveri'! L'effetto Monti non c'è stato! Anche chi un tempo si riteneva fortunato, perchè poteva contare su una casa di proprietà ed un lavoro fisso, oggi rientra, suo malgrado, fra le persone a rischio povertà, accusando gravi disagi economici. Dal 2007 al 2010 sono aumentati del 13,8%; al Mezzogiorno l'aumento è arrivato al 74%. Lo afferma l'11° Rapporto Caritas-Fondazione Zancan. Nel belpaese il fenomeno dei 'nuovi poveri' prende sempre più forma negli anni. Si tratta di persone che, diversamente dagli anni passati, risiedono stabilmente in una casa, lavorano e vivono in un nucleo familiare. Fra i nuovi poveri ci sono i giovani. Il 20% delle persone che si rivolgono ai Centri di ascolto ha meno di 35 anni. In soli cinque anni, dal 2005 al 2010, il numero di giovani è aumentato del 59,6%. Il 76,1% (era il 70% nel 2005) di questi non studia nè lavora. In quattro anni (2007-2010) sono aumentate dell'80,8% le richieste di aiuto economico rivolte ai Centri di Ascolto delle Caritas Diocesane. Sono aumentate del 19,8% (69,3% al sud) le persone che si sono rivolte ai centri. Fra gli italiani, con un +42,5% - afferma il rapporto dall'emblematico titolo 'Poveri di diritti' - si è registrato l'incremento maggiore delle persone che si sono rivolte ai centri mentre fra gli stranieri si è avuto il +13,9%. Al primo posto fra i problemi segnalati c'è la povertà economica, seguono i problemi occupazionali ed abitativi; al quarto posto, i problemi familiari. Nel complesso, in 4 anni è aumentata dell'83,1% la richiesta di coinvolgimento di soggetti esterni (come gruppi di volontariato, enti pubblici o privati, persone o famiglie, parrocchie). Forte anche l'aumento delle richieste di sussidi economici (+80,8%) e di consulenze professionali (+46,1%). Diminuiscono invece le richieste di sostegno socio-assistenziale (-38,6%) ma anche quelle di lavoro (-8,5%). Rispetto alle risposte fornite dalla Caritas, aumenta il coinvolgimento di soggetti terzi (+90%) come anche l'erogazione di sussidi economici e di beni primari: rispettivamente, +70% e +40,8%. Dalla fotografia del 'rapporto' cambia il volto della povertà che ora coinvolge "pesantemente l'intero nucleo familiare: tutti si trovano a vivere, in modo diversi, una condizione di stress e di sofferenza, anche se le donne e i giovani pagano il prezzo più alto". Ad esempio, nel 2004 il 75% dei problemi si riferiva ai bisogni di carattere primario (casa, cibo, sanità, ecc.), nel 2010 tale valore ha raggiunto l'81,9% mentre le problematiche post materiali (come disagio psicologico e dipendenze) passano dal 25 al 18,1%. La questione abitativa diventa un'emergenza i cui problemi in 4 anni sono aumentati del 23,6%. Altro dato in forte aumento: dal 2005 al 2010, il numero dei giovani che si è rivolto ai centri è aumentato del 59,6%; il 76,1% (era il 70% 5 anni prima) di questi non studia nè lavora. Particolarmente vulnerabili si confermano gli stranieri che rappresentano il 70% delle persone che si rivolgono ai centri. Secondo un campione degli operatori della Caritas, il disagio maggiore è fra gli immigrati che vivono da soli in Italia, quelli di sesso maschile, con età compresa fra i 25 e 44 anni. In genere hanno problemi di lavoro (66,4%) e situazioni di povertà economica (62,5%).

Il lupo, l'agnello e la crisi economica!

di Marco Lodoli. L’attuale crudelissima crisi economica mi ha fatto tornare in mente una piccola favola di Fedro, “Il lupo e l’agnello”. Ve la trascrivo, dice più o meno così. Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si avvicinarono allo stesso ruscello. Il lupo stava più in alto e l’agnello molto più in basso. Quando il lupo si accorse dell’agnello. Gli venne una gran voglia di mangiarselo. Ma per attaccarlo era necessario trovare qualche motivo per litigare. “Ehi agnellino, perché mi sporchi l’acqua che sto bevendo?” L’agnello gli fece notare: “Per bere io sfioro appena l’acqua con il muso e poi, scusami tanto, in quale modo ti sporcherei l’acqua se quella che bevo scorre da te verso di me? Non vedi che sono più a valle rispetto a te?” Il lupo allora esclamò: “Ma tu sei quello che l’anno scorso ha parlato male di me!” L’agnello timidamente ancora si scusò: “Veramente io l’anno scorso non ero ancora nato…” “Ah sì? Allora sei tu che questa notte mi hai svegliato facendo rumore nel bosco!” E l’agnellino ancora: “E’ impossibile che sia stato io, perché ero chiuso nella stalla con la mia mamma e i miei fratelli. Stavamo così stretti là dentro che non avrei potuto muovermi.” “Bene - concluse il lupo stanco di controbattere - anche se tu sei così bravo a trovare delle risposte, io non posso rinunciare a mangiarti!” Gli saltò addosso e se lo mangiò! Allo stesso modo del lupo, mi sembra, la spietata speculazione finanziaria ha domandato all’Italia: devi applicare la flessibilità al mondo del lavoro, se vuoi salvarti. Già fatto, ha risposto la pecorella italica. Allora devi mandare la gente più tardi in pensione. Già fatto, lo giuro. Allora devi bloccare le assunzioni nello Stato, basta spese inutili, basta regalare posti di lavoro a giovani disoccupati. Ma le assunzioni sono bloccate da tempo, ha risposto la poverina. Allora annulla subito gli investimenti, non sprecare denaro pubblico. Ma sono annullati da tanto tempo, signor lupo, qui non si investe più un soldo. Ma il lupo non bada alle risposte, non gliene importa niente, ha solo una fame animalesca, e così azzanna l’Italia alla gola!

Statali: lo spreco di denaro pubblico non siamo noi!

di Paola Saraceni. Se il nuovo Governo di Mario Monti, vorrà dare al Paese un segnale di autorevolezza e di coerenza, verso tutti i cittadini, dovrà iniziare a tagliare i costi della politica! Questa sarà l’unica giusta mossa, se ha intenzione di chiedere nuovi sacrifici a tutti gli italiani. Da recenti studi, è emerso che ogni politico costa alla collettività, circa 350 euro all’anno per ogni famiglia, senza contare poi, gli ulteriori costi per i privilegi e prebende varie. Quindi, il neo Premier dovrà mettere mani nei portafogli dei nostri politici e, se possibile dimezzarne il numero. Se avrà il coraggio di fare questo, le economie che ne deriveranno saranno enormi e non potrà che incamerare un apprezzamento da quanti fino ad oggi hanno dovuto sobbarcarsi il costo di tutto ciò! Tra questi ed in prima linea, non possiamo che citare i pubblici dipendenti, che oltre a sobbarcarsi sulle loro spalle queste inutili spese, hanno dovuto ingoiare anche la colpa dello sperpero del denaro pubblico. Se il nuovo Governo ha veramente l’intenzione di “sanare” la Pubblica Amministrazione, noi siamo perfettamente d’accordo, ma bisognerà farlo nel senso corretto della parola e non attraverso invettive ed accuse contro dei lavoratori che hanno l’unica colpa di essere “ligi e leali servitori” dello Stato. I dipendenti pubblici italiani sulle tabelle di comparazione, pubblicate dai maggiori istituti di statistica europei ed internazionali, risultano tra gli ultimi posti con le loro retribuzioni, quindi se vogliamo iniziare a rendere il nostro Paese più europeo, dovremo livellare questi, agli standard dei nostri colleghi. Inoltre, non sono solo gli stipendi che ci collocano come il fanalino di coda, ma anche le pensioni, il welfare, la sanità diretta agli anziani, gli asili nido aziendali, l’assistenza economica per quanti hanno perso il posto di lavoro, insomma le voci dove mettere mani, non mancherebbero! Il nostro Paese viaggia oramai da anni, su parallele ben distinte, da una parte i ricchi e dall’altra i quasi poveri, anche se lavoratori. Ovviamente, una volta acquisite tutte le prerogative per poter lavorare ed offrire il massimo della nostra professionalità, anche attraverso il sostegno di adeguati e moderni strumenti di lavoro, siamo certi che le professionalità e le eccellenze verranno sicuramente fuori, perché queste nella nostra Pubblica Amministrazione ci sono. I dipendenti pubblici italiani, non sono secondi a nessuno e questo, è confermato anche dal continuo dialogo “alla pari” con i colleghi europei, dotati contrariamente a noi, delle migliori tecnologie sul mercato. Gli sprechi di denaro pubblico non siamo noi, ma altre voci di spesa, che dovranno immediatamente cessare. Una su tutte, le auto blu, che continuano ad aumentare di numero e cilindrata. Notizia dell’ultimo minuto, vede il ministero dell’Interno, che in pieno regime di crisi economica acquista 13 Maserati! Ecco, questi sono gli sciali senza un minimo di riflessione, che nel momento particolare in cui versa il Paese, doveva essere posto all’ordine del giorno. Altra anomalia tutta nostrana, sono i parlamentari con il doppio lavoro, che oltre a guadagnare i lauti stipendi come Deputato o Senatore, intascano altri soldi grazie alle loro attività extra parlamentari, rubando tempo al proprio impegno istituzionale. Quindi se si vorrà veramente mettere mani alla spesa pubblica, il lavoro non manca e se questo avverrà nella direzione giusta, si potrebbe arrivare anche ad una nuova eguaglianza sociale. I dipendenti pubblici hanno già dato tanto, sia economicamente che moralmente, chiedergli ancora qualcosa diverrebbe veramente oneroso, ma se dovessero arrivare segnali che facciano presagire tempi migliori per tutti, siamo pronti!

In Italia la meritocrazia non esiste.

di Lucio Ficara. Posso affermare con certezza e senza timore di essere smentito, che nell’Italia di oggi non esiste e non può esistere la cultura della meritocrazia. Perché in una società si possa affermare un sistema meritocratico, bisognerebbe che tale società avesse rispetto del bene pubblico ed una classe dirigente civile e politica, in grado di mettere al primo posto i valori etici e le competenze specifiche. Vi pare che nell’Italia degli ultimi trent’anni la nostra classe dirigente civile e politica, si sia occupata dei problemi della Nazione, utilizzando i più alti valori etici e le competenze delle nostre intelligenze? La storia dell’ultimo trentennio italiano è la testimone principale di uno scivolamento della nostra società verso un cinico, cupo e rovinoso clientelismo e nepotismo frutto di una deviazione dalle giuste relazioni associative. Negli ultimi trent’anni, piuttosto che andare nella direzione di formare una società della conoscenza e della competenza, basata sul coltivare intelligenze individuali educandole con sani principi etici e morali, si è pensato a costruire una società basata sulla rete delle conoscenze relazionali, senza dare alcuna importanza né alle competenze specifiche né ai valori etici. Quando parlo di rete delle conoscenze relazionali, intendo dire tutto ciò che è associazionismo deviato, che è stato il nemico numero uno della meritocrazia. Infatti è un dato oggettivo e inconfutabile, che negli ultimi decenni le associazioni hanno perso lo spirito costituzionale e istituzionale e si sono moltiplicate a dismisura aumentando esponenzialmente. Nel campo della scuola, tra sindacati, associazioni professionali docenti, associazioni professionali presidi, si perde il conto di quante sigle esistono e di quanti soldi girano anche statali per mantenere questo sistema. Politica e associazionismo camminano parallelamente e si sostengono vicendevolmente e quindi sono causa comune di successi o fallimenti della nostra Italia. Come in una sorta di dualità matematica, ad una politica malata di corruzione, clientelismo e incompetenza, non può corrispondere un associazionismo sano, puro e vegeto. Il problema italiano non è stato solamente Berlusconi e il berlusconismo, tolto il quale tutto il resto va bene, ma esiste un problema di sistema e società malata, che dipende non solamente dalla politica, ma anche dalla società civile. Spesso la società civile usa la politica come parafulmine e con una certa ipocrisia, identifica in essa le cause del fallimento del Paese. Non è così! La società civile, le corporazioni, l’associazionismo ha grandissime colpe e soprattutto un grande egoismo. Nel settore in cui opero come docente, la scuola, il numero di affiliati ad associazioni e sindacati è ragguardevole. Devo premettere che anche io ho una tessera sindacale, ma è sempre la stessa da venti anni e mi onoro di possederla in quanto la utilizzo per fare battaglie di merito e trasparenza e frenare il dispotismo di chi, prevarica ingiustamente il lavoratore, avendo ruoli di potere. Non mi sognerei mai di utilizzare la mia appartenenza sindacale a fini di vantaggi personali. Invece conosco docenti, dirigenti che hanno due o tre tessere sindacali oppure cambiano sindacato a seconda del momento politico, per ottenere vantaggi personali da quell’area grigia che unisce politica e associazionismo. Per non parlare poi, in una terra come la Calabria, di quei personaggi, arrivati anche alla dirigenza di una scuola o anche più su, che appartengono a logge massoniche, hanno in tasca più tessere sindacali ed hanno anche amicizie poco raccomandabili. Questa è l’Italia di oggi! Come si concilia la meritocrazia con tutto questo? Come diceva Italo Calvino: “Le associazioni rendono l'uomo più forte e mettono in risalto le doti delle singole persone”, bisogna dunque tornare ad uno spirito di associazionismo puro, disinteressato, dall’alto valore etico, come è stato nell’associazionismo costituente, liberandoci da quel tipo di associazionismo deviato, che sorretto da una classe dirigente politica corrotta, ha portato l’Italia ad un passo dal baratro. L’auspicio è quello di avere poche associazioni professionali, ma di grande qualità, in cui attraverso le giuste relazioni umane possano emergere e formarsi eticamente le individualità più meritevoli.

I miei miti sono altri. I valori della vita!

di Carla Vongher. Nei rapporti sociali ormai molte persone applicano il principio con cui si intendeva la conoscenza nel '700 e l'educazione negli anni '90... Periodi storici troppo distanti? Mah! Se la vita vede il succedersi di corsi e ricorsi storici, possiamo azzardare anche di trovare dei punti di contatto tra due epoche così lontane... Dunque sia nel periodo della rivoluzione francese che in quello della GRS (non si tratta del navigatore nè del raccordo anulare, ma della grande riforma della scuola voluta dal "governo uscente") la conoscenza e l'educazione si intendevano valide solo se rapportate all'utile e all'utilità che se ne poteva ricavare per se stessi! Efficienza ed efficacia le due parole sbandierate nei programmi e nelle comunicazioni ufficiali nella scuole e "Viva il Progresso e la Tecnica!" gli slogan dei sostenitori del nascente Stato moderno nei giorni delle grandi rivoluzioni sociali. Ora, senza tediarvi ulteriormente con la mia deformazione professionale, torno al livello che mi interessa esaminare. Il livello è quello della conoscenza delle persone nei vari gruppi sociali e della loro considerazione in base a valori che non sono più quelli di una volta. Oggi per avere considerazione sociale e per essere considerati degni di manifestazioni di affetto, non serve dirittura morale, attaccamento alla famiglia, comportamenti corretti ed onesti, rispetto per il prossimo, responsabilità e maturità o senso del dovere...no no! Basta che sei… utile! Si, utile a farti allargare la tua cerchia di conoscenze, utile a diventare il più in vista in un gruppo politico, persino utile a farti diventare più bravo in un gruppo di ballo... sembra impossibile, ma ci sono persone che giudicano degni dei loro complimenti o del loro attaccamento ed "orgoglioni" di essere grandi amici non di persone di cui ci si dovrebbe veramente sentirsi orgogliosi di esserlo ma di altre che magari nella vita privata maltrattano i figli o le mogli (o i mariti), rubano, che ne so, abbandonano gli animali o non si comportano civilmente e con rispetto verso gli altri... Ci sono persone che sfruttano la notorietà e la forza di altri solo per avere successo in quel gruppo, senza minimamente badare a quello che hanno commesso quelle persone al di fuori dell'ambito del divertimento e del tempo libero... ma la vera natura dell'uomo non si manifesta nei momenti piacevoli o almeno non solo... e io mi vergognerei di dichiarare mito una persona che ha commesso o commette nella vita di tutti i giorni delle mancanze come quelle elencate sopra... i miei miti sono altri e io sono solita amare una persona non per quanto mi può far diventare importante o brava o al centro dell'attenzione in gruppi ricreativi e di svago, ma per il valore e l'integrità e lo spessore personale che dimostra nelle questioni importanti, quelle vere, quelle della vera vita!

'Cappuccetto Rosso Sangue', un teen-movie in un contesto horror!

di Lidia Marino. La trama è molto semplice: Valerie è una ragazza, dai biondi capelli lunghi e i grandi occhi azzurri, che vive in un villaggio tormentato dalla paura dell'attacco di un lupo mannaro. Questo clima di terrore, oltre al futuro che i genitori di lei vogliono assicurarle, il matrimonio con un ragazzo ricco che lei non ama, la spingono a volere fuggire con il ragazzo al quale, invece, ha donato il suo cuore. I loro piani di fuga vengono però rovinati dall'assassinio da parte del lupo della sorella di Valerie, che, spaventata, comincia ad indagare sull'identità di questa creatura. Questa ricerca la porterà a dubitare delle persone che la circondano, di sé stessa e della sua intera vita. Quello che avrebbe dovuto essere un richiamo alla nota favola di Cappuccetto Rosso risulta l'ennesima pellicola sui lupi mannari, sugli effetti speciali e sull'amore impossibile. La banalità regna sovrana e le citazioni di Twilight, evidentemente volute dallo stessa regista, annoiano terribilmente e rendono la recitazione e lo svolgimento delle azioni lente e prive di significato. Nemmeno l'utilizzo di un attore di immenso calibro come Gary Oldman riesce a salvare il film. Il suo personaggio, infatti, all'inizio sembra possedere i tratti del cacciatore carismatico e ciò fa sperare in un incremento di interesse verso la pellicola, ma successivamente sfocia in una rivisitazione scadente e stereotipata del Van Helsing di Hopkins, che invece funzionava ancora benissimo. Le ambientazioni e i costumi sono pertinenti e riescono a far entrare lo spettatore nell'epoca descritta, anche se la partecipazione emotiva rimane bassa. Amanda Seyfried risulta una scelta perfetta, portando la piccola Cappuccetto Rosso delle fiabe ad una donna adulta, che seduce lo spettatore, con il suo fascino fanciullesco. Il triangolo amoroso non coinvolge, non spinge affatto a tifare per Henry (Max Irons), troppo debole e insignificante, ma nemmeno per Peter (Shiloh Fernandez), che non assume carattere durante lo svolgersi della trama, ma rimane uguale a sé stesso, mentre la protagonista sembra in qualche modo evolvere. La scena del sogno, dove la nonna di Valerie si trasforma in lupo e viene ripetuto lo scambio di battute famosissimo della favola, crea una sorta di straniamento dal resto del film e lascia interdetti, perché da una parte potrebbe apparire come un espediente che strappa un sorriso di approvazione, mentre dall'altro risulta quasi patetico inserito in un contesto talmente diverso dall'originale. L'Hardwicke, insomma, ha cercato di coniare il suo Twilight, visto il successo, creandone comunque una versione migliore della sua saga di Vampiri, dove nemmeno l'interpretazione poteva essere salvata. Gli attori di ‘Cappuccetto Rosso Sangue’, invece, sebbene inseriti in personaggi di scarso interesse, riescono a sembrare convincenti e competenti. In conclusione, un ulteriore teen-movie ambientato in un contesto horror, che però, rispetto alla concorrenza, non può essere del tutto sconsigliato.

Alito cattivo: la colpa è della placca!

A scuola, a lavoro, sull'autobus e soprattutto a "letto" l’alito pesante è la più antipatica delle imposizioni da parte del vicino di banco, di scrivania, di viaggio o di... letto!!! Un fenomeno molto spesso sottovalutato. L’alitosi riguarda il 50% della popolazione mondiale, connazionali compresi e senza distinzioni di sesso. Nel 90% dei casi questo disturbo nasce nella bocca. Dipende cioè dalla cattiva qualità dell’igiene orale, e basterebbero un’adeguata prevenzione e pochi accorgimenti facili ed economici per risolvere il problema alla radice. Invece il fenomeno viene troppo spesso sottovalutato o affrontato male. Esistono addirittura storie davvero tragiche di persone che, per colpa dell’alitosi, per anni non hanno avuto nessun partner. A causa dell’alitosi, insomma, la coppia può anche “scoppiare”. O addirittura non formarsi proprio. Per non parlare delle relazioni sociali e del portafoglio. Convinti che il problema dipenda dal fegato o dalla cattiva digestione, moltissime persone sprecano tempo e denaro per recarsi da medici internisti o da tutta un’ampia gamma di altri esperti. Quando invece la soluzione è a portata di mano: dal dentista e dall’igienista dentale, che possono insegnare l’Abc della prevenzione orale. Il nemico numero uno? La placca!!! Contrariamente a quanto si pensa, l’alitosi dipende dall'igiene della bocca. A scatenarla sono particolari batteri che trasformano altre sostanze presenti nel cavo orale, tra cui le proteine, nei pestilenziali composti volatili dello zolfo (Vsc), emessi poi con l'espirazione. La chiave consiste quindi nel rimuovere al meglio la placca batterica. Non solo dai denti, ma anche dalle gengive. Già nel 400 a.C. Ippocrate teorizzava che se le gengive sono sane l’alito migliora, ma nei secoli l'attenzione dei medici si è rivolta ad altri problemi e ha un po' messo da parte questi insegnamenti lontani. Anche i pazienti, però, hanno la loro fetta di responsabilità. Si calcola che il 50% degli italiani frequenti regolarmente gli ambulatori odontoiatrici. Ma di questi, solo il 30% si sottopone periodicamente alla cosiddetta pulizia dei denti. Una buona abitudine che tuttavia è in crescita, specie tra i ventenni e in generale fra i giovani ai primi approcci con l’altro sesso, che più degli altri curano l'immagine e desiderano presentarsi al meglio.

giovedì 24 novembre 2011

Legalizzare e tassare le prostitute.

In un paese dove tutto sembra andare a... puttane, paradossalmente proprio dal mercato del sesso a pagamento - rigorosamente esentasse, ma l’unico che non sembra aver subito gli effetti della crisi economica - potrebbe arrivare una buona iniezione di euro a sanare le esangui casse dello stato. Questa, almeno, era l’idea dei radicali che nel 2010 presentarono un emendamento alla manovra finanziaria di Giulio Tremonti per legalizzare la prostituzione. La proposta si scontrava, però, con la legge Merlin, quella che nel 1958 ha decretato la chiusura delle case d’appuntamenti. Allora era un problema di decoro, e non se ne fece nulla. Oggi, invece, è un problema di cassa e magari il risultato sarà diverso! Legalizzare la prostituzione porterebbe, infatti, nelle casse dello Stato almeno 80 milioni di gettito all’anno. A snocciolare le cifre è stata la parlamentare Donatella Poretti: “Sono sempre stata dell’idea che sia necessario intervenire a livello normativo per un pieno riconoscimento dell’attività di prestazione di servizi sessuali e remunerati tra persone maggiorenni consenzienti. Più volte ho proposto al Parlamento di affrontare la questione: l’ho fatto con la presentazione di un disegno di legge ed ora con un emendamento alla manovra economica sottoscritto anche dai senatori Emma Bonino e Marco Perduca: legalizzare significa anche e soprattutto regolarizzare in termini economici l’attività meretricia, che potrà essere svolta in forma autonoma, dipendente o associata”. Secondo la Poretti, “con un semplice calcolo approssimativo, su 70mila prostitute presenti nel nostro Paese (50% straniere, 20% minorenni) per 9 milioni di clienti, costo medio per prestazione di 30 euro – si ottiene - un giro d’affari di 90 milioni al mese, oltre un miliardo l’anno. Naturalmente se leviamo a questo miliardo le minorenni e le straniere irregolari si arriverebbe alla cifra di 300 milioni di euro annui per un totale di aliquota al 26% di 80 milioni di euro annui”. Una cifra che, secondo la radicale, il “Parlamento non deve sottovalutare” anche perchè “da un tale provvedimento sarebbe notevole anche il risparmio in termini di risorsa lavoro da parte di forze di polizia e magistratura, che non dovrebbero più impegnarsi nel contrasto ad una prostituzione legalizzata e sottoposta a regime fiscale, e potrebbero concentrarsi con più efficacia nel contrasto dello sfruttamento della prostituzione anche minorile, ed altre tipologie di crimine. Non ci si scandalizzi - conclude la Poretti - sul fatto che l’attività possa essere tassata visto che già oggi accertamenti fiscali e redditometri nei fatti lo fanno. Se fosse legalizzata ci sarebbero non solo doveri, pagare le tasse, ma anche diritti: assistenza sanitaria, previdenziale, ecc…”.

Auto blu. I politici la preferiscono straniera!

di Filippo Facci. La primissima mossa del governo Monti, si apprende, sarà usare il più possibile le auto nazionali (blu) e meno quelle straniere, ma ci sono problemi. Pare infatti che il parco auto "italiano" dei ministeri, da una prima ricognizione, sia ingolfato da Fiat Croma prima serie, Alfa Romeo 166, Lancia K e lancias Dedra: roba spesso inutilizzabile e fuori produzione. Fa niente: dopo anni di amarezze sarà contento almeno Luca Cordero di Montezemolo: Silvio Berlusconi, da premier, ha infatti sempre rifiutato le auto del gruppo Fiat e ha sempre prediletto le tedesche. L’ex premier si presentò in Mercedes persino al funerale di Gianni Agnelli e rifiutò una Maserati Quattroporte regalata da Montezemolo in persona, la stessa che ora ha a disposizione Mario Monti. Il punto è che anche Gianfranco Fini, Vincenzo Visco, Romano Prodi, Umberto Bossi e Fausto Bertinotti preferirono Bmw. Lancia Thesis, invece, per la controparte storica di Montezemolo: i tre leader confederali. Una beffa. A comprar straniero, primo paradosso, aveva cominciato il governo di centrosinistra alla fine del 2000: le tedesche facevano forti sconti mentre il gruppo Fiat proponeva solo vecchie Lancia K o Alfa 166. Cominciò Vincenzo Visco con una notevole Bmw 745, presto imitato da Ottaviano Del Turco. Gianfranco Fini e Umberto Bossi, intanto, guidavano Bmw serie 5 e serie 3 mentre Romano Prodi, il 9 agosto 2005, giorno del suo 66esimo compleanno, annunciò che si sarebbe regalato una Fiat Croma: ma venne beccato da 'Striscia la notizia' mentre lo scarrozzavano su un’altra Bmw serie 5. 'Striscia' beccò su analoga auto anche Bertinotti, che peraltro si era da poco speso in un’accorata difesa del made in Italy. Ma per Montezemolo la beffa, come detto, fu che a viaggiare italiano rimanevano soltanto i sindacati. La disputa tra Montezemolo e Berlusconi risale al dicembre 2007 e tutto sommato è divertente: "Trovo umiliante per la Fiat e per il Paese, disse il primo, che una persona così eminente viaggi in macchine straniere". Qualcuno aveva avuto a insolentirsi anche quando Berlusconi, nel gennaio 2003, si era presentato in Mercedes al funerale di Gianni Agnelli: eppure l’Avvocato, primo paradosso, amava moltissimo proprio le Mercedes; le portava soprattutto in Costa azzurra anche perché le Fiat non erano poi tanto veloci: "Quando guidava", il racconto è di Henry Kissinger, "non rispettava limiti né segnaletica stradale. Ogni tanto imboccava le strade contromano". Nella dichiarazioni dei redditi del 2002, in compenso, Agnelli vantava tredici Panda mentre Berlusconi aveva una Bmw 750, un’Audi 100, una Mercedes 600 e una sorprendente Citroen Dyane. Manco una italiana. Le cose sembrarono poter cambiare nel 2002, quando Berlusconi, da premier, provò la nuova Lancia Thesis: disse che gli ricordava la mitica Fiat 130 - che aveva avuto a suo tempo - e improvvisò che ne avrebbe prese "almeno sei". Morale: non ne prese nessuna. Si mormorò di alterchi con Agnelli, ma altri confermarono semplici ragioni di sicurezza: le auto tedesche del Cavaliere erano particolarmente blindate e per guidarle al meglio i suoi autisti potevano seguire particolari corsi a Ingolstad, sede tedesca della Audi. Ecco allora che due anni dopo, nel luglio 2004, Montezemolo regalò a Berlusconi una blindatissima Maserati Quattroporte: grigio Palladio, interni in pelle beige, inserti in palissandro intarsiato. Carlo Azeglio Ciampi ne aveva appena ricevuta una uguale. Il dettaglio è che Berlusconi ringraziò, ma continuò discretamente a usare la sua Audi A8 e poi anche una Mercedes. Il perché, entro certi limiti, restano affari suoi. Come il fatto che molte sue "amiche" (chiamiamole) ebbero il regalo soltanto Mini, Smart e Mercedes. Per i più curiosi, comunque, ecco un elenco palesemente incompleto di auto blu in uso a celebrità varie. Ex ministro Ignazio La Russa, prima della Maserati: Audi A6 blindata. Presidente della Sardegna Ugo Cappellacci: Audi A6. Presidente del Trentino Alto Adige Alois Durnwalder: Audi A6. Presidente del Molise Michele Iorio: Audi A8. Avvocato dello Stato Ignazio Francesco Caramazza: Audi A6. Sindaco di Genova Marta Vincenzi: Toyota Prince ibrida. Ex ministro Michela Vittoria Brambilla: Audi A8 di sua proprietà e, a Roma, Bmw serie 5 della presidenza del Consiglio. Presidente della Provincia di Milano Guido Podestà: Audi A8 presa a noleggio. Governatore della Puglia Nichi Vendola: Wolkswagen Passat e, occasionalmente, Bmw già in uso alla scorta. Governatore della Lombardia Roberto Formigoni: Lexus. Presidente della Sicilia Raffaele Lombardo: Audi A6. Nota: il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha a disposizione un parco macchine di 35 autovetture; tre sono Lancia Thesis blindate, usate alternativamente; due sono autovetture storiche - Lancia Flaminia 335 del 1961 - e quattro sono di alta rappresentanza a disposizione di Capi di Stato esteri in visita in Italia. Avanzano 24 autovetture, compresi due pulmini.

Tassare la casa ripianerà il debito pubblico?

Servono soldi, urgentemente! Questo è il grido di dolore che il governo rivolge agli italiani, e ne servono tanti e subito per non affondare! Allora dove andarli a prendere? Far pagare chi evade tanto sistematicamente quanto impunemente il fisco, andare a prendere i soldi da chi non sa neppure cosa sia il 'Modello Unico' e non ha mai riportato le proprie prestazioni, nero su bianco, su una regolare fattura è un traguardo troppo arduo in questo paese, per qualsiasi governo! E allora si va a bussare alla solita porta, quella di casa! Volenti o nolenti, vivere in una casa di proprietà dal prossimo anno costerà di più, questo è certo. Poco importa al fisco se per acquistare quella casa si sono fatti tanti sacrifici e molte rinunce, quel che conta è che proprio lì si andrà a raschiare il barile! Le ipotesi in circolazione sulle possibili modalità d'intervento legate al settore immobiliare da parte del nuovo governo guidato da Mario Monti sono le più svariate. Quella che finora abbiamo conosciuto come Imposta comunale sugli immobili (Ici) - abolita nel 2008 su quasi 20 milioni di abitazioni principali - dovrebbe ricomparire presto in una nuova versione. Da questo provvedimento potrebbero arrivare un mucchio di soldi, che servirebbero anche a rimpinguare le casse delle amministrazioni locali. Secondo l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti, infatti, l'imposta vale come minimo 3,5 miliardi di euro. Ma è presto per dare cifre precise. Anche perché, come ha sottolineato lo stesso Monti, la nuova Ici dovrà essere progressiva. Questo significa che dovrà essere ripensata radicalmente per non pesare su tutti in maniera indifferenziata. Per esempio, potrebbe essere messo a punto un meccanismo per fare pagare di più a chi vive in case di lusso e meno a chi risiede in un alloggio popolare. Anche il nome dell'imposta è destinato a cambiare. A partire dal 2013 (a meno di anticipazioni dell'ultimo minuto), infatti, si chiamerà Imposta Municipale Unica (Imu) e sarà comprensiva di altre voci: al suo interno dovrebbe trovare spazio l'Irpef sui redditi fondiari. Quei 3 miliardi e mezzo ipotizzati da Tremonti, comunque, sono solo il punto di partenza. Il piatto forte dell'intervento sugli immobili, infatti, potrebbe essere quello delle rendite catastali, che sono ferme dal lontano 1996 e che vanno a formare la base imponibile. I tecnici sono al lavoro su questo versante da ormai diversi mesi ed è stato calcolato che una rivalutazione del 20%, per esempio, porterebbe nelle casse pubbliche circa 6 miliardi di euro.
Un ritocco significativo verso l'alto delle rendite è ormai dato quasi per scontato. Anche perché "secondo l'agenzia del Territorio i valori di mercato delle abitazioni principali sono mediamente 3,59 volte più elevati degli imponibili ai fini Ici". E le differenze tra comune e comune sono rilevanti. Oltre a Ici e rivalutazione catastale, tra le ipotesi d'intervento che colpirebbero i proprietari di un'abitazione c'è la Res. Si tratta di una nuova imposta su servizi locali e rifiuti, ma è davvero troppo presto per prevedere se sarà effettivamente attuata.

Storie di ordinaria… italietta!

Tu chiamali se vuoi… evasori. Nel 2010 avevano dichiarato al fisco appena sei euro in tutto. Insomma, nullatenenti. In realtà la coppia, marito e moglie, qualcosa in banca la teneva. Solo che si era dimenticata di denunciare l'incasso della vendita di 180 ettari di terreno, l’equivalente ad oltre 200 campi da calcio, tanto per intenderci! L’incasso? 65 milioni di euro, ovvero la transazione immobiliare maggiore realizzata nella provincia di Venezia negli ultimi 5 anni! L'uomo, tra l’altro, non avrebbe mai fatta una dichiarazione dei redditi dal 1997 al 2008, mentre ha segnalato al fisco per gli anni di imposta 2009 e 2010 un importo rispettivamente di 4 e 5 euro, la moglie invece ha dichiarato per il 2010 un solo euro di reddito. A carico dei coniugi, per gli anni sottoposti a verifica, sono stati constatati nel complesso redditi omessi per circa 26 milioni di euro, e corrispondenti imposte per oltre 11 milioni, calcolati in via presuntiva sugli investimenti di somme detenute all'estero che variavano tra i 140 e i 200 milioni. Inizio modulo
Lavoro, Salute, Famiglia. Negli ultimi 9 anni ha lavorato soltanto per 6 giorni, con lunghi periodi di malattie ed assenze per maternità di fatto mai avute. La finta mamma, con una salute di ferro e poca voglia di lavorare, è una dipendente di 45 anni dell’ospedale di Bologna, indagata per truffa aggravata ai danni di enti pubblici e falso ideologico in documentazione pubblica. La lavoratrice, si fa per dire, oltre ad essere risultata assente per continuati e prolungati periodi di malattia, sui quali sono in corso ulteriori indagini per accertarne la veridicità delle condizioni, si era assentata per due presunte gravidanze, dapprima per complicanze della gestazione e poi per maternità obbligatoria, di fatto non vere o comunque non portate a termine.

Reumatismi, cibi e rimedi naturali.

L’ottanta per cento dei reumatismi si manifesta nella terza età, naturale conseguenza dell’invecchiamento. Ma, secondo studi recenti, il due per certo dà le sue prime avvisaglie entro i 18 anni e il diciotto per cento prima dei sessanta. I reumatismi sono disturbi a carico delle articolazioni, (i punti di unione fra due ossa) che vengono compromesse da fenomeni infiammatori, degenerativi e da alterazioni cellulari. Tra le cause principali dei reumatismi troviamo traumi anche lievi ma ripetuti, variazioni climatiche e stress; seguono infezioni, sovrappeso, vita sedentaria, alterazioni metaboliche, postura errata, dieta carente di bioflavonoidi e(o ricca di carne.
I sintomi dei reumatismi: Dolore e gonfiore alle articolazioni delle mani e/o dei polsi che persiste da più di tre settimane. Gonfiore improvviso (associato o meno a dolore e arrossamento locale) di una o più articolazioni in assenza di trauma. Rigidità articolare che dura più di un’ora dopo il risveglio. Sbiancamento delle dita delle mani all’esposizione al freddo, a causa di variazioni climatiche o per emozioni. Sensazione di secchezza o di sabbia negli occhi associata a secchezza della bocca o a dolori articolari o muscolari. Arrossamento al viso, su naso o guance o attorno agli occhi, peggiorato dall’esposizione solare anche lieve con dolori articolari. Improvvisa comparsa di dolore alle spalle (impossibilità di pettinarsi o allacciare il reggiseno) e alle anche (con difficoltà di alzarsi da una poltrona), specie se accompagnato da mal di testa.
I rimedi naturali: Cavolo e bianco d’uovo calmano i dolori. Applicati localmente, spesso funzionano meglio degli analgesici di sintesi. In caso di artrosi cervicale, per esempio, si possono mettere alcune foglie di cavolo cinese o di verza leggermente pestate sulla zona, tenendole ferme con una garza, per 5-6 notti. In alternativa, applicare il bianco dell’uovo montato a neve (è più semplice da mantenere in loco).
I cibi consigliati per i reumatismi: Broccoli, verze, carciofi, carote, sedano, aglio e cipolle, radicchio, scorzonera; uva, pere, ananass e kiwi; noci, tofu e seitan; pesce; yogurt e latte fermentato; riso, pane e pasta integrali; olio di semi di lino e d’oliva; rafano, zenzero e peperoncino.
I cibi da evitare per i reumatismi: Carne soprattutto rossa, formaggi stagionati e grassi; patate, pomodori, peperoni, melanzane; zucchero ma anche cibi e bevande che lo contengono; fast food; cibi con additivi; alimenti troppo salati e/o ricchi di grassi.

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